.

.

Thursday, April 18, 2019

Il cucciolo di orso polare vaga a 700km dalla sua casa, affamato e smagrito



Cosa ci faceva cosi lontano dal suo habitat naturale? 
Cercava cibo. L'orso non mostrava segni di aggressione, ma era stanco e magro ed ha circolato per vario tempo in tutta la penisola di Kamtchatka dove si trova il villaggio di Tilichiki appunto alla ricerca di qualcosa da mangiare.  I residenti gli hanno dato del pesce.
Si ipotizza che l'orso abbia circa due anni e che abbia viaggiato su un isolotto di ghiaccio dal Bering Sea fino alla penisola in questione.  Tipicamente gli orsi vivono con le loro madri fino ai tre anni, quindi questo esemplare e' un cucciolo, non abituato a cercare cibo da solo. 
E' questo un fenomeno che preoccupa sempre piu' i villaggi della Russia settentrionale perche'  le storie di orsi affamati diventano sempre piu' numerose e piu' tristi. L'idea e' di sedarlo e di riportarlo a casa con trasporto aereo.

Povero orso, vaglielo a spiegare che questi sono i nostri tempi moderni, eh?

Tuesday, April 16, 2019

Cina: sismicita' indotta da trivelle di magnitudo 5.7 e 5.3 R








La notizia arriva direttamente dalla rivista scientifica Seismological Research Letters, e ha per titolo
"The December 2018 ML 5.7 and January 2019 ML 5.3 Earthquakes in South Sichuan Basin Induced by Shale Gas Hydraulic Fracturing".

Mi sembra chiaro, no? 

Cioe' in Cina, nella regione del South Sichuan c'e' stata sismicita' indotta dal fracking di magnitudo 5.7 a Dicembre 2018 e di magnitudo 5.3 a Gennaio 2019.

E questo non lo dice la D'Orsogna, lo dice appunto una rivista peer-reviewed. Io sono solo dieci anni e piu' che continuo a martellare queste cose, perche' non voglio che ci siano dubbi.

L'evidenza monta in tutto il pianeta; le trivelle non portano niente di buono a nessuno dei residenti, e qui ne abbiamo l'ultima prova.

Occorre dirlo a Salvini e a quegli altri yes-men che lo circondano in tema trivelle, fra cui i governatori di Basilicata, Abruzzo, rispettivamente Vito Bardi e Marco Marsilio.

L'articolo in questione parla di due terremoti violenti in Cina, di cui abbiamo a malapena sentito parlare ma che ha causato forti danni a case e strutture in zona.

Il terremoto di dicembre (5.7 magnitudo) e' stato il piu' pericoloso, anche se meno intenso: ha ferito e ha causato danni, si stima, per 8 miliardi di euro e con 630 evacuati. L'altro terremoto si e' verificato un mese dopo a otto chilometri di distanza.

Il colpevole di questi terremoti e' il Changning shale gas block dove si trivella e si pratica fracking dal 2010. I pozzi di reiniezione invece sono arrivati nel 2014.

E voila' guarda caso, proprio nel 2014 l'incidenza delle scosse di terremoto e l'intensita' associata e' aumentata drammaticamente.  

Qui si stima che la causa dei terremoti sia stato l'insieme delle cose: cioe' il fracking in se, e anche la reiniezione, almeno a sentire l'autore principale dello studio, Xinglin Lei del Geological Survey del Giappone.

Gli epicentri dei terremoti sono stati localizzati, e la loro profondita' non e' risultata troppo elevata, cosa che li rende compatibili con l'origine antropica: erano a due e dieci chilometri sotto la crosta terrestre, nella norma per sismicita' indotta.

Le scosse invece sono perfettamente correlate con l'attivita' di iniezione nei mesi di dicembre e gennaio 2019, sia nello spazio che nel tempo. La maggior parte dell'attivita' sismica si e' verificata in concomitanza con le azioni umane, con poche scosse di assestamento. Gli sbalzi di pressione sotterranea causati dalle trivelle e dalla reinizione hanno riattivato vecchie faglie dormienti o sconosciute. L'attivita' sismica si quieta invece dopo le attivita' petrolifere.

