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Friday, April 21, 2017

La concessione OPL 245 in Nigeria. ENI e Shell: pane, petrolio e corruzione



Il blocco OPL 245 dell'offshore Nigeriano


In Italia l'ENI e' fra le meno amate multinazionali
del paese. 

E con questa faccenda del petrolio/tangenti in 
Nigeria credo che diventera' ancora
piu' odiata. 

Con tutti quei soldi, secondo l'ONU,
 si poteva risolvere il problema fame in Nigeria.




Mappa delle presunte petrol-mazzette ENI/Shell:
dall'ENI circa 980 milioni di USD
dalla Shell circa 110 milioni di USD

per un totale di 1.1 miliardi di USD
altre fonti parlano di 1.3 miliardi di USD


Ben van Beurden, CEO Shell

 Dan Etete, ex ministro del petrolio di Nigeria

Goodluck Jonathan, ex presidente della Nigeria

Claudio Descalzi, CEO ENI

Paolo Scaroni, ex CEO ENI


This is one of the worst corruption scandals the oil industry has ever seen, and this is the biggest development so far. Today’s new evidence shows senior executives at the world’s fifth biggest company knowingly entered a corrupt deal that deprived the Nigerian people of $1.1billion. 
That is more than the country’s entire health budget for 2016.”



finiti nelle tasche di:

$54,418,000 cash
all’uomo d’affari nigeriano Aliyu Abubakar

$466,065,965.44 cash 
al presidente di Nigeria Goodluck Jonathan, 
all’Attorney General (ministro di giustizia) Mohammed Bello Adoke, 
al ministro del petrolio, Diezani Alison-Madueke, 
al ministro della difesa Aliyu Gusau

$280,000,000 cash 
al ministro del petrolio Dan Etete


$10,026,280 cash 
al precedente Attorney General Christopher Adebayo Ojo


$11,465,000 
al senatore Ikechukwu Obiorahm

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Cinque milioni di Nigeriani soffrono la fame. 
Un bambino su cinque non arriva a 5 anni.  
  
Con questo denaro, secondo le Nazioni Unite, 
si potrebbe risolvere il problema fame in Nigeria.

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I pubblici ministeri del tribunale di Milano hanno presentato accude formali alla Shella per lo scandalo "Malabu Oil". Anche se i nomi non sono stati resi pubblici, pare che la lista includa Malcom Brinded, il secondo in carica della Shell nel 2011, al tempo dei fatti. 

Sara' sicuramente uno dei casi principali di corruzione e di tangenti nella storia recente, per il denaro coinvolto e l'alto calibro dei protagonisti.  

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17 Febbraio 2016.

La polizia olandese irrompe negli uffici della Shell.

Irrompe nell’ufficio del CEO Ben van Beurden a scovare fra scartoffie e documenti legali.

van Beurden chiama il suo CFO Simon Henry.

“Pare che ci sia un qualche tipo di collaborazione fra i magistrati italiani e il dipartimento di giustizia degli USA, ma non ne siamo sicuri.”

“Gli investigatori sono stati diretti e bruschi ”

“Chissa’ chi ci mangia sopra”

Parlavano di Nigeria. Avevano paure delle multe USA che sono le piu’ severe del pianeta per casi di corruzione internazionale.

Il tutto veniva intercettato.

Avevano la coda di paglia.

La Shell e l’ENI hanno orchestrato il piu’ grande caso di corruzione della storia del petrolio a livello mondiale.

Ancora una volta. 

Nel senso che ogni volta che compare sulla scena internazionale uno scandalo petrolio-tangenti, dopo qualche anno ne arriva un altro, piu’ grande, piu’ scandaloso, piu’ schifoso. Molto, troppo, spesso c’e la Nigeria in ballo ed e’ questo che rende il tutto ancora piu schifoso. Perche’ mentre c’e’ chi scambia miliardi e appalti e concessioni, c’e’ un paese sull’orlo del collasso dove la gente muore di fame.

E non e’ un modo di dire, e’ proprio cosi’, in Nigeria c’e’ chi soffre la fame.

