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Friday, July 13, 2018

A Sergio Costa: ispezioni sismiche ENI con dinamite in Sicilia, cosa facciamo?











I proprietari dei terreni interessati dalle attività 
verranno personalmente 
contattati e informati sulle operazioni da effettuare.

ENI – permesso di ricerca Friddani/Passo di Piazza


Ai comuni di Gela, Niscemi, Mazzarino, Piazza Armerina,
Aidone, Caltagirone, Grammichele,
Mineo, Ramacca, San Michele di Ganzaria,
San Cono, Mirabella Imbaccari

Ditegli: no grazie. Di Gela ce ne basta una sola.


A Sergio Costa: a lei l'onore e
la responsabilita' della scelta.

Il silenzio pero' e' da Ponzio Pilato.


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Diverse sono le concessioni in giro per l’Italia in uno stato di limbo, nel senso che sono state proposte sotto la precendente amministrazione del duetto Gianluca Galletti e Dario Franceschini, rispettivamente ministri dell’ambiente e dei beni culturali fino al 2018 e di cui non conosciamo il fato.

Che ne sara’ di queste concessioni?

Cosa fara’ il neo ministro Sergio Costa?

Io le boccerei tutte, per il semplice motivo che non sono i buchi che porteranno a migliorare ne' l’economia ne' la salute degli italiani, e che non c’e’ stato buco in Italia, o nel mondo se e' per questo, che nella complessivita’ delle cose sia stato buono per le comunita’ locali.

Certo, qualcuno si sara’ arricchito (=petrolieri e affini), ma il prezzo da pagare e’ sempre stato inquinamento, deserto di qualsiasi altra opportunita’ economica, emigrazione, sismicita’ indotta, poverta’ diffusa.

E allora eccone una di concessioni su cui Sergio Costa e Alberto Bonisoli, ministri di ambiente e cultura rispettivamente,  dovranno pronuniciarsi: la concessione dell’ENI Med di Friddani e Passo di Piazza nelle province di Caltanissetta, Catania, Enna e Ragusa, in Sicilia.

Eh si, perche' l'ENI non felice di avere distrutto Gela, passa al resto della regione.

Si tratta dell’esecuzione di ispezioni sismiche in due siti adiacenti, appunto Friddani e Passo di Piazza, in un un area complessiva di circa 1400kmq che si estende dal cuore della Sicilia, fino al mare.

Il tutto se approvato durera’ per 6-7 mesi e che si estende dalla piana di Gela per circa 50 km fino a Ramacca in provincia di Catania. 

Prima di entrare nei dettagli, una cosa e’ importante: l’ENI dovra’ prendere accordi, come primo passo, con i proprietari dei terreni per entrarci e fare queste operazioni, che includono scoppi con esplosivi.

Io mi auguro che ci sia qualche anima pia e oculata che gli dica di no, e che rifiuti il denaro che l’ENI gli offrira'. Sono soldi che puzzano di morte, ed e’ una prova di civilta’, di amore per l’ambiente e per le generazioni future, rifiutarli.

Di Gela ne basta una.

Nello specifico vogliono prendere dati lungo un tracciato complessivo di 332 km, usando esplosivo, vibroseis e massa battente.

Esplosivi? Si, esplosivi. Con dinamite. Fino a 10 kg a botta.

In qualche modo occorre perturbare il sottosuolo in modo che la risposta possa dare indicazioni su cosa ci si nasconda dentro (petrolio? gas? niente? tutte e due? poco? tanto?), e il modo piu’ semplice e’ quello piu’ brutale: facciamo esplodere cariche di dinamite in vari “punti di scoppio” in modo da perturbare il sottosuolo per bene e vediamo che succede.

Le camionette vibroseis (o qualsiasi altro metodo di "massa battente") usano lo stesso principio, solo che invece che mandare esplosivi si mandano camioncini, o altre masse inserite in apposite pozzetti, a scuotere il terreno da sopra, con le camionette vibroseis,  o fino a 100 metri di profondita’ con le masse vibranti, e poi si studia la risposta del terreno stesso.

Insomma una specie di airgun sottoterra.

L'ENI preo' ci tiene a rassicurare tutti.

Ma nessuna preoccupazione: la dinamite sara’ usata "solo" nel 20% dei lavori e solo in zone collinari.

Ora, notare che l’obiettivo di sempre dei petrolieri e’ di trivellare e di estrarre e di monetizzare, per i prossimi 30 anni, non di fare solo ispezioni sismiche o di usare esplosivi per sei-sette mesi. Quindi per me, dire si alle ispezioni sismiche con o senza esplosivi significa in essenza dire di si alle trivelle venture.

Come ho detto mille volte, la monaca di Monza si ritrovo’ tale perche’ non seppe mai dire di no, e prima lo dici il tuo no, meglio e’. Questo vale anche per le trivelle, dove il no va detto subito, prima che si possano intessere perverse tele di affari, interessi e scambi di vario genere.

Torniamo allora a Friddani e Passo di Piazza: la descrizione che ne fa l’ENI, come sempre e’ di un territorio desolato, dove non c’e’ niente e dove stiamo qui ad aspettare la manna petrolifera che scende dal cielo: campi coltivati, colture di "modesto pregio", strade carraie, aree naturali, masserie sparse, “spesso non abitate o utilizzate come ricovero per animali”, e “alcuni” centri urbani.

Quali centri urbani non si sa, forse per non fare spaventare nessuno.

Niente paura pero’, le linee sismiche saranno tracciate lontano da tali innominabili centri urbani, quindi … tuttapposto.

Questo uno stralcio dell'ENI sul "degrado dell'area"

Lo sfruttamento agrario e il pascolo hanno innescato fenomeni di degrado quali l’erosione, il dissesto idrogeologico e l’impoverimento del suolo. Il paesaggio vegetale naturale ridotto a poche aree è stato profondamente alterato dai rimboschimenti che hanno introdotto essenze non autoctone. 

E quindi, questo supposto "degrado" e' una scusa per trivellare? 

Cioe' siccome ci sono le piante non autoctone possiamo metterci trivelle non autoctone? 

Ovviamente e’ tutto fatto sotto la benevola ombra della “Strategia Energetica Nazionale” del 2013 che ha per obiettivo quello di trivellare-trivellare-trivellare in nome della riduzione dei costi e della sicurezza energetica, e questa e’ bella, del “pieno raggiungimento e superamento di tutti gli obiettivi europei in materia ambientale”.

Cioe’ l’Europa ci dice di emettere meno CO2, firmiamo pure gli accordi di Parigi e noi pensiamo che trivellando addirittura supereremo gli obiettivi europei sull’ambiente!

Spiccano pure le parole "sviluppo sostenibile delle risorse nazionali", come se ci fosse qualcosa di sostenibilile nelle fonti fossili.

Ridicoli.

Cara ENI: l’ambiente difeso con le trivelle non si e’ visto mai. Meno che meno con le trivelle targate ENI.

Ora, anche se loro parlano di un territorio quasi morente, essendo cosi’ grandi, le due concessioni hanno al loro interno varie aree sotto vincoli, con laghi, fiumi, boschi, foreste, siti archeologici, protezione ambientale.

Ma che vuoi che sia, le trivelle sostenibili salveranno tutto. E infacci ci sono pure calcoli pindarici per fare vedere che si, sara’ davvero tuttapposto.

In alcune delle aree trivellande si mostra che gia’ adesso sono superati i limiti di presenza in atmosfera di PM10, piombo, CO, ossidi di azoto, ossidi di zolfo, e sopratutto benzene, un potente carcinogenico.

Trivellare migliorera’ la situazione? Ma certo che no, anche se loro dicono che ci saranno “idonee campagne di misurazione”.

Come dire, continuo a produrlo, ma adesso lo certifico l’inquinamento!

Ma non erano queste zone di campagna, con casolari abbandondati? Come fa ad esserci cotanto inquinamento da … benzene?

Mistero dell’ENI.

Andiamo avanti allora, e vediamo che l’area e’ caratterizzata, da alti valori di pericolosita’ e rischio geomorfologico, nonche’ di pericolosita’ idraulica ad esondazione.

Anche qui, niente paura. Non ci sara’ perturbazione alcuna.

Arriva poi la politica del carciofo (esiste davvero questa parola. Il concetto, fu usato dalla Germania Nazista per indicare il prendersi l’obiettivo un pezzetto alla volta, come dire, un pezzettino esterno del carciofo fino pian piano ad arrivarne al cuore).

