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Thursday, March 14, 2019

La Shell a lasciare 64 mega-container di rifiuti petroliferi tossici radioattivi nel mare






Credo di averne predicato per anni: che fare dei rifiuti petroliferi usati per trivellare?

Finora nessuno ha trovato la risposta giusta, e c'e' chi li spande in agricoltura, o fra i sali contro il ghiaccio, o chi li seppellisce sottoterra. E la risposta giusta non si puo' trovare perche' non esiste.

Non e' possibile smaltire questa roba in modo soddisfacente.

Punto.

Ora arriva La Shell, degna amica dell'ENI, che annuncia che vuole lasciare dei contentitori pieni di rifiuti petroliferi radioattivi in ben 64 contentitori... sul fondo del Mare del Nord del Regno Unito.

Della serie, occhio non vede, cuore non duole.

E' una cosa importantissima perche' apre un pericolosissimo precedente. 

Infatti le autorita' europee stanno vagliando questa proposta della Shell:  una esenzione alle stipulazioni, alle prescrizioni e ai documenti di valutazione ambientale secondo cui *l'ambiente deve tornare allo stato iniziale* dopo le trivelle. Anche le leggi del Regno Unito, dove questi contenitori si trovano dicono la stessa cosa. Cioe' che l'ambiente deve tornare come era.

Ovviamente lasciare 64 contenitori pieni di petrol-monnezza, tossica e radioattiva, non e' certo lasciare il sottofondo marino nello stato originale!

E non parliamo di barattoli della Coca Cola. Parliamo di 64 mega container, ciascuno dei quali e' della dimensione di *sette* piscine olimpiche, con materiale tossico, corrosivo e radioattivo dentro di cui nessuno davvero conosce la composizione esatta, neanche la Shell.

Ora, la Shell certo dice che si tratta di materiale bene isolato dal mondo esterno, in contenitori ermeticamente sigillati, con triplo-quadruplo-quintuplo strato di cemento, resistente alla kriptonite, tutto biodegradabile, tutto sottovuoto, tutto perfetto... tuttapposto.

Dicono che la soluzione migliore e' di lasciare tutto li e che questo portera' al massimo ad un impatto “moderate negative”.

Ehh?

Della serie: sfacciate bugie per risparmiare i costi della decommissione!
La realta' e' ben diversa da queste balle della Shell, e che invece il materiale solido e liquido, petrolio, materiale chimico, radioattivo e tossico, dentro questi container ha sempre il rischio di perdite, di falle, di crepe e che invece che lasciare tutto nel mare, sarebbe il caso di smaltire tutto e che lasciassero il mare cosi come l'hanno trovato.

Quanti anni pensano che i loro perfetti contentiori dureranno?

E questi perfetti contenitori magicamente non obbedieranno alle leggi della fisica, della chimica, del tempo che tutto disintegra, e degrada?

Quanti soldi hanno portato su quelli della Shell e i loro investitori dalle trivelle?

Non e' il caso di spendere parte dei profitti per curare il mare che li ha cosi generosamente fatti arricchire?

Come sempre, la petrol-monnezza e' sempre caratterizzata da composti radioattivi perche' viene usato materiale radioattivo nelle miscele, ma anche perche' i residui dei fanghi e i fluidi di perforazione contengono uranio, thorio e radio che arrivano dalle viscere della terra, e che sono noti come NORM (Naturally Occurring Radioactive Materials). Per capire di cosa parliamo, nel solo Regno Unito ogni anno arrivano 300 tonnellate di questi NORM da smaltrire, la meta' dei quali arriva dall'industria petrolchimica.

Ecco cosa dicono quelli della Shell:

"After years of study and independent verification we know the sediment in the concrete cells contains no significant amounts of non-biodegradable compounds and will be safely contained for several hundred years. Independent laboratories have scrutinised the samples finding only very low levels of Norm, which were below the level of scientific concern.”

Bla bla.

Questa roba e' invece tossica e anzi, i rifiuti petroliferi nello specifico sono stati correlati con tumori alle ossa.

