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Tuesday, March 5, 2019

ENI: corruzione in Nigeria, un morto sulla piattaforma di Ancona, 100 incidenti in Basilicata

Basilicata 100esimo incidente ENI in sette anni





Piattaforma Barbara ENI (Ancona) : 1 morto e due feriti

 Nigeria: assieme alla Shell ENI accusata di 1.3 miliardi di USD in mazzette




"The management of oil companies Eni and Shell were fully aware of the fact that part of the $1.092bn paid would have been used to compensate Nigerian public officials who had a role in this matter and who were circling their prey like hungry sharks. It was not mere connivance, but a conscious adhesion to a predatory project damaging the Nigerian state."

Giusy Barbara, magistrato italiano sulla causa 
ENI e la corruzione in Nigeria

Ecco qui, in un breve riassunto la nostra petrol-ditta nazionale.

Uno schifo che nessuna operazione di chirugia estetica puo' risanare.

Iniziamo dalla piattaforma Barbara F dell'ENI, a 30 chilometri da Ancona, dove una gru e' collassata e ha causato la morte di una persona ed il ferimento di altre due. La gru stava facendo operazioni di 
carico e scarico da una nave di supporto logistico dell'ENI, quando e' collassata sulla nave stessa.

I due feriti stavano sulla nave, e l'operatore della gru e' quello che e' morto; si chiamava Egidio Benedetto ed aveva 63 anni. Avrebbe dovuto lasciare la piattaforma domani.

Gli investigatori indagano per presunto omicidio colposo; perche' forse c'e' stato un fallimento strutturale.

L'ENI dice che sta indagando pure lei - a frittata fatta. 

Ad ogni modo la domanda e' sempre la stessa: chi controlla la sicurezza qui? La manutenzione? E' stata una gru, ma poteva essere un cavo sottomarino, una perdita accidentale, la corrosione dovuta alla salsedine, all'idrogeno solforato, ad altri inquinanti.

Ce ne dimenticheremo presto,  ma questo non significa che i problemi siano scomparsi.

Passiamo alla Nigeria: il governo africano ha formalmente annunciato azioni legali contro ENI e Shell nel Regno Unito per mazzette e corruzione per l'acquisizione del blocco OPL 245 nel 2011, di cui abbiamo gia' parlato su questo blog.  

Era un blocco offshore in Nigeria, che custodisce 9 miliardi di barili di petrolio e per cui ENI e Shell, pare hanno pagato 1.3 miliardi di dollari di tangenti. Soldi che invece di finire nelle casse del governo Nigeriano sono finiti dai petrolieri nelle mani di privati corrotti cittadini nigeriani o di politici corrotti. Non male eh?

I nigeriani chiedono $1.1 miliardi contro i due petrol-giganti-imbroglioni che a loro dire *sapevano* di star pagando tangenti private per cose illegali.

Ovviamente Shell ed ENI negano qualsiasi coinvolgimento in malaffari, si trincerano dietro il "io-non-ne-sapevo-niente" e temono che queste azioni legali possano portare loro altri guai ed altro scrutinio da parte di altri governi.

I procedimenti legali contro ENI e Shell sono in corso a Milano, e anzi a Settembre 2018 Gianluca Di Nardo e Emeka Obi "intermediari" della faccenda sono stati entrambi condannati a quattro anni per corruzione.

Dopo Milano, i Nigeriani hanno deciso di aprire altre cause contro i petrolieri nel Regno Unito, indipendentemente da cosa accade in Italia. Un altra causa esiste pure in Svizzera e riguarda lo stesso Emeka Obi, il nigeriano condannato in Italia.

E infine, in casa nostra.

In Basilicata l'ENI festeggia il.. centesimo incidente in sette anni di attivita'. Cosa e' successo? Una fiammata, la puzza, il panico a Viggiano e nel comune adiacente di Grumento Nova.  Alcuni operai nelle vicinanze hanno pure avvertito malori.

Ma cento o uno, la risposta dell'ARPAB e dell'ENI e' sempre la stessa: tuttapposto!

Anche qui non e' chiaro che ne sia stato della sicurezza, della cura dell'ambiente, del rispetto delle comunita.

Ma nessun problema, per tutto il resto c'e'.... Jacopo Fo, la pulizia sulle spiagge del Ghana e qualche sponsorizazione del calcetto locale.





Thursday, April 19, 2018

ENI: corruzione in Congo, Nigeria e Algeria








Le accuse di corruzione dell'ENI sono arrivate lontano, anche in Congo.

Non c'e' molto da stupirsi visto che ormai ovunque vanno lasciano dietro di se tracce di malefatte, inquinamento, mazzette, e bugie.

Basta solo leggersi i documenti che l'ENI stessa rilascia ai suoi investitiori a Wall Street. Ogni anno una lista fittissima di quelli che loro stessi chiamano "criminal proceedings" in giro per il mondo. E basta vedere cosa hanno fatto in Basilicata, a Porto Marghera, a Gela e ovunque siano andati nella stessa Italia per capire che se trattano cosi il loro paese, come possono trattare meglio l'Africa?

Nel caso del Congo si tratta di indagini per corruzione internazionale. I nostri amici petroliferi fanno affari qui dal 1968.

L'ENI firmo' dei documenti con il Ministero degli Idrocarburi del Congo per esplorazione e sfruttamento petrolifero da eseguirsi fra il 2013 e il 2015.

Secondo le accuse fra tutte queste carte ci sono state anche mazzette per pubblici ufficiali del Congo, per favorire l'ENI. Si parla di mazzette per il 10% dei contratti affidati all'ENI, contratti stimati in 350 milioni di euro. Funzionava cosi, secondo le accuse: l'ENI riceveva contratti, ma il 10% del denaro doveva andare a ditte locali come da accordi con gli ufficiali per promuovere lavoro in loco.

Una di queste ditte locali non era una vera ditta locale, era una copertura per ufficiali governativi, che dunque l'ENI avrebbe accettato di pagare. La ditta finta in questione si chiama Africa Oil and Gas Corporation.

Interessante anche che a un certo punto la Africa Oil and Gas Corporation decide di cedere il 23% dei suoi diritti alla World Natural Resources, ditta britannica, ma pare in realta' controllata da un certo Roberto Casula, dirigente ENI. 

