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No all'Italia petrolizzata

L'ENI, la vera grande azienda corrotta italiana - J Assange

Matteo Renzi: lei parla mai di cambiamenti climatici ai suoi figli?

Roberto Cingolani vada sostenibilmente a trivellare a casa sua

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Monday, July 29, 2019

Cile : 40,000 litri di diesel sversati in un isola incontaminata della Patagonia








Hanno dovuto chiamare la marina in Cile per raggiungere una isola remota dopo che e' stata inondata da 40,000 litri di diesel nel sud della nazione. Gli idrocarburi sono anche finiti in mare,
molto probabilmente a causa di un trasferimento di diesel da terra sulla nave andato male.

L'isola in questione si chiama Guarello Island ed e' nella parte sud del paese, una zona incontaminata della Patagonia. Fa parte dell'arcipelago Madre de Dios adue passi dallo stretto di Magellano, fra Cile ed Argentina. Siamo a 2800 km a sud della capitale, Santiago.

Ovviamente c'e' qui un ecosistema unico con abbondanza di balene, delfini, di vita acquatica e con sistemi di flora e fauna speciali proprio perche' e' una isola difficile da raggiungere e quindi indisturbata dall'uomo, finora almeno.

Guarello Island e' nota per le sue riserve minierarie, in particolare cave di calcare. E infatti la responsabile del disastro ambientale dell'isola di Guarello e' la ditta mineraria CAP che sta per
Compañía de Acero del Pacífico, che appunto estrare roccia calcarea da questa zona.

Posted by maria rita at 9:19 AM No comments:
Labels: balene, calcare, cap, cile, delfini, diesel, Guarello, island, Magellano, miniera, riserve, riversamento

Tuesday, September 18, 2018

Germania: parte il primo a treno del mondo ad idrogeno e che emette solo vapore







Accade nella sempre lungimirante Germania.

Dopo un era di treni a diesel, e' partito il primo treno del mondo che va ad idrogeno e che emette solo
vapore.

I treni sono blu e sono chiamati Coradia iLint, costruiti dalla francese Alstom, e scorrazzano lungo un tracciato di 100km fra le citta' di Cuxhaven, Bremerhaven, Bremervoerde e Buxtehude nel nord del paese. La velocita' massima e' di 140 chilometers all'ora.

E' solo l'inizio, la Alstom e' pronta per la consegna di altri 14 treni in Bassa Sassonia da qui al 2021. Altri stati tedeschi hanno espresso le stesse ambizioni.

Come funzionano?

Ci sono a bordo "fuel cells" che producono elettricita' grazie all'idrogeno e all'ossigeno, l'energia in eccesso viene stoccata in una batteria al litio a bordo al treno. Una tanica di idrogeno e' sufficente per mille chilometri, del tutto simile ai treni a diesel.

Ovviamente l'investimento iniziale e' maggiore per un treno a idrogeno, ma sul lungo andare e' piu' economico in termini di manutenzione e di costi di alimentazione.

In Francia il governo pianifica di far partire il primo treno ad idrogeno nel 2022.

Arrivano altri ordini da altri paesi, con interesse espresso da UK, Olanda, Danimarca, Norvegia, Canada e pure dall'Italia.

E' tutto bellissimo.

Una cosa voglio aggiungere: cerco di non parlare mai di destra e sinistra su questo blog, perche' lo scopo e' l'ambiente, il petrolio, l'aria pulita e quelli non hanno bandiere. E allo stesso tempo, quando c'e' da attaccare sfruttatori di qualsiasi genere non mi interessa di che partito siano.

Pero': so che l'Italia e' capace di creativita', buona volonta', voglia di fare. Io spero che il governo attuale, fatto di persone per lo piu' nuove, sia capace di creare le condizioni di snellezza ed efficenza affinche' una Alstom, una Tesla, possano un giorno fiorire anche in Italia, fatte da italiani, per il bene dell'Italia.

Posted by maria rita at 6:47 PM No comments:
Labels: Alstom, cell, diesel, energia, fuel, germania, idrogeno, manutenzione, ossigeno, Sassonia, tanica, treno, vapore

Saturday, January 6, 2018

Australia: parte il primo treno alimentato al 100% dal sole



La traiettoria e' semplice.

