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Sunday, February 3, 2019

La Lega di Marco Marsilio a favore delle trivelle in Adriatico



Marco Marsilio e' un nome di politico che io non ho mai sentito nominare prima d'ora in Abruzzo. E' in questo momento il candidato della Lega come presidente della regione.

La sua biografia non offre molto, in termini di abruzzesita' - Wikipedia dice solo che e' nato a Roma nel 1968 da famiglia di origini abruzzesi e che e' professore a contratto di Estetica, Museologia e Marketing applicato ai Beni culturali presso l'Università Link Campus.

A Malta.

E' stato parte di vari movimenti studenteschi, e negli anni novanta consigliere della prima circoscrizione di Roma, cioe' del centro storico; e' stato anche consigliere comunale della capitale e ha lavorato per il Campidoglio come capogruppo di Alleanza Nazionale; poi nel 2008 diventa deputato alla camera per il PDL sempre per il Lazio,  e poi ancora fondatore di Fratelli d'Italia.

Insomma da un partito all'altro, ma sempre in area Roma/Lazio.

In questo momento mi pare di capire che sia senatore nelle fila di Fratelli d'Italia. E che (o mio dio!) Ignazio La Russa "ne ufficializza la candidatura a Presidente della Regione Abruzzo".

Non sono dunque sicura che questo personaggio sia il meglio che l'Abruzzo possa esprimere o che anzi, abbia qualcosa lui a che spartire con l'Abruzzo.

Esattamente cosa ha fatto il nostro eroe per questa regione durante la sua vita?
Cosa ne sa della nostra regione?
Non so. Ma voglio lasciargli il beneficio del dubbio. 

Pero' siccome parlo di petrolio, sento di essermi meritata di chiedergli: cosa vuole fare lui per l'ambiente di questa regione?

E visto che non credo rispondera' direttamente, sono sempre del parere che per conoscere le risposte a queste domande, occorre guardare al passato. Dove era Marco Marsilio mentre noialtri mangiavamo pane e lacrime per fermare l'ENI e tutte le sue amiche?

Si e' mai interessato all'Abruzzo e al suo ambiente?

Alle nostre epiche lotte contro Petroceltic, ENI, Mediterranean Oil and Gas, Rockhopper Exploration, Forest Oil e chi piu' ne ha piu' ne mette? 

Personalamente credo che questo Marsilio non abbia capito niente dello spirito fiero ed anti-trivellante di questa regione se va in televisione a dire che lui e' favorevole alle trivelle, a patto che stiano oltre le 12 miglia.

12 miglia, eh?

Allora 12.5 va bene?

E se qualcuno osasse ripresentarsi con Ombrina o con qualche altro scellerato progetto a 12.5 miglia, lui lo avvallera' se venisse eletto?  E ci puo' spiegare che differenza c'e' fra 12 miglia e 12.5 in termini di sicurezza e di ambiente pulito? E se vogliamo trivellare a 13 miglia, dunque, secondo lui andra' bene riversare monnezza a mare, o mandare petroliere a zonzo davanti alla Costa Teatina?

A proposito che ne pensa del parco nazionale della Costa Teatina?

E ai pescatori chi ci pensa?

Come sempre l'Adriatico e' un mare piccolo, dai fondali bassi, con poca circolazione di acqua; gli incidenti sarebbero davvero impattanti per tutti in un mare chiuso ed in un ecosistema cosi delicato. Per di piu' l'Adriatico e' un mare gia' fortemente inquinato, con tanti problemi di erosione, di coste che indietreggiano, di ripascimenti continui. Proprio in questi giorni sono stati riportati notevoli danni durante le mareggiate in varie parti d'Abruzzo. 

Ma chissa, forse che da dove Marsilio va al mare lui il rischio trivelle non c'e'?

Ovunque pero' lui vada al mare, sappia che invece il rischio trivelle c'e' per 100 chilometri di costiera d'Abruzzo e di gente che li vive lungo e che chiunque sia il prossimo governatore avra' il dovere di difendere.

Anche se va al mare ad Ostia o in Costa Smeralda.

E con le trivelle in terra invece come la mettiamo?

Ne sa qualcosa del Centro Oli di Ortona il nostro amico Marco Marsilio? Di quanto lavoro e' costato tutto questo? Se l'ENI si dovesse ripresentare ad Ortona, o le eredi della Forest Oil si dovessero ripresentare a Bomba, lui che da lato stara'? E come la mettiamo con il fatto che l'Abruzzo e' una regione fortemente sismica?

Boh.

E poi ancora, dando uno sguardo piu' avanti, a lui come a tutti i politici e giornalisti petrol-supporters: ma ... avete mai sentito parlare di cambiamenti climatici? Del fatto che occorre ridurre l'uso di fonti fossili, di emissioni di CO2? Del fatto che l'Italia ha firmato gli accordi di Parigi? Dodici o quattordici miglia non cambia niente: occorre svezzarsi dall'uso di petrolio. Semplice.

Ma non avete figli?
In che mondo vivete? 

Che cosa deprimente la politica italiana... 






Thursday, January 24, 2019

Lega e M5S: stop temporaneo di almeno un anno e mezzo e canoni aumentati di 25 volte


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Update: 24 Febbraio 2019

Il divieto dei 18 mesi e' entrato in vigore il giorno 13 Febbraio 2019.
Secondo i petrolieri sara' la fine del mondo!