Non ci possono essere dubbi perche' tutto cade a pennello.

Trivelli o reinietti; la terra trema, e trema forte.
Ti fermi, si fermano anche i tremori.

Le trivelle hanno continuato pero' a pompare in altre parti dello Sichuan, in particolare nella contea di Rongxian e nella citta' di Zigong. Il 24 e il 25 Febbraio 2019 ci sono state tre scosse, tutte superiori al grado quattro della scala Richter. Il piu' grave di magnitudo 4.9 ha ucciso due persone, ferito una dozzina e causato vari danni agli edifici della citta'. Sono stati evacuati in 130 mila.
Non si sa ancora l'origine esatta di questi altri due terremoti, ma la gente non ha aspettato: sono scesi in piazza in 3000 a chiedere sicurezza e ad un fermo temporaneo alle trivelle. Il fermo e' stato accordato, ma non si sa fino a quando durera'.

Ovviamente la Cina non e' proprio la culla dell'attivismo, ma in questo caso la paura e la consapevolezza potrebbero portare ad azioni forti da parte degli attivisti. Ma dall'altro lato ci sono interessi altrettanto forti: una enorme richiesta di energia in un paese in continua crescita; la voglia di produrlo in casa invece che importarlo, e incentivi da parte del governo. 

Si stima che la crescita della richiesta di gas continuera' fino al 2020.

Il problema e' che in Cina non ci sono fonti di gas "convenzionale" e che occorre fare ricorso a gas piu' scomodo da estrarre, che abbisogna di metodi piu' impattatnti e piu' distruttivi: appunto lo shale gas, dove che la roccia che lo contiene deve essere fratturato per estrarlo (da qui il nome fracking), da
metano negli strati di carbone e dal tight gas, ancora piu' intrappolato nella roccia da necessitare di fracking estremo.

E di questo gas "non-convenzionale" la Cina ne ha parecchio.  Hanno iniziato ad esplorare nel 2004, e il primo pozzo e' diventato attivo nel 2009. Nel 2012 hanno presentato un progetto quinquennale 
con sussidi e target di produzione. A trivellare le ditte nazionali CNPC e Sinopec.
Oggi, nel 2019 sono indietro rispetto ai piani del 2012, a causa di imprevisti e della difficolta' di estrarre questo gas cosi intrappolato nella roccia. 

E' il gas del Sichuan quello che e' considerato il meno difficile ed e' qui che si concentrano le maggiori operazioni. Pero' e' anche la zona maggiormente popolata, e un area gia' sismica. Anzi, solo dieci anni fa ci fu un mega terremoto che porto a piu' di 69mila vittime. Secondo vari sondaggi la gente gia' sapeva dei pericoli del fracking ed erano scettici dall'inizio, appunto per la sismicita' indotta, l'inquinamento di aria e di acqua, e gli usi spropositati di acqua.

Come dire, l'era di internet per tutti fa sapere a tutti che le trivelle sono una disgrazia per i residenti. Ma al governo questo non importa: il piano quinquennale dal 2018 al 2023 prevede ancora piu' fracking.

Basti solo pensare che nel 2018 la petrolditta CNPC  ha trivellato la bellezza di 330 pozzi nello Sichuan. Fino al 2017 ne avevano trivellato in totale solo 210.

E se ce il tuttapposto italiano, figuriamoci il tuttapposto cinese!

Sono subito partiti con la promessa di una review scientifica, per assicurarsi della sicurezza delle trivelle, hanno promesso che ci saranno seismologi presenti in ogni attivita' sismica per monitorare, e che ci saranno adeguate valutazioni di impatto ambientale, e che l'acqua per le trivelle verra' estratta in concomitanza con la disponibilita' locale, con la geologia e in modo da bilanciare le richieste dei residenti.

