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Sunday, September 23, 2018

Borneo: a causa della deforestazione in sedici anni andati persi 100,000 orangotanghi












L'isola di Borneo se la dividono fra Indonesia, Malesia e Brunei, e fino a quaranta anni fa per tre quarti era coperta da foreste con tutta la magnifica biodiversita' di flora e fauna che portano con loro.

E poi arriva l'uomo, con deforestazione, piantagioni monocultura, industria del legno. Muore la foresta, muore la vita.

E cosi, dal 1999 al 2015 sono andati persi 100,000 orangotanghi che non sono sopravvissuti alla deforestazione, alla perdita di habitat, alla caccia selvaggia. E se tutto continua come finora, entro il 2050 saranno persi altri 45,000 esemplari.

E' quanto emerge da uno studio pubblicato su Current Biology da un gruppo di ricercatori internazionali guidati da Maria Voigt del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, in Germania.

Gli studiosi hanno esplorato le foreste del Borneo e seguito il fato di quasi 37,000 nidi di orangotanghi nel periodo che va dal 1999 al 2015. Nel 1999 il numero di nidi erano di 22.5 per chilometro percorso, nel 2015 si era arrivati a10.1 nidi per chilometro.

Calcolando la natalita' tipica da ciascun nido e il numero totale, hanno poi stimato le perdite di orangotanghi sulla cifra di 148,500 individui.

In piu' i dati sono stati studiati diverse popolazioni di orangotanghi presenti su Borneo, ed emerge che dei 64 gruppi presenti solo 38 hanno una popolazione adeguata a garantire la sopravvivenza sul lungo termine: cento individui.
Maria Voigt dice che nessuno si aspettava questo tipo di declino, e che le cause sono nel degrado dell'habitat di questi animali, con l'avanzare del disboscamento, dell'agricoltura intensiva e anche dell'uccisione diretta.

Nel 1973 si calcolava che vivessero in Borneo 288,500 esemplari di orangotanghi. A quel tempo, i tre quarti dell'isola erano ancora foresta.

Nel 2012 il censimento parla di 104,700 individui.

Nel giro di meno di 40 anni un terzo delle foreste del Borneo sono state distrutte dal fuoco, piantagioni di olio da palma, miniere, e dall'industria del legno. 
Gli orangotanghi hanno bisogno di foreste per vivere e mal si adattano fuori.

Le perdite sono state maggiori in Kalimantan, la parte Indonesiana dell'isola e negli stati di Sabah e di Sarawak che appartengono alla Malesia invece.

La cosa pero' preoccupante e' che mentre Kalimantan e Sabah sono state antropizzate, Sarawak ha conservato le sue foreste. E perche' allora anche qui c'e' stata mortalita'?

Non si sono registrate qui ne epidemie o altre cause di morie di massa. La spiegazione: uccisioni dirette.  Gli orangotanghi vengono uccisi per la carne,  e per il commercio illegale di animali. Le mamme vengono uccise e i loro piccoli venduti sul mercato nero.  A volte gli orangotanghi vengono uccisi perche' si allontanano dalle foreste ed entrano nei giardini o nei campi delle persone in cerca di cibo.  A volte si spacciano le uccisioni di orangotanghi come "controllo delle pesti".

L'uomo si appropria dell'habitat degli animali, nascono i conflitti e l'animale ha sempre la peggio, visto che non hanno pistole con se. 

E se i tassi di deforestazione restano cosi come sono, circa 215,000 chilometri quadrati in piu' di foresta andanno persi dal 2007 al 2020.

Il tasso di foresta dell'isola passera' dal 75% del 1973 al 24%.

Cosa fare? Secondo Maria Voigt occorre introdurre piu' misure per proteggere foreste e orangotanghi,
con sensibilizzazione ambientale e coinvolgimento delle comunita' locali.

Qualche passo e' stato fatto: il governo indonesiamo nel 2016 ha dichiarato una moratoria contro l'apertura di nuove piantagioni di palma in tutto l'arcipelago nazionale, e anzi i permessi dati nel 2015-2016 sono stati cancellati.

