Chi puo' non ammirare la Norvegia per tutti i suoi ideali di difesa dell'ambiente, o per tutte le sue macchine elettriche, o anche per tutto il suo rispetto dei diritti umani?
Eppure non e' tutto rosa quello che luccica.
(Si lo so che si dice oro, ma volevo cambiare)
Perche' i signori della Statoil, la ditta di stato norvegese che ha appena cambiato nome in Equinor, adesso trivelleranno il Great Australian Bight, zona di surf, di turismo, di balene, di pace, di riserve, di biodiversita'.
Siamo nel mare che si estende da Adelaide nel sud del paese verso ovest.
La BP in particolare ne aveva combinate tante. Ci provava almeno dal 2012-2013 a trivellare qui, con almeno quattro pozzi esplorativi, tuttapposti di vario genere, "ampie consultazioni" con residenti e turisti, rassicurazioni su balene, sui tonni e pure il certificato dalla Ernst and Young.
Ma dopo tanti tira e molla, qui raccontati, si sono dovuti arrendere nel 2016 a causa delle pressioni e delle proteste popolari.
Ma che ne e' stato delle concessioni che pure il governo d'Australia gli aveva dato?
Beh, quelle della BP sono state vendute alla Statoil, appunto la ditta di petrolio di stato della Norvegia.
Ed eccoci.
Circa una settimana fa, il governo australiano rilascia 21 nuove concessioni ai petrolieri, proprio per i giacimenti nell' Australia occidentale, nell'Australia del sud, nello stato di Victoria e nelle isole Ashmore and Cartier.
Mmh...
Ma non stavano morendo tutte le barriere coralline? E continuano a rilasciare permessi a trivellare in mare?
E fra questi 21 progetti anche il nuovo della Statoil.
Il sindaco dell'isola di Kangaroo, Peter Clements, ha preso un aereo ed e' andato fino in Norvegia, culla del rispetto dei diritti umani e dell'ambiente, per parlare direttamente al meeting annuale della Statoil (che ora si chiama Equinor, perche' sono equi loro) per illustrare la sua contrarieta' alle trivelle nel suo mare.
Ha spiegato come e' del tutto assurdo voler trivellare acque pristine e pericolose. Ha spiegato che qui molte localita' costiere si sono espresse contro le trivelle, per i rischi che tutti bene conosciamo: turismo, pesca, immagine, salute.
Non si sa cosa gli abbia risposto la Statoil/Equinor.
Dal canto loro gli attivisti d'Australia dicono che cosi come BP e Chevron se ne sono dovute andare, cosi sara pure per la Statoil.
The federal resources minister, Matt Canavan, said the acreage release was part of the government’s commitment to meeting Australia’s future energy needs.
E il governo d'Australia?
Continuano il cerchiobottismo cosi caro a politici e petrolieri. Tuttapposto, tutto si puo' fare. Interessante che a volte le concessioni nei mari difficili d'Australia vengano date a gruppi che non hanno nemmeno esperienza di trivelle in acque profonde.
Nonostante tutto, il ministro delle risorse federali d'Australia, Matt Canavan dice che il suo governo si impegna per un "safe and responsible
development of oil and gas resources" e che questo serve al fabbisogno energetico del paese.
Caro Canavan: lo sviluppo safe e responsible delle risorse petrolifere non esiste, specie quando siamo in un mare dagli equilibri cosi delicati, perche' nessuno puo' prevedere l'imprevedibile, perche' basta un solo errore, una sola fatalita' per distruggere tutto.
Ma poi, Canavan non conosce il dramma della barriera corallina morente, nel suo paese? Non ci pensa ai cambiamenti climatici? Non lo sa? Non gli importa?
Ecco cosa sara' possibile grazie alle rinnovabili. Il deserto del Sahara in Tunisia tornera' a fiorire.
La ditta norvegese Sahara Forest Project
(SFP) sta preparando la costruzione di un impianto da 30 milioni di
dollari per agricolizzare dieci ettari di terreno nel Sahara della
Tunisia, paese in cui il deserto copre circa il 75% del territorio.
