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Thursday, March 14, 2019

La Shell a lasciare 64 mega-container di rifiuti petroliferi tossici radioattivi nel mare






Credo di averne predicato per anni: che fare dei rifiuti petroliferi usati per trivellare?

Finora nessuno ha trovato la risposta giusta, e c'e' chi li spande in agricoltura, o fra i sali contro il ghiaccio, o chi li seppellisce sottoterra. E la risposta giusta non si puo' trovare perche' non esiste.

Non e' possibile smaltire questa roba in modo soddisfacente.

Punto.

Ora arriva La Shell, degna amica dell'ENI, che annuncia che vuole lasciare dei contentitori pieni di rifiuti petroliferi radioattivi in ben 64 contentitori... sul fondo del Mare del Nord del Regno Unito.

Della serie, occhio non vede, cuore non duole.

E' una cosa importantissima perche' apre un pericolosissimo precedente. 

Infatti le autorita' europee stanno vagliando questa proposta della Shell:  una esenzione alle stipulazioni, alle prescrizioni e ai documenti di valutazione ambientale secondo cui *l'ambiente deve tornare allo stato iniziale* dopo le trivelle. Anche le leggi del Regno Unito, dove questi contenitori si trovano dicono la stessa cosa. Cioe' che l'ambiente deve tornare come era.

Ovviamente lasciare 64 contenitori pieni di petrol-monnezza, tossica e radioattiva, non e' certo lasciare il sottofondo marino nello stato originale!

E non parliamo di barattoli della Coca Cola. Parliamo di 64 mega container, ciascuno dei quali e' della dimensione di *sette* piscine olimpiche, con materiale tossico, corrosivo e radioattivo dentro di cui nessuno davvero conosce la composizione esatta, neanche la Shell.

Ora, la Shell certo dice che si tratta di materiale bene isolato dal mondo esterno, in contenitori ermeticamente sigillati, con triplo-quadruplo-quintuplo strato di cemento, resistente alla kriptonite, tutto biodegradabile, tutto sottovuoto, tutto perfetto... tuttapposto.

Dicono che la soluzione migliore e' di lasciare tutto li e che questo portera' al massimo ad un impatto “moderate negative”.

Ehh?

Della serie: sfacciate bugie per risparmiare i costi della decommissione!
La realta' e' ben diversa da queste balle della Shell, e che invece il materiale solido e liquido, petrolio, materiale chimico, radioattivo e tossico, dentro questi container ha sempre il rischio di perdite, di falle, di crepe e che invece che lasciare tutto nel mare, sarebbe il caso di smaltire tutto e che lasciassero il mare cosi come l'hanno trovato.

Quanti anni pensano che i loro perfetti contentiori dureranno?

E questi perfetti contenitori magicamente non obbedieranno alle leggi della fisica, della chimica, del tempo che tutto disintegra, e degrada?

Quanti soldi hanno portato su quelli della Shell e i loro investitori dalle trivelle?

Non e' il caso di spendere parte dei profitti per curare il mare che li ha cosi generosamente fatti arricchire?

Come sempre, la petrol-monnezza e' sempre caratterizzata da composti radioattivi perche' viene usato materiale radioattivo nelle miscele, ma anche perche' i residui dei fanghi e i fluidi di perforazione contengono uranio, thorio e radio che arrivano dalle viscere della terra, e che sono noti come NORM (Naturally Occurring Radioactive Materials). Per capire di cosa parliamo, nel solo Regno Unito ogni anno arrivano 300 tonnellate di questi NORM da smaltrire, la meta' dei quali arriva dall'industria petrolchimica.

Ecco cosa dicono quelli della Shell:

"After years of study and independent verification we know the sediment in the concrete cells contains no significant amounts of non-biodegradable compounds and will be safely contained for several hundred years. Independent laboratories have scrutinised the samples finding only very low levels of Norm, which were below the level of scientific concern.”

Bla bla.

Questa roba e' invece tossica e anzi, i rifiuti petroliferi nello specifico sono stati correlati con tumori alle ossa.

