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Sunday, July 22, 2018

La Northern Petroleum ci riprova con airgun in 3D in Puglia per Ottobre 2018




I mari di Puglia visti dalla Northern Petroleum



Le due concessioni vecchie che la Northern Petroleum vuole modificare
senza fare una nuova Valutazione di Impatto Ambientale




La nuova concessione su cui la Northern Petroleum non vuole fare Valutazione di Impatto Ambientale

Lo studio di cetacei nell'area su cui fare airgun fra Gennaio e Marzo 2018 



La presenza di mammiferi marini accertata in zona fra Gennaio e Marzo 2018



La nuova area su cui eseguire airgun in tre dimensioni


Il contesto in cui fare airgun. Notare che in zona ci sono almeno altre nove concessioni

SI PREGA DI CITARE E DI NON SCOPIAZZARE.
E' DA MALEDUCATI.

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Il monitoraggio ha confermato la presenza "abituale ed omogenea" di cetacei nell'area.

Dallo Studio Preliminare Ambientale 
della Northern Petroleum in Puglia 

Pero' vogliono sparare con "airgun o esplosivo" lo stesso.
Chiedono di farlo ad Ottobre/Novembre 2018

Ministro Sergio Costa, ecco qui la sua chance 
per fare qualcosa di buono.


La Northern Petroleum non abbandona i mari di Puglia, ma persiste.

Siamo lungo le spiagge antistanti le cittadine di Monopoli, Ostuni, Brindisi, Carovigno.  Le concessioni in ballo sono due: la FR 39 NP e la FR 40 NP, entrambe approvate il giorno 8 Giugno 2015 dall'allora Ministro dell'Ambiente Dario Franceschini.

A suo tempo, tre anni fa, alla Northern Petroleum era stato concesso di eseguire "rilievi geofisici attraverso la tecnica dell'"airgun o esplosivo" in tre dimensioni in un area di circa 400 chilometri quadrati attorno al pozzo Rovesti 1, già trivellato dall'AGIP nel 1978, e poi in un area adiacente di circa 470 chilometri quadrati attorno ai due pozzi Medusa 1 e Giove 1 e 2 già' trivellati dalla Enterprise Oil nel 1996 e 1998, rispettivamente.

Il tutto per un area di circa 860 chilometri quadrati.

La Enterprise Oil era una ditta di trivelle britannica acquistata dalla Shell nel 2002. 

L'approvazione del 2015 fu alquanto travagliata. Ne abbiamo parlato già in questo post in cui si sono maggiori dettagli sull'iter delle delle due concessioni della Northern Petroleum. 

Ma finalmente sono partiti.

Nei primi mesi del 2018, da Gennaio a Marzo, hanno eseguito il monitoraggio "visivo ed acustico" della cetofauna della zona, prima di eseguire airgun.  E questo perché' il Ministero aveva ordinato loro di studiare l'ambiente: come dire, prima di sparare vediamo cosa c'e' nel mare.

Il loro intento successivo era di eseguire airgun in 3D in entrambe le concessioni immediatamente dopo il monitoraggio, verso Marzo o l'Aprile del 2018.

A un certo punto pero' decidono che gran parte della concessione FR 39 NP non la volevano più'.

Dicono che non e' di interesse minerario.

Scoprono che invece gli interessa di più la FR 40 NP che vorrebbero fosse ampliata, da 470 chilometri quadrati fino a 670 chilometri quadrati. In questo caso vogliono meglio studiare l'area attorno al campo Aquila, detto FC 2 AG, e di proprietà' dell'ENI.

E così ad Aprile 2018 invece che partire con l'airgun, i nostri amici della Northern Petroleum hanno chiesto all'ufficio dell' UNMIG di Napoli di modificare l'autorizzazione ricevuta nel 2015 per le due concessioni e di adeguarla a questo nuovo tratto di mare.  Ne vogliono una più' grande, invece che due, e dicono che gli studi già fatti possono essere unificati.

Non vogliono dunque rifare la Valutazione di Impatto Ambientale, perché ovviamente significa ricominciare daccapo, e vogliono tenersi il permesso già accordato ma modificato alle loro nuove esigenze.

Nella richiesta al Ministero dicono che i cetacei "hanno presenza abituale ed omogenea" nell'area trivellanda. Pero' se i mammiferi marini stanno a più di 988 metri dai loro spari non dovrebbero esserci danni.

Per le tartarughe il limite dei danni e' di 223 metri.

Cioe' bisogna dire ai delfini di stare almeno a 989 metri e alle tartarughe almeno 224 metri dagli spari dell'airgun della Northern Petroleum!

E che gli diamo un metro per misurare?

Che cosa ridicola.

Notare poi, che l'array dell'airgun e' sempre in movimento e che ci sono vari spari eseguiti allo stesso tempo da più' sorgenti. Nella fattispecie si tratta di otto assi lunghi 6 chilometri a distanza da 75 metri l'uno dall'altro.

Cosa significano in questo contesto 988 o 233 metri? Come faranno mai le specie marine a capire dove andare con questa pioggia di spari?

Aggiungono che se usano varie "misure di mitigazione" i mammiferi possono stare sempre più' vicini alla sorgente dell'airgun a seconda della specie. Addirittura alcuni tipi di cetacei, fra cui i delfini, possono stare fino a 49 metri di distanza dalla sorgente dello sparo dell'airgun.

Cosa sono queste misure di mitigazione? Osservare l'orizzonte per capire se siano presenti specie marine nell'area immediata, e spegnere gli spari nel caso ve ne siano di presenti.

Mmh. Veramente tutto questo sara' sufficiente a evitare danni?

Veramente li vedranno tutti, tutti? Specie considerato che, per loro stesso dire, la presenza di cetacei e' abituale ed omogenea in tutta l'area?

Veramente, considerato che i suoni dell'airgun sono potentissimi, più' di 200 decibel?

Veramente, considerato che in acqua i suoni dell'airgun possono diffondere e causare disturbi ad alcune specie animali fino a 70km dal punto di emissione? 

Notare che aggiungono pure che potrebbero esserci danni fisiologici o disturbi comportamentali, dovuti o al picco dello sparo oppure a causa di effetti cumulati, a seconda della distanza delle specie marine dall'airgun. Lo dicono loro.

Le tartarughe sono più' sfortunate e per loro non ci sono misure di mitigazione.

E che dire della pesca? Nei nostri mari non ci sono solo specie protette, delfini e targarughe, ma anche i pesci che mangiamo normalmente e che danno lavoro a decine di famiglie.

A loro chi ci pensa? L'airgun porta disturbi anche alla pesca, e l'airgun in 3D e' ancora piu' problematico perche' essendo la visuale piu' precisa, la presa dati e' piu' intensa. Qui c'e' la pagina dei pescatori professionisti italiani che praticano una pesca selettiva per la difesa dell'ambiente in modo da evitare il sovrasfruttamento delle risorse ittiche, come anche richiesto dall'Unione Europea. Perche' loro devono sottostare a vari vincoli per proteggere il mare, e poi puo' arrivare Northern Petroleum a sparare a casaccio? Ai pescatori chi li tutela?

Non e' meglio lasciare pesci, delfini e tutti gli altri abitanti del mare in santa pace?

Ovviamente i nostri amici della Northern Petroleum dicono che e' tutto dagli effetti bassi perché la densità di mammiferi in zona e' bassa. Ma come, non erano presenti in maniera "abituale ed omogenea"?

Dicono pure che in due mesi, dal 14 Gennaio al 14 Marzo hanno avvistato 11 strenelle striate, un grampo e due specie non identificate. Cioè fanno 14 esemplari.  Dicono che non possono escludere la presenza di zifi e capidogli. Notare pure che siamo in periodo di non riproduttivo per le specie, e che se fossimo stati in estate sarebbe stato più probabile incontrare nuovi nati.

Quattordici esemplari sono tanti, sono pochi?

E quanti pesci hanno incontrato? E quanti pescatori? A loro chi li tiene nel conto?

Ciascuno puo' rispondere a queste domande come vuole, ma il punto e' sempre che questo airgun e' solo l'inizio di un processo irreversibile di Puglia petrolizzata, di turismo violentato, di pesca malata.

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Ora con questa nuova richiesta della Northern Petroleum che cosa cambia nello specifico?

