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No all'Italia petrolizzata

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Roberto Cingolani vada sostenibilmente a trivellare a casa sua

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Monday, April 1, 2019

Scozia: entro il 2032 niente piu automobili a benzina, l'elettrico sara' al 100%



La storia all'inizio e' sempre che non si puo', solo che poi invece arriva qualcuno e mostra che non solo si puo' , ma si deve.

Qualche tempo fa sono andata, assieme ad Andrea e Valentina, del sito "Aboliamo il Motore a Scoppio" al lancio del nuovo modello della Tesla, qui a Hawthorne, in California.

Elon Musk si vedeva che era stanco, ma era ottimista e riflessivo mentre raccontava la storia della Tesla e di come nel 2007 tutti gli dicevano che non si puo'. Adesso, nonostante i tanti ostacoli e le tante sterzate, siamo arrivati a piu' di 500mila veicoli elettrici sulle strade a marchio Tesla.

Non male, no? per dieci anni, per uno che all'inizio era un principiante che aveva contro colossi come Ford e GM. Io ho voluto bene ad Elon Musk quella sera, perche' nonostante le luci diffuse, e le tante braccia tese verso l'alto a fargli la foto, con me che riuscivo a malapena a vederlo, il suo amore e la sua dedizione all'auto elettrica brillavano forti.

E la rivoluzione elettrica ora arriva in altre parti del mondo.

Siamo in Scozia, dove e' stato annunciato che entro il 2032 - 13 anni da adesso, il 100% delle automobili nuove saranno elettriche. Ci sono piani per parcheggi a ricarica elettrica, e una grande infrastruttura per la rete di alimentazione in autostrada, nei condomini, oltre che una grid (V2G) technology che facilitera' lo scambio di energia dalle macchine alla rete, in modo bilaterale in modo da poter scambiare energia fra case, autovetture e imprese.

Intanto in questo momento il 75% di tutta l'energia di Scozia e' rinovabile, principalmente vento, sole ed idroelettrico, con vari esperimenti per usare l'energia dalle onde del mare che a differenza del vento e del sole e' costante. Gia' adesso c'e' un progetto pilota che porta energia dal mare a 2600 famiglie.

Tredici anni non sono molti, ma ci sara' del lavoro da fare  - non solo infrastruttura e integrazione della rete elettrica, ma anche mentalita', educazione al cittadino. Come sempre, e' la volonta' politica e del pubblico che fanno tutta la differenza e che rendono le cose possibili se le si vuole. 

Posted by maria rita at 10:56 AM No comments:
Labels: automobili, benizina, colossi, elettriche, Elon, Ford, GM, Hawthorne, mare, Musk, onde, parcheggi, ricarica, scozia, Tesla, volonta'

Friday, January 5, 2018

Norvegia: nel 2017 vendute piu' auto elettriche ed ibride che a benzina







In Norvegia siamo arrivati al sorpasso. Nel 2017 sono state vendute qui piu' automobilie elettriche ed ibride che a benzina.

E questo grazie a generose politiche di incentivi del governo norvegese per attuare la transizione dalle fossili alle rinnovabili. Non solo in termini economici: chi ha una macchina elettrica ha anche diritto a sconti sui parcheggi, l'uso di corsie riservate durante l'ora di punta e anche l'esenzione dal pagamento dei pedaggi autostradali.

Ma come fanno a riconoscerle? In Norvegia le macchine elettriche hanno le targhe che iniziano per EL or EK.

La Cina ci prova con tecnologia, con divieti, con autostrade elettriche. La Francia e il Regno Unito annunciano la fine della vendita delle macchine con il motore a scoppio entro il 2040.
La Norvegia e' davanti a tutti.

Nel 2017 il 52% delle macchine vendute non era a benzina. Il crollo dei veicoli diesel e' stato formidabile.

Ci si aspetta ancora meglio nel 2018 quando arriveranno altri modelli, in particolare la Model 3 della Tesla che si stima, portera' molti norvegesi all'acquisto di una macchina nuova.

L'obiettivo per la Norvegia e' di totalmente eliminare il motore a scoppio nelle sue macchine entro il 2025.

