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Thursday, August 15, 2019

I diecimila girasoli di Providence, Rhode Island invece di autostrada e palazzi







Una delle cose belle del mio lavoro e che mi porta un po in giro per il mondo. Non scrivo mai dei miei viaggi su Facebook e sul mio blog perche' mi pare sempre un po troppo "rivelatorio" della mia vita personale, ma per me e' sempre bello andare in posti nuovi e scoprire.

Di solito cerco sempre di ritagliarmi un po di tempo dopo i convegni per star sola, con la macchina fotografica, e per curiosare, paesi, abitudini, persone. A volte succede in compagnia, piu' spesso da sola, ed e' quando sono sola che scopro le cose piu' belle perche' c'e' tempo per essere curiosi, per pensare, per usare la fantasia. Ecchi se ne importa se paio un po strana.

La settimana scorsa sono stata nel Rhode Island, ad un convegno di matematica. L'ultimo giorno ho fatto una passeggiata e mi sono imbattuta in un enorme campo di girasoli nel cuore della citta'.

Che ci facevano qui?

E poi ho visto una targa, che le leggo sempre, e anzi chi mi conosce dal vivo mi prende sempre un po in giro per questo. La targa diceva che quello era un progetto botanico annuale che andava avanti dal 2016 per portare diecimila girasoli su un terreno dismesso.

Il progetto Si chiama appunto Ten Thousand Suns. Il campo di girasoli per anni e' stato al disotto di un ponte di autostrada, il terreno era fortemente inquinato, arido e senza vita. Ma era un terreno vicino al centro della citta', vicino al fiume e sarebbe stato facile venderlo e vederci costruite palazzi e palazzine.

E invece a Providence ci hanno fatto un campo di girasoli.

Facciamo un passo indietro.

La Interstate 195 collegava il piccolo Rhode Island alla piu' grande Massachussetts e fu costruita negli anni 1950. Ma dopo quaranta anni c'era troppo traffico, le condizioni deterioravano.

Inizialmente la I-195 doveva trasportare 75,000 macchine al giorno. Erano alla fine arrivati a 160,000, piu' del doppio.  E poi c'erano curve troppo strette, uscite disegnate male, troppo vicine le une alle altre, o sulla sinistra, ponti in cattivo stato. 

E cosi da buoni americani, si cerco' di capire cosa fare, prima delle tragedie. Negli anni 1990, interpellarono quelli della scuola di archiettura dell'ETH di Zurigo e la piu' locale Rhode Island School of Design (RISD), per cercare di trovare soluzioni.  Dopo tanti dibattiti si decise di abbattere la gran parte dell'autostrada I-195 che attraversava il centro della citta' di modo da poter allargare e raddrizzare il percorso.

Tutto questo lascio' enormi spazi lungo il fiume vicino al cuore di Providence pronti per essere trasformati, in cosa non si sa. Ma certo e' che nuove palazzine scintillanti da 10 piani sarebbero state appetibili!

L'idea del campo di girasoli invece e' partita da Adam Anderson, architetto di esterni, che ha convinto la citta' a trasformare parte del lotto dismesso in un giardino e che ogni anno assieme ai suoi collaboratori pianta e ha cura dei fiori in modo da aiutare il terreno a tornare fertile, ricco di nutrienti, e a portare bellezza nella citta'.

Non e' stato facile, ci sono voluti sette anni affinche' Adam Anderson ci riuscisse. La commissione responsabile del lotto abbandonato ha impiegato tutto quel tempo per essere convinta. Alla fine alla citta' sarebbero arrivati molti piu' soldi se invece dei girasoli ci avessero costruito palazzine su quel che restava della I-195.
 
Ma Adam Anderson ha avuto la meglio e dal 2016 ogni anno a Maggio arriva la raccolta fondi, il composte, la piantumazione, e l'esercito dei residenti che cura le piantine.

Qualcuno ci ha pure piazzato panchine e ci va a leggere il giornale, le coppie ci fanno i picnic, ogni tanto ci sono corsi di yoga e pure concerti.  E poi ci sono le api, il vento e il lieve ondeggiare delle piantine al tramonto rosa. 

