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Wednesday, January 23, 2019

Otto stati di ogni colore politico contro l'airgun in Atlantico e contro Trump



Neanche questa storia la leggerete mai sul Corriere della Sera, perche' e' una storia di coraggio e di coerenza che prescinde dal colore politico e non rientra nell'equilibrismo della stampa nostrana.

Donald Trump ha deciso che vuole trivelle, carbone ad ogni costo, e il ritorno essenzialmente a quegli anni 60 che non torneranno piu'. Vuole iniziare con le trivelle in Oceano Atlantico, e con l'airgun, l'anticamera delle trivelle.

Ed ecco allora che tutti gli stati, democratici e repubblicani, lungo la riviera atlantica decidono di ribellarsi. Ben 92 rappresentanti del congresso USA, la quasi totalita' dei rappresentanti delle loro comunita', si sono dichiarati contrari all'airgun in Atlantico.

Otto stati hanno fatto causa comune contro l'amministrazione del presidente arancione.

Non hanno guardato al colore dei loro partiti, e hanno levato la loro voce unanimi, perche' tutti sanno che e' folle trivellare, fare airgun e distruggere ancora di piu' il nostro pianeta e le loro economie costiere.

L'ultimo della serie e' stato il New Jersey che si aggiunge a Maryland, Connecticut, Delaware, Maine, Massachusetts, New York, North Carolina e Virginia. Assieme contendono in una causa comune che l'amministrazione arancione ha violato il cosiddetto Marine Mammal Protection Act, Endangered Species Act e il National Environmental Policy Act, perche' l'airgun causa danni alla vita animale marina, con il rumore assordante, la confusione, le lesioni ai loro corpi con valori di decibel anche solo superiori a 160.

Mica come i nostri governanti, presenti e passati che parlano di crociere sismiche e che danno permessi dicendo che "non si sa" quali siano i danni dell'airgun. Si sa eccome, basta solo volerlo sapere.

Notare bene che New York e' ultra liberale, e la Virginia ultra conservatrice.

Il furore e' arrivato quando, in Novembre 2018, il National Marine Fisheries Service ha autorizzato cinque compagnie per fare airgun in Atlantico, dal Delaware alla Florida. Fra le prescrizioni-finzione, il comando di fermarsi se una delle specie protette si trova vicino alle navi dell'airgun.

Sono trent'anni che non ci sono ispezioni sismiche in Atlantico.

Trent'anni in cui nessuno ha seriamente pensato di trivellare l'oceano, e trent'anni in cui si sono sviluppate piccole e grandi realta' turistiche, di pesca, di bellezza che il petrolio non fara' altro che rovinare.

E infatti non si puo' dire lo stesso della costa Texana!

E adesso Trump si risveglia e dice che dobbiamo trivellare.

Intanto gli arriva un altro piccolo grande schiaffo: lui che non ne vuole sentire di cambiamenti climatici e che vuole trivelle-carbone-morte, ha trovato un avversario formidabile,  un giudice di una corte federale in South Carolina ha vietato all'amministrazione Trump di procedere con le ispezioni sismiche al largo dell coste dell'Atlantico.

Come forse in molti hanno letto sulla stampa italiana, il nostro governo e' chiuso, almeno parzialmente, perche' Trump vuole il muro e i democratici no. E quindi la soluzione e' stata di fermare tutte le attivita' non considerate essenziali finche' non risolve questa situazione.

Fra le decisioni da fermare, quella sulle trivelle e sull'airgun perche dare permessi non e' considerato vitale.

Ma i petrol-amici volevano far si che i permessi venissero firmati in quattro e quattr'otto anche con il governo chiuso. Il giudice federale Richard Gergel ha pero' detto no: il dipartmento dell'interno non ha il potere di dare permessi trivellanti o di ispezioni sismiche in Atlantico in questo periodo di governo chiuso.



Tutto questo e' successo ancora grazie all'intervento dell' Attorney General del South Carolina, stato repubblicano. Lui si chiama Alan Wilson e si e'opposto ai cinque trivellatori.

Invece i permessi trivellanti continuano nel golfo del Messico, gia' ampiamente trivellati e dove i petrolieri hanno la politica in tasca, e da tanto. Continuano anche le discussioni per bucare l'Arctic National Wildlife Refuge in Alaska, sotto tante critiche.


Un altro politico locale intanto, del South Carolina propone 10 di moratoria sul tema.


Giusto in tempo per liberarsi diDonald Trump.




Questo occorre ricordare: che gli USA non fanno airgun lungo le coste Atlantiche da 30 anni.


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Sunday, August 26, 2018

Il potere dell'albero urbano










U.S. urban land increased from 2.6% (57.9 million acres) in 2000 to 3.0% (68.0 million acres) in 2010. States with the greatest amount of urban growth were in the South/Southeast (TX, FL, NC, GA and SC). Between 2010 and 2060, urban land is projected to increase another 95.5 million acres to 163.1 million acres (8.6%) with 18 states projected to have an increase of over 2 million acres. Overall, there are an estimated 5.5 billion trees (39.4% tree cover) in urban areas nationally that contain 127 million acres of leaf area and 44 million tons of dry-weight leaf biomass. Annually, these trees produce a total of $18.3 billion in value related to air pollution removal ($5.4 billion), reduced building energy use ($5.4 billion), carbon sequestration ($4.8 billion) and avoided pollutant emis- sions ($2.7 billion). States with greatest annual urban forest values were: Florida ($1.9 billion), California ($1.4 billion), Pennsylvania ($1.1 billion), New York ($1.0 billion) and Ohio ($971 million).

