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Sunday, July 26, 2015

Marche: approvata Clara Sud Est, nuova piattaforma ENI

 Ecco qui, da Settembre ad oggi approvati sei nuovi pozzi, due nuove piattaforme, due condotte marine di 4 e 13 chilometri. Nel mezzo dell'Adriatico.

Come facciamo a chiedere alla Croazia di fare "valutazioni transfrontaliere" 
quando trivelliamo in casa nostra?


Mentre i governatori parlano e fanno gli incontri radical chic, il ministero dell'ambiente approva.

L'ENI il giorno 23 Luglio 2015 ha infatti ricevuto l'autorizzazione per il piazzamento di due nuovi pozzi, Clara Est 14 Dir e Clara Est 15 Dir, la posa di 4 km di condotte sottomarine per il trasporto del gas dalla piattaforma Clara Sud Est alla Piattaforma Clara Est, l'adeguamento della piattaforma esistente Clara Est, l'attività di produzione di gas dalla piattaforma Clara Sud Est ed il decommissioning dei pozzi, delle strutture di produzione e delle condotte a fine attività.

Si tratta di infrastrutture nella concessione B.C13.AS di circa 400 chilometri quadrati,  in cui i nuovi pozzi sono detti Clara Sud Est.

A Settembre del 2014 ci fu l'approvazione dell'ampliamento nella stessa concessione con altri pozzi e qui detti Clara Est. Allora si prevedeva l'installazione di una nuova piattaforma, la perforazione, il completamento e la messa in produzione di quattro nuovi pozzi direzionati (Clara NW 1 Dir, Clara NW 2 Dir, Clara NW 3 Dir e Clara NW 4 Dir), e un oleodotto sottomarino di 13 chilometri.

Per la serie: non gli basta mai.

Ma la cosa triste e' che questa concessione che continua a crescere imperterrita si trova nel bel mezzo dell'Adriatico, vicino alla Croazia.

Come possiamo pretendere dalla Croazia di NON trivellare, quando siamo noi per primi a dare il cattivo esempio? Non e' un controsenso metter su questa facciata delle "consultazioni transfrontaliere" quando siamo noi i primi a fare buchi?

A proposito, e' stato chiesto il parere alla Croazia di queste trivelle?  Credo proprio di no.

Ha qualcosa da dire il governatore delle Marche, Luca Ceriscioli, nello specifico? Lo sa di questa concessione?

A me fa abbastanza ridere: A Termoli nasce l'ennesimo coordinamento anti trivelle, "a dire no alle trivelle in Adriatico" mentre che i diretti interessati  e cioe' i governatori, non fanno niente per fermarle nel concreto su progetti reali.

Basta solo dire che c'era pure Marcello Pittella della Basilicata presente che non e' riuscito o non ha voluto fare granche' per la sua regione e l'incessante avanzata petrolifera in Lucania.






Wednesday, July 22, 2015

Rai Cultura: le alluvioni del Polesine per colpa del gas metano


"Qua ci sono le colonnine del metano che ha causato l'abbassamento"

Saggezza popolare, 1961
al minuto 18.


Ecco qui. Rai Cultura.  La alluvioni del Polesine degli anni 1950 a causa dell' "estrazione indiscriminata di metano che provoco' un abbassamento del suolo da due a quattro metri". Parola di Rai Cultura. 

Purtroppo non si impara mai, vero Zaia?

Dura circa 20 minuti
Dal minuto 15 sul metano





















100.000 ettari persi

180.000 profughi – 80.000 definitivi

Calo medio popolazione 22%

700 case distrutte

6.000 mucche morte

Le fogne rigurgitano

Comunicazioni interrotte

Richieste di aiuto ininterrotte

Manca luce e telefono

Gente sui tetti

Sei metri di acqua

Pozzi di metano dappertutto


"L'insediamento industriale del Polesine ha uno dei livelli piu' bassi d' Italia. Perche' tutto questo? In Polesine i pozzi per l'estrazione delle acque metanifere sono ancora il motivo dominante del paesaggio.

Centinaia, migliaia di pozzi. Pozzi ovunque come tanti resti archeologici.

L'estrazione delle acque metanifere e' cominciata prima della guerra. Una corsa sfrentata al metano in
un clima da Texas, da terra di conquista. Si estraeva metano dappertutto nell'esaltazione di una terra povera che improvvisamente vedeva schiudersi la ricchezza.

Ma 20 anni di estrazioni indiscriminate hanno provocato un generale abbassamento del suolo.
Una intera regione e' sprofondata di due metri, in alcuni punti addirittura di quattro metro
E si sono abbasssati con i terreni anche gli argini del Po

L'acqua del fiume invece, condizionata dal livello del mare e' rimasta sempre alla stessa altezza.

Lo sfruttamento del metano e' stato sospeso per legge nel 1963. Nelle campagne del Polesine sono rimaste soltanto le polle dove l'acqua metanifera sbocca per forza naturale.

