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Saturday, September 29, 2018

La Nuova Zelanda all'85.1% di energia elettrica rinnovabile








La Nuova Zealanda zitta zitta e' diventata un leader della generazione di energia elettrica da rinnovabile.  Nella seconda meta' del 2017 avevano generato il 79% della loro energia dalle rinnovabili; nel primo quarto del 2018, da Gennaio a Marzo, eravamo all'81.2% e ora nel secondo quarto, fra Aprile e Giugno 2018, siamo arrivati all'85.1%.

Tutto questo secondo fonti ufficiali governative, pubblicate nel New Zealand Energy Quarterly.

L'energia arriva qui da sole, vento, geotermico ed idroelettrico: la Nuova Zelanda ha un po di tutte queste cose ed e' capace di usare questo mix tutto l'anno. Per di piu' l'ente energetico del paese, la Transpower NZ reigstra profitti e sta iniziando a investire su un progetto integrato di sistema di batterie per stoccare l'energia green in eccesso. 

Il record raggiunto nei mesi Aprile-Giugno 2018 e' pero' solo l'apice piu' recente; nel senso che se si torna al 1981 si possono trovare percentuali di rinnovabili maggiori.

Perche' il 1981? Non mi e' ben chiaro, ma dopo la crisi del petrolio del 1973, la Nuova Zelanda decise aumentare la sua capacita' energetica da idroelettrico e fra il 1975 e il 1985 l'aumento di energia generato da idroelettrico raddoppio, mentre quella da geoermico aumento di un fattore 15.

Il motivo del boom delle rinnovabili in tempi recenti e' grazie alle condizioni climatiche favorevoli a vento, sole ed idroelettrico. E mentre le rinnovabili crescevano, la produzione di energia da fonti fossili era in declino, del 27% rispetto ad un anno prima, il 2017.

Il vento ha generato 560 GWh di energia in quei mesi, superando l'equivalente del 2017 del 12 percento; l'idroelettrico inveceh ha prodotto 6,843 GWh, il 13 percento in piu' rispetto a un anno prima.

L'obiettivo della Nuova Zelanda e' di arrivare al 90% rinnovabili entro il 2025 e 100% entro il 2035. 

Bravi.

Friday, September 7, 2018

La ditta danese di birra Carlsberg non produrra' piu cerchi di plastica per le lattine



Thursday, February 1, 2018

Le barriere coralline del Pacifico soffocate da 11 miliardi di pezzi di plastica



Thursday, December 28, 2017

Finita l'era del petrolio, Exxon e Shell a investire nella maggior produzione di plastica












Non sono mica scemi quelli dell’oil and gas.

Il prezzo del petrolio non e’ piu’ lo stesso di qualche anno fa, il mondo capisce che occorre passare al sole e al vento per la generazione di energia elettrica, il mercato delle automobili del futuro e’ rinnovabile e non fossile, l’astio verso big oil e’ planetario.

Il loro modello di business, e lo sanno anche loro, e’ destinato al fallimento.

E quindi devono invenatarsi un modo per andare avanti con il loro business.

Uno penserebbe: va bene, si ri-inventeranno come ditte fornitrici di energia solare, o eolico, o penseranno a come creare batterie, auto ad idrogeno o qualsiasi altra cosa che sia green.

E invece no.

E invece… invece decidono di investire nella plastica.

Cioe’ vogliono che aumenti la produzione e il consumo di plastica a livello mondiale in modo da sopperire alle perdite collegate al declino del prezzo e del consumo del petrolio e derivati.

Ovviamente questo non fara’ altro che aumentare l’inquinamento da plastica nel pianeta, dall’Artico all’Amazzonia. E proprio nel momento in cui ci si rende conto che occorre diminuire la produzione di plastica nel mondo.

Tutto questo arriva da uno dei piu’ grandi consorzi di produzione di plastica nel mondo: la American Chemistry Council. Confermano infatti che la Exxon e la Shell hanno deciso di investire ben $180 miliardi di dollari -- leggi 180 mila milioni di dollari – per la produzione di plastica con l’obiettivo di aumentarne la circolazione del 40%.

Sono cifre enormi.

La tendenza non e’ nuovissima, nel senso che le petrolditte negli scorsi anni di declino di introit da prodotti petroliferi e di costi della materia prima, hanno creato circa 300 nuove societa’ di plastica.
Ma adesso hanno messo la quinta e partono alla grande.

