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Thursday, September 13, 2018

The Ocean Cleanup - il grande progetto di pulizia dell'oceano














L'immondezzaio ha lasciato il porto di San Francisco il giorno 8 Settembre 2018.

La sua destinazione e' il Great Pacific Garbage Patch nell'oceano pacifico ed il suo ruolo e' di raccolgiere quanta piu' immondizia possibile nel corso di un anno.

Quello che appare un lungo serpentone e' stato progettato da un gruppo di ingegneri sotto il nome di The Ocean Cleanup in Olanda. Il suo scopo e' di catturare monnezza e ripulire il mare.

Come funziona questo Ocean Cleanup? La prima fase della progettazione la vedeva ancorata al fondo dell'oceano, a mandare giu' monnezza in verticale; nella versione finale sara' un oggetto galleggiante per concentrare oggetti in mare. E' un tubo di 3 metri di diametro, lungo circa 600 metri. Poggera' sulla superficie marina a mo' di U e si spostera' lentamente, catturando quanta piu' plastica possibile al suo interno. Ogni sei settimane arrivera' una nave a raccogliere tutta la monnezza nel centro e a portarla via. Se tutto va bene portera' via fino ad un massimo di 70,000 chilogrammi di oggetti nel primo anno.

Altri sessanta serpentoni potrebbero essere inviati successivamente, se i risultati dal primo saranno soddisfacenti, e con l'obiettivo di arrivare a 15 milioni di tonnellate di monnezza raccolta in totale, fino a ridurre la monnezza del Great Pacific Garbage Patch del 50% in cinque anni.

Ocean Cleanup ha luci, un sistema di anti-collisione, telecamere, sensori e satelliti che controlleranno gli spostamenti e che fara' si che non ci siano scontri con le navi.

Funzionera'?

E' questo il grande dilemma, perche' se non dovesse funzionare, se magari una tempesta se la porta via, o se dovesse perdere il suo carico, le cose potrebbero diventare peggiori, con altra monnezza nel mare e con scoraggiamento di tutti quelli che sono stati al lavoro per realizzarla.

L'idea di questo tubo acchiappa-monnezza e' venuta a Boyan Slat, un ventiquattrenne olandese che ha racimolato 30 milioni di dollari in cinque anni per costruirla. Dice che l'idea gli venne durante un viaggio in Grecia da ragazzino quando vide l'enorme quantitativo di plastica in mare.  Era uno studente di ingegneria aerospaziale. Lascio' gli studi presso la Delft University of Technology e fondo' la non-profit Ocean Cleanup, di cui e' ora CEO e che ha adesso 65 impiegati.

Boyan Slat ha ricevuto ogni sorta di onorificenza, dal re di Norvegia, alle Nazioni Unite. Forbes Magazine l'ha coronato come un innovativo imprenditore.

La comunita' di scienziati pero' ha mostrato scetticismo, perche' dicono non ha bene considerato i rischi che potrebbe portare alla vita marina. Per esempio, Miriam Goldstein, direttore delle politiche per l'oceano, presso il Center for American Progress, dice che avendo studiato il progetto, il tubo di Boyan Slat potrebbe attirare molti pesci oltre alla monnezza e causarne il disturbo. 

Sopratutto, dicono, il progetto ignora il reparto prevenzione, cioe' che non si tratta di "pulire" quanto di "non sporcare".  Alla fine, quello che entra in questi bacini di monnezza negli oceani non e' altro che il 3% della plastica che finisce nel mare ogni anno, secondo Eben Schwartz della California Coastal Commission. 


Ma e' lo stesso Boyat Slat che dice che siamo tutti d'accordo che il primo passo sia prevenire che la plastica finisca in mare. Aggiunge pure che e' certo che ci sono vari approcci al problema e che qualcuno deve pure pulire la monnezza gia' messa li nell'oceano, che c'e' dal 1960 in alcuni casi.
E cosi, si va avanti.

