.

.
Showing posts with label confindustria. Show all posts
Showing posts with label confindustria. Show all posts

Saturday, April 2, 2016

La sventurata rispose. La lettera di Federica Guidi al Corsera



L'immaginario, il materiale






Prossimamente a Tempa Rossa.


Ma perche' uno non puo' avere la dignita' del silenzio?

Ti hanno scoperta che da Ministro facevi un disservizio all'Italia, all'immagine del paese, ai lucani, all'ambiente, e invece di scomparire dalla scena scrivi una lettera al Corriere della Sera arrampicandoti sugli specchi invece di chiedere scusa?

Un po di pudore, suvvia.

Ecco la lettera di Federica Guidi al Corsera. C'e' tutto fuorche' amore per l'Italia.

----

"Caro direttore, 

in questi anni ho lavorato con estrema serietà e grande riservatezza, come mi hanno insegnato a fare nell’ambiente imprenditoriale nel quale mi sono formata. Oggi sento però l’esigenza di scrivere per chiarire alcuni punti e per sottolineare alcuni dati, che nella polemica politica sono stati strumentalizzati e deformati. Comincerei dall’inizio, ricordando che la polemica nasce da una telefonata a colui che considero a tutti gli effetti mio marito, nella quale lo informavo di un provvedimento parlamentare di portata nazionale. In particolare, gli davo una notizia nota, su un fatto avvenuto in un luogo pubblico — il Parlamento — al quale hanno dato risalto tutti i media e del quale molti addetti ai lavori avevano già conoscenza perché di rilevante interesse per l’economia nazionale. Insomma, nessuno ha rivelato segreti di Stato."

Io non lo so in che ambiente lei si sia formata cara Guidi, ma sara' stato un ambiente sterile e che pensava al profitto prima di ogni altra cosa.  Da ancora prima del caso Tempa Rossa, lei e' stata una forte sostenitrice dell'Italia al petrolio sempre secondo i crismi del tuttapposto, del minimizzare, del trovare un "equilibrio" fra trivelle e ambiente, spesso giocando anche con le parole.

Diceva, sul caso Tremiti che si trattava di una "nave oceanografica - di quelle per intenderci usate anche dagli scienziati - per una serie di rilievi della durata di due, massimo tre settimane"

Cosa, aveva paura di usare la parola ispezioni sismiche? Airgun? Beh, glielo dice questo scenziato qui: l'airgun e' dannoso alla vita marina, alla pesca. Lei ci ha mai pensato a questo? Le e' mai pasato per l'anticamera del cervello di almeno ascoltare gente *indipendente* e non quelli che stanno al soldo del petrolio e di chiedersi perche' siamo tutti cosi contrari alle trivelle? 

Glielo dico io: perche' invece di vivere dentro Confindustria, la maggior parte di noi ci tiene ad un ambiente sano. La maggior parte di noi pensa che l'ambiente vada migliorato e che il petrolio non portera' niente di buono. La maggior parte di noi ha visto l'evidenza mondiale ed ha concluso che tutte le comunita' petrolizzate sono peggiorate, non migliorate. Inclusi i mari di Norvegia.

Viggano ha reso una vallata invivibile. Tempa Rossa ne rendera' invivibile un altra. Non ci vuole mica un genio a capirlo.  Ma voi del governo diabolicamente continuate ad insistere che non e' cosi.

Ma dove vivete?

La polemica non nasce dalla sua telefonata. La polemica nasce dal fatto che lei, Ministro della Repubblica italiana, ha anteposto i suoi interessi amorosi a quelli della nazione. Non ha importanza se la decisione fosse segreta o no. Ha importanza che lei abbia lavorato per accelerare i progetti petroliferi da sui il suo compagno ne avrebbe guadagnato benefici aziendali.

Capisce? Lei ha usato il suo ruolo di Ministro per far approvare una cosa da cui Gianluca Gemelli avrebbe tratto vantaggi aziendali. Io non ho questo lusso, e non ce l'ha quasi tutto il resto del paese.
E se ce l'avessi farei fare cose di vita e non di morte. Pannelli solari, e non Centri Oli.

Sulla questione marito/amante veda lei. A me non interessa. Ma se uno deve essere preciso, quello non e' suo marito.

"Ma è bene anche entrare nel merito. Nella telefonata lo informavo di un emendamento che avrebbe consentito di accelerare i processi autorizzativi di molte opere strategiche, tra cui il cosiddetto progetto Tempa Rossa di Taranto, bloccato da anni. La società di mio marito, invece, operava come subappaltatrice in Basilicata per un lavoro che nulla aveva a che vedere con lo sviluppo del progetto di Taranto e risaliva ad epoca precedente a quella in cui sono stata nominata ministro. 
Qualcuno ha gridato allo scandalo, al ministro che favorisce il marito. Non è vero. Io rivendico l’importanza di quella norma per il Paese. Come sappiamo, uno dei problemi dell’Italia è la costante necessità di acquistare dall’estero le risorse energetiche di cui abbiamo bisogno, per riscaldare le nostre case, per accendere le luci, per cucinare e per produrre le eccellenze del made in Italy che mandano avanti la nostra economia."

E perche' era bloccato? Ce lo vuole dire? In una Italia in cui i potenti fanno quello che gli pare, da prendersi il posto di Primo Ministro senza essere stati mai votati, fino a farsi costruire gli aeroporti ad personam, se le autorita' l'hanno bloccato un motivo ci sara' pure. E saranno stati motivi gravi perche' non e' facile tenere a freno la Total, un colosso mondiale.

Sono anni che si parla di questioni ambientali, di corruzione petrolifera in Basilciata. Chi e' lei per decidere di "accelerare" gli iter di approvazione? Chi le da questo diritto? Ah certo, lei e' il Ministro dell'economia, in questo caso petrolifera.

Perche' invece non ha usato il suo potere per "accelerare" l'uso delle rinnovabili, ai quali avete tagliato anche i sussidi in modo *retroattivo* facendo scappare gli investitori stranieri? Perche' non fa leggi per incentivare le auto elettriche? Il risparmio energetico? Sono milioni di volte che lo scrivo.

Di tutto quello che serve all'Italia, proprio il Centro Oli di Tempa Rossa era cosi' importante?

Era forse importante per la Total, e per il suo fidanzato, non certo per l'Italia o per la Basilicata. Torno sempre allo stesso concetto: la democrazia e' per il bene di tutti non per il bene di pochi eletti. Anzi, in questo caso, manco eletti.

Infine, lei "rivendica" l'importanza di Tempa Rossa per il paese per riscaldare le case e per cucinare.
Non ci crede nessuno. Anzi, questo e' un insulto ai polmoni dei lucani. Un insulto all'intelligenza degi italiani. Ma dove li piglia questi dati? Pure se trivellassimo tutto lo stivale NON BASTEREBBE MAI. Lo compreremo sempre.

Possibile che un Ministro dell'Economia debba sparare queste cose?

Lei e' di Modena. Scavi un po nel suo giardino, e le assicuro che trovera' pure li idrocarburi. E prima che a Tempa Rossa, lo acceleri nel suo giardino l'impianto desolforante.

Non so chi viva vicino a Tempa Rossa, ma le assicuro che grazie al suo "accelerare" la costruzione di un altro petrol-mostro, anche il peggioramento di tutti gli indicatori di vita sana a Tempa Rossa sara' "accelerato". 
 

"In questo contesto una serie di grandi imprese hanno deciso di investire miliardi di euro per estrarre petrolio e gas naturale in Italia e di farlo, peraltro, al Sud. È un settore che il governo ritiene strategico e che comporta la creazione di posti di lavoro e di un indotto importante.  Insomma, non era necessario un mio speciale interessamento per mandare avanti una norma così importante. E comunque, dopo che è stata approvata, non abbiamo attivato i poteri sostitutivi che la legge ci conferiva. In sintesi, appare chiaro che tutto è accaduto alla luce del sole, su un progetto strategico per il Paese e nel massimo rispetto del mio ruolo."

"Una serie di grandi imprese". Si saranno pure grandi, ma hanno a loro carico decine e decine di denuncie e di accuse in tutto il mondo per corruzione,  per maltrattamento delle comunita' in cui operano.

Esempi? La Total e' stata appena multata di 1.5 milioni di euro nel UK per avere lasciato che una sua piattaforma in mare, dopo un incendio, rilasciasse gas in atmosfera per 51 giorni di fila. Seimila tonnellate di metano. Cinquantuno giorni. L'incendio fini' solo perche' si pense da solo. L'ente britannico per la sicurezza ha accertato che la Total ha cercato di nascondere l'accaduto e di minimizzare e ha dato alla Total il massimo possibile di multa.

Ancora, nonostante le sanzioni internazionali imposte alla Russia qualche tempo fa per la questione Ucraina, la Total aveva continuato a fare affari con Putin. Ovviamente per difendere i propri interesssi: campi di gas, petrolio, impianto di liquefazione del gas, magari sfruttamento di nuovi varchi nell'Artico. Al diavolo le risoluzioni internazionali.

O vogliamo parlare di come la Total ha tratto la Birmania? Questa bella ditta internazionale e' stata accusata di avere quanto meno chiuso gli occhi sui *lavori forzati* nella costruzione di un oleodotto nel paese in appoggio alla giunta militare dell'epoca. Si parlava di confisca dei terreni senza compenso, evacuazioni forzate, tortura, violenza sessuale e omicidio per chi osava ribellarsi. Secondo la Total omicidi e violenza c'erano ma non erano problemi loro.

E no, non sono chiacchere da bar, perche' nel 2005 la Total pago' 6 milioni di dollari per evitare una causa; Earth Rights International dal 1996 ad oggi ha catalogato e denunciato tutte le malefatte del governo birmano e dei petrolieri conniventi in questa storia di torture e di sfruttamento:

"Total continues to mislead policymakers, investors, and the general public about its direct and indirect impacts in the Southeast Asian country. The companies are still linked to violent abuses such as forced labor and killings in their project area and their project has generated multi-billion dollar revenues for the Burmese military regime."


