.

.
Showing posts with label Paolo. Show all posts
Showing posts with label Paolo. Show all posts

Friday, April 21, 2017

La concessione OPL 245 in Nigeria. ENI e Shell: pane, petrolio e corruzione



Il blocco OPL 245 dell'offshore Nigeriano


In Italia l'ENI e' fra le meno amate multinazionali
del paese. 

E con questa faccenda del petrolio/tangenti in 
Nigeria credo che diventera' ancora
piu' odiata. 

Con tutti quei soldi, secondo l'ONU,
 si poteva risolvere il problema fame in Nigeria.




Mappa delle presunte petrol-mazzette ENI/Shell:
dall'ENI circa 980 milioni di USD
dalla Shell circa 110 milioni di USD

per un totale di 1.1 miliardi di USD
altre fonti parlano di 1.3 miliardi di USD


Ben van Beurden, CEO Shell

 Dan Etete, ex ministro del petrolio di Nigeria

Goodluck Jonathan, ex presidente della Nigeria

Claudio Descalzi, CEO ENI

Paolo Scaroni, ex CEO ENI


This is one of the worst corruption scandals the oil industry has ever seen, and this is the biggest development so far. Today’s new evidence shows senior executives at the world’s fifth biggest company knowingly entered a corrupt deal that deprived the Nigerian people of $1.1billion. 
That is more than the country’s entire health budget for 2016.”



finiti nelle tasche di:

$54,418,000 cash
all’uomo d’affari nigeriano Aliyu Abubakar

$466,065,965.44 cash 
al presidente di Nigeria Goodluck Jonathan, 
all’Attorney General (ministro di giustizia) Mohammed Bello Adoke, 
al ministro del petrolio, Diezani Alison-Madueke, 
al ministro della difesa Aliyu Gusau

$280,000,000 cash 
al ministro del petrolio Dan Etete


$10,026,280 cash 
al precedente Attorney General Christopher Adebayo Ojo


$11,465,000 
al senatore Ikechukwu Obiorahm

-----

Cinque milioni di Nigeriani soffrono la fame. 
Un bambino su cinque non arriva a 5 anni.  
  
Con questo denaro, secondo le Nazioni Unite, 
si potrebbe risolvere il problema fame in Nigeria.

-------


I pubblici ministeri del tribunale di Milano hanno presentato accude formali alla Shella per lo scandalo "Malabu Oil". Anche se i nomi non sono stati resi pubblici, pare che la lista includa Malcom Brinded, il secondo in carica della Shell nel 2011, al tempo dei fatti. 

Sara' sicuramente uno dei casi principali di corruzione e di tangenti nella storia recente, per il denaro coinvolto e l'alto calibro dei protagonisti.  

------


17 Febbraio 2016.

La polizia olandese irrompe negli uffici della Shell.

Irrompe nell’ufficio del CEO Ben van Beurden a scovare fra scartoffie e documenti legali.

van Beurden chiama il suo CFO Simon Henry.

“Pare che ci sia un qualche tipo di collaborazione fra i magistrati italiani e il dipartimento di giustizia degli USA, ma non ne siamo sicuri.”

“Gli investigatori sono stati diretti e bruschi ”

“Chissa’ chi ci mangia sopra”

Parlavano di Nigeria. Avevano paure delle multe USA che sono le piu’ severe del pianeta per casi di corruzione internazionale.

Il tutto veniva intercettato.

Avevano la coda di paglia.

La Shell e l’ENI hanno orchestrato il piu’ grande caso di corruzione della storia del petrolio a livello mondiale.

Ancora una volta. 

Nel senso che ogni volta che compare sulla scena internazionale uno scandalo petrolio-tangenti, dopo qualche anno ne arriva un altro, piu’ grande, piu’ scandaloso, piu’ schifoso. Molto, troppo, spesso c’e la Nigeria in ballo ed e’ questo che rende il tutto ancora piu schifoso. Perche’ mentre c’e’ chi scambia miliardi e appalti e concessioni, c’e’ un paese sull’orlo del collasso dove la gente muore di fame.

E non e’ un modo di dire, e’ proprio cosi’, in Nigeria c’e’ chi soffre la fame.

Per anni la Shell ha negato di essere conivolta nello scandalo OPL 245, una concessione petrolifera nell’oceano Atlantico di Nigeria. Assieme all’ENI la Shell aveva concordato la compravendita di OPL 245 per la cifra di un miliardo e 300 milioni di dollari nel 2011. Una cifra gigantesca, per una concessione, sulla carta almeno, altrettanto gigantesca. A quel tempo il CEO dell’ENI era Paolo Scaroni, e il CEO della Shell era Peter Voser.

Accordo fatto, soldi versati.

Dopo pochi giorni il denaro scompare dai conti pubblici di Nigeria. O chissa' non c'era mai stato.

Cosa era successo?

L’ora ex ministro del petrolio di Nigeria, Dan Etete, aveva segretamente acquistato i diritti OPL 245 nel 1998, prima della compravendita da parte di ENI e Shell, usando una ditta fasulla, Malabu. Una volta che i petrolieri d’Europa avevano versato i soldi non al governo ma alla Malabu, questa ditta li trasferi’ dritti dritti nelle tasche di politici e burocrati vari nigeriani, fra cui Etete stesso, allora ministro.

Lo scandalo sta nel fatto che, grazie a intercettazioni di telefonate e di email scambiati, emerge che ENI e Shell sapevano che ci sarebbe stato questo “lavoretto” di Etete, e sapevano che i loro soldi non sarebbero finiti nelle casse del governo e della gente di Nigeria, quanto nelle tasche dell’ex ministro e dei suoi amici.

Uno ci deve pensare bene: ditte gigantesche di petrolio che danno un miliardo e trecentomila milioni essenzialmente ad un ministro corrotto invece che al governo, ben consci di stare partecipando in una sorta di mega opera di furto ai danni della gente di Nigeria.

Che appunto muore di fame.

In cambio di cosa? Beh OPL 245 non era una riservina da niente. Conteneva 9 miliardi di barili di petrolio, dal valore, oggi di circa 500 miliardi di dollari; nel 2011, al tempo degli intrighi, prima del collasso dei prezzi del greggio a livello mondiale, forse il doppio.

Grazie a OPL 245 la Shell pote’ annuciare ai propri investitori l’aumento delle proprie reserve petrolifere di un terzo, facendo schizzare in alto il valore in borsa del titolo.

Insomma, per la Shell OPL 245 valeva ogni centesimo dato a Etete.

Per l’ENI il tutto era ancora piu lucrativo, visto che erano gia possessori del titolo confinante, OPL 244.

Il fatto che Shell sapesse del ruolo di Etete emerge in modo chiarissimo dai loro email interni e dalle intercettazioni: la Shell decise lo stesso di andare avanti con la compravendita di OPL 245, nonostante per anni abbiano poi negato qualsiasi coinvolgimento con gli affari di Etete.

Le indagini su OPL 245 partirono nel 2014, grazie a un gruppo di magistrati italiani. Il CEO della Shell era ora diventato van Beuren, subentrato a Peter Vosen nel 2013 e Claudio Descalzi subentrato a Scaroni nel 2014.

Gli email e le telefonate, di cui anche la Shell ammette la veridicita’, sono ora di dominio pubblico e mostrano quello che il New York Times chiama una “rare window into the murky and intrigue-filled business of international oil dealing”. Uno sguardo nel mondo paludoso e pieno di intrighi delle transazioni petrolifere a livello internazionale.

Si, perche’ ci sono dentro un po tutti – spie britnniche, l’ex presidente di Nigeria Goodluck Jonathan, e tutta una serie di loschi personaggi nigeriani, italiani, olandesi, da Dan Etete fino ai CEO della Shell e di ENI.

Ora che sono stati colti con le mani nel sacco, il portavoce della Shell, Andy Norman dice ora che non la sua ditta non aveva scelta.

Doveva per forza trattare con Etete e la Malabu.

Cioe', la Shell ammette. Dice Norman:

“Over time, it became clear to us that Etete was involved in Malabu and that the only way to resolve the impasse through a negotiated settlement was to engage with Etete and Malabu, whether we liked it or not,”

Aggiungono pero’ che pensavano che fosse tutto legale e fatto direttamente con il governo di Nigeria.