Fanno di tutto per aggrapparsi al passato e per non dover mettere in discussione il loro modello economico.

In questo momento i petrolieri producono il 99% della plastica che circola a livello mondiale, e questo solo per capire l’intimo legame che sussiste fra petrolio e plastica

E come per il tabacco e il tumore, come per il petrolio e i cambiamenti climatici, l’evidenza e’ schiacciante.

E lo sanno anche loro.

Gia’ degli anni ’70 i produttori di plastica (leggi i petrolieri) sapevano che i loro prodotti stavano inquinando mari, isole, fiumi e prati e hanno fatto finta di niente, investendo e facendo pressioni affinche’ non ci fossero leggi e sensibilizzaizone a contenere la plastica prodotta.

Appunto come tabacco e come petrolio. Esattamente lo stesso modello. E adesso cercano di continuare avanti, visto che la sensibilizzazione sul tema plastica non e' ancora arrivata a livelli cosi forti come per tabacco e petrolio. Cioe' cercano di spremere finche' possono.

La produzione di plastica e’ invece fuori da ogni limite. Non se ne parla tanto, ma negli scorsi dieci anni abbiamo prodotto piu’ plastica che nei precedenti cento anni e milioni e milioni di tonnellate finiscono nei nostri mari, per quanto ci si sforzi di reciclare o di riusare.

E siccome la plastica non e’ biodegradabile, almeno nel tempo normale delle nostre vite e per le generazioni immediate, ci stiamo dirigendo verso uno stato di inquinamento irreversibile.

Dall’Oceano Pacifico, all’Artico, da Citarum in Indonesia alle isole Marshall la plastica e’ dappertutto, e non ce ne serve altra a soffocare altri uccelli, altri pesci, altre vite.

Quante altre cose migliori si possono fare con $180 miliardi di dollari? 

Tuesday, October 3, 2017

General Motors, fra le principali produttrici di automobili al mondo: il futuro sara' solo elettrico


 
“General Motors believes the future is all-electric.
We are far along in our plan to lead the way to that future world.”

Mark Reuss, General Motors
La General Motors e' in affari da cento e piu' anni.

Il suo business sono le automobili.

E' fra le principali produttrici di veicoli al mondo.

Il giorno 2 Ottobre 2017 annunciano che il futuro sara' solo elettrico.

Niente piu' benzina. Niente piu' diesel. Solo elettrico, zero emissioni.

La transizione iniziera' subito, con due nuovi modelli 100% elettrici sul mercato nel 2018, con ben 18 modelli nuovi entro il 2023.

Perche' fanno questo?

Perche' amano l'ambiente? Perche' hanno una coscienza speciale? Mi piacerebbe pensare di si, ma non sono cosi naive. Lo fanno per business. Perche' e' adesso la corsa a chi ci arriva prima a conquistare il mercato elettrico, in modo da controllare mercato, e idee, e direzioni.

E quindi la risposta e': perche' quelli della General Motors vogliono essere i primi a passare all'elettrico, vogliono essere i "pionieri" della transizione e a dettarne le modalita' e non stare a guardare gli altri.

Negli ultimi mesi di questi annunci ne abbiamo sentiti tanti: Volvo, Aston Martin, Land Rover. Tutti che passeranno all'elettrico. Ovviamente c'e' poi la Tesla fa solo questo dal giorno in cui e' nata.

Ma la General Motors e' diversa, per il suo volume di affari: nel 2016 hanno venduto 10 milioni di automobili e fanno un po di tutto, dagli SUV ai pickup alle berline.

E come detto, non vogliono stare a guardare. Paesi come Francia, Olanda, Norvegia e UK hanno tutte annunciato che prima o poi vieteranno le automobili a benzina. Pure la Cina l'ha annunciato. Questo vuol dire mercato, vuol dire concorrenza, vuol dire voler arrivare primi e non ultimi.

E quando c'e' dentro la Cina, con il suo enorme potenziale di autisti e di acquirenti, e' evidente che per sopravvivere qualsiasi multinazionale deve adeguarsi. Se la Cina veramente sara' elettrica (come dicono) dovranno esserlo anche tutte le case produttrici di automobili se vogliono sopravvivere sul mercato mondiale.

E anzi, la General Motors intende accaparrarsi quanto piu' le sara' possibile del mercato cinese. Hanno annunciato piani specifici per il lancio di dieci veicoli elettrici in Cina entro il 2020 e nel 2017 hanno gia' iniziato a vendere una due posti elettrica al costo di 5,300 dollari.