E infatti dicono che siccome sono solo ipsezioni sismiche non ci sara’ alcuna interferenza con i bacini idrici, che non ci saranno scarichi sottoterra, nei laghi, nei fiumi o in altri bacini locali.

Dicono che l’acqua che gli servira’ per le ispezioni sismiche arrivera’ da autobotte.

Si, certo, Ma il discorso e’ quando arrivano le trivelle vere! Allora si che ci saranno scarichi e tutti sappiamo cosa vuol dire ENI+trivelle+scarichi in Sicilia. Significa Gela, dove ancora adesso l’acqua non e’ potabile a causa dell’inquinamento delle falde acquifere dovute proprio alle operazioni dell’ENI.

La gente ancora adesso deve bere l’acqua da autobotte, e da decenni, altro che l;’autobotte delle ispezioni sismiche temporanee.

Per di piu’ le attivita’ dell’ENI interferiscono, a loro stesso dire, con aree protette che includono: Siti rete Natura 2000, Important Bird Areas (IBA), e zone umide di importanza internazionale, Siti di Interesse Comunitario (SIC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS), territori costieri, parchi, riserve nazionali o regionali, territori di protezione esterna dei parchi, foreste, boschi, terreni sottiposti a vincolo di rimboschimento e vincoli idrogeologici.

Un po di tutto.

Fra le aree protette le seguenti:

EUAP 1155 “Bosco di San Pietro”;

EUAP 1131 “Riserva Naturale Regionale Sughereta di Niscemi”

EUAP 1154 "Riserva naturale orientata Rossomanno - Grottascura - Bellia".

ZPS ITA 050012 “Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela”,

IBA 166 “Biviere e Piana di Gela”

SIC ITA 050001 “Biviere e Macconi di Gela”;

SIC/ZSC ITA070005 “Bosco San Pietro”;

SIC/ZSC ITA 050007 “Sughereta di Niscemi”;

SIC/ZSC ITA 060001 “Lago Ogliastro”.

SIC/ZSC ITA 060010 “Vallone Rossomanno”;

SIC/ZSC ITA 060012 “Bosco di Piazza Armerina”.

Se addirituttura possono essere trivellate, che le proteggiamo a fare?

L’ENI non dice “meglio evitare”, dicono solo, beh: abbiamo aggiunto altri capitoli alla fine di queste pagine, andatevele a leggerle e … tuttapposto!

Ancora, la maggior parte delle due concessioni e’ classificata zona sismica 2, cioe’ il secondo piu’ grave di pericolosita’.

Sono loro stessi a fare l'elenco di terremoti piu' o meno gravi che hanno colpito l'area: il terremoto del 4 febbraio 1169, il terremoto del 10 dicembre 1542, il periodo sismico fra il  9-11 gennaio 1693 e il
terremoto del 2002. Tutti questi eventi si sono sentiti nelle aree trivellande, per la stessa ammissione dell'ENI stessa.

Non ci sono commenti da parte loro. Cioe' fanno l'elenco dei terremoti e non dicono niente di cosa e come le loro attivita' impatteranno il sottosuolo.

... Usiamo qui esplosivi, eh?

Nella fattispecie questi esplosivi vengono detonati in pozzetti di profondita’ variabie fra i 9 e 30 metri, con fino a 10kg di dinamite. Alla fine saranno messi dei tubi di plastica che saranno poi riempiti di “materiale inerte” o “detriti di perforazione”.

E poi un tappo.

Non voglio essere maliziosa per cui lascio all’immaginazione del lettore elaborare cosa ci sia dentro questo materiale inerte, dentro a questi detriti di perforazione e sopratutto chi controllera’ cosa ci sia dentro davvero.

Quelli delll’ENI saranno pero’ cosi bravi da portare via involucri ed imballi dell'esplosivo, nastri e picchetti e ogni altro oggetto lasciato impropriamente sul terreno.

Eh gia’, l’aveva detto Descalzi che loro erano campioni del reciclaggio!

E poi compaiono un po di righe silenziose:

gli oli non più riutilizzabili vengono smaltiti da una società specializzata e autorizzata ai sensi della vigente normativa.

automezzo per trasporto materiali equipaggiato con motogeneratore di corrente e miscelatore di fluidi di perforazione e cementi

Mmh. Quali oli? Quali fluidi di perforazione? Per farci cosa? Quale societa’ specializzata? Sono tossici? Radioattivi? Cosa c’e’ dentro questi oli e questi fluidi? Resteranno residui nel terreno?

Non e’ dato sapere.

C’e tutta la descrizione del clima, della demografia e della viabilita' della Sicilia, non c’e’ la composizione chimica di questi oli e di questi fluidi.

Certo, perche' e' meglio lasciare tutti nell'ignoranza e che tutti pensino che sia acqua Ferrarelle.

Aggoungono ancora che le attività di prospezione sismica "non necessitano" di risorse vere e proprie.

Pero' useranno acqua tramite autobotte (non si sa da dove arrivera'!), useranno suolo agricolo con colture di "modesto pregio" e di pascoli (non hanno mai sentito parlare dell'eccessivo consumo di suolo in Italia?) e solo piccole superfici di suolo (si ma con dinamite!).

Addirittura dicono che staranno attenti con gli scoppi e le camionette vibroseis quando saranno in
"prossimità di edifici, di elementi di interesse storico, architettonico e archeologico".

Quindi vuol dire che si preparano a bombardare pure edifici di interesse storico!
Ma ... non eravamo fra colture di modesto pregio? E, di nuovo, perche' non dirci in che citta' siamo?

Tutto avvolto nel silenzio.

Il punto vero pero', come sempre, non e' la dinamite di oggi, sono le trivelle, l'acqua inquinata, l'aria avvelenata dei prossimi trenta anni di cui questa dinamite e' soltanto il preludio.

Gela e' iniziata cosi, e se nessuno fa niente, anche qui ci sara' una nuova Gela.

Il tutto si conclude con un grande taralluccio e un bicchiere di marsala.

L'ENI dice che tutti gli impatti saranno nulli o bassi, ad eccetto che quello socio-economico che invece sara' di una "modesta ricaduta economica". In totale il concetto gli impatti saranno nulli o trascurabii appare 15 volte.

Cioe' gioia e profumi per tutti.

Ultima chicca:  

Tutte le attività previste saranno condotte da EniMed S.p.A. sulla base dell’esperienza maturata relativamente al corretto sfruttamento delle risorse minerarie, nel massimo rispetto e tutela
dell’ambiente e del territorio.


Si certo, andatelo a dire alle mamme di Gela, e poi vergognatevi.

Ministro Costa, lei non puo' in coscienza sua approvare altra morte ed altra distruzione per la Sicilia.
































Thursday, March 3, 2016

Alberto Clo' consigliere ENI e SNAM, referendum, formiche e polmoni


Alberto Clo', classe 1947

È stato Consigliere di Amministrazione indipendente di Eni, Finmeccanica, Italcementi, Iren, ASM Brescia. Attualmente lo è di Atlantia SpA, Snam, De Longhi, Gruppo Espresso.


La rivista Formiche e' stata fondata da Paolo Messi
a suo tempo consigliere politico del ministro
dell'Ambiente Corrado Clini. 


WARNING

CHEMICALS KNOWN TO THE STATE OF CALIFORNIA TO CAUSE CANCER, BIRTH DEFECTS OR OTHER REPRODUCTIVE HARM ARE CONTAINED IN CRUDE OIL, GASOLINE, DIESEL FUEL AND OTHER PETROLEUM PRODUCTS AND BYPRODUCTS.

Chemicals known to the State of California to cause cancer, birth defects or other reproductive harm are also contained in and around oil fields, service stations, refineries, chemical plants, transport and storage operations, including pipelines, marine terminals and tank trucks, and other facilities and equipment that manufacture, produce, handle, distribute, transport, store, sell or otherwise transfer crude oil, gasoline, diesel fuel or other petroleum products or byproducts. The foregoing warning is provided pursuant to Proposition 65. This law requires the Governor of California to publish a list of chemicals "known to the state to cause cancer or reproductive toxicity". This list is compiled in accordance with a procedure established by the Proposition and can be obtained under the California Environmental Protection Agency. Proposition 65 requires that clear and reasonable warnings be given to persons exposed to the listed chemicals in certain situations.