In realta’, il CEO van Beurden si era posto il problema se informare o no la Securities and Exchange Commission degli USA, una specie di CONSOB Americana, ma dopo una indagine interna della Shell, si concluse che il tutto sarebbe stato contrario agli interessi della Shell, e ai prezzi delle sue azioni.

La condivisone di queste informazioni sarebbe stata “share price sensitive” come dicono loro in petroliese. Cioe' avrebbe sicuramente fatto abbassare i prezzi delle azioni.

Perche' parlare? 

Al che il CFO Simon Henry gli risponde che “tutto” e’ “share price sensitive”, ridendo.

Pubblicamente avrebbero poi detto di non saperne niente, che queste transazioni erano “morally OK” e “in accordo con le leggi di Nigeria e le pratiche internazionali”

Interessante che a quel tempo la Shell era gia' nel mirino della SEC americana, per avere gia' violato il cosiddetto Foreign Corrupt Practices Act, per avere gia' pagato tangenti in Nigeria. Pagarono alla fine almeno $30 milioni per risolvere le accuse.

Ma facendo altri passi indietro emerge che gia’ ai primi tempi dell’affaire OPL 245, Guy Colegate, dirigente Shell, scrisse ai suoi superiori nel Marzo 2010 dicendo loro che “Etete can smell the money” e ancora “If, at nearly 70 years old he does turn his nose up at 1.2 billion he is completely certifiable, but I think he knows it’s his for the taking. I don’t think he will push it away.”

Queste sono prove, secondo i magistrati, che la Shell ben sapeva cosa stava facendo.

L’email venne mandato al CEO della Shell dell’epoca, Peter Voser, uomo all’epoca potentissimo. Non fece niente. Della serie, occhio non vede, cuore non duole, affare fatto.

E poi, andando ancora piu indietro, c’e’ l’ex agente dei servizio segreti britannici, John Copleston, noto come M16 ed assunto come consulente per la Shell, che gia’ nel 2009 aveva avvertito del fatto che Etete si sarebbe messo in tasca una parte considerevole dei guadagni. Anzi Copleston diceva che il ministro si lamentava che erano troppo pochi i soldi!

Nelle intercettazioni Copleston dice: 

"He spoke to Mrs E this morning. She says E claims he will only get 300m we offering—rest goes in paying people off."

E sarebbe Dan Etete.

Ed oltre a tutti questi regali agli amici di Etete, l’ENI ricevette dei fondi indietro tramite una specie di scatole cinesi a mo’ di rimborsi. Alla fine, un tale Roberto Casula, il Chief Development Operations and Technology Officer, si e’ portato a casa circa 50 milioni di dollari.

Non male no?

Cosa succedera’ adesso. Non si sa.

Il giorno 13 Aprile 2017, all’incontro con gli invesitori, Emma Marcegaglia, presidente dell’ENI, dice che l’ENI non ha fatto niente di male. In precedenza l’ENI aveva mandato dei comunicati stampa in cui diceva che hanno “piena fiducia” nei loro petrol-uomini, a partire da Descalzi.

L’ENI ha una intera pagina web dedicata al tuttappostismo su OPL 245.

Anzi, per bocca della stessa Emma Marcegaglia l'ENI dice di non saperne niente, e che anche se la Shell ha almeno parzialmente ammesso i suoi malaffari, l'ENI stessa e' biancaneve:

"Nessun accordo di Eni con Malabu o pagamento di Eni a Malabu o Dan Etete -- Su Shell noi non formuliamo alcun commento perchè riguarda una posizione terza e non cambia le posizioni di Eni". 

Interessante che la gran parte del malloppo veniva da ENI e non dalla Shell.

I governi di Nigeria, Olanda ed Italia hanno aperto inchieste.

Claudio Descalzi' e' stato accusato di corruzione internazionale.

L’ex CEO Shell I tempi della compravendita di OPL 245 Voser, l’ex ministro del petrolio Dan Etete, e l’ex president della Nigeria Goodluck Jonathan non hanno rilsciato commenti.

A partire dal giorno 20 Aprile 2017 presso il tribunale di Milano saranno sentiti Claudio Descalzi, Roberto Casula e tutta una serie di affaristi e intermediari ENI.

I primi a parlare di questa storia sono stati gruppi internazionali anti-corruzione Global Witness con sede a Londra e Finance Uncovered. Sono stati per loro sei anni di lavoro fatto da una nonprofit inglese. Il tutto e’ saltato poi sulle pagine del Sole 24 ore e Buzzfeed negli USA. Quindi per una volta onore al Sole 24 Ore.

Global Witness ha pubblicato una serie di linee guida per gli investitori mettendoli in guardia di potenziali condanne per corruzione, mancanza di protocolli anti-tangenti, ed anti-corruzione, e mancanza di controllo da parte del consiglio amministrativo di ENi e Shell.

La Nigeria in questo momento e’ in forte crisi. Il collasso dei prezzi del petrolio ha ridotto l’enconomia in macerie, la storia di politici che incassano soldi pubblici e’ una storia che si ripete da anni ormai, la corruzione dilaga. A causa di Boko Haram in varie zone c’e’ mancanza di cibo e pericolo carestia per circa 500mila minori.

Secondo le Nazioni Unite per risolvere la crisi carestia ci vorrebbero 700 milioni di dollari.

La meta’ di quanto ENI e Shell hanno pagato per OPL 245.
































Friday, April 1, 2016

Federica Guidi: l'amore ai tempi della monnezza petrolifera

A cena con Paolo Scaroni, ex CEO ENI

 Con Claudio Descalzi, CEO ENI attuale

 Con Matteo Renzi

Federica Guidi e Gianluca Gemelli
Love.



"There is no man more dangerous, in a position of power, 
than he who refuses to accept as a working truth that all a man 
does should make for rightness and soundness, 
that even the fixing of a tariff rate must be moral."
Ida Tarbell, giornalista



Federica Guidi e' una delle donne piu' famose d'Italia in questo momento. Si e' appena dimessa dal suo ruolo di Ministro dell'Economia perche' dalle intercettazioni pare che si sarebbe adoperata per accelerare la costruzione del Centro Oli Total di Tempa Rossa in Basilicata. Avrebbe tramato con il Ministro delle Riforme Costituzionali Mariaelena Boschi per scavalcare obiezioni dei cattivissimi ambientalisti e superare altri ritardi vari. Da questo progetto il fidanzato della Guidi, Gianluca Gemelli, avrebbe tirato fuori 2 milioni e mezzo di euro per le sue imprese.

Questi i fatti raccontati dalla stampa di mezza Italia.

Federica Guidi ha qualche anno piu' di me. Vuol dire che e' diventata adulta durante gli anni di Tangentopoli, anni in cui tutta l'Italia era speranzosa di un cambiamento forte. Erano gli anni dell'eroe Antonio Di Pietro, delle monetine a Craxi, di mezzo parlamento indagato, dell'idea che la seconda repubblica sarebbe stata veramente nuova, piu' equa e piu' produttiva per tutti. Che le generazioni successive sarebbero state liberate, una volta per sempre, dalla corruzione endemica d'Italia e che "il cosi' fan tutte" sarebbe stato solo un vago ricordo del passato. Almeno questo e' quello che ricordo io, studentessa ventenne.

La vicenda della Guidi mostra che non e' stato cosi'. Che forse dovremmo aspettarne altre di generazioni perche' quella dei politici attuali non e' poi migliore di quella passata. Fa tristezza per tanti motivi. Quando cambia l'Italia? Quando impariamo che chi governa lo deve fare per servizio alla collettivita' e deve essere pulito dentro e fuori fino all'ultimo millimetro? Come faremo mai ad avere fiducia nei governanti se ogni mese viene fuori un altro scandalo? Come fa il paese a crescere se non sappiamo mai se chi comanda prende le decisioni per amore dell'Italia o per amore del suo portafoglio? E' una democrazia malata questa.

Federica Guidi era il Ministro dell'Economia. Come puo' pensare che l'economia del paese possa migliorare, se lei stessa che dovrebbe dare l'esempio, si mette a fare questi giochini per avvantaggiare i suoi familiari? E anche se non l'avesse mai scoperto nessuno, la sua coscienza non le diceva che era sbagliato? Non era sorto a nessuno il dubbio che, visto che il suo compagno aveva interessi nel petrolio, forse era meglio non metterla in posizioni di comando? Che forse poteva esserci un qualche conflitto di interessi?