Quindi l'ENI paga le tangenti agli ufficiali nigeriani grazie a questa Africa Oil and Gas Corporation che poi cede parte delle sue quote a un dirigente ENI stesso.

Se tutto fosse vero, e' come se l'ENI pagasse tangenti a se stessa.

Chi e' questo Roberto Casula?

E' il Chief Development Operations and Technology Officer, e non e' proprio sconosciuto a questo blog, visto che e' implicato in altri scandali petroliferi e che con la questione tangenti nella vicina Nigeria e' stato accusato di essersi  portato a casa circa 50 milioni di dollari.
 
Ma quanti soldi gli servono? 

Da internet emerge che Roberto Casula e' cagliaritano, classe 1962, cioe' 55 anni e che ha trascorso tutta la sua carriera in ENI, dall'Agip in Italia, passando per la Francia, fino ad arrivare all'Agip Angola. Fra il 1997 and 2000 e' stato il Development and Production Coordinator per conto dell'ENI in tutti i territori africani, nel mar Caspio e in Iran. Ha poi lavorato in Sicilia, a Tripoli, per l'area del Sud Sahara e in Nigeria.

Insomma ha bucato un po dappertutto.

Interessante che scriva che ha "chiuso importanti affari e ha negoziato con le piu' alte autorita' di paesi come il Kenya, Sud Africa, Libya, Congo, e Mozambico."

Mmh!

Chissa' come li ha chiusi questi affari!

Sicuramente tutto lecito, e sicuramente i 50 milioni di Nigeria sono solo accuse infondate!

Sicuramente tuttapposto anche in Congo.

Ma cosa dice l'ENI dei suoi affari in Congo? 

Dal loro sito dicono che sono coinvolti in attivita' on e offshore, con trivelle in acque profonde nella zona di Pointe-Noire in un area di circa 2,500 chilometri quadrati. Dicono che sono stati bravissimi a trivellare il campo Nené Marine field, nel blocco Marino 12, di cui ENI era l'operatore (cioe' il trivellatore) con un interesse al 65% nella concessione. Gli ci sono voluti meno di 12 mesi per completare il tutto. Gli ultimi accordi sono del 2016, e qui dicono di volere "monetizzare" il gas prodotto nel paese.

Ovviamente sul caso Congo, l'ENI fa la santarella e dice che "chi noi, giammai!". Lo stesso pero' i loro uffici di San Donato Milanese sono stati perquisiti e tutti i documenti collegati al Congo fra il 2009 e il 2014 sono stati sequestrati.
I grattacapi per l'ENI non finiscono qui.

L'ENI e' accusata di mazzette pure in Nigeria.

Intanto l'ex AD Paolo Scaroni e' implicato in altri scandali in Algeria per altre mazzette fra il 2007 e il 2010.

E questo e' solo quello che sappiamo,

Figuriamoci quanto marcio e' quello che non sappiamo ancora. 


Friday, April 21, 2017

La concessione OPL 245 in Nigeria. ENI e Shell: pane, petrolio e corruzione



Il blocco OPL 245 dell'offshore Nigeriano


In Italia l'ENI e' fra le meno amate multinazionali
del paese. 

E con questa faccenda del petrolio/tangenti in 
Nigeria credo che diventera' ancora
piu' odiata. 

Con tutti quei soldi, secondo l'ONU,
 si poteva risolvere il problema fame in Nigeria.




Mappa delle presunte petrol-mazzette ENI/Shell:
dall'ENI circa 980 milioni di USD
dalla Shell circa 110 milioni di USD

per un totale di 1.1 miliardi di USD
altre fonti parlano di 1.3 miliardi di USD


Ben van Beurden, CEO Shell

 Dan Etete, ex ministro del petrolio di Nigeria

Goodluck Jonathan, ex presidente della Nigeria

Claudio Descalzi, CEO ENI

Paolo Scaroni, ex CEO ENI


This is one of the worst corruption scandals the oil industry has ever seen, and this is the biggest development so far. Today’s new evidence shows senior executives at the world’s fifth biggest company knowingly entered a corrupt deal that deprived the Nigerian people of $1.1billion. 
That is more than the country’s entire health budget for 2016.”



finiti nelle tasche di:

$54,418,000 cash
all’uomo d’affari nigeriano Aliyu Abubakar

$466,065,965.44 cash 
al presidente di Nigeria Goodluck Jonathan, 
all’Attorney General (ministro di giustizia) Mohammed Bello Adoke, 
al ministro del petrolio, Diezani Alison-Madueke, 
al ministro della difesa Aliyu Gusau

$280,000,000 cash 
al ministro del petrolio Dan Etete


$10,026,280 cash 
al precedente Attorney General Christopher Adebayo Ojo


$11,465,000 
al senatore Ikechukwu Obiorahm

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Cinque milioni di Nigeriani soffrono la fame. 
Un bambino su cinque non arriva a 5 anni.  
  
Con questo denaro, secondo le Nazioni Unite, 
si potrebbe risolvere il problema fame in Nigeria.

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I pubblici ministeri del tribunale di Milano hanno presentato accude formali alla Shella per lo scandalo "Malabu Oil". Anche se i nomi non sono stati resi pubblici, pare che la lista includa Malcom Brinded, il secondo in carica della Shell nel 2011, al tempo dei fatti. 

Sara' sicuramente uno dei casi principali di corruzione e di tangenti nella storia recente, per il denaro coinvolto e l'alto calibro dei protagonisti.  

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17 Febbraio 2016.

La polizia olandese irrompe negli uffici della Shell.

Irrompe nell’ufficio del CEO Ben van Beurden a scovare fra scartoffie e documenti legali.

van Beurden chiama il suo CFO Simon Henry.

“Pare che ci sia un qualche tipo di collaborazione fra i magistrati italiani e il dipartimento di giustizia degli USA, ma non ne siamo sicuri.”

“Gli investigatori sono stati diretti e bruschi ”

“Chissa’ chi ci mangia sopra”

Parlavano di Nigeria. Avevano paure delle multe USA che sono le piu’ severe del pianeta per casi di corruzione internazionale.

Il tutto veniva intercettato.

Avevano la coda di paglia.

