.

.
Showing posts with label rosa. Show all posts
Showing posts with label rosa. Show all posts

Monday, October 30, 2017

Angola: due FPSO della Total rilasciano scie di quasi 20 chilometri













I lettori dell'Abruzzo sanno bene cosa sia una FPSO, perche' su questo blog ne abbiamo parlato tante volte.

E' una Floating Processing and Storage Offshore unit, una nave dove arriva petrolio di scarsa quantita' pompato dal mare. Sulla FPSO il petrolio viene parzialmente trattato e stoccato per poi essere spedito altrove. Insomma, una piccola raffineria a mare, con tanto di unita' desolforante e con inceneritore e fiaccola perenne.

I lettori dell'Abruzzo sanno cosa sia perche' ce ne volevano appioppare una davanti alla costa dei trabocchi fra il 2008 e il 2016 come parte di Ombrina Mare. Il pozzo sarebbe stato a 5.5 km da riva, e la FPSO a nove.

Tante sono state le opere di sensibilizzazione e di disseminazione di informazioni. Ogni volta pero' le ditte proponenti per l'Abruzzo, la Mediterranean Oil and Gas prima e la Rockhopper Exploration dopo ci hanno ripetuto ad infinitum la pappardella che era tutto sicuro, che non sarebbe mai successo niente, che le FPSO non hanno mai perdite e che tutto e' biodegradabile, pulito, e dagli effetti nulli e trascurabili.

Entra in scena proprio in questi giorni di addio alla FPSO d'Abruzzo, un'altra FPSO, la Girassol dell'Angola, di proprieta' della francese Total.

Girassol sta per girasole in portoghese e da satellite si vedono immagini di una scia di petrolio dalla FPSO Girassol che si protrae per circa 19 chilometri.

Diciannove chilometri di petrolio in mare!
 
E poi ce n'e' un'altra di FPSO chiamata Pazflor che invece di petrolio ne rilascia una scia di circa 17 chilometri.

La maggior parte del petrolio dell'Angola arriva dal mare, dal blocco 17, che e' stato soprannominato "Blocco D'oro" e che viene sfruttato da circa 20 anni. Il petrolio e' scadente, ed e' appunto "pesante" e "amaro" cioe' dalle molecole C-H lunghe e con impurita' sulfuree che le FPSO vanno ad eliminare nei loro trattamenti iniiziali.

Ci sono qui concessioni (e FPSO) Girassol, Dalia, Pazflor e CLOV (che sta per Cravo, Lirio, Orquidea and Violeta, tutti campi distinti ma uniti geograficamente).

La concessione Girassol e' di completa proprieta' della Total ed e' in azione dal 1996. 

La concessione Pazflor contiene quattro giacimenti distinti, Perpetua, Hortensia Zinia e Acacia. L'operatore e' la Total, proprietaria al 40% e poi altri partner sono la Statoil di Norvegia al 23%, la ExxonMobil al 20% e la BP al 17%.

Anche la concessione Dalia e' di proprieta' congiunta Total-Statoil-ExxonMobil-BP e nelle stesse percentuali della Pazflor. L'installazione della FPSO Dalia nel 2006 ha coinciso con l'entrata dell'Angola nel gruppo dei paesi produttori di petrolio, l'OPEC.

Infine, CLOV raggruppa altre quattro campi tutti collegati alla FPSO dal medesimo nome.

Ebbene, e' da Maggio 2017 che si continuano a vedere scie di vario genere sia dalla FPSO Girassol che dalla Pazflor. Dalla Total, dal governo di Angola non si muove mosca, e cosi si pensa che siano delle perdite croniche, o dalle FPSO Girassol e Pazflor oppure dai 39 pozzi e dai vari chilometri di oleodotti che li collegano fra loro, incluso alcuni campi minori chiamati Rosa e Jasmin. 
Nomi delicati di donna, venti chilometri di petrolio, nessuna altra informazione.

Ma Girassol, Pazflor, Dalia e CLOV non sono sole. In tutto l'Angola ci sono una dozzina o piu' FPSO.

A dicembre 2016 e' entrata in produzione la FPSO Armada Olombendo dell'ENI che ha iniziato a trivellare il blocco 15 dell'Angola a meta' del 2017.

Queste tutte le altre:




Armada Cabaca FPSO
ENI

Chissonga FPSO
Maresk

CLOV FPSO
Total

Dalia FPSO
Total

Gimboa FPSO
Saipem

Girassol FPSO
Total 

Greater Plutonio FPSO
BP 

Kaombo Twin FPSOs
Total

Kizomba A FPSO
Exxon

Kizomba B FPSO
Exxon

Kuito FPSO
Chevron

Mondo FPSO
Exxon 

N'Goma FPSO
ENI 

Pazflor FPSO
Total

PSVM FPSO
BP 

Sanha LPG FPSO
Chevron 

Saxi-Batuque FPSO
Exxon 

Xikomba FPSO
Exxon

Ho il sentore che l'Angola sara' la prossima Nigeria.