La prima cosa che balza agli occhi e' che ovviamente l'estensione territoriale passa da 860 chilometri quadrati a 670 chilometri quadrati.

Dunque l'area in cui fare airgun e' più piccola.

Ovviamente questa non e' una vittoria per nessuno, nel senso che quale che sia l'estensione territoriale sempre di airgun si parla. Per di più, se uno si pone in una veduta di maggior orizzonte, ci si rende conto che l'obiettivo a lungo termine e' di trivellare, installare infrastruttura petrolifera a terra e a mare, e alla fine cambiare in modo irreversibile l'assetto odierno della zona.

Non piu' turismo e pesca ma trivelle.

E' questo l'obiettivo finale della Northern Petroleum e che inizino da 860 o da 670 chilometri quadrati di mare di Puglia non fa differenza alcuna.

Quello che pero' e' cambiato e' chi siede dietro quelle sedie del Ministero.

Abbiamo adesso un nuovo Ministro, Sergio Costa, che a quanto mi pare di capire non ha ancora pronunciato molte parole su airgun e trivelle.

Ecco qui la sua opportunità', una delle tante per lui in questi mesi: obblighi la Northern Petroleum a rifare si tutto il suo Processo di Valutazione Ambientale daccapo e poi ci si metta veramente a studiare le carte di tutti questi signori trivellatori e sparatori nel Mare Adriatico, a differenza del suo predecessore Dario Franceschini.

E se lo farà in modo libero e indipendente si rendera' conto che non esiste un solo motivo per bucare o per sparare a questi mari. Non uno.

Le parole della Northern Petroleum sono come i loro airgun, sparate di aria compressa.

A loro non importa niente di delfini, tartarughe, pesca, della Puglia o del mare.

E' solo e sempre il vile denaro che rincorrono.






Tuesday, April 17, 2018

Sicilia: gli inglesi della Cabot Energy a trivellare Vesta a Pozzallo





"La regione Sicilia, seppure sollecitata [...]
non ha fatto pervenire il proprio parere di competenza"

Dal decreto trivellante appena
approvato per la regione Sicilia

13 Aprile 2018

Il presidente della regione Sicilia
si chiama Nello Musumeci.
Il suo partito si chiama
 "Diventera' Bellissima"

Certo, la Sicilia diventera'
bellissima con bella vista trivelle!




Il duetto Gianluca Galletti e Dario Franceschini continua la loro opera di distruttori e trivellatori d'Italia.

E infatti sono ancora qui che firmano decreti trivellanti a piu' non posso. Hanno paura forse che finito il loro mandato restino concessioni libere, e quindi via con le firme e con le trivelle! Il documento piu' recente e' stato approvato il giorno 13 Aprile 2018.

E' il turno della Sicilia con Vesta, che fa parte del permesso di ricerca CR 146 NP e per il quale la Northern Petroleum trivellera' un pozzo esplorativo.

In realta' la Northern Petroleum da tempo e' diventata parte di un'altra ditta, che si chiama Cabot Energy e che ha sede a Londra.

Cosa c'e' nelle vicinanze di Vesta?

Dicono che c'e' una lunga liste di aree protette, fra cui i seguenti siti di interesse comunitario (SIC)

ITA080001 Foce del Fiume Irmino
ITA080005 Isola dei Porri
ITA080007 Spiaggia Maganuco
ITA080008 Contrada Religione
ITA080010 Fondali Foce del Fiume Irminno
ITA090001 Isola di Capo Passero
ITA090003 Pantani della Sicilia sud orientale
ITA090004 Pantano Morghella
ITA090010 Isola Correnti, Pantani di Punta Pileri, chiusa dell'Alga e Parrino
ITA090028 Fondali dell'Isola di Capo Passero
ITA070029 Biviere di Lentini, tratto mediano e foce del Fiume Simeto e area antistnate la foce.
ITA090002 Vendicari
ITA090027 Fondali di Vendicari

e la Riserva Naturale Orientata Isola Faunistica di Vendicari.

Pero' siccome sono ad almeno 24 miglia di distanza, e' tutto sotto controllo e si puo' escludere
"qualsiasi impatto".

E la pesca? E le specie marine che li vivono? E la monnezza che dalla piattaforma viaggera' nel mare? E la biodiversita'?  Niente. Tuttapposto.

Non si parla di cosa accadra' a nessuna di queste aree protette in caso di incidente, di effetti cumulati, di correnti marine. Niente. Tuttapposto.

Non si parla di fanghi, di volumi, di agenti chimici che finiranno nel mare, del raggio di diffusione. Niente. Tuttapposto.

Non si parla del punto finale di tutte queste attivita', e cioe' le trivelle permanenti e di cosa queste significheranno per i prossimi 50 anni in zona. Perche' qui non e' che vogliono sondare il sottosuolo e fare il pozzo temporaneo per amore della scienza. Il loro obiettivo e' piazzare trivelle permanenti e farci soldi.

Notare che si tratta di trivelle in acque profonde, a 120 metri sotto il livello del mare, e queste sono sempre le piu' pericolose, per le distanze coinvolte, le correnti, le difficolta' nel controllare apparecchiature di vario genere.

Per ora il progetto e' solo esplorativo, nel senso che arrivera' infrastruttura temporanea per trivellare in temporane capire se e quanto petrolio c'e' sottoterra e la qualita' del petrolio stessa. Cioe' a valutare se ne vale la pena, economicamente parlando. Ci vorranno due giorni per piazzare la piattaforma temporanea, il jack-up, e 41 giorni per trivellare il pozzo temporaneo, esplorativo.

Se il petrolio c'e', poi ci saranno 14 giorni di prove e di test.

Quindi circa due mesi o poco piu' di trivelle.

Come sempre, questo qui e' un'altro passo verso lo scopo finale che e' ovviamente la piattaforma finale che restera' in mare per 30, 40, 50 anni.

Come sempre, occorre opporsi all'inizio, e non dopo, quando e' troppo tardi e si possono solo guardare e cercare di contenere i danni.

Sono arrivate solo quattro osservazioni, e tutto e' stato considerato nella decisione finale da Galletti e Franceschini, assieme alle "controdeduzioni"da parte del proponente.

E si, le controdeduzioni.

Ho sottolineato questa cosa tante e tante volte.

Non e' democratico ne giusto che il proponente abbia la prima e l'ultima parola. Le decisioni si prendono con il proponente che propone X e la gente (che deve farsi un enorme lavoro per studiare carte e capire e scrivere) che osserva Y.

E poi si decide. Par condicio. 

Non e' accettabile che la Northern Petroleum/Cabot Energy poi abbia diritto di una controrisposta.
E notare che mentre la Northern Petroleum/Cabot Energy ha come scopo quello di tirare via soldi, la gente vuole solo conservare il proprio mare. Semmai dovrebbe essere la collettivita' ad essere avvantaggiata, non i trivellatori!

Evidentemente la democrazia di questi signori che firmano e che dunque avvallano il tutto, Galletti e Franceschini, e' un concetto relativo.

Interessante che la regione Sicilia non ha mandato parere alcuno. Niente.

Il ministero dice che hanno mandato sollecitazione in data 17 Luglio 2017. Quel giorno li il presidente della regione Sicilia era Rosario Crocetta ancora, del PD, che ha avuto un rapporto strano con l'ENI e le trivelle. Da ex sindaco di Gela non puo' non sapere quanto sia distruttiva l'industria del petrolio, e qui, sollecitato dal Ministero, non ha detto niente.

Forse per giochi del PD? Forse per comodo? Forse perche' non gli interessava? Forse perche' era li nel mare, ed occhio non vede cuore non duole nel blu del Mediterraneo?

Fatto sta che Crocetta non dice niente.

Dal dicembre 2017 il nuovo presidente di Sicilia e' Nello Musumeci del partito "Diventera' Bellissima". SIC.

Si dira': lui e' arrivato dopo il sollecito. Certo, ma ha avuto cinque mesi per rispondere, per interessarsi alla questione, per intervenire, per leggere le carte.

Caro Musumeci, come pensa che diventera' bellissima la Sicilia?

Con le trivelle?

Con il silenzo?

