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Friday, January 10, 2014

Carlo Rossella, Federico Rampini e l'ENI





Notare Federico Rampini e Carlo Rossella e Joaquin Navarro Valls
 nella Editorial Committee di OIL - rivista ENI

Federico Rampini e' il corrispondente USA per Repubblica.

Carlo Rossella e' presidente di Medusa Film Spa.
E' stato direttore del Tg5, di Panorama, de La Stampa e del Tg1.


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Il primo emendamento alla costituzione USA, meno di 50 parole, una delle cose piu' sacre in questa nazione:

CONGRESS SHALL MAKE NO LAW RESPECTING AN ESTABLISHMENT OF RELIGION, OR PROHIBITING THE FREE EXERCIZE THEREOF; OR ABRIDGING THE FREEDOM OF SPEECH, OR OF THE PRESS; OR THE RIGHT OF THE PEOPLE PEACEABLY TO ASSEMBLE, AND TO PETITION THE GOVERNMENT FOR A REDRESS OF GRIEVANCES.

December 15, 1791

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Se c'e' una cosa che odio e' il fatto che quando scrivo per il Fatto Quotidiano devo sempre star li a pesare le parole e i pensieri - questo si puo' dire? e se si, come lo devo dire? e le parole sono giuste? e c'e' qualcuno che possa offendersi?

A tanti italiani questo pare normale, e c'e' quasi paura di esporsi troppo, specie su temi "difficili" perche' le querele sono facili e vere. A me invece non pare normale per niente, perche' vivo da questo altro lato del pianeta, e mi e' sempre sembrato normale invece che la stampa fosse una cosa per conto suo, al disopra delle parti, da rispettare.  E con la stampa, i blog, e la liberta' di parola e di pensiero di ciascuno, in qualsiasi forma essi vengano manifestati.

E' per questo che adoro il New York Times: e' giornalismo per eccellenza e chi ci scrive in genere non ha conflitti di interesse, o se li ha li dichiara apertamente sull'articolo. E' per questo che dicono tante cose scomode e che in genere i problemi te li dicono prima che tu sappia che esistano.

Non mai sentito negli USA di una condanna di giornalisti per diffamazione. Mai. Anche quando hanno fatto errori madornali.

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Conosco invece poco Federico Rampini, l'ho sentito una sera da Santoro che parlava del modo americano di concepire la liberta' di stampa e mi pareva cosi chiaro e cosi vero quello che diceva che mi sono tirata giu' le sue parole per parlarne prima o poi.

E invece... invece scopro che ha collaborato almeno fino al dicembre 2012 con OIL.

La rivista dell'ENI.

Fa parte della "Editorial Commitee".

Non so che dire e cosa pensare.

La rivista OIL pubblica articoli che parlano di come fare meglio l'esplorazione petrolifera, si parla delle Tar Sands del Canada come di un "Canadian Treasure" dimenticando tutta la distruzione ambientale dell'Alberta. Sulla rivista OIL ci scrive Davide Tabarelli, quello di Nomisma che fa consulenze per i petrolieri e che non perde occasione per ricordare a tutti che trivellare e' cosa buona e giusta. Su OIL si parla di Africa come il prossimo continente da spremere in tutto e per tutto. Su OIL ci scrive il CEO della Total, e quello dell'ENI, che certo mai criticheranno la trivellazione del pianeta.

Perche' Federico Rampini ha accettato di lavorare per una rivista ENI?

Io se fossi un giornalista "patentato" non vorrei il mio nome associato con loro, e con nessuna altra multinazionale a dire il vero, proprio per non perdere la mia indipendenza.

E magari Rampini avra' un ruolo marginale in questa cosa, non lo so. Ma il fatto resta che su un giornalista, secondo me almeno, non debba neanche esserci l'ombra di dubbio che ci sia qualcuno dietro di lui e a cui lui non possa pestare i piedi.

E se mi si dice "che vuoi che sia" o che si puo' mantenere la propria indipendenza anche lavorando per OIL, vorrei sapere quando OIL pubblichera' un articolo sulla devastazione ambientale della Basilicata, o quando OIL invitera' la sottoscritta a scrivere qualcosa sui miei sette anni di lotte contro il mostro petrolifero e sul miracolo d'Abruzzo, dove a dispetto di tutti, non e' stato ancora avviato nessuno dei progetti petroliferi proposti? Vorrei sapere quando OIL parlera' dei 40,000 abruzzesi
scesi in campo contro Ombrina o dei Vescovi d'Abruzzo che hanno detto il loro no alle trivelle in regione? Vorrei sapere quando OIL svelera' dove e come l'ENI ha fatto o vuole fare fracking in Italia? Vorrei sapere quando parleranno di subisdenza indotta in Italia? Vorrei sapere quando parleranno di Gela, Porto Torres, Priolo, Porto Marghera, Falconara e Pieve Vergonte.

Forse di fronte a tutti problemi dell'Italia questo della stampa di cui non ti puoi fidare puo' apparire un problema piccolo. Io credo invece che una sia proprio una stampa forte, e libera, e indipendente e che tu cittadino sai che e' dalla tua parte, a far si che un paese resti sano e che non precipiti in quella melassa scomposta che e' oggi l'Italia.