Thursday, August 31, 2017

Dalla foresta amazzonica duemila nuove specie animali e vegetali scoperte in sedici anni




Inia Araguaiaensis -- delfino rosa

Potamotrygon limai - razza con celle esagonali

 Zimmerius chicomendesi -- uccello il cui nome e' in onore di
Chico Mendes, ambientalista del Brasile 

Nystalus obamai -- uccello il cui nome e' in onore di Barack Obama

 Plecturocebus miltoni -- scimmia dalla coda arancione
primatologo e veterniario del Brasile


Hypocnemis rondoni -- uccello il cui nome e' in onore di  
Marechal Cândido Rondon, antropologo ed esploratore

 Tolmomyias sucunduri -- uccello scoperto nella regione
Sucunduri, in un area protetta


Nei due anni 2014 e 2015 sono state scoperte ben 381 specie nuove, animali o vegetali, sulla terra, tutte dalla foresta amazzonica.

381. Una specie nuova ogni due giorni!

Fra queste scoperte recenti, un delfino fluviale rosa, una scimmia con la coda arancione, una razza con la pelle a nido d'ape, un uccello tropicale chiamato in onore di Obama (Nystalus obamai).

E' un tasso straordinario di scoperta, che mostra quanto poco sappiamo del nostro pianeta, quanta ricca sia la nostra biodiversita' e quanto abbiamo ancora da imparare.

Tutto questo mentre la foresta Amazzonica viene distrutta dalla nostra avidita', senza che neanche ce ne rendiamo conto.

Il rapporto sulle nuove scoperte arriva dal Mamiraua' Institute for Sustainable Development ed elenca per la precisione 216 piante, 93 pesci, 32 anfibi, 20 mammiferi, 19 rettili ed un uccello.

Le annate 2014-2015 sono state straordinarie, ma non e' che negli anni precedenti non si scoprisse niente, anzi, lo stesso gruppo riporta che fra il 1999 e il 2013, il tasso di specie nuove scoperte e' stato di circa 110 animali o piante l'anno.

Cioe' se mettiamo tutto assieme, fra il 1999 e il 2015, in sedici anni sono state scoperte piu' di duemila specie animali e vegetali nuove.

Duemila!!

L'Amazzonia contiene circa un terzo delle foreste tropicali rimaste sul pianeta, nonostante rappresenti l'uno per cento della superficie terrestre.

Ci sono qui il 10% di tutte le piante (note!) sul pianeta.

Si stima che adesso conosciamo solo il 20% di tutte le piante sulla terra e che il restante 80% e' ancora ignoto.

Come mai tutte queste specie arrivano dall'Amazzonia? Perche' a causa della sua grandezza e' difficile penetrarla tutta, e a causa della sua ricchezza, anche addentrarsi in zone poco distanti dai centri e dai fiumi principali gia' porta ad enormi scoperte. E infatti, la maggior parte di quello che sappiamo si trova vicino alle zone piu' antropizzate e/o trafficate, come appunto strade e fiumi navigabili. Altre invece arrivano dalle poche zone ufficiali di studio dentro la foresta.

E quindi ogni volta che ci si addentra in posti remoti, si scoprono le meraviglie della natura. Dopotutto non e' un mistero che qui ci siano ancora comunita' di umani mai contattate dalla nostra civilta'.

Nel frattempo il tasso di estinzione causato dall'uomo e' di circa mille-diecimila volte in piu' rispetto al tasso naturale. Cioe' per colpa nostra, le specie scompaiono mille-diecimila volte piu' in fretta di quanto madre natura abbia inteso.

Ricardo Mello e' il coordinatore del programma del WWF per la "ri-scoperta" dell'Amazzonia in Brasile e dice che nonostante la scarsita' di risorse nuove specie continuano a venire alla luce con cosi tanta frequenza. Questo vuol dire che davvero i segreti e la ricchezza dell'Amazzonia sono straordinari.

Che fare di tutta questa nuova conoscenza?

Proteggerla, certo!

Non e' accettabile continuare a disboscare, disboscare, trivellare, abbattere, scavare senza neanche sapere cosa si sta uccidendo. La biodiversita' va protetta e studiata,  per amore della conoscenza, del creato ma anche perche' queste specie potrebbero darci nuove idee per cure di malattie o per alimentazione futura.
Il primo passo e' sempre la conoscenza, e la popolarizzazione in modo che possano essere presi passi adeguati per la conservazione. Credo sia imporante che noi tutti capiamo quanto vitale sia la foresta amazzonica, e quanto prezioso sia in realta' il nostro pianeta tutto, in modo da poterci scandalizzare ogni volta che sentiamo notizie traumatiche per lo sfruttamento scellerato della natura. E se distruggiamo l'Amazzonia, con tutta questa ricchezza e bellezza, figuriamoci con quanta non-chalance distruggiamo terre e foreste meno famose e meno spettacolari.  