La Shell e l’ENI hanno orchestrato il piu’ grande caso di corruzione della storia del petrolio a livello mondiale.

Ancora una volta. 

Nel senso che ogni volta che compare sulla scena internazionale uno scandalo petrolio-tangenti, dopo qualche anno ne arriva un altro, piu’ grande, piu’ scandaloso, piu’ schifoso. Molto, troppo, spesso c’e la Nigeria in ballo ed e’ questo che rende il tutto ancora piu schifoso. Perche’ mentre c’e’ chi scambia miliardi e appalti e concessioni, c’e’ un paese sull’orlo del collasso dove la gente muore di fame.

E non e’ un modo di dire, e’ proprio cosi’, in Nigeria c’e’ chi soffre la fame.

Per anni la Shell ha negato di essere conivolta nello scandalo OPL 245, una concessione petrolifera nell’oceano Atlantico di Nigeria. Assieme all’ENI la Shell aveva concordato la compravendita di OPL 245 per la cifra di un miliardo e 300 milioni di dollari nel 2011. Una cifra gigantesca, per una concessione, sulla carta almeno, altrettanto gigantesca. A quel tempo il CEO dell’ENI era Paolo Scaroni, e il CEO della Shell era Peter Voser.

Accordo fatto, soldi versati.

Dopo pochi giorni il denaro scompare dai conti pubblici di Nigeria. O chissa' non c'era mai stato.

Cosa era successo?

L’ora ex ministro del petrolio di Nigeria, Dan Etete, aveva segretamente acquistato i diritti OPL 245 nel 1998, prima della compravendita da parte di ENI e Shell, usando una ditta fasulla, Malabu. Una volta che i petrolieri d’Europa avevano versato i soldi non al governo ma alla Malabu, questa ditta li trasferi’ dritti dritti nelle tasche di politici e burocrati vari nigeriani, fra cui Etete stesso, allora ministro.

Lo scandalo sta nel fatto che, grazie a intercettazioni di telefonate e di email scambiati, emerge che ENI e Shell sapevano che ci sarebbe stato questo “lavoretto” di Etete, e sapevano che i loro soldi non sarebbero finiti nelle casse del governo e della gente di Nigeria, quanto nelle tasche dell’ex ministro e dei suoi amici.

Uno ci deve pensare bene: ditte gigantesche di petrolio che danno un miliardo e trecentomila milioni essenzialmente ad un ministro corrotto invece che al governo, ben consci di stare partecipando in una sorta di mega opera di furto ai danni della gente di Nigeria.

Che appunto muore di fame.

In cambio di cosa? Beh OPL 245 non era una riservina da niente. Conteneva 9 miliardi di barili di petrolio, dal valore, oggi di circa 500 miliardi di dollari; nel 2011, al tempo degli intrighi, prima del collasso dei prezzi del greggio a livello mondiale, forse il doppio.

Grazie a OPL 245 la Shell pote’ annuciare ai propri investitori l’aumento delle proprie reserve petrolifere di un terzo, facendo schizzare in alto il valore in borsa del titolo.

Insomma, per la Shell OPL 245 valeva ogni centesimo dato a Etete.

Per l’ENI il tutto era ancora piu lucrativo, visto che erano gia possessori del titolo confinante, OPL 244.

Il fatto che Shell sapesse del ruolo di Etete emerge in modo chiarissimo dai loro email interni e dalle intercettazioni: la Shell decise lo stesso di andare avanti con la compravendita di OPL 245, nonostante per anni abbiano poi negato qualsiasi coinvolgimento con gli affari di Etete.

Le indagini su OPL 245 partirono nel 2014, grazie a un gruppo di magistrati italiani. Il CEO della Shell era ora diventato van Beuren, subentrato a Peter Vosen nel 2013 e Claudio Descalzi subentrato a Scaroni nel 2014.

Gli email e le telefonate, di cui anche la Shell ammette la veridicita’, sono ora di dominio pubblico e mostrano quello che il New York Times chiama una “rare window into the murky and intrigue-filled business of international oil dealing”. Uno sguardo nel mondo paludoso e pieno di intrighi delle transazioni petrolifere a livello internazionale.

Si, perche’ ci sono dentro un po tutti – spie britnniche, l’ex presidente di Nigeria Goodluck Jonathan, e tutta una serie di loschi personaggi nigeriani, italiani, olandesi, da Dan Etete fino ai CEO della Shell e di ENI.

Ora che sono stati colti con le mani nel sacco, il portavoce della Shell, Andy Norman dice ora che non la sua ditta non aveva scelta.

Doveva per forza trattare con Etete e la Malabu.

Cioe', la Shell ammette. Dice Norman:

“Over time, it became clear to us that Etete was involved in Malabu and that the only way to resolve the impasse through a negotiated settlement was to engage with Etete and Malabu, whether we liked it or not,”

Aggiungono pero’ che pensavano che fosse tutto legale e fatto direttamente con il governo di Nigeria.

In realta’, il CEO van Beurden si era posto il problema se informare o no la Securities and Exchange Commission degli USA, una specie di CONSOB Americana, ma dopo una indagine interna della Shell, si concluse che il tutto sarebbe stato contrario agli interessi della Shell, e ai prezzi delle sue azioni.

La condivisone di queste informazioni sarebbe stata “share price sensitive” come dicono loro in petroliese. Cioe' avrebbe sicuramente fatto abbassare i prezzi delle azioni.

Perche' parlare? 

Al che il CFO Simon Henry gli risponde che “tutto” e’ “share price sensitive”, ridendo.

Pubblicamente avrebbero poi detto di non saperne niente, che queste transazioni erano “morally OK” e “in accordo con le leggi di Nigeria e le pratiche internazionali”

Interessante che a quel tempo la Shell era gia' nel mirino della SEC americana, per avere gia' violato il cosiddetto Foreign Corrupt Practices Act, per avere gia' pagato tangenti in Nigeria. Pagarono alla fine almeno $30 milioni per risolvere le accuse.

Ma facendo altri passi indietro emerge che gia’ ai primi tempi dell’affaire OPL 245, Guy Colegate, dirigente Shell, scrisse ai suoi superiori nel Marzo 2010 dicendo loro che “Etete can smell the money” e ancora “If, at nearly 70 years old he does turn his nose up at 1.2 billion he is completely certifiable, but I think he knows it’s his for the taking. I don’t think he will push it away.”

