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Thursday, March 8, 2018

Ohio: pozzo ExxonMobil esplode e rilascia metano senza sosta per tre settimane



 





Succede in Ohio, nella contea di Belmont, nel sud dello stato

Il giorno 15 Febbraio 2018 un pozzo della ditta XTO, sussidiaria della Exxon Mobil, e' esploso, si e' incendiato, e sono state rilasciate in atmosfera sostanze tossiche. Sopratutto il pozzo ha iniziato a rilasciare metano senza sosta e non si e' fermato piu' per tre settimane.

Cento persone sono state evauate.

Ci sono volute tre settimane per far fermare il flusso di gas metano che si e' arrestato il giorno 7 Marzo 2018. Il tasso di emissione e' stato stimato in piu' di 9 milioni di metri cubi di gas al giorno. Fanno quasi 200 milioni di metri cubi di gas finiti in ambiente. Per di piu' sono finite nei fiumi della zona grandi quantita' di acque di scarto sature di acidi e altre sostanze tossiche. Si parla di circa 20mila litri.

Non ne ha parlato quasi nessuno.

Una delle cose piu' difficili e' che questo pozzo da cui si faceva fracking era datato, non c'erano misure di sicurezza moderne e le valvole di sicurezza non hanno funzionato.

Sempre tuttapposto.








Wednesday, June 7, 2017

La California a demolire sette vecchi impianti a gas. Bastano le rinnovabili.


Moriranno tutte.




The whole utility paradigm has shifted.
The old model, the old legacy clunkers, 
won’t get us into the future we want


Per la prima volta nella sua storia la California decide di sospendere la costruzione di nuovi centrali a gas: non ce n'e' piu bisogno, grazie alle rinnovabili.

Sette centrali a gas, ormai vecchie, decrepite, abbisognanti di manutenzione superstraordinaria, brutte e ingombranti, verranno abbattute e mai piu ricostruite. 
 
Il Los Angeles Department of Water and Power (che qui chiamiamo tutti DWP, una sorta di carrozzone dell'acqua e del gas) ha infatti annunciato che i $2.2 miliardi di dollari previsti per ricostruire almeno tre varie centrali a gas diventate obsolete nella nostra contea non verranno piu' spesi.

E cosi le centrali in questione saranno demolite e non piu ricostruite.

Si tratta degli impianti di Scattergood (El Segundo), Harbor (Wilmington) e di Haynes (Long Beach). Li conosco tutti.

Se invece si considera tutta la California del Sud (che include le contee di San Diego, Santa Barbara, Ventura, e quelle piu' all'interno) che non viene gestita da Los Angeles le centrali scomparende sono sette.

Per esempio,  la California Energy Commission ha progettato di togliere la spina ad un altro impianto a gas a Mandalay Bay nella citta' di Oxnard, nella vicina Ventura County, fra Los Angeles e Santa Barbara. 

Abbiamo in questo stato una abbondanza di elettricita' ed un surplus di circa il 21% di piu di quel che ci serve, grazie al risparmio energetico, alle rinnovabili.

E ovviamente ci sono i costi: queste centrali a gas, fra manutenzione e gestione ci costano la bellezza di 40 miliardi di dollari l'anno, e continuano ad essere costruite nonostante da tempo i consumi siano diminuiti.

Perche' si continuano a costruirle? Perche' tutto il mondo e' paese, e quelli delle centrali a gas, inclusa la DWP, ci fanno un sacco di soldi a distruggere e a ricostruire!

Solo che a volte il ricostruire, non serve.

Infatti, visto che abbiamo l'obiettivo del 50% di elettricita' da rinnovabili entro il 2030, ed e' in corso l'idea del 100% entro il 2045, e' evidente che non ha senso construire centrali nuove!


Finalmente la DWP ha deciso di togliere la linfa a questi progetti a gas, anche grazie alle inchieste del Los Angeles Times che hanno mostato i numeri e i dati. Quanto paghiamo, quanto pagavamo, e perche' non serve rimpiazzare queste centrali a gas. Di fronte alle nude cifre, il DWP non ha potuto piu negare l'evidenza.

Questa e' una vittoria dell'ambiente, del buon senso, dei soldi dei cittadini, ma mostra anche quanto importante sia una stampa il piu possibile libera e che possa mettere in luce le cose storte, di modo che nessuno possa scappare all' "accountability".

Una parola troppo spesso sconosciuta in Italia.














