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Monday, March 18, 2019

Ventiquattro ore di inferno nel petrolchimico di Houston che ancora arde








Siamo a Deer Park, nel cuore del petrolizzato Texas, non lontano da Houston.

Un impianto petrolchimico e' andato in fiamme la mattina di domenica 17 Marzo ed e' ancora li che arde. L'impianto e' della Intercontinental Terminals Company e non si sa ancora cosa sia successo. Si sa solo che l'incendio e' partito da una tanica di stoccaggio e che si e' poi esteso ad altre otto vasche di contenimento.

A rischio depositi per oltre 13 milioni di barili di materiale petrolifero infiammabile di ogni tipo, liquidi e gas petrolchimici, carburante, distillati. Da qui partono camion, ferrovie, oleodotti per il trasporto in ogni direzione d'America.

13 milioni di barili sono 2 miliardi di litri fra gas, petrolio, nafta, xylene e toluene.

Nel circondario fumi, avvisi alla gente di restare in casa. L'autostrada e le scuole locali sono state chiusa.  In questo momento sono dunque piu di 36 ore che l'impianto arde, e pare che ci vorra almeno un altro giorno, forse due per domarlo.

Ovviamente questa esplosione e' un evento spettacolare e grandioso, ma gli eventi quotidiani sono della stessa pasta, solo meno intensi: ci sono qui fiammate di gas naturale, fumi, puzze, schifo petrolifero tutti i giorni.

Come in Val D'Agri, e la gente ci e' "abituata" per quanto ci si possa abituare alle puzze! E quindi sono storie di tutti i giorni.

Ovviamente il tuttapposto parte anche qui: dicono tutti che la qualita' dell'aria non e' stata alterata, che i livelli di inquinanti sono sotto la soglia di allarme. Ehh? Ma come puo' essere che il petrolio arde per giorni e che alla fine alla gente viene detto di restare in casa ed e' tuttapposto?

Lo xylene e' un solvete che fa parte della filiera di produzione del petrolio, se uno lo ingerisce o ne respira forti dosi puo' esserci anche la morte, ma a dosi basse causa irritazione agli occhi, naso, gola, e pelle. La nafta deriva dalla distillazione del gas o del petrolio e puo' anche questo irritare naso e occhi. Il toluene viene invece usato nelle colle, vernici e dei solventi delle unghie. A dosi elevate causa danni al sistema nervoso. 

E voila', una altra puntata della vita petrolchimica del 21esimo secolo. 

Meglio un gigantesco pannello solare, no?

Friday, November 3, 2017

Bocciato l'airgun 3D Schlumberger al largo della Siclia



Un grande grazie e un pensiero al mio 
amico evergreen Guido Picchetti. 


Eccoci qui, un altra bella notizia.

Si tratta della bocciatura di una concessione detta D1 GP SC, che copre un'area di circa 4200 kmq. Qui la proposta era di eseguire indagine geofisica, cioe' airgun, in tre dimensioni, come proposto dalla Schlumberger di Houston.

Le province coinvolte sarebbero state Caltanissetta, Trapani, Agrigento. Interessati i comuni di Gela, Menfi, Porto Empedocle, Marsala, Palma di Montechiaro, Ribera, Petrosino, Realmonte, Pantelleria, Siculiana, Campobello di Mazara, Licata, Montallegro, Cattolica Eraclea, Agrigento, Sciacca, Campobello di Licata, Butera, Castelvetrano, Lampedusa e Linosa, Mazara del Vallo.

Si sarebbe trattato di 10,200 chilometri linee sismiche. Una enormita'!.

Sono tante, e questo perche' la tecnologia in 3D e' molto piu' intensa che in 2D. Ovviamente: la presa dati per dare una immagine in tre dimensioni e' piu' dettagliata che in due dimensioni. E dunque, piu' invasiva.

Non a caso sarebbero rimasti a bombardare il canale di Sicilia per ben... 145 giorni. Cinque mesi di airgun.

A dire di no sono stati molti comuni interessati, Sciacca, Ribera, Palma di Montechiaro, Menfi, Licata (AG),  Campobello di Mazara, Petrosino, Pantelleria, Castevetrano (TP), la provincia di Caltanissetta.  Assieme a loro le associazioni locali, fra cui Stoppa la Piattaforma, L'AltraSciacca, Associazione Apnea Pantelleria e Italia Nostra sezione di Sciacca. 

Come sempre ci sono state scartoffie inviate dalla Schlumberger, osservazioni, contro-osservazioni, e come sempre la Schlumberger ha avuto la possibilita' di avere la prima e l'ultima parola.

Solo che l'ultima parola non l'hanno voluta dare. O non l'hanno potuta dare, o non gli interessava di darla.

E quindi, passati i tempi previsti, il ministeroha bocciato la concessione.
Per una volta Galletti e Franceschini hanno fatto la cosa giusta.

La cosa importante di questa bocciatura e' che questa D1 GP SC si trova, nel suo punto piu' vicino alla costa, a 14 miglia da Pantelleria, fuori dalla zona di interdizione alle trivelle, che si ferma a 12 miglia da riva.

