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Friday, December 28, 2018

New Mexico: usiamo la monnezza del petrolio per innaffiare i campi agricoli





Ovvviamente da qualche parte occorre pur metterli, questi rifiuti delle trivelle.

E quando le trivelle spuntano da ogni dove in stati per lo piu' aridi e con lo spettro della siccita' in agguato, come in New Mexico, ecco qui idee "creative".

Trattiamo e recicliamo i residui del fracking per uso in agricoltura, e se tutto va bene e se ci togliamo sale e robaccia chimica anche per bere!

E' questa l'idea rivoluzionaria dell'Environmental Protection Agency dello stato del New Mexico.
Anzi, ammettono candidamente che siccome il petrolio e il gas contribuiscono per un terzo degli introiti dello stato occorre far si che l'industria resti viva e dinamica nella zona. Ovviamente la monnezza e' un grande problema, per i petrolieri prima di tutto, che non sanno che farne. E quindi, chissa', spargeli, dopo un qualche trattamento nei campi, potrebbe fare raccogliere due piccioni con una trivella: i petrolieri risolvono i loro problemi di smaltimento, e l'agricoltura riceve irrigazione.

Di qui la propaganda che usare l'acqua di scarto portera' invece a benefici all'agricoltura, al bestiame e pure agli habitat selvaggi, tutti che necessitano di acqua.

Addirittura ci sono proposte di detassare le ditte che "trattano" l'acqua di risulta per il riuso in agricoltura o per berla.
Ogni mese i petrolieri producono tanta monnezza quanto basta per riempire il lago piu' grande di tutto lo stato. Ogni barile di petrolio prodotto qui porta a cinque barili di monnezza di scarto. Che farne? A volte i fluidi spesi vengono riusati, altre volte vengono seppelliti sottoterra, con tutti i problemi di sismicita' indotta e inquinamento associato. 
Mmh.

Ma... come facciamo a sapere che davvero quell'acqua e' sicura? Che tutte le tracce di metalli pesanti e altre sostanze chimiche siano state eliminate? O che davvero i trattamenti siano stati veramente eseguiti? E se l'acqua rimessa in circolo non dovesse essere pura, cosa succedera' alle fonti di approvvigonamento idrico in tutto lo stato? Cioe' prendiamo acqua, la inquiniamo e poi la reinseriamo nell'ambiente mescolandola a quella pulita?

Non e' ben chiaro, ma che importa. 

Come funziona altrove?

La monnezza della Pennsylvania finisce in Ohio e in West Virginia per essere reiniettata sottoterra, a volte l'acqua "purificata" viene usata sulle strade e... nelle piscine. Quel che resta finisce nel Susquehanna River.

Bello, eh?

Un solo dato: studi esegiuti su campioni di acqua petrolifera "purificata" mostravano ancora 50 volte i livelli in piu' di alcuni inquinanti, fra cui ammonio, ioduri, cloruri, bromuri.
La verita' e' che una volta che hai messo ogni sorta di elemento chimico nell'acqua, non puoi mai aspettarti che torni limpida e pure come da ruscelletto di montagna, e questo vale nel New Mexico come in Basilicata.

Friday, November 10, 2017

Inquinamento fuori ogni limite in India. Sospesi voli sulla citta' di New Delhi.













La qualita' dell'aria e' cosi scarsa a Nuova Delhi che United Airlines ha sospeso i voli sulla capitale dell'India. I voli dal 9 al 13 Novembre saranno tutti sospesi. Chi ha comprato biglietti potra' fare nuove prenotazioni dal 18 Novembre in avanti, ammesso che le cose migliorino.

In citta' e' stato dichiarato lo stato di emergenza di salute pubblica.

C'e' qui una fitta coltre di aria inquinata e grigia che ha causato scarsa visibilita', incidenti in strada. Sono state chiuse le scuole  Il traffico ai camion e' stato vietato. Tutti i lavori di costruzioni sono stati fermati. Il traffico e' stato limitato, con turni e targhe alterne.

