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Saturday, March 10, 2018

Arizona: i Navajo chiudono la centrale a carbone e installano pannelli solari





Si chiama Kayenta Solar Facility ed e' il primo impianto a grande scala costruito dai Navajo sulle loro terre e per la loro tribu' in Arizona.

Kayenta e' una cittadina di 5000 abitanti che sorge nei pressi di Monument Valley, tecnicamente in Arizona e vicina al confine con lo Utah. Prima di questo impianto solare la riserva era nota per l'estrazione del carbone da parte della Peabody Energy che da decenni sfruttava e commercializzava energia fossile dalla cosiddetta Kayenta Mine.

Ma la Kayenta Mine chiude. Non ci sono piu' acquirenti, la miniera non e' piu' competitiva.

Al suo posto la Kayenta Solar Facility che occupa 80 ettari di deserto, e che per ora genera 27 megawatt di energia, sufficiente per portare elettricita' a 13,000 famiglie.

L'energia solare dal Kayenta Solar Facility arriva non solo in concomitanza con la chiusura della Kayenta mine ma cbe proprio in concomitanza con la chiusura della Navajo Generating Station, una centrale a carbone nella vicina citta' di Page che e' in via di smantellamento e che chiudera' le porte pure lei e definitivamente nel Dicembre del 2019.

L'agenzia che opera la centrale a carbone, e che adesso gestira' l'impianto solare, si chiama Navajo Tribal Utility Authority ed e' gestita dai Navajo stessi. Secondo Walter Haase, il capo dell'agenzia in questione, la transizione dal carbone al solare e' la cosa giusta da fare e da un segnale forte a investitori, pubblico e politici che e' possibile portare avanti progetti di green economy anche in una riserva indiana.

Erano anni che si progettava, si parlava, si pensava, e alla fine tutti gli ostacoli sono stati superati, logistici, economici, infrastrutturali. Buona parte della manodopera e' arrivata dai Navajo stessi, portando lavoro a 200 persone, il governo centrale ha contribuito 60 milioni di dollari al progetto, sono stati gia' firmati contratti a lungo termine che ripagheranno il resto degli investimenti.

Ovviamente si pensa gia' al futuro. Adesso che i Navajo hanno mostrato di essere competenti e adesso che hanno una forza lavoro con esperienza possono anche pensare di espandersi. L'area utilizzata infatti e' solo meta' di quella disponibile a Kayenta, e ci sono opportunita' per stoccaggio energia, aumenti dei megawatt (da 27 fino a 500) e anche lo sfruttamento dell'energia eolica.

Ovviamente c'e' ancora molto da fare: per ora la capacita' dell'impianto di Kayenta e' solo l'1% della capacita' dell'impianto a carbone all'apice della sua produttivita', e ci sono ancora 15,000 Navajo *senza energia elettrica*.

Ma e' innegabile che tutto questo sia un passo in avanti e che e' solo l'inizio. Non a caso la Peabody Energy ha protestato vivissimamente contro la centrale solare. Non possono accettare che il loro modello di sviluppo stia tramontando, che nessuno vuole piu' energia da carbone, che i costi del solare sono ora competitivi con le fossili, che possa arrivare qualcos'altro a prendere il loro posto.

Il carbone e il petrolio e il gas estratti in tutto lo stato, nonche' una classe politica amica delle fossili ha non solo paralizzato a lungo le rinovabili qui in Arizona, ma ha anche portato ad inquinamento di acqua e terra.

E' innegabile che di tutte le opzioni il sole sia fra le piu' promettenti qui, data la geografia e le mille opportunita'.

Non a caso la Arizona Corporation Commission, l'ente dello stato che si occupa di gestire l'energia nello stato ha proposto la generazione di energia elettrica all'80% dal sole entro il 2050, e del 50% entro il 2030.

Come?

Tramite l'uso di piccoli e medi progetti di sole e vento, con maggiore stoccaggio, usando per esempio reservoir d'acqua come batteria, con reti elettriche piu' flessibili, con maggiori incentivi alle auto elettriche, e offrendo incentivi per usare energia durante le ore non di punta.

Come sempre, a volerlo, a programmarlo, ad insistere, alla fine tutto si puo' fare.
Per ora celebriamo con i Navajo.



Tuesday, October 3, 2017

General Motors, fra le principali produttrici di automobili al mondo: il futuro sara' solo elettrico


 
“General Motors believes the future is all-electric.
We are far along in our plan to lead the way to that future world.”

Mark Reuss, General Motors
La General Motors e' in affari da cento e piu' anni.

Il suo business sono le automobili.

E' fra le principali produttrici di veicoli al mondo.

Il giorno 2 Ottobre 2017 annunciano che il futuro sara' solo elettrico.

Niente piu' benzina. Niente piu' diesel. Solo elettrico, zero emissioni.

La transizione iniziera' subito, con due nuovi modelli 100% elettrici sul mercato nel 2018, con ben 18 modelli nuovi entro il 2023.

Perche' fanno questo?

Perche' amano l'ambiente? Perche' hanno una coscienza speciale? Mi piacerebbe pensare di si, ma non sono cosi naive. Lo fanno per business. Perche' e' adesso la corsa a chi ci arriva prima a conquistare il mercato elettrico, in modo da controllare mercato, e idee, e direzioni.

E quindi la risposta e': perche' quelli della General Motors vogliono essere i primi a passare all'elettrico, vogliono essere i "pionieri" della transizione e a dettarne le modalita' e non stare a guardare gli altri.

Negli ultimi mesi di questi annunci ne abbiamo sentiti tanti: Volvo, Aston Martin, Land Rover. Tutti che passeranno all'elettrico. Ovviamente c'e' poi la Tesla fa solo questo dal giorno in cui e' nata.

Ma la General Motors e' diversa, per il suo volume di affari: nel 2016 hanno venduto 10 milioni di automobili e fanno un po di tutto, dagli SUV ai pickup alle berline.

E come detto, non vogliono stare a guardare. Paesi come Francia, Olanda, Norvegia e UK hanno tutte annunciato che prima o poi vieteranno le automobili a benzina. Pure la Cina l'ha annunciato. Questo vuol dire mercato, vuol dire concorrenza, vuol dire voler arrivare primi e non ultimi.

E quando c'e' dentro la Cina, con il suo enorme potenziale di autisti e di acquirenti, e' evidente che per sopravvivere qualsiasi multinazionale deve adeguarsi. Se la Cina veramente sara' elettrica (come dicono) dovranno esserlo anche tutte le case produttrici di automobili se vogliono sopravvivere sul mercato mondiale.

E anzi, la General Motors intende accaparrarsi quanto piu' le sara' possibile del mercato cinese. Hanno annunciato piani specifici per il lancio di dieci veicoli elettrici in Cina entro il 2020 e nel 2017 hanno gia' iniziato a vendere una due posti elettrica al costo di 5,300 dollari.

Per capire la vastita' del mercato basta solo dire che nel 2016 la General Motors ha venduto 3 milioni di macchine negli USA e 3.6 in Cina.