Aera Energy LLC

British Petroleum America, Inc and its subsidiaries 
(and under the trademarks ARCO and Castrol)

Chevron Coroporation, its affiliates and subisdiaries

ConocoPhilips Company including all its divisions and subsidiaries
(and under the trademark 76)

ExxonMobil Corporation its affiliates and subsidiaries

Shell Oil products US

Tesoro Refining and Marketing Company and its subsidiaries 
(and under the trademarks Miraastar and USA gasoline)

Valero Refining Company - California and its affiliated
companies including Ultramar and Beacon

Venoco, Inc.
 
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La rivista Formiche manda una "analisi" sulla questione trivelle e referendum da parte di tale Alberto Clo'. Una analisi che potevano benissimo risparmiarsi, tanto e' piena di assurdita' e di inganni, e visto che piu che una analisi mi pare propaganda.

Iniziamo con il notare che questo Alberto Clo' e' descritto come "docente di Economia applicata presso l’Universita' di Bologna" nonche' direttore della rivista "Energia". Cosi' almeno dicono loro, quelli di Formiche.

E uno allora dice: perfetto, abbiamo un economista, esperto di energia, vediamo che ha da dire. Interessante pero' che nella lista di qualifiche del Prof. Clo' quelli di Formiche dimenticano di dire che lo stesso Clo 'e' anche stato anche consigliere "indipendente" ENI e dal 2013 consigliere "indipendente" della SNAM.

Una non trascurabile dimenticanza!

Quindi gia' dal primo rigo sai che stai leggendo una "analisi" dalla parte dei petrolieri, e che la rivista Formiche non e' proprio indipendente e bilanciata, perche' omette una informazione fondamentale che il loro economista e' o e' stato al soldo dei petrolieri. Mi pare un dettaglio fondamentale.

Ma ... cosa ha da dire il nostro eroe?

Parla del referendum come di una "occasione sprecata" una  "morte annunciata" perche', secondo lui,

"gli elettori sono chiamati a esprimersi senza che sia fornita loro una ben che minima e corretta informazione sui quesiti referendari, senza la minima parvenza di dibattito, senza dar conto delle conseguenze che ne potrebbero derivare". 


Che ridere. E quindi chi dovrebbe darcela una informazione corretta sulle trivelle? Uno dell' ENI e della SNAM? E dove erano l'ENI e la SNAM e il Prof. Clo' a fare informazione dieci anni fa, quando di petrolio non parlava nessuno? Crede che gli italiani siano scemi e l'informazione che circola da dieci anni a questa parte senza che nessuno sia riuscito veramente a smontare le tesi del "trivellare l'Italia e' ridicolo" sia incorretta perche' va contro gli interessi dell'ENI e della SNAM?

Non mi sono inventata niente in questi anni ed e' stata la forza delle idee e dei fatti a vincere.

Vuole fare questo dibattito? Bene. Facciamolo. Forza, lo organizzi lei, caro Clo', care Formiche, in prima serata, sulla TV nazionale. Avete i soldi dell'ENI dietro, non deve essere difficile. Se vuole, mi inviti e magari inviti pure tutti quello che hanno dovuto vivere le conseguenze delle trivelle in Italia, da nord a sud.

"In un confronto del tutto impari tra le voci contrarie all’attività mineraria fatte proprie e amplificate dai mass media e il niente che vi si contrappone." 

Oh mio Dio, veramente crede che sia un confronto impari? Ma se noi siamo solo dei blogger, e lui e' uno che ha dietro di se una ditta intera di petrolieri! Come puo' dire questo? Dovremmo noi dire che e' una lotta impari considerate tutte le oscene trame machiavelliche progettare da questo governo per farlo fallire il referendum, per non far raggiungere il quorum e per porre quesiti alla fine solo simbolici. Il niente che ci si contrappone sono le motivazioni dei petrolieri: inestistenti non perche' i mass media non ne parlino -- anche se ogni tanto ci sono sempre articoli di "quant'e' bella la Basilicata con le trivelle" -- ma perche' non esistono!

La verita' caro Clo' e' che a lei sembra impari perche' quello dove vinciamo alla grande e e' con le idee, e i fatti e la scienza e non le balle di Assomineraria o di Petroceltic o di Po Valley. La gente ha capito e sa -- e lei di questo ha paura, dei nostri numeri e delle nostra argomentazioni. Come detto, la gente non e' scema.

"Quasi che la questione avesse solo rilevanza locale e non riguardasse l’intero Paese, la sua economia, la sua industria, la sua crescita. Non ultimo: la sua sicurezza energetica, termine tanto abusato quanto ritenuto irrilevante nei fatti e nelle politiche."


Ancora con queste assurdita' della crescita e dell'indipendenza energetica? Ma se in Italia il petrolio ho solo portato morte e distruzione e polmoni anneriti e speranze spezzate! Come puo' dire che il nostro futuro diepnde dalla melma petrolifera che abbiamo sottoterra? Gela, Falconara, Augusta, Priolo, Ravenna, Viggiano, Marghera, Sarroch. Tutte a modo loro distrutte dal petrolio. Vogliamo ripetere la stessa cosa nel resto d'Italia? E' evidente che lei non conosce queste localita' e men che meno le ama, senno' le si rivolterebbbe lo stomcaco a vedere lo schifo che il petrolio ha lasciato dietro di se.

Vuole l'indipendenza energetica?

Ma non sa caro Clo' che il petrolio che abbiamo e' cosi poco che anche se trivellassimo tutta la nazione da cima a fondo, non riusciremo mai e poi e mai ad essere autosufficenti?

Vuole l'indipendenza energetica?

Bene. La risposta non sono i buchi. La risposta e' un pannello su ogni condominio, su ogni impianto industriale. La risposta e' togliere la mafia dall'eolico, la risposta e' il risparmio energetico. La riposta e' la testa e non le anomalie di funzionamento un giorno si e un giorno no a Viggiano.

E forse per lei a Bologna sono solo questioni locali, ma le assicuro che la penserebbe diversamente se lei, sua moglie, i suoi figli e suoi nipoti dovessero respirare aria allo zolfo tutti i santi giorni.

Ma poi quante volte dobbiamo ripeterle queste cose?  Mi stupisce che lei dall'alto della sua cattedra bolognese non sappia che di petrolio ne' abbiamo di poco e di schifoso.

"Ecco perché può ben parlarsi di cronaca di una morte annunciata con un risultato che appare scontato, in cui tutto sembra giocarsi sulla speranza che si raggiunga o meno il quorum necessario. Come scommettere alla carta più alta. Se sarà raggiunto è quasi certa la vittoria dei no-triv. Per la semplice ragione che sui mass media, dalla grande stampa al servizio pubblico televisivo, la disinformazione ha finora trionfato, sostenendo le ragioni degli oppositori senza nulla dire di quelle altrui. Non vi è motivo perché un qualsiasi cittadino di buon senso possa dirsi favorevole ad un’attività che – si proclama ogni giorno – provoca danni irrimediabili alla salute, alla natura, al territorio, alla pesca, al turismo, all’agricoltura. Senza che – si proclama ogni giorno – vi sia alcun vantaggio per le popolazioni o l’intero Paese, perché a guadagnarci, si sostiene, sarebbero solo le fameliche multinazionali del petrolio. Che tutto ciò sia mera propaganda nulla conta, così come il fatto che non vi sia uno straccio di studio che dimostri che estrarre petrolio o metano danneggi il turismo, la pesca, l’agricoltura."

Ce li mostri lei questi studi dove si dice che trivellare fa bene. In questi quasi dieci anni, ovunque sono andata ho prodotto dozzine di articoli, non miei, ma di gente piu' esperta di me, in cui quello che lei ignora e' descritto nei minimi dettagli. L'ho rimessa sopra il testo che compare ogni tre mesi sulla stampa californiana. E' lo stato della California che dice che trivellare fa venire il cancro, feti deformi, e danni genetici. Non lo dico io. O ne sa piu' lei dell'ENI che lo stato di California?

Come detto, ce li mostri lei i dati che sostengono il contrario. Ma poi, e' il buonsenso, e' l'evidenza mondiale, dalle foreste del Peru', fino alle lande del Texas, dai mari del Nord fino a Viggiano che mostrano una sola cosa: il petrolio e' si, la morte per chi ci deve avere a che fare, giorno dopo giorno. Forse non e' cosi' per chi se ne sta seduto a pontificare dai suoi uffici bolognesi, ma per chi vive vicino a pozzi e raffinerie e' tutta un altra storia.