E poi, la Sicilia e' gia' bellissima, basta solo amarla e insegnarlo questo amore ai propri residenti. Era cosi difficile in cinque mesi mandare una lettera a Roma e dire: siamo contrari? Era cosi difficile creare un po di informazione? Era cosi difficile dare l'esempio? Insegnare alla gente che e' importante prendere posizioni, esigere che i propri diritti di cittadino vengano rispettati?

E quindi, arriviamo al 13 Aprile. Sono stati dati tutti i nulla osta, tutti i permessi, tuttapposto.

Come sempre le ridicole prescrizioni di Galletti e Franceschini per far vedere che un po ci tengono al mare.

Notare: siccome si vergognano delle parole prescrizioni, ora usano le parole "condizioni ambientali".
Ma sempre ridicolo e' il concetto, di autorizzare le trivelle e mettere un po di contentini che sara' difficilissimo controllare e che sono solo teatro.

Ad ogni modo ecco qui le prescrizioni, appunto ora chiamate "condizioni ambientali":

1. Assieme all'ISPRA studiare l'interferenza con alcune specie marine, e con la pesca, in particolare per la specie Parapeneus longirostris e le "nursery" presenti in zona per minimizzzare gli impatti.

Come sempre, notare l'uso delle parole in inglese, come dire, se le chiamiamo nursery non fa poi cosi male al cuore.

Sono zone dove i pesci vanno per riprodursi, ecco cosa sono le nurseries.

Cosa e' la Parapeneus longirostris? Il gambero rosa del Mediterraneo.

Qui lo dicono in latino invece.

Quindi, sono preoccupati della pesca di gambero rosa e del fatto che le trivelle arriveranno in zone di riproduzione ittica.

Ma trivellano lo stesso.

Vorrei solo vedere l'ISPRA che ha da dire e se avra' il coraggio di pronunciare le seguenti parole: noi gli studi in congiunzione con i trivellatori non li facciamo.  Fateveli voi. Il mare si protegge non lo si distrugge e fare questi studi con i trivellatori significa tacitamente avvallare il messaggio che trivellare si puo' sempre e comunque.

Ma poi a che servono questi studi se i permessi sono stati gia' accordati?

Mistero della fede.

2. I lavori dovranno essere eseguiti in 70 giorni e si dovra' accertare che non ci saranno interferenze con altre attivita' petrolifere, come indagini sismiche, attivita' di perforazioni e coltivazioni di idrocarburi in aree limitrofe, e cioe' entro 5 miglia.

Cioe' in questa zona potrebbero esserci pure altre trivelle, altri airgun. E quindi, almeno procedere ... uno alla volta!

3. Monitoraggio acustico con il "Marine Mammal Observer" per accertarsi della presenza di zifi e capidogli. Cioe' studiamo se ci sono balene e/o altri mammiferi marini.

"Nel caso nell'area considerata vi sia una rete capillare di monitoraggio degli spiaggiamenti, queste deve essere allertata al fine di raccogliere tempestivamente informazioni su animali trovati morti o alla deriva"

Cioe' lo sanno pure loro che ci sono questi rischi, ma per loro e' solo una questione di "contiamo le carcasse e andiamo avanti". E infatti dopo che hai raccolto informazioni sugli animali morti cosa resta da fare?  Come sempre, e' prima, non dopo che si interviene.

Ad ogni modo, siamo un piu tranquilli perche' il "Marine Mammal Observer" avra' esperienza "pluriennale con curriculum che ne attesta le competenze" ed avra' una "spiccata familiarita' con i cetacei presenti nell'area".

Alla fine, sara' creato un bellissimo report con le note bibliografiche, modellazione acustica relativa alla "crociera sismica".

Cosa sia la crociera sismica in questo contesto non e' dato sapere.

Secondo me hanno fatto copia ed incolla da decreti diversi, dove ad essere accordati erano gli airgun che venivano chiamati crociere sismiche e non le trivelle!

Anche qui, se non ci azzeccano manco a scrivere i rapporti, come possiamo pensare che siano seri nel controlli? 

Tuttapposto.

4.  Finalmente un po di parole sui fanghi. Nelle prescrizioni.  Ecco qui le uniche loro parole "tutti i fanghi di trivellazione non potranno essere rilasciati sul fondale"

E ci mancherebbe!

E possono essere rilasciati in acqua?

Chi lo sa. Dov'e' l'azzeccagarbugli?

5. Arriva quindi la richiesta di un piano operativo. Occorre attenersi ad una non meglio specificata "Scheda tecnica per lo scarico di materiali derivanti da attivita' petrolifere in mare".
 
Mmh.  Quindi vuol dire che l'Italia possiede una scheda in cui si ammette che le attivita' del petrolio scaricano a mare!

Nessuno potra' piu' dire che le attivita' del petrolio causano inquinamento a mare. Se il governo regolamenta tale attivita' vuol dire che esiste. Ma chissa', magari sara' solo profumo di lavanda cio' che viene rigettato in mare.

Comunque sulla piattaforma dovranno esserci vasche per accumulo del fango dotate di agitatori meccanici per garantirne l'omogeneita', vasche di stoccaggio temporaneo e sebatoi di accumulo delle acque reflue.

Certo, per la lavanda di cui sopra.

Occorrera' pure "disidratare il fango esausto", e usare "vibrovaglie", "batterie di idrocicloni in serie", "desander e desilter", "centrifughe a cilindri rotanti".

Mazinga Z ci vuole!

6. La Northern Petroleum/Cabot Energy di Londra dovra' pure indicare un piano di emergenza, in cui indicare cosa fare in caso ci sia "l'evento incidentale". Non lo chiamano scoppio, o perdita di petrolio o incendio. Solo un evento incidentale.

Dovranno usare le simulazioni fatte dall'Universita' La Sapienza di Roma, per quantificare le misure che useranno in relazione ai rilasci. Per di piu' occorrera' intervenire entro 12 ore massimo "dall'evento".

E infine dovranno pure specificare le loro capacita' finanziarie per far fronte al risanamento e al ripristino dell'habitat.

E super infine dovranno comunicare se trovano referti archeologici alla sovrintendenza dei beni culturali di Ragusa.

Tuttapposto.

Ma... quando arriva il ricambio da Galletti e Franceschini?







Thursday, March 29, 2018

Nuovo airgun Petroceltic-Edison 3D su 300kmq a Santa Maria di Leuca, Puglia





** AI GIORNALISTI DI PUGLIA: SI PREGA DI CITARE **

Maria R D'Orsogna,
fisico, docente universiatrio
Calfornia State University at Northridge

c'e' voluto tempo per mettere tutti i pezzi assieme

****



Molti studi confermano che l’esplorazione sismica
costituisce una potenziale minaccia per i mammiferi marini
poiché lo spettro di udibilità di questi
si può spesso sovrapporre con le basse frequenze emesse dagli air gun.

L’esplorazione sismica [...] può comunque determinare un impatto
negativo sulla comunità ittica e le altre specie alieutiche


dalla Valutazione di Impatto Ambientale della Edison e della Petroceltic

E se lo dicono loro!

 
Ai signori Giovanni Torchia,
Jean Pierre Davit
Roberto Mezzalma


autori di questo schifo per conto dei petrolieri,
vergognatevi e andate a fare airgun a casa vostra



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Si chiama Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

In piu' di dieci anni della mia personale esperienza, questo ministero, quali che siano stati i colori politici dei suoi rappresentanti, di tutela del mare ne ha fatta poca.

Anzi, questo ministero ha spesso fatto la tutela di affaristi e speculatori, petrolieri da ogni dove in primis.

E' questa volta il turno di due ditte che da tempo hanno preso di mira l'Italia e che ora ci riprovano con l'intento di fare airgun in Puglia.

La Edison SPA ha sede a Milano ed e' al 99.4% di proprieta' della Electrite' de France.

La Petroceltic ha sede a Dublino e fra le sue sussidiarie c'e' la Petroceltic Italia che ha varie concessioni in giro per l'Italia, inclusa Elsa fra l'Abruzzo e le isole Tremiti.

In questi giorni il duo Edison-Petroceltic di cui sopra deposita istanza per eseguire indagini geofisiche con airgun in tre dimensioni su un area di circa 300 chilometri quadrati nel permesso di ricerca di idrocarburi "d 84F.R-EL".