La cosa interessante e' che in questo momento non c'e' una grande offerta di automobili elettriche, il panorama per il futuro e' roseo. Pian piano anche le ditte tradizionali annunciano l'arrivo di modelli elettrici, i prezzi iniziano ad abbassarsi, e ci sono sempre piu' investimenti in stazioni di ricarica e altre operazione per la manutenzione dei veicoli elettrici.

La General Motors, la Ford e la Volvo hanno tutti annunciato di voler smettere di produrre veicoli a benzina in un futuro non troppo lontano.

Ci sono tante Tesla ma anche modelli per tasche meno abbienti, come la Kia Soul. L'idea di dare cosi tanti sgravi e benefici a chi compra l'elettrico qualche volta e' criticata da alcuni politici. Nel 2017 e' stato anche proposto di eliminare i sussidi ma la stragrande maggioranza delle persone si e' opposta e i sussidi sono ancora li.

Ora, lo sappiamo tutti che la Norvegia puo' permettersi tutto questo proprio grazie al petrolio ed alle enormi ricchezze che il petrolio gli ha portato. Hanno un trillione di dollari nel loro fondo petrolio grazie alle trivelle.  Ciononostante, l'esempio e' bello e fa sognare. Alla fine potevano anche fare come l'Arabia Saudita e usare petrolio-petrolio-petrolio in casa e non l'hanno fatto.

Altra nota a chi dira' che tutto questo e' grazie ai sussidi.

Come quantifichiamo monetariamente i sussidi che diamo ogni giorno all'industria dell'oil and gas in termini di polmoni malati, aria malsana e devastazione ambientale?

















Posted by maria rita at 10:37 PM No comments:
Labels: Ambiente, automobili, cina, elettriche, Kia, motore, norvegia, Petrolio, riserve, scoppio, Soul, Tesla, trillions

Wednesday, October 11, 2017

Paribas: la banca piu' grande di Francia non finanziera' piu' fracking, oledotti, rigassificatori, tar sands, trivelle in Artico















Tar Sands, Alberta, Canada 


“We’re a long-standing partner to the energy sector and we’re determined 
to support the transition to a more sustainable world”

Jean-Laurent Bonnafé, Chief Executive Officer BNP Paribas


BNP Parisbas e' la piu' grande banca di Francia e per molti anni uno dei principali finanziatori dell'industria energetica.

Oggi Mercoledi 11 Ottobre hanno annunciato che non finanzieranno piu' operazioni di oil e gas nelle Tar Sands del Canada e nessuna attivita' di fracking -- comprese la ricerca, produzione, distribuzione, marketing e compravendita di prodotti petroliferi ottenuti dalle Tar Sands o dal fracking.

Hanno anche annunciato che non faranno affari piu' con ditte coinvolte nella creazione di rigassificatori e di oleodotti. E infine non avranno niente a che fare con ditte che propongono di trivellare l'Artico.

C'e' voluto un po di tempo, ma come sempre, meglio tardi che mai.

In realta' Paribas gia' da tempo aveva smesso di finanziare ditte di carbone, specie quelle che non ci hanno nemmeno provato a transizionare verso le rinnovabili.

Ed ora alla lista si aggiungono attivita' di petrolio e gas "estremo", cioe' appunto fracking e tar sands, nonche' tutta l'infrastruttura di supporto collegata, tubi, liquefazione del gas, e le trivelle in Artico, zona uber sensibile e che difficilmente potrebbe superare l'inquinamento da scoppi e riversamenti in mare. 

Di fracking abbiamo parlato tante volte, e qui c'e' un link.

Di Tar Sands pure, qui un altro link con immagini devastanti. E' una pratica che si fa sopratutto in Canada, in Alberta.

Qui un po la storia dell'Alberta e delle Tar Sands

Ad ogni modo, la decisone di Paribas e' importante perche' e' un gigante del settore. Dicono che vogliono guidare la transizione verso le rinnovabili e che vogliono fare dei temi ambientali una parte centrale del loro business.

E cosi hanno deciso di investire circa 15 miliardi di euro in attivita' di energia green da qui al 2020, in aggiunta ad altri 100 miliardi di euro per attivita' di stoccaggio energia da rinnovabili e efficenza energetica.  Hanno anche un reparto di "green bonds" investimenti verdi che specializzano in energia rinnovabile, trasporto pubblico,  reciclaggio e smaltimento rifiuti.

