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Tuesday, September 18, 2018

Germania: parte il primo a treno del mondo ad idrogeno e che emette solo vapore







Accade nella sempre lungimirante Germania.

Dopo un era di treni a diesel, e' partito il primo treno del mondo che va ad idrogeno e che emette solo
vapore.

I treni sono blu e sono chiamati Coradia iLint, costruiti dalla francese Alstom, e scorrazzano lungo un tracciato di 100km fra le citta' di Cuxhaven, Bremerhaven, Bremervoerde e Buxtehude nel nord del paese. La velocita' massima e' di 140 chilometers all'ora.

E' solo l'inizio, la Alstom e' pronta per la consegna di altri 14 treni in Bassa Sassonia da qui al 2021. Altri stati tedeschi hanno espresso le stesse ambizioni.

Come funzionano?

Ci sono a bordo "fuel cells" che producono elettricita' grazie all'idrogeno e all'ossigeno, l'energia in eccesso viene stoccata in una batteria al litio a bordo al treno. Una tanica di idrogeno e' sufficente per mille chilometri, del tutto simile ai treni a diesel.

Ovviamente l'investimento iniziale e' maggiore per un treno a idrogeno, ma sul lungo andare e' piu' economico in termini di manutenzione e di costi di alimentazione.

In Francia il governo pianifica di far partire il primo treno ad idrogeno nel 2022.

Arrivano altri ordini da altri paesi, con interesse espresso da UK, Olanda, Danimarca, Norvegia, Canada e pure dall'Italia.

E' tutto bellissimo.

Una cosa voglio aggiungere: cerco di non parlare mai di destra e sinistra su questo blog, perche' lo scopo e' l'ambiente, il petrolio, l'aria pulita e quelli non hanno bandiere. E allo stesso tempo, quando c'e' da attaccare sfruttatori di qualsiasi genere non mi interessa di che partito siano.

Pero': so che l'Italia e' capace di creativita', buona volonta', voglia di fare. Io spero che il governo attuale, fatto di persone per lo piu' nuove, sia capace di creare le condizioni di snellezza ed efficenza affinche' una Alstom, una Tesla, possano un giorno fiorire anche in Italia, fatte da italiani, per il bene dell'Italia.

Sunday, June 10, 2018

Le balle di Claudio Descalzi sul Corriere della Sera







A me fa sempre rabbia quando la stampa italiana intervista questi personaggi come se fossero verginelle. Verginelle i petrolieri, verginelle i giornalisti, come se non sanno o non vogliono sapere, con chi abbiamo a che fare.

L'altro giorno il Papa ha incontrato i petrolieri al Vaticano e ha detto loro di fare di piu' per l'ambiente. Come gia' detto, secondo me e' come chiedere ad un lupo di diventare agnello.

E' impossibile.

In inglese: wishful thinking.

Non succedera' mai. Ci vuole una sola cosa: la linea dura, lo svergognamento planetario, la resistenza nelle nostre comunita', tutte quante. Questi qui devono solo vergognarsi anche solo di proferire parola. 

E invece il Corriere della Sera va ad intervistare il CEO dell'ENI, Claudio Descalzi, per dare una patina di green-religiosita' alla sua ditta, e gli fa solo domande conciliatorie, appunto da verginella.

Ma... il Corriere della Sera non sa che l'ENI ogni anno riporta decine e decine di istanze di inquinamento, disastro ambientale, riversamenti in mare di sostazne inquinanti? Lo riportano alla SEC di Wall Street. Il Corriere della Sera forse non lo sa, o forse non si da la briga di saperlo.

Non sa che in Nigeria ancora adesso e da 50 anni a questa parte quasi fa gas flaring, avvelenando i nigeriani?

Non sa che l'ENI e' accusata di frode, evasione di tasse, creazione di cartello? O vogliamo parlare delle enormi tangenti di cui e' accusata in Nigeria? In Algeria?

Tutti fanno finta di non vedere gli elefanti nello sgabuzzino, e cosi possiamo tutti dire come siamo bravi. Il Papa fa la sua predica, Descalzi fa il pio fedele e il Corriere della Sera avvalla il tutto.

E non c'e' neanche bisogno di andare cosi lontano, come in Nigeria.

Basta solo andare in Basilicata, dove continuano a morire persone, animali e speranze.

