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Thursday, August 17, 2017

San Gervasio, Brescia: approvate trivelle su sorgente sismogenetica contro il parere dei comuni interessati






"Pur valutando che non vi possa essere alcuna interferenza con l'attivita', il proponente dovra' concordare con ARPA locale un piano di opportuno monitoraggio e di allarme in caso di contaminazioni accidentali" 

Ministero dell'Ambiente, sulle trivelle di Brescia.


Sogemont?

E chi e' costei?

Non lo sappiamo, ma sappiamo che avra' il diritto di trivellare in provincia di Brescia.

Anzi, su una sorgente sismogenetica, chiamata ITCS002 secondo quanto riporta l'Istituto Nazionale di Geologia e Vulcanologia. Questa faglia puo generare terremoti di intensita' massima 6.1.

Per la precisione, questa Sogemont mettera' in produzione un pozzo di metano detto San Gervasio con la realizzazione di condotte per il trasporto del metano estratto.

Dai siti ministeriali viene fuori solo che questa Sogemont ha sede a Pisticci, Matera, e che almeno a quanto scritto in data odierna, 17 Agosto, il permesso San Gervasio e' dell'ENI al 100%.

Chissa' sara una spinoff dell'ENI?

Ad ogni modo, i comuni interessati sono Bassano Bresciano, Leno, San Gervasio Bresciano, Alfianello, Manerbio, Cigole, Pontevico, Milzano, Verolavecchia, Verolanuova, Pavone del Mella.

Notare bene che la zona e' gia' un concentrato di aree di stoccaggio metano, con gli impianti di stoccaggio di Bordolano e di Bagnolo Mella. Quindi San Gervasio sara' un altra fonte di perturbazione e di stress per i delicati equilibri sotterranei.

Ma che importa, alla fine non c'e' quasi niente che ferma i nostri eroi ministeriali.

E infatti, ormai questi decreti approvativi di Gianluca Galletti e di Dario Franceschini li conosciamo bene.

Finiscono quasi sempre nello stesso modo: non ci sono qui zone di pregio, fa tutto schifo, non "esiste alcuna possibilita' di interferenza diretta o indiretta tra le attivita' di realizzazione delle opere e delle attivita' di progetto e le aree di interesse ambientale o naturalistiche presenti".

E' come se l'Italia tutta fosse un deserto.

E quindi trivelliamo.

Anzi decretiamo la "compatibilita' ambientale" di un pozzo di petrolio alle porte di Brescia.

Come sempre, ci sono le prescrizioni: dovranno fare monitoraggio e studiare l'ambiente prima che si inizi a bucarlo. Sorgenti idriche, composizione chimica delle acque, e rumori dovranno essere identificati per capire come le trivelle li impatteranno.

Dovra' essere studiata la subsidenza del terreno, con rapporti biannuali.

Dovra' essere predisposta una rete antisismica che possa valutare terremoti di magnitudo 0.5 in su, e che possa identificare l'epicentro con una tolleranza di pochi centinaia di metri di errore. I dati dovranno essere trasmessi in tempo reale.

Dovranno essere usate le strade che causeranno minor danni alla viabilita' stradale, considerato che si tratta di mezzi pesanti.

Le luci dovranno essere posizionate in modo da non dare fastidio alla fauna, ma ai potranno superare i 70 decibel di rumore. Vuol dire che sara' fortissimo il rumore.

Infine, uno dei territori, il comune di Cigole, e' caratterizzato dalla presenza di reperti archeologici, e quindi ci vorra' la supervisione di un esperto della Sopraintendenza delle Belle Arti e del Paesaggio.

Quindi tuttapposto?

Tuttapposto proprio niente, perche' tutte queste cose servono, a mio parere, solo per dare una parvenza di controllo e di normalita'.

In realta' nessuno sa cosa accadra' alle falde idriche, alla stabilita' del sottosuolo, all'aria che respiriamo con queste operazioni programmate e con il loro risvolti "accidentali".

E dopo che abbiamo misurato sismicita' e susbisdenza ed inquinamento dell'aria e dell'acqua, che facciamo? Come torniamo indietro?

E infatti queste cose i comuni interessati le hanno capite e hanno per la maggior parte detto NO.

Eccoli qui, tutti i comuni che hanno espresso contrarieta' o forti dubbi su questo progetto:

Comune di Alfianello (Brescia)
Comune di Pavone del Mella (Brescia)
Comune di Pontevico (Brescia)
Comune di Manerbio (Brescia)
Comune di Verolavecchia (Brescia)
Comune di Leno (Brescia)
Comune di San Gervasio Bresciano (Brescia)
Comune di Cigole (Brescia)

Ma come sempre, la Sogemont ha scritto altre paginette di "controdeduzioni" e tuttapposto. Anche queste le abbiamo viste piu volte: il trivellante propone, i cittadini dicono no, il trivellante fa finta di riaggiustare un po le cose e voila'.

Il permesso e' accordato.

Cioe' il trivellante, in questo caso la misteriosa e sconosciuta Sogemont (con sede a Matera!) ha la prima e l'ultima parola su un territorio di Brescia.

Non e' giusto, e non e' democratico questo.

Qualcuno mi deve spiegare qual'e' la logica che spinge un ministero, una nazione, a prendere le decisioni contro il parere dei comuni e dei cittadini interessati in favore di una micro ditta sconosciuta?

Non c'e' logica, e se c'e' e' una logica sporca, inquinata, ingiusta, disgustosa.

Perche' la Sogemont e' piu' importante dei cittadini del Bresciano? Che ne sanno questi qui di Matera delle peculiarita', delle ambizioni, dei desideri di chi vive a Brescia?

E perche' Galletti e Franceschini sono sordi alle richieste del territorio?

E cosi torniamo alla domanda iniziale: chi e' la Sogemont? Perche' vuole venire a mettere a soqquadro queste cittadine del Bresciano?

Dal loro sito emerge che sono "Sogemont Srl Rifiuti di Apparecchiature Elettriche e Elettroniche"
cioe' altra monnezza!

Interessante che dal loro sito si descrivono come "Lorem Ispum" che e' quello che si mette nei siti precomprati per riempire spazio. Vuol dire che chiunque gli abbia messo su la pagina web non sapeva cio' che faceva!

E noi vogliamo dare a questi della Sogemont, con il loro Lorem Ipsum e con la loro esperienza nel recupero materiali elettronici, il nostro territorio allo scopo di trivelle?

Fuori da ogni logica, davvero.






























Sunday, May 7, 2017

Franceschini e Galletti approvano quattro nuovi pozzi e un impianto di stoccaggio selvaggio a Ripalta, Crema






Ripalta, le altre zone di stoccaggio e le faglie sismogenetiche

 Ripalta oggi

Impianto di stoccaggio a Bordolano, durante le prove.
Tutta salute.


Eccoci qui.

Il nostro governo a cui non importa niente di sole, vento, efficenza energetica continua a propinarci impianti fossili ogni giorno. Dalle trivelle in Molise, alle trivelle in Emilia Romagna, adesso allo stoccaggio-super in Lombardia da parte della Stogit.

Siamo a Ripalta, alle porte di Crema.

Esiste gia' qui un impianto di stoccaggio Stogit.