Io non so cosa passi per la testa dei vari amministatori italiani che pare si divertano ad ammazzare quanti piu' alberi possibile.

Capisco che qualcuno di loro possa essere un pericolo, ma a volte mi pare di vedere interi viali decimati di alberi, trasformandoli da piccole oasi di verde in un ammasso di cemento brutto, senza ombra e senza pace.

Non so neanche se ci siano studi su cosa possa fare un albero per le nostre città italiane, o se li ammazziamo e basta perché "fanno sporco" o abbisognano di manutenzione, ma e' secondo me abbastanza logico pensare che gli alberi migliorino la qualita' di vita per bellezza, aria pura, serenita', e perche' a volte nascondono le tante brutture architettoniche del nostro paese. Gli alberi riducono lo stress delle persone, ci fanno vivere meglio a contatto gli uni con gli altri.


La conclusione: ogni dollaro speso per albero porta a due dollari ed un quarto in ritorno alla comunita' -- negli USA almeno.

Ogni anno, negli USA almeno, gli alberi urbani generano valore per circa $18.3 miliardi di dollari grazie alla rimozione di inquinamento, risparmio energetico nei consumi da aria condizionata, sequestro di CO2.

Pare poco?

E noi non vogliamo fare la potatura o raccogliere le foglie di fronte a questo enorme regalo della natura? 



E' evidente che la popolazione mondiale cresce, e anzi gia' adesso piu' di meta' della popolazione mondiale vive in centri urbani, con problemi di smog, inquinamento, affollamento. Gli alberi portano a tanti miglioramenti: aiutano a ripulire aria e suolo, riducono i rischi di allagementi, portano a diminuzione locale della temperatura, abbattono il rumore, aiutano la pollinazione, portano attivita' ricreative, riducono lo stress.

Lo studio e' stato eseguito dal Prof. David Nowak del USDA (US Department of Agriculture) Forest Service e da Scott Maco del Davey Institute. I due hanno pure sviluppato una app chiamata i-Tree Tools (www.itreetools.org) che studia la relazione fra gli alberi e l'ambiente circostante a livello locale. Il software mette in relazione l'altezza, le dimensioni della chioma e l'area delle foglie di un albero o di una serie di alberi con tutti i "servizi" associati.

I due si sono concentrati in particolare su dieci citta', dieci "megacitta'" con una popolazione di piu' di 10 milioni di abitanti in tutto il loro hinterland: Pechino, Buenos Aires, Il Cairo,  Istanbul, Londra,  Los Angeles, Mexico City,  Mosca, Bombay, Tokyo.
 
L'hinterland de Il Cairo era il piu' piccolo di 1,200 chimometri quadrati, quello di Tokyo era invece a 19,000. I due hanno studiato la distribuzione arborea da Google Maps, selezionando 500 punti e classificandoli in base al grado di verde che ospitavano.
 
Lima, Peru' ha solo l'1% coperto di alberi.
New York ha il 34% invece.
 
Viene fuori che mettendo tutto insieme, il risparmio sull'aria condizionata, sui pericoli di inondazione, sulla cattura dell'acqua dopo le piogge, sul sequestro di anidride carbonica, sui risparmi sui costi sanitari da inquinamento, gli alberi portano a 967mila dollari di valore per ogni chilometro quadro di parco urbano.

I due hanno pure studiato tutte le possibilita' di aumentare la superficie di alberi piantati nel mondo, e viene fuori che il 18% delle aree metropolitane delle citta' analizzate potrebbe essere sfruttato per piantarci piu' alberi, come per esempio al lato dei marciapiedi, dentro superficie adibite a parcheggi a cielo aperto o aree abbandondate. E se si usano alberi che crescono in altezza, li si possono piantare un po dappertutto, con il tronco solo che occupa spazio e poi la chioma in alto.

Intanto negli USA dove crescono le spinte dei residenti verso aree sempre piu' verdi, si calcola che il verde urbano raddoppiera' nei prossimi decenni. Per ora negli USA ci sono 5.5 miliardi di alberi urbani che producono circa 18 miliardi di dollari in benefici alla comunita'.

E in Italia?

Io non credo che ci sia necessariamente bisogno di tutte queste cifre per capire che gli alberi portano solo benessere e benefici, e non capisco perche' li si continui ad abbattere.

Come sempre, gli alberi si piantano, non si abbattono.

Tuesday, March 27, 2018

La balene del Nord Atlantico in via d'estinzione e con zero nascite per la stagione




Il nome della specie e' Eubalaena glacialis.

In italiano, balena franca nordatlantica. In Inglese north Atlantic right whale. Vive, per l'appunto lungo le coste atlantiche del Nord America ed e' in via di estinzione, a causa di scontri con le navi, e perche' si aggroviglia alle reti dei pescatori.

E' lunga circa 15 metri e puo' arrivare fino a 70,000 chilogrammi.

La stagione della riproduzione e' l'inverno, e secondo i vari calendari veterinari, la finestra per la 
riproduzione di quest' anno si e' chiusa in questi giorni.

Quanti piccoli sono nati nel 2018?

Zero.

E' la prima volta in 30 anni che non succedeva.

