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Monday, November 28, 2016

Golfo del Messico: 320 milioni di litri di petrolio sono ancora li



Esce oggi su PNAS -- Proceedings of the National Academy of Sciences -- un nuovo articolo secondo cui dei 4.1 milioni di barili di petrolio rilasciati in mare (cioe' circa 650 milioni di litri di petrolio) la meta' e' stata raccolta, e/o e' evaporata. L'altra meta' e' rimasta nel mare, in un area di 3200 chilometri quadrati a 1500 metri di profondita'.

In all, approximately half of the oil ascended to the ocean surface where it was skimmed or flared by response teams, trapped in sinking particles by marine oil snow sedimentation and flocculent accumulation washed ashore, or left exposed to the canonical weathering processes of evaporation, biodegradation, and photooxidation  

The rest remained in the deep ocean. 

Fanno 325 milioni di litri di petrolio finiti nell'oceano, e di certo nella catena alimentare, in un odo o nell'altro.

Qui un un po di articoli divugativi sul tema

PNAS 1

PNAS 2



Ewan Howington che ha ripreso i suoi capi mentre rilasciavano monnezza petrolifera in mare per un ora e mezza. Era il suo primo giorno di lavoro sulle piattaforme.




Perdite di petrolio ed altra monnezza nel Golfo del Messico.
Storie di tutti i giorni.

Dal video di Ewan


Pensavamo noi tutti che con l'uscita di scena del pozzo Macondo nel Golfo del Messico ci fosse un enorme tuttapposto.

Tutto pulito, tutto scintillante, tutto blu e profumato.

Neanche per sogno.

Macondo e' arrivato alle cronache per la sua enormita', per i due mesi e mezzo di gettito senza sosta nei mari di Louisiana. Ma, anche se un piu' piccoli e piu' brevi di Macondo di pozzi che hanno avuto problemi dal 2010 ad oggi ce ne sono stati.... 11,700.

Esattamente. Piu' di undicimila!

Molti di questi "problemi" sono casi di rilasci illegale in mare, perdite mai registrate, navi che rilasciano accidentalmente o volontariamente monnezza in mare, e altri tipi di sversamenti mentre chi e' preposto alla supervisione chiude un occhio e pure due e si tappa pure il naso.

Il ritmo dei rilasci e degli incidenti cambia da annata ad annata. Nel 2012 erano ben 245 al mese - cioe' un po meno di dieci al giorno! fino ad arrivare a 80 problemi ad Ottobre 2016. "Solo" tre al giorno.

Di tutti questi incidenti, uno e' veramente importante perche' un coraggioso lavoratore delle piattaforme nel 2014 registro' sul telefonino il video con i suoi capi che aprivavano una valvola e rilasciavano a mare monnezza per circa un ora e mezza.

Fra di loro ridevano e parlottavano sul come nascondere il tutto a possibili ispettori.

Il lavoratore si chiama Evan Howington. Era il suo primo giorno di lavoro. Era giovane ed entusiasta. Quando vide che iniziavano a scaricare fluidi di perforazione in mare, espresse le sue perplessita' ma nessuno dei suoi capi gli diede retta. Alla fine era sono un novizio. E quinid non sapendo che altro fare, si mise sulle gambe il telefonino senza che nessuno se ne accorgesse e filmo' la scena.

Un ora e mezza di monnezza che veniva gettata in mare, mentre i supervisori ridevano.

Alla fine consegno' il video alle autorita' e la ditta Walter Oil and Gas e' stata condannata di un crimine grave, un "felony", come si dice qui, e al pagamento di almenpo 400mila dollari.

Perche' questo video e' importante?

Perche' mostra che le perdite sono *volontarie*, che i signori del petrolio sanno benissimo di poter evitare rilasci a mare, ma lo fanno lo stesso perche' e' la cosa piu' facile da fare!

Intanto sulla scia di questo evento che ha causato un bel po di scalpore in Louisiana, i petrolieri e i loro avvocati si mostrano cauti e specialisti del "tuttapposto".