Metto gas ad alta pressione d'estate, lo stocco; e poi lo tiro fuori d'inverno quando serve.

Bene. Solo che adesso, siccome siamo sempre piu' greedy in questa nazione, cioe' non ci basta mai, dobbiamo aumentare la pressione di stoccaggio, bucare altri pozzi per metterci dentro piu gas, e costruire altri impianti.

Questa richiesta va avanti dal 2012, e adesso, il 7 Aprile 2017 arriva il si dello scellerato governo italiano.

Ad approvare il tutto sono sempre gli stessi, e cioe' i ministri Dario Franceschini e Gianluca Galletti, dei beni culturali e del turismo.

Evviva.

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L'Italia e' un paese fraglie, lo sappiamo tutti.

Il consumo di gas e' in continuo calo, per colpa della crisi, delle rinnovabili.

E' risaputo che questi impianti possono causare sismicita' indotta piu' o meno forte, e sportamenti del suolo.

Cui prodest aumentare il gas che possiamo stoccare sottoterra? Non c'e' un momento in cui dire basta? O dobbiamo sempre e comunque continuare a violentare madre natura, in questo caso schiacciando ancora piu' gas nella sua pancia?

Perche'? Perche' invece non tirare fuori un progetto di solarizzaione potente d'Italia? Le strade al sole? I tetti di tutti i capannoni al sole? L'efficenza energetica? I treni al sole?

Perche' vogliamo sempre essere gli ultimi e lasciare ai cittadini pericoli e danni?

Importa a qualcuno tutto questo?

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Ma iniziamo dall'inizio.

Intanto qui a Ripalta si vuole aumentare la pressione di stoccaggio nei pozzi gia' esistenti. Cioe' se prima mettevamo 100, ora ne metteremo 110. Si perche' adesso la pressione massima consentita sara' 1.1 volte la pressione di fondo; cioe' quella considerata normale in questi pozzi.

E' semplicemente un modo per schiacciare un po piu di gas nello stesso pozzo. Uno deve gia' qui pensare che proprio buono questo non e', o che quantomeno e' rischioso. Aumento in modo non-naturale la pressione in un pozzo. Cosa succedera' al sottosuolo? Soprattutto, questi pozzi saranno poi svuotati e quindi ci saranno periodi di ultra-pompaggio e periodi di vuoto. Sappiamo veramente prevedere che non succedera' niente di grave, mai, a nessuno con tutti questi sbalzi di pressione sotterranea, nel corso di mesi, anni e decenni?

Chi ce lo assicura che e' tuttapposto?

E poi, siccome il greedy-ness non si ferma, dobbiamo pure costruire quattro nuovi pozzi con interventi strutturali fra di loro e collegarli con quello che gia' esiste. 

Dicono loro stessi, quelli del ministero, che tali impianti sono soggetti a pericoli di incidente rilevante e che per questo occorre una consultazione con il pubblico.

C'e' stata?

Chi ha spiegato -- ma per davvero, perche' la Stogit non conta, visto che e' di parte e nessuno sano di mente dovrebbe mai credere all'oste che spiega quant'e' buono il suo vino! -- alla gente le conseguenze e la necessita' di questo impianto?

Cosa ne guadagna la gente di Ripalta?

Chi lo sa.

Di certo la Stogit vuole stoccare piu' gas e quindi costruiranno i pozzi Ripalta 64 dir, 65 66 67 or
che sono dettate da "specifiche esigenze progettuali" e consentiranno una "migliore distribuzione areale dei volumi di gas in tutte le condizioni operative".

Si aumentara' la portata a 35 Standard Metri Cubi al giorno.

Cioe' si sistemano come meglio gli sta a loro. Mica sono fessi.

Nei dintorni, a 4,500 metri ci sono due siti di importanza comunitari, "La Zerbaglia" e "Garzaie del Parco Adda Sud" pero' si dice che e' tuttapposto, come sempre.

In questo caso "si puo' escludere con ragionevole certezza che sia interventi necessari per la realizzazione della nuova configurazione impiantistica, sia le attivita' conseguenti all'esercizio in sovrapressione delle infrastrutture della Concessione Ripalta Stoccaggio" comportino il verificarsi di incidenze significative sulle specie floro-faunistiche e sugli ecosistemi tutelati.

L'unica osservazione e' giunta dal comune di Ripalta Guerina.

Cosa dicevano?

Il sindaco di allora, Gian Pietro Denti diceva che il suo comune esprimeva scetticismo e preoccupazione verso questo progetto. Ma al governo non gliene importa niente.

E la regione Lombardia?

Furbi, loro.

Avevano sospeso ogni giudizio fino alla fine dei lavori della commissione Ichese, che in seguito ai terremoti dell'Emilia Romagna del 2012, doveva accertarne la natura specifica, e determinare se questi terremoti erano dovuti ad operazioni petrolifere e/o metanifere e/o di stoccaggio in zona.

Al 3 Febbraio  2017 *nessun riscontro e' pervenuto da parte della regione Lombardia*.

Cioe' la regione Lombardia dice che non ha niente da dire.

Si arrangi chi puo' a Ripalta.

Furbi, no? Prima si nascondono dietro il dover aspettare quello che decide Ichese e poi, passato sufficentemente tempo, si dimenticano.

E cosi, tutto approvato.

Come sempre arrivano le prescrizioni farsa, per cementificare il tuttapposto.

1. A Ripalta ci vorra' una rete di monitoraggio sismico e microsismico con sensibilita' di magnitudo 0.5, che dovra' coprire un raggio di 5km dai pozzi, che dovra' essere attivata un anno prima dei nuovi lavori. Tutti i risultati dovranno essere noti entro 72 ore dall'evento per poter individuare la sismicita' indotta.

72 ore sono 3 giorni.

2. In caso si arrivi a sismicita' di 2.2 il gestore (cioe' la Stogit) dovra' usare *tutti gli accorgimenti* necessari per riportare la sismicita' a valori inferiore a tale valore.

Come sempre, e che qui c'abbiamo il Mago Silvan?  Cosa esattamente si deve per fermare la sismicita' indotta? Uno puo' anche fermare lo stoccaggio e le operazioni di pompaggio e di immissione, ma alla fine, la natura va per conto suo, ed una volta che uno ha innescato un fenomeno come la sismicita' del sottosuolo, non e' che i dettami di Galletti e di Franceschini o le preghiere della Stogit, riportano le cose alla normalita'.

Il sottosuolo e la natura seguono le proprie leggi, e non gli ordini della Stogit o del Ministero.

Quindi cosa dovra' fare la Stogit, non e' chiaro. 

Ma continuiamo a leggere. Questo era per il caso di magnitudo 2.2.

Se invece si arriva a magnitudo 3, allora occorre che intervenga il ministro direttamente ad accertarsi che "venga effettuata l'acquisizione in continuo dei dati di pressione di testa e/o fondo pozzo in corrispondenza di uno o piu' pozzi significativi ai fini della valutazione del comportamento dei fluidi e degli eventuali spostamenti degli acquiferi di fondo"

Eehhh??? Cioe' mettono in considerazione la possibilita' che ci possano essere terremoto di magnitudo 3.0 e che si possano spostare gli acquiferi di fondo??

Sanno cosa fanno?

