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Thursday, March 14, 2019

La Shell a lasciare 64 mega-container di rifiuti petroliferi tossici radioattivi nel mare






Credo di averne predicato per anni: che fare dei rifiuti petroliferi usati per trivellare?

Finora nessuno ha trovato la risposta giusta, e c'e' chi li spande in agricoltura, o fra i sali contro il ghiaccio, o chi li seppellisce sottoterra. E la risposta giusta non si puo' trovare perche' non esiste.

Non e' possibile smaltire questa roba in modo soddisfacente.

Punto.

Ora arriva La Shell, degna amica dell'ENI, che annuncia che vuole lasciare dei contentitori pieni di rifiuti petroliferi radioattivi in ben 64 contentitori... sul fondo del Mare del Nord del Regno Unito.

Della serie, occhio non vede, cuore non duole.

E' una cosa importantissima perche' apre un pericolosissimo precedente. 

Infatti le autorita' europee stanno vagliando questa proposta della Shell:  una esenzione alle stipulazioni, alle prescrizioni e ai documenti di valutazione ambientale secondo cui *l'ambiente deve tornare allo stato iniziale* dopo le trivelle. Anche le leggi del Regno Unito, dove questi contenitori si trovano dicono la stessa cosa. Cioe' che l'ambiente deve tornare come era.

Ovviamente lasciare 64 contenitori pieni di petrol-monnezza, tossica e radioattiva, non e' certo lasciare il sottofondo marino nello stato originale!

E non parliamo di barattoli della Coca Cola. Parliamo di 64 mega container, ciascuno dei quali e' della dimensione di *sette* piscine olimpiche, con materiale tossico, corrosivo e radioattivo dentro di cui nessuno davvero conosce la composizione esatta, neanche la Shell.

Ora, la Shell certo dice che si tratta di materiale bene isolato dal mondo esterno, in contenitori ermeticamente sigillati, con triplo-quadruplo-quintuplo strato di cemento, resistente alla kriptonite, tutto biodegradabile, tutto sottovuoto, tutto perfetto... tuttapposto.

Dicono che la soluzione migliore e' di lasciare tutto li e che questo portera' al massimo ad un impatto “moderate negative”.

Ehh?

Della serie: sfacciate bugie per risparmiare i costi della decommissione!
La realta' e' ben diversa da queste balle della Shell, e che invece il materiale solido e liquido, petrolio, materiale chimico, radioattivo e tossico, dentro questi container ha sempre il rischio di perdite, di falle, di crepe e che invece che lasciare tutto nel mare, sarebbe il caso di smaltire tutto e che lasciassero il mare cosi come l'hanno trovato.

Quanti anni pensano che i loro perfetti contentiori dureranno?

E questi perfetti contenitori magicamente non obbedieranno alle leggi della fisica, della chimica, del tempo che tutto disintegra, e degrada?

Quanti soldi hanno portato su quelli della Shell e i loro investitori dalle trivelle?

Non e' il caso di spendere parte dei profitti per curare il mare che li ha cosi generosamente fatti arricchire?

Come sempre, la petrol-monnezza e' sempre caratterizzata da composti radioattivi perche' viene usato materiale radioattivo nelle miscele, ma anche perche' i residui dei fanghi e i fluidi di perforazione contengono uranio, thorio e radio che arrivano dalle viscere della terra, e che sono noti come NORM (Naturally Occurring Radioactive Materials). Per capire di cosa parliamo, nel solo Regno Unito ogni anno arrivano 300 tonnellate di questi NORM da smaltrire, la meta' dei quali arriva dall'industria petrolchimica.

Ecco cosa dicono quelli della Shell:

"After years of study and independent verification we know the sediment in the concrete cells contains no significant amounts of non-biodegradable compounds and will be safely contained for several hundred years. Independent laboratories have scrutinised the samples finding only very low levels of Norm, which were below the level of scientific concern.”

Bla bla.

Questa roba e' invece tossica e anzi, i rifiuti petroliferi nello specifico sono stati correlati con tumori alle ossa.