Queste sono prove, secondo i magistrati, che la Shell ben sapeva cosa stava facendo.

L’email venne mandato al CEO della Shell dell’epoca, Peter Voser, uomo all’epoca potentissimo. Non fece niente. Della serie, occhio non vede, cuore non duole, affare fatto.

E poi, andando ancora piu indietro, c’e’ l’ex agente dei servizio segreti britannici, John Copleston, noto come M16 ed assunto come consulente per la Shell, che gia’ nel 2009 aveva avvertito del fatto che Etete si sarebbe messo in tasca una parte considerevole dei guadagni. Anzi Copleston diceva che il ministro si lamentava che erano troppo pochi i soldi!

Nelle intercettazioni Copleston dice: 

"He spoke to Mrs E this morning. She says E claims he will only get 300m we offering—rest goes in paying people off."

E sarebbe Dan Etete.

Ed oltre a tutti questi regali agli amici di Etete, l’ENI ricevette dei fondi indietro tramite una specie di scatole cinesi a mo’ di rimborsi. Alla fine, un tale Roberto Casula, il Chief Development Operations and Technology Officer, si e’ portato a casa circa 50 milioni di dollari.

Non male no?

Cosa succedera’ adesso. Non si sa.

Il giorno 13 Aprile 2017, all’incontro con gli invesitori, Emma Marcegaglia, presidente dell’ENI, dice che l’ENI non ha fatto niente di male. In precedenza l’ENI aveva mandato dei comunicati stampa in cui diceva che hanno “piena fiducia” nei loro petrol-uomini, a partire da Descalzi.

L’ENI ha una intera pagina web dedicata al tuttappostismo su OPL 245.

Anzi, per bocca della stessa Emma Marcegaglia l'ENI dice di non saperne niente, e che anche se la Shell ha almeno parzialmente ammesso i suoi malaffari, l'ENI stessa e' biancaneve:

"Nessun accordo di Eni con Malabu o pagamento di Eni a Malabu o Dan Etete -- Su Shell noi non formuliamo alcun commento perchè riguarda una posizione terza e non cambia le posizioni di Eni". 

Interessante che la gran parte del malloppo veniva da ENI e non dalla Shell.

I governi di Nigeria, Olanda ed Italia hanno aperto inchieste.

Claudio Descalzi' e' stato accusato di corruzione internazionale.

L’ex CEO Shell I tempi della compravendita di OPL 245 Voser, l’ex ministro del petrolio Dan Etete, e l’ex president della Nigeria Goodluck Jonathan non hanno rilsciato commenti.

A partire dal giorno 20 Aprile 2017 presso il tribunale di Milano saranno sentiti Claudio Descalzi, Roberto Casula e tutta una serie di affaristi e intermediari ENI.

I primi a parlare di questa storia sono stati gruppi internazionali anti-corruzione Global Witness con sede a Londra e Finance Uncovered. Sono stati per loro sei anni di lavoro fatto da una nonprofit inglese. Il tutto e’ saltato poi sulle pagine del Sole 24 ore e Buzzfeed negli USA. Quindi per una volta onore al Sole 24 Ore.

Global Witness ha pubblicato una serie di linee guida per gli investitori mettendoli in guardia di potenziali condanne per corruzione, mancanza di protocolli anti-tangenti, ed anti-corruzione, e mancanza di controllo da parte del consiglio amministrativo di ENi e Shell.

La Nigeria in questo momento e’ in forte crisi. Il collasso dei prezzi del petrolio ha ridotto l’enconomia in macerie, la storia di politici che incassano soldi pubblici e’ una storia che si ripete da anni ormai, la corruzione dilaga. A causa di Boko Haram in varie zone c’e’ mancanza di cibo e pericolo carestia per circa 500mila minori.

Secondo le Nazioni Unite per risolvere la crisi carestia ci vorrebbero 700 milioni di dollari.

La meta’ di quanto ENI e Shell hanno pagato per OPL 245.
































Tuesday, January 31, 2017

L'ENI restituisce campo petrolifero alla Nigeria per possibili atti di cospirazione, corruzione, tangenti e reciclaggio di denaro sporco






L'ENI che ribadisce il tuttapposto il giorno 22 Dicembre 2016 


The government is preparing further charges 
of "conspiracy, bribery, official corruption and money-laundering" 
against Shell and Eni.


"This is historic. Generations of Nigerians have been robbed
of life-saving services while oil men have grown rich at their expense,"

Simon Taylor, 
Global Witness,  associazione anti-corruzione


Eccoci qu un altro scandalo internazionale e giochi poco puliti con di mezzo la nostra beneamata ENI, ditta che al 30% e' tutti noi. 

Un tribunale nigeriano della Corte Federale di Abuja ha ordinato all'ENI e alla Shell di restituire il controllo di una concessione petrolifera a causa di interrogativi su come tale concessione sia stata ottenuta.

La concessione si chiama "Oil Prospecting License 245" o OPL 245, e' una delle piu' grandi del paese ed e' stata sospesa per meglio eseguire indagini e portare in tribunale compagnie e individui accusati di possibili atti di

conspiracy, bribery, official corruption and money laundering

cospirazione, tangenti, corruzione di ufficiali, e lavaggio di danaro sporco.

Sono parole testuali.

L'ENI casca dal pero e dice che sanno di questa questione dalla stampa, ma non hanno ricevuto alcuna notifica ufficiale. Ovviamente non possono che dire che loro sono santi e puri e non c'entrano niente e negano tutto:

“We are aware of media reports, but we have not received any notification. ENI denies any wrongdoing in respect of its acquisition of a participation interest in the block OPL from the Nigerian government.

Di altro parere la Commissione Nigeriana dei Crimini Economici e Finanziari che invece indaga sulle licenze da mesi, guidata da Wilson Uwujaren. Oltre a membri del governo nigeriano, hanno partecipato alle indagini rappresentanti di Italia, Francia, Svizzera, Olanda ed USA.