E' certo un investimento, e per adesso la General Motors dovra' affrontare un sacco di perdite, visto che i costi dell'elettrico sono molto di piu' di 5,300 dollari a vettura. Ma scommettono sui costi di scala, sui prezzi delle batterie che calano, su macchine piu' leggere, piu' efficienti, sulle fette di mercato che si sono conquistati.

Ironia della sorte vuole che in realta' la General Motors porto' sul mercato negli anni '90 un prototipo di macchine elettrihe, la EV-1, sempre una due-posti. Furono loro stessi a ritirarla dal mercato e distruggerle tutte, sotto pressione dalle lobby della benzina e del governo centrale.

E poi mentre la Toyota tirava fuori la Prius, la General Motors produceva ... Hummer!

Pian piano pero' hanno capito davvero che il futuro e' elettrico e cosi dopo la Chevy Volt ibrida, e' arrivata la Chevy Bolt, tutta elettrica con range di 200 miglia e dal costo di circa 30mila dollari.

Vediamo se il futuro gli dara' ragione.

Ma ... la FIAT dov'e' in tutto questo?

La General Motors vuole essere leader in questa transizione.
La FIAT che idea ha sul futuro? 


Saturday, June 18, 2016

La Scozia raggiunge gli obiettivi sul clima con sei anni di anticipo



 
It’s clear that when it comes to generating clean power, 
Scotland is one country others are already watching closely. 
Imagine what a global leadership role 
Scotland could play if it now followed up its success 
on renewable electricity with steps to green its entire energy system

Ci sono due Scozie.

Quella che soffre per il crollo dell'industria del petrolio, dove tutte le petrol-certezze di lavoro, stabilita', benessere, sono svanite in poco meno di due anni. Quella dove gli ex-direttori del petrolio si ritrovano senza lavoro, dove arrivano i licenziamenti, dove le file alla Caritas aumentano.  E poi c'e' la Scozia che guarda altrove, al sole e al vento, e a quello che ha per cambiare. E brucia tutti gli obiettivi.

La prima di queste Scozie e' il passato. La seconda e' il futuro.

Il segretario del clima della Scozia, Roseanna Cunningham ha appena annunciato il crollo delle emissioni di CO2 del 46% fra il 1990 e il 2014.

Si doveva arrivare al 42% entro il 2020. Hanno cioe' fatto meglio e sei anni prima di quanto previsto.
E non si fermano: ci sono in corso altre iniziative e leggi che siedono in parlamento per fare altri passi avanti con le rinnovabili e il risparmio energetico.

Ci sono stati vari fattori che hanno portato fin qui, alcuni dei quali fuori dal controllo legislativo, per esempio, gli inverni piu' caldi, lo smantellamento di alcune industrie pesanti. Ma allo stesso tempo e' un passo in avanti, ed e' tutto arrivato senza che ne soffrisse la qualita' di vita dei residenti.

Gli attivisti pero' non sono soddisfatti: si chiede maggior intervento in settori difficili: il trasporto prima di tutti.

Nel frattempo a Maggio, secondo il WWF Scozia, le case con i pannelli solari hanno visto soddisfare il proprio fabbisogno energetico nel100% dei casi a Aberdeen, Dundee, Edinburgh, Glasgow e Inverness. Le turbine a vento, in media, hanno generato energia per 1.8 milioni di case.

L'idea, il desiderio, l'impeto e' di ripetere tutto questo in grande, per tutti i fabbisogni energetici della Scozia, e del UK.

L'altra Scozia, quella del petrolio resta a guardare.

Come sempre, basta volerlo.

Sunday, March 20, 2016

Michela Costa, geologa, il referendum e il petrolio

Michela Costa, pro trivelle


Per chi capita per la prima volta su questo blog: 

"La docente di fisica sfida i pozzi: cosi nasce il fronte antitrivelle"

La Repubblica, 2010. 

Sarei io.

E' tutto iniziato nel 2007, nove anni fa.
Non c'era nessuno a suo tempo,
ne Greenpeace, ne Legambiente e nessun altro
professorone.

Infine: la mia storia personale e' complessa.
Sono nata e cresciuta nel Bronx.

Ho vissuto in Abruzzo per 10 anni e poi altri 5 a Padova.
Sono un po italiana e un po americana e vivo negli USA per tanti motivi.

Non sono scappata dall'Italia, quanto tornata
a quelle che sentivo fossero le mie origini.

Quando ho saputo che volevano trivellare l'Abruzzo
ho dato tutto quello che potevo
sebbene non ci vivessi piu' da quasi 20 anni. 

E' stato soprattuto grazie al mio attivismo e
 all'infomazione fatta attraverso questo blog
che nessun pozzo nuovo e' stato trivellato in Abruzzo
dal 2007 ad oggi,  ne in terra, ne in mare.

 


Never believe that a few caring people
can't change the world. 
For, indeed, that's all who ever have. 

Margaret Mead


Non volevo scrivere niente di questa Michela Costa, non sapevo chi fosse, e mi faceva anche un po vergogna per lei rispondere alle sue argomentazioni vecchie e fossili. Come dire, perche' sprecare gli elettroni per una sconosciuta che si sveglia la mattina e scrive cose a casaccio? Scrive pure cose sbagliate, con quello che lei chiama raziocinio, ma in realta' e' solo un parlare errato, senza un briciolo di amore per l'Italia e per chi le trivelle le vive ogni santo giorno.

E quindi volevo tacere. Ma poi sono stata letteralmente bombardata di richieste di commenti ed eccomi qui.

Di se stessa, dice:

E no, non sono un geologo che lavora in piattaforma, sono un geologo disoccupato che manco ci pensa ad andare a lavorare in piattaforma, per carità. E non ho nessuno in famiglia che lavora alla Eni.

E dice pure:

ho molto a cuore l’ambiente ma rifiuto la definizione di ambientalista (parola che come "fondamentalista” e “integralista” denota un estremismo spesso privo di qualsiasi tipo di raziocinio).

Tranquilla, Michela. Nessuno la accusera' di essere ambientalista, perche' lei di ambiente e di verita' e di giustizia sociale (che sono tutte cose che vanno di pari passo) non ama niente.

Occorre solo continuare a spargere la verita', post dopo post fino al 17 Aprile.


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Cara Michela,

leggo il suo articolo e mi cadono le braccia per terra di fronte alla sua visione cosi misera del mondo.

Certo, ciascuno ha diritto alla sua idea, inclusa lei. Vuole fare astensione e contribuire allo spreco immane di 3-400 milioni di euro? Bene e' libera di farlo. Vuole votare a favore dei petrolieri? Bene, e' libera di farlo. Vuole scrivere un po di qualunquisimi su cosa pensa dopo averci pensato mezzagiornata, una settimana? Bene, e' libera di farlo.

Ma spero che tutti quelli che *veramente* hanno a cuore l'Italia, l'ambiente, il futuro del pianeta siano di vedute piu' generose, piu' intelligenti, piu' moderne di lei, con lo sguardo verso il futuro e non fossilizzato verso il passato. 

