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Tuesday, October 30, 2018

Abbiamo cancellato dalla faccia della terra il 60% delle specie animali selvagge in quarant'anni







We're the first generation to know we are destroying our planet 
and the last one that can do anything about it.


The biggest single thing most of us can 
do is cut down our meat consumption

Ecco qui.

La popolazione mondiale continua a crescere, le foreste abbattute per creare campi agricoli, abbiamo riempito il pianeta di pozzi, raffinerie, impianti chimici, plastica nel mare, abbiamo causato cambiamenti climatici, abbiamo praticato la pesca irresponsabile, tollerato i bracconieri nelle foreste, ci siamo avvelenati con i pesticidi e tutti vogliono vivere come gli occidentali, portando al consumismo sfrenato a livello planetario.

Siamo oggi a 7.5 miliardi di persone, il doppio di 40 anni fa.

Trecento specie di mammiferi sono in via di estinzione perche' ne mangiamo troppi.

Abbiamo usato energia, terra ed acqua piu di quanto non potessimo permetterci.

Dal 1950 ad oggi abbiamo tirato su dal mare 6 miliardi di pesci, grazie alla pesca industriale, sostiutendoli con plastica.

Il 90% dei coralli a livello mondiale e' a rischio di estinzione.

Abbiamo abbattuto le foreste per farci piantagioni di soya o di olio di palma.

Nella savana tropicale ogni due mesi scompare un area grande quanto Londra.

Le meta' delle orche assassine morira' per inquinamento chimico nel mare.

Il risultato di queste nostre azioni e' del tutto consequenziale: il numero di animali che vivono allo stato selvaggio e' in declino, con la scomparsa del 60% delle specie animali nel corso degli scorsi 40 anni.

Sono cifre impressionanti, rilasciate dal WWF mondiale Living Planet Report 2018.

Lo studio ha coinvolto 59 scienziati in tutto il pianeta ed ha concluso che noi uomini stiamo distuggendo gli equilibri che in milioni di anni ci hanno permesso di sviluppare la nostra civita', basata su acqua pulita e aria respirabile. 

Sono stati studiati gli impatti dell'attivita' umana su popolazioni di mammiferi, uccelli, pesci, anfibi e rettili, dal 1970 al 2014, e l'analisi ha riguardato 4,005 specie animali distinte, con 16,704 esemplari in totale. di Appunto, il 60% delle specie selvagge e' andato estinto.

Le popolazioni di rinoceronti sono calate del 63% fra il 1980 e il 2006 a causa del mercato illegale delle loro corna.

Le popolazioni di orsi polari, gia' in declino, caleranno del 30% entro il 2050 a causa dello scioglimento delle nevi.

Le popolazioni di squali nell'oceano indiano e in quello pacifico sono scese del 63% negli scorsi 75 anni.

Le popolazioni di pappagalli grigi africani nel Ghana sono calate del 98% fra il 1992 e il 2014 a causa della perdita di habitat.

Le popolazioni di pulcinelle di mare, uccelli acquatici, in Europa caleranno del 79% fra il 2000 e il 2065.

Le specie piu a rischio sono nei Caraibi e nell'America centrale e meridionale, con il declino dell'83% delle specie animali selvagge e dei pesci, dal 1970 al 2014. A rischio oranghi-tanghi, rinoceronti, elefanti, e altre specie della foresta tropicale.

La cosa importante da ricordare e' che le foreste non sono terra sprecata, di nessuno, oppure un qualche cosa di carino, ma tutto sommato nonesseniziale. La natura ci consente di vivere, e' il nostro habitat. 
Le foreste mantengono un sacco di equilibri climatici, con gli alberi e l'assorbimento di CO2. Ma gli alberi sono la casa di tante specie animali che vivono in simbiosi con lei: gli animali fertlizzano la terra, e aiutano a diffondere i semi; estinti gli animali, la foresta ne soffre, e viceversa, senza foresta gli animali selvatici non hanno casa.
Perche' non ne parliamo troppo della diversita' che continua a declinare? Perche' e' un processo incerementale, che accade lontano. Non ce ne accorgiamo, gli squali e gli orsi sono fuori dagli occhi, fuori dal cuore.

E invece occorrerebbe ripensare lo status quo, smettere il sovrasfruttamento del pianeta e dei costi in tutto quello che facciamo. Le risorse naturali, si calcola, se dovessero essere quantificate in una cifra economica sarebbero $125 trillioni di dollari.
Tutto quello che abbiamo cercato di fare finora, non e' stato sufficente ed occorre fare di piu'.

