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Thursday, July 19, 2018

ENI firma accordo con il "Centro Controllo Veleni"




E' una sorpresa che spesso in Italia durante le proteste contro i petrolieri nostrani si vedano i cartelli VEL-ENI?

Non credo.

Ecco qui: l'ENI firma un accordo in grande pompa magna con il "Poison Control Centre" presso la  ICS Maugeri Clinical Scientific Institute di Pavia per "espandere la partnership" fra i due centri per la "ricerca di emergenza tossicologica, prevenzione e tratamento in tutti i paesi in cui l'ENI opera".

Mmh.

La partnership con il centro veleni?
E perche' mai?

Forse perche' sanno di stare avvelenando persone e pianeta?

Perche' cercano un modo di sbiancarsi la coscienza?

Vorrei tanto sapere se la partership con il Centro Controllo Veleni ce l'ha pure, per dire, Luxottica o Dolce e Gabbana.

Ad ogni modo, la nostra beneamata e' gia' attiva con tale partnership in Italia, ed ora fornira' i suoi servizi (al veleno!)  in altri 70 paesi in cui opera, specie nei paesi africani, fra cui Algeria, Angola, Congo, Egitto, Gabon, Ghana, Kenya, Libya, Mozambico, Nigeria, Sud Africa and Tunisia.

Ci sono qui circa 3,500 addetti ENI.

La partnership in Italia era nata nel 1996. Lo studio dei rischi tossicologici, dice l'ENI e' importante per la "medicina preventiva e per trattamenti clinici".

Ahh, certo.

Uno che vuole fare medicina preventiva va... dall'ENI!

Da questo comunicato stampa scopriamo pure che l'ENI ha al suo attivo circa *200 medici* a cui sranno dati "tutti gli strumenti" per assicurare il piu' alto livello di protezione ai suoi impiegati e a chi vive vicino i suoi impianti in tutto il mondo, come gia' fanno (dicono) in Italia.

200 medici.

Mmh.

Ma chi sarebbe questo medico a .. Viggiano? A Porto Torres? A Ravenna?
Cosa fa tutto il giorno?

Non sappiamo chi siano i membri medici nello specifico, ma il direttore di questo "Centro Controllo Veleni" a Pavia si chiama dottor Carlo Locatelli.

Nel corso della propria storia il "Centro Controllo Veleni" ha offerto aiuto nel preparare piani di emergenza e collaborato in casi di incidenti industriali, e in caso di "intossicazioni minori" su individui.

Chissa' chi li aveva causati quegli incidenti minori e quegli incidenti industriali!

Un uccellino nel cielo? La pioggia di Settembre? O forse l'ENI stessa?
Anche qui, non si sa.

Sappiamo solo che il Centro Controllo Veleni ha salvato tutto.

Per svolgere la sua attivita' di salvatrice dai veleni l'ENI tiene una serie di "antidoti" sui propri siti industriali e si assicura che siano sempre ben stoccati. Anzi, dicono che siccome sono un "punto di referenza per il database nazionale di antidoti" gli ospedali pubblici hanno spesso mandato persone
avvelenate proprio presso uno dei centri ENI per curarle.

Anvedi.

Dicono di essere "il primo punto" di appoggio per antidoti "che non si possono trovare in nessuna altra parte d'Italia" e che spesso il sistema santiario nazionale ha usato i loro prodotti in casi di emergenza.

Dei santi insomma!

Solo che oltre a fornire antidoti, forniscono pure veleni.

No, scherzo.

Oltre a fornire antidoti, dicono invece di fornire "esperienza di tossicologia" a Pavia, e adesso che saranno operativi in altri 70 paesi si adatterano a ciascuno di essi con informazioni su rischi anche non tossicologi fra cui morsi di animali, piante velonose, intossicazione alimentare e contatto accidentale con sostanze tossiche.

Fa ridere se non che fa piangere.

Medici che lavorano per l'ENI.

L'ENI che fornisce antidoti senza specificare che e' lei stessa che avvelena la gente.

Tutto questo "benvolere" sparso su altre 70 nazioni.

Un sacco di balle, come sempre; e zero vergogna.




Tuesday, October 17, 2017

Il cacao e la deforestazione dell'Africa








Ogni tanto mi imbatto in storie che non sono propriamente di petrolio, ma di cui non si parla tanto. E siccome mi sembrano storie importanti, nella loro tragicita’, mi pare utile raccontarle.

Questa del cacao in Africa, e la storia dietro le nostre tavolette di cioccolata occidentale, e’ una di quelle storie.

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“These companies have to understand that they can’t just pay lip service to conservation. They’re going to have to change the way they do business.” 

Chocolate is killing west African forests on a massive scale.


Glenn Horowitz, Mighty Earth



Come sempre, quando arrivano le multinazionali, la massa di denaro coinvolto, gli interessi di persone lontane, e il senso di onnipotenza portano a distruzione a larga scala.

La cioccolata.

Chi l’avrebbe mai detto che in nome delle piantagioni di cacao intere foreste tropicali sono state sacrificate in Africa occidentale?

La deforestazione, illegale, va avanti da tanto tempo, anche nei parchi nazionali, lasciando dietro paesaggi irriconoscibili.

Un po come per l’olio di palma in Indonesia.

La Costa d’Avorio e il Ghana producono il 60% del cacao mondiale, con 2.6 milioni di tonnellate l’anno.

Il dieci percento delle foreste del Ghana e’ stato sostituito nel corso degli anni da monocoltura di cacao. La Costa d’Avorio un tempo ricca di biodiversita’ perde il suo complesso patrimonio arboreo per lo stesso motivo. Delle sue ventitre aree protette, sette sono scomparse e ingoiate da piantagioni di cacao.

Il risultato? Alcune specie di chimapanzee hanno perso il loro unico habitat e ora sono specie a rischio. Gli elefanti sono quasi del tutto scomparsi in Costa d’Avorio. Da un punto di vista umano pure la siutazione non e' migliore, la foresta scompare, e gli animali pure, ma c'e' ancora poverta' estrema e pure lavoro minorile nelle piantagioni.

Chi compra questo cacao?

Mars, Nestlé, Hershey, Godiva che acquistano cacao senza necessariamente accertarsi della proveneienza per essere sicuri che cio' che acquistano sia stato prodotto in modo etico.

E come per il petrolio in Nigeria, l’industria della cioccolata si fa forte del fatto che in questi paesi ci sono governi corrotti a cui di parchi e aree protette non importa granche’, e tantomeno delle condizioni di chi in queste piantagioni ci lavora. E poi ci sono le multinazionali che invece devono solo pagare cacao e manodopera il meno possibile, costi quel che costi.

Lo stipendio medio dei lavoratori delle piantagioni di cacao e’ di 80 centesimi al giorno.

Glenn Horowitz, e’ il direttore di Mighty Earth una non-profit internazionale che si occupa della conservazione di paesaggi a rischio. Negli scorsi mesi ha presentato un rapporto su come funziona l’industria del cioccolato in Africa occidentale.

Si parte dai pisteurs, degli intermediari di primo livello che comprano i chichi di cacao dal produttore e li portano in villaggi piu’ grandi. Qui ci sono delle cooperative che vagliano il prodotto e lo mandano a compagnie agricole locali di media grandezza che infine vendono il cacao alle multinazionali straniere.