Ma poi, se proprio e' tutto cosi tuttapposto, perche' non mettere queste cose nella loro sede principale? Nelle loro case? Nelle stanze da letto dei loro figli? Gli oceani non sono l'immondezzaio della Shell.




Friday, December 28, 2018

New Mexico: usiamo la monnezza del petrolio per innaffiare i campi agricoli





Ovvviamente da qualche parte occorre pur metterli, questi rifiuti delle trivelle.

E quando le trivelle spuntano da ogni dove in stati per lo piu' aridi e con lo spettro della siccita' in agguato, come in New Mexico, ecco qui idee "creative".

Trattiamo e recicliamo i residui del fracking per uso in agricoltura, e se tutto va bene e se ci togliamo sale e robaccia chimica anche per bere!

E' questa l'idea rivoluzionaria dell'Environmental Protection Agency dello stato del New Mexico.
Anzi, ammettono candidamente che siccome il petrolio e il gas contribuiscono per un terzo degli introiti dello stato occorre far si che l'industria resti viva e dinamica nella zona. Ovviamente la monnezza e' un grande problema, per i petrolieri prima di tutto, che non sanno che farne. E quindi, chissa', spargeli, dopo un qualche trattamento nei campi, potrebbe fare raccogliere due piccioni con una trivella: i petrolieri risolvono i loro problemi di smaltimento, e l'agricoltura riceve irrigazione.

Di qui la propaganda che usare l'acqua di scarto portera' invece a benefici all'agricoltura, al bestiame e pure agli habitat selvaggi, tutti che necessitano di acqua.

Addirittura ci sono proposte di detassare le ditte che "trattano" l'acqua di risulta per il riuso in agricoltura o per berla.
Ogni mese i petrolieri producono tanta monnezza quanto basta per riempire il lago piu' grande di tutto lo stato. Ogni barile di petrolio prodotto qui porta a cinque barili di monnezza di scarto. Che farne? A volte i fluidi spesi vengono riusati, altre volte vengono seppelliti sottoterra, con tutti i problemi di sismicita' indotta e inquinamento associato. 
Mmh.

Ma... come facciamo a sapere che davvero quell'acqua e' sicura? Che tutte le tracce di metalli pesanti e altre sostanze chimiche siano state eliminate? O che davvero i trattamenti siano stati veramente eseguiti? E se l'acqua rimessa in circolo non dovesse essere pura, cosa succedera' alle fonti di approvvigonamento idrico in tutto lo stato? Cioe' prendiamo acqua, la inquiniamo e poi la reinseriamo nell'ambiente mescolandola a quella pulita?

Non e' ben chiaro, ma che importa. 

Come funziona altrove?

La monnezza della Pennsylvania finisce in Ohio e in West Virginia per essere reiniettata sottoterra, a volte l'acqua "purificata" viene usata sulle strade e... nelle piscine. Quel che resta finisce nel Susquehanna River.

Bello, eh?

Un solo dato: studi esegiuti su campioni di acqua petrolifera "purificata" mostravano ancora 50 volte i livelli in piu' di alcuni inquinanti, fra cui ammonio, ioduri, cloruri, bromuri.
La verita' e' che una volta che hai messo ogni sorta di elemento chimico nell'acqua, non puoi mai aspettarti che torni limpida e pure come da ruscelletto di montagna, e questo vale nel New Mexico come in Basilicata.

Tuesday, July 24, 2018

Il mare di Santo Domingo stravolto dalla monnezza













Un tempo erano spiagge pristine.

Siamo a Montesinos Beach nei pressi della capitale, Santo Domingo, nella repubblica domenicana. Qui di pristino non e' rimasto niente se non una coperta multicolore di plastica e di monnezza melmosa che avvolge la costa, la sabbia, il mare.

E che continua ad arrivare.

Hanno mandato 500 lavoratori e volontari, e pure l'esercito e la marina, ma l'ondata di rifiuti non e' stata ancora domata. Finora sono state rimosse 60 tonnellate di plastica dal mare in tre giorni, ma la furia dell'immondizia e' ancora piu' forte di tutti.