Non lo so.

3. Poi ancora, la Stogit dovra' monitorare le acque di falda, visto che si e' vicini all'alveo fluviale, specie con il pozzo Ripalta 10, perche' ci possono essere delle riasalite di gas.

Mmh. Il gas nell'acqua del fiume, e nelle falde idriche.

Il tutto dovra' essere concordato con la regione Lombardia,
La quale non si e' neppure scomodata di dare il suo parere, figuriamoci quanto gliene importi!

4. La Stogit dovra' anche costruire un pozzo apposta per il montoraggio, e dovra' presentare un modello matematico in cui si dovranno usare tutti i dati disponibili, e che dovra' essere usato per capire quali possano essere le vie di fuga del gas.

E' qui, perso nei meandri dei deliri del ministero che viene fuori qualcosa di interessante.
Si dice che le "perdite fisiologiche" (cioe' normali) possono essere dell'1 per 1000.

L'uno per mille. 

Pensiamoci un attimo. Secondo la Stampa, in Italia in estate stocchiamo circa 9 miliardi di metri cubi di gas, in inverno ne restano circa 4 miliardi. Facciamo che in media sono 5 in tutto l'anno.

Se *tutti i pozzi di stoccaggio* perdono l'uno per mille, questo vuol dire che in Italia perdiamo circa 5 milioni di metri cubi di gas l'anno, che finiscono in atmosfera!

Ai miei occhi queste cose sono scandalose, ma non ne parla nessuno.

La regione Lombardia non ha avuto niente da dire, e poi vanno in tilt per lo smog di Milano.

I residenti hanno avuto poco da dire, ma queste sono cifre assolutamente spaventose per quel che mi riguarda.

Ma a quanto pare, a nessuno si alzano i capelli dall'orrore, per cui questi qui vanno avanti indisturbati. 

5. La Stogit dovra' piantare alberi. Preferiblmente autoctoni per il "mascheramento dell'area centrale". Si dovra' monitorare per la presenza di nitrati e di composti organici volatili nell'aria.
Si dovra' controllare il rumore, con magari eventi di mitigazione, ci dovranno essere coordinamenti con la sovraintendenza archeologica, e tutto dovra' essere adeguatamente condiviso con la popolazione.

Tuttapposto.

Un altra area di Italia regalata ai petrolieri.

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Qui la situazione stoccaggio in Lombardia:


Bordolano (Stogit) 


Sorgente sismogenica ITCS002; Eruzione con incendio del pozzo n. 2 da marzo ad aprile 1952; 
Terremoto di Soncino del 12 maggio 1802. Si sono qui sentite distintamente le scosse del 20 maggio 2013, del 29 maggio 2013 e del 3 giugno 2013 in Emilia Romagna. La societa' Schlumberger e la Halliburton hanno perforato qui quattro pozzi al "Cluster B" e tre pozzi al "Cluster A". Si prevede di stoccare 1.2 miliardi di metri cubi di metano. Lo stocccaggio e' collegato con metanodotto da Poggio Renatico a Cremona-Bordolano-Sergnano.


Romanengo (Enel Stoccaggio)

Sorgente sismogenica ITCS002; Stoccaggio di metano per circa 800 milioni di metri cubi nella zona
dell'epicentro del terremto del 12 maggio 1802, noto come "terremoto di Soncino" per le
distruzioni che ha provocato.  Soncino, e' una splendida cittadina ricca di importanti monumenti artistici di grande valore storico e architettonico (compreso un magnifico Castello Sforzesco, il santuario della Madonna delle Grazie, l'unica torre ettagonale d'Europa). Lo stoccaggio di Romanengo comprende anche il Comune di Offanengo.

 Sergnano (Stogit)

Sorgente sismogenica ITCS002; per la prima volta il Ministero dell'Ambiente emette un decreto (il 532 del 15 ottobre 2012) con il quale  si ammette che lo stoccaggio puo' causare scosse di magnitudo 3.0. In questo caso fu approvata una sovrapressione del 105% con un 5% in piu' per includere altri
3-400 milioni di metricubi di metano sottoterra. Oltre al comune di Sergnano e' qui incluso il territorio di Offanengo che fa gia' parte di Romanengo stoccaggio. Ci sono qui gia' circa 2.5 miliardi di metri cubi di metano. 


Bagnolo Mella (Edison e Gaz de France Suez/A2a)

Sorgente sismogenica ITCS002 e del Monte Netto, il progetto stoccaggio del 2011 era di 800 milioni di metri cubi poi aumentato a 1.5 miliardi. Il  sindaco di Bagnolo Mella nel 2013 diede parere favorevole allo stoccaggio. L'impianto e' collegato al metanodotto Tarvisio-Zimella-Sergnano-Cervignano d'Adda. A soli 10 km dalla centrale di stoccaggio di Capriano del Colle c'e' la citta' di Brescia.


Cornegliano Laudense (Ital Gas Storage)

A 5 km da Lodi, impianto di stoccaggio di 2.5 miliardi di metri cubi. Nel 1951 ci furono qui terremoti a causa dell'attivita' metanifera.




Saturday, February 25, 2017

La Lombardia che soffoca sotto le nuove trivelle - grazie Roberto Maroni, grazie Claudia Terzi!



presidente della regione Lombardia 
che approva le trivelle 
a Zibido alle porte del Parco Agricolo Sud di Milano

Leghista, classe 1955



assessore all'ambiente e alla sostenibilita' della regione Lombardia
che approva le trivelle 
a Zibido alle porte del Parco Agricolo Sud di Milano

Leghista, classe 1974

Cosa c'e' di sostenibile nelle fonti fossili? 

L'intesa per il pozzo esplorativo per idrocarburi liquidi e gassosi a Zibido 
approvata all'unanimita' il 30 Novembre 2015






Qualche giorno fa e' stato pure annunciato il ricorso al TAR Lombardia per l'inquinamento alle stelle da varie associazioni di avvocati ambientalisti e di cittadini. Il ricorso e' contro la regione Lombardia e in particolare contro il presidente della regione Roberto Maroni e l’Assessore Ambiente Energia e Sviluppo Sostenibile Claudia Maria Terzi.

In questo ricorso si legge: 

"Di fronte alla continua emergenza sanitaria determinata dall’elevata presenza di inquinanti dell’aria in tutta la Regione Cittadini per l’Aria e AIPI, con il sostegno di ClientEarth, chiedono con forza che vengano poste in essere azioni ed iniziative efficaci sotto il profilo del miglioramento della qualità dell’aria”.

Dell'inquinamento fuori controllo del nord (e pure del sud!) Italia si parla da anni, e ogni anno in inverno ritorna la litania del traffico limitato, delle concentrazioni di PM che ogni anno sembrano crescere un po di piu', dell'aria irrespirabile, di asma e di mamme preoccupate.

Cosa fare?

Beh, certo, tutto e' utile, le cause, le mascherine, il traffico limitato, gli autobus invece che le macchine, il riscaldamento piu' eco-friendly invece che il diesel.

Ma... e incentivare le auto elettriche, per davvero e non per finta, caro Roberto Maroni, cara Claudia Terzi, assessore sostenibilita'?

