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Wednesday, May 30, 2018

Australia: solare da record per il 2017, 2018, 2019...










Gli australiani installano solare sui tetti a ritmi senza precedenti, e tutti i record precedenti sono stati spazzati via. 

Il numero di fotovoltaico sui tetti e' quasi tripilcato nel 2017 rispetto al 2016.

Dal sole e dai tetti sono arrivati piu' di 1.3 gigawatt di energia nuova, con piu' di 20,000 installazioni.
Nel 2016 erano 6,700.

Nel 2018 si calcola che ci saranno 4 gigawatt in piu' dal solare, un altro record. 

Cosa c'e' dietro questa esplosione dei pannelli fotovoltaici? I costi per l'installazione che si sono abbassati notevolmente, e il sole che picchia quasi tutto l'anno.

In due parole: risparmi.  E non ci sono solo pannelli fotovoltaici ma anche per la generazione di acqua calda, anche questi sempre piu' diffusi.

Si calcola che i prezzi saranno destinati a calare ancora, con annate ancora piu record per il 2019, e con piu' sole e vento nella nazione, e con sempre migliori tecnologie di stoccaggio.

Nel 2017 l'allora premier dell'Australia del Sud (una regione dell'Australia), Jay Weatherill, fece un accordo con Elon Musk della Tesla per mettere su la piu' grande batteria del mondo al litio, il Hornsdale Power Reserve e questa mega batteria e' stata utile, perche' ha permesso di stoccare energia dal sole, portando a risparmi di 35 milioni di dollari in soli 4 mesi.

E cosi, lo stesso stato prevede di aumentare lo stoccaggio ancora, con l'installazione di 50,000 batterie e sistemi solari nelle case, gratuitamente.

Ovviamente il mondo del business non sta a guardare, e anche loro si rendono conto che il sole sui tetti e' piu' affidabile di petrolio che arriva chissa' da dove e soggetto ai capricci di leader e despoti dall'altro lato del pianeta.

E cosi, il 46%, si circa la meta' di tutti i business d'Australia, stanno attivando la propria transizione verso le rinnovabili.

Stimano di recuperare i costi in cinque anni.

E questo vale per il manifatturiero, per l'agricoltura, pure per le raffinerie di zinco, le birrerie. Sono in partnership con campi solari che forniscono loro energia per un certo numero di anni, secondo contratto, oppure se le gestiscono da sole.

Arrivano a fare investimenti qui dagli USA, dal Giappone,

Ci siamo quasi allora. Non si deve andare troppo indietro per ricordarsi dei tempi in cui ci veniva detto che sole e vento erano troppo costose, inaffidabili, che il 100% rinnovabili era una chimera.

Beh, non lo e' piu'.

Anche se i petrolieri continuano a voler trivellare, anche se le loro tasche sono profonde (ma per quanto ancora?) e' la semplice economia di scala delle rinnovabili che le rende vincenti.

Nessuno di questi industriali d'Australia (o del resto del mondo) parla di ambiente come primo motivo nelle loro scelte, ma i conti se se li sono fatti, e a vincere non sono state le trivelle.

E non importa se il vile denaro sta dalla parte dell'ambiente in questo caso, quello che importa e' il che tramonto dell'era delle fonti fossili arrivi presto, fonti fossili che da idea rivoluzionaria cento anni fa si e' trasformata in avvelenamento dell'ambiente, da ogni cannuccia finita in mare, fino alle mega raffinerie di morte.



Friday, February 17, 2017

Asia Super Grid: la super rete elettrica rinnovabile di Russia, Cina, Giappone e Corea del Sud


I rappresentanti di Cina, Giappone, Corea del Sud e Russia
all'accordo per la creazione dell'Asia Super Grid

Settembre 2016, Tokyo









La prova che le rinnovabili sono il futuro e' qui:  a Settembre 2016 i rappresentanti di quattro nazioni si sono incontrati a Tokyo per firmare un accordo per la creazione della Asia Super Grid.

E' un progetto rivoluzionario per tanti versi : una nuova, gigantesca rete elettrica alimentata da sole e vento che colleghera'  Cina, Russia, Giappone e Corea del Sud.