E infatti le pale, le ruspe e gli escavatori non fanno a tempo: piu' rimuovono piu' le ondate del mare mandano altra monnezza in riva.

Cosa hanno raccolto?

Cose mondane: bottiglie di plastica, contenitori di polistirolo, forchette e bicchieri di plastica. Sembrano cose innocue, ma moltiplicate per migliaia e migliaia soffocano il mare. Da dove arriva questa roba?

Dal fiume Ozama. Qui attorno la gente vive in modo del tutto precario, non certo nei resort di lusso dei turisti ed il fiume e' essenzialmente la loro discarica comune. Ogni anno arrivano qui 90mila tonnellate di monnezza che giacciono.

Ma di recente c'e' stata una tempesta, e tutto il carico di plastica del fiume Ozama e' finito in mare.
La gente ci e' abituata, e' gia' successo in passato dopo piogge piu' o meno abbondanti.

Anzi, sono eventi che diventano sempre piu' frequenti: prima il quantitativo di immondizia aumenta ed accumula, a un certo punto arriva la tempesta e tutto viene mandato al mare aperto. E poi si rincomincia con la monnezza che torna ad accumularsi.  Una specie di ciclo della monnezza.

Quella che vediamo nelle foto fra l'altro e' solo un piccolo quantitativo del totale, perche' altra monnezza e' finita in mare aperto.

E anche se pensiamo che sia "solo" plastica multicolore c'e' pure tutta la roba tossica che questa monnezza porta con se, sostanze chimiche, coloranti, additivi, che poi finiscono nei pesci (se sopravvivono) e in ultima analisi nei nostri corpi.

Come sempre, la soluzione e' nelle vite di ciascuno di noi.

Ogni bottiglietta che stappiamo, la domanda da farsi e' sempre la stessa: ma davvero mi serve?

Wednesday, January 17, 2018

E la plastica, yang laji, dove la metto?









La Cina non vuole essere piu' l'immondezzaio del mondo.

E cosi hanno annunciato che dal 1 Gennaio 2018 non prenderanno piu' plastica e carta dal resto del mondo per il reciclo. La chiamano yang laji, monnezza estera.

E cosi hanno fatto.

Finiva in Cina circa il 50% della plastica e della carta a livello mondiale, per un totale di 24 categorie di articoli e 7.3 milioni di tonnellate nel solo 2016.

E ora? 

Che facciamo con la nostra plastica? 

Non si sa, certo e' che una soluzione occorre trovarla, e occorre trovarla presto. Ma qual'e'? 

Nessuno lo sa, e cosi in giro per il mondo la plastica che aspetta di essere reciclata continua ad aumentare. Londra, Ottawa, Dublino, Berlino, Washington, hanno visto montagne di plastica accumulare ed accumulare nei rispettivi paesi. La plastica e la carta per ora giacciono un po' dappertutto, in magazzini abbandonati o all'aperto nell'attesa di una risposta.  Anche i piccoli e grandi business occidentali che ruotavano attorno al reciclaggio che partiva per la Cina sono adesso morenti.

La cosa triste pero' e' che  si pensa ad esportare la monnezza in Indonesia, India, Vietnam, Malesia, 
paesi che hanno gia' tanti guai ambientali per conto loro.  Altre idee sono di incenerire i rifiuti e/o di mandarli in discarica anche se sarebbero in realta' reciclabili.

Per fortuna pero' la capacita' ricettiva di paesi terzi e' davvero limitata. Nessuno potra' davvero rimpiazzare la Cina da questo punto di vista. In piu' costruire inceneritori e anche trovare nuovi spazi per le discariche e' difficile, e la gente non li vuole (giustamente!). 

E cosi, per necessita' e non certo per troppo amore, ecco che arrivano i nuovi annunci di leggi, divieti e idee per dimunuire il consumo di plastica. Non ci vuole certo una laurea per capire se non sai dove la metti, forse e' meglio non produrne piu cosi tanto!

