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Sunday, March 20, 2016

Michela Costa, geologa, il referendum e il petrolio

Michela Costa, pro trivelle


Per chi capita per la prima volta su questo blog: 

"La docente di fisica sfida i pozzi: cosi nasce il fronte antitrivelle"

La Repubblica, 2010. 

Sarei io.

E' tutto iniziato nel 2007, nove anni fa.
Non c'era nessuno a suo tempo,
ne Greenpeace, ne Legambiente e nessun altro
professorone.

Infine: la mia storia personale e' complessa.
Sono nata e cresciuta nel Bronx.

Ho vissuto in Abruzzo per 10 anni e poi altri 5 a Padova.
Sono un po italiana e un po americana e vivo negli USA per tanti motivi.

Non sono scappata dall'Italia, quanto tornata
a quelle che sentivo fossero le mie origini.

Quando ho saputo che volevano trivellare l'Abruzzo
ho dato tutto quello che potevo
sebbene non ci vivessi piu' da quasi 20 anni. 

E' stato soprattuto grazie al mio attivismo e
 all'infomazione fatta attraverso questo blog
che nessun pozzo nuovo e' stato trivellato in Abruzzo
dal 2007 ad oggi,  ne in terra, ne in mare.

 


Never believe that a few caring people
can't change the world. 
For, indeed, that's all who ever have. 

Margaret Mead


Non volevo scrivere niente di questa Michela Costa, non sapevo chi fosse, e mi faceva anche un po vergogna per lei rispondere alle sue argomentazioni vecchie e fossili. Come dire, perche' sprecare gli elettroni per una sconosciuta che si sveglia la mattina e scrive cose a casaccio? Scrive pure cose sbagliate, con quello che lei chiama raziocinio, ma in realta' e' solo un parlare errato, senza un briciolo di amore per l'Italia e per chi le trivelle le vive ogni santo giorno.

E quindi volevo tacere. Ma poi sono stata letteralmente bombardata di richieste di commenti ed eccomi qui.

Di se stessa, dice:

E no, non sono un geologo che lavora in piattaforma, sono un geologo disoccupato che manco ci pensa ad andare a lavorare in piattaforma, per carità. E non ho nessuno in famiglia che lavora alla Eni.

E dice pure:

ho molto a cuore l’ambiente ma rifiuto la definizione di ambientalista (parola che come "fondamentalista” e “integralista” denota un estremismo spesso privo di qualsiasi tipo di raziocinio).

Tranquilla, Michela. Nessuno la accusera' di essere ambientalista, perche' lei di ambiente e di verita' e di giustizia sociale (che sono tutte cose che vanno di pari passo) non ama niente.

Occorre solo continuare a spargere la verita', post dopo post fino al 17 Aprile.


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Cara Michela,

leggo il suo articolo e mi cadono le braccia per terra di fronte alla sua visione cosi misera del mondo.

Certo, ciascuno ha diritto alla sua idea, inclusa lei. Vuole fare astensione e contribuire allo spreco immane di 3-400 milioni di euro? Bene e' libera di farlo. Vuole votare a favore dei petrolieri? Bene, e' libera di farlo. Vuole scrivere un po di qualunquisimi su cosa pensa dopo averci pensato mezzagiornata, una settimana? Bene, e' libera di farlo.

Ma spero che tutti quelli che *veramente* hanno a cuore l'Italia, l'ambiente, il futuro del pianeta siano di vedute piu' generose, piu' intelligenti, piu' moderne di lei, con lo sguardo verso il futuro e non fossilizzato verso il passato. 

Quello che lei non capisce e' che questo non e' un voto "tecnico", ma un voto simbolico. E la colpa non e' certo nostra, quanto di Renzi e compari che hanno fatto di tutto per ammazzare i quesiti piu' importanti, lasciandone solo uno: quello sulla durata temporale delle trivelle. Non era cosi nell'intento iniziale dei nove governatori che hanno proposto sei quesiti referendari, la stragrande maggioranza (otto su nove) del PD. Uno solo, Luca Zaia, del Veneto e' della Lega.

Capisce Michela? Il governo ha fatto di tutto per ostacolare il voto, per zittire gli stessi suoi governatori e per fare il lavaggio del cervello alla gente che il voto non serve.  Perche'? Perche' gli fa comodo. Perche' con Matteo Renzi ci parlano i lobbisti del petrolio, mica i cittadini di Viggiano.

E quindi, per uno che un po legge fra le righe e capisce che tipo di non-democrazia di furbi e' l'Italia, la domanda vera di questo voto e': che Italia vuoi essere? Vuoi essere Gela o vuoi essere Taormina? E' questo il vero quesito. Che Italia vogliamo, una Italia che vede fossile o una Italia che vede futuro?

La sua risposta, da quel che lei scrive e': voglio essere Gela. 
 
Credo di averlo gia' detto.