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Ecco qui le parole di Federico Rampini - verbatim da Santoro.
Restano vere, e restano belle.


"Gli Stati Uniti hanno un'altissima concezione del ruolo della stampa.

La stampa in senso lato, include ormai ovviamente internet, i blog.

La stampa si sta evolvendo e abbraccia nuove forme di comunicazione.

Pero' in nessuna democrazia al mondo c'e' una legge cosi sacrosanta come il primo emendamento della costituzione americana che da' un valore davvero assoluto alla liberta' di informazione, alla liberta' di stampa, alla liberta' di espressione, alla liberta' di critica del potere politico.

La stampa americana ha sempre interpretato questo suo ruolo con coerenza, con coraggio, con spirito di indipendenza, con grande professionalita'.

C'e' un presidente degli Stati Uniti e' caduto, Richard Nixon,  perche' lo scandalo del Watergate e' stato svelato dalla stampa.

E in America tra l'altro per esempio, arriva a tale punto la concezione della liberta' di informazione che e' praticamente impossibile perseguire per diffamazione un giornalista americano, perche' il primo emendamento viene al disopra di ogni altra cosa. 

Quando un politico americano, comincia ad attaccare la stampa questo viene interpretato come un segno di debolezza, come un segno di insicurezza, non sapere difendere i propri argomenti, e quindi generalmente un politico che se la prende con la stampa e' un politico in declino.

Questo accade.

Una democrazia sana si fonda su un sistema di contropoteri, di controllori, che non sono democrativamente eletti, perche' i giornalisti sono un altra cosa, lo chiamano il quinto potere e non c'e', non fanno parte delle istituzioni. Possono dire delle grandi castronerie, delle gran fesserie, ma per amore della democrazia bisogna accettare anche quello."

Federico Rampini

Thursday, January 9, 2014

Disney, il fracking e la protesta





"The sole intent of the collaboration between Radio Disney and the nonprofit Rocking in Ohio educational initiative was to foster kids' interest in science and technology. Having been inadvertently drawn into a debate that has no connection with this goal, Radio Disney has decided to withdraw from the few remaining installments of the program"


Radio Disney che annulla tutte le attivita' di propaganda da parte dei petrolieri per promuovere il fracking. Sono arrivate 75,000 firme da parte di residenti e genitori.

Negli scorsi mesi Radio Disney ha visitato 26 localita' dell'Ohio per promuovere le virtu' del petrolio e del gas in Ohio.




In Ohio i fraccanti hanno grandi aspirazioni. Il governatore John Kasich -- un repubblicano -- pensa che il fracking sara' la rinascita economica del suo stato e cosi' vorrebbe estendere la pratica ai terreni statali, inclusi i parchi e i campus universitari.

I cimiteri, quelli invece li trivellano gia' in Ohio.

Ovviamente non mancano siti di trattamento e di stoccaggio di acqua di risulta, contaminata e tossica, come non mancano casi di inquinamento delle falde acquifere secondo i dati riportati dall'Associated Press proprio qualche giorno fa. Non potevano neanche mancare una serie di terremoti, nella pressi della citta' di Youngstown, dovuti proprio alle attivita' di fracking e di reiniezione di materiale di scarto nel sottosuolo. 

Ma al govenatore questo non importa, come non importano le proteste che si moltiplicano in tutti gli stati USA, incluso l'Ohio con persone che non vogliono piu' sentirne di acqua inquinata e di aria malsana.

E cosi' arriva l'idea geniale: "Rocking in Ohio", sponsorizzato dalle ditte del fracking per "sensibilizzare" ed "istruire" i ragazzi delle scuole elementari sulla bonta' delle trivelle. Il programma e' partito da Cleveland e fa parte dell' "Ohio and Gas Energy Education Program" con il benestare del sistema scolastico dell'Ohio.

Nel programma si mostra ai ragazzi come funzionano gli le trivellazioni e gli oleodotti. Ai ragazzi viene chiesto di costruire un oleodotto con le cannuccie e di farci passare delle palline. Chi arriva piu' lontano vince. A coreografare il tutto le musiche, i balli e i personaggi della Disney.

L'idea dei fraccanti era di partire dall'Ohio e di allargare il tour ad altri stati USA se ci fosse stato successo.

Non e' la prima volta che questa "informazione" di parte viene propagandata dai petrolieri, e che i trivellanti cercano di fare breccia sulle menti dei piu' giovani sperando che questo si trasformi in una sorta di accettazione delle trivelle a vita.

Ma e' la prima volta che di mezzo c'e' Walt Disney, ditta cosi nota e cosi amata dai ragazzi.

E' stato un boomerang.

Appena Al Jazeera ha denunciato il tutto, la Walt Disney, gli uffici governativi dell'Ohio, e le scuole interessate sono state inondate di messaggi da parte di cittadini, mamme e persone scandalizzate dall'indottrinamento degli alunni.

