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Tuesday, January 29, 2019

La Germania chiudera' tutte le sue 84 centrali a carbone, e usera' solo energia rinnovabile



It's also an important signal for the world that Germany 
is again getting serious about climate change:
 a very big industrial nation that depends so much on coal is switching it off

Claudia Kemfert, 


Neanche questa notizia arrivera' sul fossilizzato Corriere della Sera o sara' oggetto dei petrol-editoriali di Stefano Agnoli.

Si e' spesso sentito dire che il 100% rinnovabile si puo' fare solo in Costa Rica o in Uruguay, paesi piccoli. Ecco allora un altro esempio virtuoso che arriva dalla Germania, uno dei principali paesi del mondo per il consumo di carbone e che ci mostra che volere e' potere.

Il governo tedesco ha infatti deciso che nei prossimi 19 anni chiuderanno tutte le centrali a carbone - tutte e 84 - per soddisfare i requisiti dettati dagli accordi di Parigi

Ottantaquattro centrali a carbone!

24 saranno chiuse entro il 2022, cioe' entro tre anni, e 76 entro il 2030.
Cioe' fra circa dieci anni in Germania ci saranno solo 8 centrali a carbone.

E' un cambiamento fondamentale, per questa che e' la quarta o la quinta economia del mondo, a seconda di varie classifiche perche' il carbone ha dominato per anni lo scenario energetico del paese. Le miniere della Ruhr le studiavamo a scuola!

Lo sappiamo tutti che e' da tanto che il paese lotta contro le emissioni di CO2 e che tanto hanno fatto per favorire sole e vento, e questo e' un altro tassello nel loro cammino verso un paese piu' verde e per l'attuazione della Energiewende. In realta' il carbone era una sorta di macchia alla coscienza ecologica del paese, ed e' proprio a causa del carbone che la Germania rischiava di non potere arrivare ai limiti imposti da Parigi,

Cosi hanno deciso di osare, e di continuare con piu' coraggio,  programmandone l'eliminazione.

Il carbone contribuisce per il 40% all'elettricita' del paese, nonostante tutti gli sforzi rinnovabili fatti, ma c'era una volta in cui era la sorgente energetica dominante in Deutschland. Basti solo pensare che sole e vento solo nel 2018 sono diventati la sorgente elettrica principale del paese, e solo al 41%. Cioe' essenzialmente, oggi, il carbone e' importante tanto quanto le rinnovabili in Germania. In piu' e' abbondante, l'infrastruttura c'e' gia' e costa poco. Quindi e' questo davvero un cambiamento epocale.

Per solo capire l'importanza del passo: ci sono voluti sette mesi per arrivare qui con negoziati che sono andati avanti a volte fino per 21 ore di fila. Sono stati approvati pacchetti per mitigare le conseguenze della chiusura delle centrali a carbone per un totale di circa 40 milardi di euro: si stima che 20mila lavoratori diretti e 40mila incluso l'indotto perderanno il lavoro e dovranno essere riqualificati.

Ad ogni modo, entro il 2038 niente piu carbone.

Questa decisone si accompagna al quella del 2011 in cui si programmava di chiudere tutte le centrali nucleari in Germania dopo l'incidente nucleare di Fukushima. La data che si sono dati e' stato il 2022.

A suo tempo, quella decisione venne fortemente criticata in Germania e all'estero: come faremo? I prezzi sicuramente aumenteranno! Ci sara' perdita di competitivita'! Solo noi le togliamo mentre la Francia le ha ancora!

Ma invece nulla di cosi grave e' successo.

Siamo a 12 su 19 che sono state chiuse, e non c'e' stato alcun cataclisma. Anzi, l'economia tedesca continua a crescere e a correre.

Ma ora che non ci sara' piu' nucleare, e carbone ... come teniamo accese le lampadine?

Elementare: con l'energia rinnovabile!

L'idea e' che si aumentera' la quota di energia rinnovabile fino all'80% entro il 2040.

La storia tedesca e' interessante: ci fu un grande crollo delle emissioni di CO2 negli anni 1990 a causa della caduta del muro di Berlino: quando tutte le fabbriche vecchie e inquinanti della Germania comunista sono state chiuse o modernizzate. Poi ci furono gli anni dei forti investimenti nel sole e nel vento. Negli scorsi anni pero' il carbone ha impedito alla nazione di proseguire la sua de-carbonizzazione a passi sostenuti ed eccoci qui.

E i tedeschi come l'hanno presa?

La TC tedesca ZDF dice che il 73% dei tedeschi e' favorevole a misure ancora piu' drastiche per uscire dal carbone entro il 2030 - piu' in fretta dunque di quanto deciso.

Solo quattro stati piu' carboniferi, hanno manfestato disappunto e non per l'idea di chiudere: semplicemente volevano piu' soldi: 64 miliardi di euro e non 40.