Sono ovviamente film gia' visti che si traducono in una sola parola, o due: balle cinesi!

E che il sismologo che guarda ferma i terremoti? O che gli impatti ambientali mai diranno che i loro pozzi fanno venire i terremoti? O che quando l'acqua e' poca i petrolieri volontariamente fermeranno le trivelle per farci fare il te ai residenti? 

Suvvia! Non siamo mica all'asilo!

Come sempre, occorre non farceli venire dall'inizio, e questo vale in Cina, in Italia e se vogliamo salvarlo, sul pianeta intero.

Monday, April 15, 2019

Il puma dell'est e' andato estinto: l'uomo gli ha distrutto l'habitat






L'ente per la protezione della vita selvatica degli USA, lo US Fish and Wildlife Service (USFWS) ha appena dichiarato che l'Eastern Puma e' ufficialmente estinto.

Causa dell'estinzione?

L'uomo.

L'ultima volta che un Eastern Puma e' stato avvistato in natura e' stato nel 1938, 80 anni fa. Nel 2011 lo USFWS ne fece un censimento ufficiale, secondo i dettami dello Endagered Species Act. Nel 2015 venne fuori che non esistevano esemplari noti, nei 21 stati analizzati. Hanno aspettato 3 anni, ed ora la dichiazione ufficiale. L'Eastern Puma e' ufficiamente estinto.

I motivi sono tanti, ma sono elencati come l'eccessiva caccia e la distruzione dell'habitat per mano dell'uomo. La natura e' un qualcosa di vivente e di completo, distruggi una specie, anche piccola e insignificante e possono esserci effetti a catena, anche dove meno te l'aspetti.

Questi Eastern Puma erano abbondanti negli USA fino a tutto l'800. Vivevano lungo il fiume Mississippi, in Quebec, in South Carolina, Illinois, Manitoba. Anzi, un tempo erano una delle specie animali piu' numerose in Nord e Sud America, dallo Yukon alla Patagonia. E poi la mattanza specie: uccisi in massa fra il 1700 e il 1800. L'ultimo avvistamento in Maine nel 1938 era anche l'ultimo ucciso dall'uomo.

La loro estinzione ha portato alla proliferazione di cervi, che non sono piu preda ne di puma ne di lupi o linci, tutti carnivori. Questi cervi mangiano ghainde e distruggono fusti di nuovi alberi, ed e' a loro che si attribuisce il declino della rigenerazione di foreste, e del declino del numero di uccelli che non trovano abbastanza spazi per la nidificazione.

I carnivori, come i puma sono importanti per garantire un sano equilibrio naturale. Si parla della reintroduzione di altre specie di puma in zone appropriate, per esempio i puma dell'ovest che potrebbero essere rilasciati nel New England, a nord dello stato di new York, nella regione dei grandi laghi nel midwest.

I puma dell'ovest sopravvivono, anche se in numeri modesti in North Dakota, South Dakota e Nebraska. Come loro la pantera della Florida che vive in Georgia, Arkansas e Texas. Spesso finiscono uccise dal traffico e dai cacciatori.

Insomma, sposti una virgola in natura, e ha cambiato tutti gli equilibri.

Sunday, April 14, 2019

Nonostante il finto figo Trudeau, il Canada continua ipocritamente a trivellare e a devastare

































Justin Trudeau la racconta e la sorride bene.
Ma la realta' non e' come lui vorrebbe farci credere.

Le Tar Sands del Canada, un angolo remoto a nord del paese avvolto un tempo da neve e ghiaccio e distese di bianco e' ora coperto di raffinerie, terreni violentati, fumi e puzze.

E' il piu' grande progetto industriale del mondo intero.

C'e' una autostrada che attraversa le Tar Sands per fornire vie di trasporto ai petrolieri.

