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Saturday, January 19, 2019

Oleodotto esplode in Messico: 66 morti, 85 dispersi




Siamo a Tlahuelilpan, cento chilometri a nord di Citta' del Messico. Una esplosione di un oleodotto PEMEX ha portato alla morte di almeno 66 persone, 76 feriti e 85 dispersi, venerdi 18 Gennaio.

L'incendio ancora arde.

L'oleodotto portava petrolio dal golfo del Messico alla citta' di Tula, piu' a nord di Citta' del Messico e di Tlahuelilpan.
 
A sentire i rapporti di PEMEX, Petroleos Mexicanos, la ditta statatle di petrolio messicano, l'esplosione e' dovuta a fessure create illegalmente lungo il suo percorso da ladri di petrolio.  
Inzialmente c'e' stata la rottura dell'oleodotto, con petrolio sparato in cielo, poi si e' creata una folla festiva attorno allo scoppio per assistere alla pioggia nera che scendeva giu'. Cosi' quando l'oleodotto e' scoppiato, due ore dopo, tanti e troppi sono stati i morti, i feriti, i dispersi.  

In 21 sono morti sull'istante, altri sono invece morti successivamente.

Il Messico ha da poco un nuovo presidente, Andres Manuel Obrador in carica dal 1 Dicembre 2018, che si e' rivolto alle persone chiedendo loro di non infierire e di non cercare di prendere altro petrolio dall'oleodotto esploso.

Si parla di circa 12,581 buchi negli oleodotti del paese nei soli primi dieci mesi del 2018, creati per portare via petrolio e benzina con secchi, bottiglie di plastica e bidoni. Si tratta di una perdita economica per il Messico di circa 3 miliardi di dollari l'anno, e contro il quale Obrador ha dispiegato 3200 marines per monitorare la faccenda.

E infatti questi scoppi non sono rari: un altro ci fu una settimana fa nel vicino stato di Queretaro, presso la citta' di San Juan del Rio, ma li non ci furono vittime perche' non si formarono folle festeggianti.

Il caos pero' continua: la gente povera continua l'assalto agli oleodotti, il governo ne chiude alcuni per controlli e ripari o per monitorare lo stato dei furti, le file diventano lunghe, la gente si arrabbia, le gang dei furti del petrolio riesce a farsi voler bene, regalando il petrolio e usando le persone come senitnelle.

Insomma, tipiche scene di poverta e disperazione, con un contorno di petrolio; succede anche in Nigeria.

Ora uno dira': se la sono cercati perche' lo scoppio e' stato a causa del contrabbando di petrolio. Certo e' vero. Ma e' anche vero che occorre che le ditte di petrolio siano vigili sulla loro infrastruttura, e che questo tipo di attivita' in cui il petrolio-denaro scorre in un paese senza niente in cambio per i residenti favorisce l'illegalita', specie nei territori poveri.

La PEMEX quanto ha investito negli anni per la sicurezza? Per la manutenzione? Per i territori? Per l'istruzione alle persone che, come minimo, giocare con gli oleodotti e' pericoloso? 

Quante fessure ci sono causate dall'uso e dal logorio?

E' questa un'altra manifestazione del paradigma: profitti per pochi, briciole e morte per gli altri.
Meglio il sole, che non si puo' bucare. 




Thursday, January 17, 2019

Matteo Salvini: trivelli casa sua per primo


Matteo Salvini si sveglia ora petrol-favorevole, ed esordisce cosi:  “Non si può dire ‘no’ a tutto e andare in giro con le candele”.

Intanto, caro Matteo, se trivelliamo quelle candele le dovremo portare tutte al cimitero - della morte
ambientale e civile.

Seguendo stupidi luoghi comuni, il nostro ministro dell'interno dice

 “Non si può dire no al carbone, no al petrolio, no al metano, no alle trivelle, mica possiamo andare in giro con la candela e accendere i legnetti. Di tutto il resto si può discutere, ma con i soli ‘No’ non si campa”. 

E infatti io dico si!

Dico si al sole, al vento. Dico si ai trattati di Parigi. Dico si agli investimenti per il risparmio energetico. Dico si alle automobili elettriche. Dico si alla vita sana e onesta. Dico si all'energia che davvero abbiamo in Italia e non ai miraggi petroliferi che stanno solo nei petrol-sogni dell'ENI. Dico si alla democrazia sana. Dico si alle territori liberi dall'inquinamento, dalla paura del terremorto, del terreno che spronfonda o dei mari che erodono.

Dico si al futuro! 

Interessante che il nostro Matteo dica queste cose in Sardegna, teatro di tante petrol-battaglie che hanno scacciato i petrolieri da dove sono venuti.
 
Ovviamente non puo' che metterci bocca Matteo Renzi, che e' meglio che si va a nascondere per il modo osceno in cui il suo governo ha approvato quasi tutte le trivelle sottomesse al suo ministero dell'ambiente. Non c'e' stata una trivella che non gli sia piaciuta.