Di solito le nascite si concentrano lungo le coste della Georgia e della Florida. Dal 1989 ad oggi ci sono state un numero variable di nascite tra uno e 39. Ma mai zero.

Essendo una specie di estinzione ci sono vari specialisti che seguono i tentativi per incoraggiare le nascite e portare soccorso in caso di difficolta'. Fra questi Barb Zoodsman del National Marine Fisheries Service.  Lei dice che se non ci mettiamo a fare sul serio per difendere queste balene presto potrebbero estinguersi.

Ne restano solo 450 in tutto il pianeta.
 
Nel 2017 ne sono nate 5. Ma ne sono morte 17, tutte spiaggiatesi.
Nel 2018 il primo spiaggiamento e' gia' stato registrato in Virginia. 

La media e' di 17 piccoli per stagione, ma dal 2012 ad oggi il numero di nuovi esemplari e' stato sotto la media. E' evidente che una popolazione non puo' sostenersi con questi numeri, a lungo termine.

Certo, potrebbe essere che alcune piccole balene siano nate lontane dagli occhi e dagli strumenti dei ricercatori, ma sarebbero in numero molto esiguo. Per esempio, nel 2017 ci furono due nuove balene avvistate in Massachusetts che non erano state incluse nel conto iniziale perche' nessuno le aveva viste.

O chissa', magari ci sara' una esplosione delle nascite nel 2019, considerato che fra un parto e l'altro ci sono tre anni per cui magari ci sono dei cicli triennali. Nel 2000 ci fu una sola nuova nascita, ma poi nel 2001 ne arrivarono ben 31. Fu il secondo migliore anno da che si teneveva il conto, cioe' dal 1989. 

Oltre al declino delle nascite c'e' anche l'aumento della mortalita'. Delle 17 balene morte nel 2017, 4 sono state uccise dalle navi, ed altre due sono morte avvinghiate dalle reti per la pesca. Si pensa ad aumentare le protezioni e le limitazioni alle navi, e anche a creare reti da pesca che le balene possano in qualche modo sfondare, o da cui possano svincolarsi piu' facilmente. Esistono anche dei legani fra questi avvinghiamenti e l'abbassamento della natalita', visto che se si tratta di esemplari femmina lo stress e l'ansia sono cosi forti che ne risente il sistema riproduttivo. E questo se la balena sopravvive, ovviamente.

D'altro canto la vita delle balene si accorcia. In questi ultimi anni molte sono morte a circa 30 anni, meno della meta' della loro vita in situazioni normali. Anche l'intervallo fra una nascita e l'altra e' aumentato. In media come detto si tratta di tre anni, ma in questi ultimi anni non e' raro che il cicilo sia di sette o otto anni.
 
Intanto alcune associazioni ambientaliste, Defenders of Wildlife e il Center for Biological Diversity. hanno portato in causa il governo Trump per la mancata protezione delle balene.

Ma che siano denuncie, o reti, o regole piu' severe alle barche, occorre fare presto.  Di questo passo non resta molto a queste creature del mare.

Tuesday, July 4, 2017

Trump scellerato riapre l'Atlantico alle trivelle fermate da Obama




Il presidente Trump continua a prendere provvedimenti a casaccio, contro il buonsenso, la natura, il futuro.

Che dire.

L'ultima e' che il giorno 3 Luglio 2017 ha formalmente riaperto le acque dell'Atlantico alla compravendita di lotti per l'estrazione di petrolio e di gas.  Si tratta dei mari della Virginia, North Carolina, South Carolina e Georgia. Erano zone che Obama aveva deciso di vietare alle trivelle, e contro cui si erano espresse una marea di piccole e grandi ditte, citta', enti locali e statali.

L'unica considerazione positiva e' che per fortuna la compravendita non puo' iniziare prima del 2023, e questo perche' la cessione di lotti petroliferi si fa ogni cinque anni. La finestra dal 2017 al 2022 e' stata gia' regolamentata sotto Obama, e quindi le prime date utili per Trump sono fra il 2023 e il 2028, Speriamo bene che ci sia per allora un qualche presidente piu' illuminato, in modo da evitare il peggio.
 
Come detto, queste aree erano state chiuse alle trivelle da Obama, e ad Aprile 2017 Trump aveva ordinato il riesame delle concessioni. In questi giorni arriva il responso, favorevole ai signori di petrolio e gas.

Non solo Trump vuole aprire questi mari alle trivelle, vuole anche rendere i permessi piu "snelli", cioe' piu' veloci e sempre piu' difficili da contestare, studiare, in modo che residenti ed attivisti abbiano vita piu' facile.

Il mantra di Trump e' sempre lo stesso:  l'America viene prima, il petrolio ci serve, con tutto questo ben di dio... e blah blah.

Dalle sue parole:

"America must put the energy needs of American families and businesses first and continue implementing a plan that ensures energy security and economic vitality for decades to come"

Quello che non capisce e che non vuole capire e' che i bisogni delle famiglie americane includono aria e acqua pulite, il lavoro da turismo e di pesca su cui si reggono centinaia di comunita' dalla Virginia alla Florida.

Ma non sara' facile trivellare: ben 120 citta' lungo la costa est hanno gia' detto no grazie, e cosi pure 1200 sindaci, amministratori, e politici statali e federali dell'area, almeno 41,000 business e associazioni di pescatori che rappresentano almeno 500mila persone.

