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Monday, July 2, 2018

Aprile 2018 e' stato il 400esimo mese consecutivo di temperature piu' calde della media sul pianeta



Febbraio 1985.

Trentadue anni fa.

E' stata l'ultima volta che le temperature a livello planetario sono state sotto la media da che teniamo il conto della temperatura sul pianeta, il 1880, secondo il NOAA, il National Oceanic and Atmospheric Administration.

Da quel momento in poi, Febbraio 1985, la temperatura e' sempre stata piu' alta della media.

Cioe': tutti quelli nati dopo il 1985 non ricordano un mese di "frescura" rispetto alla media. E quando gli over 33 dicono che non ci sono piu' le stagioni di una volta, e' vero.

Questo e' un altro tassello nella corsa dell'uomo verso la distruzione di tutti gli equilibri naturali. Il pianeta, se ce ne erano ancora dubbi, diventa sempre piu' caldo. E se vogliamo mettere dei numeri precisi siamo a 1.5 gradi di caldo in piu' ad Aprile 2018 rispetto alla media.

Ora, lo so che qualcuno puntera' alle nevi record in localita' X o Y, ma il punto e' che il trend globale punta in una direzione sola, e sebbene ci sono delle eccezioni, in termini di localita' o di annate, in media si va sempre piu' verso un pianeta caldo.
Il mese di Aprile 2018 e' stato il piu' caldo di sempre in Europa, e il piu caldo in Australia, secondo lo European Center for Medium-Range Weather Forecasts.  Anche l'Artico era piu' caldo del normale.
Il giorno 30 Aprile 2018 a Nawabshah, Pakistan, la temperatura e' arrivata ad uno strabiliante 50 gradi centigradi, del tutto inusuale per il mese di Aprile, mai raggiunta prima di adesso.

A livello mondiale invece Aprile 2018 e' stato il terzo piu' caldo di sempre, solo Aprile 2016 e Aprile 2017 sono stati piu' caldi, cioe' questo vuol dire che gli ultimi tre anni hanno prodotti i tre mesi di Aprile piu' caldi di sempre.

Nove dei dieci mesi di Aprile piu' caldi di sempre sono stati registrati dopo il 2005.

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Tanti sono i problemi di questo mondo, razzismo, migranti, cattiveria, mafia, corruzione, sfruttamento dei minori. 
 
Ma questo del clima e' un problema che ci accomuna tutti. Nessuno vince, nessuno perde da solo. E dovrebbe preoccuparci tutti molto di piu', perche' senza un pianeta sano non c'e' vita. 

Sunday, May 20, 2018

I livelli di CO2 in atmosfera arrivano a 410 ppm





Ci siamo arrivati. Nel silenzio generale il mese di Aprile 2018 e' stato il primo da che teniamo il conto in cui le concentrazioni di CO2 hanno sfondato la media di 410 parti per milione (ppm).

Questo e' il verdetto che arriva dal Mauna Loa Observatory delle Hawaii, come gestito dal Scripps Institution of Oceanography di San Diego, California.

E' stata una versa corsa, specie considerato che a un certo punto, non tanto tempo fa, parlavamo di come stabilizzarci a 300ppm.

Nel 1880 eravamo a 280ppm.
Nel 1958 eravamo a 315ppm.
Nel 2013 abbiamo superato 400ppm.
Nel 2018 siamo arrivati a 410 ppm.

Cosa significa tutto cio'? Secondo il NOAA's, l'ultima volta che abbiamo avuto CO2 a tali livelli e' stato..  3 milioni di anni fa, quando le temperature erano circa due-tre gradi superiori ad adesso, e i livelli del mare circa 1-2 metri piu' che ora.

Di chi e' la colpa? Non e' difficile capirlo: continuiamo a bruciare fonti fossili come forsennati e il risultato e che' cresce la concentrazione di anidride carbonica. 

Nessuno ne parla, nessuno veramente se ne preoccupa, tutti pensiamo che fatti gli accordi di Parigi e' tuttapposto, finche' un giorno ci sveglieremo e il pianeta non lo riconosceremo piu'.

Sunday, June 5, 2016

I ghiacci in Artico dimezzati dal 1980 ad oggi








Questo video arriva dal NOAA e mostra quanto siano diminuti le nevi in Artico in 26 anni, dal 1990 ad oggi.

Il bianco e' la neve "vecchia", cioe' di 9 anni o piu'. Il blu' e' la neve stagionale. La neve vecchia scompare dal Fram Strait in Groelandia, ma in anni recenti, anche dal Beaufort Gyre fra Canada ed Alaska.