Meglio che taci, Renzi e che per un po, o per di piu' ancora, ti metti nel dimenticatoio che ci fai piu' bella figura, assieme a quegli altri galantuomini dell'ambiente dal nome Gianluca Galletti e Dario Franceschini.

Ma torniamo a Matteo Salvini.

Intanto, solo tre anni fa Matteo Salvini era contro le trivelle nel nostro paese. Interessante che si facesse fotografare con cotanta maglietta solo perche' al tempo era all'opposizione e la Lega in teoria. difendeva i territori.

Cosa e' successo? Si e' andati al governo ed ora la petrol-persuasione dell'ENI o i petrol-euro hanno iniziato a fare gola?

Qui occorre riconoscere un importante principio, caro Matteo Salvini. Nessuno di noi nasce come signore o signora del no.

Tutti noi attivisti, da Ravenna a Carpignano, da Arborea a Monopoli, da Ragusa a Ortona siamo persone che prima di tutto vogliamo il si all'aria pulita, alle democrazie non corrotte, ai mari puliti, alla natura vivente.

Tutti noi ci siamo messi li a studiare le carte, a rompere le scatole a tutti i politici di qualsiasi colore politico non perhce' non abbiamo niente da fare, ma perche' era importante capire, e darsi da fare *prima* che le trivelle arrivassero, in modo da non fare la fine di Viggiano o di Porto Marghera.

Siamo dunque quelli del si alla vita e non del si alla morte civile ed ambientale petrolifera.
 
Se lei vuole fare qualcosa di buono: legga le carte, ascolti parli con la gente che *deve vivere* vicino alle trivelle, e poi capira', e anzi, credo che lei sarebbe il primo a dire di no al petrolio nei mari e nelle campagne dove lei stesso vive o va al mare.

Che cosa triste vedere l'Italia governata in modo cosi approssimativo. Ho sempre pensato che a comandare ci dovesse andare gente colta, intelligente, studiosa, critica, e non sempliciotti o canne al vento.



Wednesday, January 16, 2019

Il patriottismo che manca ad Oscar Giannino








Leggo un articolo di Oscar Giannino, che scrive, parlando delle “trivelle che opporsi alle estrazioni petrolifere e’ una “battaglia sbagliata”.

Chi e'  Oscar Giannino?  Non ne avevo mai sentito parlare prima, ma viene fuori che e' un giornalista politico - l'unico riferimento a cui che esiste sulla stampa anglosassone e' questo: che tale Oscar Giannino ha "fabricated" il suo CV sotto elezioni.

Ma restiamo a tema.

L’attacco che fa nel suo articolo sul Messaggero e’ contro il M5S che ha affrontato la questione un po come l’armata Brancaleone (e’ vero), contro le convolute leggi italiane che danno alle regioni l’opportunita’ di esprimere pareri non vincolanti (e’ vero) e noi cittadini che non ce le vogliamo proprio le trivelle nelle nostre vite.

Ed e' qui che dissento e che occorre solo ricordarsi di quel famoso "fai agli altri come vorresti fosse fatto a te" di cristiana memoria.

Giannino dice che siamo avvolti in un “involto farraginoso” di “diritti di veto” e “competenze incrociate e sovrapposte” che fa si che la regolamentazione ambientale in Italia non riesce a tutelare ne la sicuezza dell’ambiente, ne lo sviluppo economico.

Vorrei intanto sapere non solo quale sia la sua competenza non incrociata in merito alle estrazioni petrolifere in Italia. Perche’ a mio modesto parere, uno che come Giannino pensa che lo sviluppo passi per il fossile, sta di 50 anni indietro.

Si dice che l’ENI e la Shell hanno abbandonato “i grandi giacimenti di gas dei nostri mari” e che per questo noi paghiamo soldi a Russia, Algeria, Iran, Arabia Saudita.

Intanto in Italia non esiste nessun “grande giacimento di gas” che ci permetterebbe di essere autosufficenti da un punto di vista energetico, se pure volessimo puntare il tutto per tutto sugli idrocarburi. E' stato tutto ciucciato negli anni sessanta, e cio' che resta sono giacimenti piccoli, scadenti, che servono solo per speculazione.

Non siamo e non potremmo mai essere l’Arabia Saudita in quanto a petrolio e gas, e paragonarci a loro e’ un insulto alla storia di questo paese. Siamo invece (o eravamo!) il giardino del mondo e dovremmo fare di tutto per preservare la nostra bellezza, la nostra storia senza distruggere l’ambiente. Perche’ se volessimo essere l’Arabia Saudita dovremmo trasformarci in un deserto, con pozzi, raffinerie, tubi, aria fetida; o a essere piu’ generosi nella Louisiana dove la costa e’ essenzialmente un colabrodo e dove la petrol-corruzione ha ingoiato tutto.

Ha mai sentito Giannino del ridente turismo costiero di Galveston? Ma non e' necessario andare cosi lontano: ha mai visitato Gela, sentito la puzza di Viggiano, vista la subsidenza di Ravenna, ascoltato i resident di Sarroch, o intervistato quelli di Augusta?