Ma poi, se proprio e' tutto cosi tuttapposto, perche' non mettere queste cose nella loro sede principale? Nelle loro case? Nelle stanze da letto dei loro figli? Gli oceani non sono l'immondezzaio della Shell.




Tuesday, August 29, 2017

Houston, l'uragano Harvey le raffinerie e la puzza


Due esplosioni presso un impianto petrolchimico in Texas a causa dell'uragano Harvey. Altri scoppi in previsione. Il CEO della ditta coinvolta, la Arkema, dice che non c'e' “nessun modo di prevenire" altre esplosioni e immissione di sostanze tossiche in atmosfera.

Cosa e' successo? Si producono qui composti chimici per uso in materiali plastici. Questi composti con le alte temperature possono decomporsi e prendere fuoco.

A causa dell'uragano e' andata via la corrente,  i sistemi refrigeranti sono saltati, i generatori di riserva non ce l'hanno fatta e ... voila', questi composti chimici sono stati lasciati al loro destino. E il loro destino e' di esplodere. 

L'impanto e' allagato e le due esplosioni sono state in uno dei nove stabilimenti associati alla Arkema. Gli altri otto esploderanno anche loro, si prevede, perche' non c'e' niente che possa fermare la chimica, e i frigoriferi non torneranno in funzione a tempi brevi.

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Le raffinerie chiuse e le emissioni fuori dal normale





Altre immagini di Houston














Air pollution is one of the unseen dangers of the storm
Elena Craft, Environmental Defense Fund

In questi giorni Houston ha veramente dei problemi, l'uragano Harvey ha allagato varie parti della citta', ed e' emergenza un po ovunque, specie per le persone piu' fragili. Le immagini delle persone della casa di riposo sottacqua sono state davvero tristi da guardare e la domanda e' sempre: possibile che non ci si poteva arrivare preparati?

Ci sono tanti commentari da fare, una citta' super cementificata, come lo sono molte delle nostre citta' moderne, dove l'acqua non sa dove defluire, il sindaco che non aveva mandato allarmi e ordini di evacuazioni, i cambiamenti climatici, Trump che elimina le protezioni contro le alluvioni imposte da Obama tre giorni prima dell'arrivo di Harvey. 

I danni sono stimati essere fra i 30 e i 100 milardi di dollari.

Ma in altre parti della citta' c'e' un altro problema a parte l'acqua.

E' la puzza.

Puzza di roba chimica che arriva dalle raffinerie della petrol-citta' d'America per eccellenza.

Puzza di petrolio.

Puzza di idrogeno solforato.

E con la puzza arrivano mal di testa, nausea, irritazioni al naso e alla gola, attacchi di asma, e mal di cuore.  Siamo nelle comunita' accanto alle raffinerie ad East Houston e nessuno puo' scappare perche' non c'e' posto dove scappare. L'acqua e' dappertutto e in alcune aree arriva a un metro e mezzo.  E quindi chi vive in queste zone e' costretto a respirare monnezza, oltre che ad avere l'acqua alla gola.

Anzi, ci sono ordini da parte della citta' di restare chiusi in casa!

Per capire la portata del'evento basti pensare che il 25% di tutto il petrolio USA viene da qui, come pure il 40% dei materiali chimici usati per l'agricoltura, come i fertilizzanti, il 44% dell'etilene e il 50% del combustibile aereo.

La Shell, la Exxon, Phillips 66, la Marathon, la Petrobras, Flint Hills, Valero, Citgo, hanno tutte chiuso.

E di solito quando si chiude, specie in condizioni di emergenza, si emettono sostanze tossiche in atmosfera in quantita' superiore alla norma, anche rispetto a quanto previsto dalle leggi.  E ci sono qui raffinerie a non finire, tutte chiuse per emergenza.

E chi vive li lo sa. La gente riporta di colonne nere di fumi tossici visibili dalle raffinerie. La puzza sa di gomma bruciata e di sostanze metalliche.

Anzi, il gruppo Environment Texas calcola che circa mezzo milioni di chilogrammi di sostanze tossiche siano state rilasciate in atmosfera. 