Il livello di inquinamento collettivo e' arrivato a 969. Secondo l'organizzazione mondiale della sanita' dovrebbe essere 25.

Questo numero e' una sorta di voto collettivo in cui si tiene in considerazione la concentrazione di particelli fini, PM 2.5.  Sono queste le piu' pericolose perche' essendo cosi piccole possono facilmente accumularsi nei polmoni e passare ad altre parti del corpo.

Dehli e' inquinata da molto tempo e ogni anno in inverno tornano i problemi. Ci sono qui circa 18 milioni di persone, poche regole e ancora meno controlli.

Nel 2014 Dehli e' stata dichiarata la citta' piu' inquinata del mondo. Adesso e' la numero 14 grazie al fatto che altre citta' sono hanno aumentato le loro emissioni.

E' interessante che Arvind Kejriwal, amministratore della citta' dica che New Dehli sia diventata una camera a gas.

La situazione e' cosi grave che sono stati chiusi alcuni impianti industriali, vietati i caminetti a casa, e addirittura vietati i fuochi d'artificio per la festivita' annuale del Divali, il festival delle luci.

Perche' succede tutto questo? I contadini che bruciano resdidui agricoli, la conformazione geografica della citta' che blocca tutte le particelle in loco, le industrie poco regolamentate e controllate, inquinamento dal diesel delle automobili, l'aumento del numero di automobili e la mancanza di adeguato trasporto pubblico.  Un po di tutto.

Sopratutto manca qualcuno che cerchi soluzioni permanenti, che le voglia, che metta pressione ai politici.







Monday, May 8, 2017

India: cancellata centrale a carbone per il sole sui tetti; entro il 2030 solo macchine elettriche








"We are going to make electric vehicles self sufficient. 
The idea is that by 2030 not a single 
petrol or diesel car should be sold in the country."

Piyush Goyal, ministro del carbone, India.


A volte i cambiamenti epocali arrivano da dove meno te l'aspetti.

L'India ha forti problemi di inquinamento ambientale. Nuova Dehli e' perennemente soffocata dallo smog; durante l'autunno del 2016 venne designata come citta' piu' inquinata del pianeta.

L'Air Quality Index -- piu' alto e' peggiore e' la qualita' dell'aria -- era di 999 il giorno 6 Novembre 2016 a New Dehli. Non si poteva andare oltre tale limite perche' anzi, il massimo dell'inquinamento e' considerato 500. Quello stesso giorno la citta' piu inquinata della Cina, Baoding, era a 298.

Tutti a comprare maschere e purificatori, scuole chiuse, cantieri fermi, divieti al transito privato, visibilita' limitatissima, ospedali affollati di gente con problemi respiratori. La citta' tutta grigia. I livelli di PM10 di 16 volte superiori a quanto considerato sano.

Hanno pure dovuto sospendere le partite di cricket. 

Greenpeace rilacio' pure un report dal titolo "Airpocalypse"  in cui si stimavano oltre 2.3 milioni di morti l'anno per inquinamento ambientale.

E quindi e' evidente che qualcosa dovevano fare.

E cosi il 1 Maggio 2017 il ministro del carbone e delle miniere Piyush Goyal (hanno pure il ministro del carbone in India!) ha annunciato che dal 2030 *tutte* le macchine vendute in India saranno elettriche.

Tutte.

L'annuncio e' stato fatto durante il meeting dell' industria indiana a New Dehli. Il ministro ha paragonato l'iniziativa a quella presa nel 2015 per l'utilizzo di lampadine LED nel paese per abbassare i costi e migliorare l'efficenza. E adesso si passera' piu' in grande, alle automobili.

Secondo Goyal ci vorrano due o tre anni di assistenza da parte del governo, sottoforma di incentivi, ma che secondo i suoi piani, il mercato sara' perfettamente autonomo dopo il periodo iniziale di transizione.

