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Saturday, July 1, 2017

Approvate trivelle Vela 1 dell'ENI in Sicilia






La finalità del pozzo esplorativo è quella di individuare nuovi giacimenti offshore, 
con tema a gas, potenzialmente sfruttabili in modo efficiente ed ambientalmente sostenibile

Caro ministero: non esistono pozzi ambientalmente sostenibili.

  

E cosi mentre tutto il mondo parla di sole, vento, rinnovabili, eolico offshore, macchine elettriche, transizione green, trattati di Parigi, eccoci qui a trivellare in modo "ambientalmente sostenibile".

A trivellare, ancora, i mari d'Italia, per esplorare la possibile presenza di idrocarburi da parte dell'ENI.

Siamo in Sicilia questa volta, e il pozzo approvato il giorno 18 Maggio 2017 si chiama Vela 1. E' un pozzo previsto per il "programma unitario" delle concessioni GR 13 AG e GR 14 AG.

Cioe' prendi due e paghi uno.

Perche' fanno questo? Perche' assieme le due concessioni coprono un area di piu di 830 chilometri quadrati e per legge non si puo'. L'estensione massima di una concessione petrolifera in Italia e' di 750 chilometri quadri. E cosi le spezzano in due, e tuttapposto. Ma i piani sono idenitici e quindi hanno cosi aggirato le regole!

Vela 1 ricade propriamente nell'area GR 14 AG che si estende per circa 410 chilometri quadrati al largo di Palma di Montechiaro e di Licata, in provincia di Agrigento. L'altra, la GR 13 AG e' invece di 432 chilometri quadrati. Con Vela siamo a 29 chilometri da riva, circa 15.6 miglia, e dunque fuori le 12 miglia protettive.

Tuttapposto dunque, come se la monnezza e i pericoli di scoppio si fermassero al limite delle 12 miglia.

La regione Sicilia, secondo il ministero ha "espresso osservazioni di VIA per la realizzazione di pozzo esplorativo Vela 1". Non dice se siano state positive o negative (e ovviamente se uno va a controllare sono negative!) ma Galletti e Franceschini dicono che queste osservazioni, e tutte le altre che sono pervenute, sono state considerate dal ministero stesso assieme alle controdeduzioni dell'ENI.

Cioe', come sempre, l'ENI ha la prima e l'ultima parola.

In un mondo normale ed equo, l'ENI dovrebbe proporre, il pubblico e tutti gli altri enti portatori di interesse dovrebbero poter rispondere. E poi dovrebbe finire qui e il ministero dovrebbe decidere. Da un lato l'ENI, dall'altro il pubblico. Uno a uno.

E invece no, in Italia, in qualche modo che non si sa bene come funzioni, le osservazioni della regione e di chiunque altro, molto probabilmente vengono mandate all'ENI che cosi puo fornire le proprie controdeduzioni. Come altro potrebbe infatti l'ENI proporre controdeduzioni senza vedere le osservazioni originali?

Una bella democrazia vero? L'ENI propone, il pubblico risponde, e l'ENI risponde ancora.

Hanno una risposta per tutto. 

E poi ovviamente il ministero approva.

E poi ovviamente arrivano i cavilli e tutti i ragionamenti contorti per il tuttapposto.

Viene infatti fuori che in realta'... "esiste comunque una interferenza parziale del permesso di ricerca GR 14 AG con l'area oggetto di interdizione", pero' non ci sono "elementi giuridici sostanziali ostativi" in quanto il permesso era stato gia' dato nel 1999.

Diciotto anni fa?

Boh. Cioe' ricevono il permesso di trivellare nel 1999 e se ne ricordano nel 2017?

Come sempre la farsa delle prescrizioni:

Ci dovranno essere protocolli di monitoraggio sviluppati di biologi esperti in bioacustica che dovranno descrivere lo stato dell'ambiente prima delle trivelle, durante le trivelle, e dopo le trivelle con 3 stazioni di monitoraggio acustico, per capire come i rumori potranno impattare le specie marine. Tutte le precauzioni dovranno essere prese per non portare "disturbi maggiori di quelli che si vogliono evitare"

Che significa? Boh.

Fra queste specie marine ci sono anche zifio e capidogli. Gianluca Galletti e Dario Franceschini ricordano che se dovessero esserci animali morti sulla spiaggia le informazioni in merito dovranno essere segnalate nel modo piu' tempestivo possibile, allertando o "una rete capillare di monitoraggio" se esiste, o senno la guardia costiera, enti ed associazioni locali.

Come dire, invece di pensare a monte a queste povere creature del mare, facciamo il monitoraggio e poi diamo l'allarme "tempestivo". Si, ma intanto quelle saranno gia' morte!

E' evidente che non gliene importa niente.

Interessante pure che solo quando gli serve chiamano in ballo le associazioni locali!

E poi she significa allertare la fitta rete di monitoraggio "se esiste"? Non lo sanno al ministero se esiste o no? Chi la deve mettere su questa rete? Chi deve pagare il personale? Io?

Mistero. Approvano e danno prescrizioni a casaccio.

L'unica consolazione e' che a bordo dovranno tenere un biologo marino. Poverino lui.

E sui fanghi di perforazione?

Sette righe.

Devono essere considerati rifiuti e "vige il divieto assoluto di rilasciare materiale di trivellazione sul fondale".  Questi rifiuti dovranno essere smaltiti nel modo appropriato e tempi e luoghi dovranno essere comunicati all'ARPA di Sicilia.