Come sempre, non solo solo gli orangotanghi nella lontana Indonesia, e' tutto il nostro pianeta che e' a rischio e occorre che tutti facciamo la nostra parte.  Un consumo responsabile ed etico, rompere le scatole a chi di dovere, cercare di riparare quello che e' andato perso, dalla pulizia delle nostre spiagge all'uso di fibre non sintetiche.

Sunday, August 26, 2018

Il potere dell'albero urbano










U.S. urban land increased from 2.6% (57.9 million acres) in 2000 to 3.0% (68.0 million acres) in 2010. States with the greatest amount of urban growth were in the South/Southeast (TX, FL, NC, GA and SC). Between 2010 and 2060, urban land is projected to increase another 95.5 million acres to 163.1 million acres (8.6%) with 18 states projected to have an increase of over 2 million acres. Overall, there are an estimated 5.5 billion trees (39.4% tree cover) in urban areas nationally that contain 127 million acres of leaf area and 44 million tons of dry-weight leaf biomass. Annually, these trees produce a total of $18.3 billion in value related to air pollution removal ($5.4 billion), reduced building energy use ($5.4 billion), carbon sequestration ($4.8 billion) and avoided pollutant emis- sions ($2.7 billion). States with greatest annual urban forest values were: Florida ($1.9 billion), California ($1.4 billion), Pennsylvania ($1.1 billion), New York ($1.0 billion) and Ohio ($971 million).

Io non so cosa passi per la testa dei vari amministatori italiani che pare si divertano ad ammazzare quanti piu' alberi possibile.

Capisco che qualcuno di loro possa essere un pericolo, ma a volte mi pare di vedere interi viali decimati di alberi, trasformandoli da piccole oasi di verde in un ammasso di cemento brutto, senza ombra e senza pace.

Non so neanche se ci siano studi su cosa possa fare un albero per le nostre città italiane, o se li ammazziamo e basta perché "fanno sporco" o abbisognano di manutenzione, ma e' secondo me abbastanza logico pensare che gli alberi migliorino la qualita' di vita per bellezza, aria pura, serenita', e perche' a volte nascondono le tante brutture architettoniche del nostro paese. Gli alberi riducono lo stress delle persone, ci fanno vivere meglio a contatto gli uni con gli altri.


La conclusione: ogni dollaro speso per albero porta a due dollari ed un quarto in ritorno alla comunita' -- negli USA almeno.

Ogni anno, negli USA almeno, gli alberi urbani generano valore per circa $18.3 miliardi di dollari grazie alla rimozione di inquinamento, risparmio energetico nei consumi da aria condizionata, sequestro di CO2.

Pare poco?

E noi non vogliamo fare la potatura o raccogliere le foglie di fronte a questo enorme regalo della natura? 



E' evidente che la popolazione mondiale cresce, e anzi gia' adesso piu' di meta' della popolazione mondiale vive in centri urbani, con problemi di smog, inquinamento, affollamento. Gli alberi portano a tanti miglioramenti: aiutano a ripulire aria e suolo, riducono i rischi di allagementi, portano a diminuzione locale della temperatura, abbattono il rumore, aiutano la pollinazione, portano attivita' ricreative, riducono lo stress.

Lo studio e' stato eseguito dal Prof. David Nowak del USDA (US Department of Agriculture) Forest Service e da Scott Maco del Davey Institute. I due hanno pure sviluppato una app chiamata i-Tree Tools (www.itreetools.org) che studia la relazione fra gli alberi e l'ambiente circostante a livello locale. Il software mette in relazione l'altezza, le dimensioni della chioma e l'area delle foglie di un albero o di una serie di alberi con tutti i "servizi" associati.