E' evidente che l'affaire Guidi-Gemelli in cui i due invece che parlare d'amore al telefono parlavano di monnezza petrolifera, da' un duro colpo a tutti quelli che sostengono che non si deve votare il 17 Aprile, o meglio che occorre andare avanti con le trivelle in Italia.

Perche'? Perche' questa vicenda mostra, per l'ennesima volta, che il petrolio prima ancora che l'ambiente inquina la democrazia. Che il petrolio crea tentacoli irresistibili, intrecci di denaro, di potere, di interessi, in cui l'ambiente, l'Italia e gli italiani, sono solo comparse minori.  Che vincono gli amici e non il bene comune. Come possono i polmoni dei lucani competere con due milioni e mezzo di euro? Non possono, specie se Tempa Rossa viene costruito cosi lontano da Roma, Milano e da Modena in questo caso. Non c'e' tempo, non c'e' spazio per pensare ai figli degli altri, perche' i propri non dovranno respirare niente di quei fumi e perche' gli interessi degli amanti e dei lobbisti sono piu' importanti delle lezioni imparate dal Centro Oli di Viggiano che ha distrutto tutta la vallata in cui sorge.

E questo non riguarda solo i diretti interessati, ma i loro amici. Mariaelena Boschi per esempio, perche' non ha detto no? Qual'e' stato il suo ruolo esatto in questa vicenda? Chi altro lo sapeva nel governo di questi petrol-massaggiamenti mentre approvavano la finanziaria?

E' evidente che c'e' uno scollamento totale fra il buonsenso e i politici in tema petrolio. In questo tempo di referendum e' il PD sotto i riflettori. L'intera segreteria di partito invita all'astensionismo (e allo spreco di almeno 300 milioni di euro), Matteo Renzi ne e' infastidito,  Debora Serracchiani prima fa le interrogazioni parlamentari contro le trivelle alle Tremiti e poi accusa chi glielo ricorda di "vergare acidi editoriali", Gianluca Galletti pare quasi il Ministro dell'ambiente petrolizzato, e Romano Prodi teme le cannucce croate. Tutti si scoprono pro-trivelle.

Viene quasi spontaneo chiedersi quali altri petrol-altarini scopriremo nelle prossime puntate, se tutta questa contrarieta' al voto e' collegata ad altri favori petrolieri-politici, presenti o futuri, ad altre trame con tornaconti personali, economici e non.  Magari non e' cosi, ma e' naturale pensare all'esistenza di segreti inconfessabili visto dove siamo arrivati.

Come detto, il petrolio ammazza la democrazia, la trasparenza, la fiducia dei cittadini.

E noi? Cosa possiamo fare? Possiamo solo cercare di essere i migliori noi che possiamo ogni santo giorno. Credo che questo includa andare a votare SI il 17 Aprile, per chiedere un futuro diverso dai Centri Oli, dalla corruzione, dal vecchiume delle trivelle, dalla monnezza.  Dobbiamo dirglielo a questo governo che non ne possiamo piu' dei petrol-scandali, di pochi che si arricchiscono a scapito di molti, di territori devastati, di sguardi miopi verso il futuro.

E per farla un po vergognare questa Federica Guidi, amesso che sappia cosa sia la vergogna, e mostrarle che siamo meglio del modo schifoso in cui ha trattato la nostra democrazia.

Qui le immagini di Tempa Rossa e di Viggiano.








Thursday, March 3, 2016

Alberto Clo' consigliere ENI e SNAM, referendum, formiche e polmoni


Alberto Clo', classe 1947

È stato Consigliere di Amministrazione indipendente di Eni, Finmeccanica, Italcementi, Iren, ASM Brescia. Attualmente lo è di Atlantia SpA, Snam, De Longhi, Gruppo Espresso.


La rivista Formiche e' stata fondata da Paolo Messi
a suo tempo consigliere politico del ministro
dell'Ambiente Corrado Clini. 


WARNING

CHEMICALS KNOWN TO THE STATE OF CALIFORNIA TO CAUSE CANCER, BIRTH DEFECTS OR OTHER REPRODUCTIVE HARM ARE CONTAINED IN CRUDE OIL, GASOLINE, DIESEL FUEL AND OTHER PETROLEUM PRODUCTS AND BYPRODUCTS.

Chemicals known to the State of California to cause cancer, birth defects or other reproductive harm are also contained in and around oil fields, service stations, refineries, chemical plants, transport and storage operations, including pipelines, marine terminals and tank trucks, and other facilities and equipment that manufacture, produce, handle, distribute, transport, store, sell or otherwise transfer crude oil, gasoline, diesel fuel or other petroleum products or byproducts. The foregoing warning is provided pursuant to Proposition 65. This law requires the Governor of California to publish a list of chemicals "known to the state to cause cancer or reproductive toxicity". This list is compiled in accordance with a procedure established by the Proposition and can be obtained under the California Environmental Protection Agency. Proposition 65 requires that clear and reasonable warnings be given to persons exposed to the listed chemicals in certain situations.


Aera Energy LLC

British Petroleum America, Inc and its subsidiaries 
(and under the trademarks ARCO and Castrol)

Chevron Coroporation, its affiliates and subisdiaries

ConocoPhilips Company including all its divisions and subsidiaries
(and under the trademark 76)

ExxonMobil Corporation its affiliates and subsidiaries

Shell Oil products US

Tesoro Refining and Marketing Company and its subsidiaries 
(and under the trademarks Miraastar and USA gasoline)

Valero Refining Company - California and its affiliated
companies including Ultramar and Beacon

Venoco, Inc.
 
-----



La rivista Formiche manda una "analisi" sulla questione trivelle e referendum da parte di tale Alberto Clo'. Una analisi che potevano benissimo risparmiarsi, tanto e' piena di assurdita' e di inganni, e visto che piu che una analisi mi pare propaganda.

Iniziamo con il notare che questo Alberto Clo' e' descritto come "docente di Economia applicata presso l’Universita' di Bologna" nonche' direttore della rivista "Energia". Cosi' almeno dicono loro, quelli di Formiche.

E uno allora dice: perfetto, abbiamo un economista, esperto di energia, vediamo che ha da dire. Interessante pero' che nella lista di qualifiche del Prof. Clo' quelli di Formiche dimenticano di dire che lo stesso Clo 'e' anche stato anche consigliere "indipendente" ENI e dal 2013 consigliere "indipendente" della SNAM.

Una non trascurabile dimenticanza!

Quindi gia' dal primo rigo sai che stai leggendo una "analisi" dalla parte dei petrolieri, e che la rivista Formiche non e' proprio indipendente e bilanciata, perche' omette una informazione fondamentale che il loro economista e' o e' stato al soldo dei petrolieri. Mi pare un dettaglio fondamentale.

Ma ... cosa ha da dire il nostro eroe?

Parla del referendum come di una "occasione sprecata" una  "morte annunciata" perche', secondo lui,

"gli elettori sono chiamati a esprimersi senza che sia fornita loro una ben che minima e corretta informazione sui quesiti referendari, senza la minima parvenza di dibattito, senza dar conto delle conseguenze che ne potrebbero derivare". 


Che ridere. E quindi chi dovrebbe darcela una informazione corretta sulle trivelle? Uno dell' ENI e della SNAM? E dove erano l'ENI e la SNAM e il Prof. Clo' a fare informazione dieci anni fa, quando di petrolio non parlava nessuno? Crede che gli italiani siano scemi e l'informazione che circola da dieci anni a questa parte senza che nessuno sia riuscito veramente a smontare le tesi del "trivellare l'Italia e' ridicolo" sia incorretta perche' va contro gli interessi dell'ENI e della SNAM?

Non mi sono inventata niente in questi anni ed e' stata la forza delle idee e dei fatti a vincere.

Vuole fare questo dibattito? Bene. Facciamolo. Forza, lo organizzi lei, caro Clo', care Formiche, in prima serata, sulla TV nazionale. Avete i soldi dell'ENI dietro, non deve essere difficile. Se vuole, mi inviti e magari inviti pure tutti quello che hanno dovuto vivere le conseguenze delle trivelle in Italia, da nord a sud.

"In un confronto del tutto impari tra le voci contrarie all’attività mineraria fatte proprie e amplificate dai mass media e il niente che vi si contrappone." 