Questo e' importante perche' mostra che i danni al mare, i rischi di scoppio e di inquinamento, non si fermano alle 12 miglia ma vanno oltre quelli che alla fine sono limiti arbitrari. Noi persone di buon senso lo sappiamo, ma qui per una volta c'e' anche il governo a confermarlo.

E di questo occorre fare tesoro per le altre battaglie, a mare e in terra.

... o e' perche' ci sono le elezioni in Sicilia dopodomani :) ?

Tuesday, August 29, 2017

Houston, l'uragano Harvey le raffinerie e la puzza


Due esplosioni presso un impianto petrolchimico in Texas a causa dell'uragano Harvey. Altri scoppi in previsione. Il CEO della ditta coinvolta, la Arkema, dice che non c'e' “nessun modo di prevenire" altre esplosioni e immissione di sostanze tossiche in atmosfera.

Cosa e' successo? Si producono qui composti chimici per uso in materiali plastici. Questi composti con le alte temperature possono decomporsi e prendere fuoco.

A causa dell'uragano e' andata via la corrente,  i sistemi refrigeranti sono saltati, i generatori di riserva non ce l'hanno fatta e ... voila', questi composti chimici sono stati lasciati al loro destino. E il loro destino e' di esplodere. 

L'impanto e' allagato e le due esplosioni sono state in uno dei nove stabilimenti associati alla Arkema. Gli altri otto esploderanno anche loro, si prevede, perche' non c'e' niente che possa fermare la chimica, e i frigoriferi non torneranno in funzione a tempi brevi.

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Le raffinerie chiuse e le emissioni fuori dal normale





Altre immagini di Houston














Air pollution is one of the unseen dangers of the storm
Elena Craft, Environmental Defense Fund

In questi giorni Houston ha veramente dei problemi, l'uragano Harvey ha allagato varie parti della citta', ed e' emergenza un po ovunque, specie per le persone piu' fragili. Le immagini delle persone della casa di riposo sottacqua sono state davvero tristi da guardare e la domanda e' sempre: possibile che non ci si poteva arrivare preparati?

Ci sono tanti commentari da fare, una citta' super cementificata, come lo sono molte delle nostre citta' moderne, dove l'acqua non sa dove defluire, il sindaco che non aveva mandato allarmi e ordini di evacuazioni, i cambiamenti climatici, Trump che elimina le protezioni contro le alluvioni imposte da Obama tre giorni prima dell'arrivo di Harvey. 

I danni sono stimati essere fra i 30 e i 100 milardi di dollari.

Ma in altre parti della citta' c'e' un altro problema a parte l'acqua.

E' la puzza.

Puzza di roba chimica che arriva dalle raffinerie della petrol-citta' d'America per eccellenza.

Puzza di petrolio.

Puzza di idrogeno solforato.

E con la puzza arrivano mal di testa, nausea, irritazioni al naso e alla gola, attacchi di asma, e mal di cuore.  Siamo nelle comunita' accanto alle raffinerie ad East Houston e nessuno puo' scappare perche' non c'e' posto dove scappare. L'acqua e' dappertutto e in alcune aree arriva a un metro e mezzo.  E quindi chi vive in queste zone e' costretto a respirare monnezza, oltre che ad avere l'acqua alla gola.

Anzi, ci sono ordini da parte della citta' di restare chiusi in casa!

Per capire la portata del'evento basti pensare che il 25% di tutto il petrolio USA viene da qui, come pure il 40% dei materiali chimici usati per l'agricoltura, come i fertilizzanti, il 44% dell'etilene e il 50% del combustibile aereo.

La Shell, la Exxon, Phillips 66, la Marathon, la Petrobras, Flint Hills, Valero, Citgo, hanno tutte chiuso.

E di solito quando si chiude, specie in condizioni di emergenza, si emettono sostanze tossiche in atmosfera in quantita' superiore alla norma, anche rispetto a quanto previsto dalle leggi.  E ci sono qui raffinerie a non finire, tutte chiuse per emergenza.

E chi vive li lo sa. La gente riporta di colonne nere di fumi tossici visibili dalle raffinerie. La puzza sa di gomma bruciata e di sostanze metalliche.

Anzi, il gruppo Environment Texas calcola che circa mezzo milioni di chilogrammi di sostanze tossiche siano state rilasciate in atmosfera. 

In realta' scienziati e ambientalisti avevano gia' da molto predetto il mix micidiale di uragani e petrolio.  Come da copione, la Exxon riporta danni ingenti alla sua raffneria di Baytown e che il tetto di una delle sue infrastrutture e' crollato.

Le emissioni, secondo i dirigenti, cesseranno Venerdi. Cioe' dopo quasi una settimana!

Interesante che una corte del Texas ha ordinato alla Exxon di pagare $20 milioni di multe per violazioni contro gli standard di emissioni, e per avere immesso circa 5 milioni di chilogrammi di inquinanti in atmosfera. 

Fra il 2005 e il 2013 la Exxon ha violato le leggi sulle emissioni in atmosfera ... per 16,386 volte.
Si, 16 mila volte!

Chi vive qui?