Non credo, altrimenti appunto l'empatia per queste persone lo obbligherebbe a un sentimento di misericordia, e di volere evitare la stessa fine alle altre citta' petrolizzande d'Italia.

Caro Oscar, non so se lei abbia figli, ma non c’e’ niente di patriottico nel continuare a trivellare in paese come l'Italia.

E la sfido io a proporre il suo mare, il suo comune, il suo orto, ad ospitare trivelle e trivellatori.

Sa cosa e’ patriottico?

Usare quel che si e’ e che si ha per rendere le cose migliori. Per far si che in Italia uno non debba piu’vedere scempi petroliferi come quelli di cui sopra. Perche' dire si a trivelle nuove significa dire si alla crocifissione di un altra comunita' che non ha fatto niente di male.

Ma poi, la Nuova Zelanda che vieta nuovi pozzi nel paese e’ poco patrittica?

La California che non trivella da 50 anni in mare e’ poco patriottica?

La Francia che ha approvato anche lei il divieto a nuovi permessi trivellanti e' poco patriottica?

E’ invece patriottica l’ENI?

A me non pare – inquina in Italia tanto quanto in Nigeria!

Condannare le generazione future ad un mondo capovolto dai cambiamenti climatici, inquinamento e corruzione non solo e' patriottico patriottico neanche po'.

E' invece criminale ai miei occhi.

Tuesday, January 15, 2019

Israele: l'ENI accusata dello spiaggiamento di 46 tartarughe caretta-caretta, specie protetta e vulnerabile













Recupero di tartarughe caretta caretta morte e morenti in Israele.
Il dito e' puntato contro le ispezioni sismiche dell'ENI.


Proprio in questi giorni la stampa italiana va in fibrillazione sull'opportunita' di trivellare le nostre acque - chi non vuole petrolio in mare e' impegnato in lotte sbagliate, e' antipatriottico, o semplicemente scemo. 

Ci viene detto che Albania-Croazia-Montenegro, ma pure Turchia-Grecia-Israele-Egitto si lasciano bucare facilmente e che dovremmo

Ovviamente, dall'altro lato l'ENI, che a leggere la stampa italiana le manca solo l'aureola di santita' perche' tutte le nefandezza di questa ditta di morte scivolano via, anche se si tratta di tribunali, tangenti e tumori.


Sulle sue spiagge negli scorsi tre giorni ritrovate morte o morenti 46 tartarughe marine, della specie Caretta Caretta, che sono in via di estinzione e protette da ogni trattato possibile nel Mar Mediterraneo e in tutto il mondo.

Di queste 46 tartarughe, 31 sono poi morte davvero. Quindici invece sono sopravvissute ma sono malandate, e non si sa se ce la faranno.



E' stato il centro israeliano Sea Turtle Rescue Center a intervenire dopo il mega-spiaggiamento, con loro dozzine di volontari. Le tartarughe avevano danni agli organi interni - polmoni e stomaco. Alcune avevano accumuli di fluidi e sangue nei polmoni.

Tutte.

Le tartarughe caretta caretta pesano circa 200 chilogrammi ciascuna, e non e' stato facile prendere tutte quelle povere bestie, e portarle in centri specializzati. Alcune sono arrivate morte, altre sono state invece operate d'urgenza. Alla fine, come detto ne sono rimaste in quindici, che dovranno sottostare a terapia di recupero lunga fra i sei e i dodici mesi.

Cosa e' successo?

Anche se e' troppo presto per conclusioni finali, tutti puntano al dito all'ENI e alle sue operazioni di airgun nell'area. Questa non e' solo la tesi di residenti, volontari o della D'Orsogna.

Questa e' la tesi della Nature and Parks Authority che attribuisce la moria di tartarughe alle ispezioni sismiche dell'ENI eseguite una settimana fa. Hanno mandato esplosioni di airgun ogni nove secondi, da una batteria di venti punti di emissione, per un giorno intero.

La moltiplicazione e' presto fatta:

24 ore * 60 secondi / 9 secondi * 20 = 3200 spari al giorno

Occorrerebbe mandare tutti i sostenitori dell'airgun e dei pozzi di petorlio in Italia sotto una raffica di 3200 spari al giorno, ad intensita' del tutto innturali e impossibili da sopportare per la vita marina.

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Poco si parla di tartarughe caretta caretta. 

Si trovano in vari oceani - Pacifico, Atlantico, Indiano e pure nel nostro Mar Mediterraneo.  Le femmine vanno a riva raramente per depositare (poche) uova: quattro circa ogni due o tre anni.  Ci vogliono dai 17 ai 30 anni per raggiungere la maturita', e la speranza di vita per queste tartarughe e' al massimo di una settantina di anni.

Sono una specie vulnerabile, e qui negli USA sotto la protezione per le specie in pericolo di estinzione, l' Endangered Species Act del 1973.