La concessione e' a 14 miglia da Santa Maria di Leuca e interessa due aree protette. A 14 miglia sorge infatti il Parco Naturale Regionale “Costa Otranto-S.Maria di Leuca e Bosco di Tricase” con zona di Bird Watching e caratterizzata da numerose specie migratrici, e a 29 miglia c'e' invece il Sito di Interesse Comunitario marino “Posidonieto Capo San Gregorio - Punta Ristola”.

Notare che i posidonieti sono (o dovrebbero essere!) fra le strutture marine piu' protette del mondo, per la loro unicita' e perche' garantiscono la biodiversita' e la salute del mare.

In queste acque vivono (per ora) la stenella striata, la balenottera comune, il capodoglio, e lo zifio.

Passano per di qui il tonno rosso, l’alalunga e il pesce spada. Numerosi il gambero viola, il gambero rosso, lo scampo, il totano e la sepietta.

Ci sono pure le tartarughe Caretta caretta, anche questa in teoria super protetta, e le specie Chelonia mydas (tartaruga verde) e Dermochelys coriacea (tartaruga liuto).

Le tecniche sono le stesse di sempre, spari violenti ad aria compressa ogni 10-15 secondi ad alta intensita' per avere immagini del sottosuolo grazie ai segnali riflessi dalle strutture geologiche presenti sottoterra.

Il fatto che questo airgun sia per ottenere rilievi in tre dimensioni signfica che i lavori saranno molto piu' intensi rispetto alla presa in due dimensioni perche', ovviamente, ci vogliono piu' dati per visualizzare in tre dimensioni.

E infatti parlano di lavori fra i 15 e i 25 giorni, ventiquattro ore su ventiquattro, anche se dopo scrivono che faranno sedici giorni di spari diretti con 33 airgun attivi.

Ce ne hanno pure 3 di riserva, che non si sa mai, eh?

Tra una linea e l'altra dell'area che spazzoleranno ci saranno 500 metri.

Facciamo allora sedici giorni, facciamo ogni 15 secondi, facciamo 33 airgun attivi.

Cosa significa?

Significano la bellezza di circa 3 milioni di spari.

Tre milioni di spari nel mare.

Purtroppo nessuno potra' avvisare le strenelle, i balenotteri, i capodogli e gli zifi che vivono nel mare di Puglia che stanno per arrivare tre milioni di spari, ventiquattro ore su ventiquattro, da 33 sorgenti di airgun che li avvolgeranno da ogni dove.

E allora leggiamo la valutazione d'impatto ambientale.

Come sempre un sacco di panzane!

La prima e' che l'opzione zero non si puo' fare, perche' non sarebbe coerente con "l'attuale politica energetica italiana".

Io non so quale sia davvero la politica energetica italiana, visto che qui tutti parlano di tutto, ma alla fine non esiste una vera strada. Tutti fanno un po' quello che vogliono, a casaccio, senza mai pensare alle conseguenze. Si parla, parla, parla, ma alla fine tutto e' fatto senza criterio.

Abbiamo qualche obiettivo?

O nel 2018 stiamo ancora cercando petrolio lungo le coste pugliesi?

Quanti accordi abbiamo firmato da Kyoto in giu'?

Quante volte i poltici italiani si sono riempiti la bocca di promesse di energia green?

Di economia sostenibile? Di difesa dell'ambiente?

Me lo ricordo ancora Renzi che facevi proclami in California.

Quanto abbiamo preso in giro Trump perche' si e' ritirato dagli accordi di Parigi?

Quanto inchiostro e' stato speso per dire che l'Italia lottera' contro i cambiamenti climatici?

Quante ne abbiamo dette alla Croazia che voleva trivellare dal suo lato?

E noi siamo qui a fare air-gun, l'anticamera delle trivelle, a pochi chilometri dalle coste di Puglia?

Se glielo lasciamo fare sara' tutto una presa in giro.

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Andiamo a leggere ancora.

Dicono l'area e' caratterizzata da colonie di coralli bianchi, alcuni noti, altre invece della cui esistenza non si e' certi al 100%. Ovviamente la presenza di coralli significa anche la presenza di vita marina. Nella concessione ci sono anche zone di ripopolamento ittico, che loro chiamano "nursery" e zone di "spawning" per non far spaventare nessuno.

In inglese suona tutto un po' piu' asettico, vero?

Perche' non parlare in italiano e dire che vogliono sparare nelle zone dove i pesci vanno a riprodursi e a depositare le uova? Mia risposta: perche' pensano che la gente sia stupida.

Ma che vuoi che importi. Neanche sappiamo cosa c'e' nei nostri mari, ma gli spariamo lo stesso.

Dicono che "al bordo" della loro concessione

sono presenti delle colonie di coralli bianchi. Si tratta di specie ritenute di grande importanza per la biodiversità che sono in grado di promuovere lo sviluppo di una ricca fauna bentonica.

Notare che loro stessi, i petrolieri, dicono che evitano le zone con piu' coralli e piu' fauna ittica per preauzione. Quindi lo sanno anche loro che certo non e' carino andare a sparare ai coralli e ai pesci che li vivono.

Ma e... le altre zone? Se ci spostiamo un pochino dai coralli noti, va bene invece?

E le balenottere? I zifi? I capidogli? E i tonni? E le tartarughe?

Per i cetacei dicono che secondo i loro studi, potrebbero esserci disturbi fino a 5,800 metri dal punto di emissione, se usano gli airgun piu' potenti che hanno.

Bonta' loro pero' in alcuni punti useranno airgun meno potente, che si potra' sentire "solo" a 1,700 metri di distanza.

Ovviamente questi sono tutti numeri di petrolieri, per cui, occorre verificarli, e potrebbero esser molti di piu'.

Ad ogni modo, considerato che faranno airgun in un area di 300kmq, tutta l'area (e anche un po' di piu') diventera' una specie di sassaiola contro i cetacei, che non sapranno dove andare, confusi dagli spari che arriveranno senza sosta. Che vergogna.

Leggiamo ancora.

Viene fuori che questa istanza della Edison e della Petroceltic si trova all’interno dell’area D15, definito “spazio aereo pericoloso dalla superficie sino a 5500 piedi (circa 1650 m) per intensa attività aerea militare, attiva con preavviso a mezzo NOTAM”.

Ci sono qui pure "ordigni inesplosi".

Ehh? Cioe' ci sara' attivita' militare dall'alto, ci sono ordigni inesplosi, e facciamo airgun ai pesci.

Altro che far west! Qui e' tutta una sparatoria.

Come in tutti i progetti di Valutazione di Impatto Ambientale si tende sempre a minimizzare, e a dare al colpa ad altri, a dire che e' tutto nell'interesse nazionale, che gli effetti negativi sono tutti trascurabile e nulli e che e' tutto "tuttapposto", sempre.

Infatti quelli della Edison-Petroceltic dicono che le piu' importanti minacce per i pesci sono la pesca, l’inquinamento e lo sviluppo antropico costiero. Non possono dire pero' che l'airgun faccia bene e quindi aggiungono che l’esplorazione sismica, puo' "comunque determinare un impatto negativo sulla comunità ittica".

La parola trascurabile appare ... ben 22 volte nel loro documento!

Un altra cosa che veramente fa male al cuore e' leggere che, per qualche miracolo divino, la zona in questione e' esclusa dalle "autostrade del mare", cioe' passano qui un enorme numero di navi merci e da crociera, pescherecci e altre imbarcazioni. Ma per puro caso, il rettangolo scelto dalla Edison-Petroceltic e' fuori da tali tratte.

Forse e' per questo che i pesci vanno qui a depositare le uova? A riprodursi? Perche' e' l'unica zona di pace che gli resta?

Non lo so, fatto sta che adesso andranno a bombardare anche questo posto qui.

La cosa vergognosa e' che hanno collaborato con l’Istituto "Tethys onlus" di Milano per gli studi sui mammiferi marini.

Vergognoso per la Petroceltic e per la Edison, ma vergognoso anche per la Tethys onlus di Milano che ha deciso di lavorare con ditte che certo non faranno il bene dei mammiferi, ma porteranno loro altra possibile morte e distruzione.

E' come dire che un medico oncologo collabora con la Marlboro!

