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Tuesday, September 18, 2018

Germania: parte il primo a treno del mondo ad idrogeno e che emette solo vapore







Accade nella sempre lungimirante Germania.

Dopo un era di treni a diesel, e' partito il primo treno del mondo che va ad idrogeno e che emette solo
vapore.

I treni sono blu e sono chiamati Coradia iLint, costruiti dalla francese Alstom, e scorrazzano lungo un tracciato di 100km fra le citta' di Cuxhaven, Bremerhaven, Bremervoerde e Buxtehude nel nord del paese. La velocita' massima e' di 140 chilometers all'ora.

E' solo l'inizio, la Alstom e' pronta per la consegna di altri 14 treni in Bassa Sassonia da qui al 2021. Altri stati tedeschi hanno espresso le stesse ambizioni.

Come funzionano?

Ci sono a bordo "fuel cells" che producono elettricita' grazie all'idrogeno e all'ossigeno, l'energia in eccesso viene stoccata in una batteria al litio a bordo al treno. Una tanica di idrogeno e' sufficente per mille chilometri, del tutto simile ai treni a diesel.

Ovviamente l'investimento iniziale e' maggiore per un treno a idrogeno, ma sul lungo andare e' piu' economico in termini di manutenzione e di costi di alimentazione.

In Francia il governo pianifica di far partire il primo treno ad idrogeno nel 2022.

Arrivano altri ordini da altri paesi, con interesse espresso da UK, Olanda, Danimarca, Norvegia, Canada e pure dall'Italia.

E' tutto bellissimo.

Una cosa voglio aggiungere: cerco di non parlare mai di destra e sinistra su questo blog, perche' lo scopo e' l'ambiente, il petrolio, l'aria pulita e quelli non hanno bandiere. E allo stesso tempo, quando c'e' da attaccare sfruttatori di qualsiasi genere non mi interessa di che partito siano.

Pero': so che l'Italia e' capace di creativita', buona volonta', voglia di fare. Io spero che il governo attuale, fatto di persone per lo piu' nuove, sia capace di creare le condizioni di snellezza ed efficenza affinche' una Alstom, una Tesla, possano un giorno fiorire anche in Italia, fatte da italiani, per il bene dell'Italia.

Friday, September 14, 2018

Oleodotto in Indiana rilascia petrolio nel fiume; sessanta scoppi di gasdotto a Boston











MASSACHUSSETS

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INDIANA 








PENNSYLVANIA





Un'altra storia di oleodotti, questa volta si inizia in Indiana.

Un oleodotto vecchio e difettoso rilascia circa 32,000 litri di idrocarburi pesanti usati per come carburante di aerei nel fiume St. Mary's River vicino a Decatur,  Indiana. 

Vivono qui circa 9,500 persone, a circa 150 chilometri da Indianapolis. Il sindaco Kenneth L. Meyer dice che ci vorranno settimane per ripulire il tutto.

Non si sa esattamente da dove arrivi la perdita di carburante, ma sono state usate barriere per contenerne lo spargimento. I timori sono che l'inquinamento potrebbe spargersi a causa di piogge previste per i prossimi giorni. La turbolenza potrebbe portare molti piu' danni, causando piu' inquinamento, e mescolamento del petrolio con tronchi di alberi, pesci, e vegetazione acquatica.  Ci sono anche monitoraggi in corso della qualita' dell'aria --- tutta l'area puzza -- e dell'acqua.

Le autorita' convinte del tuttapposto dicono che anche se puzza non ci sono problemi.

E' il secondo incidente del genere in Louisiana. A Marzo 2018 un altro oleodotto rilascio' 160,000 litri di diesel nel Big Creek presso Posey Creek, Indiana.

Ha invece gia' fatto il giro del mondo la notizia della sequenza di scoppi di gasdotti in Massachusetts; addirittura il governatore Charlie Baker ha dichiarato lo stato di emergenza per tre citta' a nord di Boston.

Baker ha pure puntato il dito contro la ditta responsabile della manutenzione dei gasdotti,  la Columbia Gas of Massachusetts, annunciando che con effetto immediato sara' la Eversource, una ditta diversa che ne prendera' il posto. Ha pure detto che la Columbia non e' preparata ad affrontare la situazione.