Ma perche' sono importanti? Perche' sono un elemento essenziale per l'equilbrio dei mari. Spesso ci si riferisce a loro come di una specie centrale per una ecologia sana.
Si cibano di crostacei e invertebrati, e spezzettandoli aiutano a fornire calcio per altre specie; aiutano a tenere i fondali marini sani, e la circolazione di nutrienti con il loro movimento. Spesso le loro uova sono anche cibo per altre specie. Perdipiu' sulla sua carapace ci sono colonie di piante e di animali che formano altri micro-habitat: in alcuni casi ci possono essere finoa a 100 specie animali e vegetali!

Thursday, January 10, 2019

Scriviamo a Vannia Gava: l'Italia resti libera dalle trivelle una volta per tutte



Non posso approvare una impostazione tutta volta a dire 'No' come quella che sta alla base dell'emendamento dei 5 stelle sul tema delle trivelle. È sbagliato bloccare le autorizzazioni: non possiamo consentire che la paura blocchi lo sviluppo 


Scriviamole:
gava_v@camera.it 

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Cara Vannia, le trivelle sono il regresso piu' buio del pianeta.
Il progresso si chiama sole, si chiama risparmio energetico,
significa automobili elettriche.

Il petrolio e' fossile, e' morte, e' malattie, e' disoccupazione,
e' subsidenza, e' rischio sismico, e' falde inquinate,
e' speculare sulla pelle dei deboli.

Lo chieda a quelli di Gela, Viggiano, Marghera, Porto Torres, 
Manfredonia, Sarroch, Ravenna, Augusta.

La risposta sara' univoca: le trivelle non portano a niente 
di buono mai a chi ci abita vicino.

Voti l'emendamento M5S.

Le generazioni future, e la maggior parte degli italiani
 le saranno grata.

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Proviamo cosi, allora.

Io non so e non voglio sapere cosa ciascuno dei miei lettori abbia votato; so pero' che le cose non cambiano e non cambieranno mai in Italia se continuiamo a fare il tifo per il partito del cuore, o a gufare contro i partiti dei nostri nemici. Occorre invece lavorare con quel che si ha, tenendo l'obiettivo a mente, lavorando con tutti, restando indipendenti e svegli. Le elezioni sono solo il punto di partenza, e' il dopo che richiede il nostro impegno costante.

PD, PDL, M5S, Fratelli d'Itali, Verdi, IDV, DC o qualsiasi altro partito: quando si entra li dentro, tutto diventa un calcolo, un compromesso, un prepararsi alle prossime elezioni.

Sta allora a noi mettere pressione affinche' siano prese le decisioni giuste, e questo si fa con l'unica arma che abbiamo: i nostri numeri, la nostra voce, in modo coordinato ed intelligente.  Altrimenti, se aspettiamo i politici vince quello che e' piu' facile fare, che spesso e' l'interesse del piu' forte. Dobbiamo allora fargli vedere e sentire cosa vogliamo, perche' hanno tutti paura di perdere la poltrona, e della rabbia popolare. Incanaliamo la nostra voce per le cose buone.

Volli fortissimamente volli, no?

In questo momento, io credo, fra dritte e storte, il M5S ha giocato una carta che potrebbe essere importante, quella dell'emendamento che bloccherebbe per 3 anni 36 pozzi. Se tutto questo e' realta' o fantasia non lo so;

Pero' dobbiamo far si che passi, e che gli amici della Lega stiano a sentire.

Mi imbatto oggi in un articolo in cui il sottosegretario leghista all'ambiente, Vannia Gava dice:

 "Non posso approvare una impostazione tutta volta a dire 'No' come quella che sta alla base dell'emendamento dei 5 stelle sul tema delle trivelle. È sbagliato bloccare le autorizzazioni: non possiamo consentire che la paura blocchi lo sviluppo".

Che questo sia detto in buona o cattiva fede non lo so.

Ma di certo e' una affermazione che non corrisponde a verita'.

E allora, facciamo l'unica cosa che possiamo fare: scriviamole direttamente. 
Il suo indirizzo e'  gava_v@camera.it

Cara Vannia,

Chi si oppone alle trivelle non ha paura, e' solo informato. La paura presuppone che ci sia una incognita, che non si sa cosa verra' fuori. Ma con il petrolio non c'e' incognita alcuna. E' una certezza che le trivelle non portano niente di buon o a nessuno. Mai e' successo e mai succedera', ne in Italia ne da nessuna altra parte.

Il petrolio non e' sviluppo - il petrolio e' il medioevo dello sviluppo, e' l'essere ancorati al passato, al voler perpetuare la lunga lista di malattie, incidenti, fiammate, agricoltura morta, spopolamento, subisdenza, rischio sismico, spiaggiamenti, e aria malata che abbiamo gia' documentato in ogni angolo del pianeta.

Ci sono passati gia' in tanti, dalla Nigeria alla Louisiana, dal Venezuela alla Basilicata, dall'Ecuador all'Albania, dal Texas all'Alberta. Tutti riportano la stessa storia: il petrolio e' stata una maledizione per chi di deve vivere vicino. Occorre allora prendere esempio, ed imparare dagli altri affinche' il loro dolore sia un monito per noi che possiamo ancora scegliere.