Ma poi, se proprio e' tutto cosi tuttapposto, perche' non mettere queste cose nella loro sede principale? Nelle loro case? Nelle stanze da letto dei loro figli? Gli oceani non sono l'immondezzaio della Shell.




Monday, March 23, 2015

L'Europa investe nella "conoscenza" del fracking -- con Halliburton come partner






** Grazie a Matilde Brunetti **
** Grazue a Francoise Lienhard **

“Il più grande programma di Ricerca e Innovazione dell'Unione Europea di sempre, con 80 miliardi di euro di finanziamenti per 7 anni (dal 2014 al 2020)”


Cosi' si definisce il bando UE Horizon 2020, pensato per essere al centro del piano Europeo per “una crescita e un'occupazione intelligente, sostenibile e inclusiva”. 
 
Mmh. Interessante. Vediamo allora dove sta tutta questa occupazione intelligente, sostenibile ed inclusiva.

Beh... ben due dei progetti premiati hanno come obiettivo di ricerca ... il fracking! Si proprio cosi, fra gli Horizon del futuro ci sono circa 11.6 milioni di euro che verrano usati dalle universita' di Edinburgh e di Londra per studiare gli impatti delle attività di fracking sull'ambiente. Questi gruppi di sapientoni daranno una "valutazione indipendente" degli impatti ambientali del fracking.

Buoni soldi.

Come se l'esperienza di tutte le comunita' al fracking negli USA ed il divieto passato dallo stato di New York dopo indagini mediche ed ambientali durate tre anni, non fossero mai esistiti.

Interessante il commento del direttore generale della Commissione Europea sulla Ricerca e sull'Innovazione, Robert-Jan Smits

“For the very first time, we have launched a dedicated action which will support researchers and scientists in their quest to understand, prevent and mitigate the potential environmental impacts and risks of shale gas exploration and exploitation"

Notare che dice che "per la prima volta" abbiamo esperti che aiuteranno a capire, a prevenire e a mitigare gli effetti del fracking.

Come si mitiga un terremoto? 

In realta' secondo me, questi hanno l'obiettivo di rendere tutto asettico - il famoso tuttapposto. Un tuttapposto che ci costera' quasi 12 milioni di euro.

Il tutto si e' svolto in un convegno dal titolo: ‘Shale gas in a low-carbon Europe: the role of research’ a Bruxelles, il 24 Febbraio 2015.  Anche qui la malafede.  Io avrei fatto: The sun in a low-carbon Europe: the role of research, se vogliamo essere proprio low carbon.

Il fracking con il low carbon non c'entra niente.

Ma l'amico Smits a chi faceva obiezioni diceva che questo fa solo parte dell'informazione e che si deve non farsi prendere dalle "emozioni e dalle paure" ma che ci vogliono dati e numeri:

"we must address concerns with sound scientific evidence - taking the debate away from emotions and fears, and basing it on facts and figures,”

Ah certo. Quando facciamo le nostre belle presentazioncine e dopo che abbiamo sperperato un po di denaro pubblico sara' tutto piu freddo,  l'acqua sara' meno inquinata, i tumori meno aggressivi, e i terremoti meno gravi.

Interessante anche il commento di un professore dal nome italiano Alberto Striolo, che lavora a Londra che dice

 “We’re working with Halliburton on our project but it won’t receive any EU funds”

Rido per non piangere. Come se la Halliburton avesse bisogno di 12 milioni di euro. Alberto, se non l'avesse capito, alla Halliburton non servono i soldi. Alla Halliburton serve lo stampo di una universita' qualsiasi per dire che e' tuttapposto! E che questo lo dica un "ente indipendente".
E la sfido io a trovare qualsiasi cosa dalla sua collaborazione con loro che vada contro il loro interessi.

E cosa fara' Striolo assieme alla Halliburton? Per tre anni studiera' la migrazione della monnezza del fracking sottoterra. Ad Edinburgo invece studieranno gli impatti del fracking in superficie, sotto la guida di Christopher McDermott. Altri studi saranno eseguiti dall'universita' di Uppsala in Finlandia e della Pennsylvania State University, negli USA.