I girasoli sono piantati in modo che ci possa camminare in mezzo.  E su uno dei vecchi ponti dell'autostrada ci hanno fatto un ponte pedonale.

Perche' girasoli? 

Perche'  i girasoli, come i pesci! sono dei bioaccumulatori cioe' assorbono tossine al loro interno e le trattengono. Allo stesso tempo forniscono polline e cibo per api ed uccelli.

L'impatto e' visivo ma anche di cura per il terreno, per la natura.

Lo scenario del giallo che esplode e' bello.

L'ex autostrada e' ora nota come la via dei girasoli.


Wednesday, August 14, 2019

Etiopia: piantati 350 milioni di alberi in un giorno






E' stata una iniziativa del primo ministro, Abiy Ahmed, che e' stata seguita da studenti, agricoltori,  ambientalisti, professionisti, e pure da rappresentanti stranieri.

L'idea di Abiy Ahmed e' di piantare 4.7 miliardi di alberi entro Ottobre per combattere i cambiamenti climatici.

La serieta' dell'iniziativa e' anche qui: per tutto il giorno le scuole e gli uffici pubblici sono stati chiusi perche' studenti e ufficianti sono stati incoraggiati a partecipare all'iniziativa. L'obiettivo era 200 milioni alberelli; sono invece arrivati a 350 milioni. Era stato tutto programmato per molto tempo e la distribuzione delle piantine era stata effettuata tre giorni prima l'evento. 

Ci sono un po di critiche: e' davvero possibile piantare 350 milioni di alberi in un giorno? Quanta terra e' stata usata, e dove? Alcuni dicono che tutto cio' e' stata una mossa politica per sviare l'attenzione dalle varie lotte interne che hanno creato 2.5 milioni di profughi.

Ad ogni modo, quale che sia il motivo ed il numero esatto di alberi, l'Etiopia non e' sola. Anche l'India e la Cina hanno deciso di riforestarsi per recuperare habitat e erosione. C'e anche un "Earth Day Network" che ora preme per la piantumazione di 7.8  miliardi di alberi il prossimo Aprile, il giorno di Earth Day, uno per ogni persona sulla terra.

All'inizio del 1900 circa un terzo dell'Etiopia era coperto da foreste ma adesso siamo a meno del 4%, un declino fortissimo.  Nel frattempo la popolazione e' cresciuta da 20 milioni nel 1960 a 100 milioni.  Ovviamente tutto questo porta se sempre piu' richiesta di terre arabili e di legname, portando alla devastazione della foresta.

Dal 1990 al 2015, l'Etiopia ha perso 2.6 milioni di ettari di foresta secondo lo United Nations’ Food and Agriculture Agency e ora e' attiva nel prevenire ulteriore deforestazione e nel mitigarne gli effetti oltre che appunto in iniziative per piantare nuovi alberi. Alcune organizzazioni locali come Farm Africa cercano di creare opportunita' lavorative con le api, con la produzione di oli, e nella realizzazione di beni dal bamboo.

Sulla terra ci sono circa 900 milioni di ettari di terra, un'area grande tanto quanto gli interi USA, che non sono usati dall'uomo e che potrebbero essere riforestati: secondo gli studiosi dell'ETH di Zurigo, se piantassimo alberi in tutta quell'area, a maturazione, circa i due terzi della CO2 prodotta dall'uomo dalla rivoluzione industriale ad oggi potrebbe essere riassorbita.

Il potere di un albero, eh?

Tuesday, August 13, 2019

Edison, Total, Hellenic Petroleum, Exxon: tutti a trivellare nel Mar Ionio di Grecia






Qui il sito SAVE PIRUS

Mi sono arrivate nella posta elettronica messaggi come piccoli grandi fulmini.
Trivelle in Grecia. La domanda che mi e' stata posta e' "Che si puo' fare per fermarli?"

Vorrei avere tanto avere la risposta giusta, e poter dare una ricetta facile. Ma non esiste una vera risposta, e quello che posso dire e' che l'ingrediente necessario, ma non sufficente, e' la volonta', la perseveranza quotidiana. 

