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Friday, October 20, 2017

Louisiana: 2 milioni e mezzo di litri di petrolio fuoriusciti da oleodotto difettoso

Se uno ci perde un po di tempo ad indagare, diventa evidente che i rischi collegati alle estrazioni di petrolio sono continui e onnipresenti. Magari la stampa mainstream non ne parla, ma le perdite, gli scoppi, gli incidenti sono dappertutto.


Adesso siamo in mare, dove un oleodotto difettoso (o vecchio?) ha rilasciato enormi quantitativi di petrolio nell'oceano.  Siamo a 65 chilometri ad est della localita' di Venice, Louisiana e l'operatore  che cura la manutenzione e la gestione dell'oledotto si chiama LLOG.

L'oleodotto ha riportato perdite crca una settimana fa, a causa di una frattura in una conduttura che collegava un pozzo ad una struttura di raccolta sotterranea. Le stime iniziali erano di circa 9mila barili di petrolio. Cioe' un milione e mezzo di litri.

Adesso le stime sono state modificate, al rialzo, e siamo a circa 16mila barili, cioe' appunto due milioni e mezzo di litri di petrolio finiti in mare da questa falla. La scia si vede anche da satellite, come dalla foto di Sky Truth in alto. 


Per fare un raffronto, lo scoppio della piattaforma Deepwater Horizon porto' invece al rilascio di circa 800 milioni di litri di petrolio in mare.

Finora, secondo Bloomberg queste perdite attuali rappresentano il piu' grave rilascio accidentale di petrolio in mare dallo scoppio di Deepwater Horizon del 2010.

Non si sa perche' sia successo.

La Louisiana e' in effetti un petrolstato. Non si muove foglia che non lo voglia l'industria del petrolio.

Queste sono le conseguenze.

Sunday, February 10, 2013

Pane, amore e trivelle


Lo scoppio avvenne in Novembre, in Louisiana. Il 16 Novembre 2012 per la precisione.

Una piattaforma di proprieta' della ditta Black Elk Energy con sede ad Houston scoppio' in mare e con lo scoppio morirono tre filippini. I filippini lavoravano per la Grand Isle Shipyard, che aveva avuto un subcontratto dalla Black Elk Energy per le operazioni quotidiane di lavoro sulla piattaforma.

Filippini?

Si Filippini che adesso si sono organizzati in una class action contro la Grand Isle Shipyard per sfruttamento come riporta la TV di New Orleans. Sottopagati, impossibilitati a vivere dignitosamente, lavorando sette giorni su sette, deduzioni inspiegate dalle buste paga, sono venuti qui negli USA con promesse faraoniche dalle Filippine.

Uno dei lavoratori dice che e' quasi schiavismo e che subito arrivati negli USA si sono resi conto che le promesse non sarebbero state mantenute.

Per il signor Ferdinand Garcia il punto di non ritorno e' stato quando per curare la figlia - nelle Filippine - sono dovuti andare dallo strozzino perche' i soldi del suo lavoro negli USA non erano sufficenti nonostante lavorasse 120 ore alla settimana.

Dice che lo capiscono anche loro che sono manodopera a buon costo - un americano lo paghi $20 l'ora, un filippino $6. Ma nessuno si lamenta troppo perche' e' meglio di niente e le alternative nelle Filippine sono peggiori.

Le ditte che mandano i lavoratori dalle Filippine a lavorare sulle piattaforme del golfo del Messico formano una complessa combinazione di scatole cinesi di cui e' difficile stare a capo - alcune stanno su per sei mesi, altre sono filiali di filiali, ma alla fine tutte in un modo o nell'altro fanno capo alla ditta madre - la Grand Isle Shipyard.

E ovviamente la promessa - o la bugia? - piu' grande di tutte era che se i filippini non si lamentavano e facevano il loro dovere un giorno tutta scintillante sarebbe arrivata la Carta Verde - per vivere permanentemente negli USA e magari portare qui la propria famiglia. E' questo il sogno di tutti - o quasi tutti - gli immigranti e i lavoratori filippini ci hanno creduto a lungo.