Si certo.

Non succedera' mai, perche' gli scarichi in mare di monnezza fossile volontari o involontari,  sono una parte integrante del processo di estrazione del petrolio, di trivellazione e di sfruttamento petrolifero. Non e' mai successo da nessuna parte del mondoche la monnezza non abbia intaccato l'ambiente esterno. Pure in Norvegia succede, in modo del tutto normale.

Ora volete farci credere che con sette righe di decreto ministeriale l'ENI fara' in Sicilia quello che ne lei ne nessuna altra ditta del petrolio e' mai riuscita a fare da nessuna parte del mondo?

Ma per piacere.

E poi ancora, parlano di una indagine visiva in diretta con l'ausilio di un ROV (Remotely Operated Vehicle) o di addirittura di un AUV (Autonomous Unmanned Vehicle). Cioe' ci vorranno dei robot autonomi o una squadra di robot autonomi per monitorare il tutto in diretta.

Ma si rendono conto di cosa stanno chiedendo?

Tutto questo e' difficile da coordinare, gli AUV sottacqua sono ancora in via di sperimentazione. Dal mio punto di vista tutto questo serve solo per dire "guarda come siamo fighi" e non certo per proteggere il mare.

La verita'?

Dal mio punto di vista la verita' sta a pochi chiolmetri di distanza e si chiama Gela.

Ecco cosa succede a regalare l'Italia all'ENI. Succede a Gela, succede in Basilicata, succede a Marghera, succede a Manfredonia. Ovunque sono andati hanno solo portato morte e distruzione.

Sta a noi non dimenticare e fortissimamente non volerceli nei nostri mari.








 





















Monday, December 12, 2016

Bocciato l'airgun Schlumberger nel canale di Sicilia; archiviate le trivelle Aleanna a Ferrara


Si tratta della concessione d1 CP SC,  di circa 2200 chilometri quadrati nel Canale di Sicilia.

La filiale italiana della Schlumberger con sede a Parma, voleva qui esesguire ispezioni sismiche per tirare su circa 6000 chilometri di linee di dati in 3D, durante un arco temporale di circa 104 giorni,
tre mesi e mezzo circa.

Le provincie interessate sarebbero state quelle di Ragusa e Siracusa, con i comuni di Vittoria, Portopalo di Capo Passero, Pachino, Noto, Siracusa, Acate, Ispica, Pozzallo, Avola, Modica, Santa Croce Camerina, Ragusa, Scicli.

Un sospiro si sollievo per loro tutti, soprattutto perche' e' stato evitato l'incubo nuove trivelle a mare in un futuro prossimo se l'airgun veniva eseguito e magari si decideva di proseguire con la fase dei buchi e dell'estrazione.

C'erano gia' stati vari carteggi tra la ditta in questione, la cui casa madre e' a Houston, il Ministero, gli scriventi osservazioni, le autorita' locali, con un primo pronunciamento negativo gia' nel Novembre del 2015.

La Schlumberger aveva allora volontariamente proposto di riperimetrare la sua concessione, in modo da "dimostrare la riduzione degli impatti sull'ambiente marino", come dire: tu mi dici no, ma io veramente voglio il si!

Ripresentano allora le carte, come sempre e' tutto scintillante e sicuro. Ma non gli e' andata bene: alla fine il ministero gli ha dato picche ed ha detto di no ancora una volta, un anno dopo, il 5 Dicembre 2016.

Perche'?

Per la particolare intensita' degli indotti negativi sugli aspetti idenitari e tradizionali propri della cultura delle popolazioni costiere interessate, legati alle economie locali tipiche nel settore della pesca commerciale e del turismo.


Ipse dixit.

Agginguno pure che:  

Le osservazioni del proponente benche' apprezzabili, in quanto sono relative ad approfondimenti tecnici, certamente utili a livello conoscitivi, non apportano argomentazioni utili ad escludere  le piu' volte citate interferenze con l'ambiente marino.

e che

l'area oggetto del presente parere benche' di dimensione minore di quella gia' valutata dal punto di vista della compatibilita' ambientale con parere 1914 del 13 Novembre 2015 e' ubicata sempre alll'interno del medesimo poligono di indagine, sul quale continuano a valere le valitazione effettuate nell'ambiento del sudetto parere.

E' certo una buona notizia, varata il giorno dopo il referendum del NO sventurato di Matteo Renzi.
Chissa' se ci sono legami fra le due cose, se e' solo una coincidenza, o magari se ci sia stato l'interferenza di qualche politico a Roma che voleva salvare il suo angoletto di mare. Non lo sappiamo.

Ma la domanda e' un altra: in Italia ci sono decine di altre concessioni pendenti per eseguire airgun, e per trivellare in mare.

Si applicano anche a loro le stesse considerazioni?

La pesca e il turismo sono elementi identitari e tradizionali anche per in mare di Puglia?

Di Basilicata? Delle Marche? Dell'Abruzzo? Della Calabria?

Della riviera romagnola? 

Della Sardegna? 

E che dire degli elementi identitari e tradizionali delle trivelle a terra? Non ci sono elementi negativi per gli elementi identitari e tradizionali quando si trivella nei parchi, nei campi, vicino agli ospedali e alle case delle persone in Val D'Agri, in Piemonte, in Veneto? 

Chissa' come risponderebbero a tali domande lorsignori.