Ce li vogliamo proprio questi qui in Italia?

Ma poi, non c'e' bisogno di andare cosi lontano. Qualche anno fa la Total fu accusata di avere seppellito monnezza petrolifera tossica a Corleto Perticara, Basilicata, per quasi venti anni! 

Questa gente e' strategica?  Come possiamo pensare che abbiano a cuore l'Italia? Non sarebbe piu' strategico un pinao di solarizzazione o di isolamento termico di tutti i condomini?

Scusi, ma non sa che Viggiano e' un Centro Oli tal quale quello di Tempa Rossa? Le risulta che il Centro Oli di Viggiano in venti anni di attivita' abbia portato tutto questo lavoro, gioia, benessere, aria profumata ai residenti? E perche' la Basilicata (siamo precisi, almeno chiamiamola con il suo nome e non con un generico "sud") allora e' sempre nella top three della poverta'?

Perche' la gente emigra?

Perche' non se lo costruisce lei un Centro Oli a casa sua?
  
"Ovviamente, mi rendo conto che ci sono tutti gli ingredienti per uno scandalo mediatico: il ministro, la telefonata, il grande progetto industriale, un mio familiare. Ricamarci sopra, per molti, è stato facile. Ancor più facile in vista del referendum sulle trivelle, che per molti è occasione non di ragionamento serio ma di bagarre politica."

Mah, veramente la bagarre politica e' tutta del suo governo e dei shady characters che tutto fanno fuorche' difendere la democrazia e dare l'esempio.

Non e' bagarre politica il vostro invitare all'astensionismo? Il voler sprecare 300 milioni di euro? Non voler accorpare il voto alle amministrtive di giugno? Far fallire 5 quesiti su 6 e poi dire "non votate perche' e' un referendum inutile"? Avere un ministro dell'ambiente che invita a votare in favore dei petrolieri? Propagandare che se vince il SI allora non potremo piu cucinare? I vostri compagni del PD che nel 2012 facevano le crociate antitrivelle ed adesso diventano possibilisti?

Mi definisca lei questo atteggiamento, se e' un atteggiamento da statisti o da dispetti della 4a elementare.

Anche per questo, primariamente per ragioni di opportunità politica ho subito deciso di dimettermi, per senso di responsabilità verso il governo del quale ho fatto parte, a maggior ragione alla vigilia di un appuntamento fondamentale come è il referendum sulle trivelle. Ma la mia è anche una scelta umana, che mi costa, ma che ritengo doverosa per i miei principi che hanno ispirato sempre la mia vita. Credo che anche alla luce del ruolo istituzionale che ho ricoperto, queste precisazioni siano per me necessarie, per consentire ai lettori, ai cittadini e alle molte persone che hanno lavorato con me di farsi un’opinione critica conoscendo i fatti e potendo giudicare in maniera informata.

Non so di quali principi lei parli. I principi che hanno insegnato a me cara Federica, e non da dentro Confindustria, ma da una famiglia di origine contadina ed onesta, sono ben altri.

Spero con tutto il cuore che questa vicenda che l'ha coinvolta faccia capire a tutti che il petrolio, prima che l'ambiente, inquina la democrazia.

Vota SI il 17 Aprile.





Friday, January 30, 2015

Paura delle trivelle cavalcata dai politici



Esce oggi un articoletto sul Sole 24 ore - rigorosamente non firmato. Questo mi lascia presupporre che o chi l'ha scritto si vergogna, oppure che e' proprio tutto il giornale che la pensa cosi'. 

Ad ogni modo, e' un ottimo segnale, perche' e' il canto di chi si dispera.

L'articolo parla dei giacimenti nascosti per 700 milioni di tonnellate di petrolio.

700 milioni di petrolio? Da dove vengono queste stime? Chi le tira fuori? In quali giacimenti? Dove? Bah. Ad uno che legge cosi, settecento milioni pare veramente un sacco di petrolio. Magari siamo veramente l'Arabia Saudita e non lo sappiamo!

Ma ... quanto e' 700 milioni di tonnellate di petrolio?

Una tonnellata sono circa 7 barili di petrolio. Ergo, 700 milioni di tonnellate sono 4900 milioni di barili.

Ne consumiamo circa 1.5 milioni al giorno. Cioe' circa 550 milioni all'anno. E quindi tutto il petrolio italico - nei vigneti del Montepulciano, nelle aree protette di Sardegna, nelle risaie del Piemonte, nei banchi di Pantelleria, nella laguna veneta, nei parchi della Basilicata, nelle zone terremotate dell'Emilia, e vicino alle nostre case, ai nostri campi, ai nostri polmoni e se e' tutto vero, si traducono nella bellezza di circa ... nove anni di petrolio.

Questo appunto se le cifre sono quelle riportate sopra che non si sa da dove vengano e a cui io non credo poi piu' di tanto. Ma se anche fosse cosi, uno deve capire che nove anni non sono niente, a fronte dell'immane distruzione che ci lasceremo dietro seppure trivellassimo tutto e subito. Nove anni. E dopo? E tutto il resto che fine fa?

L'articolo parla delle "paure" dei cittadini e dei politici timorosi che cavalcano le proteste pubbliche.
Musica per le mie orecchie. Era proprio questo l'obiettivo di questi anni. L'unico appunto e' che no, non e' paura, e' consapevolezza, che sono due cose diverse, caro ignoto autore del Sole 24 Ore.

La paura e' dell'ignoto, la paura e' dell'ignoranza, la paura e' della piccolezza. La consapevolezza e' della logica, la consapevolezza e' dell'informazione, la consapevolezza e' dell'intelligenza. La prima e' puerile, la seconda e' adulta.

I terremoti, le malattie, la bruttura paesaggistica, i veleni, l'inquinamento di aria, acqua e democrazia, sono cose reali e non si possono piu' nascondere dietro articoletti rosa. Io sono ben felice di essere stata partecipe del movimento di opinone che ha fatto arrivare queste cose al grande pubblico, giorno dopo giorno. Quando ho iniziato, circa otto anni fa, la prima reazione alla parola petrolio era soldi. Adesso e' maledizione.

Sui politici non ho niente da dire, perche' le loro motivazioni sono secondarie in tutto questo, che lo facciano per voti o per convinzione non e' importante.  L'importante e' che lo facciano. Lo dico spesso nei vari convegni. I petrolieri non potranno mai vincere se usiamo l'arma dei nostri numeri,
dei nostri cervelli e del nostro attivismo. Alla fine, volenti o nolenti, devono adeguarsi. Sta a noi usare al meglio l'essere comunita'. Quanta gente puo' starci dentro ad Assomineraria? Dentro  a Confindustria? Siamo molti di piu' noi. E questo vale per tutto il nostro vivere civile. Occorre solo avere la voglia di partecipare e non con i forconi ma con la testa.

L'ultima cosa che vorrei aggiungere e': in Italia quanti siti UNESCO abbiamo? Quanti peculiarita' gastroentromiche ci sono? Quanti musei che nessuno conosce? Quante chiese rinascimentali, medievali, barocche? Quanto piu' da campare ci darebbero tutte queste cose qui, e con i polmoni sani, che non i nove miseri anni di buchi sparsi per lo stivale? Perche' il Sole 24 ore non si preoccupa di sfruttare queste risorse qui e sono ossessionati dal petrolio?

Forse perche' non saranno loro a guadagnarci?



Friday, October 24, 2014

Fabio Spinosa Pingue vs. MR



17 Ottobre 2014






























24 Ottobre 2014






























Oggi il Centro d'Abruzzo pubblica la mia risposta a Fabio Spinosa Pingue, di Confindustria. La versione originale e' qui sotto - quella che e' comparsa su Il Centro e' una versione ridotta.

Il tutto in risposta a questo mio articolo su questo blog dove l'amico Pingue parlava di trivelle "green".

Fa ridere, se non che fa piangere!

----

Gentile Presidente Pingue,

Grazie per la lettera e per avere reso noto il suo pensiero al pubblico d’Abruzzo tramite le pagine de Il Centro. Presumo che lei parli a nome di tutta la categoria che rappresenta, visto che si firma Presidente di Confindustria Gran Sasso.

Innanzitutto, non credo che qui si tratti di una gara a chi e’ piu’ verde di un altro, dopotutto, lei non sa niente della mia vita personale, come io non so niente della sua. Per cui lascerei le gare al loro posto: e’ un esercizio futile.

Quello che pero’ conosco sono i suoi scritti – e prima di lei, quelli di altri rappresentanti di Confindustria da Mauro Angeleucci a Paolo Primavera – in merito alla faccenda petrolio-ambiente e ai vostri ripetuti tentativi di far finta che e’ tuttapposto, di negare l’evidenza, di trovare dei distinguo o di colorare di verde il nero intrinseco del petrolio.

Purtroppo non ci sono ne’ parole ne’ premi che possano cambiare la realta’: il petrolio non e’ compatibile con una regione agricola, vitivinicola e con aspirazioni di turismo di qualita’. Punto. Il petrolio non e’ compatibile con la salute di campi, mari e persone. Punto. E questo non si puo’ cambiare. Non ci sono gradazioni o spiragli o metodi speciali. E’ monnezza seppellita a vari chilometri sotto la crosta terrestre da milioni di anni che vogliamo riportare in superficie. Come si puo’ pensare che sia una operazione priva di impatti? E non sono io a dirlo: la comunita’ scientifica l’ha ampiamente dimostrato e l’esperienza comune l’ha confermato, da Viggiano a Galveston, da Port Harcourt a Gela, tutte a modo loro rovinate dal petrolio.