Si e' gia' parlato della sesta estinzione di massa, causata da noi uomini.


Perche' la cosa migliore e' mangiare meno carne? Perche' la deforestazione e' dovuta alla produzione di soya spesso esportata per dare da mangiare a maiali e a galline. Anche i corpi d'acqua, fiumi e laghi sofforono perche' l'acqua viene usata a scopi di irrigazione per queste enormi piantagioni.
Il mondo parlera' di tutte queste cose nel 2020, ad un meeting all'ONU per discutere ancora, di cambiamenti climatici, di oceani e biodiversita'.
Chissa' quante altre specie saranno perse in questi due anni che ci stanno avanti.  Chissa' quante parole nel frattempo.


Friday, August 17, 2018

Kubuqi, Mongolia: il miracolo della riforestazione nel deserto


















Volevo scrivere qualcosa sulla tragedia di Genova. Sulla manutenzione, sui controlli, sulle responsabilita', sull'Italia che crolla. Ma il dolore e' cosi tanto, e tutto cosi urlato che e' meglio che io taccia, mi tenga i miei pensieri per me e che invece scrivi di cose belle che ci facciano sentire piu' umani e speranzosi.

Ci ho messo un po per scovare questa storia ma eccola.

Siamo nel deserto Kubuqi, in un angolo di Mongolia che appartiene alla Cina e dove le dune si confondono con il fiume giallo Yangtze. Per anni qui c'e' stato "pascolo estremo", la terra era arida e la poverta' galoppante per tutti i 740mila residenti in questa zona di quasi 19mila chilometri quadrati.

Nel 1988 una ditta cinese, la Elion Resources Group decise di mettersi all'opera, con il benestare del governo cinese per combattere la desertificazione. I residenti con la loro conoscenza capillare del territorio sono stati coinvolti. Tutti assieme sono partiti.

Hanno studiato e poi piantato, piantato, piantato.

Dopo trenta anni, un terzo del deserto e' tornato a fiorire.

Il deserto del Kubuqi era il settimo piu' grande della Cina. Oggi e' pieno di alberi. La scelta e' stata di piantare alberi particolari per trattenere la sabbia, e prevenire alle dune di ingoiare altra terra.

E con gli alberi e' tornata la vita: i paesi sono tornati piu' vitali, i turisti sono tornati per visitare il verde e le dune.  Ci sono pure dei piccoli allevamenti di bestiame. Il tutto e' orchestrato per essere sostenibile.


Le Nazioni Unite  stimano che il Kubuqi Ecological Restoration Project portera' a rivitalizzazione ambientale per $1.8 miliardi in 50 anni.

Cosa esattamente questi numeri implichino non e' poi cosi importante. Quello che importa e' che e' successo grazie agli alberi.

A Kubuqi sorgono anche campi solari, con 650,000 pannelli, alcuni fissi, altri che ruotano con il sole e che danno all'area 1 Gigawatt di energia.

Il direttore del programma per l'Ambiente delle Nazioni Unite, Erik Solheim dice che in questo caso la desertificazione e' stata vista come una opportunita' per crescere, per intervenire e portare miglior qualita' di vita ai residenti.

 Il tutto grazie a degli alberi.

Gli alberi si piantano, non si abbattono.

Anche in Italia - abbiamo solo da prendere esempio.




Thursday, August 31, 2017

Dalla foresta amazzonica duemila nuove specie animali e vegetali scoperte in sedici anni




Inia Araguaiaensis -- delfino rosa

Potamotrygon limai - razza con celle esagonali

 Zimmerius chicomendesi -- uccello il cui nome e' in onore di
Chico Mendes, ambientalista del Brasile 

Nystalus obamai -- uccello il cui nome e' in onore di Barack Obama

 Plecturocebus miltoni -- scimmia dalla coda arancione
primatologo e veterniario del Brasile


Hypocnemis rondoni -- uccello il cui nome e' in onore di  
Marechal Cândido Rondon, antropologo ed esploratore

 Tolmomyias sucunduri -- uccello scoperto nella regione
Sucunduri, in un area protetta


Nei due anni 2014 e 2015 sono state scoperte ben 381 specie nuove, animali o vegetali, sulla terra, tutte dalla foresta amazzonica.

381. Una specie nuova ogni due giorni!

Fra queste scoperte recenti, un delfino fluviale rosa, una scimmia con la coda arancione, una razza con la pelle a nido d'ape, un uccello tropicale chiamato in onore di Obama (Nystalus obamai).