E poi, non so che dire dell'ironia di quello che lei dice. Lei fa la vittima, come dire che poverino, non la vuol sentire nessuno. Ma se L'ENI controlla l'AGI, una delle piu' grandi agenzia di stampa d'Italia, lei e' il direttore di una rivista di energia, Lucia Annunziata e' stata al soldo dell'ENI per qualche tempo. Lei e' pure stato ministro e sono sicura che conosce quelli della Rai, della Corsera. Anzi lei stesso in questo momento e' dentro il consiglio di amministrazione dell'Espresso. Le simpatie di Renzi non e' difficile indovinarle in tema di petrolio. Come fa quindi a dire che la stampa non le da voce? Se la stampa ufficiale e' tutta dei petrolieri e dei suoi amici!

Sono nove anni che faccio questo lavoro. E posso dire che la stragrande maggiornanza di quello che si ripete in Italia sulle trivelle viene da me - airgun, fanghi, H2S, sismicita' indotta, fracking. Ne ho parlato per prima e con maggior dettaglio di chicchessia quando ancora vigeva il paradigma petrolio=ricchezza. Eppure in questi nove anni non ho mai avuto l'onore di essere intervistata dalla TV italiana nazionale. Mai.  Eppure le mie parole e le mie idee hanno camminato, e tanto, le risento dappertutto. Dai politici ai miei detrattori, dalla gente normale, agli accademici che ora si destano dopo tanto torpore.

E' questo perche' sebbene io sia nemico numero uno dei trivellanti italici, caro Prof. Clo', i nuovi strumenti di comunicazione, da Facebook, ai blog, ai video non hanno potuto fermare quello che, dal mio punto di vista almeno, e' la verita'. Non ho interessi, non lavoro per ENI e nemmeno per Solar City. La gente mi ha creduta. E non ha creduto alle vostre petrol-promesse.

Non volevo vedere l'Abruzzo e l'Italia nelle mani di gente senza scrupoli che avrebbero stravolto territori a me cari in cambio di pochi spiccioli. Non avevo niente e nessuno, e vivo in un altro continente. Eppure guardi dove siamo arrivati. L'attivismo, l'onesta intellettuale,  la perseveranza e i moderni metodi di comunicazione non si possono fermare, anche se la TV ufficiale finge che non esisto.  E adesso siamo tanti, ed e' qui che avete paura e gridate che la stampa non vi vuol sentire. Non e' che non vi vuol sentire, e' che la gente sa che la verita' e' altrove e non nei consigli di amministrazione dell'ENI.

Nessuno vi crede piu' non perche' la stampa non vi e' amica, ma perche' non c'e' niente da credere. 

"Per rendersene conto basterebbe farsi un bel weekend a Milano Marittima e guardare dalla battigia le piattaforme al largo o andare all’annuale Festival delle cozze della vicina Marina di Ravenna, pubblicizzate “tra le più pregiate d’Italia raccolte alla base immersa delle piattaforme marine!”. Così come basterebbe, ma la cosa sarebbe più ardua, andarsi a studiare le esperienze estere di collaborazione dell’industria petrolifera con le aziende agricole francesi, le università inglesi, i pescatori norvegesi. Ma tutto ciò con conterebbe nulla."


Ma cosa dice? Ma lei sa, caro Clo' che Milano Marittima a causa delle estrazioni di gas si e' abbassata di ben trentatre centimetri in 27 anni, dal 1984 al 2011? Se continuiamo cosi, non restera' niente ne di Milano Marittima e ne delle sue cozze. Le quali cozze io spero vivissimamente che ci sia qualcuno che faccia le analisi sui contaminanti perche' no so se siano cosi salutari come lei dice.

Una cosa che ho sempre trovato odiosa di Ravenna e dintorni e' che la gente normale non puo' estrarre acqua dai pozzi artesiani, ma l'ENI puo' trivellare metano, nonostante si sa, e anzi studi fatti per conto dell'ENI stessa, confermano il fatto che le trivelle portano alla subsidenza. Perche' la gente normale no, e l'ENI si? Chi sono loro? Sono speciali?

E invece del weekend a Milano Marittima, io le auguro di trascorrere solo qualche ora- -- che basta -- a Viggiano, ai piedi della fiamma del Centro Oli. Oppure di attraversare Gela nei giorni di maggior puzza. O di passare per Falconara Marittima quando suonano gli allarmi-raffineria.

E poi mi dica se e' normale vivere cosi.

"Così come controbattere a un’altra tra le mille mistificazioni che si vanno propinando: che estrarre petrolio sia antistorico, perché fonte ormai marginale nell’offerta mondiale di energia (con il metano conta per il 54%) e penalizzante le nuove risorse rinnovabili (2,4%), mentre si dovrebbe sapere che il primo viene utilizzato quasi solo nei trasporti e le seconde nella generazione elettrica. Lo stesso può dirsi sui rischi di disastri ambientali irresponsabilmente paventati estrapolando sulle nostre coste il caso di Macondo nel golfo del Messico. Nulla si dice, per contro, sulla questione di fondo: che impedire la produzione interna di petrolio o metano significa preferirne l’importazione, magari dalla Libia, finanziando le milizie in guerra; significa preferire versare miliardi di euro all’estero piuttosto che destinarli alla crescita interna; significa aiutare le imprese altrui a discapito delle nostre. Ma temo sarebbe ancora del tutto inutile. Perché la paura, come la calunnia, pesa più di ogni rassicurazione o smentita. Qualcosa resterà sempre."


Please. Non scomodi la Libia, veramente e' patetico, perche' al massimo il petrolio nostrano fornira' il 10% di quello che usiamo. Il resto continueremo sempre ad importarlo. Guardi il sole invece. Li sta la crescita interna. Li sta la ricchezza diffusa. Guardi la Germania cosa ha fatto con le rinnovabili. Guardi la California. Con il petrolio ci vincono solo le cliniche di oncologia, quelli delle bonifiche, le camere mortuarie. E l'ENI ovviamente. E si, trivellare e' antistorico. Lei pensa davvero che il petrolio estratto in Italia finisca nelle taniche degli italiani? E dove sta scritto che ditte irlandesi, americane, canadesi, australiane, debbano vendere lo schifo petrolifero d'Italia agli italiani? Loro lo vendono dove gli fa piu comodo, e dove c'e' piu interesse. Magari lo raffinano prima in Italia, che costa meno e l'ambiente e' un optional. Alla fine sono speculatori, mica benefattori.

Non e' paura. E' buonsenso. E' intelligenza, e' senso critico.


"Meglio allora ragionare sul dopo: su quel che accadrebbe se il referendum dovesse passare. Primo: ne seguirebbe una lettura tutta politica e strumentale del responso referendario, a prescindere dal merito del quesito sottoposto agli elettori. Ottenere una qualsiasi autorizzazione diverrebbe impossibile, esattamente come accadde con il referendum nucleare del 1987 che non chiedeva di esprimersi per il sì o il no al nucleare, ma a favore o meno di una sua temporanea moratoria che la politica avrebbe trasformato in tombale. Secondo: perché la vittoria dei no-triv avrebbe gli stessi effetti del no al nucleare: la distruzione di un’intera industria – quella elettromeccanica – che contava decine e decine di migliaia di occupati, un gran numero di ingegneri, eccellenti capacità manifatturiere, un sapere scientifico e accademico tra i primi al mondo. Tutto distrutto: fabbriche, imprese, scuole, professionalità."

Per carita' divina. A me non mi risulta che' l'economia italiana o le scuole o la professionalita' sia crollata per il nucleare. Se ci sono stati crolli e' perche' in Italia il marciume e' cosi sistemico che non ha retto nulla al mercato globale,  alla competizione con il resto del mondo. Non abbiamo saputo usare la crisi per risistemare alla base il paese e vogliamo illuderci che tutto e' adesso come era 50 anni fa e che sia possibile continuare cosi? Menomale che lei e' economista. Non sa che la prima cosa che serve all'economia sono leggi chiare, giustizia breve, sistema che funziona, gente affidabile. Tutte cose che lontane anni luce dall'Italia. Abbiamo avuto venti anni di Berlusconi e adesso Renzi che si circonda di gente che ogni santo giorno si scopre essere coinvolta in faccende poco eleganti e poco limpide.