Sono tutti d'accordo pero' nel discutere di progressi e problemi ogni tre anni, e se possible arrivare alla chiusura entro il 2035.

Per cui: non crediamo a quei gufatori che dicono che non si puo e che dobbiamo trivellare-trivellare-trivellare con la testa sottoterra come ostriche.

Basta solo volerlo, e uscire dal fossilmondo verso il sole e le stelle si puo'.


Sunday, August 5, 2018

Svezia: le fiamme dei cambiamenti climatici incendiano l'Artico










La cittadina di Jokkmokk in Lapponia e' in cima alla Svezia, ai confini con il circolo polare Artico.
Ha 3,100 residenti. 

E' estate, anche qui e che estate.

Le foreste sono arse, gli scorsi due mesi sono stati caldi, secchi, e tutta l'area pare un campo di battaglia.

Non ci sono abituati qui.

Di solito il reparto incendi ha solo tre impiegati a tempo pieno un gruppo di volontari. Di solito si occupano di incidenti stradali, o di corto circuiti. Qualche volta d'estate ci sono problemi di barbeque o di fulmini.

Non quest'anno.

Quest'anno i tre impiegati e tutti i volontari e i turisti messi assieme poco hanno potuto fare contro gli otto incendi in dodici giorni che hanno divorato le foreste boreali della Lapponia. Fumo e fiammate dappertutto. Pioggia neanche a sognarla. Renne confuse e morte. Hanno dovuto chiamare rinforzi dalle cittadine confinanti, membri dell'esercito. Sono arrivati elicotteri, bulldozer, scavatori.

In alcuni giorni ci sono state 130 persone all'opera.

Il capo della stazione si chiama Gunnar Lundström, dice di non ricordare mai una estate cosi problematica, con temperature sopra i 30 gradi centigradi. E' stato sveglio anche per 43 ore a cercare di capire come tenere la situazione sotto controllo. In un giorno hanno contato 44 incendi.  Hanno dovuto evacuare i residenti e sono stati vietati barbeque.

E' la stessa storia che si ripete, mutatis mutandis in Africa, in Siberia, California in Grecia, in Giappone, in Georgia. Ed il titolo della storia e': cambiamenti climatici. Il sottotitolo e': tutti noi.

Un tempo l'Artico era considerato una specie di roccaforte del clima: cioe' mai si sarebbe pensato che le temperature estreme avrebbero potuto interessare il Circolo Polare Artico.  Non e' cosi. Gli incendi divorano parti della Siberia, Groelandia, Norvegia.  Quest' ultima quest'anno ha visto tre volte gli incendi del 2017.

In Svezia in totale, ci sono stati giorni con fino a 70 incendi ciascuno, da nord a sud del paese. Ci sono state evacuazioni e richieste d'aiuto da altri paesi membri dell'UE. Sono arrivati aiuti dalla Francia che ha mandato soldati, dall'Italia 13 persone e Canadair, veivoli che mandano giu' acqua. Danimarca, Norvegia ed Estonia hanno mandato pompieri e materiale logistico. Aiuti e personale sono arrivati anche da Germania e Portogallo. La Turchia aveva promesso aiuti anche lei, ma a causa di condizioni meterologiche non favorevoli non sono potuti partire.

E' troppo presto per fare il conto dei danni, sia ecologici che economici, ma tutti puntano le dita verso i cambiamenti climatici. Mai si era vista una estate cosi in Svezia. Foreste perse, cibo per animali perso. E ne soffrira' per esempio l'industria del legno, inclusa l'IKEA.

Ci vorra' tempo. Le foreste impiegano 40-50 anni per crescere.

Perche' succede questo?

Gli scienziati dicono che le temperature sempre maggiori causano maggiore presenza in atmosfera di correnti calde, energetiche. Il loro impatto con le correnti piu' fredde porta a scariche elettriche, a fulmini e a incendi.

Finamente il giorno 30 Luglio e' arrivata la pioggia

In totale sono andati persi 19mila ettari.

Stanno ancora contando.





Saturday, December 2, 2017

La barriera corallina d'Australia che forse rinasce






Il professor Peter Harrison e il suo lavoro


 La barriera corallina che lentamente, forse, rinasce sul corallo sbiancato








La barriera corallina morente 

Non e' un segreto per nessuno che la barriera corallina d'Australia sia in grave stato di degrado. Molti sono stati gli articoli sulla sua morte, sulla sua quasi morte, sulla sua inevitabile morte.

Che i danni siano irreversibili non e' chiaro.

Ma che i danni ci siano, e' chiarissimo.

Come cresce e si riproduce il corallo? Se le condizioni sono giuste, le popolazioni esistenti di corallo rilasciano miliardi e miliardi di uova e di sperma nel mare alla ricerca di possibili accoppiamenti da cui generare nuovo corallo. Questi eventi di rilascio accadono in condizioni particolari: sotto la luna piena, con la giusta' salinita' e temperatura del mare, e lunghezza del giorno. 