Intanto il governo di Narendra Modi ha gia' iniziato a programmare, con il suo "Transformative Mobility Solutions for India" un programma per appunto cambiare in toto la mobilita' nel paese. 
La priorita' sara' di elettrizzare il trasporto, con stazioni di ricarica e batterie adeguate. 

Ci sara' molto da lavorare: problemi saranno i costi, la funzionalita' e la diffusione delle centraline di ricarica, l'adattabilita' del cliente indiano. Finora l'unica ditta che costruisce macchine elettriche in India e' la Mahindra.

Ad ogni modo, il piano prevede che le tasse e i tassi di interesse sulle macchine elettriche saranno abbassate, che i taxi saranno incoraggiati ad usare automobili l'elettriche. Si useranno le tasse del petrolio e della benzina per costruire stazioni di ricarica elettriche, per batterie ed altri impianti di stoccaggio energia solare. Si pensa anche di costruire batterie piccole e adattabili per i veicoli elettrici a due ruote.

Non ci sara' molto spazio per le macchine ibride, visto che l'elettrico puro e' molto piu' promettente.

Con questa mossa, l'India ha per obiettivo quello di dimezzare le importazioni di petrolio entro il 2030 e di aderire ai propri programmi stabiliti con durante l'incontro sui cambiamenti climatici a Parigi nel 2015.

Nel frattempo un mega impianto a carbone nello stato di Gujarat e' stato cancellato.
Il governo vuole concentrarsi solo sull'energia green - in particolare sul fotovoltaico sui tetti.

L'idea, l'ambizione del paese e' di arrivare ad un TeraWatt di energia dal sole e dal vento entro il 2030.

Ora, se non ricordo male anche in Italia ogni santo Gennaio arriva la crisi smog. Quest'anno erano Torino e Milano sulle prime pagine dei giornali. Certo non sara' stato inquinato come Nuova Dehli, ma ... quali soluzioni, idee, inziative propone il governo italiano in merito?

Qual'e' obiettivo dell'Italia per il 2030? 

Perche' se lo pensa, vuole, studia, proporre l'India di andare al 100% elettrico in 13 anni, con tutti i suoi guai e con tutto il suo miliardo di persone, non lo puo' pensare, volere, studiare, proporre ... l'Italia?









Wednesday, March 22, 2017

Statoil, la piu' grande petrol-ditta di Norvegia a sviluppare campo eolico offshore a New York



La Statoil di Norvegia e lo US Bureau of Ocean Energy Management (BOEM) hanno formalizzato il loro accordo, oggi 21 Marzo 2017, per la costruzione di un campo eolico al largo di New York City.  Il processo era inziato a dicembre 2016 con il pagamento di circa 42 milioni di dollari per la concessione eolica detta Atlantic Wind Lease Sale 6.

Si 42 milioni di dollari per una concessione.

Si iniziera' con circa 400-600 MW di produzione, e se tutto va bene si arrivera' a 1GW. Il tutto su un area di circa 320 chilometri quadrati i nella cosiddetta New York Wind Energy a circa 30 - 60km offshore,  e dove l'acqua a arriva a 20 - 40 metri di profondita'.

La Statoil e' da un po che ha deciso di spostare i suoi investimenti sulle rinnovabili: hanno capito che l'era delle trivelle e' morta e sepolta e cercano di posizionarsi sul mercato, negli investimenti in modo che quando il collasso vero arrivera', potranno essere pronti ad andare avanti in altri rami del settore energetico. Anzi, la ditta in questione ha anche creato un fondo investimenti green che si chiama Statoil Energy Ventures che si propone di eseguire investimenti in vento, sole, stoccaggio e smart grid.

Di energia avremo sempre bisogno. Solo che il mondo sempre piu' non la vuole dal petrolio e dal gas e dal carbone, quanto dal sole e dal vento e dal risparmio delle risorse.