In realta' scienziati e ambientalisti avevano gia' da molto predetto il mix micidiale di uragani e petrolio.  Come da copione, la Exxon riporta danni ingenti alla sua raffneria di Baytown e che il tetto di una delle sue infrastrutture e' crollato.

Le emissioni, secondo i dirigenti, cesseranno Venerdi. Cioe' dopo quasi una settimana!

Interesante che una corte del Texas ha ordinato alla Exxon di pagare $20 milioni di multe per violazioni contro gli standard di emissioni, e per avere immesso circa 5 milioni di chilogrammi di inquinanti in atmosfera. 

Fra il 2005 e il 2013 la Exxon ha violato le leggi sulle emissioni in atmosfera ... per 16,386 volte.
Si, 16 mila volte!

Chi vive qui?

Come si puo' immaginare, non certo le persone ricche, quanto comunita' disavvantaggiate. E' sempre cosi. La poverta' economica spesso si trasforma anche in poverta' della qualita' della vita, in questo caso ambientale.

Morale della favola?

I petrolieri hanno causato i cambiamenti climatici. L'uragano Harvey potrebbe o non potrebbe essere stato a causa dei cambiamenti climatici, anche se e' noto che una delle conseguenze dei cambiamenti climatici e' l'intensificazione degli eventi "estremi". L'uragano colpisce il cuore dell'America petrolifera.

Chi paga il prezzo e' sempre il cittadino comune.












 

Saturday, August 29, 2015

La monnezza della Shell nel parco dei cervi





Houston, impianto Shell dal nome bucolico -- Parco dei Cervi. Deer Park.
Solo che invece di cervi ci sono ... taniche di stoccaggio di petrolio e affini. E incidenti.

E infatti qui,  la Shell "per sbaglio" ha rilasciato in atmosfera 180 tonnellate di butadiene, secondo il Texas Commission on Environmental Quality per varie ore senza che nessuno se ne accorgesse.

In butadiene e' un cancerogeno che cause leucemia e malattie cardiovascolari. Si diffonde facilmente nell'aria - e' presente anche nel gas di scarico delle automobili - ma i quantitativi nel Parco dei Cervi sono fuori da ogni norma. Vivere entro un raggio di due miglia da impianti che emettono butadiene in modo constante causa alti rischi di leucemia.

Uno degli impianti di stoccaggio di Deer Park si e' riempito di liquidi tossici e infiammabili, secondo la stessa Shell. Nessuno se n'e' accorto e a un certo punto, giunti al limite di capacita', le valvole di sicurezza hanno iniziato a rilasciare vapori in atmosfera. E' durato per un po', e sono finiti in atmosfera 180 tonnellate di vapori tossici al contenuto di butane, vinylacetylene e appunto butadiene.

Questo e' invisible e la gente non se ne accorge.

Ma gli strumenti si che se ne accorgono ed ecco che le centraline registrano picchi di butadiene attorno alla citta' di Houston. 

Il limite era di 0.4ppb. Hanno registrato 34.60ppb.

Un fattore 85 in piu'.

Monday, April 21, 2014

Monezza e incendi petroliferi - Frosinone e Campobasso



La messa di Pasqua sulle coste della Louisiana per ricordo delle vittime dello scoppio della Deepwater Horizon, 20 Aprile 2010






Monnezza petrolifera dagli anni '60 ad oggi - Molise
dal sito Primonumero.it


Qui i pozzi-immondezzai 

Qui i pozzi di provenienza



Scoppio di pozzo petrolifero a Frosinone


Sono passati quattro anni esatti dallo scoppio nel Golfo del Messico, e moltissimi sono i problemi che ancora affliggono le popolazioni locali, macchie di petrolio che ogni tanto ricompaiono a galla, problemi alla pesca e alla salute dei residenti, sebbene la BP abbia speso finora 24 miliardi di dollari per la pulizia.