Fanno ottocento chilometri di impianti di estrazioni di petrolio, raffinerie, desolforatori, vasche di monnezza varia, acqua inquinata. Ottocento chilometri, senza sosta. Nel complesso l'area in sui si eseguono queste operazioni di estrazione di Tar Sands e' grande quanto l'Inghilterra intera.

L'Alberta ha quattro milioni di persone, e se fosse una nazione indipendente sarebbe il quinto principale paese produttore di petrolio al mondo. Si calcola che le riserve di bitume dell'Alberta siano di 170 miliardi di barili.

I danni provocati da queste estrazioni a chi ci vive li, e al pianeta sono incalcolabili. Malattie, fumi, petro-economia, cambiamenti climatici, corruzione.

Eppure in Alberta vogliono pompare ancora di piu', espandendosi e mangiando ancora piu tundra. Vogliono colorare il bianco e il verde di nero.

Chi sono questi folli che vogliono continuare la devastazione? Beh, i politici dell'Alberta, ma anche il governo centrale del figo Trudeau non e' che abbia detto o fatto niente in contrario. E' un elefante in una stanza, tutti sanno, nessuno dice niente. E l'elefante si sposta e fa danni maggiori in altre stanze.
 
Ma c'e' di piu': a livello internazionale Trudeau e i suoi compari cercano di passare per verginelle ambientali, come la Norvegia, a fare la predica agli altri, presentando scintillanti azioni contro i cambiamenti climatici. 
 
Per gli altri, mica per se. Dicono che queste Tar Sands portano lavoro, che i legami fra residenti e trivellatori sono "complessi" e che occorre pensare, parlare, "dialogare".

Mi sovviene quando questo lo diceva l'ENI.

Fra i paradossi del Canada: quando si discutevano gli accordi di Parigi dicevano che volevano un tetto massimo dell'aumento delle temperature mondiali di 1.5 gradi centigradi.  Poi quando ci furono le proteste per l'ennesimo oleodotto che doveva attraversare il paese per portare petrolio dalle Tar Sands al mare, il cosiddetto Trans Mountain Oil Pipeline nel 2018, il governo di Justin Trudeau 
lo nazionalizzo', al costo di quasi 4 miliardi di euro per essere sicuri che si sarebbe costruito e per incassare i petro-yuan dalla Cina.

La ditta in questione, la ex proprietaria dell'oleodotto, si chiama Kinder Morgan, ed e' basata in Texas. Gia' operano un oleodotto fra l'Alberta ed il mare - oleodotto vecchio di 65 anni e lungo 1,150 chilometri. Volevano semplicemente costruirne un altro, in parallelo dalla portata maggiore per far arrivare al mare, al porto, e in Cina ancora piu' petrolio. Ma sia i progetti per l'oleodotto nuovo che quello esistente vecchio si snodano lungo territori immacolati, attraverso fiumi e pure nel  Jasper National Park. Le proteste da mezzo mondo portarono quelli della Kinder Morgan ad annunciare che si sarebbero ritirati nell'Aprile del 2018.

Il governo del finto figo Trudeau had deciso di prendere in mano le redini del progetto e di completarlo con fondi pubblici. E quindi, da un lato il paese ha approvato una carbon tax il giorno 1 Aprile 2019 per tagliare le emissioni di CO2 ma allo stesso tempo vuole espandere le esportazioni di petrolio verso il mare per poterlo vendere ai cinesi.

Come puo' essere?

Non e' un controsenso?

Il finto figo Trudeau dice che dobbiamo agire per salvare il pianeta ma poi nazionalizza gli oleodotti!
 
Intanto nel cuore delle Tar Sands si continua a trivellare e a generare il petrolio per l'oleodotto e per i cinesi. C'e' gente che si ammala a tassi mai visti di tumore, bambini, giovani e vecchi. C'e' la foresta boreale ferita, ci sono gli animali malati e confusi dalla perdita di habitat, c'e' l'aria putrida in cima al mondo.
 