Sono arrivati nelle cittadine di Lawrence, Andover e North Andover centinaia di tecnici per capire come gestire il post-scoppio.  Per ora non e' ben chiaro cosa sia esattamente successo, ma ci sono stati ben 60 scoppi e 250 famiglie sono ancora senza gas.
Per ora l'idea piu' probabile e' che ci fossero problemi di manutenzione, visto che il giorno prima degli scoppi la Columbia gas annuncia che ci sarebbero presto state opere di ammodernamento in zona.

O gli ammodernamenti non sono arrivati in tempo, oppure qualcosa e' andato storto mentre questi ammodernamenti venivano messi in atto.

Ad ogni modo, le foto parlano chiaro. Si vedevano caminetti esplodere, macchine in fiamme, radiatori scoppiati, case crollate e c'e' stato pure un morto.  Anche qui puzze in tutta la zona. Il capitano dei vigili del fuoco di Andover, Michael B. Mansfield dice che sembrava la fine del mondo.

La Columbia Gas e' una sussidiaria di NiSource, a sua volta ora parte di TransCanada, e non e' la prima volta che vengono coinvolti in scoppi e guai ambientali: gia' nel 2012 un loro gasdotto esplose in West Virginia in 2012. 

La colpa degli scoppi? 

La corrosione dei tubi. 

La NiSource e' una delle piu' grandi rete di oleodotti negli USA ed e' presente in sette stati. TransCanada e' invece un colosso internazionale, specializzato in trasporti di petrolio e derivati specie dal Canada.

Per chiudere in bellezza, un metanodotto in Pennsylvania e' stato travolto da una frana, esplodendo.

Era in azione ... da una settimana!

In questo caso il gasdotto scoppiato nei pressi di Pittsburg era della Energy Transfer Partners.
Non e' morto nessuno, ma ci sono stati feriti, evacuazioni, e pure animali morti.  I problemi della Pennsylvania non si fermano qui perche' il metanodotto in questione e' parte di un mega-progetto di trasformare l'area in una grovigliera di tubi petrolchimici. Prossima sara' la Shell che vuole costruire il suo 
Falcon Ethane Pipeline di 150 miglia. 
Cosa impariamo da questi eventi, accaduti nel giro di pochi giorni? 

Il discorso e' sempre lo stesso: queste infrastrutture petrolifere, come tante altre, invecchiano, perdono, col tempo ci possono essere fessure, corrosioni, difetti. E anche quando sono nuove ci possono essere imprevisti e cose che vanno storte.

Chi controlla?

Nessuno veramente e' la risposta vera, anche se tutte le ditte diranno di avere monitoraggi e personale addetto.

Nessuno veramente dico io, perche' non e' possible davvero monitorare chilometri e chilometri di condutture ogni giorno, e in modo dettagliato. Le fessure sono spesso piccole e invisibili a uno sguardo sommario, e con il tempo diventano sempre piu' frequenti, insidiose, difficili.

Molto meglio un gigantesco pannello solare no?

So che questo significa un cambiamento radicale nel nostro modo di concepire l'energia, il sistema economico in cui viviamo, ma io credo che non ci siano alternative se vogliamo vivere in modo sano, sicuro, e non solo noi, quanto le generazioni future, a cui abbiamo la responsabilita' di lasciare un mondo migliore di quello che abbiamo trovato.

Ed e' certo che ogni opera umana, pannelli solari inclusi, portano problemi di uso di risorse, di smaltimenti. Ma nel complesso ambientale, pannelli e pale hanno un'impronta ambientale molto minore di trivelle, oleodotti, FPSO, raffinerie e pozzi. Quelli non scoppiano, non rilasciano inquinamento in aria e nelle falde acquifere, non c'e bisogno di qualcuno che monitori sismicita' indotta, perdite o pressioni sotterranee, non fanno morire nessuno, non portano cancro a chi ci abita vicino.

Non fanno nemmeno arricchire gente senza scrupoli che siede in comode poltrone a Houston o a San Donato Milanese, e credo che sia qui il perno della questione.

