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Monday, June 4, 2018

Primo test per Sergio Costa: microditte irlandesi e australiane a trivellare Podere Gallina, Emilia Romagna







 Il CEO della United Oil and Gas, Brian Larkin, al TG irlandese dice di venire in Italia a "stringere le mani a quelli del Ministero" per farsi approvare i progetti trivellanti.

United Oil and Gas “excited” about the development at Podere Gallina licence in Italy


*Update 25 Giugno 2018*

La United Oil and Gas annuncia di volere "monetizzare" Podere Gallina il piu' presto possibile e che il flusso di gas trovato e' di 148mila metri cubici al giorno e di 130mila metri cubici al giorno dalle due prove fatte presso il pozzo Podere Maiar 1dir.

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Nel link di cui sopra, Il CEO della United Oil and Gas parla al telegiornale irlandese di come trivellare e sfruttare l'Italia. 

Senza alcun ritegno parla dei suoi rapporti con il Ministero italiano, dei suoi viaggi a Roma, di come abbia stretto le loro mani, creato un rapporto positivo, e creato del benvolere da parte dei palazzi romani verso la loro microditta irlandese.

Ovviamente si riferiva alla legislatura passata, non a quella appena insediata, che pero' avra' il compito di continuare a seguire l'iter dei progetti di Mr.  Larkin.

Caro Ministro Sergio Costa, spero che tutto questo finisca presto. E' questa una ditta minuscola, che vuole venire a stringere le mani dei politicanti italiani solo per sfruttamento e speculazione.  Ce ne sono tante altre come la United Oil da tanti angoli del mondo che vedono l'Italia solo come la terra dei balocchi facili. Non e' giusto che questa gente abbia tutte le porte aperte dei nostri ministeri dalla lontana Irlanda, e che il medio cittadino non ne sappia assolutamente niente.

Ecco, spero che le sue mani mai e poi mai saranno strette da quelle dei petrolieri. Sono intrise di morte e di dolore.

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"We've spent a lot of time getting to know the Ministry, 
we've spent a lot of time in the Ministry's offices, we've seen the benefits of that. 

I think one of things that we've learnt about doing business in Italy is the Italians like to do business face to face, so you need to take the time to go down and meet  the people, meet the Ministry, shake hands so they get to know you, they get a comfort level with you so that when something comes 
their desk with your name on it they know who you are and they are happy to engage with you. 

So it's worked quite well from that perspective."

"We spend money to get money".

Brian Larkin, CEO della United Oil and Gas, Irlanda

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Non si fara' aspettare il primo test per il neo ministro dell'ambiente italiano.

Gli Australiani della Po Valley chiedono di trivellare Podere Gallina, a sud del Delta del Po, fra le province di Ferrara e Bologna. La concessione e' di 506 chilometri quadrati ed e' stata loro assegnata nel 2008.

Il permesso era stato sospeso per circa 3 anni e 8 mesi, in seguito alle scosse di terremoto dell'Emilia Romagna. 

Cioe' il terreno e' , come per tutto il resto d'Italia, fragile, delicato prono a terrremoti. 

Come scrivono gli stessi petrolieri nel 2012 avevano eseguito lavori "geologi e geofisici" per accertarsi del pontenziale della concessione, allo scopo di produrre gas. Hanno trovato che parti del giacimento sono "a basso rischio" (cioe' con alta probabilita' di farci soldi) e hanno identificato due subzone buone per lo sfruttamento, Selva Stratigraphic e East Selva.

Oltre alle loro ricerche dirette hanno acquistato 70 chilometri di indagini eseguite precedentemente dall'ENI e li hanno riprocessati internamente. Nel 2013 una ditta specializzata dal Regno Unito, CGG Services certifica che i possono qui estrarre almeno... 0.48 miliardi di metri cubi di gas.

In Italia, il consumo annuale di gas e' di circa 70 miliardi l'anno.

E cosi, il giorno 21 Novembre 2017, e' stato inaugurato il pozzo Podere Maiar 1, appunto nella zona  detta Selva , all'interno della concessione Podere Gallina.

Dicono che hanno trovato gas metano puro al 99.1%, e che il tutto e' molto favorevole da un punto di vista di commercializzazione, visto che siamo a soli 600 metri dalla rete del gas italiano e che dunque l'allaccio e' facile.

L'Australiana Po Valley dunque promette di chiedere al governo l'autorizzazione finale per trivellare nel 2018.

Adesso.

Sucessivamente la Po Valley d'Australia ha deciso di cedere parte delle sue attivita' all'irlandese
 United Oil and Gas (per il 20%) e all'inglese Prospex Oil and Gas (per il 17%).

