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Monday, October 24, 2011

Le brillanti idee delle Prestigiacomo






Invece di decidere di adottare misure serie di prevenzione dell'inquinamento marino, ecco come passa il tempo Stefania Prestigiacomo. Sul sito del Ministero dell'Ambiente infatti c'e' una importante iniziativa che comincia con la domanda:

Cosa accadrebbe nell'alto Tirreno se una grande nave cisterna piena di petrolio prendesse fuoco e rilasciasse in mare una grande quantità del proprio carico inquinante in mare?

Ma che ci vuole un esercitazione per capirlo? E secondo lei cosa dovrebbe succedere: un disastro, come sempre!

Ad ogni modo decidono di fare questa esercitazione assieme alla Francia e alla Spagna (ah, ecco!) e coinvolgendo: la Marina Militare, la Prefettura, i Vigili del Fuoco, il 118, tutti gli operatori portuali, gli enti territoriali e quelli scientifici, 18 mezzi aerei e navali.

Cioe' tutto quello che abbiamo. Tutto questo e' per proteggere il Mediterraneo, che secondo la Prestigiacomo

pur costituendo meno dell’uno per cento della totalità dei mari del pianeta, ospita – nel suo prezioso habitat naturale - un traffico di navi e merci di particolare intensità, bisognoso di specifiche e costanti attenzioni.

Anche il Corriere della Sera si pone la stessa domanda, tramite l'articolo di Manuela Campanelli:

Marea nera: e se capitasse in Italia?

E qui si danno pure una risposta: Siamo pronti all'emergenza.

Ora, per carita' le esercitazioni, la prevenzione vanno sempre bene, ma questa e' propaganda e non veramente convinzione di difesa del Mediterraneo.

Davvero siamo pronti all'emergenza? O sono pronti gli altri? E l'emergenza sarda di qualche mese fa? Dov'era tutta questa prontezza?

L'articolo del CorSera - secondo me - dice un sacco di cose rassicuranti ma false:

Si fanno gli elogi alla Castalia, azienda che dovrebbe occuparsi di "pulizie marine".
Ma se la Castalia non ha una lira per piangere, ed e' stata misteriosamente assente dall'incidente marino di Sardegna!

Si dice che l'Italia e' la prima al mondo - addirituttura! - per l'attenzione con cui si previente l'inquinamento da mari rispetto alle straniere. Ma di quali straniere si parla? Di navi di Panama o della Liberia o dei paesi industrializzati?

Si parla della petroliera inabissatasi a Genova venti anni fa, la Haven come di "una lezione che il nostro paese offri' agli altri stati". Ma davvero? Ma se l'area e' ancora satura di petrolio, come mostro' Report qualche mese fa! Hanno pulito proprio bene! Addirittura non ci sono stati colpevoli! Niente multe ovviamente.

La verita' e' che incidenti accadono sempre, e non si tratta di bravura o di essere primi nel DOPO incidente, quanto invece di fare prevenzione PRIMA.

Cara Prestigiacomo, cara Campanelli, cominciamo con il dire che la squattrinata Castalia per qualche mese aveva pure sospeso il servizio protezione coste perche' non avevano i soldi!

Cominciamo con il dire che in Italia gli sversamenti minori sono all'ordine del giorno e che a volte li puliscono i volontari perche' mancano i soldi.

Cominciamo con il dire che in Italia sono permesse trivellazioni a 5 miglia, 9 chilometri da riva, aumentando le possibilita di incidenti, mentre negli USA siamo a 100 miglia da riva.

E poi, perche' non facciamo esercitazioni su cosa fare se scoppia uno dei tanti pozzi di petrolio programmati per l'Adriatico? Per la Sicilia? Per lo Ionio?

O meglio ancora, se vogliamo proteggere per davvero il Mediterraneo, decidiamo di vietare le trivelle a centinaia di chiomentri da riva, e magari a chiudere l'Adriatico tutto alle trivellazioni.

