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Tuesday, June 4, 2019

Filippine: per laurearsi o diplomarsi ogni studente dovra' piantare dieci alberi










E cosi sia:  per ottenere il diploma di scuola superiore o per laurearsi ogni studente delle Filippine dovra' piantare dieci alberi.

E' stata una decisione dettata dall'orribile situazione ambientale del pianeta e in particolare delle Filippine, e va sotto il nome di Graduation Legacy for the Environment Act, legge approvata alla Camera il giorno 15 Maggio 2019. E' stata proposta da Gary Alejano del partito Magdalo e dal rappresentante della citta di Cavite, Strike Revilla. Il passaggio al Senato e' quasi garantito, visto che e' una iniziativa apprezzata da tutti.

Nelle Filippine ci sono 12 milioni di studenti ogni anno che terminano il proprio percorso di studi delle elementari; cinque milioni si diplomano dalle superiori, e poi circa 500,000 dall'Universita'.

I calcoli sono che se questa politica del piantare alberi, dieci a testa ogni studente, funziona, ci saranno circa 175 milioni di alberi nuovi piantati ogni anno, e nell'arco di una generazione, 30 anni, circa 525 miliardi di alberi nuovi.

Ora, e' ovvio che non tutti gli alberi sopravviveranno ma anche con un tasso del 10% di successo lo stesso sono tanti alberi! Le nuove piante saranno sistemate in foreste, mangrovie, aree protette, campi degradati, miniere abbandonate e in generale in zone appropriate per clima e geografia. Si dara' precendenza agli alberi autoctoni.

A coordinare il tutto vari dipartimenti e ministeri: quello dell'istruzione e il commissario per l'istruzione superiore, assieme al dipartimento per l'ambiente e per le riporse naturali, quello dell'agricoltura, delle riforme agrarie e la commissione nazionale sulle popolazioni indigene.

Assieme lavoreranno per identificare i siti, trovare e preparare semi e terreni, valutare il progresso delle piante, monitorarne la crescita e offrire supporto tecnico, trasporto per gli studenti. 

Purtroppo anche se non se parla tanto come in Brasile, le Filippine sono state oggetto di una fortissima deforestazione, legale ed illegale, nel corso degli anni, distruggendo flora e fauna. L'idea e' che questa legge possa portare un po di rimedio, oltre che insegnare amore e rispetto per la natura agli studenti, nella speranza di farne cittadini migliori.

I numeri sono devastanti: nel ventesimo secolo le foreste sono scomparse a tassi cosi elevati che ne resta oggi solo il 25% e questo per alimentare l'industria della legna e a causa delle forte urbanizzazione.

Nel 1900 le foreste coprivano 21 milioni di ettari e il 70% del paese. Nel 1999 siamo calati a 5.5 milioni di ettari.

Come sempre, gli alberi si piantano e non si abbattono, e vorrei tanto che una simile politica, semplice, bella, e intelligente venisse applicata anche in Italia.

Thursday, March 21, 2019

Filippine: la balena trovata morta con 40kg di plastica in corpo






Sunday, August 18, 2013

Scoppi e perdite: gasdotto Illinois, nave Filippine, oleodotto Alaska, nave Venezia

Altre belle notizie. Come sempre, e' impossibile starci dietro perche' ogni giorno c'e' n'e' una nuova.

Iniziamo con le Filippine e l'affondamento di una nave passeggeri carica di greggio - 160 tonnellate di carburante e diesel - la notte del 16 Agosto 2013. Ci sono stati 17 morti nell'urto fra la Sulpicio Express 7, una nave merci e la Thomas Aquinas una nave passeggeri, con 700 persone a bordo.

La Thomas Aquinas e' affondata. Il tutto nei pressi di Cebu, la seconda citta' delle Filippine.







Nonostante il tuttapposto iniziale, e le rassicurazioni che non ci sarebbero state perdite di petrolio, dopo il triste conto dei morti, dopo un giorno ecco comparire petrolio in superficie.

Undici barangays su tredici della citta' di Cordova sono inquinate.  Il petrolio e' arrivato anche nell'isola di Mactan e nella citta' vicina di Lapu-Lapu.

 Il sindaco Adelino Sitoy dice che tutto il pesce pescato nei due giorni dopo l'incidente era coperto di petrolio ed immangiabile, incluse le anguille che e' qui uno dei piatti preferiti. Vengono chiamati "bakasi".

"All of our fishermen went home with their boats all covered with crude oil. All their catch can't be eaten or sold. We will go hungry with this"

Tutto questo dopo neanche una settimana dall'altro incidente nella baia di Manila, dove altro petrolio e' finito in mare, in seguto a perdite durante le operazioni di carico e di scarico di greggio.
Passiamo all'Illiniois. 