In questo momento la Po Valley dunque e' titolare solo del 63% della concessione e l'incarico della trivellazione vera e' propria e' stato dato alla United Oil and Gas.

Dal canto nuovo il nuovo CEO-mercenario della United Oil and Gas, l'irlandese Brian Larkin, dice di essere "eccitato" dal progetto e di avere appena sottoposto i documenti per lo sfruttamento di Poder Gallina al governo italiano. Dicono che ci vorra' circa un anno per il processo di assegnazione e per la messa in atto. Oltre alle trivelle vogliono costruire un gasdotto da circa 1 chilometro, probabilmente per il collegamento alla rete del gas.

Hanno tirato su circa 2.5 milioni di euro allo scopo e che le operazioni saranno pienamente automatizzate.

Cioe' non ci lavorera' nessuno, o quasi! 

E infine dicono che ci sono buone prospettive per eseguire altre indagini geofisiche nella zona. Cioe' altre camionette vibroseis, altre trivelle, altro disturbo del suolo.

Tutte e tre queste ditte sono piccole, da capitali sociali limitati, appena create o quotate sulle borse "alternative", per ditte a maggior rischio. Per esempio, la Prospex Oil e' quotata sulla AIM di Londra, la Alternative Investment Market, dove era anche quotata la Mediterranean Oil and Gas di Ombrina, poi andata defunta. La United Oil and Gas e' stata creata nel 2015 (!!) da una spinoff della Tullow Oil. 

E la Po Valley? Beh, questa chi puo' dimenticarla, e' la ditta che voleva trivellare l'Emilia Romagna per motivi affettivi!!!

Un po di considerazioni:

1. Quella zona e' stata non molto tempo fa colpita da terremoti, ed e' stata gia' trivellata a piu' non posso nel corso degli scorsi decenni. L'area e' fragile, marcata da subsidenza e da instabilita'.  Davvero vogliamo altre trivelle?

2. E per il beneficio di chi poi? L'Italia e' da poco diventata esportatrice di gas. Non ce ne serve piu' di quello che abbiamo e che importiamo, a meno che il nostro obiettivo non sia di estrarre da Podere Gallina per vederlo agli svizzeri, agli olandesi.  Certo pero' che se visto da questa ottica il cittadino italiano non ne guadagna niente, se non un territorio reso piu' povero, piu' brutto, piu' pericoloso. Ne guadagano solo gli australiani della Po Valley, gli irlandesi della United Oil and Gas e gli inglesi della Prospex Oil and Gas.

3. Il solare e le alternative continuano a prendersi fette di mercato, e lo farebbero ancora di piu' se solo fossimo piu' lungimiranti and we gave them a real chance.  Quindi non ha alcun senso continuare a trivellare lo stivale per il beneficio di terzi.

4. Anche la foglia di fico dell'occupazione non c'e' in questo caso, e certo non ci sara' in futuro, visto che si prevede la piena automatizzazione, e visto che sara' sempre piu' cosi per gli anni a venire. 

E dunque io mi aspetto che il neo ministro dell'ambiente, Sergio Costa, non continui sulla rotta di quei due galantuomini che lo hanno preceduto, Dario Franceschini e Gianluca Galletti. Spero che lui dia prova di rispetto del territorio, di chi ci vive, e della sua bellezza e fragilita' e che questi soggetti trivellanti siano rispediti al mittente e ai loro luccicanti telegiornali.

E questo non solo per dire no alla Po Valley, alla Prospex Oil e alla United Oil and Gas, quanto per dare un segnale a livello mondiale, e a tutte queste microditte presenti e future venute chissa da dove, che la pacchia e' finita.

Non si puo' piu' venire in Italia a pensare di arricchirsi con il nostro sottosuolo e fare il salto di qualita', da una microditta a una medioditta.

L'Italia merita di meglio. Spero che Podere Gallina sia un primo passo verso un nuovo modo di difendere l'ambiente, prima che i disastri all'aria, all'acqua, al suolo, al sottosuolo, arrivino, e non dopo.



Saturday, January 6, 2018

Australia: parte il primo treno alimentato al 100% dal sole



La traiettoria e' semplice.

Jeremy Jones, direttore della Byron Bay Railroad Company d'Australia ha deciso di prendere un treno dilapidato, rimetterlo a nuovo e ... usare il sole per alimentarlo. 

E' questo il primo treno del mondo ad essere completamente alimentato da panelli solari e motori elettrici, ed ha iniziato il suo servizio in Australia alla meta' di Dicembre.