E ancora, perche' non ci mettiamo li a risolvere i problemi veri e non immaginari dell'Ilva di Taranto, del centro oli di Viggiano, dell'inquinamento dell'acqua di Marghera?

E gia', questi non si vedono e non fanno rumore. Si sentono solo sulla pelle e nei polmoni della gente, lontano dal clamore.

Grazie ad Adriano Bellintani per la segnalazione del link.




Thursday, December 25, 2008

Indicenti petroliferi


BUON NATALE A TUTTI!

Durante il mese di Dicembre il tema petrolio e' stato molto discusso in Abruzzo, ma troppo spesso senza fare giustizia alla complessita' del problema. Ovviamente durante le elezioni si e' detto di tutto da parte di tutti sul 'centro oli' di Ortona, molto spesso per motivi elettorali e perche' la gente ha posto domande precise. Poi ci sono state le vicende di Pineto dove la Petroceltic vuole installare delle piattaforme in mare e poi il governo che, a tre giorni dalla vittoria elettorale di Gianni Chiodi, decide che la legge regionale blocca trivelle non e' valida.

Come non mi stanchero' mai di dire, il problema delle estrazioni petrolifere e della raffinazione di petrolio, RIGUARDA TUTTO L'ABRUZZO, non e' limitato ad Ortona o Pineto e non possiamo uscircene con una leggina in difesa della contrada Feudo, o della costa teatina. Il 35% del nostro territorio e' coperto da permessi estrattivi di vario genere e chissa' quante cose si stanno progettando che noi nemmeno sappiamo. Per esempio, dietro le quinte la Shell indaga se e come si puo' estrarre bitume da LettoManoppello. Come ho cercato di illustrare guardando al bitume estratto dalla Shell in Canada questo sarebbe devastante per la Majella.

Alcuni dicono che occorre fare differenza fra estrazioni e raffinerie, che occorre trovare un compromesso, o che le tecniche di oggi sono solide o che il petrolio avra' buone consguenze per l'Abruzzo o che l'ENI ha gia' investito e che non possiamo fargli perdere del denaro.

Tutti questi relativismi secondo me sono solo fumo negli occhi e che non guardano alla realta' dei fatti: l'industria petrolifera porta con se ramificazioni, rischi e danni enormi alla gente e al creato. Estrazioni, raffinerie, oleodotti, porti petroliferi, corruzione, incidenti. Sono tutte cose collegate, le une servono alle altre, e non possono sopravvivere a lungo da sole.

Restiamo a queste citta' di mare. Ortona e Pineto. Che ce ne facciamo del petrolio che si estrarrebbe o che verrebbe raffinato da quelle parti? Occorrera' mandarlo da qualche altra parte. Occorreranno delle petroliere e dei porti petroliferi. Infatti per la gioia del sindaco Nicola Fratino attrezzare il porto di Ortona per il passaggio delle petroliere e' proprio quello che si vuole fare.

Ogni anno l'ENI, e sono stime ufficiali della nostra compagnia petrolifera, sversa in mare circa un milione e mezzo di litri di petrolio in mare: queste sono operazioni normali per loro. Per di piu' ogni anno ci sono vari incidenti legati ad incidenti nel mare. Successe a Genova nel 1991 con l'affondamento della petroliera Haven. Succede ancora nel mondo, basta solo leggere.

In Korea c'e' stato uno scontro fra una petroliera e una chiatta della Samsung nel Dicembre del 2007. Furono riversati in mare circa 10 milioni di litri di petrolio in una delle zone costiere piu' belle del paese attorno alla citta' di Mallipo. C'era li vicino il parco marino nazionale Taean, oltre 400 allevamenti di pesci, ostriche, vongole, una intensa attivita' turistica e vari rifugi per uccelli migratori. E' stato tutto inquinato. Si pensava che a causa del freddo il petrolio sarebbe rimasto localizzato nei pressi della petroliera danneggiata, invece il petrolio si e' sparso per circa quaranta chilometri lungo la costa. Trentacinque localita' balneari e varie isole al largo della costa si sono colorate di nero per settimane. Ad oggi, le spiaggie sono ancora sporche e sia il turismo che le attività di pesca e allevamento ittico, faticano a riprendere vigore.