Se quelli di Paribas facciano questo per amore della natura o per amore degli affari, e per porsi in un ruolo centrale mentre il funerale dell'industria fossile viene scritto, cosi da avere mercato quando la morte fossile avverra', non lo possiamo sapere.

Probabilmente un misto delle due cose, idealismo ambientale e pragmatismo commerciale.

Ma alla fine quel che conta e' che questa decisione e' un altro passo in avanti verso il tramonto, inesorabile, inevetabile, dell'industria del petrolio e del gas.

Perche' il funerale e' scritto da tempo. L'agonia sara' lunga, ma alla fine oil and gas moriranno. Tutti i segnali sono in questa direzione. Da Parisbas, alle auto elettriche della Cina, ai prezzi dei pannelli solari che crollano, alla mobilitazione popolare in tutto il mondo contro progetti di gas, petrolio e trivelle.

Non sappiamo quando, ma la morte arrivera' presto.

Prima ce ne liberiamo, meglio e'.





 

 
Posted by maria rita at 11:10 PM No comments:
Labels: affari, artico, automobili, bonds, elettriche, finanziamento, Fracking, Green, oleodotti, Paribas, rigassificatori, sands, TAR, trivelle

Tuesday, October 3, 2017

General Motors, fra le principali produttrici di automobili al mondo: il futuro sara' solo elettrico


 
“General Motors believes the future is all-electric.
We are far along in our plan to lead the way to that future world.”

Mark Reuss, General Motors
La General Motors e' in affari da cento e piu' anni.

Il suo business sono le automobili.

E' fra le principali produttrici di veicoli al mondo.

Il giorno 2 Ottobre 2017 annunciano che il futuro sara' solo elettrico.

Niente piu' benzina. Niente piu' diesel. Solo elettrico, zero emissioni.

La transizione iniziera' subito, con due nuovi modelli 100% elettrici sul mercato nel 2018, con ben 18 modelli nuovi entro il 2023.

Perche' fanno questo?

Perche' amano l'ambiente? Perche' hanno una coscienza speciale? Mi piacerebbe pensare di si, ma non sono cosi naive. Lo fanno per business. Perche' e' adesso la corsa a chi ci arriva prima a conquistare il mercato elettrico, in modo da controllare mercato, e idee, e direzioni.

E quindi la risposta e': perche' quelli della General Motors vogliono essere i primi a passare all'elettrico, vogliono essere i "pionieri" della transizione e a dettarne le modalita' e non stare a guardare gli altri.

Negli ultimi mesi di questi annunci ne abbiamo sentiti tanti: Volvo, Aston Martin, Land Rover. Tutti che passeranno all'elettrico. Ovviamente c'e' poi la Tesla fa solo questo dal giorno in cui e' nata.

Ma la General Motors e' diversa, per il suo volume di affari: nel 2016 hanno venduto 10 milioni di automobili e fanno un po di tutto, dagli SUV ai pickup alle berline.

E come detto, non vogliono stare a guardare. Paesi come Francia, Olanda, Norvegia e UK hanno tutte annunciato che prima o poi vieteranno le automobili a benzina. Pure la Cina l'ha annunciato. Questo vuol dire mercato, vuol dire concorrenza, vuol dire voler arrivare primi e non ultimi.

E quando c'e' dentro la Cina, con il suo enorme potenziale di autisti e di acquirenti, e' evidente che per sopravvivere qualsiasi multinazionale deve adeguarsi. Se la Cina veramente sara' elettrica (come dicono) dovranno esserlo anche tutte le case produttrici di automobili se vogliono sopravvivere sul mercato mondiale.

E anzi, la General Motors intende accaparrarsi quanto piu' le sara' possibile del mercato cinese. Hanno annunciato piani specifici per il lancio di dieci veicoli elettrici in Cina entro il 2020 e nel 2017 hanno gia' iniziato a vendere una due posti elettrica al costo di 5,300 dollari.

Per capire la vastita' del mercato basta solo dire che nel 2016 la General Motors ha venduto 3 milioni di macchine negli USA e 3.6 in Cina.