Fra le altre cose che faranno un inventorio di tutti i depositi di shale gas in Europa, "una priorita'" per i ricercatori.  Mmh. Sara'. Ma... non li dovevano fare prima di bucare questi studi cosi prioritari?

Li fanno adesso che la Chevron e' gai' arrivata e si e' gia' ritirata dalla Polonia e pure dalla Romania! Anche la Exxon Mobil la Total e la Marathon Oil si sono ritirate dalla Polonia. Addirittura la BP ha annunicato che non vedono nessuna produzione significativa di shale gas in Europa almeno fino al 2035!

Cosa diranno di nuovo questi studi, considerato che ci sono gia' altri enti che finanziano lo studio di shale gas, per la precisione ReFINE nel Regno Unito,  Blue Gas programme in Polonia, TKI Gas in Olanda, e tutto lo European Energy Research Alliance .

La Royal Society del Regno Unito ha rilasciato un rapporto nel 2012 in cui  in 2012; e l'Helmholtz Centre for Environmental Research in Germany che hanno anche loro rilasciato uno studio simile.

E va bene, vediamo cosa altro dobbiamo studiare su questo benedetto fracking.
Ah. La Halliburton e' stata pioniera nell'industria dello shale gas, tanto che la legge del nostro beneamato Bush che apre le porte del sottosuolo USA alle trivelle del fracking, esentandolo dalle norme ambientali,  e' chiamata  “Halliburton loophole".

Ma perche' essere malizioni, sicuramente e' tutto fatto per amore della conoscenza, non ho dubbi.





Sunday, January 19, 2014

Petizione europea contro il fracking




Dalla mia amica Francoise Lienhard di Francia mi arriva la richiesta di firmare una petizione europea contro il fracking.

La lettera e' da essere firmata non da individui ma da gruppi ed associazioni. Le associazioni non e' necessario che abbiamo statuti, presidenti, etc etc, basta che siano gruppi di persone attive contro le trivelle e per l'ambiente. Anche nomi di gruppi facebook che sono attivi sono benvenuti.

Questo e' il testo e i gruppi firmatari finora - sono quasi 300.

http://heavenorshell.se/open-letter-eu-institutions

Per l'Italia sono solo in tre finora.

Qui le varie traduzioni (in Italiano non c'e'). Se qualcuno volesse tradurla, sarebbe il benvenuto.

Per chi la volesse sottoscrivere, basta aggiungersi nei commenti o mandarmi un email.

Siamo tutti volontari e Dio solo sa quanto tempo tutto questo porta via. Per evitare la prossima volta di dover rifare tutta questa trafila, sarebbe utile decidere che Francoise puo' usare i nominativi che le arrivano dai vari gruppi anche per le prossime petizioni, che certo non mancheranno.

Il testo in Inglese e' qui sotto e si puo' scaricare qui.

Grazie a tutti per il tempo.
 

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Europe, January 16, 2014

For the attention of: José Manuel Barroso, President of the European Commission, Commissioners

from DG ENVI, ENER, CLIMA, ENTR, AGRI;

To European Council Members and national heads of state (Presidents, Prime Ministers & Ministers concerned);

To Members of the European Parliament.

Subject: Unconventional fossil fuels / Environmental Impact Assessment (EIA)

Directive & other projects from the European Institutions

We, groups of concerned citizens and environmental organisations, mobilised against the development in Europe of unconventional fossil fuels (UFFs), are extremely worried about the recent developments regarding review of the Environmental Impact Assessment (EIA) Directive, plans for a European UFF framework and also about transatlantic agreements and projects of the European Commission.

To extract shale gas, shale oil, tight gas and coal - bed methane a technique called hydraulic fracturing or “fracking” is being used. This goes along with multiple and unavoidable impacts on the environment, on climate, on people’s health and on a number of fundamental freedoms and human
rights.

