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Tuesday, August 21, 2018

Grecia: l'isola di Tilos sara' la prima del Mediterraneo 100% rinnovabile







La Grecia con tutti i suoi guai ci da una piccola grande lezione di civilta' ambientale. O forse e' proprio a causa dei suoi guai.
 
La piccola isola di Tilos, 14 ore di traghetto dalla madre-terra un piccolo scrigno di diversita' ambientale, sara' la prima isola del Mediterrraneo ad andare al 100% rinnovabile, grazie ad un sistema integrato di solare, vento e batterie.

Tilos fa parte dell'arcipelago del Dodecanese che e' tutta una riserva naturale, con una serie di sorgenti d'acqua sotterraenee che ha creato qui paludi con ottimi habitat per tante specie.  L'isola di Rodi e' la piu' nota di tutto l'arcipelago.

Ci sono qui orchidee rare, aquile protette e poche persone.

E poi c'e' stato il sindaco Tassos Aliferis il campione dell'ambiente che ha voluto fare di Tilos l'isola verde della Grecia. 

Siamo ora arrivati in mezzo a tutta questa natura ai test finali di un progetto che generera' 800 kilowatt di energia per tutta l'isola. Il perno cruciale e' rappresentato dalle batterie che assorbiranno l'energia in eccesso dalle turbine e dai pannelli solari per cederla poi alla rete nei momenti in cui ce ne sara' bisogno.

Tilos e' un isola piccola, con una popolazione invernale di 400 anime che in estate arrivano a 3000.

Uno dira': beh, e' un modello non replicabile, e' un isola piccola e un sacco di bla bla. Il punto e' sempre lo stesso: da qualche parte si deve pur partire, e finora nessuna altra isola di tutto il Mediterraneo l'ha fatto. Tilos si.

In questo momento l'energia di Tilos arriva da stazione alimentata da fonti fossili su una isola vicina, Kos, a 69 chilometri di distanza ed essenzialmente disabitata. Tilos e' una delle tre alimentata da un cavo sotterraneo che parte da Kos, e delle tre e' la piu' distante da Kos. Il cavo mostra evidenti segni di usura e di mancata manutenzione: spesso ci sono blackout di corrente, fino a 12 ore, rendendo la vita difficile a residenti, turisti, hotelier con cibi avariati, e scomodita' per tutti.

Da questo punto di vista, prettamente utilitaristico, le rinnovabili saranno un grande passo in avanti; ma non c'e' solo la soluzione di problemi pratici: il sindaco che ha promosso tutto questo era spinto da forti motivi "filosofici".

Tassos Aliferis era un ambientalista, di quelli che non se ne vergognano. Ha vietato la caccia sulla sua isola, promosso l'ecoturismo, ravvivato tradizioni morenti come fare il formaggio o coltivare erbe medicinali.
 
Lui non e' piu' in vita, ma e' stato lui a pensare e a volere il 100% rinnovabili per Tilos. il sindaco successivo ed attuale, Maria Kamma, ha continuato sulle sue orme nel desiderio di proteggere la biodiversita' dell'isola, con 150 specie di uccelli e 650 di piante.

Dal canto suo l'Unione Europea dice che si augura che Tilos diventi un modello per altre isole d'Europa con simili livelli di popolazione. Il progetto e' stato infatti finanziato dall'UE, sotto la guida di Tassos Aliferis, con circa 11 milioni di euro.

Il costo totale e' stato di 13.7 milioni di euro.

Con questi soldi oltre al sistema energetico e' stato creato un centro non-profit per la promozione turistica e culturale, con mappe, proposte di hiking, sentieri di mountain bike, vista di uccelli o viaggi in kayak. Si spera che tutte queste iniziative porteranno piu' visitatori e piu' business all'isola, anche in supporto delle loro politiche green.

Altri progetti in vista? Installazione di illuminazione pubblica direttamente dal sole, bici elettriche per i dipendenti comunali e stazioni di ricarica elettriche per le automobili.

E in Italia? Pantelleria? Lampedusa? L'Isola del Giglio? L'isola d'Elba?

Perche' no?

Il sindaco Kamma dice che se lo possono fare loro, lo possono fare tutti.

Parole sante.







Sunday, August 12, 2018

Curitiba -- la citta' del Brasile senza monnezza












 Jaime Lerner

Curitiba, stato del Parana'.

E' una citta' del Brasile che nel 1989 stava letteralmente soffocando nell'immondizia. Scene come quelle che vediamo oggi nei fiumi dell'Indonesia, nei mari di Santo Domingo e a volte anche nelle nostre civilissime citta' italiane.

Cosa fare?

Trenta anni fa hanno avuto la brillante idea di iniziare con la raccolta differenziata "spinta", coinvolgendo per prima cosa i ragazzini, con gioco, con scambi di immondizia per bonus da spendere sul cibo, soldi per l'autobus, sussidi per cancelleria scolastica, regalini di Natale.

E quei ragazzini del 1989 hanno insegnato la lezione ai loro genitori, ma anche ai loro figli.

Qualcuno di loro e' diventato impegnato in politica, altri hanno avuti ruoli di responsabilita', ma il seme dell'importanza del recupero della monnezza e' rimasto.

Oggi il 70% dell'immondizia di Curitiba, una citta' di 3 milioni di persone e' reciclato, e quasi tutto viene raccolto. Ci sono circa 10,000 impegnati nella gestione dei rifiuti. Le spese per infrastruttura e' molto diminuita nel corso degli anni, perche' e' la gente e' impegnata da se.

Ad esempio, servono sempre meno camioncini dell'immondizia.

Il 100% delle famiglie fa la raccolta differenziata.

Un altro risvolto dell'impegno personale dei cittadini nel gestire la propria immondizia e' che il numero di infezioni da zanzare infettive e' calato del 99%.

Tutto questo e' nato da un progetto del sindaco della citta' del tempo, un architetto dal nome Jaime Lerner che volle rendere la sua citta' un laboratorio ambientale.

Nel 1960 il famoso archietto brasiliano Oscar Niemeyer aveva costruito la capitale, Brasilia, una citta' pensata a tavolino, ordinata, precisa, diversa dal caos delle altre citta' del paese.

Curitiba si trova a 1500 chilometri di distanza, ma volevano anche loro fare la stessa cosa, ordinare la citta'. Costruirono strade, demolirono edifici vecchi e storici per far spazio al nuovo, e la citta' scopri' viadotti nuovi sfreccianti nel cielo, incuranti di tutto quello che c'era sotto.

Al tempo era una cittadina che gravitava attorno a San Paolo, con un passato agricolo non troppo lontano. E infatti era nata sulla scia dei tanti immigrati europei, tedeschi, italiani, polacchi, ukraini, che si sono qui stabiliti verso il 1870. Accanto ai campi agricoli hanno portato i loro ristoranti, le loro aree di culto, i loro negozi.