Dopo che il servizio su Ewan Howington e' andato in onda alla TV si sono affrettati a rilasciare dichiarazioni secondo le quali  "anche loro vivono nella zona" e "amano il mare tanto quanto gli altri".

Dicono che sono episodi rari e che pure se ci sono stati undicimila casi di riversamenti in totale, sono certi che gli effetti sull'ambiente sono ... nulli e trascurabili, per dirla con gli scrittori di petrol-osservazioni in Italia.

E come potrebbe essere altrimenti.. e' sempre tutto nullo e trascurabile!

Finche' non lo e' piu'. Ma poi chi sono questi per dire che gli effetti di tutte quelle perdite, 3 o 10 al giorno che siano, sono nulli e trascurabili?

Secondo SkyTruth tutte quelle perdite hanno portato ad un gran totale di 1 milione di galloni di petrolio in mare *ogni anno*!

Quattro milioni di litri, dopo lo scoppio nel golfo!

L'avvocato dei petrolieri, Mr. Gifford Briggs della Louisiana Oil and Gas Association dice che pure se e' una cifra che puo' sembrare grande, in realta' non lo e' specie se si considera che ogni anno l'industria del petrolio estrae in "totale sicurezza"
20 miliardi di galloni di petrolio.

Cioe' ogni 20mila galloni uno viene perso a mare.

Sa un punto di vista di percentuali, certo e' una buona cifra, ma dal punto di vista assoluto no!

Che sia una buona percentuale o no, il punto che immettiamo in mare enormi volumi di monnezza che non dovrebbero esserci, che non fanno bene al mare. La cifra giusta dovrebbe essere ZERO e non un milioni di galloni.

Specie perche' una volta gettati in mare e' difficilissimo ripristinare e tutto cio' che si puo' fare e' di sperare che il tutto si nasconda  con le correnti oceaniche. 

Ma siccome e' innegabile che perdite di siano, secondo questo Briggs, i riversamento in mare di petrolio sono come le "perdite naturali" che ogni tanto escono dai fondali marini. Anzi, secondo lui queste perdite naturali di petrolio e le perdite dei pozzi non hanno fatto altro che beneficiare gli ecosistemi. Secondo lui questo petrolio in mare fa bene in particolare al plankton che e' alla base della catena alimentare.

Non sanno piu' che inventare, eh?

Ovviamente qualsiasi altro vero esperto non collegato all'industria del petrolio e del gas non puo' che ridere (o piangere!) davanti a tali affermazioni.  Fra questi Jonathan Henderson che studia le perdite da petrolio nel golfo e che conclude una sola cosa:

Queste perdite che continuano ad aumentare in quantita' e in durata sono un indicatore che l'infrastruttura invecchia e che, peggio ancora, non c'e' nessuno a controllare. Secondo sia Henderson che Sky Truth -- tutti volontari! -- mancano i mezzi per assorbire il petrolio quando ci sono queste perdite, mancano i mezzi di sorveglianza e di intervento, e quando ci sono non sono efficenti o non sono sufficenti a far fronte alle emergenze che aumentano.

Come si fa a sapere quanto petrolio finisce in mare? Chi controlla?

Nessuno. Il numero delle perdite e' dichiarato dai petrolieri stessi. Cioe' anche qui, il controllore ed il controllato sono la stessa persona!

Il caso piu' eclatante e' quello del petrolio della Taylor Energy che viene rilasciato in mare dal 2004 senza che nessuno sappia o voglia fare qualsiasi cosa.  In alcuni giorni la scia di petrolio e' lunga 30 miglia! E spesso le cifre ufficiali sono diverse da quelle vere, che appunto riportano enti terzi, spesso fatti di volontari o di giornalisti indipendenti fra cui l'Associated Press.