Tre
sono gli obiettivi: usare tecnologia rinnovabile e all'avanguardia per
rigenerare il deserto, portare acqua e campi agricoli alla gente, e
creare lavoro.
Il
gruppo SFP ha deciso di imitare la natura per tornare alla vita nel
deserto: l'energia solare servira' per creare la rete elettrica. Questa
aiutera' a spingere l'acqua del mare in serre specializzate tramite
tubature per essere raffreddata e desalinizzata. Quest'acqua verra'
usata per innaffiare il deserto e permettere l'agricoltura.
L'acqua
desalinizzata sara' anche usata perche' la gente ne possa bere, e il
sale commercializzato. Le serre produrranno umidita' che poi verra'
rilasciata nell'ambiente, nella speranza di ulteriormente aiutare i
terreni a tornare produttivi.
La
Tunisia e' stata scelta per le sue condizioni geografiche ma anche
perche' la nazione ha interesse e impegno gia' verificati verso le
rinnovabili e la sostenibilita', e questo anche per contenere gli
effetti di siccita' e inondazioni. L'impeto di far qualcosa di buono e
progressista qui e' forte. Le previsioni per il paese che si arrivera'
al 30% di energia dalle rinnovabili nel 2030.
Ma
le sfide nel portare il progetto pilota del Qatar su larga scala in
Tunisia non sono semplici. Le tempeste di vento portano a granelli di
sabbia che coprono i pannelli e i macchinari e occorre capire come
evitare queste polveri.
Tutto
questo fermera' la desertificazione? Non lo sappiamo, ma l'ONU ne e'
cosi preoccupata che ha inserito il problema nei suoi obiettivi per la sostenibilita' mondiale.
Vediamo come finira', ma se ci riescono, sara' un altro piccolo grande miracolo delle rinnovabili.
It is not a dream. It is not a wish or an aspiration.
It's a legal committment".
Nicole Capretz, citta' di San Diego
Il giorno 17 Dicembre 2015 con voto unanime del consiglio cittadino presieduto dal sindaco Kevin Faulconer, la citta' di San Diego, l'ottava citta' piu' grande d'America con 1.5 milioni di abitanti, ha deciso di diventarne la prima a transizionare verso il 100% di rinnovabili, usando sole e vento.
E' uno dei piani piu' ambiziosi della nazione. Si sono dati venti anni di tempo, ma a differenza di altre citta' come New York e San Francisco, il loro e' un obiettivo "legale", nel senso che se non lo faranno, le associazioni ambientaliste e lo stato della California possono multare l'amministrazione locale. Come dire, si mettono pressione da soli.
1. Usare energia rinnovabile in tutta la citta' entro il 2035
2. Dimezzare il traffico del 20% entro il 2020 e del 50% entro il 2035 potenziando il trasporto pubblico
3. Aumentare il numero di alberi in citta', con un programma di foresta urbana, che portera' il 15% di alberi in piu' entro il 2020 e del 35% in piu' entro il 2035.
4. Reciclare o fare compostaggio del 75% di immondizia entro il 2020 e del 90% entro il 2035.
5. Aumentare il numero di veicoli elettrici governativi e pubblici al 50% entro il 2020 e del 90% entro il 2035.
6. Tagliare le emissioni rispetto ai livelli del 1990 del 20% entro il 2020, del 40% entro il 2030 e dell'80% entro il 2050.
Ovviamente, il duro lavoro inizia adesso, perche' tutto questo significa ripensare la citta', la viabilita', lo smaltimento dell'immondizia, il modo di portare energia nelle case. Ogni anno ci saranno report con tutti i risultati raggiunti. Gli artefici del progetto dicono che e' tutto attuabile con la tecnologia
attuale, e che "yes we can".
E' stato un accordo raro perche' e' stato firmato sia dai democratici di San Diego, che controllano il consiglio comunale, che dal sindaco che e' invece un repubblicano. Ma non e' stato difficile raggiungere un accordo, perche' la San Diego green porta progresso a tutti: al verde degli alberi si aggiunge anche il verde dei dollari negli investimenti e nell'ondata di lavoro che portera' trasformare la rete elettrica, installare pannelli solari e farne la manutenzione.