La crescita della citta' continuo' senza sosta, finche' negli anni 1940 divenne troppo grande. La macchinizzazione della cultura di soia porto' disoccupazione a tanti contadini che si riversarono nella citta', e la popolazione raddoopio, fino a raggiungere 360mila persone nel 1960.

Favela, traffico, aria sporca avevano preso il posto delle chiesette e dei piccoli negozi degli immigranti della prima ora.

Nel 1964 ci fu un colpo di stato in Brasile. La giunta militare decise di portare ordine a tutto il paese.

Il sindaco Ivo Arzua di Curitiba volle appunto prendere spunto da Brasilia, con crescita ordinata, verso l'alto, e dare spazi maggiori al re della strada, la macchina.

Tutta questa spinta verso il modernismo svincolato dal passato non piaceva a Lerner, che voleva invece conservare l'aspetto originale della sua citta'. Un giorno sarebbe stato il sindaco della cittadina ma al tempo era solo uno studente di architettura.

Pian piano Lerner costrui' la sua carriera come pianficatore urbano.

Nel frattempo non ci furono passi concreti verso la "modernizzazione" come pensata da Ivo Aruza, a causa di burocrazia, parole, carte, documenti.

Ed e' stata una fortuna perche' finalmente nel 1972 Lerner divento' sindaco lui di Curitiba. Inizio' a spingere per una citta' fluida, cercando di unire lavoro e residenza, tempo libero e traffico, ricchi e poveri, futuro e passato, in spazi che possono coesistere.

Nel 1972 trasformo' una delle vie piu' grandi della citta', Rua Quinze de Novembro in una strada pedonale. I negozianti non ne vollero sapere ma lui ando avanti, certo che sul lungo andare sarebbe stato un successo.

La trasformazione da strada a via pedonale del primo tratto della strada avvenne in un weekend, in silenzio, da Venerdi' a Lunedi.

Poco democratico, certo, ma a quel tempo di democratico in Brasile c'era poco.

Al Lunedi' mattina i negozianti furono sopresi (e arrabbiati!) dalla chiusura al traffico automobilistico, ma ancora di piu' dal traffico pedonale che non solo si era riversato in strada, ma che perdurava anche dopo le ore di chiusura degli uffici. In poco tempo gli altri negozianti chiesero di pedonalizzare tutta la strada e cosi fu.

Nel 1974 introdussero per la prima volta corsie dedicate agli autobus, con l'ingresso da pensiline centro della strada in modo da non fermare il traffico ai margini, seguirono metodi di prepagamento del biglietto, tratte speciali piu' veloci con meno fermate, ed autobus piu' lunghi,  tutte novita' per l'epoca, partite tutte da Curitiba.

Per esempio, fu Lerner ad ingaggiare la Volvo affinche' costruissero autobus snodabili e piu' lunghi in modo da portare piu' persone. Quando li vediamo nelle nostre citta', e' da Curitiba che arriva l'idea.

Oggi l'85% dei residenti della citta' usa l'autobus, e il sistema delle fermate limitate e' stato copiato in mezzo mondo, anche Londra che prese ispirazione da Curitiba, e piu' di recente da Shanghai.

Allo stesso tempo si penso' di incentivare il verde pubblico. Nel 1971 Curitiba aveva un solo parco pubblico. Oggi ne ha varie decine, con circa 50 metri quadri a persona. Un numero enorme per l'America Latina, considerato che per esempio a Buenos Aires il numero e' di 2 metri quadri a persona.

Tutto fu fatto in modo sostenibile usando il legno di vecchi pali dismessi dalle ditte di elettricita', piantando alberi, incoraggiando la gente ad averne cura.

E cosi' non e' raro nel centro della citta' vedere pappagalli, uccelli, alberi rigogliosi.

Dove hanno trovato la terra? Al tempo c'era l'idea di cementificare il vicino fiume Iguazu, quello delle cascate, per le troppe esondazioni. La citta' compro' le terre vicino al fiume, le bonifico' e le trasformo' in parchi. Una soluzione eccellente: piu' spazi verdi e sistema ecologico protetto, e minor paura delle esondazioni.

Il centro della citta' fu preservato dalla scure dei modernisti estremisti.

Sopratutto la citta' venne consegnata ai cittadini, con l'idea che gli spazi erano *di tutti* e che *tutti* ne erano responsabili.  Sta qui la chiave di tutto secondo me, che tutti sentiamo di essere parti della res publica, quale che sia il nostro ruolo nella societa'.

E veniamo alla monnezza, un grande problema per la citta' negli anni 1980, quando la popolazione per la prima volta raggiunse il milione di abitanti.

Era difficile fare la raccolta tradizionale dell'immondizia, specie nelle favela: tanta gente, strade strette, monnezza gettata a casaccio, pure nei fiumi, incuranza.

Nel 1989 l'assistente di Lerner, Nicolai Kluppe, penso' di creare un sistema di incentivi per il recupero della monnezza. Era molto semplice: immondizia in cambio di gettoni per l'autobus.
Il sindaco accetto di provare l'idea. Non avevano soldi, e questo esperimento era a basso rischio.

Dopo quattro mesi, anche le zone piu' difficili di Curitiba, erano state ripulite dai residenti stessi.
 
E da li altre idee: non solo gettoni per l'autobus ma anche da spendere su cose utili. E cosi' a scelta, quattro chilogrammi di immondizia danno diritto ad un buono di un chilogrammo di verdura, uova e frutta. E poi ancora con il tempo a libri, e pure biglietti per il cinema.

Il sistema funziona a tuttoggi. 

Certo, a partecipare in questo programma sono stati per primi i piu' poveri, ma nel tempo si sono coinvolti i ragazzi e con loro le scuole, gli adulti, le generazioni. Reciclare, non sprecare, e' diventato un modo di pensare.

Anche nei centri commerciali si usano le forchette di metallo, il polystirolo e' essenzialmente inesistente, il riuso e' diffuso.

I 10,000 raccoglitori di immondizia sono ora ben organizzati con uniformi, metodi diversi per la raccolta di vetro, metallo, olio usato e pure materiale contaminato.  Qualcuno di loro ha il compito di scopare le strade, di raccogliere le cicche, di trasportare la monnezza nei posti appropriati di smaltimento o di reciclaggio.

Si parla spesso della teoria dei vetri rotti - cioe' che piu' degrado c'e', piu' il degrado cresce. Qui invece e' la teoria della citta' bella - cioe' che piu' e' bella la citta', piu' la gente ne avra' cura.

E ha funzionato.

I centri di recupero monnezza di Curitiba sono 23 in tutta la citta' e operano come non profit. Creano materiale da isolamento da materiale da costruzione, vetro torna ad essere vetro e cosi pure metalli e carta. La plastica diventa sedie da giardino. C'e' pure materiale per i tetti fatto di tubi di dentifricio con garanzia quinquennale.