Lei parla di rispetto delle leggi, ma sa meglio di me che in Italia le leggi di cui lei parla non garantiscono la salute di nessuno. Le leggi italiane sono scritte ad arte per i petrolieri, e lo Sblocca Italia non fara’ eccezioni. Basta confrontare l'Italia con il resto del mondo sviluppato: i valori raccomandati dall'OMS del tutto ignorati, le condanne e le multe inesistenti per chi inquina, Gela che muore avvelenata senza che nessuno muova un dito. Pensi, in quella citta’ ogni 1000 bambini cinque nascono deformi, nel silenzio generale.

Ripeto queste cose da ormai sette anni e le ha capite e recepito l’intero popolo d’Abruzzo. E’ molto tardi per cercare di cambiare l’opinone pubblica con questi maldestri tentativi di screditare la mia persona – i kamikaze, la morale sulla coerenza, le barricate. E’ tardi perche quello che ho seminato dal primo giorno fino ad oggi , quando nessuno parlava di trivelle, non si puo’ fermare, neanche se io lo volessi. Il messaggio e’ arrivato, di piazza in piazza: semplice, preciso, scientifico, senza ambiguita’, ed e’ stato accolto da ogni spaccato della societa’ civile. A distanza di anni ritrovo l’eco dei miei pensieri e dei miei dati negli scritti e nelle parole della chiesa cattolica, dei centri sociali, dei politici, degli studenti.

Lei cerca il confronto adesso che l’opinone pubblica e’ tutta contraria alle trivelle. Chissa perche’ quando i petrolieri avevano i permessi in tasca e la popolazione era all'oscuro di tutto, il dialogo e il confronto non erano all'ordine del giorno. Quando mai Confindustria ha fatto conferenze informative prima del 2007? Poi ho iniziato a girare le piazze d'Abruzzo e a spiegare quello che stava per succedere ed e’ cambiato tutto - per i petrolieri e per Confindustria.

L’Abruzzo ha – io credo – visto in me una persona libera, senza conflitti di interessi, che poteva starsene a casa sua, che non cercava cariche politiche o denaro, ma che di fronte ad un scempio che stava per cadere sulla propria regione d’origine ha dato quel che aveva per evitarlo. E l’ho fatto con amore, con intelligenza, prima che diventasse di moda, ingoiando ogni sorta di insulto, facendo sentire tutti partecipi e trasformando una lotta di ambiente in una lotta di democrazia e di giustizia sociale.

La sua richiesta di confronto arriva con anni di ritardo. Le ricordo che l’ENI l’ho dibattuta in più occasioni, sia in Abruzzo che fuori regione, e con i piu’ alti dirigenti. Alla fine sono stati loro a non volere più il confronto con me: le loro argomentazioni si scioglievano come neve al sole. Dal primo giorno ad oggi non una delle informazioni che ho divulgato e’ stata smentita. Non una, anzi, e’ tutto stato confermato dai fatti. Alla fine i signori dell’ENI se ne sono anche andati da Ortona con la coda fra le gambe. Vuole farlo ora il confronto? Bene. Si curi delle spese e dell’organizzazione e verro' ancora una volta, a dibattere di petrolio, io e lei.

Quanto alla paternale sull’aereo e sulla coerenza: io non voglio smettere di prendere l'aereo, voglio continuare a volare e fare tutto quello che faccio oggi, ma voglio farlo senza energia fossile. Da persona di scienza so che un giorno questo accadrà. E in un certo senso le nostre resistenze antipetrolio sono un passo avanti verso quel giorno. Quelli che la pensano come lei invece sono convinti che non ci siano alternative, che siamo condannati. Ed e’ questa è la differenza tra me e lei: lei e’ ancorato al passato, io voglio lavorare per un futuro migliore, voglio essere ottimista e pensare che si, il mondo puo’ cambiare.

E’ per questo che le sue parole mi mettono tristezza: se questo e’ il meglio che l’imprenditoria d’Abruzzo sa esprimere vuol dire che siete uomini e donne antichi, senza il coraggio o l’entusiasmo del futuro, che e’ fatto di ricerca, di innovazione, di high-tech, e si, di rinnovabili.

Come lei mi ricorda, io non vivo piu’ in Abruzzo da quasi 25 anni, ma questo non vuol dire che le voglia meno bene. Uscire, vedere come vivono gli altri, ci fa capire cosa abbiamo e cosa potremmo avere, anche in termini economici, se sapessimo usare la bellezza e la creativita’ di questa regione invece che riempirla di raffinerie, trivelle e monnezza. Provi a farlo anche lei questo esercizio e guardi al tutto in un ottica piu’ grande. 

Vedra’ che le trivelle – nere o verdi o azzurre che siano - sono l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno.

MRD 

-----

Qui le parole di Spinosa Pingue

«Cara D’Orsogna, sono più green di lei»


Cara Professoressa Maria Rita D'Orsogna, non ho il piacere di conoscerla, ma voglio rispondere all'articolo pubblicato nel suo Blog.

Le parlerò con il cuore e soprattutto con le viscere. Sono un imprenditore che viene dal mondo dell'agricoltura e della pastorizia, peraltro certificata biologica da qualche lustro.
Non sono un terrorista. Come lei sogno il mondo di Heidi e Fiocco. Forse più di lei, perché io la terra la frequento veramente ogni giorno e ne conosco le virtù ma anche le crudeltà. Il caso del matapalo è un esempio concreto: un arbusto che si avvolge attorno a un albero fino a soffocarlo.

Per non parlare dei danni provocati all'atmosfera dalla flatulenza, ossia il gas emesso dai miei capi ovicaprini e dai bovini; o di quanto siano deleterie per le falde acquifere e per la terra le deiezioni dei suini. Chi ha dimestichezza con l'agricoltura sa bene che il mondo fiabesco non è mai esistito, neanche prima della rivoluzione industriale. Per questo io e Lei, pur difendendo l'ambiente partiamo da angolazioni diverse.

In questi anni mi sono impegnato con numerose iniziative - tra cui il Premio Confindustria Abruzzo Green - che tentassero di far dialogare tutti gli stakeholder del territorio, alla ricerca di un sentiero autenticamente sostenibile. Assieme ad altri rappresentanti di Confindustria ho dichiarato che ci sono imprenditori che del nostro territorio hanno fatto scempio, denunciando apertamente il disastro di Bussi e altre deplorevoli situazioni.

Mi sono impegnato nel favorire il dialogo tra associazioni ambientaliste, imprese, ricercatori e istituzioni. Ho cercato di oltrepassare i pregiudizi e gli integralismi che albergano in ogni categoria, a partire dalla mia. Dobbiamo smettere di credere che gli imprenditori siano tutti uguali e pensino solo al profitto. Dobbiamo tornare alle barricate?

Se ognuno di noi rimarrà nelle sue posizioni il territorio impoverirà e i territori poveri, si sa, sono i più esposti allo sciacallaggio ambientale.

Il decreto Sblocca Italia rappresenta una grande opportunità.

Se solo i territori si mostrassero capaci di dialogare costruttivamente con la politica nazionale e i settori produttivi, si potrebbero ottenere più garanzie da parte dei primi e più benefici da parte di quelle imprese serie (e mi creda esistono anche nel mondo petrolchimico, peraltro lontano dalle mie attività) che non vogliono calare dall'alto il proprio volere, ma desiderano lavorare nel rispetto delle leggi.

Se poi lei ritiene che io sia un inquinatore, perché mi illudo di far dialogare due mondi che in tantissime parti del mondo riescono a convivere in maniera virtuosa, mi aspetto che lei, in questo preciso istante, rinunci a cinque cose: auto, telefono, viaggi aerei, gas ed elettricità in casa, oltre ad ogni derivato della plastica.

Perché mi confermerebbe al 100% che lei è coerente fino in fondo. Una di quelle, insomma, che non è disposta a fare il kamikaze con il corpo degli altri. Fossi in lei, inoltre, proverei ad accettare il dialogo anche con chi ha idee diverse dalle sue, perché rifiutarlo è sempre prova di debolezza, e a riconoscere la dignità di tante imprese impegnate nella tutela dell'ambiente, ognuna nel proprio settore.

Un'ultima cosa: complimenti per la sua nomina ad Ambasciatrice d'Abruzzo, un riconoscimento prestigioso che però spero porti il dovere di rappresentare anche quella fondamentale componente industriosa e produttiva della nostra amata Regione e non solo le praterie di Heidi e Fiocco. Qui siamo nel mondo reale.

Un caro saluto. * allevatore, agricoltore, imprenditore alimentare Presidente di Confindustria Gran Sasso














Saturday, October 4, 2014

L'Abruzzo in prima fila contro il decreto Sblocca Italia




Come sono cambiate le cose.

Ripenso a Ottaviano del Turco, ripenso a Nicola Fratino, ripenso a Gianni Chiodi e l'insistenza dei primi due che il petrolio sarebbe stata la panacea di tutti i nostri mali, e poi con Chiodi una sorta di immobilismo patetico e molle, veramente infantile. Almeno gli altri due avevano una posizione, questo qui non era ne carne ne pesce.

E quindi sono contenta di sentire che l'Abruzzo e' in prima fila contro il decreto Sblocca Italia e che ha approvato all'unanimita' -- cosa che prima sarebbe stata inaudita -- una mozione contraria al decreto di Renzi incentrata sulla questione petrolio. Sono contenta che sia finalmente arrivata questa trasversalita' politica nel difendere i nostri territori.

So che c'e' voluto un certo coraggio da parte della giunta regionale di Luciano D'Alfonso nel prendere posizione contro un decreto voluto, alla fine, dal PD di Renzi, lo stesso partito che governa l'Abruzzo. E quindi, grazie ed onore a tutto il conisiglio regionale per avercelo avuto questo coraggio e per avere dato prova di responsabilita' e di spirito di collaborazione - destra, sinistra, centro e grillini. Tutti.