 
E' una questione del potere infinito dei petrolieri, che quando arrivano distruggono tutto, in Basilicata come in Alberta, perche' mangiano l'essenza stessa della democrazia e finiscono con il fare il bello e il cattivo tempo sulla pelle di tutti gli altri.
 

Il Canada non raggiungera' gli obiettivi preposti per il 2020 contro i cambiamenti climatici, ne tantomeno quelli per il 2030 imposti a Parigi. E questo a causa dell'industria del petrolio che si calcola emettera' 100 milioni di tonnellate di CO2 l'anno nel 2030.

E' intero apporto della Nigeria, paese produttore di petrolio pure lui e con 190 milioni di persone, contro il 30 del Canada.

Il Canada nonostante la sua patina progressista e' invece un vero petro-stato. Il petrolio rappresenta la sua maggior fonte di reddito e di conseguenza i governi, gli enti controllori, e pure alcuni corpi univeristari sono asserviti ai petrolieri. 

L'epicentro di tutto e' una vasta area a nord di Edmonton e attorno al fiume dell'Athabasca. La citta' di Fort McKay e' quella maggiormente colpita e qui vivono varie comunita' indigene devastate dall'industria petrolifera. 

Come detto in passato qui non si estrae vero petrolio, ma *sotto* la foresta borale c'e' roccia bituminosa impregnata di petrolio che deve essere trattato in modo chimico e altamente impattante per *spremere* poche gocce di petrolio. I trattamenti sono intensi e per ogni barile di petrolio prodotto dalle Tar Sands, siccome deve arrivare dal trattamento estremo di sabbie bituminose, ce ne vogliono dai sei ai dodici in totale di acqua fresca, che diventano poi monnezza tossica.

La devastazione si puo' vedere fino da google maps.

Oltre allo smantellamento di foresta boreale i laghi artificiali di monnezza a cielo aperto per metterci l'acqua ora tossica. Contengono monezza per 500 mila piscine olimpioniche.
 
Si, cinquecentomila piscine!
 
L'acqua e' cosi tossica che se ci cadono gli uccelli muoiono stecchiti. 
 
Le morie sono cosi frequenti che devono esserci messi degli spaventapasseri. Non sempre funzionano.

I pesci nel fiume Athabasca e nei suoi tributari sono troppo inquinati da mercurio e non si possono mangiare. Oltre ai pesci le carni della selvaggina sono inquinate da troppo arsenico e anche questi non si possono consumare. Le concentrazioni di mercurio e arsenico sono decine di volte superiori a quanto considerato sano. Lo stesso dicasi per le papere. Ora a noi queste idee di pescare e di andare a caccia per mangiare possono sembrare stravaganti ma questo e' stato il modo tradizionale di vivere delle comunita' indigene della zona per millenni. 
 
Il fiume Athabasca era usato come mezzo di trasporto dagli indigeni, visto che si snoda fra le principali citta' della zona: Fort McMurray, Fort McKay, Fort Chipewyan, ma adesso a causa dell'inquinamento e della continua estrazione di acqua in molti posti i livelli dell'acqua sono cosi fortemente calati che non e' piu considerato navigabile in alcuni tratti.
 
Alcune comunita' devono bollire l'acqua prima di usarla perche' e' troppo inquinata.

Tutta la vita naturale ne ha risentito: caribou, bisonti, elci, uccelli, pesci, acqua, foresta, persone.

Tutt'a un tratto non si puo' piu' bere, mangiare, viaggiare vivere in simbiosi con il fiume.
 
Lung l'Athabasca sorgono 175 progetti estrattivi con ditte da tutto il mondo: l'american Exxon, la canadese Suncor, la CNOOC della Cina per fare alcuni nomi. Finora la maggior parte del petrolio arrivava negli USA adesso invece si vuole aprire ai mercati asiatici.


Il fato di questi laghi di monnezza tossica e' incerto. Sono cresciuti in modo esponenziale in volume e numero durante gli scorsi 50 anni. Non si sa cosa fare. Si sa solo che perdono e che la monnezza spesso finisce nell'acqua del fiume, in teoria da essere usata dagli umani.
 