Tutto quello che ricavano viene usato per comprare sedie a rotelle per chi ne ha bisogno.

Jaime Lerner divenne sindaco nel 1972 lo fu fino al 1992 con alcune pause intermedie. Fu poi nel governatore dello stato di Parana, di cui Curitiba e' capitale dal 1994 al 2002.  Ha anche creato un istituto per la pianficazione urbana di Curitiba, l'Instituto de Pesquisa e Planejamento Urbano de Curitiba che esiste tuttora e che funziona da laboratorio di idee.

Qui ha implementato le stesse idee di coinvolgimento della gente per il recupero dei fiumi e dei laghi inquinati.

Le regioni confinanti hanno preso un mutuo dal Fondo Monetario Internazionale per ripulire i loro fiumi. Lerner ha preso zero soldi, ma ha convinto la sua gente a farlo.

E' stato davvero intelligente. Per esempio, coinvolse i pescatori: quando le condizioni meteo erano cattive per catturare pesci, convinse loro di catturare monnezza in acqua. Lo stato li avrebbe pagati, proprio come a Curitiba.  E qui la strategia ha davvero funzionato, perche' non solo fiumi e laghi sono diventati piu' puliti, ma senza monnezza e' aumentato anche il numero di pesci e la pesca ne ha beneficiato enormemente.

Jaime Lerner ha vinto ogni sorta di premio ambientale possibile.

Dice che occorre partire dal basso, rendere tutti partecipi, iniziare le cose e avere poi il coraggio di riadattarle, di migliorarle, ascoltando la gente.

Ovviamente Curitiba e il Parana' non sono dei paradisi assoluti. Anche oggi, circa l'8% di Curitiba vive nelle favela, il traffico negli ultimi anni e' aumentato, e cosi pure il crimine, i graffiti. Pero' e' certo che se paragonata alle altre citta' del Brasile, Curitiba e' rimasta piu' umana, un po speciale e piu' bella.

Sopratutto trenta anni dopo l'esperimento dei biglietti dell'autobus, Curitiba e' una citta' ad immondizia zero.

Monday, December 19, 2016

Portland vieta la costruzione di qualsiasi nuova infrastruttura fossile in citta'


Il giorno 14 Dicembre 2016 hanno approvato una risoluzione in cui la costruzione di nuova infrastruttura fossile - impianti di stoccaggio, trasporto e lavorazione di derivati da petrolio, gas e carbone sara' vietata a partire dal Gennaio 2017.

L'infrastruttura che hanno se la tengono, ma non se ne potranno costruire di nuove, e anzi, quelle esistenti non potranno nemmeno allargarsi.

E' la prima volta che una citta' americana approva un progetto simile, e di cosi ampio respiro. A Portand ci sono gia' circa 11 terminali di stoccaggio e lavorazione di prodotti fossili: dieci depositi petroliferi e uno di gas liquido naturale.

Con questa nuova risoluzione hanno creato una zona urbana chiamata "Bulk Fossil Fuel Terminals", e poi le hanno vietate per il futuro: vietate in citta' tutte le opere con infrastruttura marina, oleodotti, ferrovie, collegate al trasporto di combustibili fossili. Tutto cio' che e' ora permesso sono le stazioni di servizio della benzina e l'infrastruttura dedicata al biodiesel o all'etanolo e altre forme di carburante non fossile.

L'iniziativa viene dal sindaco Charlie Hales ed e' stata approvata da una commissione ad-hoc con cinque voti a favore e nessuno che si sia opposto. Anzi, il sindaco dice che quello che hanno fatto a Portland lo si puo' fare in tutto il mondo.

Questo dell'Oregon e' solo una delle tante iniziative *locali* per fermare l'uso a grande scala delle fonti fossili. Qualcuno dira' che sono Nimby, ma non e' cosi. E' che un sindaco, una comunita' hanno controllo solo sul proprio territorio. Se lo stato, il governo, la nazione non fanno niente o non fanno abbastanza, beh, allora ci si pensera' localmente.

L'idea e' che se *tutti* facessero cose simili, il messaggio prima o poi arrivera' che il tempo dell'espansione fossile di "drill baby drill" e' finito.

E cosi', la citta' di Vancouver a Washington State (da non confondersi con l'omonima canadese) ha vietato nuovi depositi petroliferi sul territorio comunale, la citta' di Oakland in California ha vietato tutte le nuove infrastrutture di carbone e San Francisco ha vietato le trivelle su tutti i territori cittadini.

L"idea e' che tutte assieme queste citta' possano creare un "muro verde" sulla West Coast americana e passare un messaggio potente ai petrolieri, ai politici a livello nazionale.

E infatti Portland fa gia' parte di una coalizione di citta' a livello mondiale che si sono impegnate a passare risoluzioni urgenti per contenere gli effetti dei cambiamenti climatici.

Nel Novembre del 2015, Portland aveva gia' approvato norme per vietare traffico da trasporto petrolifero in citta' e l'espansione di terminal petroliferi. La legge del 2016 appena approvata contiene entrambe queste risoluzioni ed e' un tentativo di dare una regolamentazione globale alla citta'..

Friday, May 29, 2015

Per Manuela Pintus, spero futuro sindaco di Arborea



Se vivessi ad Arborea, Sardegna e fossi chiamata a votare per il sindaco, voterei per Manuela Pintus.

Io e Manuela siamo amiche, ma non lo siamo diventate sui banchi di scuola o perche' avevamo interessi in comune - cinema, cucina, viaggi. Siamo diventate amiche perche' di punto in bianco ci siamo messe a fare le battaglie contro mostri molto piu grandi di noi, in Abruzzo, in Sardegna. E questo ci ha unite in un modo speciale, perche' ci siamo un po ritrovate l'una nell'altra, due persone di scienza che cercavano di comunicare ad altri i "perche' no" delle trivelle, due persone che hanno dovuto ritagliare angoli sempre piu grandi del proprio tempo per capire la geologia/chimica/ingegneria delle trivelle senza averne una conoscenza formale all'inizio.  Due persone che potevano intendersi su cosa tutto questo significasse per le nostre vite personali senza troppe parole.

Manuela e' biologa ed e' stata la capofila della lotta alla Saras ad Arbroea, in provincia di Oristano. Ci siamo viste di persona solo una volta, in Sardegna nel 2013, ma era come se ci conoscessimo da sempre, perche' ci siamo scritte e aiutate a vicenda nel corso degli anni. Con testi e documenti, ma soprattutto con le emozioni, e il supporto morale.