Se l'hanno messa all'Ambiente, voglio sperare che lei ci tenga all'Ambiente. Legga, si documenti, ma da fonti vere, non dalle pappardelle che spara l'ENI. Si chieda perche' ci sono movimenti di resistenza popolare in tutto il mondo contro il petrolio e i petrolieri, perche' in California non abbiamo piantato un solo pozzo nei nostri mari dal 1969 ad oggi, perche' la stragrande maggioranza degli italiani svincolati dall'ENI e' contraria ad altri buchi nei nostri paesi, nei nostri campi, nei nostri mari.

L'Italia ha votato gli accordi di Parigi del 2015, tutti sappiamo che il nostro clima cambia, e che la colpa di tutto e' del petrolio. Che li abbiamo firmati a fare quegli accordi? Non e' folle continuare su questa strada? Perche' insistere, e diaboliocamente persistere?

Voti l'emendamento, e' un regalo che lei fara' a tutti quei cittadini che non ci hanno dormito la notte per salvare le loro cittadine da Mr. Petrolio. E' un chiedere scusa a tutti quelli che invece le trivelle e le raffinerie ce le hanno da anni dietro casa.

Voti l'emendamento. Ci guadagna il mare, ci guadagna il paese, ci guadagna la nostra immagine all'estero: l'Italia sara' vista come una nazione all'avanguardia. Ci guadagnera' lei personalmente in affetto popolare.  

Sopratutto ci guadagneranno le generazioni future a cui lei avra' regalato un futuro migliore.

Grazie
MR









Wednesday, January 9, 2019

Una storia a lieto fine: dopo sei anni l'ENI scacciata da Carpignano Sesia, 2,521 anime













Eccoci qui, dopo sei anni di battaglie e batticuore, la fine e' arrivata anche per il pozzo proposto dall'ENI e dalla sua socia minoritaria Petroceltic a Carpignano Sesia, popolazione 2,521 anime.

Il pozzo Carisio non s'ha da fare!

Sono felice: per questa piccola comunita' nel verde che ha sconfitto il gigante con caparbieta' e perseveranza, per il nostro pianeta che cosi ha un pozzo di meno, e per la speranza che questa storia infonde a tutti quelli che non ce lo vogliono proprio il mostro nelle loro campagne, nei loro mari o nei loro monti.

E anche perche' per una volta parliamo di una storia bella. Un po' mi commuovo mentre scrivo queste cose, nel mio ufficio, di pomeriggio e in silenzio, perche' so davvero la dedizione che ci vuole e perche' il mondo sarebbe migliore se tutti ci impegnassimo cosi. 

In 2500 hanno mandato via una corporazione che trivella da decenni a destra e a manca, dall'Alaska alla Nigeria, con appoggi politici di tanti governi passati, con storie di corruzione,  di scarsa attenzione ai popoli vicino ai loro impianti, e con nel cuore solo il vile denaro. Ma a Carpignano non ci sono riusciti.

Ora i signori dell'ENI se ne andranno con la coda che gli si attorciglia fra le sei gambe.

Credo allora che qui un grande grazie, un grande "bravi", vada al Comitato Difesa della Natura e del Territorio (DNT) di Carpignano che ha lavorato a lungo e con amore. Ci sono stata qui e ne ho parlato varie volte anche quando scrivevo sul Fatto Quotidiano. E' bello vedere un paese intero che si vuole bene e che non si arrende.

E credo che ci voglia anche un bravi al M5S e a Davide Crippa che hanno scelto di bocciare definitivamente il progetto dichiarando la decadenza del permesso. Non era una decisione scontata, 
ne un atto dovuto. 

Grazie.

Ormai sono tanti anni che seguo le faccende petrolifere e la storia si ripete sempre secondo lo stesso copione principale: le vittorie abbisognano di tempo, sono fatte di passi avanti e di passi indietro, di persone che si scoraggiano ma che poi continuano nonostante tutto. Di persone che cercano di fare qualche cosa ogni giorno con creativita' ed amore. Di persone che alla fine prevalgono. Da Carpignano al Centro Oli di Ortona, da Sciacca a Bomba, dal parco del Curone ad Arborea, fino ad Ombrina.

Il mio augurio e' che tutte le comunita' d'Italia con lo spettro del petrolio (o di qualsiasi altro mostro ambientale) abbiano la stessa voglia di lavorare, la stessa unita', lo stesso amore e che sappiano mettere da parte il proprio ego per essere a servizio dell'altro, dell'Italia, del pianeta.

Queste battaglie ambientali, cosi difficili, lunghe e snervanti, possono dare un senso alle nostre vite, e possono farci sentire che abbiamo seminato semi buoni, che siamo riuciti ad elevarci in alto, piu' in alto dei nostri piccoli egoismi quotidiani, e verso quell'ad majora a cui in un modo o nell'altro tutti aneliamo.

Tanti auguri Carpignano Sesia!

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Carissima e Chiarissima Maria Rita,

è passato un pò di tempo dagli ultimi messaggi intercorsi, anche se ho notizia degli scambi di informazioni con  Dora, nostra responsabile per la comunicazione.