Ci sono dunque almeno cinque passaggi e man mano che si avanti, si perde il contatto con il produttore, le sue condizioni di vita, e quello dell’ambiente dove il cacao e’ stato prodotto. Se sanno o non sanno che il cacao sia stato prodotto in modo illegale e da terre in linea di principio protette e’ un mistero, e ovviamente data la complessa piramide che ci sta sotto, Mars e compari possono sempre dire di non sapere, che e’ tutto “outsourced” e che sono angeli all’oscuro di tutto.

Ma come… tutte queste ditte che produnono cioccolata non hanno tutte pubblicita’ e iniziative sulla cioccolata sostenibile? Puo’ darsi ma le parole non sempre coincidono con I fatti. La deforestazione resta, la paga e’ bassa.

Horowitz dice che lui spera che il suo rapporto sia uno sprono all’industria a fare meglio, se non altro per vergogna, e ai consumatori di esigere prodotti che non arrivano dalla distruzione della terra o dallo sfruttamento della manodopera locale.

Nestle’ e Godiva sono colossi. Hanno il potere, e la responsabilita’, di togliersi I paraocchi, andare oltre quei cinque gradi di separazione fra loro e i lavoratori e esigere che il loro cacao venga da piantagioni dove il lavoro e’ eticamente retribuito e che rispetti la foresta.

Impossibile? No, perche’ alcune ditte minori promuovono cioccolata “etica” e anzi distribuiscono parte dei ricavati con i loro lavoratori. E big chocolate cosa ha da dire?

Amy Truelson, di Mars dice che e’ d’accordo sul preservare cio’ che resta delle foreste di Costa D’Avorio e del Ghana, e che occorre maggior trasparenza e rispetto delle comunita’ indigene.

In questo momento Mars ottiene il 50% del suo cacao da fonti certificate con l’obiettivo di arrivare al 100% entro il 2020.

Nestlé, Hershey’s e Godiva non hanno avuto niente da dire.

Entra in scena Carlo d’Inghilterra che in realta’ e’ da tanto tempo un promotore della cioccolata e del cacao sostenibile, specie considerate il legame fra la deforestazione e i cambiamenti climatici. Grazie  a lui ben dodici produttori di cioccolata modiale si sono impegnati a debellare la pratica della deforestazione.  L'idea di base e' che le ditte internazionali che lavorano con il  cacao debbano anche proporre progetti per maggiore sorveglianza delle foreste e incentivare colture piu' sostenibili. 

Fra le ditte che si sono impegnate su questo fronte, Mars, Nestle’ e Ferrero.

Oltre ai dodici produttori di cioccolata anche i governi di Costa D'Avorio, Ghana, Francia, Germania, Olanda, Norvegia e UK si sono impegnate ad un maggior ruolo nel fermare la deforestazione da cacao.

E’ successo con l’olio di palma, puo’ succedere anche con il cacao. Come sempre occorre solo voler essere informati e cercare di fare quel poco che possiamo per un pianeta migliore, dal petrolio alla cioccolata, ma farlo consistentemente e con amore.

Friday, March 31, 2017

La Po Valley nel Delta del Po: i pozzi Teodorico, Irma e Carola per amore dell'Italia






Secondo la Po Valley e i loro consulenti la subsidenza sara' di 10.5 centimetri in 20 anni.
E' affidabile questa cifra?
E' tanto, e' poco?
E dopo 30 anni?
E dopo 50 anni? 

Ne vale la pena? 


 

Qui chi ha fatto questi studi, gia' in passato con ENI, ENEL, SNAMprogetti 
E' l'amministratore delegato di M3E, Carlo Janna



Qui la regione Veneto che gli dice che i loro risultati sono  
fra gli aspetti "meno trasparenti, rassicuranti e affidabili" 
del problema.


Continuiamo in Italia, il supposto giardino del mondo, a rilasciare concesssioni petrolifere una dopo l'altra e come se fossero noccioline.

Ed eccoci qui: siccome i lidi fra Veneto ed Emilia Romagna non sono gia' stati sufficentemente trivellati con erosione, subsidenza ed inquinamento, ora arriva la concessione "Teodorico", concessione di coltivazione d40 AC PY, come proposta dalla famosa Po Valley Operations d'Australia.

Chi sono questi?

Sono quelli che, interpellati vari anni fa, nella persona di Pierluigi Vecchia, il loro CEO dissero di voler trivellare in Italia per motivi "affettivi".

Quanto affetto, eh?

Le trivelle interesseranno i comuni di Taglio di Po, Comacchio, Codigoro, Porto Tolle, Ariano nel Polesine, Mesola, Goro, Ravenna, Porto Viro -- siamo a 50km da Ravenna.

E poi apro i documenti.

E cosa scopro? Che Teodorico non e' altro che uno stretto parente, se non proprio la stessa persona, di Irma-Carola altra concessione che l'ENI scopri' nel 1986, e che ora e' finita nelle mani della Po Valley. 

Qui e' una telenovela infinita!

Essenzialmente, la Po Valley vuole trivellare due nuovo pozzi accanto ai vecchi pozzi ENI Irma001 e Irma 002.

Come sappiamo, una delle preoccupazioni piu' gravi collegate alle trivelle in alto adriatico e' la possibile subsidenza, l'abbassamento del terreno dopo che viene estratto metano, o altre sostanze, che portano alla decompressione del terreno.

E lo sanno anche quelli della Po Valley che quindi fanno pure il loro bel studio sulla subsidenza. Parlano di "modello fluidodinamico di giacimento", "software Eclipse", "simulazione del comportamento futuro del giacimento", "modello statico",  "grid di calcolo", "scenario forecast di coltivazione", "recovery factor",  "modello FEM idrodinamico", "estensione areale del waterdrive".

Ci sono matrici, formule, livelli, isobare, inglesismi stupidi. 

In una parola, paroloni per confondere la gente.

Alla fine, dopo 41 pagine,  si arriva all'atteso risultato:

La subsidenza massima prevista dopo 20 anni dal first gas è 10.5 cm.

Avrei molto da dire qui.  Ma lo faccio prima dire dalla regione Veneto, cosi non viene fuori che la D'Orsogna e' sempre la solita.

E infatti, la regione Veneto nella forma del suo rappresentante Mauro Giovanni Viti, e' intervenuta in questa diatriba e dice che cio' che viene presentato sulla susbidenza indotta della Po Valley ha una "carenza tecnica importante".

Dice che i modelli della Po Valley sono previsonali e fra gli aspetti "meno trasparenti, rassicuranti e affidabili" del problema.

Mauro Giovanni Viti dice che le assicurazioni date da questi modelli non possono rassicurare le persone che vivono ed operano nel territorio. Dice che la subsidenza e' irreversibile e che una volta innescata non si torna indietro anche se ci ferma con le trivelle. Dice che il monitoraggio non offre sufficenti garanzie, perche' non si puo' con il solo monitoraggio contenere il fenomeno. Come dire: anche se la guardo questa susbidenza, poi cosa faccio per fermarla? Non si puo'.

Meglio essere preventivi.

Sono le cose che predico da quasi dieci anni!

Posso solo aggiungere che faccio modelli matematici di mestiere, e so che in casi cosi complicati, con risvolti veri, non sappiamo mai veramente se il nostro modello matematico possa davvero prevedere tutto, se i parametri sono giusti, se abbiamo scelto i meccanismi giusti, se gli ingredeianti ci sono tutti. E questo vale quando si e' in buona fede.

Immaginiamo dunque un petroliere. Che ingrediente ci mettera' mai nel suo modello matematico? Ce li mettera' tutti, in modo chiaro e limpido? O scegliera' quelli che gli fanno piu comodo, con i parametri che gli fanno piu comodo? E quelli che magari gli vanno contro li togliera'?