E' un tasso straordinario di scoperta, che mostra quanto poco sappiamo del nostro pianeta, quanta ricca sia la nostra biodiversita' e quanto abbiamo ancora da imparare.

Tutto questo mentre la foresta Amazzonica viene distrutta dalla nostra avidita', senza che neanche ce ne rendiamo conto.

Il rapporto sulle nuove scoperte arriva dal Mamiraua' Institute for Sustainable Development ed elenca per la precisione 216 piante, 93 pesci, 32 anfibi, 20 mammiferi, 19 rettili ed un uccello.

Le annate 2014-2015 sono state straordinarie, ma non e' che negli anni precedenti non si scoprisse niente, anzi, lo stesso gruppo riporta che fra il 1999 e il 2013, il tasso di specie nuove scoperte e' stato di circa 110 animali o piante l'anno.

Cioe' se mettiamo tutto assieme, fra il 1999 e il 2015, in sedici anni sono state scoperte piu' di duemila specie animali e vegetali nuove.

Duemila!!

L'Amazzonia contiene circa un terzo delle foreste tropicali rimaste sul pianeta, nonostante rappresenti l'uno per cento della superficie terrestre.

Ci sono qui il 10% di tutte le piante (note!) sul pianeta.

Si stima che adesso conosciamo solo il 20% di tutte le piante sulla terra e che il restante 80% e' ancora ignoto.

Come mai tutte queste specie arrivano dall'Amazzonia? Perche' a causa della sua grandezza e' difficile penetrarla tutta, e a causa della sua ricchezza, anche addentrarsi in zone poco distanti dai centri e dai fiumi principali gia' porta ad enormi scoperte. E infatti, la maggior parte di quello che sappiamo si trova vicino alle zone piu' antropizzate e/o trafficate, come appunto strade e fiumi navigabili. Altre invece arrivano dalle poche zone ufficiali di studio dentro la foresta.

E quindi ogni volta che ci si addentra in posti remoti, si scoprono le meraviglie della natura. Dopotutto non e' un mistero che qui ci siano ancora comunita' di umani mai contattate dalla nostra civilta'.

Nel frattempo il tasso di estinzione causato dall'uomo e' di circa mille-diecimila volte in piu' rispetto al tasso naturale. Cioe' per colpa nostra, le specie scompaiono mille-diecimila volte piu' in fretta di quanto madre natura abbia inteso.

Ricardo Mello e' il coordinatore del programma del WWF per la "ri-scoperta" dell'Amazzonia in Brasile e dice che nonostante la scarsita' di risorse nuove specie continuano a venire alla luce con cosi tanta frequenza. Questo vuol dire che davvero i segreti e la ricchezza dell'Amazzonia sono straordinari.

Che fare di tutta questa nuova conoscenza?

Proteggerla, certo!

Non e' accettabile continuare a disboscare, disboscare, trivellare, abbattere, scavare senza neanche sapere cosa si sta uccidendo. La biodiversita' va protetta e studiata,  per amore della conoscenza, del creato ma anche perche' queste specie potrebbero darci nuove idee per cure di malattie o per alimentazione futura.
Il primo passo e' sempre la conoscenza, e la popolarizzazione in modo che possano essere presi passi adeguati per la conservazione. Credo sia imporante che noi tutti capiamo quanto vitale sia la foresta amazzonica, e quanto prezioso sia in realta' il nostro pianeta tutto, in modo da poterci scandalizzare ogni volta che sentiamo notizie traumatiche per lo sfruttamento scellerato della natura. E se distruggiamo l'Amazzonia, con tutta questa ricchezza e bellezza, figuriamoci con quanta non-chalance distruggiamo terre e foreste meno famose e meno spettacolari.  

Ecco, sono davvero numeri sbalorditivi. 

Duemila nuove specie scoperte in sedici anni.

Dalla sola foresta amazzonica.

Credo che abbiamo il dovere di proteggere cosi tanta bellezza e di dover essere grati del fatto che ne siamo consci.


Tuesday, April 25, 2017

Per la prima volta nella storia 410ppm di anidride carbonica in atmosfera, e per colpa nostra





Sono condizioni che il pianeta non ha mai sperimentato prima.

Ok, almeno fino a 800,000 anni fa. Ottocento mila. Perche' e' li che possiamo fermarci con le "predizioni a ritroso".

Ma che sia mai o che siano ottocento mila non cambia niente.

Abbiamo concentrazioni di anidride carbonica a 410ppm, con tassi di aumento galoppanti.

La stampa scritta ne ha parlato? Il telegiornale ne ha parlato? I politici ne hanno parlato?