In poche ore sono state raccolte 75,000 firme di protesta contro la propaganda petrolifera.

Il risultato? Il 9 Gennaio 2014 Radio Disney si e' dissociata dalle dimostrazioni pro-fracking, ed ha annullato tutti i concerti rimanenti.

E in Italia?

In Italia non c'e' bisogno di scomodare Radio Disney.

L'ENI controlla il 100% dell'Agenzia Giornalistica Italiana, una delle piu' grandi agenzie di stampa del paese. Ha o ha avuto, direttamente o attraverso la Fondazione Eni Enrico Mattei o la sua patinata rivista OIL, partnership con Jovanotti, con i giornalisti Lucia Annunziata, Federico Rampini e Carlo Rossella, con Rocco Papaleo, con Joaquin Navarro Valls a suo tempo direttore dell'Ufficio Stampa del Vaticano, con le case editrici Feltrinelli e Rizzoli, con docenti della Bocconi, e della Scuola di Giornalismo dell'Universita' Cattolica di Milano e diversi altri rami del nostro vivere civile.


C'e' qualcuno che si scandalizza che la nostra informazione passa per una ditta petrolifera?

Monday, February 11, 2013

Paolo Scaroni, Lucia Nardi, Angelo Pollutri e Luciano Lapenna: un po di vergogna?


Ironia della sorte vuole che in questi giorni in cui parla tanto di Paolo Scaroni indagato, a Vasto e a Cupello ci si preparava anche per parlare di Enrico Mattei con Lucia Nardi, dirigente ENI responsabile delle "iniziative culturali" dell'ENI. 

Leggi: propaganda. 

Il tutto si e' svolto Venerdi' 8 febbraio 2013.

Sono proprio curiosa di sapere cosa abbia detto Ms. Nardi del CEO Paolo Scaroni, accusato di avere pagato 200 milioni di euro in tangenti per aggiudicarsi appalti in Algeria fra il 2007 e il 2009. 

Come tutti sappiamo ormai, gli hanno perquisito casa e ufficio. Il capo della Saipem, Pietro Franco Tali si era dimesso in dicembre, all'inizio delle indagini, chissa' se per vergogna o per coscienza sporca. 

Pare che Scaroni abbia consegnato direttamente il denaro a Chakib Khelil, l'allora ministro dell'energia dell'Algeria.



Chissa se chi ha organizzato l'evento si sia un po vergognato - il Rotary, tutta la Vasto bene. 


Chissa'.

Intanto ecco la notizia delle presunte tangenti e della presunta corruzione di Scaroni in giro per il mondo. 

Basta solo mettere "Paolo Scaroni bribes" ed esce di tutto.

Eni's CEO Paolo Scaroni investigated over Algeria bribes - Kazakistan

Italian oil giant caught up in corruption investigation - New York Times 1

Eni scrambles to Contain Damage from Inquiry - New York Times 2

Italian ENI chief investigated over Algeria bribes - Al Arab online

CEO of Italy's ENI probed in Saipem case - judicial sources - Reuters 1

ENI CEO under investigation in Saipem contracts probe - Reuters 2

Prosecturors probe ENI CEO contact with Algeria bribe fixer - Reuters 3

ENI CEO faces Italian probe - The Wall Street Journal

Italian Energy chief investigated over Algeria bribes - StarAfrica 

ENI in draft probe over Algeria contracts - Financial Times

ENI stands by chief Scaroni as Algerian Corruption Probe widens - Bloomberg news

ENI boss probed over Algerian bribes - Sydnery Morning Herald, Australia

ENI target of Algerian corruption probe - United Press International.

Evviva Paolo Scaroni.

 


Saturday, February 2, 2013

L'ENI, Lucia Annunziata e l'Huffington Post


In generale io credo che piu' informazione ci sia, meglio e' di modo che ciascuno possa leggere notizie da piu' fonti - presumibilmente con spirito di critica - e farsi una idea il piu' possibile libera.

Pero' e' importante sapere chi c'e' dietro cosa - giusto per capire se quello che leggiamo e' di parte o no.

E allora ecco che compare sulla scena l'Huffington Post Italia, una "joint venture" con l'Espresso.

Diretto da Lucia Annunziata.

E cosa c'e' dietro l'Huffington Post?

Beh, intanto iniziamo dalla Annunziata che ha scritto per la rivista OIL dell'ENI in passato.  La sua parcella nell'annata 2008 era di 150,000 - centocinquantamila euro, si - per ben quattro articoli l'anno e per essere il presidente del comitato editoriale di OIL. La Annunziata ha anche rappresentato l'ENI al congresso mondiale dell'energia del 2010 a Montreal.


Da Report si apprende che da Maggio 2012 la Annunziata non e' piu' "coordinatrice" della stessa rivista. Questo vuol dire, in conclusione, che e' stata giornalista e/o coordinatrice per l'ENI per circa 4 anni. Avra' creato amicizie e legami con quelli dell'ENI, no?