Da economista non crede che per ricostruire quello che e' andato perso la prima cosa da fare sia *debellare* la cultura mafiosa, l'amico dell'amico che vince sul piu' qualificato, far si che la giustizia funzioni, le leggi siano chiare, investire in ricerca, dare spazio alla tecnologia moderna, all'industria verde, creare una cultura dell'onesta'? Perche' ci si fossilzza sul fossile?  Ah si, quello e' facile.

Quando mi parlano di economia, io penso sempre ad uno dei miei viaggi lucani. Il supposto polo industriale di Viggiano con "incubatori" per l'imprenditoria locale, creato per far vedere che Viggiano e' di piu' che ENI e petrolio, era fatto di locali vuoti, con i cancelli arrugginiti e pieni di ragnatele. Deserti.

E ancora, faccia lei il conto di quanto turismo verra' perso con le trivelle. Mettiamole queste trivelle alle Tremiti. Chi piu' ci andra' in vacanza?  Lei ha mai sentito di vacanze al mare a Galveston? A Gela? A Porto Marghera? A Sarroch? E chi dice che il petrolio e' meglio del turismo?

Lei? L'ENI?

Non andiamo da nessuna parte con i buchi.

"Con la vittoria dei no-triv avremmo il medesimo risultato: la distruzione di un’altra industria italiana, non tanto quella mineraria che non avrebbe difficoltà a spostare i suoi investimenti all’estero, ma quella che produce beni e servizi a essa strumentale. Un’industria che risale all’unità d’Italia, che si articola in centinaia di imprese raccolte in distretti dei servizi petroliferi, specie in Lombardia, Emilia-Romagna e Abruzzo, che vanta livelli di specializzazione tecnologica ovunque apprezzati, tranne che in Italia. Un’industria che già attraversa gravi difficoltà per il crollo del mercato che ha fatto seguito a quello dei prezzi del petrolio, con molte imprese che stanno chiudendo e licenziando, nell’assoluto silenzio della politica e delle istituzioni"

Auguri con il trasferimento dell'indutria italiana all'estero. Nel Regno Unito smantellano 150 piattaforme e trionfa l'eolico. L'Arabia Saudita inizia con programmi per il solare a grande scala, la Francia boccia tutti i nuovi permessi energetici di petrolio, in Venezuela si muore di fame. Dove crede che andranno i petrolieri? L'Italia e' quasi a livello di svendita per quanto riguada royalties e permessi. La bonanza che hanno da noi, non e' facile trovarla altrove.

E poi, ai tempi dell'Unita' d'Italia le donne non votavano, la mortalita' infantile era alle stelle, la gente non sapeva ne leggere ne scrivere. Il mondo cambia, caro Clo' e questo atteggiamento conservatore e' patetico nel 2016. Ai tempi dell'unita' d'Italia andavamo a cavallo. Forse vuole tornare ai questi tempi? Il mondo va avanti, si evolve, cambia. E noi possiamo fare due cose: aggrapparci alle cose vecchie e perdere la partitrta con la storia, oppure capire che forse occorre lasciarle le cose vecchie ed aprirsi a quelle nuove, con ottimismo, lungimiranza ed essendo noi a guidare la nave e non che siano gli eventi esterni a forzarcele quando non abbiamo piu' alternative.

So che per uno con un passato e presente in ENI e SNAM e' difficile da capire, ma se lei fosse libero e sgombro dai suoi interessi di parte, allora vedrebbe le cose in modo diverso, io credo.

"Un sì al referendum ne decreterebbe la definitiva fine. È questa la vera partita in gioco: anche se i più fingono di non rendersene conto nell’indifferenza generale e nell’irresponsabilità di chi dovrebbe guardare agli interessi del Paese più che ai propri dividendi elettorali."

Io non posso che augurarmi la fine dell'industria petrolifera in Italia.

Perche' non sarebbe la fine. Sarebbe invece l'inizio di una Italia piu' moderna, di una democrazia piu sana, di un ambiente sostenibile, di mille piccole e grandi imprese rinnovabili che veramente porterebbero benessere difuso e non di potere illimitato nelle mani di ENI e SNAM, di una Italia che per una volta guarda al futuro e non che arriva sempre per ultima agli appuntamenti con il domani. Di una Italia migliore.


L'essere umano e' piu' intelligente dei buchi, la civilta' va avanti, il domani e' di chi osa.




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Infine: circa 4 o 5 anni fa quelli di Formiche mi chiesero una intervista sul fracking negl USA. Scrissi al meglio della mia professionalita' ed indipendenza. Credo che non gli piacque quello che lessero, e nonostante l'enorme lavoro (me la sono dovuta scrivere tutta da me l'intervista, domande e risposte) dopo un po di tira e molla (lo mandiamo al prossimo numero, al prossimo mese etc etc) finalmente mi dissero che... non gli interessava piu' perche' non potevano "conciliare tutti gli esperti".

Vedo che invece Davide Tabarelli di Nomisma e questo Alberto Clo' si conciliano bene. 

Evviva.



Mai piu sentiti.
Certo, mica sono una dell'ENI.

Chi e' Formiche? Creata da tale Paolo Messi, a suo tempo consigliere politico di Corrado Clini, quello che si scambiava carteggi con i petrolieri su come aggiustare Ombrina mentre che era ministro dell'ambiente.

E' da qui che parte il marciume che distrugge l'Italia, non certo dai nostri referendum.

Monday, March 23, 2015

L'Europa investe nella "conoscenza" del fracking -- con Halliburton come partner






** Grazie a Matilde Brunetti **
** Grazue a Francoise Lienhard **

“Il più grande programma di Ricerca e Innovazione dell'Unione Europea di sempre, con 80 miliardi di euro di finanziamenti per 7 anni (dal 2014 al 2020)”


Cosi' si definisce il bando UE Horizon 2020, pensato per essere al centro del piano Europeo per “una crescita e un'occupazione intelligente, sostenibile e inclusiva”. 
 
Mmh. Interessante. Vediamo allora dove sta tutta questa occupazione intelligente, sostenibile ed inclusiva.

Beh... ben due dei progetti premiati hanno come obiettivo di ricerca ... il fracking! Si proprio cosi, fra gli Horizon del futuro ci sono circa 11.6 milioni di euro che verrano usati dalle universita' di Edinburgh e di Londra per studiare gli impatti delle attività di fracking sull'ambiente. Questi gruppi di sapientoni daranno una "valutazione indipendente" degli impatti ambientali del fracking.

Buoni soldi.

Come se l'esperienza di tutte le comunita' al fracking negli USA ed il divieto passato dallo stato di New York dopo indagini mediche ed ambientali durate tre anni, non fossero mai esistiti.

Interessante il commento del direttore generale della Commissione Europea sulla Ricerca e sull'Innovazione, Robert-Jan Smits

“For the very first time, we have launched a dedicated action which will support researchers and scientists in their quest to understand, prevent and mitigate the potential environmental impacts and risks of shale gas exploration and exploitation"

Notare che dice che "per la prima volta" abbiamo esperti che aiuteranno a capire, a prevenire e a mitigare gli effetti del fracking.

Come si mitiga un terremoto? 

In realta' secondo me, questi hanno l'obiettivo di rendere tutto asettico - il famoso tuttapposto. Un tuttapposto che ci costera' quasi 12 milioni di euro.

Il tutto si e' svolto in un convegno dal titolo: ‘Shale gas in a low-carbon Europe: the role of research’ a Bruxelles, il 24 Febbraio 2015.  Anche qui la malafede.  Io avrei fatto: The sun in a low-carbon Europe: the role of research, se vogliamo essere proprio low carbon.

Il fracking con il low carbon non c'entra niente.

Ma l'amico Smits a chi faceva obiezioni diceva che questo fa solo parte dell'informazione e che si deve non farsi prendere dalle "emozioni e dalle paure" ma che ci vogliono dati e numeri:

"we must address concerns with sound scientific evidence - taking the debate away from emotions and fears, and basing it on facts and figures,”

Ah certo. Quando facciamo le nostre belle presentazioncine e dopo che abbiamo sperperato un po di denaro pubblico sara' tutto piu freddo,  l'acqua sara' meno inquinata, i tumori meno aggressivi, e i terremoti meno gravi.