Ma, e se invece pensassimo a come fare per migliorare la mobilita' elettrica, 
il risparmio energetico, il sole, il vento? 
Non sarebbe piu' intelligente?


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Sono sollevata.

In questo gran calderone che e' la politica italiana, pare che ci sia una intesa fra i due contendenti: il M5S e la Lega decidono che tutto sara' congelato per almeno 18 mesi.

I canoni aumenteranno di 25 volte rispetto alle tariffe attuali.

Secondo il Corriere della Sera, le commissioni Affari Costituzionali e Lavori Pubblici del Senato potranno ora proseguire i loro lavori sul decreto semplificazioni e si potrebbe arrivare anche ad un OK domani 25 Gennaio 2019.

Da come la vedo io, e' un buon passo in avanti, che ha visto approvazioni di crociere-sismiche, il toto-emendamenti, le minacce di dimissioni del ministro dell'ambiente Costa, e tutto un fior fiore di politici e giornalisti che si svegliano da un giorno all'altro pro trivelle, blabberando assurdita' sul lavoro, l'economia, i soldi e senza sapere che lavoro, soldi, economia, si possono creare anche senza ammazzare nessuno o senza distruggere l'ambiente.

Sono una persona lineare, e mi piacciono le cose fatte con logica, e questa ital-confusione e' estranea al mio modo di essere, ma sono felice lo stesso, perche' ogni passo in avanti e' un buon basso, e un anno e mezzo e' abbastanza per allontanare lo spettro trivelle.

E per tutti quelli che gridano all'assoluto, o che trovano il pelo nell'uovo, che pensano che e' stato fatto in vista delle elezioni X o Y,  che pensano che fra due anni ci sara' l'inghippo dico solo: il PD ha approvato ogni trivella che ha incontrato lungo il suo cammino, ed e' monumentale che siamo ora qui invece.

Per cui, nonostante l'armata-brancaleonaggine, e nonostante tutti i colpi di scena, occorre essere soddisfatti.

Quel che invece occorre fare e' di non mollare, continuare a metter pressione, a vigilare, a tenere alta l'attenzione pubblica, di modo che se pure ci saranno post-elezioni, o veri peli nell'uovo, saremo ancora qui a rompere le scatole e che la pressione che li ha portati qui, sara' ancora viva, e piu' forte fra 18 mesi.

E' pure importante rendersi conto che *mai* saremmo arrivati fino a qui *senza* il nostro costante impegno.  Mai. L'impegno di persone che *vogliono* una Italia che guarda al futuro, senza trivelle e senza fossili e' stato il motore di tutto questo.  Pensate davvero che ci sarebbero stati accordi o sensibilita' senza di noi? Non credo.

Il nostro opearato e' utile, e abbisogna di energia constante. Ogni giorno.
Il nostro potere e' qui: nell'opinione pubblica, nei nostri numeri, nella perseveranza.

L'ultima cosa importante e' questa.

Tre anni fa, il miraggio delle 12 miglia era veramente un miraggio, nel senso che prima del 2016 ci sono stati permessi trivellanti proposti e concessi a due chilometri da riva. Quanti anni abbiamo speso contro Ombrina, il mostro e la sua FPSO a cinque chilometri da riva?  E prima ancora, almeno noi dell'Abruzzo, quanto tempo abbiamo speso con i documenti che non erano postati in rete e quanti viaggi al Ministero in persona per avere le valutazioni di impatto ambientale?

Grazie all'attivismo di noi tutti le cose sono cambiate, ed anche i piu acerrimi sostenitori dell'Italia petrolifera hanno accettato che ci fosse informazione pubblica online, e sopratutto il limite delle 12 miglia e' ora dato per scontato.

E' infatti interessante che anche qui chi vuole le trivelle parli di "trivelle lontano dalla costa", significa che hanno accettato questa nostra conquista

Occore allora porre l'asticella ancora un po piu in alto e chiedere un giorno, un Italia libera dalle fonti fossili, un Adriatico chiuso ai petrolieri, e aria pultia e polmoni sani per tutti.

Amen brother.



=

Thursday, January 17, 2019

Matteo Salvini: trivelli casa sua per primo


Matteo Salvini si sveglia ora petrol-favorevole, ed esordisce cosi:  “Non si può dire ‘no’ a tutto e andare in giro con le candele”.

Intanto, caro Matteo, se trivelliamo quelle candele le dovremo portare tutte al cimitero - della morte
ambientale e civile.

Seguendo stupidi luoghi comuni, il nostro ministro dell'interno dice

 “Non si può dire no al carbone, no al petrolio, no al metano, no alle trivelle, mica possiamo andare in giro con la candela e accendere i legnetti. Di tutto il resto si può discutere, ma con i soli ‘No’ non si campa”. 

E infatti io dico si!

Dico si al sole, al vento. Dico si ai trattati di Parigi. Dico si agli investimenti per il risparmio energetico. Dico si alle automobili elettriche. Dico si alla vita sana e onesta. Dico si all'energia che davvero abbiamo in Italia e non ai miraggi petroliferi che stanno solo nei petrol-sogni dell'ENI. Dico si alla democrazia sana. Dico si alle territori liberi dall'inquinamento, dalla paura del terremorto, del terreno che spronfonda o dei mari che erodono.

