A quel tempo, il 97 percento di tutti i ghiacci della Groenlandia si era sciolto.
Il ghiaccio si scioglie a ritmi mai visti prima con perdite di circa 12.5 miliardi di tonnellate di acqua al giorno, come registrato ad Agosto del 2019.
Ovviamente, poi tornano le nevi invernali, ma il punto e' che queste oscillazioni di neve cosi estreme non sono normali, e ogni anno c'e' meno neve d'inverno, c'e' piu' scioglimento d'estate, per cui la direzione e' una sola: sempre meno ghiaccio.
E cosi, un giorno raccontiamo dello scioglimento della Groenlandia, e un altro delle isole Marshall che affogano, ma la storia e' una sola, perche' il pianeta e' uno solo, e quello che accade in cima al mondo ha ripercussioni dappertutto, in Polinesia ma anche nelle nostre vite.
I ghiacciai perenni della Gronelandia coprono un area grande quanto l'Alaska, e sono circa l'80% della sua superficie. Se dovessero sciogliersi tutti, avremmo molto piu' guai che le isole Marshall.
E questo non e' qualcosa di campato in aria, visto che le primavere sono sempre piu' calde, c'e' sempre molto meno neve e molto piu' scioglimento dei ghiacciai. Quest'anno poi il caldo di Giugno e' stato forte e cosi' le perdite di ghiaccio sono state particolarmente gravi per la Gronenlandia, con scioglimenti record.
Piu' del 60 percento della superficie innevata sull'isola si sta assottigliando, secondo i dati piu' recenti, con la formazione di laghi e laghetti, ruscelli e fiumi laddove prima non ce n'erano. Sono state registrate anche collassi di ghiaccio in mare.
Per esempio a Luglio 2019, quasi 200 miliardi di ghiaccio sono finiti nell'oceano, circa il 36% in piu' rispetto ai tassi normali che si si aspetta in estate.
E' l'ultima frontiera dei trivellatori, l'Artico, un tempo ostico ed impossibile da sfruttare
ma sempre piu' appetibile grazie ai cambiamenti climatici, creati dai trivellatori stessi.
Tutti sappiamo che l'aumento delle
temperature porta allo scioglimento dei ghiacciai, anzi secondo le stime
dell'IPCC, l'Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite, se tutto va avanti come adesso, entro il 2040 l'Artico restera'
senza ghiaccio.
Ovviamente questo e' musica per le orecchie dei trivellatori, con nuove rotte marine dove prima
c'era ghiaccio e con la promessa di petrolio e gas sgorganti dal sottosuolo.
La Russia e' la piu' determinata di tutte, se non altro perche' e' la piu' vicina geograficamente
all'Artico che si scioglie, perche' economicamente vive di idrocarburi e perche' prima di tutte ha deciso di sfruttare i mari dell'Artico e di accapparrarsene i diritti.
Lo scioglimento delle nevi significa non solo nuovi giacimenti,
ma anche minori tempi per il trasporto di petrolio attraverso le nuove acque:
si calcola che i tempi per navigare dall'Asia all'Europa si accorcera' del 35-40%
rispetto al passaggio attraverso l'Asia rispetto al passaggio attraverso il canale di Suez o dell'oceano indiano.
E cosi Venta Maersk e' stata la prima nave ad attraversare l'Artico da Vladivostok a San Pietroburgo, qualche mese prima la ditta russa Novatek ha mandato un carico di gas liquefatto in Cina dalla Siberia attraverso l'Artico con
19 giorni invece dei tradizionali 35 lungo il canale di Suez.
La Russia ha pure 40 navi rompighiaccio, incluso alcune che vanno ad energia nucleare, piu' potenti e che non abbisogano di rifornimenti. Gli USA invece hanno solo due navi rompighiacchi.
Ci vogliono un miliardo di dollari a nave, e dieci anni per costruirle.
USA, Canada, Norvegia, Danimarca, Svezia, Finlandia e Islanda hanno tutti interessi in Artico, e quindi e' comprensibile che vogliano contrastare la Russia. La Cina pero' afferma che l'Artico non e' di nessuno e che quindi e' di tutti.