Adesso la stessa Annunziata e' a capo di questa Huffington Post Italia che - come dice il New York Times 

.. lined up four prominent introductory advertisers: the leather goods company Tod’s, the carmaker Citroën, the energy company Eni and the telecommunications provider Wind. Each of the partners has invested 1 million euros, or about $1.3 million. 

cioe' i primi 4 sponsor sono le scarpe Tods, la macchina Citroen, il petrolio ENI e i telefonini Wind.

Ciascuno ha investito 1 milione di euro.  Massimo Ghedini, responsabile pubblicitario per l'Espresso, sempre secondo il New York Times dice che ci si aspetta di generare 5 milioni di euro di pubblicita' entro il terzo anno di attivita' e che


“Italian advertisers are always looking for two things: results, in terms of a return on their investment, and positioning. The Huffington Post gives them both. It brings readers into the conversation, and the Italian edition will spread knowledge of Italian style around the world.” 

Tutto e' possibile, ma io non credo che l'ENI abbia dato un milione di euro perche' gli sta simpatica Arianna Huffington.

Credo di piu' invece a quel "return on their investment" e a quel "positioning" - che altro non sono che buona visibilita' e buona immagine per l'ENI, operazione che secondo me include l'avere avuto l'Annunziata come direttrice e giornalista per quattro anni ad OIL.

L'Huffington Post e' online da qualche tempo.

Voglio vedere quando e se avranno il coraggio di fare una storia, una qualsiasi, sull'ENI e l'inquinamento che ha portato dovunque si sia insediata in Italia - Viggiano, Pertusillo, Manfredonia, Gela, Marghera, Praia a Mare, Livorno, Pieve Vergonte, Porto Torres, Priolo, Trecate, Paguro.

Possono scegliere, una storia a caso, da nord a sud.



Monday, January 17, 2011

L'ENI e il suo online reputation management




The creation of cultural moments is never a cost,
but always an investment.


Dal sito ENI
Si, un investimento per ripulirsi la coscienza

Ci avevamo azzeccato. Dei fanatastici 4 propagandati al convegno in Canada di Lucia Annunziata - regole, rispetto, reputazione e diritti - quello che all'ENI veramente interessa e' la reputazione.

Infatti vengono quasi ogni giorno a leggere questo blog e ogni tanto immettono i miei post dentro questo sito, che si chiama proprio cosi: ENI online reputation management.

Cioe' hanno un sito apposta - e credo gente pagata apposta - per monitorare cosa si dice di loro in giro per internet. Il sito e' chiuso da una password, ma a me basta sapere che sono preoccupati della loro immagine, per sapere che stiamo facendo bene e che questa e' l'unica strada.

Occorre continuare cosi a farli vergognare di quello che fanno - e non perche' io voglia puntargli il dito a casaccio, ma solo perche' la vergogna e' l'unica cosa che li portera' - forse - a comportarsi come si deve.

E' la vergogna che li spinge a sponsorizzare serate alla scala, mostre di Caravaggio, parchi al petrolio e che porta Assomineraria a dire che occorre "creare consensi". E' questa la nostra unica arma: dirlo a tutti lo schifo e i soprusi che vanno facendo in giro per l'Italia.

E dunque, ai cittadini di tutta Italia avvelenati dall'ENI da Porto Marghera a Gela, dico solo di continuare a scrivere, a postare, a spargere la voce che questa societa' ha molto, molto da farsi perdonare e per cui chiedere scusa.

Non vogliamo parchi al petrolio, cara ENI ma un fine al trivellamento selvaggio dell'Italia tutta.

Non ci servono serate alla scala, ma un fine alla gente che muore per colpa della vostra "ricerca spasmodica" dei risultati.

Non ci servono mostre su Caravaggio ma un fine alla corruzione e agli inganni di cui siete reponsabili in giro per il pianeta, dalla Nigeria, fino ad Ortona.

Non ci serve che all'aereoporto di Venezia mettiate un cartello con su scritto "benvenuti a Venezia", quando poi volete trivellare a 10 km da quella citta', senza vergogna.

L'opinione pubblica e' una brutta bestia, e alla fine anche l'ENI dovra' capire che nel mondo connesso e globale, ti devi per forza comportare bene, volente o nolente.

Saturday, January 1, 2011

Lucia Annunziata - ENI - al Congresso Mondiale dell'Energia





For the ignorance of the public
is the real capital of monopoly


Henry Demarest Lloyd (1894)
Giornalista - altro che Lucia Annunziata.


Qualche mese fa a Montreal si e' svolto il 21esimo Congresso Mondiale dell'Energia, dal 12 al 16 settembre. Il giorno 15 settembre una tavola rotonda promossa dall'ENI sui "fantastic four": rules, rights, reputation, respect. Cioe' regole, diritti, reputazione e rispetto.

Si, avete letto bene. L'ENI che promuove regole, diritti, reputazione e rispetto. Direi che delle quattro l'unica che davvero gli interessa e' la reputazione. Il far vedere, il fingere, il nascondere tutto lo schifo quotidiano che fanno in giro per l'Italia e per il mondo, dalla Nigeria a Viggiano.