Assieme fanno  circa un miliardo e settecentomila persone che potrebbero avere la rete elettrica fatta solo di rinnovabili.  Le quattro di cui sopra rapprensentano anche il 77% del consumo totale di elettricita' di tutta l'Asia.

L'idea futuristica nacque nel dopo Fukushima del 2011, grazie a Masayoshi Son Masayoshi, fondatore dell'impero SoftBank Group di Giappone che dopo il disastro nucleare della sua naizone decise di fare qualcosa e creo' il suo Renewable Energy Institute come incubatore di idee e di analisi dati per le rinnovabili.

Il signor Masayoshi aveva una visione ben chiara: la transizione verso le rinnovabili, usando come fonte il deserto del Gobi in Cina, con il suo enorme potenziale in termini di sole di vento. A beneficiarne le quattro superpotenze del circondario.  Le stime erano che dal deserto del Gobi

Gobi Desert in China, this would create the equivalent energy produced by thousands of nuclear reactors. The plan would interconnect grids across different regions, nations, and continents, and would generate over 10 gigawatts of electricity. 

Era sicuramente una idea grandiosa, tecnicamente e geo-politicamente difficile, e forse destinata a restare tale. Cina e Giappone sono spesso in attrito fra loro, a causa di anni e anni di ostilita' piu' o meno aperte.

E quindi questa Asia Super Grid avrebbe portato sole e vento per l'elettricita' , e magari anche un po di coesistenza fra nazioni.

E poi un piccolo miracolo.

Dopo avere annunciato questo intento, la Korea Electric Power Company e la State Grid Corporation di China contattarono Mr. Masayoshi, dicendogli di essere interessati a questa super rete elettrica Anche i russi si mostrarono disponibili, e la PSJC Rosseti, ente elettrico di Mosca decise di partecipare.

Il progetto e' ora concreto -- durante l'incontro di Tokyo del Settembre 2016 Masayoshi annuncia che la sua idea per l'Asia Super Grid sara' realta'.

Come hanno fatto in questi anni?

Un passo alla volta e facendo quello che si poteva fare, progressivamente, e diventando piu' ambiziosi con gli obiettivi.

Intanto nel 2011 in Giappone, Mr. Masayoshi crea dei centri di generazione elettrica dalle rinnovabili che fanno capo alla sua ditta - SoftBank Group. Ad oggi operano 33 centrali di energia solare ed eolica sparsi per il Giappone.

Poi Mr. Masayoshi inizio' a guardare fuori dal Giappone, prima fra tutti alla Mongolia e al suo potenziale eolico. Assieme a una ditta mongola, la Newcom, Masayoshi fonda Clean Energy Asia per sfruttare il vento del deserto del Gobi. Sorgono anche qui campi eolici. E poi la partnership con la Bharti Enterprises di India, che porta alla creazione di Cleantech, per la cooperazione India-Giappone e infine con la Foxconn di Taiwan.

Ma come collegare tutte queste ditte e progetti locali fra loro e creare una rete integrata?

Era al difuori della possibilita' di una persona sola, appunto di Mr. Masayoshi. 

Come detto sopra, il miracolo e' quando arrivano in scena Mr. Liu Zhenya, ex dirigente della State Grid Corporation of China, l'ente che gestisce la rete pubblica di Cina, Mr. Hwan-Eik Cho, della Korea Electric Power e la Rosseti di Russia a studiare la potenzialita' di questa rete integrata.

A Settembre 2016 decidono che si, si puo. E ora si parte con progetti per mandare il vento della Mongolia al Giappone, grazie a cavi sottomarini, e di idroelettrico russo che potrebbe essere mandato a sud. I percorsi sono stati soprannominati "Golden Ring".

I vantaggi sono molti: avere una rete integrata fa si che i momenti di picco da una parte del mondo possano essere bilanciati da momenti di minor uso elettrico altrove, grazie ai fusi orari, alle diverse tradizioni;  di dare maggior impulso alla generazione di energia pulita, avendo creato una sorta di "mercato unico".

La speranza e' di eliminare la dipendenza dalle fossili e dal nucleare.

