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Friday, April 27, 2018

Corea del Sud: terremoto di magnitudo 5.5 da fracking per geotermia













“It would be a very a remarkable coincidence 
if this earthquake were to be unrelated 
to the activity at the site, 
given that it occurred so close to it. 
My own personal view is that it is highly likely there is a connection.”

Robert Westaway, Glasgow University



E' successo il 15 Novembre 2017, presso la citta' di Pohang, in Corea del Sud.

Un terremoto di magnitudo 5.5 ha sconvolto la zona, non abituata a tremori simili. E infatti non c'erano tracce di scosse cosi' forti in questo angolo di Corea fino ad allora.

Sono rimasti feriti in 82, e decine e decine di edifici sono stati danneggiati.
E' stato il secondo terremoto piu' forte della storia della Corea. 

E adesso un articolo su Science, appena pubblicato, dove viene avanzata la possibilita' che questa scossa sia dovuta alle trivelle. Per la precisione al fracking, cioe' all'iniezione ad alta pressione di liquidi e composti chimici per "fratturare idricamente" la roccia, spaccarla, e far uscire gas o altre sostanze dalle piccole cavita' di roccie porose chiame scisti.

Solo che in questo caso non si voleva raccogliere gas metano e nemmeno petrolio da queste cavita' ma fluidi e vapori utili per creare energia geotermica.

In quetso caso, sono state iniettate sottoterra migliaia e migliaia di liquidi per fare fratturazione idraulica, a circa 4 chilometri sotto la crosta terrestre. Il fracking e' sato effettuato fra gli inizi del 2016 e il Settembre 2017, un anno e mezzo circa.

Pohang non e' lontata dai siti trivellanti.

Vivono qui 500mila persone.

Dopo due mesi, voila', il terremoto e lungo il corso di due settimane, altre 46 scosse di assestamento. Tutti i terremoti sono avvenuti a meno di due chilometri dal sito del fracking. Tutte le scosse avevano epicentro alla stessa profondita' delle iniezioni per il fracking.

Le correlazioni spazio-temporali sono veramente troppo apparenti da poter essere ignorate.

E poi ci sono immagini da satellite che confermano che il terremoto principale, quello di magnitudo 5.5, ha sollevato la terra di circa 5 centimetri. La zona prima delle scosse del 2017 non era considerata sismica.

Oltre all'articolo menzionato in alto, ce ne sono altri, di altri gruppi, che arrivano alla stessa conclusione: c'e' stata la mano dell'uomo nello stimolare questo terremoto, il secondo piu' forte della storia recente della Corea. 

Le inieizioni di materiale trivellante da fracking causa trivelle per due motivi: uno perche' vengono lubrificate le faglie naturali, favorendo i movimenti sotterranei, e due perche' si possono creare squilibri in zone di equilibrio precario, favorendo movimenti in una direzione o in un altra.

Ma come si fa a decidere se un terremoto e' "naturale" o "indotto"?   Gia' nel 1993 due sismologi americani, i padri della sismcita' indotta, Scott Davis and Cliff Frohlich pubblicano un elenco di sei criteri base. Fra questi, il fatto che, ovviamente, terremoti e siti disturbati dall'uomo siano vicini nello spazio e nel tempo.

Nel caso di di Pohang pero' mancano un criterio: ci sono due mesi fra la fine delle trivelle e l'inizio delle scosse. Secondo gli autori questo e' probabilmente causa di alcune reazioni chimiche stimolate dal fracking che hanno fatto dissolvere la roccia sottostante, rompendo gli equilibri esistenti, e portando a movimenti forti. Le reazioni chimiche non sono state immediate, ma c'e' voluto del tempo, portando a questi ritardi nelle scosse.

Un altro aspetto inquietante dei terremoti di Pohang e' che siccome la stimolazione iniziale non era sufficente, hanno pompato sempre di piu' le pressioni dei fluidi da fracking, e alla fine, aumenta aumenta, non solo e' stato generato fluido geotermico, ma pure i terremoti. In una citta' di 500mila persone!

Che fare?

Certo la prima cosa e' non trivellare, per fluidi geotermici, per petrolio, per gas, per qualsiasi cosa vicino a centri abitati.  E questo specie perche' non e' ben chiaro quale sia la relazione fra fluidi  da fracking pompati sotto terra e l'energia rilasciata. E poi, il buon senso ci obbliga sempre a pensare di trovare energia piu' sana, che non abbisogni di fare buchi in profondita' e che sia associata a tutti questi rischi.