Se vince il NO, il giorno 18 Aprile, Renzi e compari -- i democraticissimi e coerentissimi politici italiani dalla Serracchiani in giu' -- non si metteranno a fare distinguo su "e' gas o e' petrolio" o sulle 12 o 13 miglia. No. Useranno il voto per continuare lo status quo. Per dire "l'Italia e' favorevole alle trivelle" e appiopparci altri pozzi, altre "strategie nazionali", altri stoccaggi, altri petrol-inciuci. Useranno il voto per ostacolare ancora di piu' le rinnovabili.  La stampa ufficiale italiana non e' seria, e quindi quelli del Sole 24 Ore e tutti i loro amici la prenderanno come un plebiscito sul "continuiamo a bucare l'Italia".

Ripeto, la domanda vera il 17 Aprile e': che Italia vuoi? 

Ora, torniamo a lei, Michela.
 
Quello che traspare da tutto quello che lei scrive (e che spesso leggo anche da altri per giustificare lo status quo) e' un sentimento da perdenti: o trivelliamo o torniamo alle caverne. 

Non e' vero. Non e' un gioco al ribasso. Abbiamo messo un uomo sulla luna, abbiamo inventato i treni a levitazione magnetica,  il mondo ce la fara' senza le trivelle, senza far ammalare di cancro nessuno, senza mettere altra monnezza in atmosfera, in mare, in corpo ai pesci e ai bambini.
  
Io spero per lei che nessuno venga a trivellare il suo mare, la sua citta', la sua estate. Perche' e' facile fare i geologi-chic quando i problemi sono degli altri. E' facile dire "ho letto tutti i vostri blog" e pontificare senza mettersi nei panni di chi vicino alle trivelle ci vive e ci respira.

Vivo a Santa Monica, e qui non ci sono trivelle. Quelli di generazioni prima della mia hanno fatto di tutto perche' l'orizzonte restasse blu, con le palme e il tramonto sul Pacifico.  A loro sono grata e mi piacerebbe che fosse cosi anche in Italia. A differenza di lei che scrive post deprimenti sul "no we can't senza le trivelle" io voglio invece essere quella del "yes we can con il sole e con il vento".

Sono nove anni che faccio questo lavoro. Ci sono andata a vederle le petrol-citta' e non vorrei questo per nessuno - Calgary, Viggiano, Richmond, San Ardo, Gela.  Non e' un bel vedere, non e' un bel respirare, non e' un bel vivere.

Ecco qui le mie risposte ai suoi dubbi ragionamenti "razionali" in favore alle trivelle:


1) Lo stop che prevede il referendum riguarda più il gas metano che il petrolio. In Italia il petrolio, l’oggetto più demonizzato dalle campagne “No-Triv”, viene estratto per la maggior parte a terra e non in mare. Gli impianti che saranno oggetto del referendum estraggono fondamentalmente metano, che sebbene fossile, è una fonte di gran lunga meno dannosa del petrolio e ancora per molti versi insostituibile (attualmente il 54% dell’offerta energetica mondiale). In questa pagina del sito dell’Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e le Georisorse, vi è l’elenco completo delle piattaforme oggetto del referendum (quelle entro i limiti delle 12 miglia), la profondità del fondale (dato spesso sottovalutato, ma molto importante) e il tipo di combustibile estratto. Nonostante Greenpeace si faccia portavoce di immagini con ragazzi in costume da bagno ricoperti di catrame e poveri pennuti starnazzanti nel petrolio, scorrere velocemente l’elenco degli impianti farà capire brevemente come la percentuale di impianti a GAS sia in netta maggioranza rispetto a quelli a OLIO. Questo si traduce con una sola frase: Siamo disinformati e pronti ad abboccare a qualsiasi cosa, basta che sia green.

Io non mi reputo disinformata cara Michela.

Nel referendum non si parla di gas o di petrolio, ma di tutti gli impianti collegati agli idrocarburi. Nei nostri mari ci sono impianti a gas e a petrolio, tutti e due. Mai sentito parlare di Rospo Mare? Mai sentito parlare di Gela? Mai sentito parlare di Vega A e B? Mai sentito parlare di Ombrina Mare o di petrolio alle Tremiti?

Pensi un po, abbiamo pure tre navi stoccaggio ancorate lungo le nostre coste per metterci il petrolio-monnezza che viene gia' estratto. Monnezza perche' e' di qualita' scadente. Indice API quasi sempre inferiore a 17-18.

Dove l'ha letto poi che il gas e' meno dannoso del petrolio? Anche per il gas si usano fanghi di perforazione, anche per il gas ci sono emissioni in atmosfera di idrogeno solforato, benzene, VOC ed altra monnezza varia. Lei fa la geologa ed e' errato dire questo. Lo sa che in Emilia Romagna a causa delle estrazioni di gas c'e' la subsidenza che ha portato all'abbassamento del terreno di vari metri? O che in Polesine ci sono state alluvioni mortali a causa delle estrazioni di metano? Non se ne parla, ma esistono.