Sunday, August 26, 2018

Il potere dell'albero urbano










U.S. urban land increased from 2.6% (57.9 million acres) in 2000 to 3.0% (68.0 million acres) in 2010. States with the greatest amount of urban growth were in the South/Southeast (TX, FL, NC, GA and SC). Between 2010 and 2060, urban land is projected to increase another 95.5 million acres to 163.1 million acres (8.6%) with 18 states projected to have an increase of over 2 million acres. Overall, there are an estimated 5.5 billion trees (39.4% tree cover) in urban areas nationally that contain 127 million acres of leaf area and 44 million tons of dry-weight leaf biomass. Annually, these trees produce a total of $18.3 billion in value related to air pollution removal ($5.4 billion), reduced building energy use ($5.4 billion), carbon sequestration ($4.8 billion) and avoided pollutant emis- sions ($2.7 billion). States with greatest annual urban forest values were: Florida ($1.9 billion), California ($1.4 billion), Pennsylvania ($1.1 billion), New York ($1.0 billion) and Ohio ($971 million).

Io non so cosa passi per la testa dei vari amministatori italiani che pare si divertano ad ammazzare quanti piu' alberi possibile.

Capisco che qualcuno di loro possa essere un pericolo, ma a volte mi pare di vedere interi viali decimati di alberi, trasformandoli da piccole oasi di verde in un ammasso di cemento brutto, senza ombra e senza pace.

Non so neanche se ci siano studi su cosa possa fare un albero per le nostre città italiane, o se li ammazziamo e basta perché "fanno sporco" o abbisognano di manutenzione, ma e' secondo me abbastanza logico pensare che gli alberi migliorino la qualita' di vita per bellezza, aria pura, serenita', e perche' a volte nascondono le tante brutture architettoniche del nostro paese. Gli alberi riducono lo stress delle persone, ci fanno vivere meglio a contatto gli uni con gli altri.


La conclusione: ogni dollaro speso per albero porta a due dollari ed un quarto in ritorno alla comunita' -- negli USA almeno.

Ogni anno, negli USA almeno, gli alberi urbani generano valore per circa $18.3 miliardi di dollari grazie alla rimozione di inquinamento, risparmio energetico nei consumi da aria condizionata, sequestro di CO2.

Pare poco?

E noi non vogliamo fare la potatura o raccogliere le foglie di fronte a questo enorme regalo della natura? 



E' evidente che la popolazione mondiale cresce, e anzi gia' adesso piu' di meta' della popolazione mondiale vive in centri urbani, con problemi di smog, inquinamento, affollamento. Gli alberi portano a tanti miglioramenti: aiutano a ripulire aria e suolo, riducono i rischi di allagementi, portano a diminuzione locale della temperatura, abbattono il rumore, aiutano la pollinazione, portano attivita' ricreative, riducono lo stress.

Lo studio e' stato eseguito dal Prof. David Nowak del USDA (US Department of Agriculture) Forest Service e da Scott Maco del Davey Institute. I due hanno pure sviluppato una app chiamata i-Tree Tools (www.itreetools.org) che studia la relazione fra gli alberi e l'ambiente circostante a livello locale. Il software mette in relazione l'altezza, le dimensioni della chioma e l'area delle foglie di un albero o di una serie di alberi con tutti i "servizi" associati.

I due si sono concentrati in particolare su dieci citta', dieci "megacitta'" con una popolazione di piu' di 10 milioni di abitanti in tutto il loro hinterland: Pechino, Buenos Aires, Il Cairo,  Istanbul, Londra,  Los Angeles, Mexico City,  Mosca, Bombay, Tokyo.
 
L'hinterland de Il Cairo era il piu' piccolo di 1,200 chimometri quadrati, quello di Tokyo era invece a 19,000. I due hanno studiato la distribuzione arborea da Google Maps, selezionando 500 punti e classificandoli in base al grado di verde che ospitavano.
 
Lima, Peru' ha solo l'1% coperto di alberi.
New York ha il 34% invece.
 
Viene fuori che mettendo tutto insieme, il risparmio sull'aria condizionata, sui pericoli di inondazione, sulla cattura dell'acqua dopo le piogge, sul sequestro di anidride carbonica, sui risparmi sui costi sanitari da inquinamento, gli alberi portano a 967mila dollari di valore per ogni chilometro quadro di parco urbano.

I due hanno pure studiato tutte le possibilita' di aumentare la superficie di alberi piantati nel mondo, e viene fuori che il 18% delle aree metropolitane delle citta' analizzate potrebbe essere sfruttato per piantarci piu' alberi, come per esempio al lato dei marciapiedi, dentro superficie adibite a parcheggi a cielo aperto o aree abbandondate. E se si usano alberi che crescono in altezza, li si possono piantare un po dappertutto, con il tronco solo che occupa spazio e poi la chioma in alto.