Per ripulire il grosso dal mare della Korea ci sono voluti due mesi, 300 milioni di dollari, una dichiarazione di stato nazionale di disastro, 13 elicotteri, 17 aereoplani, 300 navi e decine di migliaia di volontari. Molta gente si e' ammalata di mal di testa e nausea per colpa delle esalazioni e delle puzze. E' stato il secondo piu' grave incidente petrolifero della Korea. Un altro ci fu nel 1995.

Una storia simile accadde a Genova, nel 1991: anche la petroliera Haven si inabisso'
con spargimento di petrolio nel mare.

Trasportiamo l'incidente della Korea con la fantasia a noi. Sarebbe come se un incidente petrolifero da Ortona andasse ad inquinare TUTTA la costa fino a Pineto, passando per tutto quello che c'e' di mezzo: Tollo, Francavilla, Pescara, Montesilvano, Silvi Marina. Tutto nero. Tutto olioso. Tutto morto. Il problema e' dunque REGIONALE e non ristretto al Feudo o a Pineto.

Com'e' andata a finire in Korea? Si stima che ci vorranno DIECI anni per il ripristino ambientale. Dopo un anno dall'incidente, il capitano della petroliera e' stato condannato ad un anno e mezzo di carcere. Anche il capo della chiatta della Samsung dovra' andare in galera per due anni e tre mesi. Le ditte coinvolte hanno dovuto pagare multe salate.

Com'e' andata a finire a Genova? Li nel mare ci finirono 160 milioni litri di petrolio, sedici volte di piu' che in Korea. Fu' il nono incidente piu' grace della storia del petrolio del mondo. Le vongole mostrano ancora traccie di idrocarburi. Dopo quasi 20 anni, nessuno ancora e' andato in galera. E siccome siamo garantisti, pare che non sia copla di nessuno.

E' questo che vogliamo per TUTTO il nostro mare?



Fonti: The New York Times, The Korea Times, Associated Free Press

Thursday, August 14, 2008

Il futuro di Ortona


A Genova, oltre alla raffineria IPLOM di Busalla che' scoppiata qualche settimana fa, esiste anche un polo petrolchimico e naturalmente un porto petrolifero. Quest'ultimo si trova nella localita' Multedo. I petrolieri infatti, una volta iniziato il processo di sfruttamento petrolifero di un luogo non lo abbandonano, ma continuano a costruire i pezzi e pezzettini che gli sono piu' utili. Il petrolio arriva a Genova, lo raffinano, ci creano i derivati e da li tutto riparte alla volta di altri paesi che si ritrovano la benzina bella pulita e pronta.

L'Italia e' infatti uno dei pochi paesi occidentali che esporta piu' benzina di quanta gli serva. Siamo cioe' il filtro delle zozzerie del petrolio di mezzo mondo. Ce lo portano, dall'Arabia Saudita o dalla Libia per lo piu', glielo puliamo e poi le ditte petrolifere lo mandano alle altre nazioni, loro prendendosi i profitti e lasciando a noi inquinamento e tumori. La nona commissione permanente sull'agricoltura, che si proponeva di analizzare la possibilita' di coltvare biocarburanti in Italia, riporta infatti che UN QUARTO della benzina italiana viene esportata e che siamo il maggior paese europeo in assoluto per la quantita' di benzina venduta all'estero. Piu' di tutti! Piu' della Norvegia e della Gran Bretagna che hanno piu' e miglior petrolio di noi. Non a caso la Gran Bretagna ha otto raffinerie, per lo piu per il fabbisogno nazionale, e noi una ventina.

