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Thursday, December 14, 2017

Nigeria: la morte dei bimbi per petrolio

Queste sono tutte le concesioni ENI in Nigeria.





Nascere vicino a aree colpite da perdite di petrolio aumenta la possibilita' di morte dei neonati.
Piu' nello specifico, la raddoppia. 

In un certo senso, e' pura logica: l'inquinamento certo bene non fa, gli idrocarburi sono spesso misti a sostanze altamente cancerogene, come il benzene, e i bambini sono piu' delicati degli adulti.

Ma chi vive vicino a zone colpite da perdite di petrolio?  Saranno eventi eccezionali, no?  E se ci sono queste perdite, le operazioni di puliziia saranno fatte in modo da minimizzare gli effetti su persone, adulti e bambini, no?

Non e' cosi in Nigeria, dove le perdite sono frequenti, e le operazioni di pulizia spesso sono fatte alla meno peggio.  

Ogni anno in Nigeria circa 240 mila barili di petrolio vengono rilasciati nell'ambiente, spesso nel Delta del fiume Niger.

240 mila barili di petrolio sono quaranta milioni di litri di petrolio.

Quaranta milioni di litri di petrolio.

Ho dovuto controllare questa cifra perche' pare sproporzionata,  ma e' cosi.

Non e' un caso che gli effetti sui neonati siano cosi devastanti.

La conclusione, cioe' che vivere vicino a perdite di petrolio e' dannoso per i neonati, emerge da uno studio fatto da ricercatori dell'universita' svizzera di Saint Gallen guidato da Rodland Hodler.

Gli stessi ricercatori hanno affermato che cio' che hanno trovato e' "scioccante".

Le probabilita' di morte dei neonati nel Niger Delta sono il doppio della media se le madri sono state esposte agli idrocarburi durante o prima della gravidanza.  Sono state analizzate le gravidanze di 2,700 madri di Nigeria e i loro parti sono stati correlati con 6,600 perdite di petrolio come registrati dai tabulati ufficiali di Nigeria.

Anche l'essere stati esposti a perdite di petrolio *cinque* anni prima di restare incinte e in un raggio di dieci chilometri dal punto delle perdite, aumenta i rischi di morte dei neonati. Appunto, del doppio.

Invece, gli effetti sui neonati di perdite di petrolio accadute durante la gravidanza sembra non avere troppi effetti sulla mortalita'.  Quello che invece cambia, per chi sopravvive, e' la qualita' della vita. Spesso i bimbi nati in zone petrolifere hanno problemi di salute cagionevole che perdurano a volte anche da adulti.

Cosa significa questo?

Secondo Hodler, significa che gli effetti negativi nel petrolio nei corpi delle future mamme e' cumulativo e cresce nel tempo tramite il contatto del petrolio con la pelle, il bere acqua contaminata, il mangiare ortaggi e pesci inquinati, il respirare aria malsana.

Uno deve pensare che qui quando ci sono incidenti le operazioni di ripristino sono rare, che i fumi tossici possono coprire villaggi per giornate intere, che intanto la gente continua a respirare e a mangiare e a bere, inquinamento o non inquinamento.

E dunque, quant'anche ripulissimo tutto il Niger Delta, che l'ONU dice essere un lavoro trentennale, cotinueremo per anni a vedere effetti negativi sulla salute delle persone.

Il tutto lontano dagli occhi dell'occidente.

Interpellata, la Shell che e' il principale produttore del petrolio del paese, non ha avuto nessun commento da offrire.

Monday, December 11, 2017

Duecento nazioni firmano risoluzione ONU contro l'inquinamento da plastica nel mare








“We need to understand that if we kill our oceans, we also kill ourselves.”

Erik Solheim,  Environment Executive Director dell'ONU


E' una notizia passata un po in silenzio, e non sappiamo se davvero la decisione presa a Nairobi, Kenya, avra' gli effetti desiderati.

Piu' di 200 nazioni hanno infatti firmato una risoluzione per cercare di mettere un freno alla plastica nel mare. L'incontro internazionale e' stato promosso dal ramo ambientale dell'ONU, la United Nations Environment Programme.