Occorre volerlo piu' di loro, politici e petrolieri, e combatterli con la conoscenza, la tenacia, i numeri e la rabbia della folla, lo svergonarli.  Questo e' quello che mi insegna la mia esperienza in questi anni di trivelle da nord a sud d'Italia.

Ma l'inizio, come sempre in Grecia, come in Italia, e' capire chi sono, cosa vogliono, perche'.

Beh, no.  Il perche' e' sempre facile da capire ed e' ... il vile denaro. Checche' ne dicano e' sempre per soldi che si trivella.

Siamo, appunto, in Grecia, una nazione martoriata, dalla crisi economica, dai vari Tspiras, dai migranti, da una epidemia di tossicodipendenza, e ora dai petrol-speculatori. E in tutto questo, come sempre, una silenziosa, straziante bellezza, che sta a noi difendere.

I cattivi della storia sono quelli della Total di Francia, della Edison d'Italia e della Hellenic Petroleum a cui il governo greco ha dato il permesso di trivellare.

Siamo nella parte occidentale della Grecia, piu' vicino a noi, un mare sconosciuto da un punto di vista di idrocarburi e che dunque i nostri amici petrol-avvoltoi vogliono accapparrarsi.

Il consorzio trivellante e' guidato dalla Total, ma comprende l'italianissima Edison e la Hellenic Petroleum, il piu' grande raffinatore di Grecia.

A loro il governo ha assegnato l'intero blocco due nel mar Ionio. Alla Hellenic Petroleum invece e' stata data la concessione Arta-Preveza e quella del Peloponneso, entrambe onshore.

Infine, la Energean, l'unico produttore di petrolio greco per ora in azione e' stata data la concessione Aitoloakarnania onshore.

E intanto i politici di Grecia, incuranti di cambiamenti climatici, di scoppi, di Greta, di futuro annunciano tutti pimpanti: stiamo aprendo una pagina nuova alla ricerca di idrocarbrui nel paese. Questo lo ha detto il Ministro dell'Energia Giorgios Stathakis durante la fase di approvazione delle trivelle. Aggiunge che sebben con ritardo il paese seguira' le orme di  Cipro, Israele, Egitto.

E infatti la Total di Francia gia' trivella in Isreale ed Egitto a Cipro. Trivella pure in Basilicata, perche' i lucani, nonostante i fiumi di inchiostro e di chiacchere, glielo hanno permesso.

Da buon politico, Stathakis di Grecia dice che ci saranno stringentissimi protocolli ambientali a casa sua.

Eh certo, fino al primo scoppio, eh!

Uno dei primi punti di partenza e' l'isola di Zakynthos, l'isola di Ugo Foscolo, dove ai trivellatori il governo greco ha regalato 17mila chilometri quadrati di mare.  Una gran parte di introiti per l'isola e' dal turismo, dal mare blu. Come si puo' pensare di trivellare qui?

E' l'eterno miraggio dei petrolieri: tuttapposto, tutto si puo' fare, sempre, e chissa' perche' questa solfa, vecchia, stupida, bugiarda e ingannevole fa sempre breccia nel cervello dei politici.

Mr. Giorgios Stathakis, ministro di ambiente ed energia sotto Tspiras, perche' lei ha approvato cotanto scempio ambientale? Come si fa a proteggere ambiente e voler trivellare al tempo stesso?




Monday, August 12, 2019

Australia: il governo compra e rade al suolo un intero villaggio per ridare la casa ai pinguini










La parata dei Pinguini divenne famosa in Australia negli anni venti, quasi cento anni fa.

Siamo a Phillip Island, a circa 130 km da Melbourne, dove vive la piu' grande colonia al mondo di piccoli pinguini. Altre colonie, meno numerose, di questi pinguini si trovano anche in Nuova Zelanda.

Ogni giorni, migliaia di pinguini escono dal mare sull'imbrunire, e vanno in processione verso le loro tane terrestri, lungo le coste dell'isola di Phillip in localita' Summerland. Sono pinguini di piccola taglia, che al massimo arrivano a 40 centimetri di altezza, e fanno questa parata dopo una lunga giornata in acqua, alla ricerca di pesce.

Ovviamente la parata esiste da che esistono i pinguini, ma e' solo da cento anni che e' diventata meta di interesse da parte dell'uomo, ed ovviamente, arrivati i turisti, arrivati i danni.