Oh mio Dio, veramente crede che sia un confronto impari? Ma se noi siamo solo dei blogger, e lui e' uno che ha dietro di se una ditta intera di petrolieri! Come puo' dire questo? Dovremmo noi dire che e' una lotta impari considerate tutte le oscene trame machiavelliche progettare da questo governo per farlo fallire il referendum, per non far raggiungere il quorum e per porre quesiti alla fine solo simbolici. Il niente che ci si contrappone sono le motivazioni dei petrolieri: inestistenti non perche' i mass media non ne parlino -- anche se ogni tanto ci sono sempre articoli di "quant'e' bella la Basilicata con le trivelle" -- ma perche' non esistono!

La verita' caro Clo' e' che a lei sembra impari perche' quello dove vinciamo alla grande e e' con le idee, e i fatti e la scienza e non le balle di Assomineraria o di Petroceltic o di Po Valley. La gente ha capito e sa -- e lei di questo ha paura, dei nostri numeri e delle nostra argomentazioni. Come detto, la gente non e' scema.

"Quasi che la questione avesse solo rilevanza locale e non riguardasse l’intero Paese, la sua economia, la sua industria, la sua crescita. Non ultimo: la sua sicurezza energetica, termine tanto abusato quanto ritenuto irrilevante nei fatti e nelle politiche."


Ancora con queste assurdita' della crescita e dell'indipendenza energetica? Ma se in Italia il petrolio ho solo portato morte e distruzione e polmoni anneriti e speranze spezzate! Come puo' dire che il nostro futuro diepnde dalla melma petrolifera che abbiamo sottoterra? Gela, Falconara, Augusta, Priolo, Ravenna, Viggiano, Marghera, Sarroch. Tutte a modo loro distrutte dal petrolio. Vogliamo ripetere la stessa cosa nel resto d'Italia? E' evidente che lei non conosce queste localita' e men che meno le ama, senno' le si rivolterebbbe lo stomcaco a vedere lo schifo che il petrolio ha lasciato dietro di se.

Vuole l'indipendenza energetica?

Ma non sa caro Clo' che il petrolio che abbiamo e' cosi poco che anche se trivellassimo tutta la nazione da cima a fondo, non riusciremo mai e poi e mai ad essere autosufficenti?

Vuole l'indipendenza energetica?

Bene. La risposta non sono i buchi. La risposta e' un pannello su ogni condominio, su ogni impianto industriale. La risposta e' togliere la mafia dall'eolico, la risposta e' il risparmio energetico. La riposta e' la testa e non le anomalie di funzionamento un giorno si e un giorno no a Viggiano.

E forse per lei a Bologna sono solo questioni locali, ma le assicuro che la penserebbe diversamente se lei, sua moglie, i suoi figli e suoi nipoti dovessero respirare aria allo zolfo tutti i santi giorni.

Ma poi quante volte dobbiamo ripeterle queste cose?  Mi stupisce che lei dall'alto della sua cattedra bolognese non sappia che di petrolio ne' abbiamo di poco e di schifoso.

"Ecco perché può ben parlarsi di cronaca di una morte annunciata con un risultato che appare scontato, in cui tutto sembra giocarsi sulla speranza che si raggiunga o meno il quorum necessario. Come scommettere alla carta più alta. Se sarà raggiunto è quasi certa la vittoria dei no-triv. Per la semplice ragione che sui mass media, dalla grande stampa al servizio pubblico televisivo, la disinformazione ha finora trionfato, sostenendo le ragioni degli oppositori senza nulla dire di quelle altrui. Non vi è motivo perché un qualsiasi cittadino di buon senso possa dirsi favorevole ad un’attività che – si proclama ogni giorno – provoca danni irrimediabili alla salute, alla natura, al territorio, alla pesca, al turismo, all’agricoltura. Senza che – si proclama ogni giorno – vi sia alcun vantaggio per le popolazioni o l’intero Paese, perché a guadagnarci, si sostiene, sarebbero solo le fameliche multinazionali del petrolio. Che tutto ciò sia mera propaganda nulla conta, così come il fatto che non vi sia uno straccio di studio che dimostri che estrarre petrolio o metano danneggi il turismo, la pesca, l’agricoltura."

Ce li mostri lei questi studi dove si dice che trivellare fa bene. In questi quasi dieci anni, ovunque sono andata ho prodotto dozzine di articoli, non miei, ma di gente piu' esperta di me, in cui quello che lei ignora e' descritto nei minimi dettagli. L'ho rimessa sopra il testo che compare ogni tre mesi sulla stampa californiana. E' lo stato della California che dice che trivellare fa venire il cancro, feti deformi, e danni genetici. Non lo dico io. O ne sa piu' lei dell'ENI che lo stato di California?

Come detto, ce li mostri lei i dati che sostengono il contrario. Ma poi, e' il buonsenso, e' l'evidenza mondiale, dalle foreste del Peru', fino alle lande del Texas, dai mari del Nord fino a Viggiano che mostrano una sola cosa: il petrolio e' si, la morte per chi ci deve avere a che fare, giorno dopo giorno. Forse non e' cosi' per chi se ne sta seduto a pontificare dai suoi uffici bolognesi, ma per chi vive vicino a pozzi e raffinerie e' tutta un altra storia.

E poi, non so che dire dell'ironia di quello che lei dice. Lei fa la vittima, come dire che poverino, non la vuol sentire nessuno. Ma se L'ENI controlla l'AGI, una delle piu' grandi agenzia di stampa d'Italia, lei e' il direttore di una rivista di energia, Lucia Annunziata e' stata al soldo dell'ENI per qualche tempo. Lei e' pure stato ministro e sono sicura che conosce quelli della Rai, della Corsera. Anzi lei stesso in questo momento e' dentro il consiglio di amministrazione dell'Espresso. Le simpatie di Renzi non e' difficile indovinarle in tema di petrolio. Come fa quindi a dire che la stampa non le da voce? Se la stampa ufficiale e' tutta dei petrolieri e dei suoi amici!

Sono nove anni che faccio questo lavoro. E posso dire che la stragrande maggiornanza di quello che si ripete in Italia sulle trivelle viene da me - airgun, fanghi, H2S, sismicita' indotta, fracking. Ne ho parlato per prima e con maggior dettaglio di chicchessia quando ancora vigeva il paradigma petrolio=ricchezza. Eppure in questi nove anni non ho mai avuto l'onore di essere intervistata dalla TV italiana nazionale. Mai.  Eppure le mie parole e le mie idee hanno camminato, e tanto, le risento dappertutto. Dai politici ai miei detrattori, dalla gente normale, agli accademici che ora si destano dopo tanto torpore.

E' questo perche' sebbene io sia nemico numero uno dei trivellanti italici, caro Prof. Clo', i nuovi strumenti di comunicazione, da Facebook, ai blog, ai video non hanno potuto fermare quello che, dal mio punto di vista almeno, e' la verita'. Non ho interessi, non lavoro per ENI e nemmeno per Solar City. La gente mi ha creduta. E non ha creduto alle vostre petrol-promesse.

Non volevo vedere l'Abruzzo e l'Italia nelle mani di gente senza scrupoli che avrebbero stravolto territori a me cari in cambio di pochi spiccioli. Non avevo niente e nessuno, e vivo in un altro continente. Eppure guardi dove siamo arrivati. L'attivismo, l'onesta intellettuale,  la perseveranza e i moderni metodi di comunicazione non si possono fermare, anche se la TV ufficiale finge che non esisto.  E adesso siamo tanti, ed e' qui che avete paura e gridate che la stampa non vi vuol sentire. Non e' che non vi vuol sentire, e' che la gente sa che la verita' e' altrove e non nei consigli di amministrazione dell'ENI.

Nessuno vi crede piu' non perche' la stampa non vi e' amica, ma perche' non c'e' niente da credere. 

"Per rendersene conto basterebbe farsi un bel weekend a Milano Marittima e guardare dalla battigia le piattaforme al largo o andare all’annuale Festival delle cozze della vicina Marina di Ravenna, pubblicizzate “tra le più pregiate d’Italia raccolte alla base immersa delle piattaforme marine!”. Così come basterebbe, ma la cosa sarebbe più ardua, andarsi a studiare le esperienze estere di collaborazione dell’industria petrolifera con le aziende agricole francesi, le università inglesi, i pescatori norvegesi. Ma tutto ciò con conterebbe nulla."


Ma cosa dice? Ma lei sa, caro Clo' che Milano Marittima a causa delle estrazioni di gas si e' abbassata di ben trentatre centimetri in 27 anni, dal 1984 al 2011? Se continuiamo cosi, non restera' niente ne di Milano Marittima e ne delle sue cozze. Le quali cozze io spero vivissimamente che ci sia qualcuno che faccia le analisi sui contaminanti perche' no so se siano cosi salutari come lei dice.