Come si puo' immaginare, non certo le persone ricche, quanto comunita' disavvantaggiate. E' sempre cosi. La poverta' economica spesso si trasforma anche in poverta' della qualita' della vita, in questo caso ambientale.

Morale della favola?

I petrolieri hanno causato i cambiamenti climatici. L'uragano Harvey potrebbe o non potrebbe essere stato a causa dei cambiamenti climatici, anche se e' noto che una delle conseguenze dei cambiamenti climatici e' l'intensificazione degli eventi "estremi". L'uragano colpisce il cuore dell'America petrolifera.

Chi paga il prezzo e' sempre il cittadino comune.












 

Saturday, May 6, 2017

Franceschini e Galletti approvano Gradizza, altre trivelle Aleanna Resources a Ferrara




I ministri Dario Franceschini e Gianluca Galletti approvano le trivelle a Gradizza, Ferrara

 A trivellare la Aleanna Resources, micro ditta del Texas che vuole trasformare l'Emilia Romagna in una gruviera.


Tutto questo nonostante i due comuni coinvolti e i loro cittadini abbiano detto al governo di essere contrari alle trivelle per timori sismici, di subsidenza di inquinamento. 

In alto, il parare negativo del comune di Copparo;
in basso il parere negativo del comune di Formignana.

Anche l'Ente Parco regionale Veneto del Delta del Po gli ha detto che non era saggio
trivellare.



A tutti, il governo gli ha risposto picche.


Si chiama Gradizza, ed e' una concessione petrolifera di ricerca nei pressi di Ferrara, nei comuni di Copparo e Formignana. 

A voler trivellare in questo nuovo angolo d'Italia i nostri amici della Aleanna Resources, ditta di scatole cinesi basata (forse?) a Houston. Lorsignori dal Texas vogliono qui mettere in produzione il pozzo Gradizza 1 di un chilometro di profondita'  per estrarre petrolio e gas.

Costruiranno anche un metanodotto.

Il nostro governo, cosi' grande amante del territorio e nelle persone del ministero dell'ambiente, Ginaluca Galletti e delle attivita' culturali, Dario Franceschini, decide che si puo', che e' tuttapposto,
che trivelle e ambiente, che trivelle e cultura, sono compatibili e firmano il si.

La regione Emilia Romagna dice che determinera' la "dichiarazione di pubblica utilita', indefferibilita' ed urgenza dell'opera".

Si???

Urgente per chi?

Me lo vedo il Ferrarese medio che non aspetta altro che una bella trivella nei suoi campi.

Fa ridere (o piangere?) il modo in cui trattano le aree protette. Ne ho lette a dozzine di questi si scellerati alle concessioni trivellanti ed il copione non cambia quasi mai. Le aree protette sono sempre delle disgraziate, che non servono poi a tanto,  lontane o vicine dai pozzi, non importa, sono sempre e comunque figlie di una Italia minore e irrilevante.

Non capiscono che e' il verde, e' la natura che rende le nostre vite migliori, e che occorre proteggere e migliorare quello che abbiamo e non continuare a bucarlo come ebeti.

In questo caso dicono, Franceschini e Galletti che: i siti Natura 2000 sono tutti fuori da Gradizza, ma che "costituiscono comqune un residuo dell'ampio compresorio palustre del passato" e che si trova gia' in una fitta rete di canali, di terreni agricoli, di nuclei urbanizzati, di una complessa rete viaria di comunicazione.

E quindi? Quindi trivelliamoli!!! Di nuovo invece di proteggere quel po di natura sana che resta, decisdiamo di mandarla all'aceto, meglio, alle trivelle.

Aggiungono che ci sono a Gradizza poche specie animali, perche' gli habitat non sono idonei, che l'area agricola e' frequentata solo "di passaggio" per l'occasionale ricerca di cibo e non per la riprioduzione e quindi le trivelle della Aleanna non potranno influire flora e fauna.

Scusate tanto, ma se e' area agricola, vuol dire che ...l'UOMO mangia quei prodotti agricoli, no? E perche' vogliamo trivellare una zona agricola???

Le mangeranno Franceschini e Galletti le petrol-pere di Gradizza?

Come sempre sono arrivate le osservazioni da parte dei cittadini.

Cosa dicono Franceschini e Galletti?

Beh, che il proponente le ha "controdedotte", e cioe' che la Aleanna ha avuto la prima e l'ultima parola. Che paese democratico eh? E cosa altro potrebbe dire la Aleanna? Dira' sempre, come ogni ditta di petrolio che si rispetti, che e' tuttapposto, che i loro fumi sono profumi, che la terra diventera' meno ballerina, che le falde saranno zuccherate.

Sono petrolieri!

Non sarebbe stato il caso di chiedere agli esperti? Di seguire la volonta' popolare? Chi esattamente rappresentano Galletti e Franceschini in questa circostanza? Certo non il popolo: perche' in questo caso, le loro decisioni vanno contro il popolo che maggiormente e' portatore di interesse. E cioe' i cittadini che hanno espresso il loro no.

Ma lo sappiamo tutti che in Italia la democrazia e' una cosa per far finta, e non vera.

Infine ci sono le prescrizioni.

Meglio note come i contentini.