E poi, c'e' da ricordare sempre il detto del diavolo e delle pentole. Chissa', entro il 2023, magari il petrolio sara' cosi obsoleto che nessuno vedra' alcun vantaggio nel trivellare la costa est degli USA, mettersi contro comunita' intere e creare una infrastruttura petrolifera da zero.

Speriamo che sia cosi, e che non solo sara' obsoleto il petrolio, ma anche tutta la cricca di personaggi piu' o meno assurdi che circondano il presidente arancione e dalle figuracce quotidiane.

Tuesday, December 20, 2016

Obama vieta le trivelle in Artico - questa volta per sempre








It’s never been done before.
There is no case law on this. It’s uncharted waters.

 Patrick Parenteau, Vermont Law School. 


Voglio un primo ministro cosi' in Italia.

Al rush finale della presidenza, Obama emana un divieto permanente di trivelle in Artico e in Atlantico. Un divieto permanente.

E' tutto fatto e pensato a prova di Donald Trump, nel senso che sara' difficile per il nuovo presidente rescnidere questa decisione.

Cosa e' successo? 

Secondo il New York Times, Obama ha usato una legge del 1953: la Outer Continental Shelf Lands Act,  che gli da il diritto di agire unilateralmente per proteggere il mare. La legge e' stata gia' usata in passato, per proteggere porzioni di mare piu' piccoli, ma mai per aree cosi estese: dalla Virginia al Maine e in tutta l'Alaska. 

La legge dice questo, poche e chiare parole:

“The President of the United States may, from time to time, withdraw from disposition any of the unleased lands of the outer Continental Shelf.” 

Il presidente degli USA puo', di tanto in tanto, eliminare dalle concessioni qualsiasi terreno non gia' assegnato nell'outer continental shelf. 

L' Outer Continental Shelf e' la fascia costiera di mare che va dalla terraferma al mare profondo.

Secondo il professor Patrick Parenteau, che insegna diritto ambientale presso la Vermont Law School e' qualcosa che non e' mai stato fatto prima d'ora.

Ovviamente appena il tutto e' stato dichiarato, sono fioccate le critiche, ma anche gli applausi. I critici (e chi senno'?) sono i petrolieri ed i loro amici che dicono che il tutto e' un abuso di potere, che va ad aggiungersi alla spinta di Obama per la ratifica internazionale degli accordi di Parigi prima dell'arrivo di Trump.

In piu' Mr. Obama ha usato una rara clausola di un altra legge del Clean Air Act del 1970 che impone a tutti gli stati di pianificare la transizione dei loro sistemi di approvvigionamento dell'energia elettrica dal petrolio alle rinnovabili.

Quella di emanare leggi all'ultimo minuto e' una pratica abbastanza usuale dei presidenti USA, chi piu' chi meno hanno cercato di farlo. Forse l'amministrazione piu' audace da questo punto di vista, secondo il New York Times, e' stata l'amministrazione di Bill Clinton. Tutti pero' scelgono le cause che piu' stanno a cuore. E questo vuol dire che dentro di se, Obama ha ritenuto salvare l'Artico e l'Atlantico dalle trivelle come una sua priorita'.

Trump di certo ci provera' a disfare queste leggi, e gli altri progressi fatti negli USA contro le emissioni di inquinanti e di altri gas serra, ma trovera' quanto meno una serie di ostacoli e di difficolta' che rallenteranno o addirituttura renderanno impossibile il tornare indietro.

Ma cosa e' stato vietato? 

Trivelle in circa 460mila chilometri quadrati di mari, il 98% del mare dell'Artico in possesso del governo centrale USA, per proteggere orsi polari e balene. Aveva gia' qui provato a trivellare la Shell, con un sacco di imbarazzo e di problemi e alla fine hanno desisitio. In aggiunta all'artico tutto il mare dalla Virginia al confine con il Canada sara' chiuso alle trivelle, con altri 15mila chilometri quadrati di mare. Qui vivono coralli delicati e specie rare di pesci. 

Anche il primo ministro canadese, Justin Trudeau ha annunciato un nuovo divieto alle trivelle nell'Artico del Canada. La speranza e' che fra Canada e USA buona parte del polo nord, un ecosistema unico e delicato, sia protetto.

Obama sottolinea che seppure uno possa avere tutti gli standard di sicurezza possibili ed immaginabili, i rischi di perdite di petrolio sono elevati e non e' possibile ripulire facilmente eventuali perdite. Quindi, nel rischio, meglio evitare.

Potra' Trump disfare il tutto? 

Si, ma c'e' un solo modo.

Il famoso Outer Continental Shelf Lands Act non prevede che futuri presidenti possano tornare indietro e disfare cio' che i loro precedessori hanno approvato e considerato meritevole di protezione. E' una legge unidirezionale in questo senso.

Cosi' com'e' Trump non puo' fare niente.

E infatti nessun presidente ha mai *mai* revocato cio' che un suo precedessore ha incluso nella lista di zone marine protette grazie all'Outer Continental Shelf Lands Act.

Per cambiare la decisione di Obama, Trump dovrebbe andare a monte: dovrebbe prima far si che il Congresso cambi la legge del 1953, inludendo esplicitamente che i diveiti alle trivelle possono essere modificati e possano essere revocati. 

