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Saturday, July 1, 2017

Approvate trivelle Vela 1 dell'ENI in Sicilia






La finalit√† del pozzo esplorativo √® quella di individuare nuovi giacimenti offshore, 
con tema a gas, potenzialmente sfruttabili in modo efficiente ed ambientalmente sostenibile

Caro ministero: non esistono pozzi ambientalmente sostenibili.

  

E cosi mentre tutto il mondo parla di sole, vento, rinnovabili, eolico offshore, macchine elettriche, transizione green, trattati di Parigi, eccoci qui a trivellare in modo "ambientalmente sostenibile".

A trivellare, ancora, i mari d'Italia, per esplorare la possibile presenza di idrocarburi da parte dell'ENI.

Siamo in Sicilia questa volta, e il pozzo approvato il giorno 18 Maggio 2017 si chiama Vela 1. E' un pozzo previsto per il "programma unitario" delle concessioni GR 13 AG e GR 14 AG.

Cioe' prendi due e paghi uno.

Perche' fanno questo? Perche' assieme le due concessioni coprono un area di piu di 830 chilometri quadrati e per legge non si puo'. L'estensione massima di una concessione petrolifera in Italia e' di 750 chilometri quadri. E cosi le spezzano in due, e tuttapposto. Ma i piani sono idenitici e quindi hanno cosi aggirato le regole!

Vela 1 ricade propriamente nell'area GR 14 AG che si estende per circa 410 chilometri quadrati al largo di Palma di Montechiaro e di Licata, in provincia di Agrigento. L'altra, la GR 13 AG e' invece di 432 chilometri quadrati. Con Vela siamo a 29 chilometri da riva, circa 15.6 miglia, e dunque fuori le 12 miglia protettive.

Tuttapposto dunque, come se la monnezza e i pericoli di scoppio si fermassero al limite delle 12 miglia.

La regione Sicilia, secondo il ministero ha "espresso osservazioni di VIA per la realizzazione di pozzo esplorativo Vela 1". Non dice se siano state positive o negative (e ovviamente se uno va a controllare sono negative!) ma Galletti e Franceschini dicono che queste osservazioni, e tutte le altre che sono pervenute, sono state considerate dal ministero stesso assieme alle controdeduzioni dell'ENI.

Cioe', come sempre, l'ENI ha la prima e l'ultima parola.

In un mondo normale ed equo, l'ENI dovrebbe proporre, il pubblico e tutti gli altri enti portatori di interesse dovrebbero poter rispondere. E poi dovrebbe finire qui e il ministero dovrebbe decidere. Da un lato l'ENI, dall'altro il pubblico. Uno a uno.

E invece no, in Italia, in qualche modo che non si sa bene come funzioni, le osservazioni della regione e di chiunque altro, molto probabilmente vengono mandate all'ENI che cosi puo fornire le proprie controdeduzioni. Come altro potrebbe infatti l'ENI proporre controdeduzioni senza vedere le osservazioni originali?

Una bella democrazia vero? L'ENI propone, il pubblico risponde, e l'ENI risponde ancora.

Hanno una risposta per tutto. 

E poi ovviamente il ministero approva.

E poi ovviamente arrivano i cavilli e tutti i ragionamenti contorti per il tuttapposto.

Viene infatti fuori che in realta'... "esiste comunque una interferenza parziale del permesso di ricerca GR 14 AG con l'area oggetto di interdizione", pero' non ci sono "elementi giuridici sostanziali ostativi" in quanto il permesso era stato gia' dato nel 1999.

Diciotto anni fa?

Boh. Cioe' ricevono il permesso di trivellare nel 1999 e se ne ricordano nel 2017?

Come sempre la farsa delle prescrizioni:

Ci dovranno essere protocolli di monitoraggio sviluppati di biologi esperti in bioacustica che dovranno descrivere lo stato dell'ambiente prima delle trivelle, durante le trivelle, e dopo le trivelle con 3 stazioni di monitoraggio acustico, per capire come i rumori potranno impattare le specie marine. Tutte le precauzioni dovranno essere prese per non portare "disturbi maggiori di quelli che si vogliono evitare"

Che significa? Boh.

Fra queste specie marine ci sono anche zifio e capidogli. Gianluca Galletti e Dario Franceschini ricordano che se dovessero esserci animali morti sulla spiaggia le informazioni in merito dovranno essere segnalate nel modo piu' tempestivo possibile, allertando o "una rete capillare di monitoraggio" se esiste, o senno la guardia costiera, enti ed associazioni locali.

Come dire, invece di pensare a monte a queste povere creature del mare, facciamo il monitoraggio e poi diamo l'allarme "tempestivo". Si, ma intanto quelle saranno gia' morte!

E' evidente che non gliene importa niente.

Interessante pure che solo quando gli serve chiamano in ballo le associazioni locali!

E poi she significa allertare la fitta rete di monitoraggio "se esiste"? Non lo sanno al ministero se esiste o no? Chi la deve mettere su questa rete? Chi deve pagare il personale? Io?

Mistero. Approvano e danno prescrizioni a casaccio.

L'unica consolazione e' che a bordo dovranno tenere un biologo marino. Poverino lui.

E sui fanghi di perforazione?

Sette righe.

Devono essere considerati rifiuti e "vige il divieto assoluto di rilasciare materiale di trivellazione sul fondale".  Questi rifiuti dovranno essere smaltiti nel modo appropriato e tempi e luoghi dovranno essere comunicati all'ARPA di Sicilia.

Si certo.

Non succedera' mai, perche' gli scarichi in mare di monnezza fossile volontari o involontari,  sono una parte integrante del processo di estrazione del petrolio, di trivellazione e di sfruttamento petrolifero. Non e' mai successo da nessuna parte del mondoche la monnezza non abbia intaccato l'ambiente esterno. Pure in Norvegia succede, in modo del tutto normale.

Ora volete farci credere che con sette righe di decreto ministeriale l'ENI fara' in Sicilia quello che ne lei ne nessuna altra ditta del petrolio e' mai riuscita a fare da nessuna parte del mondo?

Ma per piacere.

E poi ancora, parlano di una indagine visiva in diretta con l'ausilio di un ROV (Remotely Operated Vehicle) o di addirittura di un AUV (Autonomous Unmanned Vehicle). Cioe' ci vorranno dei robot autonomi o una squadra di robot autonomi per monitorare il tutto in diretta.

Ma si rendono conto di cosa stanno chiedendo?

Tutto questo e' difficile da coordinare, gli AUV sottacqua sono ancora in via di sperimentazione. Dal mio punto di vista tutto questo serve solo per dire "guarda come siamo fighi" e non certo per proteggere il mare.

La verita'?

Dal mio punto di vista la verita' sta a pochi chiolmetri di distanza e si chiama Gela.

Ecco cosa succede a regalare l'Italia all'ENI. Succede a Gela, succede in Basilicata, succede a Marghera, succede a Manfredonia. Ovunque sono andati hanno solo portato morte e distruzione.

Sta a noi non dimenticare e fortissimamente non volerceli nei nostri mari.








 





















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