1. Dovranno essere presentati dei piani di monitoraggio che devono tenere conto di eventuali "carenze" nella documentazione.

Ehh?? Ci sono carenze e voi approvate lo stesso? Quali sono queste carenze?  Quali sono le caratteristiche di questi piani di monitoraggio?

E chi lo sa. L'ho gia' detto: e' tutto solo per scenografia, e' tutto finto.  A Franceschini e a Galetti, secondo me, non gliene importa un fico secco di Gradizza.

2. Dovranno realizzare un pozzo per monitorare le falde idriche sottoterra.

Mmh. Per far cosa? Per vedere se il petrolio le inquina? E quindi, implicitamente stanno ammettendo gli stessi Franceschini e Galletti che e' qualcosa che potra' succedere. La risposta e' semplice: con molta probabilita'  prima o poi succedera'. Perche' succede sempre. Basta guardare la Basilicata e a tutti gli schifi che vengono fuori adesso, venti anni dopo le prime trivelle. Sono le leggi della fisica, della chimica, della probablita'. Non ci sono prescrizioni che tengano.  I pozzi, prima o poi perdono, cedono, inquinano.

Ma qui a Gradizza avremo il pozzo osservatore. E dopo che abbiamo osservato cosa facciamo?

3. 4. In queste parti, finalmente si precisa che i piani di monitoraggio sono per la subsidenza indotta, e che la presa dati deve iniziare un anno prima delle operazioni di estrazione. Che linee guida ci sono? E chi lo sa. Si dice solo che se "si verificano effetti subsidenti superiori a quelli prospettati" si dovranno realizzar e"interventi strutturali compensativi" per la rete di scolo in caso ci siano effetti superiori a quanto previsto. E poi ci dovranno essere dei "report" da dare alla regione Emilia Romagna.

Mmh. Ma Cosa sono questi interventi strutturali compensativi?

Quali sono i limiti accettabili di subsidenza?

Nel giro di quanti mesi?

Di quanti anni?

E dopo che abbiamo presentato il report, cosa facciamo?

Come facciamo a tornare indietro?  Chi sistemera' la rete di scolo?

Mistero.

Si sa solo che il tutto avverra' in concerto con il consorzio di bonifica della citta' di Ferrara e che ci sono dei misteriosi modelli matematici a predire il futuro.

Nota: come ho cercato di dire milioni di volte, faccio modelli matematici per mestiere, e quello che posso dire e' che i modelli matematici sputano fuori quello che tu ci metti dentro. E' evidente che ci possono essere tanti giochini dietro. Chi li ha fatti questi modelli? La Aleanna? Una ditta pagata dalla Aleanna?  Che ingredienti ci sono?  Ad ogni, modo nessun modello matematico potra' mai determinare con esattezza cosa succedera' perche' nessuno, che sia in buona o malafede, sa esattamente cosa accade sottoterra, quali sono le condizioni esatte del sottosuolo, le varie interazioni, e tutte le complessita' che possono esserci sottoterra.

I modelli matematici non sono il vangelo.

5. Ci vorra anche una rete di monitoraggio sismico con sensibilita' di magnitudo 0.5, cioe' deve essere in grado di rilevare scosse di magnitudo 0.5 o superiore e nell'arco di 5-10 chilometri dal pozzo. Dovranno anche essere identificate eventuali faglie sismiche adiacenti a San Pietro in Casale.

Come dire, trivelliamo ma non lo sappiamo cosa c'e' nel sottosuolo, cosi' invece di studiare il sottosuolo prima e poi decidiamo, noi decidiamo di trivelliare prima e di studiare come prescrizione.
Il mondo alla rovescia.

Ancora piu' comico e' il reparto monitoraggio acqua sotterranea. Si dice che "pur valutando che non vi possa essere alcuna interferenza con l'attivita'" ci vorra' un piano opportuno di monitoraggio e di allarme in casi di "contaminazione accidentale".

Ma ci sono o non ci sono *possibili* interefenze? Si o no? Non e' dato sapere.

6. Ci potranno essere danneggiamenti alla viabilita' causati dal passaggio di mezzi pesanti, ma anche qui nessun problema, perche' ci saranno opportuni accordi fra la Aleanna e l'amministrazione provinciale, per l'uso delle strade piu' idonee e per eventuali risarcimenti.

7. Invece per quanto riguarda il rumore, siccome sanno gia' che supereranno i limiti, quelli della Aleanna dovranno richiedere una deroga.

8. Interessante che dicano che ci vorra' il monitoraggio del gas "emesso dal soffione atmosferico".
In poche parole, qualcosa verra' emesso in atmosfera (come accade sempre e comunque da qualsiasi pozzo di petrolio) e questo qualcosa dovra' essere analizzato per scovare la presenza di idrocarburi (metano?), di composti organici volatili, composti a base di zolfo e di azoto e gas radioattivi!!!

Tutti balsami per la salute, vero?

E poi ci vorra' qualcuno dalla soprintendenza archeologica, un sistema informativo con il pubblico (cosa vorra' mai dire la Aleanna? E' tutto scintillante, no?), occorrera' stare attenti a flora e fauna, alle luci, al rumore, alla terra di risulta.