Ci riusciranno? Non ci riusciranno? Altre citta' copieranno? Non lo sappiamo, ma sappiamo che e' un impegno e che ci provano, e che ci credono e che non e' vero che non si puo'. Come per tutto, basta solo volerlo e partire. Il resto verra' da se.
Se vivessi ad Arborea, Sardegna e fossi chiamata a votare per il sindaco, voterei per Manuela Pintus.
Io e Manuela siamo amiche, ma non lo siamo diventate sui banchi di scuola o perche' avevamo interessi in comune - cinema, cucina, viaggi. Siamo diventate amiche perche' di punto in bianco ci siamo messe a fare le battaglie contro mostri molto piu grandi di noi, in Abruzzo, in Sardegna. E questo ci ha unite in un modo speciale, perche' ci siamo un po ritrovate l'una nell'altra, due persone di scienza che cercavano di comunicare ad altri i "perche' no" delle trivelle, due persone che hanno dovuto ritagliare angoli sempre piu grandi del proprio tempo per capire la geologia/chimica/ingegneria delle trivelle senza averne una conoscenza formale all'inizio. Due persone che potevano intendersi su cosa tutto questo significasse per le nostre vite personali senza troppe parole.
Manuela e' biologa ed e' stata la capofila della lotta alla Saras ad Arbroea, in provincia di Oristano. Ci siamo viste di persona solo una volta, in Sardegna nel 2013, ma era come se ci conoscessimo da sempre, perche' ci siamo scritte e aiutate a vicenda nel corso degli anni. Con testi e documenti, ma soprattutto con le emozioni, e il supporto morale.
E' difficile spiegare qui cosa significa *iniziare* una battaglia. C'e' un momento in cui ti chiedi cosa stai facendo, dove stai andando, un momento in cui non sai quali siano le risposte, a chi chiedere consiglio, un momento in cui tutti ti dicono di lasciar perdere perche' stai perdendo tempo e "ma chi te lo fa fare". C'e' un momento in cui vorresti veramente non pensarci piu' e tornare alla tua vita e al silenzio delle tue scartoffie, ma c'e' qualcosa dentro che non te lo permette. E raramente ho incontrato qualcuno che potesse intendere questo senza troppe parole come con Manuela. In lei ho visto me, per tanti aspetti.
Dopo tante peripezie, il progetto "Eleonora" non e' ancora stato realizzato, nonostante la Saras fosse pronta gia' quattro anni fa. E questo lo si deve non alla classe politica locale, ai sindaci e agli assessori di Arborea, quanto al gruppo di cittadini attivi che si e' messo li a studiare e a fare attivismo gratis e per amore.
Il motore di tutto e' stata Manuela.
La lotta alla Saras non e' ancora finita e sara' tanto l'impegno ancora da dare a questa causa. E cosi' Manuela ha deciso di volersi candidare a sindaco di Arborea in modo da continuare con ancora piu passione questa lotta contro il mostro petrolifero. Non ho mai esplicitamente dato il mio supporto, per quello che puo' valere, a nessuna persona che dal petrolio si lanciasse in politica, ma qui e' diverso.
So che Manuela fara' ancora cose buone contro la Saras e in generale per Arborea in modo sincero e disinteressato. Anzi, sono certa che Manuela lo faccia per amore e non per cavalcare l'onda, perche' l'onda l'ha creata lei e senza di lei non ci sarebbe stata ne la battaglia alla Saras, ne la consapevolezza di un paese intero che si ribella contro Mr. Moratti.
Ciao Manuela, auguro a te e ad Arborea che tu ne diventi il primo cittadino. Non credo che Arborea possa trovare un sindaco migliore.
Il Ministero dello Sviluppo Economico ha deciso di aprire una pagina per una "Consultazione" fra noi cittadini sulla strategia energetica da intraprendere a livello nazionale, come circolato da un email di Enzo di Salvatore.