Ecco, sono davvero numeri sbalorditivi. 

Duemila nuove specie scoperte in sedici anni.

Dalla sola foresta amazzonica.

Credo che abbiamo il dovere di proteggere cosi tanta bellezza e di dover essere grati del fatto che ne siamo consci.


Thursday, March 6, 2008

Oil spills are forever









L'altro giorno il Los Angeles Times riportava un articolo sulla vita in un paesino dell'Alaska, Cordova, dove circa 19 anni fa la petroliera Exxon Valdez causo' uno dei piu' gravi disastri ambientali della storia a causa di fuorisucite di greggio. Ci furono quasi 50 milioni di litri di petrolio riversati lungo 3,000 chilometri di costa. I danni ambientali sono stati molto piu' gravi di quanto si immaginasse. Dopo tutti questi anni, la vita non e' ancora tornata alla normalita' a Cordova ed alcuni delicatissimi equilibri ambientali sono stati distrutti per sempre.

L'aringa e' un pesce che puo' sembrare insignificante, e forse anche gli abitanti di Cordova pensavano cosi prima del petrolio. Fino al 1989 era molto abbondante e nessuno neanche ci faceva caso. Ma in seguito all'incidente della petroliera, le larve e le uova di questi pesci vennero cosi' fortemente danneggiati che le generazioni succesive nacquero deformi e in numeri sempre minori. Oggi le aringhe sono scomparse, e con loro i salmoni rosa allo stato naturale che se ne cibavano e che rappresentavano la principale fonte di reddito per la citta'.

L'industria della pesca e' in forte declino, tre industrie che inscatolavano le acciughe sono fallite e nessuno compra il poco salmone che c'e' per paura che sia contaminato. Che sia veramente contaminato o no, non conta, e' questa l'immagine del salmone di Cordova. La popolazione e' decimata e i pochi che sono rimasti sono solo anziani e persone scoraggiate. Uno dei sindaci, incapace di risollevare le sorti della citta' si e' suicidato. La Corte Suprema americana si pronuncera' in estate se accordare ai pescatori di Cordova ulteriori danni di 2.5 miliardi di dollari per danni economici alla collettivita'. La Exxon ha gia' pagato 3.5 miliardi di dollari per il ripristino ambientale in Alaska. Ma il ripristino totale secondo gli esperti non ci sara' mai. Un monitoraggio su 25 specie animali riporta che solo sette sono tornate ai livelli pre Exxon Valdez.

Anche in Italia abbiamo un disastro simile, con conclusioni legali un po' differenti. Nel 1991 la Haven, una petroliera di bandiera cipriota, vecchia e malandata, esplose carica di greggio a Genova, con a carico 140,000 tonnellate di petrolio. Naturalmente grazie a giochi di prestigio tipicamente italiani, non vi furono ne risarcimenti ne colpevoli. Nel 2002 furono definitavamente archiviate tutte le richieste di pagamento e di dichiarazioni di colpevolezza dalla Haven. Gli armatori dissero che non capivano perche' ci fosse voluto cosi' tanto tempo per dichiarare la loro innocenza. Non fu colpa di nessuno. La nave giace a una ottantina di metri da Arenzano, in provincia di Genova. E' stimato essere il piu grande relitto subacqueo di tutti i tempi.

L'università di Marsiglia, in Francia nel 1994 condusse una ricerca sull'inquinamento provocato dalla Haven, affermando che la natura del petrolio e le condizioni ambientali non sembravano favorire il naturale processo di decontaminazione. Nel 1995 venne effettuato uno studio sulle ostriche del mar ligure: furono rilevate quantità di idrocarburi superiori a quelle registrate nel porto di Marghera, in Veneto. Le conseguenze di questo disastro ecologico sono ancora evidenti e gli esperti concordano che le sostanze tossiche emesse durante quell'esplosione siano ormai entrate nella catena alimentare.

Il punto che voglio fare con queste storie, e basta navigare in internet un po' per rendersene conto, e' che la natura e gli ecosistemi sono sistemi complessi e fragilissimi e non e' possibile prevedere cosa succedera'. Occorre essere PREVENTIVI e non piangere i morti e i danni dopo che sono successi. Trasformare il porto di Ortona in porto minerario per il commercio di petrolio ed affini solo per promuovere la fratino.com e' una scelta - come molte altre proposte dall'attuale amministrazione ortonese - FOLLE .

Anche se le possibilita' di incidenti sono remote, sono pur sempre possibili e sarebbero catastrofiche. Il caso Genova la dice lunga: se i giochi di prestigio li hanno saputi fare i ciprioti, figuriamoci l'ENI!

Sindaco, ma lei non pensa che sia arrivata l'ora di concedere, elegantemente e con dignita', la sua sconfitta sul petrolio ad Ortona?

Fonti Los Angeles Times, Focus, Wikipedia