Il linguaggio utilizzato dalla risoluzione e' forte e urgente ma per ora non e' un impegno vincolante, quanto appunto solo un impegno libero. Ma e' un inizio. L'idea e' di partire adesso e di avere una risoluzione formale e vincolante entro 18 mesi.  L'idea e' che tutti i governi vietino l'impacchettamento non strettamente necessario, e che ci sia del monitoraggio continuo.

Certo non abbiamo tempo da perdere.

Ne abbiamo parlato spesso anche qui: se non facciamo niente entro il 2050 ci sara' piu' plastica che pesce in mare.

Ogni anno otto milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare, spesso oggetti monouso: bottiglie, forchette, plastica da imballaggio per porzioni singole.
 
Il risultato e' che la vita muore.

Il principale produttore di immondizia plastica e' la Cina, ma sono anche quelli che piu' di tutti stanno iniziando a cambiare, grazie alla mano forte del governo.

L'iniziativa e' stata promossa dalla Norvegia e dal suo ministro per l'ambiente Vidar Helgesen. La plastica e' arrivata dappertutto. Anche in Norvegia dove hanno trovato microplastica dentro le cozze, e dove una rara specie di balena e' stata soppressa perche' spiaggiata e morente, con il corpo pieno di plastica.

C'erano dentro 30 sacchetti della spesa.

E anche qui Donald Trump deve farsi riconoscere. La proposta originale in realta' doveva essere molto piu' stringente, con linee guida di tempistica e impegni concreti. Insomma, quasi un vero accordo vincolante.

L'amministrazione USA di Donald Trump ha detto che era troppo.

Ogni commento su quest'uomo sono elettroni sprecati. 










Thursday, December 7, 2017

L'UNICEF, il cevello dei bambini e l'inquinamento dei primi mille giorni

















Not only do pollutants harm babies’ developing lungs, 
they can permanently damage their developing brains, 
and, thus, their futures,”

Anthony Lake, direttore esecutivo UNICEF  



Nel mondo ci sono circa 17 milioni di bambini di meno di un anno che resiprano aria tossica. 

Questo ha conseguenze negative non solo per i loro polmoni, ma anche per i loro cervelli. Respirare particelle fini tipiche di zone inquinate porta a danni ai tessuti cerebrali, con rallentamenti cognitivi, e difficolta' nello sviluppo delle capacita' mnemoniche dei bambini.  Da grandi, aumenta il rischio di ritardi di apprendimento e di incapacita' di concentrarsi a scuola.

Gli effetti durano per tutta la vita.

Lo dice l'UNICEF.

I piu colpiti sono i bambini dell'Asia meridionale (India) dove circa 12 milioni di neonati vivono in area dove l'inquinamento e' circa 6 volte maggiore di quanto considerato sano come delineato dall'Organizzazione Mondiale della Sanita'. Altri 4 milioni sono a rischio in Asia Orientale e nel Pacifico (Cina).

L'UNICEF aggiunge che visto che il mondo continua ad urbanizzarsi ma spesso senza protezione adeguata contro l'inquinamento. Ci si aspetta che il numero di neonati esposti all'inquinamento aumentera'.

Ora, questi dati sono veri per India e Cina, e fanno paura per i loro numeri, e perche' queste due nazioni, hanno fra tutte e due, quasi tre miliardi di persone. Ma la fisiologia umana e' la stessa, dalla Cina all'Emilia Romagna, a Milano a Torino.

E non cito la Pianura Padana a caso. La cito perche' e' una delle zone piu inquinate d'Europa, anno dopo anno, immagine dopo immagine, da satellite, da statistiche.
Dovremmo fare tesoro di questi studi dell'UNICEF, applicarli alle nostre citta' e alle nostre campagne e chiedere cambiamenti, modifiche, progressi.

Secondo l'UNICEF, l'inquinamento, similmente alla mancanza di cibo e stimoli, e l'essere esposti alla violenza, durante i primi 1000 giorni di vita porta a danni neurologici e cerebrali. Come sempre, i bambini sono piu vulnerabili degli adulti perche' bastano dosi minori di sostanze tossiche per causare danni, visto che il loro fisico e' piu' piccolo di quello dei grandi, e perche' le difese immunitarie non sono ben sviluppate e perche' respirano piu in fretta degli adulti.