Interessante anche il commento di un professore dal nome italiano Alberto Striolo, che lavora a Londra che dice

 “We’re working with Halliburton on our project but it won’t receive any EU funds”

Rido per non piangere. Come se la Halliburton avesse bisogno di 12 milioni di euro. Alberto, se non l'avesse capito, alla Halliburton non servono i soldi. Alla Halliburton serve lo stampo di una universita' qualsiasi per dire che e' tuttapposto! E che questo lo dica un "ente indipendente".
E la sfido io a trovare qualsiasi cosa dalla sua collaborazione con loro che vada contro il loro interessi.

E cosa fara' Striolo assieme alla Halliburton? Per tre anni studiera' la migrazione della monnezza del fracking sottoterra. Ad Edinburgo invece studieranno gli impatti del fracking in superficie, sotto la guida di Christopher McDermott. Altri studi saranno eseguiti dall'universita' di Uppsala in Finlandia e della Pennsylvania State University, negli USA.

Fra le altre cose che faranno un inventorio di tutti i depositi di shale gas in Europa, "una priorita'" per i ricercatori.  Mmh. Sara'. Ma... non li dovevano fare prima di bucare questi studi cosi prioritari?

Li fanno adesso che la Chevron e' gai' arrivata e si e' gia' ritirata dalla Polonia e pure dalla Romania! Anche la Exxon Mobil la Total e la Marathon Oil si sono ritirate dalla Polonia. Addirittura la BP ha annunicato che non vedono nessuna produzione significativa di shale gas in Europa almeno fino al 2035!

Cosa diranno di nuovo questi studi, considerato che ci sono gia' altri enti che finanziano lo studio di shale gas, per la precisione ReFINE nel Regno Unito,  Blue Gas programme in Polonia, TKI Gas in Olanda, e tutto lo European Energy Research Alliance .

La Royal Society del Regno Unito ha rilasciato un rapporto nel 2012 in cui  in 2012; e l'Helmholtz Centre for Environmental Research in Germany che hanno anche loro rilasciato uno studio simile.

E va bene, vediamo cosa altro dobbiamo studiare su questo benedetto fracking.
Ah. La Halliburton e' stata pioniera nell'industria dello shale gas, tanto che la legge del nostro beneamato Bush che apre le porte del sottosuolo USA alle trivelle del fracking, esentandolo dalle norme ambientali,  e' chiamata  “Halliburton loophole".

Ma perche' essere malizioni, sicuramente e' tutto fatto per amore della conoscenza, non ho dubbi.





Tuesday, February 3, 2015

Petrobras: la fine del sogno petrolifero del Brasile


Maria das Gracas Foster, ex CEO Petrobras 
ha dato le dimissioni per troppa corruzione, incompetenza e mazzette


 Paulo Roberto Costa, Petrobras, arrestato per tangenti


Fino a qualche anno fa il Brasile era una scintillante potenza emergente, e nessuna ditta era piu' splendente della Petrobras, la ditta petrolifera nazionale. 

Hanno investito circa 220 miliardi di dollari per infrastrutture petrolifere dopo avere scoperto il piu grande giacimento nel mondo occidentale dal 1976 ad oggi, e il petrolio doveva portare al "nuovo Brasile.

Passano pochi mesi e dello scintillio della Petrobras non restano che gli scandali, la corruzione, le spettacolari perdite in borsa, gli obiettivi non raggiunti, l'inefficenza, il CEO che si dimette.

Nel 2008 la Petrobras valeva 310 miliardi.
Adesso ne vale 48.

Il valore delle azione e' calato del 70%.

E no, non e' solo il prezzo del petrolio ma proprio tutto il modo di operare della Petrobras.

Il capo della ditta, Maria das Gracas Foster e altri cinque manager si sono "dimessi involontariamente" Mercoledi' 4 Febbraio perche' secondo le indagini della polizia hanno preso tangenti in cambio di contratti.

Ci sono state transazioni sospette per circa 33 miliardi di dollari.

Questa Maria era molto amica del presidente Dilma Rousseff, ma lo scandalo era cosi grande che non si poteva fare altrimenti che invitarla caldamente ad andarsene. Il nuovo capo della Petrobras e'  Aldemir Bendine, finora capo del Banco do Brasil.

Gli scandali sono inziati nel 2014. Due direttori sono stati arrestati per riclaggio di denaro, nell"Operation Carwash,".

Paulo Roberto Costa, che era il capo del reparto raffinerie e distribuzione aveva creato un sofisticato sistema di cartelli e di corruzione con Alberto Youssef, un notorio riciclatore di denaro sporco.

Costa, e' stato arrestato ed ha nominato almeno dieci ditte che hanno partecipato nelle pratiche di corruzione della Petrobras, fra cui estorsione e corruzione. Le tangenti erano il 3 percento di ciascun contratto firmato dalla Petrobras e dovevano essere distribuiti ai partiti politici, fra cui il Partito Progressista, il Partito della Democrazia Brasiliana e il Partito dei Lavoratori del presidente Dilma.

 Sono stati rilasciati 62 ordini di arresto sono stati e ben 20 dirigenti sono stati arrestati.

Il procuratore che si occupa del caso ha detto che si tratta una organizzazione criminale gigantesca.

Forse l'esempio piu' eclatante e' quello della raffineria americana Pasadena: i belgi l'avevano comprata per 50 milioni di dollari. Dopo due anni, la Petrobras la ricompra per 1 miliardo di dollari.

Un bell'investimento, eh? Il valore che aumenta di 20 volte!

L'acquisto fu approvato dalla stessa Dilma Rousseff che al tempo era ministro dell'energia e presidente del consiglio di amministrazione della Petrobras.

Oltre alla Petrobras c'e' la storia di Eike Batista, un tempo l'ottavo uomo piu ricco del mondo, proprietario della OGX, ditta petrolifera.

Nel 2013 e' andato in bancarotta e un giudice a Rio de Janeiro ha ordinato la confisca dei beni: c'e' anche qui un caso di insider trading.

Evviva il petrolio.

Tuesday, August 19, 2014

Carpignano Sesia: l'ENI non cambia ne il pelo ne il vizio

e' tutto trascurabile, nullo, cioe' il magico tuttapposto. 

Il tempo per mandare osservazioni scade il 14 Marzo 2014.








ENI, Petroceltic, Compagnia Generale Idrocarburi 
Circa 730 kmq

Northern Petroleum - permesso di ricerca accordato il 17 Luglio da Franco Terlizzese
pozzo esplorativo di 4,500 metri 

Circa 460 kmq


Enel Longanesi Developments - permesso di ricerca accordato il 21 Luglio da Franco Terlizzese
Pozzo esplorativo di 3,200 metri o di 7,000

Tremila o settemila,  che differenza vuoi che faccia!!!

Circa 600 kmq



Ma nessuna paura - questi signori devono pagare un canone annuo di 5.16 euro per kmq. Fanno la bellezza di 3000 euro all'anno per Cascina Graziosa, 2300 euro per Cascina Alberto e 4000 euro per Carisio. Dai che ce la facciamo ad usire dalla crisi con il petrolio!


Dal conferimento di VIA della concessione Cascina Graziosa:



In alto: Non sono previsti "interventi diretti" sul territorio. 
In basso: Facciamo il pozzo di 3.200 metri (o di 7.000!!)

E' un intervento indiretto degli alieni????

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E cosi, ritornano. Non si arrendono mai. Beati loro -- la loro ignoranza, la loro testardaggine e la mancanza di qualsivolgia senso di responsabilita' civile.

La storia di Carpignano Sesia e' simile a quella di molte altre citta' italiane - in cui Mr. Petrolio arriva e decide che puo' fare quel che gli pare di campi, case, laghi, fiumi, boschi come se gli appartenessero. Per loro Carpignano e' solo una macchietta in una cartina senza vita, e magari l'illusione di una fabbrica di banconote. E questo vale per tutte le Carpignano dell'Italia al petrolio.

Nel caso specifico siamo in provincia di Novara, non lontano da Trecate dove gia' un pozzo scoppio' nel 1994. L'ENI nel 2011 aveva preso di mira un campo agricolo vicino alle case dei residenti per farci un ridente pozzo di petrolio. Conosco Carpignano perche' abbiamo fatto un incontro pubblico, una sera d'estate, qualche anno fa. Ho dei bei ricordi dei giorni trascorsi li e delle persone che mi sono rimaste nel cuore. E' una comunita' piccola, immersa nel verde, con il fiume che lo attraversa e dove la gente vuole solo la santa pace di occuparsi di vigneti, di agriturismo, di produzione di formaggio e di salumi.

