Michela Costa, pro trivelle
Per chi capita per la prima volta su questo blog:
"La docente di fisica sfida i pozzi: cosi nasce il fronte antitrivelle"
La Repubblica, 2010.
Sarei io.
E' tutto iniziato nel 2007, nove anni fa.
Non c'era nessuno a suo tempo,
ne Greenpeace, ne Legambiente e nessun altro
professorone.
Infine: la mia storia personale e' complessa.
Sono nata e cresciuta nel Bronx.
Ho vissuto in Abruzzo per 10 anni e poi altri 5 a Padova.
Sono un po italiana e un po americana e vivo negli USA per tanti motivi.
Non sono scappata dall'Italia, quanto tornata
a quelle che sentivo fossero le mie origini.
Quando ho saputo che volevano trivellare l'Abruzzo
ho dato tutto quello che potevo
sebbene non ci vivessi piu' da quasi 20 anni.
E' stato soprattuto grazie al mio attivismo e
all'infomazione fatta attraverso questo blog
che nessun pozzo nuovo e' stato trivellato in Abruzzo
dal 2007 ad oggi, ne in terra, ne in mare.
Never believe that a few caring people
can't change the world.
For, indeed, that's all who ever have.
Margaret Mead
Non
volevo scrivere niente di questa Michela Costa, non sapevo chi fosse, e
mi faceva anche un po vergogna per lei rispondere alle sue argomentazioni vecchie e fossili.
Come dire, perche' sprecare gli elettroni per una sconosciuta che si
sveglia la mattina e scrive cose a casaccio? Scrive pure cose sbagliate,
con quello che lei chiama raziocinio, ma in realta' e' solo un parlare
errato, senza un briciolo di amore per l'Italia e per chi le trivelle le
vive ogni santo giorno.
E quindi volevo tacere. Ma poi sono stata letteralmente bombardata di richieste di commenti ed eccomi qui.
Di se stessa, dice:
E
no, non sono un geologo che lavora in piattaforma, sono un geologo
disoccupato che manco ci pensa ad andare a lavorare in piattaforma, per
carità. E non ho nessuno in famiglia che lavora alla Eni.
E dice pure:
ho molto a cuore l’ambiente ma rifiuto la definizione di ambientalista
(parola che come "fondamentalista” e “integralista” denota un estremismo
spesso privo di qualsiasi tipo di raziocinio).
Tranquilla,
Michela. Nessuno la accusera' di essere ambientalista, perche' lei di
ambiente e di verita' e di giustizia sociale (che sono tutte cose che
vanno di pari passo) non ama niente.
Occorre solo continuare a spargere la verita', post dopo post fino al 17 Aprile.
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Cara Michela,
leggo il suo articolo e mi cadono le braccia per terra di fronte alla sua visione cosi misera del mondo.
Certo,
ciascuno ha diritto alla sua idea, inclusa lei. Vuole fare astensione e
contribuire allo spreco immane di 3-400 milioni di euro? Bene e' libera
di farlo. Vuole votare a favore dei petrolieri? Bene, e' libera di
farlo. Vuole scrivere un po di qualunquisimi su cosa pensa dopo averci
pensato mezzagiornata, una settimana? Bene, e' libera di farlo.
Ma
spero che tutti quelli che *veramente* hanno a cuore l'Italia,
l'ambiente, il futuro del pianeta siano di vedute piu' generose, piu'
intelligenti, piu' moderne di lei, con lo sguardo verso il futuro e non
fossilizzato verso il passato.
Quello
che lei non capisce e' che questo non e' un voto "tecnico", ma un voto
simbolico. E la colpa non e' certo nostra, quanto di Renzi e compari che
hanno fatto di tutto per ammazzare i quesiti piu' importanti,
lasciandone solo uno: quello sulla durata temporale delle trivelle. Non
era cosi nell'intento iniziale dei nove governatori che hanno proposto sei quesiti referendari, la stragrande maggioranza (otto su nove) del PD. Uno solo, Luca Zaia, del Veneto e' della Lega.