Ad ogni modo, cosa accade nel porto di Genova? Vari studi della provincia, dell'Istituto di chimica ambientale, dei Verdi e di vari oncologi sono stati tutti concordi sul fatto che il porto della citta' sia altamente inquinato da benzene, toluene, diossina, e altri composti organici volatili. Queste sostanze sono tutte altamente tossiche, cancerogene e in gran parte dovute alle operazioni petrolchimiche della zona. Allo stesso tempo la dottoressa Marina Vercelli del Registro Tumori Ligure presenta uno studio epidemiologico che mostra come l'incidenza di tumori a Genova Multedo sia piu' alta che altrove, sia in crescita come pure le morti associate. Ormai queste cose non mi stupiscono piu', e' la stessa storia di sempre.

Come sbaglia chi pensa che ad Ortona metteranno il centrino dell'olio e poi basta! No, metteranno quello che l'ENI chiama centro olio, ma che in realta' e' una raffineria, e poi lo ampieranno, e poi ingrandiranno il porto, e poi gli faranno la piccola industria chimica, e poi la grande industria chimica, e poi e poi.. e poi chissa' quanta gente sara' morta nel frattempo.

E' facile mettere questi centrini dell'olio, e' difficilissimo toglieri. A Genova gli avevano promesso che avrebbero almeno cessato ogni attivita' petrolchimica entro il 1991. Sono passati quasi venti anni e la gente ancora respira quella robaccia, ancora si ammala, ancora muore.

Fonti: Genova Press

Thursday, July 31, 2008

Genova, 2008


Sono appena arrivata a casa, stanca ma tutto sommato soddisfatta. C'e' ancora molto da fare, ma spero che pian piano riusciremo ad arrivare vittoriosi a salvare l'Abruzzo. La trovo una storia bella, di democrazia, di internet, di affetti che si alimentano perche' incentrati sull'amore per la nostra terra. Continuiamo a marciare senza stancarci.

Intanto, un nuovo incendio a Genova, proprio mentro scrivo. Il Corriere mette a disposizione una telecamera. Si vede un'enorme palla di fuoco, si parla di emergenza, trenta metri di fiamme, 250 evacuati, l'autostrada e' chiusa al traffico, i vigili del fuoco dicono che la situazione e' grave. Come avevo cercato di dire durante il "tour" estivo gli incendi alla raffinerie non sono rari, ma invece accadono spesso, perche' sono troppi e troppo delicati i vari processi che si susseguono, e spesso i controlli non sono soddisfacenti. Davvero basta un nonnulla per far andare tutto in tilt.

La cosa triste e' che si continua a minimizzare: nel 2005, in seguito ad uno scoppio simile a Genova si diceva "non ci sarebbero problemi di tossicità nelle emissioni derivanti dall'incendio della raffineria". Ah si? Sulla base di cosa si fanno queste affermazioni? Ma se Andreussi veniva a dirci che l'autostrada con i suoi scarichi di gas dalle automobili e' molto inquinante, come possono farci credere che litri e litri di petrolio che divampano nell'aria possano fare bene alla salute? Per di piu' se si va a guardare la storia della raffineria di Genova si scopre che invece l'inquinamento c'e' stato e non e' stato indifferente, anzi i periti lo chiamano storico!

Questa infatti e' la situazione di Busallo (Genova) nella raffineria detta IPLOM, secondo un dossier con tutti gli incindenti ed incendi dal 1979 al 1999.

Lo Scrivia e' un fiume che scorre vicino alla raffineria. Come potete vedere anche li c'e' sempre questa corsa a "riammandare", a dire che tutto va bene, che nulla e' nocivo, che le puzze, i fumi, la gente che perde la sensibilita' olfattiva, e' tutto normale.