Per capire la vastita' del mercato basta solo dire che nel 2016 la General Motors ha venduto 3 milioni di macchine negli USA e 3.6 in Cina.

E' certo un investimento, e per adesso la General Motors dovra' affrontare un sacco di perdite, visto che i costi dell'elettrico sono molto di piu' di 5,300 dollari a vettura. Ma scommettono sui costi di scala, sui prezzi delle batterie che calano, su macchine piu' leggere, piu' efficienti, sulle fette di mercato che si sono conquistati.

Ironia della sorte vuole che in realta' la General Motors porto' sul mercato negli anni '90 un prototipo di macchine elettrihe, la EV-1, sempre una due-posti. Furono loro stessi a ritirarla dal mercato e distruggerle tutte, sotto pressione dalle lobby della benzina e del governo centrale.

E poi mentre la Toyota tirava fuori la Prius, la General Motors produceva ... Hummer!

Pian piano pero' hanno capito davvero che il futuro e' elettrico e cosi dopo la Chevy Volt ibrida, e' arrivata la Chevy Bolt, tutta elettrica con range di 200 miglia e dal costo di circa 30mila dollari.

Vediamo se il futuro gli dara' ragione.

Ma ... la FIAT dov'e' in tutto questo?

La General Motors vuole essere leader in questa transizione.
La FIAT che idea ha sul futuro? 


Thursday, August 3, 2017

Un giorno qualsiasi di Maggio 2017: in Italia l'87% dell'elettricita' e stato da rinnovabili



Tetti e capannoni industriali al sole, Italia


Il Vaticano  


Stadio di Verona al sole 

E' l'ANSA a riportarlo dai comunicati del gestore Terna: il 21 Maggio 2017, nonostante le rinnovabili siano un po trattate da Cenerentola dai nostri politici, l'87% dell'energia elettrica in Italia e' stato da rinnovabili.

E' successo a causa delle condizioni meterologiche particolarmente favorevoli perche' di solito siamo sul 17-20% circa, ma e' un risultato importantissimo, per vari motivi secondo me.

Intanto questo risultato mostra che il sogno del 100% rinnovabile puo' avverarsi anche per il nostro paese.  Tutti i gufi, i vecchi dentro, che continuano a dire "con il sole e con il vento" non si puo', hanno qui la loro risposta.

Se succede a caso, figuriamoci se uno ci lavora sopra, quanto possiamo fare ancora.

Certo, ci vorranno anni, ci vorra' programmazione, ma si puo'. Abbiamo sole, abbiamo vento. Occorre la volonta'.

E poi: di questo giorno di Maggio, qualcuno se n'e' accorto? Dico, dalla vita normale qualcuno ha avuto qualche problema il 21 Maggio?

Le nostre linee elettriche e di trasmissione sono saltate?
Ci sono stati problemi?
Interruzione all'erogazione della corrente?

Non mi pare.

Quindi vuol dire che siamo ben messi. Il nostro sistema elettrico ce la puo' fare anche cosi com'e'.
Abbiamo non solo materia prima ma anche infrastruttura che tutto sommato' puo reggere.  Siamo pronti.

Di nuovo, occorre solo volerlo, e fare di questo 87% del 21 Maggio un obiettivo prima, una cosa normale poi.  Nel senso: non accontentiamoci di Giove Pluvio o di Eolo che per caso portano a questi risultati. Facciamo che e' una cosa che veramente vogliamo e lavoriamoci, per ottimizzare, e per migliorare, con sistemi di stoccaggio energia, incoraggiando investimenti e la distribuzione.

La strada e' ancora lunga: nel 2016 il petrolio ci ha dato il 36% del fabbisogno nazionale di energia, a pari merito con il gas, al 35%. Sole e vento solo sono al energy 17%.

Da 17% a 87% la strada e' ancora lunga, ma non abbiamo scelta se vogliamo lasciare un pianeta migliore a chi viene dopo di noi.

Certo, tutto deve essere fatto con intelligenza, ma checche' uno ne dica, nessuna raffineria e nessun campo di gas e nessuna trivella e' meglio di pannelli e di pale eoliche.

Nessuna, mai, da nessuna parte.
 

Wednesday, July 26, 2017

UK: al bando tutte le macchine a benzina e diesel entro il 2040









 "There is no alternative to embracing new technology," 

“We can’t carry on with diesel and petrol cars,
not just because of the health problems that they cause, 
but also because the emissions that they 
cause would mean that we would accelerate climate change, 
do damage to our planet and the next generation.”