Dico si al futuro! 

Interessante che il nostro Matteo dica queste cose in Sardegna, teatro di tante petrol-battaglie che hanno scacciato i petrolieri da dove sono venuti.
 
Ovviamente non puo' che metterci bocca Matteo Renzi, che e' meglio che si va a nascondere per il modo osceno in cui il suo governo ha approvato quasi tutte le trivelle sottomesse al suo ministero dell'ambiente. Non c'e' stata una trivella che non gli sia piaciuta.

Meglio che taci, Renzi e che per un po, o per di piu' ancora, ti metti nel dimenticatoio che ci fai piu' bella figura, assieme a quegli altri galantuomini dell'ambiente dal nome Gianluca Galletti e Dario Franceschini.

Ma torniamo a Matteo Salvini.

Intanto, solo tre anni fa Matteo Salvini era contro le trivelle nel nostro paese. Interessante che si facesse fotografare con cotanta maglietta solo perche' al tempo era all'opposizione e la Lega in teoria. difendeva i territori.

Cosa e' successo? Si e' andati al governo ed ora la petrol-persuasione dell'ENI o i petrol-euro hanno iniziato a fare gola?

Qui occorre riconoscere un importante principio, caro Matteo Salvini. Nessuno di noi nasce come signore o signora del no.

Tutti noi attivisti, da Ravenna a Carpignano, da Arborea a Monopoli, da Ragusa a Ortona siamo persone che prima di tutto vogliamo il si all'aria pulita, alle democrazie non corrotte, ai mari puliti, alla natura vivente.

Tutti noi ci siamo messi li a studiare le carte, a rompere le scatole a tutti i politici di qualsiasi colore politico non perhce' non abbiamo niente da fare, ma perche' era importante capire, e darsi da fare *prima* che le trivelle arrivassero, in modo da non fare la fine di Viggiano o di Porto Marghera.

Siamo dunque quelli del si alla vita e non del si alla morte civile ed ambientale petrolifera.
 
Se lei vuole fare qualcosa di buono: legga le carte, ascolti parli con la gente che *deve vivere* vicino alle trivelle, e poi capira', e anzi, credo che lei sarebbe il primo a dire di no al petrolio nei mari e nelle campagne dove lei stesso vive o va al mare.

Che cosa triste vedere l'Italia governata in modo cosi approssimativo. Ho sempre pensato che a comandare ci dovesse andare gente colta, intelligente, studiosa, critica, e non sempliciotti o canne al vento.



Wednesday, October 17, 2018

I fanghi petroliferi, la California e il Ministro Sergio Costa




Gianluca Castaldi
Franco Ortolani
Barbara Lezzi
Gianni Girotto
Vito Petrocelli

tutti del M5S, tutti che si sono riempiti la bocca con belle parole sull'ambiente

Si puo' anche votare no.
Si puo' anche essere coerenti.




Non ci siamo.

Io non so i giochini della realpolitik che ci stanno dietro, e sinceramente non mi interessano. Quel che so e' che e' immorale innalzare di venti volte il livello di idrocarburi nei fanghi di depurazione per essere riusati in agricoltura.

E' questo infatti quello che prevede l'articolo 41 del cosiddetto decreto "Genova": innalzare il livello di idrocarburi nei fanghi spandibili nei suoli agricoli da 50 a 1000 milligrammi per chilogrammo.

Cioe'  sara' lecito spargere robaccia tossica sui campi.

Dove finira' quella robaccia? Mmh. Tiriamo ad indovinare. Sulle tavole degli italiani?

La stampa italiana scrive che questo e' una sorta di scorciatoia per chi tratta acque di scarto da depuratori industriali e civili, e che non sa cosa farne. Addirittura la regione Lombardia aveva pure pensato di innalzare i livelli oltre i 1000 milligrammi per chilogrammo, ma fu il TAR della regione a bloccarli.

Sono andata a vedere cosa facciamo qui il California.

Mi pare di capire che in questa parte del mondo il limite di oli in acqua da usare per l'agricoltura sia di 35 milligrammi per litro. Un litro equivale ad un chilogrammo di acqua, per cui in California il limite e' di 35 milligrammi per kilogrammo.

Riassunto:

In California il limite e' di 35 milligrammi per chilogrammo;
In Italia il limite era di 50 milligrammi per chilogrammo;
In Italia il limite e' ora di 1000 milligrammi per chilogrammo.

Tutta salute, eh!

E poi ci lamentiamo della mafia e degli speculatori e dei tedeschi o chi per loro che vengono a smaltire la loro monnezza in Italia. Ma se siamo noi i primi a concederglielo!

La colpa dunque, quando arriveranno i TIR dal nord europa non e' degli altri, quelli fanno solo il business, ma e' nostra, perche' gli abbiamo aperto la porta, rendendo legale un vero scempio. E quando la camorra fara' i suoi affaracci di monnezza, occorre ricordare che siamo stati noi a incoraggiarli, tacitamente.

Non so cosa sia passato per la testa di Matteo Salvini e di tutti gli stolti che hanno votato, approvato, taciuto o guardato dall'altro lato mentre questo articolo 41 veniva approvato.