Ne abbiamo parlato tante volte: si pensa che sia tutto risolto nel golfo, che e' tuttapposto dappertutto, mentre invece scoppi e perdite ci sono tutti i santi giorni, di entita' piu' lieve certo che quello della Louisiana del 2010, ma sono frequenti ed immancabili.

La cosa triste e' che delle conseguenze di tutta questa monnezza e di tutto questo petrolio che finisce in mare, nelle falde, nei terreni, si sentiranno per anni ed anni ancora a venire.

Ed e' qui il punto - occorre prevenire oggi di modo che fra 20 o 30 anni non ci sia da combattere con nuove terre dei fuochi, nuova morte e nuovo dolore.

Intanto ecco vicende petrolifere d'Italia.

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Inziamo in Molise, dove le autorita' hanno trovato materiale radioattivo di origine petrolifero in alcuni pozzi dismessi. La cosa non mi stupisce affatto, e diciamo che sono sicura che ovunque cercheranno monnezza petrolifera, la troveranno.

Perche' se lo fanno in Norvegia, come possono non farlo in Italia?

Siamo a Cercemaggiore, in provincia di Campobasso, dove in alcuni pozzi di 3000 metri di proprieta' della Montedison, l’Arpa Molise ha registrato tassi di radioattivita' dieci volte superiore ai limiti legali. La radioattivita' si e' sparsa per un raggio di circa un chilometro nella vallata attorno ai pozzi.

E cosa c'era dentro questi pozzi di morte?

C'erano "acque reflue" di scarto con monnezza che venivano in parte da Melfi, in Basilicata, dove la Montedison sfruttava otto pozzi di petrolio nella concessione Masseria Spavento.

A Cercemaggiore c'erano, secondo le schede dell'Unmig, tre pozzi esplorativi di cui uno a gas (Santa Croce 001), uno ad olio (Cercemaggiore 001), e uno sterile (Cercemaggiore 002).  La radioattivita' maggiore e' registrata attorno a Santa Croce 001.

Questi tre pozzi risalivano agli anni '60, e secondo Salvatore Ciocca, consigliere regionale del Molise, dal 1962 fino al 1988 - cioe' per 26 anni - non sono mai stati eseguiti controlli ne su cio' che ci finiva dentro ne su cio che si estraeva.

Per 26 anni!

Secondo la ricostruzione di Primonumero.it, i pozzi vennero aperti nel 1962 e dopo la fine delle attivita' estrattive e di esplorazione, in cui il petrolio veniva mandato a Taranto, si passo' al riempimento con material di scarto da Melfi.

Nel 1981 si passa a reiniettare 120 mila metri cubi - 120 mila litri -  di fluidi di scarto dalle estrazioni di petrolio nel pozzo Cercemaggiore 001.  Il Consiglio comunale della citta' di Cercemaggiore si oppose perché "le acque erano putride a causa del funzionamento abusivo del pozzo" ma il riversamento ando' avanti lo stesso.

Chissa' che schifo c'era li sotto. Bleah.
la reimmissione dei fluidi associati alla produzione di idrocarburi liquidi per 120mila metri cubi nel pozzo denominato Cercemaggiore 1 del cantiere estrattivo Capoiaccio, indicando le misure di controllo continuo delle operazioni per seguire le evoluzioni dell’intasamento e gli eventuali effetti. In quell’anno era la stessa Regione che era autorizzata ad effettuare i controlli.
Secondo   la delibera del 26 del 21 aprile 1981    il Consiglio comunale si oppose perché nelle acque erano putride a causa del funzionamento abusivo del pozzo. Ma il parere del Comune non venne preso in considerazione.
- See more at: http://www.greenreport.it/news/energia/pozzi-radioattivi-cercemaggiore-si-teme-il-disastro-ambientale/#sthash.xlYndUYZ.dpuf
la reimmissione dei fluidi associati alla produzione di idrocarburi liquidi per 120mila metri cubi nel pozzo denominato Cercemaggiore 1 del cantiere estrattivo Capoiaccio, indicando le misure di controllo continuo delle operazioni per seguire le evoluzioni dell’intasamento e gli eventuali effetti. In quell’anno era la stessa Regione che era autorizzata ad effettuare i controlli.
Secondo   la delibera del 26 del 21 aprile 1981    il Consiglio comunale si oppose perché nelle acque erano putride a causa del funzionamento abusivo del pozzo. Ma il parere del Comune non venne preso in considerazione.
- See more at: http://www.greenreport.it/news/energia/pozzi-radioattivi-cercemaggiore-si-teme-il-disastro-ambientale/#sthash.xlYndUYZ.dpuf