Ma il grazie speciale va al Movimento 5 Stelle di Sara Marcozzi che ha pensato e presentato questa mozione e che si e' battuto per farla approvare, facendo si che anche gli scettici firmassero a favore.

Penso a Gianni Chiodi, e quanto ci abbia perso proprio politicamente nel non avercelo avuto lui questo coraggio a suo tempo. Non so era presente al momento del voto, ma se si, chissa' a cosa pensava quando ha detto il suo si alla mozione antipetrolio, lui che a parte le parole non ha fatto poi granche'. E anzi, pure le parole gli sono venute tardi.

Un po, devo dire mi fa tenerezza, perche' si e' trovato in una cosa piu grande di lui - come Don Abbondio - e non sapeva neanche lui cosa fare.

Ma alla base di tutto questo, non c'e' nessun politico.

I politici mettono le firme.

Il motore di tutto siete stati voi, voi che avete protestato, voi che avete resistito da anni, ciascuno a modo proprio, voi che avete rotto le scatole, preteso che il nostro mare e le nostre campagne fossero protette. Che siete scesi in piazza, che avete scritto le osservazioni, che avete diffuso le informazioni e il perche' no alle trivelle, che non avete creduto alle balle mirabolanti di Confindustria di Paolo Primavera o della Medoligas di Sergio Morandi. Voi che non avete dato scampo ai politici facendo si che oggi e' impensabile che in Abruzzo possa comparire sulla scena un politico a dire si al petrolio.

Questa risoluzione, grande o piccola che sia, e' merito di ciascuno di voi.

Se ci si pensa, tutte le grandi rivoluzioni della storia sono nate cosi - perche' la gente l'ha chiesto,
e non ha accettato passivamente quello che le veniva propinato e ha fatto sentire la sua voce. Non so come andra' a finire la questione Sblocca Italia. So che se siamo tanti, e se dopo Abruzzo, Basilicata e Lombardia saranno altre le regioni ad opporsi, e allora siamo sulla buona strada.

Ecco qui: 

----


Roma. Si prospetta una vita dura per il decreto Sblocca Italia, in questi giorni in discussione alla Camera per la conversione.

Basilicata, Abruzzo, Lombardia hanno dato il via a una protesta che si sta diffondendo a macchia d’olio in tutto il Paese. Tre Regioni e una moltitudine di Comuni che hanno impugnato in tutte le sedi il decreto, in riferimento agli articoli che facilitano le concessioni per trivellare e la costruzione di nuovi inceneritori. Iniziative del Movimento 5 Stelle (ieri Grillo in un post ha parlato di una "battaglia feroce" contro il decreto che ha definito "SfasciaItalia") ma che sono condivise anche da altre forze politiche.

Mozioni e risoluzioni approvate con maggioranze del tutto inedite. In Lombardia, ad esempio, nel testo approvato da M5S, Lega Nord, Forza Italia, Lista Maroni, ci si impegna a fare pressione sul Governo, per evitare che nei termovalorizzatori regionali vengano indirizzati rifiuti di altre regioni. Il testo chiede anche di valutare il profilo di costituzionalità dell'articolo, per fondare un ricorso alla Corte Costituzionale. L’Abruzzo ha votato all’unanimità un testo simile, centrato sulle trivellazioni, presentato dal M5S. La Basilicata ha presentato un ricorso all’Unione europea per impugnare il decreto.

Anche il Pd critica la gestione dei rifiuti, laddove il decreto prevede la “mobilità” dell’immondizia attraverso l’Italia per rifornire quegli inceneritori che, con una differenziata spinta, hanno penuria di materia da bruciare. «Un decreto che penalizza le regioni virtuose», hanno scritto i deputati e i senatori emiliani del Pd. Civitavecchia, Pomezia, Senigallia, Roma, Varese, sono le prossime città che depositeranno i ricorsi.

Wednesday, September 3, 2014

Angelo Pollutri: torniamo agli anni '60 - pane e petrolio

Oh Gesu - che mi tocca leggere, nel 2014!

Angelo Pollutri, ex sindaco di Cupello manda oggi un comunicato alla stampa dove dice varie assurdita', una dopo l'altra, facendo confusione fra parco e petrolio, passato e presente. Ma possibile che nel 2014 non si possa avere un politico sensato? Perche' si votano persone che non sanno neanche seguire un filo logico? Ma da dove escono questi?

Tutto quello che leggo e' vecchio, triste, stupido, infantile. E purtroppo di questa antichita' in Italia ce n'e' molta, include anche Renzi, che e' un esempio lampante del vecchio che goffamente cerca di farsi nuovo senza sostanza.

Secondo Pollutri, il decreto trivellante di Matteo Renzi - il decreto sblocca Italia - di fatto fa riemergere

"lo scontro tra il “no” deciso da parte di alcune componenti politiche, sindacali e sociali e il “sì” ragionato, meditato e di prospettiva di Confindustria e di altri singoli imprenditori."

Pollutri parla di "ultimatum circa il decidere che tipo di sviluppo avrà la nostra regione negli anni a venire".

Ma no, Angelo, non si scomponga e non arrivi a tanto: non si tratta di nessuno scontro, nessun ultimatum. Semmai sara' la prepotenza.

Come lei ben sa, il "no deciso da alcune componenti politiche, sindacali e sociali" e' un no diffuso, voluto da tutti i partiti, persone, amanti del mare e del commercio, e pure dentro Confindustria. Se lei va a ben vedere infatti ci sono industriali anche di Confindustria che si oppongono al petrolio - sono gli industriali del 2014 e non del 1964 che hanno puntato su sostenibilita' e rinnovabili e sviluppo vero e non sui buchi e monnezza.

E quindi il no alle trivelle e' un consenso, caro Pollutri. Solo i relitti del passato vogliono le trivelle, perche' hanno da guadagnarci sopra, e perche' non hanno ne idee, ne interesse, ne intelligenza, a guardare al mondo di oggi - quel mondo grande e nuovo e veloce che esiste fuori dalle sue quattro mura di Cupello e che ha lasciato il petrolio dietro di se da tanto tempo.

Lo so, certo, quando uno non riesce a produrre intellettualmente di meglio e' facile lanciarsi con i buchi. Basta una trivella, una multinazionale, e voila' - nessuno deve pensare a niente. Sediamoci e gongoliamoci con queste quattro lire di royalties. Che importa che tutto il resto e che sopratutto il futuro, vadano a rotoli.

E invece no, per competere nel mondo di oggi ci vuole l'intelligenza e il coraggio e il reinventarsi e il sapere piantare per il domani.

Siete solo senza idee, e poveri intellettualmente. Se lei e se Renzi e tutti i vostri compari trivellatori trionferete, non e' perche', come vorrebbe fare credere lei ci sono "ragioni mediate e di prospettiva" . No, a trionfare sara' una cosa sola: la stupidita' che porta a voler far cassa con il futuro di una nazione, la corsa disperata al vile denaro di una nazione che e' rimasta in ginocchio perche' non sapevate fare di meglio, la prepotenza di chi siede nei palazzi romani senza sapere, senza amare, senza pensare.

Ovviamente, non poteva mancare da parte di Pollutri il famoso compromesso. Il minestrone. Era una delle cose che sapevo dal primo giorno avrebbero provato a propinarci: un po di petrolio si, si puo' fare, possiamo convivere tutti assieme allegramente. E questo grazie a:

un percorso non estremistico, né per il no né per il sì, un percorso che possa nella circostanza dare un’opportunità di sviluppo ai nostri malcapitati territori in termini di infrastrutture e sostegno alle imprese e che possa, quindi, rimettere in moto un meccanismo virtuoso che generi lavoro.

E ancora:

ognuno potrebbe generare futuro lavorando in simbiosi mutualistica.

Ma che vuol dire ne per il no, ne per il si? Penso che neanche la democrazia cristiana arrivasse a tanto!

I nostri territori non sono malcapitati, caro Pollutri, e la simbiosi mutualistica non esiste. Non esiste un po di di cancro, o la simbiosi mutualistica fra cellule sane e malate. Prima o poi quelle malate prendono il sopravvento, perche' sono piu' potenti e in questo caso pure prepotenti. Capisce? Uno deve avere dei principi - fondati sull'intelligenza e sul pensare - e poi non accettare mezze misure quando si tratta di cose cosi' gravi ed importanti.

L'Italia ha avuto in dono qualcosa che nessun altro ha, un territorio splendido le cui ricchezze sarebbero sufficenti a campare tutti magnificamente se, come detto prima, ci fossero persone intelligenti ad argomentare, a pensare, a guardare avanti e non indietro come fa lei. Ma come puo' pensare che

Il Parco della Costa Teatina dovrà rappresentare l’elemento di armonia ecocompatibile di difesa della costa e del suo sviluppo, tramite risorse provenienti dalle compensazioni ambientali derivanti dalle coltivazioni di idrocarburi. Lo stesso progetto Ombrina Mare potrebbe portare 1 miliardo di euro di royalties in 20 anni.

Ma se con Ombrina il parco e' morto prima ancora di nascere! Di quale armonia parla? Ecocompatibile? E che in modo i veleni e i fanghi e i fumi di Ombrina saranno ecocompatibili? Ecocompatibili con cosa? Forse che i fumi di Ombrina le hanno dato alla testa gia' adesso? Chi vuole venire al mare a vedere una nave sputa fiamme in cielo per 24 ore su 24? Lo sa che per essere ecompatibili le spiagge californiane e di Florida hanno bloccato ogni nuova trivellazione da almeno trenta anni a questa parte?