Per esempio, in UK, Theresa May annuncia che entro il 2025 sara' eliminata gran parte della plastica inutile. Ha chiesto a supermercati ed affini di introdurre reparti plastica-free dove tutto e' venduto sfuso. 

Anche l'UE chiede tasse su buste di plastica e impacchettamento e materiale mono-uso in risposta alla decisione della Cina. Fra le altre proposte: il 55% della plastica prodotta in Europa da essere reciclata in Europa entro il 2030. In questo momento, solo il 30% della monnezza prodotta in Europa, circa 25 milioni di tonnellate di plastica l'anno, viene reciclato in Europa.

L'annuncio dello stop della Cina come ricettore di immondizia estera, yang laji, era stato dato gia' nel Luglio del 2017, quando la Cina stessa notifico' il World Trade Organization che per proteggere ambiente e salute voleva fermare l'importazione di plastica da paesi terzi. Facevano notare che mescolata alla monnezza reciclabile c'e' anche materiale tossico ed inquinante. A volte quello che arrivava da oltremare non era reciclabile, oppure troppo sporco.

Ma l'occidente ha fatto ben poco per prepararsi a questo problema. USA ed Europa infatti per anni si sono preoccupati di fare la raccolta differenziata, ma senza sapere esattamente dove questa differenziata dovesse finire.

Si, certo "la Cina". Ma ora "la Cina" non si puo' piu'.

Ovviamente la soluzione e' la piu' semplice, ma anche la piu difficile. 

Cambiare i nostri stili di vita. 

Il Regno Unito mandava in Cina ogni anno monnezza che puo' riempire 10mila piscine olimpiche. Gli USA mandavano 13 milioni di tonnellate di carta e 1.4 milioni tonnellate di plastica. 

E' il sesto piu grande export degli USA verso la Cina.

Era.

I container arrivano dalla Cina con i loro prodotti made in Cina, e gli USA gli rimandano indietro monnezza.

Non e', ovviamente, sostenibile tutto cio'.







Monday, October 9, 2017

La Coca Cola produce 110 miliardi di bottiglie di plastica l'anno











Fanno circa 15 bottiglie a persona sul pianeta intero, compreso bimbi e anziani, di sola Coca Cola.

Circa un quinto delle bottigliette di plastica prodotte nel pianeta sono di Coca Cola.

Il totale, Coca Coca ed altre, e' di 500 miliardi di bottiglie.

Fanno 20mila bottiglie al secondo vendute in ogni angolo del pianeta.

Un milione al minuto.

Ci vogliono 400 anni per degradare una bottiglia di plastica.

La Coca Cola da tempo e' sotto pressione per ridurre il numero di bottigliette prodotte, ma finora i risultati sono stati poco promettenti: nel corso degli scorsi anni, invece di diminuire, il numero delle bottigliette prodotte e' aumentato.

Dove finisce tutta quella plastica? Tutte quelle bottigliette?

Ci piace pensare di essere una societa' attenta, ma se e' vero che si cerca di reciclare e di riusare e tante altre belle parole, la triste realta' e' che la gran parte di quella roba finisce, se va bene, in discarica, se va male, negli oceani, nei corpi di pesci ed uccelli, e, in ultima analisi nei nostri corpi.

Dopotutto se le stime sono che negli oceani nel 2050 ci sara' piu' plastica che pesci, quella plastica da qualche parte deve pure arrivare.

E infatti, non e' un caso che la stragrande maggioranza della plastica che si trova sulle spiagge del mondo e' proprio costituita da bottiglie di plastica e da loro residui.  E questo e' brutto da vedersi certo, ma e' un grande pericolo per animali acquatici che li mangiano per sbaglio, che a volte soffocano, che li accumulano nei loro organismi, e che a volte si sviluppano con pezzi di plastica come parte del loro corpo. Per non parlare dei pezzettini piu' piccoli che poi ce li ritroviamo nei pesci che mangiamo, nel sale marino e pure nell'acqua che beviamo.