Le particelle fini sono cosi fini, appunto, che dai polmoni riescono a penetrare ulteriormente nel corpo e nel sistema circolatorio e da qui al cervello, causando infiammazioni.

Altre particelle possono entrare nel corpo tramite il nervo olfattorio e nell' intestino. Se hanno carica magnetica (come la magnetite) possono anche causare malattive neurogenerative.
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Gli idrocarburi policiclici aromatici possono invece causare danni alla comunicazione fra i neuroni, con danni all'apprendimento e allo sviluppo intellettivo.

Cosa fare? Per l'immediato si raccomanda l'uso di maschere e di sistemi di filtraggio e per i bambini piccoli di non viaggiare in aree inquinate.  Si raccomanda di non costruire scuole e ospedali vicino a impianti tossici.

Ovviamente non e' certo ideale vivere cosi, con maschere ed aria grigia.

Le altre soluzioni proposte dall'UNICEF sono di piu larga portata.

Come sempre, investire in energia verde, pulita ed eliminare il piu presto possibile l'uso di energia fossile, promuovere il trasporto pubblico, aumentare il verde in aree urbane, non bruciare sostanze chimiche. 

E poi ancora, promuovere l'allattemento al seno, ove possibile, per aumentare la resistenza dei bambini, migliorare la nutrizione, educare le mamme e i papa' a capire quale sia la qualita' dell'aria che si respira, in modo da essere informati.

Sono questi i risvolti, spesso infelici della crescita e dello "sviluppo" senza troppi freni e senza controlli. Credo di averlo detto tante volte: e' facile sfruttare e maltrattare l'ambiente. L'ambiente non urla, non vota, non protesta, non pone resistenza. E se non ci sono gli uomini nobili a farlo per lei, non ci sono ostacoli a fabbriche, a trivelle, a fumi voluti da speculatori di vario genere.

Ma prima o poi il conto arriva, che sia la plastica che pian piano trova la sua strada nei pesci dei nostri brodetti, o che siano le particelle fini che finiscono nei nostri polmoni, o che siano tracce di petrolio nelle api, e' tutto figlio dello stesso lento ma inesorabile processo.

A New Dehli il cielo e' cosi fitto da particelle inquinanti che e' stata definita dalle stesse autorita' una camera a gas. Hanno chiuso scuole, i giocatori di cricket hanno vomitato mentre giocavano perche' non potevano respirare, le mascherine sono andate a ruba.  Nelle citta' industriali della Cina, come
Shijiazhuangil giorno e la notte sono quasi indistinguibili. L'aspettativa di vita e' di circa tre anni meno della media.

Ma la situazione non e' migliore in altre parti del mondo. Anche in Africa si iniziano a notare effetti simili.

Fa bene l'UNICEF ha mandare questi avvisi, a ricordarci che non c'e' cosa piu' imporante per i nostri figli di un ambiente sano. Ma fra tutte le opzioni dell'UNICEF seconodo me la soluzione vera e' una cittadinanza informata, intelligente e che esiga che le cose cambino, che si arrabbi all'aria sporca, a nuovi progetti di trivelle, di petrolchimici, all'abbattimento del verde pubblico.

La soluzione, in una parola siamo tutti noi, in qualita' di persone con la schiena dritta e con una voce certa, non di apatici del ventunesimo secolo.








Tuesday, December 5, 2017

Il presidente del Cile, Michelle Bachelet riceve il piu grande riconoscimento dell'ONU per l'ambiente




 Il presidente del Cile, Michelle Bachelet, ha ricevuto il premio Champions of the Earth .

E' il piu' grande riconoscimento da parte delle Nazioni Unite per l'ambiente.

Il Cile con lei ha creato tre nuove aree marine protette ed aumentato la produzione di rinnovabili. Le zone protette sono: Nazca-Desaventuradas presso le isole San Ambrosio e San Felix, parchi nelle isole Juan Fernandez e nell'isola di Pasqua (Rapa Nui) protected area. 

