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Sunday, May 20, 2018

I livelli di CO2 in atmosfera arrivano a 410 ppm





Ci siamo arrivati. Nel silenzio generale il mese di Aprile 2018 e' stato il primo da che teniamo il conto in cui le concentrazioni di CO2 hanno sfondato la media di 410 parti per milione (ppm).

Questo e' il verdetto che arriva dal Mauna Loa Observatory delle Hawaii, come gestito dal Scripps Institution of Oceanography di San Diego, California.

E' stata una versa corsa, specie considerato che a un certo punto, non tanto tempo fa, parlavamo di come stabilizzarci a 300ppm.

Nel 1880 eravamo a 280ppm.
Nel 1958 eravamo a 315ppm.
Nel 2013 abbiamo superato 400ppm.
Nel 2018 siamo arrivati a 410 ppm.

Cosa significa tutto cio'? Secondo il NOAA's, l'ultima volta che abbiamo avuto CO2 a tali livelli e' stato..  3 milioni di anni fa, quando le temperature erano circa due-tre gradi superiori ad adesso, e i livelli del mare circa 1-2 metri piu' che ora.

Di chi e' la colpa? Non e' difficile capirlo: continuiamo a bruciare fonti fossili come forsennati e il risultato e che' cresce la concentrazione di anidride carbonica. 

Nessuno ne parla, nessuno veramente se ne preoccupa, tutti pensiamo che fatti gli accordi di Parigi e' tuttapposto, finche' un giorno ci sveglieremo e il pianeta non lo riconosceremo piu'.

Thursday, March 24, 2016

Marcello Pittella, governatore lucano e il "dialogo" sul referendum

 Invece di tutti i blabla sul referendum, ci dica cosa vuole fare per le emissioni 
selvagge del Centro Oli di Viggiano, courtesy of ENI.



Ci mancava solo Marcello Pittella, il governatore della Basilicata che cambia parere come cambia il vento. Occorre ricordare che Marcello Pittella e' (era?)  uno dei nove governatori in favore del referendum e che adesso, folgorato sulla via di Renzi, decide, cosi sembra, di cambiare idea.

Dice:

“Leggo le quotidiane esternazioni di alcuni miei colleghi presidenti di Regione del Sud sul tema referendum anti-trivelle. E dico: basta. Non se ne può più. Siamo in presenza di un attacco al Governo del tutto fuori luogo, che non condivido assolutamente e dal quale prendo le distanze, specie quando sento utilizzare in pubblico – come ha fatto recentemente in televisione Michele Emiliano – un linguaggio colorito, infarcito di offese personali nei confronti del Presidente del Consiglio dei Ministri, che stonano, per non dire altro, in bocca ad un uomo delle Istituzioni."

Non guardo la televisone italiana e non so cosa abbia detto Michele Emiliano, governatore della Puglia. Ma qualsiasi cosa abbia detto, e' vergognoso, semplicemente vergognoso che un governo lavori per mesi per fare ostruzionismo contro il referendum, e poi quando riesce ad ammazzare solo 5 quesiti su 6, dica alla gente "e' un referendum inutile",  non andate a votare.

Grazie!

Sono stati loro ad ammazzare l'essenza del referendum, appunto, uccidendo 5 quesiti su 6, invitando all'astensionismo e sprecando almeno 300 milioni di euro, rifiutandosi di accorpare il referendum alle amministrative di Giugno, ed ora cercano di dire che il referendum e' inutile. Roba che gli ignavi di Dante sono dei signori.

Dal mio punto di vista, il governo, i ministri e tutti quelli che lavorano per sprecare soldi pubblici meritano tutte le "parole colorite" e le "offese personali" possibili, e di piu'.  Matteo Renzi ai miei occhi e' solo un politicuccio senza stoffa, poco intelligente, poco lungimirante, poco amante dell'Italia.

Quello che stona, caro Marcello Pittella, non sono le parole di Michele Emiliano, ma il modo in cui lei governa la sua regione, la Basilicata. Piu di altri lei dovrebbe sapere cosa significhi avere petrolio in mare o in terra, visto lo schifo che l'ENI ha fatto in Basilicata e per cui lei non ha fatto niente di niente. Piu' di altri lei dovrebbe battersi per abbracciare una vera economia moderna, green, lontana dalle fossili, in terra o in mare. Pozzi nuovi o vecchi.

Ogni settimana al Centro Oli succede qualcosa, e lei puntualmente o non dice niente o minimizza.

Al diavolo le parole forti. Ci vogliono i fatti, non gli sceneggiati, capisce?

Lei avrebbe dovuto essere il primo a dire: basta petrolio, in terra, in mare, con ogni strumento possibile. E invece e' qui a cercare di democrazia-cristianizzare il voto, e di creare pure qui la festa dei tarallucci e vino.

E' vergognoso.


Col Governo siamo chiamati a confrontarci in modo serio e costruttivo. E anche alla luce degli importanti e strategici risultati ottenuti proprio in forza del dialogo avviato nei mesi scorsi con Matteo Renzi e i suoi Ministri, non posso accettare che si strumentalizzi a fini politici, o ancora peggio per ritorsioni di carattere personale, una bella pagina di democrazia, qual è quella alla quale gli italiani saranno chiamati a dare vita fra meno di un mese.

In modo serio e costruttivo? E da quando in qua Matteo Renzi si comporta in modo serio e costruttivo con l'Italia?  Questo governo non e' stato votato da nessuno e dobbiamo "confrontarci" con quest'uomo e il suo entourage dopo lo squallore con cui Matteo Renzi e' arrivato alla poltrona? O con questo Matteo Renzi che all'ONU va a fare proclami sull'energia green e quanto sono belle le rinnovabili e poi invece che fa tagli retroattivi agli incentivi sulle rinnovabili stesse? O con Matteo Renzi che difende a spada tratta le trivelle senza ascoltare la gente?

Il dialogo, lo si fa con gente che ascolta, che non imbroglia, che non lavora a servizio dei petrolieri. Il dialogo lo si fa quando c'e' rispetto e onesta' da parte dei governanti. Chi sta strumentizzando il voto a fini politici se non il governo che propaganda messaggi falsi? Chi fa ritorsioni di carattere personale? Dov'e' questa bella pagina di democrazia quando il voto e' stato cosi bistrattato e quando meta' del PD chiede astensionismo e spreco di soldi?

Caro Pittella, perche' non ci dice invece cosa ha fatto lei per la Basilicata? Per proteggere i lucani dalla monnezza del Centro Oli? Per evitare la costruzione di Tempa Rossa? Per indagare chi e come ha inquinato il Pertusillo? Quando si assicurera' che l'ARPAB funzioni tutti i giorni e non solo quando fa comodo ai petrolieri? Quando chiedera' una indagine sull'inquinamento ENI in Basilicata? Quando condannera' pubblicamente questa ditta che ha avvelenato Viggiano e tutta la democrazia lucana?

Ah, si dobbiamo prima fare il "confronto serio e costruttivo" con l'ENI per sentire che la fiaccola e' un gran ben "dispositivo di sicurezza" e bercela tutta, vero?

Certo.


Forse sfugge a qualcuno che le Regioni – e con esso il Governo nazionale – hanno di fatto già vinto la battaglia per vietare nuove trivelle nel nostro mare entro le dodici miglia dalla costa. E il quesito sul quale saremo chiamati a pronunciarci, recandoci alle urne, come io farò, domenica 17 aprile, riguarda solo ed esclusivamente la durata delle autorizzazioni già concesse ed attive da decenni.
Ho detto “no”, e lo confermo, alle estrazioni in mare. Poi si può condividere o meno ciò che autorevolmente e legittimamente dice il prof. Romano Prodi, che giudica un “suicidio” per il Paese la eventuale vittoria dei “sì”, ove mai il quorum fosse raggiunto. Un dato però è certo: gli italiani vanno messi nelle condizioni di approfondire e di farsi una idea personale sulla reale posta in gioco.
Non serve a nessuno, meno che mai alle Regioni del Mezzogiorno, trasformare il referendum sulle trivelle in mare in una scelta di campo all’interno del Partito Democratico, per farne materia di scontro ideologico contro il Governo e il suo premier.

No, tesoro. Ecco qui altri imbrogli. Il governo nazionale e le regioni hanno soltanto risposto all'enorme, enorme, enorme rabbia del popolo, specie d'Abruzzo che si e' rivoltato contro Ombrina Mare. Se era per il governo -- Renzi, Letta, Monti, Berlusconi avremmo pozzi e raffinerie in tutta Italia. Devo proprio ricordare qui la storia di Ombrina e del perche' si e' arrivati a questo limite delle 12 miglia?