E' certo un investimento, e per adesso la General Motors dovra' affrontare un sacco di perdite, visto che i costi dell'elettrico sono molto di piu' di 5,300 dollari a vettura. Ma scommettono sui costi di scala, sui prezzi delle batterie che calano, su macchine piu' leggere, piu' efficienti, sulle fette di mercato che si sono conquistati.

Ironia della sorte vuole che in realta' la General Motors porto' sul mercato negli anni '90 un prototipo di macchine elettrihe, la EV-1, sempre una due-posti. Furono loro stessi a ritirarla dal mercato e distruggerle tutte, sotto pressione dalle lobby della benzina e del governo centrale.

E poi mentre la Toyota tirava fuori la Prius, la General Motors produceva ... Hummer!

Pian piano pero' hanno capito davvero che il futuro e' elettrico e cosi dopo la Chevy Volt ibrida, e' arrivata la Chevy Bolt, tutta elettrica con range di 200 miglia e dal costo di circa 30mila dollari.

Vediamo se il futuro gli dara' ragione.

Ma ... la FIAT dov'e' in tutto questo?

La General Motors vuole essere leader in questa transizione.
La FIAT che idea ha sul futuro? 


Posted by maria rita at 12:18 AM 1 comment:
Labels: Aston, automobili, cina, diesel, elettrico, fiat, futuro, general, Hummer, Martin, mercato, motors, produzione, Volt, Volvo

Wednesday, September 13, 2017

Cina: niente piu' macchine a benzina, il futuro e' l'auto elettrica
















Non hanno fissato ancora una data, ma la Cina ha appena annunciato che nel futuro prossimo verra' *vietata* la vendita di automobili alimentate da combustibili fossili. 

L'hanno gia' annunciato UK e Francia, Norvegia e Svezia, e pure l'India, ma questa mossa eseguita in Cina, ovviamente, non potra' che avere ripercussioni a livello mondiale, considerato che e' uno dei principali mercati del mondo e con la capacita' nascente ma certa di poter costruire automobili elettriche in massa. 

L'annuncio arriva dal vice ministro dell'industria e della tecnologia informatica, Xin Guobin, che dice che non ci sono date, a differenza di UK e Francia che hanno fissato il termine del 2040, ma che l'obiettivo e' certo e che le date verranno stabilite nei tempi dovuti. 

Quello che era stato fisssato in precedenza e che si vuole migliorare e' di produrre almeno il 20% di auto elettriche o ibride entro il 2025.

Sara' una trasformazione enorme, per la Cina, e per noi tutti, che la FIAT lo voglia o no.

Perche' fanno questo i cinesi? 

Certo, perche' soffocano d'inquinamento, lo smog e' alle stelle, le malattie respiratorie pure, e la pressione popolare di migliorare le cose aumenta, in parallelo alla prosperita' dei cinesi.  E' una decisione che si pone sulla scia di eliminare il carbone come fonte energetica dal paese entro il 2030.

Ma ci sono altri motivi, piu' economici e di immagine.

Intanto dopo il fiasco di Trump (e degli USA!) sugli accordi di Parigi, la Cina vede in se stessa un  leader nella lotta ai cambiamenti climatici e questa decisione non potra' fare altro che sigillare ancora di piu' il suo ruolo o la sua aspirazione di diventare paese-guida ora che gli USA non ci sono piu'.  E infatti il presidente Xi Jinping e' uno dei piu' ferventi sostenitori degli accordi sui cambiamenti climatici.

E poi... Poi c'e' un enorme mercato da conquistare con le auto elettriche e i cinesi vogliono che siano i loro produttori di veicoli a prendersi questo mercato, e non Elon Musk con la sua Tesla o gli europei. Con l'obbligo dell'auto elettrica i produttori cinesi inizieranno ad essere piu' competitivi e a sviluppare progetti elettrici per il paese in modo piu' urgente e sostenuto, cosi' da avere un elettrico made-in-China prima che arrivino gli altri a prendersi il mercato interno. 

E chissa' magari anche a favorire le esportazioni di automobili cinesi a basso prezzo.  

Insomma, vogliono riprodurre il successo di Tesla in Cina.

Ma il governo cinese e' furbo.

Tutte le case automobilistiche straniere che intendono vendere in Cina devono entrare in consorzi 50-50 con ditte cinesi e fare e vendere i loro veicoli e camion in Cina. A causa delle alte tariffe sulle importazioni, e' difficile per le ditte straniere importare veicoli dai loro paesi d'origine, perche' non e' conveniente.