Eccoci qui alla fine.

Che dire.

Adesso siamo tutti indignati, e arrabbiati e schifati. Ma e' molto probabile che metteremo dei likes e che domani ce ne dimenticheremo. E invece no, occorre mettere pressione ai politici, rompere le scatole, e voler fermarli ogni santo giorno.

A tutti piace gingillarsi con le copertine e le immagini di CNN o del New York Times che osannano i mari di Puglia. Ma tutto questo non e' gratis. Tutto questo, tutta questa bellezza, richiede lavoro, impegno, vigilanza, volonta' di salvare e magari migliorare cio' che abbiamo.

Nulla e' per scontato, mai. Specie quando in giro ci sono rapaci come appunto la Edison o la Petroceltic che dalla lontana Francia, dalla lontana Irlanda, pensano di poter venire qui e fare quello che vogliono.

Mi ci e' voluto un sacco di tempo per mettere assieme tutte queste informazioni. Spero che si crei una maggior coscienza civile, non solo per lo scandalo, ma per il combatterli e svergognarli ogni giorno.

Tornatevene in Francia, tornatevene in Irlanda e lasciate l'Italia in santa pace.

Thursday, August 17, 2017

San Gervasio, Brescia: approvate trivelle su sorgente sismogenetica contro il parere dei comuni interessati






"Pur valutando che non vi possa essere alcuna interferenza con l'attivita', il proponente dovra' concordare con ARPA locale un piano di opportuno monitoraggio e di allarme in caso di contaminazioni accidentali

Ministero dell'Ambiente, sulle trivelle di Brescia.


Sogemont?

E chi e' costei?

Non lo sappiamo, ma sappiamo che avra' il diritto di trivellare in provincia di Brescia.

Anzi, su una sorgente sismogenetica, chiamata ITCS002 secondo quanto riporta l'Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia. Questa faglia puo generare terremoti di intensita' massima 6.1.

Per la precisione, questa Sogemont mettera' in produzione un pozzo di metano detto San Gervasio con la realizzazione di condotte per il trasporto del metano estratto.

Dai siti ministeriali viene fuori solo che questa Sogemont ha sede a Pisticci, Matera, e che almeno a quanto scritto in data odierna, 17 Agosto, il permesso San Gervasio e' dell'ENI al 100%.

Chissa' sara una spinoff dell'ENI?

Ad ogni modo, i comuni interessati sono Bassano Bresciano, Leno, San Gervasio Bresciano, Alfianello, Manerbio, Cigole, Pontevico, Milzano, Verolavecchia, Verolanuova, Pavone del Mella.

Notare bene che la zona e' gia' un concentrato di aree di stoccaggio metano, con gli impianti di stoccaggio di Bordolano e di Bagnolo Mella. Quindi San Gervasio sara' un altra fonte di perturbazione e di stress per i delicati equilibri sotterranei.

Ma che importa, alla fine non c'e' quasi niente che ferma i nostri eroi ministeriali.

E infatti, ormai questi decreti approvativi di Gianluca Galletti e di Dario Franceschini li conosciamo bene.

Finiscono quasi sempre nello stesso modo: non ci sono qui zone di pregio, fa tutto schifo, non "esiste alcuna possibilita' di interferenza diretta o indiretta tra le attivita' di realizzazione delle opere e delle attivita' di progetto e le aree di interesse ambientale o naturalistiche presenti".

E' come se l'Italia tutta fosse un deserto.

E quindi trivelliamo.

Anzi decretiamo la "compatibilita' ambientale" di un pozzo di petrolio alle porte di Brescia.

Come sempre, ci sono le prescrizioni: dovranno fare monitoraggio e studiare l'ambiente prima che si inizi a bucarlo. Sorgenti idriche, composizione chimica delle acque, e rumori dovranno essere identificati per capire come le trivelle li impatteranno.

Dovra' essere studiata la subsidenza del terreno, con rapporti biannuali.

Dovra' essere predisposta una rete antisismica che possa valutare terremoti di magnitudo 0.5 in su, e che possa identificare l'epicentro con una tolleranza di pochi centinaia di metri di errore. I dati dovranno essere trasmessi in tempo reale.

Dovranno essere usate le strade che causeranno minor danni alla viabilita' stradale, considerato che si tratta di mezzi pesanti.

Le luci dovranno essere posizionate in modo da non dare fastidio alla fauna, ma ai potranno superare i 70 decibel di rumore. Vuol dire che sara' fortissimo il rumore.

Infine, uno dei territori, il comune di Cigole, e' caratterizzato dalla presenza di reperti archeologici, e quindi ci vorra' la supervisione di un esperto della Sopraintendenza delle Belle Arti e del Paesaggio.

Quindi tuttapposto?

Tuttapposto proprio niente, perche' tutte queste cose servono, a mio parere, solo per dare una parvenza di controllo e di normalita'.

In realta' nessuno sa cosa accadra' alle falde idriche, alla stabilita' del sottosuolo, all'aria che respiriamo con queste operazioni programmate e con il loro risvolti "accidentali".

E dopo che abbiamo misurato sismicita' e susbisdenza ed inquinamento dell'aria e dell'acqua, che facciamo? Come torniamo indietro?

E infatti queste cose i comuni interessati le hanno capite e hanno per la maggior parte detto NO.

Eccoli qui, tutti i comuni che hanno espresso contrarieta' o forti dubbi su questo progetto:

Comune di Alfianello (Brescia)
Comune di Pavone del Mella (Brescia)
Comune di Pontevico (Brescia)
Comune di Manerbio (Brescia)
Comune di Verolavecchia (Brescia)
Comune di Leno (Brescia)
Comune di San Gervasio Bresciano (Brescia)
Comune di Cigole (Brescia)

Ma come sempre, la Sogemont ha scritto altre paginette di "controdeduzioni" e tuttapposto. Anche queste le abbiamo viste piu volte: il trivellante propone, i cittadini dicono no, il trivellante fa finta di riaggiustare un po le cose e voila'.

Il permesso e' accordato.

Cioe' il trivellante, in questo caso la misteriosa e sconosciuta Sogemont (con sede a Matera!) ha la prima e l'ultima parola su un territorio di Brescia.

Non e' giusto, e non e' democratico questo.

Qualcuno mi deve spiegare qual'e' la logica che spinge un ministero, una nazione, a prendere le decisioni contro il parere dei comuni e dei cittadini interessati in favore di una micro ditta sconosciuta?

Non c'e' logica, e se c'e' e' una logica sporca, inquinata, ingiusta, disgustosa.

Perche' la Sogemont e' piu' importante dei cittadini del Bresciano? Che ne sanno questi qui di Matera delle peculiarita', delle ambizioni, dei desideri di chi vive a Brescia?

E perche' Galletti e Franceschini sono sordi alle richieste del territorio?

E cosi torniamo alla domanda iniziale: chi e' la Sogemont? Perche' vuole venire a mettere a soqquadro queste cittadine del Bresciano?

Dal loro sito emerge che sono "Sogemont Srl Rifiuti di Apparecchiature Elettriche e Elettroniche"
cioe' altra monnezza!

Interessante che dal loro sito si descrivono come "Lorem Ispum" che e' quello che si mette nei siti precomprati per riempire spazio. Vuol dire che chiunque gli abbia messo su la pagina web non sapeva cio' che faceva!

E noi vogliamo dare a questi della Sogemont, con il loro Lorem Ipsum e con la loro esperienza nel recupero materiali elettronici, il nostro territorio allo scopo di trivelle?

Fuori da ogni logica, davvero.






























Saturday, July 1, 2017

Approvate trivelle Vela 1 dell'ENI in Sicilia






La finalità del pozzo esplorativo è quella di individuare nuovi giacimenti offshore, 
con tema a gas, potenzialmente sfruttabili in modo efficiente ed ambientalmente sostenibile

Caro ministero: non esistono pozzi ambientalmente sostenibili.

  

E cosi mentre tutto il mondo parla di sole, vento, rinnovabili, eolico offshore, macchine elettriche, transizione green, trattati di Parigi, eccoci qui a trivellare in modo "ambientalmente sostenibile".

A trivellare, ancora, i mari d'Italia, per esplorare la possibile presenza di idrocarburi da parte dell'ENI.

