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Tuesday, April 23, 2013

Approvata anche la concessione "Turchese" - Petroceltic




** Chicche di questa concessione: pageheranno 5.16 euro al kmq, per un totale di circa 2300 euro l'anno al governo italiano. Fra le prescrizioni ci sono : l'uso di binocoli e di idrofoni per capire si ci sono mammiferi marini, l'obbligo di mandare report all'ISPRA, se trovano reperti archeologici di farlo sapere al Ministero per i beni culturali. 

La cosa piu' interessante e' che loro stessi li chiamano "cannoni"

Poveri pesci.

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La notizia data agli investitori per l'approvazione dell'esplorazione petrolifera fra Pescara ed Ortona, e' del 4 Aprile 2013. Il sito Rigzone infatti riporta che la concessione BR 272 EL e' stata assegnata dal governo centrale alla Petroceltic. La Petroceltic, dal canto suo, descrive questa approvazione come un "importante passo in avanti".

Il permesso e' vasto e copre circa 475 chilometri quadrati di mare. Sono contenti perche' e' vicina ad Elsa. All'interno di questa concessione, c'e' un progetto nuovo chiamato Turchese.

Il programma e' di iniziare con l'esplorazione sismica - con navi airgun - nei prossimi mesi.

Evviva l'Abruzzo verde, evviva le bandiere blu.

La concessione era gia' nota come la d507 Elsa, sempre della Petroceltic.

Il CEO della Petroceltic - Brian O Cathain - dichiara alla stampa petrolifera - mica agli abruzzesi! - che

"Permit B.R.272.EL brings significant additional potential to our Adriatic portfolio directly adjoining and on trend with the Elsa oil discovery. We look forward to working with the relevant Ministries to enable the commencement of seismic operations in this highly prospective region.

Il permsso BR 272 EL da del valore aggiunto al nostro portafoglio in Adriatico, visto che e' direttamente adiacente ed ha le stesse caratteristiche del giacimento Elsa. Siamo interessati a lavorare con i Ministeri addetti per iniziare le operazioni sismiche in questa zona di alta potenzialita'.

E poi la beffa finale: 


"Petroceltic is fully committed to operating in an environmentally sensitive manner in all its operations and will continue to work with all partners and stakeholders to support the National Energy Strategy's objective of doubling Italian oil and gas production by 2020."

La Petroceltic e' pienamente impegnata ad operare in un modo rispettoso dell'ambiente in tutte le sue operazioni e continuera' a lavorare con tutti i suoi partners e portatori di interesse per dare supporto alla Strategia Energetica Nazionale con l'obiettivo di raddoppiare la produzione di gas e di petrolio in Italia entro il 2020.

Cioe' fanno pure finta che ci stanno facendo un piacere! In verita, il suo obiettivo non e' ne l'ambiente, ne la Strategia Energetica Nazionale, quanto invece il vile denaro e lo sappiamo tutti.

Non c'e menzione alcuna della regione Abruzzo - muti, muti. Compare invece la Capitaneria di Porto di Ortona, che approva. Amen.

Chiodi, quanto purgatorio dovrai farti...

Passerai alla storia come il presidente di regione che ha regalato questa regione ai petrolieri. 

Ma la colpa non e' solo di Chiodi - questi permessi giacciono da anni, io stessa ne parlavo qui nel 2011, e poi ancora qui, ma tutti hanno dormito, da Giovanni Legnini a Enrico Di Giuseppantonio, da Guerino Testa a Fabrizio Di Stefano, da Remo Di Martino a Mauro Febbo, che infatti sono sempre gli ultimi a sapere, e i superultimi ad agire.

Ho dato tutto quello che avevo - osservazioni, divulgazioni, insulti da parte di petrolieri, politici e presuntuosi di vario genere, ora sta a chi vive li darsi da fare, una volta per tutte.










Thursday, January 10, 2013

Le balle de La Stampa di Torino

Notare: hanno inserito il nome dell'autore Luigi Grassia
*dopo* la pubblicazione di questo post.
Alla Stampa che viene a leggere questo blog:
compratevi una copia del NY Times ed imparate come si fa il giornalismo.

Un piccolo sceiccato italiano del petrolio 
è (o potrebbe essere) la Basilicata. 
Questa regione nel 2012 ha estratto 5 degli 11 milioni di barili italiani 

La Stampa, 3 Gennaio 2013

In Italia si usano 1.5 milioni di petrolio al giorno.
Se fosse vero quel che dice la Stampa, 
abbiamo distrutto la Basilicata per quattro giorni
dei sette di fabbisogno nazionale prodotti in Italia.