E poi, fra venti anni ci ritroveremo come a Viggiano, a piangere sul petrolio versato nei campi, nelle vite, e sul futuro.


Saturday, November 7, 2015

Obama boccia Keystone




Un'altra notizia bellissima per chiunque lotti per la giustizia ambientale, in qualsiasi parte del pianeta.

Il Keystone Pipeline e' stato finalmente bocciato dall'amministrazione Obama. L'oleodotto della nostra discordia, 1180 miglia che avrebbero dovuto trasportare 830 mila barili di petrolio derivante dal bitume delle tar sands del Canada ogni santo giorno da Calgary fino a Houston non s'avra' da fare.

Perche'? Perche' costruirlo, ed estrarre il petrolio che dovra' trasportare, peggiorera' i cambiamenti climatici. Questo e' il verdetto finale del presidente Obama. E' una vittoria storica, per la portata del progetto, per la persistenza dei petrolieri, per le proteste che si sono susseguite nel corso degli anni e  perche' e' arrivato addirittura il veto presidenziale.

Non era mai successo prima che il presidente degli Stati Uniti d'America rigettasse un opera petrolifera di questa portata per evitare di immettere altra CO2 in atmosfera.  Mai.

La battaglia di Keystone e' una vittoria di tutti che nasce quasi disperata sette anni fa, nel 2008. Come per tanti progetti petroliferi era tutto gia' programmato, e si pensava che ottenere i permessi sarebbe stato facile. Nessuno sapeva niente delle Tar Sands del Canada.

E invece, giorno dopo giorno, protesta dopo protesta, siamo arrivati fin qui. Non ci si e' arresi mai e man mano che aumentava la presa di coscienza si sono moltipilicate le manifestazioni di contrarieta' a Keystone: dalle comunita' indigene del Canada, ai contadini del Nebraska, ai ranchers del South Dakota, agli attivisti di New York, coinvolgendo studenti, suore, scienziati, scrittori. E anche chi viveva lontano ha mandato lettere di protesta, ha organizzato sit-in nelle principali citta' americane e canadesi, nelle universita', ha fatto circolare video e petizioni on line.

Alla fine, Keystone e' diventato un simbolo: attivisti e ambiente contro petrolieri e politici. Abbiamo vinto noi.

Ed e' qui il segreto della vittoria, io credo, che si tratti di Keystone in Texas o di Arborea in Sardegna, di Ortona e Bomba in Abruzzo, o del parco del Curone in Lombardia: un movimento diffuso, informato, dal basso, che si attiva, si arrabbia con intelligenza, protesta, e che esige ogni giorno che i beni comuni vengano rispettati, senza compromessi.

E certo non guasta che Obama vuole lasciare il suo mandato presidenziale con un forte segnale sulla necessita' di fermare i cambiamenti climatici. O che il nuovo primo ministro canadese, Justin Trudeau, sia molto meno agguerrito sulla "necessita'" di costruire Keystone rispetto al suo predecessore Stephen Harper.  Obama non e' sempre stato coerente nel suo ambientalismo, ma questa volta ha fatto la cosa giusta e non si e' piegato agli onnipresenti lobbisti.

Keystone e' morto e questo deve darci fiducia. Sono sicura che ci saranno altre vittorie magiche di questo tipo e che quello che adesso ci sembra speciale e difficile, diventera' sempre piu' comune, anche in Italia. Abbiamo internet, abbiamo esempi virtuosi, sappiamo sfatare le petrol-bugie e sappiamo tutti qual'e' la cosa giusta: lasciare il petrolio sottoterra e correre piu' veloci che possiamo verso un futuro fatto il 100% rinnovabili perche' di pianeta ne abbiamo uno solo.

Il giorno 9 Novembre 2015 si decideranno le sorti di Ombrina Mare, il mio tormento personale dal 2008. Spero che come Keystone verra' bocciata e che i nostri politici abbiano un cuore, una mente, un amore di democrazia, piu' grande che quelle quattro goccie di petorlio scadente sotto il mare Adriatico.

L'ingegno umano e' molto piu' grande dei buchi sottoterra, e se abbiamo messo un uomo sulla luna, possiamo anche portare il sole nelle case di tutti. 

Tuesday, October 13, 2015

Cambiamenti climatici: la Exxon gia' sapeva tutto dal 1979









The greenhouse effect would require major reductions in fossil fuel combustion.
Exxon Mobil, 1982

Quanto tempo prezioso abbiamo perso nella lotta ai cambiamenti climatici perche' i negazionisti si aggrappavano a teorie sul fatto che il clima non cambia, e che anche se cambia e' tutto naturale, e che mai e poi poteva essere colpa dell'uomo?

Risposta: tanto, troppo tempo.

E la Exxon Mobil e' una delle ditte principalmente responsabili di questo fatto, secondo un meraviglioso reportage del Los Angeles Times.  

Nel 1990 uno degli investitori della Exxon, in una riunione di azionisti, aveva gia' posto il problema degli equilibri climatici che cambiano a causa del nostro uso delle fonti fossili. La Exxon tranquillizzo' tutti: avevano studiato le cose per bene e ... tuttapposto.