I problemi del Po si filettono su chi vive ancora nella zona del Delta. I mutamenti del fiume voluti dall'uomo hanno modificato sostanzialmente la struttura ambientale."

***

La pesca e' cambiata in generale.
L'acqua non e' tanto buona.
A causa dell'abbassamento abbiamo le case piene di umidita'.
Ci tocca scappare tutti.
Eravamo 6500 persone, ora siamo 2000.
Di pescatori eravamo 2000 ora siamo 300.
La gente ha dovuto emigrare.
A causa dell'abbassamento non c'e' piu' il cibo per i pesci.


Lo dicevano nel 1961. 

Monday, May 11, 2015

Nervesa, Veneto. La Sound Oil trivella il secondo pozzo. Zaia o non Zaia.





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E voila' - e' sicuramente una coincidenza - ma il giorno 10 Maggio 2015 la Sound Oil annuncia di aver trivellato il secondo pozzo nei pressi del Montello a 1300 metri di profondita'.  Proprio oggi, 12 Maggio 2015 un terremoto di intensita' 3.5 proprio nelle vicinanze del Montello a 2000 metri di profondita'.




.. oppure no? 

Terremoto in provincia di Treviso


Pozzi Sound Oil


Nervesa,  24 Febbraio 2015

Nervesa, 10 Maggio 2015



Italia, giardino del mondo.

Oppure c'e' questo mostro qui!
Il campo di stoccaggio gas di Collalto
a poca distanza dai terremoti

17 pozzi di stoccaggio 
uno di estrazione



Pozzi di stoccaggio (17)
 
1. CONEGLIANO 001
2. CONEGLIANO 002

3. CONEGLIANO 003
4. CONEGLIANO 004
5. CONEGLIANO 007
6. CONEGLIANO 008
7. CONEGLIANO 009
8. CONEGLIANO 011
9. CONEGLIANO 012
10. CONEGLIANO 013
11. CONEGLIANO 014
12. CONEGLIANO 015
13. CONEGLIANO 016
14. CONEGLIANO 019
15. CONEGLIANO 020
16. CONEGLIANO 021
17. CONEGLIANO 022

Pozzi in produzione (1)

 
1. CONEGLIANO 005



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Scritto il giorno 11 Maggio 2015:

Beh, non si puo' dire che la Sound Oil non segua il suo programma di marcia. Il giorno 10 Maggio 2015 hanno annunciato ai propri investitori che il loro secondo pozzo e' stato trivellato. Hanno iniziato il 13 Aprile e tutto e' andato secondo i loro programmi. Siamo nella concessione Nervesa presso Conglomerati del Montello e Marne di San Donà, in provincia di Treviso.

Sono arrivati a quasi 1300 metri sotto la crosta terrestre e stanno adesso installando le cementificazioni.  Sono a 200 metri sopra il giacimento. Tutto pronto, tutto liscio come l'olio.

E siccome sono fieri di questo successo hanno pure messo la webcam per seguire il buco in diretta ed invitano gli shareholders - mica i veneti! - a seguire la trivellazione.

Per vedere tutti i bei video, da Febbraio finora qui. 

Loro dicono che hanno tutti i permessi, e che la regione Veneto gli ha dato l'OK finale il giorno 14 Dicembre 2014.

Ma... non aveva forse detto Luca Zaia che l'Italia e' imperforabile?

E perche' permette che facciano buchi nella sua regione?

Diceva per dire? Diceva per propaganda elettorale? Lo sa che la Sound Oil trivella a casa sua? Sa chi e' la Sound Oil? Lo sa che la sua regione ha approvato Nervesa? Se si, si vergogna un pochino?

Mi sa di no.



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Qui Il Gazzettino di poche ore fa, 12 Maggio 2015 - Singolare coincidenza, no?

TREVISO - Una scossa di terremoto è stata avvertita distintamente nel Trevigiano alle ore 4.02. L'epicentro - secondo i primi dati - sarebbe a 5 km a nordest di Trevignano. Profondità 2 km. La magnitudo è stata calcolata in 3.5.

Secondo i rilevamenti dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) l'epicentro è stato in prossimità dei comuni di Cornuda, Crocetta, Farra, Follina, Miane, Montebelluna, Moriago, Pederobba, Sernaglia, Valdobbiadene e Vidor.

Tantissime le persone che si sono svegliate, molti sono usciti in strada. La scossa è stata sentita anche nelle province vicine. Al momento non si conoscono danni. 

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Qui La Tribuna di Treviso poche ore fa, il 15 Maggio 2015 - altra singolare coincidenza, no?


TREVISO. Nuova scossa di terremoto nella Marca: erano le 7,35, magnitudo 3,6, epicentro a Vidor, nella Pedemontana. La scossa è stata avvertita anche nel capoluogo.