Quello che lei non capisce e' che questo non e' un voto "tecnico", ma un voto simbolico. E la colpa non e' certo nostra, quanto di Renzi e compari che hanno fatto di tutto per ammazzare i quesiti piu' importanti, lasciandone solo uno: quello sulla durata temporale delle trivelle. Non era cosi nell'intento iniziale dei nove governatori che hanno proposto sei quesiti referendari, la stragrande maggioranza (otto su nove) del PD. Uno solo, Luca Zaia, del Veneto e' della Lega.

Capisce Michela? Il governo ha fatto di tutto per ostacolare il voto, per zittire gli stessi suoi governatori e per fare il lavaggio del cervello alla gente che il voto non serve.  Perche'? Perche' gli fa comodo. Perche' con Matteo Renzi ci parlano i lobbisti del petrolio, mica i cittadini di Viggiano.

E quindi, per uno che un po legge fra le righe e capisce che tipo di non-democrazia di furbi e' l'Italia, la domanda vera di questo voto e': che Italia vuoi essere? Vuoi essere Gela o vuoi essere Taormina? E' questo il vero quesito. Che Italia vogliamo, una Italia che vede fossile o una Italia che vede futuro?

La sua risposta, da quel che lei scrive e': voglio essere Gela. 
 
Credo di averlo gia' detto.

Se vince il NO, il giorno 18 Aprile, Renzi e compari -- i democraticissimi e coerentissimi politici italiani dalla Serracchiani in giu' -- non si metteranno a fare distinguo su "e' gas o e' petrolio" o sulle 12 o 13 miglia. No. Useranno il voto per continuare lo status quo. Per dire "l'Italia e' favorevole alle trivelle" e appiopparci altri pozzi, altre "strategie nazionali", altri stoccaggi, altri petrol-inciuci. Useranno il voto per ostacolare ancora di piu' le rinnovabili.  La stampa ufficiale italiana non e' seria, e quindi quelli del Sole 24 Ore e tutti i loro amici la prenderanno come un plebiscito sul "continuiamo a bucare l'Italia".

Ripeto, la domanda vera il 17 Aprile e': che Italia vuoi? 

Ora, torniamo a lei, Michela.
 
Quello che traspare da tutto quello che lei scrive (e che spesso leggo anche da altri per giustificare lo status quo) e' un sentimento da perdenti: o trivelliamo o torniamo alle caverne. 

Non e' vero. Non e' un gioco al ribasso. Abbiamo messo un uomo sulla luna, abbiamo inventato i treni a levitazione magnetica,  il mondo ce la fara' senza le trivelle, senza far ammalare di cancro nessuno, senza mettere altra monnezza in atmosfera, in mare, in corpo ai pesci e ai bambini.
  
Io spero per lei che nessuno venga a trivellare il suo mare, la sua citta', la sua estate. Perche' e' facile fare i geologi-chic quando i problemi sono degli altri. E' facile dire "ho letto tutti i vostri blog" e pontificare senza mettersi nei panni di chi vicino alle trivelle ci vive e ci respira.

Vivo a Santa Monica, e qui non ci sono trivelle. Quelli di generazioni prima della mia hanno fatto di tutto perche' l'orizzonte restasse blu, con le palme e il tramonto sul Pacifico.  A loro sono grata e mi piacerebbe che fosse cosi anche in Italia. A differenza di lei che scrive post deprimenti sul "no we can't senza le trivelle" io voglio invece essere quella del "yes we can con il sole e con il vento".

Sono nove anni che faccio questo lavoro. Ci sono andata a vederle le petrol-citta' e non vorrei questo per nessuno - Calgary, Viggiano, Richmond, San Ardo, Gela.  Non e' un bel vedere, non e' un bel respirare, non e' un bel vivere.

Ecco qui le mie risposte ai suoi dubbi ragionamenti "razionali" in favore alle trivelle:


1) Lo stop che prevede il referendum riguarda più il gas metano che il petrolio. In Italia il petrolio, l’oggetto più demonizzato dalle campagne “No-Triv”, viene estratto per la maggior parte a terra e non in mare. Gli impianti che saranno oggetto del referendum estraggono fondamentalmente metano, che sebbene fossile, è una fonte di gran lunga meno dannosa del petrolio e ancora per molti versi insostituibile (attualmente il 54% dell’offerta energetica mondiale). In questa pagina del sito dell’Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e le Georisorse, vi è l’elenco completo delle piattaforme oggetto del referendum (quelle entro i limiti delle 12 miglia), la profondità del fondale (dato spesso sottovalutato, ma molto importante) e il tipo di combustibile estratto. Nonostante Greenpeace si faccia portavoce di immagini con ragazzi in costume da bagno ricoperti di catrame e poveri pennuti starnazzanti nel petrolio, scorrere velocemente l’elenco degli impianti farà capire brevemente come la percentuale di impianti a GAS sia in netta maggioranza rispetto a quelli a OLIO. Questo si traduce con una sola frase: Siamo disinformati e pronti ad abboccare a qualsiasi cosa, basta che sia green.

Io non mi reputo disinformata cara Michela.

Nel referendum non si parla di gas o di petrolio, ma di tutti gli impianti collegati agli idrocarburi. Nei nostri mari ci sono impianti a gas e a petrolio, tutti e due. Mai sentito parlare di Rospo Mare? Mai sentito parlare di Gela? Mai sentito parlare di Vega A e B? Mai sentito parlare di Ombrina Mare o di petrolio alle Tremiti?

Pensi un po, abbiamo pure tre navi stoccaggio ancorate lungo le nostre coste per metterci il petrolio-monnezza che viene gia' estratto. Monnezza perche' e' di qualita' scadente. Indice API quasi sempre inferiore a 17-18.

Dove l'ha letto poi che il gas e' meno dannoso del petrolio? Anche per il gas si usano fanghi di perforazione, anche per il gas ci sono emissioni in atmosfera di idrogeno solforato, benzene, VOC ed altra monnezza varia. Lei fa la geologa ed e' errato dire questo. Lo sa che in Emilia Romagna a causa delle estrazioni di gas c'e' la subsidenza che ha portato all'abbassamento del terreno di vari metri? O che in Polesine ci sono state alluvioni mortali a causa delle estrazioni di metano? Non se ne parla, ma esistono.

Quando lo si brucia, il gas e' meno impattante delle benzina, ma i processi di estrazione, trasporto, stoccaggio, lavorazione, sono esattamente gli stessi. Non lo dico io. Lo dice il governo norvegese. Lo dice lo stato della California.

Per di piu', il metano e' un gas serra, cioe' contribuisce ai cambiamenti climatici, per sua informazione.

2) la vittoria del SI porterà comunque alla costruzione di altri impianti. La costruzione di piattaforme entro le 12 miglia è vietata per legge dal 2006 (comma 17 dell’art. 6 del D.Lgs 152/06) e su questo possiamo stare sereni. La vittoria del SI non potrà, però, impedire alle compagnie di spostarsi e costruire nuovi impianti poco oltre questo limite. Praticamente con il SI quello che vogliamo dire alle compagnie: "Sentite, anche se avete ancora un botto di gas da estrarre in questo giacimento, chiudete tutti i rubinetti e spostatevi più lontano oppure andatevene in un altro paese"  Si, significa questo, ridotto ai minimi termini. La compagnia allora potrà scegliere se non cambiare stessa spiaggia stesso mare, dismettere l’impianto entro le 12 miglia e farne, per esempio, uno nuovo a 12,5 miglia (li dove nessuno potrà lamentarsi di nulla) oppure andare a cercare giacimenti altrove, sulla terraferma o in altri paesi. Ma inevitabilmente, altri impianti saranno costruiti e altri saranno potenziati, per sopperire al fabbisogno energetico. Se vietiamo l’utilizzo degli impianti esistenti, da qualche altra parte questo gas dovremo andarlo a prendere, no?