Intanto negli USA dove crescono le spinte dei residenti verso aree sempre piu' verdi, si calcola che il verde urbano raddoppiera' nei prossimi decenni. Per ora negli USA ci sono 5.5 miliardi di alberi urbani che producono circa 18 miliardi di dollari in benefici alla comunita'.

E in Italia?

Io non credo che ci sia necessariamente bisogno di tutte queste cifre per capire che gli alberi portano solo benessere e benefici, e non capisco perche' li si continui ad abbattere.

Come sempre, gli alberi si piantano, non si abbattono.

Tuesday, November 19, 2013

Falconara: 1 anno e due mesi di condanna per la vita di due operai.

Dal Comitato Cittadino di Falconara, sulla raffineria API. 


Il 7 ottobre scorso la Sezione penale della Corte di Appello di Ancona ha depositato i motivi della sentenza di condanna ad 1 anno e 2 mesi dei vertici della raffineria API di Falconara Marittima per l'incendio alla sala pompe occorso alle 5,25 del 25 agosto 1999 in cui persero la vita gli operai Ettore Giulian e Mario Gandolfi.

Quella tragica mattina l'incidente determinò la fuga di molti cittadini dai quartieri Villanova e Fiumesino, malori accertati sanitariamente tra i cittadini per le esalazioni diffusesi, mancanza di tempestiva attivazione dell'allarme alla cittadinanza e del blocco dei treni.

Sono stati condannati dalla Corte di Appello:


§         Il Vicedirettore della raffineria e Responsabile del Servizio Operativo;


§         Il Responsabile dell'Area manutenzione della zona OFF SITE (nella quale era collocata la pompa esplosa);


§         Il Responsabile della Sezione Manutenzione del Servizio Operativo.

I Giudici della Corte di Appello di Ancona hanno valutato come prove della responsabilità dei vertici di API raffineria:

1) la conoscenza e la tolleranza della prassi di lasciare aperte le valvole dei circuiti nei periodi di non utilizzo delle linee per il trasferimento dei prodotti. Se le regole di gestione dell'impianto ad alto rischio di incidente rilevante fossero state rispettate, controllate, migliorate e corrette quelle valvole sarebbero state chiuse e, pertanto, non avrebbero permesso l'afflusso di benzina alla pompa che scoppiò e provocò la morte degli operai Gandolfi e Giulian!

2) La mancanza della manutenzione sulla pompa che esplose! Su quella pompa i Responsabili di API raffineria omisero di richiedere e di programmare interventi di manutenzione predittiva nonostante fosse regolarmente segnalata per "Rilievo non effettuato, macchina ferma" dalla ditta incaricata alle verifiche delle vibrazioni sulle macchine rotanti, cosicché la pompa risultò non essere mai stata sottoposta a quella verifica che avrebbe con certezza segnalato rilevanti problemi di funzionalità!

Ci preme sottolineare un aspetto che abbiamo sempre evidenziato: la sentenza della Corte di Appello ha stabilito l'assoluta estraneità degli operai Gandolfi e Giulian da operazioni di sottrazione illegale di carburante, operazioni indecorosamente adombrate da alcune testimonianze "aziendaliste" nel corso delle udienze.

Inoltre è stata riconosciuta l'assoluta competenza messa in campo da Gandolfi e Giulian - in linea con le procedure del Piano di Emergenza Interna - nel vano tentativo di neutralizzare la nube di benzina che poi esplose.

Il raggiungimento della verità processuale dell'incidente del 25 agosto 1999 è stato possibile solo per la caparbietà dei Comitati dei cittadini che non si sono piegati di fronte alla potenza della Società petrolifera API e grazie all'eccellente lavoro analitico degli avvocati Stefano Crispiani e Carlo Maria Pesaresi  che con la memoria consegnata al Pubblico Ministero a luglio 2005 hanno fatto si che ad ottobre 2005 la Procura della Repubblica di Ancona depositasse la richiesta ed i motivi dell'appello alla sentenza di primo grado.

Motivi speculari a quelli dettagliatamente esposti dai legali dei Comitati falconaresi!