La precedente scossa si era avuta martedì alle 4 della notte, stessa zona, più o meno stessa intensità. a cui avevano fatto da corollario altre sei piccole scosse, appena percettibili. Ora un nuovo evento
Lo sciame sismico prosegue e inizia a destare particolare preoccupazione tra i cittadini. Tantissime chiamate al centralino dell 115. Soprattutto da parte delle scuole di vario ordine e grado che hanno chiesto informazioni su come comportarsi e se effettuare o meno la procedura di evacuazione che in vari istituti è stata messa in pratica.
 
Gli studenti tenuti fuori dalle aule a Cornuda e Segusino per precauzione poi tutto è tornato alla normalità. Non si segnalano per adesso danni a case o altri edifici.


Tuesday, March 3, 2015

Luca Zaia, Alessandra Moretti, la Northsun Italia e la Risorta




We believe in the importance of a clear, open and continuous relationship with the local communities


E si certo, a colpi di tribunale!



La Northsun Italia e' una sussidiaria della Po Valley Energy, ditta petrolifera australiana che assieme all'altra conosociata Po Valley Operations,  vuole trivellare, come e' ovvio dai nomi che si sono scelti, la pianura padana.

Nel 2009, il loro program manager Northsun Italia, Pierluigi Vecchia, diceva di voler trivellare l'Italia per motivi "di tipo geologico, economico ed affettivo".

A questo giro, l'affetto si era sentito per un area di a cavallo fra Veneto ed Emilia Romagna: e' la concessione metanifera "La risorta" di circa 300 chilometri quadrati nel delta del Po, zona fragile, con gia' tanti problemi suoi. In Veneto era coinvolta la provincia di Rovigo con i comuni di Adria, Gavello, Taglio di Po, Villanova Marchesana, Corbola, Papozze, Ariano nel Polesine. In  Emilia Romagna era interessata la provincia di Ferrara, con i comuni di Berra, Mesola, Jolanda di Savoia, Codigoro.

Parte la fase di Valutazione di Impatto Ambientale per la prima fase dell'attivita' petrolifera, l'ispezione sismica a terra, con camionette vibranti che avrebbero causato movimenti del sottosuolo da cui determinare le caratteristiche del giacimento. Una specie di airgun a terra.

La Northsun cerca di fare tutto in sordina, ma si mobilitano comuni e persone, con incontri informativi e attivismo. Soprattutto esprimono la loro contrarieta' il comune di Adria, la Provincia di Rovigo,  l'Ente Parco Regionale Veneto del Delta del Po, l'Agenzia Interregionale del fiume Po.

Si vede che loro l'affetto della Northsun non lo volevano.

E infatti la regione Veneto esprime il suo no ufficiale sul Bollettino Ufficiale della Regione Veneto in data 31 gennaio 2014. Dicono semplicemente dice che esprimono giudizio non favorevole.


Fine della storia? Magari.  C'erano anche i vicini dell'Emilia Romagna, che avevano diritto anche loro ad esprimere pareri, visto che "La Risorta" e' inter-regionale.

E voila', nonostante la possibile sismicita' indotta, i terremoti, la subisdenza, l'inquinamento, e a differenza del Veneto, gli emiliani decidono di prendersi affetto, trivelle e resurrezioni all'indomani degli eventi del Maggio 2012.

In data 10 Settembre 2013, la regione Emilia Romagna, decide che il loro parere e'  "favorevole con prescrizioni". Si aggiunge pero' che le loro "conclusioni relative alla compatibilità ambientale delle attività prevista dal permesso e le relative prescrizioni acquisiranno efficacia qualora venga sancita l'intesa con la Regione Veneto".

Cioe' e' tutto valido se anche il Veneto dice si. 

Ma dopo qualche mese il Veneto dice no. 

E quindi, bocciatura?

Non proprio. La Northsun Italia ovviamente fa ricorso al TAR, alla faccia del dialogo con i cittadini e con gli enti regionali, ed alla faccia del loro affetto. 

Il giudice, proprio in questi giorni decide che le attivita' della Northsun sono lecite perche' "non prevedono perforazioni" ma sono solo indagini preliminari.

Mi cadono le braccia.  Ma.. sono una ditta petrolifera! Cosa, fanno queste indagini per beneficenza della geologia italiana? E' chiaro che il loro scopo finale e' fare buchi. Fare trivelle. Fare impianti.  L'ho detto milioni di volte, e' la solita tecnica del carciofo, un po alla volta, un po alla volta e alla fine fanno tutto quello che vogliono. Adesso argomentano che sono "solo" indagini sismiche, poi diranno beh, ma abbiamo un giacimento e abbiamo fatto degli investimenti, come possiamo rinunciare? e poi ci ritroveremo con un bel pozzo del mezzo del Parco del Delta del Po.