Quando lo si brucia, il gas e' meno impattante delle benzina, ma i processi di estrazione, trasporto, stoccaggio, lavorazione, sono esattamente gli stessi. Non lo dico io. Lo dice il governo norvegese. Lo dice lo stato della California.

Per di piu', il metano e' un gas serra, cioe' contribuisce ai cambiamenti climatici, per sua informazione.

2) la vittoria del SI porterà comunque alla costruzione di altri impianti. La costruzione di piattaforme entro le 12 miglia è vietata per legge dal 2006 (comma 17 dell’art. 6 del D.Lgs 152/06) e su questo possiamo stare sereni. La vittoria del SI non potrà, però, impedire alle compagnie di spostarsi e costruire nuovi impianti poco oltre questo limite. Praticamente con il SI quello che vogliamo dire alle compagnie: "Sentite, anche se avete ancora un botto di gas da estrarre in questo giacimento, chiudete tutti i rubinetti e spostatevi più lontano oppure andatevene in un altro paese"  Si, significa questo, ridotto ai minimi termini. La compagnia allora potrà scegliere se non cambiare stessa spiaggia stesso mare, dismettere l’impianto entro le 12 miglia e farne, per esempio, uno nuovo a 12,5 miglia (li dove nessuno potrà lamentarsi di nulla) oppure andare a cercare giacimenti altrove, sulla terraferma o in altri paesi. Ma inevitabilmente, altri impianti saranno costruiti e altri saranno potenziati, per sopperire al fabbisogno energetico. Se vietiamo l’utilizzo degli impianti esistenti, da qualche altra parte questo gas dovremo andarlo a prendere, no?

Immagini allora la vittoria del NO quanti altri impianti ci portera' in Italia!

E poi di cosa parla? Mi sa che lei non ha studiato un bel niente, mia cara. Queste leggi o se le inventa o chi gliele ha passate non sapeva bene cosa scriveva.

La costruzione di piattaforme selvagge (cioe' senza limiti) era legale in Italia fino al 2010, quando volevano costuire impianti a 2km sottocosta a Vasto. In Sicilia ce le hanno gia' le piattaforme sottocosta. Nel 2010 la legge cambia e arriva il divieto delle 12 miglia. Ma nel 2013 il divieto viene aggirato dal governo Monti e quel galantuomo di Corrado Passera. Finalmente il divieto torna nel 2016.

Potrei qui scrivere altri papiri su questi comici governi italiani che nello spazio di 5 anni cambiano le leggi quattro volte, ma voglio sottolineare che dopo tutti questi colpi di scena, il risultato e' che siamo adesso a una barriera di 12 miglia e che questa barriera esiste, se vogliamo essere generosi, dal 2010.  Nei cattivissimi USA il limite e' 100 miglia e dal 1981. Pensi un po come siamo indietro, eh! 

Ma il punto e' un altro: lo sa lei, cara Michela, come ci siamo arrivati a queste foglie di fico delle protezioni italiane delle 12 miglia? Grazie all'attivismo della gente. Mica grazie a gente come lei che si arrende prima ancora di incominciare? Se non era per la gente che ha protestato e si attivata e si e' informata, staremmo ancora qui a mettere le trivelle sulla spiaggia dei bambini. 

Sul limite delle 12 miglia, concordo: e' un limite assurdo. Quello che ci vuole e' un limite molto superiore. Facciamo come gli USA: mettiamo pure noi 100 miglia, e chiudiamolo *tutto* l'Adriatico alle trivelle, invece che metterci altri buchi. 

Il suo ragionamento assume pure che gli idrocarburi estratti in Italia e nei mari d'Italia sono 1. sufficenti per l'uso che ne facciamo in Italia e 2. che restano in Italia. Sul primo non e' cosi. Portremmo pure trivellare la costa Smeralda, ma non ce la faremo mai, ce ne abbiamo troppo poco di petorlio. Sul secondo non lo sappiamo. Il petrolio e il gas sono di chi lo estrae ed e' libero di farci quello che vuole, incluso venderlo al migliore offerente.

Infine, non e' vero che inevetabilmente saranno costruiti altri impianti. Come gia' detto non e' trivella o muori. Invece quello succedera' e' che finalmente potremmo dare spazio e respiro al sole, al vento, all'industria delle auto elettriche, al cervello. Alla vita sana e non ai bambini deformi di Gela. Se lo fanno in Germania e in California perche' non in Italia?

3) La vittoria del SI non scongiura un rischio ambientale, anzi, contribuisce ad aumentare l’export petrolifero e quindi anche l’inquinamento. Ora, immaginiamoci un disastro ambientale, un grave incidente a una piattaforma petrolifera posizionata “correttamente” e cioè oltre il limite delle 12 miglia. Pensate davvero che un miglio, 5 miglia o anche 20 miglia possano fare la differenza? Sarebbe comunque una catastrofe e nessun vascello di Greenpeace o panda del WWF potrà correre avanti e indietro e fare da barricata all’avanzare del petrolio verso le coste. In più lo stop delle piattaforme esistenti si tradurrebbe in un maggiore traffico di petroliere che vanno a spasso per i nostri mari per portarci i combustibili che noi abbiamo deciso di non estrarre più ma di cui avremo ancora bisogno. Petroliere alimentate a petrolio, che trasportano petrolio e che possono esplodere o essere soggette a perdite e sversamenti. Senza dimenticarci che, sempre in Adriatico, anche la Croazia e la Grecia trivellano e, in futuro, potrebbero attingere ai giacimenti che l’Italia abbandonerà in caso di vittoria del SI. Insomma, a livello di rischio ambientale non cambia proprio nulla.