A rappresentare l'ENI a Montreal, Lucia Annunziata, presidente del comitato editoriale OIL, la rivista patinata dell'ENI, che le serve a fare propaganda e a dipingersi di verde, quando invece e' una ditta sporca di inquinamento, mazzette e diritti negati ovunque.,

I temi del dibattito erano molto interessanti, e fa molto ridere che nella pratica l'ENI si comporti esattamente al contrario di quello che dice ai convegni asettici del Canada:

1) Lotta alla coruzione. Ma come - se proprio in questi giorni l'ENI esce bastonata economicamente dal patteggiamento e dalla condanna al pagamento di milioni e milioni di dollari dalla SEC, in Kazakhistan, in Nigeria, proprio per corruzione?

2) Promozione di un comportamento etico. Ma come - se loro stessi lo dicono ai loro studenti all'ENI Corporate School che sono i primi a non rispettare il codice che si sono dati da soli e che le regole sono una sorta di carrozzone ingombrante?

3) Integrare il concetto di trasparenza. Ma come - se a Viggiano, c'e' stata proprio qualche giono fa una nube tossica di idrogeno solforato e l'ENI dice che era "anomalia di funzionamento" e che dunque non c'e' nessun diritto a sapere da parte dei cittadini ne' quanto H2S ci fosse li dentro, ne' quanto tempo e' durata questa fuga, perche' e cosa si e' rotto. Nulla.

L'ENI non spiega neanche cosa l'H2S a suoi dipendenti. Proprio una gran bella trasparenza. O vogliamo parlare dei contadini intimiditi a vendergli le loro terre al Feudo di Ortona? O del fatto che volevano costruire un pozzo di petrolio dietro l'ospedale, a 200 metri dalle case in Basilicata?

Sono proprio ridicoli. Parlano di "rispetto delle regole soprattutto in materia di sicurezza", poi il loro capo dice che rimpiange i tempi in cui le regole erano violate a destra e a manca - cioe' fino ad oggi e per 30, 40 anni - in nome dei profitti e dei risultati.

Lucia Annunziata dovrebbe solo vergognarsi. Un giornalista serio e indipendente non va a fare il presidente del comitato editoriale di OIL. Magari sarebbe prima andata in Basilicata a parlare con la gente normale che subisce inquinamento, regole non rispettate, corruzione e intimidazioni dall'ENI e dai suoi associati ogni santo giorno. Come quando gli dicono che ad inquinare non sono le stazioni di desolforazione e l'incenerimento constante, ma i pastori!

Quindi, come sempre, tanti blablabbla inutili.

Mi domando quando l'ENI e Lucia Annunziata si siederanno davanti alla gente di Basilicata e gli chiederanno umilmente scusa per avere distrutto campi, sorgenti idriche, laghi, vigneti e meleti, e soprattutto per avergli distrutto la speranza di un futuro migliore. Ovviamente non c'e' solo la Annunziata, ma c'e' tutto un sistema che marcia lungo queste linee e che all'ENI sta bene, proprio perche' quel che le interessa e' la propaganda, la reputazione, non la verita'.

Il tutto in nome del profitto, e del 150.000 euro che l'ENI da a Ms. Annunziata per fargli propaganda su OIL. Il giornalismo vero e' un'altra cosa, cara Lucia Annunziata.

Monday, December 6, 2010

Wiki-ENI: giornalisti italiani a libro paga ENI


Chissa' perche' non mi stupisce - non dopo avere saputo che Lucia Annunziata scrive per OIL-ENI e si becca 150,000 euro l'anno per 4 articoli.

Dal il fatto quotidiano, e prima ancora dall'ex-ambasciatore USA Ronald Spogli:

Eni, la più importante società energetica parastatale, ha un immenso potere politico; la sua strategia di business si è concentrata su complessi ambienti geopolitici, solitamente considerati eccessivamente rischiosi da molti dei suoi concorrenti internazionali.

Anche solo a giudicare dalla stampa, si può pensare che il primo ministro Berlusconi garantisca al suo presidente, Paolo Scaroni, tanto accesso quanto al suo proprio ministro degli esteri.

Durante un evento diplomatico nel 2007, una conferenza sull’Asia centrale, i rappresentanti dell’Eni e di Edison ebbero 30 minuti ciascuno per parlare, mentre i quattro ministri degli Esteri e i cinque vice ministri di cinque stati centro asiatici furono infilati tutti in un’ora sola.


C’è il sospetto che l’Eni mantenga a libro paga alcuni giornalisti.

La presenza dell’Eni in Russia supera quella dell’ambasciata italiana a Mosca che è a corto di personale.

Mi viene in mente l'attivista congolese con cui parlai l'anno scorso in Sardegna - voleva contattare la stampa italiana nel suo paese per allertarci dei piani ENI per sviluppare le tar-sands del Congo e distruggere foresta vergine tropicale. Ando' all'ambasciata e a riceverlo c'era .. uno dell'ENI!!!