Friday, January 10, 2014

Carlo Rossella, Federico Rampini e l'ENI





Notare Federico Rampini e Carlo Rossella e Joaquin Navarro Valls
 nella Editorial Committee di OIL - rivista ENI

Federico Rampini e' il corrispondente USA per Repubblica.

Carlo Rossella e' presidente di Medusa Film Spa.
E' stato direttore del Tg5, di Panorama, de La Stampa e del Tg1.


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Il primo emendamento alla costituzione USA, meno di 50 parole, una delle cose piu' sacre in questa nazione:

CONGRESS SHALL MAKE NO LAW RESPECTING AN ESTABLISHMENT OF RELIGION, OR PROHIBITING THE FREE EXERCIZE THEREOF; OR ABRIDGING THE FREEDOM OF SPEECH, OR OF THE PRESS; OR THE RIGHT OF THE PEOPLE PEACEABLY TO ASSEMBLE, AND TO PETITION THE GOVERNMENT FOR A REDRESS OF GRIEVANCES.

December 15, 1791

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Se c'e' una cosa che odio e' il fatto che quando scrivo per il Fatto Quotidiano devo sempre star li a pesare le parole e i pensieri - questo si puo' dire? e se si, come lo devo dire? e le parole sono giuste? e c'e' qualcuno che possa offendersi?

A tanti italiani questo pare normale, e c'e' quasi paura di esporsi troppo, specie su temi "difficili" perche' le querele sono facili e vere. A me invece non pare normale per niente, perche' vivo da questo altro lato del pianeta, e mi e' sempre sembrato normale invece che la stampa fosse una cosa per conto suo, al disopra delle parti, da rispettare.  E con la stampa, i blog, e la liberta' di parola e di pensiero di ciascuno, in qualsiasi forma essi vengano manifestati.

E' per questo che adoro il New York Times: e' giornalismo per eccellenza e chi ci scrive in genere non ha conflitti di interesse, o se li ha li dichiara apertamente sull'articolo. E' per questo che dicono tante cose scomode e che in genere i problemi te li dicono prima che tu sappia che esistano.

Non mai sentito negli USA di una condanna di giornalisti per diffamazione. Mai. Anche quando hanno fatto errori madornali.

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Conosco invece poco Federico Rampini, l'ho sentito una sera da Santoro che parlava del modo americano di concepire la liberta' di stampa e mi pareva cosi chiaro e cosi vero quello che diceva che mi sono tirata giu' le sue parole per parlarne prima o poi.

E invece... invece scopro che ha collaborato almeno fino al dicembre 2012 con OIL.

La rivista dell'ENI.

Fa parte della "Editorial Commitee".

Non so che dire e cosa pensare.

La rivista OIL pubblica articoli che parlano di come fare meglio l'esplorazione petrolifera, si parla delle Tar Sands del Canada come di un "Canadian Treasure" dimenticando tutta la distruzione ambientale dell'Alberta. Sulla rivista OIL ci scrive Davide Tabarelli, quello di Nomisma che fa consulenze per i petrolieri e che non perde occasione per ricordare a tutti che trivellare e' cosa buona e giusta. Su OIL si parla di Africa come il prossimo continente da spremere in tutto e per tutto. Su OIL ci scrive il CEO della Total, e quello dell'ENI, che certo mai criticheranno la trivellazione del pianeta.

Perche' Federico Rampini ha accettato di lavorare per una rivista ENI?

Io se fossi un giornalista "patentato" non vorrei il mio nome associato con loro, e con nessuna altra multinazionale a dire il vero, proprio per non perdere la mia indipendenza.

E magari Rampini avra' un ruolo marginale in questa cosa, non lo so. Ma il fatto resta che su un giornalista, secondo me almeno, non debba neanche esserci l'ombra di dubbio che ci sia qualcuno dietro di lui e a cui lui non possa pestare i piedi.

E se mi si dice "che vuoi che sia" o che si puo' mantenere la propria indipendenza anche lavorando per OIL, vorrei sapere quando OIL pubblichera' un articolo sulla devastazione ambientale della Basilicata, o quando OIL invitera' la sottoscritta a scrivere qualcosa sui miei sette anni di lotte contro il mostro petrolifero e sul miracolo d'Abruzzo, dove a dispetto di tutti, non e' stato ancora avviato nessuno dei progetti petroliferi proposti? Vorrei sapere quando OIL parlera' dei 40,000 abruzzesi
scesi in campo contro Ombrina o dei Vescovi d'Abruzzo che hanno detto il loro no alle trivelle in regione? Vorrei sapere quando OIL svelera' dove e come l'ENI ha fatto o vuole fare fracking in Italia? Vorrei sapere quando parleranno di subisdenza indotta in Italia? Vorrei sapere quando parleranno di Gela, Porto Torres, Priolo, Porto Marghera, Falconara e Pieve Vergonte.