L'aria e' inquinata, ci sono le piogge acide. Ai petrolieri non importa di investire per salvare l'ambiente e devastano senza accorgimento alcuno. Anche perche' il finto figo Trudeau glielo permette. 
 
Il suo governo, come tutti quelli passati, approva tutto, sempre e comunque.

 
E con l'ambiente si ammala l'uomo con forti tassi di cancro, aborti spontanei, bimbi morti alla nascita. Se ne parla da anni. Nessuno fa niente. 

E poi c'e' la parte piu' orribile di tutto: il ricatto o muori di cancro o muori di fame.
 
Gli indigeni qui non sono mai stati ricchi e ai petrolieri basta regalare un po di promesse di lavoro, di case, di progetti sociali, magari aiutare ad aprire negozi, e voila', la politica e a volte anche i residenti, gli si prostrano ai piedi.
 
Solo che le promesse non si concretizzano mai per davvero.
Un po come in Basilicata. 

Il costo per ripulire tutto?

Circa 200 miliardi di euro.



Non si puo' vincere con questa gente. La soluzione e' sempre non farceli venire dal primo giorno, costi quel che costi.





 



 


Saturday, April 13, 2019

Ecuador: la tribu Waorani contro i petrolieri per salvare l'Amazzonia









Oil has not brought development for the Waorani,
It has only left us with oil spills and sickness.

Alicia Cahuiya, tribu Waorani, Ecuador


Un altra storia senza fine di ingordigia dei petrolieri e di tanti piccoli grandi Davide contro il mostro.

Questa volta siamo in Ecuador. A Febbraio 2019 centinaia di saggi, giovani e meno giovani, della tribu Waorani sono discesi in massa nella citta' di Puyo. Sono partiti dalle loro case nella foresta tropicale dell'Amazzonia per protestare contro le trivelle nei loro territori, in particolare nella regione Pastaza che secondo il governo centrale dovrebbe essere lottizzato e ceduto ai petrolieri a scopo di denaro.

La provincia di Pastaza e' ricca di fiumi e foreste che circondano l'Amazzonia, con circa mille fiumi tributari e una enorme biodiversita'. A Febbraio 2018 la decisione di rilasciare  16 nuove concessioni petrolifere che coprono ben 28mila chilometri quadrati di foresta vergine.

A organizzare le proteste e a chiedere ai tribunali dell'Ecuador di mettere un fermo alla vendita di nuove concessioni nel paese il Coordinating Council of the Waorani Nationality of Ecuador–Pastaza (Pastaza CONCONAWEP) che vede i Waorani, il gruppo Human Rights Ombudsman, il gruppo Amazon Frontlines lavorare assieme contro gli speculatori. Assieme si pongono contro il ministero dell'Ecuador dell'energia e delle risorse non rinnovabili, contro il segretario degli idrocarburi e pure contro il ministro dell'ambiente del paese perche' dicono che i diritti dei Waorani non sono stati rispettati nel decidere di svendere i loro territori al migliore trivellatore.

Dicono che i loro diritti umani sono stati violati. 

Le donne sono agguierrite, cantano e protestano. Gli anziani non parlano spagnolo ed e' difficile trovare gli interpreti giusti: hanno paura che nelle discussioni la verita' venga offuscata durante la traduzione e cosi inistono con il voler approvare l'interprete giusto, di loro fiducia.  Dicono pure che il governo deve accettare che le tradizioni e i metodi decisionali dei Waorani possano essere diversi da quelli ufficiali del paese e lavorare nel pieno rispetto della loro sovranita' territoriale in Amazzonia.

Il territorio dei Waorani confina con quello di altre tribu: Shuar, Achuar, Kichwa, Waorani, Shiwiar, Andoa and Sápara nations,  e iniziare con i Waorani portera' ovviamente all'inizio della fine anche per le altre tribu, ad inquinamento, ad urbanizzazione, ad acqua e territori rovinati.