Per fare questo, ci vorrebbe un voto di maggioranza di almeno 60 senatori su 100. In senato ci sono solo 52 repubblicani, e quindi non solo tutti i repubblicani dovrebbero votare a favore di tale emendamento, cosa non certa perche' alcuni senatori delle coste atlantiche si sono gia' espressi contro le trivelle nei mari dei loro stati, ma dovrebbero anche convincere altri 8 democratici a farlo.

Cosa difficilissima.

Poi una volta cambiata la legge del 1953, dovrebbero applicarla al caso specifico dell'Artico e dell'Atlantico.

Ci vorranno anni, molti di piu' dei prossimi quattro.

Vista la difficolta' del tutto, e' molto probabile che i repubblicani, Trump in cima, non facciano niente.

Ben fatto, Mr. President. 
I will miss you.

Tuesday, March 15, 2016

Obama: divieto alle trivelle, all'airgun in Atlantico

Obama annuncia il no alle trivelle in Atlantico.
L'oceano e' tornato protetto da una fascia di rispetto di 160 km.
La larghezza dell'Adriatico.



Tutte le citta' della East Coast che hanno detto no alle trivelle e all'airgun.
Turismo e petorlio non si puo'.
Piu' di cento citta'.


Qui la mappa dei 160 km di barriera protettiva negli USA
Vietato trivellare: rosso
Permesso: verde


Tutto il petrolio che ci lasciamo sottoterra (arancio):
Trivelliamo solo il verde


Si trivellano solo i mari di Texas e Lousiana.



Ecco qui il risultato:
3000 pozzi, lo scoppio del golfo del Messico
e una accozzaglia di oleodotti marini
che e' impossibile monitorare


Il 17 Aprile vuoi essere Gela o vuoi essere Taormina? 


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** Update: 15 Marzo 2016, Obama annuncia che non ci saranno airgun 
e/o trivelle lungo la East Coast **

Salvi 800 mila chilometri quadrati di mare
in Virginia, South Carolina, North Carolina, Georgia

Come? 
La gente si e' ribellata, e con loro politici, stampa, attivita' commerciali.

Il parere unanime e' che 
turismo e petrolio non si puo'.

Vota SI il 17 Aprile 2016


Il regalo e' qui: il giorno 15 Marzo 2016 il governo USA ha deciso di ritirare il suo piano di aprire l'Oceano Atlantico ai sondaggi sismici con la tecnica dell'airgun prima e alle trivelle poi nei mari atlantici di di quattro stati: Virginia, North Carolina, South Carolina e Georgia.

Fanno 800 mila chilometri quadrati di mare salvo.

Spero che sara' un regalo e un esempio anche all'Italia che si appresta a votare, e spero a votare SI al mare pulito e libero dalle trivelle il giorno 17 Aprile 2016.

Perche' Obama ha deciso questo? Il segretario dell'interno Sally Jewell ha spiegato che ad essere contrari erano nientemeno che il Pentagono e dozzine e dozzine, se non centinaia di comunita' costiere, sindaci e rappresentanti governativi di ogni colore politico. Si doveva iniziare a lottizzare il mare nel 2017,  e invece se ne riparlera', forse, nel 2022.

Sono arrivate al governo la bellezza di un milione di osservazioni e hanno deciso che non era proprio il caso. Per la precisione, oltre a centinaia e centinaia di "no" dai residenti, ci sono state 104 citta', 100 rappresentanti del Congresso, 660 politici locali, 750 attivita' commerciali, dozzine e dozzine di editoriali dalla stampa, che si sono dichiarati contrare al petrolio in Atlantico. Temono tutti le conseguenze delle trivelle sulla vita marina, sul turismo, sulla salute e sulla qualita' di vita dei residenti.

Ci sono qui 1.4 milioni di posti di lavoro e quasi 100 miliardi di fatturato nell'industria della pesca e del turismo.  E non c'e' spazio per le trivelle.

Sally Jewell dichiara:

When you factor in conflicts with national defense, economic activities such as fishing and tourism, and opposition from many local communities, it simply doesn’t make sense to move forward with any lease sales in the coming five years.

In ballo c'erano 4 miliardi di barili di petrolio, e 850 miliardi di metri cubi di gas. Finanche il Pentagono si e' dichiarato contro perche' le attivita' petrolifere avrebbero potuto interferire con le esercitazioni navali della marina americana.

Ovviamente, i petrolieri hanno gridato alla catastrofe: "e' una decisione da estremisti", "soffira' l'industria del petrolio e del gas", "aumentera' il costo dell'energia", "dimunuiranno i posti di lavoro e gli investimenti", "diminuiranno gli introiti governativi", "dimuinuira' la sicurezza energetica". Tutte parole di Jack Gerard, il presidente dell'American Petroleum Institute che vede solo una gran tragedia.

Ancora piu' pattriottica Karen Harbert, presidente dell'Istituto per l'energia del 21esimo secolo che dice che nel chuidere l'Atlantico alle trivelle “e' stato un regalo agli estremisti dell'elettorato a spese della sicurezza energetica e dell'economia americana".

Sono le stesse cose che dicono i fossilzzatori italici -- uguale uguale.

Ma chiunque non abbia interessi personali (e cioe' chiunque non sia affiliato all'industria del petrolio) non puo' che applaudire la decisione di Obama. E infatti arrivano plausi e ringraziamenti da tutta la costa atlantica per questa decisione: cittadini, sindaci, associazioni ambientaliste.