Immagini allora la vittoria del NO quanti altri impianti ci portera' in Italia!

E poi di cosa parla? Mi sa che lei non ha studiato un bel niente, mia cara. Queste leggi o se le inventa o chi gliele ha passate non sapeva bene cosa scriveva.

La costruzione di piattaforme selvagge (cioe' senza limiti) era legale in Italia fino al 2010, quando volevano costuire impianti a 2km sottocosta a Vasto. In Sicilia ce le hanno gia' le piattaforme sottocosta. Nel 2010 la legge cambia e arriva il divieto delle 12 miglia. Ma nel 2013 il divieto viene aggirato dal governo Monti e quel galantuomo di Corrado Passera. Finalmente il divieto torna nel 2016.

Potrei qui scrivere altri papiri su questi comici governi italiani che nello spazio di 5 anni cambiano le leggi quattro volte, ma voglio sottolineare che dopo tutti questi colpi di scena, il risultato e' che siamo adesso a una barriera di 12 miglia e che questa barriera esiste, se vogliamo essere generosi, dal 2010.  Nei cattivissimi USA il limite e' 100 miglia e dal 1981. Pensi un po come siamo indietro, eh! 

Ma il punto e' un altro: lo sa lei, cara Michela, come ci siamo arrivati a queste foglie di fico delle protezioni italiane delle 12 miglia? Grazie all'attivismo della gente. Mica grazie a gente come lei che si arrende prima ancora di incominciare? Se non era per la gente che ha protestato e si attivata e si e' informata, staremmo ancora qui a mettere le trivelle sulla spiaggia dei bambini. 

Sul limite delle 12 miglia, concordo: e' un limite assurdo. Quello che ci vuole e' un limite molto superiore. Facciamo come gli USA: mettiamo pure noi 100 miglia, e chiudiamolo *tutto* l'Adriatico alle trivelle, invece che metterci altri buchi. 

Il suo ragionamento assume pure che gli idrocarburi estratti in Italia e nei mari d'Italia sono 1. sufficenti per l'uso che ne facciamo in Italia e 2. che restano in Italia. Sul primo non e' cosi. Portremmo pure trivellare la costa Smeralda, ma non ce la faremo mai, ce ne abbiamo troppo poco di petorlio. Sul secondo non lo sappiamo. Il petrolio e il gas sono di chi lo estrae ed e' libero di farci quello che vuole, incluso venderlo al migliore offerente.

Infine, non e' vero che inevetabilmente saranno costruiti altri impianti. Come gia' detto non e' trivella o muori. Invece quello succedera' e' che finalmente potremmo dare spazio e respiro al sole, al vento, all'industria delle auto elettriche, al cervello. Alla vita sana e non ai bambini deformi di Gela. Se lo fanno in Germania e in California perche' non in Italia?

3) La vittoria del SI non scongiura un rischio ambientale, anzi, contribuisce ad aumentare l’export petrolifero e quindi anche l’inquinamento. Ora, immaginiamoci un disastro ambientale, un grave incidente a una piattaforma petrolifera posizionata “correttamente” e cioè oltre il limite delle 12 miglia. Pensate davvero che un miglio, 5 miglia o anche 20 miglia possano fare la differenza? Sarebbe comunque una catastrofe e nessun vascello di Greenpeace o panda del WWF potrà correre avanti e indietro e fare da barricata all’avanzare del petrolio verso le coste. In più lo stop delle piattaforme esistenti si tradurrebbe in un maggiore traffico di petroliere che vanno a spasso per i nostri mari per portarci i combustibili che noi abbiamo deciso di non estrarre più ma di cui avremo ancora bisogno. Petroliere alimentate a petrolio, che trasportano petrolio e che possono esplodere o essere soggette a perdite e sversamenti. Senza dimenticarci che, sempre in Adriatico, anche la Croazia e la Grecia trivellano e, in futuro, potrebbero attingere ai giacimenti che l’Italia abbandonerà in caso di vittoria del SI. Insomma, a livello di rischio ambientale non cambia proprio nulla.

Vedo che pure lei in quanto a supercaXXole non si fa mancare niente. Ma che ragionamento contorto e'?

No, 5 miglia non possono fare la differenza, ed e' per questo che tutto l'Adriatico va chiuso alle trivelle. 

E per sua informazione, per tutto il parlare che si e' fatto in Croazia di trivelle, non hanno fatto neanche un buco in tempi recenti. In Italia e' dagli anni '50 che buchiamo l'Adriatico, anche vicino al confine con i mari della ex-Yugoslavia, e quindi e' patetico dire "se non trivelliamo noi, trivelleranno loro". Invece dovremmo dire: dovremmo essere noi i primi a dare l'esempio, e abbandonare noi per primi le fossili in Adraitico, visto che siamo stati noi i primi a tirarne fuori il petrolio e senza chiedere niente a nessuno.

Interessante che lei stessa riconosce che ci possano essere scoppi. Come gia' detto, e come dico a tutti quelli del NO il 17 Aprile, Chicco Testa, Monica Tommasi, Romano Prodi, Matteo Renzi, Federica Guidi, se siete cosi ottimisti piazzatevela voi una trivella e tutto cio' che le trivelle comportano (oleodotti, navi, cisterne, stoccaggi) nei mari di vostra scelta.

Prendetevi l'ombrellone a Porto Marghera o a Falconara.

 
4) La vittoria del SI non si traduce in una politica immediata a favore delle energie rinnovabili che a conti fatti da sole non possono ancora bastare. Cosa vi aspettate, che all’indomani della cessazione delle attività nelle piattaforme, l’Italia magicamente si sosterrà solo con le rinnovabili? Siamo d’accordo che l’utilizzo dei combustibili fossili non sia una pratica sostenibile. Ma appunto per questo bisognerebbe puntare non alla costruzione di altri impianti, bensì allo sfruttamento residuo di quelli già esistenti che devono fare da supporto alle energie rinnovabili sempre più in crescita ma non ancora autonome. In un futuro (credo ancora troppo lontano) si auspica l’utilizzo esclusivo di energie rinnovabili ma ciò deve essere fatto un passo alla volta, con la consapevolezza che un periodo di “transizione” è fisiologico e l’utilizzo delle fonti fossili, soprattutto del gas, ci dovrà accompagnare in questo passaggio. In poche parole, se togliamo il gas e il petrolio dobbiamo essere in grado di sostenere subito “la baracca” in un altro modo altrettanto efficiente. Le stesse Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring Club italiano e WWF hanno detto: “quello che serve per difendere una volta per tutte i nostri mari è il rigetto immediato e definitivo di tutti i procedimenti ancora pendenti nell'area di interdizione delle 12 miglia dalla costa e una moratoria di tutte le attività di trivellazione a mare e a terra, sino a quando non sarà definito un Piano energetico nazionale volto alla protezione del clima e rispettoso dei territori e dei mari italiani”. Ok siamo d'accordo ma nel frattempo che definiamo il Piano energetico, l’Italia come vivrà?