E' difficile spiegare qui cosa significa *iniziare* una battaglia. C'e' un momento in cui ti chiedi cosa stai facendo, dove stai andando, un momento in cui non sai quali siano le risposte, a chi chiedere consiglio, un momento in cui tutti ti dicono di lasciar perdere perche' stai perdendo tempo e "ma chi te lo fa fare". C'e' un momento in cui vorresti veramente non pensarci piu' e tornare alla tua vita e al silenzio delle tue scartoffie, ma c'e' qualcosa dentro che non te lo permette. E raramente ho incontrato qualcuno che potesse intendere questo senza troppe parole come con Manuela. In lei ho visto me, per tanti aspetti.
 
Dopo tante peripezie, il progetto "Eleonora" non e' ancora stato realizzato, nonostante la Saras fosse pronta gia' quattro anni fa. E questo lo si deve non alla classe politica locale, ai sindaci e agli assessori di Arborea, quanto al gruppo di cittadini attivi che si e' messo li a studiare e a fare attivismo gratis e per amore.

Il motore di tutto e' stata Manuela. 

La lotta alla Saras  non e' ancora finita e sara' tanto l'impegno ancora da dare a questa causa. E cosi' Manuela ha deciso di volersi candidare a sindaco di Arborea in modo da continuare con ancora piu passione questa lotta contro il mostro petrolifero. Non ho mai esplicitamente dato il mio supporto, per quello che puo' valere, a nessuna persona che dal petrolio si lanciasse in politica, ma qui e' diverso.

So che Manuela fara' ancora cose buone contro la Saras e in generale per Arborea in modo sincero e disinteressato. Anzi, sono certa che Manuela lo faccia per amore e non per cavalcare l'onda, perche' l'onda l'ha creata lei e senza di lei non ci sarebbe stata ne la battaglia alla Saras, ne la consapevolezza di un paese intero che si ribella contro Mr. Moratti.

Ciao Manuela, auguro a te e ad Arborea che tu ne diventi il primo cittadino. Non credo che Arborea possa trovare un sindaco migliore.





Saturday, April 18, 2015

Vancouver: dopo le perdite di petrolio, si passa al 100% da rinnovabili





Il giorno 26 Marzo 2015 c'e' stata una perdita di petrolio nella baia della citta' di Vancouver - la English Bay - che ha inquinato acqua e vita marina. Il petrolio -- circa 3000 litri -- non era un quantitativo enorme ma e' arrivato sulle sponde dei parchi costieri della citta'.

Se ne sono accorti due persone che facevano un giro in barca ricreativo. Puzzava di asfalto. La macchia che hanno visto era di 500 metri lunga e larga 250.

Era Bunker C oil, anche noto come fuel oil No. 6. Questo tipo di petorlio e' quello usato di norma nelle navi cargo in tutto il mondo. E' petrolio pesante e viscoso - cioe' con molecole di CH molto lunghe. E' considerato molto tossico alla vita marina, e forma palle bituminorse che possono anche essere trasportate alle lunghe distanze.  Non evapora e spesso finisce sotto il livello del mare - cioe' non si vede.

Sono state inqunate circa 16 spiagge, tutte chiuse per settimane.

Sono state infatti riaperte solo pochi giorni fa, e in qualcuna e' ancora vietato l'accesso.

Una volta scoperta la macchia ci hanno messo cinque ore solo per iniziare le operazioni di contenimento e molte sono state le critiche sulla lentezza delle operazioni.   Alla fine ci hanno messo un giorno intero per cercare di contenere il tutto.

Lo stesso esatto giorno il sindaco Gregor Robertson ha annunciato di volere usare solo rinnovabili per la sua citta'  - elettricita', trasporti, aria condizionata e riscaldamento, tutto da rinnovabili entro il 2035.

In questo momento Vancouver e' al 32% da rinnovabili, per cui l'obiettivo della citta' e' abbastanza ambizioso - specialmente per il reparto trasporto con i mezzi pubblici per la maggior parte alimentati da benzina e diesel. Ci sono' pero molte iniziaive per ridurre l'uso di automobili con bici, trasporti pubblici.

Oltre Vancouver anche San Francisco, Copenhagen e Sydney, hanno annunciato di volere arrivare al 100% da rinnovabili nei prossimi anni.

Ma l'elefante nella stanza e' il Northern Gateway Pipeline, una specie di fratello minore del Keystone pipeline che dovrebbe andare dalle Tar Sands del Canada fino a Vancouver per poi andare in Asia, e in altre raffinerie del mondo. Ovviamente piu' petroliere, non potranno che aumentare i rischi di maggiori riversamenti di petrolio nella baia di Vancouver - rinnovabili o non rinnovabili.

Wednesday, September 3, 2014

Angelo Pollutri: torniamo agli anni '60 - pane e petrolio

Oh Gesu - che mi tocca leggere, nel 2014!

Angelo Pollutri, ex sindaco di Cupello manda oggi un comunicato alla stampa dove dice varie assurdita', una dopo l'altra, facendo confusione fra parco e petrolio, passato e presente. Ma possibile che nel 2014 non si possa avere un politico sensato? Perche' si votano persone che non sanno neanche seguire un filo logico? Ma da dove escono questi?

Tutto quello che leggo e' vecchio, triste, stupido, infantile. E purtroppo di questa antichita' in Italia ce n'e' molta, include anche Renzi, che e' un esempio lampante del vecchio che goffamente cerca di farsi nuovo senza sostanza.

Secondo Pollutri, il decreto trivellante di Matteo Renzi - il decreto sblocca Italia - di fatto fa riemergere

"lo scontro tra il “no” deciso da parte di alcune componenti politiche, sindacali e sociali e il “sì” ragionato, meditato e di prospettiva di Confindustria e di altri singoli imprenditori."

Pollutri parla di "ultimatum circa il decidere che tipo di sviluppo avrà la nostra regione negli anni a venire".

Ma no, Angelo, non si scomponga e non arrivi a tanto: non si tratta di nessuno scontro, nessun ultimatum. Semmai sara' la prepotenza.

Come lei ben sa, il "no deciso da alcune componenti politiche, sindacali e sociali" e' un no diffuso, voluto da tutti i partiti, persone, amanti del mare e del commercio, e pure dentro Confindustria. Se lei va a ben vedere infatti ci sono industriali anche di Confindustria che si oppongono al petrolio - sono gli industriali del 2014 e non del 1964 che hanno puntato su sostenibilita' e rinnovabili e sviluppo vero e non sui buchi e monnezza.

E quindi il no alle trivelle e' un consenso, caro Pollutri. Solo i relitti del passato vogliono le trivelle, perche' hanno da guadagnarci sopra, e perche' non hanno ne idee, ne interesse, ne intelligenza, a guardare al mondo di oggi - quel mondo grande e nuovo e veloce che esiste fuori dalle sue quattro mura di Cupello e che ha lasciato il petrolio dietro di se da tanto tempo.