La pressione civile dei Comitati ha evitato una prima prescrizione del procedimento dato che ancora ad agosto 2012 (dopo sette anni dal ricorso in appello della Procura della Repubblica!) nulla si sapeva della fissazione dell'Appello.


Ma la battaglia dei Comitati dei cittadini non è finita.


Ora si profila il rischio di un'altra prescrizione poiché se - come immaginiamo - i condannati ricorreranno alla Corte di Cassazione, i Giudici dovranno pronunciarsi entro e non oltre l'estate 2014 in forza dei 15 anni trascorsi dal tragico incidente del 25 agosto 1999!

A nostro parere una eventuale prescrizione - pur non intaccando l'accertamento dei fatti - sarebbe in primo luogo INDECOROSA poiché si permetterebbe di far operare il decorso del tempo come causa estintiva della pena comminata per le gravi e inammissibili mancanze riscontrate a carico dei vertici della raffineria API di Falconara Marittima nella conduzione di un settore dell'impianto a elevato rischio di incidente rilevante.

Inoltre, dopo avere evitato una prima prescrizione, ci troveremmo di fronte alla BEFFA e all'UMILIAZIONE della Giustizia stessa e dei cittadini.

Non lo permetteremo!

Saremo presenti con la nostra istanza e con ogni altro strumento legale per sollecitare la Corte di Cassazione a non far intervenire la prescrizione!

http://www.youtube.com/watch?v=alIp7lfVB5E

http://web.mclink.it/MF8408/Commemorativa.htm


Wednesday, September 7, 2011

Le bugie dell''ENI a Crotone e il mistero delle trivelle di Santa Cesarea Terme

** Nota: Il fatto che l'ENI volesse trivellare e non aggiornare i suoi impianti a Hera Lacinia l'ha scovato la sottoscritta e poi mandato a NewsCrotone24. Da qui la notizia si e' diffusa sulla stampa di Calabria. Basta guardare le date di pubblicazione di tutti gli articoli e di questo post (ricordando che qui siamo a -9h di fuso) per rendersene conto. Evviva il giornalismo italiano! **





Via a Eni per nuovo pozzo a Crotone

Dal Sito della Staffetta Quotidiana


La perforazione del pozzo avverra' per tratti
di 60 metri fino a 1810 metri

Dal sito di VIA del governo italiano su Hera Lacinia a Crotone


Interventi manutentivi, che non comporteranno la perforazione di nuovi pozzi, effettuati periodicamente necessari per garantire la
continuità della sicurezza delle installazioni.

Dai comunicati ENI alla stampa di Crotone


Qui c'e' qualcuno che non la racconta giusta!


Antefatto: in questi giorni tutta la stampa e i cittadini di Puglia sono in subbuglio per quella che pare una piattaforma mobile, stazionata per qualche giorno davanti a Santa Cesarea Terme, in provincia di Lecce. Nessuno sa cosa sia.

L'avvocato Tamborini di Lecce ha allora scritto a quelli del Ministero chiedendo lumi. Ecco parte della risposta:

Dagli Uffici competenti ho appreso che la piattaforma in questione è una piattaforma di perforazione di tipo jack up, al momento in cui è stata fotografata in transito, non destinata ad operare nei mari a largo del Salento dove non vi sono attualmente specifici programmi di perforazione né autorizzazioni rilasciate.

Intanto non e' vero che non ci sono programmi di perforazione, la Northern Petroleum gia' parla di permessi ricevuti per le ispezioni sismiche che sono solo il preludio delle trivelle.

Ma a parte tutto cio', apprendiamo che si tratta di una piattaforma di tipo Jack-up, una piattaforma di perforazione mobile i cui piedi si appoggiano al fondale marino.

Ma dove va? Perche' andava in giro per il basso Adriatico?

Allora vado a guardare i permessi di VIA concessi negli ultimi tempi e nel silenzio generale si scopre che l'ENI ha avuto il permesso di allargarsi e di trivellare ulteriormente il mare di Crotone, praticamente attaccato alla riva.

La concessione si chiama Hera Lacinia, e' in produzione dal 1987 e il suo nome tecnico e' DC 4 AG.