Ti volevo augurare innanzi tutto un buon anno, che per noi, proprio nei giorni della Befana, è stato di grande felicità.

Nè carbone ,nè petrolio dunque. Pare che il pozzo esplorativo Carpignano 1 dir del permesso Carisio abbia cessato di esistere ( vedi allegato ).

Oltre agli auguri un enorme ringraziamento, mio personale e di tutto il Comitato DNT di Carpignano Sesia che ancora mi sopporta e rappresento.

Come tantissimi che si sono adoperati alla causa, la tua altissima professionalità, il tuo altruismo, ci sono stati di enorme aiuto nel condurre la nostra battaglia. Noi ci credevamo, ci abbiamo sempre creduto, anche nei momenti in cui  le forze in campo davano le nostre possibilità di successo ridotte ad un'esile speranza. Pensare di dover contrastare un colosso come eni da molti era ritenuto impossibile. Ma siamo andati avanti, passettino per passettino, a scalare questa montagna. Credo che il tuo insegnamento e la tua personale conoscenza ci abbia permesso di " rubarti " un pò della tua caparbietà e della tua tenacia, mettendoli in campo per quasi sette lunghissimi anni.

Ed alla fine ( speriamo ) un EVVIVA !!! A tutti noi

Spero che tutto giri per il meglio anche a te.
Con la speranza ed il piacere di rincontrarci presto ti abbraccio

Marcello Marafante
DNT Carpignano 

Il MISE blocca 36 concessioni comprese l'airgun nello Ionio-Salento



Il tempo e' sempre tiranno, ma la notizia e' buona.

Il governo ha varato  un Emendamento al decreto Semplificazione che porta ad una moratoria di tre anni sulle 36 concessioni ancora in giacenza, comprese quelle nello Ionio - quelle della crociera sismica.

E' una notizia eccellente. Grazie.

Poche parole per dire cio:

le proteste, lo scandalo, l'arrabbiarsi, il pensare indipendente e' importante. Occorre essere sempre vigili e non fare sconti a nessuno, anche se li abbiamo votati. Ecco qui, dopo tante polemiche arriva il cambio di direzione. Ed e' merito del fatto che collettivamente ci siamo arrabbiati.

Al M5S, grazie per avere ascoltato.

Appena ho piu tempo indago di piu'.


Tuesday, January 8, 2019

Le coste salentine e ioniche aperte alle "crociere sismiche" della Global Med, per 10,000 euro l'anno


Il nuovo airgun della Global Med del Colorado
come reso noto dal BUIG 

la d90 FR GM e' quella in rosso in basso a destra.
la d87 FR GP e' quella in viola scuro in basso a sinistra.
la d89 FR GM e' quella in arancio a destra


I comuni interessati sono Tricase, Gagliano del Capo, Ugento, Racale, Alessano, Castrignano del Capo, Taviano, Andrano, Diso, Otranto, Morciano di Leuca, Patu', Tiggiano, Gallipoli, Alliste, Salve, Santa Cesarea Terme, Castro, Corsano, Strongoli, Cropani, Montepaone, Soverato, Borgia, Staletti', Ciro' Marina, Sellia Marina, Melissa, Crucoli, Catanzaro, Crotone, Isola di Capo Rizzuto, Botricello, Cutro, Simeri Crichi, Ciro', Montauro, Squillace, Belcastro


Si e' tanto parlato in questi giorni della Global Med,  a cui il nostro beneamato governo M5S-Lega ha concesso di eseguire airgun in tre concessioni in un area di oltre 2200 chilometri quadrati di mar Ionio.

Del nostro mar Ionio, del mare degli italiani e della natura. Del mare che dovrebbe portarci vita, e bellezza, e turismo, e voglia di fare le cose buone nei pomeriggi spensierati d'estate.  E che invece ora ci porta trivelle.

Erano le ex concessioni 87 FR GM, 89 FR GM e 90 FR GM, ora ribattezzate FR 43 GM, FR 44 GM e FR 45 GM.

Di questo, dei miei sentimenti, della mia delusione, ne parleremo nel prossimo post. Ho tante cose da dire, e poco tempo in questi primi giorni del 2019.

Per ora voglio focalizzarmi sul cosa abbiamo approvato - 2200 kmq di airgun nei mari del Salento e delle coste ioniche in favore della Global Med.

Partiamo con questo articolo di Stefano Agnoli che scrive per il Corriere della Sera, che dice che  della Global Med si sa poco o che noi italiani siamo scemi a non volere le trivelle.

Intanto, si sa tanto se uno ha voglia di fare il giornalista serio, e non di sparare a casaccio in difesa dei buchi nel mare.

La sede legale della Global Med e' in Colorado presso il numero 6901 South Pierce Street, Suite 390, Littleton. Il suo domicilio e' presso lo Studio Legale Turco, Viale Gioacchino Rossini 9, Roma 00198.
 
Da Bloomberg viene fuori  che la Global Med e' una ditta privata e che agisce come parte della Global Resource Holdings una LLLP che sta per Limited Liability Limited Partnership.