The main reasons why we oppose this industry are:

The extraction of these hydrocarbons will worsen our GHG-footprint and will divert or even  jeopardize European energy and climate objectives. Instead of moving away from fossil fuel energy sources, developing more sources of renewable energy, and improving energy-efficiency policies, this industry would lock us into another dirty fossil fuel cycle;

This extraction industry requires a massive system of pipelines, pressure stations and transportation hubs in order to operate. This inevitably leads to methane leaks, with different reports suggesting leakage of between 4% and 11% of the total methane volume produced. As a greenhouse gas, methane is 86 times more potent than CO2 on a 20-year timescale, which makes UFF production potentially even more damaging for climate than coal itself.

The extraction techniques impact ecosystems and local environments in a destructive and irrevocable manner;

These extraction projects take up a disproportionate amount of essential primary resources: land, water and air;

As the industry requires a vast number of vehicles for transportation purposes, these projects also carry secondary burdens to the EU economy such as public infrastructure depreciation on roads, bridges, etc. Most public roads in the EU are not designed to carry the added weight of the “super trucks” or “road-trains” that the industry uses, especially in rural areas.

A significant number of inhabitants would be directly affected by this type of exploitation, including those who survive exclusively by farming their land. Extraction would lead to an increase in poverty;

Political promotion of these activities completely contradicts the growing need for local economic systems based on natural and cultural heritages and renewable energies; UFF activities correspond to large-scale industrialisation – they have massive impacts on regional planning and affect a wide range of densely populated areas and environmentally sensitive zones, as observed in the USA, Canada, and Australia.

The European authorities have already published studies demonstrating these risks. They are aware of the numerous scientific and peer-reviewed studies warning about the multiple and worrying impacts attached to this industry. However, it seems that policymakers appear of a mind to ignore all these significant facts. Further to this, even the opinions of directly affected populations are being brutally ignored.

The current legal situation in the EU does not guarantee a mandatory EIA for the exploration and extraction of UFFs throughout Europe, and represents a permanent violation of European environmental policy principles, of regional planning goals and of fundamental European democratic values. This essential requirement would have necessitated baseline studies before the commencement of new projects and would have guaranteed better inclusion of local communities in the decision-making process.

The UFF framework that will be announced by the European Commission is just a set of non-binding recommendations that goes against the results of its own impact assessment requiring legislative actions. Thanks to the joint action of Mr. Barroso and countries such as the UK, Poland, Romania, Czech Republic and Hungary, the EU are opening the doors to a poorly regulated and heavily polluting industry. The promises made to “develop an EU framework for safe and secure unconventional hydrocarbon extraction” will not be kept.

The above arguments, backed up by evidence, have been expressed on many occasions by groups of concerned citizens and environmental organisations, particularly with regard to the Korbach Resolution.

It appears that our politicians do not wish or are not prepared to take these arguments into consideration. This is a serious denial of democracy and a clear sign that the balance is tipping in favour of uncertain short-term and environmentally damaging financial gain, at the cost of long-term public health and sustainable environment. In addition, we have noted that there is some corruption at local level.

Local communities have been plunged into distress and insecurity, with violations of human rights and repression, as recently in Pungesti (Romania), Zurawlow (Poland) and Barton Moss (Great Britain); and trust in the European Union is vanishing fast.

This state of affairs needs to be taken into consideration as part of the review of the EIA Directive, and also in the negotiations on CETA and TAFTA, as these agreements are being negotiated in absolute secrecy. This cannot be tolerated by the EU Parliament, EU Council and EU Commission.