Ma sopratutto, caro Maroni, cara Terzi, perche' avete approvato il pozzo esplorativo di idrocarburi Moirago 1della Apennine Energy alle porte di Milano?

Ricordiamo che la regione, sotto Maroni e Terzi, diedero l’intesa regionale per la "cantierizzazione e la relativa perforazione del pozzo esplorativo per la ricerca di idrocarburi per una profondita' finale di circa m 4.200"

Alle porte del Parco Sud di Milano, e nonostante l'opposizione del parco stesso e dei residenti. Come e' stato possibile, di nuovo, che l'assessore allo sviluppo sostenibile abbia firmato tale scempio?

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Rileggo l'approvazione, e' del 2015 e si legge che il Parco Agricolo Sud diede parere negativo al pozzo Moirago a causa degli  

``impatti sulle componenti ambientali e al sistema naturalistico, nonché per le alterazioni sui caratteri paesaggistici del contesto interessato" 

e perche'  

“il progetto di perforazione del pozzo esplorativo, in considerazione della sua natura temporanea e della collocazione esterna seppur in un'area posta a margine del Parco Agricolo Sud Milano, non
appare in contrasto con le norme vigenti del Parco stesso”


Quindi il presidente della regione e il suo assessore alla sostenbilita' approvano un pozzo di ricerca idrocarburi liquidi e gassosi in contrasto all'ente che gestisce il suolo dove tale pozzo deve sorgere!

Interessante democrazia; interessante autonomia. Ma non erano quelli della Lega gli stessi che parlavano di autonomia agli enti locali? E perche' non hanno ascoltato quelli del parco? E' lo stesso ragionamento, ma fatto a scala piu' piccola, no? Lo sapranno quelli del parco cosa e' meglio per loro, no?

Ma poi... perche' ce il abbiamo i parchi? Per farci le trivelle? Per imbruttirli? O ce li abbiamo per la bellezza, per l'aria pulita, per la tranquillita'?

E poi dicono che "il calcolo stesso della probabilità di accadimento è stato effettuato secondo
la metodologia “Fault Tree”
dalla quale risulta che "la probabilità di accadimento risulta pari a 3.6 10^(-6).

Cosa vuol dire questo numero? Al giorno, all'anno, in trenta anni? E' tanto, e' poco? Non e' dato sapere.  Dicono solo che e' il linea con le altre applicazioni relative alla "generalità dei pozzi per idrocarburi".

Ma dietro a questi freddi numeri dimenticano di dire che all'interno del Parco Agricolo Sud Milano nel raggio di 5km dal pozzo vivono varie decine di migliaia di persone! Vorrei tanto sapere quali erano le probabilita' per Seveso, o per il Vajont, o per Rigopiano. Il fatto e' che questi numeri non significano niente, perche' nessuno puo' veramente prevedere cosa e quando succedera' il "worst case scenario".

E visto che nessuno dei residenti ne guadagna niente con questo pozzo di idrocarburi, ecco che ci sono solo rischi inutili!

Aggiungono anche che "un eventuale danno ambientale legato ad un evento di blow-out, che ha come conseguenza l'immissione in atmosfera del gas" potrebbe avere ricadute negative sul centro abitato ma che la "concentrazione al suolo delle sostanze in ricaduta dopo il rilascio, nelle condizioni climatiche normali risulta pari a zero, mentre può aumentare fino a valori di 16 ppm delle frazioni
idrocarburiche in aerosol nelle condizioni meteo più sfavorevoli 

Cioe' dobbiamo pregare Giove Pluvio!

E poi, scusate, ma 16ppm di cosa? Di vapore acqueo? Di idrogeno solforato? Di metano? Di cianuro?


E infine hanno detto che e' tuttapposto perche' "la Società permissionaria ha comunicato di aver sottoscritto una polizza assicurativa pari a trecento milioni di euro per il ripristino dei danni verso
terze parti, inclusi gli eventuali danni all'ambiente nell'area in cui si svolge l'attività, nonché una polizza assicurativa pari a cento milioni di euro per il controllo dell'eventuale pozzo fuori controllo"


E la chicca finale: "non sono da prevedere problematiche relative a sismicità indotta" perche' e' solo un pozzo preliminare.  Questa la si studiera' magari dopo.

E quindi tuttapposto, e tutto approvato e Amen.
E amen pure al Parco Agricolo che aveva osato dire di no.


Il voto e' stato unanime - che importa che questo e' il primo passo verso il pozzo vero e proprio, verso 30 anni di pompaggio, di inquinamento, di stimolazione non naturale del terreno?

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E quindi veniamo a noi, un anno e mezzo dopo il Novembre 2015 e a questa Milano che soffoca con cause in tribuale nel Febbraio 2017.

Il pozzo Moirago 1 non migliorera' la situazione, e ogni pozzo in piu' che facciamo, da Milano a Ragusa, e' un altro po di monnezza che finisce nel nostro ambiente - durante la fase di preparazione, durante la fase di estrazione, durante la fase di lavorazione, e durante la fase di consumo finale degli idrocarburi.

Nel 2017 caro Maroni, cara Terzi quello che si dovrebbe fare per evitare inverni futuri di cieli grigi e di aria malata, per un pianeta piu' sano e per dare l'esempio ai paesi in via di sviluppo, e per non essere ipocriti sugli accordi di Parigi,  e' di dire no a qualsiasi altra fonte di energia fossile e puntare solo sulle rinnovabili.

Anche a Milano. 





















Saturday, November 7, 2015

Obama boccia Keystone




Un'altra notizia bellissima per chiunque lotti per la giustizia ambientale, in qualsiasi parte del pianeta.

Il Keystone Pipeline e' stato finalmente bocciato dall'amministrazione Obama. L'oleodotto della nostra discordia, 1180 miglia che avrebbero dovuto trasportare 830 mila barili di petrolio derivante dal bitume delle tar sands del Canada ogni santo giorno da Calgary fino a Houston non s'avra' da fare.

Perche'? Perche' costruirlo, ed estrarre il petrolio che dovra' trasportare, peggiorera' i cambiamenti climatici. Questo e' il verdetto finale del presidente Obama. E' una vittoria storica, per la portata del progetto, per la persistenza dei petrolieri, per le proteste che si sono susseguite nel corso degli anni e  perche' e' arrivato addirittura il veto presidenziale.

Non era mai successo prima che il presidente degli Stati Uniti d'America rigettasse un opera petrolifera di questa portata per evitare di immettere altra CO2 in atmosfera.  Mai.

La battaglia di Keystone e' una vittoria di tutti che nasce quasi disperata sette anni fa, nel 2008. Come per tanti progetti petroliferi era tutto gia' programmato, e si pensava che ottenere i permessi sarebbe stato facile. Nessuno sapeva niente delle Tar Sands del Canada.

E invece, giorno dopo giorno, protesta dopo protesta, siamo arrivati fin qui. Non ci si e' arresi mai e man mano che aumentava la presa di coscienza si sono moltipilicate le manifestazioni di contrarieta' a Keystone: dalle comunita' indigene del Canada, ai contadini del Nebraska, ai ranchers del South Dakota, agli attivisti di New York, coinvolgendo studenti, suore, scienziati, scrittori. E anche chi viveva lontano ha mandato lettere di protesta, ha organizzato sit-in nelle principali citta' americane e canadesi, nelle universita', ha fatto circolare video e petizioni on line.