Il link e' qui, ed e' abbastanza lungo e complicato. Secondo me e' fatto non tanto a beneficio del cittadino medio, quanto per confondere le idee alla gente e per farci sentire piccoli e stupidi.
Si parla della SEN - una sigla che sta per "strategia energetica nazionale" e poi ci sono 24 domande.
.. Eh?
24 domande!
Addirittura!
24 domande che quasi ci vuole l'interprete - con parole auliche o scopiazzate dall'inglese in una sorta di linguaggio astruso in cui non si capisce niente.
Ma perche' questi non possono scrivere in modo semplice, senza bisogno dell'azzecca garbugli?
O sono cosi' tecnici che si inventano un linguaggio per conto loro? Ripeto, secondo me, e' solo per sceneggiatura, e per farci sentire che la democrazia e' cosa loro e non nostra, come se per dire cosa pensi devi sapere il significato di cose fuori dal linguaggio e dalle preoccupazioni comuni.
Si parla di "partenariato pubblico-privato", del titolo V della Costituzione, senza ricordare cosa dice il titolo V della Costituzione, dell'"assetto corrente", della modernizzazione del sistema di "governance", del "mercato retail", della "policy", del "surplus di potenza", della seconda e terza generazione di biocarburanti - e quali sarebbero di grazia? - del "mercato spot", di "hub", della "borsa gas liquida", di "audit energetici", di "trade-off".
E che e' sta roba? Ma l'Italiano normale questi lo sanno?
E al lattaio dell'Ohio di Montanelli, o alla casalinga di Voghera, hanno pensato?
Questo paese e' loro tanto quanto lo e' delle banche, caro Passera.
Perche' non capiscono lorsignori professoroni che la democrazia e' invece per tutti, e che occorre rendere il linguaggio accessibile a tutti, che occorre spiegare le cose in maniera chiara e facile, se veramente si vuol sentire il parere della gente, in modo costruttivo.
Una delle domande che mi fanno piu' rabbia e' questa:
"C18. Quali interventi privilegiare per la ristrutturazione e lo sviluppo del settore della raffinazione?"
No caro governo, non ci siamo. Non e' il governo che deve pensare a come "ristrutturare e sviluppare"
le raffinerie. Quelli sono stabilimenti PRIVATI da cui tirano fuori un sacco di soldi, e ci deve pensare chi le opera a ristrutturarle e a svilupparle. Il governo deve solo MULTARLE e MULTARLE in maniera salata ogni volta che sfondano i limiti legali, ed IMPORRE loro di abbassare le emissioni prima che si diventi una grande Taranto.
I soldi, le spese, sono a carico LORO, non delle collettivita'.
Capito?
Eccone un altra
"C20. Quali sono le azioni/iniziative, a livello nazionale, regionale e locale da adottare per favorire un maggiore coinvolgimento delle collettività e sviluppare un processo condiviso di accettazione pubblica dei progetti minerari?"
E qui l'inganno e' evidente. Evidente perche' gia' partono con l'idea che debba esserci questo "progetto condiviso dei progetti minerari".
Carissimo Passera e compari, questo non succedera' mai.
E sapete perche'? Perche' e' tutta l'Italia che sottosta' a questi "progetti minerari" e chiunque abbia un po di sale in zucca - da Oristano a Pantelleria, da Carpignano Sesia a Bomba - si rendera' conto che bucare qualsiasi angolo di Italia portera' sono danni, malattie, disoccupazione e poverta' - come in Basilicata.
Per cui tutta la vostra propaganda non servira' ad un bel niente: e' impossibile convincere una persona intelligente all'accettazione pubblica di campi di petrolio dietro casa.
Io credo invece - dopo due settimane a sentire le preoccupazioni degli italiani - che il cittadino comune sia fortemente preoccupato della situazione ambientale in Italia e che non ne vogliano sapere piu' di trivelle, trivelle, trivelle o come dite in liguaggio aulico dei vostri "progetti minerari".