Nel 1985 il 20% della neve era "vecchia". Dopo venti anni, solo il 3% della neve e' vecchia. La neve che sopravvive per almeno un anno - neve "perenne - "e' di solito piu' spessa e sopravvive per le estati successive. Dal 1980 ad oggo questo tipo di neve e' in forte declino - la meta'.

Secondo il US Geological Survey e il World Conservation Union a causa dello scioglimento delle nevi nell'Artico potrebbero scomparire fra i 20,000 e i 25,000 orsi polari da qui al 2050.

Intanto, a causa della fame, della confusione, si iniziano a vedere incroci fra orsi polari e orsi bruni. Non dovrebbe esser cosi gli orsi polari sono mammiferi marini, quelli bruni sono terrestri. Ma a causa dello scioglimento delle nevi e della recessione dei ghiacci, le popolazioni si mischiano, si accoppiano.  L'incrocio fra le due specie e' anche capace di riprodursi.

Tutto questo e' bene, e' male? Non so. Certo e' che non e' naturale.

Questi sono i cambiamenti climatici.
E siamo noi i responsabili.

Tuesday, May 26, 2015

I delfini morti nel Golfo del Messico per colpa del petrolio - e' ufficiale.







The rare, life-threatening, and chronic adrenal gland and lung diseases identified in stranded UME dolphins are consistent with exposure to petroleum compounds as seen in other mammals.
 Exposure of dolphins to elevated petroleum compounds present in coastal GoM waters during and after the DWH oil spill is proposed as a cause of 
adrenal and lung disease and as a contributor to increased dolphin deaths.

These dolphins had some of the most severe lung lesions 
I have ever seen in wild dolphins throughout the United States


All'indomani dello scoppio del Golfo del Messico, fra il Giugno del 2010 fino al Dicembre del 2012 lungo le rive della Louisiana vennero ritrovate decine di carcasse di delfini morti. Fu una ecatombe.

Finalmente oggi il NOAA -- il National Oceanic and Atmospheric Administration -- pubblica uno studio in cui questo "UME", unusual mortality event, viene attribuito allo scoppio stesso, e senza equivoci. La conclusione e' infatti che i danni ai polmoni e alla ghiandola adrenale dei delfini sono dovuti al riversamento di petrolio da Deepwater Horizon.

“The evidence to date indicates that the Deepwater Horizon oil spill caused the adrenal and lung lesions that contributed to the deaths of this unusual mortality event”

Sono le parole della ricercatrice Stephanie Venn-Watson, l'autrice dell'articolo apparso su PLoS One,
in cui sono state analizzate le carcasse di 46 delfini morti, paragonandoli ad altri delfini morti in passato a causa di inquinamento da petrolio.

Le ghiandole adrenali servono per la regolamentazione degli ormoni, e quando questa ghiandola non funziona, i delfini possono anche morire. Oltre a danni a questa ghiandola, i delfini avevano lesioni e accumuli di batteri letali nei polmoni, molto probabilmente dovuti al respiro di fumi tossici del petrolio. 

La BP dice che non e' d'accordo e che e' tuttapposto.



Un nuovo studio, appena pubblicato su "The Royal Academy of Sciences" nel Regno Unito mostra i risultati di quattro anni di monitoraggio su trentadue delfini. Su dieci che sono rimaste incinte, solo due hanno partorito.

Si conferma qui che i delfini, tutti della zona di Barataria soffrono di malattie polmonari e altre anomalie dovute al petrolio del golfo del Messico.

Gli effetti saranno a lungo termine, dice Lori Schwacke, epidemiologa marina presso la National Oceanic and Atmospheric Administration che ha condotto gli studi.  E anzi, dice che ci vorranno decenni per tornare alla normalita'.

Ai delfini servono vari anni per arrivare alla maturita' riproduttiva, e la gravidanza dura un anno. La fecondita' e' tale che che le gravidanze sono intervallate di tre/cinque anni.  In a recent report on restoring the Gulf, government scientists say it could take decades for mammal populations to recover from the spill.

Attorno a Barataria c'erano 2300 delfini circa al tempo dello scoppio. Si calcola che almeno il 35% e' morto.

Anche qui la BP non ha niente da dire. 

Saturday, May 16, 2015

Obama e le trivelle in Artico


La contea di King County, dove ha sede Seattle ha deciso che non si fara' carico dei rifiuti umani della piattaforma Shell ancorata nel loro mare. Pare niente, ma dara' altri grattacapi ai nostri eroi trivellatori dell'Artico.










E cosi Obama ha approvato le trivelle in Artico, per la gioia della Shell. Trivelle che secondo i suoi stessi report governativi hanno possibilita' del 75% di incidente. La zona che verra' trivellata e' il Burger Prospect: la Shell vuole iniziare le operazoni in estate, trivellando sei pozzi, quando il ghiaccio e' piu' sottile. Gia' le navi sono in viaggio verso Seattle, porto che la Shell vuole usare come base di supporto logistico.