Per anni la Shell ha negato di essere conivolta nello scandalo OPL 245, una concessione petrolifera nell’oceano Atlantico di Nigeria. Assieme all’ENI la Shell aveva concordato la compravendita di OPL 245 per la cifra di un miliardo e 300 milioni di dollari nel 2011. Una cifra gigantesca, per una concessione, sulla carta almeno, altrettanto gigantesca. A quel tempo il CEO dell’ENI era Paolo Scaroni, e il CEO della Shell era Peter Voser.

Accordo fatto, soldi versati.

Dopo pochi giorni il denaro scompare dai conti pubblici di Nigeria. O chissa' non c'era mai stato.

Cosa era successo?

L’ora ex ministro del petrolio di Nigeria, Dan Etete, aveva segretamente acquistato i diritti OPL 245 nel 1998, prima della compravendita da parte di ENI e Shell, usando una ditta fasulla, Malabu. Una volta che i petrolieri d’Europa avevano versato i soldi non al governo ma alla Malabu, questa ditta li trasferi’ dritti dritti nelle tasche di politici e burocrati vari nigeriani, fra cui Etete stesso, allora ministro.

Lo scandalo sta nel fatto che, grazie a intercettazioni di telefonate e di email scambiati, emerge che ENI e Shell sapevano che ci sarebbe stato questo “lavoretto” di Etete, e sapevano che i loro soldi non sarebbero finiti nelle casse del governo e della gente di Nigeria, quanto nelle tasche dell’ex ministro e dei suoi amici.

Uno ci deve pensare bene: ditte gigantesche di petrolio che danno un miliardo e trecentomila milioni essenzialmente ad un ministro corrotto invece che al governo, ben consci di stare partecipando in una sorta di mega opera di furto ai danni della gente di Nigeria.

Che appunto muore di fame.

In cambio di cosa? Beh OPL 245 non era una riservina da niente. Conteneva 9 miliardi di barili di petrolio, dal valore, oggi di circa 500 miliardi di dollari; nel 2011, al tempo degli intrighi, prima del collasso dei prezzi del greggio a livello mondiale, forse il doppio.

Grazie a OPL 245 la Shell pote’ annuciare ai propri investitori l’aumento delle proprie reserve petrolifere di un terzo, facendo schizzare in alto il valore in borsa del titolo.

Insomma, per la Shell OPL 245 valeva ogni centesimo dato a Etete.

Per l’ENI il tutto era ancora piu lucrativo, visto che erano gia possessori del titolo confinante, OPL 244.

Il fatto che Shell sapesse del ruolo di Etete emerge in modo chiarissimo dai loro email interni e dalle intercettazioni: la Shell decise lo stesso di andare avanti con la compravendita di OPL 245, nonostante per anni abbiano poi negato qualsiasi coinvolgimento con gli affari di Etete.

Le indagini su OPL 245 partirono nel 2014, grazie a un gruppo di magistrati italiani. Il CEO della Shell era ora diventato van Beuren, subentrato a Peter Vosen nel 2013 e Claudio Descalzi subentrato a Scaroni nel 2014.

Gli email e le telefonate, di cui anche la Shell ammette la veridicita’, sono ora di dominio pubblico e mostrano quello che il New York Times chiama una “rare window into the murky and intrigue-filled business of international oil dealing”. Uno sguardo nel mondo paludoso e pieno di intrighi delle transazioni petrolifere a livello internazionale.

Si, perche’ ci sono dentro un po tutti – spie britnniche, l’ex presidente di Nigeria Goodluck Jonathan, e tutta una serie di loschi personaggi nigeriani, italiani, olandesi, da Dan Etete fino ai CEO della Shell e di ENI.

Ora che sono stati colti con le mani nel sacco, il portavoce della Shell, Andy Norman dice ora che non la sua ditta non aveva scelta.

Doveva per forza trattare con Etete e la Malabu.

Cioe', la Shell ammette. Dice Norman:

“Over time, it became clear to us that Etete was involved in Malabu and that the only way to resolve the impasse through a negotiated settlement was to engage with Etete and Malabu, whether we liked it or not,”

Aggiungono pero’ che pensavano che fosse tutto legale e fatto direttamente con il governo di Nigeria.

In realta’, il CEO van Beurden si era posto il problema se informare o no la Securities and Exchange Commission degli USA, una specie di CONSOB Americana, ma dopo una indagine interna della Shell, si concluse che il tutto sarebbe stato contrario agli interessi della Shell, e ai prezzi delle sue azioni.