Michela, lei e' piu' fossile del petrolio mi sa. Di quale futuro si tratta? Fra quanti decenni facciamo questa transizione? Perche' sa, il mondo non piu' aspettare. Abbiamo avuto DIECI mesi di caldo record e di fila fra il 2015 e 2016, tutti gli equilibri biologici sono saltati e occorre fare il piu' in fretta possibile.

Questo referendum non cambiera' niente sul breve termine. Sara' solo un segnale per dire che Italia vogliamo nel futuro e per questo che dico che e' un voto simbolico. Stia tranquilla che nessuna piattaforma verra' chiusa il 18 Aprile ed avremo tutto il tempo del mondo per pianficare il futuro in modo intelligente, invece che contiuare a sbattere la testa con i buchi. Ma dobbiamo iniziare e lo dobbiamo fare senza aspettare un giorno di piu'.

Come gia' detto lei parte dal presupposto che il petrolio italico serva a mantenere la nazione dal punto di vista energetico. Non e' cosi. Abbiamo distrutto l'intera Basilicata, e Gela, e Falconara, e Ravenna inseguendo il dio-trivellante, e abbiamo tirato fuori il 7.5% del nostro fabbisogno nazionale.

SI o NO che sia, se continuiamo cosi, lo importeremo sempre il petrolio.

Quello che ci vuole e' un piano a lungo termine in favore di un sistema di energia rinnovabile ed efficente. E questo piano inizia con il fare capire la nostra volonta' al governo che vogliamo una Italia moderna ed intelligente e con un SI il 17 Aprile.

Voglio vedere l'Italia che supera la Germania. 


5) Il referendum è illegittimo, fa leva sulla disinformazione dei cittadini e sulla cattiva immagine che una trivella ha nell’immaginario comune. Non è un referendum lo strumento più adatto per risolvere un tema così complesso e così tecnico. O meglio, potrebbe esserlo se fossimo tutti degli esperti di coltivazione d’idrocarburi, ma non lo siamo. Trivellare non vuol dire necessariamente essere contro le politiche green, anzi, la normativa di settore è piuttosto severa e restrittiva nei confronti delle concessioni e degli adempimenti a cui le compagnie devono prestare attenzione.

Chi e' lei per dire questo? Il punto e' che -- quale che sia la storia dietro questo referendum -- siamo chiamati alle urne. Punto e fine. E' uno spreco di soldi non andarci. E' uno schiaffo a chi e' morto cent'anni fa per darci il diritto di votare. E' un insulto alla democrazia. E si cara mia, trivellare significa essere contro le politiche green. Perche' trivellare significa alimentare la petrol-dipendenza, l'inquinamento, la monnezza.

Le compagnie se ne fanno un baffo degli "adiempimenti". A quelli interessa solo il profitto, sulle spalle di chicchessia.

6) Non è vero che la presenza degli impianti abbia ostacolato il turismo... Se così fosse, il litorale romagnolo (dove ci sono il maggior numero di impianti) non registrerebbe ogni stagione i flussi turistici che sono invece ben noti. Così anche la Basilicata. In poche parole il turista da peso ad altre cose, e non alla presenza delle piattaforme

Il litorale romagnolo sprofonda. Basilicata e Sicilia sono ogni anno nella top three delle regioni piu' povere d'Italia. La riviera romagnola da anni e' stata abbandonata dai turisti europei, che preferiscono lidi piu' naturalistici e meno costosi. Appunto, la Croazia per ora trivelle-free. Ma poi... lei va in vacanza a Gela? A Marghera? A Falconara?  Ce li porta i suoi bambini a respirare aria putrefatta?

Vada, ci dia l'esempio.


7) ...e non è vero neanche che l’estrazione di combustibili dal sottosuolo può innescare terremoti come quello avvenuto anni fa in Emilia. Questa è un’argomentazione piuttosto tecnica di cui non auguro la lettura integrale nemmeno al mio peggior nemico, ma se volete trovate le conclusioni del rapporto a pagina 56 e successive di questo documento.

E invece e' vero. Lo dicono dozzine di studi scientifici e pure l'ente geologico piu' importante del mondo, l'USGS. Pensi un po. Io degli studi italiani non mi fido quasi mai. Perche'? Perche' gira e rigira c'e' sempre qualcosa di losco sotto. 


8) La vittoria del SI contribuirà allo sfruttamento dei paesi in via di sviluppo. Dal momento che nel giro di qualche anno verranno dismesse le nostre piattaforme e che il passaggio verso le rinnovabili è ancora qualcosa di molto lento, la vita continua e noi dovremo pur accendere i fornelli di casa e per farlo ci servirà ancora del metano. Metano che le compagnie si dovranno andare a cercare da qualche altra parte e che ci venderanno (a costi più cari, ma questa è un’altra storia che ricorda tanto quello che successe per il nucleare). E noi lo compreremo questo metano, lo compreremo più caro ma con la coscienza più pulita perché siamo ambientalisti e abbiamo detto che il nostro mare “non si spirtusa”. Il nostro mare, appunto. Per fortuna arriva Claudio Descalzi, amministratore delegato Eni che, a braccetto di Renzi, già un paio d’anni fa esclamava soddisfatto: "In Mozambico l’Eni ha fatto la più importante scoperta di gas della sua storia: 2.400 miliardi di metri cubi di gas che consentirebbero di soddisfare il bisogno degli italiani per trent'anni". Inutile dire quanto poco gliene possa fregare del gas agli abitanti del Mozambico, loro che non hanno nè fornelli né automobili. Noi quindi ci prendiamo da loro gas e petrolio e loro si prendono solo gli eventuali rischi più qualche spicciolo che andrà nelle casse del governo locale. Molto comodo essere ambientalisti così, evvero? Io sinceramente non mi sentirei a posto con la coscienza a votare SI e poi accendere i fornelli con il gas che viene non dall’Adriatico (no per carità, il nostro mare va tutelato) ma dal Mozambico che accoglie le compagnie petrolifere che noi abbiamo cacciato, accollandosi il rischio ambientale perché ha solo gli occhi per piangere e nessun potere contrattuale per dire “no, noi le vostre trivelle
 
Oddio, pure il terzo mondo ci mancava. Le dico a lei quello che ho detto alla sua collega Monica Tommasi. A quelli del Mozambico, della Nigeria non gliene importa un fico secco che si trivelli Ravenna o Gela o Ortona. A quelli del Mozambico e della Nigeria importa che il loro dolore cessi, che ci sia giustizia, che l'ENI e la Shell e la BP smettano di avvelenargli l'ambiente in cambio di pochi spiccioli.  Se uno parla con loro sarebbero i primi a dirci di non trivellare piu' niente e che il petorlio e' la distruzione di tutto quello che di buono una comunita' puo' avere.