In Basilicata continuano a trovare idrocarburi nel latte, nel miele, nei laghi. La gente continua ad emigrare, mentre l'ENI continua a pompare.

Dov'e' il Corriere della Sera ad intervistare queste persone vittime dell'ENI? Dov'e' il Papa a stare con questi poveri qui?  E poveri non necessariamente di denaro, anche se la Basilicata e' sempre fra le top three delle regioni piu' povere in Italia, quanto povera di aria e di acqua sana, di speranza e di gioia di vivere.

A me sarebbe tanto piaciuto che il Papa avesse invitato non solo i CEO del petrolio, ma anche e separatamente, tutte le persone che ogni giorno si sacrificano e cercano di fare qualcosa di buono per l'ambiente.  In silenzio. Tutti quelli che si mettono di traverso all'ENI e agli speculatori venuti da ogni parte del mondo a trivellare in Italia e in generale nelle comunita' piu' deboli. Tutti quelli che non tirano su soldi a palate, e che non cercano i riflettori della politica, e che continuano la loro opera senza stancarsi mai, e senza i quali la nostra societa' sarebbe piu' brutta e piu' malata.

Per loro non c'e' ne il Papa ne il Corriere della Sera ne tantomeno Claudio Descalzi.

A tutti voi, che vi riconoscete in queste parole, dalla TAP a Vercelli, da Ravenna a Monopoli, da Oristano a Sciacca, da Ortona a Viggiano, e anche se non sono nessuno, il mio grazie.

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Ecco qui le balle di Claudio Descalzi sul Corriere della Sera

Claudio Descalzi dice

"Sono stati due giorni di lavoro intensi e molto proficui"

Ah si? E cosa succedera' adesso? Chiuderete il Centro Oli a Viggiano? Spegnerete il gas flaring in Nigeria? Ritirerete le concessioni che avete chiesto per trivellare ancora nei mari d'Italia?  Farete le bonifiche dove avete inquinato? Le ricordo che l'ENI ha o ha avuto decine di contenziosi per l'ambiente in Italia, e nel mondo, e che tutto quello di cui vi siete arricchiti e' arrivato dai polmoni di quelli che vivevano vicino ai vostri impianti di morte.

Cosa verra' fuori in pratica da questo lavoro "intenso" e come dice lei, "proficuo"?

Proficuo in che senso? 

Temo solo un sacco di comunicati stampa e di tante belle parole a vanvera che verranno spazzate via dal vento, come appunto queste del Corriere della Sera. 
 
"La situazione è preoccupante e va affrontata con urgenza. Su questo siamo stati tutti d’accordo. Ma è un discorso che non riguarda solo l’energia, bensì tutto il nostro modello di consumi. È una sfida complessa, che può essere vinta solo col concorso di tutti: chi produce, chi consuma e la politica che detta le regole. Solo così si avranno i cambiamenti che sono necessari su tre fronti"

Bla Bla. Non e' vero che siamo tutti uguali. Lei e' il CEO di una multinazionale che fa flaring e disastri e le sue decisioni hanno ripercussioni sulla vita di molti e sulla vita del pianeta. Io, e il resto di noi tutti cittadini, possiamo solo influire sui nostri consumi personali, fare attivismo dal basso, sensibilizzare i nostri amici e parenti.  

E allora, vista questa disparita' nei ruoli e nell'influenza, parta lei caro Descalzi con il *suo* cambiamento. Rinunci alle trivelle in Artico, in Norvegia, nell'Adriatico. Dia lei l'esempio. Paghi le sue bonfiche. Chieda scusa ai lucani, ai nigeriani, agli ecuadorgeni, agli abruzzesi, ai sardi, ai siciliani, ai veneti, agli emiliani per tutto quello che avete fatto in sessant'anni di morte.

Si faccia lei per primo l'esame di coscienza.

Inquinamento, subsidenza, bugie alla gente, valori degli immobili crollati, idrogeno solforato, puzze di vario genere, tumori, tangenti, cattiveria, interesse solo per il vile denaro.

Parta. 

Dimostri nei fatti la sua devizione al cristianesimo.

Difficile, eh? 

Meglio farsi l'intervistina sul Corriere della Sera, dare la colpa al sistema, agli americani, al concetto di consumi, invece che guardarsi dentro.

Lo so.