A causa dei cambiamenti climatici pero' tutti questi delicati equilibri di salinita', temperatura e correnti marine al largo delle coste australiane sono cambiati e la speciale combinazione di questi elementi che rendeva la vita possibile lungo i 2300 chilometri di barriera corallina non esiste piu'.

E cosi' la barriera si e' lentamente atrofizzata, con episodi di "sbiancamento" dappertutto. L'acqua calda alla fine vince e il corallo muore. Al posto dei colori vibranti della vita, il bianco della staticita' inanimata.

E' evidente che la colpa e' dell'uomo.

Ma cosa fare per salvarla?  O per salvare quel che resta? O almeno per provarci?

Ecco che in Australia si e' pensato ad un trattamento di regenerazione in cui si prendono uova e sperma dei piccoli animali che creano il corallo e li si fanno crescere artificialmente in un area di ricerca marina, la Heron Island Research Station. 

Il risultato e' stato un milione di larve di corallo. Queste sono state poi riappiccicate su un tratto di barriera sbiancata dal professor Peter Harrison e dal suo gruppo della Southern Cross University, Australia.

Era il Novembre 2016.

Dopo un anno, i primi risultati. Il professor Harrison e' tornato lungo la barriera corallina per vedere cosa fosse successo.

I risultati, per lo piu', sono stati positivi: i coralli giovani sono riusciti ad attecchire e a colonizzare i coralli sbiancati.  Il Tourism and Events Queensland, ente turistico della regione del Queensland ha anche rilasciato immagini positivi del corallo che rinasce. Ci si aspetta ancora piu' vigore nella crescita questo dicembre, periodo dell'anno in cui tradizionalmente le condizioni acquatiche sono favorevoli.

Secondo il Prof. Harrison, l'esperimento si puo' ripetere in scala anche in altri segmenti della barriera corallina d'Australia e del mondo, se fatto in modo adeguato.

Ovviamente il lungo termine e' tutto da studiare ancora, visto che questo e' solo un esperimento a breve termine e geograficamente limitato. Per esempio, non si sa quale possa essere la resistenza di questi nuovi coralli a cambiamenti di temperatura in futuro e se sopravviveranno ad altri sbalzi piu' o meno pronunciati di temperatura. Il monitoraggio continuera'. 

Circa i due terzi della barriera corallina d'Australia (1500 chilometri) sono in grave pericolo a causa di episodi di sbiancamento, i piu gravi dei quali fra il 2016 e 2017. La causa e' stato un aumento della temperatura che ha portato all'espulsione dell'alga che cresce dentro il corallo, togliendo linfa vitale ai coralli stessi che sono morti.

Lo sbiancamento e' una conseguenza diretta dei cambiamenti climatici. La morte dei coralli non e' istantanea nel senso che se la temperatura torna al livello giusto, il corallo puo' recuperare, ma se l'aumento di temperatura persiste, allora non c'e' piu' niente da fare. E con il corallo, muore una parte importante dell'ecosistema marino che vivono in simbiosi con la barriera corallina.
Vediamo se in extremis riusciamo a salvare, un po almeno, la barriera corallina d'Australia.



Thursday, July 14, 2016

Theresa May e il fondo fracking per trivellare meglio

 Theresa May, azzurro, in alto
Andrea Leadsom, salmone, in basso

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Andrea Leadsome, 
neo ministro dell'ambiente del Regno Unito.


Ecco qui un altro stralcio della Brexit: ministri e primi ministri pro-fracking. Mrs. May ha infatti appena stabilito un Shale Wealth Fund di un miliardo di sterline. Il nome dice tutto: soldi per fare fracking.  

L'idea - malsana - del nuovo primo ministro infatti e' di pagare chi volontariamente accetta di farsi fraccare il terreno, in cambio di cifre che possono arrivare anche a 13,000 sterline a famiglia. Chissa', qualcuno accettera' questa sorta di petrol-mazzetta personale.

Mrs. May dice che e' per fare cassa e vuole che la gente direttamente abbia vantaggi dal fracking. 
Ma la maggior parte delle persone e' scandalizzata. Nello Yorkshire sono arrivate piu di 4300 lettere di opposizione. Solo il 19% dei britannici appoggia il fracking domestico. Nel 2014 era il 29%. Le proteste sono dappertutto.  
Anche in UK il vento e' piu' economico che le trivelle. Il costo del fotovoltaico e' calato del 75% dal 2009 ad oggi. E con gli investimenti giusti in sole e vento, e risparmio energetico, ammodernamento delle case, molto di piu' si potrebbe fare per aumentare l'occupazione, ridurre le bollette e creare *vera* prosperita'. 