Vedo che pure lei in quanto a supercaXXole non si fa mancare niente. Ma che ragionamento contorto e'?

No, 5 miglia non possono fare la differenza, ed e' per questo che tutto l'Adriatico va chiuso alle trivelle. 

E per sua informazione, per tutto il parlare che si e' fatto in Croazia di trivelle, non hanno fatto neanche un buco in tempi recenti. In Italia e' dagli anni '50 che buchiamo l'Adriatico, anche vicino al confine con i mari della ex-Yugoslavia, e quindi e' patetico dire "se non trivelliamo noi, trivelleranno loro". Invece dovremmo dire: dovremmo essere noi i primi a dare l'esempio, e abbandonare noi per primi le fossili in Adraitico, visto che siamo stati noi i primi a tirarne fuori il petrolio e senza chiedere niente a nessuno.

Interessante che lei stessa riconosce che ci possano essere scoppi. Come gia' detto, e come dico a tutti quelli del NO il 17 Aprile, Chicco Testa, Monica Tommasi, Romano Prodi, Matteo Renzi, Federica Guidi, se siete cosi ottimisti piazzatevela voi una trivella e tutto cio' che le trivelle comportano (oleodotti, navi, cisterne, stoccaggi) nei mari di vostra scelta.

Prendetevi l'ombrellone a Porto Marghera o a Falconara.

 
4) La vittoria del SI non si traduce in una politica immediata a favore delle energie rinnovabili che a conti fatti da sole non possono ancora bastare. Cosa vi aspettate, che all’indomani della cessazione delle attività nelle piattaforme, l’Italia magicamente si sosterrà solo con le rinnovabili? Siamo d’accordo che l’utilizzo dei combustibili fossili non sia una pratica sostenibile. Ma appunto per questo bisognerebbe puntare non alla costruzione di altri impianti, bensì allo sfruttamento residuo di quelli già esistenti che devono fare da supporto alle energie rinnovabili sempre più in crescita ma non ancora autonome. In un futuro (credo ancora troppo lontano) si auspica l’utilizzo esclusivo di energie rinnovabili ma ciò deve essere fatto un passo alla volta, con la consapevolezza che un periodo di “transizione” è fisiologico e l’utilizzo delle fonti fossili, soprattutto del gas, ci dovrà accompagnare in questo passaggio. In poche parole, se togliamo il gas e il petrolio dobbiamo essere in grado di sostenere subito “la baracca” in un altro modo altrettanto efficiente. Le stesse Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring Club italiano e WWF hanno detto: “quello che serve per difendere una volta per tutte i nostri mari è il rigetto immediato e definitivo di tutti i procedimenti ancora pendenti nell'area di interdizione delle 12 miglia dalla costa e una moratoria di tutte le attività di trivellazione a mare e a terra, sino a quando non sarà definito un Piano energetico nazionale volto alla protezione del clima e rispettoso dei territori e dei mari italiani”. Ok siamo d'accordo ma nel frattempo che definiamo il Piano energetico, l’Italia come vivrà?

Michela, lei e' piu' fossile del petrolio mi sa. Di quale futuro si tratta? Fra quanti decenni facciamo questa transizione? Perche' sa, il mondo non piu' aspettare. Abbiamo avuto DIECI mesi di caldo record e di fila fra il 2015 e 2016, tutti gli equilibri biologici sono saltati e occorre fare il piu' in fretta possibile.

Questo referendum non cambiera' niente sul breve termine. Sara' solo un segnale per dire che Italia vogliamo nel futuro e per questo che dico che e' un voto simbolico. Stia tranquilla che nessuna piattaforma verra' chiusa il 18 Aprile ed avremo tutto il tempo del mondo per pianficare il futuro in modo intelligente, invece che contiuare a sbattere la testa con i buchi. Ma dobbiamo iniziare e lo dobbiamo fare senza aspettare un giorno di piu'.

Come gia' detto lei parte dal presupposto che il petrolio italico serva a mantenere la nazione dal punto di vista energetico. Non e' cosi. Abbiamo distrutto l'intera Basilicata, e Gela, e Falconara, e Ravenna inseguendo il dio-trivellante, e abbiamo tirato fuori il 7.5% del nostro fabbisogno nazionale.

SI o NO che sia, se continuiamo cosi, lo importeremo sempre il petrolio.