Festeggiamo allora la fine dell'airgun Schlumbergeri in Sicilia e facciamo tesoro di questo pronunciamento: il Ministero riconosce oggi la pericolosita' dell'airgun sull'ambiente, per la pesca ed il turismo.

Occorre ricordarglielo ogni santa volta che i petrolieri verranno a chiedere di trivellare in mare, ed in terra.

L'Italia tutta ha elementi identitari e tradizionali che nulla hanno a che fare con le trivelle, ma proprio nulla, dalla Val D'Aosta a Pantelleria.


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Passiamo invece alla concessione Zanza, fra i comuni di Copparo e Formignana in provincia di Ferrara. Qui la AleAnna Resources voleva invece cercare petrolio e gas, "idrocarburi liquidi e gassosi, nel bel mezzo della pianura padana.

E' una concessione piccola, di soli cinque chilometri quadrati ma il Ministero l'ha archiviata. Zanza era inizialmente della Northsun Italia/Po Valley ed e' stata ceduta alla Aleanna ad Ottobre 2015 per la cifra di un milione ed ottocento mila euro.

La Aleanna e' una micro ditta americana con sede ufficiale del Delaware, e con filiale italiana a Matera. La Po Valley invece ha sede in Australia, a Perth, e la Northsun Italia e' sua filiale italiana con uffici a Roma.

Insomma qui si passa di micro-ditta in micro-ditta che si scambiano pezzetti del nostro territorio per pochi spiccioli: 1.8 milioni di euro sono tanti per noi persone normali, ma non per ditte petrolifere, per loro sono appunto briciole.

Anche qui c'erano state decine di osservazioni di contrarieta' coordinate fra l'altro dalla mia cara amica Michela Furin di Rovigo.

Perche' l'archiviazione?

Perche' dopo la compravendita dalla Po Valley alla Aleanna, il Ministero chiese integrazioni alla Aleanna stessa. Dopo vari ritardi e richiesta di allungare i termini la Aleanna si e' accorta che a causa della "complessita' delle integrazioni richieste" era meglio lasciar perdere.

E quindi hanno chiesto loro stessi l'archiviazione, che gli e' stata accordata.

Ma non dobbiamo farci illusioni: se gli e' conveniente, torneranno. Lo so perche' fanno sempre e solo quello che gli e' comodo a loro.

A questi qui, che si chiamino Schlumberger o Aleanna o Northsun o ENI o Medoilgas o Rockhopper o Northern Petroleum, non gliene importa un fico secco dell'Italia o di noi.

E questo non dobbiamo dimenticarlo mai.









Friday, February 13, 2015

L'Adriatico petrolizzato - le trivelle di Croazia








Manca poco alla fine del periodo di 30 giorni per mandare osservazioni al governo croato in merito alle trivelle in Adriatico: l’ultimo giorno valido e’ il 16 Febbraio.

Il documento proposto dal governo di Zagabria ci tocca da vicino perche’ l’Adriatico e’ nostro tanto quanto loro, e veramente intendono lottizzare tutto quello che possono. Parliamo del 90% dell’Adriatico croato trasformato in un gigantesco campo di petrolio. Eppure, lo Strategic Environmental Assessment (SEA) di Croazia, di circa 400 pagine dedica solo poche righe all’Italia che si concludono con il solito “tuttapposto”. E cioe’ non ci saranno effetti sui paesi confinanti.

Ma magari anche si.

E infatti dicono che “non si prevedono impatti transfrontalieri per quanto riguarda le aree Natura 2000 in Italia, escluso in caso di incidenti.”

Escluso in caso di incidenti. Che significa?

In quelle poche righe si cita solo la zona Natura 330009 Trezze San Pietro Bordelli, del Fruili Venezia Giulia, un sito marino di interesse europeo, con biodiversita’ di flora e fauna acquatica e con speciali formazioni geomorfologiche, nei pressi di Gorizia, vicina al lotto 1 dei croati. Qui si dice che se trivellano come prevedono “non si puo' escludere l'impatto transfrontaliero”. Fine.

E di grazia, quale sara’? Inquinamento a mare? Danni alla pesca? Hanno interpellato l’Italia? L’Italia ha qualcosa da dire? Debora Serracchiani lo sa? Ha una idea? O pensa come tutto il PD che dopo lo sblocca Italia ci voglia anche lo sblocca Croazia? E Matteo Renzi, ha una qualche idea?

Tutto tace.

In realta’ la direttiva europea prevede che gli stati confinanti, in questo l’Italia, possano richiedere alla Croazia la possibilita’ di studiare meglio il progetto, visto che ci sono potenziali effetti negativi anche per noi. Sarebbe opportuno, io credo, che tutto venga tradotto in italiano, che ci siano studi adeguati sugli effetti sulle nostre coste e in cui anche la cittadinanza italiana possa dire la sua.

E questo perche’ dalla Croazia vengono fuori affermazioni poco tranquilizzanti: l’Agenzia per gli Idrocarburi croata, afferma di non possedere sufficenti risorse per le operazioni di riprisitino ambientale in caso di incidente. Dicono semplicemente che “hanno cinque anni di tempo” per capire come trivellare rispettando l’ambiente al meglio. E cioe’ rimandano al futuro. Un po improvvisato no?

Non saremmo dovuti arrivare fin qui. L’Adriatico e’ un mare chiuso, piccolo, poco profondo, gia’ inquinato. Di petrolio si parla gia’ da tanto tempo e sarebbe stato utile avere un solo politico che veramente ci avesse creduto e che fosse stato un po piu’ coraggioso e magnanime. Che avesse lavorato giorno dopo giorno, in silenzio e creandosi rete sulle due rive, per fare della difesa del mare e dell’interdizione alle trivelle in tutto l’Adriatico il suo regalo a noi cittadini.