Dopo la decisione di accordare sedici permessi trivellanti a Novembre 2018 vicino al confine con il Peru', le proteste erano montate ed erano state cosi sostenute che alla fine da sedici blocchi si passo' a due soltanto. Il ministro degli idrocarburi dell'epoca, Carlos Pérez, cedette anche se il governo disse che era una decisione temporanea e che i territori sarebbero potuti tornare sotto la scure delle trivelle fra qualche anno. Insomma un tuttapposto ecuadoriano.

Degli altri due blocchi Pérez disse che non c'erano tribu' indigene nelle vicinanze, anche se in realta' ci sono vari gruppi di altri nativi, non i Waorani, ma i Sápara, i Shiwiar, i Kichwa e i Tagaeri-Taromenane. Anzi, addirittura c'erano piani segreti per permettere trivelle pure in aree protette
L'Ecuador fa parte dell'OPEC - e' una delle nazioni piu' piccole in questa organizzazione, per dimensioni e per volumi di petrolio estratti. Ugualmente ci sono contratti miliardari con la Cina per comprarlo. E la Cina non fa sconti a nessuno.

Nel 2009 l'Ecuador fece default su tre miliardi di debito che non riusci' a ripagare. L'allora presidente Rafael Correa fece allora un accordo con la Cina: 1 miliardo di dollari in prestito e in cambio
contratti petroliferi a favore di Petrochina.

Le trivelle attuali invece nella mente diei politici dell'Ecuador dovrebbero porare ad $800 milioni di dollari, o almeno questo e' quello che dice il presidente Lenín Moreno.

Ma gli indigeni non ci stanno. I Waorani sono anni che combattono assieme con altre tribu del paese.
Gia' a dicembre 2017 gli indigeni della giungla dell'Amazzonia hanno messo su una marcia di duecento miglia, durata due settimane dalla foresta fino a Quito, la capitale del paese chiedendo di mettere fare alle trivelle nel paese. Si sono pure dati un nome Confederation of Indigenous Nationalities of Ecuador (CONAIE).

A suo tempo il presidente Moreno promise agli indigeni di questo CONAIE di non trivellare i  territori degli indigeni che prima non erano stati interpellati. Ebbene, a questo giro i Waorani lamentano che il governo non li ha mai consultati prima di cedere questi terrirori ai petrolieri.

L'accordo va sotto il nome di Article 57, Sezione 7 della Costituzione. E non c'e' solo questo articolo; il governo dell'Ecuador e' anche obbligato a consultare gli indigeni come da due accordi internazionali di cui una che arriva dritta dritta dall'ONU.
 
Ovviamente il punto della questione e' che i Waorani e gli altri non vogliono essere solo interpellati: non vogliono le trivelle nelle loro foreste.

Punto.

Pure se vivono nella giungla, lo sanno anche loro che le trivelle sono la morte, la degradazione ameintale, corruzione, debiti (alla Cina!) e paralisi di tutto cio' che non ruota attorno al petrolio.

E quindi vogliono un modo di pensare diverso: protezione della foresta, degli indigeni, dell'ambiente, economia verde, un futuro sano e sostenibile.

E' come in Basilicata: le trivelle non ha portato a nessun sviluppo ma solo perdite e malattie.
E in Ecuador lo sanno bene visto che cause e inquinamento collegate alle trivelle vanno avanti dal 1993 quando Chevron/Texaco lasciarono dietro di se una scia di pozzi abbandonati e di monnezza petrolifera che ancora adesso fa ammalare residenti dopo decenni. Basti solo pensare che la composizione chimica dell'acqua dell'Amazzonia e' stata qui perennemente modificata, con un 30% di salinita' in piu' a causa dei riversamenti di petrolio e di rifiuti petroliferi.

E ovviamente non ha senso trivellare nel polmone della terra, sede di una incredibile biodiversita' e di popolazioni indigene che non hanno fatto niente di male per meritare tutto cio'.