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Thursday, May 18, 2017

La Aleanna Resources buca la provincia di Ferrara -- Trava 2




Trava 2, Ferrara, Italia
Il paese piu bello del mondo, al petrolio, nel 2017 




Quelli della Aleanna Resources fanno gran festa, con comunicati e foto su Facebook. Hanno pure fatto il video con il drone, per far vedere quanto piu' bella e' l'Italia con le trivelle.

Guardatelo, ci prendono anche in giro, con il loro rispetto dell'ambiente e dei luoghi. Tutte balle, ma che importa, ci sono riusciti. 

Che dire, fermarli si puo, ma lo si deve volere. Evidentemente qui non lo si e' voluto.

Certo e' un pozzo esplorativo, e ci vorranno altri permessi per tirare fuori il gas, ma l'infrastruttura e' li, e ogni passo che le facciamo fare e' un passo in piu' verso l'obiettivo finale. Come la monaca di Monza -- ogni si temporaneo, rende il si finale sempre piu' impossibile da evitare. 

E cosi regaliamo un altro pezzo d'Italia a chissa' chi, nel 2017, quando tutto il resto del mondo guarda al sole e al vento.

In due frasi: Concessione Corte dei Signori, metano, 1400 metri di profondita' nel sottosuolo, Trava 2, Ostellato in provincia di Ferrara, Aleanna Resources. 

Tutti i dettagli sono al link di sopra. Sono stanca e non ho voglia di ripeterli qui. Ma uno si che lo scrivo:

"Il progetto interessa direttamente il sito Natura IT 4060008 ZPS Valle del Mezzano"

Li abbiamo veramente lasciati trivellare dentro le aree protette.

La Aleanna ha altri 31 progetti in Italia.

Non li capisco gli italiani. Non li capiro' mai.
 









Friday, March 24, 2017

La corte di appello del Colorado: il diritto alla salute e all'ambiente sano viene prima delle trivelle



Ecco, non potevo non raccontare questa storia.

La Corte di appello del Colorado da ragione ad un gruppo di ragazzini che chiedevano che il loro diritto alla salute, all'aria e all'acqua pulita venissero prima delle trivelle.

E hanno vinto. La corte ha detto proprio questo, che la salute viene prima dei buchi sottoterra, nonostane l'enorme lobby da parte dei petrolieri di Denver.

Tutto questo avra' forti ripercussioni nello stato, perche' finora la cosiddetta Colorado Oil and Gas Conservation Commission, detto COGCC, una specie di UNMIG del Colorado, aveva per missione quello semplicemente di "bilanciare" gli interessi dei petrolieri e dell'ambiente.

Come dire, prima c'era solo da essere "equilibristi" fra salute e trivelle. Adesso la salute viene prima.
Non e' una cosa da niente, ed e' per questo che i petrolieri hanno cercato in tutti i modi di fermare questa decisione.

Nello stato del Colorado ci sono gia' 50,000 pozzi, che nascono un po dappertutto, anche vicino a Denver, tutti supervisonati da questo ente, il COGCC  che doveva portare avanti lo sviluppo responsabile e bilanciato di oil and gas in modo che fosse protetta la salute pubblica, l'ambiente,la flora e la fauna.

Poi nel 2013, l'allora 13-enne Xiuhtezcatl Martinez, classe 2000 di Boulder assieme ai suoi amici
chiese a questo COGCC di cambiare le regole.

Chiesero una moratoria allo stato del Colorado finche'

la migliore scienza disponibile non dimostri, e un ente indipendente terzo non confermi, che trivellare puo' succedere in un modo che non vada ad impattare in modo cumulativo o con altre azioni l'atmosfera, l'acqua, la fauna, le risorse territoriali del Colorado e che non influenzi in maniera negativa la salute umana e che non contribuisca ai cambiamenti climatici

unless the best available science demonstrates, and an independent third party organization confirms, that drilling can occur in a manner that does not cumulatively, with other actions, impair Colorado’s atmosphere, water, wildlife, and land resources, does not adversely impact human health and does not contribute to climate change

E cosi' nel 2014 questo COGCC dovette tenere una riunione sul tema. Dismisero la richiesta di moratoria perche' diceva che era oltre l'autorita' e la missione del COGCC stesso.

Xiuhtezcatl Martinez e i suoi amici, assieme ad altri gruppi ambientali del Colorado, fecero ricorso.

La corte di Denver diede ragione al COGCC.

Xiuhtezcatl Martinez e i suoi amici fecero appello di nuovo.

Questa volta dissero che i giudici non avevano bene interpretato la missione del COGCC e che bilanciare non era sufficente.

E cosi, il giorno 23 Marzo 2017 la corte suprema cambia verdetto.

Il compito di questo COGCC non e' di far passare un test di equilibrio, quanto che tutto il settore di oil and gas venga eseguito con la protezione di salute pubblica, benessere, sicurezza, e questo delle persone, dell'ambiente, e della fauna.