In questi cento anni tante cose sono cambiate per i pinguini: arrivano le prime case vacanze, macchine, animali domestici, cani e gatti, a mettere sottosopra l'habitat di questi pinguini, per non parlare delle volpi gia' introdotte dagli europei decenni prima. 

E cosi pian piano, il numero di pinguini inizio' a precipitare in modo preccupante.

E in cento anni, sempre piu' case, sempre piu' gente, sempre meno pinguini.

Era la pinguin-catastrofe.

Nel 1985 la svolta decisiva, coraggiosa e lungimirante dei politici, per una volta.

Il governo dello stato di Victoria decise di compare tutte le case dei turisti e dei residenti, ad una ad una, per demolirle e per resistituire l'habitat ai pinguini. Siamo sulla Summerland Peninsula e ci sono voluti 25 anni per riportare la zona al suo stato naturale. Dal 1985 ad oggi a nessuno e' stato permesso di allargare le proprie case, mentre che il governo organizzava l'espoprio. 

Nel 2010 l'operazione compra ed abbatti case termina. Oggi non e' rimasto quasi niente dell'impronta umana in questa zona. C'e' invece un museo/centro visite di recente costruzione, e un parco con sentieri intelligenti, tutto fatto nel rispetto dei pinguini.

Per esempio, il nuovo centro visite e' su un vecchio parcheggio, un una localita' che i biologi reputano di scarso interesse per i pinguini che non verranno qui a mettere le loro tane. E allo stesso tempo il centro visitatori e' piu' completo e moderno nel precedente. Il vecchio centro vistitatori invece sara' abbattuto e sara' l'ultimo tassello del puzzle a scomparire. Altri sei ettari di terra saranno cosi restuiti ai pinguini.

I pinguini qui, al loro minimo negli anni ottanta erano 12,000.

Adesso siamo a piu' di 30,000 - cioe' in trent'anni i pinguini sono quasi tripicati.

La casa dei pinguini e' diventata il Phillip Island Nature Parks che fra l'altro e' oggi il piu' popolare dello stato di Victoria con oltre 740,000 visitatori annui.

Questa Summerland Peninsula che passa dall'urbanizzazione a un posto selvaggio e con turismo rispettoso e' una storia bella quanto rara di governi lungimiranti. L'enorme volume di visitatori e di affari (!) collegato significa che il ritorno alla natura puo' anche essere fonte di reddito.

E' stato difficile? Ma certo. Chi e' che voleva cedere le proprie case al governo? Credo nessuno.

Ma e' stato un successo che ha portato benefici a tutti.

Negli anni 1930 i residenti donarono circa quattro ettari di terreno allo stato di Victoria per la protezione dei pinguini. Ma da li fino agli anni 1950 furono eretti muretti, recinti, e Summerland Beach, il punto centrale della parata dei pinguini, era diventata completamente fuori controllo. Negli anni 1960 costruirono pure il centro visitatori di cui sopra con pochissimi critieri di rispetto per i pinguini. Con il tempo la zona divenne preda di costruttori che in pochi anni misero su 190 case.

Negli anni ottanta i biologi lanciarono l'allarme: preoccupati per l'uomo e per le volpi, temevano la completa estinzione dei pinguini.  Su consiglio di Peter Dann, che oggi dirige il Phillip Island Nature Park, il governo inizio' l'opera di acquisto/demolizione. Le volpi vennero completamente eradicate. 

E' il primo e probabilmente l'unico caso al mondo di tale tipo di intervento di durata pluri-decennale.  Peter Dann ha parole di elogio per Joan Kirner, che all'epoca era ministro della conservazione ambientale e che poi divenne anche il primo ministro dello stato di Victoria.

Nel ricordo di Dann, Joan venne a Summerland, ascolto', vide e convinse quelli del governo ad intervenire. Ed e' successo - nel 1985, tanti anni fa, quando di ambiente si parlava ancora poco.
A Summerland, certo sapevano che le cose erano messe male per i pinguini e varie idee erano circolate gia' negli anni ottanta. Ma l'idea di abbattere tutto era considerata anatema. Come gia' detto non e' stato facile per tutti quelli che qui avevano la casa delle vacanze, e dove magari ci si riuniva tutti d'estate.