Ah. Notare che nel Parco del Delta del Po' "è vietata la realizzazione di pozzi e impianti per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi nel sottosuolo”. Come si concilia tutto questo con l'attivita' della Northsun?  Mistero della fede. Ma intanto, loro vanno avanti. Cercano il gas e vedrai che fra qualche anno anche qui troveranno una qualche scusa per proseguire, parco o non parco, subsidenza o non subsidenza.

Io invece non penso cosi. Penso che uno debba valutare queste operazioni nel loro complesso: cosa c'e' li? La gente lo vuole? Qual'e' lo scopo finale? Chi ci guadagna? Cosa accadra' all'ambiente circostante? Vogliamo proprio impianti industriali nel Parco del Delta del Po'? E visto che la risposta a tutte queste domande non e' affatto favorevole all'affetto della Northsun, e' evidente che occorre fermare tutto *prima* che sia troppo tardi.

Se hai un polipo lo togli subito, anche se non e' ancora cancro, perche' sai dove va a finire.  E questo dovrebbe valere anche per i tentacoli dei petrolieri, specie in un paese come l'Italia in cui la corruzione regna sovrana.

Adesso ci sono le elezioni in Veneto.

Caro Luca Zaia, cara Alessandra Moretti, avete una bella gatta da pelare. Spero che questa faccenda delle trivelle diventi un tema importante durante la campagna elettorale veneta e che, come fatto in altre parti d'Europa, i veneti usino questo tempo per esigere che il proprio territorio venga protetto.

Luca Zaia dice che l'Italia e' imperforabile. Ci crede veramente? O era tutta propaganda? Non so lo, ma se ci faceva per davvero, adesso e' il tempo di tirare fuori le unghia e di usare tutti gli strumenti possibili per fermarli. Dopo e' tardi.

Alessandra Moretti, del PD dello Sblocca Italia, non dice niente. E come potrebbe proferir parola?








Friday, February 13, 2015

L'Adriatico petrolizzato - le trivelle di Croazia








Manca poco alla fine del periodo di 30 giorni per mandare osservazioni al governo croato in merito alle trivelle in Adriatico: l’ultimo giorno valido e’ il 16 Febbraio.

Il documento proposto dal governo di Zagabria ci tocca da vicino perche’ l’Adriatico e’ nostro tanto quanto loro, e veramente intendono lottizzare tutto quello che possono. Parliamo del 90% dell’Adriatico croato trasformato in un gigantesco campo di petrolio. Eppure, lo Strategic Environmental Assessment (SEA) di Croazia, di circa 400 pagine dedica solo poche righe all’Italia che si concludono con il solito “tuttapposto”. E cioe’ non ci saranno effetti sui paesi confinanti.

Ma magari anche si.

E infatti dicono che “non si prevedono impatti transfrontalieri per quanto riguarda le aree Natura 2000 in Italia, escluso in caso di incidenti.”

Escluso in caso di incidenti. Che significa?

In quelle poche righe si cita solo la zona Natura 330009 Trezze San Pietro Bordelli, del Fruili Venezia Giulia, un sito marino di interesse europeo, con biodiversita’ di flora e fauna acquatica e con speciali formazioni geomorfologiche, nei pressi di Gorizia, vicina al lotto 1 dei croati. Qui si dice che se trivellano come prevedono “non si puo' escludere l'impatto transfrontaliero”. Fine.

E di grazia, quale sara’? Inquinamento a mare? Danni alla pesca? Hanno interpellato l’Italia? L’Italia ha qualcosa da dire? Debora Serracchiani lo sa? Ha una idea? O pensa come tutto il PD che dopo lo sblocca Italia ci voglia anche lo sblocca Croazia? E Matteo Renzi, ha una qualche idea?

Tutto tace.

In realta’ la direttiva europea prevede che gli stati confinanti, in questo l’Italia, possano richiedere alla Croazia la possibilita’ di studiare meglio il progetto, visto che ci sono potenziali effetti negativi anche per noi. Sarebbe opportuno, io credo, che tutto venga tradotto in italiano, che ci siano studi adeguati sugli effetti sulle nostre coste e in cui anche la cittadinanza italiana possa dire la sua.

E questo perche’ dalla Croazia vengono fuori affermazioni poco tranquilizzanti: l’Agenzia per gli Idrocarburi croata, afferma di non possedere sufficenti risorse per le operazioni di riprisitino ambientale in caso di incidente. Dicono semplicemente che “hanno cinque anni di tempo” per capire come trivellare rispettando l’ambiente al meglio. E cioe’ rimandano al futuro. Un po improvvisato no?

Non saremmo dovuti arrivare fin qui. L’Adriatico e’ un mare chiuso, piccolo, poco profondo, gia’ inquinato. Di petrolio si parla gia’ da tanto tempo e sarebbe stato utile avere un solo politico che veramente ci avesse creduto e che fosse stato un po piu’ coraggioso e magnanime. Che avesse lavorato giorno dopo giorno, in silenzio e creandosi rete sulle due rive, per fare della difesa del mare e dell’interdizione alle trivelle in tutto l’Adriatico il suo regalo a noi cittadini.