E' di poche settimane fa la notizia che i mari d'Abruzzo sono in uno stato pietoso. Invece che sparlare a vanvera con questi paroloni di "eco" di qua ed "eco" di la, perche' invece non propone qualcosa per rendere questo mare piu' sano e "ecocompatibile" ma per davvero, invece che augurarsi l'arrivo di ultieriore monnezza che non potra' non esserci con Ombrina e compari?

E poi ancora, Pollutri prevede che la politica abruzzese può trarre chiarezza e opportunità di sviluppo compatibile copiando l’intelligenza degli anni ’60.

Vede, e' qui la stupidita' di tutti quelli che pensano al petrolio come la panacea a tutti i mali italiani. Ogni epoca ha la sua storia, e gli anni '60 sono stati per l'Italia un epoca d'oro per tanti motivi. Ma non e' tutto oro quello che luccica, e solo adesso ci rendiamo conto che alcune delle scelte di allora tanto intelligenti non furono.

Specie in reparto ambientale.

Cosa e' rimasto dell'industrializzazione selvaggia degli anni '60? Raffinerie e territori devastati. E' rimasta Gela, e' rimasta l'ILVA, e' rimasta Bussi.

E' questo che vogliamo per il 2050?

E infine, la balla e la assurdita' piu' colossale di tutte: lo sviluppo occupazionale della nostra regione è decollato grazie agli idrocarburi e la volontà di valorizzare le risorse ambientali è stata successiva a quella dello sviluppo industriale.

Non si puo' riscrivere cosi la storia. L'Italia ha avuto il suo boom del dopoguerra grazie a tante cose - i soldi degli americani (oh yes) e del piano Marshall, le flotte di immigrati che rimandavano i soldi a casa da Francia, Germania, USA, Canada, una classe politica piu' intelligente e amante della nazione, cittadini meno imbroglioni e piu onesti, e pochi impenditori intelligenti e lungimiranti, come Adriano Olivetti. Purtroppo quelli non li fanno piu'. Adesso ci rimangono solo le mezze cartuccie.

E poi, la logica del dire: c'erano prima le trivelle e poi l'ambiente. Si certo, c'erano prima il cannibalismo e il politeismo e la schiavitu' e poi sono arrivati i diritti umani e le leggi e il vivere civile. Pollutri, ma dove vive!  Gli anni sessanta sono finiti cinquanta anni fa!

Si, e' avvilente l'Italia. Governata da gente cosi poco intelligente, piccola, conservatrice, senza visione, senza idea di futuro. Sa tutto di stantio. Ogni volta che leggo queste cose sono ben felice di non esserci piu'. La cosa piu' brutta e' che sono proprio i meno preparati - culturalmente, eticamente - a guidarla.

Dove sono finiti gli statisti di un tempo?






Friday, May 16, 2014

Incontro Confindustria: no all'Abruzzo al petrolio!


Lunedi' 19 Maggio - Ore 12 Pescara

Qui i progetti di Confindustria per l'Abruzzo

usare le royalties del petrolio per lo sviluppo dell'efficenza energetica e delle rinnovabili
per la salvaguardia dell'ambiente e per lo sviluppo del turismo

HA HA HA!!!

Ma come le sognano queste cose?







Incontro di Confindustria con tutti i candidati alla presidenza della Regione

Andiamo a cantargleine quattro a Paolo Primavera e al suo amico Sergio Morandi: l'Abruzzo non vuole parlare di petrolio e di trivelle e di Ombrina. L'Abruzzo vuole parlare di turismo, di agricoltura, di ambiente sano, di intelligenza, di futuro, di rinnovabili.

Gianni Chiodi: voglio vedere se hai il coraggio di dire a 
Sergio Morandi che Ombrina qui ne adesso ne mai.

Spero che ci siano in tanti a fare domande, ad esigere risposte e ad incalzare i politici
con intelligenza e senza paura.






Thursday, April 24, 2014

A Paolo Primavera: sono le trivelle che portano poverta' e disoccupazione

 Confindustria: il quartetto fossile d'Abruzzo




Cappelle, fotovoltaico e led fruttano 28 mila euro in 9 mesi


Poveretto, mi fa anche un po pena Paolo Primavera.

Non sa piu' cosa inventarsi per difendere l'indifendibile: il petrolio in Abruzzo. E cosi' oggi se ne esce con un titolone "Siamo contro chi vuole portare povertà e disoccupazione"

Lo siamo tutti, caro Paolo.

Il problema e' che noi tutti, persone normali, persone libere ed intelligenti, persone non ammanicate con i petrolieri o con interessi petroliferi da difendere, lo sappiamo tutti che e' il petrolio che non porta altro che poverta' e disoccupazione.

E non c'e' niente di populistico o di demagogico: e' la verita', semplice, chiara, pulita. La verita' che lei si ostina a non voler vedere da anni a questa parte.

E questa verita' e cosi lampante che non abbisogna dei suoi roboanti giri di parole, e delle sue frasi fiume in cui si fa di tutto un brodo, perche' basta andare nei distretti minerari di Basilicata o di Sicilia per vedere che il petrolio ha portato loro solo dolore, disperazione e disoccupazione.

E noi questo non lo vogliamo per l'Abruzzo del 2014.

La Sicilia, nonostante decenni e decenni di petrolio a Priolo-Siracusa-Melilli, a Gela e le piattaforme a Ragusa e' la regione piu' povera d'Italia. Ogni tanto si scambia di posto con la Basilicata, dove tutti gli indicatori sociali mostrano una perdita di qualita' di vita dopo le trivelle. Vogliamo entrare in loro compagnia?

In una frase lunghissima che mostra il suo pensiero contorto e contradditorio, Paolo Primavera dice  che Confindustria

E' dalla parte delle imprese associate che creano lavoro e ricchezza, in  ogni settore produttivo, compresi turismo, agroalimentare, vitivinicolo, e, ovviamente, quello degli  idrocarburi; è dalla parte di coloro che pensano allo sviluppo integrato del territorio, senza barriere ideologiche e attenti alle occasioni di  investimento che non ci si può permettere di perdere; è dalla parte delle numerose persone, imprenditori e  lavoratori, che per le opposizioni più strumentali a decine e decine di
progetti industriali (il Nimby è il peggiore dei mali di cui soffre  l'Abruzzo) non possono creare lavoro e dare e ricevere opportunità di uscita dalla crisi più profonda; è dalla parte delle  centinaia di imprese e migliaia di lavoratori abruzzesi del settore  Oil & Gas che in decenni di attività hanno prodotto occupazione,  tecnologia, qualità, sicurezza, esportate in tutto il mondo; è dalla parte di tanti giovani che cercano di professionalizzarsi, anche nelle nostre università abruzzesi, per trovare un lavoro sicuro, stimolante e ben retribuito; è dalla parte degli operatori turistici  della costa, dove le bandiere blu conquistate con grandi sforzi contrastano con i numerosi divieti di balneazione sanciti dall'ARTA, a causa dei sistemi depurativi pubblici inefficienti, e che vedono con grande preoccupazione la stagione ancora da avviare. 


Ma si rende conto delle assurdita' che dice?

Mi pare di leggere i giochini della settimana enigmistica dove dice: trova l'intruso: turismo, agroalimentare, vitivincolo, idrocarburi!!!

E poi, siccome non sa come spiegare i morti, l'agricoltura malata, la fine del turismo, la subsidenza, i terremoti e le paure associate, passa al tema "barriere ideologiche e nimby" che e' l'unica cosa che Confindustria puo' fare: attaccare i santi paladini dell'ambiente non su numeri e fatti, ma con insulti e con attacchi personali.

Caro Paolo, non c'e niente di ideologico in uno che vuole tenersi i polmoni sani, quelli suoi e dei suoi figli o che vuole andare a pesca in un mare blu, o che vuole mangiare ortaggi non avvelenati da scarti petroliferi radioattivi. Non c'e' Nimby nel volere la revoca dell'articolo 35, nel voler decidere del proprio territorio e nell' esigere che vinca il bene comune, e non quello dei petrolieri.

Mi fa ridere che Paolo Primavera dica di essere dalla parte degli operatori turistici della costa!
Oddio, ma come gli escono dalla bocca queste assurdita'?

Volete essere dalla parte degli operatori turistici distruggendo il litorale e riempendolo di FPSO, piattaforme, porti petroliferi?

Ma voi ci andate al mare a Marghera? A Gela? a Falconara? Ci andate a fare il picnic nella Val D'agri? Ci andate a prendere il sole sulla riviera del lago Pertusillo?

E le vostre mogli, cosa dicono di portarci li in villeggiatura i vostri bambini?

Insistono:

E' chiaro da che parte siamo?

A me, si, dalla parte del vile denaro.

E poi aggiungono

E sia altrettanto chiaro che Confindustria Chieti non permetterà a nessuno di far saltare il tessuto industriale  che con fatica resiste garantendo ancora il 30% del PIL regionale! Vigileremo con molta attenzione sulle scelte del prossimo governo regionale, denunciando ogni iniziativa che  vada in senso contrario allo sviluppo, e dando nome e cognome ad ogni responsabile della perdita di investimenti e lavoro! E i signori sindaci che non perdono occasione di vantarsi di aver bloccato questo o quel progetto dicano in primis ai loro cittadini cosa offrono in alternativa!

Ma per carita'.

Dicano apertamente se nel loro territorio deve sparire l'impresa industriale, e con cosa pensano di sostituire la ricchezza persa! Invece di fare passerelle preelettorali lavorino per la creazione di lavoro, eliminando la loro burocrazia, le loro inefficienze, le loro incompetenze.

Paolo, dai, esageri e spari a casaccio. Qui non si parla di "smantellare l'industria" si parla di SCEGLIERE se vogliamo essere Petrolio o Ambiente, Ombrina o Parco dei Trabocchi, perche' le due cose assieme, nononstante il suo populismo, questo si, non si possono fare. Capisce lei questo? Ha lei l'onesta intellettuale di riconoscere questo?