E la Coca Cola? Beh, grazie a varie campagne di sensibilizzazione, nel Regno Unito, promosse da Greenpeace e da altre associazioni, la Coca Cola ha annunciato che .... utilizzera' plastica reciclata per il 50% delle loro bottigliette entro il 2020.

E' una soluzione? Certo che no! La meta' di 110 miliardi di bottiglie sono 55 miliardi di bottiglie ed il 2020 e' troppo lontano. La Coca Cola e' un ente colossale e puo' fare molto, molto di piu' di queste mosse di facciata.

E noi?

Beh, noi possiamo essere attenti che ogni santa bottiglietta venga riciclata nel modo piu opportuno, possiamo raccogliere lo schifo che vediamo in spiaggia, possiamo essere consapevoli, possiamo scrivere alla Coca Cola, e possiamo scegliere di trovare alternative alle bottigliette di Coca Cola e di qualunque altro contenitore di plastica per quel che possiamo.

400 anni per degradare una bottiglietta. 



Friday, July 7, 2017

Northstar 1, Youngstown, Ohio: il pozzo dei 110 terremoti indotti chiude








Si chiama Benedict Lupo ed ha gia' causato inquinamento dei fiumi a Youngstown, Ohio.
Ha pure ricevuto una condanna a due anni di galera per riversamento monnezza tossica.

Ora pure i terremoti.

Un petroliere con la coscienza profumata.

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Non hanno potuto negare l'evidenza e cosi, dopo sei anni di trivelle e di paura, nella citta' di Youngstown, in Ohio, il pozzo Northstar 1 verra' tappato e abbandonato.

E' questo un pozzo di reiniezione di circa 3000 metri di profondita'  che il 31 Dicembre del 2011 aveva originato una scossa di magnitudo 4.0, con altre scosse piu' o meno forti a seguire. Quanti altri?
Secondo il Lamont-Doherty Earth Observatory presso la Columbia University alomeno 109 altri terremoti fra il January 2011 and February 2012 sono da associarsi a Northstar 1.

Ovviamente non e' stato facile decidere che era proprio colpo del pozzo in questione, specie visto le pressioni da parte dell'operatore North Star Disposal che ha cercato di rassicurare tutti con il "non si sa", "e' tutto nella norma" e bla bla.

Ma alla fine, il Department of Natural Resources dell'Ohio e' giunto alla conclusione inappellabile che si, e' proprio Northstar 1 responsabile della sismicita' indotta in zona.

Gia' nel 2012, the le autorita' dell'Ohio avevano sottolineato che in loco l'attivita' sismica era rara, ma che la confluenza di fattori specifici, poteva farli scatenare anche qui. E cosi dopo essersi preso tempo per studiare tutte le formazioni geologiche in zona, le attivita' petrolifere, di estrazione, di reiniezione e di fracking, sono qui giunti alla conclusione che le scosse sismiche sono state indotte proprio dalla reiniezione di fluidi sottoterra.

Quello che viene fuori e' che il primo terremoto e' stato registrato soli 13 giorni dopo la messa in funzione del pozzo stesso. Il meccanismo e' sempre lo stesso, pompando fluidi di risulta ad alta pressione, si sono create alcune fratture sotterranee, e i fluidi stessi hanno lubrificato i vari strati di roccia che cosi hanno inziato a scivolare le uno lungo le altre, portando a terremoti. 

La monnezza finiva in una faglia sismica non nota fino ad ora, e vicino al punto di rottura.  Il pozzo sara' ora cementificato e sara' vietato usarlo. Le operazioni dovranno essere completate entro il 2019.

Interessante che la maggior parte della monnezza di Northstar veniva da altri stati.

Chi e' la  Northstar Disposal? Basta solo dire che il capo di questa ditta, tale Ben W. Lupo, nel 2014 fu condannato a 28 mesi in una prigione federale per avere oridnato ai suioi dipendenti di sversare monnezza petrolifera in un tombino collegato al fiume Mahoning a Youngstown.

