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Friday, October 20, 2017

Louisiana: 2 milioni e mezzo di litri di petrolio fuoriusciti da oleodotto difettoso

Se uno ci perde un po di tempo ad indagare, diventa evidente che i rischi collegati alle estrazioni di petrolio sono continui e onnipresenti. Magari la stampa mainstream non ne parla, ma le perdite, gli scoppi, gli incidenti sono dappertutto.


Adesso siamo in mare, dove un oleodotto difettoso (o vecchio?) ha rilasciato enormi quantitativi di petrolio nell'oceano.  Siamo a 65 chilometri ad est della localita' di Venice, Louisiana e l'operatore  che cura la manutenzione e la gestione dell'oledotto si chiama LLOG.

L'oleodotto ha riportato perdite crca una settimana fa, a causa di una frattura in una conduttura che collegava un pozzo ad una struttura di raccolta sotterranea. Le stime iniziali erano di circa 9mila barili di petrolio. Cioe' un milione e mezzo di litri.

Adesso le stime sono state modificate, al rialzo, e siamo a circa 16mila barili, cioe' appunto due milioni e mezzo di litri di petrolio finiti in mare da questa falla. La scia si vede anche da satellite, come dalla foto di Sky Truth in alto. 


Per fare un raffronto, lo scoppio della piattaforma Deepwater Horizon porto' invece al rilascio di circa 800 milioni di litri di petrolio in mare.

Finora, secondo Bloomberg queste perdite attuali rappresentano il piu' grave rilascio accidentale di petrolio in mare dallo scoppio di Deepwater Horizon del 2010.

Non si sa perche' sia successo.

La Louisiana e' in effetti un petrolstato. Non si muove foglia che non lo voglia l'industria del petrolio.

Queste sono le conseguenze.

Thursday, June 15, 2017

We are still in -- Mille duecento sindaci, universita', aziende USA rispetteranno gli accordi di Parigi



Continua la resistenza americana contro le folli scelte ambientali di Donald Trump.

Martedi 6 Giugno 2017 oltre milleduecento ditte, citta', universita' e stati americani in barba alle decisioni anacronistiche di Donald Trump, hanno firmato un documento dal titolo We Are Still In.


Per la prima volta, all'unisono, questo gruppo cosi eterogeneo, di uomini d'affari e di accademici, promette al mondo intero che per loro, per noi, gli accordi sul clima di Parigi sono ancora un impegno sacrosanto, e che collaboreranno per la giusta implementazione di misure per mitigare i cambiamenti climatici, anche senza la guida del governo centrale. 


Ci sono gli stati di California, New York, Hawaii, Oregon, Washington, Hawaii, North Carolina, Connecticut e della Virginia, alcuni sotto il governo repubblicano, altri sotto quello democratico.


Ci sono oltre duecento citta', New York e San Francisco, Austin e Miami, Los Angeles e Houston, Little Rock e Philadelphia.


Ci sono Disney, Apple, eBay, Tesla, Mars, Microsoft, Evian, Gap, Google, Nike, Estee' Lauder, Patagonia, Tiffany, Campbell Soup, Ikea, Danone, Levi's e Timberland. 


Assieme rappresentano 120 milioni di persone. Producono 6.2 trillioni di dollari dell'economia USA.
Il totale e' di 18 trillioni. Quindi siamo un terzo della nazione. Anzi, se tutti questi gruppi fossero una nazione, tutti insieme saremmo la terza economia piu' grande del mondo.


Ricordano a tutti che la lotta ai cambiamenti climatici porta vantaggi per l'ambiente e per la salute, ma anche per il business, la competitivita', lo sviluppo di idee nuove. Non hanno mezze parole per Trump: la sua decisone di uscire dagli accordi di Parigi e' dannosa, fuori dalla realta' americana. Che Trump lo voglia o no, il mondo ha deciso da quale parte andare, e non e' verso il fossile.


E intanto, Micheal Bloomberg, ex sindaco di New York, devolve 15 milioni di dollari al fondo per l'ambiente delle Nazioni Unite che Trump ha rifiutato di finanziare; l'ambasciatore di Cina si dimette perche' non e' d'accordo con le decisioni del presidente, Elon Musk della Teska e Robert Iger di Disney lasciano il proprio ruolo di consiglieri alla casa bianca.