Vuole creare lavoro? Lavoro vero?

Glielo dico io: faccia cosi. Decidete che l'Abruzzo deve arrivare al 100% di energia rinnovabile e riempite i tetti delle case con pannelli solari, e fatevi promotori del risparmio energetico e delle modifiche alle case.

Decidete che si deve risanare Bussi, decementificare i fiumi, sistemare i ponti che crollano e i centri storici fatiscenti. E' lavoro anche questo, sa?

Magari non e' lavoro che piace alla Medoilgas o all' ENI e agli speculatori di turno, ma questo e' un problema di Medoilgas e di ENI e degli speculatori di turno.


E' molto facile parlare”contro”, quando lo si fa senza una proposta, col solo intento di distruggere ed in nome di un ambientalismo di retroguardia, che ha il solo obiettivo di far perdere altre migliaia di posti di lavoro nell’industria, come già è capitato, per esempio, ad Ortona, mandando in crisi anche il Porto che vive di industria petrolifera e provocando l’allontanamento delle aziende multinazionali che ancora credono di poter investire in Abruzzo, di fatto ignorando gli appelli che le migliaia di lavoratori e le centinaia di imprese morse dalla crisi fanno per chiedere lavoro e sviluppo


Invece il petrolio e' progresso, vero? E comunque le proposte gliele ho date sopra.
Il porto di Ortona e' in crisi? Migliaia di posti di lavoro? Ma che dice: il Centro Oli portava al massimo massimo 30 assunzioni! Magari qualcuno di piu all'indotto dei medici oncologi, o delle pompe funebri!

Sa una cosa caro Paolo Primavera: lei due paragrafi sopra diceva che Confindustria vuole aiutare gli operatori turistici. Lei pensa che il porto di Ortona aiuta il turismo? E chi ci va a vedere le navi petrolifere o tutti quei baracconi che sorgono lungo il porto di Ortona? O vogliamo parlare del lato sinistro della spiaggia dei Saraceni che e' cosi' oliosa che ti si appicicca tutto e io almeno non ci farei il bagno neanche se mi coprissero d'oro?

Li i miei nonni un tempo ci si facevano il bagno. Adesso il "porto petrolifero" ha tolto questa opportunita' e con essa la possibilita' di introiti, e ricchezza e sviluppo sano. Proprio il progresso, eh?
Ortona ha il porto da 50 anni almeno, non mi pare cosi ricca se rapportata alle altre citta' del circondiario.

Non è con il populismo e gli slogan che si governa una Regione; non è ignorando le realtà produttive che possono dare ancora risorse preziose in termini di posti di lavoro, tasse, investimenti, che si crea sviluppo; è solo riconoscendo la compatibilità tra industria, turismo, agricoltura, tutela delle qualità del nostro territorio, come la sua storia economica testimonia, che si può proiettare l'Abruzzo verso il futuro.


E' vero, e il populismo e tutto qui, nelle sue vuote parole di coeistenza fra cose che sono di per loro natura antitetiche: la vita e la morte.

Quando lei si costruira' un centro oli a 100 metri da casa sua, allora ne riparliamo, caro Paolo Priamver, presidente di Confindustria, amico dei petrolieri.

Wednesday, April 9, 2014

I sentiment di Federica Guidi



Arriva tutta pimpante in Senato, per parlare delle sue linee strategiche nel nuovo governo Renzi.

E' Federica Guidi, neo Ministro dello Sviluppo Economico in audizione presso la Commissione Industria. Dice di avere avuto poco tempo per prepararsi al suo nuovo ruolo ma che ha un "feeling", un "sentiment" -- ipse dixit -- che vuole illustrarci.

Dice che siamo in un periodo postbellico con il PIL indietro del 10%, ma che c'e' una inversione di tendenza che deve essere consolidato. Il manifatturiero perde il 24%, specie in settori trainanti del made in Italy,  e i consumi sono calati dell'8% con il crollo degli investimenti.

Tutte cose che l'italiano medio sa gia' da tanto tempo,  senza bisogno di sbandierarlo alla Commissione Industria, ma con il "sentiment" della propria vita quotidiana.

Niente paura pero'. Il treno della ripresa, secondo la Guidi --  figlia di Guidalberto ed entrambi vicepresidenti di Confindustria in tempi diversi -- e' in arrivo ed occorre che si fermi presso le nostre stazioni. Parla di misure,  di sburocratizzazione, di competitivita' delle piccole e grandi imprese, di nuovo rinascimento industriale.

Un sacco di paroloni. Scusi, ma mentre era la vicepresidente di Confindustria cosa ha fatto per agevolare tutte queste cose?

Poi arriva al lupus in fabula. La "dimensione energetica".

Dice la Federica un po a parole, un po sulle sue luccicanti slide con fiori e papaveri: ci vuole "massima attenzione allo sviluppo sostenibile", alla "green economy", alle "tecnologie low carbon".

Dall'altro lato pero' dice che "vanno rimossi gli ostacoli allo sviluppo della nostra capacità di rigassificazione per beneficiare della “rivoluzione” dello shale gas", e che "occorre dare corso agli investimenti privati per la ricerca e la produzione di idrocarburi" e che si deve operare la "revisone costituzionale del Titolo V della Costituzione per la centralizzazione delle competenze in materia di infrastrutture energetiche strategiche.”"

Ma.. non le sembra un po contrattittorio tutto questo?

Come facciamo a fare "massima attenzione" per la green economy e allo stesso tempo insistere con le trivelle?

E poi, come e quali sarebbero questi "ostacoli"? L'aria ed i polmoni di tutti quelli che dovranno vivere vicino a questi impianti di rigassificazione o di produzione di idrocarburi nord o sud che siano? Come facciamo a dire alle persone che dovranno sopportare di essere avvelenati per i "sentiment" del neo ministro?

E' troppo facile parlare in generale. Io voglio sapere dove e come si devono rimuovere questi ostacoli. Voglio sapere chi sara' l'agnello sacrificale - la nuova Gela, la nuova Viggiano, la nuova Sannazzaro.

Mi verrebbe da dirle: cara Federica, perche' non ci da lei l'esempio e non propone di trivellare nella sua citta' di residenza, magari a cento, duecento metri da casa sua?

Ma poi vado a vedere e scopro che la Guidi -- donna e pure mamma di una bimba di due anni -- e' di Modena, citta' che ha sofferto per i terremoti della Pianura Padana del 2012 e per i quali non e' ancora ben chiaro se e come ci sia di mezzo il deposito di stoccaggio di Rivara.

Non mi pare il caso di augurare altre trivelle agli Emiliani. Ma e' qui il nocciolo: nessun angolo d'Italia lo merita, perche' questa nazione e' altra cosa rispetto ai deserti dell'Arabia Saudita o del Texas.  E la Guidi, proprio per la sua storia dovrebbe essere piu' di altri sensibile: come fa in cuor suo a volere aumentare rischi, angoscia, paure, bruttezza e veleni per la sua o per altre comunita' d'Italia?

Lo sa Federica Guidi che questi "investimenti privati" sono per la maggior parte di enti minuscoli, che traballano economicamente e che non danno garanzie sufficenti di sicurezza? Esempio in merito:
la Northern Petroleum di Londra, le cui concessioni sono state "archiviate" perche' il capitale con cui avrebbe trivellato i mari di Otranto in Puglia --  miseri dieci milioni di euro per uno dei mari piu' belli dell'Adriatico --  e' stato giudicato "incongruo" dal suo stesso ministero?

E poi arriva il Sud. Il sud dove "fare impresa e' piu' difficile che altrove ma questo non vuol dire che si possa o si debba fare solo turismo", il sud dove ci deve essere l’utilizzo "di risorse energetiche tutte meridionali da troppo tempo dimenticate".

Ma cosa dice? Mi pare che il paradigma energia-sud non sia mai stato dimenticato, e che anzi tutto quello che c'era da spremere e' stato spremuto. Il piu' grande giacimento italiano si trova in Basilicata, con tutti i drammi associati di inquinamento di fiumi, laghi, sorgenti, monnezza e corruzione.

La Sicilia e' quest'anno la regione piu' povera d'Italia. E si che qui ci sono da decenni petrolchimici, pozzi e campi di petrolio in terra e in mare, con tutto lo schifo di cui parliamo ad nauseam. E quindi, continuiamo a sbattere la testa contro il muro?

Qualcuno ci ha mai provato a fare turismo sul serio in Sicilia, in Basilicata, in Italia? Lo sa la Guidi che il turismo continua a crollare nel bel paese perche' non siamo stati capaci di innovare, di offrire esperienza e gentilezza come richiesti dal turista del 21esimo secolo?

Perche' invece che promuovere le trivelle, la Guidi non ha detto che occorre sconfiggere la mafia e l'evasione fiscale che e' cappio al collo di qualsiasi impresa?

Altro che nuovo governo, qui e' la stessa minestra di Passera. E' tutto fumo negli occhi di un ministro che a parte i "sentiment" non pare avere "intelligent ideas". 

A tutte le comunita' che combattono coraggiosamente contro la petrolizzazione dei loro territori, da Vercelli a Siracura: non crediamoci, siamo piu' intelligenti di questo.

I fiori e i papaveri delle slide della Guidi muoiono stecchiti sotto le pedate dei petrolieri, e lo sappiamo tutti.

Il video della Federica Guidi e' qui.

Wednesday, November 20, 2013

Confindustria e MOG - Fumo negli occhi







Contrasteremo ogni forma di trivellazione
Gianni Chiodi, 2010

Abbiamo fatto una legge che limita fortemente l’estrazione di petrolio perché non consideriamo vantaggioso questo futuro, ma per quanto riguarda la provincia di Teramo si tratta di ricerche meno impattanti e che riguardano il gas.