Al tempo del sole e del vento, delle promesse di Parigi, e con un pianeta che non puo' piu' aspettare, e' malato pensare che si possa, con un po di denaro, compare la coscienza delle persone, Brexit o non Brexit. 
Il futuro, cara Theresa May, e altrove. Non sottoterra.

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Andrea Leadsome, 
neo ministro dell'ambiente del Regno Unito.



"L'abolizione del dipartmento per l'energia e i cambiamenti climatici e' semplicemente stupido. 
Il clima non e' neanche menzionato nel nome del nuovo dipartimento. 
E' imporntate perche' i dipartmenti dettano le priorita' che dettano poi i risultati."

Ed Miliband
Primo segretario del dipartimento per l'energia 
e per i cambiamenti climatici fondato da Gordon Brown nel 2008.


The decision risks “reversing ten years of progress on reducing the 
threat of global warming”.



“Climate change is the biggest challenge we face, 
and it must not be an afterthought for the Government"




Sono tanti anni che scrivo questo blog e siccome non posso combattere tutto quello che vedo e che a me sembra storto, spesso taccio su cose come migranti, donne, islam, UE, euro, Brexit, pistole americane, black lives matter, Trump vs. Hillary, Cameron e Corbyn e cosi via.

Ma ecco qui una decisione strana collegata al Brexit e secondo me poco intelligente del nuovo primo ministro britannico, Theresa May.

No, non e' il biondo Boris Johnson, quanto la decisione di abolire il dipartimento per l'Energia e per i Cambiamenti Climatici e accorpare tutto in quello per il Business, l'Energia e la Strategia Industriale.

Assieme a questa decisione anche quella di mettere a capo del dipartimeno per l'ambiente una che pensa che il fracking e' una occasione da non perdere.

Tutto questo pochi giorni dopo che il governo era stato avvisato di sviluppare una politica di preparazione per gli effetti dei cambiamenti climatici: alluvioni, siccita', calure e mancanza di cibo.

Sono certa che la mitigazione climatica e' tema di super interesse per quelli del business!

Ora in Italia (e negli USA!)  so che non e' mai esistito il dipartimento per i cambiamenti climatici, pero' qui l'avevano ed e' un enorme passo indietro. Come dice Ed Miliband che fu uno dei primi a lavorare per questo dipartimento,  e' qui che si dettano obiettivi e che li si mette in pratica. Adesso sara' tutto fatto sotto l'ombra di interessi di business e di commercio.

Cambio di guardia invece al ministro per l'ambiente: in questo caso l'ex ministro dell'Energia e dei Cambiamenti Climatici, Andrea Leadsom, appunto ministero che non esiste piu' e' ora la responsabile dell'ambiente.

Un anno fa chiese, pubblicamente: “Is climate change real? e poi  'Is hydraulic fracturing safe? Un anno fa ancora ponderava queste cose *da ministro dei cambiamenti climatici!*

Ovviamente e' tuttapposto e anzi, Mrs. Leadsom ha scritto a Marzo 2016 un editoriale on cui si dice che il fracking e' una opportunita' da non perdere! Diceva che la gente non ne sa niente, e che quelli che sono contrari si sono fatti abbindolare dai miti, che e' tutto sicuro, che il fracking inglese e' diverso da quello americano (!!!), che l'energia serve e che non ci sono rischi.

Il tuttapposto britannico! ;)

La signora e' anche favorevole alla caccia,

E non e' solo Mrs. Leadsom, ma molti altri dei neo-ministri del governo May sono non credono ai cambiamenti climatici. E' chiaro che tipo di protezione ambientale questo gruppo di persone potra' dare al Regno Unito, ancora coinvolto con carbone, fracking e con ancora molto da fare con le rinnovabili nel suo complesso. E' come se l'ambiente fosse un pensiero secondario.

Intanto i politici piu' green, e i rappresentanti delle associazioni ambientali inglesi chiedono a Mrs. May di riaffermare gli impegni presi dal governo nel 2008 con il Climate Change Act in cui il Regno Unito si impegna a tagliare dell' 80 per cento le emissioni di CO2 in atmosfera entro il 2050. E' considerata una delle legislazioni piu' ambiziose per l'ambiente di tutta la nazione.

Questa volta pero' a guardare tutto non sara' un ente specifico che cerca di bilanciare energia e cambiamenti climatici, ma business ed industria e energia.

Thursday, June 4, 2015

L'IKEA investe un miliardo di euro nelle rinnovabili



Il negozio IKEA a Sacramento

All'indomani del vertice sul clima L'IKEA aveva annunciato che avrebbe fortemente investito nelle rinnovabili, che avrebbero usato metodi "smart" nelle loro operazioni logistiche per dimiuire gli sprechi. Sono arrivati ad un +18% di efficenza negli scorsi 4 anni. 