Perche' racconto questa storia? Perche' ci insegna tante cose.

Perche' anche se e quando crediamo di conoscere e di poter prevedere la natura, lei ci mostra che non e' cosi, e siamo dei presuntuosi a pensare di poter sempre vincere noi. La natura segue le sue leggi e i suoi criteri, e se stuzzicata, risponde. Alla fine a pagare il prezzo non sono stati gli ingegneri o chi trivellava, quanto quelle 82 persone rimaste ferite, e tutto il paese di Pohang preso dalla paura e con gli edifici inagibili.

Perche' e' stata qui l'ingordigia di chi trivellava che ha aumentato le pressioni dei fluidi da fracking finche' non sono riusciti ad arrivare all'obiettivo, senza chiedersi se potevano esserci conseguenze, se era il caso di fermarsi, se davvero questo fluidi geotermico gli serviva cosi tanto da mettere a rischio una intera citta'. 

Perche' l'area era non sismica e l'azione dell'uomo ha portato ad un terremoto di magnitudo 5.5.

Perche' come sempre, occorre far tesoro delle esperienze degli altri.

L'Italia come Pohang e' densamente popolata. Ma differenza di Pohang e' sismica, tutta. A differenza di Pohang ha una storia archiettonica datata, che la rende piu' fraglie e delicata.  Non possiamo assolutamente permetterci di bucare e stimolare e pompare materiale da e nel sottosuolo in questa nazione.

Tutte queste tecniche di super-sfruttamento del sottosuolo un giorno portano il conto,
e la domanda e' sempre: cui prodest?








Friday, February 17, 2017

Asia Super Grid: la super rete elettrica rinnovabile di Russia, Cina, Giappone e Corea del Sud


I rappresentanti di Cina, Giappone, Corea del Sud e Russia
all'accordo per la creazione dell'Asia Super Grid

Settembre 2016, Tokyo









La prova che le rinnovabili sono il futuro e' qui:  a Settembre 2016 i rappresentanti di quattro nazioni si sono incontrati a Tokyo per firmare un accordo per la creazione della Asia Super Grid.

E' un progetto rivoluzionario per tanti versi : una nuova, gigantesca rete elettrica alimentata da sole e vento che colleghera'  Cina, Russia, Giappone e Corea del Sud.

Assieme fanno  circa un miliardo e settecentomila persone che potrebbero avere la rete elettrica fatta solo di rinnovabili.  Le quattro di cui sopra rapprensentano anche il 77% del consumo totale di elettricita' di tutta l'Asia.

L'idea futuristica nacque nel dopo Fukushima del 2011, grazie a Masayoshi Son Masayoshi, fondatore dell'impero SoftBank Group di Giappone che dopo il disastro nucleare della sua naizone decise di fare qualcosa e creo' il suo Renewable Energy Institute come incubatore di idee e di analisi dati per le rinnovabili.

Il signor Masayoshi aveva una visione ben chiara: la transizione verso le rinnovabili, usando come fonte il deserto del Gobi in Cina, con il suo enorme potenziale in termini di sole di vento. A beneficiarne le quattro superpotenze del circondario.  Le stime erano che dal deserto del Gobi

Gobi Desert in China, this would create the equivalent energy produced by thousands of nuclear reactors. The plan would interconnect grids across different regions, nations, and continents, and would generate over 10 gigawatts of electricity. 

Era sicuramente una idea grandiosa, tecnicamente e geo-politicamente difficile, e forse destinata a restare tale. Cina e Giappone sono spesso in attrito fra loro, a causa di anni e anni di ostilita' piu' o meno aperte.

E quindi questa Asia Super Grid avrebbe portato sole e vento per l'elettricita' , e magari anche un po di coesistenza fra nazioni.

E poi un piccolo miracolo.

Dopo avere annunciato questo intento, la Korea Electric Power Company e la State Grid Corporation di China contattarono Mr. Masayoshi, dicendogli di essere interessati a questa super rete elettrica Anche i russi si mostrarono disponibili, e la PSJC Rosseti, ente elettrico di Mosca decise di partecipare.

Il progetto e' ora concreto -- durante l'incontro di Tokyo del Settembre 2016 Masayoshi annuncia che la sua idea per l'Asia Super Grid sara' realta'.