Thursday, May 28, 2009

Come pensa un petroliere: Pierluigi Vecchia


Leggendo il blog del gruppo che lotta in Brianza contro la petrolizzazione del parco del Curone mi imbatto nel limpidissimo pensiero di Pierluigi Vecchia, geologo, uno dei manager della Po Valley e dunque uno stipendiato dei petrolieri. Di lui avevo gia' parlato circa un anno fa qui. Riporto il suo pensiero come l'hanno trascritto gli amici del sito del parco del Curone, con le mie osservazioni di fisico, docente universitario e senza legame alcuno con l'industria petrolifera.

"Non sappiamo se troveremo la risorsa e in quali quantità fino a quando non facciamo il pozzo. Gli studi che facciamo a monte, così come quelli che abbiamo acquistato dall`ENI, sono di tipo indiretto. Finché non tocchiamo con mano il sottosuolo non possiamo sapere nulla".

Cosa vuol dire questo? Se si trivella e non si trova niente, si sara' soltanto deturpato un parco, se lo si trivella e si trova petrolio poi si chiedera' di estrarlo, no? L'intelligenza vorrebbe che uno DECIDE A MONTE: siamo disposti, come collettivita' ad accettare che questo parco venga trasformato in un campo petrolifero? Se la riposta e' si, allora si trivella e si osserva poi cosa offre il sottosuolo. Se si decide che la risposta e' no, allora NESSUN tipo di trivella deve essere usata, ne esplorativa ne permanente. Che senso ha trivellare per scoprire cosa c'e' sottoterra?

E' la strategia del carciofo cosi' cara a petrolieri di ogni tipo: inizano piano piano con un pozzetto, un'esplorazioncina, un indagine per il bene dell'umanita'. Poi, lentamente ma inesorabilmente, arrivano al cuore di cio' che vogliono: estrarre petrolio il piu' indisturbatamente possibile. Questa e' la stessa tattica che la Shell usa per la Majella, dicendo che a LettoManoppello vogliono solo studiare la conformazione geografica delle nostre montagne e vedere cosa c'e' nel sottosuolo per amore della conoscenza. E lo dicono pure con convinzione!

"Questo modello, semplicemente, ci porta a dire che è stato possibile individuare un oggetto di modalità e dimensioni tali da ipotizzare la presenza in quantità economicamente sfruttabili di idrocarburi".

E dopo? Se il petrolio c'e' che ne sara' del parco? C'e' lo puo' dire Mr. Vecchia? E se ci sara' bisogno del desolforatore, dove lo faranno? E gli oleodotti? E le strade di accesso? La raffineria di Trecate e' circa 50 km di distanza se non mi sbaglio, e io non sono cosi' sicura che il petrolio italiano, saturo di zolfo, una fanghiglia melmosa, corrosiva e di bassa qualita' possa essere trasportato su cosi lunghe distanze. In Basilicata stanno costruendo il secondo desolforatore a 20 km dal primo, perche' e' piu' conveniente averne un altro piuttosto che trasportare il petrolio su distanza di venti chilometri.

"Su 130 anni di pozzi fatti in Italia, per un totale di oltre 6000 siti, Trecate è l`unico che ha registrato un incidente di inquinamento ambientale rilevante. Perchè non si considerano i danni fatti da un`industria chimica o da una fabbrica di vernici? Ci sono attività industriali che passano molto più sotto silenzio rispetto alla nostra attività industriale".

Altro mito promosso da una informazione al bavaglio. Gli incidenti legati all'industria petrolifera sono comuni in Italia. In Basilicata i riversamenti di camion con petrolio sono all'ordine del giorno, la puzza di idrogeno solforato pervade tutta la provincia di Potenza, non si contano i siti inquinati, anche all'interno del parco nazionale della Val d'Agri. Ogni tanto si vedono vampate nere. Le estrazioni petrolifere hanno inquinato le falde idriche della zona, ad esempio la sorgente di Calvello o dell'Acqua dell'Abete che sono chiuse. L'ENI e' sotto processo per inquinamento ambientale in Basilicata. I giornali non ne parlano perche' l'Agenzia Giornalistica Italiana e' in mano all'ENI (la controlla al 100%), Lucia Annuniziata e' al soldo della stessa ditta che la paga 150,000 euro per scrivere su OIL e Ferruccio De Bortoli, del Corriere della Sera e' membro della fondazione Enrico Mattei.

Di Trecate, incidente del 1994, non si e' potuto tacere perche' la tragedia e' stata troppo grande, proprio come a Sarroch. La zona di Trecate, e' stata impraticabile agli agricoltori per piu di un decennio.

Il fatto che l'industria chimica faccia nefandezze anche lei, non significa che dobbiamo per forza accettare anche tutto il resto. Non stiamo giocando a chi fa piu' scempi sul territorio.

In Basilicata l'agricoltura e' scomparsa, il vino, i pomodori, l'insalata, i fagioli sono diventati di pessima qualita' dopo il petrolio. Lo riporta tutta la stampa lucana. Non so cosa ci sia dentro al parco del Curone, ma di certo le esalazioni dei pozzi bene non gli faranno. Si vivra' con la paura di esalazioni e di scoppi e tutto sara' reso secco dai vapori di zolfo, gli stessi che causano la pioggia acida. E' tutto gia' scritto.