Il tratto e' di 3 chilometri, e il servizio e' fra Byron Bay, citta' di mare nel New South Wales d'Australia, e un resort turistico che si chiama Elements of Byron Bay.

Il treno e' un vintage: un treno passeggeri di 70 anni fa con due motori diesel. Di questi, uno e' stato sostituito da un motore elettrico e batterie, l'altro e' stato mantenuto come backup in casi di emergenza.  Usa solo energia dal sole, anche in caso di nuvolosita' grazie alla batteria, ma il motore diesel secondario e' stato tenuto, appunto se dovessero esserci delle emergenze. 
Ci sono pannelli sui tetti per un totale di 6.5 kilowatt e una stazione di ricarica da 30 kilowatt alla stazione centrale. La batteria e' sufficente per completare 12-15 viaggi in autonomia.  Il treno puo'  portare al massimo 100 persone, con valigie, bici, e tavole da surf.

In realta' ci sono stati gia' esempi di treni che vanno ad energia elettrica, ma in genere e' energia che arriva dalla rete o i pannelli dal tetto sono usati per fornire aria condizionata o illuminazione. Qui invece l'energia per muovere il treno tutto arriva dal treno stesso.

Il progetto e' costato 4 milioni di dollari, ed e' stato finanziato dal proprietario del resort, Brian Flannery. La tratta esisteva da anni, ma era stata chiusa nel 2004 a causa della mancanza di passeggeri. Flannery decide di rimetterlo in azione, ma la comunita' non ne ha voluto sentire.

Troppo inquinante.

E cosi, lui stesso propone il treno elettrico.  E stato un gran successo.

Certo questo treno va solo per tre chilometri, e quindi in un certo senso e' facile assicurarsi che l'energia sia sufficente, e che tutti fili liscio. Il treno e' dunque una sorta di novita', un esperimento in piccolo. Sopratutto siamo in una zona turistica, e il treno e' per turisti e curiosi, ma lo stesso avra' la sua funzione: fara' diminuire il traffico e, speriamo, fara' incuriosire i turisti stessi.

Ma quale che sia il suo ruolo, come per tutte le cose innovative e' un passo in avanti, e' voglia di futuro, e' coraggio, e' vivere proiettati con coraggio verso il domani.

Perche' no? 
Perche' non farlo anche in Italia? 





Tuesday, January 12, 2016

Petroceltic alle Tremiti: accuse di frode, corruzione, debiti, messa in vendita.


Il crollo delle azioni della Petroceltic -- scese del 70% in un anno

















Petroceltic, chi e' costei?

Se uno legge la lista delle ditte che vogliono, vorrebbero o hanno gia' trivellato in Italia, ci si accorgera' che molte di queste hanno nomi sconosciuti, sono  piccole, con pochi capitali sociali, che pensano di venire in Italia a fare il salto di qualita' perche' abbiamo "regimi fiscali favorevoli". Lo dicono loro.

Fra queste la Petroceltic di Dublino, la ditta a cui il nostro governo ha deciso di affidare i mari attorno alle isole Tremiti con la concessione BR 274 EL.

A leggere i comunicati degli investitori emerge che questa Petroceltic e' assolutamente piegata in due, da debiti, azionisti senza scrupoli, accuse di frode e corruzione, crollo dei prezzi del petrolio e non sanno piu' dove andare a parare.  Hanno debiti per 200 milioni di dollari che non sono riusciti a ripagare. Basta solo dire che il 23 Dicembre 2015, il giorno dopo la firma dei nostri decreti ministeriali ha iniziato a cercare potenziali acquirenti. La liquidita' finira' entro Gennaio 2016.

Cioe' abbiamo dato il mare delle Tremiti a una ditta sul lastrico che sta quasi per fallire.

Le banche che si occpuano della messa in vendita della Petroceltic sono la Bank of America, la  Merrill Lynch e la Davy Corporate Finance. Stanno vagliando tutte le opzioni: la vendita in toto delle varie concessioni al miglior offerente, la fusione con altre ditte, o anche l'infusione di capitale con altri debiti e offerte pubbliche.

Il valore delle azioni nel solo 2015 e' crollato del 77%.

Ma come si e' arrivati fin qui? 

Il principale investitore della Petroceltic si chiama Worldview Capital Management, ed e' una ditta di hedge funds. Detiene il 29% di azioni della Petroceltic ed e' guidata da Angelo Moskov. A Febbraio 2015 la Petroceltic, a causa dei troppi debiti, decide di vendere obbligazioni per 175 milioni di dollari usando come collaterale Ain Tsila, un campo di gas in Algeria e forse il suo progetto piu ambizioso.