"Il primo riguarda la riduzione della componente carbonica nelle nostre attività. Si può fare con un sempre maggior
e utilizzo delle nuove tecnologie, della digitalizzazione, che da sola può ridurre del 20% le emissioni, e aumentando i processi di trasformazione dell’energia. Il secondo fronte è, invece, legato alla società, perché presuppone un cambiamento del modello di sviluppo. Soprattutto nei Paesi avanzati si produce molto più di quello che si consuma e questo crea spreco di risorse e rifiuti che devono essere trattati. Bisognerebbe quindi rivedere il sistema consumistico perché alla lunga non possiamo permettercelo".

Ancora con queste frasi generiche ad effetto? Ma ci dica *nel concreto* cosa vuole fare l'ENI, cosa vuole fare lei, Claudio Descalzi, CEO di una delle di morte piu' grandi del pianeta. E' facile prendersela con il sistema consumistico, il modello di sviluppo, ma invece predersela con una societa' basata sulle fonti fossili?

Li lei ha piu' voce in capitolo, e potrebbe fare cose concrete e grandi. Perche' accusare gli altri, invece che appunto dare l'esempio e partire, quantomeno per coscienza personale? 

Ah, certo petrolieri e coscienza.

Un ossimoro. Per un attimo me ne ero dimenticata.

"La componente energetica conta per il 60% sul livello di emissioni. Il resto viene dagli altri consumi. Se nei Paesi ricchi continuiamo a comprare in eccesso, dall’abbigliamento al cibo, dai veicoli agli elettrodomestici, questo ha un impatto sull’ambiente. Meno consumi e più economia circolare, cioè riciclo dei rifiuti, sia urbani sia industriali, un campo dove, come Eni, siamo molto impegnati"

Di nuovo, siamo qui a guardare la pagliuzza quando invece voi siete una trave. Si lo so, in ogni Valutazione di Impatto Ambientale che io abbia mai letto mi sono sempre imbattuta nel reparto dove si dice che l'ENI fa il reciclo dei rifiuti domestici prodotti sulle piattaforme. 

E gli scarichi in mare che invece fate da tutte le vostre piattaforme? E la monnezza che mettete in ambiente e che avvelena piante e acqua? E le vasche di monnezza a cielo aperto? E i pozzi di reinizione per metterci dentro scarti petroliferi spesso radioattivi? Per vostra informazione tutto lo schifo che finisce in ambiente dai vostri impianti e' di gran lunga piu' impattante della monnezza dai rifiuti urbani che puo' produrre un cittadino.

La vera soluzione non e' di avere ditte di petrolio che fanno il riciclo dei rifiuti (!!) la vera soluzione e' non avere ditte di petrolio. La vera soluzione e' arrivare ad una societa' in cui abbiamo deciso, in modo cosciente ed intelligente, di trovare una alternativa a trivellare a 5 km sottoterra per riportare in superficie materiale misto a metalli pesanti, radioattivita' e altre sostanze cancerogene per farci energia. 

Pare utopia? Si, ma un giorno ci arriveremo. Le batterie, i costi del solare e dell'eolico continuano a scendere, l'iuomo e' intelligente, e da piu' parti si parla, e in alcuni casi si mostra, che un mondo 100% fossil fuel free si puo'. 

Lo so che questo le fa paura caro Descalzi, e quindi deve arrampicarsi sugli specchi, ma la storia non sta dalla sua parte. 

Abbiamo mandato un uomo sulla luna, saremo capaci di alimentare il mondo senza fare buchi, e senza dover stare a sentire qui cotante stoltezze.
 
Portare l’energia dove serve. Come ha detto Papa Francesco, c’è più di un miliardo di persone nel mondo che non ha accesso all’energia. In particolare in Africa e in Asia, che sono le aree che vedranno la maggior crescita demografica. Bisogna quindi investire in queste zone, ricche di gas e olio, per non parlare del sole, ma dove la popolazione consuma un decimo di quello che consuma un cittadino medio americano. Dare energia a questi Paesi, diversificando le fonti, vuol dire rimuovere la povertà e dare loro sviluppo e benessere. Se non facciamo questo, non possiamo pensare che queste persone, che non hanno energia, acqua e cibo, non si muovano verso quei Paesi dove questi problemi non ci sono"

Quindi li trivelliamo e gli facciamo fare la stessa fine della Nigeria?  