Intanto, nell'Artico canadese gli ingegneri della Exxon stavano gia' incorporando i piani di cambiamenti climatici e di scioglimento delle nevi nei loro progetti operativi. C'erano gruppi interi il cui solo lavoro era di capire come usare al meglio questi cambiamenti climatici per ottimizzare le operazioni della Exxon al polo nord. E cioe' non per evitare che i ritmi naturali cambiassero, ma usare questi cambiamenti per far soldi. Il capo di uno di questi reparti era Ken Croasdale, senior ice researcher che gia' in convegni petroliferi nel 1991 parlava di cambiamenti climatici che avrebbero cambiato i livelli del mare, l'estensione dei ghiacciai, gli icerberg e il permafrost.

Fra il 1986 e il 1992, ogni anno Croasdale andava negli uffici di Houston per presentare rapporti sui cambiamenti climatici alla casa madre. Fra le parole famose di Croasdale, queste, del 1992:

"Potential global warming can only help lower exploration and development costs in the Beaufort Sea."

E se c'erano problemi erano solo perche' le alterazioni dei livelli del mare avrebbero potuto portare danni alle infrastrutture petrolifere costiere, fra cui piattaforme, isolotti artificiali costruiti come supporto per i petrolieri e le loro navi, impianti marini, oleodotti e stazioni di pompaggio. Danni agli altri, alla flora alla fauna? Nessun problema, Houston.

E mentre Croasdale diceva tutte queste nelle stanze segrete della Exxon, al pubblico i gran capi dicevano il contrario: fra il 1980 e la meta' degli anni 2000, centinaia e centinaia di documenti interni dicevano che occorreva seminare dubbi e dispellere le paure dei cambiamenti climatici fra la popolazione.

E' stata la Columbia University e il suo Energy and Environmental Reporting Project assieme con il Los Angeles Times a leggersi tutte queste carte, conservate presso l'Imperial Oil collection nel Calgary Glenbow Museum e presso la Exxon Mobil Historical Collection della Briscoe Center for American History di Austin, che fa parte della University of Texas. La Imperial Oil e' al 70% di proprieta' della Exxon.

La Imperial Oil in realta' aveva gia' iniziato a trivellare in Artico, prima ancora della Shell, gia' negli anni '70. Dopo avere bucato circa venticinque pozzi avevano abbandonato tutto perche' i costi erano proibitivi: venti forti, temperature frigide, difficolta' logistiche, ghiacci impenetrabili.

Il ragionamento della Exxon era semplice. Se ci sono i cambiamenti climatici, forse le cose diventano piu' facili in Artico, no? Forse i costi e le difficolta' diventano minori? E forse ne varra' la pena. E se non lo facciamo noi, lo fara' un altro.

E fu cosi' che fra la fine degli anni 1970 e la meta' degli anni 1980 la Exxon e' stata all'epicentro dello studio dei cambiamenti climatici, con studi interni e consulenze con la Columbia University e l' MIT, con speciale enfasi sull'Artico.

Fra i vari progetti quelli di uno studente estivo, Steve Knisely, che nel 1979 predisse che l'uso indiscriminato di fonti fossili avrebbe portato all'aumento di concentrazioni di anidride carbonica in atmosfera da 280 ppm, prima della rivoluzione industriale, a 400ppm nel 2010. Disse che se si voleva evitare il raddoppio di CO2 in atmosfera, si sarebbe dovuto lasciare l'80% delle fonti fossili nel sottosuolo.  "Il problema e' grande ed urgente". Era solo uno studente, ma aveva capito.

Arrivano allora modelli, simulazioni, dati presi dagli studi scientifici NASA e dal centro climatico canadese.  Erano quegli stessi dati e quegli stessi modelli che per venti anni la Exxon avrebbe poi pubblicamente detto di essere non affidabili e basati su scienza fasulla. Ma all'inizio, non c'erano contoroversie o dubbi. I cambiamenti climatici erano considerati veri da tutti gli scienziati che lavoravano per la Exxon.  I documenti interni parlano di unanimita'.  Anzi, si disse addirittura che alla Exxon avrebbe dovuto essere riconosciuto il ruolo di pioniere nello studio dei cambiamenti climatici.

Nel 1984 si giunge alla conclusione che si, i cambiamenti climatici potevano essere maggiormente sentiti nei pressi dei due poli terrestri. Gli effetti sarebbero stati irreversibili a partire dal 2030.

Nel 1991, ad un convegno di ingegneri petroliferi Croasdale disse che i gas ad effetto serra aumentano a causa della combustione di fonti fossili. Nessuno mette questo fatto in dubbio, ne che i livelli di CO2 sarebbero raddoppiati entro il 2050. Nel 1992 predisse che tutto questo avrebbe portato alla diminuzione dei costi per trivellare del 30-50%. Il suo gruppo arrivo' alla conclusione che i ghiacci del Beaufort Sea dell'Alaska nel giro di pochi anni si sarebbero sciolti per tre o anche cinque mesi l'anno, invece che i due prima di allora, rendendo piu' lunga la finestra di tempo utile per le trivellazioni in Artico.