Come hanno fatto in questi anni?

Un passo alla volta e facendo quello che si poteva fare, progressivamente, e diventando piu' ambiziosi con gli obiettivi.

Intanto nel 2011 in Giappone, Mr. Masayoshi crea dei centri di generazione elettrica dalle rinnovabili che fanno capo alla sua ditta - SoftBank Group. Ad oggi operano 33 centrali di energia solare ed eolica sparsi per il Giappone.

Poi Mr. Masayoshi inizio' a guardare fuori dal Giappone, prima fra tutti alla Mongolia e al suo potenziale eolico. Assieme a una ditta mongola, la Newcom, Masayoshi fonda Clean Energy Asia per sfruttare il vento del deserto del Gobi. Sorgono anche qui campi eolici. E poi la partnership con la Bharti Enterprises di India, che porta alla creazione di Cleantech, per la cooperazione India-Giappone e infine con la Foxconn di Taiwan.

Ma come collegare tutte queste ditte e progetti locali fra loro e creare una rete integrata?

Era al difuori della possibilita' di una persona sola, appunto di Mr. Masayoshi. 

Come detto sopra, il miracolo e' quando arrivano in scena Mr. Liu Zhenya, ex dirigente della State Grid Corporation of China, l'ente che gestisce la rete pubblica di Cina, Mr. Hwan-Eik Cho, della Korea Electric Power e la Rosseti di Russia a studiare la potenzialita' di questa rete integrata.

A Settembre 2016 decidono che si, si puo. E ora si parte con progetti per mandare il vento della Mongolia al Giappone, grazie a cavi sottomarini, e di idroelettrico russo che potrebbe essere mandato a sud. I percorsi sono stati soprannominati "Golden Ring".

I vantaggi sono molti: avere una rete integrata fa si che i momenti di picco da una parte del mondo possano essere bilanciati da momenti di minor uso elettrico altrove, grazie ai fusi orari, alle diverse tradizioni;  di dare maggior impulso alla generazione di energia pulita, avendo creato una sorta di "mercato unico".

La speranza e' di eliminare la dipendenza dalle fossili e dal nucleare.

E i costi? Secondo gli studi preliminari fatti prima dell'accordo di Settembre il costo per generare e mandare l'elettricita' dalla Russia o dalla Mongolia al Giappone costera' lo stesso, o di meno dell'attuale costo per la generazione di elettricita' dalle centrali a carbone.

Ci saranno problemi, anche ambientali? Certo. Ogni cosa che l'uomo fa ci sono degli impatti e delle conseguenze, ma io credo in questo caso che scappare dalle fonti fossili, carbone, petrolio e dal nucleare, sia un passo importante, e che l'effetto finale sara' sicuramente in positivo per l'ambeinte, per le minori emissioni di CO2 in atmosfera e per i polmoni e la pace mentale di chi si ritrova a vivere vicino a raffinerie e reattori.

Se possiamo farlo in Asia, lo possiamo fare dappertutto.

Thursday, December 25, 2008

Indicenti petroliferi


BUON NATALE A TUTTI!

Durante il mese di Dicembre il tema petrolio e' stato molto discusso in Abruzzo, ma troppo spesso senza fare giustizia alla complessita' del problema. Ovviamente durante le elezioni si e' detto di tutto da parte di tutti sul 'centro oli' di Ortona, molto spesso per motivi elettorali e perche' la gente ha posto domande precise. Poi ci sono state le vicende di Pineto dove la Petroceltic vuole installare delle piattaforme in mare e poi il governo che, a tre giorni dalla vittoria elettorale di Gianni Chiodi, decide che la legge regionale blocca trivelle non e' valida.

Come non mi stanchero' mai di dire, il problema delle estrazioni petrolifere e della raffinazione di petrolio, RIGUARDA TUTTO L'ABRUZZO, non e' limitato ad Ortona o Pineto e non possiamo uscircene con una leggina in difesa della contrada Feudo, o della costa teatina. Il 35% del nostro territorio e' coperto da permessi estrattivi di vario genere e chissa' quante cose si stanno progettando che noi nemmeno sappiamo. Per esempio, dietro le quinte la Shell indaga se e come si puo' estrarre bitume da LettoManoppello. Come ho cercato di illustrare guardando al bitume estratto dalla Shell in Canada questo sarebbe devastante per la Majella.