Eppure l'hanno fatto. Lo stesso Peter Dann, aveva una casa qui, sacrificata per amore dei pinguini.

Joan, colei che ha messo moto la politica affinche' tutto questo accadesse, e' morta nel 2015.

Cosa ci insegna questa storia? Che a volerlo tutto si puo' fare, e che occorre pensare in grande, con progetti a lungo termine, che tutti i governi che si succedono nel corso degli anni possono lavorare mantenendo le cose di quelli passati.


Tutte queste cose sono solo buonsenso, ma sempre piu' spesso impossibiili da attuare nella realta'. E allora celebriamo questa piccola grande vittoria dei pinguini d'Australia.







Wednesday, August 7, 2019

Morta anche Elsa2, pozzo orfano della Petroceltic in Abruzzo






Era l'estate del 2014.

Ero stanca stanca stanca e mi sembrava che questa tragedia del petrolio - in Abruzzo, in Emilia Romagna, in Basilicata - non sarebbe mai finita, e men che mai sarebbe finita per me. C'erano in ballo tanti progretti per il quale avevamo fatto osservazioni, l'eterno balletto Ombrina si, Ombrina no. I vari Clini, Renzi, Realacci, Chicco Testa che si alternavano nel cercare di far approvare il mostro,  nell'attaccare me, nel far finta di essere per il si, per il no, per il non-ci-si-puo'-fare-niente. C'erano tribunali, viaggi, domande, il Fatto Quotidiano; e un po' c'era anche il mio lavoro.

E poi c'era Elsa; la concessione della Petroceltic e della Cygam Energy in Adriatico che andava in giro dal Febbraio 2009 e contro la quale avevamo gia' presentato osservazioni nel 2010, ma che quelli del Ministero (o dei tanti Ministeri che si sono susseguiti nel corso degli anni!) non riuscivano proprio a bocciare.

Il pozzo doveva sorgere a 4 miglia da riva; e fu ucciso dal decreto della Prestigiacomo nel 2010, perche' entro la fascia protettiva delle 5 miglia secondo il cosiddetto decreto legislativo 128/2010.

Poi intervenne il famoso decreto Passera del 2012 che estendeva il decreto alle 12 miglia ma solo per pozzi "nuovi", lasciando via libera ai pozzi "vecchi" che per la verita' gia' occupavano grande parte dell'Adriatico. Quindi una legge inganno - e come poteva essere altrimenti.

E cosi si riaprono i giochi. Elsa torna ad essere trivellabile, e nell'estate del 2014 inizia la nuova processione delle osservazioni. Ma nonostante tutto il nostro lavoro, il comitato VIA approva Elsa nel 2015, dopo aver scritto un malloppone di 74 pagine per giustificare perche' nel 2010 non si poteva fare, ma nel 2015 si.

Poi arriva la legge di stabilita' di Renzi, passata per paura del referendum nel 2016 e sulla scia delle enormi proteste per il caso Ombrina e che ripristina il divieto delle 12 miglia alle trivelle per tutta l'Italia, pozzi vecchi o nuovi che siano. E quindi, Elsa in teoria, dovrebbe essere morta.

Morta davvero?

Mah.

Non c'e' mai stato da allora fino a oggi, piu' di tre anni dopo la legge di Renzi, nessun tipo di annuncio ufficiale sul fato di Elsa. Un limbo. Se ne sono dimenticati? Volevano lasciare la porta aperta ad Elsa? Chi lo sa.

Fatto sta che dal 2016 fino ad oggi,  nessuno dei nostri burocrati di Roma ha detto o fatto niente e che il procedimento e' rimasto aperto per tre lunghi anni.

E invece Elsa, nota anche come BR 268 RG e' morta per mano della stessa Petroceltic, che ora ha fatto il "rebranding" in Sunny Hill Energy e che evidentemente vuole scrollarsi di dosso i pezzi morti e morenti.

E' stata infatti la Petroceltic stessa a dire al ministero che rinuncia ad Elsa, perche' parole testuali, “√® venuto meno l’interesse ad ottenere una positiva valutazione di compatibilit√† ambientale del progetto di realizzazione di un pozzo esplorativo denominato Elsa 2 al largo delle coste abruzzesi”.