Dunque, chiunque vuole entrare nel mercato cinese deve farlo con queste joint ventures.

Non ci sono scorciatoie.

I cinesi possono fare questo perche' il mercato e' enorme, con 28 milioni di auto vendute nel 2016, un +14% rispetto al 2015. Basti solo dire che negli USA le vendite sono a 17.5 milioni di automobili, a tasso costante rispetto al 2015.

Quindi, per fare business in Cina, devi metterti in una joint venture con i cinesi. Il governo cinese, per ora, paga le royalties su eventuale proprieta' intellettuale che gli stranieri usano in queste joint ventures, ma intanto hanno preso ed applicato al loro paese il sapere sviluppato altrove.

Ma anche questo cambiera', perche il governo cinese prevede di eliminare la clausola sul pagamento delle royalties. E cosi, le ditte straniere non potranno far altro che prendere eventuali profitti sulle auto vendute, senza poter proteggere la proprieta' intellettuale.

Tutto questo non e' molto bello: ci vogliono anni ed investimenti per sviluppare tecnologie nuove e la Cina semplicemente usa i suoi numeri per prendersi i risultati del lavoro di altre ditte.

Si prevede che l'amministrazione Trump non la prendera' troppo bene, ma tutti sono in una cattiva posizione, europei ed americani.

Per non perdere quote di mercato in Cina, europei ed americani dovranno in un certo senso regalare anni dei loro studi e perfezionamenti sulle auto elettriche ai concorrenti cinesi.

La Cina non e' certo nota per la qualita' delle sue macchine. Ma l'idea e' che invece di cercare di superare l'occidente con i tradizionali motori a scoppio, lo faranno con l'elettrico. Per esempio, la Cina non ha mai dominato il mercato delle lampadine tradizionali, ma e' diventata il leader mondiale delle lampadine a LED una volta che il mercato ha preso questa direzione.

L'idea e' di fare lo stesso con le auto elettriche. Superare l'occidente non con il motore a scoppio ma con l'auto elettrica.

Ma cosa produce per adesso la Cina? Molte delle macchine elettriche di piccolo taglio non sono di alta qualita', ma alcuni modelli sono gia' alla pari con quelli europei, in particolare le ditte BYD e  Geely che ha comprato la Volvo nel 2010.

E gli altri?

Beh, gli altri hanno preso la sfida: Mercedes, Jaguar, Volkswagen hanno gia' annunciato che molti dei loro modelli saranno offerti sul mercato in versione elettrica fra il 2020 e il 2030.

Cina o non Cina, mi sa che in un certo senso ci vinciamo un po' tutti con questa corsa verso l'auto elettrica.

Posted by maria rita at 1:44 PM No comments:
Labels: automobili, benzina, cina, elettrico, Geely, lampadine, LED, motore, scoppio, tecnologia, Trump, Volvo

Wednesday, July 26, 2017

UK: al bando tutte le macchine a benzina e diesel entro il 2040









 "There is no alternative to embracing new technology," 

“We can’t carry on with diesel and petrol cars,
not just because of the health problems that they cause, 
but also because the emissions that they 
cause would mean that we would accelerate climate change, 
do damage to our planet and the next generation.”


Michael Gove, Environment Secretary, UK


L'annuncio arriva dal governo di Londra tramite il Segretario dell'ambiente Micheal Gove: entro il 2040 non saranno piu vendute macchine a petrolio e a diesel. 

E questo perche' il Regno Unito non puo' piu' andare avanti con carburanti fossili a causa dei danni fatti a persone e all'ambiente. D'altro lato, saranno incoraggiate la produzione e la vendita di automobili elettriche.

Dice che non c'e' alternativa. Dice che non possiamo andare avanti cosi per i danni alla salute causati dalle emissioni e per i danni al pianeta e alle generazioni successive.

Questa decisione fa parte di una strategia piu grande, dal costo di circa 3.9 miliardi di dollari, per aria pulita nel Regno Unito, dove si stima che le morti per inquinamento siano circa 40,000 l'anno.