In totale,  in Cile adesso ci sono 1 un milione di chilometri quadrati di aree protette, record mondiale.

La produzione da energia rinnovabile e' passata dal 6 al 17 percento dal 2013 al 2017 e i progetti sono di arrivare al 90 percento entro il 2050.  Il commento del presidente Bachelet e' stato

"A volte pensiamo che occorra essere un paese ricco per fare questo tipo di trasformazione,  ma il Cile mostra che non e' necessario avere tanti soldi. Occorre avere la volonta' politica.


Amen






“Latin America has seen significant investment in renewables. 
With close to two million people employed 
regionally in the sector and increasing degrees of 
local manufacturing, the socio-economic benefits are being felt.” 



Quando pensiamo all'America Latina e all'energia o alle risorse primarie quasi mai pensiamo rinnovabili.

Miniere di rame, ferro, legname, petrolio dal Sud America -- per esportazione e, piu' di rado, per il consumo interno.

L'America Latina, secondo i rapporti della BP,  contiene al momento il 20% delle risorse petrolifere del pianeta, con prima in lista il Venezuela. Nel 2013 il petrolio rappresentava il 46% dell' approvvigionamento energetico del continente, mentre nel resto del pianeta era solo al 31%.

Se si include invece l'idroelettrico,  il 53% dell'elettricita' invece veniva dalle rinnovabili.

Il Brasile ha sperimentato con l'etanolo, ma con risultati alterni. Le automobili sono spesso progettate secondo vecchi modelli USA e la transizione all'elettrico sara' lenta, costosa e difficile. I sistemi di trasmissione sono inesistenti e/o difficili da costruire. Eppure negli ultimi anni le rinnovabili continuano a crescere, una piccola grande rivoluzione. Tanto piu' che tutti gli economisti parlano di investimenti lucrativi nel continente per gli anni a venire, grazie anche alla volonta' politica di vari paesi di intervenire e di spendere per l'elettricita' green.

Hanno iniziato i paesi dell'America centrale e dei Caraibi, che dopo un decennio di prezzi petroliferi elevati e di piccole e grandi catastrofi naturali hanno deciso di prodursi l'energia in casa. Costa Rica, Uruguay, l'isola di Bonaire sono tutte al 100% rinnovabili o quasi. Il Nicaragua si e' posto l'obiettivo del 90% rinnovabile entro il 2020, e anzi, in un primo momento non voleva nemmeno partecipare agli accordi di Parigi perche' ritenuti troppo blandi! 

Spesso queste decisioni sono prima ancora che ambientali, economiche, specie in paesi dove il petrolio non c'e' e si e' soggetti a fluttuazioni del mercato e della disponibilita' di generatori diesel. D'altro canto, i prezzi calano rapidamente, e l'investimento e' ritenuto intelligente in questi casi.

Anche il Cile e' un campione di energia rinnovabile. Il paese ha enormi potenzialita' dal sole e dal vento, ed anzi, ci si aspetta che diventi 100% rinnovabile entro il 2040, con investimenti che continuano a crescere. Nel 2016 si era al 39%, e le proiezioni sono per il 50% di energia verde entro il 2022. Gia' adesso la metro di Santiago e' al 100% rinnovabile. All'asta per la compravendita dell'energia il piu' grande vincitore e' stata ... l'Enel: fornira' al governo cileno 242 MW di energia, piu' della meta' di quanto offerto: 116 MW dal sole, 93 dal vento e 33 dal geotermico.

Il Messico dal canto suo ha in programma la costruzione di impianti solari per 4 GW nel 2018-19, con l'obiettivo del 25% rinnovabile entro il 2018, 30% entro il 2021 e 35% entro il 2024. Il governo offre incentivi per i consumatori, e all'asta annuale per l'offerta di acquisto elettricita' da parte del governo, i costi del solare sono stati i piu' bassi di tutta l'offerta. Cioe' il prezzo minore per la generazione della corrente e' dal sole.