Le cose non migliorano. Oltre alle prassi di inquinamento da petrolio "normale" c'e' anche il rischio da inquinamento di monnezza che viene su dalle operazioni di fracking, pratica che adesso inizia anche nel Golfo del Messico. Anche qui sparano nel sottosuolo miscele perforanti e tossiche ad alta pressione -- i cosiddetti frac-pack -- che servono per spaccare la roccia ed aumentare il flusso di petrolio che sgorga in superficie.

Dove finische la monnezza del fracking?

E dove puo' finire se non in mare aperto?

E' infatti una prassi *normale* che i petrolieri fanno per le trivelle tradizionali e che fanno per il fracking. Non cambia niente. I fluidi di perforazione, ad alta o a bassa pressione, vengono spesso rigettati a mare mescolati alle acque di scarto estratte dal sottosuolo.

Fra il 2010 ed il 2014 circa 600 pozzi del Golfo del Messico sono stati "fraccati", alcuni anche piu' di una volta, portando il totale di operazioni di fracking a circa 1200 in quattro anni.


Briggs, l'avvocato dei petrolieri dice che e' solo acqua.
Dal suo punto di vista, ovviamente, e' tuttapposto.


E' sempre tuttapposto.

E il giorno in cui ci accorgeremo che non e' tuttapposto niente, perche' l'evidenza sara' incontrovertibile, sara' troppo tardi.


Noialtri possiamo solo avere voglia di sapere queste cose e di usarle per far tesoro di come proteggere i nostri mari e le nostre coste dai signori Briggs di turno.

Thursday, October 27, 2016

Lousiana: 94 petrol-incidenti in 3 settimane. E poi in Angola, Azerbaijan, Basilicata, Alabama....



In tre settimane dal 15 Settembre 2016 al 6 Ottobre 2016 ci sono stati 94 petrol-incidenti.

Fanno 30 incidenti alla settimana.

Offshore e onshore.

Nel 2015, in Louisiana 2300 incidenti.

E' normale.



Erosione, inquinamento subsidenza, calo della pesca.

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27 Settembre 2016 
Angola


In Angola muoiono in 4 a causa di un elicottero precipitato durante il tragitto dalla citta' di Malongo verso la piattaforma Chevron, detta Tombua-Landana. Due i dispersi invece.



26 Settembre 2016 
 Azerbaijan


Eccoci qui. Continua la jella dell'Azerbaijan. Un pozzo nel Mar Caspio e' esploso il giorno 26 Settembre 2016 nel campo di gas Gunashli a causa di una perdita. 69 gli evacuati.

La ditta trivellante e' qui la Socar, la ditta petrolifera nazionale dell'Azerbaijan.

Questa ditta e' la stessa che nel Dicembre di un anno fa vide l'esplosione nello stesso campo Gunashli di un altro pozzo di gas, dove morirono almeno 30 persone. Di alcune di queste i corpi non sono stati mai trovati.


15 Settembre 2016
Alabama

250,000 galloni di benzina sono finiti nei fiumi della contea di Shelby County in Alabama, vicino la citta' di Birmingham a causa della rottura di un oleodotto. E' stato dichiarato lo stato di emergenza non solo in Alabama ma anche in Georgia e in Tennessee. L'oleodotto partiva da una raffineria di Houston e portava il greggio verso la parte est del paese. Termina a New York e trasporta circa 1.3 milioni di barili al giorno. Si calcolano anche possibili carenze di benzina negli stati interessati.

Saturday, August 20, 2016

Obama a vendere altre concessioni a mare nella sprofondante Louisiana. Ma non si presenta quasi nessuno.



Solo tre compagnie hanno risposto alla vendita di 24 concessioni su 4400.
 BP,  BHP Billiton Petroleum Inc e la Exxon che hanno offerto 18 miliardi di dollari.

Perche' cosi poco? 

Perche' trivellare in mare costa tanto, e' pericoloso e i prezzi del petrolio sono bassissimi.
I pozzi erano a 400 e i 1600 metri di profondita' dal livello del mare. 