The Commission announced a “non-binding framework” on shale gas. What will be the flexibility when taking into account the huge pressure from investors and the energy industry? Regarding CETA and TAFTA, it is becoming increasingly evident that REACH is in their sights. However, this regulation is the tool that prevents industries from doing just about anything, especially in the chemical sector, which makes products for the mining industry. We also note that the arbitration rules between firms and states, encouraged by the Energy Charter Treaty, is one that is best suited to the investors. Investors may challenge environmental legislation purely on the basis that it represents an obstacle to their investments and thus their profits. This may result in:


Payment of considerable financial compensation to companies, which is then taken from individual member state budgets;

A free- trade system that takes its lead from the Energy Charter Treaty, and completely favours the private sector and investors over public interest and member state sovereignty;

For all the reasons detailed above, we solemnly call upon the members of the European Council, the Commissioners and the Members of the European Parliament to take action now, in the best interests of their member state populations and all EU citizens. Denying the facts previously described would mean that European policymakers are ready to accept the harmful effects of fracking for the immediate future and for future generations.

Members of the European Parliament, you must act decisively and with clarity so that the law is unambiguous. This Environmental Impact Assessment is required for the life cycle of the well and should come into force prior to any exploration or construction activity (pad construction, drilling, cementing, casing, wire line logging, etc.).

Considering its numerous impacts, the use of fracking techniques for the exploration and exploitation of fossil fuel energy sources should be subject to a mandatory Environmental Impact Assessment.

Members of the European Council, Mr. President of the European Commission, and Commissioners,
national Heads of States and Ministers concerned, you should definitely act for the removal of an ISDS (Investor State - Dispute- Settlement) within CETA/TAFTA because it torpedoes our judicial systems and it can be used to attack the already political enacted environmental policy objectives, climate change and energy targets, consumer protection and legal principles of the European Union, and the exception on the REACH regulation which, if anything, should even be strengthened.


Friday, December 6, 2013

Proteste antifracking in Romania: un esempio per tutti














Qui altre foto e link aggiornate quotidianamente.

Su facebook.

A suo modo, una bellissima storia di democrazia e di resistenza dalla Romania.

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Le proteste dei rumeni contro in fracking da parte della Chevron continuano - un altra storia di prepotenza e di petrolieri.

Ad Ottobre 2013 la Chevron aveva iniziato i suoi lavori di fracking nel nord est della Romania. C'erano state gia' allora proteste e scontri con la polizia, dopo che alcuni contadini si erano accampati nei siti da trivellare in segno di protesta.

Siamo a Pungesti - la Chevron vuole trivellarla, la gente vuole coltivare la terra.

E' stato a suo tempo una cosa a suo modo molto bella - la gente e' andata fin da Bucarest ad accamparsi con i residenti di Pungesti per solidarieta', da tutto il mondo sono arrivati messaggi di supporto e c'e' stato l'eroico Monsignor Vasile, che da arcivescovo e' diventato attivista.

I residenti sono riuscita a tenere duro per un paio di mesi, ma lunedi' 2 dicembre la polizia e' intervenuta di nuovo, con la violenza, bloccando la strada verso la citta' principale, Vaslui, e arrestando circa 40 persone. Alcune di loro sono state malmenate.

“The police arrived, they beat us and dragged us away. They forced us out of the camp we had set up and blocked the road, not even school buses are allowed to pass” Elena Privac

"Military Police have blocked all access roads to the city . Twenty people were beaten up now . There patrols constantly, everywhere, who intimidate and threaten the population. They force small shops to close, and intimidate anyone who tries to help. The children can not go to school , the sick can not go to the doctor . Access Press is strictly prohibited ! Some residents said they had been beaten while they were collecting firewood in their own forest. It's like living under occupation in wartime ! Please help us, and share this information!".
Domintean Zina

Ai giornalisti non e' stato permesso l'accesso. C'erano circa 1000 agenti di polizia. Alcuni residenti riportano che alcuni dei poliziotti sono andati nelle scuole a dire ai bimbi che se non dicevano ai propri genitori di essere favorevoli al progetto Chevron, avrebbero avuto voti bassi. 

 La cosa interessante e' che il campo dove erano accampati era di proprieta' privata. Della Chevron uno direbbe? 

No, di privati contadini.

Il primo ministro Victor Ponta dice e' tutto legale. 

Agli arrestati sono poi state date multe che variavano dai 50 ai 370 euros - l'equivalente di un mese di stipendio per il rumeno medio.