Luca Zaia, Luciano D’Alfonso, Gian Mario Spacca, Nichi Vendola sono i presidenti delle regioni adriatiche Veneto, Abruzzo, Marche e Puglia che hanno fatto ricorso contro le nuove regolamentazioni petrolifere dello Sblocca Italia. Visto che il nostro governo e’ sordo ed insensibile, io spero che possiate voi prendere la situazione nelle vostre mani, senza che vi rincorrano appresso i cittadini. Spero che troviate il modo per istaurare un dialogo con la Croazia, chiedendo anche noi di partecipare secondo i canali ufficiali, perche’ il petrolio e’ di chi se lo piglia, ma l’inquinamento e’ di tutti.

Spero anche che Debora Serracchiani si svegli dal suo torpore.

Proteggere il nostro orticello va bene, ma occorre avere l’audacia e la volonta’ delle cose grandi. Sono quelle che ci rendono memorabili.

Qui i link con le mappe delle concessioni petrolifere di Croazia, le petizioni popolari ed il testo della SEA riferito all’Italia.



Monday, February 2, 2015

La risposta del Ministero su Ombrina - ci vogliono le contro-contro-osservazioni!!!





dicono che si deve scrivere a:  dgsalvaguardia.ambientale@pec.minambiente.it 


Io penso che la democrazia debba essere per il cittadino medio, normale, e che uno non debba essere ne persona di scienza, ne giurista, ne petroliere e ne avvocato per capire, per avere voce in capitolo quando si devono decidere su cose che riguardano tutti.

E' per questo che cerco sempre di essere semplice quando faccio convegni, che parlo in modo chiaro, cercando di entrare nell'ottica di chi non fa il mio stesso mestiere. Ed e' anche lo stesso motivo per cui solo dai politici e dagli approfittatori mi faccio dare del lei.

Cosa voglio dire con questo.

Voglio dire che vorrei capire, da persona normale, ma da cittadono libero, chi prende le decisioni in Italia perche' lo fa e su quali basi. E cosi, ho scritto al Ministero dell'Ambiente a Dicembre 2014 chiedendo loro lumi su Ombrina Mare e sullo status del pozzo della nostra angoscia.

In particolare, volevo sapere:

1. Perche' la Medoilgas ha potuto mandare contro-deduzioni? Loro hanno mandato i loro testi per l'AIA, e noi abbiamo mandato osservazioni. Tu proponi, io ti rispondo. In una partita onesta, il gioco finisce li e poi l'arbitro decide, no? E invece no, in qualche magico modo la Medoilgas ha ottenuto i nostri testi ed ha ottenuto di poter mandare queste controdeduzioni, che altro non erano se non una serie di arrampicamenti sugli alberi su molte delle cose che avevo scovato - tabelle che non combaciano, l'uso di fanghi vietati in Norvegia ma pompati in Abruzzo gia' nel 2008, etc etc.

Chi gli ha dato il permesso di avere la prima e l'ultima parola? Chi sono loro piu di noi?
Ecco, volevo solo sapere - da cittadino medio - qual'e' il protocollo che li autorizza ad avere la prima e l'ultima parola, tutto qui. E se loro possono rispondere possiamo anche noi avere il diritto
alle contro-contro-osservazioni?

E se si, perche' nessuno ce l'ha detto?


2. Cosa intendono fare con il procedimento del TAR di Bari che boccia un pozzo esplorativo di gas a 5.5 chilometri da Foggia Sud, esatta identica distanza di Ombrina da riva. Li si chiamava Masseria Sipari, e coincidenza vuole che e' un altro pozzo Medoilgas. Crea un precedente, no? Ecco volevo sapere se i cittadini di San Vito Marina sono diversi da quelli di Foggia, perche' se e' pericolo il loro pozzo, lo e' pure Ombrina.

Ho mandato vari testi a vari email, e alla fine ecco cosa mi arriva, la cosa che e' in cima

Incoraggio tutti a mandare testi e lettere simili per mostrare loro che non stiamo qui a giocare. Non ce lo vogliamo proprio Ombrina in Abruzzo. Punto e chiaro.

Ecco cosa dicono


Non ho parole.

Ci stanno dicendo che possiamo mandare le contro-contro-osservazioni. Ci arisiamo che gli servono tutti gli "tutti elementi" per una valutazione oggettiva e che non vogliono "condizionamenti ideologici".

E quali sarebbero questi condizionamenti ideologici?

Ma si rendono conto che dalla penna dei petrolieri uscira' solo e comunque "e' tuttapposto?"

E se tutti i pareri sono utili, da chicchessia e non importa quando e dove, e allora perche' ci sono scadenze di termini?

Nulla ci vieta di mandare contro-contro-osservazioni. Ma che gioco e'?

E' la democrazia per i pagliacci. 

Si rendono conto di quanto sono antidemocratici e sciocchi?