E i costi? Secondo gli studi preliminari fatti prima dell'accordo di Settembre il costo per generare e mandare l'elettricita' dalla Russia o dalla Mongolia al Giappone costera' lo stesso, o di meno dell'attuale costo per la generazione di elettricita' dalle centrali a carbone.

Ci saranno problemi, anche ambientali? Certo. Ogni cosa che l'uomo fa ci sono degli impatti e delle conseguenze, ma io credo in questo caso che scappare dalle fonti fossili, carbone, petrolio e dal nucleare, sia un passo importante, e che l'effetto finale sara' sicuramente in positivo per l'ambeinte, per le minori emissioni di CO2 in atmosfera e per i polmoni e la pace mentale di chi si ritrova a vivere vicino a raffinerie e reattori.

Se possiamo farlo in Asia, lo possiamo fare dappertutto.

Monday, November 23, 2015

Giappone: il sole dappertutto



Durante l'estate del 2015 l'energia solare ha fornito al Giappone il 10% del suo fabbisogno energetico, l'equivalente di dieci centrali nucleari, con 15 giga-watt-ore durante il mese di Agosto. Il Giappone e' la terza potenza industriale del mondo.

Dopo Fukuhima nel 2011, il paese del Sol Levante ha deciso di investire fondi per incentivare la produzione di energia rinnovabile. Sono partiti nel 2012 e non si sono fermati piu': in neanche quattro anni la produzione di energia solare e' raddoppiata. Certo i reattori nucleari che sono rimasti non li spegneranno domani, ma hanno capito che occorre cambiare rotta e programmano il cambiamento.

Al summit del clima in Francia il primo ministro Naoto Kan annuncera' il nuovo obiettivo del paese: pannelli solari obbligatori su ogni nuovo edificio nipponico.

L'idea di base e' di avere una sorta di gigantesca rete integrata che connette tutti questi edifici entro il 2030 in modo da generare energia in modo interconnesso e per diminuire il piu possibile l'uso di fonti fossili.  I tetti del Giappone sono importantissimi, perche' il paese e' ad alta densita' abitativa e questo e' il modo ottimale, non solo in Giappone!, di generare energia dal sole senza consumo di suolo. Ci si aspetta che questa nuova direzione del paese generera' posti di lavoro e investimenti in tecnologia, che aiuteranno il paese a restare una delle dell'innovazione tecnologica a livello mondiale.

Da poco in Giappone hanno appena inaugurato due impianti solari in una baia che serviranno per alimentare circa mille case a Nishihira e Higashihira Ponds in Kato City. Le ditte Kyocera Corporation e Century Tokyo Leasing Corporation hanno inaugurato l'impianto fotovoltaico nel lago dopo soli sette mesi dall'avvio delle operazioni. Perche' hanno scelto il lago? Perche' in Giappone c'e' poco spazio, ma anche perche' la minor temperatura abbatte i costi di raffreddamento ed aumenta l'efficenza.

"Reservoirs are also an ideal location because the panels produce shade, which reduces water evaporation and promotes algae growth. A report by Korea Water Resources Corporation found that the lower temperatures of the floating modules mean they are 11 percent more efficient than land-based equivalents. "

Intanto in Giappone avevano un altro problema: campi da golf abbandonati. Negli anni 1980 era uno sport di lusso che evovava sciccheria e soldi. Hanno costruito troppi campi e adesso ce ne sono a decine che sono stati abbandondati. 

Che farne? 

Elementare Watson: riempirli di pannelli solari! E cosi, oltre che costruire campi solari nei laghi, la Kyocera ha deciso di trasfomare questi campi da golf abbandonati in stazioni di generazione di energia fotovoltaica. Il primo di questi generera' 26 giga-watt ore l'anno, per alimentare circa 8,100 case nei pressi di Kyoto. Ne seguira' un altro nel 2016, su un campo da golf abbandonato 30 anni fa fra Kanoya City and Osaki Town nella regione di Kagoshima. Verranno qui generati 100 giga-watt ore l'anno alimentando 30,000 case con 340,000 moduli solari. La Pacifico Energy sta invece costruendo vari impianti solari su campi da golf dismessi nella regione di Okayama.