Tutte queste L significano essenzialmente che la Global Med non si assume alcuna responsabilita' se le cose dovessero andare storte, cioe'  questa Global Med/Global Resource Holding e' una micro micro micro ditta che viene qui solo per sfruttare lo sfruttabile e senza vergogna alcuna.

Bastano un altro po' di click per vedere chi e' il capo di questa Global Med.

Si tratta di tale Randall C. Thompson che ha investito a suo dire circa 1.5 milioni di dollari per le trivelle "profonde" nel golfo di Taranto e nello Ionio. Dal suo sito diretto agli investitori dice che ha fatto richiesta di sei concessioni offshore e fatto cinque richieste di valutazione ambientale.

Ricorda ai suoi potenziali investori che lui e' specializzato in progetti petroliferi internazionali allo stadio iniziale e che ha avuto gia' successo in Marocco, Nuova Zelanda, Cina e Belize.

Prima era un manager della Exxon e della Amoco.

Il suo scopo e' di fare il lavoro iniziale di accertarsi che il petrolio c'e' ed e' giusto e poi di vendersi a ditte maggiori.

Essenzialmente quelli della Global Med sono dei mercenari!
Ed e' a loro che diamo il nostro mare.  

E quindi caro Stefano Agnoli, spero che lei possa concordare che e' pura follia regalare lo Ionio e il Salento a un *singolo* individuo in Colorado che viene qui solo a scopo di sfuttamento con una ditta che non ha nessuna esperienza nel settore sicurezza o infrastruttura, e del cui capitale sociale si sa (questo si) poco. Nel testo del provvedimento dello sviluppo economico c'e' scritto che fra due anni andranno a verificare la "capacità tecnica ed economica" della società richiedente. Solo questo fa capire di che ditta abbiamo davanti - microscopica, con potenzialita' di danni enormi e di cui non sappiamo neanche se potra' pagare!

Mai sentito parlare di Temsah? Di Montara? Del pozzo Taylor? Mmh. Non credo.

Le concessioni che l'amico Randall Thompson ha ora ottenuto sono antiche.

Vennero gia' sottoposte al governo italiano nel 2013 tre concessioni per eseguire airgun in 2D nello Ionio, la 87 F.R. GM, 89 F.R. GM e 90 F.R. GM.

Ci sono state varie peripezie, cambi di governo, cambi di perimetrazione e pure la legge finanziaria del 2016 che ha tolto dei pezzettini alla d 87 FR GM perche' entrava nel limite delle 12 miglia.

Nel 2017 il duo Franceschini e Galletti diedero il loro si - a suo tempo il Ministero dell'Ambiente parlava di crociere sismiche!

E in data 7 dicembre 2018, zitti zitti mentre che ci si preparava al Natale, le concessioni sono state finalizzate sotto il governo del M5S, con Ministro dello Sviluppo economico, Luigi di Maio.

Ed ecco qui le FR 43 GM, FR  44GM e FR 45GM, nuove di zecca.

Chi avrebbe potuto mai immaginare che i decreti finali arrivassero dal governo Lega-M5S!

Ma scappo troppo in avanti. Come detto sopra,  dei pasticci del M5S al prossimo post.

Per ora voglio invece finire di commentare sul testo di questo Stefano Agnoli.

Stefano Agnoli dice che l'Adriatico si divide in due - l'Italia da un lato, dall'altro Croazia, Montenegro e Albania, e Grecia. E anzi, piu' in la ci sono pure Cipro, Egitto, Israele e Libano e dai, mettiamoci pure la Turchia.

E mentre tutti questi intelligentissimi paesi dall'altro lato dell'Adriatico hanno deciso di trivellare - accogliendo o invitando ENI, Total, BP, Rosneft e pure la Exxon, noi italiani scemi scemi ci accaniamo contro le trivelle nei nostri mari.

Si vede che vorrebbe l'Italia cone l'Albania! E anzi, sa lei che l'Albania chiede il 70% del ricavato ai suoi trivellatori?

E perche' caro Stefano non ricorda che al di qua dell'Adriatico abbiamo il Portogallo che ha detto no all'ENI che voleva trivellare il mare dell'Algarve, o della Francia che ha vietato il fracking e che non rilascera' piu' *alcun* permesso trivellante nuovo nel suo paese. O di tutti i paesi di cui sopra in cui la gente protesta contro le trivelle?

A pensare come pensa lei vuol dire allora che quando la Schlumberger voleva trivellare in Sardegna andava bene? O lo stesso per le trivelle in Sicilia o in Puglia. A Venezia?

Nel suo mare di preferenza?

Stefano poi parla del fatto che le richieste della Global Med partirono gia' dal 2010, e che quindi non c'entra solo il PD, che e' sbagliato farne una questione politica, e che addirituttura ci sono "verifche approfondite sul tanto contestato uso degli airgun, i cannoni ad aria per le ricerche."