E' un discorso semplice, che pero' in pochi riescono a capire (o a voler capire!) e tanto meno a mettere in pratica.  Invece la Statoil inizia a programmare e a volerlo gia' adesso. E infatti hanno pure un ramo che si chiama Statoil Wind US, apposta per questo progetto e altri a venire, l'eolico negli USA.  Per ora ne hanno gia' di operativi in Norvegia, in Germania e nel UK.

L'energia sara' tutta usata dalla citta' di New York. Il capo della Statoil Wind US Knut Aanstad dice

“Statoil is pleased to achieve this first milestone for the project. We are now ready to roll up our sleeves and get to work. The first step is for our technical experts to work with state agencies to evaluate the lease site to gather a more detailed understanding of the seabed conditions, grid connection options and wind resources that will ultimately define this project,”

E l'appoggio a Statoil non e' mancato: gruppi ambientali del business e residenti sono tutti entusiasti dell'idea.  Si vince tutti.

ENI, ci senti?

Claudio Descalzi, lo vede dove va il mondo?

Quando arriverete anche voi a fare queste cose? A pensarle? A volerle? 

Oppure ti piace proprio continuare a trivellare i paesini dell'Italia, da Carpignano Sesia fino a Viggiano? 


Monday, February 13, 2017

La voragine petrolifera del New Mexico





 
elaborazione del possibile danno




“The cavity will collapse. For all I know, it can start collapsing in 10 or 15 minutes.”


Carlsbad e' una citta' del New Messico.

Ci si arriva lungo l'autostada US 285. All'avvicinarsi un segnale stradale

"US 285 south subject to sinkhole 1,000 feet ahead"

"Tra 300 metri lungo la US 285 sud c'e' una voragine che sprofonda. Una sinkhole"

E infatti in questo angolo petrolifero del New Mexico c'e' una caverna sotterranea che sta per crollare, e risucchiare con se una chiesa, autostrade, stazioni di servizio, scuole, ferrovie e case.

La zona in questione e' sede di varie caverne, che formano il Carlsbad Caverns National Park. La gente ci viene per turismo, per vedere le stalagmiti e le stalattiti e perche' il sottosuolo e' spettacolare.

La particolare caverna crollante che ora preoccupa la comunita' e' il risultato di tre decenni di petrolio: e' una caverna artificiale in cui e' stata pompata acqua per anni. L'acqua arrivava a circa 150 metri sotto la crosta terrestre e riportava su in superficie "brine" -- una soluzione acquosa ad alta salinità --  che veniva poi usata come additivo dei fluidi di perforazione per l'industria del petrolio e del gas dello stato del New Mexico.

La suddetta caverna sta ora per crollare, come e' gia' successo in altre zone del New Mexico, nonche' in Kansas, Michigan e Canada, per il troppo stess accumulatosi nel corso degli anni. La caverna di Carlsbad e' particolarmente pericolosa perche' si trova nei pressi di un centro abitato di circa 26mila persone;  potrebbe fare grandi danni.

In questa caverna non si pompa piu da vari anni, ma i danni vanno avanti: come sempre, la geologia una volta che la metti in moto, quella va avanti per la sua strada.  In superficie ci sono attivita' commerciali, hotel, scuole, autostrade, banche, e stazioni di servizio. Il crollo sarebbe catastrofico, perche' porterebbe via con se almeno un miliardo di dollari di proprieta' ed infrastrutture.

Nel corso degli scorsi anni sono state dichiarati stati di emergenza, ci sono stati avvisi al pubblico, e la richiesta di denaro pubblico per metterla in sicurezza e per installare centraline ed allarmi. Qualche settimana fa l'allarme dei geologi: la caverna potrebbe collassare in ogni momento, portando via una gran fetta dell'abitato di Carlsbad. Circa 200 persone potrebbero avere impatti negativi sulle loro proprieta'.