Cosa succedera' adesso?

Succedera' che la proposta di moratoria tornera' indietro alle corti precedenti, che dovranno rigiudicare la proposta di moratoria. Non significa che la moratoria passa, quanto che le corti dovranno riesaminare la proposta tenendo conto del nuovo contesto. Si trivella non piu' se ce un bilancio, quanto se la salute e l'ambiente sono pienamente rispettati.

Tocchera' alle corti inferiori ora esprimere un giudizio. 

Ovvaiemente siccume questo COGCC e' un covo di petrolieri e loro amici (come l'UNMIG!) il COGCC pensa di fare ricorso.

Vedremo come va a finire. Tutte queste diatribe non sono nuove in Colorado.  Alcune citta' avevano passato delle leggi locali per vietare oil and gas nelle loro comunita', in alcuni casi queste leggi sono state giudicate non ammissibili e quindi c' molto subbuglio fra residenti, legislatori, trivellatori.

Ma la cosa che a me piu' intriga e' la storia del 17-enne dal nome esotico, questo Xiuhtezcatl Martinez che ha fatto delle cose meravigliose, con coraggio.

Onore a lui. Ce ne vorrebbero tanti di idealisti cosi.



Monday, June 30, 2014

New York: 170 citta' hanno diritto a dire no a operazioni petrolifere nei loro comuni

Notare che sono quasi tutte donne.



La decisione del 30 Giugno 2014 della Corte di Appello dello stato di New York ha dato un altra vittoria al movimento del no-fracking qui negli USA.

Albany ha infatti deciso che le comunita' locali hanno il diritto di vietare il fracking nel proprio territorio, dando cosi' ragione a piu di 170 citta' dello stato di New York di tenersi divieti e moratorie nei propri giardini. Questa vittoria apre un precedente anche per altre comunita' dell'Ohio, della Pennsylvania, del Colorado, del Texas, e della California e ovunque si stia lottando contro le trivelle.

E' un altra storia di Davide vs. Golia che parte dalla piccola citta' di Dryden - di appena 14,500 anime. Dryden era stata denunciata dalla Anschutz Exploration Corporation, di proprieta' di Phillip Anschutz, e il cui patrimonio complessivo e' stimato essere di $7.5 miliardi di dollari.

E dunque influenza e soldi per gli avvocati non gli mancavano.

La storia inizia nel 2009 quando un gruppo di cittadini, preoccupati per il possibile arrivo del fracking, decide di creare una associazione, la DRAC - Dryden Resource Awareness Coalition, promuovendo raccolte firme e conferenze. Nel 2010 il consiglio comunale si pronuncia compatto contro le attivita' non solo da fracking ma contro qualsiasi operazione di estrazione di idrocaburi.
Questa posizione viene ufficialmente codificato in una ordinanza comunale.

Subito la Anschutz fa causa, perche il divieto alle operazioni di petrolio e di gas, secondo loro, andava contro i loro diritti. Si sono susseguiti una serie di giudizi in tribunale, fino a ieri, 30 Giugno, quando appunto la Corte d'Appello ha finalmente decretato che Dryden ha diritto a dire no alle trivelle sul proprio suolo cittadino. Non ci sono altri gradi di giudizio possibili.

Nel frattempo la Anschutz ha ceduto i propri beni a Dryden alla Norse Energy, che ha cosi rimpiazzato la Anschutz in corte. Sfortuna ha voluto che la Norse, proprio a causa dei vari ritardi nel trivellare e' finita in bancarotta.

A rappresentare Dryden, l'avvocato Deborah Goldberg dell'associazione no profit Earthjustice, che commenta cosi:

"Questa decisione della Corte di Appello ha posto la parola fine una volta per tutte nello stato di New York sulla questione ed ha mandato un forte messaggio all'industria del gas e del petrolio. Per troppo tempo questi ultimi hanno potuto intimidire e abusare delle persone, e pensavano di poterla fare franca. Questo comportamento gli si sta ritorcendo contro, e finalmente le comunita' iniziano a farsi sentire e dire "adesso basta".

Sono arrivati circa 200,000 messaggio di supporto e di osservazioni.

Anche qui, una comunita' intera ha fatto la sua parte. Con il lavoro di squadra si vince sempre.


Tuesday, November 19, 2013

Falconara: 1 anno e due mesi di condanna per la vita di due operai.

Dal Comitato Cittadino di Falconara, sulla raffineria API. 


Il 7 ottobre scorso la Sezione penale della Corte di Appello di Ancona ha depositato i motivi della sentenza di condanna ad 1 anno e 2 mesi dei vertici della raffineria API di Falconara Marittima per l'incendio alla sala pompe occorso alle 5,25 del 25 agosto 1999 in cui persero la vita gli operai Ettore Giulian e Mario Gandolfi.