Il progetto Ocean Cleanup ha lavorato per un anno in Alameda, nella California del Nord ed e' stata lanciato il giorno 8 Settembre. Il tubo arrivera' nell'isolotto della monnezza del Pacifico verso la meta' di Ottobre, e alla fine della sua missione sara' piena di microplastica, spezzettata dai raggi del sole, dalle onde. Oltre alla plastica, ci sono qui circa 79,000 tonnellate di reti dei pescatori abbandonate che si spera almeno, verranno catturate.


La plastica sara' poi riportata in California, e poi in Europa per analisi e per capire se e come modificarne il design.

Ci saranno sicuramente degli imprevisti, non e' ben chiaro quale saranno le dimensioni della plastica piu' piccola che potra' essere catturata, e non si sa quanto resistente Ocean Cleanup sara' in termini di ondate e tempeste, erosione dal sale, corrosione.

Staremo a vedere.

Da come la vedo io, anche solo che ci stiamo pensando a fare qualcosa per eliminare la monnezza dall'oceano, e' gia' un grande grande grande passo in avanti.

Al progetto di Boyan Slat, e al pianeta tutto, tanti auguri.

Il loro sito Facebook e' qui.

Thursday, December 14, 2017

Nigeria: la morte dei bimbi per petrolio

Queste sono tutte le concesioni ENI in Nigeria.





Nascere vicino a aree colpite da perdite di petrolio aumenta la possibilita' di morte dei neonati.
Piu' nello specifico, la raddoppia. 

In un certo senso, e' pura logica: l'inquinamento certo bene non fa, gli idrocarburi sono spesso misti a sostanze altamente cancerogene, come il benzene, e i bambini sono piu' delicati degli adulti.

Ma chi vive vicino a zone colpite da perdite di petrolio?  Saranno eventi eccezionali, no?  E se ci sono queste perdite, le operazioni di puliziia saranno fatte in modo da minimizzare gli effetti su persone, adulti e bambini, no?

Non e' cosi in Nigeria, dove le perdite sono frequenti, e le operazioni di pulizia spesso sono fatte alla meno peggio.  

Ogni anno in Nigeria circa 240 mila barili di petrolio vengono rilasciati nell'ambiente, spesso nel Delta del fiume Niger.

240 mila barili di petrolio sono quaranta milioni di litri di petrolio.

Quaranta milioni di litri di petrolio.

Ho dovuto controllare questa cifra perche' pare sproporzionata,  ma e' cosi.

Non e' un caso che gli effetti sui neonati siano cosi devastanti.

La conclusione, cioe' che vivere vicino a perdite di petrolio e' dannoso per i neonati, emerge da uno studio fatto da ricercatori dell'universita' svizzera di Saint Gallen guidato da Rodland Hodler.

Gli stessi ricercatori hanno affermato che cio' che hanno trovato e' "scioccante".

Le probabilita' di morte dei neonati nel Niger Delta sono il doppio della media se le madri sono state esposte agli idrocarburi durante o prima della gravidanza.  Sono state analizzate le gravidanze di 2,700 madri di Nigeria e i loro parti sono stati correlati con 6,600 perdite di petrolio come registrati dai tabulati ufficiali di Nigeria.

Anche l'essere stati esposti a perdite di petrolio *cinque* anni prima di restare incinte e in un raggio di dieci chilometri dal punto delle perdite, aumenta i rischi di morte dei neonati. Appunto, del doppio.

Invece, gli effetti sui neonati di perdite di petrolio accadute durante la gravidanza sembra non avere troppi effetti sulla mortalita'.  Quello che invece cambia, per chi sopravvive, e' la qualita' della vita. Spesso i bimbi nati in zone petrolifere hanno problemi di salute cagionevole che perdurano a volte anche da adulti.

Cosa significa questo?

Secondo Hodler, significa che gli effetti negativi nel petrolio nei corpi delle future mamme e' cumulativo e cresce nel tempo tramite il contatto del petrolio con la pelle, il bere acqua contaminata, il mangiare ortaggi e pesci inquinati, il respirare aria malsana.

Uno deve pensare che qui quando ci sono incidenti le operazioni di ripristino sono rare, che i fumi tossici possono coprire villaggi per giornate intere, che intanto la gente continua a respirare e a mangiare e a bere, inquinamento o non inquinamento.