Siamo in Sicilia questa volta, e il pozzo approvato il giorno 18 Maggio 2017 si chiama Vela 1. E' un pozzo previsto per il "programma unitario" delle concessioni GR 13 AG e GR 14 AG.

Cioe' prendi due e paghi uno.

Perche' fanno questo? Perche' assieme le due concessioni coprono un area di piu di 830 chilometri quadrati e per legge non si puo'. L'estensione massima di una concessione petrolifera in Italia e' di 750 chilometri quadri. E cosi le spezzano in due, e tuttapposto. Ma i piani sono idenitici e quindi hanno cosi aggirato le regole!

Vela 1 ricade propriamente nell'area GR 14 AG che si estende per circa 410 chilometri quadrati al largo di Palma di Montechiaro e di Licata, in provincia di Agrigento. L'altra, la GR 13 AG e' invece di 432 chilometri quadrati. Con Vela siamo a 29 chilometri da riva, circa 15.6 miglia, e dunque fuori le 12 miglia protettive.

Tuttapposto dunque, come se la monnezza e i pericoli di scoppio si fermassero al limite delle 12 miglia.

La regione Sicilia, secondo il ministero ha "espresso osservazioni di VIA per la realizzazione di pozzo esplorativo Vela 1". Non dice se siano state positive o negative (e ovviamente se uno va a controllare sono negative!) ma Galletti e Franceschini dicono che queste osservazioni, e tutte le altre che sono pervenute, sono state considerate dal ministero stesso assieme alle controdeduzioni dell'ENI.

Cioe', come sempre, l'ENI ha la prima e l'ultima parola.

In un mondo normale ed equo, l'ENI dovrebbe proporre, il pubblico e tutti gli altri enti portatori di interesse dovrebbero poter rispondere. E poi dovrebbe finire qui e il ministero dovrebbe decidere. Da un lato l'ENI, dall'altro il pubblico. Uno a uno.

E invece no, in Italia, in qualche modo che non si sa bene come funzioni, le osservazioni della regione e di chiunque altro, molto probabilmente vengono mandate all'ENI che cosi puo fornire le proprie controdeduzioni. Come altro potrebbe infatti l'ENI proporre controdeduzioni senza vedere le osservazioni originali?

Una bella democrazia vero? L'ENI propone, il pubblico risponde, e l'ENI risponde ancora.

Hanno una risposta per tutto. 

E poi ovviamente il ministero approva.

E poi ovviamente arrivano i cavilli e tutti i ragionamenti contorti per il tuttapposto.

Viene infatti fuori che in realta'... "esiste comunque una interferenza parziale del permesso di ricerca GR 14 AG con l'area oggetto di interdizione", pero' non ci sono "elementi giuridici sostanziali ostativi" in quanto il permesso era stato gia' dato nel 1999.

Diciotto anni fa?

Boh. Cioe' ricevono il permesso di trivellare nel 1999 e se ne ricordano nel 2017?

Come sempre la farsa delle prescrizioni:

Ci dovranno essere protocolli di monitoraggio sviluppati di biologi esperti in bioacustica che dovranno descrivere lo stato dell'ambiente prima delle trivelle, durante le trivelle, e dopo le trivelle con 3 stazioni di monitoraggio acustico, per capire come i rumori potranno impattare le specie marine. Tutte le precauzioni dovranno essere prese per non portare "disturbi maggiori di quelli che si vogliono evitare"

Che significa? Boh.

Fra queste specie marine ci sono anche zifio e capidogli. Gianluca Galletti e Dario Franceschini ricordano che se dovessero esserci animali morti sulla spiaggia le informazioni in merito dovranno essere segnalate nel modo piu' tempestivo possibile, allertando o "una rete capillare di monitoraggio" se esiste, o senno la guardia costiera, enti ed associazioni locali.

Come dire, invece di pensare a monte a queste povere creature del mare, facciamo il monitoraggio e poi diamo l'allarme "tempestivo". Si, ma intanto quelle saranno gia' morte!

E' evidente che non gliene importa niente.

Interessante pure che solo quando gli serve chiamano in ballo le associazioni locali!

E poi she significa allertare la fitta rete di monitoraggio "se esiste"? Non lo sanno al ministero se esiste o no? Chi la deve mettere su questa rete? Chi deve pagare il personale? Io?

Mistero. Approvano e danno prescrizioni a casaccio.

L'unica consolazione e' che a bordo dovranno tenere un biologo marino. Poverino lui.

E sui fanghi di perforazione?

Sette righe.

Devono essere considerati rifiuti e "vige il divieto assoluto di rilasciare materiale di trivellazione sul fondale".  Questi rifiuti dovranno essere smaltiti nel modo appropriato e tempi e luoghi dovranno essere comunicati all'ARPA di Sicilia.

Si certo.

Non succedera' mai, perche' gli scarichi in mare di monnezza fossile volontari o involontari,  sono una parte integrante del processo di estrazione del petrolio, di trivellazione e di sfruttamento petrolifero. Non e' mai successo da nessuna parte del mondoche la monnezza non abbia intaccato l'ambiente esterno. Pure in Norvegia succede, in modo del tutto normale.

Ora volete farci credere che con sette righe di decreto ministeriale l'ENI fara' in Sicilia quello che ne lei ne nessuna altra ditta del petrolio e' mai riuscita a fare da nessuna parte del mondo?

Ma per piacere.

E poi ancora, parlano di una indagine visiva in diretta con l'ausilio di un ROV (Remotely Operated Vehicle) o di addirittura di un AUV (Autonomous Unmanned Vehicle). Cioe' ci vorranno dei robot autonomi o una squadra di robot autonomi per monitorare il tutto in diretta.

Ma si rendono conto di cosa stanno chiedendo?

Tutto questo e' difficile da coordinare, gli AUV sottacqua sono ancora in via di sperimentazione. Dal mio punto di vista tutto questo serve solo per dire "guarda come siamo fighi" e non certo per proteggere il mare.

La verita'?

Dal mio punto di vista la verita' sta a pochi chiolmetri di distanza e si chiama Gela.

Ecco cosa succede a regalare l'Italia all'ENI. Succede a Gela, succede in Basilicata, succede a Marghera, succede a Manfredonia. Ovunque sono andati hanno solo portato morte e distruzione.

Sta a noi non dimenticare e fortissimamente non volerceli nei nostri mari.








 





















Friday, June 9, 2017

Approvate trivelle ENI a Carpignano Sesia - e le belle parole sugli accordi di Parigi?





Le proteste a Milano dei residenti di Carpignano Sesia
Foto di Bruna Navazza

Grazie!

Renzi 💙 Trivelle


I nemici dell'ambiente -- Dario Franceschini e Ginaluca Galetti


"Oggi fare una politica dell'ambiente è un vantaggio per le imprese.
L'America farà le sue scelte noi andremo avanti".



E' sempre interessante notare le contraddizioni dei politici italiani, che parlano e non agiscono, che promettono ma poi rompono le promesse, che vedono le travi nelle democrazie altrui e non quelle nelle loro firme.

Eccoci qui, Gianluca Galletti, ministro dell'ambiente e Dario Franceschini, ministro dei beni culturali d'Italia che regalano un altro pezzo d'Italia ai petrolieri, all'ENI all'indomani della decisone di Trump da uscire dagli accordi di Parigi. 


Ma come, secondo Parigi non dovevamo perseguire una politica di energia rinnovabile e verde e virtuosa?  E qui continuiamo a cercare petrolio?

La storia di Carpignano va avanti dal 2012 ormai e vede per protagonista un paesino  in provincia di Novara, che si oppone con tutta la forza dei suoi 2500 abitanti ad essere trivellata.

In questi anni gliel'hanno detto in tutte le salse, a tutti -- all'ENI, al governo, alla stampa che non e' questo il posto indicato per cercare o estrarre petrolio, come in realta' non lo e' quasi nessun altro angolo d'Italia. E dopo avere fatto sensibilizzazione, raccolta firme, creato il Comitato Difesa del Nostro Territorio (DNT), fatto richieste a provincia, regione e petrolieri di essere ascoltati, alla fine hanno deciso di compare collettivamente il terreno trivellando in 297.