Quella tragica mattina l'incidente determinò la fuga di molti cittadini dai quartieri Villanova e Fiumesino, malori accertati sanitariamente tra i cittadini per le esalazioni diffusesi, mancanza di tempestiva attivazione dell'allarme alla cittadinanza e del blocco dei treni.

Sono stati condannati dalla Corte di Appello:


§         Il Vicedirettore della raffineria e Responsabile del Servizio Operativo;


§         Il Responsabile dell'Area manutenzione della zona OFF SITE (nella quale era collocata la pompa esplosa);


§         Il Responsabile della Sezione Manutenzione del Servizio Operativo.

I Giudici della Corte di Appello di Ancona hanno valutato come prove della responsabilità dei vertici di API raffineria:

1) la conoscenza e la tolleranza della prassi di lasciare aperte le valvole dei circuiti nei periodi di non utilizzo delle linee per il trasferimento dei prodotti. Se le regole di gestione dell'impianto ad alto rischio di incidente rilevante fossero state rispettate, controllate, migliorate e corrette quelle valvole sarebbero state chiuse e, pertanto, non avrebbero permesso l'afflusso di benzina alla pompa che scoppiò e provocò la morte degli operai Gandolfi e Giulian!

2) La mancanza della manutenzione sulla pompa che esplose! Su quella pompa i Responsabili di API raffineria omisero di richiedere e di programmare interventi di manutenzione predittiva nonostante fosse regolarmente segnalata per "Rilievo non effettuato, macchina ferma" dalla ditta incaricata alle verifiche delle vibrazioni sulle macchine rotanti, cosicché la pompa risultò non essere mai stata sottoposta a quella verifica che avrebbe con certezza segnalato rilevanti problemi di funzionalità!

Ci preme sottolineare un aspetto che abbiamo sempre evidenziato: la sentenza della Corte di Appello ha stabilito l'assoluta estraneità degli operai Gandolfi e Giulian da operazioni di sottrazione illegale di carburante, operazioni indecorosamente adombrate da alcune testimonianze "aziendaliste" nel corso delle udienze.

Inoltre è stata riconosciuta l'assoluta competenza messa in campo da Gandolfi e Giulian - in linea con le procedure del Piano di Emergenza Interna - nel vano tentativo di neutralizzare la nube di benzina che poi esplose.

Il raggiungimento della verità processuale dell'incidente del 25 agosto 1999 è stato possibile solo per la caparbietà dei Comitati dei cittadini che non si sono piegati di fronte alla potenza della Società petrolifera API e grazie all'eccellente lavoro analitico degli avvocati Stefano Crispiani e Carlo Maria Pesaresi  che con la memoria consegnata al Pubblico Ministero a luglio 2005 hanno fatto si che ad ottobre 2005 la Procura della Repubblica di Ancona depositasse la richiesta ed i motivi dell'appello alla sentenza di primo grado.

Motivi speculari a quelli dettagliatamente esposti dai legali dei Comitati falconaresi!

La pressione civile dei Comitati ha evitato una prima prescrizione del procedimento dato che ancora ad agosto 2012 (dopo sette anni dal ricorso in appello della Procura della Repubblica!) nulla si sapeva della fissazione dell'Appello.


Ma la battaglia dei Comitati dei cittadini non è finita.


Ora si profila il rischio di un'altra prescrizione poiché se - come immaginiamo - i condannati ricorreranno alla Corte di Cassazione, i Giudici dovranno pronunciarsi entro e non oltre l'estate 2014 in forza dei 15 anni trascorsi dal tragico incidente del 25 agosto 1999!

A nostro parere una eventuale prescrizione - pur non intaccando l'accertamento dei fatti - sarebbe in primo luogo INDECOROSA poiché si permetterebbe di far operare il decorso del tempo come causa estintiva della pena comminata per le gravi e inammissibili mancanze riscontrate a carico dei vertici della raffineria API di Falconara Marittima nella conduzione di un settore dell'impianto a elevato rischio di incidente rilevante.

Inoltre, dopo avere evitato una prima prescrizione, ci troveremmo di fronte alla BEFFA e all'UMILIAZIONE della Giustizia stessa e dei cittadini.

Non lo permetteremo!

Saremo presenti con la nostra istanza e con ogni altro strumento legale per sollecitare la Corte di Cassazione a non far intervenire la prescrizione!

http://www.youtube.com/watch?v=alIp7lfVB5E

http://web.mclink.it/MF8408/Commemorativa.htm


Tuesday, October 8, 2013

Lo studente che denuncio' lo stato dell'Alaska sui cambiamenti climatici



The state has a sovereign obligation over 
all the earth and air within its domain

US Supreme Court, 1907

“This is a case about global warming and regulation of greenhouse gases. Several children and their parents sued the State of Alaska. They allege that if the level of greenhouse gases in the atmosphere is not reduced immediately, there will be unprecedented environmental consequences. They are concerned that global warming has already caused damage to Alaska’s environment and that the damage will increase. They asked the trial court to decide that the atmosphere is a public trust resource that the State has an obligation to protect for the public and for future generations.”