E ancora, come atto di sfida una dozzina di citta' americane hanno ripostato sui loro siti ufficiali tutti i dati che l'EPA (l'ente di protezione ambientale degli USA) aveva raccolto nell'arco di decenni sui cambiamenti climatici e che Donald Trump ha fatto togliere dai siti governativi di Washington. 
Ha iniziato Chicago a Maggio, e a seguire sono state altre grandi citta' come Atlanta, San Francisco, Seattle, Boston, Philadelphia, e Houston.

Ci riusciranno scuole e sindaci? E' presto per dirlo, ma grandi passi in avanti sono stati fatti negli USA per diminuire le emissioni di CO2 e sono quasi tutti stati grazie all'implementazione di leggi locali, e di ricoversioni dell'industria stessa, che ha visto dimiuire i costi dell'energia passando al solare e all'eolico.

Continueranno a farlo. Nelle loro parole: "Il futuro non aspetta, e nemmeno noi."

Tuesday, October 25, 2016

Le rinnovabili sconfiggono le fonti fossili - per la prima volta piu installazioni green che nere











“We are witnessing a transformation of global power markets led by renewables"

 Fatih Birol, IEA Executive Director 


Bloomberg riporta che le installazioni di energia rinnovabile, secondo gli ultimi dati per il 2015, hanno superato quelle che bruciano fonti fossili. 

Sono dati che arrivano dall' International Energy Agency, ed annunciati il giorno 25 Ottobre a Parigi.

In totale nel mondo abbiamo installato circa 153 gigawatt di energia green: il 55% del totale. Per la prima volta superata l'energia generata dal carbone.

Secondo l'IEA, le rinnovabili stavano gia' avanzando rapidamente prima degli accordi di Parigi nel 2015; la corsa in avanti e si stima che sara' una fonte sempre piu importante di energia per i prossimi 5 anni.  Perche'? Perche' i prezzi crollano, e i governi finalmente offrono incentivi sostenuti e a lungo termine, dopo avere dato sussidi ad oil and gas per decenni.

Nel 2015 ogni santo giorno sono stati installati 500,000 pannelli fotovoltaici nel mondo.

Ogni santo giorno.

Secondo l'IEA i prezzi crolleranno ancora, e fra 5 anni costeranno il 75% dei costi attuali. I costi delle turbine a vento invece crolleranno del 15%.

I principali paesi a spingere la corsa delle rinnovabili sono la Cina, l'India, gli USA e il Mexico.

La Cina e' considerata la regina delle rinnovabili per il futuro. E questo perche' l'inquinamento e' arrivato a livelli cosi pesanti che le politiche green sono spinte sempre di piu' dal governo centrale. Cose che si possono fare solo in Cina.

Nel 2015 hanno installato due turbine a vento ogni ora.

Basti solo dire che negli scorsi giorni i cinesi hanno fermato la costruzione di 30 centrali a carbone nuove, per un totale di 15 gigawatt, che e' un quantitativo enrome: l'intera produzione di energia elettrica da carbone del Regno Unito e della Spagna messe assieme! E questo solo per accellerare il piu' in fretta possibile la transizione verso l'energia green, visto che quella black sta facendo soffocare il paese. Di queste 30 centrali, 10 erano gia' in costruzione.

Nel 2015 il comsumo di carbone e' diminuto del 3%, mentre quello di energia dal sole e dal vento sono aumentate del 74% e del 34%, rispettivamente.

Come detto, queste cose si possono fare cosi in fretta solo in paesi non proprio democratici, ma l'importante, in questo caso e' che lo si faccia: nel 2014 il congresso cinese ha dicharato "guerra" all'inquinamento e che vogliono sconfiggerlo come hanno fatto con la poverta'.

In India, le rinnovabili hanno invece il loro punto di forza nel sole. L'obiettivo e' di arrivare a 175 gigawatt da qui al 2022. Adesso siamo a 45 gigawatt. L'industria del sole e' cresciuta di otto volte rispetto al 2014.  Il primo ministro Narendra Modi ha anche deciso di investire 3.1 miliardi di dollari per l'industria manifatturiera solare nel paese.