Nel solo mese di Agosto al Giappone sono arrivati  300 milioni di dollari di investimenti energetici -- per il sole e non per fare buchi di monnezza petrolifera.

Cosa viene fuori da questa storia? Che dove lo si vuole un modo per transizionare alle rinnovabili lo si trova. Il Giappone ha usato la strada degli obblighi del sole sui tetti, del riuso di campi da golf dismessi, dei pannelli su laghi perche' questo andava bene per la loro particolare realta' geografica, sociale, economica. Non dico che tutto questo si debba importare tal quale in Italia, o altrove, ma lo spirito del volerlo, del cercare il modo ottimale per lasciar dietro le fonti fossili usando quello che abbiamo nel rispetto di quello che esiste, si che dovrebbe essere un obiettivo primario. In Italia cosa programmiamo esattamente? Le trivelle dello Sblocca Italia?

Impara Matteo Renzi, impara.

Thursday, October 15, 2015

La Toyota produrra' solo ibridi e macchine ad idrogeno entro il 2050









La Mirai della Toyota


For an automaker to envision all combustion engines as gone is pretty extraordinary.




E' una notizia meravigliosa.

Dopo l'ondata degli scandali del diesel pulito della Volkswagen, la Toyota arriva con lo straordinario annuncio che entro il 2050 vendera' solo ibridi e macchine a idrogeno per ridurre le emissioni di inquinanti in atmosfera.  Hanno aggiunto che il tutto sara' fatto in trasparenza e con input govermativi e dai proprio clienti.

L'obiettivo e' di emettere il 90% in meno di CO2 dalle proprie autobili rispetto ai livelli del 1990.

Il prototipo di autovettura ad idrogeno e' stato gia' rilasciato sul mercato nel 2014 e si chiama Mirai. Hanno venduto 1,500 esemplari in Giappone ed hanno appena iniziato la commercializzazione in Europa e negli USA.  Le stime sono di circa 3mila veicoli ad idrogeno vendute entro il 2017 e di 30mila per il 2020.

Intanto, la vendita di veicoli ibridi, ormai ben collaudati negli USA saliranno a 1.5 milioni di macchine all'anno, fino ad arrivare a 15 milioni macchine ibride sulle strade americane entro il 2020.
Tutti conosciamo la Toyota Prius, l'ibrido per la prima volta sul mercato nel 1997. Finora ne sono stati venduti 4 milioni. Adesso la Toyota creera' versioni ibride per ogni suo modello, dalle macchine sportive agli SUV. E quindi non solo Prius.

E a tutti quelli che dicono, si ma da qui al 2050 ce ne passa di tempo - e cioe' 35 anni -  il Senior Managing Officer della Toyota risponde: Kiyotaka Ise

"for an automaker to envision all combustion engines as gone is pretty extraordinary."

Ise aggiunge che le macchine a benzina rimarranno a disposizione nei paesi meno sviluppati dove l'infrastruttura e' meno avanzata, ma che i numeri saranno piccoli.

Perche' fanno questo?

Dicono che e' inevitabile perche' a causa dei cambiamenti climatici e della distruzione ambientale in atto, una mossa a grande scala verso una societa' libera dalle fonti fossili e' un imperativo.

Lo dice la Toyota, non la D'Orsogna!

Ise aggiunge che fra i fattori determinanti nella loro scelta, il fatto che la comunita' scientifica sia unanime nell'accettare i rischi legati ai cambiamenti climatici, e il fatto che inevetabilmente le nazioni gradualmente aumentano gli standard delle emissioni.

Come per tutte le cose, anche qui ci sono anni di programmazione, di studi e di investimenti e sanno cosa stanno facendo. Un analista presso la Barclays Securities Japan in Tokyo, Tatsuo Yoshida,  dice che il management della Toyota non parlerebbe cosi se non ne fossero assolutamente sicuri.

 "Toyota has been working on this technology for a long time. When officials speak out like this, it means they are 120 percent confident this is their scenario."

E non solo, la Toyota promette di ridurre anche le emissioni dalle loro fabbriche: di un terzo nel 2030 rispetto ai livelli del 2001.Useranno idrogeno e eolico,  e recicleranno piu' che potranno i materiali da automobili dismesse.