Jeremy Jones, direttore della Byron Bay Railroad Company d'Australia ha deciso di prendere un treno dilapidato, rimetterlo a nuovo e ... usare il sole per alimentarlo. 

E' questo il primo treno del mondo ad essere completamente alimentato da panelli solari e motori elettrici, ed ha iniziato il suo servizio in Australia alla meta' di Dicembre.

Il tratto e' di 3 chilometri, e il servizio e' fra Byron Bay, citta' di mare nel New South Wales d'Australia, e un resort turistico che si chiama Elements of Byron Bay.

Il treno e' un vintage: un treno passeggeri di 70 anni fa con due motori diesel. Di questi, uno e' stato sostituito da un motore elettrico e batterie, l'altro e' stato mantenuto come backup in casi di emergenza.  Usa solo energia dal sole, anche in caso di nuvolosita' grazie alla batteria, ma il motore diesel secondario e' stato tenuto, appunto se dovessero esserci delle emergenze. 
Ci sono pannelli sui tetti per un totale di 6.5 kilowatt e una stazione di ricarica da 30 kilowatt alla stazione centrale. La batteria e' sufficente per completare 12-15 viaggi in autonomia.  Il treno puo'  portare al massimo 100 persone, con valigie, bici, e tavole da surf.

In realta' ci sono stati gia' esempi di treni che vanno ad energia elettrica, ma in genere e' energia che arriva dalla rete o i pannelli dal tetto sono usati per fornire aria condizionata o illuminazione. Qui invece l'energia per muovere il treno tutto arriva dal treno stesso.

Il progetto e' costato 4 milioni di dollari, ed e' stato finanziato dal proprietario del resort, Brian Flannery. La tratta esisteva da anni, ma era stata chiusa nel 2004 a causa della mancanza di passeggeri. Flannery decide di rimetterlo in azione, ma la comunita' non ne ha voluto sentire.

Troppo inquinante.

E cosi, lui stesso propone il treno elettrico.  E stato un gran successo.

Certo questo treno va solo per tre chilometri, e quindi in un certo senso e' facile assicurarsi che l'energia sia sufficente, e che tutti fili liscio. Il treno e' dunque una sorta di novita', un esperimento in piccolo. Sopratutto siamo in una zona turistica, e il treno e' per turisti e curiosi, ma lo stesso avra' la sua funzione: fara' diminuire il traffico e, speriamo, fara' incuriosire i turisti stessi.

Ma quale che sia il suo ruolo, come per tutte le cose innovative e' un passo in avanti, e' voglia di futuro, e' coraggio, e' vivere proiettati con coraggio verso il domani.

Perche' no? 
Perche' non farlo anche in Italia? 





Posted by maria rita at 10:43 PM 4 comments:
Labels: australia, Bay, brian, Byron, company, diesel, elettrico, Flannery, Railroad, solare, surf, treno, turismo

Tuesday, October 3, 2017

General Motors, fra le principali produttrici di automobili al mondo: il futuro sara' solo elettrico


 
“General Motors believes the future is all-electric.
We are far along in our plan to lead the way to that future world.”

Mark Reuss, General Motors
La General Motors e' in affari da cento e piu' anni.

Il suo business sono le automobili.

E' fra le principali produttrici di veicoli al mondo.

Il giorno 2 Ottobre 2017 annunciano che il futuro sara' solo elettrico.

Niente piu' benzina. Niente piu' diesel. Solo elettrico, zero emissioni.

La transizione iniziera' subito, con due nuovi modelli 100% elettrici sul mercato nel 2018, con ben 18 modelli nuovi entro il 2023.

Perche' fanno questo?

Perche' amano l'ambiente? Perche' hanno una coscienza speciale? Mi piacerebbe pensare di si, ma non sono cosi naive. Lo fanno per business. Perche' e' adesso la corsa a chi ci arriva prima a conquistare il mercato elettrico, in modo da controllare mercato, e idee, e direzioni.

E quindi la risposta e': perche' quelli della General Motors vogliono essere i primi a passare all'elettrico, vogliono essere i "pionieri" della transizione e a dettarne le modalita' e non stare a guardare gli altri.

Negli ultimi mesi di questi annunci ne abbiamo sentiti tanti: Volvo, Aston Martin, Land Rover. Tutti che passeranno all'elettrico. Ovviamente c'e' poi la Tesla fa solo questo dal giorno in cui e' nata.