Antonio di Pietro commenta: «Tutti sapevano dei camion che attraversavano i paesi del Molise, ma nessuno ha mai saputo cosa contenessero  i container, mentre il materiale veniva nascosto nei pozzi e poi ricoperto con il cemento».

Ma di grazia, possibile che in tutti gli anni in cui lei e' stato al governo non le sia venuto in mente di controllare?

Qui la ricostruzione della storia come fatta dal quotidiano molisano Primonumero.it
Monnezza radioattiva petrolifera di cinquanta anni fa che viene fuori solo ora.
Chissa' quanta altra ce n'e' sparsa per le campagne e i pozzi dismessi d'Italia.
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Passiamo al Corriere - Roma che riposta che a Ripi, nei pressi di Frosinone c'e' stato un incendio presso un pozzo petrolifero nella concessione Strangolagalli il giorno 18 Aprile 2014.

Da alcune sterpaglie si sono sparse delle fiamme che sono giunte a chiazze di petrolio (che ci facevano le chiazze di petrolio a cielo aperto??) e si e' creata una colonna di fumo nero di cinquanta metri.  Sono stati bruciati trecento litri di petrolio - pare che ci sia stata una perdita lungo la conduttura che collegava i pozzi dai serbatoi.

I pozzi, circa una trentina di cui quattordici attivi, sono operati dalla Pentex Italia: si estraggono qui circa 1520 barili al giorno.  In Italia ne consumiamo un milione e mezzo al giorno -da Ripi arriva lo 0.1% del fabbisogno nazionale.

La Pentex Italia ha sede in Birksheads House, in Inghilterra ed una sede secondaria a San Giovanni di Ripi, in provincia di Frosinone.

Tutta salute, eh?





Sunday, October 6, 2013

Tutti i numeri del fracking made in the USA, 2012

 “The numbers don't lie.  
Fracking has taken a dirty and 
destructive toll on our environment".
John Rumpler, Environment America 

Il giorno 3 ottobre 2013 the Environment America Research and Policy Center ha pubblicato un rapporto dal titolo "Fracking by the Numbers,"che raccoglie tutti i dati sul fracking negli USA.
Eccoli:
 280 miliardi di galloni di acqua di scarto generata nel solo 2012, 
fanno 1000 miliardi di litri di monnezza tossica
450,000 tonnellate di inquinanti dispersi in atmosferanel 2012

250 miliardi di galloni di acqua potabile usata dal 2005
fanno 1000 miliardi di acqua che non torneranno piu' potabili
360,000 acri di terreno inquinato dal 2005

100 millioni di metri cubi di materiale che 
causa cambiamenti climatici emessi in atmosfera

Sono numeri da capogiro.

Tutto questo ha conseguenze gravi sui residenti, che si ammalano di vari problemi di salute, sulla contaminazione di acqua potabile da ogni genere di monnezza, sugli animali, sulle strade rovinate dal passaggio ripetuto di mezzi pesanti.
Le conslusioni del rapporto sono disarmanti.

Given the scale and severity of fracking’s myriad impacts, constructing a regulatory regime sufficient to protect the environment and public health from dirty drilling seems implausible. In states where fracking is already underway, an immediate moratorium is in order. In all other states, banning fracking is the prudent and necessary course to protect the environment and public health.

Data la portata e la gravita' della miriade di problemi collegati al fracking, la realizzazione di un regime di regolamentazioni che possa proteggere l'ambiente e la salute pubblica dalle trivelle appare non plausibile. Negli stati dove il fracking e' gia' in atto, una moratoria immediata e' necessaria. Negli altri, il divieto totale e' la scelta prudente e necessaria per proteggere l'ambiente e la salute pubblica.