Il mio pensiero e' semplice, ed e' questo:
1. Non vogliamo essere bucati in lungo ed in largo e per nessuna ragione allo sfruttamento di monnezza petrolifera, inquinante e scadente - perche' e' questo che abbiamo nel nostro sottosuolo - e lo sanno pure i petrolieri;
2. Non vogliamo diventare un "autostrada del gas" o come piace dire a voi un "hub" per scorrimento a basso costo di metano dal Nord Africa al Nord Europa, con opere di stoccaggio e metanodotti in zone pericolose e sismiche e a beneficio di altre nazioni o di speculatori;
3. Non vogliamo essere una colonia delle ditte del petrolio che ci prendono di mira perche' qui e' la bonanza delle trivelle, che arrivano e distruggono tutto quello che di buono c'e' gia' sul territorio, lasciandoci dietro tre lire;
4. Non vogliamo piu' raffinerie di nessun genere - ne abbiamo 18, la Novegia 2, con tutto il petrolio che tirano fuori. E per quelle che gia' esistono vogliamo norme piu' severe per i petrolieri, vogliamo multe a chi inquina, vogliamo bonifiche fatte a spese degli inquinatori e non della collettivita';
5. Vogliamo invece sapere chi ha inquinato con idrocarburi pesanti il lago Pertusillo in Basilicata, contenente acqua destinata al consumo umano in Puglia, e vogliamo che chi chiunque sia stato venga multato pesantemente;
6. Vogliamo invece leggi contro il fracking in Toscana e in Sardegna;
7. Vogliamo invece il rispetto di un fascia di trivellazione di 100 miglia come fanno negli USA per i nostri mari da Venezia al Salento;
8. Vogliamo invece il risparmio energetico, vogliamo la crescita del settore delle rinnovabili in modo diffuso e per riccezza distribuita e reale delle persone e non delle multinazionali;
9. Vogliamo invece che tutto il patrimonio culturale, paesaggistico, storico di questa nazione, unico e bellissimo, sia valorizzato, e per davvero in modo da migliorare l'Italia;
10. Vogliamo invece che i politici per primi diano l'esempio e si rendano conto che questa non e l'Arabia Saudita, ma la nostra casa.
Ecco, senza neanche una parola di inglese.
Facile facile.
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Ecco qui altre domande sul semi assurdo:
C11. Opportunità e rischi di una progressiva migrazione nell’approvvigionamento da un mercato legato a contratti di lungo periodo a un mercato spot. Quale è il migliore mix tra i due nella situazione italiana?
C1. La definizione degli obiettivi principali implica delle scelte di trade-off con altri obiettivi di politica energetica perseguibili. Quali eventuali obiettivi diversi dovrebbe indirizzare la SEN, tenendo conto del contesto internazionale e del punto di partenza del Paese?
C10. Aumento della liquidità sulla borsa gas: quali strumenti più idonei per favorire lo sviluppo di una borsa gas liquida e competitiva e incentivare lo spostamento di volumi significativi di gas verso di essa?
C7. In particolare per quanto riguarda i Certificati Bianchi, l’estensione dei soggetti obbligati anche a società di vendita (come in Francia o in Inghilterra) e/o ad altri operatori potrebbe aumentare il numero di soggetti direttamente coinvolti, risultare più “vicino” ai clienti finali e alle loro esigenze e quindi facilitare il raggiungimento degli obiettivi? Quali opportunità di revisione del meccanismo in questo ambito?
The First Amendment to the Constitution of the United States of America
Questo blog rappresenta mie opinioni personali. Viene scritto negli USA, dove il primo emendamento alla costituzione recita:
CONGRESS SHALL MAKE NO LAW RESPECTING AN ESTABLISHMENT OF RELIGION, OR PROHIBITING THE FREE EXERCIZE THEREOF; OR ABRIDGING THE FREEDOM OF SPEECH, OR OF THE PRESS; OR THE RIGHT OF THE PEOPLE PEACEABLY TO ASSEMBLE, AND TO PETITION THE GOVERNMENT FOR A REDRESS OF GRIEVANCES.