Capisce
Michela? Il governo ha fatto di tutto per ostacolare il voto, per
zittire gli stessi suoi governatori e per fare il lavaggio del cervello
alla gente che il voto non serve. Perche'? Perche' gli fa comodo. Perche' con
Matteo Renzi ci parlano i lobbisti del petrolio, mica i cittadini di
Viggiano.
E
quindi, per uno che un po legge fra le righe e capisce che tipo di
non-democrazia di furbi e' l'Italia, la domanda vera di questo voto e': che
Italia vuoi essere? Vuoi essere Gela o vuoi essere Taormina? E' questo
il vero quesito. Che Italia vogliamo, una Italia che vede fossile o una
Italia che vede futuro?
La sua risposta, da quel che lei scrive e': voglio essere Gela.
Credo di averlo gia' detto.
Se
vince il NO, il giorno 18 Aprile, Renzi e compari -- i democraticissimi
e coerentissimi politici italiani dalla Serracchiani in giu' -- non si
metteranno a fare distinguo su "e' gas o e' petrolio" o sulle 12 o 13
miglia. No. Useranno il voto per continuare lo status quo. Per dire
"l'Italia e' favorevole alle trivelle" e appiopparci altri pozzi, altre
"strategie nazionali", altri stoccaggi, altri petrol-inciuci. Useranno
il voto per ostacolare ancora di piu' le rinnovabili. La stampa
ufficiale italiana non e' seria, e quindi quelli del Sole 24 Ore e tutti
i loro amici la prenderanno come un plebiscito sul "continuiamo a
bucare l'Italia".
Ripeto, la domanda vera il 17 Aprile e': che Italia vuoi?
Ora, torniamo a lei, Michela.
Quello
che traspare da tutto quello che lei scrive (e che spesso leggo anche
da altri per giustificare lo status quo) e' un sentimento da perdenti: o
trivelliamo o torniamo alle caverne.
Non
e' vero. Non e' un gioco al ribasso. Abbiamo messo un uomo sulla luna,
abbiamo inventato i treni a levitazione magnetica, il mondo ce la fara'
senza le trivelle, senza far ammalare di cancro nessuno, senza mettere
altra monnezza in atmosfera, in mare, in corpo ai pesci e ai bambini.
Io
spero per lei che nessuno venga a trivellare il suo mare, la sua
citta', la sua estate. Perche' e' facile fare i geologi-chic quando i
problemi sono degli altri. E' facile dire "ho letto tutti i vostri blog"
e pontificare senza mettersi nei panni di chi vicino alle trivelle ci
vive e ci respira.
Vivo
a Santa Monica, e qui non ci sono trivelle. Quelli di generazioni prima
della mia hanno fatto di tutto perche' l'orizzonte restasse blu, con le
palme e il tramonto sul Pacifico. A loro sono grata e mi piacerebbe
che fosse cosi anche in Italia. A differenza di lei che scrive post
deprimenti sul "no we can't senza le trivelle" io voglio invece essere
quella del "yes we can con il sole e con il vento".
Sono
nove anni che faccio questo lavoro. Ci sono andata a vederle le
petrol-citta' e non vorrei questo per nessuno - Calgary, Viggiano,
Richmond, San Ardo, Gela. Non e' un bel vedere, non e' un bel respirare, non e' un bel vivere.
Ecco qui le mie risposte ai suoi dubbi ragionamenti "razionali" in favore alle trivelle:
1) Lo stop che prevede il referendum riguarda più il gas metano che il petrolio.
In Italia il petrolio, l’oggetto più demonizzato dalle campagne
“No-Triv”, viene estratto per la maggior parte a terra e non in mare.