Quindi la risposta non e' distruggere tutto il mondo. La risposta e' scappare il piu' velocemente possibile dal petrolio, in Italia come in Nigeria.  In Francia, quelli che combattono contro le trivelle dicono "Ni ici ni aillerus", ne qui ne altrove. 

Lei dira': e che ci posso fare io?

Non lo so. Alla fine ciascuno vive con la sua coscienza. Ma ... se invece di scrivere post patetici con una ottica negativa e perdente, lei usasse quel che e' e quel che ha in modo costruttivo?

Dice di essere una geologa disoccupata. Prenda il suo sapere e il suo tempo e si metta a fare una campagna per migliorare la qualita' di vita in Mozambico, in Nigeria, se veramente vuol difendere Mozambico e Nigeria.  E' difficile? Puo' darsi.  Ma se l'ho fatto io dalla California all'Italia, e lo faccio da nove anni a questa parte,  lo puo' fare pure lei per il Mozambico, se veramente le stesse a cuore. Lotti perche' le loro vite siano migliori invece di dire visto che trivelliamo il Mozambico, trivelliamo pure l'Italia. Faccia una campagna per le rinnovabili in Italia, cosi' questa supposta transizione arrivera' prima.

Vada a Gela e chieda loro in che modo puo' essere a loro servizio.

Vada, cambi il mondo. 
In meglio.

Thursday, April 24, 2014

A Paolo Primavera: sono le trivelle che portano poverta' e disoccupazione

 Confindustria: il quartetto fossile d'Abruzzo




Cappelle, fotovoltaico e led fruttano 28 mila euro in 9 mesi


Poveretto, mi fa anche un po pena Paolo Primavera.

Non sa piu' cosa inventarsi per difendere l'indifendibile: il petrolio in Abruzzo. E cosi' oggi se ne esce con un titolone "Siamo contro chi vuole portare povertà e disoccupazione"

Lo siamo tutti, caro Paolo.

Il problema e' che noi tutti, persone normali, persone libere ed intelligenti, persone non ammanicate con i petrolieri o con interessi petroliferi da difendere, lo sappiamo tutti che e' il petrolio che non porta altro che poverta' e disoccupazione.

E non c'e' niente di populistico o di demagogico: e' la verita', semplice, chiara, pulita. La verita' che lei si ostina a non voler vedere da anni a questa parte.

E questa verita' e cosi lampante che non abbisogna dei suoi roboanti giri di parole, e delle sue frasi fiume in cui si fa di tutto un brodo, perche' basta andare nei distretti minerari di Basilicata o di Sicilia per vedere che il petrolio ha portato loro solo dolore, disperazione e disoccupazione.

E noi questo non lo vogliamo per l'Abruzzo del 2014.

La Sicilia, nonostante decenni e decenni di petrolio a Priolo-Siracusa-Melilli, a Gela e le piattaforme a Ragusa e' la regione piu' povera d'Italia. Ogni tanto si scambia di posto con la Basilicata, dove tutti gli indicatori sociali mostrano una perdita di qualita' di vita dopo le trivelle. Vogliamo entrare in loro compagnia?

In una frase lunghissima che mostra il suo pensiero contorto e contradditorio, Paolo Primavera dice  che Confindustria

E' dalla parte delle imprese associate che creano lavoro e ricchezza, in  ogni settore produttivo, compresi turismo, agroalimentare, vitivinicolo, e, ovviamente, quello degli  idrocarburi; è dalla parte di coloro che pensano allo sviluppo integrato del territorio, senza barriere ideologiche e attenti alle occasioni di  investimento che non ci si può permettere di perdere; è dalla parte delle numerose persone, imprenditori e  lavoratori, che per le opposizioni più strumentali a decine e decine di
progetti industriali (il Nimby è il peggiore dei mali di cui soffre  l'Abruzzo) non possono creare lavoro e dare e ricevere opportunità di uscita dalla crisi più profonda; è dalla parte delle  centinaia di imprese e migliaia di lavoratori abruzzesi del settore  Oil & Gas che in decenni di attività hanno prodotto occupazione,  tecnologia, qualità, sicurezza, esportate in tutto il mondo; è dalla parte di tanti giovani che cercano di professionalizzarsi, anche nelle nostre università abruzzesi, per trovare un lavoro sicuro, stimolante e ben retribuito; è dalla parte degli operatori turistici  della costa, dove le bandiere blu conquistate con grandi sforzi contrastano con i numerosi divieti di balneazione sanciti dall'ARTA, a causa dei sistemi depurativi pubblici inefficienti, e che vedono con grande preoccupazione la stagione ancora da avviare. 


Ma si rende conto delle assurdita' che dice?

Mi pare di leggere i giochini della settimana enigmistica dove dice: trova l'intruso: turismo, agroalimentare, vitivincolo, idrocarburi!!!

E poi, siccome non sa come spiegare i morti, l'agricoltura malata, la fine del turismo, la subsidenza, i terremoti e le paure associate, passa al tema "barriere ideologiche e nimby" che e' l'unica cosa che Confindustria puo' fare: attaccare i santi paladini dell'ambiente non su numeri e fatti, ma con insulti e con attacchi personali.

Caro Paolo, non c'e niente di ideologico in uno che vuole tenersi i polmoni sani, quelli suoi e dei suoi figli o che vuole andare a pesca in un mare blu, o che vuole mangiare ortaggi non avvelenati da scarti petroliferi radioattivi. Non c'e' Nimby nel volere la revoca dell'articolo 35, nel voler decidere del proprio territorio e nell' esigere che vinca il bene comune, e non quello dei petrolieri.

Mi fa ridere che Paolo Primavera dica di essere dalla parte degli operatori turistici della costa!
Oddio, ma come gli escono dalla bocca queste assurdita'?

Volete essere dalla parte degli operatori turistici distruggendo il litorale e riempendolo di FPSO, piattaforme, porti petroliferi?

Ma voi ci andate al mare a Marghera? A Gela? a Falconara? Ci andate a fare il picnic nella Val D'agri? Ci andate a prendere il sole sulla riviera del lago Pertusillo?

E le vostre mogli, cosa dicono di portarci li in villeggiatura i vostri bambini?

Insistono:

E' chiaro da che parte siamo?

A me, si, dalla parte del vile denaro.

E poi aggiungono

E sia altrettanto chiaro che Confindustria Chieti non permetterà a nessuno di far saltare il tessuto industriale  che con fatica resiste garantendo ancora il 30% del PIL regionale! Vigileremo con molta attenzione sulle scelte del prossimo governo regionale, denunciando ogni iniziativa che  vada in senso contrario allo sviluppo, e dando nome e cognome ad ogni responsabile della perdita di investimenti e lavoro! E i signori sindaci che non perdono occasione di vantarsi di aver bloccato questo o quel progetto dicano in primis ai loro cittadini cosa offrono in alternativa!

Ma per carita'.