La verita' e' che ovunuque ENI e petrolieri si siano insediati hanno solo portato morte e distruzione, dal Peru' alla Siberia. Vogliamo dare energia a questi paesi? Perfetto. La soluzione non e' trivellarli ancora. La soluzione e' fare diventare questi posti laboratori di energia solare, eolica, pulita. 

Fare qui la predica contro il cittadino americano e' semplicemente dare la colpa ad un altro senza guardare se stessi. Come prima per il sistema consumistico o per il modello di sviluppo. 

Caro Descalzi, lei essendo CEO dell'ENI e' molto piu' influente del cittadino medio americano. Quanta CO2 emette una raffineria? Quanta CO2 emette l'ENI con il gas flaring? Come detto sopra, si faccia l'esame di coscienza, si guardi dentro e poi faccia lei i passi che siano di esempio al cittadino americano, italiano e cinese.

"Abbiamo investito più di due miliardi di euro in Africa per fornire energia in 15 Paesi, tra i quali Algeria, Libia, Egitto, Ghana, Tunisia, Angola. Fornire energia significa che la troviamo e la vendiamo in questi stessi Paesi anziché esportarla. Inoltre, creiamo diversificazione perché sviluppiamo agricoltura e produciamo anche energia rinnovabile".

Oddio. Adesso mi tocca sentire pure l'ENI che sviluppa agricoltura. Ma quando mai? All'ombra delle trivelle? Al profumo di idrogeno solforato? Sotto l'ombra delle raffinerie? O nelle mangrovie piene di petrolio? 

Interessante che non si parli di Nigeria, eh? 
Vogliamo parlare del rapporto ONU che dice che per bonficare la Nigeria, martoriata da Shell ed ENI ci vorranno 30 anni almeno? Questo rapporto e' stato pubblicato nel 2011. Che fondi avete dato alla Nigeria per il ripristino ambientale da allora fino ad adesso? Quante volte avete sistemato quello che avete distrutto senza passare per tribunali?

In Nigeria altro che agricoltura. In Nigeria sviluppate tangenti, e processi per tangenti, e comunita' dopo comunita' che avete avvelenato.

Ma poi, scusi che significa che "fornite energia" in questi paesi? In molti di questi l'ENI e' alla ricerca spasmodica di *nuovi giacimenti*. E quindi dire che fornite energia in Ghana ed Angola, significa che trivellate e tirate su petrolio da giacimenti vecchi e nuovi, perche' e' quello il vostro core business.

Ma il Papa ha appena detto che occorre lasciare il petrolio sottoterra!!

Perche' trivellate in Ghana? In Angola? 

Mi fa strano che il Corriere della Sera non faccia neanche una domanda difficile, o che non abbia un dato da contrapporre a Claudio Descalzi e alle sue parole content-free. E ovviamente non e' questo l'ultimo dei giornali italiani, segno di quanto poco giornalismo vero ci sia in Italia. Tutti docili docili a fare domandine delicate e ad accettare risposte ovvie e senza contenuto.

"Il problema non sono soltanto gli Stati Uniti che, grazie allo sviluppo dello shale gas e la conseguente riconversione dal carbone, hanno ridotto di circa il 25% le loro emissioni, ma anche la Cina, l’India e i Paesi emergenti e l’Europa stessa. Se non riduciamo le nostre emissioni, il rischio è che invece di scendere da 32 a 24 miliardi di tonnellate di Co2 all’anno entro il 2030, si arrivi a 34 miliardi di tonnellate. Bisogna invertire la rotta. In questo senso la conferenza voluta dal Papa è stata utile, anche perché ha coinvolto gli investitori. Sono infatti gli investimenti di medio lungo periodo che, opportunamente indirizzati sulle fonti di energia riciclabile e sull’economia circolare, possono determinare i cambiamenti necessari per salvaguardare il nostro pianeta".

Bla bla. Investimenti a medio lungo periodo significa che il pianeta sara' morto prima. E' adesso che si deve intervenire, non nel 2050.

Impegni concreti dell'ENI?
Zero e porto zero.

Le domande scomode del Corriere della Sera? 
Zero e porto zero.

Intanto la gente, e il pianeta continuano a morire, grazie anche al pio e devoto Claudio Descalzi. 