So pero' che il Ministro Sergio Costa ha una enorme responsabilita' in tutto questo, e che piu' di altri avrebbe dovuto darsi da fare, con la mente e con le braccia e con le unghia e con le parole,  contro questa decisione.

Non era lui quello della terra dei fuochi?

Non ha visto cosa e' successo alle mamme campane, ai loro figli, ai loro giovani?
E solo perche' non ne parla piu' nessuno non vuol dire che non ci sia ancora sofferenza e dolore.

E come pensa che sia iniziato tutto questo? Con un po' di veleni di qua, un po' di veleni di la, e alla fine, siamo arrivati alle mozzarelle alla diossina.

Come sempre, e' la prevenzione che conta, e questo piu' di altri Sergio Costa dovrebbe saperlo. E non solo dovrebbe saperlo, dovrebbe averlo insegnato ai suoi, a Matteo Salvini, e a chiunque avesse avuto dubbi sulla logicita' di aumentare i veleni nell'acqua dei campi di venti volte.

L'Italia e' uno dei paesi d'Europa maggiormente colpiti dai tumori dell'infanzia, secondo uno studio pubblicato nel 2017 su Lancet. Su 62 paesi studiati viene fuori che l'Italia e' uno dei paesi a maggior tasso di tumori per i residenti al di sotto dei 20 anni di eta'.

E il tumore dell'infanzia e' piu' di ogni altra cosa collegato all'inquinamento vissuto dalla mamma prima, dal feto poi e dal bambino stesso.

Pensiamo di curare queste statistiche spandendo veleni nei campi?

In tutta sincerita' in tutti questi mesi non ho visto nessuna iniziativa vera da parte di questo Sergio Costa in tema petrolio; non ci sono stati provvedimenti di bocciatura sulle trivelle, c'e' stata invece timidezza in Basilicata e adesso il silenzio con questa storia dei fanghi. Non va bene cosi.

All'inzio uno puo' dire di dover studiare il sistema, ma dopo quattro, cinque mesi di silenzio, e peggio, di taciti assensi, si diventa complici caro Sergio Costa.

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Addendum: un sacco di gente mi scrive dei "perche'" e dei "per come" e delle emergenze e delle scusanti su questa decisione. La verita' che una emergenza non si risolve creandone altre, da regalare alle generazioni future. Mi si dice che e' tutto temporaneo - ma sappiamo tutti come finisce la temporaneita' in Italia, finisce dopo decenni e decenni di veleni. Non esistono scuse che tengano qui. Ci deve essere un modo di smaltire fanghi senza avvelenare nessuno. 

Ciascuno deve rispondere a questa domanda: davvero pensate che la soluzione sia mangiare melanzane annaffiate con l'acqua al petrolio?



Tuesday, July 10, 2018

Il Mar Mediterraneo: il piu' inquinato dalla plastica del mondo

Tuesday, June 26, 2018

ENI: Italia hub del gas in Europa. Ministro Sergio Costa vogliamo fermarli?








Il giorno 26 Giugno 2018 l'ENI annuncia da Milano che hanno firmato un accordo con la ditta croata INA per costruire una serie di connessioni fra i due paesi per la connessione dei rispettivi sistemi di distribuzione del gas.

"The initiative aims to leverage existing infrastructure, used until now for offshore gas production activities in the upper Adriatic Sea, to additionally perform gas transport between the two countries"

Parole testuali dell'ENI, in cui si dice che si vuole usare tutta l'infrastruttura che esiste gia' in nord Adriatico (cioe' nel Veneto e nell'Emilia Romagna, da Ravenna a Rovigo a Porto Marghera presumo) non solo per produrre gas ma anche per trasportare gas fra i due paesi.

Cioe' continuiamo a petrolizzare e a martoriare il povero mar Adriatico.

Non ci sono bastati decenni di inquinamento, di subsidenza, di erosione delle coste di sismicita' indotta?

Evidentemente no.

Secondo l'ENI, le loro "interconnessioni" con la Croazia saranno capaci di invertire la direzione del flusso di gas in modo da "consolidare" il ruolo dell'Italia come hub del gas in Europa.

Cioe' siamo lo zerbino dei petrolieri di mezza Europa, da nord a sud, con le gia' annunciate connessioni dal nord Africa all'Europa del nord, con gli algerini che comprano le nostre raffinerie per trattare il loro petrolio e lasciare a noi monnezza e morti, con i tubi dall'Azerbaijan in Puglia, e adesso con altri tubi che ci connetteranno alla Croazia.

Caro ministro Costa,

non la conosco, ma credo che non ci sia tempo da perdere. Lei parla di volere evitare consumo di suolo e di bonificare aree disastrate.

E il petrolio? Vuole spendere due parole su questo tema?  Si tratta in tanti casi di fare prevenzione, di dare un segnale forte, univoco per far capire a tutti questi speculatori che non siamo piu' terra di nessuno dove tutti possono fare quel vogliono incuranti della storia, della geografia, della fragilita' di questa nazione.

E' facilissimo, ed e' semplicemente logica. Su questa terra non esiste comunita' che abbia davvero avuto vantaggi dal petrolio. Alcuni si sono arricchiti, certo, ma nel complesso le societa' sono rimaste piu' povere.  Tutte quante.