E dunque, quant'anche ripulissimo tutto il Niger Delta, che l'ONU dice essere un lavoro trentennale, cotinueremo per anni a vedere effetti negativi sulla salute delle persone.

Il tutto lontano dagli occhi dell'occidente.

Interpellata, la Shell che e' il principale produttore del petrolio del paese, non ha avuto nessun commento da offrire.

Saturday, July 8, 2017

Nigeria: dopo sei anni dal rapporto ONU le operazioni di pulizia dell'Ogoniland sono un imbroglio
























"In spite of the recent launch of the Ogoni clean-up campaign, 
it appears work has not commenced in any of the sites in Ogoni land"

Dopo sei anni dal rapporto ONU, 
dopo un anno dall'inizio ufficiale delle operazioni di pulizia, 
non e' ancora stato fatto niente.  


As the water gushed the smell of petroleum products filled the air. 
Indeed, one would be right to wonder if he was pumping up petrol. 
We asked to know what they use the water for. All sanitary needs. 
Plus, drinking at times. Mind boggling.

L'acqua puzza di petrolio.


We are all like walking corpses in this part of the country

Suanu TY Baridam, Ogoniland 


On 28 July 2010, the United Nations General Assembly 
explicitly recognized the human right to water and sanitation 
and acknowledged that clean drinking water and sanitation 
are essential to the realisation of all human rights.

Evidentemente non in Nigeria. 



 

Il 4 Agosto 2017 sara' il sesto anniversario della pubblicazione del rapporto ONU sull'inquinamento da petrolio in Ogoniland, Nigeria.

E' qualcosa di astronomico nella sua gravita': per i fatti, ma sopratutto perche' c'e' la United Nations Environment Programme (UNEP) a certificarlo. Cioe' l'ente delle nazioni unite dedicato all'ambiente.

Si parla qui in modo chiaro dell'inquinamento dal petrolio, in mare, in acqua, nelle mangrovie, negli acquedotti, nei pesci, e nei corpi delle persone, principalmente per colpa della Shell che e' attiva qui da piu di 60 anni.

Cosa e' successo da allora, in questi cinque anni dal rapporto ONU?

Uno direbbe, sono intervenuti, hanno cambiato qualcosa, magari hanno smesso di fare gas flaring, cioe' di bruciare il gas in eccesso 

Niente. Nada.

Il 24 giugno 2012 secondo la leggenda, e' nato il cosiddetto "Hydrocarbons Pollution Restoration Project" (HYPREP) gestito dal ministero nigeriano per le risorse petrolifere.

Mmh. Il ministro del petrolio che gestisce il ripristino ambientale? 

E infatti questo HYPREP doveve appunto pulire l'ambiente inquinato, o almeno a far credere alle popolazioni che qualcosa si stava facendo. E infatti, la prima cosa che hanno fatto e' stata di tappezzare la citta' di Port Harcourt, nel cuore dell'Ogoniland con cartelli pubblicitari per denunciare il sabotaggio di petrolio e la manomissione degli oleodotti. Nelle campagne invece i cartelli sono per dire "divieto di pesca", "acqua non potabile", "divieto di balneazione".

Il tutto per una comunita' che prima viveva in simbiosi con l'acqua.


Intanto nessuno faceva niente ne per l'acqua, nel per il suolo, ne per l'aria, anche se l'ambiente era contaminato, con un po di veleni di ogni genere, incluso il benzene, forte cancerogeno.

La gente continua a respirare aria, a bere acqua, a mangiare cibo al petrolio, sotto ogni forma.  Il governo al massimo manda un po di camion per l'acqua da bere, che pero' non e' sufficente e cosi si arrangi chi puo', a cercare acqua contaminata alla meno peggio. Stime non ufficiali parlano di alti tassi di cancro.

Ci sono intere comunita' che vivono cosi, citta' che qualche volta hanno combattuto contro i petrolieri, e che qualche volta hanno pure vinto, ma dove il petrolio non e' andato via e la litania di perdite, falle, interferenze, fiammate, sabotaggi, riversament, malattia, e' litania di tutti i giorni. 