La ditta responsabile delle operazioni di brina e' la I and W che ha dovuto gia' chiudere la caverna ed e' andata in bancarotta. 


Saturday, January 14, 2017

New York solarizzata e rinnovabile

Indian Point, centrale nucleare


"From Long Island to Buffalo, these new projects will help power the energy systems of tomorrow while protecting our environment and creating skilled jobs in emerging sectors of the economy."

Governatore Andrew Cuomo, New York


Il governatore dello stato di New York, Andrew Cuomo annuncia che la centrale nucleare di Indian Point, con le sue due turbine, chiudera' nel 2021, dieci anni prima del suo ciclo naturale. La centrale fornisce il 10% dell'energia dello stato di New York. 

Cosa la sostituera'? Sole, vento e idroelettrico.

Perche' oltre alla chiusura di Indian Point, Cuomo annuncia di voler tagliare le emissioni di CO2 del 30 percento entro il 2030 e di generare il 50% della sua energia eletrica dalle rinnovabili.

Per gli USA e' un obiettivo importante: la California ha target simili e fra i due stati, fanno circa 65 milioni di persone, un quinto della popolazione USA, la cui elettricita', se tutto va bene, dovrebbe arrivare per la meta' dalle rinnovabili fra tre anni.  Le isole Hawaii hanno l'obiettivo del 100% rinnovabile entro il 2045, e Vermont del 75% entro il 2032. L'Oregon del 50% rinnovabile entro il 2040.

Per arrivarci a questo obiettivo del 50% di rinnovabili,  a New York e' in corso un rifacimento colossale della rete elettrica in modo da meglio integrare l'elettrictita' dai tetti della citta' e da distruibuire l'energia che arriva dal nord dello stato dove sorgono centrali idroelettriche e a vento. 

L'idea e' che questi cambiamenti potreranno a colmare quel 10% di energia che finora arrivava dal nucleare.

E infati Cuomo annuncia che ci saranno ammodernamenti alle sette centrali idroelettriche dello stato, ed un totale di circa 360 milioni di dollari in investimenti pubblici per le rinnovabili nello stato della grande mela. Accanto a questi soldi pubblici, si prevedono circa 1 miliardo di dollari in investimenti privati per generare energia rinnovabile.
 
Gia' adesso a New York si puo' scegliere di avere energia elettria prodotta localmente e di vendere l'energia in eccesso alla rete grazie allo "Shared Renewables green energy program".

Ma perche' uccidono la centrale nucleare dieci anni prima della loro fine naturale? 

Per il semplice motivo che ci sono rischi e timori che qualcosa possa andare storto: nel 2016 ci fu na perdita nella centrale che rilascio' quantativi piccoli, ma non nulli, di radioattivita' nell'acqua potabile.
A suo tempo si disse che non erano quantitavi preicolosi alla salute umana (il tuttapposto americano!)
ma allo stesso tempo ci si rende conto che possono esserci pericoli, ed e' meglio smantellarli prima piuttosto che dopo. 

Per non parlare dei rischi e timori di attacchi terroristici. Non e' molto noto, ma gli attentatori del'11 Settembre avevano inizialmente pensato di attaccare anche le centrali nucleari di New York, e visto che Indian Point e' solo a 60 chilometri da downtown New York, i timori sono sempre li.

E cosi invece che guardare a centrali di energia fossile e nucleare, si e' pensato di guardare al futuro e di incentivare l'uso delle rinnovabili. 

Oltre al rinnovo della rete elettrica e all'incentivo del solare sui tetti, Cuomo ha anche annunciato l'avvio di un nuovo progetto di vento offshore che generera' elettricita per circa 18,000 case.