Gli impianti che saranno oggetto del referendum estraggono
fondamentalmente metano, che sebbene fossile,
è una fonte di gran lunga meno dannosa del petrolio e ancora per molti
versi insostituibile (attualmente il 54% dell’offerta energetica
mondiale). In questa
pagina del sito dell’Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e
le Georisorse, vi è l’elenco completo delle piattaforme oggetto del
referendum (quelle entro i limiti delle 12 miglia), la profondità del
fondale (dato spesso sottovalutato, ma molto importante) e il tipo di
combustibile estratto.
Nonostante Greenpeace si faccia portavoce di immagini con ragazzi in
costume da bagno ricoperti di catrame e poveri pennuti starnazzanti nel
petrolio, scorrere velocemente l’elenco degli impianti farà capire
brevemente come la percentuale di impianti a GAS sia in netta
maggioranza rispetto a quelli a OLIO. Questo si traduce con una sola
frase: Siamo disinformati e pronti ad abboccare a qualsiasi cosa, basta che sia green.
Io non mi reputo disinformata cara Michela.
Nel
referendum non si parla di gas o di petrolio, ma di tutti gli impianti
collegati agli idrocarburi. Nei nostri mari ci sono impianti a gas e a
petrolio, tutti e due. Mai sentito parlare di Rospo Mare? Mai sentito
parlare di Gela? Mai sentito parlare di Vega A e B? Mai sentito parlare
di Ombrina Mare o di petrolio alle Tremiti?
Pensi un
po, abbiamo pure tre navi stoccaggio ancorate lungo le nostre coste per
metterci il petrolio-monnezza che viene gia' estratto. Monnezza perche'
e' di qualita' scadente. Indice API quasi sempre inferiore a 17-18.
Dove
l'ha letto poi che il gas e' meno dannoso del petrolio? Anche per il
gas si usano fanghi di perforazione, anche per il gas ci sono emissioni
in atmosfera di idrogeno solforato, benzene, VOC ed altra monnezza
varia. Lei fa la geologa ed e' errato dire questo. Lo sa che in Emilia
Romagna a causa delle estrazioni di gas c'e' la subsidenza che ha
portato all'abbassamento del terreno di vari metri? O che in Polesine ci
sono state alluvioni mortali a causa delle estrazioni di metano? Non se ne parla, ma esistono.
Quando
lo si brucia, il gas e' meno impattante delle benzina, ma i processi di
estrazione, trasporto, stoccaggio, lavorazione, sono esattamente gli
stessi. Non lo dico io. Lo dice il governo norvegese. Lo dice lo stato
della California.
Per di piu', il metano e' un gas serra, cioe' contribuisce ai cambiamenti climatici, per sua informazione.
2)
la vittoria del SI porterà comunque alla costruzione di altri impianti.
La costruzione di piattaforme entro le 12 miglia è vietata per legge
dal 2006 (comma 17 dell’art. 6 del D.Lgs 152/06) e su questo possiamo
stare sereni. La vittoria del SI non potrà, però, impedire alle
compagnie di spostarsi e costruire nuovi impianti poco oltre questo limite.
Praticamente con il SI quello che vogliamo dire alle compagnie: "Sentite,
anche se avete ancora un botto di gas da estrarre in questo giacimento,
chiudete tutti i rubinetti e spostatevi più lontano oppure andatevene
in un altro paese" Si, significa questo, ridotto ai minimi termini. La compagnia allora potrà scegliere se non cambiare stessa spiaggia stesso mare,
dismettere l’impianto entro le 12 miglia e farne, per esempio, uno
nuovo a 12,5 miglia (li dove nessuno potrà lamentarsi di nulla) oppure
andare a cercare giacimenti altrove, sulla terraferma o in altri paesi.
Ma inevitabilmente, altri impianti saranno costruiti e altri saranno
potenziati, per sopperire al fabbisogno energetico. Se vietiamo l’utilizzo degli impianti esistenti, da qualche altra parte questo gas dovremo andarlo a prendere, no?