E di questo abbiamo tanti esempi anche nella nostra Italia, da Viggiano a Porto Torres. Il nostro e' un paese particolarmente vulmerabile per tanti motivi: densita' abitativa, corruzione gia' galoppante, sismicita', agricoltura, turismo. E poi c'e' l'ENI che riempie pagine e pagine di criminal proceedings nel mondo.

Vogliamo fermarli?

E' facilissimo.

Basta solo dire che in Italia non sara' piu' accordata alcuna licenza petrolifera nuova, ne in terra ne in mare. L'hanno fatto gia', in Nuova Zelanda. Poche parole e grandi passi in avanti.

Basta solo rendere tutti questi processi autorizzativi tali da ostacolare il piu' possibile petrolieri ed affini cosi' ci pensano due volte prima di venire qui pensando che la res publica sia res petrolifera.

La mia esperienza mi insegna che prima si inizia meglio e', che la gente e' sensibile e che qualunque cittadino normale che abbia un po letto sul tema e che non tragga vantaggio personale dalle trivelle non puo' che essere d'accordo sul fermare pozzi, airgun e raffinerie.

Con la Croazia dovremmo parlare su come *chiudere* l'Adriatico alle trivelle e non su come infestarlo di altra infrastruttura, altri rischi, altra bruttezza.

Il mare e' nostro, e non dell'ENI, dell'INA o di astruse sigle di petrolieri inglesi, irlandesi, australiani.

Spero che lei si renda portavoce di questa istanza il piu' presto possibile.

Non abbiamo tempo da perdere.









Thursday, May 10, 2018

L'Italia "hub del gas" esporta ora in Svizzera. A seguire UK, Francia e Germania




"The Italian government which controls ENI 
by a way of 30% stake in the company 
is interested in turning Italy into a European gas hub."

Bloomberg news


“Italy is geographically and geologically very well positioned to act as a hub"

Marco Alvera, SNAM


Marco Alvera. Chi e' costui?

In due parole l'uomo che ha deciso di trasformare l'Italia in una autostrada del gas.

Marco Alvera e' il CEO della SNAM, la ditta che si occupa del gas in Italia e che e' stata a lungo una sussidiaria dell'ENI.

Ed e' anche l'uomo a cui dobbiamo un traguardo peculiare per l'Italia, di cui nessuno ha parlato.

Il giorno 14 Marzo 2018 infatti e' stato un giorno importante per noi, e per noi tutti a cui ENI e SNAM e compagnia varia vogliono appioppare progetti trivellanti e di trasporto gas in giro per lo stivale.

Di solito, fra i vari motivi delle trivelle e dei tubi in casa nostra, c'e' sempre l'idea, o la scusante, dello sviluppo nazionale, dell'uso delle "nostre risorse", dell'indipendenza energetica.

E cioe' di passare il concetto che senza tali infrastrutture la nostra bolletta energetica sara' maggiore, e che "meglio sfruttare le nostre risorse invece che comprarle dall'estero".

E con queste scuse via con oleodotti, tubi, centri oli e trivelle un po' dappertutto, senza mai il rispetto di chi vive vicino a tali oleodotti, tubi, centri oli e trivelle.

Il giorno 14 Marzo 2018 l'Italia per la prima volta e' diventata un *esportatore* di gas.

Si, abbiamo venduto il gas a paesi terzi.

Nello specifico e' da tale data che la Svizzera ha ricevuto circa 3 milioni di metri cubi di gas al giorno dall'Italia.

Qualcuno ne ha parlato? Qualcuno si e' scandalizzato? E l'interesse nazionale che fine ha fatto? O e' l'interesse dell'ENI e della SNAM che conta?

Questa cosa dell'Italia che diventa un esportatore di gas non nasce a caso. E' invece figlia di un progetto che da anni SNAM ed ENI portano avanti.

Trasformare l'Italia in un hub del gas.

Lo vanno dicendo dappertutto i manager dell'ENI e della SNAM. Dappertutto ma non nelle comunita' trivellande d'Italia.

E infatti la SNAM sta cercando di aumentare la flessibilita' e la sicurezza della propria rete di trasporto gas, di modo tale che il gas dall'Europa del sud (cos'e' l'Europa del sud? e' l'Italia?) e dell'Africa puo' arrivare piu' facilmente all'Europa centrale.

Non e' un idea di facile applicazione, visto che di solito siamo importatori di gas, dalla Russia principalmente, e che quindi occorre riconfigurare tutto l'aspetto logistico della rete di trasporto del gas in Italia.

Ad ogni modo, questa e' l'idea del CEO della SNAM, appunto Marco Alvera, che vuole "dare piu' opzioni" per soddisfare varie richieste e "dare piu' utilizzo agli impianti di stoccaggio in Italia".

Mmh.

Ecco qui. Hanno riempito l'Italia di depositi di stoccaggio, non sanno che farsene, e quindi perche' non usarli come "stazioni di servizio" mentre l'Italia viene trasformata in autostrada del gas?

E che importa che l'Italia e' abitata dagli italiani, che e' fraglie, sismica, che ha una storia e delle ambizioni che nulla hanno a che vedere con questi mostri del gas o con le ambizioni di Mr. Alvera.