Il governo delle Filippine ha troppi casi simili di sfruttamento - quasi tutti che coinvolgono casi di lavoro sessuale - per seguire e/o dare assistenza anche agli operai negli USA.

Per sapere come andra' a finire la causa qui negli USA ci vorranno anni.

La Black Elk e' listata al numero 127 su circa 5000 ditte private negli USA (non quotate in borsa), ed e' ottava se si guarda solo al settore energia, e seconda nell'area di Houston.

In tre anni il suo fatturato e' cresciuto del 2510%.

Il signor Garcia invece non poteva pagare le cure mediche alla figlia nelle Filippine.

Un altra storia di ingordigia da petrolio.

Thursday, June 16, 2011

Cancer Alley, Louisiana

 








Factor that into the cost of gasoline.
Make the companies pay for that.
See how much a gallon of fuel costs.
People ask me why I do what I do.
Do I tell them the truth?
Do I tell them that I grew up hating oil companies?
Do I tell them that hatred is what fueled me?


Everywhere that oil is processed this happens.

There is a cancer alley in New Jersey.
There is a cancer alley in California
There is a cancer alley in Nigeria.
Those people suffer just as much.

Josh Tickell, Fuel the movie

La nonna che l'ha cresciuto
e' morta di cancro, a Cancer Alley in Louisiana.


We've got just about every kind of chemical plant that you can imagine here. 
Most of these chemicals are either known cancer-causing 
chemicals or they're suspected to cause cancer in humans.

Right now, I have a father-in-law that's dying of pancreatic cancer. 
I lost my mother at 57 from cancer. 
My neighbor died of cancer. 
The next-door neighbor to us, my aunt behind us, all died of cancer. 




Tutti conosciamo la Louisiana per lo scoppio del pozzo di petrolio Macondo, nell'aprile del 2010. Ma la Louisiana e' anche lo stato americano che processa piu' petrolio, in cui ci sono piu' raffinerie, piu' monnezza tossica pro capite e forse piu' inquinamento diffuso.

La parola "alley" in inglese puo' essere tradotta in italiano come corridoio, o calle. La parola cancer invece non ha bisogno di traduzione.

Cancer Alley e' una zona di circa 100 miglia lungo il Mississippi fra le citta' di New Orleans e Baton Rouge cosi' chiamata dal 1987 perche' esiste un proliferare di morti di tumori di ogni genere, rari, infantili e comuni.

Prima era chiamata "petrochemical corridor", giusto per capire da dove vengono tutti quei tumori. Ce ne sono circa 300, fra fabbriche chimiche, di plastica, di fertilizzanti e appunto raffinerie, tutte nate sulla scia dell'industria petrolchimica.

Svariati decenni fa, una serie di incentivi fiscali, incoraggio' il proliferare di queste industrie, e questo e' il risultato: la Louisiana e' la raffineria d'America. Ci abitano 4 milioni e mezzo di persone, e producono circa 5 miliardi di rifiuti tossici l'anno.

C'e' una citta' dove i tassi di tumori rari sono 1 su settemila. La media nazionale e' 1 su milione.

Hanno malattie mai registrate prima, danni di fertilita', aborti spontanei, danni alla nascita, tutti danni "moderni" che prima non avevano. Ci sono tassi elevati di tumori ai polmoni, di colon, prostata, melanomi e seno.

Gli inquinanti hanno elevato i tassi di tossicita' nell'aria e nell'acqua.

Il livello di diossina nel sangue dei residenti di alcune comunita' e' tre volte la media nazionale.

Nella sola citta' di Convent, furono rilasciati 10 milioni di chilogrammi di tossine.

Nella citta' di Ella 2/3 della popolazione e' stata contaminata dall'arsenico e dal cloruro di vinile.

La citta' di Morrisonville era cosi' contaminata che le ditte petrolifere l'hanno comprata e rasa al suolo. Tutto quello che resta e' il cimitero che c'e' in alto.