1979 :
Scoppio a Busalla in raffineria tre operai feriti. Inquinato lo Scrivia (Il lavoro)

1979 :
Iplom di Busalla - Il Consiglio di fabbrica accusa. Un incidente dopo l’altro (Il lavoro)

1979 :
Un'autentica bomba innescata a pochi passi dalla città (Il Secolo XIX)

1980 :
Falla alla Iplom e di nuovo gasolio dentro lo Scrivia (Il Secolo XIX)

1980 :
Il petrolio nello Scrivia mette in pericolo i rifornimenti idrici (Il Secolo XIX)

1980 :
La raffineria Iplom denunciata per inquinamento dello Scrivia (L'Unita')

1980 :
Procura contro la Iplom per lo Scrivia avvelenato (L'unita')

1980 :
Sono settecento i quintali di gasolio finiti nello Scrivia (Il Secolo XIX)

1982 :
Si spezza una tubatura della Iplom e nello Scrivia scorre benzina (Il Secolo XIX)

1982 :
Mezza Genova ha rischiato di bere nafta (Il Secolo XIX)

1986 :
Salta tubatura della Iplom terribili esalazioni a Busalla.
Momenti di allarme e di paura per gli abitanti della vallata (Il Secolo XIX)

1989 :
Olio combustibile nello Scrivia.
Gli abitanti parlano di disastro ecologico e accusano (Il Secolo XIX)

1989 :
Iplom, una minaccia continua (Il Secolo XIX)

1989 :
L’Iplom ancora sotto accusa.
Raffica di proteste degli abitanti per i miasmi che si sprigionano dalla fabbrica.
"Sensibilmente diminuite le capacità olfattive della gente" (Il Secolo XIX)

1990 :
Aria irrespirabile per una nube gassosa.
Domenica a Busalla due ore di grande preoccupazione (Il Secolo XIX)

1990 :
Perdita nello Scrivia, nel mirino c’é l’Iplom (Il Secolo XIX)

1990 :
Lo Scrivia senza pace, ora é fanghiglia oleosa(Il Secolo XIX)


1991 :
Scrivia inquinato: i Carabinieri irrompono alla Iplom.
Stabilimento piantonato, militari negli uffici: giornata di tensione nell’azienda petrolifera
(Il Secolo XIX)

1991 :
Iplom, cittadini in allarme per alcune fumate troppo nere
Tracce di combustibile vicino alla raffineria Iplom (Il Secolo XIX)

1991 :
Il cambio di proprietà dopo un decennio di crisi (Il Secolo XIX)

1991 :
Una vampata, terrore all'Iplom. Fiamme in un deposito, due feriti. Panico tra la popolazione...
(Il Lavoro)

1991 :
"E’ troppo pericolosa" - Il commento del primo cittadino
(Il Lavoro)

1991 :
Esplosione nella raffineria Iplom , paura a Busalla (Il Secolo XIX)

1991 :
"Chiudete la Iplom"
Presa di posizione della giunta di Busalla dopo l'incidente di sabato
(La gazzetta del lunedi')

1991 :
Amministratori decisi "La raffineria è fuori posto"...
(Il Lavoro)

1993 :
Scrivia é di nuovo onda nera.
Il caldo riporta a galla olio depositato sul fondo (Il Secolo XIX)

1998 :
Come già accaduto il 30/05/90, Lo Scrivia senza pace, ora é fanghiglia oleosa (Il Secolo XIX)

L'immagine sopra e' uno scarico della raffineria nel fiume Scrivia. L'acqua e' rossa. Immaginate cosa di piu' getteranno nel nostro mare. Le domande all'ARTA restano. Io non voglio vivere con l'incubo incendio, con l'incubo nube tossica. Io non ce la voglio quella robaccia nel mio mare. Cara ARTA, cari sindaci di San Vito, di Ortona, cari politici tutti, e' giunto il momento di agire e non di far prendere l'aria ai denti.

Thursday, March 6, 2008

Oil spills are forever









L'altro giorno il Los Angeles Times riportava un articolo sulla vita in un paesino dell'Alaska, Cordova, dove circa 19 anni fa la petroliera Exxon Valdez causo' uno dei piu' gravi disastri ambientali della storia a causa di fuorisucite di greggio. Ci furono quasi 50 milioni di litri di petrolio riversati lungo 3,000 chilometri di costa. I danni ambientali sono stati molto piu' gravi di quanto si immaginasse. Dopo tutti questi anni, la vita non e' ancora tornata alla normalita' a Cordova ed alcuni delicatissimi equilibri ambientali sono stati distrutti per sempre.