The Guardian gli assegna il  Guardian Sustainable Business Awards


1. Producono il 53% dell'energia che gli serve dai tetti e da impianti eoloci

2. Hanno 314 turbine dedicate e 700,000 pannelli solari

3. In alcuni paesi -  Danimarca, Finlandia, Norvegia, Svezia e Polonia, sono gia' al 100%
 
4. In Canada grazie all'eolico producono gia' il doppio dell'elettricita' che gli serve
 
5. Vogliono arrivare al 100% in tutti i loro negozi ed attivita'
 
6. Prevedono di farlo e di diventare esporatori complessivi di energia nel 2020 
 
7.  Da settembre 2016 venderanno solo illuminazione a LED, che portera' al risparmio ogni anno dell'elettricita' sufficente ad alimentare Londra e Parigi. 
 




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Non credo che ci sia bisogno di dirlo, ma non mi paga nessuno per questo enorme lavoro. Nemmeno l'IKEA. Anzi, cerco di evitarli perche' mi pare sempre che comprare da loro e' togliere lavoro a ditte piccole, i famosi ``mom and pop" stores che fanno fatica a competere con colossi internazionali.

Detto questo, ecco qui una iniziativa del gigante svedese che mi pare carino segnalare. L'IKEA ha appena deciso che investira' un miliardo di euro in attivita' contro i cambiamenti climatici nel mondo. Dal 2009 finora ne hanno investiti 1.5 per lo stesso scopo. In totale fanno 2.5 miliardi di euro in sei anni anni.

Di questo nuovo miliardo, circa 500 milioni saranno investiti nell'eolico e 100 nel solare. Il resto sara' usato per aiutare le comunita' del terzo mondo piu' esposte ai pericoli dei cambiamenti climatici -- per fare in modo che siano resilienti contro siccita', inondazioni e desertificazione, oltre che ad aiutarli nella transizione verso le rinnovabili.

Vogliono che tutti i loro impianti siano alimentati da fonti sostenbili e che i loro prodotti incentivino il risparmio energetico. Anzi, alla parita' energetica sono quasi arrivati con circa 700,000 pannelli solari sui loro tetti e circa 314 turbine eoliche collegate ai loro stabilimenti.

Il CEO della ditta Peter Agnefjäll dice: 

“Climate change is one of the world’s biggest challenges and we need bold commitments and action to find a solution. That'’s why we are going all in to transform our business, to ensure that it is fit for the future and we can have a positive impact. This includes going 100 percent for renewable energy, by investing in wind and solar, and converting all our lighting products to affordable LED bulbs, helping many millions of households to live a more sustainable life at home.”

Questi investimenti non porteranno all'aumento dei prezzi e secondo Reuters l'investimento sara' ottimale per il pianeta, i clienti, e alla fine anche per l'immagine dell'IKEA. Hanno anche promesso che il loro obiettivo e' di arrivare ad usare legno solo da fonti sostenibili, e di far si che per ogni albero che abbattono, uno sia ripiantato.

Il fatturato dell'IKEA nel 2013 e' stato di 28 miliardi di euro.

Il fatturato della FIAT di John Elkann e di Sergio Marchionne che neanche voleva venderle le 500 elettriche in California e' stato di 86 miliardi di euro nello stesso anno.

Aspetto con ansia che la FIAT prenda esempio e decida di investire qualche miliardo nelle rinnovabili pure lei.

Qui la saga Marchionne-500 elettrica di California.

Wednesday, June 3, 2015

Il papa, l'enciclica sui cambiamenti climatici e i petrolieri


and now...


** Nota: il papa non ha un master in chimica, ma e' una sorta di perito chimico. Molti siti USA riportavano la storia del master, ed e' stato da li che ho preso le info. La sostanza resta.**


Fra esattamente due settimane verra' presentata la prima enclica di Papa Francesco. Si chiamera' "Laudato sii", in onore di San Francesco e del suo amore per la natura.

L'enclica conterra' una critica al consumismo e al capitalismo sfrenato, ma si concentrera' sui cambiamenti climatici, causati dall'uomo. Il Papa ha consultato vari esperti e scienziati prima di scrivere Laudato sii,  addirituttura promuovendo un convegno in Vaticano sul tema il giorno 28 Aprile 2015. L'intento e' di diffonderla prima del grande, ennesimo, convegno sul clima di Parigi fra sei mesi. L'enfasi e' certo sulla natura, ma c'e' anche una forte compomente di giustizia sociale.  I piu' vulnerabili quando arrivano le catastrofi dovute ai cambiamenti climatici sono sempre i piu' poveri, che perdono accesso a terreni e all'acqua potabile. Il messaggio e' che non sono solo gli orsi polari a soffrire, e' l'umanita' intera.

Tutto bene allora? La quasi totalita' del mondo scientifico e' concorde che i cambiamenti climatici sono reali e sono causati dall'uomo. L'enclica dovrebbe essere semplicemente la Chiesa che fa la sua parte per migliorare il pianeta, come da imperativo morale e religioso.