Nel 2011, Shell ed ENI pagarono $1.2 miliardi per la OPL 245, fino ad allora sotto il controllo di Malabu Oil and Gas Ltd., guidata da Dan Etete, precedentemente ministro del petrolio. In questo passaggio di denaro pero' emerge il sospetto di frode, visto che degli 1.2 miliardi di dollari pagati da ENI e Shell, il governo nigeriano ne incasso' solo 210 milioni.

La concessione si trova in mare ed e' stimata contenere circa 9 miliardi di barili di petrolio e di essere del valore del circa 1 trillione di dollari -- o mille miliardi di dollari -- o un milione di milioni di dollari.

Un mare di soldi, in altre parole. 

In realta' era dal 1998 che c'erano dispute su chi era il proprietario di questa concessione e del flusso di denaro che ci circolava sotto.

La Malabu acquisi' OPL 245 dal governo nigeriano nove giorni dopo essere nata come ditta petrolifera nel 1998. Per vari anni ci fu l'ombra di passaggi di denaro poco chiaro fra la Shell, il governo nigeriano, e i vertici di Malabu. Nel 2001 il governo cancello' la concessione da Malabu e la assegno' alla Shell. Poi nel 2011 passo' nelle mani di Shell ed AGIP (ora ENI). Gia' nel 2013 alcuni parlamentari del paese avevano sollevato dubbi sulla legalita' di tutti questi passaggi della compravendita di OPL 245.

Ora la domanda: che fine hanno fatto tutti i milioni di dollari fra i 210 incassati dal governo ed i 1.2 miliardi dichiarati di compravendita? Dove sono finiti quei 990 milioni? Qui un po di nomi e di possibilita'.

Secondo la Commissione di Wilson Uwujaren la differenza e' una tangente bella e buona.

La storia non ufficiale e le accuse sono che l'ex dittatore nigeriano, il generale Sani Abacha e il suo ministro del petrolio Dan Etete usarono dei prestanomi per formare la Malabu Oil and Gas Ltd nel 1998.

Grazie a questo strategemma acquisirono per loro stessi, in modo illegale, la concessione OPL 245 quello stesso anno, anzi nove giorni dopo, come detto sopra.

Il generale Abacha mori' in circostanze misteriose proprio nel 1998 e gli statuti interni furono modificati in modo fraudolento per intestare tutto al figlio di Abacha, Mohammed.

Nel 2001, sotto il governo civile di Olusegun Obasanjo, la concessione venne tolta da Malabu Oil e data alla Shell, proprio per l'ombra di irregolarita'.

La Malabu pero' fece causa, e pote' riprendersi OPL 245, finche' non la vendettero a Shell ed ENI nel 2011, come abbiamo visto, con l'accusa di frodi e tangenti. 

Non lo sappiamo come andra' a finire,  e se i tribunali valideranno la tesi di frodi e tangenti in questa transazione di sei anni fa.

Sappiamo solo che per ora ci sono ora "criminal charges" contro ENI a Milano, mentre in Nigeria ci sono altre accuse di reciclaggio di denaro sporco contro l'ex ministro Etete e due businessmen nigeriani che avrebbero facilitato lo scambio di denaro in quello che viene chiamato il "Malabu Oil scam".

Interessante che il giorno 22 Dicembre 2016 i nostri amici dell'ENI avevano mandato un comunicato stampa in cui ricordavano la fine delle indagini e che tutto e' stato fatto in modo appropriato e senza intermediari.  Hanno assunto una "internationally renowned US law firm" per condurre indagini interne e sono arrivati alla conclusione che era tutto regolare, e che non ci furono pagamenti dall'ENI ad ufficiali del governo nigeriano.

Come sempre, l'ENI al 30% siamo ciascuno di noi.


Thursday, May 14, 2015

Il discorso di Beppe Grillo all'assemblea ENI

Sono qui per parlare di quello che nessuno puĂ² piĂ¹ negare: Eni da molti anni ha dato vita ad un sistema corruttivo di portata internazionale. Questa attivitĂ  criminosa si regge su tre gambe.

La prima gamba, la corruzione. E’ l'attivitĂ  corruttiva vera e propria. Ăˆ naturale quindi ricordare le inchieste. Il sistema di corruzione internazionale messo in piedi da Eni fuori dai confini italiani, e in particolare nel continente africano, è ormai sotto gli occhi di tutti, anche dei magistrati.

Eni è accusata sia per le tangenti versate in Algeria al fine di aggiudicarsi la costruzione di alcuni gasdotti (e qui si parla di 200 milioni di tangenti per un controvalore dei contratti di 8 miliardi), sia per quelle versate in Nigeria per la concessione decennale nell'esplorazione petrolifera al largo delle coste nigeriane (e i pm parlano di altri 215 milioni di tangenti, per un controvalore della concessione di 1,9 miliardi). Un sistema di corruzione che si alimenta attraverso la connivenza di gran parte dei quadri aziendali, come dimostra. Tra ricatti incrociati (la minaccia al posto di lavoro) e lo strapotere dei manager sui dipendenti si è mantenuto in piedi per anni un sistema colluso radicato profondamente nell'azienda, completamente opaco nei confronti dei cittadini, nonostante Saipem, almeno sulla carta, sia una partecipata di una società a controllo tuttora pubblico.

La seconda gamba, il Governo. Eni, di fatto, costruisce da anni sulla corruzione internazionale la politica estera dei Governi di destra, di sinistra e di centro che si sono succeduti, compreso questo Governo, che non saprei dove collocare. Il Governo, proprietario della quota di maggioranza di Eni (30%) attraverso il Ministero dell'Economia e delle Finanze e la Cassa Depositi e Prestiti, finge di non sapere ciĂ² che avviene sotto i suoi occhi. Il sostegno dei Governi a queste pratiche criminose è evidente se si guarda alle nomine pubbliche dei quadri aziendali di Eni e delle controllate. Tutti nomi di navigata esperienza politica, spesso conosciuti alle procure. Per ultima la nomina del nuovo amministratore delegato di Eni da parte di Renzi: Claudio Descalzi. Quel Descalzi coinvolto sia nella inchiesta di lungo corso sui fatti in Kazakistan che in quella sui fatti in Nigeria, quando era vice direttore generale di Eni. E dire che basterebbe inserire negli statuti delle societĂ  partecipate dallo Stato e quotate in borsa un'apposita clausola in materia di requisiti di onorabilitĂ  e connesse cause di ineleggibilitĂ  e decadenza dei componenti del consiglio di amministrazione, come abbiamo richiesto piĂ¹ volte noi del M5S in Parlamento.