Bene, per l'ennesima volta:

1. Fino al 2010 *non c'erano regole*. Potevi mettere il pozzo a 2km da riva se volevi. Negli USA, dal 1981, il limite sulle East and West coasts e' di 100 miglia. 125 in Florida. 160 e 200 chilometri.

2. 2010: L'Abruzzo, me inclusa, porta avanti una lotta feroce contro Ombrina a 5km da riva. Arriva il Golfo del Messico. La Prestigiacomo approva la legge con il divieto di 5 miglia da riva e 12 miglia in presenza di riserve naturali sulla costa. Ombrina muore.

3. 2012 Arriva il galantuomo di Corrado Passera a decidere di cambiare le leggi. Il divieto e' di 12 miglia per tutta l'Italia, ma *solo* per concessioni future. Siccome tutti i mari italiani sono gia' lottizzati e assegnati, il divieto di fatto diventa inutile e inapplicabile. Non esistono concessioni future, sono tutte gia' passate. Addirittura i capi delle ditte petrolifere interessate scrivono lettere di ringraziamento ai politici, fra cui a Corrado Clini per avere cosi furbescamente risolto il loro problema: trivellare sottocosta. Ombrina resuscita.

4. 2013-2015 L'Abruzzo si ribella, manifestazione dopo manifestazione. Migliaia di persone scendono in piazza. Ombrina diventa un tema nazionale, e nelle elezioni. Luciano D'Alfonso dice che gli "ufo petroliferi" in Abruzzo mai e poi mai. Ci si organizza per i referendum nazionali.

5. Il governo capisce che non ha alternative. Per non perdere la faccia, e per evitare i referendum, figuracce e dibattiti a scala nazionale, decidono di reinstaurare il limite delle 12 miglia per tutte le concessioni passate e future. Ombrina muore di nuovo. L'idea e': sacrifichiamo un po di concessioni, ammazziamo Ombrina cosi gli abruzzesi si stanno zitti, ma teniamoci la gente rabbonita e non arriviamo al referendum nazionale.

6. Dei 6 quesiti iniziali, resta in piedi solo uno. Si vota il 17 Aprile.

7. Visto che non ci sono riusciti a fermare il referendum in toto, non sapendo cosa fare, i politicanti italani invitono all'atensionismo, accusano i pro-si di populismo, dicono che senza trivelle torneremo alle caverne, tirano in ballo discoccupazione e Croazia.  Questo e' populismo.

Quindi, il limite delle 12 miglia e' *grazie a noi* non certo grazie al suo "dialogo", al suo "rapporto dialettico" o alla sua "stagione delle riforme".

No. E' perche' la gente si e' ribellata. Punto e fine.

Poi, lei parla di "condizioni di approfondire e di farsi una idea personale sulla reale posta in gioco".

E chi deve darle le condizioni di approfondire? L'ENI? Debora Serracchiani? Amici della Terra? La geologa disoccupata? L"AGI di proprieta' dell'ENI? Lei?

Avete tutta la stampa a vostro servizio: dal Sole 24 Ore all'Unita' che manda gli editoriali di Chicco Testa, petroliere pure lui. Avete tutto. Se la gente non vi crede, forse e' perche' nel 2016 il tempo di giocare con l'opinione pubblica e' finito da tempo.


Lo dico in particolare a Michele Emiliano, che ha oggi utilizzato il palcoscenico offertogli a Bari dalla Coldiretti nazionale e da quelle di Puglia e Basilicata per una nuova intemerata populista, alla quale non mi è stata offerta la possibilità di replicare dinanzi a più di quattromila persone: non è utilizzando toni da Masaniello che faremo il bene del Sud e delle sue popolazioni. Le nostre Regioni – caro Michele – devono poter collaborare insieme con le Istituzioni nazionali, in un rapporto dialettico ma corretto, per consolidare la stagione delle riforme avviata in questi ultimi due anni che, da sola, può garantire una prospettiva di sviluppo dopo lustri di assoluto silenzio da parte del Governo nazionale sulle sacrosante istanze del Mezzogiorno.

Ancora con queste accuse populistiche? Ma scusi, la politica a chi serve? Al popolo no! E il popolo non e' scemo. O forse lei pensa che la politica servi per aggiustare le apparenze e per rabbonire il popolo cosi ENI e amici possano continuare a fare il loro comodo in Basilicata e nel resto d'Italia?

Caro Pittella, il tempo del panem e circensem e' passato da molto. Ci vogliono i fatti.

Rileggo quello che lei dice. Rapporto dialettico, le nostre regioni devono collaborare con le istuituzioni, stagione delle riforme, prospettiva di sviluppo? Ma stringi stringi cosa sta dicendo, Pittella?

Sta dicendo che le trivelle vanno bene? Non si capisce niente! Parli semplice. Trivelle si o no? Dopo 20 anni di ENI in Basilicata, lei dovrebbe sapere piu' di altri che le trivelle non portano niente di buono alle popolazioni. E non c'e' nessun "rapporto dialettico" che possa dimostrare il contrario. 

Qualsiasi cosa abbia detto Michele Emiliano, almeno ha avuto il coraggio di dare pane al pane.

E lei?

Ah, certo lei e' quello che ha firmato il raddoppio petrolifero in Basilicata, cercando di arrampicarsi sugli specchi per giustificare l'ingiustificabile con la sua stessa gente.

Un atteggiamento non-populista che ha portato ad un ottimo dialogo e in cui sicuramente ha vinto la Basilicata.

Un vero statista.



Agli elettori vanno dette le cose come stanno. E cioè che essi, col proprio voto, saranno chiamati ad abrogare una norma che consente alle compagnie petrolifere che già operano al largo delle nostre coste (e non ad altre) di estrarre gas e petrolio entro le dodici miglia marina fino all’esaurimento del giacimento, senza limiti di tempo. Tutto il resto non c’entra niente. Non c’entra la politica energetica nazionale. Non c’entra lo scontro tra renziani e minoranza dem. Non c’entrano le strumentalizzazioni populistiche e demagogiche di alcune forze di opposizione che da tempo hanno elevato il tema petrolio a strumento indebito di lotta politica.

Ogni giorno in piu' sara' un giorno in piu' di monnezza in mare, di H2S e di VOC e di CO2 in atmosfera e nei polmoni della gente. E vedremo cosi' altri scenari come Ragusa, dove la concessione data nel 1984 continua ad essere usata per trivellare, facile facile, nel 2016, altri 12 pozzi. Continueremo verso il baratro dell'economia fossile, avvallando lo status quo, e senza il coraggio di cambiare registro.

A quando l'economia green per l'Italia? A quando l'Energiewende d'Italia? Di Basilicata? 

Mi auguro che nei prossimi giorni si recuperino sobrietà, moderazione, senso di responsabilità e rispetto delle Istituzioni. Personalmente lavorerò per questo, nella convinzione – peraltro confermata dai fatti – che il dialogo e la correttezza pagano sempre.”

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur.  E cioe' mentre lei fa i suoi bla bla, a Viggiano si continua a morire.


Sunday, March 20, 2016

Michela Costa, geologa, il referendum e il petrolio

Michela Costa, pro trivelle


Per chi capita per la prima volta su questo blog: 

"La docente di fisica sfida i pozzi: cosi nasce il fronte antitrivelle"

La Repubblica, 2010. 

Sarei io.

E' tutto iniziato nel 2007, nove anni fa.
Non c'era nessuno a suo tempo,
ne Greenpeace, ne Legambiente e nessun altro
professorone.

Infine: la mia storia personale e' complessa.
Sono nata e cresciuta nel Bronx.

Ho vissuto in Abruzzo per 10 anni e poi altri 5 a Padova.
Sono un po italiana e un po americana e vivo negli USA per tanti motivi.

Non sono scappata dall'Italia, quanto tornata
a quelle che sentivo fossero le mie origini.

Quando ho saputo che volevano trivellare l'Abruzzo
ho dato tutto quello che potevo
sebbene non ci vivessi piu' da quasi 20 anni. 

E' stato soprattuto grazie al mio attivismo e
 all'infomazione fatta attraverso questo blog
che nessun pozzo nuovo e' stato trivellato in Abruzzo
dal 2007 ad oggi,  ne in terra, ne in mare.

 


Never believe that a few caring people
can't change the world. 
For, indeed, that's all who ever have. 

Margaret Mead


Non volevo scrivere niente di questa Michela Costa, non sapevo chi fosse, e mi faceva anche un po vergogna per lei rispondere alle sue argomentazioni vecchie e fossili. Come dire, perche' sprecare gli elettroni per una sconosciuta che si sveglia la mattina e scrive cose a casaccio? Scrive pure cose sbagliate, con quello che lei chiama raziocinio, ma in realta' e' solo un parlare errato, senza un briciolo di amore per l'Italia e per chi le trivelle le vive ogni santo giorno.