L'aringa e' un pesce che puo' sembrare insignificante, e forse anche gli abitanti di Cordova pensavano cosi prima del petrolio. Fino al 1989 era molto abbondante e nessuno neanche ci faceva caso. Ma in seguito all'incidente della petroliera, le larve e le uova di questi pesci vennero cosi' fortemente danneggiati che le generazioni succesive nacquero deformi e in numeri sempre minori. Oggi le aringhe sono scomparse, e con loro i salmoni rosa allo stato naturale che se ne cibavano e che rappresentavano la principale fonte di reddito per la citta'.

L'industria della pesca e' in forte declino, tre industrie che inscatolavano le acciughe sono fallite e nessuno compra il poco salmone che c'e' per paura che sia contaminato. Che sia veramente contaminato o no, non conta, e' questa l'immagine del salmone di Cordova. La popolazione e' decimata e i pochi che sono rimasti sono solo anziani e persone scoraggiate. Uno dei sindaci, incapace di risollevare le sorti della citta' si e' suicidato. La Corte Suprema americana si pronuncera' in estate se accordare ai pescatori di Cordova ulteriori danni di 2.5 miliardi di dollari per danni economici alla collettivita'. La Exxon ha gia' pagato 3.5 miliardi di dollari per il ripristino ambientale in Alaska. Ma il ripristino totale secondo gli esperti non ci sara' mai. Un monitoraggio su 25 specie animali riporta che solo sette sono tornate ai livelli pre Exxon Valdez.

Anche in Italia abbiamo un disastro simile, con conclusioni legali un po' differenti. Nel 1991 la Haven, una petroliera di bandiera cipriota, vecchia e malandata, esplose carica di greggio a Genova, con a carico 140,000 tonnellate di petrolio. Naturalmente grazie a giochi di prestigio tipicamente italiani, non vi furono ne risarcimenti ne colpevoli. Nel 2002 furono definitavamente archiviate tutte le richieste di pagamento e di dichiarazioni di colpevolezza dalla Haven. Gli armatori dissero che non capivano perche' ci fosse voluto cosi' tanto tempo per dichiarare la loro innocenza. Non fu colpa di nessuno. La nave giace a una ottantina di metri da Arenzano, in provincia di Genova. E' stimato essere il piu grande relitto subacqueo di tutti i tempi.

L'università di Marsiglia, in Francia nel 1994 condusse una ricerca sull'inquinamento provocato dalla Haven, affermando che la natura del petrolio e le condizioni ambientali non sembravano favorire il naturale processo di decontaminazione. Nel 1995 venne effettuato uno studio sulle ostriche del mar ligure: furono rilevate quantità di idrocarburi superiori a quelle registrate nel porto di Marghera, in Veneto. Le conseguenze di questo disastro ecologico sono ancora evidenti e gli esperti concordano che le sostanze tossiche emesse durante quell'esplosione siano ormai entrate nella catena alimentare.

Il punto che voglio fare con queste storie, e basta navigare in internet un po' per rendersene conto, e' che la natura e gli ecosistemi sono sistemi complessi e fragilissimi e non e' possibile prevedere cosa succedera'. Occorre essere PREVENTIVI e non piangere i morti e i danni dopo che sono successi. Trasformare il porto di Ortona in porto minerario per il commercio di petrolio ed affini solo per promuovere la fratino.com e' una scelta - come molte altre proposte dall'attuale amministrazione ortonese - FOLLE .

Anche se le possibilita' di incidenti sono remote, sono pur sempre possibili e sarebbero catastrofiche. Il caso Genova la dice lunga: se i giochi di prestigio li hanno saputi fare i ciprioti, figuriamoci l'ENI!

Sindaco, ma lei non pensa che sia arrivata l'ora di concedere, elegantemente e con dignita', la sua sconfitta sul petrolio ad Ortona?

Fonti Los Angeles Times, Focus, Wikipedia