Si chiamano Bodo, K-Dere, B-Dere, Ogale, Goi. 

E poi nel 2016, le cose dovevano cambiare. C'e' un nuovo ministro dell'ambiente in Nigeria, Amina Mohammed, e si decide che questo HYPREP debba essere svincolato dal ministro delle risorse petrolifere e passare, piu' credibilmente, a quello dell'ambiente.

E cosi parte in pompamagna un altra inaugurazione del ripristino dell' Ogoniland. E' il 2 Giugno del 2016  nella citta' di Bodo.  Si parla di pulizia, si parla di centroi medici, si parla di coinvolgimento dei locali.

Andra' tutto per il verso giusto?
Il governo manterra' le promesse questa volta?
Qual'e' il budget?
Chi controllera'?
E la gente?
Saranno soldi ben spesi?

Perche' non c'e' solo il ripristino ambientale, ma un qualcosa di molto piu' grande: la salute delle persone, la sensibilizzazione di chi vive li sul da farsi e come collaborare, in modo che lo sforzo e i metodi siano condivisi da tutti, uomini e donne, vecchi e giovani, comunita' confinanti diverse fra loro. E' solo cosi che infatti si puo' sperare che tutto funzioni sul lungo termine.

E siamo arrivati al Luglio 2017.

Un anno dopo la cerimonia di Bodo, e sei anni dopo il rapporto ONU.

Di cotanta speranza non e' rimasto niente.

I lavori non sono mai iniziati, come riferisce uno dei capi tribali dell'Ogoniland, intervistato da The Guardian di Nigeria.

La pianificazione non c'e' stata, e il tutto si e' risolto in propaganda. Non c'e' nessun intervento in loco. Dei promessi fondi, dei promessi centri medici non c'e' stato niente.

La Shell continua a devastare il territorio, senza nessuna preoccupazione ne per ripulire quello che ha fatto, ne tantomeno per evitare ulteriori danni, il governo centrale, nonostante le parole per e agli Ogoni, incassa e dunque, alla fine poco gli importa di veramente agire o di mettere pressione alla Shell.

Sei anni dopo che l'ONU ha decretato che l'acqua non e' adeguata per il consumo umano, la gente la beve ancora al sapore di petrolio.

Wednesday, November 4, 2015

Quel che resta del pozzo Macondo

























La fine delle operazioni di pulizia nel golfo del Messico sono ufficialmente terminate nel Giugno del 2013. Piu' di due anni fa.

Da allora, solo sulle coste della Florida, sono state ritrovate piu' di 44,600 ammassi di catrame e oltre 2,500 libbre di petrolio. In totale circa duemila tonnellate di materiale petrolifero sono finite sulle coste del golfo del Messico.  Questi oggetti sono spessi fatti di petrolio, misto a sabbia, conghiglie, e gusci di uova. Li ritrovano in Florida, in Mississippi, in Alabama, in Louisiana.

Un recente sudio condotto dalla National Oceanic and Atmospheric Administration - NOAA - ha concluso che i delfini nel golfo del Messico - cinque anni dopo - soffrono di danni ai polmoni, irregolarita' nei livelli ormonali come conseguenza delle perdite di petrolio nel golfo.

“I’ve never seen such a high prevalence of very sick animals — and with unusual conditions such as adrenal hormone abnormalities" dice Lori Schwacke che ha condotto studi sui delfini.

Tutto questo dopo:



4.6 milioni di libbre
di materiale petrolifero raccolto nel 2013

106,465 tonnellate
di materiale petrolifero raccolto fra il 2010-2013

55 miglia 
ancora sotto pulizia nel 2013

4,377 miglia 
di costa sotto sorveglianza dal 2010

40,096 buchi 
per cercare petrolio seppellito nel 2013

47,000 persone
 addette alla pulizia

420 terabytes 
 di dati elettronici
 
$14 miliardi di dollari spesi dalla BP per pulizia

e ancora non e' tornato come prima