Ma la General Motors e' diversa, per il suo volume di affari: nel 2016 hanno venduto 10 milioni di automobili e fanno un po di tutto, dagli SUV ai pickup alle berline.

E come detto, non vogliono stare a guardare. Paesi come Francia, Olanda, Norvegia e UK hanno tutte annunciato che prima o poi vieteranno le automobili a benzina. Pure la Cina l'ha annunciato. Questo vuol dire mercato, vuol dire concorrenza, vuol dire voler arrivare primi e non ultimi.

E quando c'e' dentro la Cina, con il suo enorme potenziale di autisti e di acquirenti, e' evidente che per sopravvivere qualsiasi multinazionale deve adeguarsi. Se la Cina veramente sara' elettrica (come dicono) dovranno esserlo anche tutte le case produttrici di automobili se vogliono sopravvivere sul mercato mondiale.

E anzi, la General Motors intende accaparrarsi quanto piu' le sara' possibile del mercato cinese. Hanno annunciato piani specifici per il lancio di dieci veicoli elettrici in Cina entro il 2020 e nel 2017 hanno gia' iniziato a vendere una due posti elettrica al costo di 5,300 dollari.

Per capire la vastita' del mercato basta solo dire che nel 2016 la General Motors ha venduto 3 milioni di macchine negli USA e 3.6 in Cina.

E' certo un investimento, e per adesso la General Motors dovra' affrontare un sacco di perdite, visto che i costi dell'elettrico sono molto di piu' di 5,300 dollari a vettura. Ma scommettono sui costi di scala, sui prezzi delle batterie che calano, su macchine piu' leggere, piu' efficienti, sulle fette di mercato che si sono conquistati.

Ironia della sorte vuole che in realta' la General Motors porto' sul mercato negli anni '90 un prototipo di macchine elettrihe, la EV-1, sempre una due-posti. Furono loro stessi a ritirarla dal mercato e distruggerle tutte, sotto pressione dalle lobby della benzina e del governo centrale.

E poi mentre la Toyota tirava fuori la Prius, la General Motors produceva ... Hummer!

Pian piano pero' hanno capito davvero che il futuro e' elettrico e cosi dopo la Chevy Volt ibrida, e' arrivata la Chevy Bolt, tutta elettrica con range di 200 miglia e dal costo di circa 30mila dollari.

Vediamo se il futuro gli dara' ragione.

Ma ... la FIAT dov'e' in tutto questo?

La General Motors vuole essere leader in questa transizione.
La FIAT che idea ha sul futuro? 


Posted by maria rita at 12:18 AM 1 comment:
Labels: Aston, automobili, cina, diesel, elettrico, fiat, futuro, general, Hummer, Martin, mercato, motors, produzione, Volt, Volvo

Wednesday, July 26, 2017

UK: al bando tutte le macchine a benzina e diesel entro il 2040









 "There is no alternative to embracing new technology," 

“We can’t carry on with diesel and petrol cars,
not just because of the health problems that they cause, 
but also because the emissions that they 
cause would mean that we would accelerate climate change, 
do damage to our planet and the next generation.”


Michael Gove, Environment Secretary, UK


L'annuncio arriva dal governo di Londra tramite il Segretario dell'ambiente Micheal Gove: entro il 2040 non saranno piu vendute macchine a petrolio e a diesel. 

E questo perche' il Regno Unito non puo' piu' andare avanti con carburanti fossili a causa dei danni fatti a persone e all'ambiente. D'altro lato, saranno incoraggiate la produzione e la vendita di automobili elettriche.

Dice che non c'e' alternativa. Dice che non possiamo andare avanti cosi per i danni alla salute causati dalle emissioni e per i danni al pianeta e alle generazioni successive.

Questa decisione fa parte di una strategia piu grande, dal costo di circa 3.9 miliardi di dollari, per aria pulita nel Regno Unito, dove si stima che le morti per inquinamento siano circa 40,000 l'anno.

Ovviamente il 2040 e' lontano, e le esigenze di aria pulita sono a breve termine, e non solo nel Regno Unito.