Consiglio a tutti di bombardarli a questo indirizzo e semplicemente dire "Io Ombrina non ce la voglio nel mio mare, per tutti i motivi che da otto anni si ripetono senza sosta in Abruzzo. La mia opinone conta tanto quanto quella della MOG, e vorrei che questo venisse messo agli atti"

DVA-II@minambiente.it

dicono ora che si deve scrivere a:

dgsalvaguardia.ambientale@pec.minambiente.it


Saturday, January 31, 2015

Affondiamo le trivelle in Croazia







Per chi volesse mandare testi propri, l'indirizzo e' 



Dipartimento delle Miniere del Ministero dell'Economia,
Vukovar Via 78,
Zagabria, Croazia

rudarstvo@mingo.hr


Ecco cosa dicono dell'Italia nel loro documento di valutazione ambientale:


8.3.2.12.2 Repubblica d'Italia

"Il bordo esterno dei campi di ricerca numero 1, 2, 3, 5, 7, 9, 12, 15, 18, 24, 25, 26 i 29 si trova al confine con la zona epicontinentale dell'Italia (immagini 8.9. e 8.10). Ai limiti della parte nord del campo di ricerca no 1 si trova la zona Natura 2000 IT 330009 Trezze San Pietro Bordelli (SCI), dove non si puo' escludere l'impatto transfrontaliero se le attivita' si svolgeranno nel campo 1. Di seguito, prima di iniziare le attivita' di ricerca e produzione idrocarburi nel campo 1 bisogna provvedere alle consulatazioni con la Repubblica d'Italia. Come alternativa si propone la riduzione dell'area del campo di ricerca no 1 nella sua parte settentrionale. I bordi esterni dei campi di ricerca no 18 i 24 sono distanti circa 22 km dall'area Natura 2000 IT 911001 Isole Tremiti (SCI) e IT 9110040 Isole Tremiti (SPA) – immagine 8.10. Data la distanza dai campi di ricerca non si prevedono impatti transfrontalieri per quanto riguarda le aree Natura 2000 in Italia, escluso in caso di incidenti.

Le aree protette marine in Italia si trovano a distanza di 20 km dai campi di ricerca (immagine 8.11) e non si prevedono impatti su di loro"



La Slovenia chiede la Valutazione di Impatto Ambientale Transfrontaliera, ma la Croazia gli dice no.


Debora Serracchiani, Fruili Venezia Giulia
Luca Zaia, Veneto
Luciano D'Alfonso, Abruzzo
Gian Maria Spacca, Marche
Nichi Vendola, Puglia

ecco la vostra occasione d'oro per far qualcosa di buono

Chiedete alla Croazia una valutazione di impatto ambientale che includa
anche l'Italia. 

Il petrolio e' di chi se lo piglia, ma l'inquinamento e' di tutti.



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Sono diventata amica virtuale con vari attivisti di Croazia con cui nel corso dei mesi abbiamo cercato di coordinare lettere, dati, e amicizia.

La situazione croata non e' commentabile : la foto sopra parla da se.  Alcune cose fanno sorridere, perche' veramente alcuni politici di Croazia pensano che le trivelle porteranno loro soldi e fortuna e benessere e che tutto potra' coesistere con mare ed aria pulita.

Ad esempio, Barbara Doric della "Croatian Hydrocarbon Agency" dice che la nazione ha “tecnologie avanzate per mantenere i piu' alti standard ecologici". Ah si, e quali sarebbero? E come mai non ce li ha nessun altro al mondo, visto che perdite e scoppi e incidenti sono all'ordine del giorno?

Un altra chicca e' che durante lo spettacolo ‘Otvoreno’ il Prof. Igor Dekanic quando gli veniva chiesto come avrebbero fatto a mantenere questi "piu elevati standard ecologici" ha risposto che non lo sapeva ma che "Abbiamo cinque anni per pensarci".

Cioe' anche loro vanno a casaccio!

Un po e' colpa nostra, nel senso che avrebbe dovuto essere l'Italia la porta bandiera della difesa del mare Adriatico, perche' siamo -- in teoria -- piu' avanzati della Croazia, facciamo turismo da piu' tempo di loro, perche' abbiamo piu' estensione costiera di loro e perche' i problemi trivelle--inquinamento--erosione--subsidenza li abbiamo gia' sperimentati a Ravenna, a Venezia, nel delta del Po.

Un sacco di gente pensa cose stupide come "ecco, trivellano loro, se non ci sbrighiamo a trivellare pure noi, si acapparreranno tutto il petrolio italiano". Questo e' folle, intanto perche' la trivellazione in orizzontale non concede certo di svuotare i giacimenti a decine e decine di chilometri di distanza, ma sopratutto perche' siamo stati noi italiani a trivellare per primi - in Veneto per esempio.  La Croazia ha semplicemente fatto quello che abbiamo fatto noi negli anni '60, lottizzato il mare.  E comunque non e' che uno si lancia dal balcone e noi dobbiamo per forza seguirli.

Ripeto, avremmo dovuto essere noi a tendere loro la mano e a dire loro "non trivelliamo nessuno dei due".  Ma cosi' non e' stato, e adesso siamo qui a discutere sul se e come trivellare la nostra pozzangheretta.

Mi auguro che tutti possano partecipare e che soprattutto si facciano vivi amministratori di Puglia, Abruzzo e Veneto.

Il petrolio e' di chi se lo piglia, ma il mare inquinato e' di tutti.

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Qui il testo tradotto in Italiano.


Gentili membri del governo Croato,

L'intero processo di estrazione del petrolio a mare crea inquinamento dannoso agli umani ed alla vita marina per tutto l'arco della durata del progetto. Le piattaforme a mare rilasciano fluidi di perforazione e scarti metallici, che includono sostanze tossiche, fra cui cromo, mercurio e benzene, direttamente a mare.