Ma come si era anche arrivati all'idea di trivellare l'Atlantico? Beh, occorre fare un po di passi indietro.  E' da piu' di 30 anni, cioe' dal 1981, che esiste il divieto di trivellare la costa pacifica ed atlantica, una decisione che nacque dallo scoppio di Santa Barbara nel 1969 che cambio' il paradigma petrolio-benessere in petrolio-maledizione. Dopo che la California cambio' le sue leggi, piano piano si arrivo' alla moratoria federale del 1981 con una fascia di 160 chilometri di rispetto perche' turismo e trivelle non possono coesistere. I petrolieri hanno sempre cercato di mettere pressione per addolcire questa moratoria, ma non ci sono mai riusciti.


Non e' mai stato chiaro perche'. Forse perche' c'erano le elezioni di medio-termine e voleva aiutare i democratici in corsa in stati dove l'elettorato repubblicano e' forte, ed in generale favorevole alle trivelle? Forse perche' gia' allora pensava di bocciare il mega-oleodotto della discordia, Keystone XL, che avrebbe portato il petrol-bitume dal Canada fino ad Houston e non voleva apparire troppo "estremista"? Non si sa. Fatto che sta che a Novembre 2015 Keystone venne bocciato, e fatto sta che forse nemmeno Obama poteva aspettarsi l'enorme scroscio di "no grazie" che gli arrivo' in merito alle trivelle in Adriatico, repubblicani e democratici. 

Cosa impariamo da questo?

Beh, intanto che qui si parlava di fare airgun e trivelle a 80 chilometri da riva, e che con queste decisione si tornera' ad una barriera protettiva di 160 chilometri. Credo di averlo detto mille volte: visto che in Europa ci piace sempre copiare le cose sciocche degli americani, caro Matteo Renzi, perche' non copiamo queste cose qui? Decidiamo anche noi italiani di mettere una fascia di rispetto di 160 chilometri, e mettiamola noi e i croati. Il risultato sarebbe l'Adriatico totalmente chiuso alle trivelle, perche' l'Adriatico e' largo proprio 160 chilometri.

E poi questa decisione significa che veramente i petrolieri sono arrivati alla fine: se pure stati repubblicani e conservatori sono contro le trivelle, e si sono resi conto che turismo e trivelle non possono coesistere anche in Virginia, allora e' proprio il momento di cambiare registro.

I petrolieri, negli USA e in Italia, continueranno a presentarci scenari apocalittici, a dire che non si puo'. Continueranno ad esssere quelli di ieri, e non quelli di domani. E' normale. Hanno paura, hanno qualcosa da perdere: soldi. Ma non e' vero che senza petrolio l'umanita' non potra' andare avanti. L'uomo ha sempre affrontato ogni sfida con intelligenza e ci siamo riusciti a superarle tutte, dall'uomo sulla luna, alla levitazione magnetica. Certo che si puo' arrivare ad un futuro senza petrolio, senza trivelle. Lo si deve solo volere.  L'essere umano e' piu' intelligente dei buchi.

Vota, e vota SI, il giorno 17 Aprile 2016. 

Qui le immagini 

Saturday, March 7, 2015

USA: Lettera di settantacinque oceanografi e biologi marini contro l'airgun ad Obama

 Le scellerate proposte del Dipartimento per l'Interno USA:
aprire la costa atlantica alle trivelle, dopo 30 anni di protezione ambientale.

Ma per quanto scellerate, si mantiene sempre una fascia di rispetto di 80 chilometri da riva.

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Lettera ad Obama, 75 esperti di vita marina
per la prima volta contro l'airgun in modo uffiicale


In questi giorni Gianluca Galletti, spronato da noi tutti attivisti in giro per l'Italia, si prende e ottiene  di chiedere alla Croazia che l'Italia partecipi al processo decisionale su trivelle ed airgun in Adriatico.

Nel frattempo, proprio in questi giorni,  settacinque oceanografi, biologi ed esperti di vita marina hanno appena inviato una lettera al presidente Obama sugli effetti devastanti dell'airgun sulla vita marina, in relazione alla decisione del Dipartimento per l'Interno di aprire parte dell'Oceano Atlantico alle ispezioni sismiche. Si tratta di South Carolina, North Carolina, Georgia e Virginia, mantenendo una fascia di rispetto di cinquanta miglia, cioe' ottanta chilometri da riva. Attualmente la fascia di rispetto e' di circa centosessanta chilometri su tutte le coste USA ad eccetto del golfo del Messico e di parte dell'Alaska, di fatto vietando le operazioni petrolifere nell'Atlantico e nel Pacifico.

I docenti della Cornell University, New England Aquarium, Stanford, the University of North Carolina e Duke University scrivono “the magnitude of the proposed seismic activity is likely to have significant, long-lasting, and widespread impacts on the reproduction and survival of fish and marine mammal populations in the region, including the critically endangered North Atlantic right whale, of which approximately only 500 remain.”

Secondo lo stesso Dipartimento per l'Interno, e non secondo la D'Orsogna, le ispezioni sismiche potrebbero danneggiare circa 140,000 mammiferi marini, incluse balene e delfini e potebbe alterare l'habitat di almeno tredici milioni di esemplari.