Ma il Governo preferisce fingere di combattere la corruzione e spolpare le aziende pubbliche per svenderle ai privati, meglio se stranieri. Ci arriverĂ² fra poco. La terza gamba, i Paesi africani. Di questo sistema corruttivo internazionale è il dissesto politico e sociale dei Paesi nei quali Eni depreda, impoverisce e distrugge attraverso le tangenti. Eni non potrebbe corrompere sistematicamente alti esponenti governativi in Paesi nei quali le condizioni sociali ed economiche della popolazione permettono un controllo efficace della politica e degli affari strategici per la collettivitĂ . In Algeria, in Nigeria, in Libia, in Egitto, in Tunisia l'instabilitĂ  politica, religiosa e sociale garantisce ad Eni ampi margini di manovra per i suoi affari criminali.

Ma Eni allo stesso tempo alimenta l'esasperazione politico-sociale dei Paesi dove investe. Ăˆ insieme agente e beneficiario del sistema corruttivo che ingabbia lo sviluppo dei Paesi del terzo mondo. Ăˆ il punto senz'altro piĂ¹ vergognoso. Approfittare della miseria e dell'instabilitĂ , alimentarne di nuova, per il profitto privato: sì, privato. Il valore delle azioni di Eni è crollato negli ultimi anni, valevano 21 euro a metĂ  2014 e sono scese a 13 nel gennaio 2015, per poi risalire di poco. Nell'arco di piano 2015-2018 l'Eni prevede dismissioni per 8 miliardi di euro. E' quanto si legge nelle slide che accompagnano la strategy presentation. Nel 2015 inoltre taglierĂ  il dividendo a 0,80 euro per azione da 1,12 euro del 2014.

Il piano di buyback dell'Eni «Ă¨ sospeso», annuncia poi il gruppo petrolifero in occasione della Strategy presentation. «Si valuterĂ  la sia riattivazione quando i progressi strategici e lo scenario di mercato lo consentiranno», spiega l'Eni. Nonostante questi numeri, molto preoccupanti, tutti i dirigenti hanno percepito stipendi da nababbi, stock options, stock grant e liquidazioni a sette cifre. I piccoli azionisti sono rimasti cornuti e mazziati. Non solo. Come detto le popolazioni africane sono in balìa della rete corruttiva che Eni contribuisce a rafforzare. C'è un articolo di Alessandro Pansa, sul Corriere della Sera, che svela il meccanismo attraverso cui i proventi dell'estrazione di gas libico vengono versate alla Banca centrale libica, che poi, per quieto vivere, le distribuisce a tutte le fazioni e le tribĂ¹ che si spartiscono un territorio in preda al caos, compreso lo Stato Islamico! Come dire che Eni, una societĂ  sotto il controllo del Governo, finanzia indirettamente il terrorismo islamico e la compravendita illegale di armi da guerra da parte di tutte le fazioni in campo, grazie ad un sistema di tangenti capillare. Il sistema criminale di Eni non si limita certo alla Libia: in Algeria, Egitto, Nigeria, Iraq... Eni alimenta un circuito vizioso di guerre civili, "missioni di pace" e instabilitĂ  cronica. Questo meccanismo criminoso è pronto a fare disastri anche in Italia.

La chiave di volta è lo Sblocca Italia. Il M5S lo chiama “Sfascia Italia”. Ci siamo battuti con tutti i mezzi democratici per contrastarlo, è una follia! Lo “Sfascia Italia” è il paradiso delle trivelle e del petrolio. Elimina ogni intermediazione tra il Governo e le multinazionali, Eni compresa. Non serve piĂ¹ la Valutazione di Impatto Ambientale regionale (VIA) per iniziare a trivellare. Basta l'ok di un Governo colluso.

Il numero degli azionisti di Eni determinato sulla base delle segnalazioni nominative relative ai percettori del dividendo in acconto dell’esercizio 2014, cedola n. 23, è pari a 268.344; questi azionisti rappresentano il 99,82% del capitale sociale costituito da 3.634.185.330 azioni ordinarie prive di indicazione del valore nominale.

Ministero dell’Economia e delle Finanze 157.552.137 4,34 CDP S.p.A. 936.179.478 25,76 21/03/2014 PEOPLE’S BANK OF CHINA 2,102

La svendita dell’ENI Ma abbiamo un sospetto, o per meglio dire una certezza. Il sospetto è che dietro ad una gestione così scellerata di un'azienda pubblica strategica ci sia la volontĂ  di svincolare Eni da qualsiasi controllo pubblico e di gettarla in pasto ai privati. Il pretesto è sempre la maggiore efficienza dei privati.

Ci hanno detto la stessa cosa per l'acqua e le autostrade, e a cosa siamo andati incontro? Servizi sempre piĂ¹ scadenti, licenziamenti, aumento delle tariffe. Il disegno è chiaro: dietro la spoliazione di sovranitĂ  degli Stati nazionali c'è la fame di profitto di poche multinazionali e del mondo speculativo. L'Euro e i trattati europei servono a questo e l'Italia è una preda molto succulenta. Grazie all'Europa a trazione finanziaria si è scatenato l'attacco violento alla proprietĂ  pubblica nei settori primari: acqua, energia, sanitĂ , istruzione, trasporto pubblico! Ăˆ sufficiente garantirsi l'appoggio di Governi sensibili agli interessi dei poteri forti, siano essi di destra, come i Governi Berlusconi, o di quella sinistra svenduta al mondo finanziario, come il Governo attuale, o ancora Governi tecnici, quando il gioco si fa duro e la finanza ha bisogno di prendere in mano direttamente le redini del Paese: ed ecco il Governo Monti nel 2011. Eni è stata prima trasformata da ente pubblico in S.p.A. nel 1992, poi negli anni successivi sono state vendute gran parte delle partecipazioni pubbliche (oggi lo Stato detiene per lo piĂ¹ indirettamente solo il 30% delle azioni di Eni) e infine l'azienda è stata ridimensionata, spolpata, indebitata, svuotata di ogni finalitĂ  pubblica andando ad alimentare la rete di corruzione internazionale di cui ho parlato. Eni si comporta giĂ  da anni come un'azienda privata, ma presto verrĂ  definitivamente svenduta, probabilmente a investitori esteri, come è giĂ  stato fatto per altri gioielli italiani in questi anni di crisi economica pilotata. Dal 2008 al 2012 sono state svendute all'estero 437 aziende italiane secondo l'Eurispes: dalla Pirelli ai cinesi, all'Ansaldo Breda regalata ai giapponesi, passando per l'Indesit svenduta alla Whirlpool, la Telecom in mano a Telefonica, la Pernigotti lasciata ai turchi e ancora la Parmalat ai francesi e la Ducati ai tedeschi dell'Audi. Abbiamo giĂ  visto come si comportano gli acquirenti stranieri. Whirlpool ed Electrolux ci hanno proiettato nel prossimo futuro: comprano a prezzo di saldo, razionalizzano i costi, buttano in strada migliaia di famiglie, ridimensionano l'azienda e poi, alla prima aria di protesta, delocalizzano la produzione! E l'Italia perde servizi, prodotti, ricchezza e occupazione!