Solo in America poteva succedere tutto questo.

Si chiama Nelson Kanuk, viene da Barrow, Alaska e studia all'universita' dell'Alaska, Fairbanks. 

La sua citta' di nascita e' in cima al mondo, e gli effetti dei cambiamenti climatici, e dello scioglimento dei ghiacciai, sono sotto gli occhi di tutti.

E cosi, mentre era ancora studente delle scuola superiore, Nelson Kanuk fa causa allo stato dell'Alaska, argomentando che e' compito dello stato combattere i cambiamenti climatici e garantire che l'atmosfera sia protetta per il presente e per le generazioni future.

Come tutti gli attivisti, la preoccupazione di Nelson nacque quando vide piccole e grandi cose cambiare nella sua vita quotidiana. Noto' che il fiume dietro casa sua si ingrossava sempre di piu e che gli argini arrivavano sempre piu' vicino alla sua casa. Noto' che la neve arrivava in Novembre e non piu' in Settembre.

Assieme ad altri sei studenti, allora, Nelson denuncio' lo stato dell'Alaska per non avere adeguatamente protetto i cittadini dalle eccessive emissioni di anidride carbonica.  La causa va avanti da un po, a negli scorsi giorni e' arrivata fino alla Corte Suprema dell'Alaska, cosa non da poco.

Data la natura singolare dell'evento, per trasparenza, e perche' e' una occasione bellissima di democrazia e di crescita per tutti, specie per gli studenti, si e' deciso che le sessioni della Corte Suprema si sarebbero svolte nell'auditorium della scuola superiore di Nelson Kanuk, per dare a tutti la possibilita' di partecipare.

La causa e' come ogni altra, ci sono accusa e difesa e anche sessioni di domande e risposta con avvocati, giudici e persone informate dei fatti. Tantissimi gli studenti coinvolti, tutti a leggersi come funziona il sistema giudiziario, gli impatti dei cambiamenti climatici e anche l'etichetta giusta su come vestirsi per presentarsi davanti alla Corte Suprema.

A rappresentare Kanuk una non profit dell'Oregon, Our Children's Trust che ha accettato di rappresentare Nelson ed i suoi amici probono. Il perno della causa e' che secondo Our Children's Trust, l'atmosfera e' pubblica, un "public trust" e i governi devono difenderla come difendono tutte le cose pubbliche, di tutti.

E quindi tre sono le domande importanti:

1. Lo stato ha l'obbligo di proteggere l'atmosfera?
2. Il sistema giudiziario puo' decidere in materia?
3. Nelson Kanuk e gli altri studenti che hanno presentato causa, hanno un danno effettivo che la corte puo' in qualche modo valutare e a cui decidere di porre rimedio?

Secondo Think Progress, la questione se l'atmosfera e' un "public trust" o no e' complessa e ha le sue radici nella giurisdizione britannica, quando si chiese al governo di proteggere le vie navigabili, perche' appunto erano di tutti, e lo stato aveva il dovere di gestirle e di mantenerle in buono stato ed accessibili a tutti.

Probabilmente la corte dira' che e' una causa politica, e che lo scopo della questione esula da cio' che la corte - ovviamente - puo' fare.

Ma per Nelson Kanuk la questione e' diversa. Per lui si e' trattato di fare qualcosa, di agire, di fare svegliare qualche coscienza e di non accettare passivamente che la sua citta' si sciolgesse come neve al sole.

Considerato che il caso e' arrivato alla stampa internazionale non e' cosa da poco.






Barrow, Alaska.

Wednesday, January 30, 2013

La Shell condannata in Olanda per inquinamento



The fact that a subsidiary has been held responsible by a Dutch court is new and opens new avenues.

The court did not just examine the role of the parent company, but also looked at abuses committed by Shell Nigeria, where the link with the Netherlands is extremely limited. That's a real breakthrough.

Menno Kamminga, professore di diritto internazionale, 
Maastricht University.


Elencare le liste dei crimini Shell contro l'ambiente e contro i diritti umani, e' difficile da fare in modo sintetico. C'e' n'e' per tutti i colori con processi in Inghilterra, con un ruolo di spicco nella morte di Ken Saro Wiwa, e anche un reportage delle Nazioni Unite che non lascia scampo a malintesi. In Nigeria la Shell ha causato gravissimi danni all'ambiente.

E cosi' oggi 30 Gennaio 2013 una corte olandese a L'Aia si e' pronunciata contro la Shell ed in favore di un contadino nigeriano, rappresentato da Milieudefensie, la filiale Olandese di Friends of the Earth, una organizzazione mondiale che si occupa di questioni ambientali.