E' dunque finita anche per Elsa. Amen, brother; Amen!

E cosi' con meno di venti righe muore pure Elsa.

Ciao, Petroceltic.

E grazie a tutti.

La lista di tutti quelli che hanno mandato osservazioni nel 2014 e' qui.

La lista di quelli che hanno mandato osservazioni nel 2010 e' qui.

Un grazie speciale ad Assunta, Iolanda, Ilaria, Francesco, Fabrizia, Antonio, con cui abbiamo coordinato l'invio di centinaia di lettere, per Elsa e per decine di altri pozzi.

Ricordo quella estate del 2014. E il primo ricordo e' appunto di stanchezza. Ma in retrospettiva e' stato un bellissimo capitolo di democrazia, e di vita per me.

Spero che passi il messaggio che, di nuovo, questa e' stata una vittoria di noi tutti, specie di quelli che si sono attivati all'inizio, quando non ci credeva nessuno. Se nel 2007 non ci fossimo messi li a protestare e a studiare, Elsa e Ombrina e il Centro Oli sarebbero stati realizzati allora, e non ci sarebbe stato niente dopo.

Come sempre: sono le condizioni iniziali che contano, e che segnano il cammino. E' all'inizio che occorre fermarli, creare opinione pubblica, rompere le scatole. Per cui grazie a tutti quelli che hanno partecipato a tutte le varie iniziative nel corso degli anni, credendo in quello che andavamo predicando. E' questa la lezione del nostro petrolio.

Ed ecco qui i risultati: dieci anni dopo, Elsa e' morta, e con lei tutte le altre sue amiche. E sono morte pure la Mediterranean Oil and Gas, la Petroceltic e la Forest Oil. Amen pure per loro.

Non credo che vedro' mai nessuna cosa simile in vita mia.






Tuesday, August 6, 2019

Luglio 2019: il mese piu' caldo di sempre







Secondo il Copernicus Climate Change Service (C3S) dell'unione europea Luglio 2019 e' stato il mese piu' caldo di sempre. 

Il record precedente e' stato nel Luglio 2016.

Per capire quanto piu' caldo il pianeta' e' diventato basta solo pensare che siamo a 1.2 gradi centigradi in piu' rispetto ai livelli pre-industriali.

A Luglio, la Groenlandia ha visto la perdita di circa 200 miliardi di tonnellate di ghiaccio nonostante le stime di un massimo di 60 o 70. Quindi piu' del doppio delle previsioni, anzi quasi tre volte tanto.

Gli anni fra il 2015 e il 2019sono i piu' caldoi da che teniamo il conto, cioe' dal 1880.

E se questo Luglio e' stato il piu' caldo mese di sempre, Giugno 2019 e' stato il Giugno piu' caldo di sempre. Il futuro non prevede niente di buono.

Monday, August 5, 2019

Indonesia: scoppio pozzo offshore sott'acqua, marea nera per 84 km e petrolio in spiaggia









Ovviamente nessuno ne parla perche' siamo lontani, e lontano dagli occhi, lontano dal cuore.

Siamo in Indonesia dove la ditta di petrolio nazionale, la Pertamina ha perso il controllo di un pozzo di petrolio in mare nel campo petrolifero che gestisce al largo dell'isola di Java piu' di un mese fa.

Il campo e' detto Offshore North West Java (ONWJ) e il pozzo si chiama Karawang. Era un pozzo nuovo di zecca che stavano trivellando; a quanto pare ci vorranno almeno due mesi per fermare il flusso di idrocarburi che sgorga dal sottosuolo e che nessuno sa come fermare.  Siamo ad almeno 3,000 barili sputati in mare al giorno.

Tutto e' iniziato il 12 Luglio, quando c'e' stata molto probablimente una "anomalia di pressione"da Karawang accompagnata da una fuga di gas mentre si estraeva petrolio. Tre giorni dopo c'e' stato l'allarme e sono state osservate sulla superficie del mare le prime chiazze di petrolio che arrivavano dal fondale marino.