Immagini allora la vittoria del NO quanti altri impianti ci portera' in Italia!
E
poi di cosa parla? Mi sa che lei non ha studiato un bel niente, mia
cara. Queste leggi o se le inventa o chi gliele ha passate non sapeva
bene cosa scriveva.
La costruzione di piattaforme
selvagge (cioe' senza limiti) era legale in Italia fino al 2010, quando
volevano costuire impianti a 2km sottocosta a Vasto. In Sicilia ce le
hanno gia' le piattaforme sottocosta. Nel 2010 la legge cambia e arriva
il divieto delle 12 miglia. Ma nel 2013 il divieto viene aggirato dal
governo Monti e quel galantuomo di Corrado Passera. Finalmente il
divieto torna nel 2016.
Potrei
qui scrivere altri papiri su questi comici governi italiani che nello
spazio di 5 anni cambiano le leggi quattro volte, ma voglio sottolineare
che dopo tutti questi colpi di scena, il risultato e' che siamo
adesso a una barriera di 12 miglia e che questa barriera esiste, se
vogliamo essere generosi, dal 2010. Nei cattivissimi USA il limite e'
100 miglia e dal 1981. Pensi un po come siamo indietro, eh!
Ma il punto e' un altro
:
lo sa lei, cara Michela, come ci siamo arrivati a queste foglie di fico
delle protezioni italiane delle 12 miglia? Grazie all'attivismo della
gente. Mica grazie a gente come lei che si arrende prima ancora di
incominciare? Se non era per la gente che ha protestato e si attivata e
si e' informata, staremmo ancora qui a mettere le trivelle sulla
spiaggia dei bambini.
Sul limite delle 12 miglia, concordo: e' un limite
assurdo. Quello che ci vuole e' un limite molto superiore. Facciamo come
gli USA: mettiamo pure noi 100 miglia, e chiudiamolo *tutto*
l'Adriatico alle trivelle, invece che metterci altri buchi.
Il
suo ragionamento assume pure che gli idrocarburi estratti in Italia e
nei mari d'Italia sono 1. sufficenti per l'uso che ne facciamo in Italia
e 2. che restano in Italia. Sul primo non e' cosi. Portremmo pure
trivellare la costa Smeralda, ma non ce la faremo mai, ce ne abbiamo
troppo poco di petorlio. Sul secondo non lo sappiamo. Il petrolio e il
gas sono di chi lo estrae ed e' libero di farci quello che vuole,
incluso venderlo al migliore offerente.
Infine, non
e' vero che inevetabilmente saranno costruiti altri impianti. Come gia' detto non e' trivella o muori. Invece
quello succedera' e' che finalmente potremmo dare spazio e respiro al
sole, al vento, all'industria delle auto elettriche, al cervello. Alla
vita sana e non ai bambini deformi di Gela. Se lo fanno in Germania e
in California perche' non in Italia?
3) La vittoria
del SI non scongiura un rischio ambientale, anzi, contribuisce ad
aumentare l’export petrolifero e quindi anche l’inquinamento. Ora,
immaginiamoci un disastro ambientale, un grave incidente a una
piattaforma petrolifera posizionata “correttamente” e cioè oltre il
limite delle 12 miglia. Pensate davvero che un miglio, 5 miglia o anche
20 miglia possano fare la differenza? Sarebbe comunque una catastrofe e
nessun vascello di Greenpeace o panda del WWF potrà correre avanti e
indietro e fare da barricata all’avanzare del petrolio verso le coste.
In più lo stop delle piattaforme esistenti si tradurrebbe in un maggiore traffico di petroliere che vanno a spasso per i nostri mari per portarci i combustibili che noi
abbiamo deciso di non estrarre più ma di cui avremo ancora bisogno.