Quello che ci vuole e' un piano a lungo termine in favore di un sistema di energia rinnovabile ed efficente. E questo piano inizia con il fare capire la nostra volonta' al governo che vogliamo una Italia moderna ed intelligente e con un SI il 17 Aprile.

Voglio vedere l'Italia che supera la Germania. 


5) Il referendum è illegittimo, fa leva sulla disinformazione dei cittadini e sulla cattiva immagine che una trivella ha nell’immaginario comune. Non è un referendum lo strumento più adatto per risolvere un tema così complesso e così tecnico. O meglio, potrebbe esserlo se fossimo tutti degli esperti di coltivazione d’idrocarburi, ma non lo siamo. Trivellare non vuol dire necessariamente essere contro le politiche green, anzi, la normativa di settore è piuttosto severa e restrittiva nei confronti delle concessioni e degli adempimenti a cui le compagnie devono prestare attenzione.

Chi e' lei per dire questo? Il punto e' che -- quale che sia la storia dietro questo referendum -- siamo chiamati alle urne. Punto e fine. E' uno spreco di soldi non andarci. E' uno schiaffo a chi e' morto cent'anni fa per darci il diritto di votare. E' un insulto alla democrazia. E si cara mia, trivellare significa essere contro le politiche green. Perche' trivellare significa alimentare la petrol-dipendenza, l'inquinamento, la monnezza.

Le compagnie se ne fanno un baffo degli "adiempimenti". A quelli interessa solo il profitto, sulle spalle di chicchessia.

6) Non è vero che la presenza degli impianti abbia ostacolato il turismo... Se così fosse, il litorale romagnolo (dove ci sono il maggior numero di impianti) non registrerebbe ogni stagione i flussi turistici che sono invece ben noti. Così anche la Basilicata. In poche parole il turista da peso ad altre cose, e non alla presenza delle piattaforme

Il litorale romagnolo sprofonda. Basilicata e Sicilia sono ogni anno nella top three delle regioni piu' povere d'Italia. La riviera romagnola da anni e' stata abbandonata dai turisti europei, che preferiscono lidi piu' naturalistici e meno costosi. Appunto, la Croazia per ora trivelle-free. Ma poi... lei va in vacanza a Gela? A Marghera? A Falconara?  Ce li porta i suoi bambini a respirare aria putrefatta?

Vada, ci dia l'esempio.


7) ...e non è vero neanche che l’estrazione di combustibili dal sottosuolo può innescare terremoti come quello avvenuto anni fa in Emilia. Questa è un’argomentazione piuttosto tecnica di cui non auguro la lettura integrale nemmeno al mio peggior nemico, ma se volete trovate le conclusioni del rapporto a pagina 56 e successive di questo documento.

E invece e' vero. Lo dicono dozzine di studi scientifici e pure l'ente geologico piu' importante del mondo, l'USGS. Pensi un po. Io degli studi italiani non mi fido quasi mai. Perche'? Perche' gira e rigira c'e' sempre qualcosa di losco sotto. 


8) La vittoria del SI contribuirà allo sfruttamento dei paesi in via di sviluppo. Dal momento che nel giro di qualche anno verranno dismesse le nostre piattaforme e che il passaggio verso le rinnovabili è ancora qualcosa di molto lento, la vita continua e noi dovremo pur accendere i fornelli di casa e per farlo ci servirà ancora del metano. Metano che le compagnie si dovranno andare a cercare da qualche altra parte e che ci venderanno (a costi più cari, ma questa è un’altra storia che ricorda tanto quello che successe per il nucleare). E noi lo compreremo questo metano, lo compreremo più caro ma con la coscienza più pulita perché siamo ambientalisti e abbiamo detto che il nostro mare “non si spirtusa”. Il nostro mare, appunto. Per fortuna arriva Claudio Descalzi, amministratore delegato Eni che, a braccetto di Renzi, già un paio d’anni fa esclamava soddisfatto: "In Mozambico l’Eni ha fatto la più importante scoperta di gas della sua storia: 2.400 miliardi di metri cubi di gas che consentirebbero di soddisfare il bisogno degli italiani per trent'anni". Inutile dire quanto poco gliene possa fregare del gas agli abitanti del Mozambico, loro che non hanno nè fornelli né automobili. Noi quindi ci prendiamo da loro gas e petrolio e loro si prendono solo gli eventuali rischi più qualche spicciolo che andrà nelle casse del governo locale. Molto comodo essere ambientalisti così, evvero? Io sinceramente non mi sentirei a posto con la coscienza a votare SI e poi accendere i fornelli con il gas che viene non dall’Adriatico (no per carità, il nostro mare va tutelato) ma dal Mozambico che accoglie le compagnie petrolifere che noi abbiamo cacciato, accollandosi il rischio ambientale perché ha solo gli occhi per piangere e nessun potere contrattuale per dire “no, noi le vostre trivelle
 
Oddio, pure il terzo mondo ci mancava. Le dico a lei quello che ho detto alla sua collega Monica Tommasi. A quelli del Mozambico, della Nigeria non gliene importa un fico secco che si trivelli Ravenna o Gela o Ortona. A quelli del Mozambico e della Nigeria importa che il loro dolore cessi, che ci sia giustizia, che l'ENI e la Shell e la BP smettano di avvelenargli l'ambiente in cambio di pochi spiccioli.  Se uno parla con loro sarebbero i primi a dirci di non trivellare piu' niente e che il petorlio e' la distruzione di tutto quello che di buono una comunita' puo' avere.