Moskov si oppone: secondo la Worldview questo passo questo avrebbe lasciato gli azionisti con guadagni derisori. Disse:
As predicted by Worldview in its EGM circular issued in February 2015, Petroceltic appears to have now run out of money. As a result it is proposing to pledge the Company's crown jewel, namely its participation in the Ain Tsila asset, as a security for a contemplated $175 million bond issuance. In our view, this will result in squandering shareholder value.
Given Company's past history of very poor financial management and false claims, Worldview is extremely concerned that such bond issuance will be perilous to shareholders. Owing to the Company's consistent inability to produce sufficient cash flows, proceeding with the bond issue on the announced terms would, in our view, likely result in bondholders eventually securing the world-class asset for a derisory sum.
La Petroceltic rinuncia. Le azioni crollano ancora. La Worldview denuncia la Petroceltic in tribunali d'Irlanda e d'Inghilterra per errori nelle revisoni interne. La causa e' ancora aperta.

Il 20 Agosto 2015 la Worldview accusa la Petroceltic di frode e di corruzione:
con la creazione di schemi per defraudare la compagnia dall'interno, con fatture gonfiate a Ain Tsila in Algeria.

La Petroceltic risponde accusando il suo principale investitore Worldview di una campagna di denigrazione e di sottrarsi al dialogo. Hanno paura che la Worldview possa accaparrarsi il 100% delle azioni e che questa sia una campagnia per l'acquisizione della Petroceltic a pochi spiccioli. 

Il 17 Settembre 2015 la Worldview accusa ancora la Petroceltic di irregolarita' in Bulgaria: dirigenti di medio livello avrebbero creato anche qui canali per  il trasferimento illegale di fondi della compagnia in mano di terzi, tramite  sussidiarie egiziane, bulgare e lussembughesi.

E poi il 23 Dicembre 2015 finiscono i soldi e si mettono in vendita.

Ecco, questa e' la Petroceltic d'Irlanda in questo momento. Perche' le abbiamo affidato le isole Tremiti senza neanche indagare che fondi avessero, che o chi fossero? Io non so chi abbia ragione in questa lotta fraticida fra la casa madre e Worldview, ma certo e' assolutamente folle dare loro un pezzo del nostro mare.

Caro Matteo Renzi, veramente vogliamo una ditta squattrinata, guidata da gente senza scrupoli a trivellare in uno dei mari piu belli d'Italia?

Evidentemente si.






Saturday, October 10, 2015

La Petroceltic squattrinata e accusata di frode e corruzione sospende il titolo in borsa

Il titolo e' stato sospeso in Borsa il giorno 8 Marzo 2016
 al prezzo di 6 pence ad azione.
Al massimo ne valeva 224. 

forse l'investitore russo Angelo Moskov che gia' detiene il 29% della ditta
la comprera' tutta.






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Il crollo delle azioni della Petroceltic -- scese del 70% in un anno





Angelo Muskov

Brian O'Cathain








Pare una soap opera di petrolieri, finanzieri e speculatori, una triste soap opera, in cui, una volta tanto, a guadagnarci siamo noi. La Petroceltic e' assolutamente piegata in due, da debiti, azionisti senza scrupoli, accuse di frode e corruzione, crollo dei prezzi del petrolio e non sanno piu' dove andare a pararsi. Basta solo dire che negli scorsi dodici mesi le azioni della Petroceltic sono andati da un massimo di 224 pence a 42.

E' una storia che inizia da lontano.

Il principale investitore della Petroceltic, la ditta inglese che vuole trivellare vari angoli d'Italia perche' abbiamo "regimi fiscali favorevoli", si chiama Worldview Capital Management, che e' una ditta di hedge funds. Detiene il 29% di azioni della Petroceltic ed e' guidata da Angelo Moskov. Comprarono le azioni quando valevano 175 pence. Ora ne valgono 60.

Gia' a Febbraio 2015 la Worldview aveva espresso preoccupazioni per gli affari economici della Petroceltic, che sommersa dai debiti, stava presentando un controverso piano per aumentare il proprio capitale.

In un anno le azioni della ditta irlandese erano calate del 34%.

Si trattava di 175 milioni di dollari da incassare tramite la vendita di obbligazioni, usando come collaterale uno dei suoi progetti piu' ambiziosi: Ain Tsila, un campo di gas in Algeria. Secondo la Worldview questo passo questo avrebbe lasciato gli azionisti con guadagni derisori.