A dire di no a questa concessione non ci sono solo i residenti di Carpignano Sesia, ma anche la Regione Piemonte, la Provincia di Novara, la ASL di Novara, e vari comuni confinanti: Arborio, Barengo, Briona, Fara, Fontaneto D’Agogna, Gattinara, Ghemme, Ghislarengo, Lenta, Lozzolo, Novara, Prato Sesia, Romagnano Sesia, San Nazzaro Sesia, Sillavengo, Sizzano.

Nonostante tutto, il 1 Giugno 2017, Galletti e Franceschini approvano il pozzo di Carpignano.

Possibile che Galletti e Franceschini ne sappiano piu' di tutta la provincia di Novara sull'opportunita' di trivellare a Carpignano?  

E notare che il momento di dire no e' adesso: prima che i danni arrino. Perche', come sempre, le trivelle esplorative sono solo l'anticamera del resto, delle trivelle permanenti, della raffinazione, degli oloeodotti, dei veleni all'ambiente e al vivere civile per i trenta anni successivi. La Basilicata ci ha gia' insegnato tutto, in un modo super eloquente.

Il copione e' sempre lo stesso in queste approvazioni ministeriali: il "pozzo e' temporaneo", e si esclude "qualsiasi tipo di impatto sulle specie e sugli habitat protetti".  

E in cinque pagine liquidano cinque anni di attivismo e di partecipazione democratica. 

Ah si, ci sono i contentini delle prescrizioni: l'ENI dovra' fornire un "piano di monitoraggio" che tenga conto "delle eventuali carenze nella documentazione presentata". Quindi... approviamo pozzi con documentazione carente? 

Poi ci dovranno essere modelli matematici per studiare la sismicita' indotta, monitoraggio dell'acqua di falda, preparazione di piani per l'approvvigionamento idrico in caso di contaminazione,  misure di mitigazione del rumore e dell'inquinamento luminoso, indennizzi in caso di danni alla viabilita', a causa del passaggio di mezzi pesanti. L'ENI dovra' pure presentare personale competente in archeologia e in botanica.

E poi, chicca finale, il pozzo dovra' essere "grigio chiaro" dovranno essere piantati alberi lungo una fascia di almeno dieci metri in modo da fare "effetto bosco" (ma .. non era che il pozzo era temporaneo? Lo sanno questi che per far crescere un bosco ci vogliono decenni?), e il recinto deve essere "marrone". Non e' specificato se marrone scuro o chiaro.

Ma ... e le esalazioni tossiche di che colore le facciamo? E i fanghi spesi? Li coloriamo di azzurro? 

Torniamo allora alle parole di Gianluca Galletti. Che significa "noi andremo avanti"?

Dove?

Avanti a mentire al mondo?  A fare finta? A non rispettare la democrazia? A che serve sciacquarsi la bocca con il fatto di vivere in democrazia, e a farsi i belli con Trump, e se non si ascolta nessuno, ma proprio nessuno? 

Quello che a me fa piu' rabbia che il buco in terra e' proprio il non rispetto della democrazia, della volonta' popolare. Un paese intero si organizza, fa sforzi indicibili affinche la propria voce venga ascoltata, e chiede di poter decidere da se, il proprio destino. E' bello vedere una comunita' cosi innamorata dei suoi boschi e dei suoi ruscelli e del suo cielo blu. Perche' devono arrivare questi burocrati da Roma a distruggere tutto?  Perche' l'ENI deve essere piu' importante?

Dove sono gli accordi di Parigi a Carpigano Sesia, caro Galletti, caro Franceschini, caro Renzi, caro Gentiloni?













Sunday, May 7, 2017

Franceschini e Galletti approvano quattro nuovi pozzi e un impianto di stoccaggio selvaggio a Ripalta, Crema






Ripalta, le altre zone di stoccaggio e le faglie sismogenetiche

 Ripalta oggi

Impianto di stoccaggio a Bordolano, durante le prove.
Tutta salute.


Eccoci qui.

Il nostro governo a cui non importa niente di sole, vento, efficenza energetica continua a propinarci impianti fossili ogni giorno. Dalle trivelle in Molise, alle trivelle in Emilia Romagna, adesso allo stoccaggio-super in Lombardia da parte della Stogit.

Siamo a Ripalta, alle porte di Crema.

Esiste gia' qui un impianto di stoccaggio Stogit.

Metto gas ad alta pressione d'estate, lo stocco; e poi lo tiro fuori d'inverno quando serve.

Bene. Solo che adesso, siccome siamo sempre piu' greedy in questa nazione, cioe' non ci basta mai, dobbiamo aumentare la pressione di stoccaggio, bucare altri pozzi per metterci dentro piu gas, e costruire altri impianti.

Questa richiesta va avanti dal 2012, e adesso, il 7 Aprile 2017 arriva il si dello scellerato governo italiano.

Ad approvare il tutto sono sempre gli stessi, e cioe' i ministri Dario Franceschini e Gianluca Galletti, dei beni culturali e del turismo.

Evviva.

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L'Italia e' un paese fraglie, lo sappiamo tutti.

Il consumo di gas e' in continuo calo, per colpa della crisi, delle rinnovabili.

E' risaputo che questi impianti possono causare sismicita' indotta piu' o meno forte, e sportamenti del suolo.

Cui prodest aumentare il gas che possiamo stoccare sottoterra? Non c'e' un momento in cui dire basta? O dobbiamo sempre e comunque continuare a violentare madre natura, in questo caso schiacciando ancora piu' gas nella sua pancia?

Perche'? Perche' invece non tirare fuori un progetto di solarizzaione potente d'Italia? Le strade al sole? I tetti di tutti i capannoni al sole? L'efficenza energetica? I treni al sole?

Perche' vogliamo sempre essere gli ultimi e lasciare ai cittadini pericoli e danni?

Importa a qualcuno tutto questo?

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Ma iniziamo dall'inizio.

Intanto qui a Ripalta si vuole aumentare la pressione di stoccaggio nei pozzi gia' esistenti. Cioe' se prima mettevamo 100, ora ne metteremo 110. Si perche' adesso la pressione massima consentita sara' 1.1 volte la pressione di fondo; cioe' quella considerata normale in questi pozzi.

E' semplicemente un modo per schiacciare un po piu di gas nello stesso pozzo. Uno deve gia' qui pensare che proprio buono questo non e', o che quantomeno e' rischioso. Aumento in modo non-naturale la pressione in un pozzo. Cosa succedera' al sottosuolo? Soprattutto, questi pozzi saranno poi svuotati e quindi ci saranno periodi di ultra-pompaggio e periodi di vuoto. Sappiamo veramente prevedere che non succedera' niente di grave, mai, a nessuno con tutti questi sbalzi di pressione sotterranea, nel corso di mesi, anni e decenni?

Chi ce lo assicura che e' tuttapposto?

E poi, siccome il greedy-ness non si ferma, dobbiamo pure costruire quattro nuovi pozzi con interventi strutturali fra di loro e collegarli con quello che gia' esiste. 

Dicono loro stessi, quelli del ministero, che tali impianti sono soggetti a pericoli di incidente rilevante e che per questo occorre una consultazione con il pubblico.

C'e' stata?

Chi ha spiegato -- ma per davvero, perche' la Stogit non conta, visto che e' di parte e nessuno sano di mente dovrebbe mai credere all'oste che spiega quant'e' buono il suo vino! -- alla gente le conseguenze e la necessita' di questo impianto?

Cosa ne guadagna la gente di Ripalta?

Chi lo sa.

Di certo la Stogit vuole stoccare piu' gas e quindi costruiranno i pozzi Ripalta 64 dir, 65 66 67 or
che sono dettate da "specifiche esigenze progettuali" e consentiranno una "migliore distribuzione areale dei volumi di gas in tutte le condizioni operative".

Si aumentara' la portata a 35 Standard Metri Cubi al giorno.

Cioe' si sistemano come meglio gli sta a loro. Mica sono fessi.

Nei dintorni, a 4,500 metri ci sono due siti di importanza comunitari, "La Zerbaglia" e "Garzaie del Parco Adda Sud" pero' si dice che e' tuttapposto, come sempre.