Vogliono acchiappare anche loro quel che possono.
E infatti si sono definiti una superpotenza polare nel 2014. Nel 2018 hanno pure rilasciato una politica cinese dell'Artico per difendere i propri interessi e quindi hanno iniziato a costruirsi rompighiacci pure loro e annunciano di volere costruire una via della seta polare.
L'Artico e' governato da una serie di trattati fra cui uno delle Nazioni Unite del 1982
chiamato United
Nations Convention on the Law of the Sea (UNCLOS). Questo UNCLOS delinea le estensioni dei mari territoriali, zone economiche, diritti di passaggio, diritti e doveri di sviluppo, protezione ambientale. Non si parla di sicurezza militare.
Ci sono gia' litigi: il Lomonosov ridge e' lungo 1800 chilometri ed e' al cuore di dispute fra la Russia, Canada e Danimarca. Il motivo?
Petrolio.
Si pensa infatti che il Lomonosov ridge sia particolarmente ricco di idrocarburi e la Russia vuole che siano tutti loro. Per esempio, gia' nel 2007, una spedizione russa, Arktika 2007 giunse alla conclusione che questo Lomonosov e' una estensione della massa continentale russa e piantarono qui bandiere russe.
Canada e Danimarca dicono di no; anzi la Danimarca dice che e' una estensione della Groenlandia.
Putin non ha mai fatto mistero di queste sue ambizioni polari che esistono da piu' di dieci anni.
Nel 2012 i russi hanno proposto di chiamare l'oceano artico l'oceano "russo" come dire e' cosa nostra. Il paese sta anche creando una presenza militare in artico, con un Arctic Joint Strategic Command, e addrittura sta rimodernando aereoporti costruiti durante il tempo della guerra fredda. E' stata istituita una Northern Sea Route Administration, una agenzia russa che ha lo scopo di governare il passaggio di navi e il traffico in Artico.
Putin cerca pure di aumentare i suoi alleati strategici in zona, per esempio creando accordi con India (perche' India? non si sa, ma forse perche' India e Cina non sono tanto amiche...)
Ovviamente non e' solo il controllo dell'Artico ma anche proprio dello sfruttamento petrolifero. La ditta Rosneft ha gia' iniziato a trivellare in Artico nel 2017 in una concessione detta Khatangsky nel Laptev Sea.
Si parla di 590 milioni di barili di petrolio di alta qualita' - leggero e a basso tenore sulfureo; un enorme ricchezza.
Oltre a Rosneft c'e' Gazprom che invece gestisce la piattaforma Prirazlomnoye nel Pechora Sea e le cui trivelle sono state inaugurate nel 2013. Anche qui si parla di 513 milioni di barili di petrolio.
Rosneft
vuole trivellare nel Barents Sea, nel
Kara Sea e in tutta l'area russa dell'Artico: hanno almeno 28 concessioni per un totale di 250 miliardi di barili. Sono numeri impossibilmente grandi.
Sanzioni o non sanzioni, i russi vanno avanti: non possono usufruire di beni e servizi tecnologici da paesi terzi, per via di queste sanzioni, ma dicono che troveranno i fondi fuori dalle sanzioni perche' l'Artico e' importante per la loro economia. Vogliono che il 20-30 percento di tutto il loro petrolio e gas venga dall'Artico entro il 2050.
La morale della favola e' che in questa corsa geopolitica a chi arriva prima in Artico, ci sono tanti calcoli: petrolio, navi, risorse, sogni di vanagloria.
E al resto del pianeta chi ci pensa?
Davvero Russia e Cina avranno a cuore la biodiversita' del pianeta, davvero sapranno "controllarsi"? Come gia' ci mostra la russia, non credo. La cosa piu' ironica e' che tutto questo nuovo sfruttamento dell'Artico e' reso possibile dai cambiamenti climatici, che le azioni dei russi rendera' piu' estremo, con questo maggior petrolio estratto, venduto, consumato.