E quindi volevo tacere. Ma poi sono stata letteralmente bombardata di richieste di commenti ed eccomi qui.

Di se stessa, dice:

E no, non sono un geologo che lavora in piattaforma, sono un geologo disoccupato che manco ci pensa ad andare a lavorare in piattaforma, per carità. E non ho nessuno in famiglia che lavora alla Eni.

E dice pure:

ho molto a cuore l’ambiente ma rifiuto la definizione di ambientalista (parola che come "fondamentalista” e “integralista” denota un estremismo spesso privo di qualsiasi tipo di raziocinio).

Tranquilla, Michela. Nessuno la accusera' di essere ambientalista, perche' lei di ambiente e di verita' e di giustizia sociale (che sono tutte cose che vanno di pari passo) non ama niente.

Occorre solo continuare a spargere la verita', post dopo post fino al 17 Aprile.


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Cara Michela,

leggo il suo articolo e mi cadono le braccia per terra di fronte alla sua visione cosi misera del mondo.

Certo, ciascuno ha diritto alla sua idea, inclusa lei. Vuole fare astensione e contribuire allo spreco immane di 3-400 milioni di euro? Bene e' libera di farlo. Vuole votare a favore dei petrolieri? Bene, e' libera di farlo. Vuole scrivere un po di qualunquisimi su cosa pensa dopo averci pensato mezzagiornata, una settimana? Bene, e' libera di farlo.

Ma spero che tutti quelli che *veramente* hanno a cuore l'Italia, l'ambiente, il futuro del pianeta siano di vedute piu' generose, piu' intelligenti, piu' moderne di lei, con lo sguardo verso il futuro e non fossilizzato verso il passato. 

Quello che lei non capisce e' che questo non e' un voto "tecnico", ma un voto simbolico. E la colpa non e' certo nostra, quanto di Renzi e compari che hanno fatto di tutto per ammazzare i quesiti piu' importanti, lasciandone solo uno: quello sulla durata temporale delle trivelle. Non era cosi nell'intento iniziale dei nove governatori che hanno proposto sei quesiti referendari, la stragrande maggioranza (otto su nove) del PD. Uno solo, Luca Zaia, del Veneto e' della Lega.

Capisce Michela? Il governo ha fatto di tutto per ostacolare il voto, per zittire gli stessi suoi governatori e per fare il lavaggio del cervello alla gente che il voto non serve.  Perche'? Perche' gli fa comodo. Perche' con Matteo Renzi ci parlano i lobbisti del petrolio, mica i cittadini di Viggiano.

E quindi, per uno che un po legge fra le righe e capisce che tipo di non-democrazia di furbi e' l'Italia, la domanda vera di questo voto e': che Italia vuoi essere? Vuoi essere Gela o vuoi essere Taormina? E' questo il vero quesito. Che Italia vogliamo, una Italia che vede fossile o una Italia che vede futuro?

La sua risposta, da quel che lei scrive e': voglio essere Gela. 
 
Credo di averlo gia' detto.

Se vince il NO, il giorno 18 Aprile, Renzi e compari -- i democraticissimi e coerentissimi politici italiani dalla Serracchiani in giu' -- non si metteranno a fare distinguo su "e' gas o e' petrolio" o sulle 12 o 13 miglia. No. Useranno il voto per continuare lo status quo. Per dire "l'Italia e' favorevole alle trivelle" e appiopparci altri pozzi, altre "strategie nazionali", altri stoccaggi, altri petrol-inciuci. Useranno il voto per ostacolare ancora di piu' le rinnovabili.  La stampa ufficiale italiana non e' seria, e quindi quelli del Sole 24 Ore e tutti i loro amici la prenderanno come un plebiscito sul "continuiamo a bucare l'Italia".

Ripeto, la domanda vera il 17 Aprile e': che Italia vuoi? 

Ora, torniamo a lei, Michela.
 
Quello che traspare da tutto quello che lei scrive (e che spesso leggo anche da altri per giustificare lo status quo) e' un sentimento da perdenti: o trivelliamo o torniamo alle caverne. 

Non e' vero. Non e' un gioco al ribasso. Abbiamo messo un uomo sulla luna, abbiamo inventato i treni a levitazione magnetica,  il mondo ce la fara' senza le trivelle, senza far ammalare di cancro nessuno, senza mettere altra monnezza in atmosfera, in mare, in corpo ai pesci e ai bambini.
  
Io spero per lei che nessuno venga a trivellare il suo mare, la sua citta', la sua estate. Perche' e' facile fare i geologi-chic quando i problemi sono degli altri. E' facile dire "ho letto tutti i vostri blog" e pontificare senza mettersi nei panni di chi vicino alle trivelle ci vive e ci respira.

Vivo a Santa Monica, e qui non ci sono trivelle. Quelli di generazioni prima della mia hanno fatto di tutto perche' l'orizzonte restasse blu, con le palme e il tramonto sul Pacifico.  A loro sono grata e mi piacerebbe che fosse cosi anche in Italia. A differenza di lei che scrive post deprimenti sul "no we can't senza le trivelle" io voglio invece essere quella del "yes we can con il sole e con il vento".

Sono nove anni che faccio questo lavoro. Ci sono andata a vederle le petrol-citta' e non vorrei questo per nessuno - Calgary, Viggiano, Richmond, San Ardo, Gela.  Non e' un bel vedere, non e' un bel respirare, non e' un bel vivere.

Ecco qui le mie risposte ai suoi dubbi ragionamenti "razionali" in favore alle trivelle:


1) Lo stop che prevede il referendum riguarda più il gas metano che il petrolio. In Italia il petrolio, l’oggetto più demonizzato dalle campagne “No-Triv”, viene estratto per la maggior parte a terra e non in mare. Gli impianti che saranno oggetto del referendum estraggono fondamentalmente metano, che sebbene fossile, è una fonte di gran lunga meno dannosa del petrolio e ancora per molti versi insostituibile (attualmente il 54% dell’offerta energetica mondiale). In questa pagina del sito dell’Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e le Georisorse, vi è l’elenco completo delle piattaforme oggetto del referendum (quelle entro i limiti delle 12 miglia), la profondità del fondale (dato spesso sottovalutato, ma molto importante) e il tipo di combustibile estratto. Nonostante Greenpeace si faccia portavoce di immagini con ragazzi in costume da bagno ricoperti di catrame e poveri pennuti starnazzanti nel petrolio, scorrere velocemente l’elenco degli impianti farà capire brevemente come la percentuale di impianti a GAS sia in netta maggioranza rispetto a quelli a OLIO. Questo si traduce con una sola frase: Siamo disinformati e pronti ad abboccare a qualsiasi cosa, basta che sia green.

Io non mi reputo disinformata cara Michela.

Nel referendum non si parla di gas o di petrolio, ma di tutti gli impianti collegati agli idrocarburi. Nei nostri mari ci sono impianti a gas e a petrolio, tutti e due. Mai sentito parlare di Rospo Mare? Mai sentito parlare di Gela? Mai sentito parlare di Vega A e B? Mai sentito parlare di Ombrina Mare o di petrolio alle Tremiti?

Pensi un po, abbiamo pure tre navi stoccaggio ancorate lungo le nostre coste per metterci il petrolio-monnezza che viene gia' estratto. Monnezza perche' e' di qualita' scadente. Indice API quasi sempre inferiore a 17-18.

Dove l'ha letto poi che il gas e' meno dannoso del petrolio? Anche per il gas si usano fanghi di perforazione, anche per il gas ci sono emissioni in atmosfera di idrogeno solforato, benzene, VOC ed altra monnezza varia. Lei fa la geologa ed e' errato dire questo. Lo sa che in Emilia Romagna a causa delle estrazioni di gas c'e' la subsidenza che ha portato all'abbassamento del terreno di vari metri? O che in Polesine ci sono state alluvioni mortali a causa delle estrazioni di metano? Non se ne parla, ma esistono.

Quando lo si brucia, il gas e' meno impattante delle benzina, ma i processi di estrazione, trasporto, stoccaggio, lavorazione, sono esattamente gli stessi. Non lo dico io. Lo dice il governo norvegese. Lo dice lo stato della California.

Per di piu', il metano e' un gas serra, cioe' contribuisce ai cambiamenti climatici, per sua informazione.