I due si sono concentrati in particolare su dieci citta', dieci "megacitta'" con una popolazione di piu' di 10 milioni di abitanti in tutto il loro hinterland: Pechino, Buenos Aires, Il Cairo,  Istanbul, Londra,  Los Angeles, Mexico City,  Mosca, Bombay, Tokyo.
 
L'hinterland de Il Cairo era il piu' piccolo di 1,200 chimometri quadrati, quello di Tokyo era invece a 19,000. I due hanno studiato la distribuzione arborea da Google Maps, selezionando 500 punti e classificandoli in base al grado di verde che ospitavano.
 
Lima, Peru' ha solo l'1% coperto di alberi.
New York ha il 34% invece.
 
Viene fuori che mettendo tutto insieme, il risparmio sull'aria condizionata, sui pericoli di inondazione, sulla cattura dell'acqua dopo le piogge, sul sequestro di anidride carbonica, sui risparmi sui costi sanitari da inquinamento, gli alberi portano a 967mila dollari di valore per ogni chilometro quadro di parco urbano.

I due hanno pure studiato tutte le possibilita' di aumentare la superficie di alberi piantati nel mondo, e viene fuori che il 18% delle aree metropolitane delle citta' analizzate potrebbe essere sfruttato per piantarci piu' alberi, come per esempio al lato dei marciapiedi, dentro superficie adibite a parcheggi a cielo aperto o aree abbandondate. E se si usano alberi che crescono in altezza, li si possono piantare un po dappertutto, con il tronco solo che occupa spazio e poi la chioma in alto.

Intanto negli USA dove crescono le spinte dei residenti verso aree sempre piu' verdi, si calcola che il verde urbano raddoppiera' nei prossimi decenni. Per ora negli USA ci sono 5.5 miliardi di alberi urbani che producono circa 18 miliardi di dollari in benefici alla comunita'.

E in Italia?

Io non credo che ci sia necessariamente bisogno di tutte queste cifre per capire che gli alberi portano solo benessere e benefici, e non capisco perche' li si continui ad abbattere.

Come sempre, gli alberi si piantano, non si abbattono.

Monday, February 13, 2017

La voragine petrolifera del New Mexico





 
elaborazione del possibile danno




“The cavity will collapse. For all I know, it can start collapsing in 10 or 15 minutes.”


Carlsbad e' una citta' del New Messico.

Ci si arriva lungo l'autostada US 285. All'avvicinarsi un segnale stradale

"US 285 south subject to sinkhole 1,000 feet ahead"

"Tra 300 metri lungo la US 285 sud c'e' una voragine che sprofonda. Una sinkhole"

E infatti in questo angolo petrolifero del New Mexico c'e' una caverna sotterranea che sta per crollare, e risucchiare con se una chiesa, autostrade, stazioni di servizio, scuole, ferrovie e case.

La zona in questione e' sede di varie caverne, che formano il Carlsbad Caverns National Park. La gente ci viene per turismo, per vedere le stalagmiti e le stalattiti e perche' il sottosuolo e' spettacolare.

La particolare caverna crollante che ora preoccupa la comunita' e' il risultato di tre decenni di petrolio: e' una caverna artificiale in cui e' stata pompata acqua per anni. L'acqua arrivava a circa 150 metri sotto la crosta terrestre e riportava su in superficie "brine" -- una soluzione acquosa ad alta salinità --  che veniva poi usata come additivo dei fluidi di perforazione per l'industria del petrolio e del gas dello stato del New Mexico.

La suddetta caverna sta ora per crollare, come e' gia' successo in altre zone del New Mexico, nonche' in Kansas, Michigan e Canada, per il troppo stess accumulatosi nel corso degli anni. La caverna di Carlsbad e' particolarmente pericolosa perche' si trova nei pressi di un centro abitato di circa 26mila persone;  potrebbe fare grandi danni.

In questa caverna non si pompa piu da vari anni, ma i danni vanno avanti: come sempre, la geologia una volta che la metti in moto, quella va avanti per la sua strada.  In superficie ci sono attivita' commerciali, hotel, scuole, autostrade, banche, e stazioni di servizio. Il crollo sarebbe catastrofico, perche' porterebbe via con se almeno un miliardo di dollari di proprieta' ed infrastrutture.