Ci si aspetta che produzione di elettricita' dalle rinnovabili, specie dal vento aumentera', in modo sostenuto nel corso dei prossimi anni. Per esempio, la ditta Acciona progetta di raddoppiare la sua produzione di energia dal vento e dal sole fra Costa Rica, Messico e Cile fino ad arrivare a 2 GW entro il 2020. 

In Brasile nel 2017 la crescita dell'energia elettrica da eolico e' aumentata del 32% rispetto al 2016, arrivando ad una media di circa 6 GW in totale. In questo momento il vento rappresenta il 10% della produzione di energia elettrica in Brasile. Intanto, il giorno 1 Dicembre 2017 il Ministro delle Mine e dell'Energia del Brasile annuncia un asta per l'acquisto di energia da sole, vento e da idroelettrico.

Anche in Argentina una nuova ondata di investimenti nel sole, vento e biomasse dopo che il governo ha firmato contratti con la ditta nazionale energetica YPF Energia Electrica e Central Puerto per la costruzione di circa 2GW di energia. Di questi, circa 1.25 GW verranno dal vento, 550 MW dal sole e il resto dalle biomasse. L'obettivo e' del 20% rinnovabili entro il 2025. E anzi, il 2017 e' stato dichiarato l'anno delle rinnovabili nel paese con investimenti complessivi per l'aggiunta di 10GW entro quella data.

Fra il 2006 and 2015, la capacita' energetica rinnovabile in America Latina e non da idroelecttrico e' triplicata. Si stima che l'approvvigionamento di energia dal sole raddoppiera' entro il 2021 con 40 GW di capacita' produttiva.  Fra i dati piu' interessanti, quasi a sorpresa, i paesi dell'America Latina sono fra i piu' preoccupati al mondo per i cambiamenti climatici, e questo probabilmente dara' ancora piu' vigore alla transizione.  

La maggior difficolta' deriva dal fatto che occorre molta sinergia fra i vari settori -- governi, privati, incentivi, mitigazione dei rischi, sensibilizzazione dei cittadini, reti efficenti, stoccaggio per fronteggiare le fluttuazioni energetiche, evitare la corruzione.







Resta il fatto che lo si vuole lo si puo', per l'ambiente, per il portafoglio, per il futuro.  










Saturday, December 2, 2017

La barriera corallina d'Australia che forse rinasce






Il professor Peter Harrison e il suo lavoro


 La barriera corallina che lentamente, forse, rinasce sul corallo sbiancato








La barriera corallina morente 

Non e' un segreto per nessuno che la barriera corallina d'Australia sia in grave stato di degrado. Molti sono stati gli articoli sulla sua morte, sulla sua quasi morte, sulla sua inevitabile morte.

Che i danni siano irreversibili non e' chiaro.

Ma che i danni ci siano, e' chiarissimo.

Come cresce e si riproduce il corallo? Se le condizioni sono giuste, le popolazioni esistenti di corallo rilasciano miliardi e miliardi di uova e di sperma nel mare alla ricerca di possibili accoppiamenti da cui generare nuovo corallo. Questi eventi di rilascio accadono in condizioni particolari: sotto la luna piena, con la giusta' salinita' e temperatura del mare, e lunghezza del giorno. 

A causa dei cambiamenti climatici pero' tutti questi delicati equilibri di salinita', temperatura e correnti marine al largo delle coste australiane sono cambiati e la speciale combinazione di questi elementi che rendeva la vita possibile lungo i 2300 chilometri di barriera corallina non esiste piu'.

E cosi' la barriera si e' lentamente atrofizzata, con episodi di "sbiancamento" dappertutto. L'acqua calda alla fine vince e il corallo muore. Al posto dei colori vibranti della vita, il bianco della staticita' inanimata.

E' evidente che la colpa e' dell'uomo.

Ma cosa fare per salvarla?  O per salvare quel che resta? O almeno per provarci?

Ecco che in Australia si e' pensato ad un trattamento di regenerazione in cui si prendono uova e sperma dei piccoli animali che creano il corallo e li si fanno crescere artificialmente in un area di ricerca marina, la Heron Island Research Station. 