La decisione arriva proprio adesso perche' il 31 Luglio era il termine ultimo fissato dai truibunali inglesi per il governo di creare programmi anti inquinamento, specie contro i livelli di diossido di azoto emessi dal diesel, che erano oltre quanto stabilito dall'Unione europea in almeno 81 strade ad alto volume di traffico in 17 citta'. 

Di queste strade, 48 sono a Londra. Le altre sono a Birmingham, Derby, Leeds, Nottingham, Southampton, Bristol, Bolton, Manchester, Bury, Coventry, Newcastle, Sheffield, Belfast, Cardiff e Middlesborough.

Perche' siamo arrivati qui? Perche' il numero di diesel sulle strade britanniche e' aumentato da 3.2 milioni di vetture nel 2000 ad oltre 10 milioni nel 2017. In precdenza c'erano state tasse sul diesel, per ridurre le emissioni e per scoraggiarne l'acquisto. Queste tasse furono eliminate proprio nel 2000 sotto il governo di Tony Blair, causando l'aumento delle vendite e sopratutto dell'inquinamento da diesel.

Adesso e' arrivata la resa dei conti. Gia' Sir David King, che fu il principale consigliere scientifico sotto Tony Blair dice che l'idea di eliminare le tasse sul diesel fu un errore.

E cosi oggi, a Londra ci sono vari giorni l'anno in cui viene consigliato alle persone di restare dentro per evitare lo smog, o in cui viene fermato il traffico automobilistico. E anche se sono arrivate maggiori piste ciclabili, aumento della viabilita' pubblica e costi contenuti per chi si sposta in treno o in autobus, tutto questo non e' sufficente. C'e' anche la proposta di mettere una tassa di 16 dollari al giorno per entrare a Londra con veicoli non a basse emissioni, di incentivare la rottamazione di auto diesel, di sincronizzare semafori e rendere il traffico piu scorrevole. 

Il cambiamento non sara' facile, ne nel Regno Unito ne altrove: i produttori di autombili si lamentano dei costi nella transizione, della perdita possibile di lavoro per chi e' impiegato nell'industria automobilitistica tradizionale. Chi gestisce la rete elettrica dovra' adeguarla al maggior consumo di elettricita', e si dovra' capire da dove debba arrivare l'elettricita' in piu che sara' necessaria per alimentare le auto non-fossili. Ci vorra' per esempio, maggiore produzione dall'eolico offsbore.

E' per questo che ci vuole tempo, e che la strategia e' a lungo termine: per dare a tutti il modo di accettare il cambiamento e di programmare.

L'idea e' che entro il 2050 ci saranno emissioni zero in tutte le strade del Regno Unito.

Se sia una chimera o una ambizione possibile, non si sa ancora, ma di certo se niente si fa, mai niente ne verra' fuori.

A quando i programmi per veicoli ad emissione zero in Italia? Per il bando delle auto a benzina in Italia? Per gli incentivi alle automobili elettriche?




Posted by maria rita at 10:32 PM No comments:
Labels: alternativa, automobili, diesel, divieto, elettriche, Gove, inquinamento, Micheal, produzione, smong, strategie, tecnologia, UK

Tuesday, May 23, 2017

La FIAT-Chrysler denunciata dal governo USA per imbrogli ai test d'inquinamento



Il giorno Martedi 23 Maggio 2017 il governo USA ha depositato denuncia contro la Fiat Chrysler di Sergio Marchionne accusandola di avere usato software illegale per far si che i suoi veicoli diesel passassero i test d'inquinamento. Succede tutto presso il Justice Department Environmental Enforcement Section nella corte del Michigan.

Familiare, no? 

Tutto questo succede qualche giorno dopo che la FIAT-Chrysler aveva proposto una modifica ai suoi software per "aggiustare" le cose.

Ma qui non siamo in Italia, dove si possono fare giochini e sperare di avere un governo comprensivo e generoso. 

Per tutta risposta, la FIAT-Chrysler, non certo un esempio di umilta', dice che sono delusi di tle azione e che si difenderanno contro queste accuse.
 
Quali accude? A Gennaio 2017, l'Environmental Protection Agency degli USA, una sorta di Ministero dell'Ambiente accuso' la ditta del CEO Sergio Machionne, di avere installato del software diverso da quello che avevano accordato con l'EPA stessa su 104,000 RAM pickups e Jeep Grand Cherokee dal 2014 al 2016.