Alla fine, Keystone e' diventato un simbolo: attivisti e ambiente contro petrolieri e politici. Abbiamo vinto noi.

Ed e' qui il segreto della vittoria, io credo, che si tratti di Keystone in Texas o di Arborea in Sardegna, di Ortona e Bomba in Abruzzo, o del parco del Curone in Lombardia: un movimento diffuso, informato, dal basso, che si attiva, si arrabbia con intelligenza, protesta, e che esige ogni giorno che i beni comuni vengano rispettati, senza compromessi.

E certo non guasta che Obama vuole lasciare il suo mandato presidenziale con un forte segnale sulla necessita' di fermare i cambiamenti climatici. O che il nuovo primo ministro canadese, Justin Trudeau, sia molto meno agguerrito sulla "necessita'" di costruire Keystone rispetto al suo predecessore Stephen Harper.  Obama non e' sempre stato coerente nel suo ambientalismo, ma questa volta ha fatto la cosa giusta e non si e' piegato agli onnipresenti lobbisti.

Keystone e' morto e questo deve darci fiducia. Sono sicura che ci saranno altre vittorie magiche di questo tipo e che quello che adesso ci sembra speciale e difficile, diventera' sempre piu' comune, anche in Italia. Abbiamo internet, abbiamo esempi virtuosi, sappiamo sfatare le petrol-bugie e sappiamo tutti qual'e' la cosa giusta: lasciare il petrolio sottoterra e correre piu' veloci che possiamo verso un futuro fatto il 100% rinnovabili perche' di pianeta ne abbiamo uno solo.

Il giorno 9 Novembre 2015 si decideranno le sorti di Ombrina Mare, il mio tormento personale dal 2008. Spero che come Keystone verra' bocciata e che i nostri politici abbiano un cuore, una mente, un amore di democrazia, piu' grande che quelle quattro goccie di petorlio scadente sotto il mare Adriatico.

L'ingegno umano e' molto piu' grande dei buchi sottoterra, e se abbiamo messo un uomo sulla luna, possiamo anche portare il sole nelle case di tutti. 

Monday, July 20, 2015

Sound OIl a Nervesa: dopo le stimolazioni, abbandonano il secondo pozzo



Prima del fallimento del secondo pozzo Nervesa

Dopo il fallimento del secondo pozzo Nervesa


“Sono da prevedere stimolazioni in profondita’ con fluidi 
opportunamente scelti e non si escludono acidificazioni con fratturazione idraulica”  

Agip ENI, 1994


Despite the confirmed presence of gas and the 
completion of re-perforation and stimulation operations  
in the lower section of the well's target reservoir, 
the company had been unable to secure a stabilized flow rate. 

Sound Oil, 2015



Ed eccoci qui. Dopo le webcam in modo che dall'Inghilterra si potesse vedere in diretta la perforazione dei pozzi, dopo tanto parlare, dopo tanto entusiamo, e ovviamente dopo che hanno cercato di pompare su assieme al gas anche le azioni, tutto si sgonfia.


Perche'?

Dicono che nonostante la riperforazione e le operazoni di stimolazione, il flusso di idrocarburi non era sufficente da giustificare la continuazione delle operazioni. E quindi chiudono.

Notare che tutto questo gia' l'aveva detto l'ENI nel 1994 quando avevano gia' acidificato con HCl al 28% senza successo. E cioe' che se si voleva rendere produttivo il pozzo, sarebbero state utili ulteriori stimolazioni e attivita' invasive. Evidentemente qui, non e' stato suffincente neanche quello.

Resta la domanda: che stimolazioni hanno usato? Acidi? Fracking? Cosa hanno fatto al sottosuolo? Quando l'hanno fatto? Per quanto tempo? Lo sa Zaia? Lo sa la giunta regionale veneta?

Se ne preoccupano? Vorranno dire qualcosa ai veneti, oppure lo devono sapere solo gli investitori di quello che accade a Nervesa?

E' passato un mese. E allora?


Il CEO James Parsons dice che e' molto "disappointed" ma che la compagnia e' in buone mani perche' hanno un vario assortimento di progetti in Italia e in Marocco e ottimo flusso di denaro.
Dice che questo risultato e' frustrante ma solo un piccolo passo indietro. 

Tuesday, March 24, 2015

Arriva il pozzo Moirago a Zibido, Milano con il 22% di possibilita' di successo

17 Febbraio 2017 


Zibido, Febbraio 2017
Ecco il pozzo eretto.

Nel resto del mondo si parla
di fossil-fuel free energy
di strade elettriche
di 100% rinnovabili
di treni a sole e a vento

Nelle campagne milanesi trivelliamo. 

Evviva l'Italia

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 La Apennine Energy Srl ha sede a San Donato Milanese ed e' una sussidiaria della Sound Oil 
con sede a Londra


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In Italia ci piace scommettere sul futuro in modo coraggioso. Ma mica con le rinnovabili, o con l'innovazione, o con il sapere, o con l'high tech. No, con le trivelle.

E infatti in questi giorni, tutta entusiasta la ditta Sound Oil con sede a Londra ha annuciato di avere avuto l'approvazione di trivellare in Lombardia da parte del governo regionale e che adesso ci si aspetta di avere il permesso finale dal Ministero dello Sviluppo Economico di Roma.  Il pozzo e' esplorativo e si chiamera' Moirago 1dir.

Si preparano dunque. Affilano le trivelle, comprano lotti industriali e iniziano il trasporto di materiale. Il capo della ditta in questione, James Parsons ricorda ai suoi investitori

"Badile remains the largest and most strategic asset in our portfolio with an independently assessed best case estimate of 178 Bscf equivalent. The gas produced from Badile (following a successful exploration well and production concession award) would feed in to the energy hungry domestic market in Italy which has maintained pricing resilience against a backdrop of falling commodity prices."

Niente di nuovo sotto il sole dunque, e' mera speculazione per vedere gas ad una Italia affamata di energia, almeno secondo loro.

Ma.. quant'e' 178 Bscf? 178 billions of standard cubic feet. Beh, fanno circa 5 miliardi di metri cubi. Ovviamente la parola miliardi ci fa andare in fibrillazione, ma occorre mettere sempre tutto in prospettiva: di gas in Italia ne consumiamo circa 80 miliardi all'anno quindi questi 5 miliardi non rappresentano che bazzeccole -- circa 20 giorni di fabbisogno nazionale, ovviamente spalmati su periodi pluriannuali.

E cosa faranno per arrivare a questo gas? Beh, trivelleranno a circa 4.2km sotto la crosta terrestre e poi vireranno in orizzontale per circa 41 gradi e andranno dritti per circa 600 metri fino ad arrivare al giacimento. Neanche io oso pensare cosa ci sia in superficie lungo quei 600 metri in orizzontale, ma dal loro progetto ecco qui: c'e' un area protetta. Anzi il pozzo stesso e' circondato dal parco agricolo Sud Milano. Hanno scelto una piazzola dismessa per trivellare un pozzo in mezzo ad un parco.  A soli 5 chilometri di distanza c'e' anche il sito protetto SIC 20500100 detto Oasi di Lacchiarella.