Anche il Messico ha l'obiettivo di raddoppiare l'energia green, da 15 a 30 gigawatt. Grazie a riforme strutturali sulle rinnovabili nel paese, il costo di sole e vento e' diminuito di molto. Anche negli USA grazie a sussidi per il sole e per il vento si prevede forte crescita, del 50% entro il 2021.

Per l'Europa ci sara' crescita ma non cosi forte come negli ultimi anni: del 21%. Alcuni interrogativi sono legati al Brexit, alle decisioni della Germania su tariffe e sussidi. Potrebbero anche esserci dei cali nei consumi a causa della prolungata crisi.  Al picco del boom, la crescita europea delle rinnovabili era del 62% annuo.

E' evidente che niente e' perfetto, e che ci sono ancora domande da risolvere - condizioni climatiche, appoggi dei governi, lungo termine. Ma e' anche evidente che questo salto delle rinnovabili arriva in modo del tutto inaspettato, in un periodo di crisi e di prezzi bassi per il petrolio e che mostra quanto sole e vento siano competitivi.

Secondo l'IEA questi passi in avanti sono "impressive" e "unthinkable just five years ago".

Sole, vento e in misura un po minore, idroelettrico continueranno a crescere.

Mr Birol conclude dicendo che il futuro e' ancora piu rosa, che le rinnovabili hanno ancora piu' potenziale dei risultati raggiunti finora e che ci sono molti settori in cui crescere ancora: trasporti e riscaldamento.

In una parola, il futuro non e' nell'oil o nel gas, nell'airgun o nel fracking.

Il futuro e' nella perfetta natura.


Monday, October 3, 2016

OIl gas: 100 ditte fallite. Tesla: raddoppio vendite. Energia: rinnovabili costano meno che fossili.









“Solar power delivers cheapest unsubsidised electricity ever, anywhere, by any technology"

 Michael Liebreich
Bloomberg New Energy Finance, direttore



E' una rivoluzione che forse arriva tardi, ma che e' stata messa in moto.

Dopo due anni di prezzi follemente bassi, l'industria del petrolio e' in ginocchio.

Le ditte con costi alti e petrolio difficile da estrarre -- cioe' il greggio-monnezza con alti livelli di impurita' e posti in giacimenti scomodi -- sono andate all'oblio.

Ci sono stati nel solo Nord America ben 100 fallimenti di petrolieri. Cento in due anni!

Molte altre ditte hanno dovuto ridimensionarsi.

Ma non e' finita qui: gli analisti predicono che ci saranno altrettanti fallimenti nei mesi a venire.  Bill Rhea, consulente petrolifero dice che molte delle compagnie che non sono (ancora) fallite sono riuscite a salvarsi perche' avevano dei cuscinetti-salvezza dal passato. Avevano per esempio dei contratti gia' fissati in anni precedenti a prezzi piu' alti di quelli di mercato, e che quindi sono riuscite a tirare avanti per il rotto della cuffia. Ma i prezzi continuano a restare bassi e quindi, questi cuscinetti-salvezza svaniscono:

"I think we've got easily another 12 to 18 months, and we could see as many filed bankruptcies from here on out as have (already) filed in the upstream sector"

E poi ci sono i creditori che hanno atteso a lungo e con pazienza per riavere i soldi prestati, nella speranza di vedere i prezzi del greggio risalire. Ma a un certo punto subentra il realismo e... magari decidono di chiedere i pagamenti indietro, quale che sia il prezzo ma *adesso*. Ergo... occorre pagare!

Dunque, considerate le perdite e la mancanza di liquidita', l'unico modo per venirne fuori e' la bancarotta.  Dalle parole di un altro analista, Patrick Hughes:

"The only way you can solve those problems is through the bankruptcy process"

Sara' una catastrofe?  Beh, per i petrolieri forse si. Ma non certo per noialtri.

Intanto, arrivano i report della Tesla. Le vendite rispetto al 2015 sono raddoppiate grazie all'arrivo di nuovi modelli: il marchio di lusso Model S ma anche la Model X, una SUV. Sono queste ancora macchine costose, ma si prevede che i numeri cresceranno ancora grazie al Model 3 che invece verra' messo in vendita nel 2017 e che, a $35,000 meno ribassi che variano da stato a stato negli USA, e' considerato un prezzo abbordabile.