E' un articolo rigorosamente anonimo - come dire, chi l'ha scritto ha paura che il suo nome venga associato alle balle che scrive. 

Parte con il dire "L'Italia non e' l'Arabia Saudita ma ha il suo tesoretto di petrolio", che non si deve  dire "no grazie", che bisogna darsi la "pena" di sfruttarli questi giacimenti di monnezza petrolifera e che non si deve essere "nimby".

Peccato che l'anonimo giornalista dimentichi di dire che abbiamo melma petrolifera sottoterra e che tirandolo fuori non risolvera' di una iota il bilancio energetico nazionale - e lo sanno pure loro!.

Peccato che l'anonimo giornalista dimentichi di dire che la parola nimby e' stata inventata da affaristi di vario genere, inclusi i petrolieri, per schernire le popolazioni che si oppongono a interventi deliranti sui propri territori.

Chi altro deve difenderlo il territorio?

L'ONU? La Croce Rossa? Obama? I residenti, ma certo, e cosi' e' piu' facile schernirli e ridicolizzarli inventandosi un insulto, mentre invece l'essere nimby per i backyard propri e degli altri dovrebbe essere una cosa di cui andare fieri.

Bene, caro anonimo giornalista.

Ci dica il suo nome, dove vive, e iniziamo da casa sua. Credo che nessuno si lamentera' se lei ci offrisse il suo backyard per le trivellazioni.

Che ne dice?

Lei parla di questa "Strategia Energetica Nazionale" e del petrolio che sara' estratto con "il rispetto dei più elevati standard internazionali in termini di sicurezza e tutela ambientale".

Ma mi faccia il piacere.

In Italia non sapete nemmeno adattarvi agli standard internazionali per i limiti emissivi che sono migliaia di volte superiore che altrove, o per le distanze di sicurezza che sono ridicole in confronto a quelle di altri, e non sapete nemmeno fare le multe a chi sgarra.

Avete presente i processi BP? Bene, quando saprete fare le multe di miliardi di dollari all'ILVA, ne riparliamo, quando saprete mettere zone di divieto di 160 km da riva sulle trivelle, ne riparliamo. Quando chi inquina finisce in galera, allora ne riparliamo.

Con tutto il marciume che c'e' in Italia, dove mai li tirerete fuori questi "piu' elevati standard di rispetto per l'ambiente"?

Non ci crede nessuno! Sono tutte balle di Monti, di Passera, di Clini che sono vecchi di mentalita', di sensibilita', di speranze.

Sono paralizzati nella melassa dei loro inciuci, dei loro calcoli politici, del cerchiobottismo e non sanno prendere le decisioni giuste ma difficili. Proprio non lo sanno fare. Sono troppo invischiati, piccoli, sporchi in affari ed accordi con i potenti per avere veramente a cuore il bene della nazione.

E come mostra questo articolo, anche la Stampa lo e'.

Come sempre, l'Ilva parla per tutti. Non ci sono limiti adeguati, non ci sono multe ed e' tutto gia' passato dalle preoccupazioni dei politici.

E' con questa premessa che trivelliamo lo stivale?

E poi l'anonimo - quanto ignorante - giornalista tira fuori il caso di Trecate "uno dei principali centri storici" del petrolio italiano e della vicina Carpignano Sesia, un paesino con poche migliaia di persone che ha in blocco votato contro un pozzo ENI.

Il giornalista dimentica che uno dei pozzi di Trecate e' scoppiato nel 1994 - questo ovviamente non si puo' dire, vero? - e ci sono voluti piu' di 10 anni per la bonifica.

Bel giornalismo!

Infine si intervista Davide Tabarelli - quello di Nomisma che fa consulenze e inciuci con i petrolieri - come guru della faccenda che si lamenta del fatto che in tutta Italia "appena si vede in giro un geologo che saggia il terreno fioriscono i comitati del no".

E certo, mica la gente e' scema come lei vorrebbe farci credere, caro Tabarelli. O mica sono tutti come lei che hanno da lucrarci con il petrolio.