Ma nessun problema - saranno usati fanghi che non comprometteranno le falde acquifere, il Naviglio e l'autostrada faranno da barriera alla fauna, e sopratutto c'e' solo fieno, per cui che vuoi che sia. L'unica vegetazione di "interesse" e' rappresentata da alcuni filari, sebbene nei dintorni ci siano colture di riso, cerali e foraggio e di una fitta rete irrigua.
L'attivita' esplorativa durera' quattro mesi, ma ovviamente se il pozzo e' produttivo, si passera' alla fase di sfruttamento. Come coesisteranno parco e piazzola trivellante e' un mero dettaglio.

Interessante che nello studio di impatto ambientale non venga ricordato cio' che invece viene detto ai loro investitori. Infatti, nei siti aziendali della Sound Oil si ricorda che una societa' indipendente, chiamata ERC Equipoise Limited, ha studiato le possibilita' di successo del progetto con la conclusione che:


The study has also confirmed a 22% geological chance of success for the prospect.

Lo studio ha confermato che le possibilita' geologiche di successo sono del 22%.

Cioe' e' molto piu' probabile che falliscano.

Questa frase non sono riuscita a trovarla negli studi di impatto ambientale. Perche' non l'hanno detto anche al governo lombardo? Ai residenti di Zibido San Giacomo che saranno i piu' vicini al pozzo? Potrebbe essere che se sapevano di queste scarse possibilita' di successo, il giudizio degli enti lombardi sarebbe stato diverso? Forse la regione avrebbe deciso che non ne sarebbe valsa la pena di mettere a rischio case, parco, aria e polmoni per delle possibilita' cosi basse di tirare fuori cosi poco gas?

Non lo sapremo mai.

Ma questi sono solo freddi numeri e statistiche pessimistiche. Siamo dei temerari in Italia e andiamo avanti con coraggio verso la deriva.

Qui le immagini relative alla concessione Badile, dove dovrebbe sorgere il pozzo Moriago 1 dir, alle porte di Milano.

Friday, November 7, 2014

Approvata la concessione di stoccaggio Bagnolo Mella


Preso atto che seppur sollecitata in data 30 07 2012 la regione Lombardia 
non ha fatto pervenire il proprio parere di competenza








A me dispiace perche' sono sempre paesi piccoli, agricoli, che nessuno ha mai sentito nominare prima. Siamo in provincia di Brescia, Lombardia dove il Ministero dell'Ambiente ha appena rilasciato la compatibilita' ambientale per la realizzazione di un impianto di stoccaggio di gas a cavallo fra Bagnolo Mella, Capriano del Colle, Dello, Offlaga.

Era un vecchio campo di gas dismesso, dove ora verranno stoccati gas e CO2 per un totale di 88 miliardi di metri cubi. Pomperanno gas d'estate ed estrarranno d'inverno. Nella zona ci sara' anche la realizzazione di una centrale di trattamento.  La ditta proponente era inizialmente la Edison, ma la concessione e' stata poi trasferita alla GDF Suez Energia Italia, la cui casa madre e' in Francia.

Tutti - o quasi tutti - hanno detto si: la commissione tecnica di VIA, il Ministero dei beni e delle attivita' culturali, e poi c'e' stata la regione Lombardia che non si e' pronunciata, sebbene sollecitata in data 30 Luglio 2012. Perche'? A quel tempo il presidente della regione Lombardia era Roberto Formigoni e ci eravamo appena lasciati alle spalle i devastanti terremoti dell'Emilia Romagna, per i quali c'era quanto meno il sospetto e la possibilita' che potessero essere collegati alle attivita' umane. Perche' Formigoni non si e' espresso - in positivo o in negativo - a nome della sua regione? Non aveva niente da dire sulla centrale di stoccaggio in relazione ai suoi cittadini? E il presidente attuale, Roberto Maroni, ha qualcosa da dire su questo tema?  E' bene ricordare che l'attivita' di stoccaggio e' considerata a rischio di incidente rilevante e soggetta alla direttiva Seveso.

La zona e' sismica e secondo quanto riporta il sito del circolo ufficiale del PD della zona, con terremoti anche di intensita' 4, registrati nelle scorse settimane. Si passera' dunque da attivita' estrattiva durata per decenni a attivita'  di immissione e di estrazione a frequenza semestrale sottoponendo il sottosuolo a cambiamenti del tutto innaturali.

Il parere positivo arriva anche se manca ancora l'autorizzazione relativa alle emissioni in atmosfera e agli scarichi idrici relativi alle acque meteoriche e dilavamento. La ditta proponente inoltera' le domande "appena disponibili le informazioni necessarie acquisibili solo nella fase di progetto esecutivo." 

Cioe' prima si approva e poi di potra' sapere cosa e quanto verra' emesso in atmosfera.

La lista di prescrizioni impone che la pressione massima debba essere di 136 kg/cm quadrati, cioe' ogni centimetro quadrato potra' sopportare un chilogrammo di massa. Questa pressione e' di circa 130 volte maggiore la pressione a cui siamo soggetti nella nostra vita normale.

La GDF Suez Italia dovra' realizzare a sue spese una rete di monitoraggio sismico. Nel caso in cui si registrino scosse di grado 3.0 occorrera' adottare "tutti gli accorgimenti opportuni" atti a riportare la magnitudine sotto il valore 2.0. Come dice il mio amico Franco Ortolani: ma che hanno la sfera di cristallo? Quali sono questi accorgimenti per controllare, e per cambiare a piacimento le intensita' dei terremoti? Chi lo sa fare? Mica uno gira una manovella e... voila', le intensita' si abbassano magicamente. Non funziona cosi!  E se c'e' un terremoto di magnitudine 4 o 5 o 6, dovuto magari alla sismicita' naturale del territorio cosa facciamo? E poi ancora: chi controllera' tutto questo? 

Anche sui vari compensi pare tutto all'acqua di rose: il governo dice semplicemente che la ditta proponente deve concordare misure compensative con i comuni interessati. Mettetevi d'accordo voi, piccoli comuni della bresciana e colosso francese dell'energia.

La chicca finale e' che tutto sara' circondato da una "idonea architettura vegetale" con piante autoctone e che il progetto esecutivo dovra' essere "integrato e corredato da specifici elaborati progettuali di armonizzazione del nuovo insediamento paesaggistico" che dovra' tenere conto, anche nella percezione visiva "del rapporto con le architetture storiche e tradizionali nonche' con le colture ed il complesso sistema agricolo tradizionale". Si dovra' assumere o usare la collaborazione di un esperto architetto paesaggista per la "sistemazione degli impianti vegetazionali", si dovranno usare "essenze tipiche della zona" e "contenere il piano di accrescimento delle specie selezionate".

Alberi o non alberi, in Lombardia si prevedono o sono stati gia' costruiti altri impianti di stoccaggio - Sergnano, Ripalta Cremasca, Settala, Romanengo, Cornegliano Laudense. Ezio Corradi e' il coordinatore dei comitati ambientalisti di Lombardia che narra quello che accade a Bordolano, provincia di Cremona, dove la Stogit e' gia' all'opera: innocui annunci di fiaccole che si trasformano in vampate di 20 metri durante le prove di produzione, faglie sismiche, nessun piano di emergenza ed il silenzio generale.