Petroliere alimentate a petrolio, che trasportano petrolio e che possono
esplodere o essere soggette a perdite e sversamenti. Senza dimenticarci
che, sempre in Adriatico, anche la Croazia e la Grecia trivellano e, in
futuro, potrebbero attingere ai giacimenti che l’Italia abbandonerà in
caso di vittoria del SI. Insomma, a livello di rischio ambientale non cambia proprio nulla.
Vedo che pure lei in quanto a supercaXXole non si fa mancare niente. Ma che ragionamento contorto e'?
No, 5 miglia non possono fare la differenza, ed e' per questo che tutto l'Adriatico va chiuso alle trivelle.
E
per sua informazione, per tutto il parlare che si e' fatto in Croazia
di trivelle, non hanno fatto neanche un buco in tempi recenti. In Italia
e' dagli anni '50 che buchiamo l'Adriatico, anche vicino al confine con
i mari della ex-Yugoslavia, e quindi e' patetico dire "se non
trivelliamo noi, trivelleranno loro". Invece dovremmo dire: dovremmo
essere noi i primi a dare l'esempio, e abbandonare noi per primi le fossili in Adraitico, visto che siamo stati noi i primi a
tirarne fuori il petrolio e senza chiedere niente a nessuno.
Interessante
che lei stessa riconosce che ci
possano essere scoppi. Come gia' detto, e come dico a tutti quelli del NO il 17 Aprile, Chicco Testa, Monica Tommasi, Romano Prodi, Matteo Renzi, Federica Guidi, se siete cosi ottimisti piazzatevela voi una trivella e
tutto cio' che le trivelle comportano (oleodotti, navi, cisterne,
stoccaggi) nei mari di vostra scelta.
Prendetevi l'ombrellone a Porto Marghera o a Falconara.
4)
La vittoria del SI non si traduce in una politica immediata a favore
delle energie rinnovabili che a conti fatti da sole non possono ancora
bastare.
Cosa vi aspettate, che all’indomani della cessazione delle attività nelle piattaforme, l’Italia magicamente si sosterrà solo con le rinnovabili?
Siamo d’accordo che l’utilizzo dei combustibili fossili non sia una
pratica sostenibile. Ma appunto per questo bisognerebbe puntare non alla
costruzione di altri impianti, bensì allo sfruttamento residuo di
quelli già esistenti che devono fare da supporto
alle energie rinnovabili sempre più in crescita ma non ancora autonome.
In un futuro (credo ancora troppo lontano) si auspica l’utilizzo
esclusivo di energie rinnovabili ma ciò deve essere fatto un passo alla
volta, con la consapevolezza che un periodo di “transizione”
è fisiologico e l’utilizzo delle fonti fossili, soprattutto del gas, ci
dovrà accompagnare in questo passaggio. In poche parole, se togliamo il
gas e il petrolio dobbiamo essere in grado di sostenere subito “la
baracca” in un altro modo altrettanto efficiente.
Le stesse Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring Club italiano e WWF
hanno detto: “quello
che serve per difendere una volta per tutte i nostri mari è il rigetto
immediato e definitivo di tutti i procedimenti ancora pendenti nell'area
di interdizione delle 12 miglia dalla costa e una moratoria di tutte le
attività di trivellazione a mare e a terra, sino a quando non sarà definito un Piano energetico nazionale volto alla protezione del clima e rispettoso dei territori e dei mari italiani”. Ok siamo d'accordo ma nel frattempo che definiamo il Piano energetico, l’Italia come vivrà?
Michela,
lei e' piu' fossile del petrolio mi sa. Di quale futuro si tratta? Fra
quanti decenni facciamo questa transizione? Perche' sa, il mondo non
piu' aspettare. Abbiamo avuto DIECI mesi di caldo record e di fila fra il 2015 e 2016, tutti gli
equilibri biologici sono saltati e occorre fare il piu' in fretta
possibile.