Lo so, certo, quando uno non riesce a produrre intellettualmente di meglio e' facile lanciarsi con i buchi. Basta una trivella, una multinazionale, e voila' - nessuno deve pensare a niente. Sediamoci e gongoliamoci con queste quattro lire di royalties. Che importa che tutto il resto e che sopratutto il futuro, vadano a rotoli.

E invece no, per competere nel mondo di oggi ci vuole l'intelligenza e il coraggio e il reinventarsi e il sapere piantare per il domani.

Siete solo senza idee, e poveri intellettualmente. Se lei e se Renzi e tutti i vostri compari trivellatori trionferete, non e' perche', come vorrebbe fare credere lei ci sono "ragioni mediate e di prospettiva" . No, a trionfare sara' una cosa sola: la stupidita' che porta a voler far cassa con il futuro di una nazione, la corsa disperata al vile denaro di una nazione che e' rimasta in ginocchio perche' non sapevate fare di meglio, la prepotenza di chi siede nei palazzi romani senza sapere, senza amare, senza pensare.

Ovviamente, non poteva mancare da parte di Pollutri il famoso compromesso. Il minestrone. Era una delle cose che sapevo dal primo giorno avrebbero provato a propinarci: un po di petrolio si, si puo' fare, possiamo convivere tutti assieme allegramente. E questo grazie a:

un percorso non estremistico, né per il no né per il sì, un percorso che possa nella circostanza dare un’opportunità di sviluppo ai nostri malcapitati territori in termini di infrastrutture e sostegno alle imprese e che possa, quindi, rimettere in moto un meccanismo virtuoso che generi lavoro.

E ancora:

ognuno potrebbe generare futuro lavorando in simbiosi mutualistica.

Ma che vuol dire ne per il no, ne per il si? Penso che neanche la democrazia cristiana arrivasse a tanto!

I nostri territori non sono malcapitati, caro Pollutri, e la simbiosi mutualistica non esiste. Non esiste un po di di cancro, o la simbiosi mutualistica fra cellule sane e malate. Prima o poi quelle malate prendono il sopravvento, perche' sono piu' potenti e in questo caso pure prepotenti. Capisce? Uno deve avere dei principi - fondati sull'intelligenza e sul pensare - e poi non accettare mezze misure quando si tratta di cose cosi' gravi ed importanti.

L'Italia ha avuto in dono qualcosa che nessun altro ha, un territorio splendido le cui ricchezze sarebbero sufficenti a campare tutti magnificamente se, come detto prima, ci fossero persone intelligenti ad argomentare, a pensare, a guardare avanti e non indietro come fa lei. Ma come puo' pensare che

Il Parco della Costa Teatina dovrà rappresentare l’elemento di armonia ecocompatibile di difesa della costa e del suo sviluppo, tramite risorse provenienti dalle compensazioni ambientali derivanti dalle coltivazioni di idrocarburi. Lo stesso progetto Ombrina Mare potrebbe portare 1 miliardo di euro di royalties in 20 anni.

Ma se con Ombrina il parco e' morto prima ancora di nascere! Di quale armonia parla? Ecocompatibile? E che in modo i veleni e i fanghi e i fumi di Ombrina saranno ecocompatibili? Ecocompatibili con cosa? Forse che i fumi di Ombrina le hanno dato alla testa gia' adesso? Chi vuole venire al mare a vedere una nave sputa fiamme in cielo per 24 ore su 24? Lo sa che per essere ecompatibili le spiagge californiane e di Florida hanno bloccato ogni nuova trivellazione da almeno trenta anni a questa parte?

E' di poche settimane fa la notizia che i mari d'Abruzzo sono in uno stato pietoso. Invece che sparlare a vanvera con questi paroloni di "eco" di qua ed "eco" di la, perche' invece non propone qualcosa per rendere questo mare piu' sano e "ecocompatibile" ma per davvero, invece che augurarsi l'arrivo di ultieriore monnezza che non potra' non esserci con Ombrina e compari?

E poi ancora, Pollutri prevede che la politica abruzzese può trarre chiarezza e opportunità di sviluppo compatibile copiando l’intelligenza degli anni ’60.

Vede, e' qui la stupidita' di tutti quelli che pensano al petrolio come la panacea a tutti i mali italiani. Ogni epoca ha la sua storia, e gli anni '60 sono stati per l'Italia un epoca d'oro per tanti motivi. Ma non e' tutto oro quello che luccica, e solo adesso ci rendiamo conto che alcune delle scelte di allora tanto intelligenti non furono.

Specie in reparto ambientale.

Cosa e' rimasto dell'industrializzazione selvaggia degli anni '60? Raffinerie e territori devastati. E' rimasta Gela, e' rimasta l'ILVA, e' rimasta Bussi.

E' questo che vogliamo per il 2050?

E infine, la balla e la assurdita' piu' colossale di tutte: lo sviluppo occupazionale della nostra regione è decollato grazie agli idrocarburi e la volontà di valorizzare le risorse ambientali è stata successiva a quella dello sviluppo industriale.

Non si puo' riscrivere cosi la storia. L'Italia ha avuto il suo boom del dopoguerra grazie a tante cose - i soldi degli americani (oh yes) e del piano Marshall, le flotte di immigrati che rimandavano i soldi a casa da Francia, Germania, USA, Canada, una classe politica piu' intelligente e amante della nazione, cittadini meno imbroglioni e piu onesti, e pochi impenditori intelligenti e lungimiranti, come Adriano Olivetti. Purtroppo quelli non li fanno piu'. Adesso ci rimangono solo le mezze cartuccie.

E poi, la logica del dire: c'erano prima le trivelle e poi l'ambiente. Si certo, c'erano prima il cannibalismo e il politeismo e la schiavitu' e poi sono arrivati i diritti umani e le leggi e il vivere civile. Pollutri, ma dove vive!  Gli anni sessanta sono finiti cinquanta anni fa!

Si, e' avvilente l'Italia. Governata da gente cosi poco intelligente, piccola, conservatrice, senza visione, senza idea di futuro. Sa tutto di stantio. Ogni volta che leggo queste cose sono ben felice di non esserci piu'. La cosa piu' brutta e' che sono proprio i meno preparati - culturalmente, eticamente - a guidarla.

Dove sono finiti gli statisti di un tempo?






Tuesday, August 19, 2014

Il sindaco di Ortona Vincenzo D'Ottavio muto su Ombrina. Perche'?



Ma come puo' essere che dopo tutto il dramma del Centro Oli, dopo la fine ignobile dell'altrettanto ignobile amministrazione di Nicola Fratino e Remo Di Martino, il comune di Ortona non riesce a esprimere una posizione che sia una sul petrolio?

Non risulta infatti che ne il sindaco Vincenzo D'Ottavio ne tutta la sua giunta comunale abbiano espresso pareri o resa nota la loro posizione su Ombrina Mare a nessuno, ne ai cittadini, ne - cosa che in questo caso era di importanza primaria - al ministero dell'ambiente inviando osservazioni di contrarieta'.