Una cosa che ho sempre trovato odiosa di Ravenna e dintorni e' che la gente normale non puo' estrarre acqua dai pozzi artesiani, ma l'ENI puo' trivellare metano, nonostante si sa, e anzi studi fatti per conto dell'ENI stessa, confermano il fatto che le trivelle portano alla subsidenza. Perche' la gente normale no, e l'ENI si? Chi sono loro? Sono speciali?

E invece del weekend a Milano Marittima, io le auguro di trascorrere solo qualche ora- -- che basta -- a Viggiano, ai piedi della fiamma del Centro Oli. Oppure di attraversare Gela nei giorni di maggior puzza. O di passare per Falconara Marittima quando suonano gli allarmi-raffineria.

E poi mi dica se e' normale vivere cosi.

"Così come controbattere a un’altra tra le mille mistificazioni che si vanno propinando: che estrarre petrolio sia antistorico, perché fonte ormai marginale nell’offerta mondiale di energia (con il metano conta per il 54%) e penalizzante le nuove risorse rinnovabili (2,4%), mentre si dovrebbe sapere che il primo viene utilizzato quasi solo nei trasporti e le seconde nella generazione elettrica. Lo stesso può dirsi sui rischi di disastri ambientali irresponsabilmente paventati estrapolando sulle nostre coste il caso di Macondo nel golfo del Messico. Nulla si dice, per contro, sulla questione di fondo: che impedire la produzione interna di petrolio o metano significa preferirne l’importazione, magari dalla Libia, finanziando le milizie in guerra; significa preferire versare miliardi di euro all’estero piuttosto che destinarli alla crescita interna; significa aiutare le imprese altrui a discapito delle nostre. Ma temo sarebbe ancora del tutto inutile. Perché la paura, come la calunnia, pesa più di ogni rassicurazione o smentita. Qualcosa resterà sempre."


Please. Non scomodi la Libia, veramente e' patetico, perche' al massimo il petrolio nostrano fornira' il 10% di quello che usiamo. Il resto continueremo sempre ad importarlo. Guardi il sole invece. Li sta la crescita interna. Li sta la ricchezza diffusa. Guardi la Germania cosa ha fatto con le rinnovabili. Guardi la California. Con il petrolio ci vincono solo le cliniche di oncologia, quelli delle bonifiche, le camere mortuarie. E l'ENI ovviamente. E si, trivellare e' antistorico. Lei pensa davvero che il petrolio estratto in Italia finisca nelle taniche degli italiani? E dove sta scritto che ditte irlandesi, americane, canadesi, australiane, debbano vendere lo schifo petrolifero d'Italia agli italiani? Loro lo vendono dove gli fa piu comodo, e dove c'e' piu interesse. Magari lo raffinano prima in Italia, che costa meno e l'ambiente e' un optional. Alla fine sono speculatori, mica benefattori.

Non e' paura. E' buonsenso. E' intelligenza, e' senso critico.


"Meglio allora ragionare sul dopo: su quel che accadrebbe se il referendum dovesse passare. Primo: ne seguirebbe una lettura tutta politica e strumentale del responso referendario, a prescindere dal merito del quesito sottoposto agli elettori. Ottenere una qualsiasi autorizzazione diverrebbe impossibile, esattamente come accadde con il referendum nucleare del 1987 che non chiedeva di esprimersi per il sì o il no al nucleare, ma a favore o meno di una sua temporanea moratoria che la politica avrebbe trasformato in tombale. Secondo: perché la vittoria dei no-triv avrebbe gli stessi effetti del no al nucleare: la distruzione di un’intera industria – quella elettromeccanica – che contava decine e decine di migliaia di occupati, un gran numero di ingegneri, eccellenti capacità manifatturiere, un sapere scientifico e accademico tra i primi al mondo. Tutto distrutto: fabbriche, imprese, scuole, professionalità."

Per carita' divina. A me non mi risulta che' l'economia italiana o le scuole o la professionalita' sia crollata per il nucleare. Se ci sono stati crolli e' perche' in Italia il marciume e' cosi sistemico che non ha retto nulla al mercato globale,  alla competizione con il resto del mondo. Non abbiamo saputo usare la crisi per risistemare alla base il paese e vogliamo illuderci che tutto e' adesso come era 50 anni fa e che sia possibile continuare cosi? Menomale che lei e' economista. Non sa che la prima cosa che serve all'economia sono leggi chiare, giustizia breve, sistema che funziona, gente affidabile. Tutte cose che lontane anni luce dall'Italia. Abbiamo avuto venti anni di Berlusconi e adesso Renzi che si circonda di gente che ogni santo giorno si scopre essere coinvolta in faccende poco eleganti e poco limpide.

Da economista non crede che per ricostruire quello che e' andato perso la prima cosa da fare sia *debellare* la cultura mafiosa, l'amico dell'amico che vince sul piu' qualificato, far si che la giustizia funzioni, le leggi siano chiare, investire in ricerca, dare spazio alla tecnologia moderna, all'industria verde, creare una cultura dell'onesta'? Perche' ci si fossilzza sul fossile?  Ah si, quello e' facile.

Quando mi parlano di economia, io penso sempre ad uno dei miei viaggi lucani. Il supposto polo industriale di Viggiano con "incubatori" per l'imprenditoria locale, creato per far vedere che Viggiano e' di piu' che ENI e petrolio, era fatto di locali vuoti, con i cancelli arrugginiti e pieni di ragnatele. Deserti.

E ancora, faccia lei il conto di quanto turismo verra' perso con le trivelle. Mettiamole queste trivelle alle Tremiti. Chi piu' ci andra' in vacanza?  Lei ha mai sentito di vacanze al mare a Galveston? A Gela? A Porto Marghera? A Sarroch? E chi dice che il petrolio e' meglio del turismo?

Lei? L'ENI?

Non andiamo da nessuna parte con i buchi.

"Con la vittoria dei no-triv avremmo il medesimo risultato: la distruzione di un’altra industria italiana, non tanto quella mineraria che non avrebbe difficoltà a spostare i suoi investimenti all’estero, ma quella che produce beni e servizi a essa strumentale. Un’industria che risale all’unità d’Italia, che si articola in centinaia di imprese raccolte in distretti dei servizi petroliferi, specie in Lombardia, Emilia-Romagna e Abruzzo, che vanta livelli di specializzazione tecnologica ovunque apprezzati, tranne che in Italia. Un’industria che già attraversa gravi difficoltà per il crollo del mercato che ha fatto seguito a quello dei prezzi del petrolio, con molte imprese che stanno chiudendo e licenziando, nell’assoluto silenzio della politica e delle istituzioni"

Auguri con il trasferimento dell'indutria italiana all'estero. Nel Regno Unito smantellano 150 piattaforme e trionfa l'eolico. L'Arabia Saudita inizia con programmi per il solare a grande scala, la Francia boccia tutti i nuovi permessi energetici di petrolio, in Venezuela si muore di fame. Dove crede che andranno i petrolieri? L'Italia e' quasi a livello di svendita per quanto riguada royalties e permessi. La bonanza che hanno da noi, non e' facile trovarla altrove.

E poi, ai tempi dell'Unita' d'Italia le donne non votavano, la mortalita' infantile era alle stelle, la gente non sapeva ne leggere ne scrivere. Il mondo cambia, caro Clo' e questo atteggiamento conservatore e' patetico nel 2016. Ai tempi dell'unita' d'Italia andavamo a cavallo. Forse vuole tornare ai questi tempi? Il mondo va avanti, si evolve, cambia. E noi possiamo fare due cose: aggrapparci alle cose vecchie e perdere la partitrta con la storia, oppure capire che forse occorre lasciarle le cose vecchie ed aprirsi a quelle nuove, con ottimismo, lungimiranza ed essendo noi a guidare la nave e non che siano gli eventi esterni a forzarcele quando non abbiamo piu' alternative.

So che per uno con un passato e presente in ENI e SNAM e' difficile da capire, ma se lei fosse libero e sgombro dai suoi interessi di parte, allora vedrebbe le cose in modo diverso, io credo.

"Un sì al referendum ne decreterebbe la definitiva fine. È questa la vera partita in gioco: anche se i più fingono di non rendersene conto nell’indifferenza generale e nell’irresponsabilità di chi dovrebbe guardare agli interessi del Paese più che ai propri dividendi elettorali."