Ci hanno azzeccato. 

In Alaska la stagione dei ghiacci disciolti dal 1979 ad oggi si e' allungata di 79 giorni, due mesi e mezzo.

Successivamente, la Exxon Mobil e la Imperial Oil assunsero Stephen Lonergan, geografo canadese. Da lui volevano sapere esattamente cosa fare, da un punto di vista pratico, per ottimizzare percorsi e progettazione di oleodotti in Artico.

Ma Lonergan non pote' essere specifico. Nessuno avrebbe potuto. Disse che l'aumento delle temperature in Artico dovute alla combustione di fonti fossili "non si possono ignorare". Che oltre agli aspetti postivi si sarebbero dovuti tenere in considerazione i costi per manutenzione, stabilita' di oleodotti ed edifici costruiti su quelli che si pensavano essere ghiacciai perenni ma che invece avrebbero potuto sciogliersi da un giorno all'altro. Che non si possono ignorare possibili inondazioni, tempeste potenti. Che le fluttuazioni climatiche avrebbero potuto portare a effetti non prevedibili non solo per l'Artico ma per il resto del pianeta. Che le temperature e le precipitazioni estreme dovrebbero essere considerate di grande preoccupazione per la progettazione di infrastuttura petrolifera e per gli impatti si quelli esistenti.

In sostanza disse che era tutto troppo grande per una azione specifica. 

J.F. “Derick” Nixon,  ingegnere geotecnico predisse che le temperature dell'Artico avrebbero potuto aumentare di 0.2 gradi ogni anno ce che questo avrebbe potuto danneggiare le strutture costruite sul permafrost.

PBS ha creato un bellissimo documentario sul ruolo della Exxon nel discreditare i cambiamenti climatici chiamato "Hot Politics". 

Da allora sono passati 25 anni. Tutte le previsioni della Exxon sono ancora valide. Alcune si sono gia' avverate. L'aumento delle temperature in Artico e' stato di tre-quattro gradi centigradi, mentre nel resto del pianeta e' stato di 0.85 gradi centigradi.  La Exxon Mobil e la Imperial Oil detengono 400 mila ettari di permessi trivellanti in Artico. Croasdale fa ancora il consulente per la Exxon.

Tutto il resto del pianeta, in un modo o nell'altro, ha avuto esperienza dei cambiamenti climatici.

Thursday, September 3, 2015

Cody, il fracking e l'esplosione del pozzo

Cody Murray prima dell'esplosione del pozzo artesiano di casa sua che l'ha disfigurato. E' probabile che il metano sia arrivato nel pozzo artesiano a causa delle operazioni da fracking vicino casa sua. 

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Arriva un altra causa da fracking in Texas.

Riguarda Cody Murray, che un bel giorno del 2014 ha visto esplodere il pozzo artesiano di casa sua. Si sono innalzate delle fiamme di 10 metri di altezza. A farsi male, il padre di Cody che era li vicino e anche sua moglie e sua figlia. Ma quello che si e' fatto piu male di tutti e' stato Cody, 38 anni.

La sua maglietta e' arsa e con essa la sua pelle, causando ustioni gravi e cicatrici su tutto il corpo.

Cosa era successo? L'acqua era satura di metano che ha portato all'esplosione. Come ci sia arrivato il metano nel pozzo artesiano di casa di Cody e' la domanda da un milione di dollari.

Sara' difficile provare la provienza di questo metano. E' naturale, o e' da fracking? Secondo l'avvocato  il gas metano del pozzo artesiano di Cody non puo' che essere da fracking perche' mescolato nel metano ci sono tracce di sostanze chimiche presenti solo molto in profondita' e che non arriverebbero naturalmente nei pozzi artesiani.

Dopo un anno di trattamenti e di visite mediche, l'avvocato di Cody, Chris Hamilton, presenta una causa contro i petrolieri. Non ha dubbi: il metano e' arrivato nel pozzo per colpa delle trivellazioni da fracking a circa 300 metri da casa di Cody. I petrolieri sono stati denunciati per avere inquinato l'acqua sotterranea, causando la migrazione di metano nel pozzo artesiano che e' poi esploso.

Per vincere, occorre provare che il metano non poteva essere li "naturalmente" ma che doveva venire dai pozzi da fracking. Ci si aspetta allora che durante la causa ci saranno molte testimonianze di persone di scienza che hanno studiato il tema e che hanno mostrato, dati alla mano, che le trivelle possono contaminare il sottosuolo, Gli studi non mancano: come ad esempio quello dei ricercatori della Duke University che hanno mostrato la connessione fra contaminazione da metano di pozzi artesiani e la loro vicinanza a pozzi estrattivi.

Secondo l'avvocato di Cody la colpa e' delle cementificazioni difettose dei pozzi da fracking, le cui fessure hanno fatto si che il metano si propagasse nel sottosuolo. In particolare, uno dei pozzi vicino a casa di Cody andava giu' per circa 300 metri, ma le cementificazioni si sono femate a 150 metri, lasciando la parte inferiore esposta a fughe di materiale dell'ambiente circostante.  Il pozzo petrolifero in questione trivellava in orizzontale, arrivando proprio sotto al pozzo artesiano di Cody.