E Obama?

Obama che e' pur sempre un politico, sta ancora considerando la possibilita' di aprire terreni federali pubblici alle trivelle.  Fra questi posti il White River National Forest in Colorado e il Delaware River basin, che danno da bere a 15 milioni di persone.

Ci sono stati oltre UN MILIONE di commenti e di osservazioni di contrarieta' e ci si auspica che Obama ascolti la voce della ragione e del buon senso.

Un milione di commenti.

Il documento si conclude cosi:

The numbers on fracking add up to an environmental nightmare. For our environment and for public health, we need to put a stop to fracking. It’s time for our federal officials to step up; they can start by keeping fracking out of our forests and away from our parks, and closing the loophole exempting toxic fracking waste from our nation’s hazardous waste law.

I numeri sul fracking sono un incubo ambientale. Per il nostro ambiente e per la salute pubblica, occorre fermare il fracking. E' ora che i nostri pubblici ufficiali si diano una mossa. Possono iniziare con il tenere fuori il fracking dalle nostre foreste e dai nostri parchi e nel chiudere le scappatoie che esenzionano la monnezza tossica del fracking dalle leggi sui rifiuti speciali e nocivi.


Tuesday, August 31, 2010

Ortona e la monnezza petrolifera


** Prepariamoci ad un altro round di osservazioni veloci su questo progetto. Un testo e' qui. E l'altro e' qui. Certe volte mi chiedo se gli ortonesi se lo meritino davvero. **

Questa fa paura e ribrezzo. Dopo l'impianto Eco-petrol di Lucio Petrocco a Civitacquana eccone un altro, ad Ortona, proposto dalla ditta Nervegna Autotrasporti.

Quello che vogliono fare e':

Stoccaggio di petrolio, prodotti petroliferi, petrolchimici e chimici pericolosi, ai sensi della legge 29 maggio 1974, n. 256, e successive modificazioni, con capacità complessiva superiore a 1.000 m3.

Trattasi del coke di petrolio - un prodotto di scarto del petrolio. La prima cosa che dicono e' che non vogliono sottostare alla VIA perche' stoccheranno meno di 40,000 metri cubi di questa robaccia. Dall'altra parte invece vogliono stoccare cereali, soia e sale. Cioe' da un lato monnezza petrolifera - pericolsi e speciali - dall'altro cereali. Chissa come saranno buoni quei cereali!

Dicono proprio cosi, come se fosse la cosa piu normale del mondo trattare cereali e coke assieme:

La Società F.lli Nervegna Autotrasporti S.r.l. al fine di migliorare la gestione della propria attività e dei servizi offerti in ambito portuale, intende realizzare un deposito di cereali, farine di soia, coke di petrolio, carbone, materiali inerti, sale e argille. Il deposito sarà finalizzato allo stoccaggio delle merci movimentate nell’ambito della attività portuale.

Dicono pero' che eviteranno "stoccaggi promiscui".

L'impianto dovrebbe sorgere in contrada Tamarete. Il coke sara' stoccato a

CIELO APERTO SU SPAZIO DI 100 metri per 30 metri.

Pero' siamo tutti tranquilli perche' ci fanno pure la stradina per gli eventuali mezzi di soccorso e/o antiincendio. Se scoppia qualcosa abbiamo la strada, come la corsia d'emergenza.

Se ci saranno acque contaminate dopo le pioggie, non bisogna avere paura perche' tutto verra' mandato in un altra vasca dis-oleatrice, disegnata per i primi 4 millimetri di pioggia.

E se piove di piu'? Beh, verra' tutto deviato - non si sa come - presso un altro pozzetto e mescolato alle acque "bianche" usate per poi per spegnere gli incendi, oppure mandate alla rete fognaria per la depurazione. Siccome i depuratori funzionano bene in Abruzzo e' tutto perfetto.

Non oso immaginare lo schifo.