Una piattaforma rilascia circa 90,000 tonnellate di materiale di scaro durante l'arco della sua vita temporale, danneggiando la vita marina e la qualita' dell'aria. Oltre alle piattaforme, le petroliere potrebbero causare ulteriore inquinamento, visto che ogni anno circa 635,000 tonnellate di greggio sono rilasciate dalle navi nel Mediterraneo.

Tutto questo nel giro di pochi chilometri di distanza da aree marine e un migliaio di isole ed isolotti croati. Il piu grande tesoro nazionale, l'Adriatico, deve essere protetto. E' del tutto chiaro che questo progetto e' incompatibile con la protezione del mare Adriatico di Croazia e che deve essere fermato.

Grazie.

Tuesday, September 16, 2014

Piccole Ombrine che crescono


Non e' solo Elsa: eccole qui. La Petroceltic torna all'assalto con giacimenti dai nomi piu' fantasiosi. E infatti Elsa e' solo la madre e l'apripista di "Turchese", "Zaffiro", "Granato", "Rubino", "Opale", "Tormalina",  "Peridato" e "Rublo".

Come dire: dei veri gioielli in mare!

Io sono convinta che questi giacimenti non sono diversi da Ombrina, e che come per il Centro Oli di Ortona, come per Ombrina, come per il gas di Bomba, sono tutti ad alto tenore sulfureo, e ci sara' bisogno di desolforazione e di infrastruttura pesante.

Elsa e' il punto di partenza per la Petroceltic: credo questo perche' e' piu vicino alla riva e quindi logisticamente piu' facile da operare.

Tutto il lavoro fatto per Ombrina deve continuare: Elsa o Ombrina o Rubino o Turchese, sono tutti mostri nel mare, pure se vogliono farceli passare per pesci e gioielli e signore distinte, e semplicemente non ce li vogliamo.

Andiamo avanti cosi.

Qui per mandare le osservazioni contro Ombrina

Monday, September 15, 2014

Affondiamo Elsa, Petroceltic

 Elsa, Petroceltic, Irlanda - 7km da riva.
Dicono che sara' una trivellazione a "zero emission"
Basta crederci!




Eccoci qui: e' il turno di Elsa, proposto pozzo esplorativo della Petroceltic, ditta irlandese che vuole trivellare fra Ortona e Francavilla a Mare, di fronte alla Riserva Naturale Regionale di Ripari di Giobbe.

I link per mandare osservazioni brevi e quelle ancora piu brevi contro la Petroceltic sono qui. I testi si possono mandare da ogni parte d'Italia. Qui in inglese per chi volesse.

Le istruzioni sono semplici:

1. Aggiungere dettagli personali e/o della propria esperienza di vita al testo base - albergatori? turisti? pescatori? amanti del mare? - in modo da non mandare al ministero testi tutti uguali, se possibile. Quello che ho scritto e' solo un testo base, che si puo' mandare tal quale ma al quale e' meglio aggiungere considerazioni individuali.

2. Mettere nome, data, indirizzo. Lettere anonime non vanno bene.

3. Chiamare il file Elsa_BR268RG_COGNOME.doc (con il proprio COGNOME) e se possibile farne copia in .pdf

4. Stampare il .pdf e inviarlo tramite raccomandata a ricevuta di ritorno al

Ministero dell'Ambiente
Direzione per la Salvaguardia Ambientale del Ministero dell'Ambiente e della 
Tutela del Territorio e del Mare
Divisione II e Divisione IV
Attenzione: Concessione Elsa BR 268 RG -- Petroceltic
Via Cristoforo Colombo, 44
00147 - Roma

5. Invece che la raccomandata, se si ha la PEC (posta elettronica certificata) si puo' mandare il tutto a

dgsalvaguardia.ambientale@pec.minambiente.it,
segreteria.ministro@pec.minambiente.it,
dgprotezione.natura@pec.minambiente.it
mattm@pec.minambiente.it

Chi non ha la PEC puo' richiederla da questo sito e poi dovra' andare in posta. La raccomandata a ricevuta di ritorno costa 5 euro, con la PEC e' gratis.

6. Se non vi e' possibile fare raccomandata e/o PEC, mandate pure a me che cerchero' di farla arrivare a destinazione, ma e' meglio che ciascuno la mandi indipendentemente da me, se si puo'.

7. Quale che sia il metodo di invio, mandare una copia anche a me, (dorsogna CHIOCCIOLA csun.edu) che mettiamo tutto nel raccoglitore comune. Questo serve solo per la cronistoria, e per referenze future. Ad esempio, qui dove abbiamo messo tutti i testi mandati contro Ombrina Mare. Se volete che mandi io al ministero tramite posta email certificata lo faccio tramite persone che mi aiutano, anche se sarebbe meglio che ciascuno mandasse i suoi testi indipendentemente.

8. Incoraggiare enti, comuni, associazioni a farlo a loro nome. E' importantissimo.

9. La scadenza e' il 28 Settembre 2014. Abbiamo meno di due settimane di tempo per lavorare.

Servira', non servira'? E chi lo sa. Come Ombrina, anche Elsa era stata gia' bocciata. Sono la prima a dire di essere stanca, ma e' qui che si vede chi sei e di che tempra sei fatto, se sai di star facendo una cosa buona e la continui a fare - a prescindere dai petrolieri, e dai politici e dai finti ambientalisti in cerca di poltrone politiche.