Gianni Chiodi, 2013


Dall'alto della sua conoscenza tecnica 
ecco il tuttappostismo di  Gianni Chiodi.



Il 6 Febbraio 2013 Paolo Primavera della Confindustria, con mia grande sorpresa, mi mando' un invito a partecipare ad un progetto "incubatore di idee" per l'Abruzzo del futuro.

In generale e' un onore essere chiamati a progettare per il futuro, e magari a pensare in grande. E di primo acchitto sono rimasta lusingata che chiedessero anche il mio parere. Ma poi, vedendo la lista dei vari interessati (notare solo due donne!) e considerato il passato di Confindustria e dei suoi progetti per l'Abruzzo - petrolio, petrolio, petrolio! - ho pensato che probabilmente era tutta una finta e ho lasciato perdere.

Dopotutto Primavera ha piu' e piu' volte reiterato la sua favorevolezza all'Abruzzo petrolizzato e cosi pure tutti quelli di Confindustria prima di lui.

E infatti adesso tornano.

Tornano con il solito tentativo di abbindolare la gente di cui pare che non si stanchino mai.

Ma provare a risolvere i problemi veri, no eh?

Ci hanno provato tante volte a dirci che il petrolio e' cosa buona e giusta. Dal 2007 per la precisione, e in tutte le occasioni hanno solo finito con il farci brutta figura, tutti quanti indistintamente.

Cupello? Pescara? San Vito Marina? Ortona?
Sulle pagine dei giornali? Nelle Universita'?
Nell'opinione pubblica? 

Hanno sempre fallito e sono tutti tornati a casa con la coda fra le gambe.

Questa volta l'ennesimo tentativo, nell'auditorium Flaiano di Pescara (chissa' cosa direbbe Flaiano stesso di contanto spettacolo!) sono convenuti diverse personalita' italiane ed abruzzesi per discutere della "particolare congiuntura economica" e dei "principali argomenti di attualita' politica" come la "crisi economico-finanziaria", "il contenimento della spesa pubblica", le "riforme per la crescita", le "liberalizzazioni", il "ruolo del Governo, delle imprese e della politica".

Insomma un calderone di roba che piu' ne ha piu' ne metta.

Il titolo era "Ora ripartiamo. Abruzzo al 2020".

I maghi dell'economia-finanza-spesa pubblica-riforme-liberalizzazioni-governo-politica sono:

Il Presidente di Confindustria Abruzzo Mauro Angelucci,
Nicola Porro, Vice Direttore de Il Giornale,
Maurizio Lupi, Ministro Infrastrutture e Trasporti,
Flavio Zanonato, Ministro Sviluppo Economico,
Susanna Camusso, Segretaria Generale CGIL,
Gianni Chiodi, Presidente Regione Abruzzo,
Sergio Morandi, A.D. Medoilgas Italia S.p.A.,
Frederik Geertman, Regional Mnager Unicredit,
Cesare Ramadori, A.D.Strada dei Parchi,
Stefano Conti, Direttore Sviluppo Rete Terna.
Giorgio Squinzi, Presidente di Confindustria.

Mmh.

Notare che la maggior parte di questa gente e' in giro da tanti anni, e che quindi un qualche ruolo nel diastro attuale l'hanno giocato pure loro, no? Ed ora pensano di aggiustare tutto? Cioe' prima sfasciano e poi aggiustano?

Mmh.

Ma.. poi, qualcuno mi spiega che c'entra Sergio Mornandi?

Qualcuno mi spiega che c'entra Sergio Morandi????

Qualcuno mi spiega che c'entra Sergio Morandi?????????

Che ne sa lui di liberalizzazioni?
O che intende le liberalizzazioni per trivellare?

Che ne sa lui della crisi economica finanziaria?
O che pensa che le sue goccie di monnezza petrolifera scavate nella melma della costa teatina risolveranno i problemi dell'Italia? 

E perche' non c'era nessuno, che ne so, degli enti territoriali che gestiscono i parchi, nessuno che propone cosa fare del Parco della Costa Teatina, che parla di pannelli solari sui tetti delle case, che parla dell'esperienza tedesca con le rinnovabili, che parla di turismo, di agricoltura, di viticoltura di qualita'?

A certo, e' Confindustria.

A loro interessa solo buchi-cave-monnezza-inquinamento-turbogas.

Ma tutti questi anni non sono passati invano, e la gente e' sveglia e non torna piu' a dormire, sapete cari Angelucci e Primavera?

E infatti, ad accogliere il clan degli esperti di tutto e niente c'erano attivisti di vario genere con le scritte: "A voi champagne e petrolio a noi cultura e trasparenza" .

Domanda, semplice semplice: ma l'Abruzzo del 2020 ha le trivelle o il Montepulciano?


Chiodi vuole gentilmente rispondere a questa domanda?

Ombrina e' petrolio. Cosa ne pensa lui? Ha avuto il coraggio di dirlo a Sergio Morandi che con Ombrina ci si gioca le elezioni?

L'ingresso era libero.
Ti facevano il lavaggio del cervello gratis.

Wednesday, October 30, 2013

La Medoilgas dimezza le stime del petrolio di Ombrina Mare



Il meglio e' in alto a sinistra, riserve provate e dall'alto tasso di commercializzazione. 
Il peggio e' in basso a destra, risorse prospettive dal basso tasso di commercializzazione. 

Per Ombrina si passa di 40 milioni di barili di riserve dall'alto tasso di commercializzazione (2P)
"provato e probabile" a 20 milioni di risorse condizionate a medio tasso di commercializzazione (2C)

The Ombrina Mare field has an estimated 40 million barrels of 2P oil reserves along with 6.5 billion cubic feet of 2P gas reserves.

ERCE assigns Contingent oil Resources of 8.7 MMstb, 20.7 MMstb and 45 MMstb at the 1C, 2C and 3C levels to the main Oligo-Miocene reservoir, assuming water flood.  The Resources are contingent on the approval of the Ombrina Mare production concession, and the completion of further work on optimising field development by MOG.

 MMstb = Milioni di barili


La ditta inglese ERC Equipoise Limited fornisce stime indipendenti di riserve petrolifere in giacimenti non sfruttati. In data 30 Settembre 2013 ha fornito alla Medoilgas nuove stime del petrolio contenuto in Ombrina Mare, dimezzando le precedenti stime della Medoilgas stessa.

Le stime di petrolio per Ombrina presentate agli investitori nel 2010 erano infatti di circa 12 milioni di barili di "proven reserves", cioe' di riserve di petrolio dalla presenza "provata e sicura", che viene classificato sotto la sigla 1P.  Includendo le "proven and probable reserves", cioe' riserve dalla presenza "provata e probabile", che viene classificato sotto la sigla 2P, le stime aumentavano di 40 milioni di barili di petrolio.

Questo quantitativo serve all'Italia per circa 4 settimane di fabbisogno nazionale ed era in vigore fino a pochi giorni fa.

Il giorno 18 Ottobre 2013, la Medoilgas annuncia ai suoi investitori le nuove stime al ribasso fornite
dalla ERC Equipoise.

Si parla adesso non piu' della categoria "riserve" di petrolio ma di "contingent resources", cioe' risorse condizionate da eventi esterni, dalla minore capacita' di commercializzazione, ed in quantita' ridotte.

Le stime sono ora di 8.7 milioni di barili di petrolio "proved" sotto la classificazione 1C, che aumentano a 20.7 milioni di barili di petrolio "proved and probable" sotto la sigla 2C.

Come detto, questi quantitativi non sono piu' "riserve" accessibili, ma "risorse condizionate",  in questo caso dall'approvazione dei permessi ministeriali e dall'introduzione di migliori metodi per ottimizzare lo sviluppo del giacimento.

Cioe' viene annunuciato agli investitori che il petrolio e' di meno, che ci vogliono tecniche migliori per estrarlo, e che le possibilita' di commercializzazione sono minori.

Ricordiamo che nei progetti iniziali per Ombrina, gia' nel 2008 si parlava dell'uso di acidi e del possibile uso di tecniche di fratturazione per stimolare la produzione di maggiori quantitativi di idrocarburi.  Quindi torna tutto!

La Erc Equipoise ricorda anche che c'e' molta incertezza nella distribuzione delle risorse petrolifere in Adriatico e che Ombrina necessita di "ultieriori stime".

Interessante che dopo 5 anni dal buco preliminare, vari tentativi di trivellare, ricorsi al TAR, scambio di corrispondenza piu' o meno amichevole con l'ex ministro dell'ambiente Clini, la Medoilgas ora dica agli investitori che le cose sono cambiate e che ci vogliono "ulteriori stime".

Perche' fanno questo adesso? Perche' interpellano la ERC Equipoise adesso e non l'hanno interpellata 5 anni fa? Perche' adesso devono in qualche modo giustificare agli investitori la fine di Ombrina e sperare che abbassando le stime le perdite saranno minori?

Non lo so.

So solo che non c'e' da fidarsi di una sola parola di quello che questa gente viene a propagandare sui nostri mari, sui nostri campi, e sulle nostre comunita'.

Sono tutte balle e, come sempre, gli investori danno tutto molto molto prima di noi comuni mortali.

Io spero che tutto questo arrivi agli occhi degli eleganti signori della Confindustria Abruzzo che come dicono loro stessi hanno interesse a tutelare Medoil e tutti gli imprenditori del settore cosicche' ci sia piena "certezza dei tempi, delle procedure, dei propri diritti a fronte dei propri investimenti fatti nel pieno rispetto delle norme".

Mica hanno interesse a tutelare l'Abruzzo.

Come non si vergognano di firmare la morte dell'Adriatico d'Abruzzo e' per me un mistero.


----

Comunicato Stampa

La ditta inglese ERC Equipoise Limited fornisce stime indipendenti di riserve petrolifere in giacimenti di idrocarburi non sfruttati.