Magari il ministero non le ha caricate ancora, magari hanno usato mezzi diversi (quali?) ma se la provincia di Chieti si esprime contro, e la regione Abruzzo pure, perche' uno dei comuni maggiormente a rischio tace?

Non sanno che in politica devi agire per il bene della tua gente? E come puoi farlo se taci?  E se non parlano adesso, come faranno a farlo quando ci saranno pareri piu' contenziosi da espirimere? O non parlano perche' in qualche modo lo spettro di Nicola Fratino e della sua ditta gestrice del porto da cui dovranno passare le supposte petroliere ancora si aggira per Ortona?

Chi lo sa.

Ecco una lettera che mi e' stata inviata da Adriano Nasuti del Movimento 5 Stelle di Ortona. Anche io mi faccio le stesse domande.


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Oggetto: Facciamo Luce su Ombrina.

Concittadini,

Signor Sindaco,

signori assessori e signori consiglieri,

il giorno 28 luglio 2014 era l'ultimo giorno per inviare le osservazioni e la propria presa di posizione sull'impianto di estrazione e di lavorazione di petrolio a ridosso della nascente Costa dei Trabocchi, impianto che garantirà solo inquinamento a fronte di una occupazione e benefici economici irrilevanti.

Il Movimento 5 Stelle di Ortona ha inviato la propria contrarietà al progetto in questione attraverso le motivazioni scientifiche e di buon senso della dott.ssa Maria Rita D'Orsogna, della quale condivide ogni singola parola.

Ci è dispiaciuto, ma senza troppa sorpresa, constatare che né l'amministrazione né nessun partito piccolo o grande né nessuna lista civica, ha presentato alcun tipo di osservazione in merito, almeno da quello che risulta scorrendo la lista degli interventi sul sito ministeriale:

QUI

Chiediamo quindi ai consiglieri comunali ed al presidente del consiglio comunale di indire un consiglio comunale ad hoc per esprimere ai cittadini le loro vere intenzioni sull'argomento e sul perché nessuno abbia fatto niente.

Chiediamo anche ai segretari di ciascun partito o lista civica, di esprimere il parere del proprio gruppo di riferimento per iscritto ed in forma ufficiale.

Fin troppe volte abbiamo letto programmi pre elettorali e comizi fittizi e quasi mai rispettati nei contenuti.

È venuto il momento per chi siede in comune di prendersi una volta per tutte le proprie responsabilità, opposizione compresa.

Il Movimento 5 Stelle di Ortona, anche se non è ancora entrato nella macchina amministrativa, rende conto ai propri elettori e dimostra con i fatti di rispettare i propri princìpi ed il proprio programma.

Ringraziamo ancora la dott.ssa Maria Rita D'Orsogna e tutte le persone che ogni giorno si spendono contro questi veri e propri attacchi all'ambiente, per tutto l'impegno ed il lavoro speso per la salvaguardia del nostro territorio.
 

Ortona, 09.08.2014
Adriano NASUTI
Portavoce
Movimento 5 Stelle Ortona










Tuesday, August 7, 2012

Scaroni a Vasto: Uomini senza













Foto di Hermes Pittelli, Lorenzo Luciano

"In ginocchio da te"

Qui lo storico Costantino Felice
"Scaroni ha detto delle cose inaccettabili per Vasto"

Qui Stefano Comparelli, responsabile di Fare Verdi
"La storia non si cancella"

Eccoli qui allora gli eroi del giorno che si sono presentati a fare gli onori, qualcuno anche con fascie tricolore, al condannato in via definitiva "con patteggiamento" Paolo Scaroni:

Luciano Lapenna, sindaco di Vasto
Enrico Di Giuseppantonio, presidente della provincia di Chieti
Angelo Pollutri, sindaco di Cupello
Gianni Petroro, Associaizione pro-emigranti

E' la loro presenza a Vasto che ci dice di che stoffa sono fatti questi personaggi, gente apatica, che va dove va il vento, sente senza principi, senza spina dorsale, senza morale.

Gente che magari a volte dice di essere contro il petrolio, ma a cui nei fatti non gliene importa niente.

Personalmente gia' lo sapevo - visto che per ogni azione fatta da questi personaggi ci sono state dietro la pressione popolare, la paura di perdere i voti, rincorse con le telecamere e promesse elettorali. Non certo la convinzione di base o un principio incorruttibile di difesa del territorio o di lealta' all'elettorato.

Visto che ogni azione e' stata portata avanti da altri e non da loro che sono rimasti al traino. Visto che i testi per le osservazioni, per i ricorsi al TAR glieli hanno preparati altri.  Visto che neanche lo sapevano cosa fossero un centro oli, una FPSO, l'H2S e compagnia bella. Visto che l'azione di informazione non e' venuta da nessuno di loro.

Sono uomini senza. E chiunque puo' metterci la parola che vuole - senza coraggio, senza amore, senza coerenza, senza rispetto. Sono uomini piccoli piccoli, sono uomini senza neanche la vergogna di presentarsi davanti a tutti, ad onorare un condannato in via definitiva per disastro ambientale "con patteggiamento" e che voleva distruggerlo l'Abruzzo, altro che investimenti.

Le chiacchere se le porta il vento.

Ma perche' poi ci sono andati? Io non lo so, ma credo che da buoni politici abbiano la voglia di tenere il piede in 2, 10, 34 staffe.

Scaroni e l'ENI c'hanno i soldi, sono potenti. Meglio far vedere che stiamo anche dalla loro parte e che e' colpa di quei fanatici-cattivi-esagerati ambientalisti se il centro oli non si e' fatto.

Mica e' colpa di Enrico di Giuseppantonio se il centro oli non si e' fatto. Mica e' colpa di Eugenio Caporrella che sta ancora traducendo i testi dall'italiano al dialetto lancianese se il centro oli non si e' fatto. Questo secondo me e' il messaggio che hanno voluto passare, tenersi buoni tutti, anche Paolo Scaroni perche' non si sa mai.

Ma quello che questi uomini senza non sanno e' che alla fine, perderanno tutto.

La gente ricorda, ricorda tutto, e il potere del popolo e' molto molto maggiore che i soldi sporchi di sangue dell'ENI.

E che dire dei giornalisti che non hanno saputo fare le vere domande, quelle difficili, quelle fatte a beneficio del popolo?

Perche' nessuno ha avuto il coraggio di chiedere a Scaroni: ma senti, caro, le terre ai contadini gliele vuoi ridare si o no? Ma senti caro, che ci puoi dire della tua condanna in via definitiva? Ma senti caro,
ma come to spieghi che nonostante tutte le tue balle e il tuo bel parlare elegante e raffinato, e nonostante tutti i buchi, la Basilicata e' la regione piu' povera d'Italia? Ma senti caro, e i tuoi figli dove e' che emigrano?