Ma che razza di presidente e' uno che un giorno dice una cosa e un giorno ne fa un altra? Uno che solo pochi mesi fa aveva vietato le trivelle sia nell'Arctic National Wildlife Refuge che nel Beaufort e Chukchi Sea d'Alaska per un totale di quasi nove milioni di ettari, ed in principio per rispetto dell'ambiente?

Non si sa. Certo non un presidente coerente, ne tantomeno un presidente che veramente ci crede alla necessita' di fermare i cambiamenti climatici, nonostante tutti i suoi proclami. Possibile che nemmeno l'uomo piu' potente del mondo sia capace di dire no a Big Oil, chiaro e forte?

E qui non si tratta semplicemente di trivellare l'intrivellabile, in condizioni estreme dove nessuno sa esattamente cosa fare in caso di incidente, quanto del fatto che veramente iniziare a trivellare a larga scala in Artico sara' un disastro annunciato per il pianeta, anche se tutto dovesse andare per il verso giusto. Perche' dopo che si inizia non ci si ferma piu'. Quanto piu' ne estraiamo, quanto piu' ne consumeremo.

Gia' venticinque anni fa - non ieri! - gli studiosi del clima avevano annunciato che l'uso continuato di fonti fossili sul pianeta Terra,  avrebbe portato alla scomparsa dell'Artico. Ovviamente nessuno ha ascoltato questo allarme, nessun politico, nessun petroliere. E guarda un po, dopo venticinque anni, l'Artico si scioglie a tassi impressionanti. Ci sono alcune localita', come il NorthWest Passage, dove fino a pochi anni fa ci volevano macchinari apposta per sciogliere i ghiacci, e dove adesso il ghiaccio non c'e' piu e si progettano gare con gli yacht.

E no, non se lo inventa la D'Orsogna questo: il NOAA, il National Oceanic and Atmospheric Administration proprio una settiamana fa ha annunciato che fra 25 anni se non facciamo niente, l'intero Artico sara' ice-free. Senza ghiacci. E' qualcosa di impensabile, per tutti gli equilibri ecologici a livello planetario. Gli unici che ci guadagneranno sara' chi riuscira' a farci business.

Anche la Shell, lo sa e lo vede, ma invece di avere a cuore la situazione e di darsi un freno da sola, decide di sfruttare la situazione. Quanto piu' l'Artico si scioglie, ovviamente, tanto meno difficile sara' estrarre petrolio, accentuando il disastro e ingrassando il portafoglio.

E anche Obama lo sa ma non gli importa. Obama e' stato veramente fallimentare come presidente sul tema ambiente, secondo me. Per i primi quattro anni, nada. Adesso che non ha piu' niente da perdere politicamente, e' ancora peggio, perche' parla senza veramente agire, se non con posizioni di facciata. Non si sa bene perche' e di cosa abbia paura, visto che alla fine, il contributo energetico del petrolio dell'Artico e' poco, e' pericoloso, e trivellare il polo nord va contro ogni buonsenso.

Obama dice che si, si devono fermare questi cambiamenti climatici, e che a un certo punto sarebbe bello diventare indipendenti dal petrolio, ma nel frattempo il petrolio ci serve e quindi... trivelliamo quanto di piu' delicato ci sia: l'Artico, finora non sfiorato dalla mano dell'uomo. Dice che vuole trivellare i mari d'Alaska perche' se fatto "safely" e' bene trivellare a casa nostra dove gli standard sono piu' elevati che altrove. Come se adesso che lui annuncia l'apertura alla Shell, magicamente in Arabia Saudita smetteranno di trivellare o trivelleranno un po' meno!

E poi... i suoi stessi rapporti dicono che non c'e' niente di safe nel trivellare l'Artico. Le prove della Shell nel 2012 sono state un disastro totale, con piattaforme che si sono staccate e sono andate a zonzo negli oceani prima di infrangersi a riva, multe per inquinamento e improvvisazioni di ogni genere!

Obama e' un politico che vorrebbe avercele tutte: non nega i cambiamenti climatici e fa discorsi lughi e strappalacrime sulla necessita' di dare un pianeta migliore ai nostri figli. Pero' poi non riesce a fare un ragionamento logico, semplice e consequenziale: visto e' l'uso delle fonti fossili a causare tutti questi stravolgimenti climatici, meglio lasciare il petrolio sottoterra. Meglio dire ai petrolieri: basta. Non ci riesce proprio a collegare le due cose e ad agire. O forse capisce, ma da perfetto cuordileone aspetta il prossimo presidente a mettersi contro i petrolieri e le loro tasche.

Un politico doc.