E non ci sono solo i settantacinque scienziati. Ci sono oltre trecento enti governativi locali, statali e federali che hanno espresso il loro no all'airgun in Altlantico, nonche' centosessanta associazioni turistiche, ambientali, di pesca e ricreative, incluse la South Carolina Small Business Chamber of Commerce, tla  Outer Banks Chamber of Commerce, the Cape May County Chamber of Commerce and the Dare County, North Carolina, The Billfish Foundation, The International Game Fish Association, the Southeastern Fisheries Association and the Mid-Atlantic Fishery Management Council che hanno pubblicamente opposto l'uso dell'airgun in mare.

Due osservazioni: il Dipartimento per l'Interno non solo riconosce che potrebbero esserci danni alla vita marina, li quantificano pure con numero e tipo di esemplari. Il ministero dell'Ambiente o dell'Interno o delle Attivita' economiche italiano sa dare delle stime dei danni che l'airgun proposto il Sardegna o nello Ionio o nell'Adriatico portera'? Quanti esemplari verranno danneggiati? Lo sa cos'e' l'airgun Matteo Renzi?

Ancora, qui si parla di preservare una fascia di rispetto di ottanta chilometri. Dai petrolieri si sente sempre dire che dobbiamo fare come negli USA che con il fracking hanno risolto i loro problemi energetici. Perche' non copiamo invece queste cose qui?

Gianluca Galletti invece di scrivere letterine per dare contentini agli elettori, perche' non prende un di coraggio e non decide di instaurare un dialogo costuttivo e lungimirante con i croati cosi da mettere un fascia di rispetto anche in Adriatico di ottanta chilometri? Ottanta noi, ottanta la Croazia. E visto che, coincidenza vuole,  l'Adriatico e' largo proprio centosessanta chilometri sarebbe game over per l'airgun e le trivelle tutte nel mare nostrum.

Infine: non e' un po presuntuoso chiedere alla Croazia di intervenire nelle loro decisioni ed invece continuare a rilasciare concessioni, permessi, estensioni dal lato nostro? Dovremmo dare l'esempio no? O pensa il nostro Gianluca Galletti che l'airgun in Sardegna, la nave desolforante sputafiamme di Ombrina Mare, le trivelle in Sicilia, nello Ionio, o in Veneto tutte ad una manciata di chilometri da riva abbiano effetti meno gravi che l'airgun di Croazia?

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Questo il testo per intero della lettera: 


Dear Mr. President:

We, the undersigned, are marine scientists united in our concern over the introduction of seismic oil and gas exploration along the U.S. mid-Atlantic and south Atlantic coasts. This activity represents a significant threat to marine life throughout the region.

To identify subsea deposits, operators use arrays of high-volume airguns, which fire approximately every 10-12 seconds, often for weeks or months at a time, with sound almost as powerful as that produced by underwater chemical explosives. Already nine survey applications covering the entirety of the region several times over have been submitted within the past six months, including multiple duplicative efforts in the same areas. In all, the activities contemplated by the Interior Department would result in more than 20 million seismic shots.

Airgun surveys have an enormous environmental footprint. For blue and other endangered great whales, for example, such surveys have been shown to disrupt activities essential to foraging and reproduction over vast ocean areas. Additionally, surveys could increase the risk of calves being separated from their mothers, the effects of which can be lethal, and, over time, cause chronic behavioral and physiological stress, suppressing reproduction and increasing mortality and morbidity. The Interior Department itself has estimated that seismic exploration would disrupt vital marine mammal behavior more than 13 million times over the initial six-to-seven years, and there are good reasons to consider this number a significant underestimate.

The impacts of airguns extend beyond marine mammals to all marine life. Many other marine animals respond to sound, and their ability to hear other animals and acoustic cues in their environment are critical to survival. Seismic surveys have been shown to displace commercial species of fish, with the effect in some fisheries of dramatically depressing catch rates. Airguns can also cause mortality in fish eggs and larvae, induce hearing loss and physiological stress, interfere with adult breeding calls, and degrade anti-predator response: raising concerns about potentially massive impacts on fish populations. In some species of invertebrates, such as scallops, airgun shots and other low-frequency noises have been shown to interfere with larval or embryonic development. And threatened and endangered sea turtles, although almost completely unstudied for their vulnerability to noise impacts, have their most sensitive hearing in the same low frequencies in which most airgun energy is concentrated.

The Interior Department’s decision to authorize seismic surveys along the Atlantic coast is based on the premise that these activities would have only a negligible impact on marine species and populations. Our expert assessment is that the Department’s premise is not supported by the best available science. On the contrary, the magnitude of the proposed seismic activity is likely to have significant, long-lasting, and widespread impacts on the reproduction and survival of fish and marine mammal populations in the region, including the critically endangered North Atlantic right whale, of which only 500 remain.






Tuesday, February 17, 2015

Obama e l'East Coast, Renzi e l'Adriatico


Tutte le citta' della East Coast che hanno detto no alle trivelle e all'airgun.
Turismo e petorlio non si puo'.


Qui la mappa dei 160 km di barriera protettiva negli USA
Vietato trivellare: rosso
Permesso: verde


Tutto il petrolio che ci lasciamo sottoterra (arancio):
Trivelliamo solo il verde


Si trivellano solo i mari di Texas e Lousiana.



Ecco qui il risultato:
3000 pozzi, lo scoppio del golfo del Messico
e una accozzaglia di oleodotti marini
che e' impossibile monitorare


Il 17 Aprile vuoi essere Gela o vuoi essere Taormina? 