11 di sera, 13 Agosto 2013,  Erie, Illinois.  Fumo e fiamme per 100 metri di altezza, visibili per un raggio di 20 miglia.

Era scoppiato un campo di mais.
Un campo di mais?

Beh, non proprio, l'oleodotto sotto il campo di mais era scoppiato con tutto il suo carico di etano e propano. 
 



L'oleodotto e' della Enterprise Products Partners di Houston. Gestiscono e sono proprietari di 50,000 miglia in tutti gli USA.

Gia' nell'Agosto 2011uno degli oleodotti della Enterprise aveva avuto delle perdite, con il riversamento benzina nel fiume Missouri, in Iowa. A suo tempo Reuters riporto' che non si sapeva come fare per ricatturare tutta la benzina, ma che "i pesci non erano ancora morti".

Evviva.

Passiamo all'Alaska.


Ieri 17 Agosto l'oleodotto North Slope, della BP, ha avuto delle perdite, come riporta Bloomberg.  Pare che siano "solo" 50 galloni. Non ci sono immagini piu' dettagliate - ancora.


Infine, Venezia.
La nostra Venezia.



Come riporta il Gazzettino, nel Canale della Giudecca e' comparsa una macchia di 80 metri di petrolio che ha portato con se

un forte odore da idrocarburi percepibile soprattutto nella zona della Giudecca, segnalato anche da alcuni residenti, pare ci sia stato anche qualche malore e nausea fra chi vive nella zona.

Non si sa di chi sia la colpa.











Friday, July 26, 2013

It always seems impossible until it's done



"The technology is in place; 
anyone who tells you we can’t bring about a system 
based on 100% renewable energy sources right now 
 probably acts out of vested personal interest.”

La tecnologia esiste.
Chiunque vi dice che non si puo' creare
un sistema basato al 100% sulle energie rinnovabili
probabilmente agisce sulla base di interessi personali.



Abbiamo investito in modo dissennato nell energie rinnovabili, 
eravamo ubriachi? 

 Ente Nazionale Idrocarburi


It always seems impossible until it's done
Nelson Mandela


In Italia la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e' stata del 24.5% nell'anno 2011, un buon risultato se si pensa che in Germania invece la quota di energia elettrica da rinnovabili nell'anno 2012 e' stata del 23%.

Ci sono altre realta' in cui e' stato fatto anche di meglio: in Spagna al 2009 erano arrivati al 35%, in Svezia al 2012 la quota prodotta e' stata del 48%, in Portogallo nel 2010 invece si era al 50%.

In Norvegia - la patria del petrolio - la produzione di elettricita' da rinnovabili e' al 99%, grazie all'energia idroelettrica e cosi pure in Islanda dove siamo invece al 100% grazie ad un mix fra geotermico ed idroelettrico.

E la tendenza a produrre energia in modo sostenibile non riguarda solo i paesi occidentali: in Peru' lo sviluppo di energia rinnovabile e' stata dichiarata priorita' nazionale, in India lo stato del Gujarat sta seguendo un programma aggressivo di solarizzazione,  e cosi pure in Marocco e finanche in Arabia Saudita.

Ma non e' tanto lo status quo quello che e' veramente importante quanto l'idea che il futuro non e' piu' carbone, petrolio, fracking e buchi-buchi-buchi. Questa era l'energia del 20esimo secolo, quando non sapevamo fare di meglio che massacrare madre natura.

Sono passati cento anni, il petrolio ha segnato per molti versi anche in positivo un'era - quella dell'automobile, del volo aereo, del benessere diffuso - ma ha portato con se, e' innegabile, tanti problemi. Inquinamento, giochi politici, speculazioni finanziarie e non da ultimo i cambiamenti climatici.

Il futuro e' allora rendersi conto che non dobbiamo per forza continuare su questa strada. Che le alternative ci sono, e che se le cerchiamo e le vogliamo, si puo' transizionare dalla melma petrolifera al sole, al vento e all'acqua, e che questo non vuol dire tornare alle caverne. Ci vuole solo il coraggio, e la voglia di andare incontro al 21esimo secolo invece che restare aggrappati a modelli vecchi e superati.

Non e' un caso che in tutto il mondo inizia a germogliare l'idea del 100% da rinnovabili.

La Svezia l'ha gia' annunciato: essere la prima economia mondiale oil-free nel 2020. Si, oil free, programmano di sostituire anche la benzina con carburante da fonti rinnovabili.