E' la prima volta che una causa di questo genere si svolge in Olanda, non nel paese in cui i crimini sono stati commessi, la Nigeria, ma nella sede principale del colosso del petrolio.

La causa verteva su cinque casi di inquinamento di fiumi e laghi per la pesca nelle foreste nigeriane, come conseguenza di perdite di petrolio nelle annate 2004, 2005 e 2007. Da allora molti dei fiumi e dei laghi per la pesca dei residenti sono impraticabili ed i pesci sono morti.

La Shell e' stata condannata a pagare i danni a uno dei quattro contadini, Friday Akpan, ma la corte dell'Aia ha esonerato la Shell da altri quattro casi che si discutevano contemporanemente.

L'importanza di questo verdetto pero' non e' tanto nel fatto che la Shell debba risarcire il signor Akpan, ma che da adesso in poi anche altri nigeriani colpiti dalla negligenza - e dall'inquinamento - della Shell potranno portare in causa la ditta olandese in madrepatria.  E infatti, gia' i vicini del signor Akpan si sono messi in fila.

L'evento per cui la Shell e' stata condannata e' l'inquinamento di ben 47 laghetti per la pesca commerciale che rappresentavano il sostentamento per il signor Akpan e la sua famiglia.

Per gli altri quattro casi invece la corte ha accolto le richieste della Shell, secondo cui le perdite furono causate dal sabotaggio e non dalle scarse condizioni di manutenzione da parte della Shell. 
La rappresentante di Friends of the Earth  Geert Ritsema dice pero' che faranno ricorso.


Nel 2012 ci sono stati 198 perdite e riversamenti di petrolio nel Delta del Niger, con il rilascio di circa 26,000 barili di petrolio - cioe' circa 100,000 litri.

La Shell dice che di questi 161 sono ad opera di sabortaggio e 37 di propria responsabilita'. I residenti dicono che la Shell sottostima il numero di barili riversati e che le loro terre, acque, e zone di pesca sono del tutto impraticabili.

I residenti vogliono gli stessi standard che altrove. Le loro richieste sono semplici: che la Shell pulisca il disastro che ha combinato, che ripaghi i contadini delle perdite subite e che gli oleodotti e tutte le attivita' connesse all'opera petrolifera siano piu' sicure e piu' rispettose di chi li vive.

Il commento della Shell al verdetto, per parola del vice presidente per l'ambiente della Shell (!!!) Allard Castelein e' stato

"Paghermemo la compensazione. Non abbiamo perso la causa. Non e' stato un fallimento operazionale. La falla e' stata la conseguenza del sabotaggio".





La cifra e' ancora da stimarsi. Il verdetto dice






"La Shell Nigeria avrebbe dovuto e potuto prevenire il sabotaggio in modo semplice. E' per questo che la corte ha condannato la Shell a pagare i danni". 

La Shell opera in Nigeria in un consorzio fatto dalla Nigerian National Petroleum Corporation, dalla Shell stessa,  dalla Total, dalla Nigeria Limited e dalla Nigerian Agip Oil Company Limited.

C'e' pure l'ENI/Agip.




Tuesday, February 28, 2012

La Shell a giudizio: omicidio, tortura, schiavismo in Nigeria




Puo' veramente essere che nel 2012 le corporazioni possono andare ovunque nel mondo e commettere abusi come torture, omicidi e schiavismo e allo stesso tempo essere esenti dal confronto coi loro accusatori e non rendere giustizia?

Questo e' esattamente quello che la Shell difendera' presso la nostra piu' alta corte oggi.


Karen Redford, avvocato
28 Febbraio 2012



La Corte Suprema americana ha deciso di ammettere il dibattito "Kiobel vs. Shell", dove dovra' decidere se il processo di un gruppo di Nigeriani contro la Shell per crimini contro l'umanita' e per la morte del famoso attivista Ken Saro Wiwa, puo' svolgersi negli USA oppure no.

La Shell e' infatti accusata di avere ingaggiato paramilitari che hanno commesso sequestri di persona, esecuzioni sommarie, tortura, lavori forzati, stupri, violenze, tangenti, sparatorie e finanche genocidio. Fra i delitti contestati, la morte di Ken Saro Wiwa e di altre persone.

La Corte Suprema e' allora chiamata a decidere se le vittime possono o no portare in causa la Shell, non per danni ambientali, ma per danni contro i diritti umani, anche se i crimini sono accaduti fuori dagli USA.

Infatti, parrebbe che questa causa dei nigeriani contro la Shell, non possa competere ad un tribunale USA visto che la Shell ha sede altrove, e visto che le morti e i presunti abusi sono accadute in Nigeria.

Ma facciamo un passo indietro. Negli anni '90 sorse in Nigeria il movimento popolare degli Ogoni, di cui abbiamo parlato tante volte su questo blog, che includeva anche Ken Saro Wiwa e che denunciava le pietose condizioni ambientali in Nigeria a causa di decenni di sfruttamento petrolifero, soprattutto per opera della Shell.