Moscov non fu tenero e in quella occasione gia' parlo' di Petroceltic al lastrico, di spreco di soldi, di management scadente, e della divulgazione di false notizie:

As predicted by Worldview in its EGM circular issued in February 2015, Petroceltic appears to have now run out of money. As a result it is proposing to pledge the Company's crown jewel, namely its participation in the Ain Tsila asset, as a security for a contemplated $175 million bond issuance. In our view, this will result in squandering shareholder value.
Given Company's past history of very poor financial management and false claims, Worldview is extremely concerned that such bond issuance will be perilous to shareholders. Owing to the Company's consistent inability to produce sufficient cash flows, proceeding with the bond issue on the announced terms would, in our view, likely result in bondholders eventually securing the world-class asset for a derisory sum.
Dop vari dibattiti, accuse e incontri, e anche un tentativo di deporre il CEO della Petroceltic, Brian O'Cathain, il 3 Agosto 2015 la Petroceltic annuncia di rinunciare alla vendita di obbligazioni per la troppa instabilita' sul mercato.

Le azioni crollano ancora ed i debiti arrivano a 500 milioni di dollari.

La Worldview denucnia la Petroceltic presso l'alta corte d'Irlanda, dopo gia' una prima denuncia presso l'alta corte inglese.  Sotto attacco anche pagine web: la Petroceltic e' pure riuscita a tirare giu' delle pagine web non di loro gradimento. Ovviamente tutto questo ha dei costi che la Petroceltic vorrebbe assolutamente evitare. Non si sa come andra' a finire, per ora la causa e' ancora aperta.

Ma non finisce qui. Il 20 Agosto 2015 la Worldview Capital Management accusa la casa madre di frode e corruzione riguardo la gestione delle sue finanze. In particolare il direttore della Petroceltic Geoff Stevenson e membri della sua famiglia sono accusati di avere orchestrato uno schema per defraudare la compagnia, assumendo personale a contratto con fatture gonfiate nel campo di gas Ain Tsila in Algeria.

Worldview dice che se corrette, queste accuse significano che il valore dell'azienda e' stato fortemente compromesso dai pagamenti illeciti e dai fondi sottratti in maniera fraudolenta dalla Petroceltic.  La Worldview accusa la Petroceltic di mananagement inappropriato e fallimentare.

Dal canto suo, la Petroceltic accusa Worldview di una campagna di denigrazione e di sottrarsi al dialogo. Dicono che fanno tutto questo per prendere il controllo della Petroceltic e che stanno facendo perdere tempo prezioso, aizzando gli altri investitori, convenendo meetings, e cercando di ostacolare le operazioni interne di ristritutturazione.

Brian O'Cathain passa al contrattacco:

“Their real game is to take control of the company and its assets without paying a premium. We don’t intend to hand over the keys and walk away, so I guess Moskov’s own investors are getting impatient as well"

Finalmente, il 17 Settembre 2015 la Worldview pubblica un altra lettera in cui si accusa la Petroceltic di irregolarita' in Bulgaria, accusando anche qui dirigenti di medio livello di avere creato canali per impossessarsi in modo illegale di fondi della compagnia.  Addirittura dicono che ci sono dei giudici bulgari che indagano pagamenti sospetti da parte di sussidiarie egiziane, bulgare e lussembughesi della Petroceltic per servizi non meglio specificati da parte di tali Optimus Engineering AD e di Osiris Trust. Anche qui, il sospetto e' che ci siano scambi poco trasparenti di soldi.

E anche qui, Brian O'Cathain dice che non e' vero niente e che e' tutta una campagna denigratoria, una “concerted campaign to fling mud at us and hope some of it will stick”.

In Bulgaria la Petroceltic ha delle piattaforme per l'estrazione di gas, ma mentre il campo di
Galata e' ancora attivo, quello di Kaliakra e' in declino. Neanche qui le cose gli vanno troppo bene!

Ma il tempo passa, e i soldi mancano. E cosi' si pensa di tornare con una offerta di obbligazioni sul mercato.

Io non so cosa dire di questi teatrini fra prepotenti, chi ha ragione, chi no. Devo dire che mi fanno abbastanza senso tutti i protagonisti di questa storia.

Posso pero' solo dire che alla fine chi vince siamo noi, persone normali. Ad esempio, il Ministero dell'Ambiente ha rigettato una delle concessioni petrolifere della Petroceltic nei mari di Calabria, la d151 perche' non avevano presentato un appropriato studio di impatto ambientale in tempo. E' molto probabile che a causa di tutte queste vicende interne, la concessione calabrese sia diventata secondaria, o che si siano dimenticati, o che non avevano i soldi per pagarla. Comunque vada, e' stato utile per noi.