Tuttapposto. 








Saturday, April 15, 2017

Centro Oli ENi di Viggiano. 2017: chiuso per inquinamento; 1998: petrolio bene comune da spalmarsi su tutta la Basilicata




Il centro Eni di Viggiano (Potenza)





Oggi 15 Aprile 2017 il Centro Oli di Viggiano e' stato chiuso per la presenza di vari inquinanti, fra cui manganese, ferro e idrocarburi policiclici aromatici, secondo il Corriere della Sera presenti in quantità «molto cospicua» e arrivando fino al fiume Agri. Tutto questo e' stato -- finalmente -- deciso dal presidente della regione  Marcello Pittella.

Perche'? Perche' finalmente dopo venti anni di incertezze e di si-no-ma-ni, anche l'ARPAB di Basilicata, l'ente per la protezione ambientale della regione che in venti anni di petrolio ha protetto poco e niente, finalmente si e' dovuta arrendere all'evidenza.

C'e' l'inquinamento. E siccome l'ENI ha fatto finta di non sentirci, e' scattato il provvedimento per la chiusura.
Tutto questo e'  l'epilogo inevetabile di QUALSIASI opera petrolifera.

Che siano centro oli, che siano pozzi, che siano oleodotti, che siano raffinerie.

Prima o poi qualcosa succede, ci vorranno dieci, venti anni; ci saranno le autorita' a fare finta di niente, i petrolieri cercheranno di coprire e di far passare il tuttapposto, ma alla fine, alla fine, la verita' e le leggi della fisica e della chimica vincono. E vincono sempre.

Non e' mai successo, da nessuna parte, in tutto mondo che il petrolio abbia portato a cose positive per chi ci vive vicino. 

Mai, mai, mai.
Non ci sono royalties che tengano.
In questo caso, se dopo anni di tuttapposto da parte di Marcello Pittella e del gothe petrol-politico di Lucani, si e' arrivati a fermare la produzione, vuol dire che davvero c'era qualcosa di molto grave a Viggiano. 

E tutto questo dovrebbe essere di monito a chiunque si trovi in Italia a vivere vicino a localita' prese di mira dai petrolieri: da Vercelli a Ravenna, dal Delta del Po a Rotello, da Carpi a Monopoli. Il tempo di ribellarsi e' adesso, prima che arrivano, non dopo. Dopo non si puo' che restare a guardare, spesso impotenti, a respirare monnezza, a vivere una democrazia falsa e marcia, finche' dopo venti anni, qualcuno non si sveglia e decide di fare qualcosa, magari perche' non ha alternative.

Ma quanta gente si e' ammalata in venti anni?

Ma quanta gente e' morta in venti anni?

Non lo sapremo mai.

Voglio concludere ricordando quando l'ex sindaco di Viggiano, Vittorio Prinzi, diceva che il petrolio era un bene da spalmarsi su tutta la regione.

Finche avremo gente cosi in Italia a governare non andremo avanti.

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Cristo si e' fermato a Viggiano.

Vittorio Prinzi, Sindaco del comune di Viggiano, X Commissione (Attività Produttive) della Camera dei Deputati, 9 Luglio 1998:

"Ringrazio il presidente Nesi, la Commissione e i parlamentari lucani per aver voluto l'audizione odierna e per tutto quello che hanno fatto, stanno facendo e faranno per la soluzione della questione petrolio. Viggiano ha 3.200 abitanti, è situato a 1.000 metri di altitudine e si può ritenere attualmente il cuore petrolifero della Val d'Agri; il suo territorio fin dai primi anni ottanta è stato interessato dalle attività di ricerca e di esplorazione che hanno portato alla scoperta dell'enorme giacimento di idrocarburi, di cui via via si sono rivelati l'entità e il valore energetico.

Nel territorio di Viggiano, specificatamente nell'area industriale esistente fin dal 1970, è ubicato il centro olio - in esercizio dal 12 aprile 1996 - in cui viene eseguito il primo trattamento del petrolio, ossia la separazione dell'olio dal gas, dallo zolfo e dall'acqua; dal centro partono quotidianamente un centinaio di autobotti alla volta della raffineria di Taranto.