2) la vittoria del SI porterà comunque alla costruzione di altri impianti. La costruzione di piattaforme entro le 12 miglia è vietata per legge dal 2006 (comma 17 dell’art. 6 del D.Lgs 152/06) e su questo possiamo stare sereni. La vittoria del SI non potrà, però, impedire alle compagnie di spostarsi e costruire nuovi impianti poco oltre questo limite. Praticamente con il SI quello che vogliamo dire alle compagnie: "Sentite, anche se avete ancora un botto di gas da estrarre in questo giacimento, chiudete tutti i rubinetti e spostatevi più lontano oppure andatevene in un altro paese"  Si, significa questo, ridotto ai minimi termini. La compagnia allora potrà scegliere se non cambiare stessa spiaggia stesso mare, dismettere l’impianto entro le 12 miglia e farne, per esempio, uno nuovo a 12,5 miglia (li dove nessuno potrà lamentarsi di nulla) oppure andare a cercare giacimenti altrove, sulla terraferma o in altri paesi. Ma inevitabilmente, altri impianti saranno costruiti e altri saranno potenziati, per sopperire al fabbisogno energetico. Se vietiamo l’utilizzo degli impianti esistenti, da qualche altra parte questo gas dovremo andarlo a prendere, no?

Immagini allora la vittoria del NO quanti altri impianti ci portera' in Italia!

E poi di cosa parla? Mi sa che lei non ha studiato un bel niente, mia cara. Queste leggi o se le inventa o chi gliele ha passate non sapeva bene cosa scriveva.

La costruzione di piattaforme selvagge (cioe' senza limiti) era legale in Italia fino al 2010, quando volevano costuire impianti a 2km sottocosta a Vasto. In Sicilia ce le hanno gia' le piattaforme sottocosta. Nel 2010 la legge cambia e arriva il divieto delle 12 miglia. Ma nel 2013 il divieto viene aggirato dal governo Monti e quel galantuomo di Corrado Passera. Finalmente il divieto torna nel 2016.

Potrei qui scrivere altri papiri su questi comici governi italiani che nello spazio di 5 anni cambiano le leggi quattro volte, ma voglio sottolineare che dopo tutti questi colpi di scena, il risultato e' che siamo adesso a una barriera di 12 miglia e che questa barriera esiste, se vogliamo essere generosi, dal 2010.  Nei cattivissimi USA il limite e' 100 miglia e dal 1981. Pensi un po come siamo indietro, eh! 

Ma il punto e' un altro: lo sa lei, cara Michela, come ci siamo arrivati a queste foglie di fico delle protezioni italiane delle 12 miglia? Grazie all'attivismo della gente. Mica grazie a gente come lei che si arrende prima ancora di incominciare? Se non era per la gente che ha protestato e si attivata e si e' informata, staremmo ancora qui a mettere le trivelle sulla spiaggia dei bambini. 

Sul limite delle 12 miglia, concordo: e' un limite assurdo. Quello che ci vuole e' un limite molto superiore. Facciamo come gli USA: mettiamo pure noi 100 miglia, e chiudiamolo *tutto* l'Adriatico alle trivelle, invece che metterci altri buchi. 

Il suo ragionamento assume pure che gli idrocarburi estratti in Italia e nei mari d'Italia sono 1. sufficenti per l'uso che ne facciamo in Italia e 2. che restano in Italia. Sul primo non e' cosi. Portremmo pure trivellare la costa Smeralda, ma non ce la faremo mai, ce ne abbiamo troppo poco di petorlio. Sul secondo non lo sappiamo. Il petrolio e il gas sono di chi lo estrae ed e' libero di farci quello che vuole, incluso venderlo al migliore offerente.

Infine, non e' vero che inevetabilmente saranno costruiti altri impianti. Come gia' detto non e' trivella o muori. Invece quello succedera' e' che finalmente potremmo dare spazio e respiro al sole, al vento, all'industria delle auto elettriche, al cervello. Alla vita sana e non ai bambini deformi di Gela. Se lo fanno in Germania e in California perche' non in Italia?

3) La vittoria del SI non scongiura un rischio ambientale, anzi, contribuisce ad aumentare l’export petrolifero e quindi anche l’inquinamento. Ora, immaginiamoci un disastro ambientale, un grave incidente a una piattaforma petrolifera posizionata “correttamente” e cioè oltre il limite delle 12 miglia. Pensate davvero che un miglio, 5 miglia o anche 20 miglia possano fare la differenza? Sarebbe comunque una catastrofe e nessun vascello di Greenpeace o panda del WWF potrà correre avanti e indietro e fare da barricata all’avanzare del petrolio verso le coste. In più lo stop delle piattaforme esistenti si tradurrebbe in un maggiore traffico di petroliere che vanno a spasso per i nostri mari per portarci i combustibili che noi abbiamo deciso di non estrarre più ma di cui avremo ancora bisogno. Petroliere alimentate a petrolio, che trasportano petrolio e che possono esplodere o essere soggette a perdite e sversamenti. Senza dimenticarci che, sempre in Adriatico, anche la Croazia e la Grecia trivellano e, in futuro, potrebbero attingere ai giacimenti che l’Italia abbandonerà in caso di vittoria del SI. Insomma, a livello di rischio ambientale non cambia proprio nulla.

Vedo che pure lei in quanto a supercaXXole non si fa mancare niente. Ma che ragionamento contorto e'?

No, 5 miglia non possono fare la differenza, ed e' per questo che tutto l'Adriatico va chiuso alle trivelle. 

E per sua informazione, per tutto il parlare che si e' fatto in Croazia di trivelle, non hanno fatto neanche un buco in tempi recenti. In Italia e' dagli anni '50 che buchiamo l'Adriatico, anche vicino al confine con i mari della ex-Yugoslavia, e quindi e' patetico dire "se non trivelliamo noi, trivelleranno loro". Invece dovremmo dire: dovremmo essere noi i primi a dare l'esempio, e abbandonare noi per primi le fossili in Adraitico, visto che siamo stati noi i primi a tirarne fuori il petrolio e senza chiedere niente a nessuno.

Interessante che lei stessa riconosce che ci possano essere scoppi. Come gia' detto, e come dico a tutti quelli del NO il 17 Aprile, Chicco Testa, Monica Tommasi, Romano Prodi, Matteo Renzi, Federica Guidi, se siete cosi ottimisti piazzatevela voi una trivella e tutto cio' che le trivelle comportano (oleodotti, navi, cisterne, stoccaggi) nei mari di vostra scelta.

Prendetevi l'ombrellone a Porto Marghera o a Falconara.

 
4) La vittoria del SI non si traduce in una politica immediata a favore delle energie rinnovabili che a conti fatti da sole non possono ancora bastare. Cosa vi aspettate, che all’indomani della cessazione delle attività nelle piattaforme, l’Italia magicamente si sosterrà solo con le rinnovabili? Siamo d’accordo che l’utilizzo dei combustibili fossili non sia una pratica sostenibile. Ma appunto per questo bisognerebbe puntare non alla costruzione di altri impianti, bensì allo sfruttamento residuo di quelli già esistenti che devono fare da supporto alle energie rinnovabili sempre più in crescita ma non ancora autonome. In un futuro (credo ancora troppo lontano) si auspica l’utilizzo esclusivo di energie rinnovabili ma ciò deve essere fatto un passo alla volta, con la consapevolezza che un periodo di “transizione” è fisiologico e l’utilizzo delle fonti fossili, soprattutto del gas, ci dovrà accompagnare in questo passaggio. In poche parole, se togliamo il gas e il petrolio dobbiamo essere in grado di sostenere subito “la baracca” in un altro modo altrettanto efficiente. Le stesse Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring Club italiano e WWF hanno detto: “quello che serve per difendere una volta per tutte i nostri mari è il rigetto immediato e definitivo di tutti i procedimenti ancora pendenti nell'area di interdizione delle 12 miglia dalla costa e una moratoria di tutte le attività di trivellazione a mare e a terra, sino a quando non sarà definito un Piano energetico nazionale volto alla protezione del clima e rispettoso dei territori e dei mari italiani”. Ok siamo d'accordo ma nel frattempo che definiamo il Piano energetico, l’Italia come vivrà?

Michela, lei e' piu' fossile del petrolio mi sa. Di quale futuro si tratta? Fra quanti decenni facciamo questa transizione? Perche' sa, il mondo non piu' aspettare. Abbiamo avuto DIECI mesi di caldo record e di fila fra il 2015 e 2016, tutti gli equilibri biologici sono saltati e occorre fare il piu' in fretta possibile.

Questo referendum non cambiera' niente sul breve termine. Sara' solo un segnale per dire che Italia vogliamo nel futuro e per questo che dico che e' un voto simbolico. Stia tranquilla che nessuna piattaforma verra' chiusa il 18 Aprile ed avremo tutto il tempo del mondo per pianficare il futuro in modo intelligente, invece che contiuare a sbattere la testa con i buchi. Ma dobbiamo iniziare e lo dobbiamo fare senza aspettare un giorno di piu'.