Piu' in grande pero' mi chiedo questo: anche se Mr. Muskov ha i suoi tornaconti, e forse vuole veramente prendere il sopravvento con operazioni di campagna denigratoria verso la Petroceltic,
restano i sospetti, la mancanza di soldi della Petroceltic, e il fatto che a tutti questi protagonisti non interessi niente della loro stessa compagnia.

E viste queste lotte fraticide, che vuoi che gli interessi dell'Abruzzo, del Piemonte, o del golfo di Taranto?   Vogliamo veramente una ditta squattrinata, guidata da gente senza scrupoli a trivellare nei mari d'Italia?









Wednesday, June 11, 2014

Utah: i neonati morti nella citta' del boom del petrolio


Donna Young, sulla sinistra 

"From a plane it looks like the Earth has smallpox” 
"Dall'aereo sembra che la terra abbia la varicella"  




Vernal, Utah. Saranno in pochissimi a conoscere questa localita' rurale dello Uinta Basin, nella zona occidentale dello stato e con meno di 10,000 abitanti. Ma in questi giorni Vernal e' alla ribalta delle cronache a causa del triste primato di mortalita' infantile molto probabilmente dovuto all'inquinamento da trivelle e da fracking come raccontato da un medico, Brian Moench.

Per 19 anni Donna Young ha lavorato come ostetrica.

Non le era mai capitato di far nascere un bimbo morto fino al Maggio del 2013.

Scossa, va al funerale di questo bimbo pochi giorni dopo.

Al cimitero nota una cosa strana: un numero impressionante di bambini con una sola data per la nascita e la morte. Inzia a farsi domande, e visto che non aveva accesso a dati ufficiali, scova fra gli obituari della zona.

Tiene il conto per tutto l'anno e cosi' scopre che nel 2013 sono morti 13 neonati - erano o appena nati oppure erano nati gia' morti.

Per un paese cosi' piccolo e' un un numero troppo elevato. Per l'anno 2013, il numero totale di morti a Vernal e' stato di circa 176.

Circa un morto su 15 era un neonato, vissuto un giorno o meno.

Nel 2010 il tasso di mortalita' infantile era conforme con quello del resto della nazione. Adesso invece e' sei volte tanto. In piu' lo Utah e' uno stato a forte presenza mormone, dove il consumo alcolici e di fumo e di droga e' molto basso, per cui ci si aspetta il tasso di mortalita' infantile sia minore della media nazionale e non superiore.

Ma queste cose non si possono dire: Vernal e' un piccolo paese dove pensano che il petrolio li salvera'. E cosi' sono tutti passati all'attacco di Donna Young. L'ospedale le ha mandato una lettera di minaccia e ha ricevuto telefonate non proprio carine. Ma ha seminato e diverse persone le hanno raccontato la loro storia. Anche il dottor Moench si e' interessato alla questione ed ha anche sporto denuncia presso le autorita', ree di non avere , a sua detta, ottimamente monitorato le concentrazioni di ozono a Vernal.

E dai racconte delle altre mamme, si scopre che oltre alle morti premature a Vernal ci sono bimbi con rari difetti alla nascita: trenta bambini nati con lo stesso difetto. E' sette volte piu' che la media nazionale.

Ma perche'? I geni? Cambi nelle cure mediche?

Tutte queste cose sono da scartare perche' i geni non cambiano cosi repentinamente ed i tassi di mortalita' infantile qualche anno prima erano nella norma. Il sistema medico e' lo stesso.

Mmh. L'ambiente?

L'ambiente?

Nella valle della Uinta, dove sorge Vernal, ci sono in totale 30,000 persone e ben 11,200 pozzi di petrolio e di gas con emissioni di fumi diesel, di benzene, di toluene.

L'area e' nota per avere alti tassi di ozono e di particelle fini nell'ambiente a causa dell'industria petrolifera - l'unica che esiste nella zona.

Tutto questo e' inasprito dalle condizioni geografiche della valle che tende a tenere intrappolato tutto l'inquinamento prodotto. Una miscela esplosiva quindi perche' respirare monnezza porta ad infiammazioni, che poi si traducono in attacchi di cuore, tumori, polmoni malati, e nel caso di donne incinte, ad infiammazioni alla placenta e ai feti.

Lo ammettono anche i petrolieri che l'alta concentrazione di ozono e' un problema, ma non commentano sul reparto mortalita' infantile. Ovviamente, nessuno puo' dire con certezza matematica che le morti di Vernal siano da attribuire all'industria del petrolio, ed e' difficile dirlo, perche' la citta' e' piccola ed e' difficile fare studi statistici in questo caso.