Cioe' gli ha portato terremoti ed inquianmento.

Bravo. 





Friday, May 26, 2017

La monnezza petrolifera nelle ciliegie e nelle mandorle








Succede nella Central Valley della California.

In pochi la conoscono, se non come un posto attraverso cui guidare per andare da Los Angeles a San Francisco, e per andarci in fretta. Di solito i turisti prendono tutti la Pacific Coast Highway, con le sue vedute blu sul mare disteso, e cosi questa Central Valley e' un po un mistero per chi non vive qui.

Ma e' dalla Central Valley che arriva gran parte degli ortaggi e delle verdure di questo stato, che finiscono sulle tavole del resto d'America e anche sulle tavole delle nazioni dove esportiamo -- noci, mandorle, pistacchi, vino e prugne.

E' anche qui nella parte meridionale di questa valle, che si concentrano i piu grandi giacimenti di petrolio di California, molti dei quali vecchi ma ancora pompanti.

Sono le contee di Kern County e la San Joaquin Valley.

Come e' potuto sucedere che petrolio e agricoltura insieme?

Beh, c'era prima l'agricoltura, ovviamente, ma nel 1899 si inizio' a scavare per cercare oro nero, e lo trovarono.

Bakersfield, in Kern County divento' la capitale delle trivelle di California. E nel 1903 la California stessa divento' il principale produttore di petrolio della nazione. Le trivelle iniziarono a divorare sempre piu terreno, inclusi quelli piu vicini al suolo agricolo, sposandosi verso la San Joaquin Valley.
 
Non ci si rendeva conto ne dei rischi ne delle conseguenze.

E cosi arrivo' una serie di campi petroliferi in mezzo ai campi agricoli, nelle localita' di Coalinga, McKittrick, Lost Hills, San Ardo. Fra questi anche il campo Midway-Sunset con il cosiddetto Lakeview Gusher che esplose nel 1910, in modo spettacolarissimo.

Ma questa e' un altra storia.

Il punto e' che dopo tutta questa attivita' di cento anni fa, ci sono ancora adesso la bellezza di circa 48mila pozzi in tutto lo stato.

In particolare, la San Joaquin Valley ha 22 mega campi di petrolio che hanno prodotto circa 100 milioni di barili ciascuno, con quattro super-giganti che invece ne hanno prodotti oltre un miliardo di barili:  Midway-Sunset, il piu grande campo degli USA se si esclude l'Alaska, South Belridge, Elk Hills e Kern River.

Entra in scena Mike Hopkins che di tutto questo sa poco e niente, e che coltiva ciliegie e mandorle nel suo Palla Farms, a Bakersfield. L'ex capitale petrolifera di California e degli USA.

Otto anni fa si accorse che le sue piante appassivano, le foglie diventavano marroncino, e le ciliegie e le mandorle soffrivano.

Non sapeva cosa fare, e cosi fece fare delle analisi all'acqua, al terreno, alle piante, per capire dove fosse il problema.

A spese sue.

Dalle analisi dell'acqua che Mike usava per le irrigazioni, e che pompava dal sottosuolo, venne fuori che c'erano dentro dei contaminanti a base di cloro e di boro. Non a livelli di tossicita' estrema, ma c'erano. E c'erano a sufficenza da portare danno agli alberi.

Guarda caso, li vicino c'erano dei pozzi di reinizione di monnezza petrolifera, dismessi. Uno in particolare era ad un miglio dall'azienda agricola di Mike. La ditta che gestiva il pozzo prima che fosse dismesso si chiama San Joaquin Facilities Management.

Ovviamente la domanda e' sempre la stessa: con tutto questo petrolio pompato per decenni e oltre un secolo, dove finisce la monnezza?

Sottoterra, nei pozzi dismessi, e' ovvio, no?

E infatti, ogni giorno nella nostra amata, verde, eco-tutto California finiscono sottoterra milioni di litri di monnezza petrolifera. Ogni santo giorno. Non lo sappiamo e non ci pensiamo, ma e' cosi. E siccome la gran parte del petrolio e delle trivelle si trova nella Central Valley, la maggior parte della monnezza pure finisce sotto la Central Valley, vicino all'agricoltura.