Siamo gia' a 84 chilometri di marea nera, che copre un area di 4500 ettari che il vento continua a spingere verso riva; per ora la
Pertamina ha potuto solo installare barriere antinquinamento e attivato 32 navi,  i pompieri e altre 800 persone per la pulizia, come dice il portavore Fajriyah Usman.

Intanto, il petrolio e' arrivato in riva, in dieci villaggi e ovviamente i circa 800 pescatori della zona non possono piu' esercitare la loro attivita'.  Circa 300 operatori turistici avranno perdite economiche.

Hanno recuperato piu di 17,000 sacchi di sabbia contaminata dal petrolio. 

Nessuno ne parla.





Thursday, August 1, 2019

La Scozia genera cosi tanta energia verde che potrebbe alimentare due Scozie





Ogni giorno la Scozia ci da una nuova lezione di energia dalle rinnovabili.

E adesso questa: per la prima meta' del 2019, la Scozia he generato il doppio dell'engeria che le serve dal vento.

Le turbine hanno qui generato 9.8 milioni di megawatt-ore di elettricita' fra Gennaio e Giugno 2019, abbastanza per alimentare 4.47 milioni di case, se non che qui ci sono solo 2.6 milioni di case.

Il mese migliore e' stato Marzo con il record di oltre 2 milioni di megawatt-ore, dando alla Scozia il mantello di regina delle rinnovabili, secondo Robin Parker del WWF.

E non c'e' solo la Scozia, ma l'intero Regno Unito che Brexit o non Brexit continua ad aumentare il suo output di energia rinnovabile. Per piu' di una settimana sono riusciti ad alimentare il paese senza energia da carbone, cosa mai vista prima e per un totale di 167 ore consecutive.

Le cose sembrano procedere parimenti bene in Germania dove spesso l'offerta di energia verde super la richiesta, grazie a forti investimenti in sole e vento e in Cina, specie nella provincia di Qinghai nel nord-est del paese che spesso riesce ad andare avanti per settimane e anche mesi soltanto grazie all'idroelettrico, sole e vento.

La Scozia vuole arrivare al 100% rinnovabile entro il 2019, e tutto e' allineato in modo che possa farcela.

E di questi tempi in cui ogni giorno leggiamo di Artico in fiamme e renne morte di fame, e' bello poter parlare di un posto che ci e' riuscito, e che ha saputo usare le sue risorse naturali e climatiche nel modo giusto.

Wednesday, July 31, 2019

Russia: chiamato l'esercito per domare gli enormi incendi in Siberia












Vladimir Putin chiama l'esercito russo per cercare di domare gli incendi in Siberia, che hanno ora raggiunto dimensioni epiche.

Il governo cerca di rassicurare tutti, ma la gente si lamenta di problemi respiratori e di situazione fuori controllo. E' una catastrofe ambientale senza precedenti, con gli incendi estesi in varie zone che in totale fanno un area grande tanto quanto l'intero Belgio.

Sono varie settimane che tutto questo va avanti, e sono bruciati intanto 3 millioni di ettari di foresta.

In Artico!

Intanto cinque regioni del paese hanno dichiarato lo stato di emergenza; le piu' danneggiate sono state Sakha Republic e Krasnoyarsk.

La cosa triste e' che all'inizio le autorita' russe hanno sottostimato questi incendi dicendo che non pongono nessuna minaccia ne a persone ne ad attivita' economiche. Poi hanno aggiunto che il costo previsto per estinguere gli incendi sono maggiori dei costi causati dai danni fatti. Per esempio, Alexander Uss, governatore della regione di Krasnoyarsk dice che sarebbe insensato e addirittura dannoso mandare personale a spegnere gli incendi perche' e' "un fenomeno naturale".

Ma gli incendi non si sono fermati, ed ecco che arriva l'esercito.

La gente e' arrabbiata a causa del fumo che avvolge le citta' ed anzi 800,000 cittadini chiedono con una petizione che sia riconosciuto lo stato di calamita' naturale in tutta la Siberia.
 
Foreste e animali bruciano, diminuiscono le riserve idriche, la gente non puo' respirare, e' tutto grigio cenere e pure nella confinante Mongolia sono preoccupati.