Le pacifiche proteste di Wiwa e dei suoi collabroatori vennero pero' subito messe a tacere dal brutale regime dittatoriale dell'epoca, in collaborazione con la Shell. Insieme, secondo l'accusa, la Shell e il governo furono responsabili di quella bella lista di delitti di cui sopra, inclusa la morte di Ken Saro Wiwa.

Ora e' evidente che una persona e' sempre responsabile di omicidio.

Ma questo reato non e' stato commesso negli USA.

Qui pero' c'e' anche una legge che si chiama Alien Tort Statute, secondo la quale orrendi crimini commessi all'estero contro l'umanita' possono essere portati a processo sul suolo USA. Questa legge esiste da 30 anni.

A volte infatti, succedeva che criminali nazisti, o altri dittatori venivano negli USA "in pensione", pensando di poterla fare franca. Invece no, qui la legge dice che in casi particolarmente gravi, anche se il crimine l'hai commesso all'estero, puoi essere portato in causa in un tribunale americano.

Questa legge e' stata gia' usata contro Radovan Karadzic, per crimini commessi durante la guerra di Bosnia/Serbia e contro il dittatore filippino Ferdinando Marcos.

E le multinazionali? Chi protegge i deboli contro quelle? I criteri applicati per Marcos e per Karadzic sono gli stessi che si applicano alla Shell? La legge cosi' com'e' formulata non spiega se bisogna fare distinzione fra persone/dittatori e multinazionali/ditte petrolifere.

Anche se la legge non era esplicita, circa 15 anni fa, si decise di provare ad usare questa Alien Tort Statute anche contro le multinazionali.

Il primo caso fu quello di Doe vs. Unocal, in cui alcuni cittadini di Birmania portarono in causa la Unocal Americana e la Total di Francia.

Ecco qui il racconto - da brivido.

In questo caso, la Unocal e la Total erano accusate di avere ingaggiato l'esercito birmano per forzare la costruzione di un oleodotto, ben consci della brutalita' che sarebbe stata riservata ai residenti, tutti contrari.

Infatti i militari commisero torture, violenze sessuali e omicidi sugli abitanti che quell'oleodotto proprio non lo volevano. Un po' come in Nigeria.

Fu un successo - dopo 9 anni la Unocal e la Total, nel 2005, ammisero le loro colpe e furono costrette a risarcire le vittime.

Ma adesso, gli avvocati della Shell dicono che questa Alien Tort Statute si debba applicare *solo* alle persone, non alle corporazioni, cioe' a loro.

E di grazia, perche'? Ovviamente perche' hanno paura di perdere come hanno perso quelli della Unocal/Total a suo tempo e sarebbe un colpo durissimo per la Shell la cui immagine di certo non brilla per carita' cristiana!

E quindi siamo finiti alla Corte Suprema che deve decidere se queste multinazionali siano "persone" che possono stare a processo anche per presunti delitti commessi fuori dagli USA, secondo questo Alien Tort Statute oppure no.

A capo di questo processo c'e' la signora Barinem Kiobel, moglie del dottor Kiobel che venne impiccato dalla giunta militare della Nigeria nel 1995 assieme a Ken Saro Wiwa e sotto la regia della Shell. Assieme alla vedova del dottor Kiobel, altre nove persone.

La signora chiede solo che ci sia un processo, e che lei possa presentare le sue argomentazioni contro la Shell presso un triunale, presumibilmente non corrotto, e chiedere giustizia per la morte del marito, avvenuta 16 anni fa!

Nel 2010 la Corte Suprema disse che le corporazioni possono dare soldi a candidati politici, e godere della liberta' di parola, proprio come una persona.


Vediamo se ora sono persone anche nel senso che non possono andare dove gli pare e creare disastri, impuniti.

Qui il commentario di uno degli avvocati per i diritti umani del gruppo Earth Rights International, Katie Redford

How anyone could argue with a straight face that they shouldn't be held responsible for such abhorrent behavior is almost beyond comprehension. Yet that's precisely what Shell and their corporate supporters have been insisting on.


Il caso e' ora nelle mani della Corte Suprema che ha iniziato ad ascoltare pareri di Shell e vittime il 28 Febbraio 2012.

Qui il sunto della prima giornata

Wednesday, February 22, 2012

Dryden e la corte suprema di NY: si ai divieti di fracking



La citta' di Dryden, nello stato di New York, popolazione 14,000 ha il potere di bannare il fracking dai suoi confini cittadini. L'ha deciso la Corte Suprema dello stato di New York.

E' come se il sindaco di Bomba avesse il potere di porre il veto alle trivelle della sua citta' ed e' considerata un'enorme vittoria per la democrazia, per il potere locale, per la gente.