La condivisone di queste informazioni sarebbe stata “share price sensitive” come dicono loro in petroliese. Cioe' avrebbe sicuramente fatto abbassare i prezzi delle azioni.

Perche' parlare? 

Al che il CFO Simon Henry gli risponde che “tutto” e’ “share price sensitive”, ridendo.

Pubblicamente avrebbero poi detto di non saperne niente, che queste transazioni erano “morally OK” e “in accordo con le leggi di Nigeria e le pratiche internazionali”

Interessante che a quel tempo la Shell era gia' nel mirino della SEC americana, per avere gia' violato il cosiddetto Foreign Corrupt Practices Act, per avere gia' pagato tangenti in Nigeria. Pagarono alla fine almeno $30 milioni per risolvere le accuse.

Ma facendo altri passi indietro emerge che gia’ ai primi tempi dell’affaire OPL 245, Guy Colegate, dirigente Shell, scrisse ai suoi superiori nel Marzo 2010 dicendo loro che “Etete can smell the money” e ancora “If, at nearly 70 years old he does turn his nose up at 1.2 billion he is completely certifiable, but I think he knows it’s his for the taking. I don’t think he will push it away.”

Queste sono prove, secondo i magistrati, che la Shell ben sapeva cosa stava facendo.

L’email venne mandato al CEO della Shell dell’epoca, Peter Voser, uomo all’epoca potentissimo. Non fece niente. Della serie, occhio non vede, cuore non duole, affare fatto.

E poi, andando ancora piu indietro, c’e’ l’ex agente dei servizio segreti britannici, John Copleston, noto come M16 ed assunto come consulente per la Shell, che gia’ nel 2009 aveva avvertito del fatto che Etete si sarebbe messo in tasca una parte considerevole dei guadagni. Anzi Copleston diceva che il ministro si lamentava che erano troppo pochi i soldi!

Nelle intercettazioni Copleston dice: 

"He spoke to Mrs E this morning. She says E claims he will only get 300m we offering—rest goes in paying people off."

E sarebbe Dan Etete.

Ed oltre a tutti questi regali agli amici di Etete, l’ENI ricevette dei fondi indietro tramite una specie di scatole cinesi a mo’ di rimborsi. Alla fine, un tale Roberto Casula, il Chief Development Operations and Technology Officer, si e’ portato a casa circa 50 milioni di dollari.

Non male no?

Cosa succedera’ adesso. Non si sa.

Il giorno 13 Aprile 2017, all’incontro con gli invesitori, Emma Marcegaglia, presidente dell’ENI, dice che l’ENI non ha fatto niente di male. In precedenza l’ENI aveva mandato dei comunicati stampa in cui diceva che hanno “piena fiducia” nei loro petrol-uomini, a partire da Descalzi.

L’ENI ha una intera pagina web dedicata al tuttappostismo su OPL 245.

Anzi, per bocca della stessa Emma Marcegaglia l'ENI dice di non saperne niente, e che anche se la Shell ha almeno parzialmente ammesso i suoi malaffari, l'ENI stessa e' biancaneve:

"Nessun accordo di Eni con Malabu o pagamento di Eni a Malabu o Dan Etete -- Su Shell noi non formuliamo alcun commento perchè riguarda una posizione terza e non cambia le posizioni di Eni". 

Interessante che la gran parte del malloppo veniva da ENI e non dalla Shell.

I governi di Nigeria, Olanda ed Italia hanno aperto inchieste.

Claudio Descalzi' e' stato accusato di corruzione internazionale.

L’ex CEO Shell I tempi della compravendita di OPL 245 Voser, l’ex ministro del petrolio Dan Etete, e l’ex president della Nigeria Goodluck Jonathan non hanno rilsciato commenti.

A partire dal giorno 20 Aprile 2017 presso il tribunale di Milano saranno sentiti Claudio Descalzi, Roberto Casula e tutta una serie di affaristi e intermediari ENI.

I primi a parlare di questa storia sono stati gruppi internazionali anti-corruzione Global Witness con sede a Londra e Finance Uncovered. Sono stati per loro sei anni di lavoro fatto da una nonprofit inglese. Il tutto e’ saltato poi sulle pagine del Sole 24 ore e Buzzfeed negli USA. Quindi per una volta onore al Sole 24 Ore.