Dice Tabarelli:

In Italia c’è una dorsale del petrolio e del gas che parte da Novara e poi si distende lungo l’Appennino fino in fondo alla Calabria e prosegue in Sicilia. Nel Mare Adriatico c’è una dorsale parallela offshore, da Chioggia al Gargano. In un secolo e mezzo in Italia sono stati perforati 7 mila pozzi, di cui 800 ancora attivi. Persino alle isole Tremiti, dove ci sono resistenze a trivellare, c’è già un pozzo, attivo dal 1962 senza danni per l’ambiente. La produzione italiana potrebbe facilmente raddoppiare, proprio come prevede la Strategia energetica nazionale, semplicemente perforando dove già si sa che il petrolio c’è. Invece è tutto bloccato».

E famno bene!

Lì gli ambientalisti non vogliono i pozzi perché dicono che c’è il rischio della subsidenza, cioè che il terreno sprofondi. Ma basta entrare nella basilica di San Vitale a Ravenna per accorgersi che nei secoli c’è stata una subsidenza di un metro. In quella zona è un fenomeno naturale, l’estrazione del petrolio non c’entra. Tutti gli studi geologici dicono di no. Poi qualche singolo geologo disposto a dire che c’è pericolo lo si trova sempre.
 
Ma cosa dice, ma che ne sa lui, ma dov'e' la sua obiettivita'?

Ci sono fior fiori di riviste a parlare della subsidenza indotta di Ravenna dai pozzi di metano e di acqua, e addirittura e' L'ENI stessa a dirlo in uno studio commissionato nel 1999!

E poi ovviamente non poteva mancare il capro espiatorio della faccenda, il rifugium peccatorium, la Basilicata, descritta come "un piccolo sceiccato italiano del petrolio" che nel

2012 ha estratto 5 degli 11 milioni di barili italiani ma ha risorse non sfruttate per altri 400 milioni di barili accertati e i tecnici valutano un potenziale di un miliardo di barili.
 
Ancora con la Basilicata! Ma cosa volete di piu' dai lucani? Il sangue? Diteci.

Ma lo sa il "giornalista" che  l'Italia ne consuma 1.5 milioni di barili al giorno?

Per cui se le sue balle sono corrette, questo vuol dire che la Basilicata nel 2012 ci ha dato - sentite bene -  4 dei 7 giorni di fabbisogno nazionale prodotti in Italia!!!

Ridicoli proprio - o non sanno di cosa parlano, o non ci azzeccano con i numeri. In ogni caso e' un giornalismo che fa pena.

La fine dell'articolo e' data a Tabarelli che dice

Io mi auguro che nel prossimo Parlamento qualcuno si prenda la responsabilità di fare una legge che dica che una volta rilasciata dal ministero la Valutazione di impatto ambientale, che in Italia è severissima, poi gli enti locali non possano sollevare altri ostacoli, e se lo fanno che vengano penalizzati.

Severissima i miei stivali.  Ne ho letti a dozzine e sparano a vanvera fatti che non stanno da nessuna parte.

Io invece, caro Nomisma mi auguro che nel prossimo parlamento non ce ne sia nemmeno uno dei politici attuali, a dare corda ad uno come lei e che questo "giornalista anonimo" torni a scuola di giornalismo.

Proprio un articolo obiettivo ed informativo questo della Stampa.
Il New York Times non e' niente a confronto.



Saturday, November 24, 2012

"Dovete sacrificare" - una storia di fracking



We, the large land owners, mostly farmers, were given a chance to dream, not knowing the true value of what lies so far beneath our land; not aware of the type of operations that would be conducted on our land. We believed in the false promises made by that kind man, we now know as a “landman.” Yes, there have been a few that have prospered from the gas activity in our area. 
Some people are living in denial, and for others it has become a nightmare.

Carol French, Pennsylvania 

Nella "Strategia Energetica Nazionale" di Passera e compari non si parla di fracking, e anzi, nel nostro governo non si muove foglia su questo tema, sebbene ci siano proposte di fare fracking in Toscana ed in Sardegna e anzi, sebbene prove preliminari siano state gia' fatte nel nostro paese.

Allora ecco qui una storia di fracking e di pentimenti da fracking.

Si svolge a Bradford County, Pennsylvania e ha per protagonisti famiglie e persone normali.

Nel 2006 arriva un signore vestito di tutto punto a promuovere l'opportuntia' della vita: soldi facili in cambio di buchi nei terreni agricoli e piu' in profondita' shale gas - il gas da scisti. Circa $5,000 ad ettaro, non per comprare la terra, ma per affittarla. Considerato che i lotti sono tutti molti grandi qui negli USA si sarebbe trattato di cifre sostanziose.