Forse non ci si rende conto di cosa questo significhi.  Significa che la terra e le condizioni di vita cosi come le conosciamo, presto non ci saranno piu'. Vita animale, vegetale ed anche umana. Tutto cambiera'.

Ci sara' piu' calore che resta intrappolato nella nostra atmosfera, piu' squilibri, piu' eventi estremi, piu' disastri climatici, piu' terre che scompaiono, piu' livelli oceanici fuori dalla norma.

La concentrazione di 410ppm e' stata misurata alle Hawaii,  presso l'ossservatorio Mauna Loa dal cosiddetto Keeling Curve, un programma gestito dallo Scripps Institution of Oceanography presso  l'Universita' di California a San Diego.

Solo un anno fa eravamo arrivati a 400 ppm.

Fino a pochi anni fa si parlava di contenere gli aumenti a 350ppm.

E invece guarda.

I cambiamenti continuano, e anzi, accellerano pure.

Addirittura, questo livello di 410ppm e' stato raggiunto prima ancora dell'estate, quando di solito il valori sono piu' alti. Cioe', la quantita' di anidride carbonica aumentera' ancora nei mesi a venire.

Interessante che invece di correre ai ripari, non facciamo niente.

Si, c'e' un presidente USA negazionista che si e' circondato di negazionisti e che invece di pensare a come risolvere *il problema che definisce questa generazione* e cioe' i cambiamenti climatici, dice che occorre che l'uomo arrivi su Marte, entro il suo secondo mandato. 

Ma noialtri? Dov'e' la pressione che mettiamo ai nostri politici? Dove e' il nostro ardore? Dov'e' il  nostro scandalo?

La principale fonte di CO2 in atmosfera e' l'uso smisurato di petrolio, gas e carbone. 

Dovrebbe essere che parliamo di no trivelle tutti i santi giorni, e non solo perche' l'ENI e' corrotta, o perche' a Viggiano ci si ammala, ma perche' con questa folle corsa all'estrazioni delle fonti fossili stiamo distruggendo l'unico pianeta che abbiamo.

E dunque, con ogni trivella in piu', con ogni minuto che restiamo nella fossil fuel economy, ci stiamo avvelenando un pochino di piu' ogni giorno.

Come detto, mai prima d'ora, abbiamo avuto un'atmosfera cosi ricca di carbone.

Mai.

Una economia 100% rinnovabile e' possibile. Tutti i giorni raccontiamo qui storie virtuose di comunita' solarizzate, progressi nell'eolico, e del desiderio di cambiare lo status quo. Occorre
volerlo di piu', occorre protestare, occorre non avere paura di svergognare ENI e compari, occorre  volere che le nostre citta' divestano dalle fossili, occorre che il petrolio diventi un relitto del passato.

C'e' ne abbiamo uno solo di pianeti.

Occorre fare sul serio.

Friday, December 16, 2016

La Gas Plus a estrarre gas da Santa Maria Nuova - Ancona. Tutto sara' lieve.



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L’ipotesi di messa in produzione dell’esistente 
pozzo risulta essere l’unica alternativa progettuale possibile

Cioe' o trivelle o morte!


Siamo in provincia di Ancona, in localita' Santa Maria Nuova. Ottantuno chilometri quadrati fra Ancona e Macerata. Qui i nostri amici della Gas Plus, a cui piace trivellare e stoccare gas in giro per l'Italia, hanno deciso che vogliono estrarre gas.

Leggo il loro documento di valutazione ambientale.

Come sempre, le cose che dicono, che siano Gas Plus, che siano ENI, fanno un po sorridere e tanto piangere.

Le loro motivazioni possono essere riassunte cosi': un pozzo di gas fra i campi e' cosa buona e giusta.

Nel caso specifico la Gas Plus ci fa sapere che il loro progetto

"contribuirebbe alla valorizzazione delle risorse energetiche nazionali, incrementerebbe la competitività del settore adottando le migliori tecnologie disponibili, nel rispetto dell’ambiente e concorrerebbe alla riduzione della dipendenza dell’Italia dagli approvvigionamenti provenienti dall’estero". 

Ammazza quante cose fa questo pozzo!

Valorizza le risorse nazionali, aumenta la competitivita' del settore, ci rende meno dipendenti dall'estero e rispetta pure l'ambiente!

Praticamente il pozzo del mago Silvan.

Ma... un pannello solare sulle case di tutti no, eh?

Poi aggingono che addirittura il progetto e' in accordo con i provvedimenti di tipo ambientale mirati alla riduzione dell’emissione di gas serra in atmosfera

perche'

il gas naturale, al confronto con tutti gli altri vettori energetici fossili, è quello più rispettoso dell'ambiente con una produzione di gas a effetto serra minore rispetto all’olio combustibile.