Alcuni dicono che occorre fare differenza fra estrazioni e raffinerie, che occorre trovare un compromesso, o che le tecniche di oggi sono solide o che il petrolio avra' buone consguenze per l'Abruzzo o che l'ENI ha gia' investito e che non possiamo fargli perdere del denaro.

Tutti questi relativismi secondo me sono solo fumo negli occhi e che non guardano alla realta' dei fatti: l'industria petrolifera porta con se ramificazioni, rischi e danni enormi alla gente e al creato. Estrazioni, raffinerie, oleodotti, porti petroliferi, corruzione, incidenti. Sono tutte cose collegate, le une servono alle altre, e non possono sopravvivere a lungo da sole.

Restiamo a queste citta' di mare. Ortona e Pineto. Che ce ne facciamo del petrolio che si estrarrebbe o che verrebbe raffinato da quelle parti? Occorrera' mandarlo da qualche altra parte. Occorreranno delle petroliere e dei porti petroliferi. Infatti per la gioia del sindaco Nicola Fratino attrezzare il porto di Ortona per il passaggio delle petroliere e' proprio quello che si vuole fare.

Ogni anno l'ENI, e sono stime ufficiali della nostra compagnia petrolifera, sversa in mare circa un milione e mezzo di litri di petrolio in mare: queste sono operazioni normali per loro. Per di piu' ogni anno ci sono vari incidenti legati ad incidenti nel mare. Successe a Genova nel 1991 con l'affondamento della petroliera Haven. Succede ancora nel mondo, basta solo leggere.

In Korea c'e' stato uno scontro fra una petroliera e una chiatta della Samsung nel Dicembre del 2007. Furono riversati in mare circa 10 milioni di litri di petrolio in una delle zone costiere piu' belle del paese attorno alla citta' di Mallipo. C'era li vicino il parco marino nazionale Taean, oltre 400 allevamenti di pesci, ostriche, vongole, una intensa attivita' turistica e vari rifugi per uccelli migratori. E' stato tutto inquinato. Si pensava che a causa del freddo il petrolio sarebbe rimasto localizzato nei pressi della petroliera danneggiata, invece il petrolio si e' sparso per circa quaranta chilometri lungo la costa. Trentacinque localita' balneari e varie isole al largo della costa si sono colorate di nero per settimane. Ad oggi, le spiaggie sono ancora sporche e sia il turismo che le attività di pesca e allevamento ittico, faticano a riprendere vigore.

Per ripulire il grosso dal mare della Korea ci sono voluti due mesi, 300 milioni di dollari, una dichiarazione di stato nazionale di disastro, 13 elicotteri, 17 aereoplani, 300 navi e decine di migliaia di volontari. Molta gente si e' ammalata di mal di testa e nausea per colpa delle esalazioni e delle puzze. E' stato il secondo piu' grave incidente petrolifero della Korea. Un altro ci fu nel 1995.

Una storia simile accadde a Genova, nel 1991: anche la petroliera Haven si inabisso'
con spargimento di petrolio nel mare.

Trasportiamo l'incidente della Korea con la fantasia a noi. Sarebbe come se un incidente petrolifero da Ortona andasse ad inquinare TUTTA la costa fino a Pineto, passando per tutto quello che c'e' di mezzo: Tollo, Francavilla, Pescara, Montesilvano, Silvi Marina. Tutto nero. Tutto olioso. Tutto morto. Il problema e' dunque REGIONALE e non ristretto al Feudo o a Pineto.

Com'e' andata a finire in Korea? Si stima che ci vorranno DIECI anni per il ripristino ambientale. Dopo un anno dall'incidente, il capitano della petroliera e' stato condannato ad un anno e mezzo di carcere. Anche il capo della chiatta della Samsung dovra' andare in galera per due anni e tre mesi. Le ditte coinvolte hanno dovuto pagare multe salate.

Com'e' andata a finire a Genova? Li nel mare ci finirono 160 milioni litri di petrolio, sedici volte di piu' che in Korea. Fu' il nono incidente piu' grace della storia del petrolio del mondo. Le vongole mostrano ancora traccie di idrocarburi. Dopo quasi 20 anni, nessuno ancora e' andato in galera. E siccome siamo garantisti, pare che non sia copla di nessuno.

E' questo che vogliamo per TUTTO il nostro mare?



Fonti: The New York Times, The Korea Times, Associated Free Press