Ci vorrebbe solo un grande accordo: "l'Artico non si trivella".
Il 24 Marzo 2016 l'esensione dell'Artico ha raggiunto la
sua minima area da che i satelliti misurano le dimensioni dei ghiacciai dal 1979
Eltanin Bay, Antartico; ghiaccio che si stacca e linea del ghiacciaio
che indietreggia presso il Ferrigno Ice Stream, 2016
Getz Ice Shelf, Antartica, 2016
con un pezzo di ghiacciaio che sta per collassare.
I Larsen A e B Ice Shelves sono gia' collassati;
l'immagine del 2016 e' di cio' che resta del Larsen B,
ghiacci recenti sottili oppure acqua,
formatisi dove prima c'era il ghiacciaio vero.
Il Larsen C sta per collassare.
Pine Island Glacier, 2017
Pine Island Glacier, 2017 -- prima del collasso
Pine Island Glacier, 2017 -- dopo il collasso
I nostri ghiacciai continuano a perdere pezzi, la temperatura media del pianeta continua ad aumentare, i danni delle fossili ai polmoni e alle democrazie continuano ad infierire. Un giorno di tutto questo pagheremo il conto; anzi forse lo paghiamo gia', in termini di qualita' di vita, di salute, di bellezza persa.
Il tutto e' irreversibile, almeno per sul breve termine.
L'ultima notizia di questo nostro stravolgere il pianeta arriva dall'Antartide, dove un ghiacciaio grande quanto Manhattan si e' staccato dal Pine Island Glacier.
Non e' la prima volta che succede: gia' a Luglio 2015 un altro pezzo dello stesso ghiacciaio si era staccato, creando una spaccatura piu' grande, di circa 30 chilometri. Sono scomparsi circa 500 chilometri quadrati di nevi in botto solo.
Secondo il glaciologo Ian Howat l'evento di questi giorni e' una specie di assestamento successivo all'evento di un anno e mezzo fa.
Si prevede che cadranno dal Pine Island Glacier altri pezzi, visto che gia' altre crepe sono state scovate dai satelliti. Una di queste e' a 10 chilometri dal fronte, per cui potrebbe essere un evento di grande portata. In genere le crepe sono difficili da scoprire perche' la spaccatura arriva dall'interno: l'acqua calda del mare arriva da sotto la superficie del ghiacciaio e le crepe iniziano a formarsi da sotto, per poi affiorare in superficie.
Intanto l'attenzione e' puntata anche sul Larsen C Ice Shelf, un altro ghiacciaio dell'Antartide che secondo i monitoraggi presto perdera' anche lui un pezzo impoenente. Sotto monitoraggio anche altri ghiacciai della Groenlandia, in Canada e il West Antarctic Ice Sheet il cui collasso, se dovesse esserci, potrebbe portare all'innalzamento dell'acqua del mare di un metro entro il 2100.
E certo il 2100 e' lontano e non riguarda noi, ma se non facciamo niente, chiunque sara' li, nel 2100 ci maledira'.
Il bianco e' la neve "vecchia", cioe' di 9 anni o piu'. Il blu' e' la neve stagionale. La neve vecchia scompare dal Fram Strait in Groelandia, ma in anni recenti, anche dal Beaufort Gyre fra Canada ed Alaska.
Nel 1985 il 20% della neve era "vecchia". Dopo venti anni, solo il 3% della neve e' vecchia. La neve che sopravvive per almeno un anno - neve "perenne - "e' di solito piu' spessa e sopravvive per le estati successive. Dal 1980 ad oggo questo tipo di neve e' in forte declino - la meta'.
Secondo il US Geological Survey e il World Conservation Union a causa dello scioglimento delle nevi nell'Artico potrebbero scomparire fra i 20,000 e i 25,000 orsi polari da qui al 2050.
Intanto, a causa della fame, della confusione, si iniziano a vedere incroci fra orsi polari e orsi bruni. Non dovrebbe esser cosi gli orsi polari sono mammiferi marini, quelli bruni sono terrestri. Ma a causa dello scioglimento delle nevi e della recessione dei ghiacci, le popolazioni si mischiano, si accoppiano. L'incrocio fra le due specie e' anche capace di riprodursi.