Ovviamente il 2040 e' lontano, e le esigenze di aria pulita sono a breve termine, e non solo nel Regno Unito.

La decisione arriva proprio adesso perche' il 31 Luglio era il termine ultimo fissato dai truibunali inglesi per il governo di creare programmi anti inquinamento, specie contro i livelli di diossido di azoto emessi dal diesel, che erano oltre quanto stabilito dall'Unione europea in almeno 81 strade ad alto volume di traffico in 17 citta'. 

Di queste strade, 48 sono a Londra. Le altre sono a Birmingham, Derby, Leeds, Nottingham, Southampton, Bristol, Bolton, Manchester, Bury, Coventry, Newcastle, Sheffield, Belfast, Cardiff e Middlesborough.

Perche' siamo arrivati qui? Perche' il numero di diesel sulle strade britanniche e' aumentato da 3.2 milioni di vetture nel 2000 ad oltre 10 milioni nel 2017. In precdenza c'erano state tasse sul diesel, per ridurre le emissioni e per scoraggiarne l'acquisto. Queste tasse furono eliminate proprio nel 2000 sotto il governo di Tony Blair, causando l'aumento delle vendite e sopratutto dell'inquinamento da diesel.

Adesso e' arrivata la resa dei conti. Gia' Sir David King, che fu il principale consigliere scientifico sotto Tony Blair dice che l'idea di eliminare le tasse sul diesel fu un errore.

E cosi oggi, a Londra ci sono vari giorni l'anno in cui viene consigliato alle persone di restare dentro per evitare lo smog, o in cui viene fermato il traffico automobilistico. E anche se sono arrivate maggiori piste ciclabili, aumento della viabilita' pubblica e costi contenuti per chi si sposta in treno o in autobus, tutto questo non e' sufficente. C'e' anche la proposta di mettere una tassa di 16 dollari al giorno per entrare a Londra con veicoli non a basse emissioni, di incentivare la rottamazione di auto diesel, di sincronizzare semafori e rendere il traffico piu scorrevole. 

Il cambiamento non sara' facile, ne nel Regno Unito ne altrove: i produttori di autombili si lamentano dei costi nella transizione, della perdita possibile di lavoro per chi e' impiegato nell'industria automobilitistica tradizionale. Chi gestisce la rete elettrica dovra' adeguarla al maggior consumo di elettricita', e si dovra' capire da dove debba arrivare l'elettricita' in piu che sara' necessaria per alimentare le auto non-fossili. Ci vorra' per esempio, maggiore produzione dall'eolico offsbore.

E' per questo che ci vuole tempo, e che la strategia e' a lungo termine: per dare a tutti il modo di accettare il cambiamento e di programmare.

L'idea e' che entro il 2050 ci saranno emissioni zero in tutte le strade del Regno Unito.

Se sia una chimera o una ambizione possibile, non si sa ancora, ma di certo se niente si fa, mai niente ne verra' fuori.

A quando i programmi per veicoli ad emissione zero in Italia? Per il bando delle auto a benzina in Italia? Per gli incentivi alle automobili elettriche?




Posted by maria rita at 10:32 PM No comments:
Labels: alternativa, automobili, diesel, divieto, elettriche, Gove, inquinamento, Micheal, produzione, smong, strategie, tecnologia, UK

Saturday, January 28, 2017

Hawaii: fra 30 anni niente piu' automobili a benzina e trasporto petrolio-free









Le Hawaii sono il primo stato dell'unione americana a programmare per il trasporto urbano petrolio-free.

L"idea e' che fra 30 anni saranno vendute e in strada soltanto automobili elettriche o alimentate da combustibili derivanti da materiale rinnovabile.

A introdurre il cosidetto Senate Bill 1186 e' stata la senatrice delle Hawaii Lorraine Inouye, del distretto di Hilo-Kona,  sulla big island di Kona, dove sorgono il vulcano Mauna Loa e il telescopio.

Lorraine Inouye e ' capo del gruppo parlamentare delle Hawaii che si occupa di trasporto e di energia. E' stata lei la responsabile anche dell'Hawaii Clean Energy Initiative per invece arrivare al 100% di energia elettrica dalle rinnovabili nello stato entro il 2045. 