Dicano apertamente se nel loro territorio deve sparire l'impresa industriale, e con cosa pensano di sostituire la ricchezza persa! Invece di fare passerelle preelettorali lavorino per la creazione di lavoro, eliminando la loro burocrazia, le loro inefficienze, le loro incompetenze.

Paolo, dai, esageri e spari a casaccio. Qui non si parla di "smantellare l'industria" si parla di SCEGLIERE se vogliamo essere Petrolio o Ambiente, Ombrina o Parco dei Trabocchi, perche' le due cose assieme, nononstante il suo populismo, questo si, non si possono fare. Capisce lei questo? Ha lei l'onesta intellettuale di riconoscere questo?

Vuole creare lavoro? Lavoro vero?

Glielo dico io: faccia cosi. Decidete che l'Abruzzo deve arrivare al 100% di energia rinnovabile e riempite i tetti delle case con pannelli solari, e fatevi promotori del risparmio energetico e delle modifiche alle case.

Decidete che si deve risanare Bussi, decementificare i fiumi, sistemare i ponti che crollano e i centri storici fatiscenti. E' lavoro anche questo, sa?

Magari non e' lavoro che piace alla Medoilgas o all' ENI e agli speculatori di turno, ma questo e' un problema di Medoilgas e di ENI e degli speculatori di turno.


E' molto facile parlare”contro”, quando lo si fa senza una proposta, col solo intento di distruggere ed in nome di un ambientalismo di retroguardia, che ha il solo obiettivo di far perdere altre migliaia di posti di lavoro nell’industria, come già è capitato, per esempio, ad Ortona, mandando in crisi anche il Porto che vive di industria petrolifera e provocando l’allontanamento delle aziende multinazionali che ancora credono di poter investire in Abruzzo, di fatto ignorando gli appelli che le migliaia di lavoratori e le centinaia di imprese morse dalla crisi fanno per chiedere lavoro e sviluppo


Invece il petrolio e' progresso, vero? E comunque le proposte gliele ho date sopra.
Il porto di Ortona e' in crisi? Migliaia di posti di lavoro? Ma che dice: il Centro Oli portava al massimo massimo 30 assunzioni! Magari qualcuno di piu all'indotto dei medici oncologi, o delle pompe funebri!

Sa una cosa caro Paolo Primavera: lei due paragrafi sopra diceva che Confindustria vuole aiutare gli operatori turistici. Lei pensa che il porto di Ortona aiuta il turismo? E chi ci va a vedere le navi petrolifere o tutti quei baracconi che sorgono lungo il porto di Ortona? O vogliamo parlare del lato sinistro della spiaggia dei Saraceni che e' cosi' oliosa che ti si appicicca tutto e io almeno non ci farei il bagno neanche se mi coprissero d'oro?

Li i miei nonni un tempo ci si facevano il bagno. Adesso il "porto petrolifero" ha tolto questa opportunita' e con essa la possibilita' di introiti, e ricchezza e sviluppo sano. Proprio il progresso, eh?
Ortona ha il porto da 50 anni almeno, non mi pare cosi ricca se rapportata alle altre citta' del circondiario.

Non è con il populismo e gli slogan che si governa una Regione; non è ignorando le realtà produttive che possono dare ancora risorse preziose in termini di posti di lavoro, tasse, investimenti, che si crea sviluppo; è solo riconoscendo la compatibilità tra industria, turismo, agricoltura, tutela delle qualità del nostro territorio, come la sua storia economica testimonia, che si può proiettare l'Abruzzo verso il futuro.


E' vero, e il populismo e tutto qui, nelle sue vuote parole di coeistenza fra cose che sono di per loro natura antitetiche: la vita e la morte.

Quando lei si costruira' un centro oli a 100 metri da casa sua, allora ne riparliamo, caro Paolo Priamver, presidente di Confindustria, amico dei petrolieri.

Friday, September 7, 2012

Massachussetts: +11% occupazione in un anno grazie alle rinnovabili


“This report is proof that Massachusetts’ innovation economy is succeeding" 


In questi giorni si discute del "piano energetico nazionale" di Passera/Monti con Clini che, muto, fa la pia ancella.

Lorsignori decidono che per ridurre le importazioni estere di energia occorre raddoppiare la produzione nazionale di petrolio e gas e che dobbiamo diventare "l'hub" fisico del gas con un rigassificatore di qua' ed uno di la', sparsi lungo la penisola.

Questo neanche tanto per il gas degli italiani ma per facilitare il trasporto del gas dal Nord Africa al Nord Europa ed essere pagati per il transito. Sarebbe troppo facile fare paragoni non proprio eleganti, per cui meglio se mi autocensuro. L'idea e' che creare questi gasdotti su terra con rigassificatori e' piu' economico che mettere tubi in mare, per cui andiamo con l'Italia "autostrada" del gas per beneficio altrui.

L'aumento di estrazione di petrolio e gas servira' per garantire il 16% del fabbisogno nazionale prodotto da fonti domestiche e per creare 25mila posti di lavoro.  Il 16%. Questo significa che il rimanente 84% dovremmo continuare ad importarlo e siccome e' energia sporca, che ci sara' sicuramente, a lungo termini aumento di malattie, territori distrutti e crollo del turismo costiero.

I rigassificatori infatti li devi mettere in mare, come pure le piattaforme e non sia mai che siano incidenti!

 Coincidenza vuole che proprio in questi giorni vengono fuori dati ufficiali dello stato del Massachusetts - lo stato di Boston - uno stato neanche tanto assolato, dove si evidenzia che l'economia collegata alle sole rinnovabili e' aumentata nel giro di un anno a tassi vertiginosi grazie a politiche intelligenti.

A Luglio 2012 gli occupati in totale nel settore verde era di oltre 71,000 persone che lavorano in quasi 5,000 ditte collegate alle rinnovabili - un aumento del 11.2% rispetto all'anno prima. E' un record che supera pure la crescita del settore in Cina.

Ci si aspetta una forte crescita anche nel 2013 - in termini di occupazione e di potenza installata - e sono tutti entusiasti.

L'industria del solare e' diversificata nel Massachusetts, con imprese di construzione, manifattura e ricerca e sviluppo. Il successo e' dovuto, secondo il rapporto linkato in alto a una forza lavoro di talento, a istituzioni di ricerca di primo livello e alla visione futuristica del governatore Deval Patrick.

Il Masschussetts ha 6 milioni e mezzo di abitanti circa, e per ora le rinnovabili rappresentano quasi il 2% della forza lavoro in tutto lo stato. L'obiettivo e' di arrivare a 400 MW di solare entro il 2020.

Tutto e' partito nel 2001, ma nel 2007 il governatore decise di andare avanti con un programma aggressivo di incentivi e facilitazioni. Il loro effetto e' stato di dimuniure i costi di installazione del solare fotovoltaico. E' tutto racchiuso nel Green Communities Act del 2007.

Questo "Act" fra l'altro calcola gli incentivi sulla base del valore della tua casa, sul tuo stipendio,  se i pannelli che compri sono made in Massachusetts o made in China, e puo' arrivare ad un massimo di $20,000 di incentivi.

E' stato un gran successo.