In compenso, l'asta e' stata tenuta online e non dal vivo per timore delle proteste

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Il giorno 24 Agosto 2016, si e' tenuta una nuova asta per la vendita di concessioni petrolifere nel martoriato golfo del Messico. Succedera' tutto nel New Orleans Superdome, non lontano dalle recenti alluvioni causate, in parte, anche da oil and gas. 

La situazione e' qui cosi grave che il governatore di Louisiana ha dichiarato lo stato di emergenza.

E' una situazione assurda: i contorni dello stato della Louisiana sono diversissimi oggi da quelli delle mappe di cento anni fa. Tutto ingoiato dal mare dei cambiamenti climatici, dall'erosione, dalla subsidenza. Tutto, in misura piu' o meno grave, causato dal petrolio. 


Ma non sono i canali di Venice Beach o di Amsterdam o di Chioggia o di Venezia. Sono i canali dei petrolieri scavati per metterci oleodotti e valgono 100 miliardi di dollari. Questo per capire quanti ce ne sono, e quanto importanti sono per i petrolieri. 

Ed e' un circolo vizioiso: hanno causato erosione e subsidenza. La costa retrocede e i canali, le raffinierie, gli impianti di stoccaggio, sono piu' esposti all'erosione dell'acqua marina e tutto e' a rischio tempeste, alluvioni.

Gli oleodotti sono stati messi li nel 1950, 1960, 1970 e i geologi e gli ingegneri del tempo pensavano che sarebbero stati protetti dalle paludi, che avrebbero tenuto a bada l'acqua del mare. Una sorta di spugna naturale. I petrolieri sono i proprietari di circa l'80% della costa dello stato. Ma non e' andata come loro pensavano. C'e' l'erosione, e l'acqua corre.

Ogni anno in Louisiana circa 35 chilometri quadrati di terra viene ingoiato dal mare. La linea del mare indietreggia di un metro ogni mese.

Un metro al mese.

Si calcola che potrebbero essere esposti circa 1000 chilometri di oleodotti nel corso dei prossimi 25 anni.

A causa delle alluvioni di quest'anno la stessa Exxon Mobil ha dovuto chiudere alcune unita' di raffinazione ed adesso sono gli stessi petrolieri che sono interessati a misure preventive e di mitigazione perche' e' il loro business che ne soffre. Perdono circa 14 milardi l'anno. 
 
E cosi sorgono queste inaspettate partership: America’s Wetlands Foundation da un lato e dall'altro ConocoPhillips, Chevron e CITGO Petroleum, BP, Shell, Exxon Mobil.

Finora la ConocoPhillips, che e' la proprietaria della maggior parte della laguna della zona ha investito in 77 progetti ambientali, 18 sono in corso.
Ma solo perche' le servivano a lei.

I costi sono proibitivi: almeno 100 miliardi di dollari sono le stime. Da dove devono venire questi soldi? E per la parte di costa che non interessa ai petrolieri? Una parte dei fondi per la costa deriva dalle royalties dello stato della Louisiana, ma con il crollo dei prezzi del petrolio, anche i ricavati dalle royalties che vanno alla mitigazione ambientale sono in crollo.

E poi, ovviamente, se si continua a scavare canali, se l'erosione continua a mangiarsi la terra, e' evidente che per quanto si possa continuare a pagare, non si va lontano: si torna sempre punto e daccapo.

E siccome siamo qui davvero in un circolo vizioso, in cui non e' piu' neanche lontanamente pensabile una Louisiana senza oil and gas, i politici invece di dire: non trivelliamo piu', dicono: trivellate ma sistemate quello che distruggete.

Ma alcuni non ci stanno, e iniziano a denunciare oil and gas in tribunale. Le localita' di Jefferson, Plaquemines, Cameron and Vermilion hanno portato in causa dozzine e dozzine di petrolieri perche' non si sono prese cura dei terreni che hanno trivellato.