Io non posso che augurarmi la fine dell'industria petrolifera in Italia.

Perche' non sarebbe la fine. Sarebbe invece l'inizio di una Italia piu' moderna, di una democrazia piu sana, di un ambiente sostenibile, di mille piccole e grandi imprese rinnovabili che veramente porterebbero benessere difuso e non di potere illimitato nelle mani di ENI e SNAM, di una Italia che per una volta guarda al futuro e non che arriva sempre per ultima agli appuntamenti con il domani. Di una Italia migliore.


L'essere umano e' piu' intelligente dei buchi, la civilta' va avanti, il domani e' di chi osa.




----

Infine: circa 4 o 5 anni fa quelli di Formiche mi chiesero una intervista sul fracking negl USA. Scrissi al meglio della mia professionalita' ed indipendenza. Credo che non gli piacque quello che lessero, e nonostante l'enorme lavoro (me la sono dovuta scrivere tutta da me l'intervista, domande e risposte) dopo un po di tira e molla (lo mandiamo al prossimo numero, al prossimo mese etc etc) finalmente mi dissero che... non gli interessava piu' perche' non potevano "conciliare tutti gli esperti".

Vedo che invece Davide Tabarelli di Nomisma e questo Alberto Clo' si conciliano bene. 

Evviva.



Mai piu sentiti.
Certo, mica sono una dell'ENI.

Chi e' Formiche? Creata da tale Paolo Messi, a suo tempo consigliere politico di Corrado Clini, quello che si scambiava carteggi con i petrolieri su come aggiustare Ombrina mentre che era ministro dell'ambiente.

E' da qui che parte il marciume che distrugge l'Italia, non certo dai nostri referendum.

Tuesday, January 6, 2015

Paolo Maddalena, lo sblocca Italia e Pantelleria









Paolo Maddalena, classe 1936, e' un magistrato, giurista e giudice costituzionale, specializzato, fra le altre cose, in diritto romano, diritto amministrativo e costituzionale e diritto ambientale. 

La sua ricca biografia su Wikipedia ricorda che e' entrato nella magistratura della Corte dei Conti nel 1971 e che ha svolto numerose istruttorie su temi ambientali, facendo parte del settore Ecologia e Territorio presso la Corte Suprema di Cassazione, e Capo ufficio legislativo presso il Ministero dell'Ambiente. Fra le principali modifiche alla responsabilità amministrativa, la risarcibilità del danno pubblico ambientale.

Nel 2002 Paolo Maddalena e' diventato Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana come Giudice costituzionale e per iniziativa del Presidente della Repubblica.
Ad oggi e' adesso vice-presidente emerito della Corte Costituzionale.

E' dunque, la sua, una voce del tutto autorevole in materia legislativa e ambientale. Questo e' il suo messaggio sullo Sblocca Italia, parole giunte in occasione del convegno informativo sulle trivelle nel mari blu di Pantelleria, a cui ero presente, il giorno 3 Gennaio 2015:

"Si deve sapere che lo Sblocca Italia, che antepone l'interesse delle imprese ai reali bisogni del Popolo italiano, è una legge per più versi incostituzionale.

Per quanto riguarda le trivellazioni petrolifere, è da sottolineare che si tratta della violazione di un bene "primario ed assoluto" (sentenza della Corte costituzionale n.151 del 1986, confermata da molte altre sentenze successive) e cioé l'ambiente marino, e quindi della violazione degli articoli 9 e 117, comma 2, lett. s), della Costituzione, i quali impongono la tutela del paesaggio, dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali e naturali.

Le cosiddette "deroghe" non hanno valore in questo campo, poiché si tratta di diritti inviolabili di tutti i cittadini, considerati come singoli e come parti della collettività (art. 2 Cost.).

E' indispensabile che singoli o Associazioni o Comitati da tempo radicati sul territorio impugnino davanti al Giudice amministrativo i provvedimenti amministrativi che autorizzano dette trivellazioni, chiedendo di rimettere gli atti alla Corte costituzionale per un giudizio incidentale di legittimità costituzionale.

Non c'è tempo da perdere. Questo Sblocca Italia è una vera tragedia

Paolo Maddalena"

Io spero che tutte le comunita' interessate alle trivelle sparse per l'Italia, che combattono o che hanno combattuto, possano seguire questi consigli. Matteo Renzi, dalle bianche piste di Courmayeur e dall'alto dei suoi lussuosi voli di stato a nostre spese non puo' arrogare il diritto di calpestare i nostri beni "primari ed assoluti", i nostri diritti "inviolabili" e la nostra sacrosanta democrazia.



Monday, October 6, 2014

Confindustra Abruzzo e il petrolio green


"moltissimi posti di lavoro e indotto"

Sara' Babbo Natale a portare tutto!


"Una piattaforma petrolifera può essere poco inquinante e del tutto compatibile con il turismo, e l’agricoltura, la pesca e un alta qualità ambientale.
In altri casi un attività petrolifera può essere troppo impattante,
compromettere altre attività, portare più svantaggi che vantaggi,
e allora in quel caso bisogna dire no".

Fabio Spinosa Pingue, Confindustria Abruzzo

????
 


-----------------------

Qualche giorno fa e' comparso sul Centro D'Abruzzo un interessante articolo in cui Fabio Spinosa Pingue di Confindustria Abruzzo invita ricercatori, studenti e scuole a partecipare al premio "Confindustria Abruzzo Green".

Il titolo era:  "Anche il petrolio può essere green. Basta attrezzarsi.'

Eh? Il petrolio green? O Signore. Questa e' meglio della scatola nera della Vicari. 

Petrolio green - certo basta crederci!

Ma in che modo facciamo il petrolio verde?

La monnezza e' meno monnezza? Il cancro e' meno cancro?Le ciminiere e i fumi li dipingiamo di verde? Oppure in mezzo agli oli ci mettiamo cilantro e basilico a coprire la puzza?

E se e' possibile fare il petrolio green, perche' le raffinerie italiane - e non solo! - sono un concentrato di morte, tutte quante, da nord a sud? Dov'e' il petrolio green nell'acqua inquinata di Gela o nelle fiamme roboanti di Milazzo? Dov'e' il petrolio green nel Pertusillo inquinato?

O forse si riferiva al petrolio riversato in mare dalla sua amica Edison nel Gennaio del 2013 da Rospo Mare e che poi si trasformo' magicamente in "fango ed erba" - quelli si molto green!

Vede, ci possono anche essere best practices o migliori tecnologie oggi rispetto agli anni sessanta, ma il punto e' che i volumi di monnezza in aria, in acqua, in atmosfera, sono cosi grandi in valore assoluto che anche percentuali piccole di veleni, sono quantita' enormi.

Se per ogni barile di petrolio estratto ne hai 5,10,20 fra fluidi perforazione e acque di scarto, anche se recicli e riusi e fai tutto green, alla fine sempre veleni hai prodotto e in grande quantita' e parte di questi veleni sempre finiscono in atmosfera o nelle nostre acque.

E' impossibile. Per non parlare della delicatezza delle operazioni e del fatto che tantissime cose possono andare storte, mandando il green a farsi benedire.

Quindi caro Spinosa, lasci perdere e mettiamo da parte questo maldestro e ridicolo tentativo di quadrare il cerchio. Il petrolio green non si puo' fare, ed e' ridicola questa idea.

Quello che pero' si puo' fare con il petrolio, e' il portafoglio green, molto green.



-------------------




Riporto qui testuale:

Ogni sistema culturale sviluppa, inevitabilmente, pregiudizi. Ciò accade anche quando parliamo di green economy, nel momento in cui alcuni "tifosi" pensano che non tutti i settori possano coniugare la produttività con il rispetto dell'ambiente e della salute. 

Molti fanno coincidere la green economy con le produzioni biologiche. 

Altri, più benignamente, estendono il termine alle imprese che si occupano di rinnovabili.

La maggior parte delle persone fatica a immaginare che anche un'impresa petrolchimica possa essere green.


In un'Italia sempre più retriva e meno appetibile per investitori esteri, siamo riusciti a creare una contrapposizione ideologica anche tra imprese che meritano l'appellativo green e imprese che, secondo i tifosi o i disinformati, non potranno mai fregiarsi di questo titolo: ecco un pericoloso pregiudizio che mina il futuro di tutta l'industria. 

Allora, quand'è che possiamo definire un'impresa "green"? 