Intanto, ecco qui. Il Sole24 Ore si e' accorto della marea di osservazioni arrivate su Ombrina, quindi, almeno un po di rumore l'abbiamo fatto.

Occorre allora continuare a far sentire la nostra voce forte, compatta e numerosa, anche se siamo stanchi e anche se sappiamo che Renzi e compari sono gia' apertamente favorevoli alle trivelle e che cercheranno di imbrogliare.  Ma il Ministero e' obbligato a tenere conto di queste osservazioni, secondo vari trattati internazionali. Per cui, facciamo la nostra parte, mandiamole. Le osservazioni si possono usare poi per eventuali ricorsi come testimonianza ufficiale del nostro no. Facciamo sentire la nostra voce: e' un diritto sancito dalla comunta' europea tramite il trattato di Aarhus, recepito anche dall'Italia.

Come sempre, siccome il problema riguarda tutta l'Italia ed e' bello che siamo solidali gli uni con gli altri.

Tuesday, August 19, 2014

Il sindaco di Ortona Vincenzo D'Ottavio muto su Ombrina. Perche'?



Ma come puo' essere che dopo tutto il dramma del Centro Oli, dopo la fine ignobile dell'altrettanto ignobile amministrazione di Nicola Fratino e Remo Di Martino, il comune di Ortona non riesce a esprimere una posizione che sia una sul petrolio?

Non risulta infatti che ne il sindaco Vincenzo D'Ottavio ne tutta la sua giunta comunale abbiano espresso pareri o resa nota la loro posizione su Ombrina Mare a nessuno, ne ai cittadini, ne - cosa che in questo caso era di importanza primaria - al ministero dell'ambiente inviando osservazioni di contrarieta'.

Magari il ministero non le ha caricate ancora, magari hanno usato mezzi diversi (quali?) ma se la provincia di Chieti si esprime contro, e la regione Abruzzo pure, perche' uno dei comuni maggiormente a rischio tace?

Non sanno che in politica devi agire per il bene della tua gente? E come puoi farlo se taci?  E se non parlano adesso, come faranno a farlo quando ci saranno pareri piu' contenziosi da espirimere? O non parlano perche' in qualche modo lo spettro di Nicola Fratino e della sua ditta gestrice del porto da cui dovranno passare le supposte petroliere ancora si aggira per Ortona?

Chi lo sa.

Ecco una lettera che mi e' stata inviata da Adriano Nasuti del Movimento 5 Stelle di Ortona. Anche io mi faccio le stesse domande.


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Oggetto: Facciamo Luce su Ombrina.

Concittadini,

Signor Sindaco,

signori assessori e signori consiglieri,

il giorno 28 luglio 2014 era l'ultimo giorno per inviare le osservazioni e la propria presa di posizione sull'impianto di estrazione e di lavorazione di petrolio a ridosso della nascente Costa dei Trabocchi, impianto che garantirà solo inquinamento a fronte di una occupazione e benefici economici irrilevanti.

Il Movimento 5 Stelle di Ortona ha inviato la propria contrarietà al progetto in questione attraverso le motivazioni scientifiche e di buon senso della dott.ssa Maria Rita D'Orsogna, della quale condivide ogni singola parola.

Ci è dispiaciuto, ma senza troppa sorpresa, constatare che né l'amministrazione né nessun partito piccolo o grande né nessuna lista civica, ha presentato alcun tipo di osservazione in merito, almeno da quello che risulta scorrendo la lista degli interventi sul sito ministeriale:

QUI

Chiediamo quindi ai consiglieri comunali ed al presidente del consiglio comunale di indire un consiglio comunale ad hoc per esprimere ai cittadini le loro vere intenzioni sull'argomento e sul perché nessuno abbia fatto niente.

Chiediamo anche ai segretari di ciascun partito o lista civica, di esprimere il parere del proprio gruppo di riferimento per iscritto ed in forma ufficiale.

Fin troppe volte abbiamo letto programmi pre elettorali e comizi fittizi e quasi mai rispettati nei contenuti.

È venuto il momento per chi siede in comune di prendersi una volta per tutte le proprie responsabilità, opposizione compresa.

Il Movimento 5 Stelle di Ortona, anche se non è ancora entrato nella macchina amministrativa, rende conto ai propri elettori e dimostra con i fatti di rispettare i propri princìpi ed il proprio programma.

Ringraziamo ancora la dott.ssa Maria Rita D'Orsogna e tutte le persone che ogni giorno si spendono contro questi veri e propri attacchi all'ambiente, per tutto l'impegno ed il lavoro speso per la salvaguardia del nostro territorio.
 

Ortona, 09.08.2014
Adriano NASUTI
Portavoce
Movimento 5 Stelle Ortona










Monday, August 4, 2014

Centinaia di osservazioni mandate contro Ombrina Mare - grazie a tutti!



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PS: Notare che Renzi non parla mai di Abruzzo. Perche'? Io credo perche' lo sa pure lui che non ha che da perderci in Abruzzo nel dire si alle trivelle. Siamo tutti contro, e il problema e' piu' sentito rispetto a qualsiasi altra regione italiana. Il merito e' di tutti noi. Io sono stanca morta, ma occorre continuare cosi. Vorrei solo che ci fosse piu' gente a dirmi: vuoi una mano?


Grazie a tutti.

Ad maiora e vediamo che succede adesso.

Legnini e Pezzopane - it's time to wake up.


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Si e' conclusa la fase di invio di osservazioni di contrarieta' al progetto Ombrina Mare da parte della Medoilgas di Sergio Morandi.