Questo software, sempre secondo le accuse, sono capaci di evitare e/o di rendere inoperativi e/o difettosi i sistemi di controllo delle emissioni, causando l'emissione di monossido di azoto molto superiori rispetto a quanto legale. 

Un po come fatto con la Volkswagen.

La quale Volkswagen fini' con il pagare almeno 14 miliardi di dollari di multa e con molti dei suoi manager accusati di avere agito in maniera illegale.

E' in corso adesso negli USA una enorme campagna di buy back: la Volkswagen che si ricompra le sue auto non vendute e che nessuno vuole piu'.

La faccenda con la FIAT-Chrysler e' meno potente che con la Volkswagen, e non ci sono accuse per la modifica *intenzionale* di questi software.  Cioe' potrebbe essere che sia stato fatto senza malizia. Ma il punto e' che e' successo e che ora la FIAT-Chrysler deve risolvere il tutto. La causa' e vista come un modo per mettere pressione alla FIAT-Chrysler. 

Nel 2015-2016 furono vendute 50,000 veicoli diesel della FIAT-Chrysler. Nel 2017, dopo lo scandalo, quasi zero perche' mancano le certificazioni dell'EPA.

Cosa fara' la FIAT-Chrysler? 

Potrebbe ammettere le sue colpe ed avviare una campagna di richiamo delle vecchie macchine e di quelle nuove nelle concessionarie e che sono rimaste invendute come la Volkswagen; potrebbe negoziare con i clienti direttamente; potrebbe andare a processo e cercare di spuntarla.

Di certo non ci sara' mamma-governo-Italia a mettere le toppe a Mr. Marchionne e ai suoi Agnelli.
Posted by maria rita at 9:48 PM 1 comment:
Labels: Cherokee, Chrysler, diesel, emissioni, fiat, governo, imbrogli, Jeep, marchionne, Sergio, USA, Volkswagen

Saturday, February 25, 2017

La Lombardia che soffoca sotto le nuove trivelle - grazie Roberto Maroni, grazie Claudia Terzi!


 Roberto Maroni

presidente della regione Lombardia 
che approva le trivelle 
a Zibido alle porte del Parco Agricolo Sud di Milano

Leghista, classe 1955


Claudia Maria Terzi

assessore all'ambiente e alla sostenibilita' della regione Lombardia
che approva le trivelle 
a Zibido alle porte del Parco Agricolo Sud di Milano

Leghista, classe 1974

Cosa c'e' di sostenibile nelle fonti fossili? 

L'intesa per il pozzo esplorativo per idrocarburi liquidi e gassosi a Zibido 
approvata all'unanimita' il 30 Novembre 2015



25 Febbraio 2017


A Milano l'inquinamento e' fuori ogni grazia divina

Secondo l'ARPA di Lombardia infatti il limite di 50 microgrammi per metro cubo di PM10 e' stato raggiunto per sette giorni di seguito!

E quindi il giorno 26 febbraio arriveranno "misure straordinarie" come previsto dal "Protocollo regionale sulla qualità dell'aria" con il traffico limitato, l'abbassamento della temperatura del riscaldamento nelle case, e il divieto di usare alcuni tipi di caminetti. 

Qualche giorno fa e' stato pure annunciato il ricorso al TAR Lombardia per l'inquinamento alle stelle da varie associazioni di avvocati ambientalisti e di cittadini. Il ricorso e' contro la regione Lombardia e in particolare contro il presidente della regione Roberto Maroni e l’Assessore Ambiente Energia e Sviluppo Sostenibile Claudia Maria Terzi.

In questo ricorso si legge: 

"Di fronte alla continua emergenza sanitaria determinata dall’elevata presenza di inquinanti dell’aria in tutta la Regione Cittadini per l’Aria e AIPI, con il sostegno di ClientEarth, chiedono con forza che vengano poste in essere azioni ed iniziative efficaci sotto il profilo del miglioramento della qualità dell’aria”.

Dell'inquinamento fuori controllo del nord (e pure del sud!) Italia si parla da anni, e ogni anno in inverno ritorna la litania del traffico limitato, delle concentrazioni di PM che ogni anno sembrano crescere un po di piu', dell'aria irrespirabile, di asma e di mamme preoccupate.

Cosa fare?