Con questa nuova istanza, chiedevano al governo di allargarsi. Il governo gli ha detto si e il tutto e' stato reso noto il 18 Luglio 2011. Praticamente trivelleranno un nuovo pozzo in mare, ma dalla stessa piattaforma sovrastante.

Hera Lacinia e' anche il nome di un tempio dell'eta' greco-romana che sorge a Crotone. In Abruzzo li chiamano con i nomi di pesci - Ombrina e Rospo Mare - a Crotone con i nomi di templi per prenderci meglio in giro.

Negli atti ufficiali dicono cosi:

Coltivazione di idrocarburi D.C.4AG sviluppo giacimento Hera Lacina in località Capocolonna in comune di Crotone (KR) - Positivo con prescrizioni.

Che significa questo? Intanto che si tratta di "coltivazione": questo vuol dire, in italiano onesto, che il nuovo pozzo e' li per tirare fuori idrocarburi.

Poi se si leggono i decreti dicono:

Preso atto che non risultano pervenuti osservazioni da parte del pubblico, ne particolari misure cautelative da parte della D.G. per la protezione della Natura...

Non so cosa vuol dire D.G. ma so che il resto significa che nessuno ha osato dire niente - regione, provincia, comune, cittadini. Nada. L'ENI fa quello che vuole.

Interessante che dopo qualche rigo invece si dica che si sono un "po allontanati" dal sito di interesse comunitario Capo Colonna per evitare fenomeni erosivi e che la subisdenza ci sara' ma e' compatibile coi valori "naturali."

Che carini! Aggiungono:

Valutato che l'ENI SpA, essendo certificata ISO 14001 e' impegnata in un miglioramento continuo nella protezione dell'ambiente e, grazie al suo sistema di Gestione Integrata di porre in essere tutte le migliori strategie per la gestione ottimale anche degli aspetti di Salute e Sicurezza.

Vaglielo a dire in Basilicata!

In riassunto: questa concessione e' vicina ad un sito protetto dall'Europa sotto il profilo ambientale, ma va tutto bene perche' l'ENI e' certificata e c'ha un "sistema di gestione integrato" che ha "solo" portato alla devastazione della Basilicata!

Il progetto trova pieno riscontro nel quadro della politica di possibile riduzione di approvigionamenti esteri e consequenziale incremento di produzione interne di idrocarburi che pertanto risulta coerente con la pianificazione e programmazione energetica europea nazionale e regionale.

Ma come ci pensano che una piattaforma piazzata li in piena stagione turistica possa farci crescere economicamente? E tutto il turismo - o il potenziale turismo - di Crotone e della vera Hera Lacinia, che fine fanno?

La piattaforma prevede operazioni di supporto su terraferma per definire una "area living", fanghi perforanti e rifiuti petroliferi che dovranno essere smaltiti a terra.

Cioe' nuovo pozzo, nuova monnezza, nuovi problemi per lo smaltimento - e solo loro ci credono che tutto verra' fatto nel rispetto del mare. Ma cos'e' questa area living? E chi e' che vuole stare in un'area "living" vicino alla monnezza petrolifera, tossica, cancerogena e qualche volta radioattiva?

Infine il permesso e' con prescrizioni, questo vuol dire che ci sono degli obblighi. E quali sono?

Che l'ENI deve inserire anche Hera Lacinia - quella petrolifera non quella vera dell'eta' antica - sotto il suo certificato ISO, che l'ARPA deve controllare che tutto funzioni e che devono indagare monnezza prodotta e subsidenza.

Seguono firme su firme.

La chicca e' che il Ministero dei Beni Culturali lo chiami "hoff shore". Con l'h. Sara' pure un errore di battitura, ma quello e' un Ministero...

Ora che e' tutto stato approvato pero' l'ENI decide di mandare un innocente comunicato alla citta' di Crotone - dicendo loro che effettueranno solo interventi di manutenzione su pozzi esistenti.

Mmh. La VIA e la stafetta quotidiana dicono tutt'altro. Com'e' possibile?

Puo' essere che il Jack-up visto a Santa Cesarea Terme fosse destinato ai mari di Crotone? Chi lo sa. A Crotone il mostro e' arrivato nella notte fra il 4 e il 5 Settembre 2011. La foto di Santa Cesarea Terme e' del 3 Settembre 2011. E' lo stesso jack-up?

Ovviamente neanche a Crotone nessuno sa niente.