Le analisi dell'acqua di Mike portarono ad una strana coincidenza: l'acqua usata per irrigare aveva esattamente le stesse caratteristiche dell'acqua presa dal pozzo di reinizione dismesso anni e anni fa, a un miglio dagli alberi di Mike.

Ma come poteva succedere? In genere la monnezza viene iniettata a profondita' molto superiori rispetto alle falde acquifere. Cioe' la monnezza finisce molto piu' sotto delle falde, proprio per non causare rischi di inquinamento.

Le autorita' gli dissero che non ci si poteva fare niente. Il pozzo era orfano, abbandondato tanto tempo fa dalla San Joaquin Facilities Management. Doveva sbrigarsela da solo.

Vennero consultati dei geologi: quello che era successo, in sostanza, e' che la monnezza nel sottosuolo pompata da altri pozzi di reiniezione era diventata cosi tanta, che il pozzo abbandonato, l'unico dal quale non veniva immesso niente in profondita', funzionava come valvola di sfogo all'insu'.

Cioe' tutti gli altri pozzi di reinizione ancora attivi pompavano sottoterra, la pressione aumentava, aumentava, aumentava, finche' la monnezza si spargeva nel sottosuolo e trovava il pozzo dismesso. E questo pozzo dismesso diventava un canale bello pronto per alleviare la pressione sotterranea: riscucchiava tutta la monnezza degli altri pozzi e la riportava in alto, lasciando piu' spazio per il pompaggio di altra monnezza. Ma nello sfogo verso l'alto finiva con il contaminare le falde acquifere che Mike usava per annaffiare le piante.

Mike porto' in causa i petrolieri.

Tutto questo forse si poteva evitare se il pozzo dismesso fosse stato propriamente sigillato e controllato periodicamente.

E infatti gli avvocati di Mike puntano il dito contro l'ente statale incaricato di monitorare le trivelle di California: il Division of Oil, Gas, and Geothermal Resources (detto DOGGR) che non aveva fatto abbastanza per controllare ne la tenuta dei vecchi pozzi, ne tantomeno le acque di falda sotterrannee.

Ma davvero, con 48mila pozzi, come si puo' controllarli tutti?

E anche qui, tutto il mondo e' paese: i petrolieri dicono che non e' colpa loro, quanto della siccita' (che c'entra?) anche se il DOOGR conferma che il pozzo di Mike non fu mai sigillato.

Intervistati dalla stampa di Bakersfield, DOOGR fa sapere che tutte le indagini sulla sicurezza dei pozzi sono affidate ai petrolieri stessi e che funziona cosi da 50 anni a questa parte.

Perfetto!!! Come dare l'agnellino in pasto al lupo allora!

Mike Hopkins aaspetta di vedere cosa succedera', ma non puo' aspettare per sempre.

Ha tolto tutti i ciliegi ed ha piantato pistacchi, piu' resistenti, ma non e' convinto che potranno davvero dar frutto. Appena il ciclo delle mandorle finisce, spiantera' pure quelli.

Anche i suoi vicini si lamentano.

Qual'e' la morale di questa storia?

Che non possiamo prevedere il sottosuolo, i suoi meccanismi, i suoi tempi di reazione. E che quello che abbiamo fatto a madre natura tanti e tanti anni fa puo' avere delle conseguenze quando non ce lo aspettiamo.

E che spesso chi paga e' qualcuno che non c'entra niente.

Adesso si puo' incolpare DOGGR e la San Joaquin Facilities Management. Ma l'inquinamento resta.

E per noi che i pozzi non ce li abbiamo, occorre fare tesoro di queste storie, imparare e con tutte le nostre forze opporci alle trivelle e a tutto quello che portano con se.

Ai petrolieri portano soldi e speculazione, a noi persone normali, prima o poi, ma sempre, solo una montagna di guai.