Nel corso degli scorsi anni sono state dichiarati stati di emergenza, ci sono stati avvisi al pubblico, e la richiesta di denaro pubblico per metterla in sicurezza e per installare centraline ed allarmi. Qualche settimana fa l'allarme dei geologi: la caverna potrebbe collassare in ogni momento, portando via una gran fetta dell'abitato di Carlsbad. Circa 200 persone potrebbero avere impatti negativi sulle loro proprieta'.

La ditta responsabile delle operazioni di brina e' la I and W che ha dovuto gia' chiudere la caverna ed e' andata in bancarotta. 


Monday, February 29, 2016

Mi scrive l'ambasciatore dell'Ecuador in Italia: le trivelle in Amazzonia sono tuttapposto





















 Texaco extracted up to 1.5 billion barrels of oil. The contamination of of the Amazon forest left millions of gallons of oil in the soil, 20 million cubic meters of polluted gas into the air and hundreds of contaminated water pools and open air waste pits left abandoned without any covering or cleaning.




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Ecco la lettera che mi scrive l'ambasciatore dell'Ecuador in Italia:



Dottoressa
Maria Rita D'Orsogna
Blogger del Fatto Quotidiano

In riferimento all'articolo "Ecuador, i petrolieri cinesi trivellano l'Amazzonia", pubblicato nel blog di Il Fatto Quotidiano, nel quale si conferma che l'Ecuador: ha deciso di vendere 200 mille ettari di bosco del sud del paese ad un consorzio petroliere cinese" (traduzione allo spagnolo); devo, nella mia qualità di Ambasciatore dell'Ecuador presso l'Italia, chiarire questa informazione errata.

L'Ecuador non ha venduto né un solo ettaro di foresta amazzonica a nessun consorzio. Quello che ha avuto luogo è un contratto di prestazione di servizi, tra l'Ecuador ed un consorzio di imprese di industrie petrolifere per l'esplorazione e estrazione di petrolio esistente nei blocchi 79 e 83 dell'Amazonia ecuadoriana.

Questo contratto è parte del legittimo diritto che ha l'Ecuador di gestire le proprie risorse naturali a beneficio del bene comune e contempla i precetti Costituzionali che inquadrano questo tipo di attività. Nell’articolo 317 della Costituzione dell'Ecuador stabilisce:

Art. 317: Le risorse naturali non rinnovabili appartengono al patrimonio inalienabile ed imprescrittibile dello Stato. Nella sua gestione, lo Stato darà la priorità alla responsabilità intergenerazionale, la salvaguardia della natura, la riscossione di regalie o altre contribuzioni non tributarie e di partecipazioni imprenditoriali; e minimizzerà gli impatti negativi di carattere ambientale, culturale, sociale ed economico.
 
L'accordo di concessione firmato dall'Ecuador, permette l’estrazione della risorsa in condizioni specifiche da utilizzo congiunto e soprattutto della riguardo all’ambiente. Mi permetto di informarla che l'Ecuador è stato un leader regionale su temi di salvaguardia e tutela dell’ambientale.

Vorrei inoltre segnalare che, l’estrazione delle risorse naturali non comporta un pericolo per la salvaguardia culturale dei popoli e nazionalità ancestrali. Il Governo dell'Ecuador ha come priorità la cura delle comunità dell'Amazonia ecuadoriana e indirizza gran parte dei guadagni del petrolio va ad opere pubbliche e progetti di sviluppo nella zona. Tutto ciò in consonanza con l'articolo 74 della Costituzione ecuadoriana che dispone: "Le persone, comunità, popoli e nazionalità avranno diritto a beneficiare dell'ambiente e delle risorse naturali che consentano loro il buon vivere."