Ah pure!

Questo pozzo e' praticamente un toccasana perche' addirittura combatte l'effetto serra. Dovrebbero avercelo tutti nel giardino dietro casa, non solo i signori della foto su in alto che niente di male hanno fatto per avere un pozzo letteralmente dietro casa.

Ma secondo l'ottica di Gas Plus, dobbiamo per forza essere fossili. E certo -- sono una ditta di fossili, fossili sono nati, fossili vedono e fossili vogliono restare. Fossili di idee, di fatti, di visone. E fossili vogliono pure morire, costi quel che costi.

E infatti dicono che il non trivellare implicherebbe 

il mancato utilizzo di una risorsa la cui disponibilità è già stata verificata

 e non saremo in linea con le 

azioni e gli obiettivi intrapresi, in campo energetico, a livello nazionale e regionale volti a favorire l’indipendenza dall’approvvigionamento energetico internazionale.

Come dire, il micro pozzo di Ancona ci salvera' dall'importazione di gas russo!

Cara Gas Plus, questa nazione dovrebbe mirare al 100% di sole e di vento, e non di trivelle per "l'indipendenza energetica". La vera indipendenza energetica e' quella che ci si produce in loco, sui tetti, dal vento, senza distruggere l'ambiente e i polmoni del vicinato. 

Continuo a leggere.

Il progetto si trova in una area ad alta percettività visiva relativa alle vie di comunicazione ferroviarie, autostradali e stradali di maggiore intensità di traffico per cui i piani della regione Marche pervedono valorizzazione delle visuali panoramiche.

Ma niente problema, quelli della Gas Plus decidono che il pozzo non si vede mica poi tanto e quindi la percezione visiva non cambia. Dicono che 

l’area pozzo risulta poco o per nulla visibile dalle strade limitrofe,

Tuttapposto.

Ancora, ci sono altri vincoli e zone speciali:

- Area di eccezionale valore geologico/geomorfologico a circa 350 metri a sud del pozzo;

- Centro storico e nucleo storico della frazione Collina a circa 700 metri a nord del pozzo;

- Centro storico capoluogo del Comune di S. Maria Nuova a circa 2000 metri dal pozzo;

- Vincoli paesaggistico-ambientali legati alla fascia di rispetto fluviale del Fiume Musone a circa 1.2 chilometri a sud del pozzo.

- Zona di ambientamento fauna selvatica e Centro pubblico di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale "La Scarpara" di 249 ettari a circa 150 metri ad ovest del pozzo

- Zona di ripopolamento e cattura San Filippo di 1.028 ettari a circa 1.5 chilometri a sud dal pozzo

- Ambito territoriale non insediativo delle Zone Territoriali Omogenee "bacino del rio Capora" in area trivellanda dove sono vietate la costruzione di recinzioni delle proprietà se non con siepi e materiali di tipo e colori tradizionali e i movimenti di terra che alterino in modo sostanziale il profilo del terreno.

Ma anche qui, e' tuttapposto a causa della "limitata estensione delle attivita' previste", il rischio idrogelogico o di dissesti qui non ci sono, l'area non ha alcun elemento paesaggistico-ambientale di rilievo e si adotteranno tutte le opportune misure mitigative al fine di evitare possibili disturbi alla fauna selvatica presente. 

Tuttapposto. 

Le attività in progetto non interferiranno con l’area di versante in dissesto più prossima all’area pozzo, con rischio medio (R2) e pericolosità elevata (P3), che si colloca a circa 300 metri.  

Come se la geologia dopo 300 metri si fermasse.


E la zona di ripopolamento?

Gli animali saranno cacciati via e poi dipingeranno il recinto secondo i colori naturali. Ipse dixit.

E il movimento di terra?

No problem: le attività di scotico e movimentazione terra saranno minime e quindi il profilo del terreno già pianeggiante, non verrà alterato.

Dicono infatti che il buco gia' esiste dal 1988 e quindi, loro semplicemente andranno a tirarne fuori il gas. Quindi la Gas Plus trivellera' magicamente, senza movimentazione di terra di alcun genere.

Pero' si scopre poi che

- La porzione occidentale dell’area pozzo ricade in “ambito di tutela di crinali e versanti” nelle quali si vieta la realizzazione di “nuove attività estrattive, discariche depositi e stoccaggi di materiali non agricoli, salvo i casi di interventi compresi nei recuperi ambientali. 