Beh, certo, tutto e' utile, le cause, le mascherine, il traffico limitato, gli autobus invece che le macchine, il riscaldamento piu' eco-friendly invece che il diesel.

Ma... e incentivare le auto elettriche, per davvero e non per finta, caro Roberto Maroni, cara Claudia Terzi, assessore sostenibilita'?

Ma sopratutto, caro Maroni, cara Terzi, perche' avete approvato il pozzo esplorativo di idrocarburi Moirago 1della Apennine Energy alle porte di Milano?

Ricordiamo che la regione, sotto Maroni e Terzi, diedero l’intesa regionale per la "cantierizzazione e la relativa perforazione del pozzo esplorativo per la ricerca di idrocarburi per una profondita' finale di circa m 4.200"

Alle porte del Parco Sud di Milano, e nonostante l'opposizione del parco stesso e dei residenti. Come e' stato possibile, di nuovo, che l'assessore allo sviluppo sostenibile abbia firmato tale scempio?

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Rileggo l'approvazione, e' del 2015 e si legge che il Parco Agricolo Sud diede parere negativo al pozzo Moirago a causa degli  

``impatti sulle componenti ambientali e al sistema naturalistico, nonché per le alterazioni sui caratteri paesaggistici del contesto interessato" 

e perche'  

“il progetto di perforazione del pozzo esplorativo, in considerazione della sua natura temporanea e della collocazione esterna seppur in un'area posta a margine del Parco Agricolo Sud Milano, non
appare in contrasto con le norme vigenti del Parco stesso”


Quindi il presidente della regione e il suo assessore alla sostenbilita' approvano un pozzo di ricerca idrocarburi liquidi e gassosi in contrasto all'ente che gestisce il suolo dove tale pozzo deve sorgere!

Interessante democrazia; interessante autonomia. Ma non erano quelli della Lega gli stessi che parlavano di autonomia agli enti locali? E perche' non hanno ascoltato quelli del parco? E' lo stesso ragionamento, ma fatto a scala piu' piccola, no? Lo sapranno quelli del parco cosa e' meglio per loro, no?

Ma poi... perche' ce il abbiamo i parchi? Per farci le trivelle? Per imbruttirli? O ce li abbiamo per la bellezza, per l'aria pulita, per la tranquillita'?

E poi dicono che "il calcolo stesso della probabilità di accadimento è stato effettuato secondo
la metodologia “Fault Tree”
dalla quale risulta che "la probabilità di accadimento risulta pari a 3.6 10^(-6).

Cosa vuol dire questo numero? Al giorno, all'anno, in trenta anni? E' tanto, e' poco? Non e' dato sapere.  Dicono solo che e' il linea con le altre applicazioni relative alla "generalità dei pozzi per idrocarburi".

Ma dietro a questi freddi numeri dimenticano di dire che all'interno del Parco Agricolo Sud Milano nel raggio di 5km dal pozzo vivono varie decine di migliaia di persone! Vorrei tanto sapere quali erano le probabilita' per Seveso, o per il Vajont, o per Rigopiano. Il fatto e' che questi numeri non significano niente, perche' nessuno puo' veramente prevedere cosa e quando succedera' il "worst case scenario".

E visto che nessuno dei residenti ne guadagna niente con questo pozzo di idrocarburi, ecco che ci sono solo rischi inutili!

Aggiungono anche che "un eventuale danno ambientale legato ad un evento di blow-out, che ha come conseguenza l'immissione in atmosfera del gas" potrebbe avere ricadute negative sul centro abitato ma che la "concentrazione al suolo delle sostanze in ricaduta dopo il rilascio, nelle condizioni climatiche normali risulta pari a zero, mentre può aumentare fino a valori di 16 ppm delle frazioni
idrocarburiche in aerosol nelle condizioni meteo più sfavorevoli 

Cioe' dobbiamo pregare Giove Pluvio!

E poi, scusate, ma 16ppm di cosa? Di vapore acqueo? Di idrogeno solforato? Di metano? Di cianuro?


E infine hanno detto che e' tuttapposto perche' "la Società permissionaria ha comunicato di aver sottoscritto una polizza assicurativa pari a trecento milioni di euro per il ripristino dei danni verso
terze parti, inclusi gli eventuali danni all'ambiente nell'area in cui si svolge l'attività, nonché una polizza assicurativa pari a cento milioni di euro per il controllo dell'eventuale pozzo fuori controllo"


E la chicca finale: "non sono da prevedere problematiche relative a sismicità indotta" perche' e' solo un pozzo preliminare.  Questa la si studiera' magari dopo.