Il capo della Toyota Takeshi Uchiyamada, anche noto come il "papa' della Prius" dice che fanno tutto questo perche' vogliono contribuire ad una societa' migliore.

Attendo con ansia simili annunci da parte della FIAT.

Intanto qui, Marchionne che nel 2014 diceva ai Californiani di non comprare le sue auto elettriche. 
Lungimiranti, eh? 

Tuesday, September 8, 2015

Hawaii: energia dalle correnti dell'oceano

L'impianto inaugurato il 21 Agosto 2015 



 Se dovesse andare bene, una piattaforma senza petrolio, 
ma solo per sfruttare le correnti oceaniche


“The ocean is the world’s largest battery. 
Sunlight is stored in the surface layer of the ocean, 
and we are collecting all this solar energy” 

 Duke Hartman, Makai - Hawaii

"Today marks the launch of the world’s largest operational
ocean thermal power plant. This plant provides
a much-needed test bed to commercialize 
ocean thermal energy conversion technology
and bolster innovation, and it serves as a stepping stone
to larger plants that will provide meaningful
 amounts of stable, clean power to Hawaii and other locations
 in Asia Pacific such as Okinawa in the near future.” 

Il visionario governatore delle Hawaii, David Ige

Ecco, qui. Il primo impianto di conversione di energia termica dall'oceano.

La tecnica si chiama Ocean Thermal Energy Conversion (OTEC) e alle Hawaii in questi giorni hanno inaugurato il primo impianto al mondo a sfruttare questa tecnica.

Fondamentalmente, il processo che si applica che produrre elettricita' e' quello di sfruttare la differenza di temperatura fra gli strati superficiali dell'acqua (caldi) e quelli in profondita' (freddi).

Funziona cosi: l'acqua calda, a circa 25 gradi Celsius e da circa 20 metri di profondita' viene mandata a vaporizzare l'ammonia che bolle a temperatura ambiente. La pressione di questo gas alimenta una turbina ed ecco qui l'elettricita'. L'acqua fredda viene poi usata per raffreddare questa ammonia cosicche la si possa usare di nuovo.

La ditta che ha realizzato l'impianto, Makai Ocean Engineering assieme alla Marina USA e all'Istituto dell'Energia Naturale della Hawaii (si hanno anche questo!), spiega che non c'e' bisogno di impianti di stoccaggio dell'energia, perche' le differenze di temperatura sono presenti sia di giorno che di notte e che quindi l'energia puo' essere estratta quando lo si vuole.

L'impianto della Makai si trova sulla Big Island delle Hawaii, vicino a Kona, e per ora e' semi-sperimentale, nel senso che riesce ad alimentare solo 120 case ed e' la prima volta che viene veramente usata. Si vedranno adesso se e quali siano problemi, e come fare per migliorare.  Ma la Marina USA e' interessata ad usare questa tecnologia su grande scala.

Un impianto piu' grande e' previsto per il Giappone, sull'isola di Kyushu. Anche il Brasile, Sri Lanka e le Maldive sono interessate.

Il progetto e' onshore, ma se le cose dovessero andare bene, si pensa di mettere queste "piattaforme"

a mare, e non per fare buchi, ma per usare quello che l'oceano ci da gratis, senza emissioni di CO2 in atmosfera e come detto, 24 ore su 24.  Come sempre niente nasce a caso, e dietro a Makai ci sono anni ed anni di investimenti, di tentativi, di ottimizzazione.

Ovviamente  tutto questo puo' andare bene per le Hawaii e per altri posti dove ci sono zone tropicali con oceani profondi e con grandi dislivelli di temperatura. Non credo che funzionerebbe altrettanto bene per l'Adriatico, per esempio. Ma l'idea di base e' che le soluzioni ci sono -- che sia il mare, che sia il sole, che sia il vento. Basta solo usare il cervello e volerlo.

Non e' che siamo condannati per forza e per sempre a tirare fuori melma dal sottosuolo.