Come gia' detto lei parte dal presupposto che il petrolio italico serva a mantenere la nazione dal punto di vista energetico. Non e' cosi. Abbiamo distrutto l'intera Basilicata, e Gela, e Falconara, e Ravenna inseguendo il dio-trivellante, e abbiamo tirato fuori il 7.5% del nostro fabbisogno nazionale.

SI o NO che sia, se continuiamo cosi, lo importeremo sempre il petrolio.

Quello che ci vuole e' un piano a lungo termine in favore di un sistema di energia rinnovabile ed efficente. E questo piano inizia con il fare capire la nostra volonta' al governo che vogliamo una Italia moderna ed intelligente e con un SI il 17 Aprile.

Voglio vedere l'Italia che supera la Germania. 


5) Il referendum è illegittimo, fa leva sulla disinformazione dei cittadini e sulla cattiva immagine che una trivella ha nell’immaginario comune. Non è un referendum lo strumento più adatto per risolvere un tema così complesso e così tecnico. O meglio, potrebbe esserlo se fossimo tutti degli esperti di coltivazione d’idrocarburi, ma non lo siamo. Trivellare non vuol dire necessariamente essere contro le politiche green, anzi, la normativa di settore è piuttosto severa e restrittiva nei confronti delle concessioni e degli adempimenti a cui le compagnie devono prestare attenzione.

Chi e' lei per dire questo? Il punto e' che -- quale che sia la storia dietro questo referendum -- siamo chiamati alle urne. Punto e fine. E' uno spreco di soldi non andarci. E' uno schiaffo a chi e' morto cent'anni fa per darci il diritto di votare. E' un insulto alla democrazia. E si cara mia, trivellare significa essere contro le politiche green. Perche' trivellare significa alimentare la petrol-dipendenza, l'inquinamento, la monnezza.

Le compagnie se ne fanno un baffo degli "adiempimenti". A quelli interessa solo il profitto, sulle spalle di chicchessia.

6) Non è vero che la presenza degli impianti abbia ostacolato il turismo... Se così fosse, il litorale romagnolo (dove ci sono il maggior numero di impianti) non registrerebbe ogni stagione i flussi turistici che sono invece ben noti. Così anche la Basilicata. In poche parole il turista da peso ad altre cose, e non alla presenza delle piattaforme

Il litorale romagnolo sprofonda. Basilicata e Sicilia sono ogni anno nella top three delle regioni piu' povere d'Italia. La riviera romagnola da anni e' stata abbandonata dai turisti europei, che preferiscono lidi piu' naturalistici e meno costosi. Appunto, la Croazia per ora trivelle-free. Ma poi... lei va in vacanza a Gela? A Marghera? A Falconara?  Ce li porta i suoi bambini a respirare aria putrefatta?

Vada, ci dia l'esempio.


7) ...e non è vero neanche che l’estrazione di combustibili dal sottosuolo può innescare terremoti come quello avvenuto anni fa in Emilia. Questa è un’argomentazione piuttosto tecnica di cui non auguro la lettura integrale nemmeno al mio peggior nemico, ma se volete trovate le conclusioni del rapporto a pagina 56 e successive di questo documento.

E invece e' vero. Lo dicono dozzine di studi scientifici e pure l'ente geologico piu' importante del mondo, l'USGS. Pensi un po. Io degli studi italiani non mi fido quasi mai. Perche'? Perche' gira e rigira c'e' sempre qualcosa di losco sotto. 


8) La vittoria del SI contribuirà allo sfruttamento dei paesi in via di sviluppo. Dal momento che nel giro di qualche anno verranno dismesse le nostre piattaforme e che il passaggio verso le rinnovabili è ancora qualcosa di molto lento, la vita continua e noi dovremo pur accendere i fornelli di casa e per farlo ci servirà ancora del metano. Metano che le compagnie si dovranno andare a cercare da qualche altra parte e che ci venderanno (a costi più cari, ma questa è un’altra storia che ricorda tanto quello che successe per il nucleare). E noi lo compreremo questo metano, lo compreremo più caro ma con la coscienza più pulita perché siamo ambientalisti e abbiamo detto che il nostro mare “non si spirtusa”. Il nostro mare, appunto. Per fortuna arriva Claudio Descalzi, amministratore delegato Eni che, a braccetto di Renzi, già un paio d’anni fa esclamava soddisfatto: "In Mozambico l’Eni ha fatto la più importante scoperta di gas della sua storia: 2.400 miliardi di metri cubi di gas che consentirebbero di soddisfare il bisogno degli italiani per trent'anni". Inutile dire quanto poco gliene possa fregare del gas agli abitanti del Mozambico, loro che non hanno nè fornelli né automobili. Noi quindi ci prendiamo da loro gas e petrolio e loro si prendono solo gli eventuali rischi più qualche spicciolo che andrà nelle casse del governo locale. Molto comodo essere ambientalisti così, evvero? Io sinceramente non mi sentirei a posto con la coscienza a votare SI e poi accendere i fornelli con il gas che viene non dall’Adriatico (no per carità, il nostro mare va tutelato) ma dal Mozambico che accoglie le compagnie petrolifere che noi abbiamo cacciato, accollandosi il rischio ambientale perché ha solo gli occhi per piangere e nessun potere contrattuale per dire “no, noi le vostre trivelle
 
Oddio, pure il terzo mondo ci mancava. Le dico a lei quello che ho detto alla sua collega Monica Tommasi. A quelli del Mozambico, della Nigeria non gliene importa un fico secco che si trivelli Ravenna o Gela o Ortona. A quelli del Mozambico e della Nigeria importa che il loro dolore cessi, che ci sia giustizia, che l'ENI e la Shell e la BP smettano di avvelenargli l'ambiente in cambio di pochi spiccioli.  Se uno parla con loro sarebbero i primi a dirci di non trivellare piu' niente e che il petorlio e' la distruzione di tutto quello che di buono una comunita' puo' avere.

Quindi la risposta non e' distruggere tutto il mondo. La risposta e' scappare il piu' velocemente possibile dal petrolio, in Italia come in Nigeria.  In Francia, quelli che combattono contro le trivelle dicono "Ni ici ni aillerus", ne qui ne altrove. 

Lei dira': e che ci posso fare io?

Non lo so. Alla fine ciascuno vive con la sua coscienza. Ma ... se invece di scrivere post patetici con una ottica negativa e perdente, lei usasse quel che e' e quel che ha in modo costruttivo?

Dice di essere una geologa disoccupata. Prenda il suo sapere e il suo tempo e si metta a fare una campagna per migliorare la qualita' di vita in Mozambico, in Nigeria, se veramente vuol difendere Mozambico e Nigeria.  E' difficile? Puo' darsi.  Ma se l'ho fatto io dalla California all'Italia, e lo faccio da nove anni a questa parte,  lo puo' fare pure lei per il Mozambico, se veramente le stesse a cuore. Lotti perche' le loro vite siano migliori invece di dire visto che trivelliamo il Mozambico, trivelliamo pure l'Italia. Faccia una campagna per le rinnovabili in Italia, cosi' questa supposta transizione arrivera' prima.

Vada a Gela e chieda loro in che modo puo' essere a loro servizio.

Vada, cambi il mondo. 
In meglio.

Saturday, March 19, 2016

Debora Serracchiani, PD: il petrolio e la coerenza perduta



Fra il 2016 e il 2012 ci sono 4 anni
e 180 gradi di cambiamento sull'opinione in merito al petrolio
di questa eccellente politica italiana.

Nel 2012 andava a manifestazioni contro le trivelle
Nel 2012 faceva interrogazioni parlamentari in Europa.

Nel 2016 cambia idea e si scaglia contro il referendum anti-trivelle.

Il referendum e' inutile perche'
"dovremmo comprare all'estero molto piu' gas e petrolio".

Ci dica lei allora qual'e' lo strumento giusto
e che dobbiamo fare per proteggere il mare.

Altri buchi? 
 


 "Io sono convinta che l’Italia si cambia radicalmente governandola, prendendo decisioni ogni giorno. A differenza di chi pensa solo a cogliere ogni occasione per distorcere o strumentalizzare e poi si rivela incapace di incidere minimamente sulla realtà del nostro Paese, questo significa essere coerenti nei fatti e negli atti di governo. Chi, a prescindere dalla casacca, non è in grado di farlo o preferisce star seduto a sentenziare, può tranquillamente continuare a compiacersi vergando acidi editoriali o ricostruendo scenari palesemente contraddittori."

Debora Serracchiani, 19 Marzo 2016

Sicuramente avra' inciso ottimamente lei sulla realta' dell'Italia
con grande coerenza, ricostruendo scenari lineari e logici,
e con amore per l'Italia al petrolio.

Lei ha ancora da spiegare come si conciliano i suoi atti 
del 2012 e le sue parole del 2016.

C'e' di mezzo una poltrona? 