Quindi la risposta non e' distruggere tutto il mondo. La risposta e' scappare il piu' velocemente possibile dal petrolio, in Italia come in Nigeria.  In Francia, quelli che combattono contro le trivelle dicono "Ni ici ni aillerus", ne qui ne altrove. 

Lei dira': e che ci posso fare io?

Non lo so. Alla fine ciascuno vive con la sua coscienza. Ma ... se invece di scrivere post patetici con una ottica negativa e perdente, lei usasse quel che e' e quel che ha in modo costruttivo?

Dice di essere una geologa disoccupata. Prenda il suo sapere e il suo tempo e si metta a fare una campagna per migliorare la qualita' di vita in Mozambico, in Nigeria, se veramente vuol difendere Mozambico e Nigeria.  E' difficile? Puo' darsi.  Ma se l'ho fatto io dalla California all'Italia, e lo faccio da nove anni a questa parte,  lo puo' fare pure lei per il Mozambico, se veramente le stesse a cuore. Lotti perche' le loro vite siano migliori invece di dire visto che trivelliamo il Mozambico, trivelliamo pure l'Italia. Faccia una campagna per le rinnovabili in Italia, cosi' questa supposta transizione arrivera' prima.

Vada a Gela e chieda loro in che modo puo' essere a loro servizio.

Vada, cambi il mondo. 
In meglio.

Sunday, January 24, 2016

Grazie

Il blog e' tornato in vita. Sono stata letteralmente sommersa di messaggi su Facebook, in privato, sull'email. Grazie a tutti. Grazie. Ho cercato di leggere tutti i messaggi, e cerhcero' di rispondere a tutti, ma ci vuole tempo e sono sola a gestire questa pagina. Per adesso, grazie, veramente. Piu' di ogni cosa ho sentito affetto, e di questo sono grata. Lo so che pare infantile, ma a volte fa bene sentirlo.

E' difficile da spiegare ma in un certo senso vivo tutte queste cose del petrolio in modo non naturale. Non sono li di persona, per me tutto (o quasi tutto) accade solo elettronicamente, e non e' che scritto il mio post posso poi andare dai miei amici-colleghi-conoscenti e dire .. ma lo sai che vogliono trivellare alle Tremiti? O lo sai che Renzi e' un fossile pure lui? O lo sai che la Annunziata ha preso 150mila euro da OIL rivista ENI? Non sanno cosa siano le Tremiti e men che meno sanno chi sia Renzi o la Annunziata!  Io lo scrivo e poi lascio che vada per la sua strada. E quindi e' stata una sorpresa vedere quante persone sono affezionate a questo blog, che e' utile, e che tutto il seminato di questi anni ha avuto un senso.

Fra le cose che mi sono state ripetute tante volte, e' quello di comprare un sito e di migrare tutto li, di fare backup etc. Sul backup, iniziamo subito. In realta' e' stato facile farlo, solo che non prima di questo episodio di supposto "phishing" non sapevo come fare. Mi sono arrivati vari messaggi con indicazioni utili, per cui grazie. Sull'aprire una pagina indipendente, e' un po difficile e ci devo pensare bene.

Non nasco come informatico e so a malapena scrivere in html. Avere un sito indipendente significa sapere smanettare bene con cose che non conosco e per cui, ve lo giuro, non ho tempo. Mi pare sempre di essere in una corsa contro il tempo -- mi arrivano messaggi da tutta Italia, sono incuriosita da tante cose e cerco di indagare su tutto prima di proferire parola. E sopra tutto questo non posso dimenticare di avere un altro lavoro. Ho studenti, ho scadenze, ho grant da scrivere, paper da fare review, viaggi di lavoro e a loro non posso dire "ah, dovevo fare il petrolio". Chi mi conosce in privato sa che la prima cosa che dico quando qualcuno mi chiede "come stai?" la risposta e' "stanca". Ed e' vero. E quindi sobbarcarmi anche il lavoro di una pagina indipendente e' un passo ancora piu impegnativo per il quale non so se ho energia.

Ovviamente se c'e' gente di buona volonta' che ha la voglia e la pazienza di creare siti paralleli, si puo' fare, ma io non so bene come muovermi e appunto ci devo pensare. 