Cioe' vogliono trivellare in un area in cui si vieta la realizzazione di nuove attivita' estrattive. Come puo' essere che non ci possono essere attivita' estrattive e questi qui possono trivellare?

Sono speciali?

Dicono che le loro attivita' saranno principalmente circoscritte alla sola area di piazzale.

Ma non interessa niente che ci sia un piazzale o una fontana. E' vietato estrarre? E allora lo e' per tutti, e per qualsiasi tipo di suolo o di piazzale che sia.

Non e' che la Gas Plus e' speciale.

Aggiungono che per sicurezza potrebbe esserci una lieve spianatura e riprofilatura del piede del versante che sostanzialmente non modificherà l’assetto morfologico naturale dei crinali. Se necessario, in fase di cantiere, saranno realizzate opere di contenimento naturali dei crinali presenti in prossimità dell’ingresso all’area pozzo, come “fascinate” o seminazione di particolari arbusti autoctoni, aventi anch’essi lo scopo di mettere in sicurezza i pendii individuati. 

Pertanto, il progetto non interferirà con la suddetta area di tutela crinali e versanti.

Quindi, tutti tranquilli: l'assetto morfologico dei canali non sara' cambiato.

Ma ... lo spianare e i riprofilare un intero versante non sono movimenti di terreno?
Avevano detto che non ne facevano!

E poi se era solo un piazzale, come fanno ad essere preoccupati dell'intero versante? 

Veramente credono questi siano interventi "lievi"?

E poi ancora: fanno questi interventi ai pendii perche' gia' sanno che le trivelle sono pericolose e quindi occorre intervenire in modo preventivo?

E perche' allora non considerano *seriamente* l'opzione ZERO: niente trivelle, niente rischi, niente spianamenti, niente riprofili?

Perche'? Vedi sopra: fossili nascono e fossili vedono. E se vedono green e solo il green del denaro.

Continuo a leggere. Risulta pure che nelle vicinanze del pozzo ci sono:

- emergenze geologiche, ad una distanza minima di 270 metri a sud

- corpi idrici Fosso della Scarpara a circa 380 metri ad ovest, Rio Caporà a circa 875 metri ad estil fiume Musone a circa 1,2 km a sud;

- versanti (pendenza superiore al 30%), a circa 195 e 450 metri a nord;

- manufatto storico, a circa 380 metri a nordest;

- fonti idriche la più delle quali si colloca a circa 380 metri a nordest dal pozzo;

- alcuni percorso pedo-ciclabili, il più vicino dei quali si colloca a circa 520 metri a sud,

- settori “a” (particolari ambienti naturali) a circa 360 m a Sud;

-  area occupata dal depuratore “e”, a circa 880 m a Nordovest;

- aree di versante in dissesto, così come recepite dal PAI e dalla Carta Geomorfologica Regionale

Ma va tutto bene, queste aree "non interferiranno con le attività in progetto previste".

Cioe' non sono loro che interferiscono con la natura,  e' la natura che non interferisce con le loro trivelle!

Per altri motivi di preoccupazione come il rumore, non ci sono problemi. E' -- manco a dirlo! -- tuttapposto. Anzi, c'e' completa conformità e aggiungono in allegato i risultati della simulazione acustica che certifica il tutto.

Ma... in fase di cantiere la Gas Plus Italiana potrebbe valutare richiesta di deroga dai limiti acustici comunali per motivi eccezionali e documentabili se si verifica una impossibilità di rispettare i limiti acustici!

Come dire: ma allora perche' dire che c'e' completa conformità?  Rispetteranno le regole finche' non le rispetteranno piu'.

Si premurano di dirci che non ci sono cimiteri nelle vicinanze.

E quindi visto che e' tuttapposto, si evince che l’area pozzo non ricade in alcun ambito naturalistico-ambientale soggetto a particolari prescrizioni di tutela.

Invece alcuni elementi soggetti a vincoli di tutela, data la distanza dal sito e la tipologia di attività previste (circoscritte alla sola area pozzo), non saranno interessate dalle attività in progetto.

E dunque, in barba ai dissesti, al divieto di nuove attivita' estrattive, alla tutela dei pendii,  la messa in produzione del pozzo risulta pienamente coerente con i contenuti della normativa energetica nazionale regionale e comunale vigente. 
 
Perfetto.

E poi ovviamente c'e' da considerare tutta l'infrastuttura del caso. Dicono:

Durante il processo di trattamento gas, tutti i liquidi di separazione ed essicazione gas
raccolti (costituiti soprattutto da acqua salata e minime tracce di idrocarburi) saranno
convogliati alla vasca di raccolta liquidi di drenaggio, il cui contenuto verrà periodicamente
prelevato da apposita autocisterna e portato a smaltimento.