Forse di fronte a tutti problemi dell'Italia questo della stampa di cui non ti puoi fidare puo' apparire un problema piccolo. Io credo invece che una sia proprio una stampa forte, e libera, e indipendente e che tu cittadino sai che e' dalla tua parte, a far si che un paese resti sano e che non precipiti in quella melassa scomposta che e' oggi l'Italia.

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Ecco qui le parole di Federico Rampini - verbatim da Santoro.
Restano vere, e restano belle.


"Gli Stati Uniti hanno un'altissima concezione del ruolo della stampa.

La stampa in senso lato, include ormai ovviamente internet, i blog.

La stampa si sta evolvendo e abbraccia nuove forme di comunicazione.

Pero' in nessuna democrazia al mondo c'e' una legge cosi sacrosanta come il primo emendamento della costituzione americana che da' un valore davvero assoluto alla liberta' di informazione, alla liberta' di stampa, alla liberta' di espressione, alla liberta' di critica del potere politico.

La stampa americana ha sempre interpretato questo suo ruolo con coerenza, con coraggio, con spirito di indipendenza, con grande professionalita'.

C'e' un presidente degli Stati Uniti e' caduto, Richard Nixon,  perche' lo scandalo del Watergate e' stato svelato dalla stampa.

E in America tra l'altro per esempio, arriva a tale punto la concezione della liberta' di informazione che e' praticamente impossibile perseguire per diffamazione un giornalista americano, perche' il primo emendamento viene al disopra di ogni altra cosa. 

Quando un politico americano, comincia ad attaccare la stampa questo viene interpretato come un segno di debolezza, come un segno di insicurezza, non sapere difendere i propri argomenti, e quindi generalmente un politico che se la prende con la stampa e' un politico in declino.

Questo accade.

Una democrazia sana si fonda su un sistema di contropoteri, di controllori, che non sono democrativamente eletti, perche' i giornalisti sono un altra cosa, lo chiamano il quinto potere e non c'e', non fanno parte delle istituzioni. Possono dire delle grandi castronerie, delle gran fesserie, ma per amore della democrazia bisogna accettare anche quello."

Federico Rampini

Sunday, September 1, 2013

Al mio amico Guido



Ciao Guido,

volevo scriverti in privato, ma poi ho pensato che sarebbe stato carino condividere con tutti quelli a cui puo' interessare il mio - e non solo il mio! - pensiero di affetto per te.

Per chi non lo conoscesse - e non conoscere Guido Picchetti vuol dire non seguire troppo la faccenda petrolio - Guido cura una rivista online settimanale chiamata Echi di Stampa, in cui si parla di ambiente, sopratutto della minaccia delle trivelle e con particolare attenzione alla Sicilia e alle sue isole "minori".

Guido infatti vive a Pantelleria da tanti anni, ed e' stato - e credo sia ancora! - un eccellente subacqueo. Non so molto del suo passato, ma a giudicare dallo spirito e dal fisico (si puo' dire che hai piu di 80 anni?) deve essere stata una vita soddisfacente ed attiva, perche' sei ancora pieno di forze, ironia, e voglia di fare e di vivere.

Come tutti, sono rimasta sorpresa che hai deciso di mollare gli Echi di Stampa e in generale l'attivismo pubblico contro il petrolio.

Sono sorpresa, e vorrei tanto che ci ripensassi, ma poi ti capisco e credo che tu, e soprattutto santa Mariella, abbiate diritto a un po di pace.

So bene che fare tutte queste cose e' stancante, porta via tempo, e soprattutto non fanno bene allo spirito.

Chi e' che vuole ogni giorno sedersi li e parlare e leggere di soprusi, di scoppi, di tangenti, di malattie, di politici inutili e pappemmolli?

Specie quando fuori c'e' il mare blu ed uno ha fatto una vita di sacrifici per meritarselo?
E specie quando attorno a te vedi che alla fine i piu diretti interessati paiono non capire, o non volere capire, o peggio che vogliono marciarci sopra?