E poi, perche' non parlarne con gli italiani?

Perche' non parlarne con quei poveretti che da mesi si battono contro le reti SNAM nel centro Italia gia' martoriato dal terremoto?

L'idea nello specifico e' collegare meglio il gas che in qualche modo e' geograficamente vicino al nostro paese, ai centri di UK e Olanda, dove gia' sorgono importanti hub del gas. E come detto sopra, si sono messi al lavoro per riconfigurare la rete del gas. Le valvole ed i controlli sono ora tali da poter gestire il flusso in due direzioni, da importazione e da esportazione.

Per quanto riguarda la Svizzera, la giunzione si trova presso il cosiddetto Gries Pass e la capacita' qui per ora e' di 5 milioni di metri cubi, che potranno aumentare a circa 40 milioni dopo vari aggiornamenti alla rete che saranno completati entro l'Ottobre del 2018.

Dopo di che la SNAM passera' ad esportare gas non solo in Svizzera, ma anche in Germania, Francia e Nord Europa.

Per la direzione inversa, Alvera, Mr. SNAM cerca di far arrivare in Italia piu' gas dalla zona del Mar Caspio e dal Nord Africa.

Perche'? Perche' ora il maggior fornitore di gas Italia e' la Russia, ma a causa delle instabilita' dell'area e di tensioni con Mosca, sia la Germania che il Regno Unito dicono di volersi svincolare dal gas russo e di voler cercare alternative.

Occasione ghiotta per la SNAM, no?

Facciamo venire questo gas dall'Italia!

E infatti la SNAM dice di volere aumentare i propri investimenti alla rete di trasporto das del 10% nei prossimi anni, con piu' di 5 miliardi di euro da spendere entro il 2021.

E non c'e' solo la SNAM.

Anche l'ENI ribadisce lo stesso concetto di Italia hub del gas.

Verso la seconda meta' di Aprile 2018, il CEO dell'ENI, Claudio Descalzi, annuncia il piano di investire 7 milardi di euro in Algeria in partnership con la ditta di stato algerina, Sonatrach per l'offhore del paese. Questo sulla scia dei 600 milioni di dollari gia' investiti in Algeria nel 2017 per importare circa 11 milardi di metri cubi di gas dal paese. Oltre all'Algeria ci sono Libya ed Azerbaijan.

Dal punto di vista dell'ENI invece, il progetto e' semplice: diversificare in modo tale che quando i prezzi del petrolio sono bassi, si e' sicuri di flusso di denaro dal gas.

Ecco, tutto questo con buona pace degli attivisti, dei terremoti, della precauzione, degli accordi di Parigi, della lotta ai cambiamenti climatici, dell'Italia giardino del mondo.




Friday, December 29, 2017

La Cina apre il suo primo tratto sperimentale di autostrada elettrica








Siamo a Jinan, 265 miglia a sud di Pechino nella provincia di Shandong.

Hanno qui appena aperto il primo tratto di autostrada elettrica. Un solo chilometro.

L'idea e' che questa autostrada elettrica serva da test per valutare nuove tecnologie green, con lo scopo di ridurre la quantita' di territorio necessario per impianti solari nel paese, e per ridurre il consumo di suolo.

La strada e' dunque fatta di pannelli trasparenti e reistenti che consentono alla luce di attraversarli.
In totale e' l'equivalente di mezzo ettaro di terreno coperti a pannelli. Il tratto e' breve perche' e' appunto un progetto sperimentale dove si proveranno e si testeranno idee in piccola scala per capire se si possano poi realizzare piu' in grande.

Il gruppo che ha sviluppato il progetto si chiama Qilu Transportation Development Group, e dice che la sua strada puo' generare fino a un milione di kilowatt-ora l'equivalente di circa 800 case.

Per ora pero' il progetto servira' a elettrificare l'illuminazione della strada, eventuali mezzi anineve, telecamere e caselli autostradali. Tutto cio' che verra' generato in eccesso andra' ad alimentare la rete elettrica della citta'.  Ci si aspetta che un giorno l'elettricita' possa anche essere usata per alimentare i veicoli sulla strada.

I cinesi hanno pubblicizzato l'opera come la prima autostrada elettrica del mondo, dopo la prima strada elettrica del mondo in Francia e la prima pista ciclabili elettrica del mondo in Olanda.

Il manto autostradale ha tre strati: in basso cemento, in mezzo i pannelli solari e sopra un tratto isolante di altro cemento trasparente. La strada ha due corsie e gli ingegneri dicono che potra' sopportare 10 volte la pressione degli asfalti normali. Non si sa il costo esatto, perche' il governo cinese non ha rilasciato queste stime, ma si parla circa $450 a metro quadrato.

Funzionera'? Non funzionera'? I cinesi saranno in grado di tenerla in funzione? E' un prodotto resistente o solo una brutta copia fatta per imitare progetti simili in Olanda o in Francia? Sara' generata davvero energia per 800 case?

Non si sa, e ci sono dubbi visto che entrambi i progetti di Olanda e Francia non hanno generato l'energia che ci si aspettava.