Wednesday, July 1, 2015

The Fukushima wind project - il vero nuovo






 
 il consumo di petrolio non può finire da qui a domani mattina

"Il vero nemico e' il carbone"
 Matteo Renzi

Sara'. A me pare che in Italia il vero nemico sia la politica, 
Matteo Renzi incluso.


Molte sono state le reazioni alle parole di Matteo Renzi secondo il quale il consumo di petrolio non potra' finire domattina. Sara' pure vero, ma la parola magica e': volere. Volere arrivare al giorno in cui non servira' piu' fare buchi, estrarre la melma che madre natura ha ben intrappolato nelle sue viscerere per milenni e cosi facendo immettere anidride carbonica in atmosfera e stravolgere il nostro pianeta.

Per me e' interessante che queste esternazioni di Renzi vengano fuori proprio mentre in tutto il mondo si corre verso il vero nuovo: le rinnovabili, le idee, il pensare, la creativita'.

Fra le tante lezioni c'e' quella di Fukushima, dalle cui ceneri nasce qualcosa di nuovo. E' il Fukushima Wind Project, a dodici miglia - circa venti chilometri -  di distanza da quell'altra Fukushima che tutti gia' conosciamo.

Il governo giapponese, ascoltando le proteste dei cittadini, ha deciso di cambiare drasticamente indirizzo, e come parte della svolta green, per sopperire all'energia persa dopo l'incidente nucleare, ha iniziato ad installare turbine eoliche a mare nell'area di Fukushima gia' nel 2013, grazie ad una partnership con la Mitsubishi, la Marubeni Company e l'Universita' di Tokyo. Sono stati stanziati 405 milioni di dollari per la seconda fase del progetto, che e' stata completata proprio in questi giorni.
Ce ne sara' una terza in modo che il totale di energia generata da un complesso di tre turbine sara' di 14 MW. Se tutto va bene si arrivera' ad 80 turbine nel 2020. L'energia verra' trasportata a terra grazie a cavi sotterranei. 

L'idea di mettere le turbine a mare piace a molti, perche' non ci sono problemi di densita' abitativa in mare.  E queste sono turbine speciali: sono montate su strutture galleggianti, che possono essere installate in posti dove i fondali marini sono profondi e che si possono spostare per facilitare il passaggio di navi. Le turbine ancorate rigidamente ai fondali possono arrivare solo a trenta metri, queste non hanno limiti. Quella che stanno installando in Giappone sara' la piu' grande del mondo. Le turbine galleggianti sono gia' realta' in Norvegia ed in Portogallo. 

In Italia, nonostante ci fossero stati anche dei prototipi di eolico in mare in Puglia negli anni scorsi,  come ricorda Legambiente, tutti i progetti di eolico a mare sono fermi da anni. Perche'? 

Le trivelle si, l'eolico a mare no.  Perche'?

Se e' pericolosa per l'ambiente o e' brutta la turbina eolica a mare, a maggior ragione lo e' il pozzo di petrolio o la nave FPSO. La turbina non si incendia e non scoppia. Il pozzo si. Qual'e' la logica dietro queste decisioni, ammesso che ce ne sia una?

Intanto due professori di Stanford, Mark Jacobson e di Berkeley, Mark Delucchi presentano il loro progetto di energia rinnovabile in tutti gli stati USA, ciascuno usando uno specifico mix di risorse. Secondo i loro studi e' possibile generare il 100% di energia dalle rinnovabili in tutti gli stati americani, creando posti di lavoro, risparmiando, ed evitando di immettere in atmosfera sostanze tossiche.
 
Se si puo' fare in ogni angolo d'America si puo' fare in ogni angolo del mondo.

Non siamo il Giappone, non siamo l'Uruguay, non siamo la California e non siamo la Germania. Ma sono sicura che se ci si mettesse di impegno e di volonta', una soluzione energetica vera, innovativa ed intelligente che non include fare buchi la si puo' trovare. Bisogna solo volerlo, ma per davvero.

Caro Matteo, il vero problema non e' il carbone. Il vero problema e' la politica miope di questo paese, e dei tanti come lei, ancorati al vecchio, alle lobby, alla paura,  all'ignoranza e che non vedono il resto del mondo correre lontano.