Nel nostro territorio si trova il maggior numero di pozzi finora perforati, lì su 18, di cui quattro collegati al centro olio, tutti in produzione ed uno in prova, per l'estrazione giornaliera di circa 8 mila barili. A Viggiano nel 1992 è stato costruito il primo consorzio di autotrasportatori, oggi composto di circa 50 unità, che gestisce per conto dell'AGIP petroli poco più del 50 per cento del trasporto del petrolio. Su indicazione dell'ENI-AGIP sono stati costruiti anche parecchi consorzi di imprese, in joint-venture con società che in precedenza avevano rapporti di produzione con l'AGIP. Per queste ragioni Viggiano si è trovato per primo a fare i conti con l'attività di ricerca e coltivazione del petrolio attraverso tre fasi.

Il presidente Nesi è interessato a sapere quale atteggiamento ha assunto la popolazione: ebbene, nella fase iniziale si è registrata una totale inconsapevolezza del fenomeno estrattivo, legata principalmente alla mancanza di informazioni da parte delle società petrolifere, alla difficoltà di interloquire con esse e di controllare il loro operato sul territorio, tanto che le popolazioni e i sindaci le hanno accusate di arroganza e di neocolonializzazione; la seconda fase è stata caratterizzata dalla preoccupazione per gli effetti dannosi prodotti dall'attività di ricerca petrolifera sui beni ambientali e sul tessuto produttivo, in verità molto tenue, che faticosamente i piani di sviluppo regionali e gli interventi statali erano riusciti a creare nel settore agricolo e turistico (sul settore industriale mi soffermerò in seguito): di qui il timore che il petrolio arrecasse molti danni e pochi benefici misurati con i pochi posti di lavoro, per giunta temporanei, che l'attività estrattiva creava e avrebbe creato nel futuro. E' stata questa la fase più convulsa, quella del «petrolio sì, petrolio no », resa ancora più difficile dal sovrapporsi della discussione sulla istituzione del parco del Lagonegrese e della Vai d'Agri, in una parola dal dilemma parco-petrolio. Nella fase di aspro confronto tra ambientalisti e petrolieri e di forti tensioni tra i rappresentanti delle istituzioni locali e tra questi e le società petrolifere è maturata la scelta dell'intesa, nel senso di consentire lo sfruttamento del petrolio a condizione che si avessero ricadute in termini di sviluppo e di occupazione. Accettando il petrolio come risorsa ed opportunità irripetibili, si è dato avvio alla terza fase, quella della trattativa tra la regione e l'ENI, con il raggiungimento dell'intesa che recepisce le attese delle popolazioni e degli amministratori locali.

Aspetti centrali dell'intesa riguardano la salvaguardia e la valorizzazione dell'ambiente, la possibile convivenza parco-petrolio nonché la questione lavoro. In proposito siamo consapevoli che l'attività estrattiva crea pochissimi posti di lavoro sia direttamente, sia nell'indotto; per questo alla tesi dello sviluppo spontaneo sostenuta dall'ENI, con l'accordo regione-ENI si è contrapposta quella dello sviluppo promosso, aiutato, con il coinvolgimento diretto dell'ENI che partecipa - così come previsto nell'intesa - sia alla società per la promozione dello sviluppo, sia alla società energetica regionale attraverso risorse ed incentivi.

Vogliamo affrontare due sfide, quella della compatibilità dell'ambiente con il petrolio, rispetto alla quale è necessaria la perimetrazione del parco a livello di Ministero dell'ambiente - al quale è stata trasmessa la proposta della regione Basilicata - , nonché la sfida dell'occupazione e del superamento del ritardo nello sviluppo. Per superare quest'ultima sfida occorrerà far ricorso a tutte le risorse di cui il territorio regionale dispone; da parte del Governo invece è necessario un intervento ed un impegno a ristoro del notevole contributo che in campo energetico la Val d'Agri dà all'intero paese. Il Governo, attraverso i ministeri competenti, deve attivarsi per superare il deficit infrastrutturale e l'isolamento di quest'area della Basilicata. Il sindaco di Corleto Perticara ha accennato alla Saurina, io aggiungo il completamento della Tito-Brienza oltre che la trasformazione dell'aviosuperficie di Grumento in aeroporto, anche di terzo andrebbero finanziate attraverso le royalties e in base ad livello. Il Governo deve altresì intervenire con una serie un piano di priorità.