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"[Il turismo] rischia di essere definitivamente compromesso da insediamenti estrattivi, che trasformerebbero il mare da risorsa turistica ad area industriale. Inoltre nella stessa zona è insediata una delle principali flottiglie pescherecce italiane, e anche quest'attività, che già vive un momento di grande crisi, rischia una grave compromissione."

Debora Serracchiani, 2012

"Se il referendum passera' saranno inutilmente a rischio moltissimi posti di lavoro, dovremmo comprare all'estero piu' gas e piu' petrolio, e soprattutto l'Adriatico non sara' meglio difeso. Ecco perche' la segreteria del PD pensa che questo referendum non contribuisca a migliorare la situazione attuale" 

Debora Serracchiani, 2016.

Cosa le ha fatto cambiare idea cara Debora? Qual'e' lo strumento per "migliorare" la situazione trivelle in Italia?  Per difendere meglio il mare?

Se lei non lo ricordasse, il suo partito ha fatto di tutto per ostracizzare questo referendum, e per far cadere cinque dei sei quesiti proporsi, per dare vita facile ai vostri petrol-amici, per trivellare l'Italia a piu' non posso.  

La aspetto a proporre qualcosa di *costruttivo*.


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Debora Serracchiani, il nuovo che avanza.


Grazie a Dario Vescovi

Qui quando addiruttura la Debora faceva le interrogazioni parlamentari in 
Europa contro il petrolio in Puglia.

Gliele rifarei quelle domandi pari pari.
Che vergogna.

Che peccato che con internet non si possa mentire, eh?


Interrogazione con richiesta di risposta scritta alla Commissione -- Articolo 117 del regolamento

Sergio Paolo Frances Silvestris (PPE) , Roberta Angelilli (PPE) , Sonia Alfano (ALDE) , Antonello Antinoro (PPE) , Pino Arlacchi (S&D) , Antonio Cancian (PPE) , Lorenzo Fontana (EFD) , Barbara Matera (PPE) , Erminia Mazzoni (PPE) , Mario Pirillo (S&D) , Vittorio Prodi (S&D) , Crescenzio Rivellini (PPE) , Potito Salatto (PPE) , Giancarlo Scottà (EFD) , Gianni Vattimo (ALDE) , Giovanni La Via (PPE) , Niccolò Rinaldi (ALDE) , Paolo De Castro (S&D) , Alfredo Pallone (PPE) , Alfredo Antoniozzi (PPE) , Gabriele Albertini (PPE) , Debora Serracchiani (S&D) , Salvatore Tatarella (PPE) , Mario Mauro (PPE) , David-Maria Sassoli (S&D) , Gianni Pittella (S&D) , Iva Zanicchi (PPE) , Clemente Mastella (PPE) , Aldo Patriciello (PPE) , Giommaria Uggias (ALDE) , Andrea Zanoni (ALDE) , Lara Comi (PPE) , Raffaele Baldassarre (PPE) , Licia Ronzulli (PPE) , Cristiana Muscardini (PPE) , Mario Borghezio (EFD) , Claudio Morganti (EFD) , Marco Scurria (PPE) , Giuseppe Gargani (PPE) , Carlo Fidanza (PPE) e Salvatore Iacolino (PPE)


Oggetto: Estrazione di petrolio a ridosso delle coste pugliesi nella zona tra i comuni di Monopoli e Ostuni

La società Northern Petroleum ha avviato il 20 novembre 2011 i lavori di prospezioni geosismiche per individuare eventuali giacimenti petroliferi a poche miglia dalle coste pugliesi nella zona tra i comuni di Monopoli e Ostuni in Italia. La metodologia air-gun con cui vengono compiute dette indagini consiste in violente esplosioni di aria compressa che danneggiano il pescato e l'intero equilibrio marino.

Nel territorio interessato si è sviluppata una fiorente economia turistica, con migliaia di alberghi, masserie, villaggi vacanze e bed and breakfast. Tale fondamentale settore produttivo rischia di essere definitivamente compromesso da insediamenti estrattivi, che trasformerebbero il mare da risorsa turistica ad area industriale. Inoltre nella stessa zona è insediata una delle principali flottiglie pescherecce italiane, e anche quest'attività, che già vive un momento di grande crisi, rischia una grave compromissione.

Gli enti locali — comuni, province e regioni — hanno espresso con più atti formali, amministrativi e legislativi, la loro determinata contrarietà all'insediamento di attività estrattiva nel Mare Adriatico. Tale volontà è confermata da un grande movimento di opinione, culminato il 21 gennaio scorso in una manifestazione popolare a Monopoli, con migliaia di cittadini, centinaia di associazioni — tra cui WWF e Legambiente — e tutte le istituzioni del territorio.

Alla luce di questa manifesta contrarietà delle istituzioni territoriali e della popolazione all'avvio della attività estrattiva, può la Commissione far sapere:


1. considerata la vocazione turistica e l'attività di pesca del territorio interessato, in che modo intende agire alla luce della intervenuta relazione del PE 2011/2072;


2.  se intende verificare se l'attività di ricerca e la eventuale successiva attività estrattiva avviata a poche miglia dallo coste pugliesi sia conforme a quanto previsto dalla vigente normativa europea ossia la direttiva 92/43/CEE che istituisce la rete Natura 2000 che mira a conservare gli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (la direttiva Habitat) e la direttiva 2008/56/CE che istituisce un quadro per l'azione comunitaria nel campo della politica per l'ambiente marino (direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino, quale strumento primario per la protezione della biodiversità marina dell'Europa);


3. se considera urgente riesaminare gli aspetti connessi alle prospezioni e all'estrazione di petrolio, nonché un riesame della legislazione pertinente per introdurre uno specifico divieto alle ricerche offshore e alle trivellazioni quando il territorio interessato fonda la sua economia su attività
fortemente legate al mare, quali turismo e pesca?



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Che le hanno risposto, cara Debora? Ce lo spiega come le due cose si conciliano? Ma lei non si vergogna neanche un pochino di prendere in giro cosi' la gente?

Ah si, lei e' del PD.











Wednesday, March 16, 2016

Tutti i motivi per non trivellare l'Italia - in terra e in mare



In questi giorni un sacco di gente scrive cose a casaccio sul referendum.  Il Sole 24Ore, Jacopo Gilberti, Alberto Clo', Pierluigi Vecchia, e altre persone mai sentite prima. Sono in questa petrol-trincea da quasi dieci anni. Non ci guadagno niente (a differenza dei petrolieri) a fare questa sorta di crociata, non ho "preconcetti ideologici". Un sacco di gente viene qui o ad attaccare o a ricopiare. Hanno pure cercato di farlo chiudere questo blog. Ma non fa niente, continuo, anche se stanca. Voglio solo che l'Italia non diventi un enorme campo di petrolio, ma sia piu' bella e piu' sana. Tutto qui. Potrei andarmene al mare a Santa Monica, e invece sono qui perche' e' importante. E spero che tutti possano fare del proprio meglio per incoraggiare il SI il giorno 17 Aprile 2016.

I “Professori” ci dicono che trivellare l’Italia serve per soddisfare il nostro fabbisogno nazionale, per lo sviluppo economico, per l’occupazione, e che tutto sarà fatto in modo “sostenibile”. Questo è quello che dicono loro. Invece, io l’ho girata tutta l’Italia petrolizzanda e petrolizzata ed è lampante, ai miei occhi almeno, che l’idea di “aggiustare” la nazione facendo buchi a destra e a manca non è la soluzione. Ecco perche':

1. Paesaggio e turismo

L’Italia è un paese densamente abitato, con un paesaggio invidiabile, variegato, fatto di colline, di mare, di boschi, di posti unici. Dove le mettiamo queste trivelle? Ovunque ti giri c’è comunità, c’è vita, c’è potenziale di bellezza, non deserto. Come si può pensare di trivellare a pochi chilometri da Venezia o da Pantelleria? Petrolizzare un territorio significa imbruttirlo, avvelenarlo, annientando quasi tutto quello che già sul territorio esiste o potrebbe esistere. E significa farlo sul lungo termine. Chi comprerà una casa con vista pozzo? Quale turista vorrà venire in Italia a vedere il mare o le colline bucherellate dalle trivelle o a respirare aria di raffineria? Fra l’altro la tutela del paesaggio è uno dei punti fondamentali della nostra Costituzione.


2. Petrolio scadente

Il petrolio presente in Italia – in generale – è scadente, in qualità ed in quantità, ed è difficile da estrarre perché posto in profondità. E’ saturo di impurità sulfuree che vanno eliminate il più vicino possibile ai punti estrattivi. Non abbiamo nel sottosuolo il petrolio dei film texani, quanto invece una sorta di melma, maleodorante, densa e corrosiva che necessita di vari trattamenti prima di arrivare ad un prodotto finale.