Si calcola che la Model 3 eliminiera' i consumi di petrolio di circa 300,000 barili di petrolio *ogni giorno* se tutto va secondo le previsioni. Visto che qui negli USA ne consumiamo circa 20 milioni al giorno, non e' una cifra proprio trascurabile. E' l'1.5%. Solo dalla vendita delle Tesla nuove. Un piccolo-grande passo.

E poi c'e' la Chevrolet Bolt, la macchina elettrica "normale" anche lei nello stesso regime di prezzo della Model 3 che presto sara' immessa sul mercato.  Tutte o quasi le ditte automobilistiche hanno progetti di lanciare autombili elettriche nei prossimi anni. Per moda o per amore, non conta. L'importante e' che lo facciano. Succedera' e succedera' prima di quanto ce lo aspettiamo.

E dulcis in fundo....

Le rinnovabili iniziano a costare meno delle fonti fossili.

Secondo il Carbon Tracker Initiative (CTI) i costi dell'energia nel 2016 sono inferiori per il solare e per l'eolico rispetto all'energia prodotta da carbone e del gas.  Per di piu' se costruissimo *oggi* quattro nuove centrali a carbone, a gas, a vento e solari, le prime e due a lungo termine sarebbero antieconomiche. Cioe' costerebbe di piu il loro mantenimento e la loro costruzione rispetto all'effettivo guadagno, considerando i costi a priori e le proiezioni future di guadagno.

Tutto cio', assieme con gli accordi di Parigi che sicuramente incentiveranno ancora le fonti rinnovabili,  faranno si che sole e vento diventeranno sempre piu' convenienti, anche senza sussidi di nessun genere. Anzi, quelli del Carbon Track Initiative dicono che le fonti fossili non torneranno mai alla competitivita' con sole e vento, pure senza incentivi statali.

E questo si inizia a vedere in varie parti del mondo.

Anzi, in alcuni posti, per esempio in Cile, il costo dell'energia elettrica da carbone e'  il doppio di quello dall'energia solare!

Sara' qui costruito il piu' grande impianto solare del mondo *senza* sussidi secondo Bloomberg. Ogni kilo-wattora costera' 2.91 centesimi, il record assoluto di basso costo. Per fare un raffronto, negli USA dove il 67% dell'energia e' generato da fonti fossili, il costo e' di 12 centesimi per kilo-wattora. 

In Cile l'uso di rinnovabili e' aumentato di quattro volte dal 2013.

Anche in Australia, le rinnovabili costano gia' adesso meno dell'energia generata da centrali fossili secondo Bloomberg. Secondo il governo del paese, conservatore, non ci siamo ancora, ma manca poco. Anzi per bocca del suo ministro dell'ambiente e dei cambiamenti climatici, Simon Corbell, l'Australia dice che i prezzi sono quasi "in parita'".

Stessa conclusione in India, dove le vendite di energia elettrica dal sole sono state meno costose di quelle del carbone. Lo dice il ministro dell'energia del paese, Piyush Goyal. In India l'obiettivo e' grandioso: arrivare a 100GW di solare entro il 2022.
  
A livello mondiale, gli investimenti in rinnovabili sono due volte di piu' che in carbone e gas,  e la tendenza rimarra' favorevole alle rinnovabili a lungo ancora.

E quindi, tutto cio' che si continua a propagandare sulle fonti fossili e' solo il canto del cigno morente.

La storia e' dalla nostra parte e non dalla parte di ENI, di Matteo Renzi, di Gianluca Galletti, di Chicco Testa, di Dario Franeschini e del loro petrol-pensiero. 






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Thursday, October 1, 2015

Croazia: rimandate le firme dei decreti trivellanti ENI e Medoilgas a dopo le elezioni











La realpolitik alla fine trionfa su tutto. Anche sui petrolieri.

In Croazia, Bloomberg riporta che il governo ha deciso che l'approvazione finale dei decreti che autorizzano l'inizio delle attivita' petrolifere e' rimandata a dopo le elezioni. 