Ovviamente e' un grande passo in avanti, quello di programmare non solo per l'energia elettrica pulita ma anche per il trasporto su strada petrolio-free. Le Hawaii sono particolarmente sensibili a questo tema, perche' tutto il petrolio arriva da fuori, e' costoso ed una parte consistente di questo petrolio e' usato per il trasporto veicolare.

La nuova legge sul trasporto petrolio-free dunque e' una sorella della precedente. L'idea e' di fare sviluppare le transizione verso l'energia green sotto il fronte elettricita' e trasporto assieme, di modo da incoraggiare soluzioni complete, e di far si che ditte diverse possano lavorare assieme verso l'unico obiettivo di liberarsi dal petrolio in ogni forma.

L'idea e' di creare un sistema virtuoso: maggiore e' il volume di veicoli elettrici, minori saranno i costi, e tutto questo incentivera' ancora di piu' l'uso di energia rinnovabile e pulita. L'aria sara' piu' sana, si importera' meno petrolio, ci saranno risparmi e crescita dell'occupazione locale.

Perche' non lo fanno tutti?


La legge usa queste parole, forti e chiare:

“The Legislature finds that Hawaii’s dependence on imported fossil fuels with volatile prices drains the state’s economy of billions of dollars each year. Approximately one-third of imported fuels are used for ground transportation. Therefore, a stronger, more resilient local economy depends on a transition away from imported fossil fuel-powered ground transportation and toward cleaner and more efficient transportation systems powered by renewable local energy sources."

Amen. 

E anche se pare che 30 anni sono tanti e lontani, e' bello ed esemplare che si *programmi* in questa direzione, che ci sia una idea di dove si vada, e non andare a casaccio. E chissa' che magari gli obiettivi fissati non si possano soddisfare prima del previsto. 

Qui l'iniziativa del 100% rinnovabile per l'energia elettrica, annunciata nel 2015. 









Posted by maria rita at 10:12 PM No comments:
Labels: automobili, elettriche, free, Hawaii, isole, kona, Loa, Mauna, Petrolio, rinnovabili, solare, telescopio, trasporto, Vulcano

Monday, October 3, 2016

OIl gas: 100 ditte fallite. Tesla: raddoppio vendite. Energia: rinnovabili costano meno che fossili.









“Solar power delivers cheapest unsubsidised electricity ever, anywhere, by any technology"

 Michael Liebreich
Bloomberg New Energy Finance, direttore



E' una rivoluzione che forse arriva tardi, ma che e' stata messa in moto.

Dopo due anni di prezzi follemente bassi, l'industria del petrolio e' in ginocchio.

Le ditte con costi alti e petrolio difficile da estrarre -- cioe' il greggio-monnezza con alti livelli di impurita' e posti in giacimenti scomodi -- sono andate all'oblio.

Ci sono stati nel solo Nord America ben 100 fallimenti di petrolieri. Cento in due anni!

Molte altre ditte hanno dovuto ridimensionarsi.

Ma non e' finita qui: gli analisti predicono che ci saranno altrettanti fallimenti nei mesi a venire.  Bill Rhea, consulente petrolifero dice che molte delle compagnie che non sono (ancora) fallite sono riuscite a salvarsi perche' avevano dei cuscinetti-salvezza dal passato. Avevano per esempio dei contratti gia' fissati in anni precedenti a prezzi piu' alti di quelli di mercato, e che quindi sono riuscite a tirare avanti per il rotto della cuffia. Ma i prezzi continuano a restare bassi e quindi, questi cuscinetti-salvezza svaniscono:

"I think we've got easily another 12 to 18 months, and we could see as many filed bankruptcies from here on out as have (already) filed in the upstream sector"

E poi ci sono i creditori che hanno atteso a lungo e con pazienza per riavere i soldi prestati, nella speranza di vedere i prezzi del greggio risalire. Ma a un certo punto subentra il realismo e... magari decidono di chiedere i pagamenti indietro, quale che sia il prezzo ma *adesso*. Ergo... occorre pagare!

Dunque, considerate le perdite e la mancanza di liquidita', l'unico modo per venirne fuori e' la bancarotta.  Dalle parole di un altro analista, Patrick Hughes:

"The only way you can solve those problems is through the bankruptcy process"

Sara' una catastrofe?  Beh, per i petrolieri forse si. Ma non certo per noialtri.