Alla fine, sono petrolieri e fanno, sempre, in Louisiana come a Viggiano, quello che gli fa comodo a loro. E se adesso siamo qui, e' perche' qualcuno glielo ha permesso. Noi. Da 100 anni a questa parte.

Ed e' in questo contesto che e' folle l'idea di Obama di vendere *altre* concessioni a mare.

Come ci pensa? Non vede tutto quello che oil and gas ha portato alla Lousiana?

Possibile che non riesca a fare due piu due nella sua testa?

Come fa Obama a volere fare il paladino dei cambiamenti climatici a Parigi e nei suoi altisonanti discorsi e poi a continuare a lottizzare il mare di Louisiana e a venderle ai petrolieri come se niente fosse? 

Non si rende conto che e' pura ipocrisia da parte sua? 

E' alla fine del suo mandato, e tutto quello che deve fare, adesso che non si sono piu' elezioni per lui, promesse da fare o consensi da ottenere e': la cosa giusta.

E la cosa giusta e' di fermare questa folle corsa petrolizzante al largo delle coste di Louisiana. 
 

Sunday, October 25, 2015

Ombrina: caro Sergio Morandi, non e' vero che mettere FPSO a nove chilometri da riva e' cosa normale

Ciao Sergio Morandi!
Buon viaggio. 

15 Dicembre 2015 

Ecco tutto quello che ci siamo evitati.

 










Un po di titoli di scoppi e incendi FPSO nel solo 2015
in giro per il mondo




E qui il nostro eroe, Sergio Morandi che forse non legge la stampa anglosassone, anche se la Rockhopper Exploration e' anglosassone. 

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Negli scorsi giorni Sergio Morandi della Rockhopper e' comparso sulla televisione d'Abruzzo a difendere il progetto Ombrina, in un maldestro tentativo di convincerci dell'inconvincibile: che turismo e ambiente possono convivere, che la FPSO e' un "impianto della tipologia diffusissima in tutto il mondo" e che non presenta alcun "rischio particolare sulla sicurezza."

Il suo intervento e' quello dell'oste che difende il suo vino, e cioe' di parte, con forti interessi economici sotto, e a cui non dare fiducia alcuna -- per l'ennesima volta.

I motivi per cui Ombrina sara' deleteria per i mari d'Abruzzo sono stati ampiamente spiegati da otto anni a questa parte, e ormai fanno parte del sapere comune: l'inquinamento giornaliero impattera' la pesca, la salute di un mare gia' martoriato, l'immagine dell'Abruzzo e le nostre aspirazioni di popolo che non vuole essere petrolizzato, checche' ne dica Sergio Morandi dai suoi luccicanti uffici.

E' allora una coincidenza interessante che in questi giorni due FPSO dei mari del Canada riportano un incidente dopo l'altro.

Una perdita di gas naturale si e' verificata dalla FPSO detta Sea Rose, della Husky Energy, il giorno 31 Agosto 2015, con circa l'equivalente di nove mila chilogrammi di gas rilasciati in ambiente. Questa stessa FPSO si era gia' incendiata nel Maggio del 2012.

Il giorno 30 Settembre 2015 un altra FPSO, la Terra Nova della Suncor, e' oggetto di un piccolo incendio e rilascia 3000 litri di metanolo in mare. Il giorno 1 Ottobre la Suncor riporta un nuovo incendio sulla stessa Terra Nova. La produzione viene fermata, ma il giorno 13 Ottobre divampa il terzo incendio in due settimane. Per evitare il quarto incidente e' tutto fermo e non si sa quando la Terra Nova tornera' attiva.

E' un puro caso che questi fatti di cronaca accadano proprio quando Sergio Morandi cerchi di rassicurarci sul tuttapposto del suo progetto, ma basta seguire la cronaca delle FPSO in giro per il pianeta per rendersi conto che incidenti e perdite, piu o meno gravi, sono davvero frequenti.
Incidenti di maggior o minor rilevanza si registrano tutti gli anni.  Per il 2015, basta solo ricordare i nove morti della FPSO Cidade de São Mateus esplosa in Brasile a Febbraio o la FPSO Knarr nei mari di Norvegia incendiatasi a Marzo, una settimana dopo l'inizio delle operazioni.  