E quindi, Guido, goditi Pantelleria e la tua vita prima del petrolio. Ci mancherai, ma sono sicura che ogni tanto ti verra' voglia di vedere cosa succede e magari di prendere penna e tastiera. Non credo che anche volendolo, uno possa mai smettere del tutto. Quando si e' sensibili e sinceri come tu lo sei, e' difficile staccare veramente, perche' non si riesce a star zitti contro le ingiustizie e gli schifi vari.

A me restera' la tua amicizia, il ricordo del capodanno 2012 sulla tua isola, la cena da Urania, la gita attorno a Pantelleria con il vento che soffiava forte, le scorrazzate nella Panda, ma soprattutto il potermi fidare di te, a volte anche differendo sui punti di vista, ma sempre con mutua fiducia e stima, sapendo che siamo entrambi sinceri e non mossi da altri tornaconti.

Tutti ci chiediamo ogni tanto se quel che abbiamo fatto sia stato utile a qualcuno e se ne sia valsa la pena. Io penso che tu abbia fatto un eccellente lavoro, e si vede dal tempo che ci hai messo, delle parole che hai scritto, dal segno che hai lasciato e dall'affetto di noi tutti che ti porti dietro.

Ciao Guido, Ciao Mariella.
Buona Pantelleria, e torna a trovarci ogni tanto.

Wednesday, February 20, 2013

La memoria dei petrolieri


5 Novembre 1955, Tabuna, Ragusa
scoppio di pozzo petrolifero.


 "La normativa รจ rigidissima"
"Nel territorio della provincia di Ragusa sono presenti all'incirca 70 pozzi, ma a menoria d'uomo non si ricordano grandi  incidenti o disastri"


dal gruppo ENI come riporato da

La Sicilia, 22 Agosto 2012

Forse loro non ricordano, o non vogliono ricordare, 
ma internet, e la stampa e
la memoria d'uomo onesto ricordano benissimo.


La Sicilia, 22 Agosto 2012


Il caso piu' noto di scoppi di pozzi di petrolio in Italia - forse perche' piu' recente - e' quello di Trecate, Novara, dove nel 1994 scoppio' un pozzo di petrolio dell'ENI. Per tre giorni ci fu eruzione incontrollata e pioggia di idrocarburi dal cielo. Tutto nero - risaie, case e vite.

Nel 1991 ecco un altro pozzo scoppiato, a Policoro, in Basilicata.

Andando a ritroso nel tempo troviamo anche lo scoppio della piattaforma Paguro, nel 1965 in cui persero la vita tre operai dell'ENI. Quello fu un piccolo golfo del Messico italiano: 2 mesi e mezzo di rilascio incontrollato di acqua e metano in aria con nessuno che sapeva cosa fare per femare il tutto.

E poi ci fu lo scoppio nei pressi di Ragusa, nel Novembre del 1955 di cui non abbiamo mai parlato.

Di questo scoppio ci sono ancora meno tracce nella memoria collettiva che di Trecate e di Paguro.

Era il pozzo petrolifero numero nove di Tabuna, a circa un chilometro da Ragusa ed operato dalla Gulf Oil, societa' americana. La Gulf fu la prima a scoprire il petrolio in Italia, proprio a Ragusa nei primi anni '50. Questa ditta e' poi confluita nella Chevron.

A Tabuna, il giorno 5 Novembre 1955 una perdita di metano aveva fatto scoppiare una valvola e di li un enorme incendio. Ecco un po di copertine dell'epoca - prese dal quotidiano La Sicilia






Il crollo del pozzo della Gulf, La Sicilia, 8 Novembre 1955

La Stampa di Torino, 8 Novembre 1955

Nel testo si parla di "un ammasso informe di ferraglie e lamiere che ardono in un immane e spettacolare rogo."

Si dice che stavano provvedendo alle operazioni di "swabbing" e cioe' si incendiava volontariamente un certo quantitativo di greggio, ma improvvisamente, grazie alla rottura di una valvola

"si sprigionava dalla tubatura del pozzo una altissima colonna di gas metano che si incendiava instantaneanmente".

Un articolo de La Stampa dell'epoca parla di "Un pauroso incendio di eccezionali proporzioni", una "spessa nube nera", "tutto il castello della trivella veniva avvolto dalle fiamme".