E quindi tuttapposto, e tutto approvato e Amen.
E amen pure al Parco Agricolo che aveva osato dire di no.


Il voto e' stato unanime - che importa che questo e' il primo passo verso il pozzo vero e proprio, verso 30 anni di pompaggio, di inquinamento, di stimolazione non naturale del terreno?

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E quindi veniamo a noi, un anno e mezzo dopo il Novembre 2015 e a questa Milano che soffoca con cause in tribuale nel Febbraio 2017.

Il pozzo Moirago 1 non migliorera' la situazione, e ogni pozzo in piu' che facciamo, da Milano a Ragusa, e' un altro po di monnezza che finisce nel nostro ambiente - durante la fase di preparazione, durante la fase di estrazione, durante la fase di lavorazione, e durante la fase di consumo finale degli idrocarburi.

Nel 2017 caro Maroni, cara Terzi quello che si dovrebbe fare per evitare inverni futuri di cieli grigi e di aria malata, per un pianeta piu' sano e per dare l'esempio ai paesi in via di sviluppo, e per non essere ipocriti sugli accordi di Parigi,  e' di dire no a qualsiasi altra fonte di energia fossile e puntare solo sulle rinnovabili.

Anche a Milano. 





















Posted by maria rita at 4:26 PM No comments:
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Tuesday, December 27, 2016

Bonaire, Caraibi e il sogno del 100% rinnovabile




Bonaire e' un isola delle Antille nei Caraibi, non lontana dalla costa del Venezuela. Ci abitano qui circa 15mila persone ed e' una municipalita' speciale dell'Olanda.  E' soprattutto un isola turistica, nota perche' ci si fanno immersioni e scuba diving e per i suoi coralli, tanto che ogni anno arrivano qui circa 70mila turisti.

L'isola e' nel bel mezzo di una transizione verso il 100% di energia rinnovabile.

Prima del 2004, come molte delle isole dei Caraibi, l'elettricita' a Bonaire veniva prodotta principalmente dal diesel acquistato dall'estero, con alti costi di importazione e con tutte le fluttuazioni di prezzi stabiliti dai mercati esteri.

Nel 2004 un incendio distrugge l'unico impianto diesel dell'isola.

Si installano generatori diesel temporanei ma si decide di programmare per eliminarne del tutto il bisogno. L'obiettivo e' di una Bonaire al 100% rinnovabile.

Nel 2010 il primo passo in avanti: installate sull'isola 12 turbine ibride a vento-diesel-alghe. Nei momenti di maggior ventosita' si arriva con l'eolico a coprire il fabbisogno dell'isola fino al 90%. In media, in vento fornisce il 40-45% del necessario. Quando il vento non e' sufficente, subentrano i generatori diesel.

Il secondo passo e su cui si sta ancora lavorando e' quello di eliminare del tutto il diesel dall'ibrido vento-diesel-alghe. Si vuole sostiturilo con biocarburante prodotto dalle alghe che sono ampiamente disponibili a sud di Bonaire, nei pressi delle miniere di sale a sud dell'isola e per cui si sta sperimentando una conversione a carburante.

I generatori diesel dell'ibrido infatti sono stati installati proprio con questa caratteristica: di poter essere un giorno alimentati solo dal biodiesel prodotto sull'isola. Il mix sara' allora di 40-45% vento e 60-55% alghe.

Questa scelta comportera' anche la diminuzione della bolletta energetica dell'isola del 10-20%, e maggiore occupazione locale e queste non sono cose da niente qui.

L'eliminazione completa del diesel doveva essere completata nel 2015, come annunciato da vari siti. Non sono riuscita a trovarne conferma e non sono sicura che l'avvio del biodiesel sia completo ma di certo e' un obiettivo su cui si sta lavorando.

Intanto nel 2014 parte un progetto di solarizzazione della capitale di Bonarie, Kralendijk, per la generazione di elettricita' dai tetti, in collaborazione con il governo centrale olandese.