In totale, entro il 2020 ci saranno 35 nuovi progetti rinnovabili in tutto lo stato con circa 4 miliardi di investimenti pubblici totali e il doppio in denaro privato. Ma non solo, si calcola, che per ogni dollaro speso, se ne guadagneranno tre in termini di lavoro, movimento dell'economia locale, e pagamenti agli enti pubblici.

Gia' adesso lo stato di New York ha 85,000 posti di lavoro nel settore rinnovabile, destinati a crescere.

Ecco, un altra storia di una comunita' che usa quel che puo' e che e' per cambiare lo status quo del petrolio, del nucleare, e per riscoprirsi piu' verde, e piu' sana.










Friday, May 13, 2016

Brutus, piattaforma Shell rilascia 350mila litri di petrolio nel Golfo del Messico. E' tuttapposto

 La piattaforma Brutus










It's unacceptable that oil spills have been permitted to become the status quo in the Gulf,
We have allowed the region to be perpetually treated as a sacrifice zone,
a place where we tolerate pollution and disasters to continue our dependence on fossil fuels.

Michael Brune, Sierra Club

You sit down for dinner and you watch the news and you see another spill with tens of thousands of gallons of oil and reports that no one is hurt or the leak has stopped and you know, just from experience, that that’s probably not true. Who is really going to be hit? It’s going to be our Native American communities that live on, and depend on, the coast. It’s going to be the poorest people on the coast that depend on the ecosystem to be healthy.

Collette Pichon Battle,
Gulf Coast Center for Law and Policy 

Eccoci qui, di nuovo nel martoriato Golfo del Messico. Siamo a duecento chilometri al largo di New Orleans, e cento chilometri da Timbalier Island, comunita' di indiani d'America che ancora praticano la pesca tradizionale. Questa volta e' la Shell. Il giorno 11 Maggio 2016 attorno alla piattaforma Brutus, di nome e di fatto, sono stati rilasciati in mare circa 350,000 litri di petrolio. Da allora e' comparsa una scia lunga venti chilometri e larga tre che continua a disperdersi nell'oceano.

L'incidente e' considerato "medio".

Kimberly Windon, una rappresentante della Shell, dice che da Brutus non si estrae petrolio, ma che e' un punto di raccordo di altri pozzi.  E le  autorita' confermano: non e' Brutus che perde, quanto la complessa rete di infrastruttura sottomarina che collega quattro pozzi del campo Glider Field della Shell gli uni agli altri. I quattro pozzi, assieme a vari altri, fanno tutti capo a Brutus.

Intanto la Shell ha fermato le operazioni nei quattro pozzi in questione. Si trivella qui dal 2001 e fino a quasi 900 metri sotto il livello del mare per un totale di 100mila barili al giorno di petrolio. 


Intanto sono stati messi in moto tutti i meccanismi per contenere le perdite. All'azione l'United States Coast Guard e il National Oceanic Atmospheric Association che assicurano che l'area inquinata e' stata circoscritta. Ma i residenti, abituati a convivere con incidenti piccoli, grandi, catastrofici, non ci credono e temono il peggio. 

E un copione che non cambia e di cui abbiamo esperienza anche in Italia, ogni volta che c'e' qualche "anomalia di funzionamento" in Basilicata. I residenti temono che i quantitativi di petrolio perso sono stati sottostimati, e che si sia corso subito a dire che va tutto bene anche se non e' cosi.

Secondo Colette Pichon Battle, direttore del Gulf Coast Center for Law and Policy “You sit down for dinner and you watch the news and you see another spill with tens of thousands of gallons of oil and reports that no one is hurt or the leak has stopped and you know, just from experience, that that’s probably not true. Who is really going to be hit? It’s going to be our Native American communities that live on, and depend on, the coast. It’s going to be the poorest people on the coast that depend on the ecosystem to be healthy.”