Quando decide di impiegare materie prime meno inquinanti, ma soprattutto quando applica, nei processi produttivi, un sistema integrato di recupero, riutilizzo e riduzione di materiali, energia e acqua. 

 Da questo punto di vista qualsiasi organizzazione di qualsiasi settore produttivo può essere green, se il management decide di considerare l'ambiente un'opportunità anziché un costo. 

Bisogna che questo concetto venga compreso chiaramente da tutta l'opinione pubblica, per evitare inutili contrasti che danneggiano tutto il sistema produttivo e contrastare quel fenomeno comunemente noto come "nimby" che posiziona l'Abruzzo tra le prime regioni d'Italia per presenza di "comitati del no". Qualsiasi organizzazione può dotarsi di un sistema di gestione ambientale e decidere di investire per introdurre soluzioni sostenibili. Per questo motivo più di tre anni fa abbiamo deciso di dar vita al Premio Confindustria Abruzzo Green. Invito pertanto tutte le imprese abruzzesi, ma anche gli enti, i ricercatori, gli studenti e le scuole a partecipare gratuitamente al premio attraverso il sito www.confindustria.abruzzo.it; è possibile inviare le schede sino al 10 Ottobre. Fabio Spinosa Pingue Responsabile Premio Confindustria Abruzzo Green

Saturday, October 4, 2014

L'Abruzzo in prima fila contro il decreto Sblocca Italia




Come sono cambiate le cose.

Ripenso a Ottaviano del Turco, ripenso a Nicola Fratino, ripenso a Gianni Chiodi e l'insistenza dei primi due che il petrolio sarebbe stata la panacea di tutti i nostri mali, e poi con Chiodi una sorta di immobilismo patetico e molle, veramente infantile. Almeno gli altri due avevano una posizione, questo qui non era ne carne ne pesce.

E quindi sono contenta di sentire che l'Abruzzo e' in prima fila contro il decreto Sblocca Italia e che ha approvato all'unanimita' -- cosa che prima sarebbe stata inaudita -- una mozione contraria al decreto di Renzi incentrata sulla questione petrolio. Sono contenta che sia finalmente arrivata questa trasversalita' politica nel difendere i nostri territori.

So che c'e' voluto un certo coraggio da parte della giunta regionale di Luciano D'Alfonso nel prendere posizione contro un decreto voluto, alla fine, dal PD di Renzi, lo stesso partito che governa l'Abruzzo. E quindi, grazie ed onore a tutto il conisiglio regionale per avercelo avuto questo coraggio e per avere dato prova di responsabilita' e di spirito di collaborazione - destra, sinistra, centro e grillini. Tutti.

Ma il grazie speciale va al Movimento 5 Stelle di Sara Marcozzi che ha pensato e presentato questa mozione e che si e' battuto per farla approvare, facendo si che anche gli scettici firmassero a favore.

Penso a Gianni Chiodi, e quanto ci abbia perso proprio politicamente nel non avercelo avuto lui questo coraggio a suo tempo. Non so era presente al momento del voto, ma se si, chissa' a cosa pensava quando ha detto il suo si alla mozione antipetrolio, lui che a parte le parole non ha fatto poi granche'. E anzi, pure le parole gli sono venute tardi.

Un po, devo dire mi fa tenerezza, perche' si e' trovato in una cosa piu grande di lui - come Don Abbondio - e non sapeva neanche lui cosa fare.

Ma alla base di tutto questo, non c'e' nessun politico.

I politici mettono le firme.

Il motore di tutto siete stati voi, voi che avete protestato, voi che avete resistito da anni, ciascuno a modo proprio, voi che avete rotto le scatole, preteso che il nostro mare e le nostre campagne fossero protette. Che siete scesi in piazza, che avete scritto le osservazioni, che avete diffuso le informazioni e il perche' no alle trivelle, che non avete creduto alle balle mirabolanti di Confindustria di Paolo Primavera o della Medoligas di Sergio Morandi. Voi che non avete dato scampo ai politici facendo si che oggi e' impensabile che in Abruzzo possa comparire sulla scena un politico a dire si al petrolio.

Questa risoluzione, grande o piccola che sia, e' merito di ciascuno di voi.

Se ci si pensa, tutte le grandi rivoluzioni della storia sono nate cosi - perche' la gente l'ha chiesto,
e non ha accettato passivamente quello che le veniva propinato e ha fatto sentire la sua voce. Non so come andra' a finire la questione Sblocca Italia. So che se siamo tanti, e se dopo Abruzzo, Basilicata e Lombardia saranno altre le regioni ad opporsi, e allora siamo sulla buona strada.

Ecco qui: 

----


Roma. Si prospetta una vita dura per il decreto Sblocca Italia, in questi giorni in discussione alla Camera per la conversione.

Basilicata, Abruzzo, Lombardia hanno dato il via a una protesta che si sta diffondendo a macchia d’olio in tutto il Paese. Tre Regioni e una moltitudine di Comuni che hanno impugnato in tutte le sedi il decreto, in riferimento agli articoli che facilitano le concessioni per trivellare e la costruzione di nuovi inceneritori. Iniziative del Movimento 5 Stelle (ieri Grillo in un post ha parlato di una "battaglia feroce" contro il decreto che ha definito "SfasciaItalia") ma che sono condivise anche da altre forze politiche.

Mozioni e risoluzioni approvate con maggioranze del tutto inedite. In Lombardia, ad esempio, nel testo approvato da M5S, Lega Nord, Forza Italia, Lista Maroni, ci si impegna a fare pressione sul Governo, per evitare che nei termovalorizzatori regionali vengano indirizzati rifiuti di altre regioni. Il testo chiede anche di valutare il profilo di costituzionalità dell'articolo, per fondare un ricorso alla Corte Costituzionale. L’Abruzzo ha votato all’unanimità un testo simile, centrato sulle trivellazioni, presentato dal M5S. La Basilicata ha presentato un ricorso all’Unione europea per impugnare il decreto.

Anche il Pd critica la gestione dei rifiuti, laddove il decreto prevede la “mobilità” dell’immondizia attraverso l’Italia per rifornire quegli inceneritori che, con una differenziata spinta, hanno penuria di materia da bruciare. «Un decreto che penalizza le regioni virtuose», hanno scritto i deputati e i senatori emiliani del Pd. Civitavecchia, Pomezia, Senigallia, Roma, Varese, sono le prossime città che depositeranno i ricorsi.

Friday, May 16, 2014

Incontro Confindustria: no all'Abruzzo al petrolio!


Lunedi' 19 Maggio - Ore 12 Pescara

Qui i progetti di Confindustria per l'Abruzzo

usare le royalties del petrolio per lo sviluppo dell'efficenza energetica e delle rinnovabili
per la salvaguardia dell'ambiente e per lo sviluppo del turismo

HA HA HA!!!

Ma come le sognano queste cose?







Incontro di Confindustria con tutti i candidati alla presidenza della Regione

Andiamo a cantargleine quattro a Paolo Primavera e al suo amico Sergio Morandi: l'Abruzzo non vuole parlare di petrolio e di trivelle e di Ombrina. L'Abruzzo vuole parlare di turismo, di agricoltura, di ambiente sano, di intelligenza, di futuro, di rinnovabili.

Gianni Chiodi: voglio vedere se hai il coraggio di dire a 
Sergio Morandi che Ombrina qui ne adesso ne mai.

Spero che ci siano in tanti a fare domande, ad esigere risposte e ad incalzare i politici
con intelligenza e senza paura.






Thursday, April 24, 2014

A Paolo Primavera: sono le trivelle che portano poverta' e disoccupazione

 Confindustria: il quartetto fossile d'Abruzzo




Cappelle, fotovoltaico e led fruttano 28 mila euro in 9 mesi


Poveretto, mi fa anche un po pena Paolo Primavera.

Non sa piu' cosa inventarsi per difendere l'indifendibile: il petrolio in Abruzzo. E cosi' oggi se ne esce con un titolone "Siamo contro chi vuole portare povertà e disoccupazione"

Lo siamo tutti, caro Paolo.

Il problema e' che noi tutti, persone normali, persone libere ed intelligenti, persone non ammanicate con i petrolieri o con interessi petroliferi da difendere, lo sappiamo tutti che e' il petrolio che non porta altro che poverta' e disoccupazione.

E non c'e' niente di populistico o di demagogico: e' la verita', semplice, chiara, pulita. La verita' che lei si ostina a non voler vedere da anni a questa parte.