Molte cose sono avvolte nel mistero: il pozzo e' bruciato per 15 giorni secondo i vigili del fuoco, e per 8 secondo i titoli di stampa. La trivella "National 130"come titola il quotidiano di Sicilia, alta 50 metri e' crollata.

Come da copione nessuno sapeva cosa fare per spegnerlo. Sono arrivati i vigili del fuoco da Siracusa, Messina e Catania.

"La popolazione di Ragusa e' in preda ad un vivo orgasmo".

Alla fine, per contrastare la pressione sotterranea il pozzo e' stato coperto con un "sarcofago" in cemento armato di diverse tonnellate di peso e per spegnere l'incendio hanno dovuto chiamare Mr. Myron Kinley dagli USA, il mago degli incendi nei pozzi di petrolio.

 Il domatore di fuoco, La Sicilia, 10 Novembre 1955


Un altro articolo sempre della Stampa lo chiama "il mangiatore di fuoco", e lo descrive come un eroe - indossava una vestaglia granata, potentissimi getti d'acqua, una terribile calura, rischiosissimo lavoro, sfidando la morte. Altri soprannomi che aveva era la "Salamandra Umana" e "Gamba di Legno".

Era come se la natura si fosse ribellata ma poi l'"Americano” era venuto a salvare tutti.

Questo incidente lo ricorda ancora qualche persona anziana che racconta che verso sera il cielo restava illuminato a giorno. A quel tempo si conosceva poco del petrolio. La gente ebbe paura ma visto che tutto si risolse per il meglio, pian piano venne dimenticato.

E cosi' oggi l'ENI puo' dire che "a memoria d'uomo non si ricordano grandi incidenti o disastri".


E' per questo che e' importante la memoria del passato - che sia dello scoppio di pozzi, che sia del crollo di dighe, che sia di chi eleggiamo a capo del governo -  in modo tale che gli stessi errori non vengano commessi mai piu', e soprattutto in modo che nessuno possa dire "credetemi" a scatola chiusa, petrolieri o politici che siano.


La Stampa di Torino, 13 Novembre 1955




Thursday, January 10, 2013

Le balle de La Stampa di Torino

Notare: hanno inserito il nome dell'autore Luigi Grassia
*dopo* la pubblicazione di questo post.
Alla Stampa che viene a leggere questo blog:
compratevi una copia del NY Times ed imparate come si fa il giornalismo.

Un piccolo sceiccato italiano del petrolio 
รจ (o potrebbe essere) la Basilicata. 
Questa regione nel 2012 ha estratto 5 degli 11 milioni di barili italiani 

La Stampa, 3 Gennaio 2013

In Italia si usano 1.5 milioni di petrolio al giorno.
Se fosse vero quel che dice la Stampa, 
abbiamo distrutto la Basilicata per quattro giorni
dei sette di fabbisogno nazionale prodotti in Italia.



E' un articolo rigorosamente anonimo - come dire, chi l'ha scritto ha paura che il suo nome venga associato alle balle che scrive. 

Parte con il dire "L'Italia non e' l'Arabia Saudita ma ha il suo tesoretto di petrolio", che non si deve  dire "no grazie", che bisogna darsi la "pena" di sfruttarli questi giacimenti di monnezza petrolifera e che non si deve essere "nimby".

Peccato che l'anonimo giornalista dimentichi di dire che abbiamo melma petrolifera sottoterra e che tirandolo fuori non risolvera' di una iota il bilancio energetico nazionale - e lo sanno pure loro!.

Peccato che l'anonimo giornalista dimentichi di dire che la parola nimby e' stata inventata da affaristi di vario genere, inclusi i petrolieri, per schernire le popolazioni che si oppongono a interventi deliranti sui propri territori.

Chi altro deve difenderlo il territorio?

L'ONU? La Croce Rossa? Obama? I residenti, ma certo, e cosi' e' piu' facile schernirli e ridicolizzarli inventandosi un insulto, mentre invece l'essere nimby per i backyard propri e degli altri dovrebbe essere una cosa di cui andare fieri.

Bene, caro anonimo giornalista.

Ci dica il suo nome, dove vive, e iniziamo da casa sua. Credo che nessuno si lamentera' se lei ci offrisse il suo backyard per le trivellazioni.

Che ne dice?

Lei parla di questa "Strategia Energetica Nazionale" e del petrolio che sara' estratto con "il rispetto dei piรน elevati standard internazionali in termini di sicurezza e tutela ambientale".