Qui le immagini di Bordolano ed il racconto di Ezio Corradi - tuttapposto anche in Lombardia dunque. 










Friday, April 26, 2013

La Sound Oil a trivellare in Veneto - Nervesa





Adesso e' tuttapposto.

Programmano altri buchi:
 
Laura, Golfo di Taranto
Rapagnano, Marche 
Badile, Lombardia

Evviva.

Approvato ad Ottobre 2014



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We are very much focused on Italy and that will remain the case.
James Parsons, CEO Sound Oil, UK

Nervesa, Veneto

Badile, Lombardia



Secondo gli annunci agli investitori, la Sound Oil, ditta inglese che di occupa di petrolio ha intenzione di trivellare presto in Veneto, secondo la concessione "Carita' - Nervesa".

La concessione si trova nei pressi di Conegliano Veneto.

Nel video sopra su YouTube il CEO James Parsons la definisce una "flagship opportunity" e dice che la concessione nel trevigiano vale $62 milioni di dollari - tanto quanto tutto il loro capitale azionario! - e che gli fruttera' $14 milioni di dollari l'anno, una volta che sara' operativa.

Vogliono iniziare alla fine dell'anno 2013.

Come si puo' capire e' una ditta piccola, che pensa di fare il salto di qualita' con l'Italia.

Il pozzo Nervesa fu gia' trivellato dall'ENI nel 1985. Loro vogliono trivellarne un altro, per ora esplorativo, a circa 1 chillometro di distanza. La zona e' arenaria, vogliono andare a circa 2 chilometri di profondita', in un'area "industriale".

Nel video su YouTube c'e' pure il salvatore della patria, l'italiano Luca Madeddu, che dice che il processo e' iniziato nel 2011 (ma qualcuno ha detto qualcosa ai veneti?) e che se tutto va bene sara' tutto operativo per il 2014.

Dice che hanno mandato la VIA e che aspettano il "si" a Novembre 2013, con l'approvazione finale, come se tutto fosse una formalita', e che il si gli e' dovuto.

E' tutto fatto. Devono poi preparare il sito, con 25 giorni per creare piazzole e adeguare le strade se necessario.

Il pozzo finale arrivera' dall'Olanda, ed e' stato costruito in Germania. A un certo punto compare anche la parola magica "hydraulic rig".

Dicono che siccome l'area e' "industriale" - ma io direi residenziale?? - non possono andare direttamente nel loro giacimento, ma dovranno perforare ad un angolo di circa 45 gradi, per circa 1000 metri.

Il pozzo 41 giorni per trivellare 6 per "pulire" e poi faranno il test per 7-10 giorni. In caso di successo - Luca Madeddu dice che e' tutto molto exciting - decideranno immediatamente come perforare e che entro il 2014 applicheranno per la concessione finale.

Avranno bisogno di un impianto di compressione per massimizzare l'estrazione del gas.

Hanno pero' pochi soldi, e dicono che loro stessi metteranno circa 2.9 milioni dollari e che il resto verra' da una famiglia privata di Milano che guida la ditta CTSI. Questi metteranno l'altra meta' del denaro in cambio dell'8% dei profitti.

E cioe' : la ditta e' inglese, la trivella e' tedesca, il capitale andra' nelle mani di investitori stranieri e di questa misteriosa famiglia di Milano. E ai veneti cosa restera'?

Mistero.

... E cosa c'e' dentro Nervesa? Stimano 21 miliardi di metri cubi di gas. In Italia ne usiamo circa 80 miliardi all'anno - fanno circa 3 mesi di gas per l'Italia, *per tutta la vita del progetto* e non all'anno, ammesso e non concesso che questo gas finira' nelle case degli italiani.

Dicono che non si fermeranno qui, ma che hanno intenzione di trivellare la concessione Badile nei dintorni di Milano, e che hanno degli "hidden gems" in Italia.

Gems? Dal punto di vista di un petroliere, forse. Per ora e' tutto solo molto hidden.

Gli italiani sono sempre gli ultimi a sapere di queste "gems" nelle loro case, nei loro campi, nelle loro "zone industriali".

Sunday, June 12, 2011

Perche' si al Parco della Costa Teatina



Vivere nel Parco e' da tutti considerato un privilegio
Un Parco promuove e rafforza i prodotti locali, sempre.

C. Cavenaghi e A. Bellintani
Parco di Montevecchia e del Curone, Lecco


Qualche tempo fa sono stata nel Parco del Curone, in Lombardia. Anche li la Po Valley, ditta petrolifera australiana voleva trivellarli, nel 2009. Sono riusciti a fermare gli speculatori a furor di popolo: una trivella in un parco non e' proprio cosa sensata.

Ecco allora una breve intervista ad Adriano Bellintani e Carlo Cavenaghi, in prima linea alla lotta al petrolio due anni fa, e soprattutto in prima linea nella cura, nella difesa e nella valorizzazione del parco del Curone, un gioiello verde alle porte di Milano.

Yes we can.

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Giugno, 2011

Parco di Montevecchia e Valle del Curone

Intervista della Prof. Maria Rita D’Orsogna a:

Carlo CAVENAGHI (Guardia Ecologica Volontaria-GEV)
Adriano BELLINTANI (Comitato5giugno).

1. Quando e' stato istituito il Parco del Curone e come e' stata accolta l'idea dai residenti?

Il Parco è stato istituito dalla Legge Regionale n. 77 del 16/09/1983, ma questo è solo l’atto conclusivo di un lungo processo di presa di coscienza scaturita dal confronto tra un gruppo di cittadini lungimiranti; Gruppo Promotore Salvaguardia Valle del Curone e Montevecchia, diventato poi A.I.D.A. (Associazione Iniziative Difesa Ambiente) con le Amministrazioni Comunali, Provincia e Regione Lombardia.

Prima della nascita del Parco le Amministrazioni Comunali guardavano con sospetto a questo Comitato trasversale ma presto si resero conto che l’opportunità di unire le rispettive aree verdi permetteva di dare vita ad un progetto che si è evoluto nel Parco stesso. Per concludere và qui ricordato il fatto che sin dalla nascita il Parco ha sempre avuto un solo Presidente (Dott. Eugenio Mascheroni) al quale và riconosciuta l’opera di promotore e garante del processo di creazione e mantenimento del Parco stesso.


2. Che tipo di attività economiche, turistiche, agricole o industriali si svolgono nel Parco?

Il Parco di Montevecchia e Val Curone svolge attività di supporto ed assistenza tecnica ai coltivatori locali che ha permesso di rovesciare la tendenza all’abbandono della terra arrivando nell’arco di un decennio a fondare un Consorzio dei Produttori Agricoli del Parco con lo scopo di favorire un’agricoltura attenta alla salvaguardia del territorio, alla protezione dell’ambiente naturale, alla valorizzazione del paesaggio, oltre che alla qualità dei prodotti e alla loro tipicità.


Su una estensione pari a circa un terzo della superficie del Parco vengono prodotti vino , miele, erbe aromatiche – officinali, formaggi, frutta, ortaggi, allevamento, florovivaismo, il Parco ha anche introdotto il Marchio di qualità che è concesso alle aziende e ai produttori che, oltre a rispettare le regole dell'agricoltura biologica o integrata, si impegnano e collaborano con l'Ente Parco nella conservazione e nella gestione del territorio.