Luca Zaia, Luciano D’Alfonso, Gian Mario Spacca, Nichi Vendola sono i presidenti delle regioni adriatiche Veneto, Abruzzo, Marche e Puglia che hanno fatto ricorso contro le nuove regolamentazioni petrolifere dello Sblocca Italia. Visto che il nostro governo e’ sordo ed insensibile, io spero che possiate voi prendere la situazione nelle vostre mani, senza che vi rincorrano appresso i cittadini. Spero che troviate il modo per istaurare un dialogo con la Croazia, chiedendo anche noi di partecipare secondo i canali ufficiali, perche’ il petrolio e’ di chi se lo piglia, ma l’inquinamento e’ di tutti.

Spero anche che Debora Serracchiani si svegli dal suo torpore.

Proteggere il nostro orticello va bene, ma occorre avere l’audacia e la volonta’ delle cose grandi. Sono quelle che ci rendono memorabili.

Qui i link con le mappe delle concessioni petrolifere di Croazia, le petizioni popolari ed il testo della SEA riferito all’Italia.



Saturday, January 31, 2015

Affondiamo le trivelle in Croazia







Per chi volesse mandare testi propri, l'indirizzo e' 



Dipartimento delle Miniere del Ministero dell'Economia,
Vukovar Via 78,
Zagabria, Croazia

rudarstvo@mingo.hr


Ecco cosa dicono dell'Italia nel loro documento di valutazione ambientale:


8.3.2.12.2 Repubblica d'Italia

"Il bordo esterno dei campi di ricerca numero 1, 2, 3, 5, 7, 9, 12, 15, 18, 24, 25, 26 i 29 si trova al confine con la zona epicontinentale dell'Italia (immagini 8.9. e 8.10). Ai limiti della parte nord del campo di ricerca no 1 si trova la zona Natura 2000 IT 330009 Trezze San Pietro Bordelli (SCI), dove non si puo' escludere l'impatto transfrontaliero se le attivita' si svolgeranno nel campo 1. Di seguito, prima di iniziare le attivita' di ricerca e produzione idrocarburi nel campo 1 bisogna provvedere alle consulatazioni con la Repubblica d'Italia. Come alternativa si propone la riduzione dell'area del campo di ricerca no 1 nella sua parte settentrionale. I bordi esterni dei campi di ricerca no 18 i 24 sono distanti circa 22 km dall'area Natura 2000 IT 911001 Isole Tremiti (SCI) e IT 9110040 Isole Tremiti (SPA) – immagine 8.10. Data la distanza dai campi di ricerca non si prevedono impatti transfrontalieri per quanto riguarda le aree Natura 2000 in Italia, escluso in caso di incidenti.

Le aree protette marine in Italia si trovano a distanza di 20 km dai campi di ricerca (immagine 8.11) e non si prevedono impatti su di loro"



La Slovenia chiede la Valutazione di Impatto Ambientale Transfrontaliera, ma la Croazia gli dice no.


Debora Serracchiani, Fruili Venezia Giulia
Luca Zaia, Veneto
Luciano D'Alfonso, Abruzzo
Gian Maria Spacca, Marche
Nichi Vendola, Puglia

ecco la vostra occasione d'oro per far qualcosa di buono

Chiedete alla Croazia una valutazione di impatto ambientale che includa
anche l'Italia. 

Il petrolio e' di chi se lo piglia, ma l'inquinamento e' di tutti.



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Sono diventata amica virtuale con vari attivisti di Croazia con cui nel corso dei mesi abbiamo cercato di coordinare lettere, dati, e amicizia.

La situazione croata non e' commentabile : la foto sopra parla da se.  Alcune cose fanno sorridere, perche' veramente alcuni politici di Croazia pensano che le trivelle porteranno loro soldi e fortuna e benessere e che tutto potra' coesistere con mare ed aria pulita.

Ad esempio, Barbara Doric della "Croatian Hydrocarbon Agency" dice che la nazione ha “tecnologie avanzate per mantenere i piu' alti standard ecologici". Ah si, e quali sarebbero? E come mai non ce li ha nessun altro al mondo, visto che perdite e scoppi e incidenti sono all'ordine del giorno?

Un altra chicca e' che durante lo spettacolo ‘Otvoreno’ il Prof. Igor Dekanic quando gli veniva chiesto come avrebbero fatto a mantenere questi "piu elevati standard ecologici" ha risposto che non lo sapeva ma che "Abbiamo cinque anni per pensarci".

Cioe' anche loro vanno a casaccio!