In realta' gia' altre 51 comunita' fraccande e fraccate avevano emanato divieti locali, incluse Dryden, ma questa e' la prima volta che si arriva alla Corte Suprema dello stato di New York.

La Anschutz exploration che voleva fare fracking a Dryden ha sede a Denver e il giorno 16 Settembre 2011, porto' in causa la citta' newyorkese, una delle tante che aveva osato bannare il fracking dai suoi confini.

Un Davide della democrazia contro un Golia del petrolio, visto che Dryden ha soli 14,000 abitanti!

L'accusa era che il divieto di fraccare il territorio era contro i diritti acquisisti della Anschutz , visto che i permessi sono dati dallo stato e non dalle citta'. Per cui, secondo loro, le citta' non possono dire niente e devono stare zitte.

Il giudice Phillip R. Rumsey - sant'uomo - invece ha deciso che la salute delle persone e' piu' importante dei "diritti" dei trivellatori, e ha decretato che il divieto puo' essere integrale. Il divieto vale per gas, fracking e petrolio.

La Anschutz Exploration, opera non solo a New York, ma anche in Pennsylvania, Ohio, North Dakota, Montana, Wyoming. Ci si aspetta che la sentenza avra' ripercussioni su tutti i paesi in cui la Anschutz o altre ditte vogliano fraccare il territorio - era la prima volta che una corte suprema si occupasse di un caso del genere.

Lo stato di New York ha una moratoria sul fracking dal 2008, che si vuole estendere almeno fino al giugno 2013.

Gli sono arrivate 20,000 osservazioni di contrarieta'.

God bless American democracy.

Fonti: NPR

Wednesday, December 14, 2011

L'Aleanna e le trivelle nel delta del Po


Ci risiamo: la Aleanna ci riprova e questa volta ottiene quello che vuole, in gran parte, secondo me, a causa del torpore delle popolazioni locali.

Ne abbiamo parlato tante volte su questo blog e qualche tempo fa, il 5 Dicembre 2011 per la precisione, i nostri amici della Aleanna, che non si sa da dove vengano, dicono di avere ricevuto il permesso per trivellare il pozzo "Gallare 6d" all'interno della loro concessione "Corte dei Signori" da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.

Non ho visto nessun comunicato in Italiano.

La cosa piu' triste e' che il comunicato stampa in inglese in cui la Aleanna annuncia tutto questo afferma che la Aleanna ha "finalizzato" un'accordo con i proprietari terrieri per la perforazione del pozzo.

Pecunia non olet, evidentemente, ma l'idrogeno solforato e la melma petrolifera, si, ve lo assicuro!

Dicono che inizieranno a trivellare il pozzo fra qualche giorno e che le operazioni saranno completate fra circa 60/90 giorni.

La Aleanna dice di avere altri otto permessi esplorativi e tre applicazioni pendenti, per un totale di oltre 3200 chilometri quadrati, tutti nella pianura padana e che vuole procedere il piu' in fretta possibile con la loro trivellazione.

Perche' la Aleanna ci e' riuscita? Perche' nessuno se l'e' presa a cuore, ma per davvero, nel delta del Po. Perche' nessuno ha detto a quei proprietari terrieri che forse sarebbe stato piu' etico non scendere a patti con la Aleanna e non dargli il terreno da stuprare. Perche' nessuno ha deciso di mettere da parte per un po la propria piccola vita per qualcosa di piu' grande che il proprio tran tran quotidiano. Perche' la politica ha dormito, e la gente non li ha svegliati.

Era tutto scritto: Ortona, la Valle del Curone, Spinazzola, Bomba sono state tutte comunita' piu' o meno grandi che hanno fatto rumore, che hanno rotto le scatole ai politici e alla fine i petrolieri hanno trovato pane per i loro denti e se ne sono dovuti andare via.

Ma se tutti tacciono e pensano solo ai fattacci propri, agli sghei, a come riempire il proprio fine settimana con la meno noia possibile, non si va lontano.

E va bene, vediamo dove vogliono arrivare. A nessuno e' importato fare molto. Mi dispiace solo per il professor Mario Zambon che ha speso la vita a spiegare alla gente del posto che le trivelle avrebbero portato alla subsidenza del delta del Po.

Evviva l'Italia, evviva il ricco Nord, evviva la Lega, evviva la Aleanna.

Tuesday, March 8, 2011

Ida Tarbell - l'8 Marzo di tutti



Ida Tarbell

 John D. Rockefeller
la sua Standard Oil era proprietaria del 90%
delle operazioni petrolifere d'America fra la fine del 1800
e l'inizio del 1900.



L'espose' di Ms. Tarbell - Mc Clure Magazine
Dopo la dissoluzione della Standard Oil, nacquero le baby Standard: Chevron, Exxon, Mobil


Notare nel 1977 - Energy Conservation


All a man does should make for rightness and soundness,
that even the fixing of a tariff rate must be moral.