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** Update: 15 Marzo 2016, Obama annuncia che non ci saranno airgun 
e/o trivelle lungo la East Coast **

Salvi 800 mila chilometri quadrati di mare
in Virginia, South Carolina, North Carolina, Georgia

Come? 
La gente si e' ribellata, e con loro politici, stampa, attivita' commerciali.

Il parere unanime e' che 
turismo e petrolio non si puo'.

Vota SI il 17 Aprile 2016






Tutte le citta' della East Coast che si sono dichiarate contro le trivelle e contro l'airgun:
 
  
Tutte le attivita' commerciali della East Coast che si sono dichiarate contro le trivelle e contro l'airgun:

Tutti i politici della East Coast che si sono dichiarati contro le trivelle e contro l'airgun:

Carolinas
Florida
Mid-Atlantic
​Multi-state
Rappresentanti del Congresso USA contro trivelle ed airgun 

Editoriali della stampa della East Coast contro le trivelle e contro l'airgun:



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Le trivelle di Obama - notare la fascia di 50 miglia di protezione - fanno 80 chilometri.
Seppur nella sua follia: altro che trivelle sottocosta dell'Adriatico!


Anche la NASA e' preoccupata - a riva fanno dei test aereospaziali.
 Le trivelle non fanno parte dei test!

Non si capisce questo Obama esattamente che idee abbia sul mare, sul petrolio, sull'ambiente.

Nelle scorse settimane infatti, la sua amministrazione ha presentato un piano di trivellazioni offshore dalla Virginia alla Georgia, passando per North Carolina e South Carolina come si vede dalla foto sopra.

Mentre i petrolieri festeggiano, la gente mormora e si preoccupa.

Ma la cosa che mi fa pensare e' che qui, per quanto scellerato e folle sia questa idea, Obama almeno ha il buon senso di lasciare una fascia protettiva di 50 miglia, circa 80 chilometri.

Se si facesse la stessa cosa in Adriatico, per dirne una, non ci sarebbe scampo per i petrolieri!

L'Adriatico infatti e' in media 100 miglia di larghezza, esattamente160 chilometri. Ottanta noi, ottanta i croati, e l'Adriatico sarebbe chiuso.

Punto e fine.

Matteo Renzi non ha avuto una parola da dire sulle trivelle croate, non una.
E va bene, non gli interessa.

Fioccano intanto gli editoriali contro le trivelle: uno dei principali quotidiani del New Jersey ricorda che uno sversamento di petrolio anche a cento miglia dalle loro spiagge avrebbe effetti devastanti sull’economia, che si basa in larga parte su turismo, acquacultura e pesca. Come da copione i residenti non ne tratterrebbero alcun beneficio, visto che il petrolio e' di chi se lo piglia e tanti saluti.

Stessa cosa dal South Carolina, dove si ricorda che una fascia protettiva di 80 chilometri non e' sufficiente e che le trivelle non sono compatibili con l'industria numero uno dello stato: il turismo.

In realta' tutti i senatori degli stati interessati hanno espresso il proprio no alle trivelle, e tutti per gli stessi motivi: ne guadagnano solo i petrolieri. 

Anche la NASA e' coinvolta, visto che lungo le rive della Virginia c'e' una base aereospaziale e temono che petroliere e pozzi di petrolio potrebbero causare problemi di sicurezza ed incidenti.

In realta' lo stesso piano petrolifero era stato presentato gia' nel 2010, poco prima del disastro nel Golfo del Messico. L’incidente aveva ricoperto di petrolio ben 650 miglia di costa, cioe' la bellezza di 1000 chilometri e quindi, il progetto nefasto era stato ritirato venti giorni dopo perche' impresentabile.

Come ripetuto ad infintium, il petrolio e' ancora li e nessuno sa come ripulirlo.

Forse il governo USA crede che bastino cinque anni a far dimenticare? O a far ripulire?

Ma perche' Obama fa tutto questo? Ne abbiamo parlato tante volte. E' forse un giochino politico per accontentare gli elettori pro-trivelle, e per sembrare "bilanciato" dopo avere chiuso parte dei mari dell'Alaska alle esplorazioni petrolifere? E poi per aiutare chi verra' dopo di lui a prendere voti in questi stati del sud, repubblicani, e amanti dei buchi? Alla fine queste sono proposte che prima di essere messe in atto avranno bisogno di anni ed anni di progettazione e di accordi, molti di piu' che i due ci separano dalle elezioni del 2016 e quindi forse e' solo fumo elettorale negli occhi? 

Che sia una mossa politica e' chiaro: mica Obama chiede di trivellare in California? O in Florida? O anche a New York, dove hanno appena passato una moratoria anti fracking, o nel Maine. Se lo mangerebbero vivo.

Ma anche se e' una mossa politica, e' lo stesso un piano che regala alla Shell, alla ExxonMobil e alla Chevron, un area immensa area per i prossimi anni proprio adesso che ci potrebbe essere veramente la transizione verso le rinnovabili, adesso che le trivelle non sono piu' cosi redditizie.

Interessante che Delaware abbia chiesto di essere escluso dal piano, e che abbia spronato il Bureau of Ocean Energy Management a spostare gli investimenti sulle energie rinnovabili.

Intanto le proteste cavalcano anche in Virginia, speriamo che possano fare anche loro lo stesso e che Obama possa decidere: trivelle o ambiente. Di qua o di la.

Democristianamente in mezzo non si va da nessuna parte.