Lo stesso discorso dovrebbe valere di incentivi mirati per rendere appetibili le nostre aree industriali. Per quanto riguarda l'area di Viggiano non cominciamo da zero, signor presidente, nonostante il passato sia gravato da esperienze in gran parte fallimentari: a due tentativi di industrializzazione - il primo agli inizi degli anni settanta, il secondo legato all'articolo 32 della legge n. 219 dopo il terremoto del 1980 - sono seguiti fallimenti aziendali e la cassa integrazione per oltre 200 lavoratori, una cifra enorme per la nostra piccola realtà. Una delle cause della situazione va ricercata nella carenza di condizioni di vivibilità aziendale (trasporti, mancanza di servizi, costi sopportati per supplire a tale carenza, accesso al credito e via dicendo) per cui farebbe bene il Governo, nell'ambito dell'intesa con la regione , a consentire l'estensione del contratto d'area alle aree consortili limitrofe a quelle individuate dalla legge n. 219 oltre che alle aree industriali ricadenti nel territorio interessato dall'attività estrattiva. Non solo l'area di Viggiano, ma anche quelle del Senisese, di Isca Pantanelle e del Lagonegrese andrebbero finanziate attraverso le royalties e in base a un piano di priorità.

Lo stesso discorso dovrebbe valere per il patto territoriale della Val d'Agri, che potrebbe contribuire a quello sviluppo dal basso di cui tanto si parla, coinvolgendo tutti i soggetti, pubblici e privati, che grazie al petrolio, valutano interessante la Val d'Agri per i propri investimenti. Voglio sottolineare che le popolazioni di questa valle contano molto sulla sensibilità del Paese, del Parlamento e del Governo e vorrebbero sfruttare appieno la risorsa petrolio per uscire dalla condizione di emarginazione di cui soffrono. Per quanto riguarda la riflessione dell'Onorevole Pagliuca, noi amministratori siamo tutti d'accordo nel ritenere la risorsa petrolio un bene dell'intera regione Basilicata, da spalmarsi sull'intero territorio, cominciando prioritariamente dalle aree che posseggono tale risorsa

Tuesday, March 21, 2017

Arriva la Honda Clarity, automobile a idrogeno con autonomia di 400 chilometri











Nessuno sa esattamente quale sara' la macchina del futuro.

L'elegante Tesla? La pratica Prius? Le Audi affusolate?

E siccome non lo sa nessuno, la Honda decide di lanciarsi con l'automobile ad idrogeno per coprire tutte le possibilita'.

Si chiama Clarity e verra' accompagnata fra qualche mese con una versione ibrida e un altra del tutto elettrica. 

L'idea e' di avere tutto pronto in modo che quando sara' tutto deciso - se vogliamo privilegiare le ibride, l'elettrico o l'idrogeno, la Honda sara' pronta.

Come tutti i produttori di automobili in California, la Honda deve per legge produrre e vendere veicoli a sero emissioni. E' parte dei requisti imposti dal California Air Resources Board, che obbliga tutti quelli che vendono macchine a crearne dei modelli a zero emissioni.

A volte queste macchine sono chiamate “Compliance Cars” perche' sono poche in numero e sufficenti solo per soddisfare i vincoli di cui sopra, tipicamente 1000 macchine l'anno.

Anche la FIAT deve fare i suoi modellini a zero emissioni, cosa che a suo tempo fece quasi arrabbiare il gran CEO Sergio Marchionne che chiedeva agli acquirenti di non comprare la 500 elettrica, che lui ci andava in perdita!

Ad ogni modo, queste compliance cars, fanno si che ci sia un sacco di sperimentazione in California con macchine e tecnologia nuova.

Fra queste la Honda Clarity Fuel Cell, efficente e per essere di tecnologia nuova, facile da usare.

Come funziona? Si lascia passare dell'idrogeno lungo uan serie di piani -- le celle -- disposti uno sull'altro; queste celle causano l'emissione di elettroni che finiscono in una batteria che alimenta il motore delle macchine. Il prodotto finale di scarto e'... acqua. 

La Honda Clarity Fuel Cell e' stata costruita con maggior efficenza dei modelli precedenti, di modo che il numero di celle e' minore e di modo che il motore sia compatto. Tutto il sistema e' posto dove nelle macchine normali c'e' il motore, prima non ci entrava e doveva essere messo fra l'autista ed il passeggero.