Le attività economiche preesistenti al parco hanno continuato a svilupparsi ed evolversi con lo sviluppo ed evoluzione dell’economia della zona ma in più rispetto alle zone esterne la presenza ed il coordinamento del Parco ha portato attività aggiuntive soprattutto nel settore turistico quali ristoranti agriturismi B&B centri di equitazione negozi sportivi ….


Il Parco inoltre organizza eventi quali uscite naturalistiche conferenze camminate incontri concerti che richiamano numerosi visitatori ed organizza una intensa attività di educazione ambientale che coinvolge circa 15000 bambini all’anno.


3. Quali sono gli svantaggi e i vantaggi di avere un Parco?


Un piano Territoriale per la salvaguardia di una determinata zona, deve avere come obiettivo la ricostruzione di un determinato equilibrio tra uomo e natura. E’ in errore chi ipotizza una protezione totale mirata a bloccare tutte le attività, ovviamente sarà opportuno mettere in sintonia i piani edificatori con le esigenze sia del Parco che dei Comuni.


Và rimarcato che la trasformazione di una zona in Parco Pubblico non significa l’esproprio
dei terreni. Se la costituzione di un Parco da una parte protegge un territorio, dall’altra deve valorizzare le attività economiche ed agricole,e quindi diventare fonte di posti di lavoro.
In sintesi; dove l’attività agricola è ancora in essere và protetta e favorita proprio in quelle attività svolte in accordo al territorio che si vuole conservare.


Considerare quindi compatibili attività agricole,artigianali, agrituristiche di nicchia, tempo libero, ripopolamento di flora e fauna unitamente a recupero e reintroduzione di quei microambienti autoctoni persi nel tempo. La ricerca di questi equilibri è svolta in collaborazione tra l’ente parco, le amministrazioni Comunali e l’ Organizzazione dei Produttori Agricoli .


Anche il cittadino che vive all’interno e nei pressi del parco ha i suoi vantaggi. Il primo ovviamente è quello di vivere in un ambiente naturalmente protetto, di beneficiare di prodotti biologici; latte, formaggi, frutta, verdura, ecc.


Ma anche di avere una valorizzazione costante della propria abitazione.


Per quanto riguarda il tempo libero, un Parco, permette attività sportive ad ampio spettro di scelta e le regola e controlla per il beneficio dei fruitori avvalendosi della collaborazione di volontari che raggiunta la qualifica di Guardie Ecologiche Volontarie oltre al compito primario di educatori ambientali svolgono anche una funzione di controllo e di pronto intervento in caso di calamità naturali in collaborazione con la protezione civile ed il servizio antincendio.


4. Nel suo complesso, i residenti sono soddisfatti dell'esistenza del Parco del Curone?


Non c’è dubbio che essere residenti all’interno o nelle zone limitrofe del Parco è da tutti considerato un privilegio. Gli operatori economici ne traggono evidente beneficio.


5. La Po Valley voleva estrarre petrolio dal Parco del Curone. Il fatto che il sito individuato fosse un area protetta ha avuto qualche ruolo nella "sconfitta" dei petrolieri?


Il Parco è stato il catalizzatore che ha fatto scattare la reazione trasversale degli abitanti ( 35000 firme raccolte in 3 mesi) degli amministratori locali, regionali e nazionali fino a convincere Po Valley che trivellare qui da noi avrebbe incontrato difficoltà insormontabili e quindi spingendola a desistere.


6. Un consiglio e una visione per il futuro ai cittadini d'Abruzzo oggi alle prese con la
perimetrazione del nascente Parco Nazionale della Costa Teatina.


Rispondiamo, dunque, rivolgendoci proprio ai cittadini che vivono all’interno e nei pressi del costituente Parco Nazionale Della Costa Teatina:


Il depauperamento dell’integrità della natura è oramai in stato avanzato.


Di fronte alle schiaccianti evidenze scientifiche sul degrado del pianeta, l’uomo deve intervenire.

Colui che ha contribuito a degradare questo patrimonio, potrebbe ora assumersi la paternità di un progetto: un impegno collettivo e condiviso teso a recuperare il rispetto per la Natura.


E’ fondamentale che una comunità, a tutti i livelli riconosca che il verde e l’ambiente sono un patrimonio comune e non si può continuare a lasciare tale patrimonio alla gestione di una cerchia ristretta di interessi.


Questo progetto amici, si chiama: Etica Ambientale.


Un progetto il cui approfondimento e applicazione non è oramai più rimandabile. “…. Possiamo, in prima approssimazione, definire l’etica ambientale come quel ramo dell’etica che cerca di stabilire i criteri per l’agire dell’ uomo nei riguardi dell’ambiente in cui e’ chiamato a vivere”.


Invitiamo tutti coloro che vivono in e nei pressi dell’area del costituendo Parco Teatino ad unirsi in un Comitato; cittadini comuni, piccoli produttori agricoli organizzatevi e date vita a questo progetto di salvaguardia e mantenimento di un’area che altrimenti andrebbe irrimediabilmente persa.


Partite con una Assemblea Pubblica e con una raccolta firme sul territorio. Organizzate banchetti per la raccolta firme nelle Piazze, durante le Feste Patronali, davanti ai Centri Commerciali.


Di solito i cittadini rispondono positivamente a queste iniziative e vi daranno spinta a continuare.


Mandate regolarmente il risultato della raccolta firme ai media locali, serve a darvi visibilità.

E’ nostra esperienza personale che la parte buona delle Istituzioni locali prima e Sovraccomunali poi vi aiuteranno.


Ma il primo passo; dovete farlo voi. E soprattutto; operate in modo trasversale.


Ci sono delle aree oramai irrimediabilmente perdute alla natura; desertificazioni, disboscamenti.

Voi siete fortunati, vivete in un’area dove si potrebbe costituire un Parco Nazionale.


In un certo senso la nascita delle specie della flora e della fauna che li potrebbero nascere in futuro è nelle vostre mani: oggi.


Abbiamo sentito parlare di frantoi abbattuti con l’avvento del Parco Teatino; nulla di più sbagliato. Un Parco promuove e rafforza i prodotti locali, sempre.


E’ sufficiente che i produttori Agricoli che operano nel parco si consorzino con un marchio riconosciuto e riconoscibile.


E ancora; se non già previsto, l’area di un parco Naturale avendone i requisiti potrebbe chiedere di entrare nel circuito dei siti SIC (Sito di Interesse Comunitario). Esistono molti alberghi sulla

costa teatina, pubblicizzare sul depliant e/o sul proprio sito che oltre al mare esiste la possibilità di fare escursioni in un Parco Sito di Interesse Comunitario; avrebbe una valenza molto maggiore dal punto di vista del richiamo turistico.


Organizzatevi quindi, nel rispetto delle leggi, ma fatelo subito se vi preme il futuro di questo

angolo di verde. Nel salutarvi, concludiamo con una frase celebre di un grande maestro:

Se non parlate voi in favore della vostra terra, chi mai credete che lo fara ?


Carlo CAVENAGHI – Adriano BELLINTANI

Giugno, 2011