Pero' questo e' quello che dice il dottor Brian Monech sulla questione:

“We know that pregnant women who breathe more air pollution have much higher rates of virtually every adverse pregnancy outcome that exists. And we know that this particular town is the center of an oil and gas boom that’s been going on for the past five or six years and has uniquely high particulate matter and high ozone. So seeing this spike in perinatal mortality is not surprising. We can’t say at this point, and we probably can’t say ever, that each one of these deaths is due to air pollution. Much like we can’t say that someone’s lung cancer is definitely due to their smoking. But if you put the components of this equation in the context of everything else we know, it would say something.” 

"Sappiamo che le donne incinte che respirano piu' aria inquinata hanno tassi maggior di ogni cosa che puo' andare storto durante una gravidanza. E sappiamo che questa particolare citta' e' al centro di un boom del petrolio e del gas che va avanti da cinque o sei anni e che ha tassi particolarmente elevati di particelle fini e di ozono. E quindi vedere questi picchi di mortalita' infanile non e' una sorpresa. Non possiamo dire adesso, e probabilmente non potremo mai dirlo, che ciascuna di queste morti e' da attribuire all'inquinamento dell'atmosfera. Proprio come non possiamo dire che la colpa del cancro ai polmoni di qualcuno e' sicuramente dovuto al loro fumo di sigarette. Ma se uno mette assieme tutte le componenti di queste equiazioni in contesto di tutto il resto che sappiamo, e allora il tutto dovrebbe dirci qualcosa." 

Non sappiamo come andra' a finire.

Ma come sempre, ci sono dei bimbi a cui e' stato negato il futuro, e delle mamme che hanno dovuto sotterrarre i loro figli il giorno stesso della nascita.

E anche se non si riuscira' mai a trovare un nesso definitivo fra i due eventi - trivelle e bambini - il semplice buonsenso che suggerisce che riempire una vallata dove l'aria e' stagnante con 10,000 pozzi di petrolio e di gas, non e' proprio una idea felice.

Tuesday, April 23, 2013

Approvata anche la concessione "Turchese" - Petroceltic




** Chicche di questa concessione: pageheranno 5.16 euro al kmq, per un totale di circa 2300 euro l'anno al governo italiano. Fra le prescrizioni ci sono : l'uso di binocoli e di idrofoni per capire si ci sono mammiferi marini, l'obbligo di mandare report all'ISPRA, se trovano reperti archeologici di farlo sapere al Ministero per i beni culturali. 

La cosa piu' interessante e' che loro stessi li chiamano "cannoni"

Poveri pesci.

**


La notizia data agli investitori per l'approvazione dell'esplorazione petrolifera fra Pescara ed Ortona, e' del 4 Aprile 2013. Il sito Rigzone infatti riporta che la concessione BR 272 EL e' stata assegnata dal governo centrale alla Petroceltic. La Petroceltic, dal canto suo, descrive questa approvazione come un "importante passo in avanti".

Il permesso e' vasto e copre circa 475 chilometri quadrati di mare. Sono contenti perche' e' vicina ad Elsa. All'interno di questa concessione, c'e' un progetto nuovo chiamato Turchese.

Il programma e' di iniziare con l'esplorazione sismica - con navi airgun - nei prossimi mesi.

Evviva l'Abruzzo verde, evviva le bandiere blu.

La concessione era gia' nota come la d507 Elsa, sempre della Petroceltic.

Il CEO della Petroceltic - Brian O Cathain - dichiara alla stampa petrolifera - mica agli abruzzesi! - che

"Permit B.R.272.EL brings significant additional potential to our Adriatic portfolio directly adjoining and on trend with the Elsa oil discovery. We look forward to working with the relevant Ministries to enable the commencement of seismic operations in this highly prospective region.

Il permsso BR 272 EL da del valore aggiunto al nostro portafoglio in Adriatico, visto che e' direttamente adiacente ed ha le stesse caratteristiche del giacimento Elsa. Siamo interessati a lavorare con i Ministeri addetti per iniziare le operazioni sismiche in questa zona di alta potenzialita'.

E poi la beffa finale: 


"Petroceltic is fully committed to operating in an environmentally sensitive manner in all its operations and will continue to work with all partners and stakeholders to support the National Energy Strategy's objective of doubling Italian oil and gas production by 2020."

La Petroceltic e' pienamente impegnata ad operare in un modo rispettoso dell'ambiente in tutte le sue operazioni e continuera' a lavorare con tutti i suoi partners e portatori di interesse per dare supporto alla Strategia Energetica Nazionale con l'obiettivo di raddoppiare la produzione di gas e di petrolio in Italia entro il 2020.