A suo tempo ci furono sensibilizzazione, eventi, proteste da parte dei residenti. Una storia bella di una comunita' intera che si oppone a un colosso senza cuore. Un referendum raccolse il 95% di "no" alle trivelle, e anche Novara, capoluogo di provincia, si oppose. Alla fine l'ENI decise di togliere il disturbo -- almeno momentaneamente -- promettendo pero' di spostare il pozzo in aree "meno sensibili".

E cosi, eccoli di nuovo alla carica sotto il solleone due anni dopo. Il 1 Agosto 2014 la Regione Piemonte convoca i sindaci della zona e gli assessori regionali per dirgli che l'Ente Nazionale Idrocarburi e' tornato alla carica e che vuole ripresentare il suo progetto trivellante - a circa due chilometri da dove era stato inizialmente proposto.

Ai sindaci viene spiegato che questo sara' l'inizio di "un più ampio insediamento di pozzi di estrazione nell’ambito del permesso Carisio”. 

Non c'e' solo l'ENI a Carpignano Sesia, ma anche la sua amica irlandese Petroceltic. Le due si dividono la concessione Carisio di 730 kmq. Una piccola percentuale della concessione appartiene alla Societa' Generale Idrocarbuir.
 
Poco distante da Carpignano c'e' la concessione Cascina Alberto di 460 kmq di proprieta' della Northern Petroleum, ditta australiana, e la concessione Cascina Graziosa di circa 600 kmq della Enel Longanesi Development.  Questi due permessi sono stati accordati nel Luglio del 2014.

Nel complesso le tre concessioni ospiteranno pozzi e infrastrutture in sei province  del nord ovest: Novara, Vercelli, Biella, Varese, Milano, Pavia. Notare i nomi delicati e innocui che si scelgono.

I motivi per cui tutto questo e' folle sono gli stessi che si applicano ad ogni angolo d'Italia: ci saranno rischi di inquinamento di aria e di acqua, l'arrivo di infrastuttura pesante che mal si sposa con la vocazione e l'immagine del territorio da cui si produce riso, vino e miele, e sopratutto con i desideri di chi a Carpignano e dintorni c'era gia' prima di ENI e Petroceltic.

Nessuna paura pero'. I petrolieri sono chiamati a pagare ben 5.16 euro per chilometro quadro l'anno e per ciascuna delle loro concessioni - cioe' in cambio di circa 1800 chilometri quadrati di territorio piemontese e lombardo pagheranno 10 mila euro annui.

Cui prodest?

Interessante il commento del CEO della Northern Petroleum sulla concessione Cascina Alberto (in precedenza nota come Gattinara) : “The award of these permits demonstrates that the administration in Italy is now actively progressing with approvals that have been outstanding for some years"

Presumibilmente ci riferisce all'ennesimo nuovo governo, quello di Matteo Renzi che ora "attivamente procede" alle approvazioni.

Vorrei tanto sapere cosa ha da dire il diretto interessato in tutto questo. Non era Matteo Renzi che diceva che la "green economy e' la chiave del futuro del Paese"? Ma dove e come e quando la facciamo questa benedetta green economy se a furia di stoccaggi e di trivelle distruggiamo tutto il green che ci e' rimasto? Veramente il futuro dell'Italia e' nel fare buchi su' e giu' per la penisola?

Possibile che ancora adesso, dopo tutto questo parlare di sostenibilita', e green economy, e consumo scellerato del territorio, siamo ancora qui a pensare a "nuovi insediamenti" di petrolio nelle campagne italiane? Possibile che stanno ancora qui a pensare di uscire dalla crisi devastando il territorio, che e' l'unica cosa che ci resta?  Possibile che non si e' imparato niente dalle avventure di Ilva, Gela, Falconara o Viggiano?  E in questo caso neanche dal vicino scoppio di Trecate?

E il neo governatore della regione Piemonte, Sergio Chiamparino del PD anche lui, cosa ha da dire?

Avra' il coraggio di difendere la sua terra? Interessante che nel 2008 Chiamparino aveva partecipato, in qualita' di sindaco di Torino, ad una manifestazione indetta dalla regione Piemonte sulla necessita' di arrivare a "l'indipendenza energetica dal petrolio" e in cui si ricordava per arrivare a questo scopo occorre un "impegno collettivo straordinario, quotidiano, fatto di comportamenti, regole, strumenti coerenti".

Sue parole testuali: "Considero altamente significativo l'impegno della Regione Piemonte che ha deciso di dedicare queste due giornate di lavori per salvare l'energia lanciando una sfida alla quale aderiscono molti sindaci piemontesi. Il cosiddetto "patto del 20%" - aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili e ridurre le emissioni di anidride carbonica e i consumi regionali entro il 2020 - segna per noi un duplice impegno: uno più di carattere economico, perché è evidente che la sfida della globalizzazione rende la sfida energetica una questione mondiale sulla quale si deciderà il futuro del pianeta, e un altro di carattere civile. Dobbiamo guardare a questa fase della globalizzazione con l'intelligenza di chi è capace di proporre un nuovo rinnovato patto tra scienza ed economia, per una nuova armonia, anche etica. Puntare sul risparmio energetico e sulle fonti rinnovabili ha dentro di sé un indubbio valore economico e coinvolge tutti noi, come cittadini in primo luogo ma anche come amministratori pubblici. La Città di Torino sostiene dunque questa sfida e si impegna con la Regione Piemonte a partecipare a questo grande progetto che parla delle nuove sfide dell'umanità."

Presidente Chiamparino, ecco la sua opportunita' per il suo impegno straordinario e quotidiano: vada da Renzi e gli dica di avere rispetto per le campagne e i residenti di Carpignano Sesia, della regione Piemonte e dell'Italia tutta.


La vera cascina Graziosa.










Thursday, April 2, 2009

Gli inciuci dell' ENI




In questi giorni mi arrivano piu segnalazioni ed email di quanto io non possa processare. Voglio ringraziare tutti, e sperare che possiamo continuare ad essere sempre piu' numerosi. La situazione si aggrava, come riporta Prima da Noi. La piu' grande manifestazione della storia d'Abruzzo quasi sicuramente ci sara' il 16 Maggio 2009. C'e' ancora una lieve possibilita' che si svolga il 23, ma tutti cercheremo di fare del nostro meglio perche' sia il 16 Maggio a Pescara. Man mano che il tutto si delinea, ne scrivero'.

Intanto ecco cosa impariamo: Daniele Toto come spia e premio svendita dell'Abruzzo ai petrolieri diventa, quasi sicuramente il coordinatore del PdL. Ha fatto il lavoro sporco di andare a dire al governo centrale che la moratoria era anticostituzionale (secondo lui), ha fatto il suo dovere di servire i potenti ed ora gli danno il contentino. Un vero poltico che ama la gente d'Abruzzo! Se il buongiorno si vede dal mattino, il nipote di Carlo Toto "coordinera'" tutto l'Abruzzo tra le braccia delle trivelle. Il secondo classificato a questo ruole e' un tale Filippo Piccone di Celano, anche lui favorevole alle trivelle, come tutto il PdL, nonostante le parole.

Intanto, cambia la guardia anche al Corriere della Sera. Il nuovo direttore e' Ferruccio de Bortoli. Perche' questo ci interessa? Perche' il De Bortoli e' nel consiglio di amministrazione della Fondazione ENI Enrico Mattei, il fondatore dell'ENI.

Di questa fondazione fanno parte tutte le societa' petrolifere italiane nate dall'ENI stessa: l'Agip, l'ENichem, la Snam, la Saipem e la Snamprogetti, responsabili di avere inquinato mezza Italia.

Sono allora andata ad indagare chi altro siede in questo consiglio di amministrazione e trovo delle cose sconcertanti: ci sono direttori di giornali, esponenti del Vaticano, di case editrici, giornalisti, professori di economia dell'ambiente! E' incredibile! SI sono parati dappertutto! C'e' pure:

L'AMMINISTRATORE DELEGATO DELL'AGENZIA GIORNALISTICA ITALIANA!!!

E' tutto un inciucio! Come fara' mai a parlare di noi la stampa nazionale se sono tutti amici dell'ENI? Come fara' De Bortoli a parlare di Sarroch, di Viggiano, di noi, e tutte le altre schifezze che l'ENi fa in giro per il mondo sul Corriere se poi ci si va a sedere insieme? Una vergogna.

