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Thursday, October 25, 2018

Hawaii: l'isola delle foche monache ingoiata dai cambiamenti climatici






East Island nelle cosidette French Frigate Shoals, un atollo a 800 chilometri nord-ovest delle isole Hawaii.


E' (o era) un importante isola per le riproduzione di specie in via di estinzione ed e' (o era) parte del monumento nazionale marino Papahanaumokuakea Marine National Monument,

E' stata ingoiata dal mare e dai cambiamenti climatici.

Tartarughe, uccelli, foche ci tornavano ogni anno per depositare uova, far nascere i propi piccoli e curarli lontani dall'uomo e dai suoi pericoli.

Al prossimo giro l'isola non ci sara' piu'.

L'uragano Walaka ha ingoiato East Island. E' stato uno degli uragani piu' violenti della storia dell'Oceano Pacifico.

La notizia e' arrivata dal professor Chip Fletcher told dell'Universita' delle Hawaii che ha notato la scomparsa di East Island dalle immagini da satellite. Lui si e' dichiarato sorpreso, ma sopratutto preoccupato dato il ruolo dell'isola in questione come importante habitat per le foche monache hawaiane, le tartarighe verdi hawaiane e varie specie di uccelli, che si spostano qui per la riproduzione.
E quindi la perdita di East Island e' molto piu' importante per il ruolo che copre nell'ecosistema rispetto alla sua realta'  estensione territoriale che e' di solo un chilometro di estensione per cento metri circa.

Le foche monache hawaiane sono fra le specie marine piu' a rischio di estinzione: circa l'80% degli esemplari viventi si trovano sulle isole a nordovest delle Hawaii.  Il 16% della popolazione e' (o era) situata appunto su queste French Frigate Shoals. Buona parte di queste foche usa (o usava) l'isola scomparsa, East Island, per la cura dei loro piccoli.

Nel 2018 circa dodici esemplari di foche monache sono nate sulla East Island. Nessuno sa cosa accadra' il prossimo anno quando le foche non potranno piu' partorire sull East Island, visto che la East Island non esiste piu'.

Anche le tartarughe verdi hawaiane usavano East Island per la riproduzione: circa la meta' di tutte le loro uova che depositano (o depositavano) erano lasciate sulla East Island.

Il National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ha annunciato che altre, simili isole minori potrebbero scomparire, a causa dei cambiamenti climatici e dell'innalzamento dei livelli del mare. Il futuro ci presentera' altre occasioni simili, e anzi l'isola delle foche non e' neanche la prima in zona a scomparire; anche la Trig Island nelle vicinanze e' scomparsa quest'anno ingoiata dall'erosione e dal mare.

Tuesday, February 13, 2018

Il Cile ha cinque nuovi parchi nazionali - grandi quanto la Svizzera











Patagonia, 2018



National parks are the best expression of social equity that there is.
It's like paying our rent for living on the planet. 

Doug Tompkins

Il giorno 29 Gennaio 2018 il preidente del Cile, Michelle Bachelet assieme a Kristine McDivitt Tompkins, presidente della Tompkins Conservation, hanno messo la firma finale sulla creazione del PumalĂ­n National Park e del Patagonia National Park in Cile.

Si tratta di piu di 40,000 chilometri quadrati, e rappresentano la piu' grande donazione di terreno da un ente privato ad un governo.

E' un area grande quanto la Svizzera.

Ci sono dentro montagne innevati, laghi glaciali, vedute di mare, colline, praterie, foreste e vita animale.

Della coppia Kristine McDivitt e di suo marito Doug Tompkins abbiamo gia' parlato su questo blog, e la loro storia e' esemplare: due che diventano ricchi grazie a The North Face, Esprit, e Patagonia, che hanno fondato loro o di cui sono stati CEO, e che a un certo punto decidono di lasciare il mondo del business e di andare a vivere in Cile. Comprano terreni in Patagonia, li ripristinano, li trasformano in parchi e zone protette per il beneficio di tutti. Con i loro soldi, e per amore.

L'evento del 29 Gennaio e' l'atto finale di questa storia di protezione ambientale che e' iniziata 25 anni fa. Invece l'iter per rendere questi parchi ufficiali e' invece iniziato a Marzo 2017, con l'intento di instaurarne 5 nuovi di zecca e di espanderne altri tre.

Come gia' raccontato, Doug Tompkins, l'ideatore di tutto questo, e' morto nel 2015 in un incidente con il kayak in Cile, ma la sua opera va avanti grazie a sua moglie Kristine McDivitt. Lei dice che continuera' in questa sua missione di conservazione e di ritorno alla natura di altre aree in Cile ed in Argentina.