In questo caso "si puo' escludere con ragionevole certezza che sia interventi necessari per la realizzazione della nuova configurazione impiantistica, sia le attivita' conseguenti all'esercizio in sovrapressione delle infrastrutture della Concessione Ripalta Stoccaggio" comportino il verificarsi di incidenze significative sulle specie floro-faunistiche e sugli ecosistemi tutelati.

L'unica osservazione e' giunta dal comune di Ripalta Guerina.

Cosa dicevano?

Il sindaco di allora, Gian Pietro Denti diceva che il suo comune esprimeva scetticismo e preoccupazione verso questo progetto. Ma al governo non gliene importa niente.

E la regione Lombardia?

Furbi, loro.

Avevano sospeso ogni giudizio fino alla fine dei lavori della commissione Ichese, che in seguito ai terremoti dell'Emilia Romagna del 2012, doveva accertarne la natura specifica, e determinare se questi terremoti erano dovuti ad operazioni petrolifere e/o metanifere e/o di stoccaggio in zona.

Al 3 Febbraio  2017 *nessun riscontro e' pervenuto da parte della regione Lombardia*.

Cioe' la regione Lombardia dice che non ha niente da dire.

Si arrangi chi puo' a Ripalta.

Furbi, no? Prima si nascondono dietro il dover aspettare quello che decide Ichese e poi, passato sufficentemente tempo, si dimenticano.

E cosi, tutto approvato.

Come sempre arrivano le prescrizioni farsa, per cementificare il tuttapposto.

1. A Ripalta ci vorra' una rete di monitoraggio sismico e microsismico con sensibilita' di magnitudo 0.5, che dovra' coprire un raggio di 5km dai pozzi, che dovra' essere attivata un anno prima dei nuovi lavori. Tutti i risultati dovranno essere noti entro 72 ore dall'evento per poter individuare la sismicita' indotta.

72 ore sono 3 giorni.

2. In caso si arrivi a sismicita' di 2.2 il gestore (cioe' la Stogit) dovra' usare *tutti gli accorgimenti* necessari per riportare la sismicita' a valori inferiore a tale valore.

Come sempre, e che qui c'abbiamo il Mago Silvan?  Cosa esattamente si deve per fermare la sismicita' indotta? Uno puo' anche fermare lo stoccaggio e le operazioni di pompaggio e di immissione, ma alla fine, la natura va per conto suo, ed una volta che uno ha innescato un fenomeno come la sismicita' del sottosuolo, non e' che i dettami di Galletti e di Franceschini o le preghiere della Stogit, riportano le cose alla normalita'.

Il sottosuolo e la natura seguono le proprie leggi, e non gli ordini della Stogit o del Ministero.

Quindi cosa dovra' fare la Stogit, non e' chiaro. 

Ma continuiamo a leggere. Questo era per il caso di magnitudo 2.2.

Se invece si arriva a magnitudo 3, allora occorre che intervenga il ministro direttamente ad accertarsi che "venga effettuata l'acquisizione in continuo dei dati di pressione di testa e/o fondo pozzo in corrispondenza di uno o piu' pozzi significativi ai fini della valutazione del comportamento dei fluidi e degli eventuali spostamenti degli acquiferi di fondo"

Eehhh??? Cioe' mettono in considerazione la possibilita' che ci possano essere terremoto di magnitudo 3.0 e che si possano spostare gli acquiferi di fondo??

Sanno cosa fanno?

Non lo so.

3. Poi ancora, la Stogit dovra' monitorare le acque di falda, visto che si e' vicini all'alveo fluviale, specie con il pozzo Ripalta 10, perche' ci possono essere delle riasalite di gas.

Mmh. Il gas nell'acqua del fiume, e nelle falde idriche.

Il tutto dovra' essere concordato con la regione Lombardia,
La quale non si e' neppure scomodata di dare il suo parere, figuriamoci quanto gliene importi!

4. La Stogit dovra' anche costruire un pozzo apposta per il montoraggio, e dovra' presentare un modello matematico in cui si dovranno usare tutti i dati disponibili, e che dovra' essere usato per capire quali possano essere le vie di fuga del gas.

E' qui, perso nei meandri dei deliri del ministero che viene fuori qualcosa di interessante.
Si dice che le "perdite fisiologiche" (cioe' normali) possono essere dell'1 per 1000.

L'uno per mille. 

Pensiamoci un attimo. Secondo la Stampa, in Italia in estate stocchiamo circa 9 miliardi di metri cubi di gas, in inverno ne restano circa 4 miliardi. Facciamo che in media sono 5 in tutto l'anno.

Se *tutti i pozzi di stoccaggio* perdono l'uno per mille, questo vuol dire che in Italia perdiamo circa 5 milioni di metri cubi di gas l'anno, che finiscono in atmosfera!

Ai miei occhi queste cose sono scandalose, ma non ne parla nessuno.

La regione Lombardia non ha avuto niente da dire, e poi vanno in tilt per lo smog di Milano.

I residenti hanno avuto poco da dire, ma queste sono cifre assolutamente spaventose per quel che mi riguarda.

Ma a quanto pare, a nessuno si alzano i capelli dall'orrore, per cui questi qui vanno avanti indisturbati. 

5. La Stogit dovra' piantare alberi. Preferiblmente autoctoni per il "mascheramento dell'area centrale". Si dovra' monitorare per la presenza di nitrati e di composti organici volatili nell'aria.
Si dovra' controllare il rumore, con magari eventi di mitigazione, ci dovranno essere coordinamenti con la sovraintendenza archeologica, e tutto dovra' essere adeguatamente condiviso con la popolazione.

Tuttapposto.

Un altra area di Italia regalata ai petrolieri.

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Qui la situazione stoccaggio in Lombardia:


Bordolano (Stogit) 


Sorgente sismogenica ITCS002; Eruzione con incendio del pozzo n. 2 da marzo ad aprile 1952; 
Terremoto di Soncino del 12 maggio 1802. Si sono qui sentite distintamente le scosse del 20 maggio 2013, del 29 maggio 2013 e del 3 giugno 2013 in Emilia Romagna. La societa' Schlumberger e la Halliburton hanno perforato qui quattro pozzi al "Cluster B" e tre pozzi al "Cluster A". Si prevede di stoccare 1.2 miliardi di metri cubi di metano. Lo stocccaggio e' collegato con metanodotto da Poggio Renatico a Cremona-Bordolano-Sergnano.


Romanengo (Enel Stoccaggio)

Sorgente sismogenica ITCS002; Stoccaggio di metano per circa 800 milioni di metri cubi nella zona
dell'epicentro del terremto del 12 maggio 1802, noto come "terremoto di Soncino" per le
distruzioni che ha provocato.  Soncino, e' una splendida cittadina ricca di importanti monumenti artistici di grande valore storico e architettonico (compreso un magnifico Castello Sforzesco, il santuario della Madonna delle Grazie, l'unica torre ettagonale d'Europa). Lo stoccaggio di Romanengo comprende anche il Comune di Offanengo.

 Sergnano (Stogit)

Sorgente sismogenica ITCS002; per la prima volta il Ministero dell'Ambiente emette un decreto (il 532 del 15 ottobre 2012) con il quale  si ammette che lo stoccaggio puo' causare scosse di magnitudo 3.0. In questo caso fu approvata una sovrapressione del 105% con un 5% in piu' per includere altri
3-400 milioni di metricubi di metano sottoterra. Oltre al comune di Sergnano e' qui incluso il territorio di Offanengo che fa gia' parte di Romanengo stoccaggio. Ci sono qui gia' circa 2.5 miliardi di metri cubi di metano. 


Bagnolo Mella (Edison e Gaz de France Suez/A2a)

Sorgente sismogenica ITCS002 e del Monte Netto, il progetto stoccaggio del 2011 era di 800 milioni di metri cubi poi aumentato a 1.5 miliardi. Il  sindaco di Bagnolo Mella nel 2013 diede parere favorevole allo stoccaggio. L'impianto e' collegato al metanodotto Tarvisio-Zimella-Sergnano-Cervignano d'Adda. A soli 10 km dalla centrale di stoccaggio di Capriano del Colle c'e' la citta' di Brescia.


Cornegliano Laudense (Ital Gas Storage)

A 5 km da Lodi, impianto di stoccaggio di 2.5 miliardi di metri cubi. Nel 1951 ci furono qui terremoti a causa dell'attivita' metanifera.