Il risultato e' stato un milione di larve di corallo. Queste sono state poi riappiccicate su un tratto di barriera sbiancata dal professor Peter Harrison e dal suo gruppo della Southern Cross University, Australia.

Era il Novembre 2016.

Dopo un anno, i primi risultati. Il professor Harrison e' tornato lungo la barriera corallina per vedere cosa fosse successo.

I risultati, per lo piu', sono stati positivi: i coralli giovani sono riusciti ad attecchire e a colonizzare i coralli sbiancati.  Il Tourism and Events Queensland, ente turistico della regione del Queensland ha anche rilasciato immagini positivi del corallo che rinasce. Ci si aspetta ancora piu' vigore nella crescita questo dicembre, periodo dell'anno in cui tradizionalmente le condizioni acquatiche sono favorevoli.

Secondo il Prof. Harrison, l'esperimento si puo' ripetere in scala anche in altri segmenti della barriera corallina d'Australia e del mondo, se fatto in modo adeguato.

Ovviamente il lungo termine e' tutto da studiare ancora, visto che questo e' solo un esperimento a breve termine e geograficamente limitato. Per esempio, non si sa quale possa essere la resistenza di questi nuovi coralli a cambiamenti di temperatura in futuro e se sopravviveranno ad altri sbalzi piu' o meno pronunciati di temperatura. Il monitoraggio continuera'. 

Circa i due terzi della barriera corallina d'Australia (1500 chilometri) sono in grave pericolo a causa di episodi di sbiancamento, i piu gravi dei quali fra il 2016 e 2017. La causa e' stato un aumento della temperatura che ha portato all'espulsione dell'alga che cresce dentro il corallo, togliendo linfa vitale ai coralli stessi che sono morti.

Lo sbiancamento e' una conseguenza diretta dei cambiamenti climatici. La morte dei coralli non e' istantanea nel senso che se la temperatura torna al livello giusto, il corallo puo' recuperare, ma se l'aumento di temperatura persiste, allora non c'e' piu' niente da fare. E con il corallo, muore una parte importante dell'ecosistema marino che vivono in simbiosi con la barriera corallina.
Vediamo se in extremis riusciamo a salvare, un po almeno, la barriera corallina d'Australia.



Saturday, July 8, 2017

Nigeria: dopo sei anni dal rapporto ONU le operazioni di pulizia dell'Ogoniland sono un imbroglio
























"In spite of the recent launch of the Ogoni clean-up campaign, 
it appears work has not commenced in any of the sites in Ogoni land"

Dopo sei anni dal rapporto ONU, 
dopo un anno dall'inizio ufficiale delle operazioni di pulizia, 
non e' ancora stato fatto niente.  


As the water gushed the smell of petroleum products filled the air. 
Indeed, one would be right to wonder if he was pumping up petrol. 
We asked to know what they use the water for. All sanitary needs. 
Plus, drinking at times. Mind boggling.

L'acqua puzza di petrolio.


We are all like walking corpses in this part of the country

Suanu TY Baridam, Ogoniland 


On 28 July 2010, the United Nations General Assembly 
explicitly recognized the human right to water and sanitation 
and acknowledged that clean drinking water and sanitation 
are essential to the realisation of all human rights.

Evidentemente non in Nigeria. 



 

Il 4 Agosto 2017 sara' il sesto anniversario della pubblicazione del rapporto ONU sull'inquinamento da petrolio in Ogoniland, Nigeria.

E' qualcosa di astronomico nella sua gravita': per i fatti, ma sopratutto perche' c'e' la United Nations Environment Programme (UNEP) a certificarlo. Cioe' l'ente delle nazioni unite dedicato all'ambiente.

Si parla qui in modo chiaro dell'inquinamento dal petrolio, in mare, in acqua, nelle mangrovie, negli acquedotti, nei pesci, e nei corpi delle persone, principalmente per colpa della Shell che e' attiva qui da piu di 60 anni.

Cosa e' successo da allora, in questi cinque anni dal rapporto ONU?