Questo referendum non cambiera' niente sul
breve termine. Sara' solo un segnale per dire che Italia vogliamo nel
futuro e per questo che dico che e' un voto simbolico. Stia tranquilla che nessuna piattaforma verra' chiusa il 18
Aprile ed avremo tutto il tempo del mondo per pianficare il futuro in
modo intelligente, invece che contiuare a sbattere la testa con i buchi. Ma dobbiamo iniziare e lo dobbiamo fare senza aspettare un giorno di piu'.
Come gia' detto lei parte dal presupposto
che il petrolio italico serva a mantenere la nazione dal punto di vista
energetico. Non e' cosi. Abbiamo distrutto l'intera Basilicata, e Gela, e
Falconara, e Ravenna inseguendo il dio-trivellante, e abbiamo tirato
fuori il 7.5% del nostro fabbisogno nazionale.
SI o NO che sia, se
continuiamo cosi, lo importeremo sempre il petrolio.
Quello
che ci vuole e' un piano a lungo termine in favore di un sistema di
energia rinnovabile ed efficente. E questo piano inizia con il fare
capire la nostra volonta' al governo che vogliamo una Italia moderna ed intelligente e con un SI il 17 Aprile.
Voglio vedere l'Italia che supera la Germania.
5)
Il referendum è illegittimo, fa leva sulla disinformazione dei cittadini e sulla cattiva immagine che una trivella ha nell’immaginario comune.
Non è un referendum lo strumento più adatto per risolvere un tema così complesso e così tecnico. O meglio, potrebbe esserlo se fossimo tutti degli esperti di coltivazione d’idrocarburi, ma non lo siamo.
Trivellare non vuol dire necessariamente essere contro le politiche
green, anzi, la normativa di settore è piuttosto severa e restrittiva
nei confronti delle concessioni e degli adempimenti a cui le compagnie
devono prestare attenzione.
Chi e' lei per dire
questo? Il punto e' che -- quale che sia la storia dietro questo
referendum -- siamo chiamati alle urne. Punto e fine. E' uno spreco di
soldi non andarci. E' uno schiaffo a chi e' morto cent'anni fa per darci
il diritto di votare. E' un insulto alla democrazia. E si cara mia, trivellare significa essere contro
le politiche green. Perche' trivellare significa alimentare la
petrol-dipendenza, l'inquinamento, la monnezza.
Le compagnie se ne fanno
un baffo degli "adiempimenti". A quelli interessa solo il profitto, sulle spalle di chicchessia.
6) Non è vero che la presenza degli impianti abbia ostacolato il
turismo... Se così fosse, il litorale romagnolo (dove ci sono il maggior
numero di impianti) non registrerebbe ogni stagione i flussi turistici
che sono invece ben noti. Così anche la Basilicata. In poche parole il
turista da peso ad altre cose, e non alla presenza delle piattaforme
Il
litorale romagnolo sprofonda. Basilicata e Sicilia sono ogni anno nella
top three delle regioni piu' povere d'Italia. La riviera romagnola da
anni e' stata abbandonata dai turisti europei, che preferiscono lidi
piu' naturalistici e meno costosi. Appunto, la Croazia per ora trivelle-free. Ma poi... lei va
in vacanza a Gela? A Marghera? A Falconara? Ce li porta i suoi bambini
a respirare aria putrefatta?
Vada, ci dia l'esempio.
7) ...e
non è vero neanche che l’estrazione di combustibili dal sottosuolo può
innescare terremoti come quello avvenuto anni fa in Emilia. Questa è
un’argomentazione piuttosto tecnica di cui non auguro la lettura
integrale nemmeno al mio peggior nemico, ma se volete trovate le
conclusioni del rapporto a pagina 56 e successive di questo documento.
E
invece e' vero. Lo dicono dozzine di studi scientifici e pure l'ente
geologico piu' importante del mondo, l'USGS. Pensi un po. Io degli studi
italiani non mi fido quasi mai. Perche'? Perche' gira e rigira c'e'
sempre qualcosa di losco sotto.