L'annuncio arriva dal governo di Londra tramite il Segretario dell'ambiente Micheal Gove: entro il 2040 non saranno piu vendute macchine a petrolio e a diesel. 

E questo perche' il Regno Unito non puo' piu' andare avanti con carburanti fossili a causa dei danni fatti a persone e all'ambiente. D'altro lato, saranno incoraggiate la produzione e la vendita di automobili elettriche.

Dice che non c'e' alternativa. Dice che non possiamo andare avanti cosi per i danni alla salute causati dalle emissioni e per i danni al pianeta e alle generazioni successive.

Questa decisione fa parte di una strategia piu grande, dal costo di circa 3.9 miliardi di dollari, per aria pulita nel Regno Unito, dove si stima che le morti per inquinamento siano circa 40,000 l'anno.

Ovviamente il 2040 e' lontano, e le esigenze di aria pulita sono a breve termine, e non solo nel Regno Unito.

La decisione arriva proprio adesso perche' il 31 Luglio era il termine ultimo fissato dai truibunali inglesi per il governo di creare programmi anti inquinamento, specie contro i livelli di diossido di azoto emessi dal diesel, che erano oltre quanto stabilito dall'Unione europea in almeno 81 strade ad alto volume di traffico in 17 citta'. 

Di queste strade, 48 sono a Londra. Le altre sono a Birmingham, Derby, Leeds, Nottingham, Southampton, Bristol, Bolton, Manchester, Bury, Coventry, Newcastle, Sheffield, Belfast, Cardiff e Middlesborough.

Perche' siamo arrivati qui? Perche' il numero di diesel sulle strade britanniche e' aumentato da 3.2 milioni di vetture nel 2000 ad oltre 10 milioni nel 2017. In precdenza c'erano state tasse sul diesel, per ridurre le emissioni e per scoraggiarne l'acquisto. Queste tasse furono eliminate proprio nel 2000 sotto il governo di Tony Blair, causando l'aumento delle vendite e sopratutto dell'inquinamento da diesel.

Adesso e' arrivata la resa dei conti. Gia' Sir David King, che fu il principale consigliere scientifico sotto Tony Blair dice che l'idea di eliminare le tasse sul diesel fu un errore.

E cosi oggi, a Londra ci sono vari giorni l'anno in cui viene consigliato alle persone di restare dentro per evitare lo smog, o in cui viene fermato il traffico automobilistico. E anche se sono arrivate maggiori piste ciclabili, aumento della viabilita' pubblica e costi contenuti per chi si sposta in treno o in autobus, tutto questo non e' sufficente. C'e' anche la proposta di mettere una tassa di 16 dollari al giorno per entrare a Londra con veicoli non a basse emissioni, di incentivare la rottamazione di auto diesel, di sincronizzare semafori e rendere il traffico piu scorrevole. 

Il cambiamento non sara' facile, ne nel Regno Unito ne altrove: i produttori di autombili si lamentano dei costi nella transizione, della perdita possibile di lavoro per chi e' impiegato nell'industria automobilitistica tradizionale. Chi gestisce la rete elettrica dovra' adeguarla al maggior consumo di elettricita', e si dovra' capire da dove debba arrivare l'elettricita' in piu che sara' necessaria per alimentare le auto non-fossili. Ci vorra' per esempio, maggiore produzione dall'eolico offsbore.

E' per questo che ci vuole tempo, e che la strategia e' a lungo termine: per dare a tutti il modo di accettare il cambiamento e di programmare.

L'idea e' che entro il 2050 ci saranno emissioni zero in tutte le strade del Regno Unito.

Se sia una chimera o una ambizione possibile, non si sa ancora, ma di certo se niente si fa, mai niente ne verra' fuori.

A quando i programmi per veicoli ad emissione zero in Italia? Per il bando delle auto a benzina in Italia? Per gli incentivi alle automobili elettriche?




Wednesday, July 20, 2016

La Danimarca passera' al 100% di agricoltura biologica










Denmark’s plan to turn the country into an organic country is the world’s most ambitious

Food and Agriculture Minister Dan Jørgensen


La Danimarca, 5 milioni e mezzo di anime, non contenta dei suoi record di energia rinnovabili si e' posta un nuovo obiettivo: tutto quello che sara' prodotto sul proprio suolo domestico sara' biologico e sostenibile.