Un po e' colpa nostra, nel senso che avrebbe dovuto essere l'Italia la porta bandiera della difesa del mare Adriatico, perche' siamo -- in teoria -- piu' avanzati della Croazia, facciamo turismo da piu' tempo di loro, perche' abbiamo piu' estensione costiera di loro e perche' i problemi trivelle--inquinamento--erosione--subsidenza li abbiamo gia' sperimentati a Ravenna, a Venezia, nel delta del Po.

Un sacco di gente pensa cose stupide come "ecco, trivellano loro, se non ci sbrighiamo a trivellare pure noi, si acapparreranno tutto il petrolio italiano". Questo e' folle, intanto perche' la trivellazione in orizzontale non concede certo di svuotare i giacimenti a decine e decine di chilometri di distanza, ma sopratutto perche' siamo stati noi italiani a trivellare per primi - in Veneto per esempio.  La Croazia ha semplicemente fatto quello che abbiamo fatto noi negli anni '60, lottizzato il mare.  E comunque non e' che uno si lancia dal balcone e noi dobbiamo per forza seguirli.

Ripeto, avremmo dovuto essere noi a tendere loro la mano e a dire loro "non trivelliamo nessuno dei due".  Ma cosi' non e' stato, e adesso siamo qui a discutere sul se e come trivellare la nostra pozzangheretta.

Mi auguro che tutti possano partecipare e che soprattutto si facciano vivi amministratori di Puglia, Abruzzo e Veneto.

Il petrolio e' di chi se lo piglia, ma il mare inquinato e' di tutti.

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Qui il testo tradotto in Italiano.


Gentili membri del governo Croato,

L'intero processo di estrazione del petrolio a mare crea inquinamento dannoso agli umani ed alla vita marina per tutto l'arco della durata del progetto. Le piattaforme a mare rilasciano fluidi di perforazione e scarti metallici, che includono sostanze tossiche, fra cui cromo, mercurio e benzene, direttamente a mare.

Una piattaforma rilascia circa 90,000 tonnellate di materiale di scaro durante l'arco della sua vita temporale, danneggiando la vita marina e la qualita' dell'aria. Oltre alle piattaforme, le petroliere potrebbero causare ulteriore inquinamento, visto che ogni anno circa 635,000 tonnellate di greggio sono rilasciate dalle navi nel Mediterraneo.

Tutto questo nel giro di pochi chilometri di distanza da aree marine e un migliaio di isole ed isolotti croati. Il piu grande tesoro nazionale, l'Adriatico, deve essere protetto. E' del tutto chiaro che questo progetto e' incompatibile con la protezione del mare Adriatico di Croazia e che deve essere fermato.

Grazie.

Friday, January 16, 2015

Luca Zaia, governatore del Veneto: la Repubblica e' una, indivisibile e imperforabile



 
 
 
Le parole usate da Luca Zaia sono forti, e sono belle: la Repubblica è una, indivisibile e imperforabile. Le ha pronunciate nell'impuganare lo scellerato Sblocca Italia, che fra le altre cose cancellerebbe quel po di protezione che c'e' in Adriatico contro le trivelle nella Laguna Veneta.
 
Io non so se le abbia dette perche siamo in campagna elettorale e la sua avversaria del PD - Alessandra Moretti - e' appunto del partito che vuole bucare la nazione da cima a fondo. 
 Anzi, se fossi giornalista e ne avessi l'occasione glielo chiederei direttamente: cara Alessandra Moretti, che ne pensi delle trivelle nella laguna veneta? A Venezia? A Chioggia?  A Nervesa?

Ma quale che sia il motivo per cui Luca Zaia abbia detto queste parole, credo che sia importante che siano arrivate, cosi limpide, cosi nette:

“Queste disposizioni nazionali calpestando tutte le competenze regionali in materia di governo del territorio, turismo, protezione civile e salute, produrranno irrilevanti benefici economici e sociali ed elevati pericoli ambientali per il territorio italiano, già caratterizzato da rilevanti rischi geologici e ambientali. Si favorisce così una nuova e irragionevole colonizzazione del territorio e del mare italiano da parte dell’industria petrolifera, mettendo a rischio aree di pregio naturalistico e paesaggistico e fiorenti attività economiche legate al turismo e alla pesca, con lo scopo di estrarre idrocarburi di dubbia qualità, che agli attuali tassi di consumo, valutate le riserve certe a terra e a mare censite dal Ministero dello Sviluppo Economico, potrebbero coprire il fabbisogno nazionale per un periodo non superiore ad un anno”.


L'ENI e le sue amiche da tempo hanno dei permessi per estrarre gas nell'Alto Adriatico, proprio di fronte a Venezia, e a Chioggia, e nel delta del Po'. 
Numerosi studi fatti gia' dal 1975 fino ai giorni nostri che mostrano ripetutamente come l'opera di estrazione, con trivellamenti e petrurbamenti dell'equilibrio sotterraneo hanno fortissime probabilita' di causare la subsidenza. Chi vive in Veneto ed ha una certa eta' lo saper averlo sperimentato nel corso degli anni e tutti abbiamo sentito dire che Venezia sta sprofondando. Cosi' dal 2002 esiste una moratoria contro le trivelle nelle acque del Veneto.