Dovreste vedere voi cari giornalisti d'Italia come si fanno le interviste - guardatela la TV americana adesso che ci sono le elezioni a Novembre e vedrete che cos'e' il giornalismo serio. Le domande che fanno o che stroncano le carriere, e il tutto nell'ineresse pubblico.

Caro Paolo Scaroni: non ce ne andiamo mica.

Lei ha avuto di fronte un mucchio di gente molliccia, inutile e senza, ma gli abruzzesi veri, gli uomini e le donne con tutte le caratteristiche sane che i nostri politici non hanno, non le daranno un centimetro del nostro territorio, stia tranquillo.

E sappia che, nonostante i suoi tentativi di confondere la parlata e l'italiano, in Abruzzo di olio buono ce n'e' uno solo: si chiama olio d'oliva, e non olio da monnezza petrolifera.

Buone tangenti, buona autoblu e buona condanna in via definitiva "con patteggiamento".

You have not seen half of what we are made of.



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PS: Come sempre, grazie a tutti gli abruzzesi e le abruzzesi vere: Assunta, Ilaria, Ines, Hermes (d'adozione), Luciano, Filippo e tutti quelli che erano li ieri.

Se ci sono altri racconti, link, esperienze o nomi che ho dimenticato, li collego volentieri.



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L'AD RICEVE ONORIFICENZA E PARLA DEL PROGETTO SFUMATO AD ABRUZZOWEB
CENTRO ENI L'AQUILA? LO VUOLE VASTO!
SCARONI: ''STRANO STOP, ERA UN DONO...''

Descrizione: http://www.abruzzoweb.it/ic.php?d=BWS0&w=68VK0&h=68RKA&i=E1GPYV3FEDHP2WKFDSMQ0VVCDHTQ8WK95SN70SR&z=0

A sinistra l'ad di Eni, Paolo Scaroni e, a destra, il sindaco di Cupello, Angelo Pollutri

di Arianna Iannotti e Alberto Orsini   abruzzoweb

CUPELLO - “Trovo molto strano il fatto che in tanti anni non si sia riusciti ad avere il via libera, soprattutto visto che si era in presenza di un dono”.
Quando parla del centro di ricerca per l’Università dell’Aquila in località Casale Calore, un progetto da 12 milioni di euro finito in fumo dopo tre anni di vana melina tra Comune capoluogo e Ateneo, si vede tutta la delusione dell’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, oggi in Abruzzo, a Cupello (Chieti) per ricevere la cittadinanza onoraria.
E dire, ha sottolineato a questo giornale l’amministratore delegato, che “l’idea del centro ricerche era solo un pezzo di un programma più articolato e molto più ampio!”. Oltre ai fondi per la costruzione del centro, ma non per la sua gestione o le assunzioni del personale, c'erano infatti anche altri 8 milioni di euro in borse di studio di cui si sono perse le tracce.
La vicenda si è trascinata dal maggio 2009, subito dopo il sisma che ha distrutto L'Aquila, quando Eni e ateneo firmarono una convenzione. L'Università individuò terreni che aveva in affitto a destinazione d'uso agricola e il tempo è passato tra tentativi di riprendere quegli appezzamenti dagli affittuari, tra minacce di sfratto e accordi fin troppo svantaggiosi per l'Ateneo, infatti i revisori dei conti li hanno bocciati.
Nel frattempo a fatica il Comune rendeva edificabile un'area per complessivi 60 mila metri quadrati a fronte di 10 mila al massimo utili per il progetto, adombrando il rischio di una speculazione edilizia prontamente smentita da tutte le parti in causa.
Sul centro di ricerca ci sono state riunioni e trattative a tutto spiano, nel tentativo, poi infruttuoso, di salvare il progetto dalla furia di Scaroni, che ha risposto con lapidarie negazioni ai tentativi del rettore aquilano, Ferdinando Di Orio, di salvarlo.
Tra i tanti vertici, impossibile non citare quello "carbonaro" all'Aquila tra lo stesso Di Orio, il sindaco, Massimo Cialente, il presidente della Regione, Gianni Chiodi, e l'ex sottosegretario Gianni Letta, che non ha più incarichi formali ma ha sempre mostrato un'attenzione particolare al progetto, e in ambito universitario viene considerato un "nume tutelare" per aver portato alla proroga triennale dell'esenzione delle tasse, giunta quasi la termine.
Intervistato a margine della cerimonia di Cupello, il potente dirigente del colosso petrolifero ha confermato ad AbruzzoWeb che il progetto è definitivamente tramontato, anche se, ha assicurato, “per le zone terremotate faremo qualcos’altro”, e alla precisazione della cronista “qualcos'altro per L’Aquila?” Scaroni ha risposto di nuovo: “per le zone terremotate”, a far capire che le ipotesi potrebbero essere diverse.
A cogliere la palla al balzo il sindaco di Cupello, Angelo Pollutri, che Scaroni ha ascoltato lanciare questa provocazione: “Il centro di ricerche Eni facciamolo nel Vastese! Il nostro territorio si candida ben volentieri ad accogliere e ospitare una struttura di questo tipo”.
Scaroni non ha commentato, anche se nel suo discorso ha detto di dovere tanto al territorio vastese, riferendosi in particolare all’esperienza fatta in Pilkington insieme a tanti sansalvesi che gli ha permesso di arrivare al vertice dell’Eni, e di sperare di potersi in qualche modo sdebitare.
Nel frattempo il Vastese lo ha riempito di onori: non solo Cupello gli ha dato la cittadinanza onoraria, 50 anni dopo averla offerta al fondatore dell’Eni, Enrico Mattei, ma anche Vasto lo ha premiato conferendogli il premio “Silvio Petroro 2012”, a riconoscere e onorare i passi avanti fatti a partire dal rinvenimento di uno dei più ricchi giacimenti metaniferi d’Italia.
Anche se, proprio il mettere l’accento in questo modo sul processo di petrolizzazione che ha investito l’Abruzzo ha dato il la a una serie di polemiche, intercorse soprattutto via web, da parte di chi, come Maria Rita D’Orsogna, ha sempre criticato quel modello di sviluppo.
Polemiche che avevano trovato il loro apice ai tempi della possibilità di realizzare tra Tollo (Chieti) e Ortona (Chieti) il cosiddetto Centro Oli, che adesso Scaroni ha definito “una cosa vecchia”, nel senso di un progetto ormai passato, proprio come Casale Calore.
“Abbiamo tante cose da fare - ha detto a riguardo - il Centro Oli lo faremo da un’altra parte. Certo che per l’Abruzzo quella del Centro Oli sia stata un’altra occasione sprecata”. Proprio come Casale Calore.