La macchina ha una batteri al litio e due taniche di idrogeno sotto il sedile posteriore. Con un "pieno" di puo' arrivare a circa 366 miglia, cioe' circa 500km, anche se chi l'ha guidata dice che in realta' il kiometraggio potrebbe essere molto minore, circa 250 miglia, cioe' 400km. Ci entrano cinque persone, la macchina e' silenziosa e la guida piacevole.

Ci si lavorava da 25 anni. 

Per ora le ricarciche di idrogeno potranno essere fatte a Los Angeles e a San Francisco, ma la Clarity non si puo' compare, solo prendere in leasing, per circa 370 dollari al mese. Ci sono anche delle agevolazioni statali.

Il costo?

L'idrogeno costa circa 16.50 per chilogrammo. Ce ne vogliono 5 per fare il pieno, per un totale di circa 82 dollari a pieno. Per gli USA sono tanti soldi, pero' la Honda regala i primi 20mila dollari di carburante, per ora almeno.

Avranno fatto la scelta giusta quelli della Honda con questa Clairity? Avra' successo? Diventera' il nuovo paradigma della guida?

Non lo sappiamo,  e non lo sa nemmeno la Honda. Ma, appunto, programmano per il futuro. E non aspettano che il futuro venga da loro e li trovi impreparati.

Wednesday, October 26, 2016

La Basilicata dell'ENI: petrolio nell' acqua, aria, campi e polmoni



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 Lago Pertusillo




10 Febbraio 2017


27 Gennaio 2017




14 Gennaio 2017 



 

 17 Dicembre 2016 









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14 Dicembre 2016



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26 Ottobre 2016


Eni informa che, alle 21.00 circa di ieri, si è verificato un arresto dell’unità di carico del termodistruttore del sistema di trattamento del gas, a seguito del quale il gas è stato convogliato in torcia.

Eni, inoltre, conferma che non c’è stato alcun rischio né conseguenza per la salute e la sicurezza delle persone né per l’ambiente circostante.

L’impianto dopo circa 20 minuti ha ripreso le normali condizioni operative. Attualmente sono in corso tutti gli accertamenti tecnici necessari per stabilire le cause dell’evento.

Eni ricorda inoltre che la neutralizzazione dei gas in torcia (fiaccola) costituisce una procedura di sicurezza ed è parte integrante del normale processo produttivo del Centro Oli. Pertanto, la sua attivazione non rappresenta di per sé una condizione di emergenza, bensì una pratica che consente di ridurre potenziali situazioni di rischiosità.


Dal comunicato ENI ai lucani

E neanche si vergognano di scrivere certe assurdita'.

La torcia e' normale? 
Mettetevela in casa vostra.
Sotto il naso dei vostri figli.
La realta' e' che quella e' monnezza che 
entra nei polmoni della gente.


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13 Agosto 2016






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10 Novembre 2015 
















Anomalia di funzionamento:
 violente fiammate, forti boati, altissime lingue di fuoco, fumi intensi e neri, gente spaventata.

Il copione e' sempre lo stesso. 

 L'ENI ricorda, sempre e comqune, che e' tuttapposto. 

Che si tratta di depressurizzazioni, apparecchiature in mantenimento, neutralizzazione, arresto del termodistruttore, anomalie, e che non c'e mai nessun pericolo per persone ed ambiente e che le condizioni sono sempre di ``completa sicurezza".

Tutto e' fatto in massima sicurezza.

Tutto e' fatto con cura per l'ambiente.

Tuttapposto.

Certo, da San Donato Milanese e' sempre tuttapposto.

Ma...
E' normale vedere fiamme che ardono a trenta metri di altezza dalla propria camera da letto?

 E' normale respirare zolfo?

E' normale svegliarsi la mattina e chiedersi se ci saranno "anomalie"?

Perche' non chiamarle emissioni irregolari?

Quand'e' che Matteo Renzi andra' in visita a Viggiano?

Lavoro, sviluppo, il ventunesimo secolo pareva scintillante tanto quanto l'acciaio delle fiaccole. 

A distanza di anni, ecco qui il risultato di cotanta speranza, anomalie ogni settimana, poverta' galoppante, scandali e stagnazione sociale.

Respiratelo voi l'H2S.