Come fa davvero uno a poter prevedere cosa accadra' con cosi tanta precisione fra 20 anni? Sono stati inclusi effetti cumulativi? Qual'e' l'errore? In genere quelle sono stime che uno magari fa e che da una idea di ordine di grandezza. Ma qui le conseguenze sono davvero troppo importanti per accettare questi paroloni e dire "tuttapposto".

Alla fine la costa veneta ed emiliana sprofondano a causa del metano.

E poi loro dicono 10 centimetri.  Veramente?

E poi sono tanti? Sono pochi? E se fossero venti centimentri? E dopo 25 anni? E dopo 30 anni?
E fino a quando questa susbidenza innescata dalle trivelle andra' avanti? Quando finira'?

E che conseguenze hanno quei dieci centiemtri sulla costa, sull'erosione, sulla vita dei pescatori, degli alberganti?

Alla fine ci sono tanti soldi ed interessi in gioco ed e' facile, appunto, giocare con modellini e numeri.
E quindi, si e' vero che il tutto e' poco trasparente.

Il modello matematico non e' vangelo.

Infine, sono andata a vedere chi fa questi modelli matematici.

E' una "spinoff" dell'Universtia' di Padova, fondata da Carlo Janna che si chiama M3E, e sta per Mathematical Methods and Models for Engineering

Questa ditta e Carlo Janna stesso hanno lavorato gia' con ENI, SNAM, ENEL. Anzi, lo stesso Janna e' stato pure visiting professor, specializzato in modellistica di fracking in giacimenti profondi presso il
dipartimento di ingegneria chimica e petrolifera a Calgary, la capitale delle Tar Sands del Canada.

Molti degli altri impiegati hanno avuto a che fare con oil and gas -- simulazione dei processi di estrazione di idrocarburi,  stoccaggio di gas in giacimento, dinamica di fluidi petroliferi.

E quindi e' chiaro da che parte stanno. 

Tutto cio' punta ad una sola cosa: in buona o in cattiva fede che siano, non c'e' da fidarsi di questi calcoli, di questi modelli, e di questi dieci centimetri.

E' alchimia fatta da gente che vuole trivellare, e secondo me ha ragione Viti quando dice che e' tutto poco trasparente, rassicurante e affidabile.

Queste famose trivelle non sono poi cosi lontane dalle acque croate. E che fine fanno le analisi transfrontaliere? Non vogliamo chiedere alla Croazia cosa ne pensa, visto che noi abbiamo fatto un pandemonio sulle trivelle dei croati?

Ultima cosa: Teodorico dovrebbe sorgere vicino ad Irma Carola.  Quelle trivelle sono state al centro di dieci anni di interventi di magristratura per sospetta subsidenza indotta quando Irma Carola erano dell'ENI.  Ma siccome siamo in Italia tutto e' finito a tarallucci e vino.

E ora arrivano gli australiani e .. tuttodaccapo?

Il mare d'Italia e' degli italiani e non di una microditta australiana la Po Valley che non conosce, ama e rispetta i nostri lidi, i nostri delta del po, e la nostra vita.

Se lo tenessero a Sydney il loro affetto.

Monday, January 27, 2014

Le truffe, le balle e le vergogne di Gianni Chiodi

Mr. and Mrs. Gianni Chiodi

Gianni Chiodi e Nazario Pagano


 Una lettera che mi toglie le parole di bocca
Non votatiamolo mai piu' questo personaggio che in 5 anni di governo
ha fatto poco e male per l'Abruzzo.

Gianni Chiodi media solo l'oblio
per la sua pappamollezza
per la sua codardia
per le sue bugie
per il suo essere Don Abbondio e Ponzio Pilato messi assieme

Gianni Chiodi  (presidente del consiglio regionale)
Nazario Pagano (presidente del consiglio regionale)
Alfredo Castiglione (attuale vicepresidente alla Regione e assessore alle Atiività produttive),  
Paolo Gatti (assessore all'Istruzione),  
Mauro Di Dalmazio (assessore al Turismo),  
Carlo Masci (assessore al Bilancio), 
Mauro Febbo (assessore all'Agricoltura),  
Gianfranco Giuliante (assessore Protezione Civile),  
Federica Carpineta (assessore al personale),  
Luigi De Fanis (ex assessore alla Cultura),  
Angelo Di Paolo (assessore ai Lavori Pubblici), 
Lanfranco Venturoni (ex assessore alla Sanità),  
Riccardo Chiavaroli (consigliere Forza Italia),  
Giorgio De Matteis (Mpa),  
Emilio Nasuti (Forza Italia), 
Nicola Argirò (Forza Italia),  
Alessandra Petri (Fratelli d'Italia), 
Antonio Prospero (Rialzati Abruzzo),  
Lorenzo Sospiri (Forza Italia),  
Giuseppe Tagliente (Forza Italia),  
Luciano Terra (Udc), 
Nicoletta Verì (gruppo misto).
Franco Caramanico (Sel),  
Cesare D'Alessandro (Idv),  
Carlo Costantini (gruppo misto).

Non so cosa dire, se non che se e' tutto vero fanno tutti schifo, pure quelli che dicono di esser contro le trivelle (perche' va di moda), perche' essere contro le trivelle ed essere marci dentro e' uno schifo uguale.

A Maggio possiamo fare di meglio di questa gente.

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Lettera aperta a Gianni Chiodi che vuole ricandidarsi per governare nuovamente l’Abruzzo

Carissimo governatore della Regione verde d’Europa, da circa un mese, quando accedo a Facebook per colloquiare con gli amici, si inserisce, tra i tanti messaggi, una locandina che riporta la tua foto e il tuo stato di famiglia, così sponsorizzati: “Nasce a Teramo il 25 aprile 1961. Si sposa nel 1989 e dal matrimonio nascono tre figlie”.

E ogni volta c’è l’invito a cliccare “Dì che ti piace questa Pagina” per gustare il tuo menù elettorale.

Purtroppo, non essendovi alcuna possibilità di commentare in tempo reale, sono costretto a scriverti per rievocare alcuni episodi accaduti durante il tuo mandato:

- L’8 marzo 2011, la tua maggioranza respinse l’O.d.G. dell’opposizione, che ti aveva chiesto di rappresentare la contrarietà all’installazione delle centrali nucleari nella nostra Regione. In un’indagine pubblicata il 18 marzo 2011 dal quotidiano Il Sole-24 Ore, tra le 17 Regioni che si erano espresse al riguardo, solo l’Abruzzo aveva aperto le porte ai reattori atomici. E così noi abruzzesi eravamo gli unici prescelti a sperimentare, sulla nostra pelle, gli effetti dei sempre possibili disastri ambientali, come quelli di Chernobyl e di Fukushima. Nel successivo Referendum del 12 e 13 giugno 2011, gli elettori della nostra Regione bocciarono le centrali nucleari con la percentuale “bulgara” del 95,7%, superiore alla media nazionale. E’ pur vero che da buon cittadino scegliesti l’astensione, ma la coerenza ti avrebbe dovuto suggerire di dimetterti all’istante.