Ma mi faccia il piacere.

In Italia non sapete nemmeno adattarvi agli standard internazionali per i limiti emissivi che sono migliaia di volte superiore che altrove, o per le distanze di sicurezza che sono ridicole in confronto a quelle di altri, e non sapete nemmeno fare le multe a chi sgarra.

Avete presente i processi BP? Bene, quando saprete fare le multe di miliardi di dollari all'ILVA, ne riparliamo, quando saprete mettere zone di divieto di 160 km da riva sulle trivelle, ne riparliamo. Quando chi inquina finisce in galera, allora ne riparliamo.

Con tutto il marciume che c'e' in Italia, dove mai li tirerete fuori questi "piu' elevati standard di rispetto per l'ambiente"?

Non ci crede nessuno! Sono tutte balle di Monti, di Passera, di Clini che sono vecchi di mentalita', di sensibilita', di speranze.

Sono paralizzati nella melassa dei loro inciuci, dei loro calcoli politici, del cerchiobottismo e non sanno prendere le decisioni giuste ma difficili. Proprio non lo sanno fare. Sono troppo invischiati, piccoli, sporchi in affari ed accordi con i potenti per avere veramente a cuore il bene della nazione.

E come mostra questo articolo, anche la Stampa lo e'.

Come sempre, l'Ilva parla per tutti. Non ci sono limiti adeguati, non ci sono multe ed e' tutto gia' passato dalle preoccupazioni dei politici.

E' con questa premessa che trivelliamo lo stivale?

E poi l'anonimo - quanto ignorante - giornalista tira fuori il caso di Trecate "uno dei principali centri storici" del petrolio italiano e della vicina Carpignano Sesia, un paesino con poche migliaia di persone che ha in blocco votato contro un pozzo ENI.

Il giornalista dimentica che uno dei pozzi di Trecate e' scoppiato nel 1994 - questo ovviamente non si puo' dire, vero? - e ci sono voluti piu' di 10 anni per la bonifica.

Bel giornalismo!

Infine si intervista Davide Tabarelli - quello di Nomisma che fa consulenze e inciuci con i petrolieri - come guru della faccenda che si lamenta del fatto che in tutta Italia "appena si vede in giro un geologo che saggia il terreno fioriscono i comitati del no".

E certo, mica la gente e' scema come lei vorrebbe farci credere, caro Tabarelli. O mica sono tutti come lei che hanno da lucrarci con il petrolio.

Dice Tabarelli:

In Italia c’รจ una dorsale del petrolio e del gas che parte da Novara e poi si distende lungo l’Appennino fino in fondo alla Calabria e prosegue in Sicilia. Nel Mare Adriatico c’รจ una dorsale parallela offshore, da Chioggia al Gargano. In un secolo e mezzo in Italia sono stati perforati 7 mila pozzi, di cui 800 ancora attivi. Persino alle isole Tremiti, dove ci sono resistenze a trivellare, c’รจ giร  un pozzo, attivo dal 1962 senza danni per l’ambiente. La produzione italiana potrebbe facilmente raddoppiare, proprio come prevede la Strategia energetica nazionale, semplicemente perforando dove giร  si sa che il petrolio c’รจ. Invece รจ tutto bloccato».

E famno bene!

Lรฌ gli ambientalisti non vogliono i pozzi perchรฉ dicono che c’รจ il rischio della subsidenza, cioรจ che il terreno sprofondi. Ma basta entrare nella basilica di San Vitale a Ravenna per accorgersi che nei secoli c’รจ stata una subsidenza di un metro. In quella zona รจ un fenomeno naturale, l’estrazione del petrolio non c’entra. Tutti gli studi geologici dicono di no. Poi qualche singolo geologo disposto a dire che c’รจ pericolo lo si trova sempre.
 
Ma cosa dice, ma che ne sa lui, ma dov'e' la sua obiettivita'?

Ci sono fior fiori di riviste a parlare della subsidenza indotta di Ravenna dai pozzi di metano e di acqua, e addirittura e' L'ENI stessa a dirlo in uno studio commissionato nel 1999!

E poi ovviamente non poteva mancare il capro espiatorio della faccenda, il rifugium peccatorium, la Basilicata, descritta come "un piccolo sceiccato italiano del petrolio" che nel

2012 ha estratto 5 degli 11 milioni di barili italiani ma ha risorse non sfruttate per altri 400 milioni di barili accertati e i tecnici valutano un potenziale di un miliardo di barili.
 