Non sono cannoni, caro Angelo, ma come lei non ha voglia di andarsi a studiare chi e' la Global Med, cosi io non ho voglia di spiegare, per l'ennesima volta che si tratta di spari ad aria compressa.  Ma poi, quelli del precedente governo le chiamavano ... "crociere sismiche", per cui mi sa che qui e' una gara a chi usa le parole piu' comiche.

Ma piu' comico ancora e' che lei le chiama "verifiche approfondite" - ma quando mai! 

Non ho *mai* in 11 anni di lavoro, mai, mai, mai, mai letto un permesso trivellante in cui la letteratura scientifica fosse citata in modo appropriato, in cui si dicesse qualsiasi altra cosa che trivellare, o fare airgun porta ad impatti lievi-trascurabili-nulli. Solo in Italia le trivelle e l'airgun fanno bene al mare, alle persone, all'ambiente.

E infine la cigliegina di Stefano e' che che se "non avesse concluso il processo accordando il permesso", e "viste le diffide legali arrivate al ministero, il dirigente preposto dello Sviluppo economico si sarebbe esposto al rischio di pagare i danni di tasca sua".

Ci lasci capire, allora siccome X passaggi legali erano stati approvati, allora per forza dovevano essere approvati tutti gli altri Y passaggi successivi?  E allora che ce li abbiamo a fare tutti questi stadi di approvazione? Basta solo decidere che invece di avere X+Y approvazioni ne bastano solo X
se uno ha paura delle diffide che arrivano a meta' strada!

Se i passaggi Y invece sussistono, anche se e' solo una firma, vuol dire che finche' tutto l'iter non e' finito, le trivelle, l'air gun o i cannoni come li chiama lei, non sono stati approvati.

E quindi Mr. Thompson, o chi per lui nulla puo' fare, perche' nessun decreto finale e' stato rilasciato!
E dunque quelle diffide legali sono solo carta straccia, secondo me. Al massimo chi richiede di trivellare puo' esigere una rispostain  tempi brevi, ma non necessariamente un si.

E questo anche se Galletti e Franceschini avevano firmato la compatibilita' ambientale.

Non va bene fare il lavaggio alle persone che non-si-poteva-fare-altrimenti.  O che-senno-pagavamo-la-multa. Non e' vero. Finche' non arriva l'ultima firma chi ha richiesto non puo' che accettare che non-si-sa-ancora.

Nella vita c'e' sempre l'alternativa. E' il coraggio, la forza morale, l'animo nobile, il mettersi in situazioni scomode ma giuste, l'intelligenza, il volerlo che manca.

Ma queste parole sono per Sergio Costa, a cui scrivero' domani. 

Ma che delusione questo M5S; cosi diversi, cosi uguali a quelli di prima.



Tuesday, January 1, 2019

India: in quattro anni il solare aumenta del 700%



Voglio iniziare il 2019 con una storia di speranza.

Dal 2014 al 2018 in India la produzione di energia elettrica da solare e' aumentata di piu' del 700%: da 2.6 gigawatt a 20 gigawatt.

Questo e' l'equivalente di 23 reattori nucleari!

L'obiettivo e' di arrivare a 100 gigawatt entro il 2022 per un investimento totale di 100 miliardi di dollari.

Nel solo 2015,  sono state installate un milione di lampade solari e 1.4 milioni di fornelli solari.

Ovviamente l'India e' un paese enorme, dalla popolazione in crescita e per un miliardo di
persone che qui vivono, questi numeri non sono poi cosi' enormi. E c'e' ovviamente spazio per ancora maggior crescita.

Il fotovoltaico contava solo lo 0.4% della produzione elettrica nazionale nel 2015; ma il potenziale e' enrome, visto che qui il sole splende in media per 300 giorni l'anno. L'obiettivo e' per il sole di alimentare elettricita' in casa, ma anche strumenti per l'agricoltura, aria condizionata, e per generare acqua calda.

Una cella fotovoltaica rende dalle 20 alle 40 volte l'energia usata per crearla. Se tutto va bene, entro il 2020 l'energia da solare potrebbe superare quella da carbone. Anzi, il governo ha gia' chiuso 14 centrali a carbone perche' rese obsolete dal sole; le tasse sul carbone sono aumentate e ci sono incentivi per chiudere quelle piu' vecchie di 25 anni.

Dei 100 gigawatt di solare, 40 saranno dai tetti e 60 da impianti medio-grandi. Ci sono anche 56 progetti di ‘solar city’ e altri 27 di campi solari in 21 stati.

Entro il 2022 ci saranno 20 milioni di lampade alimentate dal sole grazie anche agli incentivi statali che coprono il 30% dei costi. Le banche sono state istruite di agevolare i finanziamenti per chi vuole passare o installare il solare.  Si prevede che anche le pompe agricole saranno presto alimentate dal sole, gia' adesso ci sono fiumiciattoli e canali per l'agricoltura coperti da pannelli fotovoltaici per prevenire l'evaporazione.

Ecco, questo e' quello che programma l'India, un paese dai mille problemi, di poverta' ed ignoranza che pur lo vuole e ci prova. E se possono farlo loro, lo possiamo fare tutti.

Non ci sono scusanti.