- L’8 maggio 2012, durante il Consiglio regionale, alzasti più di 100 volte il braccio per bocciare gli emendamenti presentati da 5 consiglieri dell’opposizione, che volevano salvare l’integrità della Riserva naturale Borsacchio. A futura memoria voglio ricordarti che a votare la vergognosa riperimetrazione della nostra area protetta furono, insieme a te, il capogruppo Pdl Lanfranco Venturoni, il consigliere Berardo Rabbuffo promotore della legge, il presidente del Consiglio Nazario Pagano, il consigliere Claudio Ruffini del Pd ed altri 21 consiglieri di centrodestra. Il tuo accanimento contro la Riserva è stato ancor più riprovevole in quanto la stessa Regione Abruzzo, nell’illustrare al mondo intero le peculiarità di quella stupenda oasi, così si esprime, tuttora, nel sito istituzionale: “La Riserva del Borsacchio è ancora un giardino fiorito da scoprire lentamente, ultimo baluardo di natura incontaminata in grado di resistere al triste fenomeno dell’avanzata incontrollata e scellerata del cemento, che ha devastato la maggior parte del litorale adriatico”.

- Il 1° marzo 2013, la Confcommercio e il WWF organizzarono a Chieti un’Assemblea pubblica contro la piattaforma petrolifera Ombrina Mare. Partecipasti anche tu, ma quando cominciasti a parlare e affermasti di non aver ricevuto la lettera ministeriale, che sollecitava il parere della Regione, le contestazioni dei 400 partecipanti salirono di tono e ti impedirono di proseguire. Alcuni oratori divulgarono poi il documento smarrito e nessuno dei consiglieri regionali, deputati e senatori spesero una sola parola a tua difesa. C’era pure l’Arcivescovo della diocesi di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, venuto a portare il conforto delle Chiese abruzzesi e molisane, tutte contrarie “a quei progetti che mirano alla spogliazione della nostra economia agricola e turistica”.

E non poteva esserci una diversa reazione, in quanto, già nell’Assemblea Ecumenica di Basilea 1989, i delegati delle Chiese Cristiane vollero inserire, nel documento finale, la seguente Affermazione Fondamentale: “Consideriamo uno scandalo e un crimine il danno irreversibile che si continua ad arrecare al Creato”.

- Il 12 luglio 2013, nonostante le tue ripetute affermazioni “di non aver mai concesso nessuna autorizzazione alle società petrolifere”, il Ministero dello Sviluppo Economico diede il nulla osta all’istanza Colle dei Nidi, per la ricerca di idrocarburi in nove Comuni della Provincia di Teramo. Guarda caso, tra gli allegati del Decreto di Conferimento, fa bella mostra la lettera della Regione Abruzzo, datata 24 gennaio 2013, che conferma il parere favorevole già enunciato nella Determinazione Dirigenziale D13/37 del 28 maggio 2008. E grazie alle mancate risposte ai solleciti ministeriali, ci sono adesso altre 4 istanze (Corropoli, Villa Mazzarosa, Villa Carbone e Cipressi) sotto la spada di Damocle dei possibili Decreti di Conferimento. In Provincia di Teramo i Comuni interessati sono 25, il territorio assoggettato è di 418,4 Kmq. e gli abitanti sono 238.688 (il 78% della popolazione residente). Un gran bel risultato da aggiungere al tuo palmares.

Carissimo governatore, la tua foto e il tuo stato di famiglia non ti daranno l’atteso supporto elettorale perché la verità sul tuo operato è venuta a galla, e il “sistema Teramo”, adottato in Regione, sta crollando così come crollò, il 17 febbraio 2006, la discarica La Torre. Un amaro ricordo di quando eri il sindaco di Teramo, e il tuo braccio destro era il vice sindaco Berardo Rabbuffo, che è stato poi condannato a 1 anno e 4 mesi oltre al risarcimento delle parti civili.

Posso anche assicurarti che la mia voce non è una quella del deserto, essendo stata amplificata dagli Organi d’informazione, dalle Associazioni ambientaliste e, buon ultimo, dal giornalista e scrittore Mariano Maugeri. Che nell’inchiesta sulla malamministrazione, pubblicata il 18 gennaio 2014, ha scritto questa frase: “La Regione Abruzzo, che peraltro va al voto tra qualche mese, brilla per la sua vacuità”, ossia per la sua inconsistenza e mancanza di valori morali.

Franco Sbrolla

P.S.: ho appreso che hai ricevuto, assieme a 24 consiglieri ed assessori regionali, un avviso di garanzia per le “spese gonfiate”. Sono disgustato, ma non commento perché, di questo ennesimo “incidente di percorso”, solo tra alcuni giorni potrò saperne molto di più.



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Caro Franco, disgustati lo siamo tutti.
Gianni Chiodi, vergognati.


Friday, January 10, 2014

Carlo Rossella, Federico Rampini e l'ENI





Notare Federico Rampini e Carlo Rossella e Joaquin Navarro Valls
 nella Editorial Committee di OIL - rivista ENI

Federico Rampini e' il corrispondente USA per Repubblica.

Carlo Rossella e' presidente di Medusa Film Spa.
E' stato direttore del Tg5, di Panorama, de La Stampa e del Tg1.


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Il primo emendamento alla costituzione USA, meno di 50 parole, una delle cose piu' sacre in questa nazione:

CONGRESS SHALL MAKE NO LAW RESPECTING AN ESTABLISHMENT OF RELIGION, OR PROHIBITING THE FREE EXERCIZE THEREOF; OR ABRIDGING THE FREEDOM OF SPEECH, OR OF THE PRESS; OR THE RIGHT OF THE PEOPLE PEACEABLY TO ASSEMBLE, AND TO PETITION THE GOVERNMENT FOR A REDRESS OF GRIEVANCES.

December 15, 1791

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Se c'e' una cosa che odio e' il fatto che quando scrivo per il Fatto Quotidiano devo sempre star li a pesare le parole e i pensieri - questo si puo' dire? e se si, come lo devo dire? e le parole sono giuste? e c'e' qualcuno che possa offendersi?

A tanti italiani questo pare normale, e c'e' quasi paura di esporsi troppo, specie su temi "difficili" perche' le querele sono facili e vere. A me invece non pare normale per niente, perche' vivo da questo altro lato del pianeta, e mi e' sempre sembrato normale invece che la stampa fosse una cosa per conto suo, al disopra delle parti, da rispettare.  E con la stampa, i blog, e la liberta' di parola e di pensiero di ciascuno, in qualsiasi forma essi vengano manifestati.

E' per questo che adoro il New York Times: e' giornalismo per eccellenza e chi ci scrive in genere non ha conflitti di interesse, o se li ha li dichiara apertamente sull'articolo. E' per questo che dicono tante cose scomode e che in genere i problemi te li dicono prima che tu sappia che esistano.

Non mai sentito negli USA di una condanna di giornalisti per diffamazione. Mai. Anche quando hanno fatto errori madornali.

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Conosco invece poco Federico Rampini, l'ho sentito una sera da Santoro che parlava del modo americano di concepire la liberta' di stampa e mi pareva cosi chiaro e cosi vero quello che diceva che mi sono tirata giu' le sue parole per parlarne prima o poi.

E invece... invece scopro che ha collaborato almeno fino al dicembre 2012 con OIL.

La rivista dell'ENI.

Fa parte della "Editorial Commitee".

Non so che dire e cosa pensare.

La rivista OIL pubblica articoli che parlano di come fare meglio l'esplorazione petrolifera, si parla delle Tar Sands del Canada come di un "Canadian Treasure" dimenticando tutta la distruzione ambientale dell'Alberta. Sulla rivista OIL ci scrive Davide Tabarelli, quello di Nomisma che fa consulenze per i petrolieri e che non perde occasione per ricordare a tutti che trivellare e' cosa buona e giusta. Su OIL si parla di Africa come il prossimo continente da spremere in tutto e per tutto. Su OIL ci scrive il CEO della Total, e quello dell'ENI, che certo mai criticheranno la trivellazione del pianeta.