3. Infrastrutture invasive e rifiuti

Questo fa sì che ci sia bisogno di infrastrutture ad hoc: pozzi, centrali di desolforazione, oleodotti, strade, porti petroliferi, industrializzazione di aree che sono al momento quasi tutte agricole, boschive, turistiche. Non dimentichiamo gli abbondanti materiali di scarto prodotti dalle trivellazioni – tossici, difficili e costosi da smaltire – con tutti i business più o meno legali che ci girano attorno. E non dimentichiamo il mare, dove la ricerca di petrolio può causare spiaggiamenti di cetacei, e dove è prassi ordinaria in tutto il mondo lo scarico in acqua di rifiuti petroliferi secondo il principio “occhio non vede, cuore non duole”.

4. Inquinamento aria

Sia dai pozzi che dalle centrali di desolforazione vengono emesse sostanze nocive e dannose all’agricoltura, alle persone, agli animali. Fra questi, l’idrogeno solforato (H2S), nitrati (NOx), i composti organici volatili (VOC), gli idrocarburi policiclici aromatici (PAH), nanopolveri pericolose. Alcune di queste sostanze sono provatamente cancerogene e causano danni al DNA ed ai feti. Possono anche causare piogge acide, compromettere la qualità del raccolto e la salute del bestiame. Chi eseguirà i monitoraggi, chi controllerà lo stato di salute delle persone? E’ giusto far correre questi rischi ai residenti, dato che gli effetti nefasti del petrolio sulla salute umana sono noti, e da tanto tempo, nella letteratura medico-scientifica?

5. Inquinamento acqua

Nonostante le cementificazioni dei pozzi e l’utilizzo di materiale isolante negli oleodotti, tali strutture con il passare degli anni presentano cedimenti strutturali, anche lievi, dovuti al logorio, alle pressioni, allo stress meccanico. L’elevata estensione degli oleodotti, e la profondità dei pozzi, rende difficile individuare queste fessure, che possono restare aperte a lungo, inquinando l’acqua del sottosuolo e danneggiando gli ecosistemi con elevati costi di ripristino.

6. Idrogeologia e sismicità

L’Italia è a rischio sismico, con già tanti problemi di stabilità idrogeologica, di subsidenza, a cui si aggiungono in molti casi l’abusivismo e la malaedilizia. In alcuni rari casi (ma ne basta uno solo!) le ispezioni sismiche, le trivellazioni, la re-iniezione sotterranea di materiale di scarto ad alta pressione possono alterare gli equilibri sotterranei, checché ne dica qualcuno dei “tuttapostisti” accademici italiani. Come non conosciamo perfettamente la distribuzione delle falde acquifere, così non conosciamo perfettamente neanche quella delle faglie sismiche. Stuzzicare i delicati equilibri geologici può innescare terremoti, anche di magnitudine elevata. E’ già successo in Russia, in California, in Colorado.

7. Incidenti

Anche prendendo tutte le precauzioni possibili, i pozzi possono sempre avere malfunzionamenti. In Italia abbiamo avuto già esempi di scoppi o incidenti gravi con emissioni incontrollate di idrocarburi per vari giorni senza che nessuno sapesse cosa fare: nelle risaie vicino a Trecate, nei mari attorno alla piattaforma Paguro, nei campi di Policoro. Per risanare Trecate non è bastato un decennio. Non per niente in California c’è una fascia protettiva anti-trivelle di 160 chilometri da riva, e non per niente è dal 1969 che non si buca più il mare.

8. Speculatori

Molte delle ditte che intendono trivellare l’Italia sono minori, straniere, con piccoli capitali sociali. Spesso annunciano di volere fare il salto di qualità con il petrolio d’Italia perché – e lo dicono candidamente ai loro investitori – da noi le leggi sono meno severe, è facile avere i permessi, le spese di ingresso sul territorio sono basse. Saranno, queste micro ditte irlandesi, australiane, statunitensi e canadesi, capaci di gestire i controlli ambientali a regola d’arte? Ed in caso di incidenti, con i loro esigui capitali sociali, avranno le risorse per affrontare operazioni di pronto intervento, risanamento ambientale e risarcimento danni?

9. Minimi benefici

Il petrolio d’Italia non farà arricchire gli Italiani, non porterà lavoro, e tanto meno risolverà i problemi del bilancio energetico nazionale. Le royalties d’Italia sono basse, e la maggior parte di questo petrolio verrà estratto da ditte straniere, libere di vendere il greggio su mercati internazionali. E’ pura speculazione, niente più.

10. Basilicata

Ed anche se tutto fosse fatto a opera d’arte, il vero conto va fatto su tutto quello che il petrolio distruggerà, sui rischi che ci farà correre, a fronte dei suoi presunti vantaggi. In Italia abbiamo già una regione che è stata immolata al petrolio e di cui il resto d’Italia sa poco. E’ la Basilicata, che fornisce a questa nazione circa il 7% del suo fabbisogno nazionale. Tutti i problemi elencati sopra sono realtà in Basilicata: sorgenti e laghi con acqua destinate al consumo umano inquinate da idrocarburi, declino dell’agricoltura, del turismo, petrolio finanche nel miele, aumento di malattie, mancanza di lavoro, smaltimento illegale di materiali tossici, anche nei campi agricoli. E cosa ha guadagnato la Basilicata da tutto ciò? Un dato per tutti: secondo l’Istat, la Basilicata è la regione più povera d’Italia. Era la più povera prima che arrivassero i petrolieri con le loro vuote promesse di ricchezza, lo è ancora oggi.

Invece che fare buchi, e voler succhiare petrolio fino allo stremo, non sarebbe meglio coprire tutti i tetti d’Italia con un pannello fotovoltaico?

Tuesday, March 1, 2016

I 135 motivi per votare si al referendum contro le trivelle





Eccoci qui, le 135 piattaforme marine e le 3 unita' galleggianti di stoccaggio nel nostro Mar Adriatico, nel Mar Ionio e nel Canale di Sicilia.

Le tre unita' galleggianti altro non sono che navi FSO o FPSO: Vega (Pozzallo, Sicilia), RospoMare (Vasto, Abruzzo) e Aquila (Brindisi, Puglia)

Sono 135, ed altrettanti motivi per dire "si al mare pulito" e no alle trivelle di Renzi, della Guidi, di Galletti e di tutti i politici pseudo-amanti del mare che del mare italiano non amano, non conoscono e non meritano niente.

Notare che i gran professori vanno dicendo che "se non lo tiriamo fuori noi, lo faranno i croati". Bene, ecco qui, sono tutti pozzi attivi, alcuni sottocosta, altri vicino al confine delle acque croate. Trivelliamo dagli anni '50 senza chiedere niente a nessuno.  La coerenza qui e' un optional.

Sul referendum: si e' un referendum svuotato del suo intento iniziale, cioe' fermare le trivelle in mare. Il questito, da quel che riesco a capire, riguarda solo la durata temporale delle concessioni. Quindi non e' un voto *veramente* contro le trivelle.  Dei quattro quesiti iniziali e' rimasto solo questo, e non certo per colpa del popolo italiano, quanto dei nostri politici che hanno cercato di fare di tutto per fermare questo voto, troppo timorosi di perdere le faccia, invece che di fare la cosa giusta e cioe' ASCOLTARE il popolo. 

Resta pero' un voto importanate anche se  simbolico: occorre votare e votare SI per mandare un segnale a Renzi e compari che siamo tanti, quale che sia il quesito.  E serve per mandare un segnale ai petrolieri che qui siamo informati, che siamo agguerriti e piu' forti di loro, che alle loro chiacchere non crediamo, che non sono benvenuti, cosi magari prima di venire ci pensano due volte.

Si, i nostri pesudopolitici hanno fatto di tutto per farlo fallire questo referendum: un giorno a casaccio, senza l'accorpamento con il voto di Giugno, un solo quesito,  poca pubblicita'. E quindi sta a noi NON farlo fallire. Occorre andare a votare, dirlo a tutti, volerlo. Occorre che ciascuno ne parli con i propri amici, e parenti, e conoscenti, e fare lo sforzo di diventare piccoli attivisti.

Hanno paura dei nostri numeri, e ci accusano di essere "populisti", e "poco informati" e "chiusi al dialogo". Non e' vero niente, hanno solo paura, perche' loro sono pochi, siamo molti piu' noi. E sono sicura che qualsiasi persona LIBERA da interessi di parte non potra' che essere con noi. Sta allora a noi martellare tutti, e vincere. Dobbiamo fargli vedere che non vogliamo l'Italia al petrolio, in tutti i modi possibili, Anche con questo referendum. 