La verita' e' che nel golfo del Messico gli incidenti continuano senza sosta: dal 2012 ci sono stati ben 147 perdite, circa 30 l'anno -- uno ogni due settimane, per un totale di 2 milioni di litri di petrolio finiti in mare. E questo senza contare l'incidente catrastrofico della BP nel 2010. Queste cifre non le invento io, le da il Bureau of Safety and Environmental Enforcement, l'ente federale che gestisce la sicurezza offshore del Golfo del Messico.

E' bene ricordare queste cose anche se sono passati gli scandali amorosi di Federica Guidi ed e'  passato il referendum. I pozzi,  le raffinerie, i cavi sottomarini continueranno a perdere, perche' nonostante il tentativo di lavaggio del cervello da parte di politici e petrolieri, ambiente sano e petrolio non si puo', non si e' mai potuto e mai si potra'. 

Faremmo bene a tenerci il mare di Sardegna, e di Sicilia, l'Adriatico e lo Ionio cosi come sono, noi, la Croazia, il Montenegro.  E cioe' trivelle-free se non vogliamo diventare un nuovo golfo del Messico.






Thursday, December 24, 2015

San Diego, California 100% rinnovabile entro il 2035



"Today San Diego took a landmark step toward securing a 
greener and more prosperous future"


"The 100% renewable energy goal is a mandate.
 It is not a dream. It is not a wish or an aspiration. 
It's a legal committment". 

Nicole Capretz, citta' di San Diego


Il giorno 17 Dicembre 2015 con voto unanime del consiglio cittadino presieduto dal sindaco Kevin Faulconer, la citta' di San Diego, l'ottava citta' piu' grande d'America con 1.5 milioni di abitanti, ha deciso di diventarne la prima a transizionare verso il 100% di rinnovabili, usando sole e vento.

E' uno dei piani piu' ambiziosi della nazione. Si sono dati venti anni di tempo, ma a differenza di altre citta' come New York e San Francisco, il loro e' un obiettivo "legale", nel senso che se non lo faranno, le associazioni ambientaliste e lo stato della California possono multare l'amministrazione locale. Come dire, si mettono pressione da soli. 

Questi gli obiettivi di San Diego:

1. Usare energia rinnovabile in tutta la citta' entro il 2035

2. Dimezzare il traffico del 20% entro il 2020 e del 50% entro il 2035 potenziando il trasporto pubblico

3. Aumentare il numero di alberi in citta', con un programma di foresta urbana, che portera' il 15% di alberi in piu' entro il 2020 e del 35% in piu' entro il 2035.

4. Reciclare o fare compostaggio del 75% di immondizia entro il 2020 e del 90% entro il 2035.

5. Aumentare il numero di veicoli elettrici governativi e pubblici al 50% entro il 2020 e del 90% entro il 2035.

6. Tagliare le emissioni rispetto ai livelli del 1990 del 20% entro il 2020, del 40% entro il 2030 e dell'80% entro il 2050.

Ovviamente, il duro lavoro inizia adesso, perche' tutto questo significa ripensare la citta', la viabilita', lo smaltimento dell'immondizia, il modo di portare energia nelle case. Ogni anno ci saranno report con tutti i risultati raggiunti. Gli artefici del progetto dicono che e' tutto attuabile con la tecnologia
attuale, e che "yes we can".

E' stato un accordo raro perche' e' stato firmato sia dai democratici di San Diego, che controllano il consiglio comunale, che dal sindaco che e' invece un repubblicano.  Ma non e' stato difficile raggiungere un accordo, perche' la San Diego green porta progresso a tutti: al verde degli alberi si aggiunge anche il verde dei dollari negli investimenti e nell'ondata di lavoro che portera' trasformare la rete elettrica, installare pannelli solari e farne la manutenzione.   

Ci riusciranno? Non ci riusciranno? Altre citta' copieranno? Non lo sappiamo, ma sappiamo che e' un impegno e che ci provano, e che ci credono e che non e' vero che non si puo'. Come per tutto, basta solo volerlo e partire. Il resto verra' da se.
Buon Natale.