Malgrado tutto cio' pero' ci sono speranze: un chilometro e' poca cosa e non sappiamo bene come il tutto evolvera', e se questo progetto sperimentale avra' successo o fallira'.  Pero' l'hanno fatto, ci hanno provato, hanno investito, e anche se solo fatto per "far vedere" o per fare "bella figura" e' lo stesso simbolo e indice di quale direzione la Cina voglia per se stessa per il futuro.

Prima che si dica "ma che vuoi che sia un chilometro" occorre pensare e chiedersi: perche' l'Italia non lo fa?

La Cina ha la maggiore generazione di energia solare del mondo: alla fine del 2016 erano a 78.1GW.

L'Italia e' quinta con 19.3GW.  Non male, ma possiamo fare molto molto meglio.

A volerlo. A volerlo davvero.



Monday, September 4, 2017

Cina: obiettivo 105GW solare entro il 2020 raggiunto e superato nel 2017 con 112GW








 La Cina batte tutti i record di energia solare fotovoltaica
con tre anni di anticipo.


A Repubblica e alla stampa di Puglia: se copiate, citate.
Non e' molto educato scopiazzare blog altrui.

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E mentre noi pensiamo a trivellare Santa Maria di Leuca, la Cina ha superato noi, l'Europa e se stessa. 

L'obiettivo era di arrivare a 105 GW di potenza solare nel 2020.

Ci sono arrivati, e hanno superato l'obiettivo nel Luglio 2017 (tre anni prima!) quando grazie all'installazione di numerose unita' sono arrivati a 112 GW.

E infatti secondo l'AECEA (Asia Europe Clean Energy Adivisory) i cinesi hanno installato 35 GW in soli sette mesi! Piu' del doppio di quanto installato da tutti gli altri paesi nel 2016.

Se vanno avanti arriveranno a oltre 210 GW nel 2020, cinque volte la capacita' degli USA in questo momento.

Anche nel reparto vento non scherzano. Per il vento l'obiettivo e' di 210 GW entro il 2020, ma si stima che con l'arrivo di circa 110 GW previste da turbine onshore, l'obiettivo verra' superato e che si arrivera' a 264 GW entro il 2020.

E' piu' di tutta la capacita' dell'Europa.

In Cina c'e' gia' il piu grande campo solare del mondo, e quello galleggiante piu' grande del mondo. Ma non e' solo l'installazione e il "grande" in se e per se,  in Cina vogliono installare impianti con tecniche avanzati, con maggiore efficenza e integrando produzione ed uso, e vogliono incentivare sia la produzione centralizzata che sui tetti.

La strada e' ancora lunga, visto che in realta' la domanda di energia e' cosi grande che tutti questi gigawatt non sono che l'un percento del suo fabbisogno e che il carbone e' ancora principe, ma e' evidente che la strada maestra che si apre e' in una direzione diversa dalle fossili. 

Vediamo dove vogliono arrivare.

Intanto in Italia ci sono i tagli *retroattivi* al fotovoltaico, incertezza normative, investitori che scappano, e tutti gli sforzi degli anni passati al dimenticatio.

Il mondo corre, e noi scegliamo le trivelle invece che il sole.

Sunday, August 27, 2017

L'Italia e Malta e la disputa infinita sulle trivelle fra Sicilia e Libia


In arancio la zona contesa fra Malta e Italia


 Le aree 1-7 secondo le definizoni del governo di Malta


 L'area marina C secondo le definizioni del governo d'Italia

Le aree 1,2,7,5 di Malta si sovrappongono a quelle dell'area marina C d'Italia


 
Medina Bank 1



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Gli interrogativi arrivano dalla stampa di Malta, e dalla stampa di Malta sono state anche smentite.
 
Il rappresentante italiano presso il parlamento europeo Mario Borghezio il giorno 31 Maggio 2017 aveva posto una interpellanza presso l'Europa sul presunto patto Malta-Italia con il quale Malta avrebbe ceduto i suoi diritti esplorativi nel Canale di Sicilia all'Italia, con in cambio l'Italia prendendosi una maggior quota di migranti nel Mediterraneo.

Borghezio dice che secondo indiscrezioni l'accordo sarebbe stato eseguito fra Matteo Renzi, allora primo ministro, e Joseph Muscat,  primo ministro di Malta, nel 2016. Muscat fra l'altro e' anche indagato negli scandali delle Panama Papers.

In realta' c'erano gia' state illazioni varie nel 2016 con speculazioni e commentari, specie dal mondo petrolifero.

Il giorno 17 Agosto 2017 la commissione europea risponde: non c'e' stato alcun accordo su migranti in cambio di petrolio fra Malta e Italia.

Questo episogdio pero' ci da l'opportunita' di rivisitare questo contenzioso fra le due nazioni, che lottano per bucare i gia' martoriati mari del Mediterraneo.

La disputa fra Italia e Malta sulle trivelle sicule va avanti da tanto tempo.

Gia' nel 2012 si eseguivano summit, meeting informali e convegni per decidere come spartirsi la petrol-monnezza. A quel tempo i prezzi erano ancora elevati, e davvero la speculazione sarebbe stata ottimale.

Il primo petrol-summit Italia-Malta si svolse a Roma alla fine di Ottobre 2013 con industriali, accademici e politici sul futuro delle riserve vicino alla Libia. Dietro questo summit, prima e anche dopo, dispute territoriali.


Ma non e' ben chiaro se queste riserve siano veramente di Malta o dell'Italia o della Libia.