Tutto questo e' bene, e' male? Non so. Certo e' che non e' naturale.
Questi sono i cambiamenti climatici.
E siamo noi i responsabili.
Anche Aprile e' stato un mese di caldo record, secondo la NASA. Anzi, secondo le loro predizioni sara' questo 2016 un annata straordinaria per i cambiamenti climatici. Dopo il 2014, dopo il 2015 che hanno fatto registrare le temperature piu' alte sul pianeta mai viste prima, il 2016 li superera' entrambi.
Da un lato l'Artico e la Groenlandia si sciogono a ritmi galoppanti, dall'altro siccita' e aumento della temperatura portano a condizioni ideali per aumento dei livelli del mare e incendi straordinari. L'abbiamo gia' visto in Alberta per il 2016. Nel 2015 ci sono stati incendi record in Siberia, Mongolia e Cina.
L'aumento di temperatura porta a piu' rapido scioglimento della neve, inaridimento del suolo e stagione degli incendi piu' lunga del normale. Una ricetta perfetta per disastri. E non finisce qui perche' gli incendi ovviamente portano a maggiore CO2 in atmofera, e cioe' creano un ciclo vizioso da cui non si esce tanto facilmente.
Un feedback loop creato dagli umani.
Tutte queste cose sono collegate: la gente che lascia i propri isolotti nel Pacifico, gli incendi in Alberta, le estrazioni di petrolio, l'Artico che si scioglie. Sono tutti angoli della stessa storia.
La politica pensa che siccome hanno firmato Parigi con obiettivi al 2050, e' tuttapposto, ma se non ci svegliamo il 2050 sara' molto diverso da come ce lo immaginiamo. E anzi, potrebbe essere troppo tardi.
Scritto il 10 Marzo 2016:
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Sai che c'e' qualcosa che non va quando gli stessi scienziati che in generale non si sbilanciano troppo usano parole come "assurdo", "ridicolo", "fuori da ogni norma". E sono proprio queste le espressioni che gli studiosi del clima usano per riferirsi a questo strano, stranissimo, inverno 2015-2016 che anzi, non e' nemmeno stato un vero inverno in molte parti del mondo.
Perche' gli scienziati sono preoccupati? Perche' come specie umana, continuiamo a rompere un record dopo l'altro, perche' non sappiamo cosa questo esattamente significa per i delicati equilibri ecologici su lungo termine, ma che sappiamo per certo che non portano niente di buono sul breve termine.
Il National Oceanic and Atmospheric Administration ha appena annunciato che dal Febbraio 2015 al Febbraio 2016 la concentrazioe di CO2 e' aumentata di circa 4 ppm e siamo arrivati alla media di 404ppm. Abbiamo cioe' superato il limite di 400ppm per un mese intero. L'ideale sarebbe stato 350ppm, un ideale ampliamente superato ormai da tempo.
E tutta questa CO2 non puo' che causare stravolgimenti climatici. Sono le leggi della fisica e non si scappa.
Intanto, si inizia con il fenomeno dell'amplificazione artica: la CO2 crea l'effetto serra, il caldo fa sciolgere il ghiaccio dei poli, e invece dei ghiacci, resta esposto l'oceano che e' piu' scuro e che assorbe maggiormente le radiazioni dal sole, in modo che le irradiazioni successive hanno effetti "amplificati" e peggiori di prima.
E ci sono i dati a sostenere tutto: il National Snow and Ice Data Center (NSIDC) degli USA mostra che le nevi dell'Artico per questo 2016 sono sotto la media e in particolare, sono abbondantemente sotto i livelli del 2012, che era gia' stato l'anno record per i livelli minimi di nevi in Artico nella storia.
A Febbraio, si e' continuato con i record in negativo: per il secondo mese di fila le nevi dell'Artico sono diminuite, e la perdita di superifici innevate e' stata di un milione e duecento mila chilometri quadrati sotto la media, quasi quattro volte l'Italia.