E infatti, la Tompkins Conservation ha proprio per obiettivo quello di comprare terre private, ripristinarle, proteggerle al meglio che si puo' e restituirle ai governi centrali per il godimento di tutti, per promuovere la bellezza, la natura e per portare orgoglio ed occasione di lavoro sostenibile e benessere alle comunita' locali. Finora, in tutto, hanno salvato circa 53,000 chilometri quadrati assieme a governi, associazioni non governative, attivisti, persone di scienza, e staff locale.

Perche' in Cile? Perche' Kristine e Doug ritengono che una delle catastrofi peggiori dei nostri tempi e' la perdita di biodiversita' e che il modo migliore per cercare di migliorare le cose e' di creare larghi parchi nazionali dove i processi evoluzionari potessero continuare indisturbati dall'opera umana.

Secondo loro i parchi nazional i rappresentano il modo migliore per la conservazione della biodiversita' da un punto di vista ecologico, e puo' rappresentare anche un beneficio per le comunita' locali.

Il loro motto e' "re-wilding". Ritorno alla natura selvaggia, con il reinserimento di specie animali un tempo abbondanti ed ora scomparse a causa dell'antropizzazione.

Tutto questo non accade senza controversie. C'e' chi dice che e' stato uno sbaglio trasformare terre agricole o da pascolo o ranch in zone selvagge, secondo questo "re-wilding". Per esempio, nella zona della Valle Chacabuco il re-wilding ha significato la rimozione di 25,000 pecore, 5,000 mucche, e 600 chilometri di filo spinato. Sorgeva qui infatti uno dei piu' grandi ranch del Cile.

Ma e' evidente che sul lungo andare e' questa la soluzione. I ranch iniziavano ad essere sempre piu' marcati dalla presenza dell'uomo, con sempre piu' strade e costruzioni. L'avere trasformato tutto in area protetta prima che arrivasse "lo sviluppo" ha fatto si che ora lo sviluppo vero sara' fatto in parallelo alla preservazione della natura.

Sono belle queste storie di persone che usano le loro ricchezze per cose utili e costruttive.

A quando i signori Benetton? I signori Versace? I signori Ferrero? 

Tuesday, March 8, 2016

Tutti i 1627 buchi d'Italia producono il 7.5% del fabbisogno nazionale


Giallo: uso di petrolio
Blu: produzione interna

Produciamo un misero 7.5% di fabbisogno
in cambio di 1627 pozzi attivi
e 7222 fra attivi e dismessi in tutta la nazione.


Ne vale la pena? 
Un pozzo sotto casa di tutti? 
Al mare? In montagna? Nei vigneti?

Sotto casa di Matteo Renzi? 
Sotto casa di Gianluca Galletti?
Sotto casa di Federica Guidi? 

Sotto casa tua? 

Non e' indipendenza energetica
e' tossicodipendenza
e' soldi per gli speculatori


VOTA SI il 17 Aprile 2016



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Ecco qui la lista dei pozzi d'Italia al 4 Marzo 2016 - 867 pozzi produttivi, 732 pozzi attivi ma non attualmente eroganti, 20 pozzi non produttivi, un pozzo di monitoraggio, 7 pozzi potenzialmente utilizzabili per lo stoccaggio. Fanno un totale di 1627. 

E poi ci sono i pozzi dismessi, per un totale di 7222 pozzi sparsi per lo stivale.

I pozzi hanno nomi alquanto interessanti -- c'e' il pozzo "Vongola Mare", il pozzo "Azalea", il pozzo "Cozza Mare", il pozzo "Perla", il pozzo "Radicosa", il pozzo "Prezioso", il pozzo "Lavanda".

Per non parlare di tutte le petrol-donne: Barbara, Maria a Mare, Angelina, Gioia, Giovanna, Naomi, Guendalina, Emma, Daria, Clara, Brenda, Amelia, Annabella, Annalisa, Annamaria, Arianna, Regina. Capita pure un maschio, chissa' per sbaglio.  Agostino.

Ma cosa vuol dire tutto questo?

Secondo le statistiche, in media tutti questi buchi producono circa 100mila barili al giorno. Ne usiamo 1.3 milioni al giorno. Cioe' i nostri bei buchi ci danno esattamente e come detto mille volte,
solo il 7.5% del fabbisogno nazionale.

E' come se volessimo trivellare tutta l'Italia per solo fornire l'energia al Piemonte, che ha circa il 7.5% della popolazione d'Italia. Tutto il resto continueremo ad importarlo, se continuiamo con la nostra petrol-economia.





Poi ci sono i pozzi attivi ma non attualmente eroganti. Eccoli sono 732:






E poi ancora i 20 pozzi non produttivi ma attivi


Un pozzo di monitoraggio



Infine, i 7 pozzi attivi e "potenzialmente utilizzabili" per lo stoccaggio