Nel 2007 Malta firma un accordo petroliferon con la Heritage Oil, ditta minore con sede a Londra.
Avrebbero trivellato i lotti 2 e 7 attorno a Malta, in un'area detta Medina Bank 1, dove gia' la Texaco aveva cercato petrolio nel 1980 su autorizzazione del governo maltese, scatenando gia' allora l'ira della Libia. Medina Bank e' infatti non lontana dalle coste libiche.

Nel 2011 l'Italia si assegna lotti di trivelle marine in zone che Malta considera propri attorno a Pantelleria, Linosa e Lampedusa. 

Malta scrive una lettera di protesta ufficiale al governo italiano dell'epoca, e come ripicca, pubblica una offerta di concessioni petrolifere nei mari dello Ionio che l'Italia considerava propri.

Mostra interesse anche l'ora defunta Mediterranean Oil and Gas, titolare di Ombrina Mare.

L'Italia si lamenta che le azioni di Malta andavano contro lo spirito della convenzione del 1982 dell'ONU sui mari, in cui tutte le nazioni si impegnavano a soluzioni condivise nella spartizione di acque marine.

Nel 2012 l'Italia raddoppia, auto-assegnandosi lotti fra la Sicilia e la Libia, anche questi mari che Malta considera propri. Chi ha fatto tutto questo?

Il nostro beneamato Corrado Passera, a suo tempo ministro per lo sviluppo economico. Con un decreto ministeriale creo' la zona marina C, un area grande quanto i due terzi della Sicilia e che Malta appunto considera sua. Questa zona marina C come definita dall'Italia, copre l'area 2 e gran parte delle aree 1, 3 e 7 secondo le definizioni di Malta. 

L'impasse e' durata a lungo, e dopo summit, discussioni, il crollo della Libia, la fine di Gheddafi e sopratutto calo del prezzo del petrolio, alla fine del 2015 si e' deciso di sospendere le operazioni petrolifere nell'area in modo "preliminare". 

Quante cose che facciamo in nome del petrolio? Veramente era il caso di farci una questione internazionale con le trivelle attorno a ... Pantelleria e Lampedusa? 

Comunque, anche se e' una soluzione zoppicante, questa del divieto temporaneo, alla fine un merito l'hanno avuto tutti questi litigi: fra i tre litiganti, Italia, Libia e Malta, l'ambiente ne ha beneficiato, con le trivelle fermate, speriamo, ancora a lungo.








Thursday, August 3, 2017

Un giorno qualsiasi di Maggio 2017: in Italia l'87% dell'elettricita' e stato da rinnovabili



Tetti e capannoni industriali al sole, Italia


Il Vaticano  


Stadio di Verona al sole 

E' l'ANSA a riportarlo dai comunicati del gestore Terna: il 21 Maggio 2017, nonostante le rinnovabili siano un po trattate da Cenerentola dai nostri politici, l'87% dell'energia elettrica in Italia e' stato da rinnovabili.

E' successo a causa delle condizioni meterologiche particolarmente favorevoli perche' di solito siamo sul 17-20% circa, ma e' un risultato importantissimo, per vari motivi secondo me.

Intanto questo risultato mostra che il sogno del 100% rinnovabile puo' avverarsi anche per il nostro paese.  Tutti i gufi, i vecchi dentro, che continuano a dire "con il sole e con il vento" non si puo', hanno qui la loro risposta.

Se succede a caso, figuriamoci se uno ci lavora sopra, quanto possiamo fare ancora.

Certo, ci vorranno anni, ci vorra' programmazione, ma si puo'. Abbiamo sole, abbiamo vento. Occorre la volonta'.

E poi: di questo giorno di Maggio, qualcuno se n'e' accorto? Dico, dalla vita normale qualcuno ha avuto qualche problema il 21 Maggio?

Le nostre linee elettriche e di trasmissione sono saltate?
Ci sono stati problemi?
Interruzione all'erogazione della corrente?

Non mi pare.

Quindi vuol dire che siamo ben messi. Il nostro sistema elettrico ce la puo' fare anche cosi com'e'.
Abbiamo non solo materia prima ma anche infrastruttura che tutto sommato' puo reggere.  Siamo pronti.

Di nuovo, occorre solo volerlo, e fare di questo 87% del 21 Maggio un obiettivo prima, una cosa normale poi.  Nel senso: non accontentiamoci di Giove Pluvio o di Eolo che per caso portano a questi risultati. Facciamo che e' una cosa che veramente vogliamo e lavoriamoci, per ottimizzare, e per migliorare, con sistemi di stoccaggio energia, incoraggiando investimenti e la distribuzione.

La strada e' ancora lunga: nel 2016 il petrolio ci ha dato il 36% del fabbisogno nazionale di energia, a pari merito con il gas, al 35%. Sole e vento solo sono al energy 17%.

Da 17% a 87% la strada e' ancora lunga, ma non abbiamo scelta se vogliamo lasciare un pianeta migliore a chi viene dopo di noi.

Certo, tutto deve essere fatto con intelligenza, ma checche' uno ne dica, nessuna raffineria e nessun campo di gas e nessuna trivella e' meglio di pannelli e di pale eoliche.

Nessuna, mai, da nessuna parte.