Cancer Alley e' stata inserita nell'elenco delle zone piu' inquinate del mondo
da Greenpeace.

Delle 10 industrie piu' inquinanti della Louisiana, la maggioranza raffinerie, sette sono lungo Cancer Alley.

E chi ci abita a Cancer Alley? Purtroppo come sempre qui negli USA per le forti differenze sociali, ci abitano in prevalenza neri e latini, poveri. Spesso sono poco istruiti. Come da copione, i petrolieri - fra cui la Shell che opera una delle fabbriche piu' inquinanti - dicono che i tassi sono minori, e che la colpa e' il fumo di sigarette e tante altre belle cose.

Loro sono dei santi.

E' cosi in tutto il mondo. All'inzio pensavo che fosse solo l'ENI "cattiva" e che volesse venire fra i campi della mia infanzia a distruggere tutto. Invece e' cosi dappertutto, anche in America.

Qui immagini raccapriccianti, nel paese piu' ricco del mondo. Una cosa vergognosa.
Sta a noi cittadini saperlo prima e darci da fare. Perche' i petrolieri - e tutti gli altri tipi di speculatori a dire il vero - non guardano in faccia a nessuno. Dopo il primo pozzo viene il secondo, il decimo, il centesimo. Dopo il primo tubo, arriva il secondo centro oli, la terza raffineria.

Prima o poi arriva inevitabile la Cancer Alley.

Ecco qui, allora, il film Fuel di Josh Tickell, del 2008.







Tuesday, October 13, 2009

Il petrolio e la Louisiana


Prima di andare a Chioggia a parlare delle trivelle nella laguna veneta ho trascorso un po di tempo ad indagare il problema della subsidenza in varie parti del mondo. Trivellare a tre, quattro, cinque chilometri in profondita' ed estrarre materiale - che sia petrolio, acqua o gas - comporta sempre la rottura di delicati equilibri morfologici e, come sempre, la natura prima o poi ci porta il conto. Ho scoperto allora questo articolo del National Geographic sulla costa della Louisiana, scritto nel 2004.

I mari dello stato di New Orleans - vicino al Texas - sono aperti alle trivellazioni da molti anni. La Louisiana, l'Alabama e il Texas sono gli unici stati dove si puo' estrarre petrolio vicino alla riva in tutti gli Stati Uniti.

La marina della Louisiana e' coperta da lagune non molto diverse da quelle del Veneto. Queste sono utili ai territori specialmente in caso di alluvioni o di tempeste perche' fungono da barriera, come una sorta di spugna dove l'acqua viene assorbita.

Il primo pozzo di petrolio fu trivellato in Louisiana nel 1901, e per molto tempo la zona e' stata il crocevia di infrastrutture e interventi petroliferi. Oggi nella laguna corrono tubi e oleodotti, sulle sue rive sorgono raffinierie ed impianti petroliferi di vario genere, e addirittura il centro di stoccaggio strategico di petrolio americano.

La laguna pero' sta affondando. Ogni tanti i porti si trasformano in isolotti. Decenni di estrazioni hanno reso il terreno fragile e la subsidenza - l'affondamento del terreno - e' un dato di fatto. In alto la foto di un signore con la fotografia della casa dei nonni, di circa 80 anni prima e come e' lo stesso sito adesso: mare aperto.

"For decades geologists believed that the petroleum deposits were too deep and the geology of the coast too complex for drilling to have any impact on the surface."

Per anni i geologi hanno creduto che i depositi di petrolio fossero troppo profondi e la geologia della costa troppo complessa affinche' il petrolio avesse delle conseguenze sulla costa.

E invece non e' stato cosi. La terra sprofonda, inesorabilmente, segno che ne geologi ne calcoli matematici possono garantire al cento per cento che l'intervento dell'uomo in una maniera cosi' invasiva sia priva di conseguenze. Bob Morton e' un geologo del US Geological Survey, che ad un certo punto ha deciso di studiare il fenomeno della subsidenza in maniera sistematica.