Ăˆ il momento di Eni, e io sono venuto qui per fare sapere a tutti, a cominciare dai piccoli azionisti, che cosa è diventata e che fine farĂ  l'azienda di Enrico Mattei. Il M5S chiederĂ  una Commissione d'inchiesta parlamentare sull’ENI nei prossimi giorni.

Grazie, ho finito.

Fonti:

http://www.eni.com/it_IT/governance/azionisti/struttura-capitale-sociale/struttura-capitale-sociale.shtml

http://www.eni.com/it_IT/governance/azionisti/partecipazioni-significative/partecipazioni-significative.shtml

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-03-13/eni-presenta-piano-2015-18-dismissioni-8-miliardi-dividendi-calo-titolo-crolla-borsa-154825.shtml?uuid=AB6Ilv8C&fromSearch

Tuesday, February 3, 2015

Petrobras: la fine del sogno petrolifero del Brasile


Maria das Gracas Foster, ex CEO Petrobras 
ha dato le dimissioni per troppa corruzione, incompetenza e mazzette


 Paulo Roberto Costa, Petrobras, arrestato per tangenti


Fino a qualche anno fa il Brasile era una scintillante potenza emergente, e nessuna ditta era piu' splendente della Petrobras, la ditta petrolifera nazionale. 

Hanno investito circa 220 miliardi di dollari per infrastrutture petrolifere dopo avere scoperto il piu grande giacimento nel mondo occidentale dal 1976 ad oggi, e il petrolio doveva portare al "nuovo Brasile.

Passano pochi mesi e dello scintillio della Petrobras non restano che gli scandali, la corruzione, le spettacolari perdite in borsa, gli obiettivi non raggiunti, l'inefficenza, il CEO che si dimette.

Nel 2008 la Petrobras valeva 310 miliardi.
Adesso ne vale 48.

Il valore delle azione e' calato del 70%.

E no, non e' solo il prezzo del petrolio ma proprio tutto il modo di operare della Petrobras.

Il capo della ditta, Maria das Gracas Foster e altri cinque manager si sono "dimessi involontariamente" Mercoledi' 4 Febbraio perche' secondo le indagini della polizia hanno preso tangenti in cambio di contratti.

Ci sono state transazioni sospette per circa 33 miliardi di dollari.

Questa Maria era molto amica del presidente Dilma Rousseff, ma lo scandalo era cosi grande che non si poteva fare altrimenti che invitarla caldamente ad andarsene. Il nuovo capo della Petrobras e'  Aldemir Bendine, finora capo del Banco do Brasil.

Gli scandali sono inziati nel 2014. Due direttori sono stati arrestati per riclaggio di denaro, nell"Operation Carwash,".

Paulo Roberto Costa, che era il capo del reparto raffinerie e distribuzione aveva creato un sofisticato sistema di cartelli e di corruzione con Alberto Youssef, un notorio riciclatore di denaro sporco.

Costa, e' stato arrestato ed ha nominato almeno dieci ditte che hanno partecipato nelle pratiche di corruzione della Petrobras, fra cui estorsione e corruzione. Le tangenti erano il 3 percento di ciascun contratto firmato dalla Petrobras e dovevano essere distribuiti ai partiti politici, fra cui il Partito Progressista, il Partito della Democrazia Brasiliana e il Partito dei Lavoratori del presidente Dilma.

 Sono stati rilasciati 62 ordini di arresto sono stati e ben 20 dirigenti sono stati arrestati.

Il procuratore che si occupa del caso ha detto che si tratta una organizzazione criminale gigantesca.

Forse l'esempio piu' eclatante e' quello della raffineria americana Pasadena: i belgi l'avevano comprata per 50 milioni di dollari. Dopo due anni, la Petrobras la ricompra per 1 miliardo di dollari.

Un bell'investimento, eh? Il valore che aumenta di 20 volte!

L'acquisto fu approvato dalla stessa Dilma Rousseff che al tempo era ministro dell'energia e presidente del consiglio di amministrazione della Petrobras.

Oltre alla Petrobras c'e' la storia di Eike Batista, un tempo l'ottavo uomo piu ricco del mondo, proprietario della OGX, ditta petrolifera.

Nel 2013 e' andato in bancarotta e un giudice a Rio de Janeiro ha ordinato la confisca dei beni: c'e' anche qui un caso di insider trading.

Evviva il petrolio.

Sunday, August 5, 2012

I criminal proceedings dell'ENI per il 2011



Eni men and women 
have a passion for challenges, continuous 
improvement, excellence and particularly 
value people, the environment and integrity.

Rapporto ENI, 2011

Esepcially when it comes to polluting the air, 
the water, the food and the hopes of people worldwide.

Sindaco Luciano Lapenna: si vergogni,
ecco cosa avete accolto oggi a Vasto.


Come tutti gli anni, la SEC americana rende noti i profili legali e finanziari delle ditte quotate a Wall Street. Come tutti gli anni l'ENI manda il suo testo.

Visto che Scaroni arriva ora a Vasto e' bene ricordare agli abruzzesi di cosa l'ENI -- questa ditta di morte, corruzione e propaganda -- e' responsabile in giro per il mondo.