Global Witness ha pubblicato una serie di linee guida per gli investitori mettendoli in guardia di potenziali condanne per corruzione, mancanza di protocolli anti-tangenti, ed anti-corruzione, e mancanza di controllo da parte del consiglio amministrativo di ENi e Shell.

La Nigeria in questo momento e’ in forte crisi. Il collasso dei prezzi del petrolio ha ridotto l’enconomia in macerie, la storia di politici che incassano soldi pubblici e’ una storia che si ripete da anni ormai, la corruzione dilaga. A causa di Boko Haram in varie zone c’e’ mancanza di cibo e pericolo carestia per circa 500mila minori.

Secondo le Nazioni Unite per risolvere la crisi carestia ci vorrebbero 700 milioni di dollari.

La meta’ di quanto ENI e Shell hanno pagato per OPL 245.
































Friday, May 18, 2012

Al CEO della Shell: offra 1 miliardo di dollari per ripulire la Nigeria


Martedi 22 Maggio non solo ci sara' il convegno contro le trivelle nel Vallo di Diano, ma anchel'incontro degli azionisti della Shell, ad Amsterdam.

Un gruppo di attivisti locali ha proposto di chiedere ufficialmente alla Shell di partecipare alle operazioni di "pulizia" del Delta del Niger dai disastri da lei stessa causati nell'Ogoniland.


Non e' un segreto per nessuno che la Shell abbia riversato nel delta del Niger tonnellate e tonnellate di petrolio nel corso degli scorsi 50 anni, e che non abbia mai cercato seriamente di ripulire i suoi disastri.  Si parla dell'equivalente di due volte tanto tutto il petrolio riuscito dallo scoppio del pozzo Macondo.


In Nigeria la Shell ha incassato, e ha lasciato dietro morte e distruzione.

La scorsa estate pero', grazie ad un eccellente rapporto dell'ONU la Shell ha dovuto ammettere di avere partecipato all'inquinamento e ora l'ONU chiede che ci sia almeno 1 miliardo di dollari per le operazioni di ristoro dell'Ogoniland - terra fragile, lagunare e dove la gente vive di pesca ed agricoltura - o meglio viveva, perche' adesso sopravvive.

Come gia' riportato in precendenza infatti i fiumi sono coperti di patine petrolifere, i villeggianti devono camminare ore ed ore per prendere l'acqua
e i pesci sono scomparsi dai fiumi.

Si, scomparsi da 5 anni. 

Occorre che si faccia qualcosa - quel petrolio e' quasi tutto per noi ricchi occidentali. Certo firmare una petizione non risolve niente, ma e' un passo, come anche lo e' interessarsi ai problemi.

Quando ti arrivano le trivelle in casa e' bello l'attivismo, ma lo e' di piu' quando non e' per casa tua che lotti, ma per qualcosa che va oltre i nostri piccoli egoismi.

Noi tutti abbiamo il lusso di avere il petrolio che bussa alle nostre porte ai tempo di internet, quando l'informazione abbonda, e solo chi non vuole vedere non vede. Abbiamo il lusso di vivere in paesi "avanzati." Ma 50 anni fa,  in Nigeria non c'era nessuno a spiegargli cosa fosse l'idrogeno solforato, il gas flaring, o che le trivelle avrebbero portato solo morte e distruzione.

Chi coordina questa raccolta firme e' una non-profit  USA che si chiama Sum of us assieme ad Amnesty International e Friends of the Earth Netherlands.


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More information:

Friends of the Earth Netherlands, WorsethanBad.org

Amnesty International and CEHRD, Shell must pay US$1 billion in first step to clean up Niger Delta, 10 Nov 2011

New York Times, Far From Gulf, A Spill Scourge 5 Decades Old, June 16, 2010

The Guardian, Shell accepts liability for two oil spills in Nigeria, Aug 3, 2011

UNEP, Ogoniland Oil Assessment, Aug 4, 2011

BBC, Nigeria Ogoniland oil clean-up ‘could take 30 years’, Aug 4, 2011

Royal Dutch Shell PLC press release, SPDC action on matters addressed in the UNEP report, Aug. 11, 2011