After much study, Morton concluded that the removal of millions of barrels of oil, trillions of cubic feet of natural gas, and tens of millions of barrels of saline formation water lying with the petroleum deposits caused a drop in subsurface pressure—a theory known as regional depressurization. That led nearby underground faults to slip and the land above them to slump.

Dopo molto studio, Morton concluse che la rimozione di milioni di barili di petrolio, trillioni di piedi cubici di gas naturale e milioni di barili di acqua di produzione associata al petrolio, hanno causato un calo della pressione sotterranea - una teoria nota come deprussirazzione regionale. Questo ha causato lo sprofondamento delle faglie sotterranee e l'afflosciamento della terra di superficie.

Fra le altre cose, le acque di scarto del petrolio - ovviamente rigettate a mare - hanno una alta salinita' e contribuiscono a fare erodere la costa e la laguna.
Mi sembra chiaro e logico. Togli roba dal sottosuolo, diminuisce la pressione, butti robaccia acida a mare, la terra sprofonda ed erode. Elementare, no?

What I can tell you is that much of the loss between Bayou Lafourche and Bayou Terrebonne was caused by induced subsidence from oil and gas withdrawal.

Quello che io posso dire che la maggior parte delle perdite [di laguna] fra Bayou Lafourche e Bayou Terrebonne e' dovuta alla subsidenza indotta dalle estrazioni di petrolio e di gas.

Le due Bayou distano circa quaranta chilometri. Ovviamente i petrolieri dicono che va tutto bene, e che e' tutto "naturale". E siccome tutto il mondo e' paese, lo fanno senza pero' disputare di una virgola i dati del Dr. Morton. Gli ho anche scritto prima di andare a Chioggia e mi ha pure mandato del materiale.

Nel 2004 si stimava che una specie di ripristino anche parziale - non per amore di natura o di popolo, ma solo per facilitare le operazioni petrolfiere e per metterle in sicurezza maggiore - sarebbe costata circa 14 miliardi di dollari.

E poi lo sappiamo tutti che e' successo. Nel 2005 e' arrivata Katrina, l'uragano che ha distrutto la zona. Le infrastrutture petrolifere hanno retto, piu' o meno, ma la perdita di laguna e' stata un fattore che ha certamente amplificato il problema e la devastazione.

La spugna naturale di quella costa era gia' impregnata d'acqua, per colpa della terra che e' sprofondata, e cosi' quando e' arrivato l'uragano l'acqua ha potuto solo inondare le case delle persone.

Si stima che i petrolieri abbiano contributo a far sparire 400,000 ettari di terreno.

When you look at the broadest perspective, short-term advantages can be gained by exploiting the environment. But in the long term you're going to pay for it.

Quando si guarda ad una prospettiva maggiore ci si rende conto che si possono anche ottenere vantaggi a breve termine nello sfruttare la natura. Ma alla lunga ne paghi le conseguenze.

Intanto ci sono delle cause in corso contro l'industria petrolifera per avere compromesso gli equilbri della zona e per avere indirettamente aggravato il disastro Katrina. Fra gli imputati Shell, Exxon-Mobil, Chevron e British Petroleum.

We believe it's the right time to pinpoint who's essentially responsible for the devastation caused by Katrina in the first place -- the major oil and gas companies, who haphazardly dredged thousands of miles of exploration and drill site canals throughout south Louisiana to extract oil and gas.

Riteniamo che sia l'ora di indicare chi sono i veri responsabili della devastazione portata da Katrina - le multinazionali del petrolio e del gas che hanno spudoratamente
scavato migliaia di canali per l'esplorazione e la trivellazione nella Louisiana del sud e per estrarre petrolio e gas.

Da noi l'ENI vuole andare a mettere delle piattaforme metanifere a cinque chilometri da Venezia. Dicono che hanno fatto i conti e che e' tutto apposto. Venezia sara' salva. Parola di ENI.

Parola di chi ha gia' inquinato meta' Italia.

Fonti: Environmental Chemistry, Agence France Press