Al Ministero dell'Ambiente sono state inviate numerose centinaia di comunicazioni e da ogni spaccato della societa' civile d'Abruzzo, incluse associazioni di commercianti, di balneatori di enti religiosi, sportivi, turistici, ambientali e culturali nonche' da numerosi accademici e cittadini della regione, tanto da intasare piu' volte i computer del Ministero dell'Ambiente a Roma.

Testi di contrarieta' ad Ombrina sono arrivati da tutta Italia e da associazioni ed amanti dell'Abruzzo residenti in Germania, Irlanda, Inghilterra, Marocco, Olanda, Svizzera, USA, Canada, Slovenia, Spagna, Montecarlo, da ben sessanta associazioni francesi nonche' dal direttore della Croce Rossa Internazionale della sede dello Yemen.

Una lista parziale di testi di contrarieta' e' qui elencata:

http://www.csun.edu/~dorsogna/nodrill/Ombrina_d30BCMD_2014/

Nel loro complesso sono state sottolineate numerose criticita' dell'intervento della Medoilgas, fra cui la superficialita' dei nuovi documenti presentati in sede di AIA, la mancata analisi del rischio collegata ad Ombrina Mare - rimandata ad altra sede come se si potesse continuare ad infinitum nell'attesa - la mancanza di risorse per far fronte ad eventuali incidenti considerato l'esiguo capitale sociale che resta alla Medoilgas, dati ed analisi dati poco affidabili e la piu' totale incompatibilita' di una FPSO e di quattro o sei pozzi di petrolio a sei chilometri da riva con l'Abruzzo che vogliamo.

Non sappiamo come finira' la questione Ombrina Mare cosi come non sappiamo cosa si agita dentro i palazzi romani, se sara' la voce del buonsenso a prevalere o se invece i troppo comuni inciuci
italici avranno la meglio.

Di certo, dopo la grande manifestazione del 13 Aprile 2013, l'Abruzzo intero ha dimostrato un grande senso civico e di partecipazione popolare in modo democratico, intelligente e costruttivo. Se Ombrina verra' fermata - e non possiamo saperlo - il merito non sara' di nessun partito, movimento politico o "grande" associazione ambientalista, quanto delle centinaia di persone che dal primo giorno hanno
cercato di informare, di lavorare nel concreto, mettendo pressione ai governi regionali e centrali che si sono susseguiti nel corso di questi sei anni e rendendo Ombrina Mare un caso politico, prima ancora che ambientale.

Grazie dunque a tutti quelli che hanno usato il proprio tempo nell'esprimere il proprio dissenso.

Un ringraziamento particolare va ad Assunta Di Florio, Ilaria Giangrande, Antonio Maria Cristaldi, Iolanda De Simone, Grazia D'Ercole, Francesco Ferella e Fabrizia Arduini che per dieci giorni hanno lavorato con me nell'organizzazione e nell'assistenza di invio di Osservazioni al Ministero e senza i quali non sarebbe stata possibile una cosi grande partecipazione pubblica.

Le osservazioni della sottoscritta - 107 pagine di cui si prega di non abusare - sono qui:

www.csun.edu/~dorsogna/nodrill/Ombrina_d30BCMD_2014/Ombrina2014_D'Orsogna.pdf

Friday, August 1, 2014

Immagini di incidenti su FPSO - UK, Canada, Brasile, Thailandia, Mari del Nord, Nigeria




Fumo e scintille 
Personale evacuato con l'elicottero





 

2 incidenti nel giro di pochi mesi, sulla SeaRose.
La rosa del mare sputa fiamme.




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Cosi, giusto per vedere quali potrebbero essere gli scenari futuri possibili, ecco qui un po di storie horror in giro per il mondo sulle navi FPSO. Notare che l'ancoramento a 9 chilometri da riva non e' progettato per nessuna di queste, come si vorrebbe fare in Abruzzo. Molti di questi incidenti sono in Brasile, dove al Settembre 2013 c'erano 37 FPSO attive.

1. Brasile: Crolla la torre di desolforazione - 2012 
 






Questa e' di proprieta' della Petrobras, notare la torre quasi sommersa dall'acqua e le numerose barche che hanno dovuto chiamare per assistenza.



Anche qui, della Petrobras, 70 persone evacuate, la FPSO e' stata a rischio di affondamento.





 











Tutto questo e' successo a causa di forti mareggiate nel Dicembre 2011, nella zona di Aberdeen quando ben due FPSO hanno perso il controllo, fra cui la Gryphon A della Maersk Oil. Le navi erano cariche di petrolio, e per fortuna non ci sono stati riversamenti. Oltre settanta persone sono state evacuate.


7. Thailandia: la nave FPSO barcolla fuori dalla zona di ancoraggio -2014


In questo caso la ditta responsabile e' la Salamander Energy che ha dovuto fermare la sua FPSO Rubicon Vantage a causa delle fluttuazioni violente della nave e delle perdite in mare di petrolio.









Questa e' la piu' drammatica, perche' sempre qui finiamo, nella Nigeria devastata dal petrolio. Da una perdita dalla FPSO sono fuoriusciti in mare circa 40,000 litri di petrolio. Le foto sopra sono collegate a quell'evento Succedeva nel 2011. Hanno usato dispersanti per pulire, ma la maggior parte del petrolio si era gia' dispersa nel mare.


Ma secondo Sergio Morandi della Medoilgas in Abruzzo non succedera' mai.