Tutti felici allora di questa bonanza,  tutti che pensano di diventare "shale-ionari", milionari da shale gas. Per loro stessa ammissione, non sapevano cosa stavano facendo. Erano agricoltori, allevatori, non avvocati, non esperti da trivelle. I soldi sarebbero stati utili.

Si organizzano incontri, convegni - sponsorizzati dall'industria del petrolio - in cui un professore di Penn State dicendo a chi lo ascoltava "Dovete sacrificare" per il bene della nazione, per svezzare l'America dal petrolio del Medio Oriente, per il progresso.

Ma sacrificare che cosa?

Non era ancora chiaro.

Nel 2009 i problemi. Acqua contaminata. Terra che da agricola diventa discarica industriale. Petrolieri che scavano vasche di contenimento per materiale tossico. Esalazioni, puzze, malattie.
Come da copione.

La signora Carol French non aveva dato il permesso di trivellare sul suo terreno, ma la diedero i suoi vicini. Nel 2011 trivellano un pozzo da fracking a circa un chilometro dal confine con la sua proprieta'.

L'acqua della signora French diventa imbevibile il giorno 15 Marzo 2011. Ora e' verde, schiumosa, e gelatinosa.

La figlia della signora French ha problemi al fegato, milza e alle ovaie. Si e' trasferita altrove. Anche la sua vicina di casa ha avuto gli stessi problemi.

Non bevono il latte delle loro stesse mucche.

La ditta del fracking si rifiuta di fare test sull'acqua e sul latte e cosi la signora French deve comprarsi l'acqua e il latte da se, sebbene abbia pozzi artesiane e mucche di proprieta'.

I campi contaminati dal fracking sono in vendita ed hanno perso l'80% del loro valore. La gente ha eczemi sulla pelle e cosi pure le mucche.  Le famiglie che hanno avuto dei sistemi di filtraggio dalla ditta perforante si lamentano perche' il sistema non purifica tutto quello che deve essere purificato. L'elettricita' e' a loro carico.

La signora French dice "ora ho capito cosa dovevamo sacrificare".

Dal suo piccolo mondo, si chiede anche tutte le domande giuste: a chi servira' questo gas? Verra venduto al migliore offerente, all'estero? E questo sacrificio e' per lei o per le tasche dei petrolieri? E l'agricoltura che fine fara'?

La Francia, la Bulgaria, il Lussemburgo, gli stati del Quebec in Canada, del Vermont negli USA, del Victoria in Australia hanno bannato il fracking prima che fosse troppo tardi.

In Italia non fiata mosca.

Sunday, November 4, 2012

La Petro-Basilicata e la monnezza









Petrolio di Basilicata


L'ENI ammette che 400 tonnellate di petrolio si sono sversati nei terreni attorno 
al Centro Oli di Viggiano nell'agosto del 2016.

Chi ha permesso queste cose? 
Chi non ha controllato? 
Perche' in Basilicata c'e' ancora chi e' favorevole al petrolio?

Queste storie sono tutte di monito a chi vive in comunita' trivellande.

NON e' mai successo da nessuna parte del mondo che il petorlio abbia portato miglioramento
della qualita' della vita delle persone. 

Mai, da nessuna parte.

Intanto, nel Marzo 2017 il CEO dell'ENI Claudio De Scalzi diceva che

"e' un versamento minimo e superficiale"

Certo, perche' non e' successo a casa sua.

“Non penso che sarà chiusa la produzione in Val d’Agri, stiamo facendo tutto quello che deve essere fatto per risolvere la situazione. È un versamento minimo e superficiale e stiamo facendo tutte le verifiche necessarie per capire cosa sia accaduto nei giorni scorsi"

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"Oil is central to our development plans. 
It is the element around which all our hopes revolve." 

Mention of royalties brings an ear-to-ear smile to the face of mayor Vicino.

Rosaria Vicino, the Guardian, 2012


A Rosaria Vicino, ex sindaco di Corleto Perticara, nel 2016 furono dati gli arresti domiciliari per aver imposto alle ditte che avrebbero dovuto costuire il nuovo centro oli di Corleto Perticara di assumere persone che l'avrebbero aiutata a crescere il suo consenso elettorale.


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4 Novembre 2012


Il Guardian inglese manda oggi un articolo sul petrolio d'Italia, secondo il quale si vuole aumentare la produzione nazionale di petrolio del 150%.