Perche' Federico Rampini ha accettato di lavorare per una rivista ENI?

Io se fossi un giornalista "patentato" non vorrei il mio nome associato con loro, e con nessuna altra multinazionale a dire il vero, proprio per non perdere la mia indipendenza.

E magari Rampini avra' un ruolo marginale in questa cosa, non lo so. Ma il fatto resta che su un giornalista, secondo me almeno, non debba neanche esserci l'ombra di dubbio che ci sia qualcuno dietro di lui e a cui lui non possa pestare i piedi.

E se mi si dice "che vuoi che sia" o che si puo' mantenere la propria indipendenza anche lavorando per OIL, vorrei sapere quando OIL pubblichera' un articolo sulla devastazione ambientale della Basilicata, o quando OIL invitera' la sottoscritta a scrivere qualcosa sui miei sette anni di lotte contro il mostro petrolifero e sul miracolo d'Abruzzo, dove a dispetto di tutti, non e' stato ancora avviato nessuno dei progetti petroliferi proposti? Vorrei sapere quando OIL parlera' dei 40,000 abruzzesi
scesi in campo contro Ombrina o dei Vescovi d'Abruzzo che hanno detto il loro no alle trivelle in regione? Vorrei sapere quando OIL svelera' dove e come l'ENI ha fatto o vuole fare fracking in Italia? Vorrei sapere quando parleranno di subisdenza indotta in Italia? Vorrei sapere quando parleranno di Gela, Porto Torres, Priolo, Porto Marghera, Falconara e Pieve Vergonte.

Forse di fronte a tutti problemi dell'Italia questo della stampa di cui non ti puoi fidare puo' apparire un problema piccolo. Io credo invece che una sia proprio una stampa forte, e libera, e indipendente e che tu cittadino sai che e' dalla tua parte, a far si che un paese resti sano e che non precipiti in quella melassa scomposta che e' oggi l'Italia.

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Ecco qui le parole di Federico Rampini - verbatim da Santoro.
Restano vere, e restano belle.


"Gli Stati Uniti hanno un'altissima concezione del ruolo della stampa.

La stampa in senso lato, include ormai ovviamente internet, i blog.

La stampa si sta evolvendo e abbraccia nuove forme di comunicazione.

Pero' in nessuna democrazia al mondo c'e' una legge cosi sacrosanta come il primo emendamento della costituzione americana che da' un valore davvero assoluto alla liberta' di informazione, alla liberta' di stampa, alla liberta' di espressione, alla liberta' di critica del potere politico.

La stampa americana ha sempre interpretato questo suo ruolo con coerenza, con coraggio, con spirito di indipendenza, con grande professionalita'.

C'e' un presidente degli Stati Uniti e' caduto, Richard Nixon,  perche' lo scandalo del Watergate e' stato svelato dalla stampa.

E in America tra l'altro per esempio, arriva a tale punto la concezione della liberta' di informazione che e' praticamente impossibile perseguire per diffamazione un giornalista americano, perche' il primo emendamento viene al disopra di ogni altra cosa. 

Quando un politico americano, comincia ad attaccare la stampa questo viene interpretato come un segno di debolezza, come un segno di insicurezza, non sapere difendere i propri argomenti, e quindi generalmente un politico che se la prende con la stampa e' un politico in declino.

Questo accade.

Una democrazia sana si fonda su un sistema di contropoteri, di controllori, che non sono democrativamente eletti, perche' i giornalisti sono un altra cosa, lo chiamano il quinto potere e non c'e', non fanno parte delle istituzioni. Possono dire delle grandi castronerie, delle gran fesserie, ma per amore della democrazia bisogna accettare anche quello."

Federico Rampini

Thursday, January 9, 2014

Disney, il fracking e la protesta





"The sole intent of the collaboration between Radio Disney and the nonprofit Rocking in Ohio educational initiative was to foster kids' interest in science and technology. Having been inadvertently drawn into a debate that has no connection with this goal, Radio Disney has decided to withdraw from the few remaining installments of the program"


Radio Disney che annulla tutte le attivita' di propaganda da parte dei petrolieri per promuovere il fracking. Sono arrivate 75,000 firme da parte di residenti e genitori.

Negli scorsi mesi Radio Disney ha visitato 26 localita' dell'Ohio per promuovere le virtu' del petrolio e del gas in Ohio.




In Ohio i fraccanti hanno grandi aspirazioni. Il governatore John Kasich -- un repubblicano -- pensa che il fracking sara' la rinascita economica del suo stato e cosi' vorrebbe estendere la pratica ai terreni statali, inclusi i parchi e i campus universitari.

I cimiteri, quelli invece li trivellano gia' in Ohio.

Ovviamente non mancano siti di trattamento e di stoccaggio di acqua di risulta, contaminata e tossica, come non mancano casi di inquinamento delle falde acquifere secondo i dati riportati dall'Associated Press proprio qualche giorno fa. Non potevano neanche mancare una serie di terremoti, nella pressi della citta' di Youngstown, dovuti proprio alle attivita' di fracking e di reiniezione di materiale di scarto nel sottosuolo. 

Ma al govenatore questo non importa, come non importano le proteste che si moltiplicano in tutti gli stati USA, incluso l'Ohio con persone che non vogliono piu' sentirne di acqua inquinata e di aria malsana.

E cosi' arriva l'idea geniale: "Rocking in Ohio", sponsorizzato dalle ditte del fracking per "sensibilizzare" ed "istruire" i ragazzi delle scuole elementari sulla bonta' delle trivelle. Il programma e' partito da Cleveland e fa parte dell' "Ohio and Gas Energy Education Program" con il benestare del sistema scolastico dell'Ohio.

Nel programma si mostra ai ragazzi come funzionano gli le trivellazioni e gli oleodotti. Ai ragazzi viene chiesto di costruire un oleodotto con le cannuccie e di farci passare delle palline. Chi arriva piu' lontano vince. A coreografare il tutto le musiche, i balli e i personaggi della Disney.

L'idea dei fraccanti era di partire dall'Ohio e di allargare il tour ad altri stati USA se ci fosse stato successo.

Non e' la prima volta che questa "informazione" di parte viene propagandata dai petrolieri, e che i trivellanti cercano di fare breccia sulle menti dei piu' giovani sperando che questo si trasformi in una sorta di accettazione delle trivelle a vita.

Ma e' la prima volta che di mezzo c'e' Walt Disney, ditta cosi nota e cosi amata dai ragazzi.

E' stato un boomerang.

Appena Al Jazeera ha denunciato il tutto, la Walt Disney, gli uffici governativi dell'Ohio, e le scuole interessate sono state inondate di messaggi da parte di cittadini, mamme e persone scandalizzate dall'indottrinamento degli alunni.

In poche ore sono state raccolte 75,000 firme di protesta contro la propaganda petrolifera.

Il risultato? Il 9 Gennaio 2014 Radio Disney si e' dissociata dalle dimostrazioni pro-fracking, ed ha annullato tutti i concerti rimanenti.

E in Italia?

In Italia non c'e' bisogno di scomodare Radio Disney.

L'ENI controlla il 100% dell'Agenzia Giornalistica Italiana, una delle piu' grandi agenzie di stampa del paese. Ha o ha avuto, direttamente o attraverso la Fondazione Eni Enrico Mattei o la sua patinata rivista OIL, partnership con Jovanotti, con i giornalisti Lucia Annunziata, Federico Rampini e Carlo Rossella, con Rocco Papaleo, con Joaquin Navarro Valls a suo tempo direttore dell'Ufficio Stampa del Vaticano, con le case editrici Feltrinelli e Rizzoli, con docenti della Bocconi, e della Scuola di Giornalismo dell'Universita' Cattolica di Milano e diversi altri rami del nostro vivere civile.