Infine, ricordo che in interviste passate Mr Vecchia neppure sapeva cosa fosse Trecate, infatti faceva confusione con Tradate , che e' in provincia di Varese e non di Novara.


"È chiaro che agli enti coinvolti abbiamo detto che la tipologia di compensazioni ambientali cambierà a seconda se le prove estrattive sono positive o meno. Chiaramente se la presenza sul territorio della PoValley dovesse prolungarsi nel tempo la compensazione avrà un altro valore"
.

Ecco, come sempre il tentativo di trovare il COMPROMESSO. Soldi in cambio di distruzione. Da come la vedo io, non ci sono somme di denaro che possano compensare la perdita di un cuore verde e della salute delle persone, per il beneficio di una ditta petrolfiera australiana.

"Perchè durante una riunione è uscito che già l`ENI una decina di anni fa aveva fatto una proposta simile e come geologo mi sono sentito di rispondere che si trattava di un`area ottimale".

Questa si commenta da sola. Certo che un parco e' ottimale per i petrolieri: non devi preoccuparti di espropri su vari appezzamenti privati, non devi preoccuparti di vicini, di case, di rumori, di strade anguste, di persone e puoi fare quello che vuoi in spazi aperti. Non per niente il posto piu' adatto per trivellare e' IL DESERTO. Un parco ideato a difesa e per il beneficio della gente dovrebbe essere protetto invece.

Infine, questo e' quello che Pierluigi Vecchia diceva in un altra intervista, sul perche' una ditta australiana voglia venire a bucare l'Italia:

"Le motivazioni sono di tipo geologico, economico e AFFETTIVO"

Affettivo? Ma a chi vogliono darla a bere? Cara Po Valley, cara MOG, cara Petroceltic, cari petrolieri d'assalto: andate a dare il vostro affetto all'Australia, alla UK, all'Irlanda e lasciate stare in pace quel poco di sano che e' rimasto in Italia.

Thursday, December 11, 2008

La vergogna dell'ENI


E' una cosa vergognosa la propaganda bassa, bugiarda ed offensiva dell'ENI. I nostri beneamati infatti cercano di vendersi come amanti della cultura: hanno sponsorizzato una esibizione a Milano dove usano la "Conversione di Saulo" di Caravaggio come modo per attrarre la gente e per indottrinarla.

Il simbolo di questa enorme operazione pubblicitaria e' una piattaforma petrolifera in mare con il quadro di Caravaggio sopra. Visto che non possono proprio affermare di essere i paladini dell'ambiente, cercano di recuperare punti passando alla cultura. Pero' nel loro sito dicono:

"With this unique initiative, Eni reiterates its commitment to promoting and divulging artistic and cultural excellence. A value that, together with respect for the environment and the development of local communities and their traditions, is part of the company's genetic code and the basis for its interest in the art of every nation."

"Con questa eccezionale iniziativa, l'ENI continua il suo impegno verso la promozione e la diffusione dell'eccellenza culturale. Un valore che, assieme al rispetto per l'ambiente e lo sviluppo di comunita' locali e delle loro tradizioni, e' parte del codice genetico e la base dell' interesse di questa compagnia per l'arte di tutte le nazioni."

Andateglielo a dire alla gente di Crotone, dove siete stati complici nella costruzione di case e scuole radioattive. Andate a dirglielo a Viggiano, dove gli avete distrutto l'agricolura. Andate a dirglielo a Gela dove gli avete avvelenato l'acqua e fatto nascere i bambini deformi. Andate a dirglielo a Mantova dove scoppiano tumori. Andate a dirglielo in Nigeria dove gli avete avvelenato l'ecosistema in cambio di pochi spiccoli. Andate a dirglielo ai Veneti dove l'ENI ha messo pozzi di petrolio in mare illegali e che causano l'abbassamento del terreno. Altro che rispetto delle tradizioni e dell'ambiente.

Una vergogna. Caravaggio era dalla parte dei deboli. Nei suoi quadri, da quel po'che mi ricordo, privilegiava le figure prese dal popolo come ispirazione. Non credo che sarebbe molto felice di essere sfruttato cosi dai petrolieri che mettono il suo lavoro su una piattaforma.

Stanno cercando di far passare il messaggio che "petrolio e' cosa buona" e chi si oppone alle trivelle e' un matto. Mettono su volantini, depliant, il "Caravaggio test" e altro materiale con il loro logo addirittura chiamano Neri Marcore' come testimonial. Se fossi stato in lui, avrei rifiutato.

Ricordo a tutti che in California, il limite delle trivelle nel mare e' di 160 km. In Italia non esiste nessun limite. Solo il Veneto ha il decreto Ronchi che vieta le trivelle a 20 km dalla costa. Limite che l'ENI ha pure violato e per cui oggi sono in causa. L'ENI ha decine e decine di cause aperte per violazione dell'ambiente e per danni alla salute delle persone.