Il governatore Deval Patrick dice

"I have said from the beginning of this Administration that, if we get clean energy right, the world will be our customer. This past year’s 11.2 percent increase in clean energy jobs means that we are getting it right and the world knows it."

"L'ho detto dall'inizio di questa amministrazione che se facciamo le cose per bene con l'energia pulita, il mondo sara' il nostro cliente. Il fatto che in un anno l'occupazione nell'energia verde e' aumentata dell'11.2% significa che stiamo facendo per bene e che il resto del mondo lo sa.

 “Investing in our nation-leading clean energy agenda is the right thing to do for our environment, our energy independence, our public health and our economic vitality. We owe it to our future to keep this momentum going strong."

"Investire in un piano di energia pulita come leader di questa nazione e' la cosa giusta da fare per il nostro ambiente, la nostra indipendenza energetica, la nostra salute pubblica e la nostra vitalita' economica. Lo dobbiamo al nostro futuro, di mantenere forte questo impulso".

Amen, caro Governatore Patrick. Amen.

Notare che il governatore non parla di trivellare ma di visione, futuro, investimenti.

Parole sempre piu' rare dal vocabolario italiano.

Clini e Passera: imparate a guardare oltre le fandonie che vi propinano Assomineraria e Federpetroli e ENI e tutta la cricca trivellante.

Imparate a farci sognare per il futuro e a trasformare questi sogni in realta' e non a star qui a cercare melma puzzolente sottoterra.

Tuesday, March 18, 2008

Modeste proposte - part 1

Prendo spunto dalla discussione sul blog di Davide per dire la mia sul futuro di Ortona. Naturalmente, sono molti anni che non vivo piu' in Abruzzo, e sarebbe presuntuoso dire di conoscerne bene la realta' o di saperne di piu' di chi ci vive. Sicuramente diro' un sacco di sciocchezze, in qual caso, perdono. Posso pero' immedesimarmi un po' in un turista che arriva e per il quale alcune cose potrebbero essere sviluppate o migliorate. Alcuni miei pensieri
riguardano le strutture, altre i comportamenti delle persone e la cultura del turismo.

Le informazioni

Creare un ufficio turistico serio, con pagina web aggiornata, dove se si scrive ti rispondono, e con sito parallelo in un inglese corretto. Da questo sito poter apprendere l'offerta di eventi culturali, gli orari dei musei, delle altre strutture, dei concerti, dei treni da e per Pescara, Roma, Ancona, come si fa ad arrivarci via macchina, via mare, gli hotel, gli appartamenti da affittare d'estate. Insomma un sito e un ufficio turistico competente e moderno e dove il personale non stia li per riscaldare la poltrona ma che veramente senta di avere la missione di essere utile al turista, senza badare a che ore sono e senza mai rispondere "non e' mia competenza".

In parallelo una forte opera di pubblicita': seria, professionale, mirata. Se in Nuova Zelanda e in Australia parlano di CALDARI (ci rendiamo conto di quant'e' piccola Caldari???) vuol dire veramente che ci dobbiamo dare una mossa ad investire in questo senso. Idee? Venitevi a sposare da noi (in America va tanto di moda in matrimonio in una Tuscan Villa), venite a imparare come si fa il vino, venite a vedere le tradizioni di una volta, venite al mare, venite ad assaporare "the Italian lifestyle" in un posto ancora incontaminato dal tursimo di massa, venite a trascorrere una settimana in campagna. Questo fa ridere, ma ho davvero un amico tedesco che viene
ad Atessa ogni anno in Novembre espressamente per potare gli ulivi! Diciamoglielo noi agli inglesi di venire in Abruzzo, e non lasciamoli venire qui giusto per caso.

Il mare

Non conosco bene la situazione del porto, ma da quello che capisco ci sono un sacco di edifici abbandonati. Occorre studiare bene la situazione e capire cosa di quel porto e' utile e cosa
non lo e'. Quello che non serve commercialmente, cercare di ritrasformarlo in qualcosa di utile
al turismo. Che ne so, allunghiamo la spiaggia dei Saraceni all'altro lato?
Il cimitero che si vede dalla statale adriatica e' una cosa bruttissima. Piantare qualche tipo di
vegetazione - questo e' facilissimo. Il centro abbandondato dell'ENI non va bene cosi'.
Ci si deve fare qualcosa di utile - un acquario del mediterraneo? Un museo del mare?
In Abruzzo non ce ne sono, potrebbe essere una cosa per farci venire turisti, bimbi ed adulti, d'estate e d'inverno per imparare ad amare il mare, con tanto di speigazioni sull'inquinamento e cosa non fare quando ci si va.

La guerra

Come diceva Mario non ne parla mai nessuno. E' un mio chiodo fisso. Credo che occorra fare di Ortona un luogo pivotale della memoria. E' appena uscito un libro di storia della Seconda Guerra Mondiale qui in America dove ci sono *dieci* pagine solo su Ortona e San Leonardo. Il fiume Moro va pulito, va creato un percorso (non cementificato) lungo il quale si possano vedere i rifugi di un tempo e dove chi va possa immedesimarsi in quello che succedeva, mentre e' immerso nella natura. E magari lungo il percorso spiegarli come si faceva a sopravvivere. Fu una guerra trucida, non occorre dimenticarselo. I miei nonni, e credo quelli di tutti, raccontavano un sacco di storie - come nascondevano le cose, i viaggi alla fonte a predere
l'acqua, gli allarmi, la fame, la gente senza scarpe e cose di questo genere. E poi: d'estate una volta al mese o a seconda della necessita' minitour-locali con visita coordinata al Muba, proiezione dei filmati della guerra, visita guidata al cimitero canadese, al fiume Moro, alla chiesa di San Tommaso dove si vedono ancora gli spari nei muri delle case vicino, con l'opzione di avere il tutto anche in inglese almeno d'estate. Pubblicita' in Canada, e dovunque in Abruzzo ci siano comunita' straniere, per esempio a Lanciano (dove c'e' la scuola canadese) o dovunque siano gli inglesi che comprano le case da noi.

Inventarsi un progetto grande: ad esempio decidere di catalogare le vite di tutti i nostri morti del cimitero canadese, non solo i loro nomi, ma le loro vite, che ne e' stato dei loro discendenti, o se ci sono, dei sopravvissuti, cosa ricordano del Natale del 1943, come sono cambiati dopo, cosa ricordano. Coinvolgere il governo canadese. Farne un documentario, contattare la Storia siamo noi di Rai Tre affinche' ne parlino anche loro della nostra guerra dimenticata. Farne dei progetti che coinvolgano scuole locali. Sponsorizzare un concorso per sceneggiatori e scrittori che scrivano un film sulla storia della citta' e la guerra e dove alla fine il film viene girato ad Ortona (non ho idea dei costi - ma che so, invitiamo Mr De Cecco a mettere parte del capitale in cambio di pubblicita' - in America si usa tanto cosi...)

Nel Novembre del 2008 quel professore canadese portera' 6000 studenti ad Ortona,la stampa canadese gia' ne parla. Questa e' un occasione d'oro per farci conoscere e per invogliare altra gente a venire da noi...

Buon lavoro Giovedi sera!

Part 1 - To be continued