C'e' qualcuno che si scandalizza che la nostra informazione passa per una ditta petrolifera?

Wednesday, December 11, 2013

La Geologia per l'esplorazione petrolifera in Italia








Viene da chiedersi, quindi, quale sia il motivo per il quale una società proveniente dall'altra parte del mondo abbia deciso di installare proprio nelle nostre zone le centrali di produzione. “Le motivazioni sono di tipo geologico, economico e affettivo"

  Pierluigi Vecchia, Po Valley (Australia)


Credo che sarebbe piaciuto a moltissimi esserci il giorno 6 Dicembre 2013 a Roma al convegno "La geologia per l'esplorazione petrolifera".

Nelle intenzioni degli organizzatori, l’evento serviva per dare “la possibilità di fare conoscere lo status della ricerca e della produzione di idrocarburi in Italia” ma sopratutto per “rispondere alla frequente disinformazione sul tema, per esempio sui danni ambientali e il rischio sismico indotti dall’attività esplorativa (vedi terremoto di Ferrara, fracking, etc.).” 

Il convegno voleva avviare un “dibattito su queste tematiche e di elaborare un documento che metta al corrente la società civile delle potenzialità dell’Italia per una ripresa delle attività esplorative.”

Uno direbbe, va bene, saranno presenti figure professionali di ambo le opinioni, chi pensa che il petrolio – poco e scadente d’Italia – sia un toccasana per il nostro paese  il giardino d’Europa, e poi quelli che invece pensano che i danni ambientali e sociali siano veri, e gravi. E chissa’ magari anche sentire tutti quei poveretti che ci vivono  con le trivelle, nelle proprie comunita’, tutti i santi giorni.

Altrimenti che dibattito e’?


E cosi’ vediamo chi c’era.

Si parte con Carlo Doglioni, il Presidente della Societa' Geologica Italiana che pero' sul proprio
Presidente Società Geologica Italiana
Presidente Società Geologica Italiana
sito Linkedin dice anche di essere "la persona in carica per la Gas Plus Italiana", in un progetto in collaborazione per l'Albania.

La persona in carica per la Gas Plus Italiana.

Di lui si ricorda questo memorabile intervento sul blog del Movimento 5 Stelle di Matera.

Carlo Doglioni ha anche dato il suo "contributo specialistico" a supporto del progetto di Stoccaggio di Rivara, in Emilia Romagna. Per amor di patria, certo.

Il nostro eroe vanta anche collaborazioni con ENI, ENEL ed AGIP nel corso degli anni. 

Passiamo a Gian Vito Graziano, il Presidente Consiglio Nazionale dei Geologi, che circa un anno fa diceva di essere molto scettico sulle correlazioni fra sismi e trivellazioni, sebbene ci siano stati fior fiori di documenti e di studi a mostrarlo - con trivelle da petrolio, da geotermia, da gas - su Science, su PNAS, e nelle case dei residenti dell'Ohio, del Texas, del Colorado, dell'Arkansas, e sebbene lo dica lo stesso USGS, il servizio geologico degli USA, e sebbene lo dicano gli stessi petrolieri!

E' il turno di Roberto Gambini e di Fernanda Panvini dell'ENEL Longanesi Development, anche loro con interessi trivellanti in giro per l'Italia.

Il Gambini e' il Vicepresidente del reparto esplorazione e gestione dei giacimenti dell'Enel Longanesi Development.  In passato ha lavorato per Shell ed ENI. Devo aggiungere dell'altro?



Roberto Gambini, Fernanda Panvini

La ENEL Longanesi development ha in concessione i permessi Bosconero in Piemonte, Casale Cocchi in Emilia Romagna, Porto Maggiore in Emilia Romagna, San Marco in Emilia Romagna e Jolanda di Savoia in Emilia Romagna.



Arriva poi Pierluigi Vecchia, il mio preferito. Quello che vuole trivellare l'Emilia Romagna per motivi di carattere "geologico, economico e affettivo".

Sono sicura che gli emiliani stanno per svenire di fronte a tutto questo affetto.

Poi ci sono Piero Casero, Stefano Paoloni, Daria Fortunati, new entries della COGEID - la Compagnia Generale Idrocarburi - che parlano di

"Il progetto di esplorazione petrolifera “ Gesualdo 1” (Appennino Irpino): un esempio di disinformazione mediatica"

E perche' dicono questo?  Perche' non c'erano loro a fare propaganda ai petrolieri? Perche' c'e' li come un giaguaro Franco Ortolani a spiegare alla gente che non e' proprio una bella cosa bucare un territorio fraglie?

Piero Casero ci fa sapere dal suo curriculum  che nella sua carriera ha lavorato come consulente e in altri ruoli per la Esso, la Elf, la Total. Per quest'ultima ha lavorato in vari ruoli dal 1982 al 2001. Ha applicato la sua conoscenza ai campi minerari di Colombia, Venezuela, Cuba, Ecuador, Romania, Tunisia ed in Italia.

Evidentemente gli dispiaceva non essere potuto intervenire in Irpinia.

I tre fanno parte della Compagnia Generale Idrocarburi, come detto. Eccola qui.

Compagnia Generale Idrocarburi SpA provides oil and gas exploration and production services. The company was founded in 2001 and is based in Rome, Italy.

Hanno pure dei titoli minerari, da soli e in Joint Venture in Lombardia, Emilia Romagna (Castelverde), in Molise (Colle Ginestre), in Piemonte e Lombardia (Corana), in Irpinia (Nusco), in Lombardia ed Emilia Romagna (Codogno), e nelle Marche (Villa Gigli).

Cosa altro possono dire se non che trivellare e' cosa buona e giusta e che quando uno osa andare contro i buchi selvaggi e' un caso di "disinformazione mediatica"?

Notare che il pozzo Gesualdo e' proprio nella loro concessione Nusco - ma va che c'e' disinformazione mediatica!!!!






Last but not least, Davide Scrocca, del Consiglio Nazionale delle Ricerche
che invece parla di "Giacimenti di idrocarburi e sismicita' stimolata, una revisione (Italia-Centro Settentrionale)". Questo mi sarebbe molto piaciuto sentirlo e sopratutto sapere di che "revisione"
si tratta.

Qui ci sono sue slide di un altro intervento, dallo stesso titolo, se possono essere utili a qualcuno per capire. 

Ad ogni modo, la sua tesi, da quel che mi pare di capire, e' un sofisticato tuttapposto. Ecco cosa dice nelle conclusioni delle sue slide:

"Caviaga: dubbi sulla effettiva interpretazione come terremoto innescato da attività
estrattiva"

"Le ipotesi su un eventuale innesco del terremoto dell'Emilia del maggio 2012 sono in realtà prive di oggettivi elementi di supporto"

"In italia, dai database sismologici disponibili e per i principali giacimenti on-shore, si hanno scarse evidenze  di sismicità stimolata chiaramente attribuibile alle attivita' estrattive con magnitudo superiore alla soglia percepibile dalla popolazione:estrattive con magnitudo superiore alla soglia percepibile dalla popolazione"

E certo, Caloi, quello di Caviaga, e' morto! Ma scusi, ma perche' mai l'Italia dovrebbe essere diversa da tutti gli altri?  E il punto non e' degli elementi oggettivi o non, il punto e' e' saggio CONTINUARE a bucare il territorio alla cieca dietro il paravento dei piccoli giacimenti, dietro il fatto che non e' "mai" successo e quindi andiamo avanti come struzzi?