  
Ma come fanno a sapere che i loro fluidi di perforazione sono fatti solo di acqua salata con "minime tracce di idrocarburi"? Chi gliel'ha detto? Qual'e' la percentuale di idrogeno solforato in questo pozzo? Chi smaltira' tali "acque salate"? Dove? Perche non ci dicono esattamente cosa c'e' in cio' che manderanno giu' per trivellare e che sara' mescolato con la loro acqua salata? Veramente credono che basta mettere assieme acqua e sale per trivellare? Davvero non ci saranno additivi chimici di nessun genere?

Useranno sale da cucina?

Credono che siamo scemi?

Ma quanto gas ci dara' poi Santa Maria?

Non e' ben chiaro. Ma dicono questo:

si stima che la fase di produzione del pozzo possa durare circa 20 anni, con una portata iniziale di circa 7.100 Sm3/g.

Ora tutto questo e' ingannevole.

La portata inziale significa il primo giorno? La prima settimana? Il primo mese? E dopo? Non si sa. Quindi non possiamo sapere esattamente quanto gas ce sotto a Santa Maria.

Ma diamogli il beneficio del dubbio.

Seppure fossero 7,100 metri cubi al giorno per i prossimi 20 anni si parla di circa 50 milioni di metri cubi in totale.

Ne consumiamo circa 68 miliardi l'anno. Facendo la divisione viene fuori che nel migliore dei casi da Santa Maria avremo gas per ... 0.25 giorni. Cioe' 6 ore!

Cioe' tutto questo spianare, dipingere, movimentazione di terra, vasche di contenimento per... neanche mezza giornata di gas da spalmare in venti anni!

Proprio l'indipendenza energetica, eh? 

Lo sappiamo tutti che questo pozzo non portera' niente di buono a nessuno 

Ma... e il rischio? E se ci sono problemi? Lo dicono anche loro che ci possono essere emergenze ed insicurezze. Se e' vero che ci sono li vicino ferrovie ed autostrade cosa facciamo se ci sono scoppi, o incidenti? E il gas estratto dove andra' a finire? L'autostrada e le ferrovie saranno sicure?

Santa Maria proteggici tu.


Thursday, September 29, 2016

La Terra non e' mai stata cosi calda in 120mila anni - superati per sempre i 400ppm di CO2





Non lo dice la D'Orsogna.

Lo dice uno studio pubblicato su Nature da Carolyn Snyder.

Quindi, si. La terra non e' mai stata cosi calda in 120mila anni, e anzi le proiezioni sono che se andiamo avanti cosi supereremo tutti i record da 2 milioni di anni a questa parte. 

Carolyn Snyder ha creato una mappa di stime di temperature che vanno indietro di 2 milioni di anni. Non e' una lista di ogni singola annata, ovviamente, quanto di medie su archi di 5,000 anni l'uno. Quello che viene fuori e' che le temperature medie nell'ultimo periodo sono le piu' alte degli scorsi 120mila anni.

120mila anni fa ci un periodo di elevata temperatura, e prima ancora un altro periodo di temperatura record fu 2 milioni di anni fa, quando in media si era a 2 gradi Celsius in piu' di adesso.

Secondo i calcoli della Snyder, se tutto resta cosi com'e' adesso, le temperature in questo blocco da 5,000 anni potrebbero aumentare di altri 4 o 5 gradi centigradi e portarci al record su 2 milioni di anni. 

Carolyn Snyder ricorda anche che tutto questo accade per colpa nostra. Ovviamente cio' che viene scritto per il futuro sono solo ipotesi, e potrebbe essere che qualcuno dei parametri impostati in questo studio non e' preciso o magari manca qualche elemento.

Quello che conta e' che appunto, se guardiamo al passato sono 120mila anni che fa non cosi caldo sul pianeta e che per la maggior parte e' un processo causato dall'uomo.

Ah. Come se non bastasse, abbiamo adesso raggiunto i 400ppm di CO2 in atmosfera in modo permanente. Dovevano essere 350ppm.

Come sappiamo che la soglia dei 400ppm e' superata per sempre? Perche' Settembre e' il mese in cui per le varie condizioni climatiche la concentrazione di CO2 e' minima. Se e' superiore ai 400ppm (come e' stato!) a Settembre, vuol dire che lo sara' in tutti gli altri mesi. 