Nel frattempo la vita di Cody e' cambiata. Le ustioni sono talmente forti che i nervi nelle mani e nelle braccia sono diventati insensibili e cosi Cody non puo' guidare, non puo' usare utensili e dipende quasi interamente da sua moglie. Chiede compensazione per le spese mediche, per essere stato sfigurato, per la perdita del lavoro e per le sofferenze.

Chissa' come andra' a finire.

Non mi va di mettere su le foto del corpo ustionato di Cody, ma se qualcuno le vuol vedere sono qui.
Houston Chronicle, 2 Settembre 2015. 


Saturday, August 29, 2015

La monnezza della Shell nel parco dei cervi





Houston, impianto Shell dal nome bucolico -- Parco dei Cervi. Deer Park.
Solo che invece di cervi ci sono ... taniche di stoccaggio di petrolio e affini. E incidenti.

E infatti qui,  la Shell "per sbaglio" ha rilasciato in atmosfera 180 tonnellate di butadiene, secondo il Texas Commission on Environmental Quality per varie ore senza che nessuno se ne accorgesse.

In butadiene e' un cancerogeno che cause leucemia e malattie cardiovascolari. Si diffonde facilmente nell'aria - e' presente anche nel gas di scarico delle automobili - ma i quantitativi nel Parco dei Cervi sono fuori da ogni norma. Vivere entro un raggio di due miglia da impianti che emettono butadiene in modo constante causa alti rischi di leucemia.

Uno degli impianti di stoccaggio di Deer Park si e' riempito di liquidi tossici e infiammabili, secondo la stessa Shell. Nessuno se n'e' accorto e a un certo punto, giunti al limite di capacita', le valvole di sicurezza hanno iniziato a rilasciare vapori in atmosfera. E' durato per un po', e sono finiti in atmosfera 180 tonnellate di vapori tossici al contenuto di butane, vinylacetylene e appunto butadiene.

Questo e' invisible e la gente non se ne accorge.

Ma gli strumenti si che se ne accorgono ed ecco che le centraline registrano picchi di butadiene attorno alla citta' di Houston. 

Il limite era di 0.4ppb. Hanno registrato 34.60ppb.

Un fattore 85 in piu'.

Sunday, August 16, 2015

Colorado: scoppio di pozzo di petrolio a 60 metri dalle case. Due morti, tremila pozzi chiusi







Scoppia pozzo di petrolio convenzionale della ditta Anadarko nella citta' di Firestone, in Colorado. Il pozzo aveva 24 anni ed era a 60 metri dalle case. Sono morti in due, erano cognati, e sono rimasti feriti la moglie ed il figlio di uno di loro.

E cosi' hanno chiuso per cautela (ma dopo che c'era scoppiato il morto, anzi due!) circa 3,000 pozzi nell'area.  Non si sa perche' il pozzo di Firestone sia scoppiato, ma per capire ci vorra' molto tempo:
 il sottosuolo e' complicato, ed e' stato tutto zigzaggato dall'uomo nel corso di trent'anni. 

Anche la ditta Great Western Oil and Gas ha chiuso i suoi pozzi per precauzione. Altri  60 pozzi.

In Colorado ci sono almeno 54,000 pozzi di petrolio e di gas. Di questi 48,000 sono convenzionali e trivellati in verticale. Il resto sono trivellati in orizziontale ed usano il fracking. E poi ci sono 36,000
pozzi abbandonati a se stessi.

In Colorado ciascuna citta' puo' mettere pozzi dove vuole. A Firestone il limite era di 50 metri.
E cosi sono morti in due.


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16 Agosto 2015





Ecco qui lo scoppio del giorno - in Texas. Orla,  vicino al confine New Mexico-Texas - raffineria Anadarko scoppia e si incendia.  200 evacuati, 2 feriti. 3 Dicembre 2015

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Questi sono di qualche settimana fa: 

Texas 14 Agosto 2015

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Colorado 6 Agosto 2015

Una serie di scoppi il 14 Agosto in Texas, a 40 miglia a nord di Houston. Secondo CBS,l'incendio e' divamapto presso l'impianto della DrillChem nella citta' di Conroe, Venerdi sera. Per fortuna non c'era nessuno nella fabbrica ma c'e' stato un allarme nel giro di 2 miglia dall'impianto. Alla gente e' stato detto di spegnere AC e chiudere le finiestre.

Il cielo era nero. I cani hanno abbiato a lungo, spaventati e alla fine, come in molti casi, siccome non si sapeva che fare, si e' lasciato che il fuoco ardesse finche' non si e' estinto da solo. 

Cosa si faceva nella DrillChem? Beh lo dice il nome, si sviluppavano prodotti chimici per le trivellazioni -- inibitori, lubrificanti e sigillanti. 

Passiamo a Weld County in Colorado. Qui invece il giorno 6 Agosto 2015  e' scoppiato un gasdotto del fracking. Ecco qui. Altri fuochi d'artificio. Per fortuna non c'era nessuno.


Quanti altri scoppi ci sono stati in questi giorni e non li sappiamo?