L'ENI pero' ora non perde tempo, e' proprio dal 2002 che si organizza, convince, ammorbidisce, e i politici vacillano. Come al solito si scrivono leggi incomprenisibili, fatte apposta per poter essere raggirate. Quella del 2002 (chissa' perche' non gli piaceva piu'!) viene leggermente modificata: sotto le spinte dell'ENI arriva il decreto Milleproroghe (gia' il nome sa di illegale) Praticamente si dice che il divieto di trivellare e di cercare idrocarburi resta, ma solo se esiste la subsidenza. 
Cioe' e' compito della regione mostrare che esiste questo fenomeno, senno' l'ENI puo' fare quel che vuole. E adesso a piu di dieci anni, il gioco e' arrivato alla fine, e vogliono addirittura cancellare i divieti come dice Zaia  
"senza che sia mai stata accertata l’assenza di rischio di subsidenza. Anzi è accertato il contrario. La Regione Veneto ha stanziato risorse per fronteggiare il fenomeno dell’abbassamento dei terreni in Polesine. Legittimare le trivellazioni nell’Adriatico in zone sensibili come Venezia è pura follia!”.

Friday, April 26, 2013

La Sound Oil a trivellare in Veneto - Nervesa





Adesso e' tuttapposto.

Programmano altri buchi:
 
Laura, Golfo di Taranto
Rapagnano, Marche 
Badile, Lombardia

Evviva.

Approvato ad Ottobre 2014



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We are very much focused on Italy and that will remain the case.
James Parsons, CEO Sound Oil, UK

Nervesa, Veneto

Badile, Lombardia



Secondo gli annunci agli investitori, la Sound Oil, ditta inglese che di occupa di petrolio ha intenzione di trivellare presto in Veneto, secondo la concessione "Carita' - Nervesa".

La concessione si trova nei pressi di Conegliano Veneto.

Nel video sopra su YouTube il CEO James Parsons la definisce una "flagship opportunity" e dice che la concessione nel trevigiano vale $62 milioni di dollari - tanto quanto tutto il loro capitale azionario! - e che gli fruttera' $14 milioni di dollari l'anno, una volta che sara' operativa.

Vogliono iniziare alla fine dell'anno 2013.

Come si puo' capire e' una ditta piccola, che pensa di fare il salto di qualita' con l'Italia.

Il pozzo Nervesa fu gia' trivellato dall'ENI nel 1985. Loro vogliono trivellarne un altro, per ora esplorativo, a circa 1 chillometro di distanza. La zona e' arenaria, vogliono andare a circa 2 chilometri di profondita', in un'area "industriale".

Nel video su YouTube c'e' pure il salvatore della patria, l'italiano Luca Madeddu, che dice che il processo e' iniziato nel 2011 (ma qualcuno ha detto qualcosa ai veneti?) e che se tutto va bene sara' tutto operativo per il 2014.

Dice che hanno mandato la VIA e che aspettano il "si" a Novembre 2013, con l'approvazione finale, come se tutto fosse una formalita', e che il si gli e' dovuto.

E' tutto fatto. Devono poi preparare il sito, con 25 giorni per creare piazzole e adeguare le strade se necessario.

Il pozzo finale arrivera' dall'Olanda, ed e' stato costruito in Germania. A un certo punto compare anche la parola magica "hydraulic rig".

Dicono che siccome l'area e' "industriale" - ma io direi residenziale?? - non possono andare direttamente nel loro giacimento, ma dovranno perforare ad un angolo di circa 45 gradi, per circa 1000 metri.

Il pozzo 41 giorni per trivellare 6 per "pulire" e poi faranno il test per 7-10 giorni. In caso di successo - Luca Madeddu dice che e' tutto molto exciting - decideranno immediatamente come perforare e che entro il 2014 applicheranno per la concessione finale.

Avranno bisogno di un impianto di compressione per massimizzare l'estrazione del gas.

Hanno pero' pochi soldi, e dicono che loro stessi metteranno circa 2.9 milioni dollari e che il resto verra' da una famiglia privata di Milano che guida la ditta CTSI. Questi metteranno l'altra meta' del denaro in cambio dell'8% dei profitti.

E cioe' : la ditta e' inglese, la trivella e' tedesca, il capitale andra' nelle mani di investitori stranieri e di questa misteriosa famiglia di Milano. E ai veneti cosa restera'?

Mistero.