A Settembre la CO2 e' minima perche' durante l'estate le piante dell'emisfero settentrionale hanno assorbito tutto quello che potevano. Con l'autunno, le foglie cadono e la decomposizione rimanda la CO2 in atmosfera. Cioe' stiamo emittendo piu' CO2 di quanto la natura possa smaltire.

La cosa triste e' che questo e' un processo quasi irreversibile Anche se smettessimo domani, magicamente di emettere CO2, non torneremo indietro tanto facilmente.

Anzi, secondo Gavin Schmidt, il direttore scientifico del settore clima della NASA non torneremo mai piu a CO2 sotto i 400ppm.
Chissa dove andremo a finire. Ci piace proprio superare tutti i nostri record, si vede.

Friday, August 19, 2016

Olanda e Norvegia 2025: niente auto a benzina. Gia' ora in Norvegia il 29% di auto vendute e' elettrico





Eccoci qui.

Pare solo l'altro ieri che tutti a dire "non si puo'". Il sole e il vento e le batterie "non sono affidabili".  E poi, si e' passati ad un timidissmo "forse", l'elettricita' si magari dal sole, ma le macchine no, assolutamente no, e come facciamo? Gli ibridi sono cose da ibridi-chic, costano troppo. E se si fermano per strada?

E invece guarda. Siamo arrivati quasi alla fine.

Le macchine elettriche non sono piu' un sogno. Arriveranno, ed ogni giorno e' un passo in piu' verso la fine della petrol-schiavitu'. Gia' la Norvegia aveva deciso che avrebbero bannato la vendita di auto a benzina e pure di quelle ibride entro il 2025.

Adesso arriva l'Olanda che decide la stessa cosa: il divieto del motore a combustione interna sulle nuove automobili - cioe' di macchine nuove che vanno a benzina o a diesel -- entro il 2025. Solo veicoli a emissioni zero - cioe' elettriche o a celle d'idrogeno potranno circolare se nuove. Zero ibridi. La Germania pensa allo stesso tipo di divieto entro il 2030.

Occorre un attimo pensare all'enormita' di tutto questo.

Sono decisioni monumentali. Non sono firme astratte. Significa che questi paesi stanno essenzialmente *ripensando da zero*  il loro modello di trasporto, economico, infrastutturale. Occorrera' mettere dappertutto celle di ricarica, occorrera' dismettere piano piano le stazioni a benzina, istruire meccanici.

E poi, questo succede in Norvegia, paese *ricco* grazie al petrolio. In Olanda, la patria della Shell.  In Germania, la patria di BMW, Porche e Mercedes. Tutte che decidono che il modello petrolio-per-auto non e' piu' accettabile e che occorre iniziare a ripensare.

E l'Italia della FIAT e dell'ENI dove sta?

L'Italia di Matteo Renzi perche' non c'e' qui?

Qual'e' la data in cui anche in Italia saremo a veicoli venduti solo se elettriche? 

Dietro questo cosidetto movimento“to save the Earth” c'e' Mr. Jan Vos, del partito del labour d'Olanda che dice semplicemente che se vogliamo salvare il pianeta occorre liberarsi di petrolio al piu' presto. E ricorda che non deve essere una cosa da ricchi. Vuole che ci siano incentivi in questo senso, cosicche' con la produzione di sempre piu' veicoli elettrici i prezzi crollino.

Anche qui ci sara' chi dira' che le auto elettriche sono troppo costose. Si, lo erano anche i pannelli solari, il cui costo da proibitivo venti anni fa e' poi diventato accessibile. E lo stesso vale per telefonini, TV giganti, computer. 

Si inizia con gli incentivi, si passa al mercato di massa, e tutto diventa standard.  E' quello che adesso accade in Norvegia, dove grazie a fondi governativi, si aiutano le persone a comprare macchine elettriche. E' cosi che sono arrivati quasi ad un terzo delle nuove macchine vendute e che vanno ad elettricita'.

Anche qui riflettiamo: il paese del petrolio vende greggio a noialtri, e con i soldi ci paga le pensioni, e gli incentivi per le macchine elettriche. Non so se sia ipocrisia o realpolitik, ma certo e' che se facessero la stessa cosa a Viggiano per esempio sarebbe un passo in avanti.
Non so se l'Olanda riuscira' nel suo intento. Alla fine, nel 2016 solo in 15% delle auto vendute e' elettrico. Non male. Come non male l'idea di osare, di volere, di essere artefici del proprio destino con idee e con obiettivi.

Aspetto sempre Matteo Renzi a fare annunci progressisti per l'Italia, la sua energia, la sua gente.