Vanno cosi in sosta temporanea vari accordi fatti con Eni, Medoilgas/Rockhopper, INA Industrija Nafte d.d., Oando Inc e Vermilion Energy Inc per operazioni petrolifere sia sulla terraferma che in mare. Avrebbero docuto essere approvate nove concessioni in terraferma e altre tredici in mare. Tutto rimandato.

Nel frattempo due delle concessioni rifiutate dall'austriaca OMV e dall'americana Marathon Oil, per cattiva definizione dei confini con il Montenegro, invece di essere state riassegnate, sono state cancellate in toto.

Perche' hanno preso queste decisioni in Croazia? Perche' i politici sono gli stessi in tutto il mondo: hanno paura di cattiva immagine se approvano le trivelle, e quindi invece che dire si e correre il rischio di essere additati come anti-ambiente dicono "ci pensiamo dopo". Ovviamente hanno paura a dire no,  perche' troppi gli interessi e le pressioni in ballo.

Il fatto di aver timore dei gruppi ambientali e' confermato dallo stesso Ministro dell'Economia
Ivan Vrdoljak che a Bloomberg dice:

“We don’t want these contracts, in which we put a lot of hard work, to become fodder in election campaign. We hope to win and sign the contracts in the first cabinet session.”
 
E cioe' neanche si vergogna a dire la verita'. Aspetteranno il post-elezioni per approvare le concessioni trivellanti. Da come la vede la collega Barbara Doric, il capo dell'ente nazionale di Croazia per gli idrocarburi, sono in ballo 1.2 miliardi di dollari che potrebbero entrare nelle casse croate a partire dal 2020 e per 25 anni, perche' dara' origine a -- udite udite! -- lavoro presso i porti, per la costruzione di infrastuttura petrolifiera e di smaltimento rifiuti.

Oh certo! Proprio quello che ci vuole per il turismo di Croazia, l'industria smaltimento rifiuti tossici petroliferi -- e' evidente che Barbara Doric non sa cosa succeda in tutti i posti questo tipo di industria arrivi, da Galveston a Gela, da Viggiano a Cancer Alley.

Barbara Doric vede solo il verde dei petroldollari che serivranno, magicamente, per risollevare l'economia croata, in crisi dopo sei anni di recessione, con alto deficit di bilancio e con alto debito pubblico. 

I petrolieri pero' non ci stanno troppo, perche', ovviamente, vogliono i decreti ora e subito: della serie intaschiamoli adesso che i prezzi del petrolio sono bassi e c'e' poca competizione, e poi buchiamo a nostro piacimento, quando magari i prezzi sono tornati alti. Questo almeno e' la logica di Mathios Rigas, a capo della ditta petrolifera greca Energean Oil and Gas SA:

“Oil companies also don’t have time to wait for two or three years until a government makes a decision,”

Non ancora e' noto quando si votera' ma le date possibili sono una delle domeniche a partire dal 25 Ottobre 2015. In questo momento la Croazia e' guidata dal gruppo social-democratico del primo ministro Zoran Milanovic.

I ritardi su queste concessioni sono gia' di sei mesi e adesso i tempi si allungano ancora. Si e' la realpolitik che vince: la paura di perdere le elezioni in questo caso. Ma, come dico sempre, niente succede a caso, e se la politica di Croazia ha paura e' solo perche' il popolo ha fatto sentire la sua voce ed il dissenso e' cresciuto, e lo sanno anche loro.

E' il copione della vita di tutti gli attivisti: siamo noi, gente normale che gli ha messo questa paura. La realpolitik qui e' stata guidata da realpeople che hanno protestato e si sono arrabbiati. E a parte gli enormi rischi ambientali e sociali, in Croazia c'e' stato anche il modo antidemocratico in cui il governo ha deciso di aprire alle trivelle: con pochissime consultazioni con il pubblico, con programmi fatti a casaccio e scarse certezze sulla sicurezza e sul come queste trivelle possano essere compatibili con il turismo.

E' questa solo un altra puntata del petrolio in Adriatico, e certo la strada sara' ancora lunga, ma e' un passo buono e giusto. Il fatto che aspettino dopo le elezioni mostra ancora una volta l'enorme potere che abbiamo come collettivita' se usiamo i nostri numeri bene e con intelligenza.