In data 18 Ottobre 2013 la Medoilgas ha reso noto il declassamento delle riserve petrolifere contenute in Ombrina Mare, come stimato dalla ERC Equipoise, dimezzando le precedenti stime della Medoilgas stessa.

Si passa da 40 milioni di barili di barili di livello 2P a 20.7 milioni di barili di petrolio di livello inferiore, 2C.

 Nel 2010 le stime fornite dalle Medoilgas erano di circa 12 milioni di barili di "proven reserves", cioe' di riserve di petrolio dalla presenza certa, che viene classificato sotto la sigla 1P. Sommando le "proven and probable reserves", cioe' le riserve dalla presenza certa e probabile, classificate sotto la sigla 2P, le stime aumentavano di 40 milioni di barili di petrolio.

Si passa adesso dalla categoria "riserve certe" 1P o 2P di petrolio, alla categoria "contingent resources" a livello 1C o 2C, e cioe' di risorse non piu' certe ma condizionate da eventi esterni, dalla minore capacita' di commercializzazione, ed in quantita' ridotte.

Le nuove stime sono di 8.7 milioni di barili di risorse condizionate "proved" sotto la classificazione 1C, che aumentano a 20.7 milioni di risorse "proved and probable" sotto la sigla 2C. 8.7 milioni di barili di petrolio rappresentano sei giorni di fabbisogno nazionale, 20.7 due settimane.

Ai suoi investitori, la Medoil annuncia che la possibilita' di estrarre petrolio e' condizionata dall'approvazione dei permessi ministeriali e dall'introduzione di migliori metodi per ottimizzare lo sviluppo del giacimento.

Ricordiamo che nei progetti iniziali per Ombrina, gia' nel 2008 si parlava gia' dell'uso di acidi durante le trivellazioni preliminari e del possibile uso di tecniche di fratturazione per stimolare la produzione di maggiori quantitativi di idrocarburi.  

La ERC Equipoise ricorda anche che c'e' molta incertezza nella distribuzione delle risorse petrolifere in Adriatico e che Ombrina necessita di "ultieriori stime".

E' molto interessante che dopo 5 anni dalle trivellazioni preliminari, la Medoilgas ancora non riesca nemmeno a stimare quanto petrolio sia presente nei fondali di Ombrina.

Questo episodio conferma ancora una volta come non ci sia da fidarsi di una sola parola dei petrolieri.

Ci auguriamo che la classe politica d'Abruzzo ed il governo centrale si che approvando Ombrina Mare si corre il rischio di distruggere l'intero assetto economico
e naturalistico della costa teatina per qualcosa che neanche la Medoilgas
e' in grado di stimare.


Monday, July 22, 2013

Una lettera sullo shale gas - Scaroni ateo o profeta?



“Per me lo shale gas deve diventare 
la priorità assoluta dell’Europa per competere con gli Stati Uniti”.


-----

Gentilissima Prof.ssa D’Orsogna,

seguo con interesse i suoi articoli riguardanti il tema del petrolio ed in particolare quelli riguardanti il fracking e lo shale gas.

L’Italia, come più volte ricordato da Lei, non ha preso una posizione netta circa l’utilizzo di questa tecnica. Sono d’accordo con Lei che sia ora di aprire un dialogo, anche se leggendo il Documento SEN (Strategia Energetica Nazionale), sembrerebbe che l’Italia sia ad una prima analisi contraria.

Il Documento SEN è un documento con il quale lo Stato Italiano individua le direttive da intraprendere per i prossimi decenni a livello energetico. Questo documento è stato approvato con Decreto Interministeriale dell’08 marzo 2013. In teoria, per i politici di turno e per il “petroliere nostrano”, dovrebbe essere considerato una sorta di Vangelo (mi si scusi il paragone un po’ irrispettoso).

Il SEN, se da un lato tesse le lodi alle rinnovabili, dall’altro si complimenta con gli USA per l’aumento di produzione di idrocarburi gassosi. In definitiva, prende comunque una determinata posizione nei confronti dello shale gas. Secondo quanto si legge a pag 4 del punto 6 (Produzione sostenibile di idrocarburi nazionali) del SEN:

“il Governo non intende perseguire lo sviluppo di progetti in aree sensibili in mare o in terraferma, ed in particolare quelli di shale gas”.

Identica frase viene ripetuta a pag 28 del capitolo “Le priorità d’azione e i risultati attesi al 2020” par 3.1: Sette priorità per i prossimi anni.

Stessa frase viene ripetuta a pag 110 del par. 4.6: “Produzione sostenibile di idrocarburi nazionali: gli obiettivi”

Quasi in modo ossessivo, e stavolta in grassetto, la frase si rilegge a pag 115 del documento riguardo le “iniziative”.

Ad una lettura “normale”, pur non specificando il documento cosa intenda per “aree sensibili”, sembrerebbe che lo Stato Italiano non ne voglia sapere di shale gas.

Malgrado quanto scritto su questa sorta di “vangelo petrolifero”, non si comprende come mai il Primo Ministro Letta, nei giorni scorsi, abbia dimostrato un’apertura nei confronti dello shale gas. E’ ancor più non si capisce come mai l’A.D. ENI Scaroni giorno 04 luglio 2013, intervenendo ad un convegno di Confindustria Energia dichiari:

“Per me lo shale gas deve diventare la priorità assoluta dell’Europa per competere con gli Stati Uniti”.

Probabilmente avrà detto ciò leggendo i dati dell’AIE.

Secondo il World Energy Outlook (WEO) (Prospettive Energetiche Mondiali, n.d.t.) dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), uscito a metà novembre 2012, si potrebbe pensare che stiamo letteralmente sguazzando nel petrolio.

Quanto sono affidabili i dati dell’AIE? In una serie di indagini per il Guardian e Le Monde, effettuate nel 2009, Lionel Badal ha dimostrato come i dati chiave fossero deliberatamente compromessi dall’AIE sotto la pressione degli Stati Uniti per gonfiare artificialmente le cifre ufficiali riguardanti le scorte. Non solo, Badal ha in seguito scoperto che già nel 1998, una grande quantità di ipotesi formulate con dati alla mano relative all’ “intensa crescita economica e un basso tasso di disoccupazione”, erano state sistematicamente censurate per ragioni politiche, come testimoniano molti informatori.

Essendo il dipartimento di ricerca dell’AIE sotto un così attento esame politico e oggetto di interferenze da parte degli USA da 12 anni, i suoi dati non si dovrebbero prendere per oro colato.

Un documento di Sir David King, ex capo ricercatore del governo britannico, pubblicato da Nature, mostra che nonostante si parli di crescita delle riserve di petrolio, sottolinea che la produzione di sabbie bituminose, gas naturale e shale gas tramite il fracking crolli dal 60 al 90% nel primo anno di sfruttamento.

L’autore afferma: “Sebbene ci siano sicuramente grandi riserve di combustibili fossili nel sottosuolo, la quantità di petrolio che potrà essere commercialmente sfruttata ai costi abituali dell’economia globale comincerà presto ad esaurirsi”.

Come di solito in questi casi, lo studio è stato quasi taciuto dai media fatta eccezione per un report solitario del Telegraph.

Questi studi scientifici non sono l’unica prova che qualcosa non vada nel verso giusto. Poco meno di un anno e mezzo fa, Rex Tillerson, amministratore delegato della Exxon, si lamentava perché il crollo dei costi conseguente al surplus di gas naturale degli USA, sebbene abbia favorito la riduzione dei costi dell’energia per i consumatori, ha portato anche al crollo dei prezzi e quindi ad un drammatico calo dei profitti.

Questa problematica è generata principalmente dal crollo repentino della produzione dei giacimenti di shale gas, che, inizialmente abbondante, crolla rapidamente.

Sebbene durante le assemblee degli azionisti la Exxon abbia ufficialmente insistito sul fatto che non stava perdendo denaro con il gas, Tillerson disse onestamente in un’assemblea del Consiglio per le Relazioni Internazionali: “Stiamo tutti rimanendo in braghe di tela. Non stiamo facendo profitti. E’ tutto in rosso”.

Il settore petrolifero ha attivamente e deliberatamente cercato di oscurare le sfide che stava affrontando per la produzione di shale gas. Una ricerca molto influente del New York Times lo scorso anno ha riscontrato che, a prescindere dall’atteggiamento pubblico estremamente ottimistico, il settore petrolifero americano è “in privato scettico sullo shale gas”. Secondo il Times, il gas “potrebbe non essere estraibile dai giacimenti in profondità nel sottosuolo in modo economico e semplice come sostengono le aziende, secondo centinaia di e-mail e documenti interni del settore e stando all’analisi dei dati provenienti da migliaia di pozzi.”

Tali e-mail rivelano che amministratori delegati, avvocati, geologi statali e analisti di mercato esprimono il loro “scetticismo in merito alle elevate aspettative” e si domandano: “se le aziende stiano intenzionalmente, e quindi illegalmente, gonfiando la produttività dei loro pozzi e l’ammontare delle loro riserve.”

Malgrado sostenute da studi indipendenti, ad un anno e mezzo di distanza tali rivelazioni sono state ampiamente ignorate da giornalisti e politici.

Ritornando ai fatti di casa nostra, allo stesso convegno di Confindustria Energia, a proposito di rinnovabili, l’A.D. Scaroni dichiara:

“L’Italia ha investito in modo dissennato nelle rinnovabili, tanto che mi chiedo se eravamo ubriachi”.

Alla luce di tutto ciò mi chiedo se la sbronza continua ancora.


Mike il Cavaliere

Nota: i dati relativi all’AIE relativi all’antieconomicità dello shale gas sono tratti dall’interessante articolo di Nafeez Mosaddeq Ahmed.