Scaroni premiato a Vasto, Lapenna: "L'Eni investa su questo territorio"
Descrizione: Scaroni premiato a Vasto, Lapenna:
"L'Eni investa su questo territorio"
Paolo Scaroni e Gianni Petroro
VASTO - “Emigrare non è mica male. Sono un vicentino, ma non non mai lavorato a Vicenza. Mi vedete abbacchiato, triste? Ho visto tanti vastesi in tutte le parti del mondo ed erano felici”, ma nonostante la crisi economica pesantissima “non riesco a immaginare uno scenario in cui la gente di questi posti, che è così capace, non ce la faccia”.
Con un messaggio di speranza Paolo Scaroni riceve a Vasto il Premio Silvio Petroro. Il ritorno nel Vastese dell’ex numero uno della Pilkington, la multinazionale del vetro che a San Salvo ha la sua azienda più importante, è scandito da due tappe nel giro di poche ore: la cittadinanza onoraria conferitagli dal Comune di Cupello, e la premiazione a Palazzo D’Avalos.
Dal piccolo palco dei giardini napoletani il sindaco di Vasto, Luciano Lapenna, gli rivolge un appello: “Nel settore del trasporto merci poco è stato fatto. Purtroppo, quando lei dirigeva l’allora Siv, il vostro porto era quello di Salerno. Oggi è ancora Salerno”. La cerimonia è l’occasione per “rinsaldare l’amicizia con questa parte d’Abruzzo che torna a chiedere all’Eni di non dimenticarla”.
Scaroni “non ha mai considerato i manager della Pilkington di San Salvo come dirigenti meridionali di serie B o C”, sottolinea Graziano Marcovecchio, presidente del consiglio d’amministrazione della fabbrica di Piana Sant’Angelo
Al suo arrivo, fuori da Palazzo D’Avalos lo aspetta un gruppetto di ambientalisti che si oppongono all’installazione dei pozzi di petrolio al largo della costa abruzzese. C’è Ines Palena, responsabile del Wwf Zona frentana e Costa teatina. Ci sono anche i Cobas, che si sono schierati con il Comitato cittadino per la tutela del territorio. Qualcuno, quando Scaroni esce dall’auto nel cortile interno di Palazzo D’Avalos, gli grida: “Cambia lavoro”. Sosta nei giardini.
“Andiamo a vedere il panorama”, chiede l’ad dell’Eni, dopo essere stato premiato inizia a parlare della giornata trascorsa nel Vastese. “Immeritatamente sono stato insignito della cittadinanza onoraria di Cupello, che spettava a Enrico Mattei. Qui a Vasto c’è una scuola professionale intitolata al fondatore dell’Eni”, che in città visse e si diplomò. “Le scuole professionali sono fondamentali. Se non maturiamo una classe che sa lavorare utilizzando mani e cervello, non possiamo puntare allo sviluppo” uscendo dalla crisi. L’assegno da 5mila euro del Premio Petroro “l’Eni, per festeggiare Mattei, lo moltiplica per 10: 50mila euro per due anni”.
Michele D'Annunzio - micheledannunzio@vastoweb.com

Paolo Scaroni a Cupello ringrazia il Vastese: "Gli devo molto, senza non sarei all'Eni"
Descrizione: Paolo Scaroni a Cupello ringrazia il Vastese: "Gli devo molto, senza non sarei all'Eni"
Paolo Scaroni con Angelo Pollutri e Graziano Marcovecchio
CUPELLO – L’amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni ha ricevuto domenica pomeriggio la cittadinanza onoraria di Cupello, in ricordo dei 50 anni dalla scoperta del primo giacimento metanifero nella zona.

Nel corso della cerimonia è stata anche intitolata la sala multimediale del Comune a Enrico Mattei, al quale nel consiglio comunale del 2 ottobre 1961 fu conferita la cittadinanza onoraria, pochi mesi prima della sua morte. Una figura molto importante quella di Mattei per il territorio, non solo perché il padre Antonio era sottufficiale dei Carabinieri nato a Civitella Roveto, dove Enrico trascorse il periodo dell'adolescenza, ma anche perché frequentò la scuola elementare di Casalbordino, dove nel frattempo il genitore era stato trasferito e la Regia Scuola Tecnica a Vasto, città alla quale rimase legato e da presidente dell'Eni, insieme all'Iri, decise di creare nel 1962 la Siv, sfruttando proprio il metano rinvenuto nella zona di Cupello.

Anche lo stesso Scaroni è legato alla nostra zona per essere stato dirigente in Siv, la prima volta fu nel 1983, quando venne Papa Giovanni Paolo II, poi dal 1993, in quello che lui stesso definisce “il periodo più difficile della mia vita”. Più volte il suo destino si è legato a quello del nostro territorio: “Non tornavo dal 2002, la mia vita si è sempre intrecciata con il Vastese, l’Abruzzo e questa zona mi hanno dato molto – ha detto Scaroni – contribuendo alla mia carriera professionale. Oggi non sarei all’Eni senza San Salvo. Io per il Vastese non ho fatto niente, sono le persone della zona che hanno fatto tanto per me e che hanno contribuito in quegli anni a risanare l’azienda. Qui avevamo tutte le competenze che mancavano e le insegnavamo nel mondo. Questo onore spettava a Mattei che ha fatto molto più di me, ma cercherò di fare il possibile per ridare al Vastese quello che questo ha dato a me”.

A chi gli chiede della presenza futura dell’azienda nella nostra regione risponde. “Ci saremo se ci faranno estrarre, altrimenti diventa difficile" e sul Centro Oli di Ortona: “E’ una questione vecchia, se non ce lo fanno fare qui lo faremo altrove, ma per l’Abruzzo si tratta di un’occasione persa, così come non si farà il Centro di Ricerca Eni all’Aquila”.

Il sindaco Angelo Pollutri nel corso del suo intervento ha toccato vari punti, parlando anche della storia e dando piena disponibilità per il futuro: “Questa è un’opportunità importante per il nostro territorio, si corona oggi un sogno lungo 50 anni, quelli che sono passati dal ritrovamento del giacimento. Da allora si è instaurato un rapporto di fiducia con l’Eni e i cupellesi. E' stato un prezioso dono della natura e del Signore, fondamentale per il nostro progresso, che ha dato lavoro e ha invertito il processo migratorio, attivando quello inverso, permettendo il ricongiungimento delle famiglie. Grazie anche a Mattei che fece molto per tutto ciò. Adesso speriamo che nel 2062 si possa celebrare un’altra bella pagina di storia, anche se non dobbiamo attendere altri 50 anni per un’altra opportunità. Per questo dico che siamo disponibili al Centro Ricerca Eni, come un tempo abbiamo evitato la fuga delle braccia in futuro potremmo evitare quella dei cervelli. Sarebbe doveroso nei confronti della figura di Mattei, ma anche verso i nostri nonni che tanto hanno fatto per questa zona”.

Giuseppe Mancini