I clienti petrolieri sono l'ENI, la Edison Gas, la Maersk, la Halliburton, la Schlumberger.
Tutti noti ormai a noi Abruzzesi. La Schlumberger e' una ditta che usa materiale radioattivo per trivellare, la Maersk costruisce centri-oli a mare che scoppiano, la Halliburton, beh, era controllata da Dick Cheney, grazie al quale dobbiamo la guerra in Iraq.

I lavoratori-operai previsti dai Nervegna "non piu di cinque" dovranno fare tutti i corsi per sapere come fare in caso di incidenti, scoppi, evacuazioni.

L'idea e' questa: tengono la robaccia sul porto per un po, poi la trasferiscono con camion
(notare che il proponente e' l'azienza autotrasporti Nervegna!) nei campi di Tamarete. Oltre a lui ci si avvallera' della collaborazione della Buonefra, della Fratino.com, della Setra, dell'Ecotec e di Ortona Ambiente.

Ma cosa c'e' dentro il coke?

Siccome e' la monnezza petrolifera, ci sono dentro arsenico, vanadio, bario, cobalto, cadmio, cromo, mercurio, zolfo e piombo. Ci sono dentro idrocarburi policiclici aromatici, fra cui benzene. Si sprigionano vapori di diossido di zolfo (che puzza e fa venire le pioggie acide). Infine, siccome e' tutto a cielo aperto sicuramente si sprigioneranno particelle fini e polveri tossiche che finiranno dritte nei polmoni della gente. Molta di questa roba e' cancerogena.
Un bell'elisir di vita.

Insomma, vogliono stoccare a cielo aperto roba tossica!

Interessante che dicano che vogliono partire con 18 mila metri cubi di monnezza, per un totale di 75 mila tonnellate l'anno di pet-coke. A 40 mila scatta la VIA. Loro quindi fanno questa richiestina-ina al comune per soli 18 mila metri cubi, evitano la VIA, e poi magari avranno il via libera per fare quel che vogliono, anche ingrandirsi.

E' uno schifo.

La cosa che mi fa piangere, o ridere, e' che quando si leggono i progetti dei petrolieri, dicono sempre che la monnezza tossica sara' smaltita in "appositi impianti". Beh, eccoli qui gli appositi impianti. Sulla nostra riva, nei nostri campi, assieme ai cereali.

E' la stessa cosa del centro oli, del centro oli a mare, delle raffinerie. Questi vengono, e trattano la nostra costa come un repositorio di immondizia di vario genere.

A chi giova tutto questo?

Cosa c'ha da guadagnarci Ortona con un deposito di Coke? Chi controllera' che la monnezza che arrivi sia veramente Coke e non roba radioattiva? Roba cancerogena? Roba diversa da quel che dovrebbe essere? Chi si assicurera' che non ci sara' confusione fra coke e cereali?

Come si fa a conciliare tutto questo con il fattoche la vicino ci sono le vigne della Cantina Tollo, la cantina migliore d'Europa?

Sunday, March 29, 2009

Gli inganni della Medoilgas Italia


Le Medoilgas e' l'ente petrolifero che ha il 100% dei diritti di trivellare nei mari antistanti Ortona. Il pozzo Ombrina Mare, a pochi chilometri dalla costa e' di loro proprieta'. In Abruzzo hanno il diritto di trivellare anche nelle localita' di San Buono, Civita, Agnone, San Basile, Castel di Lama, Settecerri, San Mauro, Villa Carbone, Corropoli, Colle dei Nidi, Villa Mazzarosa, Guardia Vomano e Sulmona, o da soli o in amicizia con l'ENI ed altre ditte affiliate.

Negli scorsi giorni il Comitato Natura Verde e Impronte hanno diffuso un comunicato dove si mettono in guardia le comunita' locali sui pericoli delle trivelle operate dalla MOG un po in tutto l'Abruzzo. Ne abbiamo parlato anche su questo blog.

La mappa delle operazioni petrolifere della MOG in Italia e' qui.