Non e' una novita' per noi Italiani che lo sappiamo da tanto che questo e' il governo delle trivelle del far west. Le regioni nel mirino, secondo questa SEN, che sta per Strategia Energetica Nazionale - e che altro non e' se non un grandioso nome con tanti condimenti per avvallare una sola cosa: buchi, buchi, buchi - sono la Lombardia, l'Emilia Romagna, la Sicilia, l'Abruzzo e la Basilicata.

Ed ecco che allora the Guardian va in Basilicata a vedere questo El Dorado del petrolio nostrano - che e' anche la regione piu' povera d'Italia.

L'articolo apre con un paragone che sarebbe facile per ogni angolo - o quasi - d'Italia. La Basilicata come la Toscana, incantevole con i suoi paesaggi, i suoi fiumi e i suoi colli. Si puo' - ed e' stato fatto, magari con parole e paragoni diversi - dire la stessa cosa per i colli d'Abruzzo, per i paesaggi pugliesi,  per la laguna veneta, e per tutto lo stivale in realta', quello che un tempo era il giardino del mondo.

Invece compare il lupus in fabula: il petrolio! estratto in questo caso dalla concessione di Tempa Rossa, al 75% della Total di Francia e al 25% della Shell d'Olanda. Come per tutto o quasi il petrolio d'Italia e' una porcheria ad alto tenore di zolfo.

L'articolo dice tutto quello che abbiamo capito subito di questa supposta "strategia nazionale" e cioe' che e' giusto un paravento per nascondere il vero scopo del governo: aumentare le trivelle in Italia in cambio del miraggio di soldi, royalties, posti di lavoro, risparmio e raddopppio della produzione nazionale.

La cosa che piu' mi ha colpito di questo articolo pero' e' l'entusiasmo del sindaco di Corleto Perticara, Rosaria Vicino che alla menzione "royaties" e' andata in brodo di giuggiole e il cui viso, secondo l'articolo, si e' illuminato di un sorriso da un orecchio all'altro. Ha detto la signora che il petrolio e' centrale a tutti i piani che hanno di sviluppo per Corleto Perticara ed e' l'elemento perno attorno a cui ruotano tutte le speranze della citta'.

Eh? ma la signora in questione ci e' mai andata a Viggiano? Ha mai parlato con chi vive vicino a pozzi e trivelle?

Ecco, sta qui, secondo me,  tutta qui la follia dei lucani: il pensare ancora che il petrolio gli portera' ricchezza sostenibile, crescita e lavoro.

E' una cosa tipica di tutti i petrol-stati e le comunita' petrolizzate: che a un certo punto si diventa quasi complici degli sfruttatori e ci si vuole credere con ogni mezzo che bucare e tirare fuori monnezza risolvera' magicamente ogni problema. Certo, e' facile: il petrolio e' una sorta di speranza di pillola magica, non devi pensare ad altro, non devi aguzzare l'ingegno su come far crescere la tua comunita'. non devi alzare la voce per difendere i tuoi diritti.

Buchi e ti piovono quattrini dal cielo - e magari chiudi gli occhi sul fatto che mentre arrivano quattrini facili, stai avvelenando il tuo stesso cielo.

Lo scrivente del Guardian infatti non sa - o non vuole sapere - il risvolto della medaglia. Non sa dei rifiuti tossici petrolfieri che la Total ha splamato nel sottosuolo per 20 anni, e che e' finito nell'insalata della gente. Non sa e' che in Basilicata gia' si trivella da 20 anni o giu di li, e di tutto questo lavoro, soldi, royalties, non e' rimasto niente. Non sa e' che la gente emigra, che le mucche non vogliono mangiare l'erba perche' e' inacidita dall'idrogeno solforato, che l'uva ha patine di idrocarburi sopra, che le malattie aumentano e che le pecore hanno il ciclo riproduttivo messo sottosopra dalle esalazioni tossiche.

Il giornalista non lo sa, ma la politica neppure.
Vista da Roma, la qualita' di vita dei lucani non e' affare di nessuno.


Grazie Francoise!




Saturday, November 3, 2012

Venezia: gli specchietti per le allodole


Marghera, Venezia con le raffinerie dietro la laguna.
La Strategia Energetica Nazionale. 

E cosi decidono di fare una maxi-conferenza a Venezia per parlare del futuro del nostro Adriatico il 9 Novembre.

In teoria sarebbe anche una cosa buona, ma invece - secondo me - sara' solo una gran presa in giro.

Un po come il questionario farsa circolato in pompa magna per questa nuova SEN: strategia energetica nazionale con le domande dell'azzecca garbugli.