Fin dall'inizio blogger e' stato uno strumento utile e facile.  Certo potrei mettermi su un sito mio e attaccarci la pubblicita' come fa il FQ o Beppe Grillo e usare quei soldi per pagare qualcuno che lo gestisca e corregga i troppi errori di grammatica di questo blog, ma gia' sento le urla del "quella li ci deve fare i soldi", oppure se per caso l'algoritmo tira fuori pubblicita' dell'ENI "ecco e' una venduta pure la D'Orsogna", e poi ancora chi sarebbe questo gestore? E se la cosa mi sfugge dalle mani e diventa qualcosa di amorfo di quello che ho voluto costurire? Non dico di avere la risposta, ma questi sono i miei dubbi. E quindi non lo so.

E adesso un po di cose private.

Contrariamente a quello che si possa pensare, sono di mio una persona riservata, e non mi piace tanto parlare delle mie cose personali, specie da questo blog o da Facebook, dove pochi sono i miei amici in carne ed ossa. Mi vergogno un po. Ma credo di essere molto di piu' della signora del petrolio e ci sono mille cose che voglio sapere e di cui sono innamorata -- la storia contemporanea, l'architettura, il cinema, Los Angeles, la fotografia, i viaggi, la poesia. Un piccolo esempio: a Dicembre sono stata a San Francisco e c'e' una chiesa bellissima di Pierluigi Nervi, italiano. E' meravigliosa e non me lo aspettavo. Volevo parlarne, ma era qualcosa che esulava dal petrolio. E quindi, l'ho tenuto per me, e non ho neanche postato foto su Facebook. Oppure: ho sempre ammirato il blog della mia amica Sam, britannica, che parla delle cose belle dell'Abruzzo o il sito LA as a subject dove ho trovato cose affascinanti sulla storia di questa mia citta' che non avrei mai immaginato.  Ma non scrivo mai niente di tutto cio' perche' l'obiettivo era ed e' il petrolio. E cosi' per mille altre cose che leggo. 

In questi anni ho sempre cercato di usare questo blog e Facebook come una sorta di strumento di diffusione di petrol-argomenti, perche' quando ho iniziato a scriverlo, otto anni fa, non c'era quasi nessuno a parlare di petrolio e non volevo annacquare la nostra petrol-missione.

Era il Gennaio 2008, e fu il mio amico Roberto a convicermi a scriverne uno.  Non lo volevo fare per pudore, mi sembrava di entrare in una pubblica piazza a predicare, e non e' proprio il mio stile. Il primo post che scrissi lo rilessi almeno venti volte prima di renderlo pubblico. Ma a quei tempi, giuro, nessuno parlava o sapeva cosa fossero l'H2S, l'airgun, i fanghi, le osservazioni, la sismicita' indotta. E Roberto mi convinse che era l'unico modo per continuare a fare informazione, che essere venuta in Italia a Natale del 2007 a fare conferenze non era sufficente e che occorreva essere persistenti.

Ci pensai, e conclusi che forse aveva ragione.  E no, non lo sapevo nemmeno io cosa fossero fanghi e tutto il resto, ma mi ci sono messa con anima e corpo, e al meglio della mia professionalita', prendendomi anche insulti e cercando di rendere tutto comprensibile alla persona media.

All'inizio questo blog doveva essere una cosa semplice, senza pretese, ma con il tempo e' cresciuto e la gente lo legge, l'ENI lo legge tutti i santi giorni, ed e' stata una cosa per me del tutto inaspettata.  

E se c'e' una metrica del successo di questo blog, piu' dei click, e' che sento le mie frasi ripetute dappertutto, segno che e' stato utile e che quello che prima non era argomento di discussione e' ora diventato parte del lessico comune. Pure la parola petrolizzazione, inventata per dare il titolo a questo blog, viene ora usata con nonchalance.

Mi ricordo pure che all'inizio gli "ego-logisti" VIP (grazie Claudio della bella allusione!) mi dissero che non si poteva parlare di sismicita' indotta, perche' non era vero che il petrolio poteva causare scosse di terremoto, che il petrolio no, ma il gas "di transizione" si. Mi ricordo che altre associazioni dicevano che erano andati a vedere le prove di Ombrina nel 2008 nel mare ma che era tuttapposto e che certo, avrebbero rispettato i migliori standard e che quindi non c'era niente di cui preoccuparsi. O che perche' lo dicevano Rubbia-Bertolaso-Boschi-Veronesi-Realacci-Chiodi-D'Alfonso-Berlusconi-Renzi era vangelo e non si potevano contraddire. O che in Italia il fracking mai e poi mai.  La lista di queste cose e' lunga ed e' meglio ora dimenticare. O far finta di dimenticare.

Ma io non ci ho creduto e ho sempre creduto invece ai vari report pubblicati su mille riviste scientifiche da gente indipendente e ho creduto alle storie di petrol-comunita' rovinate in un modo o nell'altro e a quello che i petorlieri dicevano ai loro amici ed investitori. E man mano che imparavo, pubblicavo  qui, facendomi mille domande e cercando la risposta. Guarda un po, non credo di avere mai tirato fuori niente di falso.