Ancora con la Basilicata! Ma cosa volete di piu' dai lucani? Il sangue? Diteci.

Ma lo sa il "giornalista" che  l'Italia ne consuma 1.5 milioni di barili al giorno?

Per cui se le sue balle sono corrette, questo vuol dire che la Basilicata nel 2012 ci ha dato - sentite bene -  4 dei 7 giorni di fabbisogno nazionale prodotti in Italia!!!

Ridicoli proprio - o non sanno di cosa parlano, o non ci azzeccano con i numeri. In ogni caso e' un giornalismo che fa pena.

La fine dell'articolo e' data a Tabarelli che dice

Io mi auguro che nel prossimo Parlamento qualcuno si prenda la responsabilitร  di fare una legge che dica che una volta rilasciata dal ministero la Valutazione di impatto ambientale, che in Italia รจ severissima, poi gli enti locali non possano sollevare altri ostacoli, e se lo fanno che vengano penalizzati.

Severissima i miei stivali.  Ne ho letti a dozzine e sparano a vanvera fatti che non stanno da nessuna parte.

Io invece, caro Nomisma mi auguro che nel prossimo parlamento non ce ne sia nemmeno uno dei politici attuali, a dare corda ad uno come lei e che questo "giornalista anonimo" torni a scuola di giornalismo.

Proprio un articolo obiettivo ed informativo questo della Stampa.
Il New York Times non e' niente a confronto.



Saturday, April 14, 2012

Bomba, su Google News


Ecco qui vari siti in inglese che hanno riportato la storia di Bomba e della Forest Oil:

888 Press Release

Virtual Strategy

Vero Beach Tattoo

Silo Breaker

Il testo in inglese e' qui - grazie a Sammy, Paul e Randi per averlo diffuso su Google News.

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The people of Abruzzo, Italy have once again scored a giant victory in their David versus Goliath fight against Denver-based oil giant Forest Oil Corporation, in their quest to protect one of Europe's most biodiverse regions.

On April 10th, 2012, the Commission for Environmental Impact Evaluation in Abruzzo, headed by Mr. Antonio Sorgi, unanimously rejected gas drilling and refining plans as proposed by the Forest Oil Corporation, headed by CEO Craig Clark, after a prolonged awareness campaign involving residents and activists.
According to public documents, the American oil giant had begun considering drilling a first cluster of five gas wells, a refinery, and multiple waste pits back in 2008. The company had anticipated extracting a total of at least 50 billion cubic feet of natural gas containing high levels of hydrogen sulfide to be refined 200 meters from the nearest residence in Bomba, Abruzzo, population 900.

Bomba sits along the banks of a popular recreational lake by the Parco Nazionale della Majella, a scenic national park that draws local and international visitors due its pristine environment and breathtaking views. Its economy is largely driven by agriculture and tourism.

Residents reacted strongly to drilling plans and uncovered Forest Oil Corporation's reports, according to which drilling could pose severe hydro-geological risks to a highly unstable, seismic area prone to subsidence and landslides. The project also called for the emission of pollutants from the refinery exceeding Italian legal limits, which would permeate the town center.
Official statements in opposition to drilling by the Forest Oil Corporation were filed by nineteen municipalities in the area, the Province of Chieti, the Catholic Church, the World Wildlife Federation, the Union of Merchants and Tourist Operators, and dozens of local organizations as well as the heirs of American author John Fante.

In a last-ditch effort to gather public support, executives from the Forest Oil Corporation visited Bomba in August 2011. They were confronted with incensed residents, who asked cogent questions that the Forest Oil executives were incapable of addressing. Later, the company stated that it was the first time in their 95-year history that they had received such informed and firm opposition from a local population.

The campaign to save Bomba is part of an ongoing effort to save Abruzzo, Europe's green heart, from turning into a giant oil field. The campaign has been largely coordinated by Professor Maria R. D'Orsogna, a California resident with origins in Abruzzo. In the past five years, this international activism has led to the rejection of another oil field and refinery in Ortona, sponsored by Italian oil giant ENI, and of the Ombrina Mare oil rig proposed by Mediterranean Oil and Gas of London.

In a brazen act of defiance against Italian officials and the unanimous will of local population, the Forest Oil Corporation of Denver plans to appeal.