E questa verita' e cosi lampante che non abbisogna dei suoi roboanti giri di parole, e delle sue frasi fiume in cui si fa di tutto un brodo, perche' basta andare nei distretti minerari di Basilicata o di Sicilia per vedere che il petrolio ha portato loro solo dolore, disperazione e disoccupazione.

E noi questo non lo vogliamo per l'Abruzzo del 2014.

La Sicilia, nonostante decenni e decenni di petrolio a Priolo-Siracusa-Melilli, a Gela e le piattaforme a Ragusa e' la regione piu' povera d'Italia. Ogni tanto si scambia di posto con la Basilicata, dove tutti gli indicatori sociali mostrano una perdita di qualita' di vita dopo le trivelle. Vogliamo entrare in loro compagnia?

In una frase lunghissima che mostra il suo pensiero contorto e contradditorio, Paolo Primavera dice  che Confindustria

E' dalla parte delle imprese associate che creano lavoro e ricchezza, in  ogni settore produttivo, compresi turismo, agroalimentare, vitivinicolo, e, ovviamente, quello degli  idrocarburi; è dalla parte di coloro che pensano allo sviluppo integrato del territorio, senza barriere ideologiche e attenti alle occasioni di  investimento che non ci si può permettere di perdere; è dalla parte delle numerose persone, imprenditori e  lavoratori, che per le opposizioni più strumentali a decine e decine di
progetti industriali (il Nimby è il peggiore dei mali di cui soffre  l'Abruzzo) non possono creare lavoro e dare e ricevere opportunità di uscita dalla crisi più profonda; è dalla parte delle  centinaia di imprese e migliaia di lavoratori abruzzesi del settore  Oil & Gas che in decenni di attività hanno prodotto occupazione,  tecnologia, qualità, sicurezza, esportate in tutto il mondo; è dalla parte di tanti giovani che cercano di professionalizzarsi, anche nelle nostre università abruzzesi, per trovare un lavoro sicuro, stimolante e ben retribuito; è dalla parte degli operatori turistici  della costa, dove le bandiere blu conquistate con grandi sforzi contrastano con i numerosi divieti di balneazione sanciti dall'ARTA, a causa dei sistemi depurativi pubblici inefficienti, e che vedono con grande preoccupazione la stagione ancora da avviare. 


Ma si rende conto delle assurdita' che dice?

Mi pare di leggere i giochini della settimana enigmistica dove dice: trova l'intruso: turismo, agroalimentare, vitivincolo, idrocarburi!!!

E poi, siccome non sa come spiegare i morti, l'agricoltura malata, la fine del turismo, la subsidenza, i terremoti e le paure associate, passa al tema "barriere ideologiche e nimby" che e' l'unica cosa che Confindustria puo' fare: attaccare i santi paladini dell'ambiente non su numeri e fatti, ma con insulti e con attacchi personali.

Caro Paolo, non c'e niente di ideologico in uno che vuole tenersi i polmoni sani, quelli suoi e dei suoi figli o che vuole andare a pesca in un mare blu, o che vuole mangiare ortaggi non avvelenati da scarti petroliferi radioattivi. Non c'e' Nimby nel volere la revoca dell'articolo 35, nel voler decidere del proprio territorio e nell' esigere che vinca il bene comune, e non quello dei petrolieri.

Mi fa ridere che Paolo Primavera dica di essere dalla parte degli operatori turistici della costa!
Oddio, ma come gli escono dalla bocca queste assurdita'?

Volete essere dalla parte degli operatori turistici distruggendo il litorale e riempendolo di FPSO, piattaforme, porti petroliferi?

Ma voi ci andate al mare a Marghera? A Gela? a Falconara? Ci andate a fare il picnic nella Val D'agri? Ci andate a prendere il sole sulla riviera del lago Pertusillo?

E le vostre mogli, cosa dicono di portarci li in villeggiatura i vostri bambini?

Insistono:

E' chiaro da che parte siamo?

A me, si, dalla parte del vile denaro.

E poi aggiungono

E sia altrettanto chiaro che Confindustria Chieti non permetterà a nessuno di far saltare il tessuto industriale  che con fatica resiste garantendo ancora il 30% del PIL regionale! Vigileremo con molta attenzione sulle scelte del prossimo governo regionale, denunciando ogni iniziativa che  vada in senso contrario allo sviluppo, e dando nome e cognome ad ogni responsabile della perdita di investimenti e lavoro! E i signori sindaci che non perdono occasione di vantarsi di aver bloccato questo o quel progetto dicano in primis ai loro cittadini cosa offrono in alternativa!

Ma per carita'.

Dicano apertamente se nel loro territorio deve sparire l'impresa industriale, e con cosa pensano di sostituire la ricchezza persa! Invece di fare passerelle preelettorali lavorino per la creazione di lavoro, eliminando la loro burocrazia, le loro inefficienze, le loro incompetenze.

Paolo, dai, esageri e spari a casaccio. Qui non si parla di "smantellare l'industria" si parla di SCEGLIERE se vogliamo essere Petrolio o Ambiente, Ombrina o Parco dei Trabocchi, perche' le due cose assieme, nononstante il suo populismo, questo si, non si possono fare. Capisce lei questo? Ha lei l'onesta intellettuale di riconoscere questo?

Vuole creare lavoro? Lavoro vero?

Glielo dico io: faccia cosi. Decidete che l'Abruzzo deve arrivare al 100% di energia rinnovabile e riempite i tetti delle case con pannelli solari, e fatevi promotori del risparmio energetico e delle modifiche alle case.

Decidete che si deve risanare Bussi, decementificare i fiumi, sistemare i ponti che crollano e i centri storici fatiscenti. E' lavoro anche questo, sa?

Magari non e' lavoro che piace alla Medoilgas o all' ENI e agli speculatori di turno, ma questo e' un problema di Medoilgas e di ENI e degli speculatori di turno.


E' molto facile parlare”contro”, quando lo si fa senza una proposta, col solo intento di distruggere ed in nome di un ambientalismo di retroguardia, che ha il solo obiettivo di far perdere altre migliaia di posti di lavoro nell’industria, come già è capitato, per esempio, ad Ortona, mandando in crisi anche il Porto che vive di industria petrolifera e provocando l’allontanamento delle aziende multinazionali che ancora credono di poter investire in Abruzzo, di fatto ignorando gli appelli che le migliaia di lavoratori e le centinaia di imprese morse dalla crisi fanno per chiedere lavoro e sviluppo


Invece il petrolio e' progresso, vero? E comunque le proposte gliele ho date sopra.
Il porto di Ortona e' in crisi? Migliaia di posti di lavoro? Ma che dice: il Centro Oli portava al massimo massimo 30 assunzioni! Magari qualcuno di piu all'indotto dei medici oncologi, o delle pompe funebri!

Sa una cosa caro Paolo Primavera: lei due paragrafi sopra diceva che Confindustria vuole aiutare gli operatori turistici. Lei pensa che il porto di Ortona aiuta il turismo? E chi ci va a vedere le navi petrolifere o tutti quei baracconi che sorgono lungo il porto di Ortona? O vogliamo parlare del lato sinistro della spiaggia dei Saraceni che e' cosi' oliosa che ti si appicicca tutto e io almeno non ci farei il bagno neanche se mi coprissero d'oro?

Li i miei nonni un tempo ci si facevano il bagno. Adesso il "porto petrolifero" ha tolto questa opportunita' e con essa la possibilita' di introiti, e ricchezza e sviluppo sano. Proprio il progresso, eh?
Ortona ha il porto da 50 anni almeno, non mi pare cosi ricca se rapportata alle altre citta' del circondiario.

Non è con il populismo e gli slogan che si governa una Regione; non è ignorando le realtà produttive che possono dare ancora risorse preziose in termini di posti di lavoro, tasse, investimenti, che si crea sviluppo; è solo riconoscendo la compatibilità tra industria, turismo, agricoltura, tutela delle qualità del nostro territorio, come la sua storia economica testimonia, che si può proiettare l'Abruzzo verso il futuro.


E' vero, e il populismo e tutto qui, nelle sue vuote parole di coeistenza fra cose che sono di per loro natura antitetiche: la vita e la morte.

Quando lei si costruira' un centro oli a 100 metri da casa sua, allora ne riparliamo, caro Paolo Priamver, presidente di Confindustria, amico dei petrolieri.