Certo sono umana, e avro' fatto mille sbagli. Anche se ho cercato del mio meglio di evitare di parlare di me, qualche volte mi e' capitato di parlare dei miei sentimenti, del senso di solitudine che spesso ho provato, del dolore anche per quello che io reputo essere ingiustizie personali, delle scopiazzature senza ritegno di politici e pseudo-giornalisti e ambientalisti pieni di se che non hanno capito che a dire grazie ci facevano piu' bella figura e sarebbe stato costruttivo per tutti.

Voglio bene al mio blog, e' una sorta di viaggio nella mia vita petrolifera. Il giorno che me l'hanno spento mi sono sentita un po persa. Un giorno lo chiudero', perche' tutto passa, e passeranno anche le trivelle, e l'attivismo, e chissa', la voglia. Ma anche se a volte ne sono tentata, quel giorno non e' ancora arrivato, credo.

Ecco, ho scritto un po come mi veniva, anche se era solo per dire grazie.

Grazie. 




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Infine, questi sono degli screenshot sulla popolarita' del mio blog, in risposta a qualcuno che mi dava della presuntuosa - eh, si non mancano mai...



Settimo blog per ambiente d'Italia

170-esimo in Italia in generale

 28-esimo per cultura e societa'

Friday, February 21, 2014

L'inventore del fracking che regala soldi per riparare i danni del fracking




Indago su altri ricconi che regalano soldi alle proprie comunita', e mi imbatto in questo articolo di CNN money, ripreso da “The Chronicle of Philantropy” (si negli USA esiste pure una pubblicazione apposta per la filantropia): nel 2013, Mark Zuckerberg e sua moglie - 29 e 28 anni - hanno donato 1 miliardo di dollari in beneficenza.

Ma e' il secondo in classifica che mi stupisce: George Mitchell, texano morto a 94 anni il 26 Luglio 2013, che ha lasciato 750 milioni di dollari alla "Cynthia and George Mitchell Foundation". La fondazione promuove l'uso e lo sviluppo di energia rinnovabile e sostenibile e progetti ambientali negli USA. Uno dei principali scopi della fondazione e' di prevenire e mitigare i danni portati dall'industria del fracking.

Ma chi e' Mr. George Mitchell?

George Mitchell e' il papa’ del fracking e della trivellazione orizzontale, che ha praticamente inventato e perfezionato tramite la sua ditta petrolifera, la Mitchell Energy & Development. Ha scoperto e sfruttato circa 250 giacimenti di gas naturale nella Barnett Shale del Texas, diventando un milardario.

L’inventore del fracking che regala soldi per riparare i danni del fracking!

Ed ecco qui il nocciolo del tutto: se l’inventore dell' hydraulic fracturing lascia una parte cosi grande del suo patrimonio per riparare i danni dovuti all'hydraulic fracturing, allora qualcosa di vero in quel dicono tutti questi "complottisti ambientalisti" ci sara' pure.

Qui una intervista di Mr. Mitchell a The Economist, un anno prima di morire in cui spiega come ha inventato il fracking e come gli e' venuto in mente e quanto tempo e soldi ci e' voluto. A suo modo e' anche una bella storia di intraprendenza, di creativita' e di persistenza.

Ecco cosa dice sul reparto ambiente:

"As a concerned businessman and philanthropist, I have come to understand that the natural gas industry can no longer simply focus on the benefits of shale gas while failing to address its challenges. We know that there are significant impacts on air quality, water consumption, water contamination, and local communities.

"A strong federal role is also necessary, starting with the Environmental Protection Agency’s new rules calling for more controls over the most dangerous air pollution associated with hydraulic fracturing. The rules will also mitigate methane leakage during the drilling process. This is critical, since methane is a powerful greenhouse gas pollutant, and uncontrolled leakages call into question whether natural gas is cleaner than coal from a global climate perspective."

"Da uomo di affari sensibile e da filantropo, sono giunto alla conclusione che l'industria del fracking non puo' piu' solo focalizzarsi sui benefici dello shale gas e allo stesso tempo fallire nell'affrontare i problemi che comporta. Sappiamo che ci sono impatti significativi sulla qualita' dell'aria, sul consumo di acqua, sulla contaminazione dell'acqua e sulle comunita' locali.

E' necessario un forte ruolo del governo centrale, ad iniziare dall'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e nuove regole per maggiori controlli sui piu' pericolosi casi di inquinamento ambientale associato con l'hydraulic fracturing. Le nuove regole mitigheranno le perdite di metano durante la trivellazione. Questo e' critico perche' il metano e' un potente, inquinante gas serra, e perdite incontrollate portano a seri dubbi sul fatto che il gas naturale sia pulito del carbone, da un punto di vista dei cambiamenti climatici."

Notare che questo lo dice un petroliere texano, il creatore del fracking e non un "ambientalista estremista".

Qualcosa di vero ci sara’ pure allora, o anche lui aveva le allucinazioni quando parlava?


Qui pozzi di reiniezione che si riaprono nel Texas al fracking.

Qui l’acqua di falda che finisce nel Texas al fracking.

Qui la sismicita’ indotta nel Texas al fracking