Uno direbbe, sono intervenuti, hanno cambiato qualcosa, magari hanno smesso di fare gas flaring, cioe' di bruciare il gas in eccesso 

Niente. Nada.

Il 24 giugno 2012 secondo la leggenda, e' nato il cosiddetto "Hydrocarbons Pollution Restoration Project" (HYPREP) gestito dal ministero nigeriano per le risorse petrolifere.

Mmh. Il ministro del petrolio che gestisce il ripristino ambientale? 

E infatti questo HYPREP doveve appunto pulire l'ambiente inquinato, o almeno a far credere alle popolazioni che qualcosa si stava facendo. E infatti, la prima cosa che hanno fatto e' stata di tappezzare la citta' di Port Harcourt, nel cuore dell'Ogoniland con cartelli pubblicitari per denunciare il sabotaggio di petrolio e la manomissione degli oleodotti. Nelle campagne invece i cartelli sono per dire "divieto di pesca", "acqua non potabile", "divieto di balneazione".

Il tutto per una comunita' che prima viveva in simbiosi con l'acqua.


Intanto nessuno faceva niente ne per l'acqua, nel per il suolo, ne per l'aria, anche se l'ambiente era contaminato, con un po di veleni di ogni genere, incluso il benzene, forte cancerogeno.

La gente continua a respirare aria, a bere acqua, a mangiare cibo al petrolio, sotto ogni forma.  Il governo al massimo manda un po di camion per l'acqua da bere, che pero' non e' sufficente e cosi si arrangi chi puo', a cercare acqua contaminata alla meno peggio. Stime non ufficiali parlano di alti tassi di cancro.

Ci sono intere comunita' che vivono cosi, citta' che qualche volta hanno combattuto contro i petrolieri, e che qualche volta hanno pure vinto, ma dove il petrolio non e' andato via e la litania di perdite, falle, interferenze, fiammate, sabotaggi, riversament, malattia, e' litania di tutti i giorni. 

Si chiamano Bodo, K-Dere, B-Dere, Ogale, Goi. 

E poi nel 2016, le cose dovevano cambiare. C'e' un nuovo ministro dell'ambiente in Nigeria, Amina Mohammed, e si decide che questo HYPREP debba essere svincolato dal ministro delle risorse petrolifere e passare, piu' credibilmente, a quello dell'ambiente.

E cosi parte in pompamagna un altra inaugurazione del ripristino dell' Ogoniland. E' il 2 Giugno del 2016  nella citta' di Bodo.  Si parla di pulizia, si parla di centroi medici, si parla di coinvolgimento dei locali.

Andra' tutto per il verso giusto?
Il governo manterra' le promesse questa volta?
Qual'e' il budget?
Chi controllera'?
E la gente?
Saranno soldi ben spesi?

Perche' non c'e' solo il ripristino ambientale, ma un qualcosa di molto piu' grande: la salute delle persone, la sensibilizzazione di chi vive li sul da farsi e come collaborare, in modo che lo sforzo e i metodi siano condivisi da tutti, uomini e donne, vecchi e giovani, comunita' confinanti diverse fra loro. E' solo cosi che infatti si puo' sperare che tutto funzioni sul lungo termine.

E siamo arrivati al Luglio 2017.

Un anno dopo la cerimonia di Bodo, e sei anni dopo il rapporto ONU.

Di cotanta speranza non e' rimasto niente.

I lavori non sono mai iniziati, come riferisce uno dei capi tribali dell'Ogoniland, intervistato da The Guardian di Nigeria.

La pianificazione non c'e' stata, e il tutto si e' risolto in propaganda. Non c'e' nessun intervento in loco. Dei promessi fondi, dei promessi centri medici non c'e' stato niente.

La Shell continua a devastare il territorio, senza nessuna preoccupazione ne per ripulire quello che ha fatto, ne tantomeno per evitare ulteriori danni, il governo centrale, nonostante le parole per e agli Ogoni, incassa e dunque, alla fine poco gli importa di veramente agire o di mettere pressione alla Shell.

Sei anni dopo che l'ONU ha decretato che l'acqua non e' adeguata per il consumo umano, la gente la beve ancora al sapore di petrolio.