Ma vaglielo a spiegare.  

Poi pero' in extremis aggiunge che occorre continuare a "studiare"  specie in Val D'Agri dove invece sono previsti grandi giacimenti e la reiniezione di fluidi nel sottosuolo.

Qui invece c'e' un articolo scritto dallo stesso Scrocca assieme alla Malta Oil, che altro non e' se non una sussidiaria della Mediterannean Oil and Gas. L'articolo e' scritto con Sergio Morandi!

Dimmi con chi vai e ti diro' chi sei, eh?



Giacimenti di idrocarburi e sismicità stimolata: una revisione (Italia centro-settentrionale) - See more at: http://www.socgeol.it/206/2222/news/la_geologia_per_l_esplorazione_petrolifera_in_italia.html#sthash.ElOQw6cg.dpuf
E quindi tutti i signori intervenuti lavoravano o hanno lavorato per societa' o in collaborazione che hanno interesse a trivellare l'Italia" : Pierluigi Vecchia, Davide Scrocca, Piero Casero, Stefano Paoloni, Daria Fortunati, Roberto Gambini e Fernanda Panvini e Carlo Doglioni.

E poi alla fine c'e' il dibattito.

Ma quale dibattito sara' mai stato?

Mi sembrano tutti della stessa linea di principio: trivella e lascia trivellare, possibilmente in casa di altri.




Sunday, July 14, 2013

ILVA senza vergogna: fumo, diossina e bugie

Il cielo sopra Taranto - tutta colpa delle sigarette




There is no known "safe dose" or 
"threshold" below which dioxin will not cause cancer. 

Non esiste un limite sicuro o di soglia 
sotto il quale la diossina non causera' il cancro. 
 

E cioe' la concentrazione giusta di diossina in atmosfera e' zero.


Dedicato a Paolo Boffetta, 
Carlo La Vecchia, 
Marcello Lotti,
Angelo Moretti
"consulenti" ILVA



Ma questa gente non si vergogna? O crede che siamo stupidi e che non leggiamo, non ci informamo non sappiamo ragionare?

Esce infatti sulla stampa nazionale un "dossier" - ma dovremmo dire un malloppo di balle - a firma di Paolo Boffetta, Carlo La Vecchia, Marcello Lotti e Angelo Moretti, consulenti ILVA che dicono, in barba alle conclusioni dell’Arpa, della magistratura e del Ministero della Salute che non e' l'ILVA a fare ammalare la gente a Taranto.

No, non sono i fumi tossici, non e' la diossina, non e' tutto lo schifo che pompano in atmosfera.

No... e' il fumo di sigaretta!!

Ora, certo, il fumo fa venire il cancro, si sa - la nicotina e' un agente genotossico - e i legami fra il fumo di sigaretta e il tumore ai polmoni sono ben noti e documentati. Come pure i danni nocivi del fumo di seconda mano ai bambini e alle donne incinte. Quindi, e' bene non fumare, e' ovvio.

Ma che l'ILVA spari queste assurdita' che tutta la devastazione ambientale di Taranto e' dovuta al fumo di sigaretta e' veramente frutto di menti malate e totalmente offensive al senso comune e all'intelligenza umana.

A Taranto le pecore sono piene di diossina, a Taranto la gente non riesce a fare figli, a Taranto i tumori infantili sono alle stelle,  a Taranto cozze e latte materno sono inquinate, a Taranto il cielo e' perennemente di un colore innaturale.

E' tutta colpa delle sigarette?

E di grazia, cosa fumano questi Tarantini che solo a loro gli capitano tutte queste sventure?

Cari Boffetta, La Vecchia, Lotti, Moretti. Caro Riva e famigliari arricchiti sulla pelle degli altri.

La causa di tutta quella morte e distruzione a Taranto siete voi, voi dell'ILVA. Capite?

Ecco qui - si sa' gia' tutto da anni e anni: infertilita', cancro, mutazioni genetiche, si sa tutto. Non c'e' bisogno di fare nessun esperimento ulteriore a Taranto. E queste balle che venite a propagandare non ci crede nessuno e rende ancora piu' lampante la prova che a voi di Taranto non ve ne importa niente.

Si sa' - che la diossina e' un cancerogeno provato, di livello massimo - uno. Si sa che causa danni al sistema immunitario, al sistema ormonale, danni alla nascita, inabilita' di portare le gravidanze a termine, abbassamento della fertilita', conto dello sperma ridotto, diabete, endometriosi, problemi di apprendimento, soppressione del sistema immunitario, problemi ai polmoni, problemi alla pelle, bassi livelli di testosterone, e chi piu' ne ha piu' ne metta.

E i politici? Ma come fanno, proprio moralmente, ad accettare queste balle? Perche' non denunciano questa presa in giro colossale dell'ILVA? Non lo capisco. Non lo capisco proprio. In realta' non capisco la politica italiana fatta di gente che vive sulla luna, cosi chiusa in quei palazzi stantii,  a trovare escamotage per questo o quell'altro imbroglio, cosi' lontani dalla gente, dai suoi problemi, e dal cielo di Taranto.

Ecco qui, in venti righe - non ci sono possibilita' di scampo.


There is no known "safe dose" or "threshold" below which dioxin will not cause cancer.  
Amen.



Does dioxin cause cancer?

Yes. The EPA report confirmed that dioxin is a cancer hazard to people. In 1997, the International Agency for Research on Cancer (IARC) -- part of the World Health Organization -- published their research into dioxins and furans and announced on February 14, 1997, that the most potent dioxin, 2,3,7,8-TCDD, is a now considered a Group 1 carcinogen, meaning that it's a known human carcinogen. Also, in January 2001, the U.S. National Toxicology Program upgraded 2,3,7,8-TCDD from "Reasonably Anticipated to be a Human Carcinogen" to "Known to be a Human Carcinogen." See their reports on dioxins and furans from their 11th Report on Carcinogens (find related documents under 2,3,7,8-Tetrachlorodibenzo-p-dioxin (TCDD) and Furan). Finally, a 2003 re-analysis of the cancer risk from dioxin reaffirmed that there is no known "safe dose" or "threshold" below which dioxin will not cause cancer.
A July 2002 study shows dioxin to be related to increased incidence of breast cancer.

What other health problems are linked to dioxin exposure?

In addition to cancer, exposure to dioxin can also cause severe reproductive and developmental problems (at levels 100 times lower than those associated with its cancer causing effects). Dioxin is well-known for its ability to damage the immune system and interfere with hormonal systems.
Dioxin exposure has been linked to birth defects, inability to maintain pregnancy, decreased fertility, reduced sperm counts, endometriosis, diabetes, learning disabilities, immune system suppression, lung problems, skin disorders, lowered testosterone levels and much more. For an detailed list of health problems related to dioxin, read the People's Report on Dioxin.


From the World Health Organization:



Thursday, January 27, 2011

La fedina penale di Paolo Scaroni






a tre anni di reclusione e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici
per reati ambientali a Porto Tolle (Rovigo)

E' condanna in primo grado.

Negli USA questo sarebbe sufficente a cacciarlo 
dall'ENI e dalla scena pubblica a pedate.

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Questo fu scritto nel 2011 

Ecco chi si e' scelta l'ENI per amministratore delegato, Paolo Scaroni.