Bonarie ha goduto di due speciali situazioni. Intanto l'incendio del 2004 ha reso impellente e possibile la possibilita' di cambiare,  senza dover aspettare la fine del ciclo naturale dei vecchi impianti diesel.
L'essere parte del Regno d'Olanda inoltre ha fatto si' che potessero qui arrivare tecnologia ed idee europee, ed infatti il consorzio che sta sviluppando l'impianto biodiesel e' tedesco-olandese e si chiama Ecopower Bonaire.

Ma non c'e' solo Bonaire: oggi varie isole dei Caraibi, specie le ex colonie olandesi, hanno progetti rinnovabili e di utilizzare risorse in loco per generare energia e questo un po per amore, un po perche' l'energia fossile che viene importata e' costosa, e sole, vento ed alghe costano meno. 

Aruba e Curacao hanno entrambe obiettivi di arrivare al 100% di energia green sulle loro isole. 


Posted by maria rita at 9:16 AM No comments:
Labels: alghe, bolletta, Bonaire, caraibi, diesel, generatore, ibrido, Olanda, Petrolio, rinnovabili, venezuela, vento

Tuesday, December 6, 2016

Ta'u, Samoa: l'isola elettrificata al 100% dal sole di Elon Musk



Pare un altro paradiso tropicale.

Sono le isole Samoa, in questo caso  l'isola di Ta’u nella cosiddetta American Samoa, un protettorato USA a 6400 chilometri dalla costa Pacifica degli USA e a meta' strada fra le isole Hawaii e l'Australia. Ci vivono 790 persone.

Ma vivere in una isola cosi' remota non e' il paradiso che puo' sembrare.

Fino a poco tempo fa a Ta'u erano frequenti le perdite di corrente e anche il razionamento dell'energia. Arrivava tutto da generatori diesel - non certo il re della sostenibilita' - e spesso quello che veniva generato non era sufficente a soddisfare i bisogni di tutti.

Entra in scena il nostro Superman.

Elon Musk.  

Che dopo le macchine, i tetti e le batterie, decide di elettrificare tutta Ta’u.

Nel corso degli scorsi 12 mesi, la Tesla ha installato una serie di microrete di pannelli solari e di batterie con lo scopo di dare il 100% dell'energia ai residenti.

E ci e' riuscito.

Al 100%.

Perche' Musk ha fatto questo?

Perche' vuole mostrare il potenziale dell'energia solare e del suo "pacchetto" tutto compreso con questo progetto pilota: 5,328 pannelli solari della SolarCity (appena acquisita dalla Tesla) con la generazione di 1.4 megawatt di energia, 60 batterie Powerpacks della Tesla a stoccarle in caso di necessita'.

L'elettrificazione solare di Ta’u mostra quindi che si puo' fare. 

Secondo la Tesla questo lavoro eliminera' l'incenerimento di piu di 400mila litri di diesel l'anno, i costi del trasporto del diesel dagli USA e fara' si' che l'energia intermittente o i razionamenti non ci saranno piu'.

Fra le altre cose, ci saranno anche grandi guadagni economici, visto che adesso tutto arrivera' dal sole e non via nave. 

Per di piu' il sistema di stoccaggio e' disegnato in modo che l'isola potra' essere autosufficente anche se ci saranno 3 giorni di fila di nuvole. Il tempo di ricarica e' di sette ore. 

Chi usera' questa nuova energia? 

Tutti: i negozi, la polizia, l'osepedalte, i pompieri. 

Anche a Ta'u sono evidenti i segni dei cambiamenti climatici:  l'erosione e' evidente di anno in anno e i residenti sono contenti di poter dare il loro piccolo contributo nonche' l'esempio.

Lo so che Musk ha una ditta (anzi piu' d'una!) da mandare avanti e che questo progetto dimostrativo e' essenzialmente stato fatto per pubblicizzare i suoi prodotti, ma ... magari tutte le citta' - nel piccolo o nel grande -  lo prendessero d'esempio!

Per ora i residenti di Ta'u hanno elettricita' corrente e sicura, hanno abbassato i propri costi, la loro aria e' piu' pulita e tutto il mondo parla di loro.



Posted by maria rita at 11:59 PM No comments:
Labels: australia, batterie, diesel, elettricita', Elon, Hawaii, isola, microrete, Musk, Samoa, solare, Ta'u, Tesla, tetti
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