Come si puo' vedere, la ditta di Mr Sergio Morandi e' attiva anche in Basilicata - come sempre. Li ci sono le estrazioni a Serra San Bernanrdo, Masseria La Rocca, Montalbano, Scanzano, Monte Verdese, Torrente La Vella, Masseria la Vella e San Teodoro.

Come sempre, basta dare uno sguardo a quella povera terra martoriata per vedere come opera, non solo l'ENI, ma anche la MOG, prima nota come Intergas Plus Italia.

Nel Dicembre del 2007 il Corpo Forestale dello Stato di Potenza rilevava “movimenti terra illegittimi alla luce delle normative paesaggistiche" presso il pozzo petrolifero della Medoilgas Montegrosso 2, nell'area Serra San Bernardo, appena fuori Potenza. Furono sequestrati 4.000 dei 50.000 metri quadrati dell'area.

Questo pozzo si trova nella FORESTA DEMANIALE REGIONAL GRANCIA CATERINA dove vigono speciali normative paesaggistiche e vincoli idrogeologici a causa del fatto che nella zona ci sono una quarantina di sorgenti idriche ed il pericolo di inquinare la falde acquifere e' rilevante. Gia' avevano provato a bucare il terreno negli anni '90 e la ditta proprietaria dell'epoca dovette desistere a causa di una frana dovuta alla mollezza del terreno.

Il parco Grancia Caterina e' considerato uno dei più importanti parchi rurali del sud Italia, ed e' stato costruito con i soldi del contribuente pubblico italiano.

Gia dal 2007 secondo le accuse, la MOG trivellava in quella zona senza avere mai presentato procedure autorizzative o richieste di pareri ambientali dei Ministeri e degli Enti competenti. Ai cittadini che facevano domande, negavano che cattivi odori, fumi e frane provenivano dal loro pozzo. Anzi, negavano pure che il pozzo fosse in funzione.

Sono andati a trivellare in un parco senza chiedere niente a nessuno e negando tutto!

Nonostante il primo sequestro parziale, la Medoilgas e' stata recidiva e ha continuato a sventrare la terra senza regole e senza rispetto, cosi' il 14 Febbraio 2009, il Corpo Forestale dello Stato ha chiuso l'intera area estrattiva.

Tra le ipotesi formulate dalla Magistratura c'e' il fatto che oltre a estrarre petrolio senza autorizzazioni, tutti questi sconquassamenti del terreno servivano per L'OCCULTAMENTO DI RIFIUTI DI NATURA INDUSTRIALE, che sono spesso cancerogeni e tossici.

I parchi e le foreste lucane, come il nostro mare non hanno diritti.

Naturalmente la MOG, dai suoi uffici di Londra, smentisce tutto e dice "no, in quella zona non ci sono vincoli paesaggistici" e che il sito sara' sfruttato appena gli darano tutti i permessi.

Nel loro sito web lo ribadiscono sotto il titolo "Chiarezza e Trasparenza a Montegrosso". Addirittura mandano i propri emissari ad incontrare la popolazione per dirgli che non ci sono rischi sismici, di inquinamento della falde acquifere, che le loro attivita' sono compatibili con l'ambiente. Praticamente sono dei santi e promfumeranno la terra.

Non ci provassero nemmeno a venire in Abruzzo a dire tali baggianate!

Come fanno a sapere queste cose? Nessuno puo' conoscere i corsi delle falde acquifere! Se ci sono 40 ruscelli e frane, questo vuol dire che sicuramente il sottosuolo e' ricco di acqua.

E poi, se ancora aspettano i permessi, per loro stessa ammissione, perche' provavano a trivellare PRIMA che se ne accorgesse la magistratura? Dove erano i permessi per estrarre petrolio PRIMA che arrivasse il corpo forestale dello stato? Misteri.

Di questa gente, come dell'ENI, non c'e' assolutamente da fidarsi. Se hanno provato a nascondere robaccia nelle foreste lucane e a trivellare come meglio gli andava comodo, come mai potremmo accertarci di cosa faranno al nostro mare?

Salviamo la costa d'Abruzzo prima che sia troppo tardi.