Dobbiamo fare ogni giorno quel che possiamo, e il 17 Aprile e' il voto al SI che possiamo fare, noi e i nostri amici. 









Saturday, May 4, 2013

La manifestazione del 13 Aprile 2013



Ormai sono passate un po di settimane, ed a detta di tutti e' stato un gran successo e ne sono felice.

Diverse persone mi hanno chiesto perche' non c'ero.

E' una risposta lunga, e difficile e che fa anche male.

Non c'ero non perche' non avessi voluto esserci. Anzi, avrei fatto di tutto per vivere questa cosa in carne ed ossa -- per una volta -- e non dietro una tastiera di computer.

Non e' stata una mia scelta  -- purtroppo gli organizzatori hanno deciso una data in cui ero in India, un viaggio programmato da tempo per lavoro ed e' stato impossibile conciliare il tutto.

Perche' non hanno voluto includermi? Non lo so - gelosia? Invidia? L'essere donna? L'essere indipendente e non parte di nessun partito politico, nessuna sigla ambientalista di grido? Non lo so.

Sarebbe solo bastato dire grazie e ricordare il lavoro di questi anni - fatto prima che il petrolio diventasse di moda, e anzi, facendolo diventare di moda. Se ora tutti sanno cosa vuol dire H2S, FPSO, fanghi di perforazione, royalties basse e limiti californiani non e' certo merito di quei gran "capoccioni" dei palazzi alti che pontificano lontani dalle persone.

"Grazie, sei con noi anche se lontana" era sufficiente.

E infatti, qualcuno mi aveva scritto allora di mandare un testo di amicizia da leggere. Ma nella fretta i capoccioni si sono "dimenticati" di leggerlo e cosi lo pubblico qui in calce.

Vorrei pero' ricordare con affetto tutte le persone che hanno lavorato dietro le quinte, soprattutto le donne. Si sente spesso dire che in Italia noi donne abbiamo un ruolo marginale, che il machismo impera.

L'ambientalismo non e' diverso, e c'e' sempre qualche prepotente -- spesso anche incompetente -- che pensa di poter alzare la voce e fare il gallo.

E alla fine sono sempre le donne che per quieto vivere tacciono, e cercano di essere accomodanti.

Il loghi e le immagini - le cose che facciamo in Abruzzo hanno sempre una grafica eccellente, incluse le locandine della manifestazione -  quello e' perche' c'e' dentro la grazia e l'arte di Fabrizia Arduini.

A lei e a tutte le donne che hanno lavorato dietro le quinte -- e non da ieri, ma da anni, e con amore e disinteresse -- Assunta Di Florio, Ilaria Giangrande, Maria Grazia Salvatorelli, Ines Palena, Sonia, Alessia Felizzi - Grazie!

Ecco invece il mio testo che si sono "dimenticati" di leggere.

A buon intenditore poche parole.

God bless America.

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Cari amici, cari amanti dell’Abruzzo

Eccoci di nuovo tutti assieme per scrivere una nuova pagina nella difesa dell’Abruzzo dalle grinfie dei petrolieri.

Siamo tanti - tutti con dei ricordi, dei sogni, dell’affetto collegati alla costa teatina - le nuotate in acqua da bimbi, i primi amori d’estate, le passeggiate in solitaria d’inverno, il mare in tempesta, l’ondulare dei canneti, le scogliere, i tramonti.

Ciascuno di noi ha un motivo suo personale per dire forte e chiaro a Passera, a Clini, a Bersani, a Monti e a tutta la classe governante che quel mare e’ nostro e non loro, che la Mediterranean Oil Gas, Sergio Morandi e il mostro petrolifero Ombrina Mare non sono benvenuti qui e che non ce li vogliamo. Per dirgli che siamo tutti uniti, e certi, e compatti e che non c’e’ nessun compromesso possibile.

Vogliamo che il nostro mare resti cosi’ e’ com’e’ – piu’ bello, piu’ pulito, protetto dal Parco della Costa Teatina -- e non trasformato in una pattumiera petrolifera con pozzi, desolforatori galleggianti, fiamme sputa idrogeno solforato, e monnezza di vario genere ad inquinare acqua e aria. Non e’ questo che vogliamo, ne come individui ne come collettivita’.

Ormai sono sei anni che combattiamo il mostro petrolifero e sono sei anni che resistiamo. Non e’ stato facile e non lo sara’ per il resto delle nostre vite, perche’ che ci piaccia o no, finche’ ci sara’ petrolio, ci sara’ sempre qualcuno che vorra’ tirarlo fuori e specularci sopra.

Ma gli anni passati devono darci coraggio ed insegnarci la strada maestra, che e’ quella dell’impegno personale, del mettere da parte le differenze per il bene comune, del mettere pressione ai nostri troppo timidi politici, del sentirsi protagonisti tutti in prima persona, quale che sia la nostra professionalita’ o il nostro ruolo nella societa’. La democrazia funziona solo quando tutti sentiamo che la res publica e’ res mea, e la si protegge alacremente e senza paura dando quello che abbiamo, tutti a nostro modo.

Abbiamo sconfitto l’ENI ad Ortona, quando di petrolio non parlava nessuno nel resto d’Italia, e di questo dobbiamo essere orgogliosi. Possiamo farcela anche con la MOG. Basta solo non stancarsi, fare un pochettino ogni giorno e non dimenticare perche’ facciamo tutto questo.

Ai politici presenti: siamo qui anche a causa della vostra scarsa incisivita’ nel corso degli anni. A voi e’ chiesto un impegno maggiore che al cittadino normale. Da voi ci aspettiamo risposte, attivismo concreto e costante presso le autorita’ romane e non parole vuote o il dolce far niente. C’e’ un milione di persone che ve lo chiede. A Roma sono in giacenza altre concessioni petrolfiere per Vasto, Francavilla, Pineto. Non aspettate di arrivare all’ultimo minuto per fare qualcosa. Chiedete, datevi da fare, spiegateci. Fate gli interessi nostri – dei vostri elettori – e tiratelo fuori questo benedetto coraggio una volta per tutte.

Non dimenticate le concessioni in terra – con trivelle programmate per la reserve natural del Borsacchio a Teramo, ad Aglavizza nel Vastese, o la saga interminabile della Forest Oil a Bomba. Queste sono responsabiita’ concrete che avete davanti, che occorre risolvere con un netto no a livello regionale e per cui non avete scuse. Il tempo della passerella e’ passato, e ora ci vogliono i fatti veri.

Io sono in India. in questo momento e non posso essere fra voi. In questi anni ho vissuto tutte le emozioni possibili in merito al petrolio d’Abruzzo – stanchezza, rabbia, sconforto, gioia, impotenza. Questa storia mi ha cambiato la vita e non lo so perche’ me la sia presa cosi a cuore. So pero’ che tutto questo ha dato un senso speciale ai miei giorni e di essere onorata di avere potuto fare qualcosa di buono per qualcosa che fosse piu’ importante che il trantran quotidiano.

Il mare d’Abruzzo non sara’ il mare piu bello del mondo, ma e’ il nostro, non ne abbiamo altri, ed occorre volergli bene.

Un abbraccio a tutti – meno che a Sergio Morandi.

Ciao! MR









Tuesday, April 16, 2013

Ombrina Mare - le balle di Sergio Morandi



Dedicato a Sergio Morandi e alle sue balle petrolifere.

Caro Morandi, qui non si tratta di bugie e disinformazione contro Ombrina, qui si tratta di un emerito sconosciuto --lei -- che non ha niente a che spartire con l'Abruzzo e che pensa di poter venire qui - e in questo caso si, con bugie e disinformazione - a fare il comodo suo.

Le da fastidio vero, che le parole H2S, FPSO, fanghi di perforazione e desolforazione siano entrate nel lessico comune vero? LE da fastidio vero che concetti magari difficili da capire sono stati resi accessibili a tutti?

O pensava che stavamo qui ad aspettare lei che salvava la patria all'ombra di pozzi e fiammelle? Gliel'abbiamo gia' detto in mille modi che non ce la vogliamo qui - e il giorno 13 Aprile c'erano circa 40,000 persone a ribadirlo, per cui lei prenda la sua propaganda e i suoi posti di lavoro immaginari e se ne torni a casa sua.

Intanto, ecco qui, direttamente dalla Medoilgas di Londra, le stime sull'inquinamento di Ombrina Mare, come riportate presso la Commissione di Valutazione Ambientale di Roma.

Sei pozzi a 5km da riva, una piattaforma, una nave FPSO.
Gli oleodotti da Ortona a Santo Stefano sono in blu.

Emissioni di H2S, NOX, SO2, CO e NMHC - stimate dalla sua stessa compagnia dei miracoli.
Ogni altro commento e' superfluo.


H2S

NOX


SO2

CO
NMHC