Se ci riescono saranno i primi in tutto il mondo ad avere agricoltura "organica" come diciamo qui negli USA.

In realta' la Danimarca e' innamorata della sua agricoltura pesticidi-free da tanto tempo e sono almeno 25 anni che si sperimentano metodi per l'agricoltura "biologica". E' questa una delle nazioni "storiche" in questo senso perche' sono arrivati prima di tutti gli altri. Nei quasi dieci anni dal 2007 ad oggi, la produzione di cibo organico e' aumentata del 200%.

Come faranno tutto questo?

Seguendo il Økologiplan Danmark, il piano di "azione organica" del paese. Sono 67 punti in cui e' tutto delineato. Il governo ha gia' deciso che incentiveranno la trasformazione di campi in cui si usa ancora di agricoltura convenzionale in campi in cui si usano metodi sostenibili e che attraverso pubblicita' e sensibilizzazione cercheranno di aumentare ancora di piu' la vendita di prodotti organici.
Ci saranno programmi nelle scuole per educare i bimbi e per spiegare i benefici dell'agricoltura organica agli studenti.

Entro il 2020 si vuole cosi *raddoppiare* la terra coltivata ad organico rispetto al 2007. Tutti i terreni di proprieta' del governo verrano coltivati in modo naturale e seguendo metodi biodinamici. I privati che lo vorranno riceveranno sussidi e sara' anche incentivata la ricerca sull'agricoltura sostenibile. Le leggi saranno piu' snelle per chi vuole eseguire la transizione. Per ora il piano e' di usare circa 61 milioni di dollari per questo progetto.

E questo rigaurda non solo zucchine e fragole ma anche il bestiame, primi fra tutti i maiali. Infatti sono coinvolte varie agenzie, coordinate dall minstro del cibo, agricoltura e della pesca che lavoreranno con comuni, regioni e privati per una visione globale della produzione di cibo in modo sostenibile e locale. 

Verranno poi istituiti dei target. Per esempio la mensa scolastica dovra' presto iniziare a fornire il 60% dei suoi prodotti da coltivazioni organiche agli studenti - e cioe' circa 800mila pasti. Tutte le mense di Copenhagen sono gia' organiche. Con le mense scolastiche, gli stessi requisiti verranno imposti alle mense dei militari, civili, degli uffici pubblici. 

Per adesso i danesi sono i principali consumatori di agricoltura biologica d'Europa. Il 7.6%. Sembra poco? Beh, nel resto d'Europa siamo molto piu' in basso. La Germania ne usa solo il 3.7%.  Negli USA solo l'1% dell'agricoltura domestica e' organica. In Italia non si sa, ma nelle tabelle di cui sopra non compare.

Perche' e' importante l'agricoltura organica, sostenibile? Beh, e' evidente che se non metti pesticidi nel tuo corpo stai meglio in salute. E stai meglio tu e sta meglio chi coltiva i terreni. Sopratutto diserbanti, monoculture, e altre sostanze tossiche non sono la risposta: sul lungo termine impoveriscono il suolo e la qualita' dell'aria. Spesso rendono i terreni piu vulnerabili alla siccita' e alle inondazioni.  L'agricoltura organica invece porta con se una maggiore varieta' di habitat, insetti, piante. I prodotti organici hanno un sapore migliore e, secondo alcuni studi hanno piu antiossidanti e migliori proprieta' anti-infiammatorie. Chiunque sia mai passato in campagna e abbia mai raccolto e mangiato un fico, una nespola o una albicocca da un albero nato e cresciuto spontaneamente lo sa. 

Ma non solo. I danesi hanno anche ridotto lo spreco di cibo del 25% nel corso di 5 anni, grazie ad alcune organizzazioni che regalano o vendono a prezzi bassi il cibo imperfetto.  Si chiamano "Stop Spild Af Mad" -- fermiamo lo spreco di cibo -- e WeFood.  I contadini danesi vengono pagati almeno 20 dollari per ora. Per legge. L'uso di antibiotici e' bassissimo, i casi di salmonella sono rari, e gli animali sono tenuti nelle stalle in condizioni decenti.

L'Italia e' appena uscita dall'Expo, dedicato al cibo.

Cosa e' rimasto? Che impegni ci sono per il futuro in questo senso? Ci sono degli obiettivi per l'agricoltura piu' salutare? Per incentivare l'organico - prodotto e consumato in Italia?

E per una volta ricopiare le cose buone degli altri?