E come in Ottobre molte persone, molti attivisti sono scese in piazza a Bucarest e hanno lanciato una petizione " Stop Chevron and police abuse in Pungesti” con le firme da mandare all'Unione Europea. In un giorno hanno raccolto quasi 19,000 firme.

La petizione dice

“This abusive intervention is without precedent in a democratic Romania and it follows two months of continuous harassment and intimidation of the local community. It is an irresponsible, dangerous attack on human and civil rights, as recognized worldwide."

Si puo' firmare qui.


E la Chevron? 


La Chevron dice che la loro priorita' e' di “conduct these activities in a safe and environmentally responsible manner".

Evidentemente, non sanno che e' impossibile.
 Che peccato, perche' i contadini rumeni lo sanno invece.

Sulla stampa italiana, tutto tace.
Forse e' questo il "fracking in Europa" che si auspica il governo Letta.



Thursday, June 13, 2013

A proposito di stoccaggi



Ogni tanto mi imbatto in interessanti articoli di petrolieri di vario assortimento. Dal sito di Assomineraria trovo allora questo bell'articolo di Francesco Guidi del 2006 che si intitola "L’evoluzione degli stoccaggi del gas naturale in Italia, in un contesto europeo", scritto dopo che l'autore ha avuto "una conversazione" con l'amministratore delegato della Stogit, Adelmo Schenato.

Il sottotitolo proclama:

L'Italia è all'avanguardia in Europa nel campo degli stoccaggi dato che il suo primo risale al 1961. Da allora è stato un crescendo, utilizzando campi esauriti. Potrebbe funzionare da stoccaggio
del gas per l'intera Europa.


Per l'intera Europa?

Per l'intera Europa???

Per l'intera Europa??????

Ma... quanti campi e quanti pozzi di stoccaggio dobbiamo fare in questa nazione?

E' bene allora ricordare un po di cifre.

In Europa si sono consumati (dati 2012) circa 466 miliardi di metri cubi di gas in totale.  

Fra i paesi principali, l'uso e' stato ripartito cosi: Italia 78 miliardi, Germania 100 miliardi, Francia 50 miliardi, Inghilterra 94 miliardi, Spagna 36 miliardi.

Invece in Italia abbiamo sottoterra gia' circa 14 miliardi di metri cubo di gas, stoccati in 352 pozzi e 15 concessioni che vanno da nord a sud e che bastano per 2 mesi di fabbisogno nazionale.

Non e' allora ben chiaro che significa che dobbiamo diventare lo stoccaggio dell'Europa tutta.

In che modo si pensa di farlo?  Se attualmente ne stocchiamo 14 miliardi e in Europa se ne usano 466
come esattamente pensiamo di diventare l'hub di tutta Europa? E quanti altri pozzi dobbiamo fare - e soprattutto, dove??

Poi se si continua a leggere vengono fuori dei dati interessanti:

Secondo uno studio dell’Autorità di regolazione austriaca, le tariffe di stoccaggio in Europa sono state mediamente nel 2005 di 5,58 centesimi di euro per metro cubo di WGV (Working Gas in Vo-
lume).

Andando da un massimo di 10,8 centesimi della Ruhrgas (Germania) a un minimo di 3,1 centesi-
mi della Mol (Ungheria).

Quelle italiane praticate dalla Stogit, secondo le norme fissate dalla nostra Authority, sono state di 2,1 centesimi di euro al metro cubo per il 2005, che scenderanno a 1,9 centesimi nel 2006/2007.

In generale si è voluto privilegiare il mantenimento di bassi costi del servizio, rispetto a un’espansione delle facilities che richiedono maggiori investimenti e quindi remunerazioni più adeguate. 

Cioe' la media europea e' di 5.6 centesimi per metro cubo, e noi siccome siamo furbi stocchiamo gas - in un territorio ballerino, fragile, densamente abitato per 1.9 centesimi al metrocubo? Anche di meno del prezzo dell'Ungheria?

Che paese, veramente.