Ecco qui i principali disastri dell'ENI e delle sue consociate per cui ci sono procedimenti criminali - certificato dall'ENI stessa: sono pagine e pagine fitte fitte di schifi - e non ci sono altre parole per dirlo - incendi, imbrogli, mancati pagamenti, antitrust, bimbi nati deformi, avvelenamento di acqua e cibo, danni all'ambiente, alla bellezza, frode, tangenti, inciuci di varia natura.

Angola, Priolo, Libia, Marghera, Lago Maggiore, Pineto, Tortoreto, Falconara Marittima, Pedaso, Algeria, Iraq, Crotone, Kazakhstan, Argentina, Molfetta, Porto Torres, c'e' n'e' per tutti.

Occorre leggere per bene il file per capire la vera portata dell'impronta di morte e di anti-democrazia di questa "vera grande azienda corrotta italiana", come dice Julian Assange, di Wikileaks:


1) Causa sulla qualita' dell'acqua inquinata nel sottosuolo - Gela. raggiunta la prescrizione in un caso, ENI condannata al pagamento di costi e a risarcire le vittime.

2) Accusa di incendio negligente - Priolo. ENI vs. Ministero Ambiente, incendio 30 Aprile e 1-2 Maggio 2006

3) Investigazione della magistratura sulla qualita' dell'acqua inquinata nel sottosuolo - Gela

4) Incidente fatale con 4 morti - Molfetta

5) Sequestro di terreno inquinati da scarti industriali collegabili alla Pertusola Sud - Cassano allo Jonio, Cerchiara di Calabria

6) Investigazione della magistratura su malattie tumorali di impiegati alla Marlane - Praia a Mare.
Manslaughter, culpable injuries, environmental disaster, negligent conduct.

7) Investigazione della magistratura su gestione illegale di rifiuti - Crotone
Environmental disaster, poisoning of substances used in the food chain

8) Investigazione della magistratura su gestione di raffineria ed inquinamento - Porto Torres
Environmental damage, poisoning of water and crops

9) Investigazione della magistatura sull'inquinamento prodotto da impianti petrolchimici - Mantova
Environmental damage

10) Investigazione della magistratura sull'inquinamento della laguna di Venezia - Porto Marghera
Environmental damage

11) Accusa di danni all'ambiente per l'inquinamento causato dalla Pertusola Sud - Crotone
discariche sul lungo mare 800 milioni di euro di danni ambientali

12) Accusa di danni all'ambiente per l'inquinamento causato dal DDT sul Lago Maggiore - Pieve Vergonte danni all'ambiente da 1.8 milioni di euro

13) Accusa di danni all'ambiente per l'inquinamento causato da impianti petrolchimici - Avena, MAssa Carrara. Unavoidable environmental damage, 139 milioni di euro, damage to the natural beauty of this site, 80 milioni di euro, loss of profit and property, 19 milioni di euro.

14) Accusa da parte del Ministero dell'Ambiente per le forti concentrazioni di mercurio nel mare - porto di Augusta.

15) Richiesta di recupero fondi da parte di Volare Group

16) Richiesta di dati per indagare la relazione di causalita' fra inquinamento dalla raffineria di Gela e la nascita di 18 bambini nati malformati a Gela.

17) Mancato rispetto dei tempi di costruzione di linea ferroviaria da Milano a Bologna in ditte a maggioranza Saipem- ENI. Levitazione dei costi da 800 milioni di euro a 1,770 milioni di euro.

18) Contenziosi sulla costruzione di linee ferroviarie da Milano a Verona da un consorzio a maggioranza Saipem- ENI

19) Contenzioso con la ditta francese Fos Caveau - Parigi da un consorzio al 50% Saipem-ENI. 264 milioni di euro per danni. Fraudulent and serious culpable behaviors.

20) Accuse di posizione dominante della Snam per il trasporto e la distribuzione del gas in Italia. 2 milioni di euro di danni.

21) Accuse di antitrust nel settore del gas naturale per il trasporto del gas dalla Russia

22) Accuse di comportamento anti-concorrenziale nel trasporto del gas

23) Accuse di concorrenza sleale nel mercato dei prezzi del gas e dell'energia

24) Accuse di accordi anti-competitivi nel commercio di elastomeri (gomma artificiale)

25) Accuse di imborgli nel convertire i volumi reali di gas venduti dal gestore che fa capo all'ENI e poi acquistati dai cittadini - Argentina

26) Investigazione da parte dell'Authority dell Elettricita' e del Gas per non trasparenza nella gestione delle bollette per i cittadini. ENI paga 722 mila euro.

27) Investigazioni su pagamenti illeciti. 9 persons were guility for the above mentioned crimes. Payment of all damages.

28) Investigazione su ENI "managers who were allegedly bribed" in transazioni petrolifer

29) Consorzio TSKJ, indagine su tangenti date in Nigeria. 240 + 125 milioni di danni = 365 milioni di euro multa USA, in Italia non si sa. La piu' grande multa mai data dal governo USA sotto il FCPA - Foreign Corrupt Practices Act.

30) Accusa di uso improprio di strumenti per misurare il gas, pagamento e modo di mandare le bollette ai clienti. Violations pertaining to recognition and payment of the excise on natural gas amounting to 20

31) Investigazione per frode in contratti petroliferi.

32) Investigazone in Kazashstan per irregolarita' nella gestione di campi petroliferi nel progetto  Kashgan e nell'impianto Karachganack. International corruption.

33) International corruption in Algeria

34) Certain "illicit payments to Libyan officials" - paganenti illegali a ufficial del governo libico -  in violazione della stessa FCPA gia' violata in Nigeria.

35) Criminal conspiracy and corruption in Iraq con ENI Zubair.

36) Non pagamento di tasse municipali in relazione al trivellamento di piattaforam petrolifere a Pineto (Teramo). 17 milioni di euro. Simili richieste presentate da Falconara Marittina, Tortoreto e Pedaso.

37) Non pagamento di tasse in Kazakhstan. 32 milioni di euro.

38) Deduzioni fiscali improprie contro il governo dell'Angola.


Ecco cosa Vasto sta premiando.
Auguri, e buone tangenti e buon inquinamento a tutti.