E questo per due motivi:

1. E' una roba di politica, non di cosa e' meglio da un punto di vista scientifico, non di cosa vogliono le persone, non di informazione vera. Clini ha perso ogni credibilita' ai miei occhi, dalla storia infinita dell'Ilva di Taranto allo stoccaggio di Rivara non si e' dimostrato un vero difensore dell'ambiente, della gente, quanto invece una sorta di lacche' dei petrolieri, degli inquinatori, il mastro dei possibilisti, del non si sa, del compromesso, dell'equilibrio.

Cosa puo' argomentare uno cosi in favore del mare?

2. E una roba dove non ci sara' nessuno veramente che sta sul campo a difendere il mare. Ormai sono 5 anni che vado in giro per l'Italia a sentire conferenze, a farne, e piu' o meno gli conosco tutti gli unviersitari attivi, gli attivisti disinteressati e che hanno a cuore il problema. Qui ci sono nomi mai sentiti prima e che di attivismo hanno ben poco.

E chi invitano? I politici.

Ma che deve dire, per esempio, Gianni Chiodi il governatore dell'Abruzzo?

Non ne sa niente di trivelle in mare, non ha mai fatto niente per fermarle lui le trivelle e d'altro canto non aveva argomenti per sostenerle le trivellazioni. E' stato muto per 5 anni. Un Ponzio Pilato dell'ambiente che ora rappresenta l'Abruzzo?

Cosa potra' dire lui di Ombrina? Se l'e' lette le carte? Mah. Non direi, visto che in tutte le occasioni possibili dalla regione Abruzzo non sono mai arrivati pareri di nessun genere.

E non che gli altri siano stati migliori - air gun e monnezza in mare e limiti USA - quelle cose le hanno imparate altrove, e cosi' la sensibilizzazione sul tema, non l'hanno fatta loro, ma noi persone normali, giorno dopo giorno.

E allora mi chiedo perche' invece non hanno dato voce e spazio alle *persone normali* che lottano per queste cose da anni, e conoscono le problematiche molto piu' dei signori politici? Perche' non hanno invitato, quanto meno ad ascoltare, e pagandogli le spese di viaggio, le persone che sono attive sul territorio?

Chi mai di noi potra' prendere il tempo e trovare i soldi per andare a sentire che ne sara' del suo mare
a Venezia?


Domanda: si sara' l'ENI? Ci saranno i petrolieri della Northern Petroleum, della MOG, della Petroceltic? Chissa.


E perche' non hanno annunciato possibili dirette streaming, spazi per le persone per fare domande in diretta, siti facebook dove porre questioni importanti live?

E perche' in preparazione di questo mega maxi convegno non hanno organizzato incontri locali, regione per regione, dove tutti potevano andare e dire a Clini o a chi per lui cosa vuole per il suo mare?

Questa e' le democrazia, in cui ci siamo dentro tutti assieme.

In cui e' il politico a servizio della gente, e non la gente a sottostare ai politici.

Non e' accettabile che arrivano Clini-Passera-Monti a decidere per tutti a porte semichiuse. Le cose all'italiana, in cui la politica arriva sempre per ultima e con prepotenza ed ignoranza.

Qualcuno mi chiede perche' non vado anche io. La risposta e' semplice: perche' nessuno mi ha invitata -
troppo scomoda eh? Troppo intransigente su questo tema, troppo poco aperta ai possibilismi e agli inciuci.

Ma anche se io non ci saro', ci sara' qualcun altro che avra' il coraggio di argomentare per la CHIUSURA totale dell'Adriatico alle trivelle?

CHIUSURA totale, perche' uno scoppio che succeda a Dubrovnik o alle Tremiti e' la stessa cosa, sapete? Perche' l'Adriatico e' gia' inquinato a piu' non posso, perche' il mare Adriatico e' uno solo, piccolo e chiuso.

Qualcuno gli ricordera' che in California il limite delle trivelle e' di 160 km?

Io invece prevedo un gran fanfare per poi arrivare  alla parola piu' odiata: il COMPROMESSO. Della serie: mettiamo "regole", mettiamo "commi", mettiamo "paletti", mettiamo un po di miglia di protezione - che in Italia nessuno rispettera' mai - ed apriamo l'Adriatico alle trivelle del far west.

Sara'.

La mia democrazia e' un altra cosa. La mia SEN e' una sola: un pannello solare su tutti i condomini d'Italia.