8)
La vittoria del SI contribuirà allo sfruttamento dei paesi in via di
sviluppo. Dal momento che nel giro di qualche anno verranno dismesse le
nostre piattaforme e che il passaggio verso le rinnovabili è ancora
qualcosa di molto lento, la vita continua e noi dovremo pur accendere i
fornelli di casa e per farlo ci servirà
ancora del metano. Metano che
le compagnie si dovranno andare a cercare da qualche altra parte e che
ci venderanno (a costi più cari, ma questa è un’altra storia che ricorda
tanto quello che successe per il nucleare). E noi lo compreremo questo
metano, lo compreremo più caro ma con la coscienza più pulita perché siamo ambientalisti e abbiamo detto che il nostro mare “non si spirtusa”. Il nostro mare, appunto.
Per fortuna arriva Claudio Descalzi, amministratore delegato Eni che, a braccetto di Renzi, già un paio d’anni fa esclamava soddisfatto: "In
Mozambico l’Eni ha fatto la più importante scoperta di gas della sua
storia: 2.400 miliardi di metri cubi di gas che consentirebbero di
soddisfare il bisogno degli italiani per trent'anni".
Inutile dire quanto poco gliene possa fregare del gas agli abitanti del
Mozambico, loro che non hanno nè fornelli né automobili. Noi quindi ci prendiamo da loro gas e petrolio e loro si prendono solo gli eventuali rischi più qualche spicciolo che andrà nelle casse del governo locale. Molto comodo essere ambientalisti così, evvero?
Io sinceramente non mi sentirei a posto con la coscienza a votare SI e
poi accendere i fornelli con il gas che viene non dall’Adriatico (no per
carità, il nostro mare va tutelato) ma dal Mozambico che accoglie le
compagnie petrolifere che noi abbiamo cacciato, accollandosi il rischio
ambientale perché ha solo gli occhi per piangere e nessun potere
contrattuale per dire “no, noi le vostre trivelle
Oddio,
pure il terzo mondo ci mancava. Le dico a lei quello che ho detto alla
sua collega Monica Tommasi. A quelli del Mozambico, della Nigeria non
gliene importa un fico secco che si trivelli Ravenna o Gela o Ortona. A
quelli del Mozambico e della Nigeria importa che il loro dolore cessi,
che ci sia giustizia, che l'ENI e la Shell e la BP smettano di
avvelenargli l'ambiente in cambio di pochi spiccioli. Se uno parla con
loro sarebbero i primi a dirci di non trivellare piu' niente e che il
petorlio e' la distruzione di tutto quello che di buono una comunita'
puo' avere.
Quindi la risposta non e' distruggere
tutto il mondo. La risposta e' scappare il piu' velocemente possibile
dal petrolio, in Italia come in Nigeria. In Francia, quelli che
combattono contro le trivelle dicono "Ni ici ni aillerus", ne qui ne
altrove.
Lei dira': e che ci posso fare io?
Non lo so. Alla fine ciascuno vive con la sua coscienza. Ma ... se invece di scrivere post patetici con una ottica
negativa e perdente, lei usasse quel che e' e quel che ha in modo costruttivo?
Dice
di essere una geologa disoccupata. Prenda il suo sapere e il suo tempo e si metta a fare una
campagna per migliorare la qualita' di vita in Mozambico, in Nigeria, se veramente vuol difendere Mozambico e Nigeria. E'
difficile? Puo' darsi. Ma se l'ho fatto io dalla California
all'Italia, e lo faccio da nove anni a questa parte, lo puo' fare pure lei per il Mozambico, se veramente le
stesse a cuore. Lotti perche' le loro vite siano migliori invece di dire visto che trivelliamo il Mozambico,
trivelliamo pure l'Italia. Faccia una campagna per le rinnovabili in
Italia, cosi'
questa supposta transizione arrivera' prima.
Vada a Gela e chieda loro in che modo puo' essere a loro servizio.
Vada, cambi il mondo.
In meglio.