Sunday, May 17, 2015

Metti un petroliere all'unviersita' e la sismicita' scompare



Harold Hamm, petroliere capo della 
Continental Resources e fracker "di successo"


Ecco chi e' 



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Il potere dei soldi, il potere del petrolio.
Ma non sempre tutto fila liscio.

Siamo sempre in Oklahoma dove il numero dei terremoti indotti dalle trivelle, dalla reiniezione e dal fracking negli scorsi anni e' aumentato a dismisura e a dirlo sono rapporti scientifici, governativi, giornalistici. Comunque uno la metta, l'evidenza non si puo' negare.

Cosa deve fare allora un petroliere con tanti soldi di fronte a tutto cio'? Nella fattispecie cosa deve fare Harold Hamm, fondatore della ditta petrolifera Continental Resources di Oklahoma, e varie volte miliardario?

Semplice. Scrivere all'Universita' dell'Oklahoma che questo studi scientifici non s'hanno da fare, costi quel che costi. E infatti, Bloomberg scova e pubblica tutti gli scambi epistolari fra Hamm e uno dei "dean" (capo di facolta') dell'universita' in cui Hamm senza mezze parole dice che gradirebbe che alcuni scienziati con tanto di nome e cognome fossero "dismessi".  Guarda caso erano quelli che studiavano la sismicita' indotta!

Un piccolo passo indietro: l'ente principale dell'Oklahoma che studia la sismicita' indotta e' l'Oklahoma Geological Survey che ha sede sul campus dell'Universita' dell'Oklahoma. 
 
Hamm e' uno dei principali donatori all'Universita' -- ha donato circa venti milioni di dollari per lo studio del diabete per esempio -- e ovviamente nega tutto. 

Larry Grillot invece, il dean del Mewbourne College of Earth and Energy dice che Hamm era molto irritato degli studi sulla sismicita' indotta, e che non solo avrebbe voluto vedere taluni personaggi rimossi, ma che avrebbe partecipato volentieri alla selezione di nuovo personale, fra cui un nuovo capo del servizio geologico dell'Oklahoma, perche' e' importante che ci siano anche membri dell'oil and gas! Ha  anche detto che presto avrebbe preso appuntamento con il governatore dell'Oklahoma Mary Fallin chiedendole di spostare altrove gli studi di geologia.

Ecco qui le lettere:






Ovviamente grazie allo scandalo tutto e' finito a niente, ma solo grazie allo scandalo. Nessuno e' stato dismesso, i nomi degli scienziati nel mirino di Hamm non sono stati resi noti e Hamm non ha partecipato ad alcuna selezione di personale.  La legge impone che il servizio geologico dell'Oklahoma resti presso l'universita' dell'Oklahoma.

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Com'e' venuto fuori questo piccolo grande scandalo in Oklahoma?

Nel Novembre del 2013, Austin Holland, il capo del servizio geologo dell'Oklahoma viene contattato da David Boren, presidente dell'Universita' dell'Oklahoma.

Boren, e' un ex senatore, e chiede ad Holland di prendere un caffe a tre, assieme ad  Hamm. Tutto e' piuttosto oscuro: Boren siede nel consiglio di amministrazione della Continental Resources e  Hamm aveva appena donato i suoi 20 millioni di dollari per lo studio del diabete.

Di cosa dovevano parlare?

Holland stava studiando il nesso fra i terremoti che aumentavano in misure spropositata in Oklahoma e l'aumento di attivita' petrolifera, di fracking, di reiniezione. Hamm gentilmente gli chiese di "fare attenzione" nel discutere le possibili connessioni fra terremoti e trivelle.

Cosa deve dire il povero Holland, che evidentemente tanto un cuordileone non e'? Attacca l'asino dove dice il padrone, come si direbbe in Abruzzo. 

Di questo incontro viene casualmente a conoscenza una piccola testata giornalistica tramite il quale la notizia arriva a Bloomberg. Quest'ultima richiede di poter vedere gli email intercorsi fra Hamm, Boren e Holland. Non si puo' scappare. I soldi dell'universita' sono soldi pubblici e il contenuto degli email deve essere pubblico.