Ci riusciranno, non ci riusciranno? Non lo sappiamo. Intanto si sono posti questo obiettivo, ambizioso e di ispirazione per tutti. Anche la Scozia ha annunciato di voler generare il 100% della sua energia da fonti rinnovabili entro il 2025, mentre la Danimarca ha in programma di dire adios a tutte le fonti di energia fossile nel 2050. Last but not least, le Filippine che il giorno 8 Luglio 2013 hanno annunciato di volere arrivare al 100% di energia da fonti rinnovabili nei prossimi 10 anni.

Il campo delle rinnovabili e' in piena espasione, i costi vengono giu, le tecnologie migliorano. Proprio qualche giorno fa, a Stanford hanno messo a punto le piu' sottili strutture assorbi-luce mai create: hanno spessore di qualche nanometro. Dal canto suo, 'International Energy Agency afferma che entro il 2016 l'energia rinnovabile superera' quella prodotta dal gas e sara' il doppio di quella prodotta dal nucleare, diventando la seconda fonte elettrica dopo il carbone.

Fra quattro anni, non fra quaranta!

L'impeto verso le fonti di energia rinnovabili portano con se anche mille altre opportunita' imprenditoriali, e di ricchezza diffusa: ad esempio a Berlino nel 2015 nascera' il CleanTech Business Park, 90 ettari per ricerca e sviluppo di progetti di energia verde: conservazione e stoccaggio, design e produzione.

Sara' il piu' grande complesso industriale di Berlino.

Se avessimo un po di coraggio e di lungimiranza in Italia, smantelleremmo l'ILVA di Taranto, faremmo bonifica e pulizia, riqualificheremmo tutti gli operai, inviteremmo le migliori menti del mondo e lo faremmo qui il Clean Tech Italia.
 



 

Sunday, February 10, 2013

Pane, amore e trivelle


Lo scoppio avvenne in Novembre, in Louisiana. Il 16 Novembre 2012 per la precisione.

Una piattaforma di proprieta' della ditta Black Elk Energy con sede ad Houston scoppio' in mare e con lo scoppio morirono tre filippini. I filippini lavoravano per la Grand Isle Shipyard, che aveva avuto un subcontratto dalla Black Elk Energy per le operazioni quotidiane di lavoro sulla piattaforma.

Filippini?

Si Filippini che adesso si sono organizzati in una class action contro la Grand Isle Shipyard per sfruttamento come riporta la TV di New Orleans. Sottopagati, impossibilitati a vivere dignitosamente, lavorando sette giorni su sette, deduzioni inspiegate dalle buste paga, sono venuti qui negli USA con promesse faraoniche dalle Filippine.

Uno dei lavoratori dice che e' quasi schiavismo e che subito arrivati negli USA si sono resi conto che le promesse non sarebbero state mantenute.

Per il signor Ferdinand Garcia il punto di non ritorno e' stato quando per curare la figlia - nelle Filippine - sono dovuti andare dallo strozzino perche' i soldi del suo lavoro negli USA non erano sufficenti nonostante lavorasse 120 ore alla settimana.

Dice che lo capiscono anche loro che sono manodopera a buon costo - un americano lo paghi $20 l'ora, un filippino $6. Ma nessuno si lamenta troppo perche' e' meglio di niente e le alternative nelle Filippine sono peggiori.

Le ditte che mandano i lavoratori dalle Filippine a lavorare sulle piattaforme del golfo del Messico formano una complessa combinazione di scatole cinesi di cui e' difficile stare a capo - alcune stanno su per sei mesi, altre sono filiali di filiali, ma alla fine tutte in un modo o nell'altro fanno capo alla ditta madre - la Grand Isle Shipyard.

E ovviamente la promessa - o la bugia? - piu' grande di tutte era che se i filippini non si lamentavano e facevano il loro dovere un giorno tutta scintillante sarebbe arrivata la Carta Verde - per vivere permanentemente negli USA e magari portare qui la propria famiglia. E' questo il sogno di tutti - o quasi tutti - gli immigranti e i lavoratori filippini ci hanno creduto a lungo.

Il governo delle Filippine ha troppi casi simili di sfruttamento - quasi tutti che coinvolgono casi di lavoro sessuale - per seguire e/o dare assistenza anche agli operai negli USA.

Per sapere come andra' a finire la causa qui negli USA ci vorranno anni.

La Black Elk e' listata al numero 127 su circa 5000 ditte private negli USA (non quotate in borsa), ed e' ottava se si guarda solo al settore energia, e seconda nell'area di Houston.

In tre anni il suo fatturato e' cresciuto del 2510%.

Il signor Garcia invece non poteva pagare le cure mediche alla figlia nelle Filippine.

Un altra storia di ingordigia da petrolio.