Restiamo a guardare, sudditi e non cittadini, sebbene siano nostri quei mari e quelle spiagge. Tutt'apposto allora. Evviva l'Italia.



Fonti: Crotone 24 news,
Il Corriere della Calabria

Wednesday, November 5, 2008

Fughe di gas a Gela, Trivelle a Pineto


Mentre ieri il mondo aspettava con ansia l'esito delle votazioni americane, a Gela una nuova piccola ma grande tragedia del petrolchimico. Misteriosi fumi provenienti dalle aziende della nostra amica ENI hanno mandato una ventina di persone all'infermieria. La gente lamentava bruciore alle vie respiratorie, senso di asfissia e nausea. La puzza si e' sentita fino in citta', e varie persone si sono sentite male. I carabinieri e la polizia hanno ricevuto molte telfonate ed hanno effettuato un sopralluogo.

Come al solito, l'ENI minimizza e dice che non e' nulla di grave e che dai controlli rilevati si tratta "solo di idrocarburi, non di gas". Chissa che vuol dire. Gli idrocarburi sono forse degli elisir di lunga vita? Per di piu' dice l'ENI il medico che ha esaminato i vari operai non ha riscontrato niente di grave e ha rimandato la gente a lavorare. Si, infatti cosa vuoi che siano un po' di idrocarburi nel tuo corpo? E quei malori? Mah saranno allucinazioni collettive. Va tutto bene, non preoccupatevi, nessuno e' morto seduta stante. E per questo che io la definisco una piccola ma grande tragedia, perche' sembrerebbe un piccolo incidente di percorso, ma invece a lungo andare tutte queste porcherie che restano misteriose e che si mettono nell'aria a ritmi costanti si traducono in un bimbo gelese su sei che nasce deforme.

Un mese fa un incendio sprigiono' fumi neri per mezz'ora di tempo dallo stabilimento "Frazionamento BTX". Uno legge questo e forse non si chiede cosa sia il BTX, ma e' benzene, toluene e xylene - tre sostanze cancerogene. Una boccata di inquinanti forse non uccide, ma respirare queste sostanze per tutta la vita si.

La cosa piu' brutta pero', da come la vedo io, e' l'inganno dell'ENI, la loro malafede. Da piu' di un anno a Gela si parlava di accordi su un riassetto produttivo e occupazionale. Si parlava di investimenti sulla sicurezza, e manutenzione ordinaria degli impianti. Niente di speciale dunque, le cose che dovrebbero essere normali quando si opera in una raffineria. Ogni tanto si fanno i controlli e si mettono tecniche migliori se si puo' specie quando si opera cosi vicino ai centri abitati.

Ebbene, di tutto cio' l'ENI non ha fatto nulla. L'ENI NON HA FATTO NEPPURE LA MANUTENZIONE ORDINARIA! I sindacati dei lavoratori chimici e dell’energia, hanno addirittura accusato l'ENI di attuare la “logica del massimo profitto” perche' se ne sono altamente infischiati del piu' basilare buon senso e del rispetto della vita.

E' piu facile dire "non e' successo niente di grave" mentre intanto ogni due, tre settimane ci sono incidenti del genere a Gela. Dal sito siciliano tg10.it:

"..l’incidente è puntualmente arrivato. Per fortuna, ripetiamo, senza feriti. Ma non ci si può affidare sempre alla fortuna, alla buona sorte. Ecco perchè ogni ritardo negli interventi di manutenzione diventa una sorta di attentato alla sicurezza, considerata anche l’età avanzata degli impianti."

Intanto, mentre in Abruzzo si continua a fare le chiacchere, come riporta primadanoi, ci si prepara ad installare nuove trivelle a Pineto, a pochi chilometri dalla costa. Purissima follia. Dov'e' Gianni Chiodi, sindaco di Teramo, in tutto questo? Dov'e' Carlo Costantini che tanto dice di essere contro il centro oli ad Ortona? Dove sono i teramani? Possibile che non abbiano sentito parlare del petrolio in Abruzzo questi mesi? Possibile che non gli interessi del loro mare? Possibile che nessuno si sia preso la briga di indagare? Eppure sui blog e' almeno sei mesi che se ne parla, anche delle trivelle a Teramo....



Fonti:Sicilia Informazioni, Sicilia Informazioni 2