Ida Tarbell,
The History of Standard Oil


Ida Tarbell. Questo nome non dira' molto ai piu', ma ne voglio parlare oggi, 8 Marzo, perche' la sua e' una storia bellissima di ispirazione e che quando mi sento demoralizzata e mi chiedo chi me lo fa fare, mi fa sentire meno sola e mi riempie di ammirazione e di rispetto.

Ida Tarbell invento' il giornalismo investigativo e rivoluziono' il modo di rapportarsi degli Americani alle multinazionali del petrolio, cento anni fa, senza internet, senza aereoplani e solo per amore di giustizia.

Nacque nel 1857, in Pennsylvania, figlia di un piccolo imprenditore petrolifero. A quel tempo non c'erano le multinazionali e chiunque poteva mettersi li a cercare oro nero sottoterra.

Ad un certo punto sulla scena compare pero' Mr. John Rockefeller, petroliere spietato la cui intenzione era quella di emergere su tutti, con qualsiasi metodo possibile, legale o meno, intimidendo e rendendo la vita difficile a tutti i suoi competitori. La sua ditta si chiamava Standard Oil.
Si dice che il protagonista di "There will be blood" con Daniel Day Lewis e' stato ispirato in parte da lui.

Con il tempo la sua Standard Oil arrivo' a detenere il 90% di tutta l'industria petrolifera USA e ingoio' pure la ditta del padre di Ida Tarbell.

Passarono gli anni, e Ida trovo' la sua strada come giornalista in un epoca in cui le donne stavano a casa, o al massimo facevano le insegnanti o le infermiere.

Nel 1897 Ida Tarbell decise, di punto in bianco, di studiare la Standard Oil. Si prese la briga di spulciare tutti i documenti che poteva trovare sparsi per la nazione e si premuro' di fare interviste ad esperti di leggi, scienziati, e pure con i petrolieri stessi.

Cento anni fa, quando queste cose non si facevano, senza internet e senza niente se non la curiosita' e il desiderio di trovare la verita'.

I capoccioni che lavoravano per la Standard Oil, credendo che la giornalista volesse scrivere testi di ammirazione, raccontarono la loro verita' con molto candore, e rivelarono anche cose non proprio edificanti, come l'aver pagato politici, manipolato il mercato, minacciato i piccoli imprenditori e corrotto chi c'era da corrompere.

Ida Tarbell mise insieme tutti i pezzi. Ci mise cinque anni.

Il suo primo articolo di denuncia contro la Standard Oil, le sue pratiche e John Rockefeller, comparve nel 1902 su una rivista che si chiamava McClure's magazine. Gli articoli durarono fino al 1904, e alla fine furono raccolti in un libro, dal titolo "History of the Standard Oil Company". Fu invitata a parlare in tutti gli angoli della nazione, e divenne amata dappertutto la Standard Oil aveva fatto disastri - il che vuol dire in tutti gli USA.

Fu uno tsunami. Era la prima volta che il capo di una multinazionale cosi potente veniva messo sotto lo scrutinio dell'opinione pubblica. Ci fu un forte elemento di sorpresa e di stupore anche da parte dei lettori che mai avrebbero potuto immaginare comportamenti cosi poco morali da parte di un uomo cosi ricco e cosi famoso.

Scrisse di Rockefeller:

And he calls his great organization a benefaction, and points to his church-going and charities as proof of his righteousness. This is supreme wrong-doing cloaked by religion. There is but one name for it -- hypocrisy.

Dalla sua opera giornalistica certosina nacquero movimenti di opposizione di popolo e politici allo strapotere della Standard Oil Trust. Ida Tarbell diede loro numeri, dati, fatti, alla gente per unirsi e chiedere cambiamento.

Le leggi gia' esistevano - in particolare il Sherman Antitrust Act del 1890 - ma fino ad allora la Standard Oil era riuscita a sfuggire dal braccio della legge.

Finalmente, grazie agli espose' di Ida Tarbell, la Standard Oil non pote' piu' scappare dall'ira di popolo.

Il presidente Teddy Roosevelt chiamo' i vertici della Standard Oil i piu' grandi criminali della nazione e nel 1911 la Corte Suprema degli Stati Uniti impose la dissoluzione della ditta, in quanto cartello e monopolio.

Le maggiori ditte di oggi - Chevron, Exxon-Mobil, Conoco-Phillips, Amoco, sono tutte derivate dalla Standard Oil di Rockefeller.

Nel 1999 il New York Times mise i suoi articoli fra i cinque piu' influenti pezzi di giornalismo mai scritti nel 20esimo secolo. Le hanno fatto un francobollo e dato ogni sorta di riconoscimento, in vita e dopo la sua morte, nel 1944.

All a man does should make for rightness and soundness,
that even the fixing of a tariff rate must be moral.


Tutto questo piu' di cento anni fa. In questi tempi di veline e di Ruby Rubacuori, mi sembra un bell' esempio di speranza.