E invece no. I lupi in fabula sono sempre loro. I petrolieri, i politici che li appoggiano e che vengono ampiamenti ripagati di tali appoggi con fondi per le campagne elettorali, e i centri di ricerca finanziati dai petrolieri. Si sono tutti sfogati come meglio hanno potuto in queste settimane contro il Papa.
Di tutto hanno tirato fuori .

Inizia "The Heartland Institute" con sede a Chicago. Non dicono chi li finanzia ma e' noto che hanno ricevuto quasi 800mila dollari da ExxonMobil e da Chevron, e che ricevono finanziamenti dai fratelli Koch, investitori che hanno fatto la loro fortuna con il petrolchimico. Per dirne una, The Heartland Institute tuttora continua a dire che il fumo di sigaretta non fa male. E si, hanno ricevuto fondi pure da Phillip Morris. Bene, The Heartland Institute ha mandato una delegazione a Roma per informare il Papa che la crisi dei cambiamenti climatici non esiste! Il presidente Joseph Bast ha dichiarato:

"Gli umani non stanno causando una crisi climatica sul pianeta verde di Dio, stanno solo realizzando il loro dovere biblico di proteggere la terra e di usarla per il bene dell'umanita'. Sebbene il Papa abbia buone intenzioni, nell'appoggiare le posizioni non scientifiche dell'ONU sui cambiamenti climatici sta facendo un disservizio al suo gregge [...] I poveri soffiranno terribilmente se l'accesso all'energia -- il motore della prosperita' e di una vita migliore --  diventera' piu' costoso e meno affidabile per decreti imposti dall'alto."

Ipse dixit.

Jim Lakely, un altro portavoce della Heartland Insitute dice che il Papa non e' bene consigliato dall'ONU su questo complicato tema scientifico e che i cattolici dovrebbero analizzare l'evidenza da stessi e capire che il Santo Padre e' una autorita' su temi spirituali ma non su quelli scientifici.

Arriva The American Petroleum Institute, la potente lobby dei petrolieri americani a dichiarare a The Guardian che le "fonti fossili sono uno strumento vitale per sollevare le popolazioni dalla poverta' in tutto il mondo, e noi abbiamo questo impegno"


Si, vaglielo a spiegare in Nigeria dopo cinquant'anni di Shell e di ENI.

E in questi primi giorni di giugno arriva anche Rick Santorum a bagnare il pane nell'olio. Santorum e' candidato alle presidenziali USA come repubblicano per il 2016. Dice che la chiesa cattolica dovrebbe lasciare le questioni scientifiche agli scienziati perche' qualche volta su questo tema hanno sbagliato. Dovrebbero focalizzarsi su teologia e moralita' e che "Quando la chiesa si immischia in teorie politiche e controversie scientifiche credo che non sia altrettanto potente ne credibile. "

Ma non c'e' alcuna controversia -- il 97% degli scienziati e' concorde sull'origine antropogenica dei cambiamenti climatici. In quanto alla moralita' -- cosa c'e' di morale invece nel restare a guardare impassibili la distruzione del pianeta a causa dell'uso smisurato di fonti fossili? Anzi, il Vaticano avrebbe dovuto scrivere questa enciclica dieci anni fa!

E' evidente che i nostri eroi hanno paura della chiesa, dei suoi 1.2 miliardi di seguaci e della sua presenza capillare in ogni angolo del globo. E il carisma di Papa Bergoglio certo non guasta.

Come sempre i piagnistei dei petrolieri non sono altro che il canto del cigno morente.

In tutto il mondo ci si prepara per questa enclica con entusiasmo. In Australia verra' distribuita sottoforma di libro in tutte le parrocchie. Nelle Filippine tutte le chiese di Manila suoneranno le campane a festa il giorno dell'enciclica. In Argentina creeranno delle preghiere speciali collegate a Laudato sii. Negli USA i vescovi preparano modelli di omelie sui cambiamenti climatici da diffondere fra il clero.

Manca solo una cosa alla chiesa: di divestire il suo immenso patrimonio da fondi petroliferi. C'e' un detto americano che dice ``Put your money where your mouth is."  La bocca ed il portafoglio devono stare nello stesso posto. Oh yes, we can.

Qui la petizione per chiedere al Vaticano di divestire dalle fonti fossili.