Questo signore qualche giorno fa e' stato condannato in via definitiva per i danni provocati dalla centrale di Porto Tolle, in provincia di Rovigo, per emissioni moleste, danni all'ambiente, al patrimonio pubblico e privato, e per la violazione delle leggi sull'inquinamento dell'atmosfera.

Paolo Scaroni al tempo dei fatti era amministratore delegato dell'Enel, proprietaria di quell'impianto, assieme al suo compare Franco Tato'.

Purtroppo i reati sono stati prescritti, per cui la Corte d'Appello civile di Venezia ora quantifichera' i danni, ma non servira' a niente.

Siamo pure sempre in Italia.

Ad ogni modo sono contenta di questo po' di giustizia che si compie e che siano stati colpiti i capi. La responsabilita' finale e morale e' sempre del capo - che lui sappia, nel qual caso e' connivente, o che non sappia, nel qual caso e' ignorante.

Il primo processo contro Enel-Scaroni si svolse ad Adria, e si concluse nel 2006.

Venne fuori che la centrale Polesine Camerini a Porto Tolle aveva emesso quantita' industriali intollerabili di SO2, NOx e polveri sottili, inquinando l'area fino a una distanza di 25 km dalla centrale. I giudici stabilirono che queste emissioni avevano danneggiato l'ambiente naturale del delta del Po, l'agricoltura, e pure le case.

E pensate che l'uomo non sia stato danneggiato da tutto questo?

La centrale operava in violazione di norme italiane ed europee e si trova DENTRO il Parco Regionale Veneto del Delta del Po, patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

Senza parole.

In quella occasione l'Enel dovette dare 2 milioni e mezzo di euro alle parti civili e alle associazioni ambientali. Scaroni e Tato' furono condannati a uno e sette mesi di carcere, mentre i direttori di centrale Carlo Zanatta e Renzo Busatto furono condannati a due mesi il primo ed ad una multa il secondo.

Poi, tre anni dopo, nel 2009, la corte di appello di Venezia decide di assolvere sia Scaroni che Tato', con formula piena. Zanatta e Busatto sono stati condannati a pagare 130 euro il primo e 760 il secondo.

Le accuse di danneggiamento aggravato, getto pericoloso di cose, peggioramento vietato delle emissioni dell'impianto, cadono tutte.

Morale: inquini il delta del Po per anni, e al massimo paghi.. 700 euro! Ma a quelli gli fanno un baffo 700 euro!

Interessante anche la posizione all'epoca dei politici locali: l’Ente Parco regionale Veneto del Delta del Po e i Comuni di Adria, Taglio di Po, Rosolina e Porto Tolle, avevano deciso di non costituirsi piu' parte civile, in cambio dei soldi che l'Enel gia' gli aveva versato.

Finalmente, nel 2011 questa piccola vittoria, anche se di carta: Scaroni e' condannato in via definitiva dalla Cassazione.

Fine della storia? Non proprio.

Scaroni continua ad inquinare il mondo a capo dell'ENI, mentre l'Enel decide di... trasformare la centrale in una centrale a carbone "pulito". Roba da matti. Una centrale a carbone dentro un parco patrimonio dell'umanita'.

Purtroppo in questo paese non impariamo mai niente.

Fonti: Current, Il Gazzettino di Rovigo,
Marina d'Ecclesiis, Radio Citta' aperta

Sunday, January 16, 2011

Ciao vescovo Ghidelli!


A Padre Giustino D'Orsogna (1912-1985)
per la sua coerenza,
che ero troppo bambina per capire.

Ieri l'ultima messa del vescovo Ghidelli a Lanciano, prima del suo ritorno a Milano, dove sara' parroco. A lui, un sincero grazie, come anche al resto della conferenza episcopale abruzzese e molisana, perche' alla fine, hanno scelto di stare dalla parte giusta. Con la gente, in difesa del creato e delle sue creature e contro lo sfruttamento di ENI e compagni.

Ho avuto modo di avere a che fare con diversi vescovi in questo tempo, e sono contenta che quelli d'Abruzzo abbiano fatto la loro parte. Non solo per l'ambiente, ma anche perche' hanno fatto sentire alle persone, a me, di essere meno soli. Mi auguro che questo possa continuare, per il petrolio, per tutto il nostro vivere comune.

E secondo me e' proprio qui il motivo della disaffezione delle nuove generazioni verso la chiesa in Italia. La mancanza di veramente capire la gente, calarsi al nostro livello, parlare di cose che sono importanti per noi.

Spesso mi chiedo cosa faccia - in generale - il clero "importante", non solo per il petrolio, ma anche per le altre questioni morali, etiche, ambientali del nostro paese. Ci sono spesso degli eroici sacerdoti, o casi unici come il clero d'Abruzzo che, compatto e spinto anche dalla cittadinanza, prende posizioni contro l'ENI, ma nel complesso la Chiesa degli alti piani troppo spesso e' latitante sui problemi veri dell'Italia.

E' molto facile parlare, come fanno spesso, dell'ambiente o della moralita' in generale. E' piu' difficile calarsi nel particolare, fare nome e cognome e dare pane al pane e vino al vino e fare la cosa giusta.

Gia' il silenzio della chiesa su tutti gli sceneggiati Berlusconi-amanti o anche le bestemmie che devono essere contestualizzate, sono abbastanza vergognose.

Che dire poi di Radio Maria e le antenne vaticane, che sfondano tutti i limiti possibili di tolleranza umana, causando il proliferare di leucemie in chi ci abita vicino. E ancora, la gente che muore all'ILVA di Taranto, a Gela, a Mantova. I pozzi selvaggi in Basilicata, le discariche abusive e il proliferare di tumori a Napoli. Gli operai che muoiono nei cantieri, la FIAT che non li vuole far mangiare prima che finisce il turno. E mille altri esempi.

Ma non e' vita pure questa?

Perche' tutto si risolve in lotte sul preservativo, l'aborto e l'eutanasia e tutto il resto non conta?

Perche' hanno paura di mettersi contro il potere? Sono in una posizione invidiabile per fare il bene vero delle comunita' in cui si trovano, e invece, troppo spesso le loro prediche si risolvono in "fate i bravi".

Che dire.

Forse sta anche a noi cittadini cercare di coinvolgerli di piu, stimolarli, spiegargli le cose e dirgli che la loro voce e' importante.

Non sono un teologo, ma la frase "non sono venuto su questa terra per portare la pace, ma una spada" ho sempre pensato che si riferisse al fatto che il cristianesimo non accetta lo status quo, ma ci da una spada da usare senza paura per il bene dell'umanita', e per la Vita, tutta quanta.

Ciao Vescovo Ghidelli, e grazie.


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In occasione dell'ultima messa che Monsignor Carlo Ghidelli celebrera' in Abruzzo in data 18 Gennaio 2011, il WWF Zona Frentana e Costa Teatina e la Dott.ssa Maria Rita D'Orsogna della California University salutano con affetto e commozione il vescovo Ghidelli.

Ricordiamo con gratitudine il coraggio mostrato dal Vescovo Ghidelli e dai suoi colleghi Forte, Seccia, Molinari e Valentinetti nel salvare la nostra regione dall'attacco di petrolieri da ogni parte del mondo, e il peso determinante che hanno avuto nella nostra battaglia comune la voce e gli scritti dell'intera Conferenza Episcopale Abruzzese e del Molise.

Cogliamo l'occasione per augurare a Monsignor Emidio Cipollone una buona transizione alla guida dell'Arcidiocesi di Lanciano e di Ortona, augurandoci che la voce della Chiesa in difesa del Creato e delle sue Creature, da petrolieri e speculatori di vario genere, non manchi mai.