Saturday, September 11, 2010

ENI: Priolo e propaganda




... a special emphasis on the values that have always
been an intrinsic part of who we are

ENI - 60 anni di inquinamento

A giudicare dal sito web dell'ENI pare che siano una compagnia di benefattori dell'umanita'.

Promuovono l'African day. Promuovono un festival di musica internazionale detto Mito, a Milano e a Torino. Promuovono il Don Carlo di Giuseppe Verdi alla Scala. Promuovono una mostra di Caravaggio. Promuovono il mondo delle macchine da corsa. Hanno pure un sustainability report.

La parola petrolio non compare mai sul loro sito, come se producessero strumenti musicali. Bisogna andare su un link microscopico e cliccare su vari siti per arrivare alla pagina "Litigation", che significa cause in corso, e dove c'e' scritto

Eni is involved in civil and administrative proceedings and legal actions related to the normal pursuit of its businesses. The following tables indicate current suits concerning environmental issues and suits concerning Antitrust and Regulatory affairs.

L'ENI e' coivolta in processi civili e amministrativi collegati alle NORMALI attivita' del suo business. Le seguenti tabelle indicano tutte le cause ambientali e collegati all'Antitrust e agli affari regolatori.


Segue una tabella di cause in tutta Italia e nel resto nel mondo. Ma la cosa interessante e' che dicono che questo e' NORMALE.

L'ENI pensa cioe' che sia NORMALE praticare in Nigeria il gas flaring, con le quali i suuoi uomini bruciano gas residui del petrolio fra i villaggi, lasciando i nigeriani nella poverta' assoluta, avvelenando i loro campi e la loro pesca. L'ENI pensa che sia NORMALE che sia stata condannata a piu' di 250 milioni di dollari di multa per tangenti in Nigeria.

Tanto c'hanno l'African day.

L'ENI non menziona da nessuna parte nel suo sito che sono stati condannati dall'Unione Europea a ripulire il mare siciliano, dopo averlo inquinato per anni, negando e ostinandosi ad affermare il contrario.

La notizia e' circolata solo sei mesi fa, e non ricordo di averla letta sul nessuna testata nazionale. In Lussemburgo infatti, il 9 Marzo 2010, la corte di giustizia della corte europea ha affermato che l'ENI e la sua associata Syndial - ex Enichem - devono pagare per ripulire il mare di Priolo-Augusta-Melilli che hanno inquinato per decenni.

La corte europea ha affermato che anche se non si puo' provare esattamente che l'inqunamento e' dovuto a ENI e compari, queste ditte devono pagare lo stesso secondo del principio di "chi inquina paga".

La causa andava avanti da tanto tempo. In precedenza, l'ENI, la Syndial e la Erg avevano fatto ricorso dicendo che siccome non c'e' mai stata nessuna investigazione formale non e' possible stabilire un legame definitvo fra le loro "attivita'" e la contaminazione del mare a Rada di Augusta.

Ma l'Europa gli ha detto: beh, siccome siete cosi vicino alle zone inquinate e siccome la monnezza tossica dei mari siciliani e' roba usata nelle raffinerie, allora e' molto probabile che i colpevoli siete voi, e dunque pagate.

Questo vale anche per l'inquinamento futuro che potrebbero causare in Sicilia, e apre le porte a decisioni simili per altre zone inquinate d'Italia, fra cui la laguna di Venezia e Napoli.

L'ERG non ha avuto nulla da dire, e nemmeno l'ENI. Meglio far finta di niente e pensare a Caravaggio. La mia domanda e' pagheranno davvero? Puliranno davvero il mare? Qualcuno controllera'?

L'ENI sta li dagli anni cinquanta, ed e' da almeno trenta anni che i tassi di cancro, di bambini con deformazioni e di malattie in generale aumentano nel triangolo della morte siciliano fra Augusta-Priolo-Melilli, ma questo all'ENI non gli interessa.

Interessa ancora meno ai politici italiani, che non controlleranno, non interverranno, non faranno gli interessi degli italiani.


Fonti: Earth Times, Ecoblog