Cioe' fanno pure finta che ci stanno facendo un piacere! In verita, il suo obiettivo non e' ne l'ambiente, ne la Strategia Energetica Nazionale, quanto invece il vile denaro e lo sappiamo tutti.

Non c'e menzione alcuna della regione Abruzzo - muti, muti. Compare invece la Capitaneria di Porto di Ortona, che approva. Amen.

Chiodi, quanto purgatorio dovrai farti...

Passerai alla storia come il presidente di regione che ha regalato questa regione ai petrolieri. 

Ma la colpa non e' solo di Chiodi - questi permessi giacciono da anni, io stessa ne parlavo qui nel 2011, e poi ancora qui, ma tutti hanno dormito, da Giovanni Legnini a Enrico Di Giuseppantonio, da Guerino Testa a Fabrizio Di Stefano, da Remo Di Martino a Mauro Febbo, che infatti sono sempre gli ultimi a sapere, e i superultimi ad agire.

Ho dato tutto quello che avevo - osservazioni, divulgazioni, insulti da parte di petrolieri, politici e presuntuosi di vario genere, ora sta a chi vive li darsi da fare, una volta per tutte.










Tuesday, September 4, 2012

Brian O Cathain: l'uomo che vuole trivellare le Tremiti


Brian O Cathain, capo della Petroceltic

E cosi' la storia delle trivelle alle Tremiti e delle proteste di questi giorni e' arrivata anche sulla stampa irlandese.

The Irish Times infatti riporta che ci sono "diffuse proteste" fra autorita' locali ed ambientalisti e che ben 18 sindaci del Gargano si sono incontrati per redimere un rapporto contro le trivelle esplorative nel mare adriatico.

Interessante e' che il giornale parli dell'airgiun definendoli "soundings": come se fossero suoni delicati, come le onde del mare, o il canto delle sirene. In realta' quelli sono spari violenti.

La Petroceltic non ha niente da dire, ma un mese fa, questo e' quello che disse l'amico Brian in merito al decreto trivelle di Passera:

We are very pleased that the Decree has been approved and believe that the new law removes the existing uncertainty concerning exploration, development and production activities in Italian waters. We will now commence discussions with the relevant National and Regional institutions concerning the Elsa project, which we are committed to progressing to the benefit of all stakeholders in a safe and environmentally-responsible manner”

Siamo molto compiaciuti che il decreto sia stato approvato e riteniamo che la nuova legge elimini le incertezze sull'esplorazione, lo sviluppo e le attivita' di produzione nei mari d'Italia. Adesso possiamo inziare le discussioni rilevanti con le istituzioni nazionali e regionai sul progetto Elsa, che siamo intenzionati a portare avanti per il beneficio di tutti i portatori di interesse in un modo sicuro e responsabile dal punto di vista ambientale.

Mentre lo diceva gli si allungava il naso.

Beh, a Roma si sa che Passera e Clini sono arroganti con il popolo e pappamolli con i prepotenti, ma per quanto riguarda le autorita' locali .. beh, mi sa che in Puglia caschi male caro Brian O'Cathain.
Mi sa proprio che lei non ha capito con chi ha a che fare.

Dicono pure che sono "pienamente coperti" dal pnto di vista economico fino alla fine del 2013.

Pensate voi in che mani siamo, una ditta che ha soldi fino alla fine del 2013 e dopo non si sa! 

Pero' sono ottimisti di poter trivellare entro il 2013 e rimpinguare le casse, visto che il governo e' molto bene intenzionato con loro.

Dicono che l'ENI stimava che ci fossero dai 30 ai 180 milioni di petrolio al largo della Puglia, ma che le loro stime parlano di 200 milioni di barili.

Ne consumiamo 1.5 milioni al giorno, per cui se anche le "stime" della Petroceltic fossero vere, e tutto fosse roseo, distruggiamo Tremiti e Salento per 130 giorni di petrolio.

Fanno 4 mesi e mezzo di fabbisogno nazionale - se fosse venduto in Italia - splamato in 20, 30 anni, regalato ad una ditta irlandese che non si sa bene se ha i soldi o no, e contemporaneamente distruggiamo il turismo delle Tremiti.

Menomale che la Puglia protesta tutta unita, a prescindere dai pariti e dalle poltrone.

Sindaci di Ortona, San Vito Chietino, Torino di Sangro, Vasto, Gianni Chiodi prendete esempio.

Grazie alla mia amica Annette Gurdo che mi ha mandato il link.