Il consiglio di amministrazione della Fondazione Enrico Mattei e' formato da:

PAOLO SCARONI
Arrestato nel 1992 con l'accusa di aver pagato tangenti al PSI per conto della Techint, nel processo chiede di patteggiare la pena a 1 anno e 4 mesi. Processato nel 2006 come amministratore delegato dell'Enel per aver inquinato, con la Centrale di Porto Tolle, il territorio del delta del Po e condannato ad un mese di reclusione, a titolo colposo, pena che viene convertita in un'ammenda. Amministratore delegato di ENI, consigliere di amministrazione in Assicurazioni Generali.

FERRUCCIO DE BORTOLI
Come fara' mai ad essere imparziale circondato da tutta questa gente?

RAFFAELLA LEONE
Assistente Esecutivo dell'Amministratore Delegato di Eni. Presidente della Servizi Aerei S.p.A, Vice Presidente di Eni Foundation, "MEMBRO DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELL"AGENIZA GIORNALISTICA AGI" e membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Eni Enrico Mattei. Assistente Esecutivo dell'Amministratore Delegato di Enel (dal maggio 2002 al 2005) e di Pilkington (dal 1996 al maggio 2002).

STEFANO LUCCHINI
Direttore Relazioni Istituzionali e Comunicazione del gruppo ENI. E' docente all'ALTA SCUOLA DI GIORNALISMO presso l'UNIVERSITA' CATTOLICA DI MILANO, di cui è anche componente del Nucleo di Valutazione. Membro del CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELl'AGENZIA GIORNALISTICA ITALIANA. Presidente della Fondazione Benedetto XVI pro Matrimonio et Familia.


LEONARDO MAGUERI
Vice Presidente delle strategie e della programmazione per l'ENI. Autore del libro: L'era del petrolio: miti, storia, e futuro della risorsa piu' controversa del pianeta. In sostanza il tizio afferma che le riseve di petrolio non stanno finendo, ma che manca la capacita' di raffinare. Il suo messaggio? Costruiamo nuove raffinerie!


ALBERTO MEOMARTINI
Dall'aprile 1983 al 1990 è stato Direttore Relazioni Esterne dell'Eni e Assistente del Presidente dell'Eni, dal 1990 fino al 1999 ha ricoperto la carica di Amministratore Delegato della Snam S.p.A.,dal maggio 2000 all'aprile 2006 ha ricoperto l'incarico di Presidente di Italgas S.p.A. Dal maggio 2003 al dicembre 2005 è stato anche Vice Direttore Generale della Divisione Gas & Power dell'Eni. Presidente di Snam Rete Gas S.p.A. Presidente dell' ISTITUTO DI ECONOMIA E POLITICA DELL"ENERGIA E DELL"AMBIENTE (IEFE) presso l'Università BOCCONI, di cui era membro del Consiglio Direttivo.


JOAQUIN NAVARRO VALLS
E' stato DIRETTORE DELL'UFFICIO STAMPA DEL VATICANO
Qualcuno dovra' spiegarmi che ci azzecca il Vaticano con l'ENI? Che vergogna.


ROBERTO POLI
Dal 1966 al 1998 è stato docente di finanza aziendale alla Cattolica di Milano. Consigliere della MONDADORI, Fininvest, Merloni Termosanitari, Coesia, Maire Tecnimont e Perennius Capital Partners SGR. È stato PRESIDENTE DELLA RIZZOLI-CORRIERE DELLA SERA e di Publitalia S.p.A.


GIULIO SAPELLI
Dal 1975 al 1981 ha lavorato presso lo IAFE, il centro di formazione e di ricerca manageriale dell'ENI. E'stato, dal 1980 al 2003, DIRETTORE SCIENTIFICO DELLA CASA EDITRICE GIANGIACOMO FELTRINELLI.

DANIELA VIGLIONE
Vice Presidente dell'agenzia giornalistica AGI, ora AMMINISTRATORE DELEGATO
DELL'AGENZIA GIORNALISTICA AGI.

Non ho parole, e' sbalorditivo:

Il Consiglio di Amministrazione dell'ENI ha espresso la volontà di dedicare il massimo impegno al sostegno e allo sviluppo dell'Agi, da 50 anni storico protagonista dell'informazione primaria in Italia.



Saturday, November 8, 2008

L'ENI a Mantova - il grande camino e i tumori





Su questo blog abbiamo gia' parlato del petrolchimico di Mantova e dell'impressionante tasso di tumori dei suoi abitanti, dentro e fuori la fabbrica Enichem, del gruppo ENI.

Alla fine degli anni novanta iniziarono delle indagini quasi eroiche di due medici che hanno iniziato a studiare cosa succedeva agli abitanti di Mantova, quelli che lavoravano all'Enichem e quelli che vivevano vicino al grande camino, l'inceneritore petrolchimico di Mantova e che si trova nelle frazioncine di Frassino e Virgiliana.

Il grande camino spillava 350,000 tonnellate di benzene ogni anno. Si prevede che questo prodotto di scarto verra' emesso anche dalla raffineria di Ortona. Il benzene, un noto cancerogeno, fa parte del gruppo dei composti organici volatili, noti anche come COV in Italia o VOC in inglese: volatile organic compounds. Oltre al benzene ci sono toluene, xylene, idrocarburi policiclici aromatici, butadiene e cosi via. La loro caratteristica comune e' di essere a base di carbonio e di volatilizzarsi a temperatura ambiente, e la maggior parte di esse e' cancerogena.

Nel 1997 nello studio della dottoressa Gloria Costani di Mantova si presentarono tre pensionati del petrolchimico e due donne, con il sarcoma dei tessuti molli, al fegato, all'utero, alle budella. Il sarcoma e' una forma di tumore, generalmente raro, che colpisce i tessuti elastici, come i muscoli, i tessuti connettivi e adiposi, e le ossa. All'inizio la malattia e' difficile da diagnosticare, perche' il tumore cresce in tessuti relativamente poco resistenti, appunto molli, e ci si accorge della malattia solo quando il tumore diventa sufficientemente grande da infiammare i nervi. Spesso sorgono bubboni e lividi e occorre amputare gambe o braccia.

La dottoressa Costani non riusciva a capire perche avesse un numero cosi' grande di pazienti malati di sarcoma, considerato che le frazioni non erano molto popolate e considerato che il sarcoma e' un tumore generalmente raro. Nel 1998 scrisse un articolo scientifico sul tema dei cinque tumori rari che venne all'attenzione di un medico veneto, Paolo Ricci che aveva gia' fatto degli studi sugli impiegati del petrolchimico e che aveva scoperto che fra i lavoratori del centro di Mantova c'era un numero esorbitante di morti di tumore, specie di linfomi. Il medico aveva anche scoperto che nel centro di Mantova c'erano anche dei depositi segreti di amianto, altra sostanza cancerogena. La possibilita' di prendere il tumore da operaio del petrolchimico era otto volte superiore alla norma. Ricci trovo' altri casi di sarcomi nelle frazioni di Mantova. Nel 2001 si apri' un inchiesta, voluta dall'allora ministro Veronesi.

Intanto lo stabilimento Enichem si vantava di essere uno dei piu' sicuri a livello nazionale, con un monitoraggio elettronico ventiquattr' ore su ventiquattro su tutto: acqua, terra e aria. Si parlava di prevenzione, aggiornamento delle risorse umane, manutenzione preventiva e organizzazione per abbattere qualsiasi rischio. Insomma loro si presentano come dei santi, praticamente.

Finalmente ieri qualcuno ha osato essere contrario. Dopo quasi otto anni, sono finite le indagini condotte dai pm Giulio Tamburini e Marco Mantani. La procura di Mantova ha mandato diciassette avvisi di garanzia, a presidenti e amministratori della Enichem e dell'allora Montedison, per tutti le accuse sono di omicidio colposo e di omissione di cautele per prevenire gli infortuni sul lavoro. Fra gli accusati: l'ex rettore della Bocconi Luigi Guatri, l' ex presidente di Federchimica Giorgio Porta e l' ex presidente Eni Alberto Grandi che e' stato già condannato a un anno e sei mesi nel processo sul Petrolchimico di Marghera.

Le accuse sono di omicidio colposo aggravato da colpa cosciente per aver agito con previsione dell' evento, e rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro. Il procuratore capo di Mantova, Antonio Condorelli dice la cosa piu' agghiacciante: "Gli strumenti per evitare quelle morti c' erano".

Fonti: Corriere della Sera 1, Corriere della sera 2