E cosi' viene fuori lo scambio epostolare fra i tre personaggi che mostrano una pressione enorme posta sulle spalle del povero Holland da parte del petroliere Hamm e del presidente Boren, molto piu potenti di lui. Si apre il vaso di Pandora con gli altri email di cui sopra e vari altri messaggi macchiati dal conflitto di interessi.



Ovviamente i petrolieri dicono che non c'e' niente di male che loro stessi contattino professori ed accademici e che anzi, era sottinteso che dalla sua creazione, l'Oklahoma Geological Survey fosse un ente che potesse essere di aiuto anche ai petrolio. Boren, il capo dell'universita' dice la stessa cosa.







E in Italia?  O no, sono sicura che in Italia tutto questo non potra' mai succedere. I nostri enti nazionali, l'INGV, la Commissione Ichese, stiamo tutti sicuri.  La sismicita' indotta in Italia non esiste e non e' mai esistita.

Thursday, November 28, 2013

Freshkills, New York City: la discarica dismessa diventa un parco e una centrale solare

Freshkills, 1990

Freshkills, 2013

Freshkills, 2013











Qui sul New York Times

Qui sul sito ufficiale dei parchi di NYC


“Solar, actually, because of a dramatic reduction in the cost of panels, 
has become competitive without subsidies with other forms of energy.”

Mike Bloomberg, sindaco di New York



Tutti i New Yorkesi sanno cos'e' Freshkills: la discarica principale della citta', puzzolente e impossibile e a suo tempo la piu' grande struttura mai creata dall'uomo.

Fresh Kills copre circa nove chilometri quadrati e si trova a Staten Island.

Apri' nel 1947 come discarica temporanea in una zona inizialmente agricola, con foreste e zone lagunari. Era stata progettata per durare venti anni, ma accumularono monnezza per molti altri decenni.

Al massimo della sua "attivita'" Freshkills riceveva 20 carichi al giorno di monnezza dal mare, ciascun carico con 650 tonnellate di robaccia puzzolente.

Nel 2001 si era arrivati all'accumulo di 70 metri di altezza di monnezza, 25 in piu' della Statua della Liberta'.

A un certo punto si decise che non era possibile continuare cosi' e nel 2001 Freshkills venne chiusa anche se venne poi riaperta temporaneamente dopo gli attacchi alle torri gemelle, quando fu usata come punto di smistamento e di ispezione delle macerie dal World Trade Center.

Vennero qui identificati 4,257 resti umani.

Gia' dal 2001 si era iniziato a lavorare su Freshkills per trasformarla in un parco. Un progetto trentennale, visti i lavori di bonifica, di ripristino della zona paludare e di ripopolamento animale necessari.

Freshkills diventera' cosi un parco di tre volte la grandezza di Central Park con percorsi naturali,  passeggiate a cavallo, mountain biking, e sport acquatici, un immenso spazio verde per la citta'.

Gia' oggi molto lavoro e' stato fatto, e anche se non e' ancora completamente aperta al pubblico, Freshkills e' gia' un successo, con erba, piante, fiumi, percorsi e vita, tanto che viene spesso indicato come un modello per recupero di vecchie discariche.  Il New York Times lo chiama un progetto "visionario", dal costo di varie centinaia di milioni di dollari.

E adesso, il sindaco uscente Mike Bloomberg annuncia che a Freshkills sorgera' anche la piu' grande centrale di energia solare della citta'.che generera' 10 megawatt di potenza, secondo Bloomberg e che bastera' a dare energia a 2,000 case. La ditta responsabile dell'impianto solare e' la SunEdison che installera' qui fra i 30,000 e i 35,000 pannelli solari senza sussidi governativi.

Bloomberg dice:

“Freshkills, once a daily dumping ground, will become a showcase of urban renewal and sustainability.” 

Il progetto Freshkills fa parte di PlaNYC, che si propone di diminuire le emissioni di gas serra del 30 percento entro il 2030.

Once it is opened to the public, the park also promises to repay long-suffering Staten Island residents who endured generations of stench and anger, and more than that, to give the entire city an immense, bucolic urban playland — a 21st-century postindustrial landmark rising from mounds of 20th-century waste.

Qui il commentario del New York Times.