What’s also interesting is that the Catholic Church has decided to interfere in matters of science quite a few times over their nearly 2,000 year history, but you’re not going to see Rick Santorum complain about the time the Vatican had Galileo tried and convicted for heresy simply for supporting the theory that the Earth orbited the Sun, rather than the other way around. Via CBS Philly: “The perception that the media would like to give of Pope Francis and the reality are two different things…I’m a huge fan of his, and his focus on making sure that we have a healthier society…I support completely the Pope’s call for us to do more to create opportunities for people to be able to rise in society and care for the poor. That’s our obligation as a society.” Seeing that it is expected by many that Pope Francis will release an encyclical on climate change, Santorum says he disagrees with what he expects to hear in it. “The Church has gotten it wrong a few times on science, and I think we’re probably better off leaving science to the scientists and focus on what we’re really good on, which is theology and morality. When we get involved with political and controversial scientific theories, then I think the church is probably not as forceful and credible.” According to Santorum, this is not the first time that he has told religious leaders to shy away from matters of science and focus more on the church’s principles. (Source) Whether Rick Santorum (along with the rest of the 2016 Republican candidates) wants to admit it or not, climate change is real and human activity is responsible for accelerating it. He also claims to be a supporter of Pope Francis and his message, but it seems that the only things that the Church teaches that Rick Santorum cares about are abortion, contraception and of course, that gay people are icky and going to Hell. The other things that Catholic doctrine talks about like taking care of the poor, the elderly and the sick? Nah, you can count Rick Santorum out on those since he subscribes to the teachings of the Republican Gospels when it comes to those issues. Republicans, including Rick Santorum, have repeatedly ignored the fact that 97% of climate scientists agree that climate change during the last 100 years is due to human activity, and Rick Santorum himself has called climate change a “hoax” and “bogus.” Despite the many faults of the Catholic Church, it’s a good thing that Pope Francis is addressing climate change, and conservative Catholic politicians here in the United States are furious with him because of that. Maybe Rick Santorum should take his own advice, shut his mouth, and actually listen to scientists for once.

Read more at: http://www.forwardprogressives.com/rick-santorum-tells-pope-francis-keep-mouth-shut-science/

Saturday, May 9, 2015

Per la prima volta 400ppm di CO2 per un mese intero










Il National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) americano ha appena diffuso i dati sulle concentrazioni di diossido di carbonio CO2 nel mese di Marzo. Per la prima volta siamo arrivati a 400ppm (parti per un milione) per un mese intero. Non era mai successo prima in anni recenti.

Prima della rivoluzione industriale la concentrazione di CO2 era di 280 ppm.

Nel 1980 eravamo a 340ppm.


Non e' la prima volta che si sorpassa la magica cifra di 400ppm - gia' nel 2012 si registrarono tassi simili nell'Artico, e poi nel 2013 alle Hawaii, ma questa e' la prima volta che la concentrazione di CO2 resta cosi elevata per un mese di fila. L'ultima volta che i livelli di CO2 sono stati cosi' alto e' stato vari milioni di anni fa!

Di pari passo aumenta la temperatura del pianeta, i livelli degli oceani, i ghiacciai si sciolgono. Cambiano tutti gli equilibri ecologici del pianeta e arrivano tutta una serie di piccole e grandi catastrofi che cambiano le nostre vite in maniera non naturale - insetti, infestazioni, raccolta olive, siccita'.
Ormai sono tanti anni che il mondo scientifico continua a premere su un tasso ottimale di 350ppm. Ma invece di migliorare, continuiamo a peggiorare le cose. Il primo colpevole di tutto questo e' l'uso spropositato di fonti fossili. Come dice Jamie Henn del gruppo 350.org e' imperativo che "we leave fossil fuels in the ground."

Il 2014 e' stato il piu' caldo degli scorsi 135 anni, cioe' da che si e' iniziato a tenere la conta della temperatura nel mondo. Il 97 percento degli scienziati, secondo la NASA, sono d'accordo nel ricordare che i cambiamenti climatici sono reali, che e' colpa dell'uomo e dell'uso di petrolio e carbone.

Capito Matteo Renzi? Vorrei veramente sapere come spiegano il "caudillo" nostrano e sua moglie il tema trivelle, cambiamenti climatici, Sblocca Italia e non tanto agli italiani, che si e' capito ormai che anche qui ``ge penso mi", ma ai loro figli, che erediteranno il pianeta tanto quanto i figli degli altri. Quegli altri che senza essere ministri, primi ministri e politicanti combattono ogni giorno per un paese libero da piattaforme nel mare, pozzi nei campi, inquinanti nei polmoni.

Per loro, per i loro figli e per quelli di Matteo Renzi.

Qui i dati in tempo reale di CO2 da Mauna Loa, Hawaii dove la NOAA ha un centro presa dati.


Wednesday, January 21, 2015

Saturday, December 20, 2014

La fine di Cedar Island



Continuano a scomparire le isole lungo le coste americane per colpa dell'innalzamento dei livelli del mare e dei cambiamenti climatici

Nel 1998 Tom Horton decise di costruire una citta' per le vacanze a Cedar Island, in Virginia.  Avrebbe dovuto essere un importante centro balneare gia' negli anni 1950. Si era gia' scelto il nome: “Ocean City, Virginia".