Intanto, arrivano i report della Tesla. Le vendite rispetto al 2015 sono raddoppiate grazie all'arrivo di nuovi modelli: il marchio di lusso Model S ma anche la Model X, una SUV. Sono queste ancora macchine costose, ma si prevede che i numeri cresceranno ancora grazie al Model 3 che invece verra' messo in vendita nel 2017 e che, a $35,000 meno ribassi che variano da stato a stato negli USA, e' considerato un prezzo abbordabile.

Si calcola che la Model 3 eliminiera' i consumi di petrolio di circa 300,000 barili di petrolio *ogni giorno* se tutto va secondo le previsioni. Visto che qui negli USA ne consumiamo circa 20 milioni al giorno, non e' una cifra proprio trascurabile. E' l'1.5%. Solo dalla vendita delle Tesla nuove. Un piccolo-grande passo.

E poi c'e' la Chevrolet Bolt, la macchina elettrica "normale" anche lei nello stesso regime di prezzo della Model 3 che presto sara' immessa sul mercato.  Tutte o quasi le ditte automobilistiche hanno progetti di lanciare autombili elettriche nei prossimi anni. Per moda o per amore, non conta. L'importante e' che lo facciano. Succedera' e succedera' prima di quanto ce lo aspettiamo.

E dulcis in fundo....

Le rinnovabili iniziano a costare meno delle fonti fossili.

Secondo il Carbon Tracker Initiative (CTI) i costi dell'energia nel 2016 sono inferiori per il solare e per l'eolico rispetto all'energia prodotta da carbone e del gas.  Per di piu' se costruissimo *oggi* quattro nuove centrali a carbone, a gas, a vento e solari, le prime e due a lungo termine sarebbero antieconomiche. Cioe' costerebbe di piu il loro mantenimento e la loro costruzione rispetto all'effettivo guadagno, considerando i costi a priori e le proiezioni future di guadagno.

Tutto cio', assieme con gli accordi di Parigi che sicuramente incentiveranno ancora le fonti rinnovabili,  faranno si che sole e vento diventeranno sempre piu' convenienti, anche senza sussidi di nessun genere. Anzi, quelli del Carbon Track Initiative dicono che le fonti fossili non torneranno mai alla competitivita' con sole e vento, pure senza incentivi statali.

E questo si inizia a vedere in varie parti del mondo.

Anzi, in alcuni posti, per esempio in Cile, il costo dell'energia elettrica da carbone e'  il doppio di quello dall'energia solare!

Sara' qui costruito il piu' grande impianto solare del mondo *senza* sussidi secondo Bloomberg. Ogni kilo-wattora costera' 2.91 centesimi, il record assoluto di basso costo. Per fare un raffronto, negli USA dove il 67% dell'energia e' generato da fonti fossili, il costo e' di 12 centesimi per kilo-wattora. 

In Cile l'uso di rinnovabili e' aumentato di quattro volte dal 2013.

Anche in Australia, le rinnovabili costano gia' adesso meno dell'energia generata da centrali fossili secondo Bloomberg. Secondo il governo del paese, conservatore, non ci siamo ancora, ma manca poco. Anzi per bocca del suo ministro dell'ambiente e dei cambiamenti climatici, Simon Corbell, l'Australia dice che i prezzi sono quasi "in parita'".

Stessa conclusione in India, dove le vendite di energia elettrica dal sole sono state meno costose di quelle del carbone. Lo dice il ministro dell'energia del paese, Piyush Goyal. In India l'obiettivo e' grandioso: arrivare a 100GW di solare entro il 2022.
  
A livello mondiale, gli investimenti in rinnovabili sono due volte di piu' che in carbone e gas,  e la tendenza rimarra' favorevole alle rinnovabili a lungo ancora.

E quindi, tutto cio' che si continua a propagandare sulle fonti fossili e' solo il canto del cigno morente.

La storia e' dalla nostra parte e non dalla parte di ENI, di Matteo Renzi, di Gianluca Galletti, di Chicco Testa, di Dario Franeschini e del loro petrol-pensiero. 






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Labels: automobili, batterie, bloomberg, carbone, cile, cina, Elon, gas, india, Model X, Musk, Petrolio, rinnovabili, solare, Tesla
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