E poi ancora:

"Today as in the past, Eni puts priority on maintaining active channels of communication with all external individuals and bodies who receive not only services, products and benefits from Eni operations, but also opinions, stimuli and reactions as citizens and institutions."

"All Eni men and women have a passion for challenges, continuous improvement and excellence and attribute fundamental importance to the individual, the environment and integrity.
"

"Oggi, come in passato, l'ENi da una forte priorita' nel mantenere aperti canali di comunicazione con tutti gli individui esterni e con tutti gli enti che ricevono non solo servizi e benefici dalle operazioni dell'ENI ma anche opinioni, stimoli e reazioni come cittadini ed istituzioni."

"Tutti gli uomini e le donne ENI hanno una passione per la sfide, il miglioramento continuo e per l'eccellenza e danno importanza fondamentale all'individuo, all'ambiente e all'integrita'."

Si, belle parole. Infatti hanno aperte anche svariate cause per crezione di cartelli di prezzi, e per altri imborgli e inciuci fiscali e commerciali. Basta solo leggere cosa dicono alla borsa di New York.

Sicuramente queste belle parolo sono state applicate anche a noi, dando a me della terrorista, dicendo che il lavoro dell'ente di ricerca indipendente Mario Nergi Sud era sbagliato, mentendo sui progetti, e venendoci a raccontare balle sui pericoli alla salute.

E siccome hanno un sacco di soldi, si sono pure comprati le opinioni di Lucia Annunziata per 100,000 euro, sponsorizzano anche altri eventi di alto profilo, sempre con l'intento di far passare chi si oppone e chi denuncia le loro nefandezze come matto, e loro come raffinati intenditori di Teatro, Arte e Musica come dal loro sito.

Io non sono matta. Ho trascorso l'ultimo anno a leggere e a scovare come l'ENI e tutte le altre ditte petrolifere operano in Italia e nel mondo e quello che ne viene fuori e' una montagna di nefandezze con l'ENI in prima fila. Questa compagnia deve solo vergognarsi delle bugie che dice e di questo basso tentativo di farci il lavaggio del cervello.

La chicca finale sono le parole del condannato per disastro ambientale, Paolo Scaroni che dice, in occasione del 60esimo anniversario dei diritti dell'uomo:

"We also reiterate our own commitment to respect and support human rights within our sphere of influence."

Intanto a Gela si continua a morire.

Wednesday, August 27, 2008

Lucia Annunziata, Sergio Romano, Giuseppe Turani, Joaquin Navarro Valls: amici dell'ENI


*** ieri ci sono stati dei problemi all'oleodotto di Ortona. Potete leggerne di piu qui ApocalisseItalia ***

L'ENI (NYSE:E) ha deciso di lanciarsi nell'editoria. Dopo avere inquinato con le sue amiche del petrolio mezza Italia, decidono di aprire una rivista patinata dal titolo: "OIL". Per colmare una "lacuna culturale", si dice, cioe' per spiegare alla gente quanto sia importante trivellare e perche' la benzina costa cosi tanto e per creare una nuova cultura del petrolio. Sicuramente il loro sara' un giornalismo equilibrato, obiettivo, libero. Mi viene da ridere, ma e' proprio cosi'.

E siccome l'ENI pensa in grande decide innanzitutto di pubblicare il suo giornalino (o dovrei dire strumento di propaganda?) in edizione bilingue italiano - inglese, e di affidare i suoi interventi a giornalisti famosi d'Italia cioe':

Lucia Annunziata , per molti anni alla RAI, in particolare per Rai 3 e che ora scrive per la Stampa;

Sergio Romano, ex diplomatico italiano e che ora scrive per la Stampa, il Corriere della Sera e Panorama;

Giuseppe Turani , che scrive su La Repubblica;

Joaquin Navarro Valls, ex direttore dell'ufficio stampa del Vaticano, membro del'Opus Dei e che ora fa parte del consiglio di amministrazione dell'Universita' biomedica di Roma.

Sergio Romano gia' scrive per "ENI's way", una rivista di propaganda dell'ENI. Il compenso della signora Annunziata dovrebbe essere di circa 150,000 euro all'anno, per quattro articoli. C'e' pure un suo profilo sotto la pagina web dell'ENI!! Degli altri non si sail compenso. Chissa'. Dunque, un elemento in piu per evidenziare che quando leggiamo gli articoli sui giornali italiani, non si puo' che dubitare della buona fede di chi scrive. L'ENI si e' coperta bene da tutti fronti, visto che i signori su citati scrivono sui maggiori giornali d'Italia. Ovviamente, se l'ENI ti da 150,000 euro per quattro articoli, come puoi non scrivere cose carine su di loro? Sulla "rivista culturale" che secondo l'ENI serve a "colmare i vuoti informativi" OIL ma anche sul quotidiano per cui lavori?

E siccome loro ci tengono all'ambiente la rivista OIL e' scritta tutta su carta reciclata. Andiamo avanti cosi!


Fonti: Il Giornale,
La Repubblica