In alcune localita' dell'Artico, la temperatura e' stata superiore alla media di ben 16 gradi centigradi: hanno registrato le stesse temperature di Giugno.
Ogni decennio, dagli anni 1970 ad oggi abbiamo perso il 3% della neve in Artico e la temperature e' fra i 6 e gli 8 gradi centigradi sopra la media del 1981-2010.
Sull'intero pianeta, Febbraio 2016 e' stato il piu' caldo Febbraio nella storia.
E oltre al polo Nord, e all'Artico, il resto del pianeta: gli USA hanno avuto temperature record in tutta la nazione. In Europa e in Asia, lo stesso, Febbraio e' stato piu' caldo di quanto lo sia normalmente.
L'arcipelago norvegese Svalbard, una delle comunita' abitate piu' a nord del mondo ha registrato circa dieci gradi centigradi di piu' rispetto alla media.
Perche' questi aumenti vertiginosi di temperatura? Perche' sono decenni che continuiamo a pompare CO2 in atmosfera. Perche' sono decenni che continuiamo a estrarre e a bruciare fonti fossili e a riscaldare il pianeta. Perche' invece di accettare quello che ci dice la scienza, stiamo ancora qui a dibattere se sia vero o falso. Perche' non e' una nostra priorita' cambiare o quantomeno fermare questi cambiamenti climatici. Perche' non riusciamo a vedere piu' avanti del nostro orticello. Perche' invece di voler dare alle generazioni future polmoni sani e un pianeta vivibile ed eco-ricco, preferiamo preoccuparci di telefonini e vestitini all'ultima moda e pensare che e' tutto lontano, difficile.
Dovremmo tutti diventare un po piu' attivisti ed arrabbiarci. Per chi non sa come iniziare, ecco qui una cosa facile: il giorno 17 Aprile 2016 vota SI al referendum, per mandare un segnale a Renzi che il futuro sono le rinnovabili e il risparmio energetico e non i buchi e le fonti fossili.
Quello che un tempo era raro e' adesso normale e la colpa e' nostra.
In Antartide sono stati registrati ben 17.5 gradi centigradi il giorno 24 Marzo 2015. Un record assoluto.
La temperatura e' stata registrata in Argentina, presso la base Esperanza.
I record sono avvenuti tre mesi *dopo* il periodo piu' caldo dell'anno, che per l'Antartide e' il mese di Dicembre. La media per il mese di Marzo e' di -0.4 gradi Celsuis. Il record cioe' e di 18 gradi superiore rispetto a quello che dovrebbe essere.
Il tutto e' sconcertante ma non inaspettato: il polo nord e sud si stanno riscalandando piu' che altre zone del pianeta e lo scioglimenti dei ghiacciai e' innegabile.
D'altro canto secondo il British Antarctic Survey, negli scorsi 50 anni le temperature medie sono salite di quasi due gradi centigradi,
Dal 2010, 46 nazioni su 235 in tutto il mondo hanno raggiunto livelli record di temperature massime.
E se qualcuno mi dice della neve che e' caduta a Boston o a Capracotta, la risposta e' in questo
grafico: per qualche localita' con freddo gelido e nevi da record, la stragrande maggioranza del pianeta ha subito un riscaldamento fuori dal comune.
A Los Angeles e' tutta Marzo (e pure prima) che oscilliamo fra il 20 e i 30 gradi, tutti i giorni.
The First Amendment to the Constitution of the United States of America
Questo blog rappresenta mie opinioni personali. Viene scritto negli USA, dove il primo emendamento alla costituzione recita:
CONGRESS SHALL MAKE NO LAW RESPECTING AN ESTABLISHMENT OF RELIGION, OR PROHIBITING THE FREE EXERCIZE THEREOF; OR ABRIDGING THE FREEDOM OF SPEECH, OR OF THE PRESS; OR THE RIGHT OF THE PEOPLE PEACEABLY TO ASSEMBLE, AND TO PETITION THE GOVERNMENT FOR A REDRESS OF GRIEVANCES.