La FPSO di Morandi sara' migliore di quelle canadesi, brasiliane, norvegesi? I loro tecnici piu' bravi? Gli imprevisti piu' prevedibili che in Canada, Brasile, Norvegia?

Credo che sia importante notare che la FPSO Terra Nova era ancorata a 300 chilometri dalla riva dello stato di Newfoundland, Canada e la Sea Rose a 350. La FPSO Knarr era a 120 chilometri dalle coste norvegesi.  La Cidade de Sao Mateus a 120 chilometri dalla riva dello stato di Santo Spirito del Brasile. 

Nessuna di queste strutture era a nove chilometri da un proposto parco nazionale, in un mare piccolo e dai fondali bassi come Ombrina in Abruzzo. E quindi no, non e' vero che mettere FPSO a cosi poca distanza dalla costa e' cosa normale. Se arrivasse Ombrina, saremmo i primi nel mondo civile, un record che credo nessuno in Abruzzo voglia sottoscrivere.





Monday, October 19, 2015

Nuovi incidenti da FPSO e da piattaforme a mare e in terra






La Petrobras da il ferma alla sua FPSO nel campo Albacora detto P31 a causa di perdite di petrolio e di gas in mare.  Per la seconda volta in otto giorni la FPSO ha riportato avarie, e infatti gia' il giorno 11 Gennaio la FPSO si era fermata a causa di perdite e di puzze.

Il sindacato dei lavoratori Federação Única dos Petroleiros (FUP) dice che e' proprio come nel Febbraio 2015 quando nove persone morirono su un altra FPSO, la Cidade de São Mateus, dove rimasero ferite altre 26 persone.

Secondo il FUP, la Petrobras ha cercato di minimizzare gli incidenti, non menzionando la presenza di gas, che e' il piu' pericoloso perche' il piu' esplosivo. Parlavano solo di "acqua e di petrolio".  Allora!

Il campo Albacora esiste dal 1988 e la FPSO e' qui a 330 metri di profondita. Tiene nella pancia un milione di barili di petrolio. 















** E oggi anche un morto nel golfo del Messico
la piattaforma era a 200 miglia da riva a 1.5 km di profondita' **

Un incidente presso la FPSO Terra Nova in Canada ha rilasciato circa 3000 litri di metanolo CH3OH nell'oceano. E' scattato l'allarme e c'e' stato anche un piccolo incendio a causa di "sbalzi di pressione" in vari macchinari che regolavano il funzionamento della FPSO.

Questa Terra Nova e' una fra le piu' grandi del mondo: 18 piani di altezza, grande come tre campi di calcio, 120 persone a bordo e puo' stoccare fino a 960mila barili di petrolio.

Cos'e' il metanolo? 

Methanol has a high toxicity in humans. Puo' causare cecita', distruzione del nervo ottico, danni al sistema nervoso, mal di testa, nausea, confusione e storidimento. A dosi sufficentemente elevate e' fatale.

Passiamo alla civilissima Norvegia: secondo la Statoil  250 barili di petrolio sono finiti in mare dalle operazioni di carico e scarico dalle piattaforme nella concessione Statfjord. La Statoil dice che e' tutto sotto controllo.

E infine lo scoppio di un pozzo nel Bakken Shale del North Dakota, che da Sabato continua a rilasciare monnezza nei pressi della localita' White Earth. 8200 barili di petrolio piu' 300 da un sito nelle vicinanze. Molta della monnezza e' finita nel White Earth River, che tanto white non e' piu'.

L'incidente e' dovuto alle operazioni di fracturing in un pozzo, che hanno fatto scoppiare quello che gli era vicino.  Tutto il circondario ha sentito gli scoppi. 

Nuovo giorno, nuova corsa.