In conclusione, il petrolio rappresenta la principale fonte d’ingresso per l'Ecuador e l’estrazione è un legittimo diritto che si traduce nel beneficio collettivo del paese. Il Governo dell'Ecuador indirizza i propri sforzi affinché le risorse naturali del paese siano utilizzate in modo razionale, sostentabile e sostenibile, preservando la natura e beneficiando a tutti i popoli e nazionalità del paese.

A questo proposito, sarei molto grato che in futuro gli articoli relativi all'Ecuador dispongano di fonti di contrasto adeguate. Se lei desidera maggiore informazione su tutto ciò che sta accadendo nel paese, questa Ambasciata sarà sempre a disposizione per offrire l'informazione a lei necessarie.

Attentamente,

Juan Holguín Flores

AMBASCIATORE DELL'ECUADOR IN ITALIA



***

Mia risposta:

Gentile Ambasciatore, grazie delle precisazioni. Io pero' non credo che il "contratto di prestazione di servizi" fra l'Ecuador e i petrolieri cinesi per trivellare l'Amazzonia sia essenzialmente cosa diversa dal vendere la foresta alle multinazionali di Pechino. Cosa offre l'Ecuador in questo contratto? La foresta. Cosa faranno i cinesi? Trivelleranno in cambio di soldi. Non e' questa una compravendita? Anzi, se vuole sapere cosa penso, assieme al contratto avete venduto anche la vostra anima.

I petrolieri trivelleranno, bucheranno, disboscherano, inquineranno, distruggeranno la fauna, la flora, il modo di vivere dei residenti dell'Amazzonia come hanno fatto dovunque sono andati nel mondo intero.

Non segue la storia Ecuador/Texaco/Chevron? Come e' possibile che non abbiate imparato niente da Lago Agrio, una delle tragedie petrolifere piu' eclatanti del mondo e che e' accaduta nel vostro stesso paese?

O pensate che i cinesi saranno meglio dei texani o che adesso non si inquina piu'? O pensate che il sacrificio dei 30,000 afectados rappresentati da Julio Prieto e Pablo Fajardo sia stato fine a se stesso? Non e' giusto che loro abbiano dovuto soffrire decenni di inquinamento, malattie, acqua inquinata, pesca inpraticabile e che adesso il governo dell'Ecuador ripeta gli stessi sbagli, gettando le basi per un altro Lago Agrio in un altra zona del paese.

Lei mi dira' che sono cose diverse, ma non e' cosi'. Mutatis mutandis, il risultato e' sempre lo stesso, dalle vigne della Basilicata alla giungla dell'Ecuador, alle mangrovie della Nigeria. Petrolio = Distruzione. Non ci sono altre parole.

Ed e' una cosa non sapere quali sono le conseguenze delle trivelle, come non si sapeva nel 1964 quando la Texaco arrivo' in Ecuador, ed e' un'altra saperle, come si sa nel 2016, e ugualmente stipulare "contratti di prestazione" per trivellare la foresta. Tutti sappiamo come andra' a finire, a prescindere da quel che dice la costituzione del suo paese.

Non e' possibile estrarre petrolio e al contempo rispettare l'ambiente. Non si puo', non e' mai successo da nessuna parte e mai succedera'.  Punto e fine.

E lo sa perche' sono cosi categorica? Perche' invece di parlare con governanti e gli spin doctor e i lobbisti che pure hanno cercato di farmi il lavaggio del cervello, parlo e leggo e scrivo con la gente normale che queste cose le vive. Io spero che un giorno invece che spendere il suo tempo a difendere i "contratti di prestazione di servizi" lei vada ad incontrarli questi afectados e che ci sia giustizia per loro.

Infine, sarebbe bello poter pensare che invece che trivellarla, il governo dell'Ecuador proteggesse la sua foresta. E assieme alla foresta, i suoi indigeni e che la foresta fosse usata per il benessere economico di tutti in modo intelligente, sostenibile e lungimirante cosicche' ne possano godere anche le generazioni future.

Vedo che non e' cosi'.

MRD