... E cosa c'e' dentro Nervesa? Stimano 21 miliardi di metri cubi di gas. In Italia ne usiamo circa 80 miliardi all'anno - fanno circa 3 mesi di gas per l'Italia, *per tutta la vita del progetto* e non all'anno, ammesso e non concesso che questo gas finira' nelle case degli italiani.

Dicono che non si fermeranno qui, ma che hanno intenzione di trivellare la concessione Badile nei dintorni di Milano, e che hanno degli "hidden gems" in Italia.

Gems? Dal punto di vista di un petroliere, forse. Per ora e' tutto solo molto hidden.

Gli italiani sono sempre gli ultimi a sapere di queste "gems" nelle loro case, nei loro campi, nelle loro "zone industriali".

Saturday, November 13, 2010

Luca Ricciuti



In Italia non c'e' mai da fidarsi di alcun politico e occorre sempre vigilare che le cose siano fatte bene e senza inganno. Anche per quelli "bravi".

Questo vale sempre e in qualsiasi parte del mondo, perche' chi governa ha una grande responsabilita' e deve sempre sentire la pressione di fare le cose per la collettivita' e non per se stesso. In Italia ne vediamo di tutti i colori, anche cose che altrove non sarebbero mai tollerate, e in teoria dovremmo essere ancora piu' esigenti dalla classe politica perche' come categoria partono con la coscienza sporca.

La legge di Chiodi contro il petrolio, che secondo le analisi di Legambiente e del WWF lascia scoperte molte zone ai petrolieri, e' stata ieri presentata da tale Luca Ricciuti alla provincia di Chieti e ad una ristretta cerchia di persone.

Non e' venuto Chiodi di persona - che statista! - ma ha mandato un suo delegato. Proprio un azione coraggiosa.

Gia' qui mi chiedo se non fosse stato il caso di creare una opportunita' vera di dialogo con tutti quelli a cui il tema sarebbe interessato, ma non l'hanno fatto prima, figuriamoci se lo fanno adesso.

Molte persone non ne sapevano niente. Anche a me e' arrivato il tutto solo a cose fatte. Chissa', adesso che si intravede lo spettro delle elezioni, il PdL Abruzzese vuole poter dire di avere fermato i petrolieri!

Ad ogni modo, la cosa grave di questa legge, a parte cio' che mostra LegaAmbiente e WWF, e' che ci sono un sacco di parole ma solo per gli "idrocarburi liquidi".

E perche' mai questo?

Nella mia interpretazione, perche' invece vogliono lasciarsi liberi una porticina e lo fanno con la parolina "liquidi".

Questo vuol dire che per gli "idrocarburi gassosi" si puo' fare quel che si vuole.

Questo vuol dire che per esempio, questa supposta legge non copre il lago di Bomba, dove la Forest Oil vuole estrarre gas.

A quanto pare, Ricciuti ha seguito la seguente logica:

Siccome non si sa cosa si trova sottoterra, e potrebbe sempre esserci petrolio in mezzo al gas, la legge di fatto blocca tutto.

La mia domanda e': ma allora perche' non dirlo dapprincipio? Perche' non lasciare la dicitura "idrocarburi" che rende il tutto generico e davvero copre tutto? Perche' per forza specificare "liquidi"?

Questo rende le cose contorte, aperte all'interpretazione, ai possibilismi, alle eccezioni. E poi, andiamo, ma non sarebbe piu' onesto anche per i petrolieri dirglielo dall'inizio, qui non vi ci vogliamo, gas o petrolio che sia?

Per me e' strabiliante la futilita' della classe politica italiana, che mentre il paese va a picco, si perde in gimkane contorte, possibilismi e un equilibrismo che farebbero invidia a Nando Orfei.

Chiodi e Ricciuti e la loro cricca credono di essere furbi. La cosa interessante e' che proprio in questi giorni la Northern Petroleum ha ripresentato istanze per trivellare il mare della Puglia. La prima cosa che ha fatto Nichi Vendola e' stata di dire alla stampa "No qui non ci venite".

Chiaro e secco.

Voi l'avete mai sentito in TV Chiodi o anche Di Giuseppantonio dire a chiare parole "Qui il petrolio non ci viene?"

Ancora, l'altra sera mi pare di capire che ci sia stata una penosa trasmissione di Rete8 in cui i petrolieri asserivano le proprie ragioni. E chi ci hanno messo come unico rappresentante degli interessi del popolo? Un cittadino normale, animato solo da buoni sentimenti, ma con nessun potere vero.

Perche' non hanno chiamato Chiodi? Perche' non c'e' andato Enrico di Giuseppantonio in televisione? Questo avrebbe dato il segnale ai petrolieri che non e' un semplice contadino ad opporsi al petrolio, o una tipa da oltreoceano, ma e' una regione intera
rappresentata dai suoi vertici.

Paura di mettersi contro i poteri forti, eh? Questa e' l'Italia.

Intanto il resto del mondo ci e' scappato avanti.
Non vedo speranze per questa nazione.