Ci sarebbe stato un ponte a collegare l'isola alla terraferma e sarebbe stato il paradiso. Il ponte non fu mai costruito, ma le case si. I lotti andarono a ruba fino agli anni 1980.  Fu in quel periodo che una ad una le case iniziavano a crollare e ad essere ingoiate dal mare a causa dell'innalzarsi dei livelli degli oceani.

Oggi 9 dicembre 2014 e' crollata l'ultima casa di Cedar Island.

I proprietari prima di dare l'addio alla propria casa hanno bruciato quello che c'era da bruciare e cercato di evitare piu' possibile che il loro sistema fognario e le caldaie inquinassero il mare.

Gia' da vario tempo gli scienziati avevano dato l'allarme che costruire su questa Cedar Island non fosse proprio saggio perche' a causa di tempeste e mareggiate, l'isola indietreggia di vari mesi l'anno
e non c'e' sufficente sabbia per ripristinare quanto viene perso al mare.

Nonostante gli avvertimenti le case sono state costuite lo stesso, e la gente le ha comprate e il governo ha permesso questa speculazione edilizia a breve termine.

Hanno gli stessi problemi anche a Miami Beach.  

A New York c'era una isola, Hog Island, che venne cancellata da un uragano nel 1893.






Wednesday, September 24, 2014

New York: la nobilita' di Leonardo Di Caprio e le balle di Matteo Renzi


Il 23 Settembre 2014 Matteo Renzi ha preso la parola davanti all’assemblea delle Nazioni Unite, convenuta per discutere dei cambiamenti climatici su iniziativa del Segretario Generale Ban Ki-moon.

Renzi ha detto che “abbiamo la possibilità di costruire un mondo nuovo ed un futuro sostenibile per i nostri figli” e che occore fare uno sforzo comune verso una crescita sostenibile, trovando alternative alle fonti fossili. “We must reduce carbon emissions through carbon pricing and energy efficiency, bytapping renewable energy sources, and by cutting back on fossil fuels”.

Cutting back on fossil fuels. Testuali parole.

Ha poi ricordato che in Italia produciamo il 45% di elettricità da fonti rinnovabili e che le ditte green sono anche quelle che esportano di più, innovano di più e creano il maggior numero di posti di lavoro: secondo Renzi, il 40% di nuovi posti di lavoro in Italia è venuto proprio da loro. Il suo intervento si è concluso promettendo risorse per contribuire a costruire un fondo scientifico per “combattere i cambiamenti climatici”.

Applausi. Perfetto. Avanti il prossimo.

E nel concreto?

Come pensa Matteo Renzi di ‘cut back on fossil fuels’ se sta facendo di tutto per raddoppiare la produzione di petrolio – scarso e scadente – in Italia?

E se dobbiamo ridurre le emissioni di anidride carbonica, il Decreto Sblocca Italia da dove è venuto? Perché in quel decreto si spianano le strade a petrolieri invece che alle rinnovabili? Perché tutt’a un tratto l’estrazione di fonti fossili diventa “attività di pubblica utilità, urgente e indifferibile” ? Perché questa designazione non si applica al risparmio energetico o alle rinnovabili invece? Perché – con tutti i problemi che ci sono in Italia – per Matteo Renzi è importante che l’assegnazione delle concessioni minerarie venga centralizzata a Roma, togliendo alle regioni il potere di decidere per se stesse? Perché non abbiamo una Energiewende come in Germania?

Mi domando che strano Dr. Jekyll e Mr Hyde si sia scelta - o non scelta! - l’Italia per primo ministro.

Non so come abbia fatto Matteo Renzi a fare il suo discorso all’Onu senza un po di vergogna.

Come prima di lui l’amico Corrado Passera, questi politici senza idee hanno bisogno di far soldi e di far presto, e quindi se la prendono con i più deboli e con l’ambiente che non può difendersi. Non sanno dire di no ai falchi speculatori che si aggirano nei palazzi romani e a cui importa solo degli azionisti e del portafoglio, ed ecco che sacrificare il paesaggio e i polmoni degli italiani si può. Fai contenti i lobbisti, racimoli un po di spiccioli per l’economia, e pazienza se a New York devi dire cose che non è che siano proprio rappresentative del tuo operato.

Lo stesso giorno di Renzi ha preso la parola anche Leonardo Di Caprio – un gran signore – che li ha presi di petto i petrolieri dicendo che è arrivato il momento di togliere loro ogni forma di sussidio, che avere accesso ad aria e acqua pulita è un diritto inalienabile, che risolvere la crisi energetica è un dovere morale e urgente e che occorre prendere decisioni grandi ed importanti sul futuro delle nostre industrie perché di questo passo scompariremo tutti.

Qui il bellissimo discorso di Leonardo Di Caprio, appena nominato “United Nations Messenger on peace” con speciale enfasi sui cambiamenti climatici.